printprintFacebook
Telegiornaliste Fans Forum
TELEGIORNALISTE FANS FORUM - Forum ufficiale del settimanale Telegiornaliste
Buon compleanno a
New Thread
Reply
 
Facebook  

La presenza di Dio

Last Update: 8/19/2019 10:39 AM
Author
Vote | Print | Email Notification    
OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 3:04 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Il foglio e il punto nero
Gianfranco Ravasi

Un maestro indù mostrò un giorno ai suoi discepoli un foglio di carta con un punto nero nel mezzo. «Che cosa vedete?», chiese. «Un punto nero!» risposero. «Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco!», replicò il maestro.
 width=
È questa la legge che fa riempire di cronaca nera i giornali e le televisioni: un solo delitto ha più peso di mille atti di generosità e d'amore, secondo i parametri dell'informazione.

Anche noi siamo pronti a cogliere la pagliuzza nell'occhio dell'altro e ignoriamo la luminosità sorridente di tanti sguardi. È normale elencare tutte le amarezze dell'esistenza e ignorare la quiete e le gioie che pure accompagnano la maggior parte dei nostri giorni. Il nostro pensiero si fissa con più facilità sui punti neri del cielo della storia che non sulle distese di azzurro e di luce. Certo, non si deve essere così ottimisti o ingenui da ignorare il male che pure costella le vicende umane, ma non è giusto considerare come marginali la meraviglia delle albe e dei tramonti, lo stupore del sorriso dei bambini, il fascino dell'intelligenza, il calore dell'amore. Il sì è più forte del no.

E in questa linea vorremmo aggiungere un'altra nota. Ce la offre Pirandello nel suo dramma Il piacere dell'onestà (1918) quando il protagonista dichiara: «È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini si dev'essere sempre».

 width=
Anche nel bene può, quindi, vigere la stessa legge: il punto più luminoso dell'eroismo attira tutta l'attenzione, facendo dimenticare che è ben più mirabile il tenue filo di luce che percorre tutte le giornate di un genitore dedicato alla sua famiglia, forse con un figlio disabile.

C'è un eroismo quotidiano che non fa suonare le trombe davanti a sé, ma che ha in sé una grandezza ben più gloriosa.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

indovina la cittàIpercaforum29 pt.8/23/2019 9:40 PM by rufusexc
AAA cercasi modelle/i per progetto pittoricoL'isola nuda27 pt.8/23/2019 2:53 PM by azzuraluna
Simona Arrigoni (7 Gold - Milano+)22 pt.8/23/2019 10:35 AM by alcibiade73
OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 3:22 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Elogio al dubbio
Gianfranco Ravasi

Se un uomo parte da certezze, terminerà con i dubbi; ma se si contenta di comunicare coi dubbi, terminerà con certezze.Nella festa dell-apostolo Tommaso, vorrei spezzare una lancia a favore del dubbio: dopo tutto, Gesù concede al discepolo dubbioso una possibilità d-appello, pur lodando la fede pura e totale.
 width=
Certo, sul dubbio si possono dire tante cose negative: crea inerzie, genera scetticismo, rende ansiosa e gretta la vita, offende il prossimo, scoraggia l-esistenza stessa. Tuttavia c-è un aspetto positivo. Ce lo insegna il filosofo inglese Francesco Bacone (1561-1626) nella frase citata. È facile, infatti, incontrare persone dalle certezze così adamantine da rasentare il fondamentalismo e da svelare il veleno dell-assolutismo intollerante.

Un altro sapiente, contemporaneo di Bacone, il francese Montaigne, osservava che «il molto sapere porta l-occasione di più dubitare». Chi ha una vasta conoscenza vede, infatti, la complessità della realtà ed è molto più attento a evitare l-arroganza definitoria, la convinzione dell-essere detentore di tutta la verità.
 width=
È quest-ultimo lo stile del confronto dei nostri giorni ove ognuno è convinto di stringere tra le mani la verità solo perché ha imparato qualcosa o semplicemente perché ha la voce più grossa.
Un po- di sano dubbio, di esitazione, di cautela, di rispetto non potrebbe che essergli benefico. Uno solo può vedere e tenere insieme con un unico sguardo tutta la verità con le sue infinite facce che la rendono simile a un diamante.

E costui è Dio.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 4:57 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Una sola orma
Gianfranco Ravasi

Ho sognato di camminare in riva al mare col Signore e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata. Per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme: la mia e quella del Signore. Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma, proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto: «Signore, tu mi avevi promesso di essere sempre con me. Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?» Ed egli mi rispose: «Figlio, io non ti ho mai abbandonato: i giorni nei quali c-era una sola orma sulla sabbia erano proprio quelli in cui ti ho portato in braccio».

Qualche mese fa alla Messa per la moglie morta di un mio amico fu letta questa sorta di parabola, attribuita di solito a un "anonimo brasiliano". In quel momento diventava quasi come il suo testamento di fiducia, lasciato al marito e ai figli ai quali sembrava di essere soli nel cammino della vita, senza la presenza di quel Dio che in altri giorni li aveva accompagnati.

La sofferenza ha, certo, un volto oscuro, fin mostruoso. Eppure è - come tutti i misteri - indefinibile con un-unica immagine. Può essere anche sorgente di purificazione, può farti riscoprire i veri valori, cancellare le illusioni, renderti più umile e umano. Ma soprattutto può far balenare il volto stesso di Dio: è ciò che, in ultima analisi, insegna il libro di Giobbe che, solo percorrendo la galleria oscura del dolore, incontra il vero Dio («Io ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono!»).

È per questo che il giorno del dolore è anche il momento della grande scelta: o per la bestemmia, l-apostasia, la disperazione o per la scoperta viva, autentica, intensa del Dio che ti prende in braccio.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 5:36 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


La coerenza
Gianfranco Ravasi

Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto.
È bella questa frase dello scrittore francese Paul Bourget (1852-1935) che, dopo una fase "laica", passò a un cattolicesimo fin rigido. La sua, comunque, è una considerazione facilmente dimostrabile: quante volte, dopo aver ceduto sui princìpi e aver costruito una vita tutt-altro che immacolata, si riesce piano piano a giustificarsi e a «chiamare bene il male e male il bene, a cambiare le tenebre in luce e la luce in tenebre, l-amaro in dolce e il dolce in amaro», come già denunciava il profeta Isaia (5, 20).

Questo spunto di Bourget spinge dunque a una riflessione sulla coerenza. Ricordo una battuta di don Lorenzo Milani nelle sue Esperienze pastorali: «Un atto coerente isolato è la più grande incoerenza». È paradossale, ma rischia di essere vero. Molti credono di salvarsi la faccia presso Dio e presso gli uomini perché compiono un atto isolato, nobile e coerente con la morale e, se credenti, con la loro fede.

Questo atto, invece, si ritorce contro di loro perché "incoerente" con un-esistenza votata al compromesso, al vantaggio immediato, all-accomodamento meschino. Non è un gesto, pur forte, che ti rende onesto, ma una scelta costante di vita che evidentemente è ben più impegnativa e costosa. Purtroppo ai nostri giorni il cambiar idea secondo l-utilità è un esercizio frequente e l-incoerenza è ormai segno di creatività.

Già Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata ammoniva che «nel mondo mutabile e leggero, costanza è spesso il variar pensiero» (V, 3).



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 7:26 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


La Casa
Gianfranco Ravasi

La casa è l-uomo; ovvero «dimmi come abiti e ti dirò chi sei-»
Questo e non altro è, nella sua ragione più profonda, la casa: una proiezione dell-io; e l-arredamento non è che una forma indiretta di culto dell-io.
 width=
Lo scrittore francese Victor Hugo affermava: «Dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l-inquilino». Questa idea è sviluppata dal critico Mario Praz (1896-1982), nel saggio La filosofia dell-arredamento.
Da quest-opera abbiamo estratto alcune righe per fare due riflessioni molto semplici. La prima è scontata: il cattivo gusto non ha limiti e le case di certi arricchiti ne sono la testimonianza parlante.

Ma anche gli appartamenti delle persone semplici, col crescere impetuoso della volgarità e dei luoghi comuni pubblicitari, sono altrettanto squallidi non a causa degli eventuali arredi poveri bensì per gli oggetti brutti (magari anche costosi) che li popolano. Ricordo le case modeste della mia infanzia in campagna: quanta nobiltà avevano quei canterani e quelle madie! Quanto affascinanti erano i camini con la batteria degli utensili di rame! Come può un ragazzo avere gusto quando vive in spazi tristi e volgari?

 width=
È anche per questo che non si ha più nessun rispetto per le città: i palazzi storici sfregiati da graffiti sono il simbolo della bruttura che è penetrata nel cuore e nella mente.
Inoltre, chi non ha casa non può esprimere se stesso e così vive umiliato. Le giovani coppie che non possono sposarsi per carenza di alloggi economicamente accessibili sono emblema di un disagio profondo e sono un-offesa alla dignità della persona.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 7:36 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Cercare e trovare
Gianfranco Ravasi

Un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre, poi torna a casa e là lo trova.

Dall-Irlanda, ove ora vive, una conoscente milanese mi manda un libro curioso intitolato The brook Kerith, cioè "il torrente Kerith", scritto dall-autore irlandese George Moore (1852-1933): il torrente Kerith è l-affluente del Giordano presso il quale si trova il profeta Elia quando viene investito dalla missione divina, alle cui acque egli beveva mentre dei corvi «gli portavano pane al mattino e carne alla sera» (1 Re 17, 5-6).

Sfogliando il libro m-imbatto nella frase che oggi propongo come spunto di riflessione.È vero: spesso noi ci agitiamo alla ricerca della felicità, della verità, della quiete; talora ci inoltriamo in regioni esotiche e remote non solo geograficamente ma anche spiritualmente e non ci accorgiamo che ciò che ansiosamente cercavamo era accanto a noi, nella persona che amiamo, nel luogo quotidiano della nostra esistenza.

Forse aveva ragione il pittore Picasso quando confessava: «Io non cerco, trovo». La grazia ci precede attendendoci nei luoghi più semplici; basta aver occhi puri per riconoscerla. Ma una volta trovata la verità o l-amore o la gioia, non finisce la nostra avventura. Anzi, è proprio allora che comincia. Mi è sempre piaciuta una battuta dello scrittore e regista francese Jean Cocteau, amico di Picasso: «Prima trovare. Poi cercare». La vera ricerca inizia quando si è trovato.

È questa la caratteristica anche della fede che è viaggio sempre vivo, di luce in luce, nell-infinito e nel divino che ci ha avvolti.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

[Edited by Bestion. 1/26/2011 7:38 PM]
OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 8:36 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Il chiodo che trafigge
Gianfranco Ravasi

Bisogna sapere che l-amore è un orientamento e non uno stato d-animo.

Beato colui che riesce a tenere la propria anima orientata a Dio mentre un chiodo lo trafigge. Così scriveva Simone Weil (1909-1943), straordinaria testimone di una ricerca che la condusse a Cristo, pur rimanendo sempre radicata nell-ebraismo delle sue origini e nella libertà dei suoi percorsi. È significativa questa definizione dell-amore come "orientamento" e non come semplice "stato d-animo". L-amore autentico non è mai quiete paludosa, ma continuo pellegrinaggio verso un oltre, fino a tendere verso l-Oltre per eccellenza, cioè l-Infinito di Dio.

Non per nulla l-immagine che lo stesso Cantico dei cantici usa per descrivere l-amore è "la fiamma divina" (8, 6), cioè un fuoco inestinguibile come quello che sprizzava dal roveto del Sinai ove era simbolo di Dio stesso (Esodo 3, 2). In questa esperienza, però, l-uomo e la donna sono trafitti e bloccati da un chiodo che li vincola alla terra e alla staticità. Sono molteplici gli avversari dell-amore, dall-egoismo alla smania di possesso, dal gelo interiore alla passione cieca. Sono veri e propri "chiodi" che impediscono il volo dell-anima che ama.
Un amore che vivacchia sempre uguale rivela che esso è trafitto da qualche spina capace di impedirgli l-orientamento verso l-alto. Tutto questo vale per l-amore coniugale, per l-amicizia e per la stessa spiritualità. Sant-Agostino nelle sue Confessioni afferma che «l-amore uccide ciò che siamo stati perché si possa essere ciò che non eravamo».

Amando si va sempre oltre il passato per diventare creature nuove che raggiungono le mete considerate impossibili.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/26/2011 9:50 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


L'intelletto
Gianfranco Ravasi

Siamo in un mondo in agonia che Dio sta forse accecando per castigarlo di aver troppo e troppo male usato dell-intelletto, oppure di non averne fatto parte agli infelici.

Uscì nel 1958 e suscitò molte polemiche ecclesiali, ma Esperienze pastorali di don Lorenzo Milani (1923-1967) rimane un testo di grande passione, per la Chiesa e per l-umanità. Ne scorporo una frase che esprime una tesi cara all-autore: prima ancora di condividere il pane coi poveri, con gli emarginati, gli ultimi della società, è necessario spezzare con loro il pane della conoscenza, della formazione, dell-intelletto.

Troppi nella storia si sono accaparrati l-istruzione, le competenze, la scienza per fini egoistici, col desiderio di perpetuare ingiustizie ormai secolari. Dio li ha accecati, dice don Lorenzo, implicitamente evocando il monito severo di Paolo in apertura alla Lettera ai Romani, allorché l-Apostolo denuncia l-uso perverso della ragione, «vaneggiando nei ragionamenti e ottenebrando la mente». Così gli uomini orgogliosi del loro sapere, «mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti» e la condanna divina è quella di «abbandonarli ai desideri del loro cuore», facendo sì che nella loro intelligenza perversa trovassero anche la loro punizione (1, 21-26).
È la storia di una scienza impazzita che giunge sino all-autolesionismo. È la vicenda di una conoscenza negata per interesse a interi popoli, è lo sbocco di un egoismo intellettuale privo di scrupoli e di amore.

Per questo, insegnare, educare, formare in modo serio e aperto a tutti non è solo una missione sociale ma è anche un atto religioso di giustizia e di carità.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/27/2011 8:07 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Vigna immutabile
Gianfranco Ravasi

Tu verrai al mio Desco/ e io ti benedirò con un pasto gustoso/ al quale l-angelo stesso avrà solo assistito,/ e berrai il Vino della Vigna immutabile/ la cui forza, dolcezza e bontà/ faranno germogliare all-immortalità il tuo sangue.

Abbiamo già incontrato altre volte il poeta Paul Verlaine (1844-1896), un uomo sospeso tra l-abisso del male e il cielo di Dio. Vogliamo celebrare l-odierna solennità del Corpo e del Sangue del Signore con alcuni versi desunti dalla sua raccolta Saggezza. Sono parole intense che ben illustrano i momenti mistici vissuti da quel poeta che scopriva in Dio una "follia di amore".
L-elemento significativo nella sua contemplazione dell-eucaristia è in quel verso finale in cui il nostro sangue, alimentato dal «Vino della Vigna immutabile», viene fatto «germogliare all-immortalità».

È, questo, il messaggio stesso di Cristo, quando all-interno della sinagoga di Cafarnao pronuncia quelle parole che susciteranno scandalo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell-ultimo giorno» (Giovanni 6, 54).
La comunione tra Dio e la sua creatura fa sì che quest-ultima sia attratta dalla natura stessa divina che è eterna e, così, il fedele passa dalla morte alla vita, dal suo limite temporale all-immortalità e alla perfezione. Per questo, ogni incontro con Cristo nell-eucaristia è l-anticipazione di quel giorno senza tramonto, è la pregustazione di quell-esperienza di infinito che ci attende oltre la soglia della morte.

Il cristiano ripete la certezza che il filosofo Spinoza aveva raggiunto per altra via:
«Sentiamo e sappiamo di essere eterni».



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/28/2011 2:21 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

La teologia secondo il Doctor Angelicus


“Trionfo di san Tommaso d'Aquino" - Benozzo Gozzoli (1470-1475) - Louvre, Parigi
«Noi possiamo denominare Dio a partire dalle creature, ma non in modo
tale che il nome che lo significa esprima la sua essenza così com'essa è.
Noi diciamo che Dio non ha nome o sta al di sopra di qualsivoglia
nome dal momento che la sua essenza oltrepassa ciò che di Dio

possiamo comprendere con l'intelletto o significare con la voce»




In adorazione
discorrendo sull'essere

di Inos Biffi

Nelle attuali ricerche o, come si dice, nel dialogo sul monoteismo - riguardo al quale la fede cattolica professa l'esistenza di un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo - è diffusa la discussione sull'essenza di Dio e sulla possibilità di nominarlo e quindi sul valore dei nomi che vengano attribuiti. Quanto alla denominazione di Dio: parrebbe che nessun nome gli convenga e che nessuna idea ci si possa fare di lui, a motivo della sua trascendenza assolutamente inarrivabile e inattingibile e quindi inconcepibile dalla conoscenza umana, pena la sua riduzione ai confini e quindi ai limiti umani. Ed è come dire che di Dio non si può avere nessun concetto e che ogni concetto a suo riguardo sia destinato a essere equivoco: di Dio non si può parlare, ma solo tacere.

Ma, se questo fosse vero, la conseguenza sarebbe un'assoluta teoria dell'ateismo, nel senso che qualsiasi tentativo di raggiungere Dio sarebbe destinato al fallimento, e la stessa Rivelazione risulterebbe vana e impossibile, per l'impotenza e l'improprietà di ogni concetto o "immagine" a riferirsi a Dio. San Tommaso ha riflettuto acutamente e ampiamente sui "Nomi di Dio", sia nel Commento al De divinis nominibus dello Pseudodionigi - uno dei testi più luminosi e vibranti dell'Angelico - sia in altre sue opere, tra cui la vasta e analitica questione 13 della Summa theologiae.

In queste ultime possiamo notare come programmatica, l'affermazione: "Noi possiamo denominare Dio a partire dalle creature, ma non in modo tale che il nome che lo significa (nomen significans ipsum) esprima la sua essenza così com'essa è (exprimat divinam essentiam secundum quod est)" (Summa theologiae, i, 13, 1, c.). Noi diciamo che "Dio non ha nome o sta al di sopra di qualsivoglia nome dal momento che la sua essenza oltrepassa ciò che di Dio possiamo comprendere con l'intelletto o significare con la voce" (Ea ratione dicitur Deus non habere nomen, vel essere supra nominationem, quia essentia eius et supra id quod de Deo intelligimus et voce significamus, ibidem, 1m).
Non ci è noto il modo di essere di Dio, ma solo il suo riflettersi in modo imperfetto nelle creature: "Così com'è, il nostro intelletto, in questa vita, non lo conosce" (intellectus noster non cognoscit eum ut est, secundum hanc vitam, ibidem, 2m). Infatti, "in questa vita noi lo conosciamo secondo quello che di lui si trova rappresentato nelle perfezioni delle creature" (ibidem, c.). L'affermazione è ripetuta: nessun nome è in grado di esprimere perfettamente quello che Dio è (quod est Deus perfecte): "Qualsiasi nome lo significa in modo imperfetto, così come in modo imperfetto egli si trova rappresentato nelle creature" (unumquodque [nomen] imperfecte eum significat, sicut et creaturae imperfecte eum repraesentant, ibidem, 2, 1m).

In altre parole, bisogna distinguere tra "perfezioni significate" (perfectiones ipsae significatae) e "modo di significare" (modus significandi, ibidem, 3, c.). Quanto alle "perfezioni" significate alcuni nomi convengono a Dio in senso proprio, anzi, valgono primariamente per lui - come i nomi indicanti vita, bontà, sapienza, e così via; quanto invece al "modo di significare" non gli convengono in senso proprio: noi conosciamo solo il modo con cui tali perfezioni si ritrovano e si predicano nelle creature, mentre ignoriamo "come" esse si trovino in Dio, come siano in lui la vita, la bontà, la sapienza. In conclusione: noi non siamo in grado di oltrepassare lo schermo, il prisma creaturale per collocarci all'interno di Dio, evadendo lo spazio del mondo creato.

D'altronde in san Tommaso sono chiare due convinzioni.
La prima convinzione è che "di Dio non possiamo sapere quello che è, ma quello che non è; non siamo in grado di riflettere su come Dio sia, ma piuttosto su come non sia" (De Deo scire non possumus quid sit, sed quid non sit; non possumus considerare de Deo quomodo sit, sed potius quomodo non sit, Summa theologiae, i, 3, introduzione). Dio - ed è il pensiero di Agostino nel De verbis Domini (38, 2, 3) - "non può essere alla portata del nostro intelletto, ma il modo più perfetto di conoscerlo nello stato presente sta nel conoscere che egli è superiore a tutto ciò che il nostro intelletto è capace di concepire, per cui ci uniamo a lui come a uno sconosciuto" (Ipse non potest esse pervius intellectui nostro; sed in hoc eum perfectissime cognoscimus in statu viae quod scimus eum esse super omne id quod intellectus noster concipere potest; et sic ei quasi ignoto conjungimur, In iv Sententiarum, 49, 2, 1, 3m). Anche se la Rivelazione ci ha fatto senza dubbio conoscere Dio più pienamente (plenius), manifestandoci perfezioni e proprietà ignote alla "ragione naturale" (ratio naturalis) - si pensi al suo essere uno e trino.
Con tutto questo, la seconda convinzione di san Tommaso è che l'impossibilità di conoscere Dio univocamente, cioè nella sua essenza, non rende equivoco il nostro parlare di lui, ma lo rende analogico, inadeguato sì, ma vero e provveduto di sen- so (analogice, et non equivoce pure, neque univoce, Summa theologiae, i, 13, 5, c).

Lo pensano alcuni filosofi che, dopo aver sostenuto vanamente che il Dottor Angelico includeva Dio nell'àmbito degli enti, adesso fraintendono la dottrina sull'assoluta trascendenza divina, giungendo a concepire l'ineffabilità di Dio come una equivocità e a parlare di non-Essere di Dio. Senza dire che una logica alternativa alla conoscenza analogica dovrebbe essere un completo silenzio su Dio, o una teologia totalmente "negativa". Che Tommaso rifiuta per affermare che "Dio si onora sì con il silenzio, non perché non si dica o non si conosca nulla di lui, ma perché, qualsiasi cosa impariamo o conosciamo di lui, ci rendiamo conto che la nostra intellezione ha fallito" (Deus honoratur silentio, non quod nihil de ipso dicatur vel inquiratur, sed quia quidquid de ipso discamus vel inquiramus, intelligimus nos ab eius comprehensione defecisse, Super Boetium de Trinitate, 2, 1, 6m): Dio sta sempre, inarrivabilmente, di là; imprendibile e impercorribile.

È la prospettiva anselmiana: Dio è il sempre "Oltre", Colui che non è disposto nella serie, neppure come il primo e il più alto, perché sta nella inconcepibilità (quo magis cogitari nequit). La teologia di Tommaso nasce dall'incessante e gioioso desiderio di comprendere Dio: desiderio che tiene vigile e impegnata la ricerca, che la nutre di speranza, in attesa della visione. Un ultimo rilievo sul Nome divino che ha incantato l'Angelico, quello di Essere. In Dio - egli ripete - l'essenza e l'essere coincidono; "la sua essenza è il suo essere (essentia eius est suum esse)", e questo significa che egli è l'Atto puro e Perfezione illimite. Lasciando trasparire una profonda, anche se come sempre contenuta, emozione, Tommaso definirà la coincidenza tra l'essere e l'essenza di Dio una "Verità sublime" (Haec sublimis veritas, Summa contra Gentiles, i, 22, n. 10), ampiamente dimostrata con la ragione e insieme rivelata a Mosè, il quale la imparò da Dio, quando alla sua domanda si sentì rispondere che il suo nome è "Colui che è".
Qualcuno confonde il puro Essere di Dio con la staticità o una distaccata mancanza di sentimenti, per cui sente il bisogno di definirlo come essenzialmente relativo alla creatura, dotato a sua volta di mobili sentimenti, in tal modo concependo Dio a immagine dell'uomo.

È vero invece che, se Dio è l'Essere, non lo è nel modo in cui noi abbiamo l'esperienza dell'essere: egli non "è", come "siamo" noi, bensì è in modo tutto proprio, che lui solo conosce e che a noi sfugge, legati tuttora come siamo alle insuperabili restrizioni di creature. Ma ciò non produce tristezza o risentimento; al contrario genera stupore e incontenibile ammirazione, o una specie di confusione che si risolve in adorazione, che diventa sconfinata e si confonde al pensiero che Dio in ogni istante, dal nostro intimo, ci comunica il dono dell'essere che ci fa esistere. Non è necessario aggiungere la preghiera alla teologia o anche alla filosofia dell'essere: esse sono oranti per natura loro.



Fonte -



[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/28/2011 10:05 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Ignorante e pazzo
Gianfranco Ravasi

Il fedele deve scegliere il Cristo povero piuttosto che la ricchezza, l-obbrobrio col Cristo piuttosto che gli onori, essere considerato ignorante e pazzo per il Cristo, che per primo è stato chiamato tale, piuttosto che essere giudicato in questo mondo saggio e prudente.

Il 31 luglio 1556 moriva a Roma sant-Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti, dopo un-esistenza particolarmente intensa. Essa era iniziata appunto a Loyola, nella regione basca della Spagna, nel 1491; aveva conosciuto anche l-esperienza della guerra come cavaliere e da ferito, ma era approdato a un-illuminazione spirituale che il libro degli Esercizi Spirituali, redatto nel 1541, testimonia in modo altissimo.

È appunto da quest-opera che oggi abbiamo attinto, un-opera che ha impressionato anche tanti spiriti "laici" e che ha formato intere generazioni di credenti.Le righe da noi citate evocano un passo altrettanto radicale di san Paolo che ai Corinzi, tentati dal fascino della cultura greca e dalla sicurezza dei segni miracolosi proposti dal giudaismo, presenta la croce di Cristo, «scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani», eppure «potenza e sapienza di Dio» (I, 1, 22-24).

È per questo che Ignazio, come l-Apostolo, s-avvia sulla strada ardua e stretta della povertà, dell-obbrobrio, della follia respingendo ogni compromesso con la ricchezza, gli onori, l-astuzia del mondo. È ancora Paolo a spezzare per primo il facile equilibrio che si illude di salvare egoismo e amore, distacco e possesso, umiltà e successo:
«Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ciò che è ignobile, disprezzato e nulla per ridurre a nulla le cose che sono» (I, 1, 27-28).



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/30/2011 1:34 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Parola e silenzio
Gianfranco Ravasi

Restiamo in silenzio!
La parola può grandi cose, ma vi sono cose ancor più grandi! La verità vera fra due esseri umani è inesprimibile. Appena ci mettiamo a parlare le porte si chiudono; la parola serve piuttosto a comunicare fatti irreali, si parla nelle ore in cui non si vive.

È una riflessione necessaria questa che ci viene proposta dallo scrittore austriaco Robert Musil (1880-1942) nel suo celebre romanzo Uomo senza qualità. È necessaria questa considerazione proprio alle soglie delle ferie, quando si entra in un orizzonte diverso e che, purtroppo, si corre il rischio di omologare al resto dell'anno: ad esempio, la Rimini estiva in che cosa si distingue da una fracassona e frenetica città di lavoro?

Nelle righe di Musil ci sono due elementi significativi.Da un lato, si riconosce il mistero di ogni persona: c'è qualcosa nel fondo intimo di noi che rimane inesprimibile. Anzi, il più delle volte queste sono le cose più importanti ed è solo nel silenzio che noi le scopriamo e le comunichiamo. D'altro lato, si ha la convinzione che la parola, dono straordinario dell'umanità, è di sua natura rischiosa: può essere una sosta di nebbia che vela anziché svelare, può essere un veicolo di menzogna più che uno strumento di verità e di comunicazione.

«Il resto è silenzio», dice l'Amleto di Shakespeare, ed è in questo spazio, da noi sempre più ridotto e semplificato, che si nasconde l'energia per vivere e per dire parole che abbiano senso e verità e che non siano soltanto un suono vuoto, destinato a colmare artificiosamente il vuoto interiore.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/30/2011 10:11 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


La lite
Gianfranco Ravasi

Due eremiti vissero insieme per molti anni e non litigarono mai.
Disse un giorno uno all-altro: «Litighiamo anche noi, come fanno gli altri uomini!». E quello rispose: «Come si fa?». Il primo disse: «Ecco, io metto in mezzo una brocca e dico: È mia! E tu dici: È mia! È così che comincia una lite». Misero, dunque, nel mezzo una brocca e uno disse all-altro: «È mia!». E l-altro: «Se è tua, prendila e va- pure!». E, così, non trovarono il modo di litigare.

Dalla raccolta dei detti dei padri del deserto egiziano curata dal francese F. Nau nel 1907 citiamo questa bella parabola che si risolve in una feroce critica della nostra società così litigiosa e prepotente.
La lezione è semplice: alla base dell-odio c-è spesso la smania di possesso, la violenza sboccia dalla rapina, la prevaricazione si alimenta con la pretesa di avere sempre di più. Il distacco, allora, è il grande antidoto, secondo l-insegnamento costante di Cristo che nella ricchezza senza freni vedeva l-incarnazione dell-idolatria.
Certo, il distacco dalle cose e dal denaro è faticoso.

Si legge ancora nei racconti di quegli eremiti: «Un senatore aveva rinunciato al mondo e aveva distribuito i beni ai poveri, ma si era tenuto quanto era necessario per non essere troppo umiliato. San Basilio, allora, gli disse: Hai perduto la dignità di senatore ma non sei diventato monaco».
L-attaccamento era sottilmente rimasto in vita, pronto a crescere.

Eppure è solo per la via del distacco che si prova il sapore della pace e della gioia perché «vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (Atti 20, 35).



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/31/2011 10:52 AM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


La forza delle idee
Gianfranco Ravasi

Non ho più idee. Devo averle gettate via insieme alle ideologie.

La citazione da cui partiamo oggi è così breve perché nasce da una vignetta folgorante di Altan, il noto disegnatore che ha creato l'ormai mitico operaio Cipputi e la sua interlocutrice Pimpa. Riesco a comprendere e a condividere la sua amara considerazione perché sono coetaneo di questo vignettista e, quindi, ho anch'io assistito a quello che si usava celebrare come il funerale delle ideologie.
Esse, in verità, si erano ridotte a essere armamentari rigidi, a modelli socio-politici sclerotici e persino a concezioni filosofiche o spirituali frigide e incapaci di illuminare le menti e le coscienze.

Ma prima o poi ci si è accorti che, assieme alle ideologie, si sono sotterrate anche le idee. Non parliamo della politica di oggi che confonde gli slogan col pensiero, ma anche la cultura non scherza, affidata com'è a stanchi luoghi comuni e a stantie ripetizioni. Il grande Pascal non aveva dubbi quando scriveva, nei suoi Pensieri, che «lavorare a pensare bene è il principio della morale». E con acutezza continuava a combattere «due eccessi: escludere la ragione, non ammettere che la ragione».

È, questa, la vera sapienza che non si nutre solo di fredda intelligenza, capace anche di costruire i mostri ideologici, ma si alimenta di una conoscenza saporosa, globale, pronta a inoltrarsi anche nelle regioni ardue delle domande ultime sulla vita e sulla morte, sul dolore e sull'amore, sul vero e sul falso. Le ideologie sono idee fisse e aveva ragione il filosofo dell'Ottocento Kierkegaard quando le comparava ai crampi ai piedi «il cui rimedio migliore è camminarci sopra». Ma senza idee vive e vere si diventa vuoti, incapaci di trovare un senso nella vita, corpi che camminano e non persone che cercano e scoprono, amano e giudicano, vivono e non sopravvivono.

«Si resiste all'invasione degli eserciti - scriveva Victor Hugo - ma non alla forza delle idee».



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/31/2011 11:59 AM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Come? Perché?
Gianfranco Ravasi

E non cessiamo di interrogarci / ancora e ancora, / finché una manciata di terra / ci chiude la bocca- / Ma questa è una risposta?

Terribili questi versi del Lazzaro di Heinrich Heine (1797-1856), famoso poeta e scrittore tedesco. Nonostante la superficialità che la sommerge nella civiltà contemporanea, l'anima custodisce i fremiti di alcune domande fondamentali: che senso ha la vita? Perché il dolore? E il male? Quale meta ha la nostra storia e questo mondo? Esiste un Dio che ti ascolta? E oltre la morte? Interrogativi che si affollano alla mente e che talora esplodono drammaticamente nei momenti più ardui della vita. Anche per la cultura, la scienza, la società la chiave di volta è il punto di domanda; le scoperte hanno alla radice il «come?» o il «perché?».

Spesso, dunque, troviamo risposte, ma altre volte ci sembra che il nostro interrogarci salga verso l'alto e si spenga, soprattutto quando siamo nel giorno della disperazione. È ciò che afferma Heine, ma anche molti altri nostri compagni di viaggio nel mondo. La manciata di terra gettata sul nostro viso nella sepoltura sembra spegnere per sempre le nostre domande. Ma è proprio così? Già durante la nostra vita, aveva forse ragione lo scrittore inglese Clive Staples Lewis, quando affermava: «Spesso diciamo che Dio non risponde alle nostre domande; in realtà siamo noi che non ascoltiamo le sue risposte».

Inoltre, anche in quell'estremo istante, c'è un orizzonte che si apre oltre la pala del becchino e che è destinato a rivelarci una risposta decisiva. Là, infatti, come diceva il poeta Rainer Maria Rilke, c'è l'altra faccia della vita rispetto a quella rivolta verso di noi ora. Là potremo, allora, avere le parole definitive di Dio in modo diretto, perché lo vedremo faccia a faccia, noi parleremo con lui e lui con noi ed egli ci dirà:

«Interrogami pure e io risponderò, oppure domanderò io e tu ribatterai» (Giobbe 13,22).



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/31/2011 4:12 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Il lato misterioso
Gianfranco Ravasi

Essere consci del lato misterioso della vita è il più bel sentimento che ci sia dato provare. Sta alla radice di ogni arte e di ogni scienza vera.

Sono parole del grande scienziato Albert Einstein che ebbe sempre un-attenzione spiccata verso "il lato misterioso" non solo della vita ma anche di tutta la realtà. È forse proprio qui la discriminante tra la scienza vera e la tecnica. Quest-ultima è fermamente convinta di poter risolvere tutti gli interrogativi proprio perché si attesta sulla superficie visibile ove i nodi sono evidenti e l-apparenza chiara.

La scienza, invece, va alla ricerca delle cause profonde e necessariamente incrocia il suo percorso con la filosofia o la teologia.Certo, ognuna di queste discipline ha la sua strada specifica e i suoi strumenti di analisi; ma spesso il desiderio e la meta sono comuni: cercare di spiegare "il lato misterioso" della realtà. E questo "mistero" è particolarmente profondo quando c-è di mezzo la vita, tant-è vero che il poeta tedesco Hölderlin non esitava a definirla "un-immagine della divinità", sulla scia della Genesi che considerava la creatura umana "immagine e somiglianza di Dio".

Proprio per questo l-arte e soprattutto la scienza devono sempre inoltrarsi nel "mistero" della vita con rispetto, senza l-orgoglio del padrone o l-arroganza del conquistatore. Essa fa parte di un progetto grandioso che ci trascende, come diceva lo scrittore russo Vladimir Nabokov:

«La vita umana è una serie di note a piè di pagina di un immenso e oscuro capolavoro» (Fuoco pallido 1962).




Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/31/2011 4:50 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Ottimisti e pessimisti
Gianfranco Ravasi

L'ottimista proclama che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Il pessimista teme che possa essere vero.

Devo lo spunto per la riflessione di oggi a un cultore di letteratura inglese che mi ha fatto conoscere Lo stallone d-argento, uno dei 18 romanzi che lo scrittore americano James Branch Cabell (1879-1958) ha tutti ambientati in un mitico Medioevo europeo come una continua saga della stessa famiglia.
Ottimisti e pessimisti sono un po- come gli estremi di uno spettro cromatico: c-è chi vede sempre tutta la realtà sotto colori accesi e affascinanti e vola nell-illusione e c-è chi scopre sempre l-oscuro delle cose e piomba nell-inerzia o, peggio, nella disperazione.

Alcuni anni fa avevo proposto come base di meditazione questa considerazione dello scrittore cattolico inglese Chesterton: «Non possiamo passare sotto silenzio la definizione misteriosa ma suggestiva data, pare, da una bambina: un ottimista è un uomo che vi guarda gli occhi, un pessimista un uomo che vi guarda i piedi».
Si tratta, allora, di operare una correzione di tiro o, meglio, di equilibrio da raggiungere: dagli occhi passare ai piedi e viceversa, così da avere un insieme più coerente della persona. Come si corregge la vista fisica con le lenti, così si dovrebbe ridurre la miopia pessimistica e la presbiopia ottimistica.

Anche nei nostri giorni, spesso deprecati, ci sono tante ragioni per essere fiduciosi, ma ci sono altrettanti motivi per essere sempre vigili e preoccupati.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
1/31/2011 4:58 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti?







[SM=x44645] [SM=x44599]


OFFLINE
Email User Profile
1/31/2011 5:00 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti?







[SM=x44645] [SM=x44599]


OFFLINE
Email User Profile
1/31/2011 5:04 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti?







[SM=x44645] [SM=x44599]


New Thread
Reply

Home Forum | Album | Users | Search | Log In | Register | Admin
Create your free community and forum! Register to FreeForumZone
FreeForumZone [v.5.0.0] - Leggendo la pagina si accettano regolamento e privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 10:44 PM. : Printable | Mobile
Copyright © 2000-2019 FFZ srl - www.freeforumzone.com

forum ufficiale del settimanale Telegiornaliste Telegiornaliste: settimanale di critica televisiva e attualità