Senza Padroni Quindi Romanisti
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Leandrone Cufrè

Ultimo Aggiornamento: 07/10/2018 10.53
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Città: ROMA
Età: 50
Sesso: Maschile
14/05/2015 16.03
 
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doveroso topic "postumo"
chiedendo venia per la proposizione di un topic in questa sezione, dedicato a un giocatore che non veste più questa maglia, e anche a Giacomo che ne aveva già proposto un passaggio, io mi sento di piazzare qui un ...riconoscimento, facendo anche un pò giustizia dal momento che qui si trovano i topic di una serie di personaggi che non si sono mai avvicinati al "senso di appartenenza" di questo giocatore che, come tutti sapete, ho sempre benvoluto per il solo fatto che gli ho sempre riconosciuto delle qualità fin troppo rare qui a Roma. e non parlo di quelle tecniche.
Certo, verrebbe da chiedere a Cufrè: "ma come i giocatori devono cambiare mentalità.. e poi ..te senti cò De Rossi? uno che ormai altro che la mnetlità, non c'ha proprio più una mente".

ma vabbè.


Cufrè: "I giocatori che arrivano a Roma devono cambiare mentalità".

Il tuo arrivo a Roma nel 2001.
Arrivai dopo lo Scudetto e tutti mi raccontavano delle grandi feste con un milione di persone. Non ci ho creduto fin quando ho visto le foto.

Samuel?
E' un amico, abbiamo fatto la nazionale U20 e U21 insieme, giocavamo insieme fin da piccoli e ci conosciamo da tanti anni. Dopo l'infortunio di Lassisi, chiesero a lui che giocatore ero e lui descrisse le mie qualità. Più forte di lui impossibile, Walter era fortissimo.

L'esperienza a Siena.
Dopo lo Scudetto tutti volevano rimanere e venire alla Roma. Ho avuto poche presenze perché c'erano tanti grandi giocatori, da Aldair a Zago, da Samuel a Panucci. Io ero giovane, volevo giocare di più e sono andato a Siena per dimostrare di essere da Roma.

Il ritorno a Roma e la salvezza a Bergamo.
Prandelli decise di riportarmi a Roma, il Siena voleva comprarmi ma lui mi volle fortemente. Nella preparazione avevamo fatto bene con una tournée in America contro Real Madrid e Chelsea. Poi fu un anno con tanti problemi, Prandelli andò via, poi Voeller, Del Neri fino a Bruno Conti con cui riuscimmo ad ottenere la salvezza in cui eravamo messi male, anche con la Lazio. Ma la Roma non dovrebbe mai lottare per la salvezza.

Gli episodi con Di Canio e Del Piero.
Sono cose che succedono dentro il campo. La partita con la Juventus capimmo che c'era qualcosa di strano. Ci fischiarono un rigore per un fallo di Dellas un metro fuori area. A casa mia certe cose non possono accadere e quindi, nel nervosismo generale, ci siamo fatti rispettare nonostante la sconfitta. Eravamo una squadra orgoglioso e non potevamo accettare degli errori del genere.

L'arrivo di Spalletti e il record di vittorie.
Un allenatore che lavorava tanto nel campo con la tattica e altrettanto fuori con la disciplina. Dopo l'annata brutta, siamo riusciti a fare il record di vittorie. Sicuramente il derby vinto contro la Lazio con l'undicesima vittoria è il ricordo più bello. C'era Totti a bordocampo con le stampelle, appena infortunato. Fu una gioia incredibile per tutti.

La cessione.
C'era una squadra inglese, poi il Monaco. Spalletti disse che l'unico incedibile era Mexes e agli altri difensori diede molto fastidio. Per questo decidemmo di andare via, avevamo lasciato il sangue in campo e ferì il nostro orgoglio.

Il rapporto con la Roma oggi
Sono stato a Roma a novembre per Roma-Inter, sono passato anche a Trigoria a salutare tutte le persone che mi hanno sempre trattato bene, sono rimasto legato con Bruno Conti e Vito Scala. Poi via telefono mi sento spesso con Totti e De Rossi, cerco sempre di far arrivare la mia vicinanza alla Roma.

Su Garcia.
E' un allenatore che ha cambiato un po' la mistica della Roma. Da un gioco in verticale, è passato ad un gioco più orizzontale con un possesso palla veloce. Mi piace.

Su Totti
L'ho visto a Roma-Inter dal vivo e lo vedo sempre in tutte le partite. Ancora oggi è un giocatore decisivo, mette ordine nel campo ed è sempre uno stimolo in più per i compagni. L'età passa per tutti, anche per me che ho 37 anni. Lui ne è consapevole, ne abbiamo parlato e lui è un professionista totale. Sa come mantenersi e con l'aiuto di Vito ancora può dare tante. Magari non sempre per 90 minuti, ma ancora per almeno un'ora di gioco può fare la differenza.

Cosa manca alla Roma per raggiungere la Juventus
A livello tecnico non manca nulla, bisogna cambiare la mentalità, pensando che si può fare. C'è una società seria, una tifoseria straordinaria, impareggiabile. Deve cambiare la mentalità dei giocatori quando arrivano alla Roma.

Su Iturbe
E' un giocatore che farà bene. Deve dare di più, ha tante qualità e riuscirà a farsi valere.

Su Paredes
Gli argentini sono rimasti molto sorpresi dalle poche partite giocate, in patria aveva dimostrato di essere un grande talento. Purtroppo per affermarsi in Italia ci vuole tempo e deve conquistare la fiducia del tecnico.

I tifosi della Roma sono delusi in questo periodo
Non si allontaneranno mai dalla Roma, anche quando c'ero io e non andavamo bene, ci sono sempre stati vicini.


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Cufré: "Se Totti mi ha citato nell'autobiografia è segno che ho lasciato qualcosa a Roma"


GIANLUCADIMARZIO.COM - "Ho solo ricordi bellissimi di quel periodo. E poi Cassano, che giocatore incredibile. Matto, Antonio era così. Genuino e matto. Torno spesso a Roma, ho lasciato tanti amici lì. Vecchi compagni con i quali mi sento appena ce n'è occasione. Anche con Francesco ovviamente”. Leandro Cufrè, ex difensore della Roma, ricorda così la sua esperienza passata in giallorosso

Cufré è stato uno dei pochi ex giallorossi citati nell'autobiografia di Totti: “Mi ha fatto piacere, perchè essere nominato nel suo libro vuol dire che qualcosa è rimasto. Non per un momento bello, è vero, ma se gli è venuto quello in mente per me va benissimo lo stesso”.

Un passaggio anche sul celebre schiaffo a Del Piero: “Tutto nasce dai tempi di Siena. Ero io l'incaricato di marcare Del Piero, soprattutto sui calci di punizione o calci d'angolo. La mia marcatura, diciamo molto fisica, gli dava fastidio. L'anno dopo, alla Roma, chiesi io al mister di marcarlo. Al ritorno fu una partita particolare, il clima era teso perché tornavano per la prima volta all'Olimpico mister Capello con Zebina ed Emerson. Gli animi erano accesi e in campo, ecco, diciamo che non ci siamo risparmiati”.

Poi sull'arrivo in giallorosso: “Tre anni prima avevo vinto il Mondiale Sub 20 con l'Argentina, facevo coppia in difesa con Samuel. Forse Baldini e Capello vollero riformare la coppia giovane più promettente dell'epoca. Ma squadra che vince non si cambia, è normale. Avevano tutti appena rinnovato, era difficile per me trovare spazio. Anche Cassano all'inizio faticò”.

Proprio su Cassano rivela aneddoti “che non si possono raccontare. Se non lo ha fatto Totti posso farlo io? Posso dire che ogni giorno ti faceva morire dalle risate. Ne racconto uno: Antonio era solito arrivare all'ultimo secondo a Trigoria. Ogni ritardo con Capello era una multa e quel pomeriggio lui era in ritardo. Arriva di corsa al parcheggio e per sbrigarsi tampona la Ferrari di Fuser. Chi come me era alla finestra vede tutto, ma fa finta di niente. Alla fine dell'allenamento Diego va verso la macchina e trova la fiancata completamente rigata. Noi tratteniamo a stento le risate, Antonio fa finta di nulla. Peccato che la sua macchina fosse parcheggiata accanto a quella di Fuser, con tutto il parafango colorato di rosso. Antonio, serio, nega tutto: “Non sono stato io, giuro!”. E noi a ridere come pazzi. Diego era inca.... nero. Come si è risolta? Come al solito. Un assegno di Antonio. Gli ho visto fare delle cose in campo incredibili. Mai visto un giocatore così. Esplosivo, imprevedibile, tecnico. Era davvero fortissimo”.

Passaggio finale sull'addio: “Ero arrabbiato con Spalletti che quell'estate (nel 2006, ndr) chiese un nuovo terzino sinistro. E io? Questo mi chiedevo, ma ero giovane. Ora da allenatore capisco meglio le esigenze. Voleva rinforzi, non liberarsi di Cufré. Ma decisi di andar via. Ma la spinta che ti dà Roma non si trova da nessun'altra parte. Non è la voglia di giocare o combattere, quella ce la devi avere dentro. E' il livello che raggiungi in piazze così a non avere eguali”.

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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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