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La presenza di Dio

Last Update: 9/18/2019 1:35 AM
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3/19/2012 12:47 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

IV° Domenica (18 marzo 2012)
Q U A R E S I M A:
tempo di Conversione




«quando sarò innalzato da terra,
attirerò tutti a me»

(Gv 12, 32)




«Il medico, per quanto dipende da lui, viene per guarire il malato.
Se uno non sta alle prescrizioni del medico, si rovina da solo.

Ciascuno, infatti, deve riconoscere di essere malato, per poter essere guarito,
ciascuno deve confessare il proprio peccato, perché
il perdono di Dio, già donato sulla Croce, possa
avere effetto nel suo cuore e nella sua vita»


Perdono-conversione
Benedetto XVI
(Angelus)

Nel nostro itinerario verso la Pasqua, siamo giunti alla quarta domenica di Quaresima. E’ un cammino con Gesù attraverso il «deserto», cioè un tempo in cui ascoltare maggiormente la voce di Dio e anche smascherare le tentazioni che parlano dentro di noi. All’orizzonte di questo deserto si profila la Croce. Gesù sa che essa è il culmine della sua missione: in effetti, la Croce di Cristo è il vertice dell’amore, che ci dona la salvezza. Lo dice Lui stesso nel Vangelo di oggi: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,14-15).

Il riferimento è all’episodio in cui, durante l’esodo dall’Egitto, gli ebrei furono attaccati da serpenti velenosi, e molti morirono; allora Dio comandò a Mosè di fare un serpente di bronzo e metterlo sopra un’asta: se uno veniva morso dai serpenti, guardando il serpente di bronzo, veniva guarito (cfr Nm 21,4-9). Anche Gesù sarà innalzato sulla Croce, perché chiunque è in pericolo di morte a causa del peccato, rivolgendosi con fede a Lui, che è morto per noi, sia salvato. «Dio infatti – scrive san Giovanni – non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17).

Commenta sant’Agostino: «Il medico, per quanto dipende da lui, viene per guarire il malato. Se uno non sta alle prescrizioni del medico, si rovina da solo. Il Salvatore è venuto nel mondo … Se tu non vuoi essere salvato da lui, ti giudicherai da te stesso» (Sul Vangelo di Giovanni, 12, 12: PL 35, 1190).

Dunque, se infinito è l’amore misericordioso di Dio, che è arrivato al punto di dare il suo unico Figlio in riscatto della nostra vita, grande è anche la nostra responsabilità: ciascuno, infatti, deve riconoscere di essere malato, per poter essere guarito; ciascuno deve confessare il proprio peccato, perché il perdono di Dio, già donato sulla Croce, possa avere effetto nel suo cuore e nella sua vita. Scrive ancora sant’Agostino: «Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio … Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive.

Le opere buone cominciano con il riconoscimento delle opere cattive» (ibid., 13: PL 35, 1191). A volte l’uomo ama più le tenebre che la luce, perché è attaccato ai suoi peccati. Ma è solo aprendosi alla luce, è solo confessando sinceramente le proprie colpe a Dio, che si trova la vera pace e la vera gioia. E’ importante allora accostarsi con regolarità al Sacramento della Penitenza, in particolare in Quaresima, per ricevere il perdono del Signore e intensificare il nostro cammino di conversione.

Cari amici, domani celebreremo la festa solenne di san Giuseppe. Ringrazio di cuore tutti coloro che avranno per me un ricordo nella preghiera, nel giorno del mio onomastico. In particolare, vi chiedo di pregare per il viaggio apostolico in Messico e Cuba, che compirò a partire da venerdì prossimo. Affidiamolo all’intercessione della Beata Vergine Maria, tanto amata e venerata in questi due Paesi che mi accingo a visitare.



Fonte -


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Gioco di associazione di parole Ipercaforum108 pt.9/21/2019 1:17 AM by Etrusco
Federica Masolin (Sky Sport)41 pt.9/21/2019 12:05 AM by Venal.90
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Giuria Speciale



3/20/2012 12:04 AM
 
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Bestion., 19/03/2012 12.45:




Non dall'oriente, non dall'occidente,
non dal deserto, non dalle montagne

ma da Dio viene il giudizio:
è lui che abbatte l'uno e innalza l'altro.

Poiché nella mano del Signore è un calice
ricolmo di vino drogato.

Egli ne versa:
fino alla feccia ne dovranno sorbire,
ne berranno tutti gli empi della terra.










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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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Giuria Speciale



3/20/2012 10:48 AM
 
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.......a tal punto che l'Uomo e la Donna non servono piu'.......
[SM=x44599] [SM=x44645]
[Edited by paul_65 3/20/2012 10:48 AM]

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3/20/2012 8:10 PM
 
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Q U A R E S I M A:
tempo di Conversione


«Camminate mentre avete la luce,
perché non vi sorprendano le tenebre»

(Gv 12, 35)




«A volte l’uomo ama più le tenebre che la luce, perché è attaccato ai suoi peccati.
Ma è solo aprendosi alla luce, è solo confessando sinceramente le proprie
colpe a Dio, che si trova la vera pace e la vera gioia.

E’ importante allora accostarsi con regolarità al Sacramento della Penitenza,
in particolare in Quaresima, per ricevere il perdono del Signore e
intensificare il nostro cammino di conversione»



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3/22/2012 10:43 PM
 
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3/25/2012 6:25 PM
 
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V° Domenica (25 marzo 2012)
Q U A R E S I M A:
tempo di Conversione




«vogliamo vedere Gesù»
(Gv 12, 21b)




« ... se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo
la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io,
là sarà anche il mio servo.
Se uno mi serve, il Padre lo onorer»


Celebriamo la vicina festa del Signore
con autenticità di fede

Dalle «Lettere pasquali» di sant’Atanasio, vescovo
(Lett. 14, 1-2; PG 26, 1419-1420)

Il Verbo, Cristo Signore, datosi a noi interamente, ci fa dono della sua visita. Egli promette di restarci ininterrottamente vicino. Per questo dice: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
Egli è pastore, sommo sacerdote, via e porta e come tale si rende presente nella celebrazione della solennità. Viene fra noi colui che era atteso, colui del quale san Paolo dice: «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato» (1 Cor 5, 7). Si verifica anche ciò che dice il salmista: O mia esultanza, liberami da coloro che mi circondano (cfr. Sal 31, 7). Vera esultanza e vera solennità è quella che libera dai mali. Per conseguire questo bene ognuno si comporti santamente e dentro di sé mediti nella pace e nel timore di Dio.

Così facevano anche i santi. Mentre erano in vita si sentivano nella gioia come in una continua festa. Uno di essi, il beato Davide, si alzava di notte non una volta sola ma sette volte e con la preghiera si rendeva propizio Dio. Un altro, il grande Mosè, esultava con inni, cantava lodi per la vittoria riportata sul faraone e su coloro che avevano oppresso gli Ebrei. E altri ancora, con gioia incessante, attendevano al culto sacro, come Samuele e il profeta Elia.
Per questo loro stile di vita essi raggiunsero la libertà e ora fanno festa in cielo. Ripensano con gioia al loro pellegrinaggio terreno, capaci ormai di distinguere ciò che era figura e ciò che è divenuto finalmente realtà.

Per prepararci, come si conviene, alla grande solennità che cosa dobbiamo fare? Chi dobbiamo seguire come guida? Nessun altro certamente, o miei cari, se non colui che voi stessi chiamate, come me, «Nostro Signore Gesù Cristo». Egli per l’appunto dice: «Io sono la via» (Gv 14, 6). Egli è colui che, al dire di san Giovanni, «toglie il peccato del mondo» (Gv 1, 29).
Egli purifica le nostre anime, come afferma il profeta Geremia: Fermatevi nelle strade e guardate, e state attenti a quale sia la via buona, e in essa troverete la rigenerazione delle vostre anime (cfr. Ger 6, 16).

Un tempo era il sangue dei capri e la cenere di un vitello ad aspergere quanti erano immondi. Serviva però solo a purificare il corpo. Ora invece, per la grazia del Verbo di Dio, ognuno viene purificato in modo completo nello spirito.
Se seguiremo Cristo, potremo sentirci già ora negli atri della Gerusalemme celeste e anticipare e pregustare anche la festa eterna. Così fecero gli apostoli, costituiti maestri della grazia per i loro coetanei e anche per noi. Essi non fecero che seguire il Salvatore: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito» (Mt 19, 27).

Seguiamo anche noi il Signore, cioè imitiamolo, e così avremo trovato il modo di celebrare la festa non soltanto esteriormente, ma nella maniera più fattiva, cioè non solo con le parole, ma anche con le opere.



Fonte -


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Giuria Speciale



3/26/2012 2:47 PM
 
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"con che faccia chiedono pieta'" non e' un modo di dire [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44599] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44603]
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Giuria Speciale



3/26/2012 10:53 PM
 
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3/27/2012 11:40 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Q U A R E S I M A:
tempo di Conversione


«O morte, sarò la tua morte,
o inferno, sarò il tuo sterminio»

(Os 13, 14)




«Cristo, morendo, subì le leggi della tomba, ma risorgendo
le infranse e troncò la legge perpetua della morte,
tanto da renderla, da eterna, temporanea.
Poiché come tutti muoiono in Adamo, così
tutti riceveranno la vita in Cristo»


O ammirabile potenza
della Croce!

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
(Disc. 8 sulla passione del Signore, 6-8; PL 54, 340-342)

Il nostro intelletto, illuminato dallo Spirito di verità, deve accogliere con cuore libero e puro la gloria della Croce, che diffonde i suoi raggi sul cielo e sulla terra. Con l’occhio interiore deve scrutare il significato di ciò che disse nostro Signore, parlando dell’imminenza della sua passione: «È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo» (Gv 12, 23), e più avanti: Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il Figlio tuo (cfr. Gv 12, 27-28). Ed essendosi fatta sentire dal cielo la voce del Padre, che dichiarava: «L’ho glorificato, e di nuovo lo glorificherò», rispondendo ai circostanti, Gesù disse: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12, 30-32).

O ammirabile potenza della Croce! O ineffabile gloria della passione, in cui troviamo riuniti insieme il tribunale del Signore, il giudizio del mondo e il potere del Crocifisso. Sì, o Signore, tu hai attirato a te tutte le cose, perché ciò che si svolgeva nell’unico tempio della Giudea, sotto il velo di arcane figure, fosse celebrato in ogni luogo e da ogni popolo con religiosità sincera e culto solenne e pubblico.

Ora, infatti, più nobile è la gerarchia dei leviti più augusta la dignità dei presbiteri e più santa l’unzione dei vescovi, perché la tua Croce, sorgente di tutte le benedizioni, è causa di tutte le grazie. Per essa viene elargita ai credenti la forza nella loro debolezza, la gloria nell’umiliazione, nella morte la vita. Ora inoltre, cessata la varietà dei sacrifici materiali, l’offerta unica del tuo corpo e del tuo sangue sostituisce pienamente tutte le specie di vittime, poiché tu sei il vero Agnello di Dio che togli i peccati del mondo (cfr. Gv 1, 29). Così compi in te tutti i misteri, e come unico è il sacrificio, che succede alla moltitudine delle vittime, così unico è anche il regno formato dall’insieme di tutti i popoli.

Confessiamo dunque, o miei cari, quanto l’apostolo Paolo, dottore delle genti, ha dichiarato solennemente: «Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori» (1 Tm 1, 15).
La misericordia di Dio verso di noi è davvero meravigliosa proprio perché Cristo non è morto solo per i giusti e i santi, ma anche per i cattivi e per gli empi. E, poiché la sua natura divina non poteva essere soggetta al pungolo della morte, egli, nascendo da noi, ha assunto quanto potesse poi offrire per noi.
Un tempo infatti aveva minacciato la nostra morte con la potenza della sua morte dicendo per bocca del profeta Osea: «O morte, sarò la tua morte, o inferno, sarò il tuo sterminio» (Os 13, 14 volgata). Morendo, infatti, subì le leggi della tomba, ma risorgendo le infranse e troncò la legge perpetua della morte, tanto da renderla, da eterna, temporanea. Poiché «come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15, 22).



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3/27/2012 7:45 PM
 
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Bestion., 25/03/2012 18.25:



«vogliamo vedere Gesù»





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3/27/2012 7:57 PM
 
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Bestion., 27/03/2012 11.40:




«O morte, sarò la tua morte,
o inferno, sarò il tuo sterminio»

(Os 13, 14)







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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Q U A R E S I M A:
tempo di Conversione




«Non bisognava che il Cristo sopportasse
queste sofferenze per entrare nella sua gloria?»

(Lc 24, 26)




«Nella croce c’è la misura suprema delle questioni umane, una misura così
grande che supera la misura dell’uomo. È la conseguenza del fatto che
siamo creati a immagine e somiglianza di Dio e che la nostra vita,
i nostri atti vengono misurati secondo una misura
non solo umana, ma anche divina.
Siccome noi uomini, soprattutto dopo il peccato – tutti siamo dopo
il peccato –, non riusciamo a portare questa misura, allora
occorreva la croce, sulla quale fu appeso il Figlio di Dio
affinché a noi uomini venisse ripristinata la misura
di Dio nella vita e negli atti»


La croce?
È un punto di domanda

Karol Wojtyla

Che cos’è la croce? Direi che è soprattutto un simbolo eterno, è una domanda dell’uomo che non tace mai. Basta ascoltare il pianto di un bambino piccolo per poter scoprire in esso questa domanda. Basta passare per le vie dell’antica città di Cracovia e di Nowa Huta, non solo dentro gli ospedali, i luoghi delle malattie, della prigionia, ma anche dentro numerose abitazioni; forse basterebbe passare fra noi: come spesso si ripeterà questa domanda! È una domanda legata alla sofferenza. L’uomo che soffre, l’uomo che viene provato dalla sofferenza, che la sperimenta, sempre chiede: perché? È una domanda legata alla croce: la domanda della croce, una domanda molto diffusa. Tutti, quasi fin dai primi istanti della vita, la sentiamo come la nostra domanda. E forse per questo andiamo in pellegrinaggio verso la croce, perché essa è una questione fondamentale della nostra vita terrena.

A volte questa domanda procede di pari passo con la risposta. A volte, quando vediamo la sofferenza umana, pensiamo che sia una conseguenza di qualche causa, che sia un castigo per qualche colpa. Possiamo sempre dire così? Ma forse, più spesso, la domanda legata alla sofferenza umana – la domanda che riguarda la croce – rimane senza una chiara risposta. Qui nei pressi, a Pleszów, sono andato a visitare i bambini nell’Istituto infantile dei disabili mentali. Così simpatici, così innocenti e tanto infelici. E l’uomo deve chiedersi: perché? Possiamo dire che siano colpevoli i genitori? A volte proprio i genitori innocenti innalzano la seguente domanda: perché? Le domande sulla croce aumentano. A volte le domande sulla croce si accumulano nella vita di una particolare persona, si accumulano nella vita delle società, nella vita dell’umanità.
Eppure nella croce sta la risposta per tantissime persone che soffrono. La croce è una risposta, è l’unica risposta. Perché molto spesso mancano risposte umane, spiegazioni umane. Perché soffre un bambino, una persona, un prigioniero, una nazione? La croce è l’unica risposta. Sicuramente possiamo indicare moltissime persone, forse anche fra noi, per le quali nella sofferenza la croce è stata l’unica risposta. Pensiamo allora così: soffro, ma anche Dio che divenne uomo soffrì. Soffro, guardo Lui, vedo la sua croce.

La croce è una domanda e una risposta. È questo soltanto il primo grado della nostra riflessione sulla croce. Molto spesso dalla risposta, che è la croce, nasce un’ulteriore domanda: perché Dio, che divenne uomo, perché il Figlio di Dio ha dovuto soffrire e morire sulla croce? Questa domanda si potrebbe considerare di secondo grado. Ma su questo secondo grado molto spesso subentra l’uomo, il suo pensiero, la sua riflessione umana e cristiana.
Si potrebbero indicare molte persone, numerosi poeti, pensatori che si sono posti questa domanda di secondo grado: perché? A tale domanda troviamo la risposta nella Rivelazione: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Ecco la risposta. La risposta alla domanda di secondo grado, come ho detto, è l’amore.
La croce corrisponde all’amore. La croce spiega l’amore universale. Ma dobbiamo dirci, miei cari fratelli, che proprio per il fatto che la croce spiega l’amore, che la croce rivela Dio amore, proprio per questo lui è una tale domanda. Quando guardiamo Cristo nel momento in cui va verso la croce, vediamo dei momenti di una giustizia assoluta. Quando nell’orto degli ulivi dice: «Allontana da me questo calice» (Lc 22,42). E non viene ascoltato. Certo, è stato esaudito nella seconda parte della sua preghiera: «Non ciò che io voglio, ma quello che Tu vuoi».
Allora vengono alla mente le altre parole di un apostolo che ha scritto: «Dio neppure al proprio Figlio ha risparmiato ciò» (Rm 8,32). Questa costituisce la base dell’amore, che «ha dato il suo Figlio unigenito», affinché nessuno di noi perisca. È il mistero della croce: sapete come conducono lontano queste domande e risposte, che grazie alla luce della nostra fede giungono a noi. Nella croce c’è la misura suprema delle questioni umane, una misura così grande che supera la misura dell’uomo. È la conseguenza della nostra grandezza originaria. È la conseguenza del fatto che siamo creati a immagine e somiglianza di Dio e che la nostra vita, i nostri atti vengono misurati secondo una misura non solo umana, ma anche divina. Siccome noi uomini, soprattutto dopo il peccato – tutti siamo dopo il peccato –, non riusciamo a portare questa misura, allora occorreva la croce, sulla quale fu appeso il Figlio di Dio affinché a noi uomini venisse ripristinata la misura di Dio nella vita e negli atti.

Il Crocifisso aiuta sempre ciascuno di noi a ritrovare questa misura. Ci insegna come è grande la responsabilità dell’uomo per l’uomo, per l’umanità, per la dignità umana. E quando l’uomo sente che non riesce ad assumere questa responsabilità, lo aiuta. Il mistero della croce passa nel profondo delle nostre anime. Sentiamo dentro di noi queste dimensioni di Dio, le sentiamo in modo più intenso quando cadiamo nel peccato: allora è necessaria la coscienza umana, per purificarci, per rialzarci. Ma la necessità della coscienza umana è nello stesso tempo umana e divina. L’uomo desidera fortemente recuperare questa originaria misura divina, con la quale Dio l’ha misurato e alla quale Dio non rinuncia mai. Miei cari fratelli e sorelle, so di essere audace, ma questa audacia è dovuta al desiderio di toccare le questioni di Dio, i misteri di Dio, che umanamente sono impronunciabili. Ma oggi perdonatemi questa audacia e accettate; se nelle mie parole c’è una luce, accettatele.



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Giuria Speciale



3/28/2012 2:51 PM
 
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e tu bestion???? [SM=x44600]
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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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Giuria Speciale



3/31/2012 11:49 PM
 
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Giuria Speciale



4/1/2012 2:09 PM
 
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[SM=x44599] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] bestion ma cosa ne fate dei cancelli????????? [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] forse come diceva bagnasco per i posti di lavoro??? [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600]


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4/1/2012 3:57 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Domenica delle Palme (1 aprile 2012)
Q U A R E S I M A:
tempo di Conversione




«Sul rotolo del libro di me è scritto,
che io faccia il tuo volere»

(Sal 39, 8b-9a)




«Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi, in virtù
del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore
della lana per poter offrire al vincitore della morte
non più semplici rami di palma,
ma trofei di vittoria»


Benedetto colui che viene nel nome
del Signore, il re d’Israele

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
(Disc. 9 sulle Palme; PG 97, 990-994)

Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza.
Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. È disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà.

Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d’olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode di venire a noi mansueto. Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell’ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé.

Egli salì verso oriente sopra i cieli dei cieli (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.

Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi, in virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell’anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele».



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Giuria Speciale



4/1/2012 6:22 PM
 
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4/2/2012 12:50 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Settimana Santa
(1-8 Aprile 2012)
tempo di Salvezza






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4/2/2012 12:51 AM
 
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4/2/2012 12:52 AM
 
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Settimana Santa
(1-8 Aprile 2012)
tempo di Salvezza


«Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»
(Mt 21, 9)




«Questa acclamazione festosa, trasmessa da tutti e quattro gli Evangelisti,
è un grido di benedizione, un inno di esultanza: esprime l’unanime
convinzione che, in Gesù, Dio ha visitato il suo popolo
e che il Messia desiderato finalmente è giunto»



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