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Testimoni di Geova: Risposte a Domande
 
 
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Colossesi 1:16-20

Last Update: 9/20/2021 6:25 PM
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È giusto inserire "altre"?

"15 Lui è l’immagine dell’Iddio invisibile, il primogenito di tutta la creazione; 16 infatti tramite lui sono state create tutte le altre cose nei cieli e sulla terra, visibili e invisibili, che siano troni, signorie, governi o autorità. Tutte le altre cose sono state create tramite lui e per lui. 17 Lui è prima di ogni altra cosa, e tramite lui tutte le altre cose sono state portate all’esistenza. 18 È il capo del corpo, la congregazione. È il principio, il primogenito dei morti, così da essere il primo in ogni cosa;". (TNM 2013)

Questi versetti hanno incontrato molta contestazione da parte di vari studiosi, che ritengono il comitato di traduzione della TNM colpevole di aver seguito la propria teologia personale, soprattutto nell’inserire l'espressione 'altre' nel testo. Tali oppositori credono che Gesù sia Dio, (o a Lui uguale) poiché ritengono che questi versetti (senza la parola 'altre') forniscano i seguenti insegnamenti:
1. Gesù è il solo che ha creato tutte le cose. I trinitari affermano che l’inserimento di 'altre' nella TNM sminuisce il fatto che Gesù sia il creatore di TUTTE le cose, sminuendo così la sua gloria e ponendolo sul livello delle cose create!
2. Gesù è definito il primogenito. Significa che egli è "preminente", che sta sopra tutta la creazione, ma che non fa parte della creazione.

Gesù è Geova? 

I pensieri esposti sopra sono corretti? In primo luogo faremo bene a esaminare il contesto delle parole di Paolo per poter pervenire a un corretto intendimento. Cominciando da Colossesi 1:12-15, leggiamo:
"12 ringraziando il Padre che vi ha reso degni di avere una parte nell’eredità dei santi che sono nella luce. 13 Egli ci ha liberato dal potere delle tenebre e ci ha trasferito nel regno del suo amato Figlio, 14 mediante il quale abbiamo la nostra liberazione per riscatto, il perdono dei nostri peccati. 15 Lui è l’immagine dell’Iddio invisibile, il primogenito di tutta la creazione;

È ragionevole dedurre da questi versetti che il Padre ha la responsabilità di porre i discepoli sotto la direttiva o il dominio di Gesù, il "Figlio del suo amore [del Padre]"? Quindi si può dire che il contesto addita il Padre e le opere che compie verso i discepoli del primo secolo (la congregazione degli unti)? Riteniamo questa deduzione ragionevole, specialmente alla luce di quello che Paolo afferma additandoci questo "Figlio del suo amore [del Padre]". Egli ci dice al versetto 15 che Gesù è l’immagine (greco: eikon) dell’Iddio invisibile, il primogenito di tutta (greco: protokos pases) la creazione (greco: ktùseos). Guardiamo a ciascuna di queste due descrizioni di Gesù prima di passare al versetto 16. (GNo = indice numerico del greco di Strong)
Gesù è l’immagine (eikon) dell’Iddio invisibile. La parola greca eikon conforme al significato dell’indice di Strong: (GNo. 1504) "una similitudine, cioè (letteralmente) statua, profilo, o (figurativamente) rappresentazione, somiglianza:immagine". Questa parola eikon deriva da eiko (GNo. 1503) "apparire, un verbo primario [forse simile a (GNo. 1502) attraverso il concetto di debolezza come copia]; assomigliare:essere simile".

Notate un’altra descrizione di Gesù in Ebrei 1:3 in cui è definito "l’esatta immagine" (KJV) di Dio. La parola corrispondente a "l'immagina esatta" è la parola charakter, (GNo. 5481) di Ebrei 1:3 che significa "…bulino o incisore (arnese o persona) cioè (implicitamente) incisione (["carattere"], la figura impressa, cioè una copia esatta o figurativamente]  rappresentazione): immagine esatta". Per completare il ragionamento, fare l’impronta di uno stampo. NON è lo stampo, ma piuttosto il "vaso" o "timbro di creta" che reca l’impronta (la figura impressa). Se fatta accuratamente, l’impronta sarebbe una copia o rappresentazione esatta, non è vero?
 
Il dizionario esplicativo completo di Vines nel trattare la parola immagine fa notare una stretta relazione tra eikon e charakter. (Pensate alle parole italiane che derivano da queste due: icona e carattere e al significato che diamo loro). Tuttavia pensiamo che Vines faccia un’affermazione e un’ipotesi ardite nel dire "Nel NT è usata metaforicamente in Ebrei 1:3 riguardo al Figlio di Dio come ‘l’esatta immagine (marginalmente, l’impronta) della Sua sostanza’ RV. La frase esprime il fatto che il Figlio è nello stesso tempo personalità distinta da Lui, e tuttavia letteralmente uguale a Colui della cui essenza Egli è l’adeguata impronta (Liddon)".

Dal nostro punto di vista, quel tipo di concetto (che è in sintonia con coloro che credono che Gesù sia Dio) sta interpretando le Scritture con una propria "teologia" o "dottrina" esattamente come si presume che faccia la TNM. I commenti non aderenti al testo non danno al lettore un fondamento che supporti il loro concetto, ma l’impressione come di un fatto che riguardi ciò che lo scrittore afferma.

La TNM è accusata di inserire nel testo parole e concetti conformi a quello che crede il comitato traduttori TNM, tuttavia constatiamo che la TNM è onesta e non interpreta queste parole con concetti personali. Voi come la pensate?

Noi pensiamo che Paolo porti alla nostra attenzione che Gesù NON è l’originale, ma piuttosto una copia, un riflesso o una somiglianza dell’invisibile Iddio. Egli NON è l’invisibile Dio Onnipotente, ma il riflesso dell’invisibile Dio Onnipotente. Possiamo vederlo simile come riflesso dentro uno specchio. Quando vi guardate dentro uno specchio, vedete il vostro riflesso o una copia di voi stessi. Nessuna persona ragionevole direbbe che l’attuale riflesso nello specchio sia "letteralmente" voi. Perché voi siete quelli che vi guardate nello specchio. Quello che proviene dallo specchio è il vostro riflesso. La stessa cosa vale per Gesù. Egli NON è l’invisibile Iddio, ma il suo riflesso o copia dell’Iddio invisibile. Gesù quindi è il riflesso o l’immagine, NON l’Origine. Perciò Gesù NON è Dio.

Gesù è il "primogenito della" creazione. Ora qualcuno afferma che, se Paolo avesse inteso [Gesù] creato per primo, avrebbe usato il termine "protoktistos", che in greco significa creato per primo. Greg Stafford (nel suo libro Jehovah’s Witnesses Defended [Apologia dei testimoni di Geova] pag. 92) riferisce che quest’espressione non entrò nell’uso popolare prima del secondo secolo o della prima parte del terzo E.V. Egli dà ampi dettagli inerenti l’uso del termine e la sua collocazione nei primi manoscritti greci. Paolo intendeva usare realmente il termine Creato per primo? Considerate quanto segue.
 
Alcuni vogliono sostenere che "la parola primogenito, come è usata nella Bibbia, non sempre significa letteralmente colui che fu generato o creato", e questo è vero, e siamo d’accordo. Davide fu chiamato da Geova "mio primogenito" nel Salmo 89:27. Tuttavia Davide non fu letteralmente il primogenito della famiglia di Jesse; in realtà era l’ultimogenito. Così in qual senso potè essere chiamato primogenito da Geova? Il termine primogenito qui si riferisce alla posizione preminente di dominio e al patto per un regno stipulato [da Dio] con lui, per sedere sul trono di Geova, come il primogenito dei discendenti dalla sua linea familiare. Questa scrittura fu adempiuta profeticamente in Gesù come discendente dalla linea di Davide, com’è dichiarato in Giov. 7:42: "Il passo della Scrittura non dice forse che il Cristo viene dalla discendenza di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?”.

Sulla base di questo, alcuni deducono che il termine "primogenito", com’è tradotto in Col. 1:15, mostri il ruolo di "preminenza" che Gesù avrebbe avuto sulla creazione. Questo concetto è in armonia con quello che afferma Paolo in Col. 1:15? La risposta a cui giungiamo è NO!
Il termine usato da Paolo qui non era "primogenito", come in Salmo 89:27, ma "primogenito DI". Allora che importanza ha quest’espressione? Il termine "primogenito DI", conforme alla Concordanza di Strong, appare in 34 differenti passi biblici (escluso Col. 1:15 come l’unico passo nella JKV NT). Ogni singolo caso in cui viene usato mostra che (il soggetto) a cui si fa riferimento si trova nella classe o nel gruppo di quelli menzionati. Guardiamo pochi esempi di questo.
In Esodo 11:5 leggiamo: 5 ...e dal primogenito del faraone che siede sul suo trono al primogenito della serva che lavora alla macina a mano, fino a ogni primogenito del bestiame.
Qui vediamo che quelli che sono chiamati "primogeniti" sono membri della classe o del gruppo che viene immediatamente menzionato, cioè: "il primogenito di Faraone","... era della casa di Faraone..."il primogenito della serva, "…era una schiava, o serva…"il primogenito della bestia" … era una bestia. Quindi tutti questi menzionati come "primogeniti DI" erano membri della classe o del gruppo menzionati nel testo.
Allora significa, come ha detto qualcuno, che Gesù avrebbe dovuto essere chiamato il primogenito di Geova? Poiché se egli è il "primogenito di ogni creatura" (JKV), dovremmo concludere che "la creazione generò Gesù", dato che Faraone "generò il suo primogenito?
 
Ebbene, che cosa intese dire Paolo? Egli chiamò Gesù "prototokos pases ktiseos", "il primogenito di tutta la creazione". (TNM 2013) Paolo scrisse queste parole ispirate nel caso grammaticale chiamato genitivo partitivo. Il Manuale di grammatica greca del NT a pag. 79 indica "un sostantivo [nel caso di Col. 1:15 sarebbe prototokos o primogenito] potrebbe essere definito, indicando nel genitivo [in Col. 1:15 sarebbe pases ktiseos o di tutta la creazione] l’intera [creazione] della quale egli [primogenito] è parte". Quindi, conformemente al Thayer’s Greek Lexicon [Lessico greco di Thayer] a pag. 555", [Gesù] … venne all’esistenza mediante Dio prima dell’intero universo di cose create".
Pertanto, questo termine "primogenito di" non indica un soggetto generato da qualcuno, ma piuttosto un soggetto che fa parte di una classe o un gruppo ai quali esso appartiene!

Sì, Gesù si trova certamente nel gruppo di quelli che furono creati. (Prov. 8:22; Giov. 3:16) Tuttavia, la sua creazione è molto unica com’è evidente dall’espressione usata da Paolo "il primogenito di tutta la creazione". Che cosa ci dice esattamente questo?
Guardiamo Col. 1:18 "È il capo del corpo, la congregazione. È il principio, il primogenito dei morti, così da essere il primo in ogni cosa;".
Notate qui che Gesù è chiamato il "primogenito dai morti". Come può essere vero dal momento che sia Gesù che altri profeti di Dio risuscitarono dei morti? Sì, proprio così! Pertanto quest’espressione applicata a Gesù indica il tipo di risurrezione da lui avuta. La sua risurrezione doveva essere unica in sintonia col termine "primogenito dai morti" applicato a lui. Ma in quale modo?
La Bibbia indica due modi in cui Gesù merita il titolo di "primogenito dai morti".

Primo: Galati 1:1 dice: "Paolo, apostolo non da parte di uomini né per mezzo di un uomo, ma tramite Gesù Cristo e Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti".
Pietro dice in Atti 5:30: "L’Iddio dei nostri antenati ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a un palo". (TNM)
Sì, fu Dio il Padre medesimo che risuscitò Gesù direttamente.
Rammentate le parole di Gesù in Giov. 5:28, 29: "Non meravigliatevi di questo, perché verrà il tempo in cui tutti quelli che sono nelle tombe commemorative udranno la sua voce e ne usciranno...".
Quando i morti saranno risuscitati nel futuro, saranno destati perché avranno udito la voce di Gesù. (Vedete 1 Tess. 4:16 sotto) Pertanto, tutte le risurrezioni che sarebbero avvenute dal giorno della morte di Gesù in poi, sarebbero state compiute mediante Gesù Cristo. Mentre Gesù fu risuscitato direttamente dal Padre. Ed è in questo senso che è appropriato definire Gesù il primogenito dai morti. Comunque è pure in un altro senso che Gesù merita questo titolo.

Secondo: Gesù disse ai suoi discepoli che dove lui fosse stato, sarebbero stati anche loro. Giov. 14:3 dichiara: "E quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi accoglierò a casa presso di me, così che dove sono io siate anche voi". Sì, proprio come Gesù fu risuscitato ai cieli, lo sarebbero stati anche i suoi discepoli. Notate che Gesù disse: "Verrò di nuovo e vi accoglierò a casa presso di me". È evidente, Gesù era colui che avrebbe risuscitato quelli che sarebbero stati in cielo con lui. Questo ci è reso più chiaro in 1 Tess. 4:16, dove leggiamo: "perché il Signore stesso scenderà dal cielo con un comando, con voce di arcangelo e con tromba di Dio, e quelli che sono morti uniti a Cristo risorgeranno per primi".
Si evince chiaramente che Gesù fu il primogenito dai morti per salire al cielo. Altri lo avrebbero seguito. Gesù, come notiamo dalle parole di Paolo più sopra, scenderà e i morti udranno la sua voce, e quelli che sono uniti a lui (Rom. 8:15, 16) saranno risuscitati ai cieli. Altri, come dichiara Giov. 5:28, saranno pure risuscitati da Gesù su una gloriosa nuova terra. (Salmo 37:11, 29; Matteo 5:5; 2 Pietro 3:13; Riv. 21:3, 4)
[Edited by F.Delemme 9/20/2021 6:25 PM]
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    2 parte

    Quindi per capire pienamente ciò che l’apostolo Paolo intese dire col termine "primogenito di tutta la creazione", dobbiamo riprendere la discussione su Col. 1:16. È Gesù il creatore di tutte le cose e l’inserimento della parola "altre" è appropriato?

    Innanzitutto notiamo dalla conclusione del versetto 16: "Tutte le altre cose sono state create tramite lui e per lui". Notate qui che Gesù è colui "mediante il quale tutte le altre cose furono create". La parola greca tradotta "mediante" è dia. In questo versetto, dia significa: "canale di un’azione, agenzia, mezzo". Sì, Gesù fu il "mezzo mediante il quale" la creazione venne all’esistenza.
    Notate pure che questa creazione venne all’esistenza "per" lui. Chi fece questo "per lui"? Paolo ce lo rivela in Ebrei 1:1, 2: "Dio, che anticamente parlò in molte occasioni e in molti modi ai nostri antenati per mezzo dei profeti, alla fine di questi giorni ha parlato a noi per mezzo di un Figlio che ha costituito erede di tutte le cose e mediante il quale fece i sistemi di cose".
    È fuor di dubbio, fu proprio il Dio e Padre di Gesù, Geova (Michea 5:4) che creò il sistema di cose mediante suo Figlio che stava con lui nei cieli! (Prov. 30:4; 8:22, 30; Gen:1:26)

    Ma è appropriato inserire la parola "altre" nel testo di Col. 1:16, 17? Ebbene, come abbiamo già assodato, è stato Geova, il Padre, l’autore della creazione. Gesù fu del Padre il mezzo o lo strumento o il canale mediante il quale la Sua creazione venne all’esistenza. Com’è stato già dimostrato sopra, il Padre è stato responsabile della chiamata dei discepoli sotto il dominio o regno di Gesù, il "Figlio del suo amore [del Padre]". Pertanto il contesto di Col.1:15, 16 ci addita il Padre.

    Allora, se NON dovessimo aggiungere la parola "altre" nel testo, quale significato ne deriverebbe? Ebbene, se Gesù avesse creato TUTTE LE COSE CHE ERANO NEI CIELI, saremmo costretti ad affermare che Gesù avrebbe creato suo Padre, dato che suo Padre sta nei cieli! E il contesto indica che il Padre mandò suo Figlio. E il Padre molto certamente è una "cosa".
    Webster definisce la parola "cosa" così: "riferito a entità, individuo, oggetto tangibile, persona". Sì, tutte le cose nei cieli includono il Padre, che concordemente ai trinitari è una persona. Allora dovremmo immaginarci che Gesù creò il Padre? Tuttavia la Bibbia insegna che il Padre è il Re d’eternità in 1 Tim.1:17. Chi è in tale posizione non può essere una cosa creata! Pertanto E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO che la parola "altre" venga inserita nel testo onde evitare confusione su questo argomento.
    Comunque, come andremo a vedere, questa non è l’unica ragione che rende appropriato l’inserimento della parola "altre".

    Facendo un momento di pausa, andiamo ad esaminare ciò che alcuni hanno affermato erroneamente. Qualcuno dice che Paolo potesse aver usato in questo testo un’altra parola se avesse voluto dire che Gesù fu "esattamente una creatura". Ebbene, molto semplicemente, questo NON è quello che Paolo volle dire in questo testo! Questo NON è il senso che Paolo vuol trasmettere del versetto. Perciò, quelli che sostengono questo, non hanno nemmeno compreso il versetto nella prima parte. Poiché Paolo rivelò al versetto 15 che la creazione di Gesù era unica. 

    Il concetto di Paolo era che Geova aveva creato il Figlio suo Gesù direttamente, e che di conseguenza gli competeva il titolo di "primogenito di tutta la creazione". Lo troviamo confermato in Giov. 3:16: "l’unigenito Figlio". La creazione di Gesù era un tipo differente di creazione, nella quale NON era stato usato alcun "canale" o "mezzo" mediante cui Gesù potesse venire all’esistenza, poiché fu l’unica entità creata direttamente da Geova. Tutte le "altre" creazioni erano differenti tipi di creazioni, essendo venute tutte all’esistenza mediante Gesù quale "canale" o "mezzo mediante il quale" esse poterono venire all’esistenza. Quindi, queste "altre" cose erano tutte differenti in quanto create MEDIANTE Gesù. Questo è il motivo per cui Gesù è chiamato "prototokos" "primogenito" di tutta la creazione, o ‘monogenes’ di Dio, ‘il suo unigenito’.

    Per quanto riguarda queste "altre" cose, Gesù è il mezzo mediante il quale esse furono portate dal Padre all’esistenza. Comunque c’è da smentire anche altri che erroneamente sostengono che Dio creò Gesù, dopo di che Gesù creò tutte le altre cose! Proseguiamo la nostra discussione.

    La traduzione di ebraico, aramaico e greco in altre lingue, come per es. l’italiano, è un compito terrificante. I comitati di traduttori biblici devono confrontarsi duramente con l’importantissimo compito di trasferire da una lingua in un’altra tutta la forza, il senso e la fragranza del testo originale. Devono farsi guidare da un’onesta coscienza per evitare di distorcere la traduzione con vedute preconcette. L’esatto significato delle parole della lingua originale dipende spesso dagli specifici casi grammaticali in cui sono scritte o dai determinati punti del testo in cui sono collocate. Comunque, quando si traducono in un’altra lingua che non usa gli stessi schemi, si è costretti ad inserire nell’altra lingua parole che trasmettano la piena fragranza e l’intendimento della parola originale.

    Considerate Atti 5:29: "Allora Pietro e gli altri (anche KJV, TEV e NIV inseriscono la parola "altri") apostoli risposero: “Dobbiamo ubbidire a Dio quale governante anziché agli uomini". Se NON aggiungessimo la parola "altri" nel testo, (come fanno la Versione del Re Giacomo ed altre), Pietro NON verrebbe considerato uno degli apostoli! Living Bible, Phillips, Gerusalemme e RSV traducono "… Pietro e gli apostoli…", la NEB "Pietro rispose per sé e gli apostoli". Queste versioni escludono Pietro dal gruppo degli apostoli, non vi pare?

    Un altro esempio lo troviamo in Col. 1:20, dove leggiamo: "e, per mezzo suo, di riconciliare con sé tutte le altre cose, che siano sulla terra o nei cieli, facendo la pace mediante il sangue che lui ha versato sul palo di tortura".

    Qui notiamo che, se omettiamo l’inserimento della parola "altre", Paolo direbbe che il Padre riconcilierà a sé TUTTE le cose nei cieli e sulla terra mediante Gesù. In questo caso, poiché Gesù era in cielo, come anche Satana e i demòni, al tempo in cui Paolo scrisse questa lettera, ovviamente non verrebbe incluso anche Gesù? Perché Gesù avrebbe bisogno di essere riconciliato con Dio? Assolutamente NO! In quanto a Satana e ai demoni, devono essere "riconciliati" con Dio? NO! Pertanto l’inserimento della parola "altre" è assolutamente necessario per impartire un corretto intendimento del testo.

    Vorrete notare pure le parole "che lui ha versato" inserite nella TNM. La versione interlineare di Benjamin Wilson traduce questo versetto "il sangue della croce". La JKV e la RSV dicono "il sangue della sua croce". Come possiamo notare, la JKV e la RSV sono aderenti al testo greco originale. Altre traduzioni tentano di trasmettere al lettore un senso più pieno del versetto… TEV traduce "mediante la morte di suo figlio sulla croce" … LB dice "la morte di Cristo sulla croce" … La Phillips dice "in virtù della morte di Cristo" … e la JB dice "per mezzo della sua morte sulla croce". La NIV inserisce "…versato …" "mediante il suo sangue versato sulla croce" … e la NEB "…il versamento del suo sangue".

    Un altro passo dove vediamo la necessità d’inserire delle parole per salvare il significato originale del testo biblico lo troviamo in Giov. 1:11, dove leggiamo: "È venuto nella sua casa, ma i suoi non l’hanno accolto". LB "perfino nella sua propria terra e fra il suo popolo". TEV "Egli venne nel suo proprio paese, ma il suo popolo…" Phillips "…il suo proprio mondo …il suo proprio popolo" Gerusalemme "…proprio dominio …proprio popolo…" RSV "…propria casa …proprio popolo" NEB "…proprio reame…"
    In questo versetto, le parole casa [o secondo altre traduzioni terra, paese, mondo, dominio, reame] e popolo non si trovano nel testo greco. [KJV "Egli venne fra i suoi, ed essi non lo accolsero" (Similmente in NIV)] L’inserimento delle altre parole è motivato dal caso e dalla struttura della frase in cui si trova "proprio" nel testo greco (ho idios). Tuttavia, la traduzione richiede l’inserimento delle parole "casa etc." e "popolo" nel testo per trasmettere al lettore la piena fragranza del concetto espresso in greco.

    Quindi, l’evidenza delle cose dimostrate ci induce a concludere ragionevolmente che l’inserimento della parole "altre" in Col. 1:16, 17 è assolutamente necessario per trasmettere il corretto intendimento del testo concernente il ruolo di Gesù nel proposito del Padre suo di riconciliare a sé tutte le "altre" cose!

    Gesù è certamente il primogenito di tutta la creazione essendo la prima ed unica creazione diretta di Geova. Tutte le "altre" cose create vennero all’esistenza mediante Gesù, il primogenito di Dio. Perciò concludiamo che "tutte le "altre" cose" create furono differenti "tipi" di cose create, essendo state create da Geova "mediante" Gesù, e non "direttamente" da Geova, come nel caso di Gesù, suo "unigenito figlio".
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