Arsenale di Torino

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Viviana.30
00Sunday, March 16, 2008 11:15 AM
Brasile, l'Arsenale della Speranza ricorda il ''padre piccolo''

di Sara Bauducco/ 10/03/2008

Il centro di accoglienza e di spiritualità del Sermig a San Paolo del Brasile è stato dedicato a mons. Luciano Mendes de Almeida, vescovo brasiliano, già presidente della Conferenza episcopale, morto quasi due anni fa.

SAN PAOLO - E’ stato “un grande maestro”, l’amico dei poveri, un fedele ed appassionato testimone del Vangelo, un gigante, il “padre piccolo”: così viene ricordato Dom Luciano Pedro Mendes de Almeida, vescovo del Brasile già presidente della Conferenza episcopale brasiliana morto il 27 agosto 2006. Figura profonda, quanto scomoda in un continente dalle tante contraddizioni. Proveniente da una ricca e nobile famiglia carioca di Rio de Janeiro (era figlio del conte Cândido Mendes de Almeida Júnior e di Emília de Mello Vieira Mendes de Almeida), il vescovo non ha mai fatto della sua condizione sociale un motivo di vanto o di distacco dalla gente. Anzi, si è sempre schierato dalla parte dei poveri e soprattutto dei contadini, spesso sopraffatti dai grandi latifondisti.

A lui, nei giorni scorsi, è stato intitolato l’Arsenale della Speranza di San Paolo del Brasile. La grande casa dai muri rosa e bianchi, prima “Hospedaria dos Imigrantes” (ospedale per gli immigrati) poi affidata dal Governo dello Stato di San Paolo alla Fraternità del Sermig di Torino, accoglie ogni giorno 1.150 poveri. Una storia che prosegue da dodici anni e che oggi si arricchisce di un significativo tassello per mantenere viva la memoria di colui che fin dal primo incontro è divenuto la guida spirituale della Fraternità fondata da Ernesto Olivero. Così la scelta dell’intitolazione è tutt’altro che casuale.

La cerimonia si è svolta nel pomeriggio, nel cortile dell’Arsenale, con la collaborazione delle arcidiocesi di San Paolo e Mariana, proprio in occasione del centenario della stessa arcidiocesi di San Paolo. Molti i poveri che hanno partecipato accanto alle autorità politiche, sociali ed ecclesiali. Erano presenti: i portavoce del presidente della Repubblica Federativa del Brasile Lula e del Governatore di San Paolo, il Console Generale d’Italia in Brasile Marco Marsilli, l’arcivescovo di San Paolo, cardinale Odilo Pedro Scherer; il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta e Piero Reinerio, direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria Armando Testa. Alle 15,30 si è svolta la celebrazione eucaristica, presieduta da monsignor Scherer, concelebrata da ventidue sacerdoti e animata dal coro dell’Arsenale della Speranza a cui si è unito il maestro Mauro Tabasso che ha musicato “Padre Piccolo” sulle parole di Olivero, un canto dedicato a Dom Luciano. Dopo il “gesto indelebile” dell’intitolazione, un gesto simbolico: di fronte al muro, gemello di quello dell’Arsenale di Torino, che reca la scritta in portoghese “A bondade desarma” (La bontà è disarmante), è stato posto un mosaico raffigurante il volto sorridente di Dom Luciano. L’opera è stata creata dagli allievi della Scuola per Artigiani Restauratori “Maria Luisa Rossi” del Sermig di Torino.


Ernesto Olivero (a destra) partecipa alla giornata dedicata a dom Luciano Mendes (Foto di Giovanipace.org)
IL RICORDO DI OLIVERO. “Naturalmente la dedica non è una targa, è un impegno a diventare come lui. Non so se riusciremo ad essere come lui, veramente miti, veramente buoni, veramente spirituali, veramente cristiani da ventiquattr’ore su ventiquattro, ma certamente la sua fiducia nei nostri riguardi ci incoraggia”, ha esordito Ernesto Olivero ricordando Dom Luciano e presentando irmã Carmen, la suora che è stata con lui per trent'anni. Olivero ha messo in evidenza “la fedeltà assoluta di questo uomo a Dio e ai poveri, la sua assoluta dedizione all’amicizia, coltivata con noi in modo davvero straordinario – ha proseguito il fondatore del Sermig - Ci siamo incontrati più di mille volte, ci ha lasciato una ricchezza enorme di pensieri scritti che desideriamo tradurre in libri, in dispense, in dibattiti per far conoscere meglio questo “gigante” (termine usato sovente, ma per Dom Luciano non è sprecato). Io lo definisco un Francesco d’Assisi con la testa di Platone, un uomo che riusciva a conciliare la semplicità con un pensiero veramente alto e profondo”.

Tracciando la storia della comunità, Olivero ha raccontato quanto Dom Luciano sia stato determinante in ogni scelta: “Fu lui che ci propose, al nostro primo incontro, di recarci in Libano per una missione di pace. In Libano ci siamo “fatti le ossa” per il Medio Oriente, perché da lì ci siamo estesi all’Iraq, alla Turchia, alla Giordania. Il Medio Oriente è diventato casa nostra. Abbiamo aperto a Madaba, in Giordania, l’Arsenale dell’Incontro. La nostra speranza è che il dolore dei bambini disabili che vi accogliamo possa dare ali alla speranza in quella zona affinché cristiani, ebrei, musulmani scoprano come rendere fonte di pace la comune paternità in Abramo, l’unico Dio. Ebbene, nella nostra presenza in Medio Oriente c’è la fiducia, la regia di Dom Luciano”.


Giovani all'Arsenale della Speranza (Foto di Giovanipace.org)
GLI ALTRI INTERVENTI. Il clima di festa per l’evento non ha mascherato la serenità che ogni giorno si respira all’interno dell’Arsenale, dal dormitorio alla biblioteca, dalla lavanderia alla mensa. “Ritrovo qui tanti aspetti che già mi avevano colpito all’Arsenale della Pace di Torino – ha esclamato Piero Reinerio, direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria Armando Testa, che ha ideato la bandiera della pace del Sermig - È il piacere del bello, reso con semplicità, che vedi nell'ordine, in ogni cosa. Questa semplicità, questo rispetto, li respiri dovunque. Apri una porta e scopri al di là cose che non avresti mai immaginato, tutto nella serenità e nella tranquillità più imprevista”. In mezzo al cortile c’è un grande tendone, normalmente utilizzato durante catechesi e feste, per l’occasione circondato da trecento bandiere della pace: “Vivi emozioni difficili da descrivere e non ti resta che il piacere di ringraziare – ha concluso commosso Reinerio - Di ringraziare il Signore per aver potuto essere presente, di ringraziare Dom Luciano, di ringraziare il Sermig per momenti di luce che ti aiutano a guardare con chiarezza dentro di te e a sperare in un futuro, nel quale tu puoi anche porre un piccolo seme per aiutare qualcun altro a sperare”.

“Mentre stavo arrivando in Rua Ipanema ho subito visto un cartello appeso al muro dell’Arsenale con il volto di Dom Luciano sorridente. Credo che questo sia il primo sorriso nelle strade di San Paolo di Dom Luciano – ha commentato il fratello del vescovo, Candido Mendes de Almeida - Le persone dicono sempre che Dom Luciano in cielo sta riposando. Non sta riposando affatto. Credo che nessuno qui riesca ad immaginare Dom Luciano che riposa. Il cielo non è mai stato così vicino, il cielo non sta lassù, è qui”. Il fratello ha rievocato tre frasi che solitamente erano sulla bocca di Dom Luciano: “Dio è buono”, “Non ho mai avuto un giorno in cui non sono stato felice” e “Dio non si lascia vincere in generosità”, quasi fossero il suo testamento spirituale. Il cardinale Odilo Scherer, anche amico dell’Arsenale della Speranza, ha fatto un ritratto di Dom Luciano con i colori accesi dell’amore per Cristo: “Era un uomo molto saggio, ma anche santo, molto semplice, umile e queste qualità hanno sempre impressionato. Tutti si potevano avvicinare a lui e lui dedicava attenzione a tutti. E poi era sempre interessato in modo specifico ad ogni persona – ha affermato l’arcivescovo di San Paolo - Ci ha lasciato la testimonianza di questo stile di vita, che ha fatto tanto bene e continuerà a farlo anche in futuro, perché è l'impegno della Chiesa, è la proposta del Vangelo. Infatti la Chiesa convince quando agisce. C’è chi riesce a farlo meglio, chi meno bene, ma tutti siamo chiamati a operare come operava Dom Luciano, con molto impegno”.


Il mosaico dedicato a dom Luciano (Foto di Giovanipace.org)
LE PAROLE DEL PRESIDENTE LULA. Il messaggio del presidente della Repubblica Federativa del Brasile, Luis Inácio Lula da Silva, ha toccato le corde di un Paese che quotidianamente deve fare i conti con una sconcertante povertà che annienta la dignità umana: “Una volta è stato chiesto a Dom Luciano quali sono le cose che devono cambiare per trasformare la società. Egli ha risposto: la fame, la miseria, le rivalità, i conflitti, la violenza, la perdita del senso della vita. Siamo chiamati ad amare e a trasformare”. Il presidente Lula, ammirando la dedizione di Dom Luciano, con tono di quasi famigliarità, ha evidenziato l’attenzione del vescovo per il prossimo, soprattutto per il più povero.

“Dom Luciano ha fatto dell’amore la sua arma nella lotta per trasformare la società. È stato, proprio lui, un Arsenale di Speranza. Dio mi ha concesso l'opportunità di stare molte volte a fianco di Dom Luciano. Abbiamo combattuto insieme la buona battaglia. Ho imparato molto. Abbiamo imparato tutti. Ogni brasiliano e ogni brasiliana che ha lottato in difesa dei bambini, dei diritti umani, della libertà e della democrazia ha come riferimento questo apostolo che non si stancava di ripetere: la nostra vita in questo mondo è fare il bene. Dom Luciano ha seguito fino alla fine il Vangelo che predicava. Quando era già molto malato, con una voce molto debole, ha avuto la forza di dirmi al telefono: Vada avanti, non si dimentichi dei poveri di questo Paese”. Il presidente non ha rinunciato alle parole forti e ad una promessa che lo vede impegnato in prima persona: “Mai più i poveri saranno dimenticati. Mai dimenticheremo quest'uomo che, ancora in vita, ha conosciuto il luogo dove sarebbe andato quando ci avrebbe lasciato. E ha rivelato a tutti noi come era questo luogo, quando ci ha detto, con quell’umiltà che era la sua caratteristica: Ho scoperto che il Cielo è vedere gli altri felici”.

Le bandiere della pace continuano a sventolare nel cortile dell’Arsenale del Brasile; alla sera i poveri continuano a fare la fila per entrare nella casa che dà accoglienza materiale, umana e spirituale. E Dom Luciano continua ad essere per tutti “un grande maestro”, l’amico dei poveri, un fedele ed appassionato testimone del Vangelo, un gigante, il “padre piccolo”. Questo perché “a bondade desarma!”.


visità :http://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_Missionario_Giovani
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