"Le voci di Nikolajewka"

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Sittlieb
00Thursday, January 25, 2007 7:58 PM
Ascoltando il canto di De Marzi.
Domani è l'anniversario di questa strage.


"Nikolajewka è la località spersa nella vasta pianura russa, dove scorre il fiume Don, divenuta famosa per la battaglia disperata ingaggiata dagli uomini della "Tridentina", unitamente a quelli d’altre unità combattenti alpine, per uscire dall’accerchia- mento che l’esercito sovietico aveva creato attorno a queste truppe e ad altri quarantamila sbandati sia dell’armata italiana sia delle forze alleate (tedeschi, ungheresi e rumeni).

Il 26 gennaio 1943, con 30° gradi sotto zero, dopo giorni di ritirata sempre incalzati dalle truppe e dai partigiani russi, con equipaggiamento "standard", cioè che andava bene sia in Africa sia in Russia, e con armi inadeguate (arma individuale era il moschetto mod.1891), gli alpini, quasi con un atto disperato, urlando e brandendo i fucili a mo’ di clava dopo aver terminato le munizioni, incitati dal loro comandante, il generale Riverberi, che dall’alto di un carro armato tedesco, a più riprese, urlava "Avanti Tridentina!", riuscirono a rompere l’accerchiamento prendendo di sorpresa i russi che rimasero sbigottiti di tanta irruenza. Ma la vittoria non fu incruenta! Gli alpini, che già erano stati decimati nelle settimane precedenti dal meglio equipaggiato ed armato esercito sovietico, ma, soprattutto, dal grande gelo dell’inverno russo, lasciarono migliaia di morti e di feriti sulla neve della piana di Nikolajewka che precedeva il terrapieno della ferrovia oltre la quale si apriva la via del ritorno a casa.

Le voci di Nokolajewka non contiene un testo, ma solo una parola, Nikolajewka, che scandisce la musica di questo canto con una melodia minimamente ispirata alla musica popolare russa, una melodia che, sembrando provenire da lontano, ricorda dapprima il miraggio della salvezza che per molti, invece, termina con le urla di chi è senza speranza; sono quindi le voci della disperazione che ci vogliono ricordare quanto la guerra sia crudele, brutale e disumana, qualsiasi guerra, anche quella che oggi è considerata "giusta". Non esistono guerre di questo tipo! Fu, quella che terminò 60 anni fa, una guerra che sconvolse il mondo e che procurò immani sofferenze ai soldati, alle popolazioni civili ed alle comunità ebraiche."

Di Sergio Piovesan da www.coromarmolada.it/nicolajekwa.htm [SM=x948586]

[Modificato da Sittlieb 25/01/2007 19.58]

Sittlieb
00Thursday, January 25, 2007 8:20 PM
Da "Il Sergente nella Neve" (M.Rigoni Stern)

" “Sento qualcuno che geme e invoca aiuto. Mi avvicino. È un alpino, è ferito alle gambe e al ventre da schegge d’anticarro. Lo circondo con le braccia sotto le ascelle e lo trascino...… Sprofondo nella neve, avanzo, cado e l’alpino geme…… Dico all’alpino di provarsi a camminare. Egli tenta inutilmente, e ci fermiamo dietro un mucchio di letame……

Lo ritrovai un giorno, finito tutto, a Brescia. Non lo riconobbi, ma lui mi vide da lontano, mi corse incontro, mi abbracciò. – Non ricordi sergentmagiùr? – Io non lo riconoscevo e lo guardavo. – Non ricordi? – ripeteva e si batteva con la mano sulla gamba. – Va tutto bene ora. – E rideva. – Non ricordi il 26 gennaio? – Allora mi ricordai e tornammo ad abbracciarci con tanta gente attorno che ci osservava senza capire”. "
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