1984 Orwell Please Help Me!!!

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Piciour
00Sunday, January 8, 2006 12:13 PM
Ciao raga sn disperato!!! ho bisogno del vostro aiuto, se qualcuno di voi ha una relazione su 1984 di Orwell mi faccia sapere. Mi raccomando!!!
latinorum89
00Monday, January 9, 2006 7:37 PM
Re:

Scritto da: Piciour 08/01/2006 12.13
Ciao raga sn disperato!!! ho bisogno del vostro aiuto, se qualcuno di voi ha una relazione su 1984 di Orwell mi faccia sapere. Mi raccomando!!!


E CHE CI STA A FARE IN QUESTO FORUM CICCIO?
ECCO SERVITA UNA BELLA RELAZIONE..

ECCO QUELLO CHE SO..

Il racconto illustra l'ingranaggio di un governo totalitario. L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Londra è la città principale di Oceania. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona. Sotto di lui c'è il Partito interno, quello esterno e la gran massa dei sudditi. Ovunque sono visibili grandi manifesti con il volto del Grande Fratello. Gli slogan politici ricorrenti solo: "La pace è guerra", "La libertà è schiavitù", "L'ignoranza è forza".
Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Winston Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza ispirata a principi opposti a quelli inculcati dal regime: tiene un diario segreto, ricostruisce il passato, si innamora di una collega di lavoro, Julia, e dà sempre più spazio a sentimenti individuali.

Insieme con un compagno di lavoro, O'Brien, Smith e Julia iniziano a collaborare con un'organizzazione clandestina, detta Lega della Fratellanza. Non sanno tuttavia che O'Brien è una spia che fa il doppio gioco ed è ormai sul punto di intrappolarli. Smith viene arrestato, sottoposto a torture e a un indicibile processo di degradazione. Alla fine di questo trattamento è costretto a denunciare Julia.

Infine O'Brien rivela a Smith che non è sufficiente confessare e sottomettersi: il Grande Fratello vuole avere per sé l'anima e il cuore di ogni suddito prima di metterlo a morte.
.


La discussione su questo libro si è sviluppata
qualche tempo fa in un newsgroup di letteratura
al quale aderisco: riporto qui di seguito
una sintesi dei commenti più significativi

.

.
In 1984, George Orwell interpreta la dittatura come l'assenza di libertà per
tutti gli individui. Nessuno escluso. Nemmeno i funzionari più alti del "partito"
al potere, infatti, godono di alcun privilegio; anzi, sono i primi e i più convinti fautori dell'autolimitazione della libertà personale. Esemplare è l'interrogatorio finale condotto dal funzionario ai danni del protagonista, in cui il primo dimostra tutto il proprio fervore ideologico difendendo la pratica del bis-pensiero (artificio che limita, mediante la sottrazione di termini atti a esprimerli, i concetti a disposizione dei cittadini) e praticandola egli stesso con assoluta convinzione.
Forse, il motivo per cui 1984 è uno dei romanzi più inquietanti della storia della letteratura è proprio questo: la dittatura ipotizzata da Orwell è disumana: non abbiamo nemmeno il conforto (inconscio) che ci potrebbe derivare dal constatare l'umana "corruzione del privilegio" che, sotto sotto, ci aspetteremmo dalla classe al potere, quale che essa sia. La dittatura immaginata da Orwell è una dittatura mentale, non fisica; viene imposta con il lavaggio del cervello, con le sparizioni improvvise, senza alcun clamore, senza alcuna violenza apparente.

Nel libro quel funzionario lascia intravedere una realtà ancora più inquietante: la disumanizzazione del potere è rappresentata proprio dalla scelta di rendere immortale il Grande Fratello. In realtà Orwell estremizza una tendenza comunissima di tutte le dittature, la deificazione del capo, ma il risultato è comunque terrificante. L'uomo di Orwell sceglie il potere come fine supremo, e non come mezzo per acquisire la "libertà" di dominare, diventando egli stesso schiavo del meccanismo che ha creato. Ricordo una frase di Fromm, se non mi sbaglio in "Psicanalisi dell'amore". Egli si chiedeva se era più libero il carcerato o il suo guardiano, concludendo che entrambi erano prigionieri di un "meccanismo" che non permette all'uomo di raggiungere il suo vero fine, coltivare la propria umanità. Gli impiegati del partito interno godono di piccoli privilegi, quale l'ereditarietà della loro condizione e razioni più abbondanti, ma sono essi stessi schiavi dell'idolo che hanno creato.

Quello che spaventa, in Orwell, è la Folla: questa massa di persone omologate, istigate a comando a scatenare gli istinti violenti nel corso delle sessioni appositamente inscenate nelle aziende enormi e spersonalizzate, che si comportano tutte allo stesso modo, che accettano tutte con passiva convinzione l'ideologia imposta dal Grande Fratello. E non c'è ribellione, non c'è resistenza: a ribellarsi è un singolo, smarrito nella marea degli omologati, e per questo è condannato sin dall'inizio. Il lettore lo sa, lo sa bene, e quindi l'angoscia non lo abbandona mai.

L'elemento più inquietante del libro è proprio il "salto di qualità" che il Grande Fratello aveva fatto compiere alla dittatura. Egli non solo pretende obbedienza assoluta, ma anche la spontanea condivisione del sogno. E' significativo che i dissidenti vengano giustiziati soltanto dopo la loro "spontanea" adesione al regime, quando sono convinti dell' "equità" della loro pena.

L'ultimo passo del Grande Fratello è la prevenzione dell'opposizione, mediante la limitazione della capacità di pensiero ottenuta tramite una lingua in cui non è possibile più esprimere il proprio pensiero (la prima ribellione del protagonista è consistita proprio nello scrivere su di un quaderno: "Odio il Grande Fratello"). Se l'uomo non ha la capacita' di identificare in maniera razionale il motivo della sua sofferenza, poiché non ha parole per esprimerlo e per rifletterci, allora non può neanche definire la causa della propria sofferenza e l'oggetto del proprio odio.
Tutto quel che rimane è soltanto un rancore indefinito, che può essere
spazzato via attraverso le sedute di "odio collettivo".

La relazione tra linguaggio e capacita' critica e' estremamente interessante. Come impostare un ragionamento logico-deduttivo se nella propria lingua non esiste il periodo ipotetico? Le capacità di astrazione sono influenzate dal linguaggio utilizzato se l'uomo non è in grado o non può, nel caso prospettato in 1984, modificare la propria lingua?
In quest'ottica, credo che l'impoverimento del linguaggio a cui assistiamo
attualmente sia preoccupante. Che cosa ne pensate della scomparsa del congiuntivo dalla televisione?

Credo che 1984 sia uno di quei libri che "avvelena" l'anima, e che per questo non possa essere messo da parte senza ragionarci a lungo.

Altro spunto di discussione: il ruolo della guerra, interna ed esterna,
nell'economia di una dittatura. Credo che nello sviluppo di questo tema si
riconoscono le basi culturali socialiste di Orwell.

La dittatura ipotizzata da Orwell usa e sviluppa la tecnologia, e sembrerebbe che il fine sia quello di vincere la guerra contro Estasia e/o Eurasia. In realta' questa e' il solo modo per mantenere la disciplina interna, in quanto le esigenze di produzione bellica non permettono l'aumento della produzione per il consumo, e quindi il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. La maggior parte degli storici "materialisti" individua proprio nel miglioramento delle condizioni di vita dei "sottoposti" uno dei fattori più forti di destabililizzazione del potere. I gruppi che non devono preoccuparsi della propria sopravvivenza materiale, solitamente chiedono la partecipazione alla gestione del potere. Ecco perché la guerra è una condizione permanente per la dittatura orwelliana, la cui necessarietà viene compresa, soltanto alla fine, dal protagonista.

E' difficile rendere avvincente un trattato politico, eppure Orwell c'è riuscito benissimo, creando un mondo verosimile in cui l'uomo è un semplice, sostituibile ingranaggio della macchina della dittatura.

Inoltre credo che 1984 sia così inquietante perché identifica ed estremizza alcui aspetti del potere che possono essere ritrovati non solo nella dittatura stalinista alla quale Orwell si è ispirato, ma anche nella nostra democrazia, come ad esempio la relazione tra potere e strumenti di comunicazione (Tv, radio, giornali), oppure potere e storia (Kundera ha scritto in uno dei suoi romanzi che i potenti si impadroniscono delle stanze in cui si scrive la storia per controllare il futuro).

Associo questo libro a Fareneith 451 di Bradbury, che pur essendo molto bello, trovo molto meno inquietante a confronto.

Soprattutto la dittatura in 1984 nasce grazie al continuo revisionismo storico, all'aggiornamento quotidiano della "Verità". Infatti, quando si combatte un nuovo nemico, si eliminano o si correggono tutti i precedenti articoli, libri, riferimenti al vecchio nemico. (Il mondo era diviso in tre imperi). Alla fine, è lecito (e viene detto) dubitare addirittua che la guerra esista.

Questa, come è già stato detto da altri, è una prassi comune (seppur non in
modo tanto palese e sistematico come nel romanzo di Orwell) a tutte le
dittature: i libri di testo, soprattutto, vengono alterati a seconda di ciò che conviene alla classe dominante. Ma il revisionismo si estende anche a altri campi.

Orwell porta questo procedimento all'estremo, ma quello che più colpisce non è tanto l'operazione di revisione continua effettuata dalla classe dominante, quando altri due elementi: la passività con cui la cittadinanza accetta come "verità" qualcosa che sa benissimo non essere vera; e la presenza di un vero e proprio "ministero" dove gli impiegati, quotidianamente, hanno il compito di riscrivere i giornali e i libri di storia per adeguarli alla situazione attuale. Ma, ancora più inquietante, forse, è il fatto che i libri e i giornali "originali" vengano sistematicamente distrutti, contribuendo così alla creazione di un mondo fasullo a cui anche gli stessi membri della classe al potere non possono fare a meno di credere.


Saluto Laty
XXX.Studentessa.XXX
00Monday, January 9, 2006 8:01 PM
Re: Re:

Scritto da: latinorum89 09/01/2006 19.37

E CHE CI STA A FARE IN QUESTO FORUM CICCIO?
ECCO SERVITA UNA BELLA RELAZIONE..

ECCO QUELLO CHE SO..

Il racconto illustra l'ingranaggio di un governo totalitario. L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Londra è la città principale di Oceania. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona. Sotto di lui c'è il Partito interno, quello esterno e la gran massa dei sudditi. Ovunque sono visibili grandi manifesti con il volto del Grande Fratello. Gli slogan politici ricorrenti solo: "La pace è guerra", "La libertà è schiavitù", "L'ignoranza è forza".
Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Winston Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza ispirata a principi opposti a quelli inculcati dal regime: tiene un diario segreto, ricostruisce il passato, si innamora di una collega di lavoro, Julia, e dà sempre più spazio a sentimenti individuali.

Insieme con un compagno di lavoro, O'Brien, Smith e Julia iniziano a collaborare con un'organizzazione clandestina, detta Lega della Fratellanza. Non sanno tuttavia che O'Brien è una spia che fa il doppio gioco ed è ormai sul punto di intrappolarli. Smith viene arrestato, sottoposto a torture e a un indicibile processo di degradazione. Alla fine di questo trattamento è costretto a denunciare Julia.

Infine O'Brien rivela a Smith che non è sufficiente confessare e sottomettersi: il Grande Fratello vuole avere per sé l'anima e il cuore di ogni suddito prima di metterlo a morte.
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La discussione su questo libro si è sviluppata
qualche tempo fa in un newsgroup di letteratura
al quale aderisco: riporto qui di seguito
una sintesi dei commenti più significativi

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In 1984, George Orwell interpreta la dittatura come l'assenza di libertà per
tutti gli individui. Nessuno escluso. Nemmeno i funzionari più alti del "partito"
al potere, infatti, godono di alcun privilegio; anzi, sono i primi e i più convinti fautori dell'autolimitazione della libertà personale. Esemplare è l'interrogatorio finale condotto dal funzionario ai danni del protagonista, in cui il primo dimostra tutto il proprio fervore ideologico difendendo la pratica del bis-pensiero (artificio che limita, mediante la sottrazione di termini atti a esprimerli, i concetti a disposizione dei cittadini) e praticandola egli stesso con assoluta convinzione.
Forse, il motivo per cui 1984 è uno dei romanzi più inquietanti della storia della letteratura è proprio questo: la dittatura ipotizzata da Orwell è disumana: non abbiamo nemmeno il conforto (inconscio) che ci potrebbe derivare dal constatare l'umana "corruzione del privilegio" che, sotto sotto, ci aspetteremmo dalla classe al potere, quale che essa sia. La dittatura immaginata da Orwell è una dittatura mentale, non fisica; viene imposta con il lavaggio del cervello, con le sparizioni improvvise, senza alcun clamore, senza alcuna violenza apparente.

Nel libro quel funzionario lascia intravedere una realtà ancora più inquietante: la disumanizzazione del potere è rappresentata proprio dalla scelta di rendere immortale il Grande Fratello. In realtà Orwell estremizza una tendenza comunissima di tutte le dittature, la deificazione del capo, ma il risultato è comunque terrificante. L'uomo di Orwell sceglie il potere come fine supremo, e non come mezzo per acquisire la "libertà" di dominare, diventando egli stesso schiavo del meccanismo che ha creato. Ricordo una frase di Fromm, se non mi sbaglio in "Psicanalisi dell'amore". Egli si chiedeva se era più libero il carcerato o il suo guardiano, concludendo che entrambi erano prigionieri di un "meccanismo" che non permette all'uomo di raggiungere il suo vero fine, coltivare la propria umanità. Gli impiegati del partito interno godono di piccoli privilegi, quale l'ereditarietà della loro condizione e razioni più abbondanti, ma sono essi stessi schiavi dell'idolo che hanno creato.

Quello che spaventa, in Orwell, è la Folla: questa massa di persone omologate, istigate a comando a scatenare gli istinti violenti nel corso delle sessioni appositamente inscenate nelle aziende enormi e spersonalizzate, che si comportano tutte allo stesso modo, che accettano tutte con passiva convinzione l'ideologia imposta dal Grande Fratello. E non c'è ribellione, non c'è resistenza: a ribellarsi è un singolo, smarrito nella marea degli omologati, e per questo è condannato sin dall'inizio. Il lettore lo sa, lo sa bene, e quindi l'angoscia non lo abbandona mai.

L'elemento più inquietante del libro è proprio il "salto di qualità" che il Grande Fratello aveva fatto compiere alla dittatura. Egli non solo pretende obbedienza assoluta, ma anche la spontanea condivisione del sogno. E' significativo che i dissidenti vengano giustiziati soltanto dopo la loro "spontanea" adesione al regime, quando sono convinti dell' "equità" della loro pena.

L'ultimo passo del Grande Fratello è la prevenzione dell'opposizione, mediante la limitazione della capacità di pensiero ottenuta tramite una lingua in cui non è possibile più esprimere il proprio pensiero (la prima ribellione del protagonista è consistita proprio nello scrivere su di un quaderno: "Odio il Grande Fratello"). Se l'uomo non ha la capacita' di identificare in maniera razionale il motivo della sua sofferenza, poiché non ha parole per esprimerlo e per rifletterci, allora non può neanche definire la causa della propria sofferenza e l'oggetto del proprio odio.
Tutto quel che rimane è soltanto un rancore indefinito, che può essere
spazzato via attraverso le sedute di "odio collettivo".

La relazione tra linguaggio e capacita' critica e' estremamente interessante. Come impostare un ragionamento logico-deduttivo se nella propria lingua non esiste il periodo ipotetico? Le capacità di astrazione sono influenzate dal linguaggio utilizzato se l'uomo non è in grado o non può, nel caso prospettato in 1984, modificare la propria lingua?
In quest'ottica, credo che l'impoverimento del linguaggio a cui assistiamo
attualmente sia preoccupante. Che cosa ne pensate della scomparsa del congiuntivo dalla televisione?

Credo che 1984 sia uno di quei libri che "avvelena" l'anima, e che per questo non possa essere messo da parte senza ragionarci a lungo.

Altro spunto di discussione: il ruolo della guerra, interna ed esterna,
nell'economia di una dittatura. Credo che nello sviluppo di questo tema si
riconoscono le basi culturali socialiste di Orwell.

La dittatura ipotizzata da Orwell usa e sviluppa la tecnologia, e sembrerebbe che il fine sia quello di vincere la guerra contro Estasia e/o Eurasia. In realta' questa e' il solo modo per mantenere la disciplina interna, in quanto le esigenze di produzione bellica non permettono l'aumento della produzione per il consumo, e quindi il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. La maggior parte degli storici "materialisti" individua proprio nel miglioramento delle condizioni di vita dei "sottoposti" uno dei fattori più forti di destabililizzazione del potere. I gruppi che non devono preoccuparsi della propria sopravvivenza materiale, solitamente chiedono la partecipazione alla gestione del potere. Ecco perché la guerra è una condizione permanente per la dittatura orwelliana, la cui necessarietà viene compresa, soltanto alla fine, dal protagonista.

E' difficile rendere avvincente un trattato politico, eppure Orwell c'è riuscito benissimo, creando un mondo verosimile in cui l'uomo è un semplice, sostituibile ingranaggio della macchina della dittatura.

Inoltre credo che 1984 sia così inquietante perché identifica ed estremizza alcui aspetti del potere che possono essere ritrovati non solo nella dittatura stalinista alla quale Orwell si è ispirato, ma anche nella nostra democrazia, come ad esempio la relazione tra potere e strumenti di comunicazione (Tv, radio, giornali), oppure potere e storia (Kundera ha scritto in uno dei suoi romanzi che i potenti si impadroniscono delle stanze in cui si scrive la storia per controllare il futuro).

Associo questo libro a Fareneith 451 di Bradbury, che pur essendo molto bello, trovo molto meno inquietante a confronto.

Soprattutto la dittatura in 1984 nasce grazie al continuo revisionismo storico, all'aggiornamento quotidiano della "Verità". Infatti, quando si combatte un nuovo nemico, si eliminano o si correggono tutti i precedenti articoli, libri, riferimenti al vecchio nemico. (Il mondo era diviso in tre imperi). Alla fine, è lecito (e viene detto) dubitare addirittua che la guerra esista.

Questa, come è già stato detto da altri, è una prassi comune (seppur non in
modo tanto palese e sistematico come nel romanzo di Orwell) a tutte le
dittature: i libri di testo, soprattutto, vengono alterati a seconda di ciò che conviene alla classe dominante. Ma il revisionismo si estende anche a altri campi.

Orwell porta questo procedimento all'estremo, ma quello che più colpisce non è tanto l'operazione di revisione continua effettuata dalla classe dominante, quando altri due elementi: la passività con cui la cittadinanza accetta come "verità" qualcosa che sa benissimo non essere vera; e la presenza di un vero e proprio "ministero" dove gli impiegati, quotidianamente, hanno il compito di riscrivere i giornali e i libri di storia per adeguarli alla situazione attuale. Ma, ancora più inquietante, forse, è il fatto che i libri e i giornali "originali" vengano sistematicamente distrutti, contribuendo così alla creazione di un mondo fasullo a cui anche gli stessi membri della classe al potere non possono fare a meno di credere.


Saluto Laty


e apposto latinorum!! [SM=g27811] [SM=g27811] Se ho bisogno allora mi faccio sentire!! [SM=g27828] [SM=g27828]
Piciour
00Monday, January 9, 2006 8:44 PM
Grazie mille latinorum [SM=g27811] anche se quella l'avevo trovata anche io....in ogni modo grazie
$Chiara$
00Wednesday, January 11, 2006 8:52 PM
qst è quello ke per ora ho potuto trovare.
Trama Completa

In un futuro prossimo (l’anno 1984) la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Ectasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è amministrata secondo i principi del Socing (il socialismo inglese) e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini (la sua figura somiglia molto a quella di Josif Stalin). I suoi occhi sono le telecamere che spiano la vita di qualunque cittadino e il suo braccio la psicopolizia che interviene in ogni situazione sospetta. Ovunque vi sono grandi manifesti che ritraggono il Grande fratello e gli slogan del partito: "la guerra è pace", "la libertà è schiavitù", "l’ignoranza è forza".

Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro subalterno del partito, incaricato di censurare i libri e gli articoli dei giornali non in linea con la politica ufficiale. Apparentemente docile, in realtà mal sopporta i condizionamenti del partito. Accanto a lui agiscono altri due personaggi: Julia, della quale Winston è innamorato malgrado il partito vieti il sesso, e O’Brien, un importante funzionario che il protagonista crede amico. Nonostante il partito imponga la castità (il sesso è permesso al solo scopo di procreare) Winston e Julia diventano amanti e decidono di collaborare con un’organizzazione clandestina di resistenza chiamata “Lega della Fratellanza”. Ma una volta confidati con O’Brien si scopre che questi è un membro della psicopolizia, governata dal Minamor (il ministero dell'amore, la cui funzione è torturare i dissidenti). Il fine di O'Brien è insegnare a Winston la tecnica del Bispensiero attraverso tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione.


Il mondo di 1984La prima fase consiste nell'infliggere un dolore di intensità sempre crescente al condannato in modo che egli accetti una realtà che non è tale. Winston riesce a resistere alla prima fase e, nella seconda, egli capisce di essere "l'ultimo uomo in Europa" (il primo titolo che Orwell aveva pensato di dare al libro), vale a dire l'ultimo guardiano dello spirito umano, e di avere l'aspetto - dopo le innumerevoli torture subite - di uno scheletro; ma è felice perché è conscio di non aver tradito Julia. Nella terza fase, Winston - che ha ancora qualche pensiero non ortodosso - viene portato nella Stanza 101: l'inferno personale di ogni persona. Per il protagonista è prossima una maschera con dentro due topi che O'Brien sta per mettergli sul volto. E viene definitivamente sconfitto quando, per fermare O'Brien, urla "Fatelo a Julia", perdendo il suo ultimo sentimento umano. Winston apprende dunque da O’Brien i principi fondamentali del sistema sul quale si fonda lo stato e scopre che non è sufficiente confessare e obbedire alle regole, ma che il Grande Fratello vuole possedere anche l’anima e il pensiero dei suoi sudditi. Alla fine, Winston viene costretto a cedere: rinuncia all’amore per Julia e al libero pensiero, sottomettendosi e amando completamente il Grande Fratello.


Osservazioni sull'Opera
1984 appartiene a quella serie di romanzi che compaiono nell’Europa del primo e del secondo dopoguerra caratterizzati da connotazioni negative, segno di una profonda crisi di valori che colpisce la borghesia e gli intellettuali in particolare. Con quest'opera Orwell intendeva lanciare un monito contro gli abusi del potere (manifestatisi in forme gravissime ed allarmanti negli anni intorno alla seconda guerra mondiale) contro l’appiattimento della coscienza e dei sentimenti e contro la sopraffazione mentale compiuta dalle ideologie. Il presente viene proiettato in una parabola futura per rendere maggiormente visibile il processo di massificazione in atto che i più sembrano accettare come prezzo da pagare in cambio della prosperità economica: la presenza di un numero ristretto di grandi potenze che si dividono la terra, la riscrittura faziosa del passato, l’uso propagandistico dei mass media e la repressione sessuale sono temi ed aspetti della realtà attuali al tempo di Orwell, come attuali ci appaiono oggi.

In 1984 lo Stato si identifica con il Partito Interno al cui capo vi è l’onnipotente Big Brother, modellato sul partito comunista sovietico in epoca staliniana. Il Partito realizza un regime totalitario che ottiene un controllo assoluto della coscienza individuale con i sistemi della persuasione e della tortura. La violenza fisica è l’emblema del rapporto di necessità che si stabilisce in un regime totalitario fra violenza ed esercizio del potere.

L’intreccio strettissimo tra teoria politica e finzione romanzesca è rappresentato, ad esempio, nella professione del protagonista, Winston, incaricato, tra l’altro, di ridurre le possibilità espressive della lingua attraverso la creazione di un nuovo linguaggio totalitario (newspeak). Analogamente, la questione del passato e della storia ha una doppia valenza, romanzesca e teorica. Il problema della memoria ossessiona il protagonista (Winston Smith), che cessa di essere un oppositore del sistema solo quando cessa di credere al passato. D’altro canto, il controllo del passato e della storia – che il partito esprime nello slogan “Chi controlla il presente controlla il passato, chi controlla il passato controlla il futuro” – è una delle costanti di ogni forma di falsificazione storica, come ad esempio la riscrittura della rivoluzione russa da parte di Stalin.

Il meccanismo psicologico che consente di credere che tutto può farsi e disfarsi è il doublethink (il bipensiero): la volontà e la capacità di sostenere un'idea ed il suo opposto, in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia. Il bipensiero è essenziale nelle società totalitarie che per definizione richiedono un'adesione costante di fronte a mutevoli linee politiche.

Il bipensiero è accompagnato dalla creazione di una nuova lingua: il newspeak. La Neolingua, oltre a tendere alla distruzione del lessico eretico, considera la riduzione del vocabolario come un’operazione fine a se stessa, partendo dalla premessa che ad una riduzione del lessico si accompagni necessariamente una riduzione delle capacità espressive e quindi a una corruzione del linguaggio corrisponde un abbassamento del livello critico ed una modificazione in negativo del comportamento. Ad Orwell preme accentuare il fatto che una contrazione del linguaggio produce una contrazione nelle capacità di astrazione e di giudizio, fino al raggiungimento di un grado zero nel quale la riflessione e l’analisi non hanno più luogo.
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