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La presenza di Dio

Last Update: 8/19/2019 10:39 AM
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12/22/2010 11:14 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

























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Concorso PRONOSTICI serie A 2019-2020Ipercaforum41 pt.8/24/2019 3:02 PM by possum jenkins
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12/23/2010 1:32 PM
 
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12/23/2010 7:19 PM
 
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12/24/2010 10:51 AM
 
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12/24/2010 3:16 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Quando cambiò la storia di Pietro?
Quando il suo sguardo si incontrò con lo sguardo di Gesù



“Gesù Cristo consegna a San Pietro le chiavi della Chiesa”
Pietro Perugino (1481-1482) - Cappella Sistina, Città del Vaticano


«Pietro è diventato Kefas e oggi la sua testimonianza continua nella Chiesa
e continuerà fino alla fine, perché Uno che poteva dirlo, ha detto:
"Io su questa pietra fonderò la mia Chiesa e le porte del Male,
le porte della cattiveria, non vinceranno"
L’ha detto Lui, il Signore dell’Universo. E ci si può credere,
come c’ha creduto Pietro»



L’Onnipotenza di Dio
è l’Onnipotenza dell’Amore

Angelo Comastri

La Provvidenza di Dio, senza alcun mio merito, mi ha chiamato a vivere nella Basilica di San Pietro, dove Pietro ha consumato il martirio della sua fedeltà e ha versato il suo sangue: per questo lì c’è la Basilica, per questo lì vive il Papa, per questo lì c’è il Vaticano, soltanto per quel sangue versato, tutto parte da lì. Ebbene, vorrei aggiungere una parola proprio su Simone, il pescatore Simone, al quale Gesù volle affidare in modo chiarissimo la fatica indispensabile di essere guida del suo gregge nella verità e nella carità, perché essere guida è una fatica, è un servizio.

E per questo Gesù cambiò il nome a Simone, e gli disse: ‘Tu sarai chiamato Kefas’, che vuol dire pietra, roccia. Ma ecco la riflessione che vorrei consegnarvi: Simone non aveva le caratteristiche della roccia; Simone era un impulsivo, Simone era un fragile, eppure Gesù ha voluto proprio lui. Pensate che Simone è l’apostolo che più di tutti ha cercato di contrastare la grande notizia che Gesù portava nel mondo con la Sua vita, la notizia che Dio è Amore e pertanto l’Amore è la forza che vince il Male. E alla fine, evidentemente, sarà la forza che vincerà la cattiveria del mondo. Ma è una notizia sconvolgente, rivoluzionaria. Pietro tentò di ribellarsi quando Gesù annunciò la prima volta la Passione. Pietro addirittura si scandalizzò quando vide Gesù lavare i piedi: in quel gesto non riconobbe più Dio, non gli sembrava degno di Dio, quel gesto, tant’è vero che gli disse: ‘Tu non mi laverai i piedi in eterno!’.

E Gesù gli rispose: ‘Guarda che se non accetti questo volto di Dio, tu ti metti contro Dio, perché Dio è così’. Pietro ebbe paura, e gli disse: ‘Lavami pure tutto’, ma ancora non aveva capito. Venne il momento della Passione. Pensate, il Figlio di Dio, il Creatore dell’Universo, Colui che ha ordinato: ‘sia la luce e la luce fu’, Colui che ha creato le stelle, Colui che con il dito muove l’Universo, processato davanti a un Tribunale. Pietro, in quel momento, non ci vide più, non riconobbe più Dio in quel pover’uomo processato. Tant’è vero che quando gli dissero: ‘Ma tu eri con quello’, lui esclamò: ‘No, no, no, assolutamente no, io non lo conosco neppure!’. E veramente non lo conosceva: non aveva capito ancora niente. Quando cambiò la storia di Pietro? Quando il suo sguardo si incontrò con lo sguardo di Gesù. E in quello sguardo, Pietro ci vide lo sguardo di Colui che aveva detto al vento ‘taci’, e il vento tacque; che aveva detto al mare ‘fermati’, e il mare si fermò; che aveva detto a Lazzaro, morto da tre giorni, esci fuori dal sepolcro, e Lazzaro ‘uscì’. In quello sguardo, Pietro vide soprattutto il dono dell’Amore, il dono del perdono, e si convinse in quel momento che l’Amore è davvero l’Onnipotenza di Dio, e così credette.

In quel momento, Pietro diventò il discepolo; in quel momento, Pietro diventò l’Apostolo. Gesù gli confermò la Sua fiducia dopo la Risurrezione, ma viene da domandarsi perché abbia scelto questo Apostolo così tormentato: per dirci che tutti, nella Chiesa, siamo chiamati a fare la stessa conversione di Pietro - tutti! -, ogni giorno, perché anche noi dubitiamo che l’Amore sia la forza che vince il Male.

Eppure, guardate, vi cito alcuni episodi. Notte tra il 5 e il 6 luglio 1902. Una ragazzina sta morendo con 14 ferite nel corpo nell’Ospedale di Nettuno. E’ figlia di povera gente, si chiama Maria Goretti. Un giovane, Alessandro Serenelli, l’ha aggredita. Ebbene, in quella notte terribile, quella bambina, con 14 pugnalate nel corpo date con il punteruolo che suo padre utilizzava per impagliare le sedie, ha il coraggio di dire: ‘Perdono il mio assassino e voglio che sia con me in Paradiso’. Chi, l’assassino? Pensate: quel perdono ha vinto l’assassino!
Alessandro Serenelli, l’ha raccontato lui stesso, venne più volte tentato di suicidarsi, e il Padre cappuccino che gli è stato accanto, a Macerata, mi ha raccontato che, anche vecchio, la notte, talvolta, gridava e andava dal Frate che gli stava accanto e gli diceva: ‘Vedo sangue nelle mie mani, mi assolva ancora una volta!’. Alessandro Serenelli non si è suicidato perché si è aggrappato al perdono.

La vittima ha vinto! 14 agosto 1941. Nel campo di concentramento di Auschwitz, muore Massimiliano Kolbe. Sembrava uno sconfitto, un povero frate calpestato, schiacciato, messo nel bunker della fame. Ma quando Giovanni Paolo II fece il suo primo viaggio in Polonia, visitò Auschwitz e affermò: ‘Massimiliano Kolbe, tu hai vinto la seconda guerra mondiale!’. Nessuno si ricorda più del fuhrer, nessuno si ricorda più quale sia il suo nome: tu hai vinto, perché in questo luogo di odio hai seminato Amore!’. San Massimiliano Kolbe ha creduto come Pietro che l’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore. 15 settembre 1993.

A Palermo, due assassini aspettano Don Pino Puglisi; lo aspettano sotto casa dopo una giornata di lavoro trascorsa per gli altri, rischiando la vita perché faceva il bene. Si presentano questi due killer e uno gli punta la pistola alle spalle: ‘Fermati!’. Don Pino si gira, pronuncia soltanto una parola: ‘Me l’aspettavo’, e fa un bellissimo sorriso. L’altro spara, ma dopo un po’ di tempo, confessa: ‘Quel sorriso mi ha sconfitto. In quell’istante io capii che l’amore vinceva la mia cattiveria, e se oggi ho una speranza, è aggrappata a quel sorriso. 5 settembre 1997. Muore Madre Teresa di Calcutta. Dopo alcuni giorni c’è il funerale. Io dovevo andare, ma non potei; tuttavia, volli seguire tutto l’evento in televisione. E ancora una volta ho visto la verità ché l’Amore vince il Male: Capi di Stato di quasi tutto il mondo, re e regine, principi e principesse, e una povera suora, un’umile suora, in quel momento gridava con la sua vita che l’Amore vince l’odio, che l’Amore è l’unica forza che può trasformare il mondo.

Pietro c’ha creduto nel momento drammatico della Passione. E per questo è diventato Kefas e oggi la sua testimonianza continua nella Chiesa e continuerà fino alla fine, perché Uno che poteva dirlo, ha detto:’Io su questa pietra fonderò la mia Chiesa e le porte del Male, le porte della cattiveria, non vinceranno’. L’ha detto Lui, il Signore dell’Universo. E ci si può credere, come c’ha creduto Pietro.


Fonte -



























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12/24/2010 5:01 PM
 
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12/24/2010 5:27 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Il Natale nella tradizione siro-occidentale



«Gli anziani proclamavano: Benedetto il bimbo che ha ringiovanito Adamo!
Lui era triste al vedersi invecchiato e consunto.
Benedetto il bimbo grazie al quale sono tornati giovani Adamo ed Eva!»



Quel bimbo che ringiovanisce
Adamo ed Eva

di Manuel Nin

L'anno liturgico siro-occidentale celebra la "nascita di nostro Signore nella carne" dal 25 dicembre al 5 gennaio, con due feste: il 26 quella delle Congratulazioni alla Madre di Dio e il 1° la festa della Circoncisione del Signore. I diversi testi della festa sottolineano con immagini molto vive e contrastanti questo mistero del Verbo eterno di Dio, "il primo e l'ultimo, Dio e uomo, velato e manifesto; tu che mandi la pioggia e la rugiada sulla terra, adesso la figlia dell'uomo ti nutre con delle gocce di latte; tu che siedi su un trono di gloria e fai muovere tutte le cose, adesso gattoni a Betlemme come un bimbo".

Efrem il Siro, nella sua raccolta di inni sulla natività di Cristo, enumera, come in una processione davanti alla grotta di Betlemme, tutti coloro che coi loro doni annunciano i misteri della redenzione adoperata da Cristo stesso. I primi sono i pastori che "vennero a portare beni del gregge: latte dolce, carne pura, belle lodi. Divisero e diedero: a Giuseppe la carne, a Maria il latte, e al Figlio la lode. Portarono e offrirono un agnello da latte all'Agnello pasquale, un primo nato al Primogenito, un sacrificio al Sacrificio, un agnello transitorio all'Agnello vero".

Alla processione verso la grotta, Efrem fa accorrere anche giovani e vergini, anziani e vedove. E la presenza di tutte le schiere, specialmente di vedove e anziani, è collegata da Efrem ad Adamo ed Eva, invecchiati nell'attesa dell'adempimento delle promesse e rinnovati dalla nascita di Cristo: "Gli anziani proclamavano: Benedetto il bimbo che ha ringiovanito Adamo! Lui era triste al vedersi invecchiato e consunto. Benedetto il bimbo grazie al quale sono tornati giovani Adamo ed Eva!".

Alla grotta accorrono anche agricoltori, vignaioli e carpentieri che profetizzano il mistero del bambino neonato: "Vennero gli agricoltori e si prostrarono di fronte all'agricoltore della vita e profetizzarono: Benedetto l'Agricoltore dal quale sarà lavorata la terra del cuore! Vennero i vignaioli e diedero gloria al germoglio spuntato dalla radice di Iesse, grappolo vergine della vigna assetata. Vennero i carpentieri a motivo di Giuseppe presso il figlio di Giuseppe: Benedetto il tuo Figlio, il capo dei carpentieri, grazie al quale fu disegnata anche l'arca. Fabbrica un giogo leggero e dolce per coloro che lo portano".

E intorno alla grotta si affollano anche i bambini, compagni di gioco di Cristo bimbo, e soprattutto testimoni della sua realtà messianica all'ingresso a Gerusalemme: "Gridarono i bambini: Benedetto colui che ci fu fratello e compagno nelle strade. Benedetto il giorno nel quale, con rami, daremo gloria all'albero della vita che ha chinato la sua altezza verso la nostra fanciullezza".

Nell'iconografia della festa, comune alle diverse tradizioni orientali e occidentali, il bambino nato viene fasciato e collocato in un sepolcro, Maria contempla il neonato, Giuseppe, in atteggiamento riflessivo, guarda la scena nel dubbio, due donne lavano il bambino in una vasca che rappresenta un catino battesimale e, in alto, gli angeli annunciano la nascita di Cristo ai pastori e ai magi.


Fonte -




















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12/24/2010 11:57 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!







Tu scendi dalle stelle
testo e musica di Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1754)


Tu scendi dalle stelle
o Re del cielo
e vieni in una grotta al freddo e al gelo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.

O Bambino mio divino
io Ti vedo qui a tremar.
O Dio beato
ah quanto ti costò l'avermi amato,
ah quanto ti costò l'avermi amato.


A Te che sei del mondo
il Creatore
mancano panni e fuoco, o mio Signore,
mancano panni e fuoco, o mio Signore.

Caro eletto Pargoletto
quanto questa povertà
più m'innamora
giacchè ti fece amor povero ancora,
giacchè ti fece amor povero ancora.


Tu lasci del Tuo Padre
il Divin Seno
per venir a penar su poco fieno,
per venir a penar su poco fieno.

Dolce amore del mio cuore
dove amor ti trasportò
o Gesù mio.
Perchè tanto patir? Per amor mio!
Perchè tanto patir? Per amor mio!


Ma se fu Tuo volere
il Tuo patire
perchè vuoi pianger poi, perchè vagire?
Perchè vuoi pianger poi, perchè vagire?

Sposo mio amato Dio,
mio Gesù t'intendo sì,
ah mio Signore!
Tu piangi non per duol ma per amore!
Tu piangi non per duol ma per amore!


Tu piangi per vederti
da me ingrato
dove sì grande amor, sì poco amato!
Dove sì grande amor sì poco amato!

O diletto del mio petto,
se già un tempo fu così,
or Te sol bramo!
Caro, non pianger più, ch'io t'amo, t'amo!
Caro, non pianger più, ch'io t'amo, t'amo!


Tu dormi o Gesù mio,
ma intanto il cuore
non dorme, no, ma veglia a tutte l'ore.
Non dorme, no, ma veglia a tutte l'ore.

Deh, mio bello e puro agnello,
a che pensi dimmi tu?
O amore immenso!
A morire per te, rispondi, io penso.
A morire per te, rispondi, io penso.


Dunque a morire per me,
Tu pensi o Dio:
e chi altro, fuor di Te, amar poss'io?
E chi altro, fuor di Te, amar poss'io?

O Maria speranza mia,
se poc'amo il Tuo Gesù,
non Ti sdegnare!
Amalo Tu per me, s'io nol so amare!
Amalo Tu per me, s'io nol so amare!





















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12/25/2010 2:12 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!







Astro del ciel
testo di Joseph Mohr (1816)
musica di Franz Xaver Gruber (1818)



Astro del ciel
Pargol divin
mite Agnello Redentor!
Tu che i Vati da lungi sognar
Tu che angeliche voci nunziar
luce dona alle menti
pace infondi nei cuor!
Luce dona alle menti
pace infondi nei cuor!


Astro del ciel, Pargol divin
mite Agnello Redentor!
Tu di stirpe regale decor
Tu virgineo, mistico fior
luce dona alle menti
pace infondi nei cuor!
luce dona alle menti
pace infondi nei cuor!


Astro del ciel, Pargol divin
mite Agnello Redentor!
Tu disceso a scontare l'error
Tu sol nato a parlare d'amor
luce dona alle menti
pace infondi nei cuor!
Luce dona alle menti
pace infondi nei cuor!





















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12/26/2010 2:42 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

























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12/26/2010 3:08 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

























[SM=x44645] [SM=x44599]









































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12/26/2010 11:23 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!






La carità è la forza che cambia il mondo:



così il Papa durante il pranzo con i poveri in Vaticano






























[SM=x44645] [SM=x44599]






















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12/27/2010 12:21 AM
 
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Re: ... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!
Bestion., 26/12/2010 23.23:



La carità è la forza che cambia il mondo:


così il Papa durante il pranzo con i poveri in Vaticano








































bhe!!! io senza offendere nessuno [SM=x44597] avrei messo come musica di sotto fondo "cu'mme" di murolo & mia martini [SM=x44597]
[SM=x44645] [SM=x44599]


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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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12/27/2010 3:58 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


«Rallegratevi nel Signore, sempre;
ve lo ripeto ancora, rallegratevi»

(Fil 4, 4)



“Natività" (particolare)
Matthias Grunewald (1515) - Chiesa monastero degli Antoniti di Issenheim, Alsazia


«La gioia. Non quella scialba e triste delle circostanze fortunose
o delle soddisfazioni effimere, ma quella reale che penetra l’anima e ispira la vita:
è la gioia di sapere di non essere più soli perché Dio-è­-con- noi»



Sciogliamo le paure
Angelo Bagnasco

L’Apostolo Paolo invita i cristiani di Fi­lippi a gioire. È, la gioia, il desiderio di ogni uomo. Così come la vita e l’amore. E la festa di Natale evoca questi sentimen­ti nell’umanità intera, intensifica questi de­sideri, riaccende la nostalgia di questi beni. L’uomo – possiamo dire – è "nostalgia", espressione che raccoglie e manifesta tut­to ciò che di bello e di buono, di presente e di futuro, di tempo e di eternità, abita nel nostro cuore. Presente come realtà e come promessa: realtà che le nostre mani co­struiscono giorno per giorno; promessa perché l’esperienza ci insegna che non so­lo la vita e il bene sono segnati dallo scor­rere del tempo e che sempre sono incompiuti.

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Finito e incompiuto sembrano il de­stino fatale dell’umanità e del mondo, sembrano cifra di questo splendido e drammatico universo. Quanto più l’uomo scopre la precarietà di tutto, tanto più rie­merge e si rafforza il desiderio che si tin­ge di anelito e tensione - potremmo dire d’amore - e che si protende in avanti sapendo che la pienezza definitiva è un do­no davanti a noi. Il Natale, mistero dell’Incarnazione di Dio nella storia, è la risposta a questo strug­gente desiderio: dalla notte di Betlemme la Luce è apparsa nelle nostre tenebre, la Presenza è entrata nelle solitudini del mondo, così che nessuno sarà più dispe­ratamente solo. La vicinanza di Dio all’uomo è l’evento che – come un filo d’oro – attraversa tutto l’anno liturgico: dal Natale alla Pasqua alla Pen­tecoste. Ma nella notte santa quella pre­senza si tinge di umiltà e tenerezza.

 width=
Quanto bisogno di umiltà e tenerezza! Quanto più il mondo è arrogante e duro, tanto più ha bisogno di incontrare umiltà e tenerezza. E Gesù Bambino ci viene in­contro proprio rivestito di questi abiti che ci richiamano all’essenziale, sciolgono le nostre paure, ci restituiscono la speranza. Dio è con te! Questo è il Natale. Non sei so­lo sotto i colpi della vita, nella ricerca del­la verità, nelle incomprensioni dei rappor­ti umani, davanti a responsabilità gravi. Non siamo soli!

Ci guardiamo intorno e non possiamo negare il momento difficile per l’occupazione, le famiglie, i giovani. La vi­cinanza di Cristo, Figlio di Dio, non risolve miracolosamente le prove, ma ci aiuta a guardarle in modo nuovo e ad affrontarle insieme e con fiducia. Insieme con Lui, e in­sieme tra noi: ecco la solidarietà cristiana. Andare incontro al Natale, lasciarci pren­dere dal suo segreto di luce, aprire il cuore alla divina presenza dell’Amore fatto uo­mo, genera la gioia. Non quella scialba e triste delle circostanze fortunose o delle soddisfazioni effimere, ma quella reale che penetra l’anima e ispira la vita: è la gioia di sapere di non essere più soli perché Dio-è­-con-noi

Davanti all’incanto del presepe, alla straordinaria poesia della piccola grot­ta, ci uniamo al cammino dei pastori e ci auguriamo un buon Natale.



Fonte -




















[SM=x44645] [SM=x44599]




















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12/28/2010 1:21 AM
 
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Re: perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti?????
Bestion., 27/12/2010 15.58:



«Rallegratevi nel Signore, sempre;
ve lo ripeto ancora, rallegratevi»

(Fil 4, 4)






[SM=x44613] ho fatto due calcoli su complicate regole metaforiche trascendentali astofisiche [SM=x44599] [SM=x44598] ma!!!!!!non e' che alla cosa bianca di roma stanno usurpando il sediolone [SM=x44600] dal 1929??????? tu bestion che bazzichi l'ambiente di pace&comunione(mi pare [SM=x44597] ) ne sai qualche cosa??? [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613]


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12/29/2010 1:54 AM
 
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Re: Re: perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti?????
[SM=x44611] [SM=x44611] [SM=x44611] cavolo mi son dimenticato le sole [SM=x44611] [SM=x44611] e' proprio nella fossa!!!!!! [SM=x44606] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602]


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12/29/2010 11:46 AM
 
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Il mistero dell'Incarnazione secondo Ireneo di Lione


“Gesù nel Getsemani" - Jacques Van Schuppen (1665)

«Gesù Cristo, nel momento delle tentazioni, non è il Figlio di Dio che vince il demonio,
ma il Figlio dell'uomo. ... La speranza dell'uomo nasce dall'uomo, ma non da uno
qualsiasi bensì da chi per il suo sovrabbondante amore s'è fatto ciò che
siamo noi, per fare di noi ciò che è lui stesso»
[Eb 2, 10]



Una logica
della somiglianza

di Luigi Padovese

Che salvezza avrebbe potuto sperare l'uomo se il Salvatore non avesse assunto la sua realtà? E che tipo di speranza avrebbe dovuto nutrire questo uomo se Gesù non gli avesse insegnato come sperare? Il Cristo per Ireneo di Lione diviene l'oggetto e il "maestro della speranza". Ne è l'oggetto proprio attraverso la sua carne terrena. Difatti "sulla carne del nostro Signore irrompe la luce del padre, e brillando a partire dalla sua carne, viene su di noi, e così l'uomo giunge all'incorruttibilità". E altrove: "Se non è nato [Cristo], neanche è morto; e se non è morto, neanche è risorto dai morti. E se non è risorto dai morti, neanche ha vinto la morte, e non è stato distrutto il regno di questa; e se non è stata vinta la morte, come ci innalzeremo alla vita noi, sin dall'inizio soggetti alla morte?" Di questa speranza si mostra, poi, il maestro per tutti gli uomini avendo passato le età dell'uomo e quindi fattosi partecipe dell'esperienza d'ognuno. Questa piena condivisione, trova naturalmente delle applicazioni concrete. Nel momento delle tentazioni, ad esempio, non è il Figlio di Dio che vince il demonio, ma il Figlio dell'uomo. "Le sue armi furono, da un lato, la preghiera e la santità di vita, e dall'altro la "parola di Dio" evocata nella sua vera luce per dissipare la frode e docilmente accettata".
Non dovette far ricorso al miracolo: gli bastò essere docile alla parola del Creatore. Il potere del Verbo gli si lasciò sentire, più che per comunione ipostatica con lui, mediante la fede nella Parola di Dio, norma della propria vita in corpo e anima.
Per la stessa ragione, anche nella passione è l'uomo Cristo che, proprio in forza della sua umanità ci insegna a lottare e a vincere il demonio. Il carattere "esemplare" dell'agire di Cristo è messo in evidenza da Ireneo nel testo che segue: "Se non ha patito davvero, non gli si deve alcuna gratitudine, non essendoci stata la passione. E quando noi dovremo soffrire veramente, apparirà come un impostore esortandoci a porgere anche l'altra guancia, quando si è percossi, se non ha patito veramente egli inganna anche noi esortandoci a sopportare ciò che lui stesso non ha sopportato; e noi saremo al di sopra del maestro, patendo e sopportando ciò che il maestro non ha patito e non ha sopportato".

Resta comunque vero che se Cristo diviene causa esemplare della nostra speranza, non è soltanto in forza della sua umanità. Pertanto "quanti dicono che egli è stato generato da Giuseppe, scrive Ireneo, e hanno speranza in lui, si escludono dal regno". Il motivo di queste parole è evidente: il Verbo doveva essere uomo per mostrar la bontà della carne da Lui creata e perché il demonio che aveva vinto l'uomo fosse ora sconfitto da un uomo. Al tempo stesso, però, occorreva che fosse Dio a venirci incontro perché "se non fosse stato Lui a donarci la salvezza, non l'avremmo ricevuta stabilmente. E se l'uomo non fosse stato unito a Dio, non avrebbe potuto divenire partecipe della incorruttibilità". Queste considerazioni d'Ireneo approfondiscono quanto s'è affermato prima: la speranza dell'uomo nasce dall'uomo, ma non da uno qualsiasi bensì da chi "per il suo sovrabbondante amore s'è fatto ciò che siamo noi, per fare di noi ciò che è lui stesso".

Alla luce di queste parole va colto il senso profondo dell'Eucaristia che è una delle "economie parziali" nell'unico piano di salvezza. Per capirne il significato, Ireneo rileva il suo legame con l'incarnazione, poiché tanto in quella che in questa è lo stesso evento che si realizza: una unione salvifica con Dio operata tramite la carne di Cristo. "Poiché pieno di Spirito Santo, il Cristo è, nel senso più rigoroso del termine un uomo spirituale, e il sacramento che ci fa partecipare alla sua carne ci dà in potere, sotto apparenze terrestri, una realtà celeste: la sua umanità tutta penetrata dallo Spirito di Dio, divenuta Spirito Vivificante. Essa ci vivifica. L'uomo non può fare a meno di questo contatto con la carne di Cristo; dev'essere innestato in Lui come l'ulivo selvatico sull'ulivo domestico. Rifiutare questa unione significa condannarsi a essere ulivo secco, infruttuoso. Ciò comporta, infatti, un discostarsi dal modello di uomo perfetto che è Cristo. Da queste considerazioni scaturisce una conseguenza che Ireneo tiene a sottolineare nei testi propriamente eucaristici del Contro le eresie. Se, cioè, l'incontro col Verbo Incarnato dà salvezza, questa abbraccerà tutto l'uomo, non esclusa la carne. Anzi, la salvezza sarà più evidente in quell'elemento dell'uomo che solo è passibile di morte e corruzione: la carne.
"Il Verbo, infatti, non è venuto a santificare le menti, ma gli uomini. La sua missione non fu quella d'innalzare le sole anime alla visione del Padre, bensì gli uomini, facendo la loro carne atta alla visione di Dio". Contro l'obiezione gnostica fondata sull'espressione di Paolo "la carne ed il sangue non possono ereditare il regno di Dio (1 Corinzi, 15, 50), Ireneo risponde osservando che da soli effettivamente non lo possono, ma per il fatto che ricevono il corpo di Cristo e il pegno dello Spirito Santo, essi vengono assimilati a Lui. In quanto membra del corpo di Cristo comunicano alle qualità del medesimo, quindi anche alla sua incorruttibilità. Eppure questa comunicazione o assimilazione, ha luogo progressivamente. Non si tratta già di disprezzare la realtà creata, corpo e anima, ma di conformarsi al modello che Cristo ci offre nella sua carne "pneumatica". E questo processo richiede tempo. In fondo l'Eucaristia rientra nel disegno educativo di Dio che, progressivamente, dispone l'uomo a scegliere Dio, a obbedirgli, a conformarsi a Lui. In questo processo di graduale osmosi tra sostanza divina e umana, va accantonato l'equivoco di ritenere l'incorruttibilità come il risultato d'un processo quasi biologico più meno dipendente dall'incarnazione, una specie di divinizzazione "per contatto", quasi che questo bastasse.
Ireneo rimuove questa falsa interpretazione facendo presente che se "i nostri corpi ricevono l'Eucaristia e non sono più corruttibili perché hanno speranza della resurrezione, occorre che siano anche in grado di produrre frutti spirituali.

A questo punto il nostro discorso si volge allo Spirito Santo. Il senso della sua azione nell'uomo è compendiato da Ireneo in queste parole: "Dov'è lo Spirito del Padre, lì è l'uomo vivente: il sangue razionale custodito da Dio per la vendetta e la carne ereditata dallo Spirito, dimentica di sé per aver acquistato la qualità dello Spirito ed essere divenuta conforme al Verbo di Dio". È significativa l'espressione finale "carne conforme al Verbo di Dio". Lo Spirito sarebbe allora presente in noi per conformarci al Verbo di Dio. Questi infatti, quale secondo Adamo, ha realizzato in sé la perfetta somiglianza con Dio che il primo Adamo aveva smarrita. Ma come l'ha realizzata? Se si tiene conto che è lo Spirito l'operatore della "somiglianza", anzi, che Egli stesso è questa "somiglianza" smarrita da Adamo per il peccato, si può dedurre che Cristo lo possedette in pienezza. Dal canto suo l'uomo, conformandosi a Cristo, ripristina il piano originale divenendo pienamente "ad immagine e somiglianza di Dio". Soltanto così torna a essere l'uomo perfetto, perché come Cristo, è costituito di anima, di carne e di Spirito. "Ireneo - afferma G. Joppich - non vede nella nostra unione con lo Spirito Santo il termine dello sviluppo, ma piuttosto l'opera dello Spirito Santo è da intendersi come l'ultima fase del nostro essere trasformati a somiglianza del Lògos".

È per la sua somiglianza che dobbiamo attenderci l'incorruttibilità. Lo Spirito Santo ci dispone a essa; ne è altresì il pegno, il suggello e, in quanto tale, il principio della speranza seminato nel nostro corpo. Argomentando a fortiori, Ireneo dichiara: "Se fin d'ora, avendo ricevuto il pegno dello Spirito, gridiamo: "Abba, Padre", che cosa accadrà quando, risuscitati, lo vedremo faccia a faccia, quando tutte le membra faranno zampillare abbondantemente un inno di esultanza, glorificando colui che li avrà risuscitati dai morti e avrà donato loro la vita eterna? Infatti, se già il pegno abbracciando l'uomo da ogni parte in sé stesso, gli fa dire: "Abba, Padre", che cosa farà la grazia intera dello Spirito, quando sarà data agli uomini da Dio? Ci renderà simili a lui e porterà a compimento la volontà del Padre, perché farà l'uomo a immagine e somiglianza di Dio". Quest'opera di progressiva assimilazione al Figlio, ovvero questa ricomposizione della somiglianza con Dio che si compie per tappe successive, non termina neppure con la morte, ma anzi continua in quel regno messianico che, secondo Ireneo, si pone tra la resurrezione e il giudizio finale. Lo scopo di questo regno è quello di preparare gli uomini, gradualmente, a ricevere l'incorruttibilità che proviene dalla visione di Dio.
In esso, dunque, Cristo porterà a compimento il senso dell'incarnazione, quello cioè di adattare gli uomini al Padre perché Egli comunichi a essi la sua incorruttibilità.

Essere "incorruttibili" significa allora partecipare alla natura di Dio. Ma tutto ciò è opera di Dio. L'uomo deve soltanto lasciar fare, non sottrarsi. In tal caso egli sarà sempre discepolo e Dio sempre maestro. Per questa ragione, secondo Ireneo, il trinomio fede/speranza/carità, inteso come espressione di dipendenza, non cesserà mai, nemmeno nell'altra vita. Conseguentemente l'incorruttibilità che Ireneo addita come il fine del cammino umano, non va intesa come una partecipazione "statica" alla vita di Dio, quasi che egli ce la conferisca una tantum.

Essa, piuttosto, proprio perché è vita, è partecipazione "dinamica" all'essere divino. Per questa ragione la speranza in Dio non verrà mai meno perché sempre aspetteremo che Egli, attingendo alla pienezza del suo essere, ci stupisca con doni sempre più grandi. "Speriamo - scrive Ireneo - di ricevere e di imparare qualcosa di più da Dio, poiché è buono e ha infinite ricchezze e un regno senza limiti e una sapienza immensa". Stando dunque a quanto s'è venuto dicendo, la speranza, per Ireneo, non sfocia in un "compimento" che la rende inutile. Essa è invece una virtù "dinamica" perché da un lato poggia sul continuo divenire dell'uomo e dall'altro sulla realtà effusiva di Dio che mai cesserà "di distribuire al genere umano in misura sempre maggiore la sua grazia e onorare continuamente con doni sempre più grandi coloro che gli piacciono". La spiritualità d'Ireneo si configura, dunque, come spiritualità attenta all'uomo concreto, alla sua carne. Proprio per questa ragione è una spiritualità ricca di speranza.


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[Edited by Bestion. 12/29/2010 11:50 AM]
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12/30/2010 1:08 AM
 
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Re: perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti e sole?????
[SM=x44597] scusi se le do' del ti bestion!!!! [SM=x44606] [SM=x44606] ma io proprio non capisco quale' il problema??????? la tecnologia?????? [SM=x44606] [SM=x44606] per la navicella spaziale???

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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
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12/30/2010 1:14 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Nella grotta della natività



«Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me.
Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone,
ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende»

(Is 1, 2-3)



L'asinello prediletto
di Pier Giordano Cabra

Mi è sempre piaciuto collocare personalmente nel presepio il bue e l'asinello accanto a Gesù bambino. Con una predilezione per l'asinello, dato che la mamma mi ripeteva che gli assomigliavo.
Collocandolo dentro la bella grotta di sughero gli raccomandavo di fare compagnia per me a Gesù e, per non farlo sentire solo, gli mettevo accanto appunto anche il bue. Ma da quando ho trovato in Isaia che il "bue conosce il suo proprietario e l'asino conosce la greppia del suo padrone", la predilezione è passata al bue e ho cominciato a collocarlo per primo, sembrandomi più disinteressato, non essendoci di mezzo la ben nota e affollata greppia.

Rileggendo col passare degli anni e con più calma, il contesto di Isaia, come posso negare la necessità della presenza dei due simpatici animali? Li trovo indispensabili per dare realismo al presepio: "Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende" (Is 1, 2-3). Il profeta sembra aver legato alla luce dei due animali l'ombra dell'incomprensione del Natale.

A loro volta i due animali sembrano messi lì per ricordare che il Creatore e Signore di tutte le cose è venuto tra i suoi, ma i suoi non l'hanno ricevuto. Ieri come oggi.
Il bue e l'asino testimoniano il rifiuto da parte di un popolo che si ribella nei confronti del suo Signore o non riesce a comprendere quel suo desiderio di rassicurare il loro cuore, dal momento che Lui, il Padrone è venuto a fare un tratto di strada con noi e "non ci chiama più servi, ma amici".

Tutto vero. Ma con che coraggio potrei mettere nel mio presepio quest'anno queste due creature se le caricassi solo di questo insopportabile peso? Non hanno forse riconosciuto il loro padrone?
Mi deciderò a deporli al loro posto guardando però al Bambino, che aprendo gli occhietti incontra i loro occhioni, dopo quelli bellissimi della madre. E lo vedo sorridere loro, mentre parla nella loro lingua: "Grazie d'essere venuti a portarmi il benvenuto di tutta la creazione. E anche il benvenuto di quelli che per ora non mi conoscono, ma che mi riconosceranno, perché anche per loro sono venuto".

Deporrò allora il più possibile vicino a Lui il mio bue e il mio asinello, perché, illuminati da quel sorriso, essi hanno ricevuto l'onore d'essere l'icona di quell'istinto divino che spinge ogni creatura verso la sorgente della vita, quale immagine della consolante anticipazione di un mondo, predetto dai profeti, dove "ogni vivente vedrà il Salvatore".


Fonte -




















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12/30/2010 4:10 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!





Te Deum laudamus
attribuito ai Santi Agostino e Ambrogio (IV° secolo)

Te Deum laudamus:
te Dominum confitemur.
Te aeternum patrem,
omnis terra veneratur.

Tibi omnes angeli,
tibi caeli et universae potestates:
tibi cherubim et seraphim,
incessabili voce proclamant:

"Sanctus, Sanctus, Sanctus
Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt caeli et terra
majestatis gloriae tuae."

Te gloriosus Apostolorum chorus,
te prophetarum laudabilis numerus,
te martyrum candidatus laudat exercitus.

Te per orbem terrarum
sancta confitetur Ecclesia,
Patrem immensae maiestatis;
venerandum tuum verum et unicum Filium;
Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.

Tu rex gloriae, Christe.
Tu Patris sempiternus es Filius.
Tu, ad liberandum suscepturus hominem,
non horruisti Virginis uterum.

Tu, devicto mortis aculeo,
aperuisti credentibus regna caelorum.
Tu ad dexteram Dei sedes,
in gloria Patris.

Iudex crederis esse venturus.
Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni,
quos pretioso sanguine redemisti.

Aeterna fac
cum sanctis tuis in gloria numerari.

Salvum fac populum tuum, Domine,
et benedic hereditati tuae.
Et rege eos,
et extolle illos usque in aeternum.

Per singulos dies benedicimus te;
et laudamus nomen tuum in saeculum,
et in saeculum saeculi.

Dignare, Domine, die isto
sine peccato nos custodire.
Miserere nostri, Domine,
miserere nostri.

Fiat misericordia tua, Domine, super nos,
quem ad modum speravimus in te.
In te, Domine, speravi:
non confundar in aeternum.





















[SM=x44645] [SM=x44599]




















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