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Dichiarazione comune di teologi cattolici ed evangelici.

Ultimo Aggiornamento: 05/11/2012 19.33
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05/11/2012 19.23
 
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Mentre il secondo millennio si avvicina alla fine, la missione cristiana nella storia del mondo si trova di fronte a un momento di occasione e di responsabilità che ci fa tremare. Se per le vie misericordiose e misteriose di Dio la seconda venuta sarà ritardata, entreremo in un terzo millennio che potrà essere, nelle parole di Giovanni Paolo II, "una primavera per le missioni del mondo" (Redemptoris missio).

Cosí come Cristo è uno, cosí la missione cristiana è una. Quest'unica missione può e deve essere promossa in modi diversi. La legittima differenza, tuttavia, non deve essere confusa con le divisioni che esistono tra i cristiani, che oscurano l'unico Cristo e danneggiano l'unica missione. C'è un collegamento necessario tra l'unità visibile dei cristiani e la missione dell'unico Cristo. Preghiamo insieme per il compimento della preghiera del Signore: "Perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Giovanni 17,21). Insieme, evangelici e cattolici, confessiamo i nostri peccati contro l'unità che Cristo vuole per tutti i suoi discepoli.

 

 

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05/11/2012 19.25
 
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L'unico Cristo e l'unica missione comprendono molti altri cristiani, in particolare gli ortodossi dell'Oriente e i protestanti che comunemente non sono chiamati evangelici. Tutti i cristiani sono ricompresi nella preghiera "perché tutti siano una cosa sola". Questa nostra dichiarazione si riferisce ai problemi e alle possibilità specifiche delle relazioni tra i cattolici romani e i protestanti evangelici.

Mentre ci avviciniamo al terzo millennio, nel mondo ci sono circa un miliardo e settecento milioni di cristiani. Circa un miliardo di questi sono cattolici e più di trecento milioni sono protestanti evangelici. Il secolo che si avvicina alla sua fine è stato il più grande secolo di espansione missionaria nella storia cristiana. Preghiamo e crediamo che questa espansione abbia preparato la strada per uno sforzo missionario ancora più grande nel primo secolo del terzo millennio.

Le due comunità nella cristianità mondiale che sono più decisamente missionarie e in più rapida crescita sono gli evangelici e i cattolici. In molte parti del mondo la relazione fra queste due comunità è segnata più dal conflitto che dalla cooperazione, più dall'animosità che dall'amore, più dal sospetto che dalla fiducia, più dalla propaganda e dall'ignoranza che dal rispetto per la verità. Questo è quanto avviene in modo preoccupante in America Latina, in modo crescente in Europa, e troppo spesso nel nostro stesso paese.

 

Senza ignorare i conflitti tra e con altre comunità cristiane, prendiamo in esame le relazioni tra gli evangelici e i cattolici che costituiscono la parte in crescita dell'espansione missionaria, oggi e -- con ogni probabilità -- nel secolo che viene. Cosí facendo speriamo che quanto abbiamo scoperto e risolto possa essere d'aiuto in altre situazioni di conflitto, come quelle che esistono fra ortodossi, evangelici e cattolici nell'Europa dell'Est. Mentre siamo consapevoli e grati degli sforzi che si fanno per affrontare le tensioni fra queste comunità, una realtà che ci fa vergognare è che, in molte parti del mondo, lo scandalo del conflitto fra cristiani oscura lo scandalo della croce, cosí danneggiando l'unica missione dell'unico Cristo. Come è avvenuto nel passato, cosí anche oggi e in futuro la missione cristiana che è diretta all'intera comunità umana deve avanzare in mezzo a formidabili opposizioni.

In alcune culture questa missione incontra spiritualità e religioni che si rafforzano e che sono esplicitamente ostili alle pretese di Cristo. L'Islam, che in molti casi nega la libertà di testimoniare il Vangelo, deve costituire una crescente preoccupazione per coloro che hanno a cuore la libertà della religione e della missione cristiana. Conversazioni improntate al mutuo rispetto fra musulmani e cristiani devono essere incoraggiare, nella speranza che una parte più ampia del mondo possa -- secondo l'espressione più volte ripetuta da Giovanni Paolo -- "aprire le porte a Cristo". Nello stesso tempo, nelle nostre società cosiddette sviluppate, una dilagante secolarizzazione si abbassa sempre di più fino ad un nichilismo morale, intellettuale c spirituale che nega non solo Colui che è la Verità ma la stessa idea della verità.

 

Entriamo nel ventunesimo secolo senza illusioni. Con Paolo e i cristiani del primo secolo, sappiamo che "la nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti" (Efesini 6,12). Come evangelici e cattolici non osiamo dare aiuto o conforto ai nemici della causa di Cristo attraverso conflitti non necessari e privi di amore.

L'amore di Cristo ci spinge, e pertanto dobbiamo essere decisi ad evitare i conflitti tra le nostre comunità, e -- dove i conflitti esistono -- a fare quanto è in nostro potere per ridurli ed eliminarli. Oltre a questo siamo chiamati -- e pertanto abbiamo deciso -- ad esplorare le strade per lavorare e testimoniare insieme per promuovere l'unica missione di Cristo. Il nostro proposito comune non è basato solo su un desiderio di armonia. Rifiutiamo ogni apparenza di armonia che sia acquistata al prezzo della verità. Il nostro comune proposito è reso imperativo dall'obbedienza alla verità di Dio che si rivela nella sua parola, le sacre Scritture, e dalla fiducia nella promessa della guida dello Spirito Santo fino a quando il nostro Signore ritorni in gloria per giudicare i vivi e i morti.

La missione che abbracciamo insieme è la conseguenza necessaria della fede che affermiamo insieme. 

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05/11/2012 19.28
 
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1. AFFERMIAMO INSIEME

Gesù Cristo è il Signore. Questa è la prima e l'ultima affermazione che i cristiani fanno su tutta la realtà. Egli è l'Unico mandato da Dio per essere Signore e Salvatore di tutti: "in nessun altro c'è salvezza: non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati" (Atti 4,12). I cristiani sono un popolo in anticipo sul tempo, sono coloro che proclamano fin da ora quanto un giorno sarà riconosciuto da tutti, che Gesù Cristo è il Signore (Filippesi 2,11).

Affermiamo insieme che siamo giustificati dalla grazia tramite la fede a causa di Cristo. Una fede viva e attiva in un amore che non è nulla di meno dell'amore di Cristo, perché insieme diciamo con Paolo: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Quella vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Galati 2,20).

Tutti coloro che accettano Cristo come Signore e Salvatore sono fratelli e sorelle in Cristo. Non ci siamo scelti l'un l'altro, proprio come non abbiamo scelto Cristo. Lui ci ha scelti, e ci ha scelti per essere suoi insieme (Giovanni 15,16). Per quanto la nostra reciproca comunione sia imperfetta, per quanto i nostri reciproci disaccordi siano profondi, riconosciamo che esiste una sola Chiesa di Cristo. C'è una sola Chiesa perché c'è un solo Cristo e la Chiesa è il suo corpo. Per quanto la strada sia difficile, riconosciamo che siamo chiamati da Dio a una realizzazione più piena della nostra unità nel corpo di Cristo. L'unica unità a cui vogliamo dare espressione è l'unità nella verità, e la verità è questa: "Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione: un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti" (Efesini 4,6).

 

Affermiamo insieme che i cristiani devono insegnare e vivere in obbedienza alle Scritture divinamente ispirate, che sono l'infallibile parola di Dio. Affermiamo pure insieme che Cristo ha promesso alla sua Chiesa il dono dello Spirito Santo che ci condurrà alla piena verità per discernere e proclamare l'insegnamento della Scrittura (Giovanni 16). Riconosciamo insieme che lo Spirito Santo ha guidato in questo modo la sua Chiesa nel passato. Per esempio, nell'approvazione del canone delle Scritture, e nella risposta ortodossa alle grandi controversie trinitarie e cristologiche dei primi secoli, riconosciamo con fiducia la guida dello Spirito Santo. In una risposta di fede alla guida dello Spirito, la Chiesa ha formulato il Credo degli apostoli, che possiamo affermare insieme - come in effetti qui vogliamo fare -- come una proclamazione accurata della verità scritturale:

"Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore. Egli fu concepito per il potere dello Spirito Santo e nacque dalla vergine Maria. Patí sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morí e fu sepolto. Discese all'inferno. Il terzo giorno risuscitò. Salí al cielo, e siede alla destra del Padre. Ritornerà per giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei santi, nella remissione dei peccati, nella risurrezione della carne e nella vita eterna. Amen".

 

2. SPERIAMO INSIEME

Speriamo insieme che tutti gli uomini vengano nella fede a Gesù Cristo come Signore e Salvatore. Questa speranza rende necessario lo zelo missionario della Chiesa. "Ora come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati?" (Romani 10,14-15). La Chiesa è per sua natura in ogni luogo e in ogni tempo in missione. La nostra speranza missionaria è ispirata dal desiderio rivelato di Dio che "tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1° Timoteo 2,4).

La Chiesa vive della e per la grande commissione: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matteo 28,13-20).

L'unità e l'amore fra i cristiani sono parte integrante della nostra testimonianza missionaria al Signore che serviamo. "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cosí amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13,34-35). Se non ci amiamo reciprocamente, disubbidiamo al suo comando e siamo in contraddizione con il Vangelo che proclamiamo.

 

Come evangelici e cattolici preghiamo che la nostra unità nell'amore di Cristo diventi sempre più evidente come un segno per il mondo del potere riconciliatore di Dio. La nostra separazione comunitaria ed ecclesiastica è profonda e di lunga data. Riconosciamo che non conosciamo né i tempi né la strada di quella più grande unità visibile che pure è oggetto della nostra speranza. Sappiamo, tuttavia, che gli attuali atteggiamenti di sospetto, polemica e conflitto non sono questa strada. Sappiamo che Dio, che ci ha condotto alla comunione con lui tramite Cristo, desidera che siamo pure in comunione tra noi. Sappiamo che Cristo è la via, la verità e la vita (Giovanni 14,6) e più ci avviciniamo a lui -- camminando sulla Via, obbedendo alla Verità, vivendo la Vita -- più ci avviciniamo gli uni agli altri.

Quali che possano essere le future forme di relazione tra le nostre comunità, possiamo, dobbiamo e vogliamo cominciare ora a lavorare per sanare quanto sappiamo essere sbagliato nelle nostre relazioni. Quest'opera richiede fiducia e comprensione, e la fiducia e la comprensione richiedono un'attenzione assidua alla verità. Non neghiamo, anzi affermiamo chiaramente che tra noi ci sono divergenze. Tuttavia le incomprensioni, e le rappresentazioni false e caricaturali che ciascuno fa dell'altro, sono cose diverse dalle divergenze. Queste distorsioni devono essere eliminate se vogliamo iniziare ad esaminare onestamente le divergenze in un modo coerente con quanto affermiamo e speriamo insieme sulla base della parola di Dio.

 

3. CERCHIAMO INSIEME

Cerchiamo insieme una comprensione più piena e più chiara della rivelazione di Dio in Cristo e del suo volere per i suoi discepoli. A causa delle limitazioni della ragione e del linguaggio umani, che derivano dal peccato, non possiamo comprendere completamente la realtà trascendente di Dio e le sue vie. Solo nel tempo della fine vedremo "a faccia a faccia" e conosceremo cosí come siamo conosciuti (1° Corinzi 13,12). Per il momento cerchiamo insieme, affidandoci fiduciosamente alla rivelazione di Dio in Gesù Cristo, alla sicura testimonianza delle sacre Scritture, e alla promessa dello Spirito alla sua Chiesa. In questa ricerca per comprendere meglio e più chiaramente la verità, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Siamo insieme formati e limitati dalla storia delle nostre comunità e dalle nostre esperienze. Al di là delle divisioni delle comunità e delle esperienze, abbiamo bisogno di sfidarci a vicenda, proclamando sempre la verità nell'amore, per costruire il corpo di Cristo (Efesini 4).

Non abbiamo la presunzione di crederci capaci di risolvere le divergenze profonde e di lunga data tra evangelici e cattolici. Forse queste divergenze non saranno mai risolte fino alla venuta del Regno. Tuttavia non ci è permesso rassegnarci semplicemente di fronte alle differenze che ci dividono. Non tutte le differenze sono vere divergenze, e neppure è necessario che tutte le divergenze diventino divisioni. Le differenze e le divergenze devono essere esaminate in una conversazione ordinata e seria. A questo proposito raccomandiamo caldamente e incoraggiamo i dialoghi teologici formali che sono iniziati in anni recenti fra i cattolici romani e gli evangelici.

 

Notiamo qui alcune delle differenze e delle divergenze che debbono essere esaminate più pienamente e apertamente per rafforzare tra noi una relazione di fiducia nell'obbedienza alla verità. Tra i punti di differenza nella dottrina, l'adorazione, la pratica e la pietà di cui si pensa spesso che ci dividano possiamo elencare i seguenti: * La Chiesa come parte integrante del Vangelo, o la Chiesa come conseguenza comunitaria del Vangelo per i veri credenti. * La sola autorità della Scrittura (sola Scriptura), o la Scrittura interpretata in modo autorevole dalla Chiesa. * La libertà dell'anima di ciascun cristiano, individualmente considerato, o il magistero come autorità che insegna alla comunità. * La Chiesa come congregazione locale, o come comunità universale. * II ministero ordinato nella successione apostolica, o il sacerdozio di tutti i fedeli. * I sacramenti e le ordinanze come simboli della grazia, o come mezzi della grazia. * La Cena del Signore come sacrificio eucaristico, o come memoriale. * II ricordo di Maria e dei santi, o la devozione a Maria e ai santi. * Il battesimo come sacramento di rigenerazione, o come testimonianza della rigenerazione.

Questa lista delle differenze certamente non è completa. Né la differenza di posizioni è sempre cosí acuta da giustificare l'alternativa "o" nelle formulazioni che abbiamo proposto. Inoltre -- tra coloro che si riconoscono come protestanti evangelici -- ci sono differenze significative, per esempio, fra battisti, pentecostali e calvinisti su tali questioni. Ma le differenze che abbiamo elencato riflettono dispute che sono profonde e antiche. Almeno in qualche caso, riflettono autentiche divergenze che sono state nel passato e sono ancora oggi barriere alla piena comunione tra i cristiani.

 

A proposito di tali questioni -- e di altre collegate -- gli evangelici ritengono che la Chiesa cattolica sia andata al di là della Scrittura, aggiungendo dottrine e pratiche che sottraggono qualcosa o compromettono il Vangelo della grazia salvifica di Dio in Cristo. I cattolici, dal canto loro, mantengono che questi insegnamenti e pratiche sono fondate nella Scrittura e appartengono alla pienezza della rivelazione di Dio. Il loro rifiuto, dicono i cattolici, risulta in una comprensione amputata e ridotta della realtà cristiana.

Ancora una volta non possiamo risolvere qui queste dispute. Ma possiamo e vogliamo affermare insieme che la pienezza della fede, della vita e della missione cristiana trova la sua fonte, il suo centro e la sua fine nel Signore crocifisso e risorto. Possiamo e vogliamo impegnarci a continuare a cercare insieme -- attraverso lo studio, la discussione e la preghiera -- una migliore comprensione delle convinzioni di ciascuno e soprattutto una più adeguata comprensione della verità di Dio in Cristo. Possiamo testimoniare fin da ora che nella nostra ricerca comune abbiamo scoperto che cosa possiamo affermare insieme e sperare insieme e, di conseguenza, come possiamo batterci insieme.

 

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05/11/2012 19.30
 
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4. CI BATTIAMO INSIEME

Cosí come siamo legati insieme da Cristo e dalla sua causa, cosí siamo legati insieme dall'impegno di batterci contro tutto quanto si oppone a Cristo e alla sua causa. Ci sentiamo rafforzati, non dall'illusione di un facile trionfo, ma dalla fede nel suo trionfo che è già certo. Nostro Signore ha pianto su Gerusalemme, e piange oggi su un mondo che non conosce il tempo della sua visitazione. La rabbia dei Principati e delle Potestà può crescere mentre il tempo della fine si avvicina, ma l'esito della battaglia e già sicuro. La causa di Cristo è la causa e la missione della Chiesa che consiste, anzitutto, nel proclamare la Buona Novella che "è stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione" (2° Corinzi 5,19). Proclamare questo Vangelo e sostenere la comunità di fede, adorazione e discepolato riunita intorno a questo Vangelo è la prima e principale responsabilità della Chiesa. Tutti gli altri compiti e responsabilità della Chiesa derivano e sono diretti verso la missione del Vangelo.

I cristiani come singoli e la Chiesa nel suo insieme hanno pure una responsabilità per il retto ordinamento della società civile. Assumiamo questo impegno con sobrietà; conoscendo le conseguenze dell'umana tendenza al peccato, resistiamo al concetto utopistico che rientri nelle nostre possibilità costruire un regno di Dio in terra. Assumiamo questo compito nella speranza; sapendo che Dio ci ha chiamato ad amare il nostro prossimo, cerchiamo di assicurare a tutti una più ampia misura di giustizia e moralità sociale, fiduciosi che egli coronerà i nostri sforzi quando ordinerà tutte le cose alla venuta del suo regno.

 

Nell'esercizio di queste responsabilità pubbliche c'è stata negli anni recenti una crescente convergenza e cooperazione tra gli evangelici e i cattolici. Ringraziamo Dio per il modo in cui ci siamo reciprocamente scoperti nella battaglia per una causa comune. Cosa molto più importante, ringraziamo Dio per esserci scoperti come fratelli e sorelle in Cristo. La nostra collaborazione come cittadini è animata dalla nostra convergenza come cristiani. Ci promettiamo a vicenda di operare per approfondire, accrescere ed espandere questa tendenza alla convergenza e alla cooperazione.

Ci battiamo insieme per la verità secondo cui la politica, le leggi e la cultura devono essere fondate sulla verità morale. Con i fondatori dell'esperimento americano, affermiamo che questo ordine costituzionale non è composto solo da regole e procedure ma pè anzitutto un esperimento morale. Con loro manteniamo fermo che solo un popolo virtuoso può essere libero e giusto, e che la virtù è garantita dalla religione. Pensare che assicurare la virtù civile sia lo scopo ultimo dalla religione è blasfemo. Ma negare che assicurare la virtù civile sia un beneficio che viene dalla religione è una forma di cecità.

Influenti settori della cultura sono sconvolti dal relativismo, dall'anti-intellettualismo e da un nichilismo che nega la stessa idea della verità. Contro queste influenze nella cultura, sia elitaria sia popolare, ci appelliamo alla ragione e alla religione, mentre ci battiamo per le verità che sono a fondamento del nostro ordine costituzionale.

Più specificamente, ci battiamo insieme per la libertà religiosa. Lo facciamo per la religione, ma anche perché la libertà religiosa è la prima libertà, la fonte e lo scudo di tutte le libertà umane. Nella loro relazione con Dio, le persone hanno una dignità e una responsabilità che trascende -- e pertanto limita -- l'autorità dello Stato e di ogni altra istituzione meramente umana.

La libertà religiosa è, a sua volta, fondata sulla fede religiosa e ne è un prodotto, come è evidente nel nostro paese se si esamina la storia dei battisti e di altri gruppi. Oggi ci rallegriamo insieme del fatto che la Chiesa cattolica romana -- come è stato affermato al concilio Vaticano II ed esemplificato in modo eminente da tutto il ministero di Giovanni Paolo II -- sia fortemente impegnata nella difesa della libertà religiosa, e -- come conseguenza -- nella difesa degli autentici diritti umani. Dove gli evangelici e i cattolici si trovano in situazioni di serio e talora violento conflitto fra loro -- come avviene in certi paesi dell'America Latina -- chiediamo ai cristiani di predicare e agire secondo l'imperativo della libertà religiosa. La libertà religiosa non sarà rispettata dallo Stato se non è rispettata dai cristiani o, peggio ancora, se ci sono dei cristiani che cercano di reclutare lo Stato come alleato per la repressione della libertà religiosa.

Anche nel nostro paese la libertà di religione non può essere data per scontata, ma richiede un'attenzione costante. Affermiamo con forza la separazione della Chiesa dallo Stato, ma con la stessa forza protestiamo contro la distorsione di questo principio che lo interpreta come separazione della religione dal la vita pubblica. Siamo molto preoccupati quando i tribunali restringono la protezione garantita dalla clausola del "libero esercizio" del primo emendamento [della Costituzione degli Stati Uniti] e si mostrano ossessionati da un principio di "non riconoscimento pubblico" della religione che mortifica il ruolo necessario della religione nella vita americana. Come conseguenza di queste distorsioni, accade spesso che dove il governo avanza la religione deve ritirarsi, e il governo avanza sempre di più quasi in ogni direzione. La religione, che è stata privilegiata come una delle fonti del nostro ordine legale, negli ultimi anni è stata penalizzata e resa marginale. Ci battiamo insieme per un ritorno alla visione costitutiva del ruolo della religione nell'esperimento americano.

La religione e la morale fondata sulla religione non sono forze straniere o minacciose per la nostra vita pubblica. Per la grande maggioranza degli americani la morale deriva -- per quanto spesso in modo diverso o confuso -- dalla religione. La teoria sostenuta a voce sempre più alta da settori della nostra cultura politica secondo cui la religione dovrebbe esser esclusa dalla piazza pubblica deve essere riconosciuta come un assalto contro i più elementari principi del governo democratico. Questa teoria deve essere denunciata e combattuta dai leader, religiosi e non religiosi, che hanno a cuore l'integrità del nostro ordine costituzionale.

La via della convergenza e della cooperazione tra evangelici e cattolici è, in larga parte, un risultato dello sforzo comune per proteggere la vita umana, particolarmente la vita dei più vulnerabili tra noi. Con i padri fondatori [degli Stati Uniti] dichiariamo che tutti gli esseri umani hanno ricevuto in dono dal loro Creatore il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. L'affermazione che il bambino non nato è una vita umana che -- in assenza di incidenti naturali o dell'intervento letale dell'uomo -- diventerà quello che ciascuno può riconoscere come un bambino umano non è un'affermazione religiosa. È la semplice affermazione di un fatto biologico. Che il bambino non nato abbia diritto a essere protetto -- in particolare dalla legge -- è un'affermazione morale che trova il suo fondamento nella ragione naturale e nella verità biblica.

Pertanto continuiamo a lottare -- senza scoraggiarci, anzi moltiplicando gli sforzi -- per assicurare la protezione legale del bambino non nato. I nostri scopi sono questi: assicurare i diritti legali del bambino non nato, promuovere le leggi e le azioni dei poteri pubblici più favorevoli alla protezione della vita del non nato che siano oggi politicamente possibili, e ridurre in modo drastico il numero degli aborti. Sosteniamo calorosamente coloro che hanno organizzato migliaia di centri di aiuto alla gravidanza e alla vita nel nostro paese, e chiediamo con urgenza che questi sforzi si moltiplichino. Cosí come i non nati devono essere protetti, cosí devono essere protette le donne dal contemporaneo dilagante sfruttamento da parte dell'industria dell'aborto e di padri che rifiutano di accettare le loro responsabilità per le madri e i figli. L'aborto su semplice richiesta -- che purtroppo è la norma oggi in America -- deve essere riconosciuto come un grave attacco alla dignità, ai diritti e alle necessità delle donne.

L'aborto è la punta avanzata di una più profonda cultura della morte. I vecchi non autosufficienti, gli handicappati, e gli altri che non possono difendere da soli i loro diritti sono trattati sempre di più come se non avessero alcun diritto. Sono i senza potere, che sono esposti alla volontà di potenza di coloro che hanno potere su di loro. Faremo tutto quanto è in nostro potere per combattere le proposte relative all'eutanasia, alle politiche eugenetiche e al controllo della popolazione, che sfruttano i più vulnerabili, corrompono l'integrità della medicina, depravano la nostra cultura, e tradiscono le verità morali del nostro ordine costituzionale.

Nell'educazione pubblica, ci battiamo insieme per scuole che trasmettano alle generazioni future la nostra eredità culturale, che è inseparabile dall'influenza formativa della religione, specialmente ebraica e cristiana. L'educazione di cittadini responsabili capaci di un corretto comportamento sociale è inevitabilmente un'educazione morale. Ogni sforzo deve essere fatto per coltivare una morale dell'onestà, della legalità, del lavoro, della solidarietà, della castità, del mutuo rispetto fra i sessi, della preparazione al matrimonio, alla generazione e alla famiglia. Rifiutiamo l'affermazione che -- in tutte e in ciascuna di queste aree -- la "tolleranza" richiede la promozione di un'equivalenza morale fra quello che è normativo e quello che è deviante. In una società democratica che riconosce ai genitori la responsabilità primaria per la formazione dei loro figli, le scuole devono assistere e sostenere, non contrastare e sabotare, lo sforzo dei genitori nell'esercizio di questa responsabilità.

Ci battiamo insieme per una politica globale che assicuri la scelta dei genitori nell'educazione. Si tratta di una questione morale di semplice giustizia. I genitori sono i primi educatori dei loro figli; lo Stato e le altre istituzioni devono sostenere l'esercizio di questa responsabilità. Sosteniamo politiche che aiutino i genitori ad esercitare effettivamente questo diritto e la responsabilità di scegliere il tipo di scuola che considerano migliore per i loro figli.

Ci battiamo insieme contro il dilagare della pornografia nella nostra società, la celebrazione della violenza, la depravazione sessuale e i pregiudizi anti-religiosi nei messi di comunicazione e di intrattenimento. Resistendo a queste forme di degradazione culturale e morale, riconosciamo la legittimità del boicottaggio e di altre attività dei consumatori, e chiediamo che le leggi che esistono contro la pornografia vengano applicate. Rifiutiamo le interessate affermazioni dei venditori ambulanti di depravazione secondo cui le nostre richieste costituiscono una forma di censura illegittima. Rigettiamo l'affermazione di persone senza immaginazione secondo cui la creatività artistica si misura secondo la capacità di scandalizzare o di offendere. Un popolo incapace di difendere la decenza finisce per attirare sopra di sé il trionfo del vizio, sia pubblico sia personale.

Ci battiamo per un rinnovato spirito di accettazione, comprensione e cooperazione che trascenda le divisioni di religione, razza, etnicità, sesso e classe sociale. Siamo tutti creati a immagine di Dio e responsabili di fronte a lui. Questa verità è la base della responsabilità individuale e del principio di uguaglianza di fronte alla legge. L'abbandono di questa verità ha avuto come risultato una società in guerra con se stessa, che lancia i cittadini gli uni contro gli altri in aspri conflitti dove ciascun gruppo fa valere il suo rancore e le sue rivendicazioni. La giustizia e la concordia sociale richiedono una nuova direzione degli atteggiamenti e delle politiche pubbliche in cui i diritti non siano mai disgiunti dai doveri e il merito sia ricompensato in base al carattere e alla competenza.

Ci battiamo per una società libera, e questo comprende un'economia di mercato viva. Una società libera richiede un delicato equilibrio tra economia, politica e cultura. Il cristianesimo non è un'ideologia e pertanto non prescrive precisamente come questo equilibrio debba essere raggiunto in ogni specifica circostanza. Affermiamo l'importanza di una libera economia non solo perché è più efficiente, ma perché si accorda meglio con la comprensione cristiana della libertà. La libertà economica -- per quanto sia esposta al rischio di gravi abusi di per sé rende possibili le vie della creatività, della cooperazione e della responsabilità che contribuiscono al bene comune. Ci battiamo insieme per un rinnovato apprezzamento della cultura occidentale. Nella sua storia e nelle sue attività missionarie, il cristianesimo si confronta con tutte le culture e non rimane prigioniero di nessuna. Tuttavia siamo ben consapevoli -- e grati -- del ruolo del cristianesimo nel formare e sostenere la cultura occidentale di cui siamo parte. Come avviene in generale nella storia, questa cultura è ferita dal peccato umano. Pressoché sola tra le culture del mondo, tuttavia, l'Occidente ha coltivato un atteggiamento di autocritica e di desiderio di imparare dalle altre culture. Quello che viene chiamato multiculturalismo può significare un'attenzione rispettosa alle differenze umane. Oggi tuttavia più spesso la parola "multiculturalismo" viene usata per affermare i valori di tutte le culture tranne la nostra. Mentre diamo il benvenuto ai contributi di altre culture e siamo sempre più attenti ai limiti della nostra, riceviamo la cultura occidentale come la nostra eredità e la assumiamo come un compito per trasmetterla in dono alle future generazioni.

Ci battiamo per politiche pubbliche che dimostrino un rispetto rinnovato per il ruolo insostituibile dei corpi intermedi nella società: la famiglia, le Chiese, le migliaia di associazioni volontarie. Lo Stato non è la società, e molte delle più importanti funzioni della società sono gestite meglio in una situazione di indipendenza dallo Stato. Il ruolo delle Chiese nella risposta ad un'ampia varietà di necessità umane, soprattutto dei più poveri ed emarginati, ha bisogno di essere protetto e rinforzato. Inoltre la società non è una somma di individui isolati, ciascuno con i suoi diritti, ma è composta da comunità che insegnano la responsabilità, tramandano una memoria comune, assicurano un mutuo aiuto, e trasmettono le abitudini che contribuiscono sia al benessere personale che al bene comune. La più importante e fondamentale fra queste comunità è la famiglia. Le leggi e le politiche sociali debbono essere pensate avendo particolare cura per la stabilità e la promozione delle famiglie. Anche se la crisi della famiglia in America non è affatto limitata ai più poveri ed emarginati, speciale attenzione deve essere dedicata a coloro che -- spesso come risultato di politiche bene intenzionate ma fallimentari -- di fatto vivono sotto la tutela del governo.

Ci battiamo infine per una comprensione realistica e responsabile del ruolo dell'America negli affari internazionali. Il realismo e la responsabilità ci chiedono di evitare sia l'illusione di un potere illimitato che non sbaglia mai, sia la timidezza e l'egoismo dell'isolazionismo. La politica estera degli Stati Uniti deve riflettere una preoccupazione per la difesa della democrazia e -- dove è prudente e possibile -- per la promozione e il miglioramento dei diritti umani, fra cui ha un posto speciale la libertà religiosa.

Fino a questo punto abbiamo fornito una lista parziale di aree di responsabilità pubblica su cui riconosciamo una strada di convergenza e di cooperazione tra gli evangelici e i cattolici. Rifiutiamo l'idea che questa sia una "agenda" religiosa o un programma partitico nella politica americana. Si tratta piuttosto di un insieme di obiettivi orientati al bene comune e soggetti ad una discussione sulla base della ragione pubblica. Certo, il nostro senso di responsabilità civica è informato e motivato dalla fede cristiana, ma la nostra intenzione è di elevare il livello del discorso morale e politico in un modo che non escluda nessuno, ma inviti la partecipazione di tutte le persone di buona volontà. A questo scopo, gli evangelici e i cattolici hanno dato al paese un contributo inestimabile nel passato, e noi speriamo che ne diano uno ancora più importante in futuro.

Siamo profondamente consapevoli che l'esperimento americano è stato tutto sommato -- una benedizione per il mondo e una benedizione per noi cristiani evangelici e cattolici. Siamo decisi ad assumere in pieno la nostra parte di responsabilità per questa "nazione unita sotto Dio", intendendo con questo che si tratta di una nazione che si trova sottoposta al giudizio, alla misericordia e alla provvidenza del Signore delle nazioni. A lui solo va la nostra incondizionata obbedienza.

 

05/11/2012 19.32
 
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5. TESTIMONIAMO INSIEME

La questione della testimonianza cristiana ritorna inevitabilmente ai punti di seria tensione tra gli evangelici e i cattolici. Rendere testimonianza al potere salvifico di Gesù Cristo e alla sua volontà per le nostre vite è parte integrante del discepolato cristiano. Non vogliamo raggiungere l'armonia e la cooperazione tra evangelici e cattolici a spese dell'urgenza e della chiarezza di una testimonianza cristiana al Vangelo. Nello stesso tempo - come abbiamo già notato -- nostro Signore ha affermato con chiarezza che la testimonianza dell'amore tra i suoi discepoli è una parte integrante della testimonianza cristiana.

Oggi, nel nostro paese e altrove, gli evangelici e i cattolici cercano spesso di trovare "convertiti" ciascuno nel campo altrui. Da un certo punto di vista questo si comprende perfettamente, e forse è inevitabile. In molti altri casi, tuttavia, questi sforzi di proselitismo rendono meno efficace la missione cristiana a cui siamo chiamati dalla parola di Dio e per cui ci impegniamo di nuovo con questa dichiarazione. Tra cattolici ed evangelici deve essere chiaramente compreso che la testimonianza cristiana è, di necessità, finalizzata alla conversione. L'autentica conversione è -- nel suo inizio, nella sua fine, e nel suo mezzo -- conversione a Dio in Cristo per il potere dello Spirito. A questo proposito facciamo nostra la spiegazione della Conversazione internazionale fra battisti e cattolici del 1988:

"Conversione significa abbandonare quello che si oppone a Dio, che è contrario all'insegnamento di Cristo, e volgersi verso Dio, verso Cristo, il Figlio, attraverso l'opera dello Spirito Santo. Significa volgersi dall'egoismo del peccato alla fede in Cristo come Signore e Salvatore. La conversione è il passaggio da un modo di vita ad un altro nuovo, segnato dalla novità di Cristo. È un processo continuo cosí che l'intera vita del cristiano deve essere un passaggio dalla morte alla vita, dall'errore alla verità, dal peccato alla grazia. La nostra vita in Cristo richiede una crescita continua nella grazia di Dio. La conversione è personale ma non è privata. Le persone rispondono nella fede alla chiamata di Dio, ma la fede viene dall'ascoltare la proclamazione della Parola di Dio e deve essere espressa nella vita insieme in Cristo che è la Chiesa".

Con la predicazione, l'insegnamento e l'esempio di vita i cristiani rendono testimonianza nello stesso tempo agli altri cristiani e ai non cristiani. Cerchiamo e preghiamo per la conversione degli altri, mentre riconosciamo il nostro stesso bisogno continuo di convertirci pienamente. Mentre lottiamo per rendere la fede e la vita cristiana -- la nostra e quella degli altri - più consapevole piuttosto che nominale, più impegnata piuttosto che apatica, riconosciamo le diverse forme che un autentico discepolato può assumere. Come è evidente nei duemila anni di storia della Chiesa e nella nostra esperienza contemporanea, ci sono diversi modi di essere cristiani, e alcuni di questi modi sono caratterizzati in modo distintivo da esperienze comunitarie di adorazione, pietà e catechesi. Il dovere di essere uniti non comporta il dovere di essere identici nel modo di seguire l'unico Cristo. È importante notare che questi differenti modi di discepolato sono ampiamente evidenti all'interno stesso della Chiesa cattolica e dei molti mondi che costituiscono il protestantesimo evangelico.

È comprensibile che i cristiani che rendono testimonianza al Vangelo cerchino di persuadere altri che le loro comunità e tradizioni sono più fedeli al Vangelo. C'è una distinzione necessaria tra l'evangelizzazione e quello che oggi si preferisce chiamare "proselitismo" o anche "furto del gregge". Condanniamo la pratica di reclutare persone da altre comunità al solo scopo di accrescere le nostre denominazioni o istituzioni. Nello stesso tempo il nostro impegno per la piena libertà religiosa ci spinge a difendere la libertà legale del proselitismo anche quando chiediamo al cristiani di astenersi da questo tipo di attività.

Tre osservazioni sono necessarie a proposito del proselitismo. In primo luogo, per quanto ciascuno di noi possa credere che una comunità sia più pienamente in accordo con il Vangelo di un'altra, noi come evangelici e cattolici affermiamo che le possibilità e i mezzi per crescere nel discepolato cristiano sono a disposizione dei fedeli in diverse comunità. In secondo luogo la decisione di un cristiano maturo relativa alla sua partecipazione e impegno in una determinata comunità deve essere assolutamente rispettata. In terzo luogo, considerando il gran numero di non cristiani che ci sono nel mondo e l'enorme sfida che questo rappresenta per il nostro comune impegno di evangelizzazione, non è teologicamente legittimo, né costituisce un uso prudente delle risorse di una comunità cristiana, concentrarsi sul proselitismo tra i membri attivi e praticanti di un'altra comunità cristiana.

La testimonianza cristiana deve sempre avvenire in spirito di amore e di umiltà. Non deve negare ma accordare con prontezza a ciascuno la piena libertà di discernere e decidere quale è la volontà di Dio per la sua vita. La testimonianza come servizio alla verità è anche un servizio a questa libertà. Ogni forma di coercizione -- fisica, psicologica, legale, economica -- corrompe la testimonianza cristiana e deve essere rifiutata senza riserve. Cosí dire falsa testimonianza su altre persone e comunità, o lanciare su di loro sospetti ingiusti e poco caritatevoli, è una pratica non compatibile con il Vangelo. Deve essere pure rigettata la pratica di paragonare gli aspetti forti e gli ideali di una comunità con le debolezze e i fallimenti di un'altra. Quando descriviamo gli insegnamenti e le pratiche di altri cristiani dobbiamo farlo in un modo che essi stessi riconoscerebbero come equo e accurato.

Considerando le numerose corruzioni della testimonianza cristiana noi, evangelici e cattolici, confessiamo di avere peccato gli uni verso gli altri e verso Dio. Chiediamo con insistenza il perdono di Dio e il perdono reciproco, e preghiamo per la grazia di guarire le nostre vite e quelle delle nostre comunità.

Il pentimento e la correzione di vita, peraltro, non dissolveranno le differenze che rimangono fra noi. Nel contesto dell'evangelizzazione e della "nuova evangelizzazione" incontriamo una differenza importante nella nostra comprensione della relazione tra il battesimo e la nuova nascita in Cristo. Per i cattolici tutti coloro che sono validamente battezzati sono nati di nuovo e sono veramente, per quanto imperfettamente, in comunione con Cristo. Questa grazia battesimale deve essere continuamente risvegliata e rivitalizzata tramite la conversione. Per molti evangelici -- ma non per tutti -- l'esperienza della conversione deve essere seguita dal battesimo come segno di una nuova nascita. Per i cattolici tutti i battezzati sono già membri della Chiesa, per quanto la loro fede e la loro vita possano essere in uno stato di sonno; per molti evangelici la nuova nascita richiede una iniziazione battesimale nella comunità dei nati di nuovo. Queste credenze diverse sulla relazione tra il battesimo, la nuova nascita, e la qualità di membri della Chiesa devono essere presentate con onestà ai cristiani che hanno sperimentato la conversione. Ma, ancora una volta, la decisione di ciascuno sulla partecipazione e la fedeltà a una comunità deve essere assolutamente rispettata.

Ci sono, pertanto, differenze tra noi che non possono essere risolte in questa sede. Ma su questo punto siamo decisi: ogni autentica testimonianza ha come scopo la conversione a Dio in Cristo per il potere dello Spirito. I convertiti -- intesi come coloro che hanno ricevuto una nuova nascita per la prima volta, o come coloro che hanno sperimentato un risveglio della nuova nascita che avevano ricevuto originariamente nel sacramento del battesimo -- devono vedersi garantita la piena libertà e rispetto mentre scelgono e decidono In quale comunità vogliono vivere la loro nuova vita in Cristo. In questa scelta e decisione sono ultimamente responsabili verso Dio, e noi non osiamo interferire nell'esercizio di questa responsabilità. Inoltre, nelle nostre differenze e divergenze, noi -- evangelici e cattolici -- ci raccomandiamo l'un l'altro a Dio, "che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare" (Efesini 3,20).

In questa discussione della testimonianza comune abbiamo accennato a problemi difficili e antichi. Non dobbiamo permettere che queste difficoltà facciano ombra alle verità su cui ci troviamo, per grazia di Dio, pienamente d'accordo. Mentre cresciamo nella comprensione e nella fiducia reciproca, speriamo che i nostri sforzi di evangelizzazione non mettano in pericolo ma piuttosto rafforzino il nostro impegno per gli scopi comuni a cui ci siamo consacrati in questa dichiarazione.

CONCLUSIONE

A quasi duemila anni dal suo inizio, e a quasi cinquecento anni dalle divisioni dell'epoca della Riforma, la missione cristiana nel mondo è viva, vibrante e coraggiosa. Non sappiamo, non possiamo sapere che cosa il Signore della storia ci riserva per il terzo millennio. Può darsi che si tratti della primavera della missione mondiale e di una grande espansione cristiana. Può darsi che sia la via della croce, segnata dalla persecuzione e da una evidente marginalizzazione. Probabilmente -- in diversi luoghi e tempi -- si verificheranno entrambe le situazioni. O, naturalmente, nostro Signore può tornare domani.

Quello che sappiamo è che la sua promessa è sicura, che ci siamo impegnati a seguirla, e che lo facciamo insieme. Sappiamo che dobbiamo affermare, sperare, cercare, lottare e rendere testimonianza insieme, perché non apparteniamo a noi stessi ma a Colui che ci ha acquistato con il sangue della croce. Sappiamo che questo è un tempo di possibilità -- e, se è di possibilità, è anche di responsabilità -- per gli evangelici e i cattolici, perché siano cristiani insieme in un modo che aiuti a preparare il mondo per la venuta di Colui a cui appartengono il Regno, il potere e la gloria per sempre. Amen!

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Dichiarazione congiunta tra cattolici e Chiesa Evangelica della Riconciliazione

[Modificato da Credente. 05/11/2012 19.33]
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Questa è la vita: che conoscano Te, solo vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo. Gv.17,3
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