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Ricorrereste mai all'agnizione?

Ultimo Aggiornamento: 12/11/2009 21.05
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08/11/2009 22.26
 
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L'agnizione (dal latino agnitio, "riconoscimento") è un artificio letterario, usato sovente in passato, consiste nell'improvviso e inaspettato riconoscimento dell'identità di un personaggio, che determina una svolta decisiva nella vicenda, come ad es. il ritrovamento di un/a figlio/a dato per morto/a, questo sovente permette al personaggio in questione di cambiare status sociale (di solito si passa dalla più nera miseria ad una condizione molto più agiata) o di congiungersi alla persona amata (in questo caso è tipico il caso di un giovane che ama una sua coetanea, ma questa è insidiata da un rivale non più giovane e probabilmente anche di facili costumi, ma alla fine si scopre che la ragazza è sua figlia, scomparsa anni prima in circostanze piuttosto drammatiche, ergo a questo punto il più attempato deve tirarsi indietro), cosa ne pensate delle storie che hanno questo elemento, e vi ricorrereste mai in caso di stesura di una storia?

Noi cerchiamo noi stessi l'uno nell'altro.
Sayat Nova

Dubbio, uno dei nomi dell'intelligenza
Jorge Luis Borges

Cenedl heb iaith yw cenedl heb galon.
(un popolo senza lingua è un popolo senza cuore)
Proverbio gallese


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Utente Senior
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08/11/2009 22.52
 
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Oddio, credo sia l'espediente più vetusto e abusato che esista, uno dei deus ex machina più beceri dell'universo XD
Un clichè, insomma. Diciamo che ci può stare all'interno di un intreccio, ma se l'intero intreccio è l'agnizione, si scrive un clichè e basta. Che per carità, ci può stare benissimo (i what if si basano spesso su cose del genere), ma io preferisco usare questo espediente all'interno di un disegno più ampio, come nota di colore, non certo come nodo centrale.
Anche perchè se no il rischio Mary Sue è proprio dietro l'angolo.
[Modificato da § promethea § 08/11/2009 22.57]

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Lemming McLem






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Goddess of Pornazz
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08/11/2009 23.02
 
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Diciamo che dopo duemila e passa anni, forse potremmo evitare di usarlo...


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Under construction.
Firma in ristrutturazione dopo soli 4 anni!

"Cosa mi dici di te?"
"Beh..." Logan si guardò intorno: l'acqua che inondava il pavimento, le candele, il cavo metallico annodato alla testata del letto, le carte, le bottiglie di birra, lattine di zuppa vuote, le briciole di crackers in mezzo al letto, e Victor che provava con ben poco successo a non ridere. "Sto bene", disse onestamente.



"Se il tuo odio scorre profondo, fa' che diventi la tua anima, il tuo respiro, il sangue nelle vene, il nucleo di ogni tua cellula. Quando ti avrà riempito completamente prendilo e modellalo, plasmalo, fallo diventare la tua arma e scaglialo contro il tuo nemico. Che possa morire distrutto da ciò che egli stesso ha creato." (Mark Volk)
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08/11/2009 23.33
 
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Noppietà. Come ha detto Promethea, passi se è una virgola in mezzo a qualcosa di più ampio... o no, ripensandoci, no, proprio non lo reggo [SM=g7560]

In particolare i triangoli amorosi calciorotati in una direzione perché dall'altra c'è un incesto no, no, no.

L'ultima volta in cui l'ho visto usato bene è stato FFX, credo. Un bel proiettare all'esterno il conflitto padre-figlio la cui lenta risoluzione forma la seconda spina dorsale della trama.

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Have you heard of the city, the deep city, the ancient uru, where there was power to write worlds?

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08/11/2009 23.41
 
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*si sente l'eco di un 'Trame Deliriooooooooooo'*

Una volta l'ho inserito in una TramaDelirio, ma al contrario: invece di far scoprire che Tizia A e Caio B sono parenti e quindi non possono stare insieme, ho fatto scoprire che Tizia A e Caio B NON sono davvero parenti come si pensava e, quindi, POSSONO stare insieme XD
Per fortuna è rimasta solo una TramaDelirio come tante altre. E BASTA. XD

In definitiva, *mmm*, non lo disprezzo (non disprezzo nessun cliché, a prescindere), il tutto sta sempre nell'abilità dello scrittore: se è bravo e scrive bene, me lo tengo senza fare storie. *annuisce*


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09/11/2009 00.19
 
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Nel caso di una storia che sto scrivendo, ebbene sì, più in là dovrei utilizzare proprio l'espediente dell'agnizione. Almeno in parte. Scelta un po' obbligata, o comunque pontificata a priori, giacchè, in soldoni, nel caso particolare si parla di un personaggio che ha un'amnesia e di verità che gli vengono taciute. Però, voglio dire, non è che tutta la trama della storia ruoti attorno a questo particolare. Si tratta semplicemente di uno dei vari filoni. Niente amori tormentati che si risolvono con l'agnizione da "deus ex machina" o paternità segrete alla Beautiful, insomma! [SM=g7563]
Il problema, a mio parere - e lo stesso discorso potrei fare su quanto concerne la maggior parte degli "espedienti narrativi" - è semmai saperli inserire, indirizzare, calibrare con attenzione e un pizzico di originalità, senza scadere nelle più becere banalizzazioni o in patetismi di sorta. Penso che l'originalità, il non cadere nel cliché con tutte e due le gambe, e parlo in linea generale, non dipenda tanto da "cosa" si va a raccontare (in letteratura, dall'alba dei tempi, sono stati trattati pressochè tutti gli argomenti, o comunque gli argomenti più disparati, e credo valga la stessa cosa anche per le situazioni e gli "espedienti narrativi" posti - nel bene o nel male - a dare una svolta ad un determinato intreccio... Vedete un po' voi!), ma "come", con quanta abilità l'autore riesce a veicolarlo al lettore. Penso che questo discorso di linea generale, perchè no, possa essere esteso anche al caso dell'agnizione.
Credo, insomma, che un autore con talento ed esperienza da vendere (ovviamente, non mi riferisco al mio caso; mi riferisco a scrittori con i contro-attributi che, anche partendo da una trama dallo scheletro e dalle implicazioni non originalissime, riescono poi a trarre lavori di tutto rispetto e per nulla improbabili a livello di originalità e verosimiglianza) sia in grado di narrare in maniera originale e personale qualcosa che a primo acchito sembrava presentare poco e nulla di realmente "innovativo".
Che poi, se si parla dell'agnizione come sistema banale appiccicato a pera per risolvere in fretta e furia una situazione nella quale l'autore non sapeva più come districarsi altrimenti, ed il tutto banalizzato al massimo, fino a fare a pugni con tutto ciò che era stato narrato in precedenza e a scadere nel più trito déjà-vu... Beh, in tal caso lo reputo un cliché senza speranza d'appello e anche mal architettato. Buono per soap-opera di scarso spessore, insomma.
[Modificato da @mber88 09/11/2009 02.15]





Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

(Catullo)
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09/11/2009 11.32
 
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Mi sa che l'ho fatto! In un racconto che qui su EFP non ho ancora pubblicato, c'è qualcosa di simile allo "scoprire che X è parente di qualcun altro...", però è una cosa molto di sguincio. Niente scene strappalacrime su figli della colpa che rispuntano all'improvviso, proprio no. Non nego che sarei molto contenta di riuscire a piazzare una bella agnizione nel bel mezzo di una storia, mi viene l'acquolina in bocca solo a pensarci, perché adoro il romanzo di appendice con i suoi fantastici clichè. Il guaio è che bisognerebbe riuscire ad usarlo in modo che il lettore sorrida, riconosca il clichè ma nonostante questo non mandi maledizioni all'autore. Altrimenti non vale, ovvio. Quando si scrivono storie in fondo si fa come ai matrimoni: si mette sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio e qualcosa di prestato. (Se poi usate il rosa e l'azzurro come metafore per maschile/femminile, Yin/ Yang, sole/luna, ecco che la somiglianza si fa ancora più marcata, ma qui si esula dal discorso.)

Va beh, mi accontento della mia mini-agnizione. E' già un passo avanti nella direzione giusta.

Però una bella agnizione, dai!
[Modificato da ReaderNotViewer 09/11/2009 11.33]

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09/11/2009 13.53
 
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Qualsiasi cliché se inserito bene è bellissimo da leggere.
*si abbarbica ai suoi con piglio morboso - toglietemi tutto ma non i miei cliché*

Qualcosa di più per allungare la brodaglia del monoriga:
1) Mi è capitato di trovarne e di apprezzarlo, perfino all'interno di trame che vedevano la Grande Rivelazione come principale colpo di scena.
2) Mi è capitato di scriverne e di divertirmi a scriverne, perfino all'interno di trame che vedevano la Grande Rivelazione come principale colpo di scena.

In definitiva quoto Mel [SM=g7563]
[Modificato da El Defe 09/11/2009 13.57]

Post: 246
Utente Junior
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09/11/2009 14.06
 
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Pensavo fosse una pratica di tortura, dal titolo del topic ^____^ Comunque, è un vecchio clichè. Ma non per questo lo disprezzo... se ben usato, naturalmente.

C'è da dire che è stato sfruttato in tutti i senti possibil e immaginabili: ricordo che lo lessi in un'opera teatrale di Lessing (Nathan il saggio, credo)... e mi deluse da morire. Per tutta l'opera il cavaliere e la figlia adottiva dell'ebreo amoreggiano, poi si scopre che sono fratelli ç___ç Un po' triste *scuote la testa*

Faccio quello che faccio per le più serie delle ragioni: amore, soldi e ossessione.
[Stephen King]



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09/11/2009 14.25
 
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Qualsiasi cliché se inserito bene è bellissimo da leggere.


Questo è pacifico. Però ci sono quelli che personalmente ti sono più vicini (e ti piacciono di più da lettore e li scrivi volentieri da autore) e quelli che ti sono più lontani (ed è raro che ti piacciano da lettore e deve nevicare all'inferno perché tu li scriva da autore).


Quando si scrivono storie in fondo si fa come ai matrimoni: si mette sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio e qualcosa di prestato.


E questo è adorabile!

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Post: 125
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09/11/2009 15.48
 
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Io non ho nessun problema con gli stereotipi. Sarà perché sono abituata da anni di letture postmoderne, trovo questi modelli ripetuti, questi personaggi e situazioni topici come molto divertenti, gustosi, se usati nel modo giusto.
A me non interessa se una situazione esiste da secoli e millenni, credo che il ripeterla faccia parte di uno dei tanti giochi possibili della scrittura. Per dire, se uno riprende dopo 2700 anni la figura di Ulisse, non lo critico certamente per questo!
Riguardo all'agnizione, come ho detto non m'interessa che la trama sia originalissima, ma se la bolla di vetro del testo funziona o meno.
[Modificato da Kanchou 09/11/2009 22.01]

...................................................
So softly dark, and darkly pure
...................................................



Post: 124
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10/11/2009 12.32
 
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Re:
crimsontriforce, 09/11/2009 14.25:


Questo è pacifico. Però ci sono quelli che personalmente ti sono più vicini (e ti piacciono di più da lettore e li scrivi volentieri da autore) e quelli che ti sono più lontani (ed è raro che ti piacciano da lettore e deve nevicare all'inferno perché tu li scriva da autore)




Questo pure è vero - e infatti è l'unico motivo per cui non ho ancora pensato di toccare La Torre dei Cliché XD ho paura di certe cose, anche se nel momento in cui mi capitano, ameno XD

*coccola la storia in cui X molla Y per mettersi con la discendenza di Y* *stellina*

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10/11/2009 15.59
 
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Io sono tra coloro che amano questo clichè. Un po' perchè, come diceva qualcuno qua sopra, è di quelli proprio primordiali, che sanno quasi di novità perchè i pochi che osano usarli conoscono il loro mestiere.
L'altro po' è la mia passione per il "Carramba che sorpresa!", mglio se in combo col gemello scomparso alla nascita (sono pessima, lo so).
Nelle mie storie ho usato solo una volta l'agnizione, ma alla rovescia: di solito ad essa segue il lieto fine e lo scioglimento dei problemi. Nella mia al protagonista viene tenuta celata la sua identità per salvargli la vita, ed ecco che capita il tizio che lo riconosce e la svela. Da lì i guai.

Post: 413
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10/11/2009 16.31
 
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Non escludo di usarla, prima o poi!
Sono d'accordo anch'io col partito del "basta usarlo bene ed ogni cliché è permesso". ^_^



Post: 486
Utente Senior
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11/11/2009 11.59
 
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L'importante è evitare le situazioni tipo Star Wars... Se si riesce a usare la cosa in maniera propria, senza appoggiarsi ai casi già più che noti magari la cosa può essere interessante! ^_^

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12/11/2009 11.26
 
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Secondo me il punto è sempre lo stesso.
Se un storia è scritta bene, con cura e con un minimo di intelligenza, agnizione o no, è e rimane sempre una buona storia.
Se una bella storia ricorre all'agnizione diventa di colpo un orrore illeggibile? No di certo.
È un clichè vecchio come molti altri espiedienti narrativi che vengono abitualmente usati; guardatevi lo schema narrativo di Propp e/o il modello attanziale di Greimas, ve lo dice una che ha fatto la tesi in semiotica e che ne ha abbastanza! XD
Gli esempi fatti per riassumere il concetto di agnizione sono grossomodo le funzioni di "identificazione" (dell'eroe/protagonista come tale per merito/discendenza), "smascheramento" (del falso eroe) e "trasfigurazione" (il protagonista assume un nuovo ruolo e/o sembianza) dello schema proppiano. Per Greimas questo avviene nella fase finale della "sanzione" in cui il protagonista riceve un compenso o premio per il proprio operato che lo porta a cambiare stato (nelle fiabe classiche, russe in questo caso, l'eroe sposa la principessa e diventa re, per dirne una).
Ciò non vuol dire che qualsiasi caso di agnizione rientri di forza in una di queste funzioni perché le eccezioni fortunatamente esistono e ci sono mille varianti di questo aspetto. L'uso - abuso di questo espediente porta però ad un pessimo risultato, banale e scontato; cosa che in una buona storia di norma non dovrebbe accadere.
L'agnizione è usata di continuo: in Harry Potter, in Dragon Ball, in Naruto... e chi più ne ha più ne metta.

[Modificato da SimmyLu 12/11/2009 11.27]

Post: 217
Utente Junior
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12/11/2009 11.42
 
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Se un storia è scritta bene, con cura e con un minimo di intelligenza, agnizione o no, è e rimane sempre una buona storia.


Quoto SimmyLu.


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Post: 124
Utente Junior
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12/11/2009 21.05
 
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Più che altro a me sembra una soluzione di comodo! ma dipende, se l'autore è bravo può venirne fuori anche qualcosa di bello...come avete già detto voi dipende tutto dal contesto. se il contesto fosse originale e questo espediente venisse usato bene non mi darebbe fastidio.
anche io l'ho usato in passato mi pare... ma al momento preferisco non servirmene perchè credo di non essere capace di usarlo in modo da non farlo sembrare banale!
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