Senza Padroni Quindi Romanisti
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Concerti, recensioni, nuovi album e.. playlist

Last Update: 9/22/2020 11:23 AM
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2/24/2020 12:52 PM
 
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sabato scorso a piazza Sempione serata live di diversi gruppi romani a 40 anni dall'omicidio di Valerio Verbano.
Tanti gruppi sul palco..Colle del Fomento..Assalti Frontali..Muro del Canto..Radici nel Cemento..
peccato solo che a febbraio di sera pure col clima mite piu' di tanto nn ce puoi sta fermo in piazza.

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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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2/24/2020 4:23 PM
 
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Domenica scorsa all'auditorium visti colle del fomento+muro del canto, però al contrario della piazza al calduccio e in poltrona a na certa calava la palpebra...
Per ascoltare è il luogo principe per l'acustica ma per certi tipi di concerti aprissero la cavea anche d'inverno e tutti in piedi
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4/5/2020 9:08 PM
 
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Kurt Cobain dei Nirvana e Layne Staley degli Alice In Chains, il 5 aprile morivano gli ultimi due poeti del rock moderno

“Da allora non c’è stato un movimento così grosso nel rock ‘n’ roll”, diceva del grunge Scott Weiland, voce degli Stone Temple Pilots, che molti definiscono una delle formazioni più ingiustamente sottovalutate del genere. In questo senso il 5 aprile segna la fine non solo del grunge ma la scomparsa di due dei maggiori interpreti del rock moderno: quella ovvero di Kurt Cobain, leader dei Nirvana, e Layne Staley, frontman degli Alice In Chains e del supergruppo Mad Season.

Destini simili ma in qualche modo diversi quelli che avvolsero i due, scomparsi lo stesso giorno a distanza di otto anni l’uno dall’altro. Se nel 1994 i Nirvana avrebbero pubblicato, a novembre, l’ormai postumo MTV Unplugged in New York – registrato l’anno prima – gli Alice In Chains erano invece in piena attività avendo dato luce, a gennaio, all’EP Jar Of Flies, che, sempre camminando in equilibrio sulla sottile linea tra acustico ed elettrico, conteneva perle rare del calibro di “Nutshell”, “I Stay Away” e “No Excuses”.

Nel 2002, anno della scomparsa di Stayley, veniva invece dato alle stampe – neanche a farlo apposta – l’omonimo Nirvana: primo di una serie di compilation divulgate più o meno a forza, che aveva però il pregio di includere l’inedito “You Know You’re Right”, registrato durante le ultime sessioni in studio prima del suicidio. Oltre al genio, il filo rosso che tenne insieme il destino dei due fu senz’altro costituito dall’abuso e dalla dipendenza dalle droghe. Una in particolare, l’eroina.



Scappato da un ultimo disperato tentativo di disintossicazione, Cobain lasciò l’Exodus Recovery Center di Los Angeles camminando abbastanza da incrociare un taxi e decollare nuovamente alla volta di Seattle. Ironia della sorte, a tenergli compagnia durante il volo fu Duff McKagan, bassista degli stessi Guns N’ Roses che i Nirvana – e con loro la miriade di gruppi fioriti tra il finire degli ottanta ed i primi novanta – se non asfaltarono comunque ferirono a morte.

Staley, la cui notorietà non era minimamente paragonabile a quella del biondo cantante e chitarrista, a dispetto della massima di Neil Young che al fade away consigliava un più repentino burn out scelse l’oblio totale apparendo un’ultima volta in pubblico addirittura nel 1998.

Il machismo di un certo hard rock, che pure aveva avuto il merito – risorgendo sotto nuove forme – di spazzar via il peggio (musicalmente) del decennio precedente, era ciò che disgustava entrambi: per quanto, forse più di tutto, gli Alice In Chains meritassero eccome l’etichetta di band “alternative metal”. D’altra parte anche Cobain fece il suo ingresso nel music-biz come roadie dei Melvins, band dalla difficile categorizzazione, che nel 1993 arrivò addirittura a produrre con l’album Houdini.

E forse è proprio in questa veste che verrebbe da pensarli entrambi al giorno d’oggi: un passo indietro, o di lato, rispetto al clamore e all’onda emotiva del successo. Di Cobain sappiamo per certo che, almeno nelle intenzioni, avrebbe volentieri lavorato ad un album con Michael Stipe dei R.E.M. “Non sono un grande con gli eroinomani… Non posso fare molto quando entra in gioco quel livello di abuso di sostanze come accadde per lui.”, dirà anni dopo.

Ugualmente inappellabile la sentenza cui aveva deciso di sottostare Staley, che uscirà (per modo di dire) dal suo isolamento rispondendo un’ultima volta al telefono due mesi prima della scomparsa: “Il mio fegato non funziona più, vomito costantemente e mi cago addosso. È un dolore insopportabile, il peggior che si possa provare al mondo.”, disse intervistato dalla giornalista argentina Adriana Rubio – autrice del libro Layne Staley: Angry Chair. A Look Inside The Heart And Soul Of An Incredible Musician – “Sono consapevole di star morendo. È ormai da anni che vado avanti facendomi di eroina e di crack. Non ho mai voluto scrivere la parola ‘fine’ sulla mia vita in questo modo ma so di non avere più speranze. E’ ormai tardi.”. Detto, fatto: ormai decomposto, il suo corpo verrà ritrovato il 19 aprile quando – allertata da un insolito miagolio del suo gatto – la madre Nancy deciderà di chiamare il 911.

Due epiloghi certo tremendi, che spiegano però l’essenza di quella che fu la loro proposta musicale: raccontare visceralmente, bene come forse nessun altro, quel male di vivere che grattando dall’interno li aveva paradossalmente messi in contatto con milioni di persone nel mondo. Tanto da finire eletti – almeno nel caso di Cobain – a leader, rappresentanti assoluti, di quella generazione X che ora cresciuta cerca ancora risposte nelle loro canzoni immortali.

www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/05/kurt-cobain-dei-nirvana-e-layne-staley-degli-alice-in-chains-il-5-aprile-morivano-gli-ultimi-due-poeti-del-rock-moderno/...
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9/16/2020 12:27 PM
 
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Jimi Hendrix, a 50 anni dalla morte il mito sfida il futuro

Alle 12.45 del 18 settembre 1970 il dottor John Bannister, medico del St Mary Abbot's Hospital di Londra, dichiarava morto Jimi Hendrix. Dieci giorni dopo, una volta effettuata l'autopsia, il coroner Gavin Thurston stabilì che la causa della morte era l'asfissia: Hendrix era stato soffocato dal proprio vomito durante il sonno indotto da una dose eccessiva di barbiturici. Tuttavia, vista la mancanza di chiare evidenze, il verdetto sulla morte di uno dei geni della musica del '900 è rimasto aperto. James Marshall Hendrix, per sempre Jimi, avrebbe compiuto 28 anni il 27 novembre.

Come tutta la sua vita, anche la sua stupida morte prematura è avvolta nel mito: più d'uno ha raccolto materiale per dimostrare che le leggerezze e gli errori che hanno portato al decesso fossero tutt'altro che casuali. La tesi del complotto poggia su un dato provato: Hendrix finanziava le Black Panther e per questo era spiato dall'onnipresente FBI di J.Edgar Hoover.

Dunque quella notte maledetta sarebbe stato aiutato a morire con la complicità, volontaria o meno, di Monika Danneman, la donna con cui ha passato la sua ultima notte e che in seguito dichiarò che il suo partner prima di addormentarsi per l'ultima volta aveva preso nove pasticche di Vesparax, un sonnifero non più in commercio, una dose 18 volte superiore a quella consigliata. Il racconto lacunoso della Danneman, le sue incertezze nel chiamare l'ambulanza, i soccorsi tutt'altro che impeccabili, sommati ai files dell'FBI e al verdetto aperto dell'autopsia sono gli elementi a supporto della teoria di un complotto che, come tanti altri, sembra più un tentativo di spiegare la fine assurda di un genio che un fatto reale.

Quello che è certo, invece, è che Jimi Hendrix è una delle vittime più illustri di un business senza scrupoli, che, grazie a contratti capestro, lo sfruttava senza pietà, costringendolo a una massacrante routine di concerti, in attesa di tornare a riprendere possesso della propria musica. Basta pensare che le vicende legali per la gestione del catalogo e dei diritti si sono chiuse definitivamente nel 2009.

In questo mezzo secolo così carico di innovazioni e svolte radicali, la musica di Jimi Hendrix è rimasta attuale, ancora oggi, per esempio, sono in pochi a dubitare del fatto che sia stato il più grande chitarrista della storia del rock. La sua carriera di star è una luce abbagliante durata solo quattro anni. Tutto comincia a Londra nel 1966 e tutto finirà qui, nel 1970, nella città che lo aveva fatto conoscere in tutto il mondo.

In città ci arriva da perfetto sconosciuto, per un'intuizione di Chas Chandler, l'ex bassista degli Animals che diventerà il suo produttore e mentore. Jimi ha alle spalle una durissima gavetta nei circuiti minori dell'America segregata nei primi anni '60. In quegli anni sulla scena di Londra ci sono chitarristi come Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page, Pete Townshend, per non dire poi dei Beatles e dei Rolling Stones: tutti rimangono sconvolti dalla sua apparizione, perché semplicemente nessuno prima aveva suonato la chitarra in quel modo.

Partendo dal blues e dalla musica nera, Hendrix, grazie ad una tecnica mostruosa, porta prima lo strumento e poi la musica nel futuro. Trasforma in musica effetti sonori che prima di lui erano considerati rumore, cambia il concetto stesso di amplificazione, espande in modo rivoluzionario, attraverso l'uso dei pedali, le possibilità espressive della chitarra. Da appassionato cultore della fantascienza, immagina nuovi mondi e gli dà un suono destinato a rimanere nel tempo, al di là di ogni etichetta di genere.

I primi tre album sono capolavori: insieme alla Experience, Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso, incide nel 1967, in meno di un anno, "Are You Experienced", uno dei più grandi debutti di sempre (ci sono "Purple Haze", "Hey Joe", "Foxy Lady") e "Axis: Bold As Love" (ci sono "Little Wing", "Up From The Sky"). Poi nel 1968 registra il suo ultimo album in studio, il doppio "Electric Ladyland", il più grande successo commerciale della sua carriera, con "Voodoo Chile", la straordinaria cover di "All Along The Watchtower" di Dylan, "Crosstown Traffic".

Nel 1967 l'America ancora non lo conosceva: Paul McCartney lo raccomandò agli organizzatori del festival di Monterey dove fu presentato al pubblico da Brian Jones. Su quel palco, il 18 giugno Hendrix e gli Experience misero in scena uno dei set più entusiasmanti della storia del rock. La sua attività era frenetica tra concerti in Europa e negli States e sedute di registrazione. Nel 1969 Noel Redding lascia la band sostituito da Billy Cox, amico di lunghissima data di Hendrix. La mattina del 18 agosto di quello stesso anno c'è un altro appuntamento con la leggenda: Woodstock. Jimi sale sul palco di mattina, dopo essere stato sveglio per tre giorni. La sua versione distorta dell'inno americano è una delle performance più importanti e sconvolgenti di sempre.

La verità è che, nonostante il successo, Hendrix era stanco di essere in balia del business, desiderava cercare strade nuove, si stava avvicinando al jazz, progettava persino un disco con Miles Davis e Gil Evans, suoi dichiarati ammiratori. Nel gennaio del 1970, per liberarsi da un contratto, registra un live con la Band of Gypsies, e cioè Billy Cox e Buddy Miles alla batteria, che uscirà postumo e che contiene "Machine Gun", uno dei vertici della storia del chitarrismo. In agosto finalmente apre al Village di New York, gli Electric Lady Studios i suoi studi registrazione, il sogno della vita. Farà in tempo a registrare una jam session, poi partirà per l'ultima tournée della sua vita. Il 6 settembre, al festival dell'Isola di Fehmarn, in Germania, è la data del suo concerto finale.

Resta il rimpianto per quello che Jimi Hendrix avrebbe ancora potuto dare alla musica e alla creatività. Quello che ha fatto nella sua folgorante e breve carriera continua a sfidare il futuro.

ansa.it

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Proprio di recente ho ripescato alcune pagine di giornale del 1990 di articoli su Jimi a 20 anni dalla scomparsa..

Erano solo 20 anni, un'influenza e una presenza in quel momento ancora fortissima. Anni di grunge, metal e dela prima ondata brit pop inglese.
Come mettersi a rievocare ora eventi di 20 anni fa, praticamente l'altro ieri.

Hendrix mi ricorda un periodo di iniziazione musicale irripetibile forse, grazie anche a qualche casa discografica che si decise a riproporre sul mercato nazionale alcuni di questi monumenti.
All'epoca prendevo ogni numero di una collezione encicolpedica della De Agostini sul rock e la cassetta di Jim Hendrix era una delle primissime. Un mini best of.. con Voodoo Chile, Hey Joe, Purple Haze, Stone Free..
Doors, Hendrix, Janis Joplin, Jefferson Airplane, Rolling Stones. Pure Deep Purple in quel periodo. Non era Woodstock o Altamont ma poco ci mancava.



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[SM=g7542]

grunge nato anch'esso a Seattle come Jimi... [SM=g10672]


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[SM=g7542] Purple haze is all around [SM=g11372]

Io nella musica ho due grandi passioni: il black metal [SM=x2478856] e il rock psichedelico.

Per me la porta (ahaha) su quel mondo sono stati i Doors, poi Jimi. E da lì in poi mi si è aperto tutto un mondo dove torreggiano i Grateful Dead (ho tutte le Dick's Picks in vinile). Ma troppi ce ne sono: The 13th Floor Elevators, Hawkwind, Taste, Arthur Brown, Atomic Rooster, The Byrds, Crosby da solista, i Cream di Clapton e Baker e molti altri. Che periodo che deve essere stato
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"A' Gómez, se c'hai 'na penna te faccio l'autografo!"

"Vola, sotto la curva vola, la curva s'innamora, tedesco vola"

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9/19/2020 9:44 AM
 
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La triade acida di San Francisco: Jefferson Airplane, Grateful Dead e Quicksilver Messenger Service ..tanta roba...come del resto i 13th Floor Elevators..quell'occhio nell'occhio ..Roky Erickson scomparso lo scorso anno dopo discrete esperienze de vita quanto meno lisergiche.
Poi ci sarebbero sempre i Velvet Underground..su Riaplay dovrebbe esserci ancora il film su Nico, molto interessante.

Sul fronte inglese anche i Kaleidoscope avevano sonorità affascinanti e come primo incrocio acid metal prog col violino gli High Tide, gruppo di culto che pubblicò 2 album di altissimo livello in quel periodo. Nn mi pare di averli mai postati.
Poi come evoluzione di queste fusioni a me piacevano molto pure i Van der Graaf Generator e alcuni gruppi krautrock, i Can su tutti.
Qua però ci vorrebbe Beautiful Loser, era materia sua.
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9/19/2020 11:04 AM
 
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Pure i Love e i Vanilla Fuges, sempre dell'area. Piú acidi i Blue Cheer, piú rozzi infatti a me piacciono di piú.

Poi mi scordo sempre il nome ce stava quella band co' una specie de Remo Remotti sotto acido. Fuking a man, CIA man na cosa del genere
[Edited by jandileida23 9/19/2020 11:04 AM]
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9/19/2020 11:20 AM
 
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Io appena scoperto il rock, dopo i Doors squagliai i dischi di Janis Joplin, prima di andare più in fissa per Jimi. Alla fine questi 3 più Led Zeppelin e Deep Purple, niente di ricercato, l'essenziale.

Che periodo si... a quei tempi, fine 80, io scoperto il rock, pensavo "che periodo e quando mai potrà tornare un'ondata così"... ignaro che stesse già covando il grunge, e lì fu l'apoteosi perché era proprio la cosa che uno invidiava guardando ai 60, inizio 70.
Anche se non c'è paragone dal punto di vista culturale, politico, di tendenze ecc. tra ondata grunge e ondata Summer of love di allora, ma dal punto di vista musicale fu uno tsunami. Pure in Italia uscirono robe molto più spinte sul rock, tenute sempre sotto traccia, ma uscivano Blu Vertigo, Marlene, Subsonica, Afterhours, pure Carmen Consoli è ruvida con un tocco punk.

Krautrock, Velvet però siamo belli più in là, pieni anni 70, meno 60.

PS. se non lo avete mai letto vi consiglio Please Kill Me, di Legs di nome e qualcosa di cognome.
E' la storia in presa diretta da un amico comune di tutti questi della scena 70 NY con mille aneddoti intrecciati Ramones, Blondie, Iggy, MC5, Sex Pistols, NY Dolls, ecc. ecc. fichissmo.
Patty Smith quasi non la filano, ma si può leggere pure Just Kids di Patti Smith che è la sua autobiografia, incentrata soprattuto su le i e Robert Mupplethorpe, ma lungo tutti quegli anni del Chelsea Hotel e altro, con aneddoti da paura pure li.

Ma Please Kill Me è proprio un must.


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9/19/2020 11:28 AM
 
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grande Arthur Lee dei Love..Forever Changes pompatissimo anche se a me sembra sempre piu' acido e particolare Four Sail

Vero, anche i Led Zeppelin come prime botte di rock, all'epoca se non te sentivi il II ed il IV eri mezzo emarginato musicalmente.

Sul filone new wave invece a parte i Duran Duran il primo vinile di un certo livello che presi fu Music for the masses dei Depeche Mode.


Il primo dei Velvet comunque è del 1966/67..me ricordo sempre quella scena de sesso tra Nico e Jim nel film di Oliver Stone [SM=g11491]


Mentre piu' fine '60 sono gli Stooges di Iggy Pop e pure qua vi consiglio Gimme Danger gran bel docufilm ..1969 e 1970 due album di grande spessore..forse veri precursori del punk anche a livello scenico non solo di riff come certe garage band.

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9/19/2020 11:47 AM
 
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Iggy gli si vuole bene, io l'ho visto nel 1996 all'Olimpico un mega concertone co' Sepultura, Slayer e Sex Pistols, peró per me musicalmente sempre un po' sotto. Con tutto che The Idiot è un grande disco.

Vabbé se non te piacciono i Velvet hai qualcosa da nascondere. Oh sweet nuthing' penso la canzone che ho sentito di più in vita mia.

Dentro l'ascensore 😀

Kraut ma frequentato troppo, i Neu!
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9/19/2020 1:27 PM
 
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tra l'altro i Neu! sono la parte psichedelica del gruppo che poi spaccandosi ha dato vita a loro e ai Kraftwerk.
Tipo Pearl Jam e Mudhoney nati dalla separazione dei Green River.
[Edited by giove(R) 9/19/2020 1:27 PM]


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9/19/2020 1:32 PM
 
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Io acido mi sento ogni tanto gli Acid Mother Temple [SM=x2478856]


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9/19/2020 1:46 PM
 
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Re:
giove(R), 19/09/2020 13:27:

tra l'altro i Neu! sono la parte psichedelica del gruppo che poi spaccandosi ha dato vita a loro e ai Kraftwerk.
Tipo Pearl Jam e Mudhoney nati dalla separazione dei Green River.




e dei Mother Love Bone..il cd con Apple e Shine lo so a memoria ormai [SM=x2478856] ..e chissà che sarebbe successo se nn fosse morto di overdose Andy Wood..Eddie Wedder sicuramente in qualche modo sarebbe emerso ma Jeff Ament e Stone Gossard nn lo so se se sarebbero aggiunti


..ma ultimamente ho rilanciato pure con gli Alice in Chains..Dirt ..ma pure Facelift e Jar of Flies..Layne Staley un altro martre di quel periodo
[Edited by Sound72 9/19/2020 1:46 PM]
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9/20/2020 12:12 PM
 
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io ultimamente salto tra Morphine e Fatoumata Djawara [SM=x2478856]
E gli immancabili Pixies [SM=g7526]


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9/21/2020 9:17 PM
 
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Re: Re:
Sound72, 19/09/2020 13:46:


..ma ultimamente ho rilanciato pure con gli Alice in Chains.



Tra le mie canzoni preferite di sempre una è degli Alice in Chains, "Man in the Box". Grande cantante.
Nelle mie compilation ho vari pezzi loro oltre a quella, bleed the freak, would?, rooster, ecc.


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Re: Re: Re:
lucaDM82, 21/09/2020 21:17:



Tra le mie canzoni preferite di sempre una è degli Alice in Chains, "Man in the Box". Grande cantante.
Nelle mie compilation ho vari pezzi loro oltre a quella, bleed the freak, would?, rooster, ecc.






vero, Man in the box tagliente proprio. A me piacciono molto anche ballate come Nutshell e Down in a hole.
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