Attrici/Attori che vogliono essere pagati...

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Carlo.Caserta
00mercoledì 22 aprile 2009 12.10
ma che pretese!
Ciao a tutti.
E' da qualche tempo che frequento questo forum.
Sono un filmacker (attore/regista e spesso co-produttore).

Ho trovato questa definizione in internet che riporto fedelmente:

"Chi è il Filmaker? È colui che realizza un corto, un videoclip, un documentario, uno spot, ovvero chi realizza un prodotto audiovisivo curando in prima persona le fasi della realizzazione, dall’idea alla scrittura della sceneggiatura, alle riprese, al montaggio finale. Tutto ciò avvalendosi del contributo di pochi collaboratori, amici che come lui appassionati di cinema ed arti visive.
Autodidatta, a seguito della lettura di libri tecnici, forse anche appassionato di fotografia, ha cercato di sviluppare il linguaggio cinematografico guardando e studiando sia i nuovi che i vecchi film che hanno fatto la storia del cinema.
Lavorando con la sua videocamera (di tipo consumer o prosumer), ha provato ogni inquadratura e movimenti di macchina, mentre ha sperimentato la ripresa di piccole pillole di sceneggiature da lui stesso ideate.
Quindi con questa base di elementi fondamentali e tecniche operative, realizza un cortometraggio, pensando ad una storia, alla sua sceneggiatura, alla scelta di attori improvvisati o con un minimo di esperienza, alla scelta dei costumi, all’illuminazione del set, alle riprese, alla colonna sonora, al montaggio.
Il tutto aiutato da un paio di “pazzi”"

Da tener presente che poi i filmaker "magari" studiano e/o arrivano da esperienze professionali nel campo (teatrale / recitativo / filmico / televisivo) ecc..

A QUESTO PUNTO LA DOMANDA:

ma perché mai degli attori o aspiranti tali per partecipare alla realizzazione di un cortometraggio/documentario/qualsialtrosivoglia dovrebbero avere la "pretesa" di essere pagati?

Propongo la discussione e spero in un confronto.

Premesso che son convinto della buona fede di tutti, premesso che son convinto che spesso il non prevedere compensi per i collaboratori trovi una logica nel fatto che il primo a non percepire nulla (in denaro ovviamente) è il Filmaker stesso.
Premesso che secondo me il discorso regge fino a quando i collaboratori sono amici che diventano compartecipanti al progetto (ognuno con le proprie specifiche professionalità) e che di fatto entrano a far parte della produzione.

Premesso tutto questo (mi) chiedo: ma quando a collaborare sono estranei convocati? A che titolo gli stessi dovrebbero prestare la loro opera a titolo completamente gratuito?

Penso che, al minimo vitto/alloggio/rimborso spese debba essere garantito.

Credo comunque, esperienza insegna, che un compenso metta al riparo lo stesso filmaker da possibili problematiche di gestione (personale/lavoro/ecc..) portando i rapporti su un lato professionale.

Concludendo,
dal canto mio credo che:
- al minimo debba essere garantito il rimborso per le eventuali spese sostenute dai collaboratori

- debba essere garantito il vitto (cestino/cena) e l'alloggio (ove necessario) per le giornate di prove/riprese

- debba essere riconosciuto un compenso ai collaboratori (di ogni genere e grado) compatibilmente con le possibilità della produzione.
Dal mio punto di vista anche 50 Euro gg. (minimo sindacale) per attrice/attore possono essere definiti compenso congruo se concordato e pattuito con gli stessi.

Non credo si possa discutere sul quantum. La produzione (società o privato) propongono in una classica contrattazione.

Ciò che trovo paradossale e assurdo è il non prevedere nemmeno un minimo (quasi simbolico a volte).
Ciò che trovo inaccettabile è il leggere tali proposte pervenire da Società che di tutto ciò fanno business.

Attendo confronto.
Grazie per la pazienza di chi ha letto tutto.

Saluti
Carlo Caserta
spessotto65
00mercoledì 22 aprile 2009 12.23
hai centrato il punto.
Caro carlo, non saprei come espimere la mia solidarietà anche se di solidarietà non si tratta, devo dirti che sei l'unico che ha fatto il punto della situazione, per qualsiasi forma collaborativa è ovvio sia attori/ci che tecnici. Ciò che danenggia questo sistema di remunerazione è la pretesa da parte di certi filmaker di contraccambiare con la visibilità e colpa ne abbiamo noi attori che morsi dall'ignoranza accettiamo. Esiste almeno, come dici tu, un minimo garantito per chi recluti con un casting, altrimenti chiami gli amici e loro ovviamente non si fanno pagare ma a quel punto non si fa l'annuncio a livello nazionale per avere gente capace e rassicurante che ti da il risultato. Concordo quindi pienamente e ti faccio i complimenti per il coraggio nel aver espresso una verità. Ciao. Enzo Mazzullo ( attore.. che se non lo paghi non si muove)..))):

www.youtube.com/watch?v=kcFdkz0jX4g&feature=channel_page

Guardatelo e commentatelo ma solo commenti positivi... quelli negativi verranno cancellati )))):::
gabriele.morelli
00mercoledì 22 aprile 2009 17.14
Gli attori devono sempre essere pagati ? La cosa meriterebbe un dibattito approfondito e serio. Intanto non si può formulare la questione in modo generico e generalizzato, ma occorre dire quali attori e quali produzioni. Gli attori come le produzioni non sono tutti uguali, ma sono identificabili svariate tipologie. Ci sono gli attori professionisti, quelli per intenderci che vivono esclusivamente del proprio lavoro di attori. Ci sono gli attori preparati e bravi che però non sono professionisti nel senso che per vivere fanno un altro lavoro. Poi ci sono gli attori emergenti, gli aspiranti attori, quelli alle prime armi, gli attori che hanno solo una preparazione teatrale e davanti ad una macchina da presa non valgono niente o quasi. Infine ci sono quelli che pensano di essere degli attori. Come vedete una tipologia variegata, difficile anche solo da descrivere.

Ugualmente diverse sono le produzioni, dal piccolo e singolo possessore di una telecamera più o meno professionale, al film-maker che si presuppone abbia competenze allargate alle varie professionalità necessarie per la realizzazione di un film, alla piccola, media, grande produzione.
Non credo che sia possibile stabilire un metodo ed una regola che valgano in assoluto.
Non si può cioè dire: gli attori vanno pagati sempre e comunque. Dipende molto dal tipo di esperienza e di produzione che si vuole realizzare.

Se un singolo film-maker, bravo e competente, attiva un meccanismo di produzione a zero buget è evidente che che la sua richiesta è quella di non pagare gli attori. Sono questi ultimi che devono accettare o rifiutare, senza polemiche inutili, valutando il progetto. A volte per un attore può essere interessante partecipare gratuitamente ad una esperienza di produzione a zero budget.

Il problema è che in Italia tutto viene stravolto e spesso anche chi ha le migliori intenzioni viene travisato. Noi abbiamo il cinema e non solo, anche il teatro, la lirica, ecc. finanziati dallo stato. Una vera e propria aberrazione che ha impedito la nascita di forme di imprenditoria giovane ed innovativa. Si aspetta il contributo statale, ci si organizza per quello invece di considerare il cinema come un'azienda ed il film come un prodotto industriale. Perchè nei mercati cinematografici più evoluti come gli Stati Uniti il cinema indipendente si è conquistato una sua fetta di mercato tanto che non è insolito vedere che anche attori affermati partecipano a questi progetti ? Per un motivo molto semplice: il film è considerato un prodotto industriale che deve generare un guadagno. Da noi il film.maker o la piccola azienda di produzione al massimo possono aspirare alla partecipazione a qualche festival in cui non va nessuno per poi entrare anche loro nel meccanismo delle richieste di finanziamento per “interesse culturale”. In questa situazione gli attori sono quelli meno tutelati, sempre sbalottati tra richieste di partecipazione gratuita, pretese di essere pagati per un mestiere che a volte non conoscono o conoscono solo in parte. Bisognerebbe aprire a questo punto un altro capitolo di discussione relativo alle scuole di recitazione. Quante effettivamente sono valide ?

Il compenso agli attori, per tutte le produzioni indipendenti, non può a mio avviso essere stabilito in modo moralistico: bisogna pagarli anche simbolicamente perchè è giusto.
Vorrei da parte degli attori, professionisti o aspiranti tali, una maggiore consapevolezza e capacità critica per entrare nel merito dei progetti e valutare se partecipare oppure no.
All'affermazione “se non mi paghi non vengo” è molto facile rispondere “stai a casa”
spessotto65
00mercoledì 22 aprile 2009 17.50
sig. morelli...
per dire, come dico io, " se non mi paghi non vengo" Vuol dire che sono consapevole del risultato che possso dare e quindi, io lo dico. Non arrivo a farmi rispondere "stai a casa" perchè posso permettermi di non avere condivisioni con chi potrebbe rispondermi così e poi, a casa stacce te...!.. Il problema è ben diverso, c'è chi approfitta delle disconoscenze e si presta gratuitamente leccando il culo in cambio di una cazzo di visibilità che mi posso creare da solo. Il cinema, è da un altra parte, non si fanno annunci a livello nazionale per poi non avere nemmeno la considerazione di alloggiare l'attore o chi dir si voglia. e poi, c'è chi se lo può permettere e chi no.. Un favore, non richiami più le mie dichiarazioni, per favore.. sono cose che non condivido e se le dico io ci credo io e basta, Grazie.-
Carlo.Caserta
00mercoledì 22 aprile 2009 18.28
chiariamo una cosa.
"Gli attori devono sempre essere pagati ? La cosa meriterebbe un dibattito approfondito e serio. Intanto non si può formulare la questione in modo generico e generalizzato, ma occorre dire quali attori e quali produzioni."

Credo che lo spunto proposto sia decisamente serio.
Mi spiace non condivida la cosa; me ne farò una ragione.
Credo altresì di "poter" fare ciò che penso e credo anche di poterlo dire.
Non so chi sia lei per iniziare una risposta tendando di impartire lezioni ad altri.

"...occorre dire quali attori e quali produttori"

nel primo caso, tutti. Crede che un operaio speciaizzato venga pagato a differenza di un generico che non percepisce compenso?
Magari quello generico e inesperto viene pagato meno, ma viene pagato. (almeno in questo pianeta)

per i secondi: c'è chi è produttore (e si comporta di conseguenza) e chi crede esserlo o si spaccia per tale.

Esistono nel mercato Socità che con la promessa di un'assunzione e dopo diverse selezioni dichiarano che per iniziare a lavorare con loro è necessario un periodo di formazione.
Chiaramente loro danno la formazione interna e a pagamento e naturalmente loro vendono i manuali necessari.
Fanno comperare manuali e volumi vari ai candidati e poi li lasciano a casa.
Questi sono al massimo edicolanti (senza offesa per i venditori di giornali), non Società serie.
Esiste di tutto in questo mondo, sta alle persone serie essere tali.

E su questo non ho altro da aggiungere.

Questo tanto per iniziare.

"Vorrei da parte dei produttori (filmaker compresi), professionisti o aspiranti tali, una maggiore consapevolezza e capacità critica per entrare nel merito dei progetti e valutare se " ... sono in grado di produrre cio che vogliono produrre.

Ripeto, nel computo totale di una produzione indipendente, almeno di non vorer girare un colossal con 200 persone, il compenso alle attrici/attori pesa in maniera relativa.

è una questione di rispetto del tempo e della professionalità delle persone.

Anche l'attore improvvisato, se è stato scelto vuol dire che apporta con il suo ruolo un valore alla produzione, merita tale rispetto.

Il discorso è semplicemente uno: sono in grado di realizzare il lavoro? posso permettermelo? se la risposta è no vale la pena magari di rimandare e risparmiare quei pochi euro necessari.
Ripeto, sono un filmaker e mi sono avvalso dell'apporto di amici che condividevano il progetto. I lavori che hanno richiesto l'apporto di esterni (professionisti o meno fate voi) hanno comportato un compenso (oltre ovvio al vitto e alloggio). Magari non cifre astronomiche ma pattuite e corrisposte.

"Se un singolo film-maker, bravo e competente, attiva un meccanismo di produzione a zero buget è evidente che che la sua richiesta è quella di non pagare gli attori."

Non condivido assolutamente l'affermazione.
Non è evidente, è evidente solo che ci sono persone che non si rendono conto che anche il tempo ed il lavoro degli altri va corrisposto.


"Perchè nei mercati cinematografici più evoluti come gli Stati Uniti il cinema indipendente si è conquistato una sua fetta di mercato tanto che non è insolito vedere che anche attori affermati partecipano a questi progetti ? Per un motivo molto semplice:"
le rispondo: perché in altri paesi si riescono a trovare produttori che credono nei progetti indipendenti. Ciò permette di pagere le figure professionali coinvolte (attori compresi).

Condivido il fatto che gli attori sono i meno tutelati. Quindi iniziamo a rispettarli.

"Bisognerebbe aprire a questo punto un altro capitolo di discussione relativo alle scuole di recitazione. Quante effettivamente sono valide ? "
Non è questo ne il luogo ne il post adatto. La prego, non sposti l'attenzione su altri temi.

Se un attore viene scelto vuol dire che è valido.
Se è valido va rispettato.
Se lo si rispetta, lo so garantisce nel compenso (magari solo il rimborso spese ed il pranzo ma deve essere fatto. Nessun operatore, elettricista, dop ecc.. lavorano gratis... a meno di non condividere i progetti o valutarli come grossa esperienza professionale per il loro lavoro).


Chiudo concordando con questa sua frase:

"Non si può cioè dire: gli attori vanno pagati sempre e comunque."

Esatto. Non lo si può semplicemente dire, lo si deve semplicemente fare.

Saluti
Carlo Caserta

P.S.
Grazie ad Enzo Mazzullo (che non conosco personalmente) per la solidarietà espressa.
gabriele.morelli
00mercoledì 22 aprile 2009 19.11
carlo.caserta, le tue sono valutazioni di ordine morale e quindi opinabili e discutibili all'infinito. E' un terreno di dibattito che non mi interessa.
Non è vero che all'estero è più facile trovare i produttori che finanziano i progetti perchè ci credono. Questo fa parte delle favole metropolitane. In alcuni paesi esteri il film è considerato prima di tutto un prodotto che genera un guadagno in quanto ha un mercato. E' per questo che anche attori conosciuti lavorano nelle produzioni indipendenti, perchè guadagnano dopo, dal mercato. Noi al posto del mercato abbiamo i festival, una marea di festival a cui non va praticamente nessuno, non ci sono i produttori, non ci sono i registi, non ci sono nemmeno gli attori.

A dire che gli attori vanno pagati e basta si fa una bella figura, ma è una dichiarazione moralista che non genera nulla.
Sia chiaro che io non sto sostenendo che gli attori sono da sfruttare senza compenso. Dico soltanto che ci possono essere delle esperienze interessanti in cui tecnici, film-maker ed attori si aggregano attorno ad un progetto condiviso. Non sto parlando di amici, sto parlando di attori con un certo grado di preparazione, scuole di recitazione permettendo. L'obiettivo di tali produzioni deve però cambiare completamente: non può essere il festival e nemmeno la possibilità di accedere a finanziamenti pubblici. Deve essere il mercato, quel mercato che in Italia deve essere creato ed inventato.
In sostanza: sei bravo come attore, fammelo vedere sul set, non mi basta un monologo imparato a memoria e ripetuto uguale in tutti i provini. Fammi vedere che sai cos'è una un' inquadratura e che sai lavorare davanti ad una telecamera senza deliri teatrali o boria scenica.

Se io sono bravo come film-maker e ti propongo un progetto cerca prima di tutto di entrare nel progetto prima di chiedere soldi, perchè se sei un aspirante attore forse l'esperienza risulta più importante per te che per me, se sei uno che ha fatto mille stage e poi lavora in banca .... lasciamo perdere, se sei un professionista nel vero senso della parola ci si può mettere d'accordo.
Non esiste un serio mercato dello spettacolo, ma per fortuna siamo in una economia di mercato in cui il prestare la propria professionalità anche gratuitamente ci può stare. Quello che conta veramente è la chiarezza.

gabriele morelli
gianfranco69
00mercoledì 22 aprile 2009 19.48
comincio a preoccuparmi..
Comincio a preoccuparmi, un altra volta in pochi giorni mi trovo abbastanza daccordo con Morelli...
Nel senso che, e di questo sono al disopra di ogni sospetto, tuti andrebbero pagati, ma appunto, questo è il nocciolo morale...
lo stato dei fatti, che va comunque combattuto, è che c'è chi lavora gratis e chi no, sia tecnici che attori.
Andrebbe ovviamente sempre cercato il compenso, ma appunto possiamo pure capire che un regista esordiente faccia scambio di favori con tecnici praticanti e attori novizi, come pure ci può stare che un grande regista faccia una cosa gratis (per beneficienza o sociale) con l'aiuto di grandi attori).
L'unica cosa che è immorale è sfruttare gli altri, cioè farsi pagare bene un lavoro dove gli altri lavorano gratis o per fame. Questo fa schifo a tutti i livelli.

L'unica cosa dove non mi trovo daccordo e ho già avuto modo di dire è sul discorso mercati e finanziamenti pubblici.
L'italia non sono il mercato USA e quindi pochi progetti possono rientrare delle spese con la sola distribuzione in sala. I finanziamenti pubblici restano fondamentali per i teatri, l'opera, la lirica e anche il cinema. Il problema non è darli, ma come e a chi.
Il principio dell'industria, del mercato, della redditività del prodotto è giusta ma non può essere applicata per tutto e dappertutto.
Ci sono attività economiche che per forza devono avere aiuti. Altrimenti non chiuderebbe pure il cinema ma anche ospedali, scuole, ferrovie, e tutti quei servizi che sono utili ma non danno utili.
Carlo.Caserta
00giovedì 23 aprile 2009 00.54
ci risiamo
" le tue sono valutazioni di ordine morale ".

cerco nuovamente di chiarire... e lo faccio perché per educazione sono portato a dire che mi son spiegato male e non rimarco il fatto che il mio interlocutore (uno, al momento anche se preferirei citare Pirandello) non capisce o forse preferisce fingere di non capire.

le tue sono valutazioni di ordine morale

non è morale.
il lavoro va pagato. punto e stop.
il resto son scuse per risparmiare. almeno si abbia la decenza di ammetterlo.

se poi alcuni preferiscono cavalcare l'onda dell'esperienza per sfruttare altri... senza parole e nessun commento.


le mie non sono valtazioni di ordine morale ma bensì di ordine pratico.

"tu non concordi? opinione tua." (pensiero espresso in generale)
la tua arroganza risponde per te. (IDEM)
il tuo successo pure. (come sopra)

PER CHI HA VOGLIA DI DISCUTERE SERIAMENTE DICO:

credo che, per mantenere un livello di serietà nel lavoro anche amatoriale, valga la pena di valorizzare e rispettare tutte le figure professionali coinvolte.

Non vendo detersivi, non affitto speranze.
Lavoro e rispetto il lavoro degli altri.

è semplice.
Se non lo si capisce posso indirizzare gruppi di sostegno appositi. Arrivo anche a destinare il 5 per 1000 (oggi va tanto di moda).

ma non accetto insulti e ignoranti supponenze.

chi vuole fa il suo mercato...
io cerco altro.


IL RISPETTO DELLE PROFESSIONI PRESCINDE DA STUPIDE ELUCUBRAZIONI UTILITARISTICHE.

saluti
Carlo Caserta
gabriele.morelli
00giovedì 23 aprile 2009 08.38
Carlo Caserta, cerca di darti una calmata, qui fino a questo momento nessuno ti ha insultato. In quanto all'arroganza ...... possiamo stendere un velo pietoso.
Tu hai aperto una discussione sostenendo che gli attori vanno pagati sempre e comunque.
Io sto semplicemente discutendo questa affermazione che espressa così assomiglia di più ad una fede che non ad un metodo di lavoro.
Quando abbiamo detto “chi lavora va pagato, punto e stop” non abbiamo detto praticamente niente.

Nel settore della produzione indipendente, in Italia, settore ampio e poco definito in quanto non esiste un mercato, sono possibili e legittime altre soluzioni. In particolare quando la produzione è garantita da un singolo film-maker o da una piccola azienda.
In ogni caso ogni attore, professionista o aspirante, è libero di decidere se pretendere un compenso o no. Oppure li vuoi obbligare a prendere soldi anche quando non li vogliono, magari complicandogli la vita con la dichiarazione dei redditi o pagandoli in nero ?
Battute a parte la cosa è molto più semplice della polemica che stai cercano di innestare.

Quello che va combattuto è lo sfruttamento della professionalità altrui, che non sempre coincide con la prestazione gratuita. Ciò che trovo ignobile è che qualche film-maker se la cavi con un panino ed una birra quando magari dal lavoro finito lui ricava un guadagno, anche solo in termini di credenziali per poter poi chiedere finanziamenti pubblici.

Se al contrario la proposta è trasparente ed onesta e l'attore decide di prestare il suo lavoro gratuitamente, dov'è il problema.
Infine penso che molti attori farebbero bene ad accettare di collaborare gratuitamente con le produzioni indipendenti serie, ne potrebbero certamente trarre vantaggio sul piano dell'esperienza e della professionalità. Non basta aver recitato in qualche teatrino di periferia, qui si sta parlando di cinema che è tutta un'altra cosa. Occorre che gli attori mettano a punto anche una preparazione multimediale. Se la produzione offre loro anche un'esperienza formativa, si lavora alla pari per definire progetti in grado di creare mercato.
Unico obbligo: la chiarezza e la trasparenza dall'inizio alla fine.

gabriele morelli
Carlo.Caserta
00giovedì 23 aprile 2009 13.07
Io credo che le dichiarazioni di parte siano ininfluenti nella discussione o comunque io non ne tengo conto.
Lascio certe affermazioni al loro tempo. Se una persona non è nemmeno in grado di leggere e capire le proprie parole (offese ed arroganza non sempre passano attraverso insulti espliciti) non val la pena di perderci del tempo.
L'arroganza è quasi imbarazzante e decido di non scendere su quel piano. Sarebbe troppo facile proseguire la "rissa verbale" ma altrettanto inutile.

Come nei voti dei giudici durante le gare di tuffi si toglie il più alto ed il più basso e con i rimanenti si fa la media.

io penso che:
A molta gente fa gioco il fatto che la logica del "è un onore per te recitare in questa produzione" o "già ci guadagni la visibilità e esperienza... che vuoi anche i soldi?" continui.

L'onestà intellettuale è poco diffusa o si piega a logiche utilitaristiche e di portafogli.

Io sto alternativamente da un lato e dall'altro della "barricata" e credo che non esistano scuse per giustificare tali comportamenti.

Magari però cambio idea in futuro. Devo ristrutturare il bagno e proverò ad adattare tale logica con l'idraulico... Siccome compro ceramiche raffinate proverò a dirgli che è un onore per lui lavorare con tali materiali e che quindi non dovrebbe chiedermi dei soldi per il suo lavoro.

Vediamo se funziona.

Per chi vuole continuare seriamente la discussione sono sempre a disposizione.

Saluti
Carlo Caserta
gabriele.morelli
00giovedì 23 aprile 2009 15.12
Nel primo intervento che ho fatto in questa discussione ho evidenziato come non si possa parlare di attori in modo generico e come frasi moraliste del tipo “gli attori vanno pagati sempre e comunque” non abbiano in realtà senso.
Precisiamo il discorso sugli attori. Se parliamo di attori professionisti, quelli che vivono facendo il loro lavoro, il discorso del pagamento è già chiuso in partenza. Ogni professionista si fa pagare per qualsiasi cosa faccia. La gratuità della sua prestazione dipende unicamente da una sua scelta personale. Quanti sono questi attori ? Pochissimi, soprattutto nell'ambito delle produzioni indipendenti.

Quasi nessuno riesce a mantenersi facendo l'attore, questa è la realtà, per cui abbiamo una folta schiera di non professionisti che per vivere fanno un altro mestiere e, continuando a coltivare il sogno di mantenersi lavorando solo come attori, di tanto in tanto partecipano alla realizzazione di corti, a qualche particina in qualche fiction, spesso a spettacoli teatrali.
Questa categoria di attori è da considerare sempre a libro paga ? Secondo me no, bisogna vedere di volta in volta, dipende dal progetto, dai tempi e dalle modalità delle riprese, in molti casi proprio perchè impegnati in un altro lavoro occorre modificare il piano delle riprese, ecc. Sono sinceramente convinto che la prestazione gratuita di questa categoria di attori non solo vada bene, ma vada anche sollecitata con progetto importanti che abbiano la finalità di fare mercato.

L'ultima categoria di attori è rappresentata dagli aspiranti, da quelli che stanno studiando recitazione, da quelli che si sono appena avvicinati ad una compagnia teatrale e che dalla partecipazione ad esperienze di cinema hanno tutto da imparare. Inutile dire che per questa categoria la prestazione gratuita è quasi un obbligo.

Nessuno vuole impedire a chi ha aperto la discussione di pagare tutti, liberissimo di farlo.
Io sostengo il diritto legittimo da parte di singolo film-maker o di una piccolissima azienda che vuole fare cinema, di diffondere annunci in cui si chiede agli atttori la prestazione gratuita altrimenti il progetto diventa irrealizzabile.

Quello che è importante è:
1)che il progetto sia chiaro e che fin dall'inizio vengano condivise le finalità;
2)che gli attori siano fatti partecipi e messi a conoscenza del piano economico;
3)che il film non sia realizzato solo per soddisfare le ambizioni artistiche del film-maker (anche su questo punto andrebbe aperta una discussione) ma che abbia come finalità commerciale quella del mercato e possibilmente del guadagno. Oggi stanno nascendo nuove esperienze che utilizzando internet consentono di arrivare direttamente al pubblico. Le produzioni si fanno avanti in un secondo tempo, dopo che hanno visto il prodotto funzionare in rete. Se si hanno le idee chiare e si lavora bene, la prestazione gratuita dell'attore può diventare un interessante investimento. Questo sta accadendo non solo negli USA ma anche in Francia, dove alcune fiction vengono sperimentate sul web prima di essere realizzate da produzioni televisive.

gabriele morelli
Carlo.Caserta
00giovedì 23 aprile 2009 15.42
Un ultimo chiarimento
Vorrei dire un'ultima cosa in merito giusto per limitare i distorti utilizzi del termine "libertà di scelta".

Il singolo attore è assolutamente libero, e ci mancherebbe altro, di scegliere di non essere pagato.

Per i più disparati motivi:
- condivide il progetto
- si diverte
- si rende conto delle esigue disponibilità economiche e vuole andare incontro alle esigenze di produzione
- varie ed eventuali.

Ma un conto è dire: "gli attori non si pagano" e poi fare eccezioni.

Un altro è dire: "gli attori si pagano" e poi fare eccezioni.

Sottile differenza? non credo.

Faccio un esempio per cercare di spiegarmi meglio.

la regola dice che non si passa con il semaforo rosso.
Esistono poi deroghe per le ambulanze in emergenza, tutori dell'ordine in genere, il vigile urbano può permettere temporaneamente il passaggio per far smaltire il traffico ecc.
Ma la regola è. "non si passa con il rosso".

Diverso sarebbe se tutti passassero con il rosso e, talvolta, alcuni si fermassero.

Questa differenza fa si che alcuni improvvisati e tanti speculatori con la promessa di visibilità e/o di una esperienza "reale e sul campo" sfruttino il lavoro altrui.

Levandoci dalla recitazione per non apparir di parte:

Gli studenti che vanno a fare Stage in aziende serie vengono retribuiti per il loro lavoro
Esistono aziende che con la scusa di dare una formazione, fanno lavorare gratis le persone (perché comunque occupano il loro tempo e danno un servizio).
certo, minore l'apporto minore sarà la retribuzione questo è pacifico. Ma le aziende serie una retribuzione (o rimborso spese) la danno.

Abbiamo esempi storici quali gli avvocati praticanti, gli architetti praticanti che vengono sfruttati perché devono raggiungere l'ambita iscrizione all'albo.
Metodo diffuso quindi giustificabile e corretto? no. solo diffuso ma comunque scorretto e deprecabile.

Lo studente di recitazione o aspirante tale (a meno del saggio di scuola o lavori inerenti) non è a mio avviso un capitolo a parte.

Ripeto, ciò non toglie nulla al fatto che i singoli possano scegliere di non percepire un compenso limitandosi ad un rimborso spese.
Spesso è capitato anche a me e per i più vari motivi:
per amicizia,
per uno scambio di favori,
per condivisione di un progetto comune,
perché apprezzando la proposta e capendo che effettivamente si era in ristrettezze la produzione faticava a permettersi certe cose...

Ma è e deve restare a mio giudizio una libera scelta in un regime di rispetto del lavoro.

E poi, ultimo ma non ultimo, quando parliamo di cinema indipendente, corti ecc.. non stiamo mica parlando di compensi milionari alla Giulia Roberts!

Ritorniamo un attimo con i piedi per terra, per cortesia.

Saluti.
Carlo Caserta
spessotto65
00giovedì 23 aprile 2009 15.50
parole sante..
Carlo Caserta, non voglio essere ripetitivo ma l'unico che ha centrato il punto con coerenza sei tu. Rinnovo l'accordo e condivido.- Enzo Mazzullo.-
georgepivot
00venerdì 24 aprile 2009 16.05
Questione di ottica.
Ho letto con estremo interesse questo scambio di opinioni, avendo già partecipato ad un dibattito simile, in passato.

Penso che il Sig. Morelli abbia trascurato di fare un piccolo "distinguo". Si è preoccupato di suddividere gli attori in "categorie" (mi passi il termine...) per rendere più chiaro il suo pensiero e su questo non posso che essere d'accordo.
Tuttavia, l'ingranaggio che manca a questo ragionamento è un'analoga suddivisione per la categoria dei filmakers.

Mi spiego meglio: io posso essere un attore aspirante, semiprofessionista o professionista ma, inevitabilmente, quando vado ad un provino, mi trovo di fronte gente che mi giudica dall'alto di una sua "superiorità artistica" derivante dallo status di "produttore", che pone in discussione soltanto le MIE capacità/competenze/esperienze, senza tirare in ballo le proprie.

Perchè specifico questo?
Perchè penso che sia importante.
E, per chiarirlo, faccio 3 esempi:

Guidalberto Incapaci è uno studende di cinema al primo anno, ha un'idea carina, coinvolge l'amico che ha la telecamera, il fratello che ha le luci, la fidanzata che ha la trousse dei trucchi per fare un corto.


Gianpierpalo Esperti, invece, è un filmaker esperto, ha 35 anni, di cui 20 passati con l'occhio incollato alla cinepresa a filmare qualsiasi cosa si muovesse... Ma anche no. Con gli anni si è circondato di collaboratori fidati ed esperti e cerca attori per realizzare un corto da mandare a qualche festival, con la speranza di vincere qualche premio o di vederselo distribuire attraverso qualche nuovo canale che, possibilmente gli porti qualche quattrino o, al massimo, un po' di visibilità.


Piergerardo Professionali, invece, è il responsabile casting di una piccola casa di produzione indipendente, che lavora nel settore audio-video, realizzando filmati aziendali, spot, prodotti multimediali di vario genere e che, su un'idea del titolare sviluppata dal collega sceneggiatore, sta cercando attori per realizzare un corto da vendere a Sky.


Esaminiamo, passo passo cosa fanno:

Fase 1. Mettono un annuncio qua, cercando attori.

In questa fase, sono d'accordo con il Sig. Morelli: tutti e 3 hanno il diritto di farlo. E, soprattutto, tutti e 3 hanno il diritto di mettere un annuncio "nazionale": la casa di produzione perchè, probabilmente, ha i mezzi per pagare una lunga trasferta, il videomaker perchè potrebbe pagarne una piccola e breve, lo studente non per prendere attori di Bolzano sebbene lui sia di Palermo, bensì per raggiungere un maggior numero di palermitani eventualmente interessati (tanto non avrebbe i mezzi per pagare nessun tipo di trasferta).

A questo punto entra in gioco un'altro fattore (su cui sono d'accordo con il Sig. Morelli): la chiarezza. E' fondamentale che scriva (ed alcuni lo fanno) "siamo 4 studenti di cinema al nostro primo corto senza soldi... volete partecipare?" e non "PinkPallinProduction seleziona attori per opera prima del regista Guidalberto Incapaci"
In questo modo è scontato che soltanto quelli veramente interessati andranno a presentarsi al provino...

E qui veniamo alla

Fase 2. Fanno i provini

E' questo il punto in cui trovo carente l'analisi del Sig. Morelli. Non perchè sia sbagliata, ma perchè parte dal presupposto che il filmaker sia persona competente, esperta, professionale e, in ogni caso, in grado di riconoscere e valorizzare il talento delle persone che si trova davanti. Probabilmente, Lei, Sig. Morelli, qua pecca di modestia... E' sicuramente un esperto del settore e parte dal presupposto che tutti gli altri lo siano, ma, ahimè, non è così.
Quando si fanno dei provini, a presentarsi è sempre solo il candidato attore, quasi mai il selezionatore. L'attore (aspirante, semi o professionista che sia) spesso scopre chi ha di fronte soltanto sul set, dopo essere stato selezionato.
Perchè l'attore deve portare il suo curriculum, il suo showreel e il suo monologo per presentarsi e non sapere se si sta presentando a Guidalberto Incapaci, Gianpierpaolo Esperti o Piergerardo Professionali?

Il discorso del progetto condiviso vale per tutti: io posso essere un attore professionista e pensare che Guidalberto Incapaci abbia avuto un'idea geniale, quindi parteciperò gratuitamente (tanto quello non c'ha 'na lira sulla pelle...) perchè il progetto mi piace da morire.
Allo stesso modo, posso essere un aspirante attore e, vedendo la troupe scalcinata, dire "scusate, ma da voi ho ben poco da imparare..." e mandarli a quel paese.

Analogo discorso vale al livello più alto. Gianpierpaolo Esperti potrebbe avere in mente un corto fantastico e io, attore professionsta, potrei decidere di partecipare gratuitamente (magari in cambio di una percentuale sui premi o sugli utili futuri) perchè ho visto, dalle sue esperienze precedenti, che è in gamba e mi piacerebbe aggingere al mio showreel qualcosa girato da lui.
Oppure, io, aspirante attore, vedendo che l'unica esperienza è una montagna di pallosissimi filmini matrimoniali, potrei dire "grazie, no: se mi vuoi mi paghi almeno le spese e il minimo".

L'unico per cui non vale questo discorso è la società di produzione. Lì il gratuito non esiste. A nessun livello.

E qua entra in gioco il paragone (SACROSANTO) fatto da Carlo: se io assumo un tecnico specializzato ed un apprendista, li devo pagare entrambi. Certo avranno paghe differenti, ma entrambi le avranno. Altrimeni finisco nei guai con i sindacati (con tutto quanto ne deriva).
Io posso esser un attore aspirante, semiprofessionista o professionista ma se Guidalberto, Gianpierpaolo o Piergerardo mi hanno SCELTO, significa (come diceva Carlo), che mi hanno reputato adatto alle loro esigenze.
Non importa in quale scuola di cinema io abbia studiato. Io non posso permettermi di assumere un'impiegata contabile, farle fare il bilancio e poi non pagarla perché ha studiato ragioneria all'Istituto Tecnico TalDeiTali che a me non piace o che non reputo all'altezza... La pago e basta.
Allo stesso modo non importa se ho fatto solo la scuola di teatro o nemmeno quella. Potrei essere un talento naturale senza formazione alcuna, così come potrei aver passato gli ultimi 20 anni chiuso in accademie e scuole di perfezionamento. SE SONO STATO SCELTO SIGNIFICA CHE SONO ADATTO AL COMPITO. E, quindi, devo essere retribuito.


Di qui in avanti, il discorso si sposta su un altro fronte, che è quello del "CORRISPETTIVO".
Io, indipendentemente dalla mia "qualifica", potrei decidere di lavorare gratis per il Sig. Morelli (ipotizzando che sia un famoso regista) perché, siccome è molto conosciuto, sarebbe per me un onore avere nel curriculum un corto diretto da lui.
Oppure, potrei decidere di dare una mano ad un gruppo di ragazzi esordienti e recitare gratis per loro, perchè mi piace stare tra i giovani, elargire consigli e respirare l'entusiasmo di chi inizia.

Oppure posso chiedere il giusto compenso ad entrambi.
In fin dei conti se mi hanno scelto, è perché mi reputano in grado di aggiungere valore al prodotto e, quel valore, è giusto che lo paghino.

In tutti e tre i casi, il corrispettivo c'è: "prestigio" nel primo, "benessere emotivo" nel secondo, "denaro" nel terzo.
Non importa la forma, basta che ci sia e che sia CONDIVISA da entrambe le parti e non imposta unilateralmente.

Porto un esempio che mi è stato narrato, omettendo nomi e cognomi.
Nel 1984 doveva uscire un film di una coppia di attori molto famosi. Il doppiatore di uno dei due, venuto a sapere che l'attore, per quel film aveva percepito 600 milioni disse: "buona parte del successo della versione italiana dei film di questa coppia dipende anche dalla mia voce, percui io, per doppiarlo, voglio il 10% di quello che ha preso lui." La produzione lo mandò al diavolo e organizzò immediatamente dei provini per trovarne un altro a paga sindacale (tanto c'era la fila di gente che avrebbe dato un braccio pur di doppiare quel film).
Risultato?
Alla fine diedero i 60 milioni al doppiatore originale, perché nessun altro riusciva a dare quel "qualcosa in più" che, invece, lui dava.

La morale di questo episodio (che non è una favola) è che, alla fine, se si viene scelti è perchè si è considerati IN GRADO di svolgere il LAVORO meglio di chiunque altro, quindi l'alternativa diventa:
-corrispondere un compenso a chi si è scelto
-rinunciare e ripegare su seconde/terze scelte che costano meno (o niente) ma non corrispondono a quello che si cerca oppure non danno garanzia di svolgere il lavoro come si vorrebbe...

Di qui in avanti, la palla passa ai filmaker (e a quelli che sono arrivati fin qui ancora svegli... ! ;-) )

Un saluto a tutti (con la solita stima che meritano coloro che riescono ad arrivare in fondo ai miei post chilometrici...)
G.
gabriele.morelli
00venerdì 24 aprile 2009 18.02
georgepivot, trovo sempre interessanti i tuoi interventi e concordo con l'idea di fondo che esprimi. Da qualche parte ho scritto che sarebbe utile fare un discorso simile anche per i film-maker e le piccole produzioni. Anche questi, solo per chiarezza di analisi, andrebbero suddivisi in categorie, un po' come hai fatto tu simpaticamente.
Altrettanto simpatico ed anche utile potrebbe essere assistere a dei provini capovolti in cui sono gli attori a scegliere il loro film-maker impegnato per una volta a dimostrare di valere qualcosa. Al posto delle monologo avremmo un cortometraggio e dopo la proiezione l'attore potrebbe dire la solita frase “le faremo sapere”
Cosa accadrebbe però se l'attore avesse la possibilità di scegliersi il proprio film-maker, chi pagherebbe chi ?

Oltre alle suggestioni il problema del compenso agli attori, nel settore del cinema indipendente, rimane e penso anche che non sia risolvibile. Non possiamo come già detto appellarci a regole di tipo morale. Ha anche poco senso il riferimento a produzioni “regolari”, costituite in società, ed assimilarle in quanto tali alle grandi case di produzione.. Il singolo film-maker, anche ditta individuale, ha comunque il diritto di fare produzione ed in ogni caso non possiamo essere noi ad impedirglielo.

Come già detto l'unico modo è quello della condivisione del progetto, all'interno della quale si decide un compenso, un rimborso spese o la prestazione gratuita.
Io non valuto scontata la professionalità del film-maker, anzi da questo punto di vista sono molto più vicino agli attori che non ai film-maker.
Sarà perchè ho incontrato moltissimi aspiranti attori bravi e con voglia di fare, lavorando con i quali forse sarebbero i film-maker ad imparare qualcosa. Così come non valuto scontata, a livelli pià alti, la professionalità dei casting director che giudico spesso incapaci, incompetenti e soggetti a logiche di raccomandazioni più che di valutazione artistica.
Vorrei che queste problematiche fossero dibattute con una maggiore attenzione al mercato che non c'è, lasciando da parte rigidità ed atteggiamenti preconcetti.

Il problema vero secondo me nel rapporto tra piccoli produttori indipendenti (detto per inciso molti dei quali farebbero meglio a lasciar perdere) ed attori di qualsiasi categoria, dovrebbe essere: riusciamo con questo prodotto e con la nostra collaborazione a “fare mercato” ? Se pensiamo di sì valutiamo insieme che cosa ci mette ognuno di noi, altrimenti lasciamo stare.
Per mercato non intendo la partecipazione a qualche festival e nemmeno la vincita di un premio, ma una possibilità di guadagno. E' possibile oggi individuare nuove forme di imprenditoria cinematografica ? Io credo di sì, e se entriamo in questa prospettiva il problema del compenso agli attori cambia completamente.

Ultima cosa, ci sarebbero altre due categorie da aggiungere: quella degli attori che sono convinti di saper recitare e quella dei film-maker che si ritengono degli artisti.

gabriele morelli
georgepivot
00venerdì 24 aprile 2009 18.47
Re:
[POSTQUOTE][QUOTE:93329296=gabriele.morelli, 24/04/2009 18.02] Ultima cosa, ci sarebbero altre due categorie da aggiungere: quella degli attori che sono convinti di saper recitare e quella dei film-maker che si ritengono degli artisti. [/QUOTE][/POSTQUOTE]

Più che d'accordo.
Ma, se andiamo avanti di questo passo, non finiamo più... Dobbiamo metterci dentro anche i responsabili casting che sono convinti di saper valutare un'attore oppure i registi che pensano di saperlo dirigere... e via dicendo...
L'elenco delle possibili ramificazioni dell'incompetenza è lunghetto... e finiremmo inevitabilmente Off Topic! ;-)
G.


federicomagro
00venerdì 24 aprile 2009 19.13
Messaggio in attesa della convalida dei moderatori
georgepivot
00venerdì 24 aprile 2009 19.18
Rispondo un pezzo alla volta...
... perchè è più semplice e, soprattutto non rischio di dimenticare niente.

"Al posto delle monologo avremmo un cortometraggio e dopo la proiezione l'attore potrebbe dire la solita frase “le faremo sapere”
Cosa accadrebbe però se l'attore avesse la possibilità di scegliersi il proprio film-maker, chi pagherebbe chi ? "

E' carina l'idea anche se, giustamente, poco praticabile, tuttavia non è completamente campata in aria.

A me è capitato di scrivere un corto e, non volendomi occupare della regia (per la quale non mi sentivo all'altezza) ho chiesto ad un regista di dirigermi. E l'ho fatto DOPO aver visto ciò che aveva prodotto.
Del resto... a scatola chiusa... nemmeno Arrigoni!

In ogni caso, il discorso di reciproca "presentazione" credo sia una questione di "buona educazione", se vogliamo, ma ritengo diventi un obbligo in caso di "produzioni" a zero budget: "cerchi qualcuno che reciti gratis per te? Ok. Ma prima ancora di dirmi qual è il tuo progetto, dimostrami cosa sai fare. Se sei all'altezza, allora la cosa potrebbe interessarmi."
Anche perché potrebbe rientrare nell'ottica del baratto.
Parlando di un "baratto", la reciproca presentazione è sacrosanta perché sta proprio alla sua base: oggi IO decido di recitare gratis per te perchè ho capito che sei bravo e, proprio per questo, domani TU mi curi gratis la regia (o la fotografia o il montaggio o che ne so) del corto che ho scritto io.
Corrispettivo: lavoro in cambio di lavoro. Quindi tutto ok.

Non so se mi sono spiegato... quello che volevo dire è che a me è capitato di recitare gratuitamente perchè convinto del progetto e sicuro di trarne un'esperienza positiva, formativa e gratificante e, soprattutto, di avere del buon materiale per lo show-reel.
Ma non ho visto né la troupe né tantomeno i lavori precedenti del regista (ero troppo entusiasta per soffermarmi su simili dettagli...)
Risultato?
Tempo perso a iosa, decine di take rifatti per errori non miei, formazione nulla ed esperienza pressochè irrilevante.
Ah, sì... dimenticavo...
Prodotto finale inguardabile con audio e fotografia indecenti... quindi pure inutilizzabile per uno showreel...

Ecco, forse così mi sono spiegato meglio. Se qualcuno mi chiede di lavorare gratis per lui, mi deve dimostrare che NE VARRA' DAVVERO LA PENA.
In quel caso, io potrò trovare le mie ragioni per farlo e la faccenda del corrispettivo sarà sistemata.
G.
(al prossimo frammento!)
georgepivot
00venerdì 24 aprile 2009 19.55
E via, un altro pezzo!
(Così, magari, l'abbiocco vi viene "a rate" ;-) )

"Il problema vero secondo me nel rapporto tra piccoli produttori indipendenti (detto per inciso molti dei quali farebbero meglio a lasciar perdere) ed attori di qualsiasi categoria, dovrebbe essere: riusciamo con questo prodotto e con la nostra collaborazione a “fare mercato” ? Se pensiamo di sì valutiamo insieme che cosa ci mette ognuno di noi, altrimenti lasciamo stare."

Per rispondere a questa obiezione, riporto una risposta, letta proprio pochi giorni fa, in un altra discussione:

[POSTQUOTE][QUOTE:93237002=redrumstudio, 21/04/2009 17.40]mi spiace non sono previsti rimborsi; si fa tutto per divertimento, senza scopo di lucro.
[...]
RRS[/QUOTE][/POSTQUOTE]

Quanta gente c'è che "produce" in nome dell'arte o del divertimento o del puro piacere di realizzare qualcosa?
Un mucchio.
E, qua, mi tocca passare dall'altra parte della palizzata, rispondendo a Carlo:
quanti attori (o presunti tali) recitano in nome dell'arte o del divertimento o del puro piacere di realizzare qualcosa?
Dieci mucchi.
Lo so per certo perchè anch'io, all'inizio facevo parte di uno di questo mucchi.
E si torna alle solite argomentazioni...
"con tutta la gente che vuole apparire, non c'è che l'imbarazzo della scelta."
"Se non hai fretta, fai 4.000 provini e prima o poi quello buono che recita gratis lo trovi."

Ed ecco che quello che ha scritto Carlo "Ma un conto è dire: "gli attori non si pagano" e poi fare eccezioni. Un altro è dire: "gli attori si pagano" e poi fare eccezioni." è sacrosanto e mette proprio in luce quello che è il problmea: la mentalità comune.

Secondo me non è una questione di business, di vedere il cinema come industria o di pensare al mercato: è una questione di teste. Anche perchè chi ha in testa il concetto di cinema come business, sicuramente gli attori li paga. Cercherà di pagarli il meno possibile (se no non sarebbe un imprenditore...) ma li paga.
Sono tutti gli altri il problema: quelli che dicono di avere in testa il concetto di "cinema come forma d'arte pura e fine a sé stessa" e che chiedono di lavorare gratis e poi si tengono gli eventuali premi o proventi "perchè, sai, ho avuto delle spese per girare".
Certo.
E io le ho avute per recitare per te.
E se IO non avessi recitato TU non avresti vinto il premio.

A prescindere dal concetto di mercato, di distribuzione eccetera, a mio parere il filmaker dovrebbe capire che quando veste i panni del PRODUTTORE, si trasforma in un IMPRENDITORE, ovvero in una persona che investe dei capitali per realizzare un prodotto, di cui potrà disporre in pieno e dei cui frutti potrà godere (nel bene e nel male).
Nel momento in cui manca l'onestà intellettuale di chi si propone in determinati modi, viene a mancare il presupposto per una collaborazione.

A me è capitato di collaborare con ragazzi che hanno insisito per pagarmi. Erano professionisti dentro, nonostante fossero agli inizi.
(Adesso sono professionisti anche fuori, ovviamente...!)

Con altri, condividendo il progetto per un concorso, si è poi diviso il premio.

Con altri ancora, ci si è scambiato il favore, barattando il lavoro.

Ma in tutti i casi, ragionando in termini di lavoro/corrispettivo, a prescindere dalla distribuzione, dal mercato eccetera.

Perchè quello è un discorso ancora più alto, che, a parer mio, va già oltre l'argomento della discussione.

Io ho in progetto due micrometraggi da realizzare per puro divertimento. Non li distribuirò mai... dovrei lasciar perdere? No, perchè il mio intento non è di distribuirli, ma di usarli diversamente. Appena racimolerò due soldini chiamerò le persone giuste e, pagandole, li realizzerò.

Al prossimo (ma sarà domani!)
Buona serata!
G.
gabriele.morelli
00lunedì 27 aprile 2009 15.54
Vorrei tornare sulla questione del mercato possibile. La definizione di un rapporto dei baratto, di cambio merce tra film-maker (produttore) ed attore può andare bene. In fondo fa parte dei liberi rapporti tra professionisti che decidono di lavorare insieme su un progetto.

Quello che mi interessa è verificare se a partire da da questa intesa è possibile definire una prospettiva di mercato, di piccola imprenditoria finalizzata al risultato economico.
Ho già scritto che la destinazione dei festival non mi sembra che possa risolvere il problema. In Italia di festival sui corti ne esistono forse troppi e non sempre sono tutti qualificati. In molti casi anche i corti sono spesso inguardabili. A volte sono dei capolavori a volte non si può resistere.
L'eventuale premio, anche se condiviso tra film-maker ed attore, non è certo sufficiente.

Come si fa allora ad inventarsi un mercato ? E' possibile oppure dobbiamo continuare a vivere situazioni che non sono completamente definite.

C'è una piccola provocazione in quello che dico, ma vorrei che fosse colta nel modo giusto.
Io credo che se provassimo tutti ad essere un po' meno artisti e più concreti nelle nostre scelte un'idea di mercato potrebbe uscire.
E' vero che molti attori si prestano a recitare gratis per il solo piacere di farlo, ugualmente molti film-maker lavorano anche rimettendoci. L'unica destinazione non possono essere i festival, quasi mai frequentati dagli addetti ai lavori.

Personalmente come nuovo mercato io individuo il web, anche se ancora non è chiara l'imprenditoria che si potrà sviluppare in rete.
Una maggiore finalizzazione del prodotto credo che comunque potrebbe giovare anche alle problematiche relative ai compensi degli attori, soprattutto se questi saranno sempre più coinvolti in progetti imprenditoriali.
Carlo.Caserta
00martedì 28 aprile 2009 15.10
poi magari alcuni...
poi magari alcuni riescono a spiegarmi questo...

mah.

freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8518953


Per la partecipazione non è previsto compenso.


Saluti e buon lavoro.


gabriele.morelli
00martedì 28 aprile 2009 16.16
"Per la partecipazione non è previsto compenso"
Cosa c'è da spiegare, mi sembra chiarissimo !
gianfranco69
00martedì 28 aprile 2009 16.28
Io credo che questa discussione non dica più nulla....

Non è più un muro contro muro.
Stiamo dicendo più o meno tutti la stessa cosa, perlomeno nella sostanza.
Si sta solo discutendo ormai sulla forma, sul come e quando si compone un annuncio sul lavoro gratuito.

Praticamente stiamo discutendo la grammatica degli annunci, mentre sulla logica ormai siamo in sostanziale convergenza.

Direi di darci un taglio quindi...
Carlo.Caserta
00martedì 28 aprile 2009 21.06
tristemente concordo
credo che questa discussione non abbia ormai alcun senso.
considerando gli interlocutori.
Inutile spiegare, parlare, ragionare.
Libera citazione:
"Non c'è peggior sordo di chi è sordo veramente"

ma chi è sordo almeno ha la buona fede dello stato d'essere.
saluti
a tutti
al blog
gabriele.morelli
00mercoledì 29 aprile 2009 08.29
carlo.caserta, sei strabiliante. Hai aperto la discussione semplicemente affermando un principio morale, senza nessun argomento, altri hanno individuando problematiche importanti, spiegazioni, analisi. Sicuramente non tu, ed ora non avendo percepito nulla della discussione e delle problematiche esaminate, ti permetti pure di chiudere la discussione. Complimenti per l'unutilità dei tuoi interventi.

gabriele morelli
Carlo.Caserta
00mercoledì 29 aprile 2009 22.33
appunto
Come volevasi dimostrare.

Sentiti ringraziamenti agli intervenuti.


Agli inutili provocatori va tutta la mia comprensione, in primis a chi li deve sopportare di persona.

Eh eh, io ho pazienza ma non lo spirito da psicologo crocerossina.

Rinnovo gli auguri di buon lavoro.
Saluti

Carlo Caserta
gabriele.morelli
00giovedì 30 aprile 2009 09.37
Non penso affatto che questa discussione non abbia più niente da dire. Il problema è un altro: è nata a partire da un imperativo di ordine morale, gli attori vanno pagati sempre e comunque, un po' come dire per chi ci crede che alla domenica bisogna andare alla messa.
Nessuno sentiva l'esigenza di discutere su un tema che è assolutamente irrisolvibile se non viene affrontato dal punto di vista del prodotto e del mercato. Fatto sta che altri si sono sforzati di argomentare, confrontarsi, discutere alla ricerca di un metodo che consentisse di mettere in relazione due figure con interessi diversi. Il contributo fondamentale alla discussione è venuto da altri, anche con argomenti importanti. La metodologia del baratto o del cambio merce proposta da georgepivot è pienamente condivisibile e su quella ho cercato di inserire una riflessione più ampia che consentisse di individuare alcuni segmenti di mercato, prevalentemente la rete, come terreno di collaborazione operativa tra attori e film-maker.
Se ci muoviamo in questa direzione penso che possano essere facilmente individuate forme di imprenditoria tali da superare l'imperativo morale, un po' radical shic, di chi sempre con la puzza sotto al naso crede di poter dare lezioni moraliste.
Abbiamo bisogno di meno artisti e più produttori, meno persone con la testa nelle nuvole e più piccoli imprenditori, meno tecnici che credono di saper fare una regia, meno attori che pensano di saper recitare e più collaborazioni operative su progetti chiari, finalizzati e trasparenti.
Qualcuno altrimenti dovrebbe spiegarmi perchè la metodologia di lavoro di una piccola compagnia teatrale normalmente funziona mentre sul piano cinematografico tutti improvvisamente diventano dei fenomeni.

gabriele morelli
Carlo.Caserta
00giovedì 30 aprile 2009 12.36
appunto...
Riporto un mio virgolettato giusto perché probabilmente si è perso.

<
Ripeto, ciò non toglie nulla al fatto che i singoli possano scegliere di non percepire un compenso limitandosi ad un rimborso spese.
Spesso è capitato anche a me e per i più vari motivi:
per amicizia,
per uno scambio di favori,
per condivisione di un progetto comune,
perché apprezzando la proposta e capendo che effettivamente si era in ristrettezze la produzione faticava a permettersi certe cose...

Ma è e deve restare a mio giudizio una libera scelta in un regime di rispetto del lavoro.

E poi, ultimo ma non ultimo, quando parliamo di cinema indipendente, corti ecc.. non stiamo mica parlando di compensi milionari alla Giulia Roberts!

Ritorniamo un attimo con i piedi per terra, per cortesia.
>

Questo chiarisce per chi vuole capire che non si tratta di una questione di ordine morale ma bensì di ordine professionale.

non ho ambizioni di rivendicare paternità a proposte affermazioni, ma se si fosse letto con attenzione tutto il discutere, si sarebbe compreso che la soluzione del baratto era prevista, riconosciuta e ampiamente usata.

Ribadendo:
i collaboratori non devono avere (non come scopo principe quantomeno) la problematica di trovare uno sbocco commerciale o di mercato per il prodotto se sono chiamati ad una collaborazione di tipo artistico/tecnico.

Se invece sono chiamati ANCHE con questa finalità il discorso cambia ma questo è lapalissiano.
Non amo ribadire le cose ovvie.

Cito ad esempio per farmi capire.

Se ho una attività commerciale e chiamo un vetraio per montarmi i cristalli delle vetrine, non posso pretendere da lui una soluzione al fatto che il mio negozio venga visitato da clienti e che le merci che vendo siano acquistate dagli stessi.

Lui farà al meglio il lavoro per il quale viene chiamato e pagato, ma le soluzioni commerciali spettano a me che sto avviando una attività.

Se poi non ho i soldi per pagarlo e voglio coinvolgerlo nel risultato dell'attività del negozio per saldare il suo lavoro (aspetta i primi incassi, per intenderci), questo cambia la prospettiva.
Dovrò convincerlo che la mia attività darà reddito e che sta facendo un buon affare.
In questa maniera la sua figura diventa quella di un investitore ma anche qui senza nessuna implicazione produttiva.

Qualora volessi spingermi oltre, vorrà dire che farò entrare il vetraio nella “produzione” cedendo quote della società che lo stesso acquisterà "pagando" con il suo lavoro.

Ma questa è ancora una altra situazione.

Situazione già sperimentata nel cinema indipendente italiano.

Si potrebbe continuare di molto ma mi fermo qui.

Ad un occhio non troppo distratto potrà risultare lampante come il DENOMINATORE COMUNE a tutte le modalità risulta essere il fatto che TUTTE le figure coinvolte vengono pagate (corrisposto il giusto compenso, se questa formula piace di più);

a volte direttamente in denaro
a volte con un legame al risultato commerciale
a volte con quote di produzione e corrispettivi dividendi
a volte ........ (aggiungere le voci interessate)
ecc. ecc.

In questo ultimo caso (dividendi) va notato che, pur mantenendo svincolate le scelte artistiche del regista (come spesso dovrebbe essere), tutti i componenti il gruppo di produzione possono e devono partecipare alle decisioni in merito alla produzione stessa (scusate il gioco di parole).

Ritornando a bomba: la morale non c'entra nulla in questa discussione.

La sostanza è che, indipendentemente dalla modalità con la quale lo si fa, va sempre corrisposto il giusto compenso per il lavoro, l'opera, l'apporto di tutti i soggetti coinvolti.

Ritengo che anche la gratitudine per la prestazione fornita a titolo di simpatia/amicizia possa trovare in questo caso una giusta collocazione.

un piccolo appunto sul mio ultimo intervento:
se chi chiede collaborazione è una scuola di cinema (gli studenti) per creare lavori di fine anno che dichiara di non poter pagare gli attori, questo ritengo sia accettabile (tutti abbiamo iniziato) e molti di noi credo abbiano prestato spesso aiuto a tal fine.

Tutto cambia se l'annuncio è fatto da una socità privata... che dice di avere una produzione importante, collaborazioni con nomi importanti, direzione di regista affermato, chi più ne ha più ne metta e poi dichiara: nessun compenso per gli attori..

eheheh effettivamente par quasi ridicolo.
Se non riuscite ad avere pochi euro per pagare gli attori non è che siete messi proprio bene... oppure state sparando troppo in alto. Al posto di girare un clip tipo "Thriller" di Michael Jackson fate qualche cosa sullo stile "Pop Porno" de "il genio" così risparmiate un sacco.

E per i filmacker vale lo stesso discorso.

Ecco, io preferirei leggere un annuncio del tipo:

"siamo quattro sfigati, giriamo corti e documentari e ci sta capitando una botta di fortuna.
Possiamo girare un video che ci potrà dare visibilità.
Dobbiamo sottostare al budget ridottissimo che ci hanno imposto, noi stessi ci pagiamo di tasca benzina e panino, e chiediamo aiuto a buoni samaritani.
Ve ne saremo riconoscenti.
Magari un domani potremo restituire il favore."

Ecco, è facile che ad un annuncio del genere uno come me (che non son nessuno) possa rispondere ok, io ci sono.
Siete stati onesti e l'onestà paga a casa mia.

questo è quanto.



Se poi vogliamo continuare a girare intorno alle cose, possiamo farlo. Libero pensiero in libero mondo.

Possiamo anche parlare degli stravolgimenti del clima degli ultimi anni e su come questa cosa influisca sulla produzione di cabernet-sauvignon nelle zone del Médoc e delle Graves, se ci aggrada e avanza tempo.

Riesco ancora a trovare 2 minuti liberi per rispondere ad ogni appunto. Ma, de facto, la sostanza non cambia.

Aggiungere problematiche, spunti su altri argomenti, accuse di vario genere servono solo a spostare il focus dell'attenzione su altro, rispetto al punto principale della discussione, al fine unico di “non affrontarlo”.

Un giochino amato dalla politica e dai venditori di spazzole che francamente non mi interessa se non per attività ludico/cerebral onanistiche nei rari momenti di pausa.

Saluti

Carlo Caserta
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