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Lucio Dalla e la canzone
La rivincita del genio


Piccolo, sgraziato, irsuto come un primate, trovò la sua strada, contro ogni pronostico, negli anni Sessanta dello ye-ye. Entrato in punta di piedi nella cittadella del pop, come un cavallo di Troia, per poi sconvolgerne gli schemi



Negli anni Sessanta non gli fu facile farsi spazio nel mondo della canzone. Erano gli anni del boom economico, dopo l'America di Elvis e l'Inghilterra dei Beatles, anche in Italia la gioventù assurgeva a protagonista con i suoi gusti, i suoi consumi e la sua voglia sfrenata di divertimento. Per la musica leggera, era il passaggio dal bel canto agli urlatori e ai bei volti da classifica, dall'orgoglioso ultimo gladiatore Claudio Villa a Gianni Morandi, Al Bano e i "musicarelli". Eppure Lucio Dalla, piccolo, sgraziato, irsuto come un primate, trovò la sua strada, contro ogni pronostico. Quasi un cavallo di Troia, Lucio, entrato in punta di piedi nella cittadella del pop, per poi sconvolgerne gli schemi a partire dagli anni Settanta. Anni ben poco da canzonetta.

Lucio Dalla è un musicista di formazione jazz, clarinettista e sassofonista, talvolta tastierista, cresciuto musicalmente nella Bologna delle cantine affrescata più tardi dal cinema di Pupi Avati. Il passaggio alla canzone si consuma tra il 1964 (esordio al Cantagiro con Lei, scritta da Gino Paoli) e il 1971, quando a Sanremo presenta una canzone straordinaria, sfida lirica all'assioma "cuore amore" e alla spensieratezza "ye-ye" del decennio appena concluso. Il titolo è il giorno del debutto alla vita di Lucio: 4 marzo 1943, testo tratto da versi della poetessa Paola Pallottino. "Per la gente del porto io sono Gesù Bambino...", un salto mortale nell'Italia cattolica e democristiana.
Ma il mondo sta cambiando, Lucio Dalla finisce sul podio, al terzo posto.

La mutazione personale di Lucio era già in atto. Nel 1970, Dalla è un protagonista della "Tv dei ragazzi", conduttore di Eroi di cartone, primo programma di approfondimento monografico sui grandi del fumetto e dei cartoon. E proprio Fumetto è il titolo della sigla, brano tratto dal secondo album Terra di Gaibola, anche se il testo della sigla differisce leggermente dalla versione discografica. Canzone in cui Dalla scandisce i nomi di Nembo Kid, Asterix e il Barone Rosso quasi in "scat", tecnica vocale jazzistica. Altro che Canzonissima...

La maturazione del vero Dalla avviene tra 1974 e 1977, col passaggio dalla collaborazione ai testi con Sergio Bardotti e Gianfranco Baldazzi al sodalizio con il poeta Roberto Roversi. Quattro anni e tre album, che la critica definì fondamentali per la canzone d'autore italiana. Sperimentale Il giorno aveva cinque teste, coraggioso ma più allineato con la forma canzone Anidride solforosa. Atto conclusivo, nel 1976, Il futuro dell'automobile e altre storie, spettacolo teatrale trasmesso anche dalla Rai. Dalla svincolò parte delle canzoni, tra cui la celebre Nuvolari e Il motore del 2000, dallo spettacolo e le raccolse nel nuovo disco. Roversi, contrario, decise di non firmare l'album col suo nome ma con lo pseudonimo di Norisso.

Nel frattempo, era il 1975, fa il suo apparire al fianco di Lucio un nuovo compagno di viaggio: Francesco De Gregori. I due scrivono insieme la musica per Pablo, che De Gregori inserì in Rimmel, e per Giovane esploratore Tobia, inclusa l'anno dopo in Bufalo Bill. Con la contestazione del 1977, il "cantautore" Lucio Dalla è pronto a raccogliere i frutti commerciali del suo seminato, a partire da Com'è profondo il mare e soprattutto con Lucio Dalla, forse il suo disco perfetto, contenente canzoni della potenza di Anna e Marco, Caro amico ti scrivo, Stella di mare. Successo bissato nel 1980 con l'album Dalla, aperto da Balla balla ballerino e chiuso dalla indimenticabile Futura.

Il piccolo, sgraziato, irsuto Lucio Dalla non fa più ridere nessuno. Induce al silenzio, alla commozione, all'allegria, alla riflessione. E fa ridere solo quando vuole. Con simpatiche smorfie durante le interviste o esibendo con autoironia la "pelliccia" che esplode sotto la canotta. Il suo simbolo sono lo zucchetto di lana, gli occhiali tondi e l'immancabile clarinetto. Lo stesso clarinetto che introduce Ma come fanno i marinai, che assieme a Cosa sarà racconterà per sempre in musica di quella straordinaria coppia, Dalla-De Gregori, protagonista di un tour che ha fatto la storia, Banana Republic, per la qualità della musica e della produzione, con gli Stadio come band e in cui trova spazio anche Ron.

Esperienza che chiude un'epoca. Ne è ben consapevole Lucio, che deve aspettare il 1986 per ritrovare un successo all'altezza. Anzi, no. Un successo ancora più grande. E' l'anno di Caruso, ripresa anche da Pavarotti e incisa in una trentina di versioni in tutto il mondo. Nel 1988 la mossa che non ti aspetti, quasi una rivincita: il piccolo, sgraziato, irsuto Lucio incide un album e va in tournée con...Gianni Morandi, proprio l'idolo delle ragazzine di fine anni Sessanta, caduto nell'oblìo quando il gioco si è fatto duro duro.

Nel 1990, Dalla stupisce ancora. Panama calcato sulla testa, arriva accompagnato da due coriste, una particolarmente in carne, e fa canticchiare l'Italia intera con una filastrocca non sense, scritta da Ron: Attenti al Lupo. La critica non è entusiasta, ma ancora una volta il vento è cambiato, arrivano i Novanta e quella canzone è l'intro perfetta di un decennio "da bere". Anni in cui Dalla si divide in mille progetti, dirige la sua etichetta Pressing, compone musiche per film, realizza programmi tv, dipinge e fa il gallerista, incide Pierino e il lupo, si cimenta con la musica classica e continua la sua attività di talent-scout.

Nel 2010, a trent'anni da Banana Republic, la notizia che scuote la musica italiana dalla narcosi dei talent show: Lucio Dalla di nuovo in concerto con Francesco De Gregori, al Vox Club di Nonantola. Il progetto si chiama Work in progress e in breve si trasforma in un tour che traghetta entrambi i protagonisti nel 2011 raccogliendo ovunque il "tutto esaurito", dai teatri alle arene.

Ripresosi dallo sforzo, Dalla decide di tornare a Sanremo nel 2012. Non in veste di interprete ma di autore del brano Nanì, cantato proprio da un reduce del talent Amici, Pierdavide Carone. Lucio assume personalmente anche la direzione dell'orchestra del Festival durante l'esibizione del giovane. Non può saperlo, ma Dalla fissa così la sua ultima immagine per il pubblico italiano: monta sul podio, impugna la bacchetta, ammicca alla telecamera e alla fine sorride soddisfatto. Il saluto di un grande artista, nato il 4 marzo 1943, partito dalla Bologna delle cantine per concludere il suo viaggio a Montreux, ideale capitale europea del jazz, il 1 marzo 2012. Fosse stata una scelta, sarebbe stata perfetta


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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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