Senza Padroni Quindi Romanisti
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Governo Italia

Last Update: 8/20/2019 9:39 PM
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5/17/2011 5:18 PM
 
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come ammiro i bolognesi... e un pò li invidio.
qui di Lista Grillo ancora non c'è traccia.
ecco...se si evitassero faide non dico interne, ma ...contigue... tra i risultati di Grillo, quelli di De Magistris, dell'Idv insomma ...chissà...

complimenti pure al 3,qualcosa dei milanesi che ha votato un pischello di 20 anni (che naturalemtne ha il Movimento dietro di sè).

comunque leggo troppi Bilanci, Summe, Soppesate... come se si fosse già ad una Svolta.

piano piano... che de panini avoja a magnassene prima di una vera Svolta.
Berlusconi mica è finito.
sopratutto mica è finita la coglionaggine e la manipolatorietà degli italiani.
che poi è l'humus del Berlusconismo.

e della dinamica del "sono tutti uguali" o come dice Grillo, PDL e PDmenoL.


AAA cercasi modelle/i per progetto pittoricoL'isola nuda27 pt.8/23/2019 2:53 PM by azzuraluna
indovina la cittàIpercaforum24 pt.8/23/2019 8:06 PM by io.donna
Simona Arrigoni (7 Gold - Milano+)TELEGIORNALISTE FANS FORU...22 pt.8/23/2019 10:35 AM by alcibiade73
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Re:
lucolas999, 11/05/2011 10.35:

La Polverini contestata a Genzano
Il comizio diventa un match di insulti


ROMA - Duro scontro verbale sulla piazza di Genzano, ai Castelli Romani, tra la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e un gruppo di una ventina di contestatori vicini ai movimenti contro l'inceneritore di Albano. I contestatori a margine della piazza avevano iniziato a scandire vergogna vergogna quando la presidente ha preso la parola. Lei allora ha guidato il coro dei suoi sostenitori a rispondere Vittorio Vittorio, il nome del candidato di centrodestra Barbaliscia. Alle nuove contestazioni però Polverini ha perso la pazienza: «questa è la democrazia - ha gridato dal palco - e ve ne dovete fare una ragione. La democrazia è un comportamento, un modo di agire. Fatela finita, aspettate lì, che quando scendo discutiamo noi».

Poi Polverini si è rivolta direttamente a un contestatore: «Con me caschi male -l'ha apostrofato - so della strada come te, le manifestazioni le organizzavo quando tu c'avevi i calzoni corti, non mi faccio mettere paura da una zecca come te. Questi - ha proseguito - sono quelli che difendono chi ha fatto 25 miliardi di debiti: in sei anni non è stato fatto niente, noi invece abbiamo fatto un piano rifiuti serio perchè io con la mafia non ci voglio avere a che fare. Quindi fatemi il ca.. di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura? - ha proseguito con voce alterata - non ho paura nemmeno del diavolo».

Poi rivolgendosi a una persona nel pubblico con una videocamera gli ha detto: «Riprendi, riprendi: lo sai che ci faccio con quella? Mo scendo e te lo dico». I contestatori hanno gridato fascista, fascista e ancora vergogna, vergogna. A quel punto i sostenitori di centrodestra hanno gridato di nuovo:«Vittorio, Vittorio». Un coro al quale è stato risposto l'intonazione di Bella ciao.

«Esprimo la solidarietà mia e dell'Amministrazione provinciale alla presidente Polverini per la contestazione subita durante il suo comizio a Genzano. I principi fondamentali della democrazia impongono di rispettare sempre e comunque chi la pensa diversamente da noi. Rivolgo un appello a tutti affinché in questi ultimi giorni di campagna elettorale i toni tornino alla normalità e il dibattito politico possa svolgersi così nella massima correttezza e senza il ripetersi di episodi come quello di oggi che minano le fondamenta della democrazia». Lo dichiara, in una nota, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti.

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non so se c'è da ride o piange [SM=g27991]




Ballottaggi nel Lazio, Pd a sorpresa «Adesso sosteniamo Polverini»
Democratici decisi a giocare d'attacco, summit con il commissario Chiti




di Fabio Rossi
ROMA - La linea di tendenza che si fa largo nel Pd, all’indomani delle elezioni amministrative nel Lazio, la esplicita Esterino Montino, che dei democrat è il capogruppo in consiglio regionale: «Sugli apparentamenti per le sfide alle quali non partecipano nostri candidati sarebbe sbagliato comportarci come Ponzio Pilato, non scegliendo con chi stare». L’oggetto? I ballottaggi di Sora e Terracina, dove i candidati sostenuti dal Pdl si fronteggeranno con quelli appoggiati dalla lista Città nuove, che fa capo a Renata Polverini. Il Pd ne è escluso, ma potrebbe non restare alla finestra, apparentandosi con i candidati di Città nuove: «Il nostro obiettivo primario è quello di mettere in minoranza il Pdl, appoggiando i loro avversari - scandisce Montino - Soprattutto in realtà, come quella di Terracina, dove il candidato sindaco è espressione del peggior centrodestra».

Ieri il commissario del partito nel Lazio Vannino Chiti, prima di partire alla volta di Seoul, ne ha parlato con i vertici delle federazioni provinciali di Frosinone e Latina. «La decisione definitiva sarà presa a breve dai candidati sindaci delle due città interessate - spiega Francesco D’Ausilio, coordinatore del comitato regionale - Le situazioni sono comunque differenti: a Sora Di Stefano è appoggiato anche dall’Udc, quindi un nostro sostegno sarebbe coerente con la nostra politica verso il partito centrista, mentre a Terracina non è così». Dal canto suo, Enzo Di Stefano apre alla possibile alleanza: «Sono disposto a fare un accordo con chiunque sia in linea con il programma di sviluppo della mia città. È importante creare una sintesi programmatica». Contatti con il centrosinistra? «Non ce ne sono stati, ma a loro dico che Terracina va salvata», dice Gianfranco Sciscione, candidato vicino alla Polverini nel comune pontino.

Nel Pd, intanto, si commenta con favore il risultato complessivo nel Lazio. Con un occhio al prossimo appuntamento del 24 giugno, quando sarà messa all’ordine del giorno l’elezione del prossimo segretario regionale: «Il buon risultato nei Comuni dell’area romana è il riconoscimento del buon governo della Provincia di Roma e il presupposto per vincere le prossime sfide elettorali per Campidoglio e Regione - commenta Enrico Gasbarra, deputato ed ex inquilino di Palazzo Valentini - Al nostro partito gli elettori consegnano una grande opportunità che dobbiamo cogliere con coraggio, mettendo in campo sempre di più una classe dirigente unita ma aperta e scelta dai cittadini con le primarie».

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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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5/26/2011 4:18 PM
 
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Re: Re:
faberhood, 11/05/2011 12.11:

lucolas999, 11/05/2011 10.35:

La Polverini contestata a Genzano
Il comizio diventa un match di insulti


Quindi fatemi il ca.. di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura? - ha proseguito con voce alterata - non ho paura nemmeno del diavolo».


Si dice che in realtà la Polverini sia Keyser Söze




ecco il video della perfomance

espresso.repubblica.it/dettaglio/gli-insulti-di-lady-polverini...

da sottolineare l'imbarazzo del ciccione che credo fosse il candidato e l'esaltazione dello spilungone che se volano du pizze è il primo a pialle
[Edited by lucolas999 5/26/2011 4:19 PM]
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5/27/2011 2:07 PM
 
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Il pianto di Silvio e il povero Obama

di Mario Ajello
Povero Obama. Prima il Cavaliere lo ha definito «abbronzato», e il presidente americano non l'ha presa bene. Poi, davanti alla regina Elisabetta molto contrariata («Ma che sta facendo quello lì!?»), Berlusconi durante un vertice in Inghilterra cercò di salire sulle spalle dell'«amico Barack» e di farsi fotografere insieme a lui che è il leader del mondo, gridando come un bimbo che vede il suo idolo o come fosse Albertone il re (nel caso suo autoironico) dei provinciali: «Mister Obama, Mister Obama....».

Un'altra volta, a un G20 in America, appena incontrò la padrona di casa, cioè Michelle, il Cavaliere fece una smorfia plateale e indimenticabile, sgranando gli occhi e come a dire «urca che stupendezza!», mentre le guardava la scollatura e quasi ci andava a sbattere: la fronte di Silvio contro il petto della moglie di Obama. E ora, povero «abbronzato», gli tocca pure sentire il pianto greco, anzi brianzolo, di Silvio per come sono cattivi e «dittatoriali» i giudici comunisti del nostro Paese
.

La prossima volta che se lo vede apparire davanti, Obama chiederà il procedimento breve, anzi brevissimo, per l'italico collega: «Toglietemelo subito di torno!».


.............



per certi versi quella scena di ieri per me è una delle pagine piu' imbarazzanti, penose, umilianti per l'Italia a livello internazionale...piu' di uno scandalo Ruby, di una tangentina per il terremoto, o di una città sepolta di monnezza e mai ripulita..
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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5/30/2011 3:47 PM
 
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per Pisapia e De Magistris manca solo l'ufficialità.
Berlusconi attende i risultati in Romania. Lo convinceranno a rimanere lì? [SM=x2478856]
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5/30/2011 5:28 PM
 
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De Magistris sindaco a Napoli col 65,2% [SM=g27993]
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5/31/2011 1:51 PM
 
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«Se vince de Magistris mi suicido»
E ora la Rete prende in giro Mastella


«Gli ricordiamo la promessa»:la pagina su Facebook conta più di 27 mila fan


«Ricordiamo a Clemente Mastella che ha promesso di suicidarsi»: la pagina su Facebook dedicata all'ex Guardasigilli
MILANO - Con la sua proverbiale ironia e un pizzico di simpatica strafottenza aveva dichiarato a fine aprile durante il programma Un giorno da Pecora di Radio2: «Se Luigi de Magistris va al ballottaggio mi suicido». Poi, per rassicurare soprattutto se stesso, Clemente Mastella, eterno rivale dell'ex pm della procura di Catanzaro, aveva precisato: «Ma non ci arriverà, non si è mai visto un magistrato che arriva a fare il sindaco di una grande città». Mal gliene incolse, e all'indomani della straordinaria vittoria dell'esponente dell'Italia dei Valori, gli elettori napoletani sembrano non aver dimenticato la promessa del politico di Ceppaloni. Tanto che su Facebook la pagina web «Ricordiamo a Clemente Mastella che ha promesso di suicidarsi» ha già raggiunto quota 27 mila fan.

GLI SBERLEFFI - La pagina online era stata creata già lo scorso 17 maggio, il giorno successivo al primo turno delle elezioni amministrative, ma ha ottenuto un successo notevole solo lunedì, quando cioè de Magistris ha conquistato Palazzo San Giacomo quasi con un plebiscito. Migliaia di utenti, al grido di «Ricordiamoglielo», hanno invaso il social network per prendere in giro Mastella. Sono pochi quelli che usano toni truci o rancorosi, mentre la maggior parte si diverte a sbeffeggiare il politico campano e si accontenta di rilevare come per l’ennesima volta il leader dell'Udeur non manterrà una promessa fatta agli elettori: «Non vorrei facessi l'estremo gesto fisico - scrive ironicamente Alberto De Francisci dando del tu all'ex Guardasigilli - non credo nemmeno che penserai di ritirarti dalla politica ... troviamo un compromesso». «Lo sai che sei un uomo di parola», commenta caustico Gianluca Cirielli. Più sottile un altro utente che ricorda a Mastella la caducità delle cose terrene postando la scena di «Non ci resta che piangere» nella quale un monaco del Quattrocento sorprende Massimo Troisi e con fare austero e minaccioso gli rivela: «Ricordati che devi morire».

PORTAFORTUNA - Il navigato politico Mastella sicuramente accoglierà con il sorriso lo sberleffo degli utenti del social network. Al massimo, da buon campano, si affiderà a qualche rito scaramantico toccando ferro o qualche altro portafortuna per difendersi dagli inviti più minacciosi. Cosa che risulterà più difficile a Umberto Bossi. Il Senatùr, infatti, prima delle ultime amministrative aveva dichiarato: «Se Pisapia vince a Milano mi taglio le balle». Anche per lui è stata creata su Facebook una pagina: i fan sono più di diecimila e molti di loro assicurano che ancora una volta il leader della Lega si mostrerà coerente e non tradirà la fiducia degli elettori.
corriere.it
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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5/31/2011 4:08 PM
 
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Re:
Sound72, 31/05/2011 13.51:

Con la sua proverbiale ironia e un pizzico di simpatica strafottenza




[SM=g27993]
......
"In my 23 years working in England there is not a person I would put an inch above Bobby Robson."
Sir Alex Ferguson.
5/31/2011 5:49 PM
 
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Re:
Sound72, 31/05/2011 13.51:

«Se vince de Magistris mi suicido»
E ora la Rete prende in giro Mastella


«Gli ricordiamo la promessa»:la pagina su Facebook conta più di 27 mila fan


«Ricordiamo a Clemente Mastella che ha promesso di suicidarsi»: la pagina su Facebook dedicata all'ex Guardasigilli
MILANO - Con la sua proverbiale ironia e un pizzico di simpatica strafottenza aveva dichiarato a fine aprile durante il programma Un giorno da Pecora di Radio2: «Se Luigi de Magistris va al ballottaggio mi suicido». Poi, per rassicurare soprattutto se stesso, Clemente Mastella, eterno rivale dell'ex pm della procura di Catanzaro, aveva precisato: «Ma non ci arriverà, non si è mai visto un magistrato che arriva a fare il sindaco di una grande città». Mal gliene incolse, e all'indomani della straordinaria vittoria dell'esponente dell'Italia dei Valori, gli elettori napoletani sembrano non aver dimenticato la promessa del politico di Ceppaloni. Tanto che su Facebook la pagina web «Ricordiamo a Clemente Mastella che ha promesso di suicidarsi» ha già raggiunto quota 27 mila fan.

GLI SBERLEFFI - La pagina online era stata creata già lo scorso 17 maggio, il giorno successivo al primo turno delle elezioni amministrative, ma ha ottenuto un successo notevole solo lunedì, quando cioè de Magistris ha conquistato Palazzo San Giacomo quasi con un plebiscito. Migliaia di utenti, al grido di «Ricordiamoglielo», hanno invaso il social network per prendere in giro Mastella. Sono pochi quelli che usano toni truci o rancorosi, mentre la maggior parte si diverte a sbeffeggiare il politico campano e si accontenta di rilevare come per l’ennesima volta il leader dell'Udeur non manterrà una promessa fatta agli elettori: «Non vorrei facessi l'estremo gesto fisico - scrive ironicamente Alberto De Francisci dando del tu all'ex Guardasigilli - non credo nemmeno che penserai di ritirarti dalla politica ... troviamo un compromesso». «Lo sai che sei un uomo di parola», commenta caustico Gianluca Cirielli. Più sottile un altro utente che ricorda a Mastella la caducità delle cose terrene postando la scena di «Non ci resta che piangere» nella quale un monaco del Quattrocento sorprende Massimo Troisi e con fare austero e minaccioso gli rivela: «Ricordati che devi morire».

PORTAFORTUNA - Il navigato politico Mastella sicuramente accoglierà con il sorriso lo sberleffo degli utenti del social network. Al massimo, da buon campano, si affiderà a qualche rito scaramantico toccando ferro o qualche altro portafortuna per difendersi dagli inviti più minacciosi. Cosa che risulterà più difficile a Umberto Bossi. Il Senatùr, infatti, prima delle ultime amministrative aveva dichiarato: «Se Pisapia vince a Milano mi taglio le balle». Anche per lui è stata creata su Facebook una pagina: i fan sono più di diecimila e molti di loro assicurano che ancora una volta il leader della Lega si mostrerà coerente e non tradirà la fiducia degli elettori.
corriere.it




Se dovesse ripensarci sul suicidio......voglio i Navy Seals che lo vanno a eliminare....con la diretta televisiva con Hillary Clinton e Barack Obama che seguono l'azione militare.
5/31/2011 5:53 PM
 
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Re: Re:
A proposito....Bossi aveva detto che , qualora a Milano avesse vinto Pisapia, si sarebbe tagliato le balle.
Anche in questo caso pretendo la diretta televisiva con l'amputazione dei testicoli.....eseguita dal Trota al padre....e voglio i particolari dell'amputazioni con la ricostruzione de Vespa con il plastico.
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6/1/2011 2:24 PM
 
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dal blog di Beppe Grillo:


L'Italia di Pisapippa


Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui. Che trasforma gli elettori in tifosi contenti che finalmente ha vinto la sinistra o, alternativamente, ha vinto la destra. Qualcuno ha detto al Pdmenoelle che "E' facile vincere con i candidati degli altri". Già, ma chi sono gli altri? Pisapia avvocato di De Benedetti, tessera pdmenoelle numero UNO (che ha per l'ingegnere svizzero gli stessi effetti taumaturgici della mitica monetina di Zio Paperone), Fassino deputato a Roma e sindaco a Torino che vuole la militarizzazione della val di Susa? Vendola che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia, destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell'acqua? Il Sistema ha liquidato Berlusconi e deve presentare nuove facce per non essere travolto. Se sono vecchie, le fa passare per nuove. Se sono nuove le fagocita con la tessera di partito e ruoli di rappresentanza. Se Pisapia fermerà almeno la costruzione mostruosa dell'EXPO 2015 insieme a quella di City Life, chiuderà gli inceneritori, taglierà del 75% gli stipendi degli assessori comunali, mi ricrederò, pensate che lo farà?
A leggere i giornali sembra che il MoVimento 5 Stelle sia stato cancellato dalla politica, spazzato via dal nuovo che avanza. Ha vinto il Pdmenoelle, lo stesso che ha garantito per 18 anni a Berlusconi "una vita che non è mai tardi", che ha permesso lo Scudo Fiscale, votato l'indulto, che non ha reso possibile l'accorpamento tra elezioni amministrative e referendum (bastava un solo voto, ma erano assenti 10 pdmenoellini, tra cui Fassino, e 2 Idv, pensate che sia un caso?), che ha regalato tre frequenze nazionali pubbliche a Berlusconi chiedendo in cambio solo l'uno per cento del fatturato, che non ha fatto la legge sul conflitto di interessi quando era al governo e neppure ha modificato la legge porcata di Calderoli.
La Confindustria cerca nuove vie per mantenere i suoi parassiti. Si è svegliata dopo Fukushima, quando ha capito che la torta di circa 30 miliardi delle centrali nucleari stava svanendo, prima aspettava l'osso e taceva. La Confindustria, insieme ai partiti, farà di tutto per far fallire i referendum che gli sotrarrebbero la gestione dell'acqua per sempre. Dei referendum non parla più nessuno. Tutti in piazza a festeggiare. Tutto cambia perché nulla cambi. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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6/13/2011 2:07 PM
 
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"L'Italia probabilmente a seguito di una decisione che il popolo italiano sta prendendo in queste ore, dovrà dire addio alla questione delle centrali nucleari e quindi dovremo impegnarci fortemente sul settore delle energie rinnovabili".
Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa a Villa Madama con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.


[SM=g9295]
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6/13/2011 3:21 PM
 
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aho pure quando dice na cosa buona c'è sempre qualcosa che ... stavolta per esempio stava con il premier dei giudii.....


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6/13/2011 4:22 PM
 
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mitico 'sto video...

[SM=x2478856]
[Edited by gianpaolo77 6/13/2011 4:22 PM]
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6/16/2011 11:54 AM
 
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Brunetta, le cassette di frutta e la vergogna dell'eterno precariato

Le pesche in Romagna sono molto buone. Sembra ieri che chi scrive d'estate si svegliava alle 5 e andava in un magazzino della frutta a scaricare cassette. Ogni tanto addentava qualche nettarina ed era una goduria. Altre estati sono trascorse a fare il cameriere (molto imbranato) in una pizzeria o a pulire pullman in una carrozzeria. Ma non è durata per sempre. Bene, con una frase sfortunata, il ministro Renato Brunetta alla 7 ha fatto sapere che il problema dei precari e dei disoccupati è facile da risolvere: «Si alzino alle 5 e vadano a scaricare cassette ai magazzini della frutta». Se il ministro visitasse di più l'Italia vera, e non quella raccontata dai tronisti o dai grandi fratelli, vedrebbe in tante pizzerie ragazzi che lavorano sodo come camerieri per pagarsi gli studi o per vivere. Li troverebbe nei call center e anche a fare lavori più duri. Il punto non è se i ragazzi hanno voglia di lavorare (dei giovani in qualsiasi epoca si è sempre detto che sono degli sfaticati). Il punto è che si resta precari a due euro a 30-40 anni. Anche quando si è studiato sodo e bene. Verrebbe da dire - evviva la demagogia ogni tanto - che l'Italia che ha in mente il ministro è quella da una parte dei Piersilvi che vanno in giro con la Porsche e delle Trote catapultate nei consigli regionali con maxi stipendi, dall'altra dei figli di nessuno che anche a 30-40 anni e una laurea devono andare a scaricare cassette della frutta (e zitti). Due settimane fa "Titoli di coda", dopo le amministrative, osservò che Berlusconi e il resto del Governo non comprendono ciò che sta succedendo. Perdono tempo fra Minzolini e Santoro e non capiscono che le opinioni ormai si formano su Internet (anche se non solo). Ieri il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha ribadito: «Senza Facebook il quorum non sarebbe stato mai raggiunto ai referendum». Il parlamentare del Pdl, Giorgio Stracquadanio, sobriamente se l'è presa con i dipendenti pubblici: «Certo che la sinistra vince su Internet: non fanno un cazzo. E se proprio lavorano alle 2 sono già fuori». Ecco, sempre per amor di demagogia, verrebbe da commentare che, forse, sarebbe meglio concedere meno tempo alle feste bungabunghesche e più a Facebook o Youtube. Ma anche il solo video di Brunetta che manda a quel paese i precari dicendo loro «siete la parte peggiore del Paese» dimostra che le lezioni non sono servite. Continuano a pensare che basti Minzolini, ma non si accorgono che con questi show restano intrappolati giorno dopo giorno nella rete.

ilmessaggero.it
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6/22/2011 12:22 PM
 
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I beni della Margherita
una questione per pochi


All'assemblea che doveva decidere dove mettere i soldi dei Dl si presentano in dieci. Rutelli se la prende con i cugini Ds, poi perde l'aplomb: "Ma che cazzate dite?"


All’assemblea federale che doveva decidere che fine far fare a circa 20 milioni di euro di attivo che può vantare il bilancio del partito della Margherita (sovvenzionato fino al 2011 del rimborso elettorale che ancora riceve per aver partecipato alle elezioni politiche del 2006), si sono presentati in pochi. Sui circa 400 eletti dell’assemblea federale, l’organo statutario che la Margherita si dette nell’ultimo congresso per decidere proprio su beni e proprietà del partito che sarebbe poi confluito nel Pd sciogliendosi, alle quattro del pomeriggio se ne contavano quattro. C’era l’ex numero uno Francesco Rutelli, oggi transitato all’Api, il tesoriere Luigi Lusi, senatore democratico come il presidente dell’assemblea Enzo Bianco, anche lui presente. Con loro c’era anche Luciano Neri, responsabile della Circoscrizione Esteri della Margherita e oggi componente del coordinamento della Circoscrizione estero del Pd che ha posto una mozione in cui si propone esplicitamente di destinare il 50% del “tesoretto” residuo ai terremotati de l’Aquila. E l’altra metà sia ripartita tra associazioni attive nella protezione sociale e sanitaria e nella difesa dei diritti umani. “Tra queste – spiega – abbiamo indicato Msf, Emergency, Caritas, Fondazione Don Di Liegro, Amnesty International ed altri soggetti che dovrebbero essere indicati da una commissione appositamente nominata dall’assemblea”.
Che il tema di che fine far fare ai soldi della Margherita non sia questione da risolvere in poche battute, lo testimoniano i due rinvii che l’assemblea federale presieduta da Bianco ha avuto nella giornata di ieri. Prima dalle nove e mezza alle 14, poi dalle 14 alle 21.

In una pausa, davanti alle telecamere de ilfattoquotidiano.it, Francesco Rutelli parte sulla difensiva: “Intanto la Margherita è l’unico partito politico italiano che ha un bilancio in attivo, che non ha sprecato soldi, e dubito che voi abbiate mai visto discutere dei bilanci di partiti politici attuali. La Margherita – constata – ha cessato la sua attività nel 2007, quindi parliamo di qualcosa che è riferito dal 2001 al 2007”. Sull’idea di dare questi soldi in beneficenza annuncia: “Io non escludo nulla, beneficenza è una parola che può essere riempita da tante declinazioni. Noi prima abbiamo bisogno di risolvere alcune questioni dal punto di vista del personale che ha lavorato per la Margherita, nessuno dovrà essere lasciato a piedi, poi c’è la questione di Europa, il giornale, non si deve in nessun caso fare per la Margherita quello che hanno fatto altri quotidiani per altri grandi partiti, penso all’Unità, che ha avuto un debito gigantesco ed è rimasto aperto e questa sarà credo la deliberazione finale: poi serve un accantonamento di risorse per quelle che saranno le controversie per il futuro. Tutte le risorse che rimarranno, con la massima trasparenza si deve stabilire dove destinarle. Aggiungo che tutte queste risorse potenziali rappresentano forse l’equivalente di un paio di immobili di quelli che i nostri cugini, i Ds, hanno in maniera molto precisa ereditato dalla storia gloriosa del Pci, lì parliamo di molte centinaia di immobili che hanno rappresentato una garanzia per l’Unità e la sua crisi, per il personale del Pci e quindi l’ordine di grandezza della Margherita è straordinariamente più piccolo”.

Alla domanda sul se ci sia possibilità che la partita si possa trascinare in tribunale Rutelli perde l’aplomb e sbotta: “Ma che cazzata dice lei? Abbiamo sempre avuto un enorme spirito costruttivo e siccome sappiamo bene come in questo periodo i cittadini chiedano il massimo della trasparenza, noi dobbiamo così come è stato il passato lo sarà anche per i residui attivi della Margherita”.

Anche Enzo Bianco parla di una decisione che sarà presa in modo pubblico e trasparente. Per questa ragione alle 21,30 è stata approvata l’idea di una commissione interna che giudichi la destinazione d’uso del tesoretto. In teoria tutti sono d’accordo con la frase pronunciata da Paolo Gentiloni sulla necessità di evitare di “innescare l’accaparramento paracorrentizio sulla spartizione del malloppo”. In pratica, ancora ieri sera, a confrontarsi c’erano poco più di dieci dei 400 eletti titolati a discutere e tutto è stato rinviato all’autunno.

ilfattoquotidiano.it
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6/23/2011 4:37 PM
 
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Di Pietro col premier in Aula, rivolta sul blog
L'ex pm: "Che dovevo fare menargli?"




Bufera per il colloquio in Aula con Berlusconi. Rabbia dei fan:
"Ti fai fregare", "Non ti voto più"
La volta moderata e dialogante di Antonio Di Pietro non convince i fan del leader dell'Idv.



La volta moderata e dialogante di Antonio Di Pietro non convince i fan del leader dell'Idv. L'ex pm ieri ha invitato Berlusconi a presentare proposte di legge legge utili al paese, anche sulla giustizia. In questo caso, ha spiegato, l’Idv sarà pronta a votarle.


L'apertura non piace però alla base anche perché poco prima Di Pietro si era intrattenuto a colloquio con il premier in Aula durante una pausa dei lavori. La scena, immortalata da un deputato con il cellulare, ha scatenato una valanga di commenti sul blog dell'ex pm. «Caro Tonino, stavolta hai toppato!», scrive un utente. L'escalation è durissima: «Non ci tradire», «Così ti fai fregati», fino all'ultimativo: «Non ti voterò mai più».

Anche sul profilo Facebook di Di Pietro il dibattito infuria. «Di Pietro nella sua vita ha fatto più di tutti noi contro Silvio B. Un poì di fiducia se la merita, non credete?», scrive Marco Mambelli. «Il problema non è stato solo il colloquio con B. Quello che invece mi da da pensare è l'intervento che Di Pietro ha fatto in aula. Nella migliore delle ipotesi mi è sembrato insignificante e pieno di salamelecchi», attacca Gianluca. Massimiliano rincara la dose: «Confidavo in Di Pietro. Ma vedo con dispiacere che anche è inaffidabile e amico del nano che siede al Governo. Non credo nelle sue parole».

La replica di Di Pietro arriva proprio dalle pagine del blog: «Molte persone si sono chieste e mi hanno chiesto che cosa mi sono detto con il presidente del consiglio ieri nell’aula di Montecitorio. La curiosità è lecita, ma per molti nella domanda c’era un pizzico di malizia, come se quelle due parole scambiate pubblicamente volessero dire chissà che». «Innanzitutto, preciso, che è stato il Presidente del consiglio ad avvicinarsi a me e non io a lui», spiega Di Pietro. «Poi io gli ho detto direttamente quello che cerco di dirgli indirettamente da mesi: che se ne deve andare, che per il bene del Paese dovrebbe avere il senso di responsabilità di lasciare il governo anche se ha ancora una maggioranza parlamentare che perà non significa più niente dal momento che è stata comprata e che non corrisponde più alla maggioranza reale del Paese. Tutto qui. E che altro dovevo fare, menargli?», chiede l'ex pm ai lettori.

E ancora «Qualcosa voglio dire anche sui sospetti e sulle malignità che si sono moltiplicati dopo quel colloquio. Molti di quelli che si sono scandalizzati per quel colloquio mi hanno criticato per anni dicendo che facevo un’opposizione troppo intransigente. Se oggi parliamo di Berlusconi quasi già al passato è in grandissima parte grazie ai referendum voluti, contro il parere di tutti, solo da noi dell’Italia dei valori. Nessuno con un grano di sale in zucca può pensare che io sia diventato berlusconiano. E allora perché tutte queste critiche incomprensibili?». «Secondo me - conclude Di Pietro - perché io non mi accontento di un plebiscito che metta fine al berlusconismo ma voglio che il centrosinistra si dia un programma politico che non può più essere solo dire no a Berlusconi e alle sue leggi. Mi dispiace tanto per chi si risente, però devo insistere».
[Edited by Sound72 6/23/2011 4:38 PM]
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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6/27/2011 1:46 PM
 
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www.youtube.com/watch?v=UaPXygDi3vw



Il tiro alla fune della Lega




di Piero Mei
Il tiro alla fune, tug of war nella dizione ufficiale inglese e celebre brano di Paul McCartney, fu sport ufficiale nel programma olimpico da Parigi 1900 ad Anversa 1920, i Giochi di Nedo Nadi grande schermidore azzurro al quale, un po’ stanco di premiarlo, il re Alberto, vedendoselo comparire davanti per la quinta volta sul podio, non resistette: «Ancora voi», gli disse fra l’ammirato e l’annoiato.

Il primo oro nel tiro alla fune lo vinsero, in squadra mista, svedesi e danesi, tre più tre; gli americani non parteciparono alla finale, giacché tre dei loro atleti erano impegnati nel lancio del martello e così la Francia vinse l’argento avendo tra i suoi concorrenti Costantin Henriquez de Zubiera, un rugbysta di origini haitiane, il primo nero a partecipare alle Olimpiadi, un immigrato: lo sapevano i tiratori di fune leghisti sul Ticino? A Saint Louis 1904 le prime quattro squadre erano degli Stati Uniti, a Londra 1908 le prime tre degli inglesi: i poliziotti di Liverpool che calzavano scarpe chiodate, sconfissero gli americani ma persero dai bobbies di Londra. La Svezia vinse a
Stoccolma e l’Inghilterra ad Anversa.

Poi il tiro alla fune venne cancellato dal programma olimpico e passò nelle sagre paesane.

“Soffermati sull’arida sponda”, come scrisse Alessandro Manzoni, di qua e di là dal Ticino, lo hanno appena praticato i leghisti, i quali sono molto allenati a tirare la corda. La fune s’è spezzata, la corda quando? E’ che in questo momento le manifestazioni del folklore non sembrano andare troppo bene: anche l’albero della cuccagna non regge più.





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[Edited by Sound72 6/27/2011 1:48 PM]
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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6/27/2011 2:38 PM
 
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Si',ho visto il video,hanno fatto un bel volo.
ps-Me fanno ride quelli che hanno attaccato di pietro per la chiaccherata con berlusconi.
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Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che delle sardine stanno per essere gettate in mare (Cantona)
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6/27/2011 4:24 PM
 
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NO TAV/ Quali interessi si celano dietro l’opera?
di Enrica Perucchietti.

NO TAV: agenti sfondano le barricate a Chiomonte. Ma i valligiani promettono, “perso solo un round, non la guerra”.
“Lo stato non può arrendersi”, incita il ministro Matteoli, salutando con gioia l’ennesimo blitz delle forze dell’ordine su in Val di Susa. Casini biasima l’uso della violenza contro la polizia, mentre la Marcegaglia invita il Governo a fare in fretta, per non perdere i finanziamenti.

Questo è il messaggio che da anni i Governi che si sono succeduti – di destra e di sinistra – e i Media nazionali – non locali – ci trasmettono. Che esiste un limitato gruppetto di No Tav brutti, anarchici e violenti che si oppongono irrazionalmente alla costruzione della linea ad Alta Capacità. E insistono, per giunta. Cocciuti nel voler far perdere al nostro Paese questa opportunità. Un po’ come il Ponte sullo Stretto di Messina.

Ma opportunità per chi?

Chi scrive ha lavorato per sei anni in una redazione piemontese e ha visto e vissuto da vicino la vera realtà del movimento NO TAV: le manifestazioni pacifiche, le minacce anarchiche, infine, le sommosse di popolo.

Solo i giornalisti locali – a parte alcuni inviati di La7 e delle Iene – hanno potuto toccare da vicino il vero volto di questa minaccia valligiana, formata non da appartenenti ai centri sociali, o almeno non solo. Il movimento raccoglie il dissenso di gran parte della Valle: uomini, donne, anziani, giovani. Nessuno vuole linea qui. Chi ha ceduto è perché è colluso con gli interessi economici che la costruzione dell’infrastruttura porterà. Molti ovviamente, ma che verranno spartiti tra i soliti nomi, i soliti imprenditori che parteciperanno, si badi bene, alla costruzione dell’infrastruttura, non al suo utilizzo. Interessi che non giustificano i lavori decennali per la costruzione di un’opera inutile quando sarebbe stato possibile il potenziamento della linea esistente. Senza contare il pericolo amianto che con carotaggi di superficie vorrebbero rassicurarci che non esiste.

Mi ricordo quando nel 2005, dopo gli scontri a Venaus – o meglio, dopo che le forze dell’ordine aggredirono e malmenarono di notte donne, anziani, ragazzi ivi tranquillamente accampati – l’allora ministro Bonino e il sottosegretario Rosso giustificarono l’inaudita violenza come legittima risposta all’occupazione abusiva del sito. Sentire la legittimazione dell’uso della forza contro il dissenso in forma pacifica – come allora fu – da parte di un leader dei radicali mi fece accapponare la pelle. Allora un mio collega aveva passato le notti a Venaus e documentato con un video – l’unico – gli scontri. Il video fu subito sequestrato dalla questura, ma solo dopo averlo sbobinato – si montava ancora in analogico. Ciò che emergeva era un’inaudita violenza diretta “a caso” contro gli occupanti: anche donne e anziani presi a manganellate mentre dormivano nelle tende. Nessuna traccia di cospiratori anarchici, di sassaiole o altro. Questo è giornalismo d’inchiesta: un collega che passa le notti con i manifestanti per capire il perché del loro rifiuto all’infrastruttura, e che rischia di prendersi una manganellata in testa pur di documentare i blitz e la reazione dei No Tav ad essi. Non le buffonate che giornalisti nazionali che non hanno mai messo piede in Val Susa ci propinano ogni giorno. Il giornalista di turno ci rifila uno stand up in un luogo al riparo o monta il servizio con le immagini dell’operatore che ha assistito agli scontri, comodamente seduto in una cabina di montaggio a qualche centinaio di km di distanza, facendo riferimento alle notizie ANSA che gli arrivano.

Al momento solo Vendola pare aver condannato il blitz notturno. Se un’intera popolazione non vuole un’opera – ed è stata chiara nel confermarlo – come può un governo “democratico” ricorrere alla forza dopo tavoli dell’Osservatorio farsa? Si badi bene, non è una critica univoca al Governo Berlusconi. Anche il Pd sostiene con forza la costruzione della linea e ha dovuto allontanare dal partito coloro che erano contrari alla sua costruzione. Ciò dimostra quanto i partiti siano asserviti a logiche economiche e di lobby. Non conta lo schieramento – destra, centro o sinistra – nei fatti contano gli interessi a cui fanno capo i vertici di partito che dettano le norme da seguire.

Come si può legittimamente espropriare una popolazione del diritto di manifestare e di proteggere il proprio territorio dallo sciacallaggio quando il trasporto su rotaia è in netto calo?

Restando su un piano meramente economico, lungi dalle diatribe politiche, il Professor Enrico Colombatto, ordinario di Politica economica dell’Ateneo di Torino, PHD alla London School of Economics ed esponente della scuola liberista, ha fatto notare l’inutilità della linea: “tutti i dati confermano come a livello nazionale il traffico transfrontaliero sia cresciuto in misura infinitesimale e perlopiù in direzioni diverse dall’asse Lione-Kiev. Così come pensare di trasferire completamente su rotaia ciò che attualmente circola su gomma è pura velleità”.

Scetticismo condiviso anche dagli investitori privati che non hanno mostrato interesse per la costruzione dell’opera: “questo disimpegno da parte di soggetti che per loro natura sono mossi dalla logica del profitto è di per sé un segnale che dovrebbe allarmare sulla reale convenienza economica di questo progetto”, conclude Colombatto in un’intervista allo Spiffero.

Opinione condivisa da uno studio pubblicato sul sito di Tito Boeri, secondo cui negli ultimi dieci anni il traffico su strada – gomma – è rimasto invariato, mentre quello su rotaia è diminuito del 25%. Il traffico merci, infatti, tra Torino e Lione avviene prevalentemente su strada.

Opinione caldeggiata anche dal noto meteorologo Luca Mercalli che rilancia dalle pagine del Fatto Quotidiano: “I numeri li hanno ben chiari i cittadini della Val di Susa” – sollecita Mercalli – “che costituiscono un modello di democrazia partecipata operante da decenni, decine di migliaia di persone, lavoratori, pubblici amministratori, imprenditori, docenti, studenti e pensionati, in una parola il movimento No Tav”. E Mercalli in Val di Susa ci vive, quindi ha un’idea più chiara dei colleghi che non ci hanno mai messo piede ma parlano a vanvera. Il meteorologo continua: “Il primo assunto secondo il quale le merci dovrebbero spostarsi dalla gomma alla rotaia è di natura ambientale: il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Il che è vero solo allorché si utilizza e si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 km di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo, di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia”. I dati a cui fa riferimento Mercalli derivano dagli studi eseguiti dall’Università di Siena e dall’Università della California. Il risultato è identico: “la cura è peggio del male”, sentenzia Mercalli.

Il sospetto è dunque che il vantaggio del TAV – Treno ad Alta Velocità – sia la sua stessa costruzione, ovvero un business per i costruttori senza ricadute certe sugli imprenditori locali e sul turismo. I miliardi di euro pubblici – vengano dall’UE o dall’Italia – che verranno spesi serviranno solo a ingrassare i soliti, le Mafie nostrane, a cui attingeranno quei politici che già ora hanno conflitti di interessi con nomine o ruoli nei consigli di amministrazione delle ditte appaltatrici e che nessuno osa rendere pubblici. Ma che tutti conoscono come le imputazioni a loro carico.

E non stiamo parlando del Premier.

Ma loro, i valligiani, non si arrendono.

Per loro è solo un altro round perso, non la battaglia. Parola del leader No Tav, Alberto Perino.
(ildemocratico.com )
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