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Giornalismo - attualità

Last Update: 8/5/2020 10:42 AM
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7/20/2019 2:52 PM
 
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Verso i 12/13 anni lessi molti dei suoi libri sulla mitologia greca, erano bellissimi e divertentissimi. E si è pure trombato Moana.
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"A' Gómez, se c'hai 'na penna te faccio l'autografo!"

"Vola, sotto la curva vola, la curva s'innamora, tedesco vola"

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[Edited by jandileida23 7/20/2019 3:45 PM]
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"A' Gómez, se c'hai 'na penna te faccio l'autografo!"

"Vola, sotto la curva vola, la curva s'innamora, tedesco vola"

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7/22/2019 4:55 PM
 
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E' stata una 4 giorni da niente....
Camilleri, Crescenzo, Mattia Torre (autore GENIALE da Boris, a Dov'è Mario? a Ogni maledetto Natale) e Francesco Saverio Borrelli.

Ovviamente..... il più celebrato è esattamente è quello che dei 4 ritengo il minore, cioè Camilleri.
Scrittore normalissimo, assurto (in questi tempi di pochezza e impoverimento e ricordatevi sempre: "Osvaldo è un Batistuta più tecnico" perché quando il livello generale scade la mente si adatta...
o "Salvini è molto scaltro, il più furbo dei politici italiani, uno stratega che qui, che lì, che su...." e poi chissà chi cazzo erano allora Andreotti, Pannella, Berlinguer, Moro.....
E così basta che sei "discreto" e diventi "Maestro".
E non ho nulla contro di lui, anzi la sua storia è di insegnamento e sprone per chiunque. Scrivere a oltre 50 anni, iniziare a farlo così tardi. Mai troppo tardi. Ottima lezione, anche per i pessimisti, fatalisti come me.
Uno stile comunque "normale", polizieschi...

L'eccellenza l'ho vista invece in De Crescenzo che ammiravo e ovviamente per Borrelli per tutto quello che ha fatto per il nostro paese (buttato al cesso poi da coloro cui il pool di Mani Pulite lasciò il testimone).

Torre era un genio. Esattamente come faceva dire agli "autori" di soap in Boris:
"......Genio.....".

Alla fine il più celebrato con speciali e cose varie è stato Camilleri.
Non so se pure qui ci è entrata un po' di "aria politica", di "pensiero Unico Omologato", di "correnti ...colorate"...
Credo un po' si.

Comunque, quanto a mente, e libertà di pensiero, mi pare che De Crescenzo fosse più intelligente e libero, meno incastrato.

Peccato per tutti e 4.
Diciamo che Mattia Torre è stato quello cui ha detto peggio. 47 anni troppo giovane.
E come ha detto Guzzanti "almeno cento sceneggiature da scrivere, almeno 20 libri, non era importante, era Indispensabile".
Le cose comiche migliori negli ultimi 10 anni sono quasi tutte sue.


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11/4/2019 8:40 AM
 
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Istrione, cronista, bolognese. Se n’è andato il grande Civ

Gianfranco Civolani si è spento ieri sera dopo una lunga malattia
«State benone!». Il Civ, andandosene ci ha salutato così. A modo suo, come sempre. Con tutto il piacere del caso e fregandosene un po’. Per questo era il Civ: libero, di dire e di fare, senza condizionamenti. Affrancatosi subito dal comune pensare, ha attraversato in lungo e largo la vita e in particolare la sua città e i suoi concittadini. Ma anche il mondo intero. Raccontando, scrivendo, urlando, recitando, improvvisando, ridendo e talvolta pure cantando, perché era capace di tutto.
La carriera
Dalla radio alla tv, sugli amatissimi giornali e nei libri, l’ultimo dei quali uscirà postumo fra poche settimane, scritto negli ultimi mesi da un letto all’altro, sotto lo sguardo stupito dei dottori ai quali questa estate, algido e vigile, chiese: «Ce la faccio a finire il mio libro, quanto tempo ho?». Anche chi non seguiva il calcio, il basket, lo sport in generale, lo conosceva. Gianfranco Civolani è diventato un vero personaggio pubblico, soprattutto negli ultimi anni, quando riempì con maestria e inventiva lo schermo televisivo e le frequenze in fm, come decano e maestro dei giornalisti bolognesi. Ieri, 3 novembre 2019, ci ha salutato per sempre. Lo scriviamo dopo una dozzina di righe perché tutti sanno della sua scomparsa, «da tempo». Non c’era appassionato, sportivo che non chiedesse del Civ: “come sta?”. Comprensibile: “era uno di noi”. Con pregi e difetti. Tutti sapevano della sua malattia, comparsa quasi due anni fa. E in tutto questo tempo, è stata lei a vedersela brutta perché il Civ era un osso davvero duro. Ieri, in prossimità del suo 84esimo anno, è stato lui a dire «bóna lé». Non dopo aver chiesto di fare “il punto”, la sua firma d’autore nel Pallone del Sette, trasmissione regina del lunedì calcistico, lui in coppia con Sabrina Orlandi, sua speciale compagna di viaggio.

La sua vita per lo sport e per la professione

Serve la biografia per il più istrionico giornalista sportivo di Bologna? Basti sapere che Civolani ha vissuto fino all’ultimo secondo, poco prima della sirena o del triplice fischio o del gong, come un classico giorno di lavoro: scrivendo, raccontando, dicendo la sua. La sua vita. Ora nello studio di casa sua, dietro piazza Azzarita, spazio folle dell’immaginazione e della creatività, senza scrivania, con un divano, la tv e mille libri sovrapposti a foto, medaglie, biscotti e nessun computer (eccezionale la sua memoria: neuroni e non bit). Ora in giro per il mondo, attraversato felicemente come inviato a spese dell’editore. Lui che i soldi li ha sempre spesi piaceri personali non superflui ma per inseguire dei sogni con la sua squadra femminile di basket (sono state due), con cui ha convissuto per più di 50 anni come presidente, fino al recente triste epilogo (“ha lasciato” tutto questa estate dopo una dolorosa frattura con le sue atlete) in cui non ci addentriamo.

L’esperienza artistica

La biografia l’ha raccontata lui mille volte. Laureato in giurisprudenza, specializzato in psicologia del lavoro, giornalista professionista dal ’57, un’esperienza alla Ribalta come direttore artistico nei primi sessanta quando chiamò artisti come Jannacci, Proietti, Poli, Vanoni e via dicendo. Davvero serve la biografia? Inviato per quasi 30 anni per Tuttosport, al seguito di Campionati del Mondo e Olimpiadi oltre ad altri innumerevoli eventi con tanto di personaggi incontrati, da vero e qualche volta burlescamente per finta. Poi a Stadio Corriere dello Sport e nelle radio e tv della città. Super tifoso del Bologna, al Comunale fin dal 1945, e poi della Virtus, ma anche esperto di pugilato. Eclettico e pronto a parlare, discutere di cinema, teatro, cultura e politica (irremovibile antifascista infastidito dai ‘neo’).

Un intellettuale non semplice, per questo amato e da qualcuno poco sopportato, perché lui di certo non “giocava” per piacere a tutti. Ci mancherà, naturalmente. Mancherà anche alla città, ma senza rimpianti perché lui si è dato e si è raccontato come pochi altri. Stai benone anche te Civ, e grazie di tutto!

corrieredibologna.corriere.it

A memoria per distacco uno dei migliori giornalisti sportivi dell'ultima epoca "cartacea" .. RIP
[Edited by Sound72 11/4/2019 8:40 AM]
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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3/21/2020 3:27 PM
 
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L'ultimo articolo di Gianni Mura


LA REPUBBLICA (G. MURA) - Non bisognerebbe scriverlo, ma è sempre vagamente piacevole scoprire che esistono emeriti imbecilli anche oltre i nostri confini. Il più imbecille della settimana, al punto che nemmeno gli giro un voto, è Diego Costa, attaccante dell’Atletico Madrid. Dopo la clamorosa vittoria a Liverpool (ma non per merito suo: sostituito da Simeone) ha attraversato la zona mista senza rilasciare dichiarazioni ma tossendo caricaturalmente e senza protezioni. Resto in attesa che il suo club lo multi, ma ne dubito, oppure lo stanghi l’Uefa. Previa traduzione di quella parolina (“respect”, anagramma spectre) che tutti i partecipanti alla competizione recano sulla maglia. Un altro imbecille è Rudy Gobert, cestista francese, centro degli Utah Jazz. Dopo la gara con gli Oklahoma City Thunders ha concluso la conferenza stampa toccando tutti i microfoni e gli smartphone sul tavolo. Prima reazione: sciocchino, va bene voler esorcizzare la paura del contagio ma c’è modo e modo. Già, anche perché Gobert non sapeva di essere contagiato. Seconda reazione: sciocchino è un complimento. Segue lungo comunicato in cui Gobert si pente («sconsiderato», «non ho scuse»). Con i Jazz ha chiuso. Non meno imbecilli, ma anonimi, i tifosi del Psg assiepati fuori dallo stadio. Evitare gli assembramenti? Ecco la risposta. Poi è evidente che gli imbecilli li abbiamo anche noi. Un amico m’ha detto che a Milano, parco Sempione, venerdì sembrava ci fosse un raduno di corridori a piedi. Senza la distanza di un metro, con la libertà di tossire e sputazzare. Incoscienti, dite? Ma se un incosciente non recupera un minimo di coscienza nemmeno in situazioni come quella che stiamo attraversando è un imbecille pericoloso. La situazione che stiamo attraversando, però, permette di dire che gli imbecilli sono una minoranza e la brava gente una maggioranza. La parola buonismo è scomparsa, spero per sempre ma non m’illudo, e con forza ricompaiono solidarietà, doveri, responsabilità, unione, sacrifici. E sotto questo ombrello, difesa e coesione, ci stanno tante cose: la maglietta esibita dall’Atalanta a Valencia, dopo una serata stordente per emozioni, e dedicata a Bergamo: mai mollare. I versamenti di tanti sportivi, da Insigne a Bonucci, e di tanti club, da Zhang ad Agnelli. I 30 mila pasti caldi gratuiti che da oggi al 15 giugno Ernesto Pellegrini farà arrivare nelle case di anziani e famiglie bisognose di 17 comuni lombardi, da Busto Arsizio a Vigevano. Tutte le corriere di Senigallia incolonnate verso l’ospedale: suonano il clacson e hanno striscioni di ringraziamento. L’applauso a mezzogiorno, dai balconi d’Italia, per medici e infermieri in prima linea. I nuovi eroi, certamente. La ruota gira. Fino a due mesi fa, per loro c’erano più aggressioni che applausi, e si invocava un posto di polizia in ogni Pronto soccorso per evitare violenze e devastazioni. La ruota gira. In Italia sono stati picchiati cinesi ritenuti untori. Ma la Cina ci manda medici, mascherine, materiale sanitario. L’Europa, di cui facciamo parte, per ora ci ha mandato solo parole, e non sempre carine. Alleggerire? Su Domenico Marocchino si scrive volentieri, non solo perché da opinionista su Rai 2 ("A tutta rete") non è mai banale. A 63 anni, sempre la faccia di uno appena buttato giù dal letto, di un ex figlio dei fiori persosi tra Malibu e Valenza Po. “De profession bel zòven”, avrebbe detto Rocco di lui. Lo sapevano anche all’estero. C’ero all’aeroporto di Varsavia, Juve di passaggio per andare a giocare a Lodz. Agli sbarchi, gruppo di belle ragazze con un cartello in perfetto italiano: “Marocchino, vieni in discoteca a ballare con noi?”. Era l’83. Marocchino nella Juve giocava come se non fosse la Juve. Ignorando tutte o quasi le sacre regole. Il calcio era un gioco, la vita era bella perché c’erano (nell’ordine) le ragazze, le sigarette, il cinema, le mostre d’arte, i vini rossi. Boniperti, che conosceva i suoi polli, voleva inserire nel contratto una clausola: non più di 20 sigarette al giorno. No, disse Marocchino, sarebbe scorretto da parte mia, lei non ha tutti i mezzi per controllarmi. Non tutti, ma ex militari in pensione sì. Marocchino sembra appena caduto dal letto, ma era ed è sveglio. Li conosceva tutti, d’inverno li invitava a bere qualcosa al caldo. Una notte lo beccarono che rincasava alle 3. «Tutta colpa del presidente, insiste perché io respiri aria buona e io esco quando c’è meno smog». Su SW della scorsa settimana c’è molto amarcord suo. Domande giuste, risposte buone, Marocchino è un intellettuale mascherato e mi (gli) chiedo perché non abbia ancora scritto un libro sul suo calcio, dove si sbagliava da professionisti, come nella canzone di Paolo Conte. Ricordo lo stupore con cui raccontò i sistemi di controllo. «Telefonata a casa alle 22.30, massimo 22.45, e devo essere lì a rispondere. Li ringrazio. La mia ragazza arriva alle 20, e dopo chi ha più voglia di uscire?». Angolo della poesia: “Stupida America” di Abelardo Delgado: “Stupida America, vedi quel chicano/con un grosso coltello/nella mano ferma/non vuole accoltellarti/vuole sedersi su una panchina/a intagliare crocefissi/ma tu non glielo permetti./ Stupida America, senti quel chicano/che grida maledizioni in strada/ è un poeta/senza carta e matita/ e siccome non può scrivere/sta per esplodere./ Stupida America, ricordi quel chicanito/bocciato in matematica e in inglese/ è il Picasso/ dei tuoi stati occidentali/ma morirà/ con mille capolavori/appesi solo alla sua mente”.
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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8/5/2020 10:41 AM
 
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Scomparso Sergio Zavoli..decano dei giornalisti..

Con La Notte della Repubblica ci sono un po' cresciuto, trasmissione vista intorno ai 18 anni, in epoca pre internet una mezza bibbia sul dopoguerra del terrorismo e instabilità politica visto che la storia studiata al quinto liceo si fermava al referendum monarchia/repubblica e al massimo arrivava al boom economico.
Il libro su quella trasmissione fu il primo che comprai di cronaca su gli anni di piombo.

Grande ricordo anche il Processo alla tappa riscoperto poi negli anni nelle repliche sulla Rai. Storica l'intervista a Mercxx in lacrime dopo positività al doping.

[Edited by Sound72 8/5/2020 10:42 AM]
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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