[Rubrica] [In corso] Guerra: armi e tecnologie.

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eone nero
00Saturday, December 24, 2011 1:53 PM
Re: Re:
_Thomas88_, 24/12/2011 13.13:




Servilismo nei confronti degli USA intendi?
Ti dico solo che io mi sento più americano che italiano, potessi andrei via subito [SM=g1950684], ho degli amici la,...ma la cosa per andare a vivere e lavorare la è complicata.
E capisco anche che la gente, come te ad esempio, può avere un'idea differente...

Comunque non so nulla della Cristoforo Colombo...
Ma dalla foto è una bellissima nave, immagino dei primi decenni del '900...



Molto triste e lo dico senza sarcasmi, perdonami i rancori per chi ha raso al suolo la mia terra e non c'erano neanche soldati.

Comunque confido nel fatto che una nazione così giovane imploderà disintegrandosi, la Storia insegna.


eone nero
00Saturday, December 24, 2011 3:06 PM
Ed ora la tristissima ed ingloriosa se non direttamente vergognosa fine di un gioiello della Marina Italiana gemella dell'Amerigo Vespucci considerata il più bel veliero del mondo.

Forse siamo stati l'unico stato al mondo che ha regalato le navi ai nemici anzichè affondarle come richiede il codice marinaresco del pianeta, pagina molto vergognosa per l'Italia.

La nave scuola Cristoforo Colombo è stata un'unità della Regia Marina usata, unitamente alla nave scuola Amerigo Vespucci, per l'addestramento degli allievi ufficiali fino alla fine della seconda guerra mondiale.



Nel 1925 la Regia Marina aveva ordinato la costruzione di due navi scuola per l'addestramento dei suoi equipaggi e Rotundi nel disegnarne le forme si ispirò al pirovascello della Marina borbonica "Monarca"; le fasce bianche rappresentano le due linee di cannoni dei vascelli ai quali il progettista si era ispirato.
Lo scafo, la struttura, i ponti e i tronchi portanti degli alberi e del bompresso erano in acciaio, così come i pennoni e le sartie. La nave era divisa in tre ponti principali: ponte di coperta, ponte di batteria e corridoio, con castello a prora e cassero a poppa. La copertura del ponte, del castello, del cassero e le rifiniture erano in legno di teak.



La propulsione principale era a vela, costituita da ventisei vele di tela olona, la cui superficie totale misurava 2.824 metri quadrati.
La propulsione secondaria era costituita da due motori diesel elettrici accoppiati più due dinamo. La nave aveva due eliche controrotanti e coassiali (quindi calettate sullo stesso albero).
La costruzione del veliero avvenne nel Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia, dove il suo scafo venne impostato sugli scali il 15 aprile 1926. La nave, varata il 4 aprile 1928, entrò in servizio il 1º luglio 1928 e a partire dal 1931 venne affiancata nella sua attività addestrativa dalla seconda delle unità che erano state ordinate nel 1925, l'Amerigo Vespucci, molto simile, ed ancora oggi in attività.
I due velieri pur apparendo come gemelli, presentavano alcune differenze, fra cui la diversa inclinazione del bompresso, il diverso attacco delle sartie, che nel caso del Vespucci erano a filo di murata, mentre sul Colombo erano invece cadenti all'esterno. Altra notevole differenza era rappresentata dalle imbarcazioni maggiori che sul Colombo erano sistemate a centro nave con il relativo picco per le manovre di messa in mare e di sollevamento delle imbarcazioni. Il Colombo, inoltre aveva, per filare le catene delle ancore, due occhi di cubia per mascone, mentre il Vespucci, ne aveva uno solo.
Altra differenza, anche se non visibile era che il Colombo aveva due eliche mentre il Vespucci solamente una.


Il varo della nave scuola Cristoforo Colombo - da Mondovespucci

Nel dopoguerra, in ottemperanza al trattato di pace firmato a Parigi, la nave venne ceduta all'Unione Sovietica nel 1949. I sovietici, oltre al Colombo, ottennero la nave da battaglia Giulio Cesare, l'incrociatore Duca d'Aosta, i cacciatorpediniere Artigliere e Fuciliere, le torpediniere Ardimentoso, Animoso e Fortunale, e i sommergibili Nichelio e Marea, oltre al cacciatorpediniere Riboty, che non venne ritirato a causa della sua obsolescenza ed altro naviglio, quali MAS e motosiluranti, vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, una nave da trasporto e dodici rimorchiatori. Oltre al Riboty, una piccola parte della quota di naviglio destinata ai sovietici non venne ritirata a causa del pessimo stato di manutenzione e per questa parte di naviglio i sovietici concordarono una compensazione economica.


La nave ad Augusta nel febbraio 1949 in attesa della consegna ai sovietici.

Ribattezzata con il nome Dunaj (Danubio in russo), la nave dopo essere stata consegnata all'Unione Sovietica venne posta ai lavori nel cantiere di Odessa ed i sovietici, allo scopo di cancellare il ricordo dell'italianità della nave, ridipinsero lo scafo di colore grigiastro al posto della colorazione bianca e nera che riportava ai ponti delle batterie dei cannoni tipica dei vascelli da guerra della fine del settecento. Nella Marina Sovietica, la nave, assegnata alla 78ª Brigata di addestramento, venne utilizzata saltuariamente come nave scuola ad Odessa nelle acque del Mar Nero fino al 1959, quando passò alle dipendenze della Scuola Superiore del Ministero della Marina di Leningrado che nel 1960 la destinò all'Istituto Nautico di Odessa. Nel 1961 sarebbe dovuta essere sottoposta ad importanti lavori di manutenzione, che mai furono iniziati; nel frattempo venne disalberata ed adibita a nave di trasporto per il legno finché nel 1963 bruciò insieme al suo carico nelle acque sovietiche e poiché venne ritenuto economicamente sconveniente un suo recupero, venne radiata dall'albo delle navi nello stesso anno, restando abbandonata e semidistrutta per altri otto anni fino al 1971, anno nel quale fu definitivamente demolita.

Un interessante articolo documentato sulla nave, ringrazio la signora Roberta per il lavoro dedicato.

www.mondovespucci.com/ITAL/PAGINE/colombo.html


Dal sito dell'Agenzia Bozzo la scheda tecnica della nave Cristoforo Colombo.

www.agenziabozzo.it/navi_da_guerra/c-navi%20da%20guerra/C-0129_RN_CRISTOFORO_COLOMBO_1928_vascello_Nave_Scuola_a_Venezia_...
Un interessante pdf con ricca documentazione fotografica.

Nave scuola CRISTOFORO COLOMBO: tre bandiere, un triste destino

Motto dell’unità: Navigare ed osare

www.marinai.it/contatti/colombo.pdf

Il Palinuro

www.marina.difesa.it/uominimezzi/navi/Pagine/Palinuro.aspx

it.wikipedia.org/wiki/Cristoforo_Colombo_(veliero)

_Thomas88_
00Saturday, December 24, 2011 5:12 PM
Una carrellata di foto natalizie...
Come vi avevo promesso, eccovi una serie di foto militari a carattere natalizio...
Con queste vi lascio...
Auguro a tutti un felice Natale!

Una nave da guerra tedesca...con il "cappellino".


La nave britannica HMS Somerset, dispiegata nell'Oceano Indiano per operazioni di sicurezza marittima, è pronta per l'arrivo di Babbo Natale.


Il Marine Nate Fremstad, assegnato all' 11th Marine Expeditionary Unit (11th MEU), consegna un regalo ad un ragazzo di Singapore. I marinai e i Marine della nave d'assalto anfibia USS Makin Island (LHD 8) si trovano nella città per prendere parte ad un progetto a servizio della comunità locale.


Un soldato del British Army's 1st Battalion The Yorkshire Regiment recita nella parte dell'Angelo Gabriele durante la recita di Natale alla Patrol Base Rahim in Nahr-e-Saraj, nella provincia di Helmand, Afghanistan.


Una donna posa per una foto insieme a delle armi automatiche e a Santa Claus allo Scottsdale Gun Club in Scottsdale, Arizona.
La ragazza sembra contenta...ma voi sareste più contenti nel trovare sotto l'albero quelle armi o lei?


...io vorrei entrambi, armi e biondona!! Eheh...
bambino_69
00Saturday, December 24, 2011 8:47 PM
natale è natale, in qualunque parte del mondo
belle queste foto, anche sul luogo di lavoro, i militari, ovunque siano, sul mare o in terra, riescono a regalarsi un momento di felicità natalizia [SM=g1420767]
eone nero
00Tuesday, December 27, 2011 6:31 PM
Shōichi Yokoi:il soldato giapponese nascosto per 28 anni nella giungla



Shōichi Yokoi 横井庄 Yokoi Shōichi 31 marzo 1915- 22 settembre 1997) è stato un soldato giapponese, un eroe e poi una celebrità. Nato a Saori, Prefettura di Aichi, è stato ingaggiato nel Esercito imperiale giapponese nel 1941 e inviato a Guam * (isola dell ‘Impero) subito dopo. Quando le forze americane hanno riconquistato l’isola nel 1944 con la Battaglia di Guam, Yokoi andó a nascondersi perfettamente… come da manuale.



Yokoi cacciava principalmente di notte ed ha utilizzato gran parte delle piante per formare abiti, biancheria da letto, suppellettili ed oggetti per lo stoccaggio provviste, che egli nascose perfettamente nella sua caverna. Molti dei suoi oggetti sono in mostra presso al museo pubblico in Hagatna, a Guam.



Yokoi si nascose perfettamente in quanto temeva dure rappresaglie se caduto nelle mani degli abitanti di Guam, questo a causa dei maltrattamenti che l’esercito giapponese aveva perpretato nel corso dell’occupazione di Guam. Per venti-otto anni, si era nascosto in una grotta nella giungla dell’ísola, temendo peró di uscire dalla clandestinità nonostante aver letto volantini che dichiaravano che la seconda guerra mondiale era finita.



La sera del 24 gennaio 1972, Yokoi è stato scoperto nella giungla. E ‘stato trovato da Jesus Duenas and Manuel DeGracia, due pescatori del posto che avevano messo trappole per gamberetti lungo il piccolo fiume dentro la foresta di Guam a Talofofo puntualmente rubate da Yokoi. Essi avevano inizialmente ipotizzato che Yokoi era un abitante del villaggio di Talofofo, cosi a sorpresa riuscirono a sottometterlo, prenderlo e trasportano fuori della giungla solo con lievi ammaccature.



“È con molto imbarazzo che sono tornato vivo”, ha detto dopo il suo ritorno in Giappone, portando il suo fucile arrugginito al suo fianco. Questa frase grazie a lui diverrá uno dei detti popolare piú famosi in giapponese. I visitatori di Guam possono prendere una funivia a Talafofo Falls Resort Park e fare un breve giro per vedere la “Grotta di Yokoi,” un attrazione turistica / monumento a Yokoi ed alla sua vita .La grotta originale e’ora sigillata e solo l’ingresso ed i canali di areazione sono visibili, mentre della replica grotta stessa con spaccati, foto video e’ visibile.Dopo uno scioccante tour del Giappone,che aveva lasciato con la locomotiva a vapore e ritrovato con cellulari e treni magnetici, si è sposato e spostato a vivere in una zona rurale della prefettura di Aichi. Avendo vissuto da solo in una grotta per 28 anni, Yokoi è diventato un personaggio popolare della televisione, ed un avvocato dalla vita austera. Egli è stato il protagonista in un documentario del 1977 chiamato “Yokoi; i suoi ventotto anni di vita segreta nella foresta di Guam”. Nel 1991, fu ricevuto in udienza dall’imperatore Akihito. Yokoi consideró l’incontro come il più grande onore della sua vita. Egli aveva preparato anche un discorso di rammarico da leggere per l’imperatore. Mesi più tardi, ha detto Yokoi ad giornalista giapponese che aveva in realtà avuto profonde ragioni personali per restare isolato: “Ho avuto una dura infanzia, con pessimi parenti e genitori spiacevoli”, ha raccontato nell íntervista. “Sono rimasto bloccato nella giungla anche a causa loro”. Yokoi morì nel 1997, di un attacco cardiaco all’età di 82 ed è stato sepolto in un cimitero di Nagoya.



Curiositá

- Dei tre militari imboscati solo yukoi e’ sopravissuto gli altri due morirono negli anni di malattia

- Per sopravvivere si lavava 2 volte al giorno e bolliva e cuoceva tutti lgi oggetti come gli aveva racconatato la nonna sopravvissuta durante i periodi di colera inizio secolo.

- Il rappresentante dei navy seals per la sopravvivenza dei corpi speciali americani rimasescioccato della eccellente preparazione alla guerriglia ed ai metodi di sopravvivenza di yukoi che furono apriprista di un nuovo metodo didattico

- Come tutti i metodi tradizionali di nascondiglio si cercó di verificare nascondigli sotto la cascata, come fecero gli americani e giapponesi per ricercarlo, ma lui aveva posizionato l’ entrata a monte della casacata nascosta

- Fu premiato dai giapponesi e dagli americani come un eroe e fu eretto un monumento sia in giapponese
che in americano, ricevendo il wellcome dagli abitanti di Guam ogni anno.

* GUAM -
Il Territorio di Guam (Guåhån nella lingua chamorro) è un’isola nell’Oceano Pacifico occidentale, la più grande e meridionale dell’arcipelago delle Marianne. Ha statuto di territorio non incorporato degli Stati Uniti d’America. I suoi abitanti sono in massima parte Chamorro, che la hanno popolata circa 3.500 anni fa. La capitale è Hagåtña, precedentemente Agana (pronunciato Agaña).Si raggiunge da Tokyo in 3 ore, meta frequentatissima dai nipponici, clima simile alle Hawaii.


www.youkosoitalia.net/2008/11/28/shoichi-yokoiil-soldato-giapponese-nascosto-per-28-anni-nella-...

eone nero
00Tuesday, December 27, 2011 6:42 PM
La guerra del tenente Hiroo Onoda



Hiro Onoda aveva 20 anni quando, nel 1942, venne chiamato a servire la Patria. Al termine dell'addestramento ricevette il grado di Tenente ed entrò nella scuola del servizio segreto dell'esercito. Onoda ricevette anche l'addestramento per poter condurre operazioni di guerriglia.
Il 17 Decembre 1944 venne dislocato nell'isola di Lubang, nelle Filippine, con l'ordine di distruggere il porto e la pista di atterraggio prima dell'arrivo degli americani.

Dal Maggiore Taniguchi e dal Maggiore Takahashi ricevette anche l'ordine di attendere sull'isola, una volta che fosse stata conquistata dagli americani, il ritorno dell'esercito imperiale che, anno meno o anno più, avrebbe riconquistato Lubang. Secondo gli ordini ricevuti Onoda non doveva assolutamente togliersi la vita, ma rimanere nascosto fino a che l'esercito non avrebbe avuto nuovamente bisogno dei suoi servizi.

Con l'isola ormai persa Onoda, con altri compagni, si rifugiò nella boscaglia da dove contava di condurre operazioni di guerriglia in attesa dell'inevitabile ritorno dell'esercito imperiale. La sua cellula era composta da lui e altri tre compagni: il Caporale Shimada e i soldati Kozuka e Akatsu. Tutti e quattro, con limitati viveri e munizioni, continuarono a vivere nella boscaglia cibandosi di noci di cocco, bacche e cibo che riuscivano, di volta in volta, a rubare agli isolani.



Nell'Ottobre del 1945, per la prima volta, lessero un avviso che avvertiva che la guerra era ormai finita, ma non si fidarono credendolo una mossa degli americani per farli uscire allo soperto e poi catturarli. Un altro messaggio arrivò dal cielo lanciato da un B-17, sul finire del '45, e il messaggio riportava un testo del Generale Yamashita che ordinava la resa. Ma neanche a questo messaggio Onoda e i suoi compagni credettero.
Ai messaggi si aggiunsero via via copie di giornali, foto e lettere di parenti, ma niente convinse i quattro soldati a venir meno agli ordini ricevuti.


Nel Settembre del 1949 uno dei quattro, Akatsu, lasciò di nascosto la compagnia e, dopo altri 6 mesi da solo nella boscaglia, decise di arrendersi. Fedele all'ordine ricevuto la cellula di Onoda continuò la guerriglia ingaggiando scontri a fuoco con gli abitanti dei villaggi limitrofi, con pattuglie dell'esercito filippino o con squadre che periodicamente venivano mandate per scovarli. Fu proprio a causa di questi scontri a fuoco che morirono gli altri due compagni di Onoda: Shimada morì nel 1954 e Kozuka nel 1972.
Nonostante Onoda fosse stato dichiarato ufficialmente morto nel 1959, c'era ancora chi credeva di poterlo trovare ed è proprio per questo motivo che arrivò a Lubang Norio Suzuki, uno studente.

Suzuki, dove molti avevano fallito, riuscì ad incontrare il Tenente Onoda, ma neanche questo riuscì a convincere il Tenente ad arrendersi e, anzi, Onoda si sarebbe arreso solo se il suo superiore glielo avesse ordinato di persona. Lo studente, con la foto di Onoda, tornò in Giappone, rintracciò l'ex Maggiore Taniguchi, che ne frattempo aveva aperto una libreria, e con lui tornò a Lubang. Qui, Taniguchi ordinò a Onoda di arrendersi e, finalmente, dopo 29 anni dalla fine della guerra Hiroo Onoda uscì dalla Jungla.
Nonostante Onoda, con i suoi compagni, avesse ucciso, in tutti quegli anni, 30 filippini, ottenne la grazia dal Presidente delle Filippine Ferdinando Marcos.



Tornato in Giappone, venne accolto come un eroe, come l'ultimo difensore dell'Impero del Sol Levante. C'era anche chi voleva che entrasse nella Dieta. Scrisse una autobiografia, ma poi, nel 1975, infastidito da tutte queste attenzioni, emigrò in Brasile dove si sposò e si occupò della comunità giapponese in Brasile. Tornato in Patria nel 1984, perchè colpito da un fatto di cronaca che vedeva coinvolto un minore, e aprì una serie di scuole educative per ragazzi. Nel 1996 tornò a Lubang dove donò 10.000 dollari alla locale scuola.
Tuttora spende la sua vita tra il Giappone e il Brasile.

tuttogiappone.myblog.it/archive/2009/05/14/la-guerra-dell-ufficiale-hiroo-on...
_Thomas88_
00Wednesday, December 28, 2011 3:45 PM
Davvero incredibili le storie di questi soldati giapponesi.
Sopravvivere per così tanto tempo nella giungla, rimanendo fedeli sempre al loro paese.
Incredibile veramente...
Persone così sono da ammirare e sono molto molto rare.
eone nero
00Wednesday, December 28, 2011 4:36 PM
Re:
_Thomas88_, 28/12/2011 15.45:

Davvero incredibili le storie di questi soldati giapponesi.
Sopravvivere per così tanto tempo nella giungla, rimanendo fedeli sempre al loro paese.
Incredibile veramente...
Persone così sono da ammirare e sono molto molto rare.



Hanno ripreso l'antica via del Bushido e come i Samurai sono restati Fedeli al loro imperatore e alla loro Patria.

Uomini. [SM=g1420767]

Purtroppo queste caratteristiche Cavalleresche mancano alla maggior parte degli uomini e degli eserciti, e per questo anche gli sconfitti con gli inganni ed i tradimenti possono ambire al ruolo mitico di Eroi, a seguito un interessante articolo sulla Via del Bushido.

Bushido - La via del guerriero samurai

4 febbraio 2005

Nella storia del Giappone, la classe sociale che ebbe potere politico e una posizione di leadership dalla fine del 12esimo secolo fino alla fine del 19esimo secolo fu la classe del guerriero chiamata in giapponese bushi, oppure samurai.

Nel periodo Edo la classe samurai era la classe sociale piu' alta seguita dalla classe contadina, degli artigiani ed infine dei commercianti. Nonostante l'abolizione di questo sistema a classi sociali durante la Restaurazione Meiji, ex-samurai erano attivamente presenti nella modernizzazione del Giappone.
Il risultato fu una grande influenza sulla societa' giapponese; lo spirito dei samurai (o bushido) era un fattore estremamente importante nel modellare la mente giapponese.

Questo codice (codice samurai, codice bushido, codice d'onore e diverse altre traduzioni ed interpretazioni) divenne utile al governo giapponese come macchina di propaganda. All'occorrenza (vediamo il periodo degli anni '30 e prima meta' degli anni '40) tutti i sudditi giapponesi erano discendenti di samurai e come tali dovevano totale obbedienza al loro "capo".

Bushido si riferisce ad etiche che si formarono tra i samurai. Nonostante il termine non fu usato fino al periodo Edo (1603 - 1867), il concetto di per se' naque nel periodo Kamakura (1192 - 1333) evolvendo con l'adozione di ideali neo-confucianesimi nel periodo Edo per poi diventare le fondamenta della morale nazionale dopo la Restaurazione Meiji.

E' importante ricordare che "Bushido non solo comprende spirito marziale e conoscenze nelle armi ma anche assoluta fedelta' nel proprio capo, un forte senso di onore, devozione al dovere e il coraggio, se richiesto, di sacrificare la propria vita in battaglia o nel rito del seppuku (harakiri)".

Le origini del Bushido: buddhismo Zen

Il buddhismo fu introdotto in Giappone dalla Cina nel sesto secolo ed ebbe una grande influenza nella cultura giapponese. Alla fine del 12-esimo secolo una setta buddhista chiamata Zen si formo' in Giappone. Mentre altre sette buddhiste influirono maggiormente l'aspetto religioso della vita quotidiana, lo Zen contribuì in modo decisivo nel creare il carattere giapponese.

Le attivita' che furono maggiormente influenzate dallo Zen includono la cerimonia del the (sado), composizione floreale (kado o ikebana), haiku e calligrafia (shodo). Inoltre lo Zen ebbe grande impatto sul bushido. Siccome il buddhismo Zen impone disciplina, autocontrollo e meditazione, la setta si prestava bene alla classe guerriera dei samurai. Questi ultimi credevano che gli insegnamenti Zen possano dare dei poteri supernaturali.

La meta dei praticanti Zen e' di raggiungere l'illuminazione (satori) tramite la sperimentazione della natura del buddha. Illuminazione e' vista come la liberazione dalla natura intellettuale dell'uomo, dall'insieme di idee fisse e sentimenti riferiti alla realta'. Stando a questo pensiero, la natura del buddha risiede in tutte le cose. Si dice che sperimentare l'illuminazione significa essere consci dell'inconscio. Questo e' il segreto delle arti marziali nel creare una forte mentalita'.

Questo stato di "non-pensiero" (mushin) unisce il corpo allo spirito. Molti samurai si allenarono intensivamente tramite lo zen per raggiungere questo risultato e cio' li liberava dalla paura della morte.

Gli elementi spirituali del bushido derivano dal buddhismo Zen e pratiche religiose Zen furono usate dai samurai per allenarsi mentalmente e fisicamente. Acquistarono cosi abilita' nelle arti militari nel mantenere una mente calma, qualunque cosa accada... tramite Zen.

Le origini del Bushido: Confucianesimo

Alle influenze del buddhismo Zen, il concetto moderno di bushido si formo' sulla base dell'ideologia confuciana. Il confucianesimo e' una filosofia particolarmente razionale e considera le giuste relazioni umane alla base della societa'. Un ordine sociale basato su ferree regole etiche con al centro la famiglia e lo stato, ambedue governati da uomini di cultura e saggezza.
Il Neo-confucianesimo fu sviluppato in Cina da Zhu Xi (o Chu Hsi - 1130-1200) ed e' solitamente chiamato shushigaku in giapponese. Questi insegnamenti furono studiati da monaci Zen dei templi gozan nel periodo Muromachi e usati quando i signori feudali emanavano leggi per i loro domini.

Nel periodo Edo la scuola di Zhi Xi ebbe forte supporto dallo shogunato Tokugawa. Quest'ultimo riteneva questa filosofia enormemente utile per giustificare o rendere legittima la struttura feudale dello stato e della societa' che e' venuta a formarsi nel diciassettesimo secolo.
I samurai divennero parte della classe sociale piu' alta e non erano solo guerrieri ma avevano anche ruoli di governo. Educazione per samurai fu sviluppata per fornire abilita' appropriate per una carriera in tal senso. Ci si aspettava da loro attitudini morali di un certo livello se prendevano parte attiva nel governo. Di conseguenza furono realizzate molte scuole dallo shogunato e dai singoli domini feudali per dare la possibilita' di imparare ed apprendere le idee confuciane.

Nella meta' del periodo Edo furono realizzate le kogaku (scuole per gli studi antichi) da pensatori giapponesi che rifiutavano gli insegnamenti di Zhu Xi perche' erano difficili da adattare alla societa' giapponese. Studiosi delle kogaku ritornavano ai lavori del classico confucianesimo cinese in modo da poter estrapolare correttamente cio' che veniva predicato. Yamaga Soko era una delle prime figure di spicco e affermava che una vita sincera e piena di verita' era una vita che aderiva ai principi della giusta condotta che permetteva, a coloro che la seguivano, di mettersi in contatto con cio' che era vitale e dinamico nel loro spirito. Di origini samurai era anche uno studioso di affari militari. Di fatto viene considerato uno dei maggiori ideologhi del Bushido. Un samurai deve coltivare non solo le sue abilita' di guerriero ma anche la sua mente e il suo carattere.
Confucianesimo fiorì con il supporto della classe samurai nel periodo Edo e concetti come lealta' e umanesimo gradualmente si diffusero dai samurai al pubblico con il risultato di avere forti credenze confuciane nel Giappone moderno.

Lealta'

In Hagakure il samurai Yamamoto affermava che Bushido significa "determinazione nella volonta' di morire" (Bushido towa shinu koto to mitsuketari). Cio' implica che tutti i samurai devono vivere in modo ammirevole e con onore in modo da non avere rimorsi al momento della loro morte dato che tale possibilita' si presentava ogni giorno. Comportarsi in modo pregevole significava seguire un rigido codice morale che comprendeva, tra l'altro, giustizia ed educazione.
La vita economica dei samurai nel periodo Kamakura dipendeva da tasse e il feudatario garantiva ai suoi servi territori e dava loro nuovi domini a seconda dei meriti in battaglia.
Ci furono anche concetti antietici riflessi nell'ideologia etica dei samurai nel periodo Kamakura. Da una parte si afferma che la relazione tra i vassalli e i loro feudatari si basava su assoluta sottomissione e sacrificio. Erano legati da sentimenti; il lord dava terreni ai suoi vassalli e questi sacrificavano se stessi liberamente per il loro lord. Dall'altra parte si afferma che i samurai servivano il loro lord in cambio di rimunerazioni. Quando lo scambio non era bilanciato il lord applicava delle sanzioni oppure il samurai richiedeva semplicemente maggiori riconoscimenti. Onore faceva parte nella relazione tra feudatario e vassallo e il samurai si trovava spesso nella scelta tra autonomia e fedelta' al suo lord per guadagnarsi questo onore. Di fatto invece le relazioni tra lords e samurai cambiavano in modo sostanziale a seconda del dominio di appartenenza.

Onore

Il samurai valutava onore in un modo estremo e rigido (meglio morire che mettersi in disgrazia).
I samurai che incontravano la morte in battaglia valorizzavano l'onore e la loro fama da guerriero e desideravano che questa fama si tramandasse da generazione a generazione. Cercavano di essere tra i primi a trascinare i loro uomini in battaglia e gridavano il loro nome al nemico per dimostrare la loro audacia. L'onore era veramente molto importante per i samurai e riuscire ad avere una morte onorevole significava assicurare ai propri discendenti di essere trattati bene e remunerati dal loro superiore.
Da esempio prendiamo un episodio del 1582 quando le truppe di Uesugi Kagekatsu stavano combattendo contro le forze di Oda Nobunaga. In una situazione critica e mentre uno dei loro castelli stava per essere assediato dalle forze di Oda, i samurai che difendevano tale castello presero la decisione di compiere seppuku (o harakiri - suicidio) perche' si riteneva deplorevole essere catturati dal nemico vivi per poi essere messi in disgrazia. Decisero di compiere seppuku e di lasciare i propri nomi ai posteri. Non solo morirono ma ognuno scrisse il proprio nome su una tavoletta di legno e la legarono ad un orecchio tramite un foro da loro stessi fatto. Fecero cio' per far sapere chi fosse chi. I loro nomi furono registrati e i loro famigliari furono remunerati da Uesugi.
Come ci dice questo episodio, il seppuku era la piu' onorevole delle morti per un samurai. L'addome era visto come il luogo in cui l'anima e gli affetti si incontravano e il samurai dimostrava la sua integrita' in questo modo. I samurai dimostravano cosi anche il loro coraggio e avevano una sensazione di soddisfazione nel poter dimostrare totale fede al loro signore in questo gesto, un gesto compiuto con la loro spada, l' oggetto di maggior valore e di assoluta maggior importanza.

Dopo il collasso della classe samurai

I samurai come classe sociale cessarono di esistere dopo il crollo del sistema feudatario, ciononostante certe caratteristiche morali rimasero forti nel periodo Meiji. Tra queste la fedelta', giustizia, integrita' morale e onore. Sfortunatamente la nazione nipponica abuso' il concetto' di fedelta' e produsse dei patrioti fanatici durante le guerre con altre nazioni nel XIX e XX secolo. Commisero atrocita' su gente innocente nonostante i samurai dei tempi passati rispettavano le proprieta', i loro nemici e se stessi. In tempi moderni i soldati imperiali combattevano in modo fanatico ed estremista per il loro paese e imperatore... cio' causo' innumerevoli tragedie. Non si esclude il prendere in prestito del concetto di "uchi" e "soto" per giustificare azioni ingiustificabili al di fuori di cio' che per un giapponese doveva significare "uchi" ossia, in questo caso, Patria. Un codice di vita e di onore rispettabilissimo che venne usato in modo improprio includendo un popolo praticamente ignorante ed estraneo a queste pratiche. D'un tratto abbiamo non solo una classe sociale privilegiata, quella dei samurai, ad avere dei privilegi nel trovare la morte in modo dignitoso ma un'intera popolazione.
Da esempio abbiamo diversi soldati che uccisero le proprie mogli e i loro figli prima di andare in guerra contro la Russia (1904-1905) se le mogli erano ammalate e non c'erano altre persone che potevano guardare ai bambini. Non si voleva che morissero di fame e uccidendoli comprovava fedelta'. Stando a certi studiosi, queste azioni venivano considerate ammirevoli perche' uccidere i propri figli e la propria moglie ammalata significava devozione per la patria e all'imperatore Meiji [sic].

Altri esempi di senso pervertito di lealta' sono le squadre suicide (o kamikaze) della seconda guerra mondiale dove piloti trasportavano (o meglio, pilotavano) delle bombe per schiantarsi su navi nemiche per distruggerle; il generale Nogi e sua moglie commisero seppuku per seguire la morte dell'imperatore Meiji. Queste attitudini vennero ammirate come esempio di spirito giapponese!
Comunque sia, mentre modernizzazione veniva promossa nel periodo Meiji, la societa' dimenticava il centro spirituale del bushido e si dice che il bushido scomparve con la fine del periodo Meiji.

Il Bushido nei tempi moderni

Come detto sopra, si dice che lo spirito bushido come essenza giapponese difficilmente esiste al giorno d'oggi; ma alcune caratteristiche del bushido possono ancora essere viste nelle arti marziali ed estetiche che seguono certe forme (kata) e sono ripetute finche' i praticanti non sappiano seguirle in modo impeccabile ed entrano in uno stato incoscio. Anche il modo di comportarsi ha una grande importanza e gli allievi devono avere un forte senso di lealta' e rispetto nei confronti del loro maestro.
Sfortunatamente la lealta' bushido ha portato i giapponesi all'eccessivo lavoro che talvolta e' risultato nella morte da superlavoro (karoshi) in quando la gente tende a voler dimostrare quanto lavorano duro per l'azienda di fronte al proprio capo e colleghi. Inoltre vi sono casi di suicidio quando si vuole cercare di evitare una cattiva reputazione o scusarsi per i propri peccati o sbagli. I giapponesi tendono ad accettare e addirittura glorificare questi casi di suicidio provando simpatia per le vittime. Cio' ha un'influenza negativa sulla gente, specialmente i giovani, perche' questi possono pensare che il suicidio e' la via piu' facile per essere liberati da ogni male e/o dolore.
Rimane il fatto che il bushido ha contribuito in modo essenziale alla formazione del carattere giapponese. Lo spirito bushido domina ancora la societa' giapponese in certi versi ma e' anche vero che talvolta e' difficile trovarlo tra i giovani, molti dei quali non hanno alcun rispetto per i propri insegnanti e dimostrano alcuna educazione in luoghi pubblici.


Discutiamone

- Durante la seconda guerra mondiale alcuni piloti delle squadre speciali conosciute come kamikaze decisero di schiantarsi contro navi nemiche. In altri casi soldati giapponesi combatterono in modo fanatico fino alla morte piuttosto di arrendersi. Quali e come sono le relazioni con il bushido?
- Ricostruendo il Giappone dopo la guerra, il salariman viene visto come uno che incorpora lo spirito bushido e viene anche chiamato "guerriero aziendale". Credi che giovani giapponesi lavorano per le loro aziende allo stesso modo?
- Molti giapponesi lavorano (o fanno finta di lavorare) fino a sera tarda. Perche? C'entra lo spirito bushido?



Tratto e adattato da: The Japanese Mind - edited by Roger J. Davis e Osamu Ikeno. Tutti i testi di tale libro sono stati scritti da studenti giapponesi che parteciparono a seminari su comunicazione inter-culturale all' Universita' Ehime di Matsuyama.


www.jappone.com/approfondimenti/bushido.html


_Thomas88_
00Thursday, December 29, 2011 7:46 PM
Incendio su un sottomarino nucleare russo, nessuna fuga di radiazioni.

Lo riferisce l'agenzia di stampa russa Ria citando il ministero delle emergenze. Nessuna vittima.


Un incendio è scoppiato sullo scafo di un sottomarino nucleare a Musmansk. Lo hanno reso noto sia il ministero delle situazioni di emergenza che quello della difesa russi. Quest'ultimo assicura, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Interfax, che le squadre di soccorso hanno spento le fiamme. L'incendio dell'«Yekaterinburg», che è avvenuto in un cantiere navale non ha provocato danni al reattore nucleare e nessuna fuga radioattiva, ha assicurato una fonte della Flotta di cui fa parte. Le fiamme sono divampate nelle parti in legno del sottomarino a causa di «violazioni delle norme di sicurezza», ha spiegato una nota del ministero della situazioni di emergenza. L'equipaggio del sottomarino è stato evacuato in condizioni di sicurezza. L'Yekaterinburg può essere armato con testate nucleari.
Attraccato - Nessuno è morto o rimasto ferito nell'incendio ha confermato il capo della procura generale russo. Mentre il ministero della difesa ha precisato che le fiamme sono divampate sul sottomarino mentre era in fase di riparazione e che i due reattori nucleari di cui è dotato erano spenti. Il portavoce della Flotta del Nord, il capitano Vadim Serga, ha assicurato inoltre che «non è possibile che le fiamme oltrepassino la scocca esterna e non vi è minaccia per gli equipaggiamenti a bordo», ovvero per i reattori e i sistemi d'arma. Il sottomarino Yekaterinburg K-84 è il fiore all'occhiello della Flotta navale russa peraltro in disarmo, e viene spesso usato in esercitazioni e test a cui presiedono le autorità. È stato varato nel 1985 ed è parte della Flotta del Nord russa. È uno dei sette sottomarini di classe Delta IV, i sottomarini strategici, in servizio, tutti con la Flotta del nord e può essere armato con 16 missili balistici a testata multipla Sineva.

Fonte: Corriere della sera.It


Certo che questi russi ne stanno facendo una dietro l'altra...
(richard)
00Thursday, December 29, 2011 9:29 PM
Re:
_Thomas88_, 28/12/2011 15.45:

Davvero incredibili le storie di questi soldati giapponesi.
Sopravvivere per così tanto tempo nella giungla, rimanendo fedeli sempre al loro paese.
Incredibile veramente...
Persone così sono da ammirare e sono molto molto rare.




....si proprio come i nostri politici attaccati e fedeli alle....loro poltrone!!!
eone nero
00Thursday, December 29, 2011 9:45 PM
Re: Re:
(richard), 29/12/2011 21.29:




....si proprio come i nostri politici attaccati e fedeli alle....loro poltrone!!!



[SM=g1420771] anzi c'è da piangere [SM=g1950679] .

Comunque è incredibile come questi uomini abbiano servito la patria, ho conosciuto e dovrebbe essere ancora vivente un 94enne mi raccontò che lo avevano messo a guardia di alcuni camion pieni di munizioni in Macedonia questo prima dell'8 di settembre 1943, si accorse che la guerra era finita quasi a fine 1945, quando ormai stremato fu trovato da dei pastori, non voleva credere che la guerra fosse finita.

I nostri politici hanno imparato bene per le poltrone e neanche rispetto per tanti che da ambo le parti hanno versato il sangue per un'Italia migliore, che vergogna.



_Thomas88_
00Friday, December 30, 2011 3:16 PM
Giuste parole Eone.
_Thomas88_
00Friday, December 30, 2011 4:02 PM
Indovinate un po'? N.10
Forse pochi conosceranno questa storia, così vi voglio narrare il suo inizio ma non la terminerò...
Toccherà a voi farlo! [SM=g1950684]


Nel 1984, ancora in piena Guerra Fredda, il comandante sovietico M.R. (metto solo le iniziali) fu messo al comando di un nuovo sottomarino nucleare, il settimo della classe Typhoon.


Questo sottomarino era diverso dagli altri della sua classe: era di poco più grande e disponeva di una nuova tecnologia, una propulsione magnetoidrodinamica che gli permetteva di muoversi silenziosamente in acqua, rendendolo invisibile ai sonar degli altri sottomarini.
Al fine di testare questa tecnologia, il sottomarino venne inviato nelle acque artiche per un esercitazione con altre unità sovietiche ma, misteriosamente, si diresse verso le coste statunitensi.
Le altre unità della flotta sovietica vennero informate che il sottomarino era guidato da un comandate "sotto stress" che aveva intenzione di attaccare gli Stati Uniti e ricevettero l'ordine di fermarlo ed affondarlo.
Nel frattempo, un sottomarino americano individuò il sottomarino sovietico Typhoon e si mise al suo inseguimento...
Il rischio dello scoppio di un nuovo conflitto mondiale era altissimo.

Voglio sapere da voi: come finisce questa storia?
E, soprattutto, è vera o falsa?
eone nero
00Friday, December 30, 2011 4:21 PM
Era per caso questo?



Trovi anche gli altri qua

www.fas.org/nuke/guide/russia/slbm/941.htm

In questo link il 7° è stato cancellato in via di costruzione a loro dire.



_Thomas88_
00Saturday, December 31, 2011 2:59 PM
No Eone.
Quella da me descritta è parte della trama del film "Caccia a Ottobre Rosso", quindi è storia di fantasia.
Infatti, come detto nelle tue fonti, non esiste un settimo sottomarino della classe Typhoon.

Caccia a Ottobre Rosso è un film del 1990 diretto da John McTiernan, tratto dal romanzo "La grande fuga dell'Ottobre Rosso" di Tom Clancy. È la prima pellicola a portare sul grande schermo il personaggio di Jack Ryan.
Nel film compaiono attori del calibro di Sean Connery (Cap. Marko Ramius - SSN Ottobre Rosso), Alec Baldwin (Jack Ryan), Scott Glenn (Com.te Bart Mancuso - Uss Dallas) e Sam Neill (Primo Ufficiale Vasily Borodin - SNN Ottobre Rosso).
eone nero
00Monday, January 2, 2012 12:20 AM
Bellissimo il film [SM=g1420767]

Spero di fare cosa gradita segnalando questo sito contenente un'ottima collezione di velivoli, e una parte dedicata alla guerra, il tutto in filosofia free.

www.vectorsite.net/index.html
_Thomas88_
00Monday, January 2, 2012 3:09 PM
Re:
eone nero, 02/01/2012 00.20:

Bellissimo il film [SM=g1420767]

Spero di fare cosa gradita segnalando questo sito contenente un'ottima collezione di velivoli, e una parte dedicata alla guerra, il tutto in filosofia free.

www.vectorsite.net/index.html




Proprio un bellissimo film! [SM=g1420767]

Comunque molto interessante il sito. Gli ho già dato un'occhiata... [SM=g8320]
_Thomas88_
00Monday, January 2, 2012 4:25 PM
I 10 più grandi cecchini della storia.

Da domani inizierò a proporvi una classifica molto particolare.

Ho trovato su un sito la classifica dei 10 migliori cecchini della storia, dalla Guerra Civile americana alla Guerra in Afghanistan scoppiata nel 2001.

La fonte è in inglese, quindi dovrò tradurla.

Ogni giorno ci sarà la storia di un soldato, partendo da quello che si è aggiudicato il decimo posto fino ad arrivare a quello che invece ha conquistato il gradino più alto del podio...
[SM=g1420768]
eone nero
00Monday, January 2, 2012 5:41 PM
Carl von Clausewitz - Della guerra

Della Guerra è probabilmente, oltre che il più noto, anche il più significativo tentativo nella storia occidentale di comprendere la guerra, sia nelle sue interne dinamiche sia come strumento di politica. Nella sua forma attuale il libro è giunto a noi quale fu pubblicato dalla vedova nel 1832, un anno dopo la morte di Clausewitz, raccogliendo insieme le carte del marito. Si trattava di studi che si trovavano ad un diverso livello di elaborazione e ancora largamente incompiuti. Questa incompletezza e l'assenza di una revisione finale pesano assai sul libro che risulta difficile e a volte contraddittorio. Giudizi lapidari e definizioni sintetiche si alternano a lunghe dissertazioni su minimi dettagli e anche il lettore più benevolo riesce a seguire con fatica capitoli quali quello sull'organizzazione delle marce (pp. 380-391) o sulla disposizione difensiva delle truppe di montagna (pp. 545-559). Nonostante questi limiti, però, Della Guerra è ricchissimo di spunti e costituisce una lettura filosofica assai stimolante.

La riflessione di Clausewitz non è indirizzata genericamente alla violenza né si occupa di considerare se la guerra sia intrinseca alla natura umana, o una dimensione permanente dello spirito. La sua indagine è assai più ristretta e presuppone l'esistenza degli Stati organizzati quali organismi politici in grado di rappresentare un intero popolo: la guerra è una delle possibili forme di relazione tra i vari Stati. Prescindendo da ogni considerazione di carattere morale, Clausewitz si prefigge di svolgere intorno alla guerra una trattazione scientifica: il suo scopo è spiegare cosa la guerra sia nella sua particolare realtà, cosa è possibile ottenere per il suo tramite, cosa invece non è lecito attendersi da essa; quale è il suo funzionamento, in che misura funziona, quali sono le linee probabili del suo sviluppo e in che modo è possibile giungere a tali previsioni. Questo non significa, però, ricercare una considerazione della guerra scientifica in senso fisico-matematico. La guerra sfugge ai rigidi modelli matematici perché è un fatto sociale ed è connessa con la competitività dei popoli: gli interessi, gli obiettivi, i mezzi e le masse delle forze che si oppongono, e che costituiscono la guerra, si influenzano continuamente e reciprocamente. In guerra le parti interagiscono tra loro cercando di spiazzarsi a vicenda, di ingannare l'avversario, di approfittare delle sue debolezze, di sorprenderlo con nuove soluzioni. La teoria dovrà dunque considerare principalmente i mezzi per giungere alla vittoria. La sintesi teorica e la sistematicità del sapere si realizzano nella coscienza del comandante di armata il quale deve saper trasformare il suo apparato concettuale in decisione: i suoi sono atti di consapevolezza trasformati in azione, in prassi. Suo compito quello di saper riportare ad unità i mille momenti scomposti e frammentari della battaglia. Questa soggettività del comandante, lontana tanto dall'arbitrio delle scelte casuali quanto dall'astrattezza di chi pretende l'applicazione di norme universali, ha un sapore hegeliano e ricorda il carattere della volontà determinata descritto nei primi paragrafi della Filosofia del diritto. In quella singolare unità di anima e corpo costituita dal comando e dalla sua armata si realizza un concetto concreto costituito dall'atto del comando. In guerra, secondo Clausewitz, tutto è finalizzato al combattimento ma questo non costituisce il fine della guerra bensì il mezzo mediante il quale si svolge. Una contraddizione soltanto apparente che trova soluzione nella distinzione tra guerra assoluta e guerra relativa. Ciò che distingue la guerra dagli altri comportamenti sociali organizzati è il fatto che lo scopo ultimo in guerra è abbattere l'avversario, piegarne la volontà sino alla cancellazione. A questo scopo, secondo la logica interna della guerra, tutto dovrebbe essere subordinato. In realtà, però, una serie di considerazioni pongono sempre dei limiti a come le guerre vengono condotte. Clausewitz distingue tra la logica interna della guerra e la sua funzione sociale. Egli mostra la guerra nel suo aspetto più puro, unilaterale, nei suoi caratteri più estremi, al fine di marcarne le differenze e le peculiarità esclusive, e poiché ciò che caratterizza la guerra è il suo carattere di violenza, Clausewitz ne estremizza le posizioni marcandole in modo assoluto: in guerra occorre colpire il nemico con forza, utilizzando subito tutta l'energia possibile, evitando ogni escalation ma cercando in tempi rapidi la decisione finale. Poiché ragionevolmente il nemico farà la stessa cosa, ogni utilizzo parziale delle forze a disposizione, ogni perdita di tempo, ogni ritardo, favorirà il nemico e danneggerà la nostra azione. Dal punto di vista della pura logica la guerra non può che tendere all'estremo assoluto. In realtà però le cose non vanno mai così e sempre una serie di considerazioni gradua lo svolgimento dell'azione bellica. Caratteri dei popoli, situazioni storiche, alleanze, disponibilità economiche, scopi politici: tutto questo spinge la guerra sempre lontano dalle sue conseguenze assolute e pone limiti costanti all'azione dei condottieri e dei governi. Dall'assoluto si passa alla condotta ragionevole della guerra, una ragionevolezza che comporta una serie di mediazioni. Tra queste Clausewitz rileva il ruolo dell'asimmetria delle forze, dell'incertezza, del maggior potere della difesa rispetto all'attacco, e soprattutto di quello che definisce l'attrito: l'inevitabile irrazionalità che si insinua nei movimenti di grandi masse di uomini e nella linea di comando, rendendo sovente vani i migliori piani militari. Tutto questo sembra rendere impossibile preparare un piano di guerra ispirandosi ai criteri della guerra assoluta.

politica: quot;La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezziquot; (p. 38). È compito della politica dettare le regole della guerra, stabilire i suoi scopi e le sue modalità. quot;Lo scopo politico, motivo primo della guerra, darà dunque la misura tanto dell'obiettivo che l'azione bellica deve raggiungere, quanto degli sforzi che a ciò sono necessariquot; (p. 29). È proprio la politica a riportare nella concretezza ogni azione bellica, a dettare le regole e a dare alla guerra il suo senso. Lontano da ogni bellicismo e militarismo, è proprio questo generale prussiano a suggerire che sia il governo politico e non il comando militare a dare le regole alla guerra. Alla fine, infatti, è sempre la politica ad avere il ruolo maggiore e la guerra resta sempre un evento eccezionale. La politica può ricorrervi, ma non deve necessariamente ricorrervi. Essa è un mezzo, tra tanti. È indicativo che neanche nella considerazione della guerra assoluta Clausewitz (al contrario di Platone ne Le Leggi: I, 625e; 626a; 626c) si spinga tanto in là da affermare che lo Stato debba sin dalla pace prepararsi per vincere ogni guerra. La mobilitazione delle masse e delle forze morali, delle risorse, delle armi rimane un evento possibile nelle vicende umane ma non tale da determinare ogni senso delle scelte politiche.

Clausewitz non vuol spiegare la guerra in termini sociologici o con teorie politiche ma comprenderne la logica interna. Il suo interesse non è però solo quello di disegnare una fenomenologia della guerra, ma anche quello di evidenziare il ruolo della comunità politica. Molte delle sue pagine sono dedicate alla situazione morale delle popolazioni oltre che delle armate e alla loro influenza sugli eventi bellici. Non la competitività o l'aggressività spingono alla guerra: è chi si difende che vuole la guerra. L'aggressore non desidera la guerra, solo ottenere vantaggi sul difensore. È questo che, per evitare svantaggi troppo forti, è costretto a difendersi sul piano militare. Ma proprio queste considerazioni spalancano il rapporto con la politica. La decisione su quali siano i limiti dei compromessi accettabili, il problema dei costi e dei tempi delle azioni belliche, i possibili vantaggi cui mirare: tutte queste sono considerazioni politiche e costituiscono il quadro di riferimento all'interno del quale avvengono poi gli eventi bellici. Senza la politica la guerra è insignificante, inconcepibile, priva di senso e scopo: priva di realtà. Considerare la guerra in stretto rapporto con la politica non equivale, naturalmente, a dire che la politica e la guerra sono la stessa cosa, bensì che solo lo Stato è considerato il rappresentante della comunità nei confronti degli altri Stati. Una guerra senza politica sarebbe insensata, non così, ovviamente, una politica senza guerra. La guerra è uno degli strumenti di cui la politica si serve per i suoi fini. La guerra comporta ineliminabilmente un elemento irrazionale e la tecnica è il tentativo di ridurre questa irrazionalità. Se poi sia la politica stessa a poter contenere in sé nuclei di irrazionalità, questo, il filosofo-generale, al suo tempo non ha saputo valutarlo.

Indice

L'edizione proposta da Mondadori riprende integralmente la prima edizione critica italiana, pubblicata a cura dello Stato Maggiore dell'Esercito a Roma nel 1942.

Della Guerra è composto di otto libri, ciascuno, come accennato, con un diverso livello di elaborazione e revisione formale. Il primo libro è quello che sembra avvicinarsi alla forma definitiva della redazione (anche se non è ovviamente detto che Clausewitz lo avrebbe lasciato senza ulteriori interventi); i libri dal due al sei sono ad uno stato molto avanzato mentre gli ultimi due sono lontani dalla redazione definitiva ed abbiamo solo degli schemi. Libro I: Dell'essenza della guerra. Libro II: Della teoria della guerra. Libro III: Della strategia quale argomento principale. Libro IV: Il combattimento; Libro V Le forze combattenti. Libro VI La difensiva. Libro VII: L'offensiva (schemi). Libro VIII: Il piano di guerra (schemi).

L'autore

Nato da una famiglia della piccola borghesia, Clausewitz si arruolò nell'esercito prussiano a soli 12 anni, nel 1792. Nel 1794 divenne ufficiale e utilizzato in compiti di guarnigione sino al 1806. In questo periodo divenne amico di uno dei principali generali prussiani, Scharnhorst, e fu da lui introdotto a corte. Nel 1806 partecipò alla campagna di Jena e fu catturato dai francese. Tornato in Prussia nel 1808 si impegnò insieme a Scharnhorst nella riforma dell'esercito ma, in disaccordo con quella che gli sembrava una linea politica filofrancese, rassegnò le sue dimissioni dall'esercito prussiano e si arruolò, cosa frequente all'epoca, in quello russo. Membro dello Stato Maggiore russo prese parte alla campagna del 1812 e fu tra i protagonisti dei negoziati che spinsero la Prussia ad abbandonare la coalizione napoleonica. Ritornato nell'esercito prussiano partecipò alle campagne del 813-14 e a quella conclusiva del 1815. Divenuto generale nel 1818 si aspettava di poter ricevere adeguati riconoscimenti dal sovrano prussiano ma, sospettato di essere un riformista, venne nominato amministratore capo del Collegio militare: una carica che era a metà tra una sinecura e un insulto. Dal 1818 al 1830 lavorò a Della Guerra senza però che tutto questo periodo fosse sufficiente a fargli concludere il lavoro. Richiamato in servizio attivo a seguito degli eventi del 1831 fu inviato sul fronte polacco ove morì per la medesima epidemia che uccise anche Hegel.

Fonte.

Ebook 3000

_Thomas88_
00Tuesday, January 3, 2012 3:41 PM
Introduzione e posizione n° 10
Introduzione.

"Era notte e la visibilità era scarsa, ma ho visto un ragazzo con un AK-47 illuminato dalla luce del portico in una porta a circa 400 metri di distanza. Ho guardato attraverso il mirino. Sembrava solo un altro iracheno. L'ho colpito nella parte bassa dello stomaco e gli ho visto far cadere il fucile."
Specialista James Wilks, 25 anni, da Fort Worth, Texas.

L'occultamento è la chiave per diventare un gran cecchino.
Tiratori qualificati, che possono sparare con precisione da distanze incredibili con un addestramento specializzato in fucili ad alta precisione.
Inoltre, essi sono addestrati in mimetica, campo artigianale, infiltrazione, azioni di ricognizione e di osservazione, che li rende forse la più temuta presenza militare in una guerra.

Ecco la lista dei primi dieci cecchini della storia e di alcuni dei più grandi colpi mai sparati.

(la classifica non è stata stilata da me ma l'ho trovata sul sito al seguente link:
listverse.com/2009/11/13/top-10-snipers-in-history/)


Per la "top ten" dei più grandi cecchini della storia ecco la posizione numero 10:

Thomas Plunkett.


Thomas Plunkett (morto nel 1951 o 1952) era un soldato irlandese del British Army 95th Rifles.
Ciò che lo rende uno dei più grandi cecchini è che ha sparato al generale francese Auguste-Marie-François Colbert da una distanza elevatissima.
Durante la battaglia di Cacabelos, nel bel mezzo della ritirata decisa dall'ufficiale Moore verso Corunna nel 1809, Plunkett, usando un fucile Baker, sparò e colpì il generale francese da una distanza di circa 600 metri.
Data l'imprecisione incredibile dei fucili del 19° secolo, quello di Plunkett fu un colpo impressionante (o un gran colpo di fortuna).
Proprio per non far credere ai suoi compagni dell'esercito che quello era stato solo un colpo fortunato, decise di sparare una seconda volta. Così ricaricò l'arma e prese la mira. Anche il secondo proiettile colpì il bersaglio.
Plunkett riuscì a dimostrare di essere un grande cecchino a tutti i suoi compagni.

Solo per paragone i soldati britannici dell'epoca erano tutti armati di 'moschetti Brown Bess' ed erano addestrati a sparare contro il nemico da una distanza di 50 metri.
Plunkett ha fatto 12 volte quella distanza. Per ben due volte.
Cova_minimale
00Tuesday, January 3, 2012 8:26 PM
Bella la storia di questo primissimo cecchino e complimenti Thomass per le bellissime storie che ci porti e questo nuovo contest=)!!!
Posso chiederti una delucidazione sulle date???Come ha fatto a muorire nel 1952 se ha combattuto una battaglia nel 1809?=)Ahaah Thomass la vecchiaia ti tira brutti colpi!=)
(richard)
00Wednesday, January 4, 2012 9:59 AM
Re: Introduzione e posizione n° 10
_Thomas88_, 03/01/2012 15.41:

Introduzione.

"Era notte e la visibilità era scarsa, ma ho visto un ragazzo con un AK-47 illuminato dalla luce del portico in una porta a circa 400 metri di distanza. Ho guardato attraverso il mirino. Sembrava solo un altro iracheno. L'ho colpito nella parte bassa dello stomaco e gli ho visto far cadere il fucile."
Specialista James Wilks, 25 anni, da Fort Worth, Texas.

L'occultamento è la chiave per diventare un gran cecchino.
Tiratori qualificati, che possono sparare con precisione da distanze incredibili con un addestramento specializzato in fucili ad alta precisione.
Inoltre, essi sono addestrati in mimetica, campo artigianale, infiltrazione, azioni di ricognizione e di osservazione, che li rende forse la più temuta presenza militare in una guerra.

Ecco la lista dei primi dieci cecchini della storia e di alcuni dei più grandi colpi mai sparati.

(la classifica non è stata stilata da me ma l'ho trovata sul sito al seguente link:
listverse.com/2009/11/13/top-10-snipers-in-history/)


Per la "top ten" dei più grandi cecchini della storia ecco la posizione numero 10:

Thomas Plunkett.


Thomas Plunkett (morto nel 1951 o 1952) era un soldato irlandese del British Army 95th Rifles.
Ciò che lo rende uno dei più grandi cecchini è che ha sparato al generale francese Auguste-Marie-François Colbert da una distanza elevatissima.
Durante la battaglia di Cacabelos, nel bel mezzo della ritirata decisa dall'ufficiale Moore verso Corunna nel 1809, Plunkett, usando un fucile Baker, sparò e colpì il generale francese da una distanza di circa 600 metri.
Data l'imprecisione incredibile dei fucili del 19° secolo, quello di Plunkett fu un colpo impressionante (o un gran colpo di fortuna).
Proprio per non far credere ai suoi compagni dell'esercito che quello era stato solo un colpo fortunato, decise di sparare una seconda volta. Così ricaricò l'arma e prese la mira. Anche il secondo proiettile colpì il bersaglio.
Plunkett riuscì a dimostrare di essere un grande cecchino a tutti i suoi compagni.

Solo per paragone i soldati britannici dell'epoca erano tutti armati di 'moschetti Brown Bess' ed erano addestrati a sparare contro il nemico da una distanza di 50 metri.
Plunkett ha fatto 12 volte quella distanza. Per ben due volte.




....se i fucili allora erano imprecisi le possibilita' furono due o la sua era un'arma perfetta,fuori dalla norma, o ha avuto due gran botte di culo nel colpire alla distanza di circa 600 metri......certo indubbiamente sapeva ben mirare e sparare.....ovvio! [SM=g10034]
eone nero
00Wednesday, January 4, 2012 10:26 AM
Oppure esiste un'altra possibilità, che le voci di popolo abbiano ingigantito quanto successo e con il passare di bocca in bocca si sia creato il mito.

La biografia di Thomas Plunkett

www.napoleon-series.org/research/biographies/c_plunkett.html



_Thomas88_
00Wednesday, January 4, 2012 1:58 PM
Re:
Cova_minimale, 03/01/2012 20.26:

Bella la storia di questo primissimo cecchino e complimenti Thomass per le bellissime storie che ci porti e questo nuovo contest=)!!!
Posso chiederti una delucidazione sulle date???Come ha fatto a muorire nel 1952 se ha combattuto una battaglia nel 1809?=)Ahaah Thomass la vecchiaia ti tira brutti colpi!=)




Oh porca miseria... [SM=g8243]
Scusate, errore grossolano!
Thomas Plunkett è morto nel 1851 o 1852, non 100 anni dopo...eheh

Per Eone:
effettivamente anche la tua ipotesi potrebbe essere quella veritiera.
Cioè che intorno a questo personaggio si sia creata una leggenda...
Però non possiamo saperlo con certezza... [SM=g2201354]
_Thomas88_
00Wednesday, January 4, 2012 7:28 PM
Posizione n° 9
Eccoci alla posizione numero 9.
Qui troviamo un cecchino della Guerra Civile americana.

Sergente Grace.

Il 9 Maggio 1864 il Sergente Grace, un cecchino confederato, realizzò un colpo incredibile, sia per la distanza da cui sparò sia per l'importanza della sua vittima.
Durante la battaglia di Spotsylvania Grace prese la mira con il suo fucile britannico Whitworthpe per colpire il suo persaglio posto alla distanza di circa 900m.
Il suo obiettivo era il generale unionista John Sedgwick. 900m, 1000 yarde, era una distanza molto lunga per quel tempo.
Durante l'inizio della schermaglia, i tiratori scelti confederati iniziarono a fare fuoco. Gli uomini di Sedgwick, per inganare il nemico, usarono delle anatre come falsi bersagli.
Sedgwick, però, rifiutò l'antatra e disse:
"Cosa? I miei uomini utilizzano questo modo per schivare dei singoli proiettili? Che cosa farete quando apriranno il fuoco lungo tutta la linea? Mi vergogno di voi. Non possono colpire neanche un elefante a questa distanza".
I suoi uomini lo avvertirono del pericolo ma il generale rifiutò ancora:
"Non colpirebbero un elefante a questa distanza."
Pochi secondi più tardi il proiettile sparato da Grace colpì Sedgwick appena sotto l'occhio sinistro.

La morte del generale Sedgwick fu un duro colpo per l'Unione perchè era la vittima con il più alto grado subita dagli unionisti.
Infatti, il tenente generale Ulysses S. Grant, informato della morte di Sedgwick chiese ripetutamente se fosse realmente morto.
bambino_69
00Wednesday, January 4, 2012 9:14 PM
belle queste mitiche storie e racconti di vita vissuta.
nel bene e nel male fanno anche parte del passato dell'umanità, anche se all'interno della nicchia storica dei cecchini
eone nero
00Wednesday, January 4, 2012 9:47 PM
Ho trovato questo sito che sembra abbastanza interessante, spero possa aiutarti nella ricerca, purtroppo non ho molto tempo per verificare, sto terminando una ricerca sulle strategie di battaglia ai tempi di Sun-Tzu.

www.snipercountry.com/sniphistory.asp



_Thomas88_
00Thursday, January 5, 2012 1:15 PM
Re:
eone nero, 04/01/2012 21.47:

Ho trovato questo sito che sembra abbastanza interessante, spero possa aiutarti nella ricerca, purtroppo non ho molto tempo per verificare, sto terminando una ricerca sulle strategie di battaglia ai tempi di Sun-Tzu.

www.snipercountry.com/sniphistory.asp







Grazie Eone. [SM=g8320]
_Thomas88_
00Thursday, January 5, 2012 4:08 PM
Posizione n° 8
Arriviamo alla posizione numero 8.
Qui abbiamo un Marine che mostrò la sua abilità durante la Guerra del Vietnam.

Charles "Chuck" Mawhinney.


Charles "Chuck" Mawhinney nacque nel 1949. Cacciatore accanito, entrò nell'US Marine Corp nel 1967.
Durante la Guerra del Vietnam stabilì un record molto particolare e incredibile:
il più alto numero di uccisioni confermate per un cecchino del corpo dei Marine, numero superiore perfino a quello del leggendario Marine Carlos Hathcock.
In soli 16 mesi Charles uccise 103 nemici. Questo numero è ufficiale ma, in realtà, le vittime di questo Marine furono molte di più.
Si stima infatti che altri 216 soldati nemici vennero probabilmente uccisi da "Chuck", secondo i dati militari.
Quando lasciò i Marine, Charles Mawhinney non disse a nessuno del suo ruolo durante il conflitto e solo un paio dei suoi compagni sapevano dei suoi incarichi e, quindi, delle sue imprese.
Solo moltissimi anni dopo qualcuno scrisse un libro in cui venivano illustrate nel dettaglio le sue incredibili abilità come cecchino. A quel punto, Mawhinney uscì dall'anonimato e divenne istruttore in una scuola di tiratori scelti.
Una delle sue frasi era:
"E' stata la battuta di caccia finale: un uomo che caccia un altro uomo che mi caccia. Non parlarmi di cacciare leoni o elefanti: loro non combattono con fucili e mirini. Mi è piaciuto moltissimo."

Un colpo mortale di routine veniva esploso da distanze comprese tra le 300-800 yarde (274m-731m), ma Mawhinney uccise molte delle sue vittime da distanze superiori alle 1000 yarde (914m), facendo di lui uno dei più grandi cecchini della Guerra del Vietnam.
_Thomas88_
00Saturday, January 7, 2012 3:51 PM
Militari USA liberano marinai iraniani sequestrati dai pirati
L'operazione condotta dalla marina americana è stata censurata dai media di Teheran.


Da più di un mese in ostaggio dei pirati somali, 13 marinai iraniani sono stati liberati dagli americani nelle acque dello Stretto di Hormutz.
Una storia passata sotto silenzio dai media di Teheran, se non con una breve notizia battuta dall'agenzia nazionale Irna. Ad annunciare l'operazione è stato il Pentagono spiegando che i 15 corsari sono stati arrestati.
L'operazione condotta dal cacciatorpediniere USS Kid, una delle navi da guerra in transito nel Golfo Persico dove la tensione nelle ultime settimane è salita alle stelle per i test missilistici iraniani e per le minacce del regime di chiudere il traffico marittimo a Hormutz.
«È come se foste stati mandati da Dio», ha detto uno dei marinai iraniani, Fazel Ur Rehman, 28 anni, ai militari americani, secondo quanto riferisce il New York Times che aveva un corrispondente e un fotografo a bordo della portaerei.

Fonte: Corriere della sera.It
www.corriere.it/esteri/12_gennaio_07/marinai-iraniani-liberati-usa_5eaa7da8-390f-11e1-af60-0a4a95cfbe...
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