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La presenza di Dio

Last Update: 6/12/2020 9:44 AM
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Giuria Speciale

4/25/2012 3:42 PM
 
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Bestion., 25/04/2012 12.28:



«Come il Padre ha mandato me,
anch'io mando voi»

(Gv 20, 21)







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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
4/25/2012 6:28 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna


«Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo:
la nostra fede»

(1Gv 5, 4b)





«Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli,
circa quelli che sono morti, perché non continuiate
ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza»

(1Ts 4, 13)




«Per i morti, in coloro che li amano c'è una specie di tristezza, in certo modo naturale.
Non si tratta di una credenza, ma è la natura che in realtà ha orrore della morte.
All'uomo non sarebbe capitata la morte se non fosse stata per la pena di una
colpa che l'aveva preceduta. Rattristiamoci dunque per i nostri defunti
quando inevitabilmente subiamo la separazione, ma con la speranza
di riaverli vicino. In un senso siamo angosciati, nell'altro consolati;
da una parte è colpita la debolezza, dall'altra si fortifica la
fede; di là è nel dolore la condizione umana, di qua
offre il rimedio la promessa divina»


Non siate nell'afflizione
Dai «Discorsi» di sant’Agosino vescovo d'Ippona
(Dis 172-173 SULLE MEDESIME PAROLE DELL'APOSTOLO, 1 THESS 4, 12-17)

Che c'è da riflettere nelle esequie dei defunti.
1.
Quando celebriamo il giorno commemorativo dei fratelli defunti dobbiamo tener presente che cosa dobbiamo sperare e che cosa temere. La speranza va considerata in questo senso: E' preziosa davanti a Dio la morte dei suoi santi 1. Si deve temere, invece, in riferimento a: E' pessima la morte del peccatore 2. Inoltre questo, per la speranza: Il giusto sarà sempre ricordato. Ancora questo per il timore: Non temerà annunzio di sventura 3. Ci sarà infatti un ascolto di cui non si trova il peggiore quando si dirà a coloro che sono alla sinistra: Andate nel fuoco eterno 4. Il giusto non avrà timore di questo annunzio di sventura. Si troverà infatti alla destra tra coloro ai quali si dirà: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno 5.Ma in questa vita che si conduce ed è a uguale distanza dai più alti beni e dai più grandi mali, in mezzo ai beni e ai mali intermedi, cioè in nessuno dei due estremi - perché i più grandi beni quali che siano quelli che quaggiù abbia l'uomo, rapportati ai beni eterni, sono un nulla e i mali, quali che siano quelli di cui fa esperienza l'uomo in questa vita, non sono neppure da considerarsi, se raffrontati con il fuoco eterno -; dunque in questo stare al centro, nella vita, dobbiamo tener presente quello che abbiamo ora ascoltato dal Vangelo: Chi crede in me, anche se deve morire, vive. E afferma la vita, e non nega la morte. Chi crede in me, anche se deve morire, vive 6. Che vuol dire: Anche se deve morire, vive? Sebbene debba morire nel corpo, vive nello spirito. Poi aggiunge: E chi vive e crede in me, non morirà in eterno 7. Certamente anche se deve morire, in che modo, dal momento che non morirà? Ma anche se deve morire temporaneamente, non morirà in eterno. Tale questione è risolta così da non essere in contraddizione le parole della Verità e da edificare il sentimento della pietà. Pertanto, pur dovendo morire nel corpo, se crediamo, viviamo.

La fede nella risurrezione, conforto nella morte dei propri cari. La morte è castigo del peccato.
2.
Ma la nostra fede è ben lontana da ogni credenza dei Pagani circa la risurrezione dei morti. Quelli infatti non l'accettano affatto perché non hanno dove poterla ricevere. Poiché la volontà dell'uomo è predisposta dal Signore per essere il ricettacolo della fede 8. Ai Giudei il Signore dice: La mia parola non trova posto in voi 9. Trova quindi posto in coloro nei quali scopre disponibilità all'accoglienza. La parola che si riceve trova infatti capacità di accoglienza in coloro che Dio non inganna nel promettere. Egli perciò ricerca la pecora perduta 10, e sa che la cerca e dove debba cercarla e come debba raccoglierne le membra disperse e ricondurla all'unico luogo di salvezza e reintegrarla in modo da non perderla più. Confortiamoci dunque a vicenda anche con queste nostre parole. Può essere che un cuore umano non provi dolore per la morte di una persona molto cara: tuttavia è preferibile che un cuore umano abbia bisogno di ricevere sollievo piuttosto che, per impossibilità, diventi inumano. Maria era vicina al Signore e piangeva il fratello morto. Perché ti meravigli del dolore di Maria proprio quando piangeva il Signore stesso? Ma può turbare alcuno il fatto che piangeva morto quello che sarebbe tornato in vita in forza del suo immediato comando 11? Non piangeva il morto che egli risuscitò, ma la morte che l'uomo si procurò peccando. Se infatti non ci fosse stato il peccato in precedenza, indubbiamente non sarebbe sopraggiunta la morte. Perciò seguì anche la morte del corpo e la precedette la morte dell'anima. Si verificò prima la morte dell'anima ritraendosi questa da Dio e seguì la morte del corpo perché abbandonato dall'anima. Da una parte l'anima abbandonò di sua volontà, dall'altra fu costretta contro la sua volontà a lasciare. E' come le si dicesse: Tu che ti sei allontanata da colui che dovevi amare, lascia ora ciò che hai amato. Chi vuol morire, infatti? Indubbiamente nessuno: ed è tanto vero che nessuno, da potersi dire al beato Pietro: Un altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vuoi 12. Pertanto, se la morte non comportasse alcuna amarezza, non sarebbe grande la forza dei martiri.

Il conforto nel lutto dei morti.
3.
Per questo anche l'Apostolo: Non voglio - egli dice - che restiate nell'ignoranza nei riguardi di quelli che si sono addormentati, perché non siate nell'afflizione come anche i Pagani, che non hanno speranza 13. Non dice semplicemente: perché non siate nell'afflizione, ma: perché non siate nell'afflizione come i Pagani che non hanno speranza. E' inevitabile infatti rattristarsi, ma quando sei nell'afflizione ti consoli la speranza. Come dunque evitare la tristezza quando il corpo che vive dell'anima diventa esanime perché l'anima si è allontanata? Chi camminava è a giacere, chi parlava tace, gli occhi chiusi non ricevono la luce, gli orecchi non si aprono a nessuna voce: tutte le attività delle membra sono in quiete; manca chi muova i passi a camminare, le mani ad operare, i sensi a percepire. Non è forse questa la dimora che un non so quale invisibile abitante rendeva dignitosa? Si è allontanato chi non si vedeva ed è rimasto ciò che si può vedere con dolore. Questa è la causa della tristezza. Se questa è la causa della tristezza, ci sia il conforto di tale tristezza. Quale conforto? Perché il Signore stesso, a un ordine, a una voce dell'Arcangelo, e al suono dell'ultima tromba, discenderà dal cielo, e primi risorgeranno i morti in Cristo, quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro sulle nuvole incontro a Cristo nell'aria. Forse che anche questo per qualche tempo? No. Ma com'è allora? E così saremo sempre con il Signore 14. Abbia fine la tristezza dove è tanto grande la consolazione; si asciughi il pianto dell'anima, la fede cacci via il dolore. Con tanto grande speranza non si addice la tristezza al tempio di Dio. Ivi abita il Consolatore buono, ivi chi ha promesso non delude. Perché, da parte nostra, piangere a lungo un defunto? A causa dell'amarezza della morte? Anche il Signore è passato per essa. Bastino alla Carità vostra queste poche parole: vi consoli più largamente colui che non si allontana dal vostro cuore, ma si degni di dimorarvi in modo che alla fine si degni pure di trasfigurarci. Rivolti al Signore...



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Giuria Speciale

4/25/2012 10:05 PM
 
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Bestion., 25/04/2012 18.28:



(1Ts 4, 13)





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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
4/26/2012 1:01 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna




«Amatevi gli uni gli altri
come io ho amato voi»

(Gv 15, 12.17)




«Non dobbiamo perderci nell'attivismo puro, ma sempre lasciarci anche penetrare
nella nostra attività dalla luce della Parola di Dio e così imparare la vera carità,
il vero servizio per l'altro, che non ha bisogno di tante cose ma ha bisogno
soprattutto dell'affetto del nostro cuore, della luce di Dio.

Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota,
perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine,
lascia insoddisfatti. Quando la preghiera è alimentata dalla Parola di Dio,
possiamo vedere la realtà con occhi nuovi, con gli occhi della fede e
il Signore, che parla alla mente e al cuore, dona nuova luce al
cammino in ogni momento e in ogni situazione»


Il primato della preghiera
e della Parola di Dio

Benedetto XVI

Nella scorsa catechesi, ho mostrato che la Chiesa, fin dagli inizi del suo cammino, si è trovata a dover affrontare situazioni impreviste, nuove questioni ed emergenze a cui ha cercato di dare risposta alla luce della fede, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo. Oggi vorrei soffermarmi a riflettere su un’altra di queste situazioni, su un problema serio che la prima comunità cristiana di Gerusalemme ha dovuto fronteggiare e risolvere, come ci narra san Luca nel capitolo sesto degli Atti degli Apostoli, circa la pastorale della carità verso le persone sole e bisognose di assistenza e aiuto. La questione non è secondaria per la Chiesa e rischiava in quel momento di creare divisioni all’interno della Chiesa; il numero dei discepoli, infatti, andava aumentando, ma quelli di lingua greca iniziavano a lamentarsi contro quelli di lingua ebraica perché le loro vedove venivano trascurate nella distribuzione quotidiana (cfr At 6,1). Di fronte a questa urgenza che riguardava un aspetto fondamentale nella vita della comunità, cioè la carità verso i deboli, i poveri, gli indifesi, e la giustizia, gli Apostoli convocano l’intero gruppo dei discepoli. In questo momento di emergenza pastorale risalta il discernimento compiuto dagli Apostoli. Essi si trovano di fronte all’esigenza primaria di annunciare la Parola di Dio secondo il mandato del Signore, ma - anche se è questa l'esigenza primaria della Chiesa - considerano con altrettanta serietà il dovere della carità e della giustizia, cioè il dovere di assistere le vedove, i poveri, di provvedere con amore alle situazioni di bisogno in cui si vengono a trovare i fratelli e le sorelle, per rispondere al comando di Gesù: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi (cfr Gv 15,12.17). Quindi le due realtà che devono vivere nella Chiesa - l'annuncio della Parola, il primato di Dio, e la carità concreta, la giustizia -, stanno creando difficoltà e si deve trovare una soluzione, perché ambedue possano avere il loro posto, la loro relazione necessaria. La riflessione degli Apostoli è molto chiara, dicono, come abbiamo sentito: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la Parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (At 6,2-4).

Due cose appaiono: primo, esiste da quel momento nella Chiesa, un ministero della carità. La Chiesa non deve solo annunciare la Parola, ma anche realizzare la Parola, che è carità e verità. E, secondo punto, questi uomini non solo devono godere di buona reputazione, ma devono essere uomini pieni di Spirito Santo e di sapienza, cioè non possono essere solo organizzatori che sanno «fare», ma devono «fare» nello spirito della fede con la luce di Dio, nella sapienza nel cuore, e quindi anche la loro funzione - benché soprattutto pratica - è tuttavia una funzione spirituale. La carità e la giustizia non sono solo azioni sociali, ma sono azioni spirituali realizzate nella luce dello Spirito Santo. Quindi possiamo dire che questa questa situazione viene affrontata con grande responsabilità da parte degli Apostoli, che prendono questa decisione: vengono scelti sette uomini; gli Apostoli pregano per chiedere la forza dello Spirito Santo; e poi impongono loro le mani perché si dedichino in modo particolare a questa diaconia della carità. Così, nella vita della Chiesa, nei primi passi che essa compie, si riflette, in un certo modo, quanto era avvenuto durante la vita pubblica di Gesù, in casa di Marta e Maria a Betania. Marta era tutta presa dal servizio dell’ospitalità da offrire a Gesù e ai suoi discepoli; Maria, invece, si dedica all’ascolto della Parola del Signore (cfr Lc 10,38-42). In entrambi i casi, non vengono contrapposti i momenti della preghiera e dell’ascolto di Dio, e l’attività quotidiana, l’esercizio della carità. Il richiamo di Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno, Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10,41-42), come pure la riflessione degli Apostoli: «Noi… ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (At 6,4), mostrano la priorità che dobbiamo dare a Dio, Non vorrei entrare adesso nell'interpretazione di questa pericope Marta-Maria. In ogni caso non va condannata l'attività per il prossimo, per l'altro, ma va sottolineato che deve essere penetrata interiormente anche dallo spirito della contemplazione. D'altra parte, sant'Agostino dice che questa realtà di Maria è una visione della nostra situazione del cielo, quindi sulla terra non possiamo mai averla completamente, ma un po' di anticipazione deve essere presente in tutta la nostra attività. Deve essere presente anche la contemplazione di Dio. Non dobbiamo perderci nell'attivismo puro, ma sempre lasciarci anche penetrare nella nostra attività dalla luce della Parola di Dio e così imparare la vera carità, il vero servizio per l'altro, che non ha bisogno di tante cose - ha bisogno certamente delle cose necessarie - ma ha bisogno soprattutto dell'affetto del nostro cuore, della luce di Dio.

Sant’Ambrogio, commentando l’episodio di Marta e Maria, così esorta i suoi fedeli e anche noi: «Cerchiamo di avere anche noi ciò che non ci può essere tolto, porgendo alla parola del Signore una diligente attenzione, non distratta: capita anche ai semi della parola celeste di essere portati via, se sono seminati lungo la strada. Stimoli anche te, come Maria, il desiderio di sapere: è questa la più grande, più perfetta opera» E aggiunge che anche «la cura del ministero non distragga dalla conoscenza della parola celeste», dalla preghiera (Expositio Evangelii secundum Lucam, VII, 85: PL 15, 1720). I Santi, quindi, hanno sperimentato una profonda unità di vita tra preghiera e azione, tra l’amore totale a Dio e l’amore ai fratelli. San Bernando, che è un modello di armonia tra contemplazione ed operosità, nel libro De consideratione, indirizzato al Papa Innocenzo II per offrigli alcune riflessioni circa il suo ministero, insiste proprio sull’importanza del raccoglimento interiore, della preghiera per difendersi dai pericoli di una attività eccessiva, qualunque sia la condizione in cui ci si trova e il compito che si sta svolgendo. San Bernardo afferma che le troppe occupazioni, una vita frenetica, spesso finiscono per indurire il cuore e far soffrire lo spirito (cfr II, 3).

E’ un prezioso richiamo per noi oggi, abituati a valutare tutto con il criterio della produttività e dell’efficienza. Il brano degli Atti degli Apostoli ci ricorda l’importanza del lavoro - senza dubbio viene creato un vero e proprio ministero -, dell’impegno nelle attività quotidiane che vanno svolte con responsabilità e dedizione, ma anche il nostro bisogno di Dio, della sua guida, della sua luce che ci danno forza e speranza. Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota, perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine, lascia insoddisfatti. C’è una bella invocazione della tradizione cristiana da recitarsi prima di ogni attività, che dice così: «Actiones nostras, quæsumus, Domine, aspirando præveni et adiuvando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta finiatur», cioè: «Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostro parlare ed agire abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento». Ogni passo della nostra vita, ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, alla luce della sua Parola.

Nella catechesi del mercoledì scorso avevo sottolineato la preghiera unanime della prima comunità cristiana di fronte alla prova e come, proprio nella preghiera, nella meditazione sulla Sacra Scrittura essa ha potuto comprendere gli eventi che stavano accadendo. Quando la preghiera è alimentata dalla Parola di Dio, possiamo vedere la realtà con occhi nuovi, con gli occhi della fede e il Signore, che parla alla mente e al cuore, dona nuova luce al cammino in ogni momento e in ogni situazione. Noi crediamo nella forza della Parola di Dio e della preghiera. Anche la difficoltà che stava vivendo la Chiesa di fronte al problema del servizio ai poveri, alla questione della carità, viene superata nella preghiera, alla luce di Dio, dello Spirito Santo. Gli Apostoli non si limitano a ratificare la scelta di Stefano e degli altri uomini. ma «dopo aver pregato, imposero loro le mani» (At 6,6). L’Evangelista ricorderà nuovamente questi gesti in occasione dell’elezione di Paolo e Barnaba, dove leggiamo: «dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono» (At 13,3). Conferma di nuovo che il servizio pratico della carità è un servizio spirituale. Ambedue le realtà devono andare insieme.

Con il gesto dell’imposizione delle mani, gli Apostoli conferiscono un ministero particolare a sette uomini, perché sia data loro la grazia corrispondente. La sottolineatura della preghiera – «dopo aver pregato», dicono – è importante perché evidenzia proprio la dimensione spirituale del gesto; non si tratta semplicemente di conferire un incarico come avviene in un’organizzazione sociale, ma è un evento ecclesiale in cui lo Spirito Santo si appropria di sette uomini scelti dalla Chiesa, consacrandoli nella Verità che è Gesù Cristo: è Lui il protagonista silenzioso, presente nell’imposizione delle mani affinché gli eletti siano trasformati dalla sua potenza e santificati per affrontare le sfide pratiche, le sfide pastorali. E la sottolineatura della preghiera ci ricorda inoltre che solo dal rapporto intimo con Dio coltivato ogni giorno nasce la risposta alla scelta del Signore e viene affidato ogni ministero nella Chiesa.

Cari fratelli e sorelle, il problema pastorale che ha indotto gli Apostoli a scegliere e ad imporre le mani su sette uomini incaricati del servizio della carità, per dedicarsi loro stessi alla preghiera e all’annuncio della Parola, indica anche a noi il primato della preghiera e della Parola di Dio, che, tuttavia, produce poi anche l'azione pastorale. Per i Pastori questa è la prima e più preziosa forma di servizio verso il gregge loro affidato. Se i polmoni della preghiera e della Parola di Dio non alimentano il respiro della nostra vita spirituale, rischiamo di soffocare in mezzo alle mille cose di ogni giorno: la preghiera è il respiro dell’anima e della vita. E c’è un altro prezioso richiamo che vorrei sottolineare: nel rapporto con Dio, nell’ascolto della sua Parola, nel dialogo con Dio, anche quando ci troviamo nel silenzio di una chiesa o della nostra stanza, siamo uniti nel Signore a tanti fratelli e sorelle nella fede, come un insieme di strumenti che, pur nella loro individualità, elevano a Dio un’unica grande sinfonia di intercessione, di ringraziamento e di lode. Grazie.



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4/26/2012 2:33 PM
 
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Bestion., 26/04/2012 01.01:







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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
4/27/2012 11:43 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna



«La morte è stata ingoiata per la vittoria»
(1Cor 15, 54b)





«Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo
e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo.
... e così saremo sempre con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole
»

(1Ts 4, 16-18)




«Avvenne allora che la morte si avvicinasse a Lui per divorarlo con la
sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel
frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che
causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice.
La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò
la vita e con essa la moltitudine degli uomini»


La croce di Cristo,
salvezza del mondo

Dai «Discorsi» di sant’Efrem, diacono
(Disc. sul Signore, 3-4. 9; Opera, ed. Lamy, 1, 152-158. 166-168)

Il nostro Signore fu schiacciato dalla morte, ma a sua volta egli la calpestò come una strada battuta. Si sottomise spontaneamente alla morte, accettò volontariamente la morte, per distruggere quella morte, che non voleva morire. Nostro Signore infatti uscì reggendo la croce perché così volle la morte. Ma sulla croce col suo grido trasse i morti fuori dagli inferi, nonostante che la morte cercasse di opporsi.

La morte lo ha ucciso nel corpo, che egli aveva assunto. Ma con le stesse armi egli trionfò sulla morte. La divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicinò alla morte, la quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale. Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne, egli nacque dalla Vergine, per poter scendere mediante il corpo al regno dei morti. Ma una volta giunto colà col corpo che aveva assunto, distrusse e disperse tutte le ricchezze e tutti i tesori infernali.
Cristo venne da Eva, genitrice di tutti i viventi. Ella è la vigna, la cui siepe fu aperta proprio dalla morte per le mani di quella stessa Eva che doveva, per questo, gustare i frutti della morte. Eva, madre di tutti i viventi, divenne anche causa di morte per tutti i viventi.

Fiorì poi Maria, nuova vite rispetto all’antica Eva, e in lei prese dimora la nuova vita, Cristo. Avvenne allora che la morte si avvicinasse a lui per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò la vita e con essa la moltitudine degli uomini.
Fu ben potente il figlio del falegname, che portò la sua croce sopra gli inferi che ingoiavano tutto e trasferì il genere umano nella casa della vita. Siccome poi a causa del legno il genere umano era sprofondato in questi luoghi sotterranei, sopra un legno entrò nell’abitazione della vita. Perciò in quel legno in cui era stato innestato il ramoscello amaro, venne innestato un ramoscello dolce, perché riconosciamo colui al quale nessuna creatura è in grado di resistere.

Gloria a te che della tua croce hai fatto un ponte sulla morte. Attraverso questo ponte le anime si possono trasferire dalla regione della morte a quella della vita.
Gloria a te che ti sei rivestito del corpo dell’uomo mortale e lo hai trasformato in sorgente di vita per tutti i mortali.
Tu ora certo vivi. Coloro che ti hanno ucciso hanno agito verso la tua vita come gli agricoltori. La seminarono come frumento nel solco profondo. Ma di là rifiorì e fece risorgere con sé tutti.
Venite, offriamo il nostro amore come sacrificio grande e universale, eleviamo cantici solenni e rivolgiamo preghiere a colui che offrì la sua croce in sacrificio a Dio, per rendere ricchi tutti noi del suo inestimabile tesoro.



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4/27/2012 10:38 PM
 
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Bestion., 27/04/2012 11.43:



La croce di Cristo,
salvezza del mondo






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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
4/28/2012 2:25 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna


«Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu»
(Mc 14, 36)





«Verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge per rischiarare
quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte
e dirigere i nostri passi sulla via della pace»

(Lc 1, 78)




«Né immorali, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né omosessuali, né
ladri; si aggiunge anche: né ubriaconi, ecc. erediteranno il regno di Dio.


Al battezzato, gli sono stati perdonati tutti i peccati di ubriachezza;
resta, quale nemica, la consuetudine.


L'uomo rinato ha con chi combattere. Ecco che si desta quella passione del bere,
seduce l'animo, infonde arsura alla gola, alletta i sensi; vuole farlo schiavo.
Per consuetudine assale, respingi. Se è sopraggiunta la cattiva abitudine, si
estinguerà l'abitudine buona; tu non darle soddisfazione, non appagarla,
cedendo, ma soltanto soffocala facendo resistenza. Se non l'assecondi
e non ti ubriacherai più, di giorno in giorno regredirà. Il tuo
assecondare costituisce il suo potere. Se infatti le avrai
ceduto, e ti sarai ubriacato, le darai forza»


La vita nuova
Dai «Discorsi» di sant’Agosino vescovo d'Ippona
(Dis 151 DALLE PAROLE DELL'APOSTOLO,Rm 7, 15-25)

Il passo dell'Apostolo è pericoloso per quanti lo fraintendono.
1. 1.
Tutte le volte che viene esposta la sacra lettura della Lettera dell'apostolo Paolo, che è stata proclamata, si deve temere che, falsamente intesa, dia occasione agli uomini che cercano l'occasione. Gli uomini sono effettivamente proclivi a peccare, e se ne astengono con difficoltà. Ne segue che, per aver ascoltato l'Apostolo che ammette: Non quello che voglio, il bene, io faccio; ma il male che detesto, questo faccio 1, si comportano male e, mostrando di essere scontenti di sé per il fatto che agiscono male, pensano di somigliare all'Apostolo, che ha detto: Infatti, non quello che voglio, il bene, io faccio; ma il male che detesto, questo faccio. Talvolta, dunque, si legge, ed allora ci obbliga di necessità ad esporla esattamente, per evitare che gli uomini, appropriandosene svantaggiosamente, trasformino in veleno un cibo salutare. Faccia però attenzione la Carità vostra, fintanto che dirò quanto il Signore avrà donato; così che, nel caso mi vediate imbarazzato per la difficoltà di un aspetto oscuro, mi aiutiate con religiosa premura.

La vita del giusto quaggiù è guerra, non ancora trionfo. Il grido di trionfo.
1. 2.
Quindi richiamate anzitutto alla mente, riguardo a quello che per grazia di Dio siete soliti ascoltare, che la vita del giusto in questo corpo è tuttora una guerra, non è ancora la vittoria; ma un giorno, di tale guerra, ci sarà la vittoria. Per questo l'Apostolo ha comunicato sia segnali di guerra sia segnali di vittoria. Ora abbiamo ascoltato della guerra: Infatti, non quello che voglio, il bene, io faccio; ma il male che detesto, questo faccio. Che se faccio quello che non voglio, io riconosco la legge, poiché è buona; c'è in me il desiderio, ma non sono capace di attuare il bene, ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra 2. Non riconosci la guerra quando avverti l'opporsi [della legge], quando avverti la schiavitù che va procurando [la legge]?

2. 2. Dunque non è ancora voce di vittoria, che essa però verrà te lo fa capire il medesimo Apostolo dicendo: E' necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d'incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d'immortalità. Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità e questo corpo mortale d'immortalità; ecco allora la voce del trionfo: Allora si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dicano i trionfatori: Dov'è, o morte, la tua vittoria? 3 Così diremo; e un giorno lo diremo e tale giorno non sarà lontano. Di tempo non ne resta infatti tanto quanto ne è trascorso. Allora diremo questo davvero. Ma, al presente, in questa guerra, perché tale lettura, per coloro che l'interpretano male, non sia la tromba del nemico - non la nostra - ed essa valga ad eccitarlo e non che serva a vincerlo. Fate attenzione, fratelli miei, vi scongiuro, e voi che siete nella guerra, combattete. Infatti voi che ancora non vi trovate nella lotta, non intenderete ciò che dico: capirete voi che combattete. La mia voce si farà ascoltare, la vostra parlerà nel silenzio. Anzitutto richiamate alla memoria ciò che l'Apostolo scrisse ai Galati, per cui sia possibile esporlo chiaramente. Disse infatti parlando ai credenti, parlando ai battezzati, ai quali certamente erano stati rimessi tutti i peccati nel santo lavacro; tuttavia, parlando a questi, ma stava rivolgendosi a dei combattenti, afferma: Vi dico dunque: Camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne. Non ha detto: " non soddisferete ", ma: non sarete portati a soddisfare. Perché questo? Prosegue dicendo: La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che volete. Ma se vi lasciate guidare dallo spirito, non siete più sotto la legge 4; ma sotto la grazia, certamente. Se vi lasciate guidare dallo spirito... Che vuol dire: Lasciarsi guidare dallo spirito? Obbedire allo Spirito di Dio che comanda, non alla carne che brama avidamente. Tuttavia ha le sue brame e fa resistenza; e vuole altro, ma tu non vuoi: sii perseverante per esser tu a non volere.

Si deve desiderare la fine della concupiscenza.
3. 3.
Nondimeno il tuo desiderio rivolto a Dio dev'essere tale che non dia luogo ad alcuna avida brama alla quale tu debba opporre resistenza. Notate che cosa io ho voluto dire. Il tuo desiderio, ripeto, proteso verso Dio dev'essere tale che non ci sia assolutamente posto per una concupiscenza cui si debba opporre resistenza. Non cedi infatti e, rifiutandoti di assecondare, tu vinci; è meglio però non avere un nemico che vincere. Un giorno questo nemico non ci sarà più. Volgi l'animo al grido di trionfo e guarda se ci sarà. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Non ci sarà. Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? 5 Cercherai il suo posto e non lo troverai. Non è a questa infatti che dovete rivolgere la massima attenzione: essa infatti non è quasi un'altra natura, come vaneggiano i Manichei. E' la nostra infermità, il nostro vizio. Separato da noi non esisterà in altro luogo ma, eliminato, non sussisterà più. Perciò non sarete portati a soddisfare i desideri della carne 6. Meglio era certamente l'adempiere ciò che disse la legge: Non desiderare 7. Questa è la pienezza della virtù, la perfezione della giustizia, la palma della vittoria: Non desiderare. Poiché ora questo non può essere osservato, almeno si adempia quello che dice anche la Scrittura: Non seguire le tue passioni 8. E' meglio non averne, ma, dal momento che ci sono, non seguirle. Non vogliono assecondare te, tu non assecondare loro. Nel caso vogliano assecondarti, non ci saranno, perché non saranno ribelli alla tua mente. Reagiscono, reagisci; combattono, combatti; assalgono, assali. Preòccupati soltanto di questo: che non vincano.

Come opporsi alla concupiscenza ed alla cattiva abitudine.
4. 4.
Ecco, ne presenterò un esempio per rendevi possibile di comprendere il resto. Voi sapete che esistono uomini sobri: sono il minor numero, ma ci sono. Voi sapete che ci sono anche gli ubriaconi: abbondano. Il battezzato è sobrio: per quanto riguarda l'ubriachezza non ha con che lottare; altre le sue passioni, con le quali deve combattere. Ma affinché vi sia possibile comprendere gli altri casi, mettiamo in campo soltanto la lotta contro un solo nemico. E' battezzato ed ubriacone, ha ascoltato, e con timore ha ascoltato, che anche l'ubriachezza è stata annoverata tra gli altri mali per i quali è precluso il regno di Dio agli uomini che vivono male; infatti, dove è stato detto: Né immorali, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né omosessuali, né ladri; si aggiunge anche: né ubriaconi, ecc. erediteranno il regno di Dio 9. Ha ascoltato ed è stato preso da timore. E' stato battezzato, gli sono stati perdonati tutti i peccati di ubriachezza; resta, quale nemica, la consuetudine. L'uomo rinato ha con chi combattere. Tutti i suoi peccati passati gli sono stati perdonati, sia attento sia vigilante, sia combattivo per non tornare talvolta ad ubriacarsi. Ecco che si desta quella passione del bere, seduce l'animo, infonde arsura alla gola, alletta i sensi; vuole anche, se possibile, penetrare quella difesa, raggiungere lui che si è trincerato, farlo schiavo. Per consuetudine assale, respingi. O se proprio questa non ci fosse! Se è sopraggiunta la cattiva abitudine, si estinguerà l'abitudine buona; tu non darle soddisfazione, non appagarla, cedendo, ma soltanto soffocala facendo resistenza. Tuttavia, finché esiste, è un nemico. Se non l'assecondi e non ti ubriacherai più, di giorno in giorno regredirà. Il tuo assecondare costituisce il suo potere. Se infatti le avrai ceduto, e ti sarai ubriacato, le darai forza. Forse che essa va contro di me e non contro di te? Io da un luogo più alto richiamo l'attenzione, parlo, predico; avverto in anticipo su che di male capiterà agli ubriaconi. Non è che puoi dire: Non ho udito; non è che puoi dire: A lui che non doveva e mi ha taciuto Dio renderà conto della mia anima. Ma duri fatica perché tu stesso ti sei fatto un resistente avversario per via della consuetudine cattiva. Per dargli vigore non ti è costato fatica: datti da fare per vincerlo. E se ti trovi poco capace a fronteggiarlo, prega Dio. Tuttavia, se non ti vincerà, sebbene la tua stessa cattiva abitudine abbia lottato contro di te... se non ti vincerà, hai compiuto ciò che ha affermato l'apostolo Paolo: Non sarete portati a soddisfare i desideri della carne 10. Il cattivo desiderio si è fatto presente stuzzicando, ma non è stato soddisfatto col darti al bere.

La concupiscenza ci è innata, deriva dal primo uomo. La concupiscenza, causa del peccato originale. Cristo concepito senza peccato per espiare il peccato.
5. 5.
Ciò che ho detto dell'ubriachezza, questo è proprio di tutti i vizi, questo di tutti i desideri perversi. Alcuni ci sono innati, altri li facciamo nostri in forza dell'abitudine. Infatti, a causa di quelli che ci sono innati, sono battezzati i bambini, perché siano liberati dalla colpa di origine, non dalla cattiva abitudine che non ebbero. In conseguenza, necessariamente la lotta dura sempre, appunto perché la concupiscenza, con la quale siamo nati, non può esaurirsi finché viviamo; può perdere di forza ogni giorno, non può spegnersi. Per essa questo nostro corpo è detto corpo di morte. Di essa dice l'Apostolo: Mi compiaccio infatti della legge di Dio secondo l'uomo interiore. Ma nelle mie membra vedo un'altra legge che muove guerra alla legge della mia mente, e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra 11. Allora nacque questa legge, quando fu trasgredita la prima legge. Allora nacque, ripeto, questa legge, quando si disprezzò e si trasgredì la prima legge. Qual è la prima legge? Quella che l'uomo ricevette nel paradiso. Non erano forse nudi e non si vergognavano? Perché erano nudi e non si vergognavano se non perché nelle membra non c'era ancora la legge che si oppone alla legge della mente? L'uomo commise un'azione che si doveva punire e avvertì un movimento vergognoso. Mangiarono contro la proibizione, ed i loro occhi si aprirono. E come? Prima si aggiravano nel paradiso ad occhi chiusi o privi di vista? No davvero. Giacché Adamo come impose i nomi ai volatili e alle bestie quando gli furono presentati tutti gli animali 12? A quali imponeva il nome se non vedeva? Di seguito si disse: La donna vide un albero che era gradito a vedersi. Dunque avevano gli occhi aperti; ed erano nudi e non si vergognavano. Ma i loro occhi si aprirono a qualche cosa che non avevano mai avvertito, che non avevano mai paventato nei movimenti del loro corpo. Gli occhi si aprirono ad intuire, non a vedere; e perché sperimentarono qualcosa di vergognoso, ebbero premura di coprirlo. Intrecciarono - disse - foglie di fico e se ne fecero cinture 13. Da ciò che coprirono, là sperimentarono la sensazione. Ecco da che si deriva il peccato originale, ecco perché nessuno nasce senza peccato. Ecco perché il Signore, che la vergine concepì, non volle essere concepito in tal modo. Espiò il peccato colui che venne senza il peccato; lo espiò chi non venne da esso. Ecco perché uno solo e uno solo: uno solo per la morte, uno solo per la vita. Il primo uomo per la morte, il secondo uomo per la vita. Ma per quale ragione per la morte, quell'uomo? Perché soltanto uomo. Per quale ragione per la vita, quest'uomo? Perché Dio e uomo.

Ci si fa conoscere la lotta dell'Apostolo contro la concupiscenza perché non disperiamo.
6. 6.
L'Apostolo, quindi, non fa ciò che vuole; vuole infatti non avvertire la concupiscenza, e nondimeno ha cattivi desideri; per questo non fa ciò che vuole. Forse che quella perversa passione trascinava l'Apostolo assoggettato all'immoralità ed agli adultèri? No certamente. Non sorgano tali pensieri nella nostra mente. Combatteva, non si lasciava assoggettare. Ma perché non voleva avere neppure ciò contro cui lottare, per questo diceva: Non faccio quello che voglio 14. Non voglio desideri perversi, eppure sono presenti in me. Dunque non faccio ciò che voglio, nondimeno, però, evito di assecondare la concupiscenza. Altrimenti non direbbe infatti: Non sarete portati a soddisfare i desideri della carne 15, se egli personalmente li soddisfacesse. Ma ti ha posto davanti agli occhi il suo combattimento, perché tu non temessi il tuo. Infatti se il beato Apostolo non avesse detto questo, quando tu avvertissi nelle tue membra l'impulso della concupiscenza, che tu non asseconderesti, tuttavia, sperimentando i suoi moti, forse giungeresti a disperare di te e diresti: Se appartenessi a Dio, non sarei così turbato. Osserva l'Apostolo in combattimento e non fare di te un disperato. Nelle mie membra - dice - vedo un'altra legge che muove guerra alla legge della mia mente.Anche perché non voglio questa opposizione: è infatti la carne mia, sono io stesso, è parte di me: Non faccio quello che voglio, ma il male che detesto, questo io faccio 16; perché ho perversi desideri.

In che consiste fare sia il bene sia il male, senza essere portati a soddisfare.
7. 7.
In che consiste allora il bene che faccio? Nel fatto che non assecondo il desiderio perverso. Faccio il bene, non però nella sua perfezione; anche il mio nemico, il desiderio perverso, fa il male, non però nella sua pienezza. Com'è che faccio il bene e non fino alla perfezione? Faccio il bene quando non assecondo il desiderio perverso; ma non porto a perfezione il bene, così da non avere affatto il desiderio perverso. Così, d'altra parte, com'è che il mio nemico fa il male senza portarlo a pienezza? Fa il male perché suscita un desiderio perverso; non lo porta a pienezza perché non mi trascina al male. E in questa guerra è l'intera vita dei giusti. Ora che dirò degli impuri, che neppure combattono? Assoggettati, vengono trascinati; nemmeno sono trascinati, perché assecondano volentieri. Questa, ripeto, è la lotta dei giusti; ed in questa guerra l'uomo è sempre in pericolo fino alla morte. Ma alla fine, cioè nel trionfo di quella vittoria, che si dice? Piuttosto che dice l'Apostolo che già si prepara al trionfo? Allora si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? E' il grido dei trionfatori. Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato, dalla puntura di esso è venuta la morte. Il peccato è come uno scorpione: ci punse e perdemmo la vita. Ma quando si dice: Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? Tu nei sei l'effetto, non che esso venga da te; perciò, quando si dice: Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? non ci sarà di certo, perché non ci sarà il peccato. Ma il pungiglione della morte è il peccato. La legge è stata data contro il peccato. Ma la forza del peccato è la legge 17. In che modo la legge è la forza del peccato? Sopraggiunse a dare piena coscienza del peccato 18. Com'è questo? Perché l'uomo fu peccatore prima della legge; data la legge e trasgredita, divenne anche trasgressore. Gli uomini erano considerati rei di peccato: data la legge, divennero per di più rei di trasgressione.

Un giorno la concupiscenza sarà soffocata dalla grazia di Cristo. Al presente come devono regolarsi i credenti.
8. 8.
Dove la speranza, se non in ciò che segue? Dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia 19. Pertanto, questo soldato, in certo qual modo espertissimo in tale combattimento, tanto esperto da essere anche condottiero, poiché era assai travagliato in questa guerra contro il nemico, e diceva: Nelle mie membra vedo un'altra legge che muove guerra alla legge della mia mente, e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra, legge ripugnante, legge tormentosa, ferita, peste, infermità, soggiunse: Sono uno sventurato. Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? E a lui che gemeva si venne in soccorso. In che modo si venne in soccorso? Per la grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore 20. La grazia di Dio, per mezzo di Gesù Cristo Signore nostro ti libererà dalla legge di questa morte, cioè dal corpo di questa morte. Quando avrai un corpo, dove non resterà alcuna traccia di concupiscenza? Quando questo corpo mortale si sarà vestito di immortalità, e questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità, e si dirà alla morte: Dov'è, o morte, la tua vittoria? e non esisterà più: Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? 21 e non ci sarà più. Ed ora che c'è? Ascolta: Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne, invece, la legge del peccato 22. Con la mente servo la legge di Dio, non assecondando: con la carne invece la legge del peccato, avvertendo la concupiscenza. E con la mente alla legge di Dio, e con la carne alla legge del peccato. E di questa mi compiaccio, e là provo la concupiscenza; ma non sono vinto: stuzzica, insidia, bussa, cerca di attirare a sé: Sono uno sventurato, chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Non pretendo di vincere sempre, ma voglio un giorno raggiungere la pace. Perciò ora, fratelli, comportatevi in questo modo: con la mente obbedite alla legge di Dio; con la carne, invece, alla legge del peccato; ma di necessità, a causa della concupiscenza che è in voi, non perché l'assecondate. Talvolta questa concupiscenza insidia i giusti al punto di fare, in essi che dormono, ciò che non può fare quando sono desti. Perché avete acclamato tutti se non perché tutti avete capito? Mi vergogno di trattenermi in queste cose, ma non mi vergogno di pregare Dio per questo. Rivolti al Signore...



Fonte -


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4/29/2012 12:26 AM
 
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Bestion., 28/04/2012 02.25:







[SM=x44599] [SM=x44600] [SM=x44600] ma!!!!! secondo te bestion il nazzareno voleva rubare il lavoro al papi [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] indiragionpercui c'e' "Popolo" e gente [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] mica bestion vorrete condurre il "Suo Popolo" bestion [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] sicuramente trarlo in errore bestion sapete riconoscere il bene dal male???
mi sa' che dovete proprio chiudere

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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
4/30/2012 12:58 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna
(Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni)




«Il Signore chiama sempre, ma tante volte noi non ascoltiamo. Siamo
distratti da molte cose, da altre voci più superficiali; e poi abbiamo
paura di ascoltare la voce del Signore, perché pensiamo che
possa toglierci la nostra libertà. In realtà, ognuno di noi è
frutto dell’amore: certamente, l’amore dei genitori, ma,
più profondamente, l’amore di Dio. Nel momento in
cui mi rendo conto di questo, la mia vita cambia:
diventa una risposta a questo amore, più
grande di ogni altro, e così si realizza
pienamente la mia libertà»



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4/30/2012 8:10 PM
 
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Bestion., 30/04/2012 12.58:







[SM=x44599] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] guarda bestion che la gioia a frequentare certi luoghi [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] non e' sufficiente contrastarla con il celibato o cilicio [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] con i tempi che corrono sara' felice il polacco per la sua polacchia [SM=x44603] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602]
[SM=x44599] [SM=x44645]

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5/2/2012 12:51 PM
 
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[SM=x44599] [SM=x44600] cosa dici bestion alla resa dei conti [SM=x44600] si piu' rispondere alla fatidica domanda [SM=x44600] [SM=x44600] "perche mi bastoni?" con perche' hai rotto le palle a chi non dovevi [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] magari scopro che e' anche scritto [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602]
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5/3/2012 12:41 AM
 
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Bestion., 19/04/2012 12.33:



«Signore, insegnaci a pregare»
(Lc 11, 1)








[SM=x44599] [SM=x44600] ho analizzato il mio database [SM=x44599] [SM=x44600] effettivamente un pezzo di pizza e un sorso di birra dovrebbe bastare [SM=x44600] ma domandina [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] ma per cosa????? [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44600] [SM=x44608]
[SM=x44612] [SM=x44612] [SM=x44612] tranquillo bestion [SM=x44612] [SM=x44612] [SM=g10255] [SM=g10255] [SM=x44599] [SM=x44600] lasciamo finire al tuo capo il lavoro [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600]
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anche perché la MORTE non accetta una lira
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5/5/2012 12:13 AM
 
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[SM=x44599] [SM=x44600] [SM=x44600] .......e nel frattempo farsi dei dei nuovi amici [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44603] [SM=x44599] [SM=x44600]
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5/7/2012 9:39 PM
 
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[SM=x44599] [SM=x44600] e' satura alla grande la paginetta bestion [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600]



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5/8/2012 3:40 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

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Passaggio alla gioia eterna




«Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!»
(Gv 16, 33b)




«Cristo si sottomise spontaneamente alla morte, accettò volontariamente
la morte, per distruggere quella morte, che non voleva morire. La
divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicinò alla morte, la
quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita
naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale.

Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza
il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne,
egli nacque dalla Vergine, per poter scendere
mediante il corpo al regno dei morti.

Ma una volta giunto colà col corpo che
aveva assunto, distrusse e disperse
tutte le ricchezze e tutti
i tesori infernali»


La croce di Cristo,
salvezza del mondo

Dai «Discorsi» di sant’Efrem, diacono
(Disc. sul Signore, 3-4. 9; Opera, ed. Lamy, 1, 152-158. 166-168)

Il nostro Signore fu schiacciato dalla morte, ma a sua volta egli la calpestò come una strada battuta. Si sottomise spontaneamente alla morte, accettò volontariamente la morte, per distruggere quella morte, che non voleva morire. Nostro Signore infatti uscì reggendo la croce perché così volle la morte. Ma sulla croce col suo grido trasse i morti fuori dagli inferi, nonostante che la morte cercasse di opporsi.
La morte lo ha ucciso nel corpo, che egli aveva assunto. Ma con le stesse armi egli trionfò sulla morte. La divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicinò alla morte, la quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale. Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne, egli nacque dalla Vergine, per poter scendere mediante il corpo al regno dei morti. Ma una volta giunto colà col corpo che aveva assunto, distrusse e disperse tutte le ricchezze e tutti i tesori infernali.

Cristo venne da Eva, genitrice di tutti i viventi. Ella è la vigna, la cui siepe fu aperta proprio dalla morte per le mani di quella stessa Eva che doveva, per questo, gustare i frutti della morte. Eva, madre di tutti i viventi, divenne anche causa di morte per tutti i viventi.
Fiorì poi Maria, nuova vite rispetto all’antica Eva, e in lei prese dimora la nuova vita, Cristo. Avvenne allora che la morte si avvicinasse a lui per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò la vita e con essa la moltitudine degli uomini.

Fu ben potente il figlio del falegname, che portò la sua croce sopra gli inferi che ingoiavano tutto e trasferì il genere umano nella casa della vita. Siccome poi a causa del legno il genere umano era sprofondato in questi luoghi sotterranei, sopra un legno entrò nell’abitazione della vita. Perciò in quel legno in cui era stato innestato il ramoscello amaro, venne innestato un ramoscello dolce, perché riconosciamo colui al quale nessuna creatura è in grado di resistere. Gloria a te che della tua croce hai fatto un ponte sulla morte. Attraverso questo ponte le anime si possono trasferire dalla regione della morte a quella della vita.

Gloria a te che ti sei rivestito del corpo dell’uomo mortale e lo hai trasformato in sorgente di vita per tutti i mortali.
Tu ora certo vivi. Coloro che ti hanno ucciso hanno agito verso la tua vita come gli agricoltori. La seminarono come frumento nel solco profondo. Ma di là rifiorì e fece risorgere con sé tutti.
Venite, offriamo il nostro amore come sacrificio grande e universale, eleviamo cantici solenni e rivolgiamo preghiere a colui che offrì la sua croce in sacrificio a Dio, per rendere ricchi tutti noi del suo inestimabile tesoro.



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5/11/2012 10:58 AM
 
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Bestion., 08/05/2012 15.40:







[SM=x44599] [SM=x44600] [SM=x44613] come ben sai bestion per vincere il mondo bisogna chiedere permesso [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] con i tempi che corrono la presenza di dio nel mondo del lavoro [SM=x44598] [SM=x44598] (perche tutti lavorano vero bestion [SM=x44599] [SM=x44600] ) vedi bestion se sbatti fuori un operaio sul cancello ci sono 10 rumeni pronti [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44600] se sbatti fuori l'Operaio [SM=x44598] vengono sbattuti fuori tutti compresi dirigenti ed azionisti [SM=x44599] [SM=x44600] l'Operaio vivra' di tangenti [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] mah!!!! la "santita' dellla cosa" come vive?????? [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] vabe!!!! ci saranno altre utopie teologiche per descrivere "il vero unico il solo"?????????????????

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anche perché la MORTE non accetta una lira
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5/13/2012 1:40 AM
 
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[SM=x44614] [SM=x44614] [SM=x44614] [SM=x44614] ci va' un bel corale bestion [SM=x44598] [SM=x44600]




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5/15/2012 11:53 AM
 
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P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna




«Io vado a prepararvi un posto»
(Gv 14, 2b)




«La storia del nostro destino ha due fasi: una che trascorre ora in
mezzo alle tentazioni e tribolazioni di questa vita, l’altra che
sarà nella sicurezza e nella gioia eterna. Il tempo che
precede la Pasqua raffigura la tribolazione nella quale
ci troviamo; invece quello che segue la Pasqua,
rappresenta la beatitudine che godremo.

Per questo trascorriamo il primo tempo in digiuni e preghiere.
L’altro, invece, dopo la fine dei digiuni lo celebriamo nella lode.
Ecco perché cantiamo: alleluia»


L’alleluia pasquale
Dai «Commenti sui salmi» di sant’Agostino, vescovo
(Sal. 148, 1-2; CCL 40, 2165-2166)

La meditazione della nostra vita presente deve svolgersi nella lode del Signore, perché l’eterna felicità della nostra vita futura consisterà nella lode di Dio; e nessuno sarà atto alla vita futura, se ora non si sarà preparato. Perciò lodiamo Dio adesso, ma anche innalziamo a lui la nostra supplica. La nostra lode racchiude gioia, la nostra supplica racchiude gemito. Infatti ci è stato promesso ciò che attualmente non possediamo; e poiché è verace colui che ha promesso, noi ci rallegriamo nella speranza, anche se, non possedendo ancora quello che desideriamo, il nostro desiderio appare come un gemito. È fruttuoso per noi perseverare nel desiderio fino a quando ci giunga ciò che è stato promesso e così passi il gemito e gli subentri solo la lode.

La storia del nostro destino ha due fasi: una che trascorre ora in mezzo alle tentazioni e tribolazioni di questa vita, l’altra che sarà nella sicurezza e nella gioia eterna. Per questo motivo è stata istituita per noi anche la celebrazione dei due tempi, cioè quello prima di Pasqua e quello dopo Pasqua. Il tempo che precede la Pasqua raffigura la tribolazione nella quale ci troviamo; invece quello che segue la Pasqua, rappresenta la beatitudine che godremo. Ciò che celebriamo prima di Pasqua, è anche quello che operiamo. Ciò che celebriamo dopo Pasqua, indica quello che ancora non possediamo. Per questo trascorriamo il primo tempo in digiuni e preghiere. L’altro, invece, dopo la fine dei digiuni lo celebriamo nella lode. Ecco perché cantiamo: alleluia.

Infatti in Cristo, nostro capo, è raffigurato e manifestato l’uno e l’altro tempo. La passione del Signore ci presenta la vita attuale con il suo aspetto di fatica, di tribolazione e con la prospettiva certa della morte. Invece la risurrezione e la glorificazione del Signore sono annunzio della vita che ci verrà donata.
Per questo, fratelli, vi esortiamo a lodare Dio; ed è questo che noi tutti diciamo a noi stessi quando proclamiamo: alleluia. Lodate il Signore, tu dici a un altro. E l’altro replica a te la stessa cosa.
Impegnatevi a lodare con tutto il vostro essere: cioè non solo la vostra lingua e la vostra voce lodino Dio, ma anche la vostra coscienza, la vostra vita, le vostre azioni.

Noi lodiamo il Signore in chiesa quando ci raduniamo. Al momento in cui ciascuno ritorna alle proprie occupazioni, quasi cessa di lodare Dio. Non bisogna invece smettere di vivere bene e di lodare sempre Dio. Bada che tralasci di lodare Dio quando ti allontani dalla giustizia e da ciò che a lui piace. Infatti se non ti allontani mai dalla vita onesta la tua lingua tace, ma la tua vita grida e l’orecchio di Dio è vicino al tuo cuore. Le nostre orecchie sentono le nostre voci, le orecchie di Dio si aprono ai nostri pensieri.



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5/15/2012 2:31 PM
 
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Bestion., 15/05/2012 11.53:








[SM=x44607] cioe' bestion parli di "rinnovamento" o "speranza nel rinnovamento" [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] pare che l'unigenito sia stato messo in croce una volta [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] e poi ti ricordo che il tuo capo e' attualmente un tedesco [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] e si'!!!! non puo' avere che certe caratteristiche [SM=x44599] [SM=x44600] [SM=x44600]

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5/15/2012 7:10 PM
 
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P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna
(13 maggio 2012 - Il Santo Padre in visita pastorale ad Arezzo)




«Mediante Maria, invochiamo da Dio il conforto morale, perché
la comunità aretina, e l’Italia intera, reagiscano alla tentazione
dello scoraggiamento e, forti anche della grande tradizione
umanistica, riprendano con decisione la via del
rinnovamento spirituale ed etico, che sola può
condurre ad un autentico miglioramento della
vita sociale e civile. Ciascuno, in questo,
può e deve dare il suo contributo»



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5/15/2012 8:12 PM
 
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Bestion., 15/05/2012 19.10:







[SM=x44614] [SM=x44614] [SM=x44614] [SM=g48586] [SM=g48586] sperem [SM=x44599] [SM=x44600] non avrai mica fretta bestion?????? [SM=x44600] e poi lo sai passa tanta acqua sotto i ponti [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600]
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5/16/2012 2:30 PM
 
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P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna
(Settimo anno pontificato di Benedetto XVI)


«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa»

(Mt 16, 18)




«Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i
signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore
nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa
lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e
soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella
gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo
aiuto permanente, andiamo avanti.

Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre,
starà dalla nostra parte. Grazie»


(Benedetto XVI - primo messaggio pubblico)



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5/16/2012 3:22 PM
 
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Bestion., 16/05/2012 14.30:




«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa»

(Mt 16, 18)







[SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] ma in questo passo [SM=x44599] [SM=x44600] pietro lo possiamo vedere nel linguaggio escatologico trascendentale intrinseco ([SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607]) come "padre spirituale" o "padre putativo"????????? [SM=x44599] [SM=x44599] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600]
[SM=x44599] [SM=x44645]

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anche perché la MORTE non accetta una lira
5/17/2012 2:19 PM
 
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P A S Q U A:
Passaggio alla gioia eterna

«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa»

(Mt 16, 18)




«Perché cercate tra i morti colui che è vivo? »
(Lc 24, 5b)




«I santi Apostoli e tutti i Discepoli, che avevano trepidato per la tragedia
della croce ed erano dubbiosi nel credere alla risurrezione, furono
talmente rinfrancati dall’evidenza della verità e furono ricolmi
di grande gioia. Essi, infatti, contemplavano la natura umana
mentre saliva ad una dignità superiore a quella delle
creature celesti. Essa oltrepassava le gerarchie
angeliche, per essere innalzata al di sopra
della sublimità degli arcangeli, senza
incontrare a nessun livello un
limite alla sua ascesa.

Infine, chiamata a prender posto presso l’eterno
Padre, venne associata a lui nel trono della
gloria, mentre era unita alla sua natura
nella Persona del Figlio»


I giorni tra la risurrezione
e l’ascensione del Signore

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
(Disc. sull’Ascensione, 24; PL 54, 395-396)

Miei cari, i giorni intercorsi tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione non sono passati inutilmente, ma in essi sono stati confermati grandi misteri e sono state rivelate grandi verità.
Venne eliminato il timore di una morte crudele, e venne annunziata non solo l’immortalità dell’anima, ma anche quella del corpo. Durante quei giorni, in virtù del soffio divino, venne effuso su tutti gli apostoli lo Spirito Santo, e a san Pietro apostolo, dopo la consegna delle chiavi del Regno, venne affidata la cura suprema del gregge del Signore.

In questi giorni il Signore si unisce, come terzo, ai due discepoli lungo il cammino, e per dissipare in noi ogni ombra di incertezza, biasima la fede languida di quei due spaventati e trepidanti. Quei cuori da lui illuminati s’infiammano di fede e, mentre prima erano freddi, diventano ardenti, man mano che il Signore spiega loro le Scritture. Quando egli spezza il pane, anche lo sguardo di quei commensali si apre. Si aprono gli occhi dei due discepoli come quelli dei progenitori. Ma quanto più felicemente gli occhi dei due discepoli dinanzi alla glorificazione della propria natura, manifestata in Cristo, che gli occhi dei progenitori dinanzi alla vergogna della propria prevaricazione!

Perciò, o miei cari, durante tutto questo tempo trascorso tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, la divina Provvidenza questo ha avuto di mira, questo ha comunicato, questo ha voluto insinuare negli occhi e nei cuori dei suoi: la ferma certezza che il Signore Gesù Cristo era veramente risuscitato, come realmente era nato, realmente aveva patito ed era realmente morto.
Perciò i santi apostoli e tutti i discepoli, che avevano trepidato per la tragedia della croce ed erano dubbiosi nel credere alla risurrezione, furono talmente rinfrancati dall’evidenza della verità, che, al momento in cui il Signore saliva nell’alto dei cieli, non solo non ne furono affatto rattristati, ma anzi furono ricolmi di grande gioia.

Ed avevano davvero un grande e ineffabile motivo di rallegrarsi. Essi infatti, insieme a quella folla fortunata, contemplavano la natura umana mentre saliva ad una dignità superiore a quella delle creature celesti. Essa oltrepassava le gerarchie angeliche, per essere innalzata al di sopra della sublimità degli arcangeli, senza incontrare a nessun livello, per quanto alto, un limite alla sua ascesa. Infine, chiamata a prender posto presso l’eterno Padre, venne associata a lui nel trono della gloria, mentre era unita alla sua natura nella Persona del Figlio.



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