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La presenza di Dio

Last Update: 10/9/2019 6:49 AM
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9/10/2011 4:31 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!



Nove anni a Milano




L'abbraccio a Tettamanzi
Annalisa Guglielmino

L’ultima passata di lucido, poi l’occhio dell’artigiano soppesa i mocassini tornati come nuovi. Ed è un caso trovarsi nella bottega di Luis Caroca Perez, quando il calzolaio di via Giovio confida che «sono di una persona importante», e ripone sul suo scaffale, in mezzo a tante altre, le scarpe del cardinale Dionigi Tettamanzi. Hanno battuto in lungo e in largo la diocesi più grande del mondo. Più di 2.250 uscite dalla curia di piazza Fontana, in nove anni, solo sul territorio diocesano, nel conto tenuto dall’ispettore di Polizia che lo scorta. Visite sempre in mezzo alla gente da cui «pareva non volersi staccare mai», informandosi di tutto e stringendo le mani a tutti, che sempre gli hanno chiesto: «Ritorni a trovarci».

A volte non sono occorsi lunghi viaggi, per arrivare lontano. «È entrato nel cuore dei detenuti. Gli hanno detto con le lacrime agli occhi: ti vogliamo bene, perché sei sempre venuto qui»: don Alberto Barin, il cappellano di San Vittore, ripercorre le tante visite al carcere di San Vittore: «Non ha mai lasciato fuori dalla galera niente di sé. Lo sguardo attento, il sorriso, la mente intelligente che non ha avuto paura di sporcarsi dell’umanità così com’è, senza mai giudicare». Rivede «le sue mani che si allungano oltre le sbarre, che si lasciano afferrare e baciare, che ricevono lettere su lettere». E da quelle frasi scritte a volte in italiano incerto, l’arcivescovo ora emerito «si faceva provocare». Non arrivava con discorsi preconfezionati, ricorda il cappellano. «Risvegliava quell’umanità stanca. Si è fatto suo portavoce, fuori, attirandosi perfino critiche».

Quante volte, a quante critiche il cardinale ha fatto spallucce dicendo «seguo solo il Vangelo». E intanto tracciava il solco, per la sua Chiesa.

«Fin dall’inizio è stato una sorpresa di umanità e semplicità evangelica». A don Virginio Colmegna, direttore della Casa della carità, Tettamanzi non ha fatto «grandi discorsi», nel 2004, affidandogli con il cardinale Carlo Maria Martini quella fondazione che si sarebbe retta sulle proprie gambe nell’universo metropolitano delle emarginazioni: «Ci ha sempre accompagnati, abbiamo sentito il suo affetto, senza parole ma con i gesti». Come l’anno scorso al Triboniano, il grande campo rom. Il fango, la musica, i bambini, la mano del cardinale poggiata attraverso la finestra della roulotte su quella di una piccola che giocava a nascondersi. «È stato capace di trasformare quella visita in storia. Non è stata solidarietà generica, ma un incontro vero e una scelta di valore». A Natale arrivavano alla Casa di via Brambilla i suoi auguri e i dolci. «Era un modo di stare alla nostra tavola – racconta don Colmegna –. Una vicinanza che ci dava la carica per riscoprire che il nostro lavoro è una scelta che ha che a fare con il Vangelo. Sentivamo un mandato da realizzare: rileggere in questa città il bisogno di accoglienza».

Accoglienza, apertura: le cifre di un ministero da tramandare anche ai preti giovani. Don Luca Magnani, 32 anni, è uno degli ultimi sacerdoti ordinati da Tettamanzi a giugno: «Ci ha raccomandato di essere preti per tutti, aperti a tutti, capaci di stare in parrocchia con lo sguardo oltre». Spesso presente per lunghi colloqui in seminario, sulle colline di Varese, ogni incontro volgeva su quel monito: «Sarete preti per il mondo intero, non solo per Milano».

Un po’ sopra Lecco, verso la Valsassina, c’è un altro posto del cuore, per Tettamanzi. La Casa del clero per i preti anziani. «Non è mai accaduto che venisse da queste parti senza passare da qui», racconta il diacono Armando Comini. Per il cardinale quello è un luogo di pace, dove ritrovare anche chi lo ha formato.

E magari tornare con il pensiero all’indimenticato don Pasquale Zanzi, il parroco di quand’era bambino, per il quale non manca mai la visita al cimitero. «Qui con voi – dice sempre agli anziani sacerdoti – mi sento a casa». Come a Carugo, nelle fugaci visite all’anziana mamma Giuditta, con un Crodino e una preghiera condivisi con la scorta e quella richiesta puntuale al figlio: «Dionigi, dacci la tua benedizione». Come in Turchia, per trovare l’amico nunzio apostolico monsignor Luigi Padovese, di cui piange ancora l’assassinio. Come quando a Busnago tra la folla trovava sempre “la Giannina” con una torta per lui. O all’Istituto dei ciechi, dove conosce i nomi di tutti a memoria, si presentava con l’abito rosso anche se l’occasione non lo richiedeva, per farsi veder bene da occhi che distinguevano appena il colore. E dovunque, ogni volta, senza che una sola stretta di mano andasse persa, la promessa è stata sempre la stessa: «Senz’altro tornerò».



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Francesca Fialdini70 pt.10/14/2019 12:36 PM by docangelo
Chiara Piotto (Sky Tg24)57 pt.10/13/2019 8:44 PM by Venal.90
Monza Vs Albinoleffeblog191246 pt.10/14/2019 12:24 PM by TifosodaBG
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9/11/2011 2:23 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


XXV Congresso Eucaristico Nazionale
(Ancona 3-11 settembre 2011)






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9/12/2011 11:16 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


XXV Congresso Eucaristico Nazionale
(Ancona 3-11 settembre 2011)






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9/13/2011 11:42 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Il nuovo arcivescovo di Milano



Cardinale Angelo Scola:
“Ho accolto in obbedienza
la decisione del Papa”

Redazione

Sono le prime parole pronunciate dal nuovo arcivescovo di Milano. Messaggi di auguri e di stima dal Presidente della Repubblica e dal cardinale uscente, Dionigi Tettamanzi.
«Potete capire come non sia facile per me darvi questa notizia. Ho accolto questa decisione del Papa, perché è il Papa». Sono state queste le prime parole del cardinale Angelo Scola non appena dalla Santa Sede è arrivata la notizia ufficiale della sua nomina a nuovo arcivescovo di Milano. L’annuncio alla comunità veneziana è stato dato oggi, a mezzogiorno, direttamente dal cardinale nel Palazzo Patriarcale.

Incontrando i giornalisti, il presule ha dichiarato: «Voglio vivere questa nomina con tutte le mie energie e con la grazia di Dio, come uno scambio di amore». Riferendosi alla Diocesi milanese Scola ha poi detto: «Mi ha svezzato alla vita e alla fede. Conta accogliere il disegno di Dio sulla mia vita, che passa dall’azione dello Spirito Santo e in modo particolare dal Santo Padre» .

«L’obbedienza – ha proseguito - è l’appiglio sicuro per la serena certezza di questo passo a cui sono chiamato. Attraverso il papa Benedetto XVI l'obbedienza mia e vostra è a Cristo Gesù. Per lui e solo per lui io sono mandato a voi. E comunicare la bellezza, la verità e la bontà di Gesù risorto è l'unico scopo dell’esistenza della chiesa e del ministero dei suoi pastori».

Il nuovo Arcivescovo di Milano resterà a Venezia fino al 7 settembre. «Tengo a dirvi - ha annunciato - che lascio la vita del patriarcato in ottime mani. I mesi che ci separano dalla nomina del nuovo Patriarca non lasceranno la diocesi senza guida. Il Santo Padre mi ha nominato amministratore apostolico, con le facoltà di Vescovo diocesano, fino al 7 settembre. Già da ora posso comunicare di aver chiesto che Monsignor Beniamino Pizziol mi succeda come amministratore apostolico dall’8 settembre fino alla presa di possesso del nuovo Patriarca».

Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di auguri al cardinale o Scola, un messaggio nel quale esprime «l’augurio più caloroso per lo svolgimento di tale importante incarico pastorale, alla guida di una Diocesi dalle grandi tradizioni spirituali e culturali».«Nel solco ideale del magistero dei suoi predecessori, e in particolare della straordinaria figura di Sant’Ambrogio, sono certo - ha aggiunto il Capo dello Stato- che l’operato di sua eminenza sarà fonte di ispirazione per la ricerca del bene comune, in spirito di concordia e di solidarietà, da parte di tutte le forze civili e sociali. Grazie alle sue riconosciute doti di sensibilità e di apertura al dialogo, ella potrà proseguire anche a Milano il proficuo lavoro, avviato a Venezia, in favore della reciproca comprensione tra le religioni, basata sui valori dell’accoglienza e del mutuo rispetto».

Parole di affetto e stima sono state pronunciate dall'arcivescovo uscente di Milano, cardinal Dionigi Tettamanzi: «Il cardinale Scola è un uomo di grande cultura, di molteplice esperienza, di forte passione ecclesiale. Per questo - ne sono certo - egli saprà guidare con sapienza ed efficacia la nostra Arcidiocesi nel suo ordinario cammino pastorale e nelle impegnative scadenze di carattere internazionale dei prossimi anni».

Il cardinale ha poi spiegato che il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che sarà sostituito dal patriarca di Venezia, Angelo Scola, nel dare l’annuncio, ha spiegato che rimarrà nella diocesi di Milano. «Per quanto mi riguarda - ha detto - desidero rimanere in questa diocesi nella quale sono nato e cresciuto e che ho cercato di servire per molti anni, prima come sacerdote eultimamente come arcivescovo, andando a risiedere nella villa Sacro Cuore di Triuggio. Assicuro che non verranno meno il mio affetto, il mio costante pensiero, la mia fedele preghiera per tutti a cominciare dal nuovo arcivescovo».

A dare il benvenuto al nuovo cardinale pure Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Il primo cittadino ha espresso a Scola «il più sincero sentimento di benvenuto nella nostra città, convinto - ha aggiunto - che saprà proseguire nella missione pastorale che ha contraddistinto la chiesa ambrosiana negli ultimi decenni». Pisapia ha voluto anche «rinnovare l’apprezzamento e la stima mia personale e dell’intera nostra comunità nei confronti del cardinale Dionigi Tettamanzi. A lui - ha detto - va la gratitudine di Milano per essere un punto di riferimento illuminante per tutti i cittadini e per aver diffuso con grande lungimiranza i valori dell’accoglienza, della solidarietà e del dialogo».



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9/14/2011 9:56 PM
 
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[SM=x44599] stavo facendo un giro in siti particolari [SM=x44628] [SM=x44628] [SM=x44628] [SM=x44628] [SM=x44600] [SM=x44600]
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ma tu bestion [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44613] che spirito ascolti che sei un audiofilo del silenzio [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613]
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9/15/2011 11:45 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


XXV Congresso Eucaristico Nazionale
(Ancona 3-11 settembre 2011)






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9/15/2011 11:45 AM
 
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XXV Congresso Eucaristico Nazionale
(Ancona 3-11 settembre 2011)




«Nulla giustifica il terrorismo»
Ad Ancona il Papa conclude il Congresso eucaristico nazionale
mettendo in guardia da un modello di sviluppo che non abbia al centro l'uomo

Redazione

Un modello di organizzazione sociale che punta solo sul benessere materiale prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione in Cristo, finisce per "dare agli uomini pietre al posto del pane". Benedetto XVI usa un'immagine evangelica eloquente per ricordare che i sistemi ideologici e politici basati unicamente sulla "forza del potere e dell'economia" non hanno passato il vaglio della storia. "L'uomo - avverte durante la messa presieduta domenica mattina, 11 settembre, ad Ancona, a conclusione del XXV Congresso eucaristico nazionale - si comprende solo a partire da Dio": la relazione con lui, infatti, dà "consistenza alla nostra umanità" e rende "buona e giusta la nostra vita".

In questo senso l'Eucaristia è il punto di partenza "per recuperare e riaffermare il primato di Dio". Il Papa lo ribadisce con forza quando sottolinea che la spiritualità eucaristica rappresenta il "vero antidoto all'individualismo e all'egoismo" perché "porta alla riscoperta della gratuità" e della "centralità delle relazioni" nell'esistenza umana. Se l'Eucaristia "sostiene e trasforma l'intera vita quotidiana" - assicura - è in grado di promuovere la nascita di "uno sviluppo sociale positivo, che ha al centro la persona, specie quella povera, malata o disagiata". Chi "sa inginocchiarsi davanti all'Eucaristia", infatti, "non può non essere attento, nella trama ordinaria dei giorni, alle situazioni indegne dell'uomo, e sa piegarsi in prima persona sul bisognoso, sa spezzare il proprio pane con l'affamato, condividere l'acqua con l'assetato, rivestire chi è nudo, visitare l'ammalato e il carcerato".

Il Pontefice rilancia la centralità della spiritualità eucaristica anche come "via per restituire dignità ai giorni dell'uomo e al suo lavoro, nella ricerca della sua conciliazione con i tempi della festa e della famiglia e nell'impegno a superare l'incertezza del precariato e il problema della disoccupazione". Un richiamo esplicito alla difficile realtà sociale e occupazionale della regione, che il Papa ha modo di sperimentare da vicino durante il pranzo al termine della messa. Alla sua tavola, infatti, siedono venti rappresentanti delle categorie più colpite dalla crisi che ha messo in ginocchio una parte considerevole dell'economia marchigiana: cassintegrati, precari, disoccupati, poveri. E a loro Benedetto XVI conferma: "Conosco i vostri problemi, vi sono vicino. Tutta la Chiesa vi è vicina".

A questo tema il Pontefice fa riferimento anche nel pomeriggio, quando - dopo l'incontro con i sacerdoti e gli sposi nella cattedrale di San Ciriaco - risponde alle domande dei fidanzati riuniti in piazza del Plebiscito. Servendosi dell'immagine della tavola imbandita alle nozze di Cana, il Papa fa notare che tra i giovani spesso manca "il vino della festa". E rileva che "soprattutto la difficoltà di trovare un lavoro stabile stende un velo di incertezza sull'avvenire". Una condizione - evidenzia - che "contribuisce a rimandare l'assunzione di decisioni definitive, e incide in modo negativo sulla crescita della società, che non riesce a valorizzare appieno la ricchezza di energie, di competenze e di creatività" dei giovani. Da qui l'appello a "perseguire un ideale alto di amore" dando spazio a Cristo, che porta in ogni esistenza "il vino della festa".



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9/15/2011 11:49 AM
 
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Udienza Generale del Santo Padre
(14 settembre 2011)






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9/15/2011 2:43 PM
 
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Bestion., 15/09/2011 11.45:




XXV Congresso Eucaristico Nazionale
(Ancona 3-11 settembre 2011)




«Nulla giustifica il terrorismo»
Ad Ancona il Papa conclude il Congresso eucaristico nazionale
mettendo in guardia da un modello di sviluppo che non abbia al centro l'uomo

Redazione



[SM=x44599] [SM=x44600] e' sulla definizione Uomo uomo che non ci siamo [SM=x44605] [SM=x44605]
penso che se la vita di un Uomo valeva la vita di molti uomini [SM=x44599] [SM=x44598] ci sara' [SM=x44598] un momento che la vita di molti uomini valga la vita di un Uomo [SM=x44598] [SM=x44603] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600]
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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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9/15/2011 4:44 PM
 
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14 settembre
Esaltazione della Santa Croce



“Crucifix" - Cimabue (1280-1285) - Museo dell'Opera di Santa Croce, Firenze

La croce è gloria
ed esaltazione di Cristo

Sant'Andrea di Creta

Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.

Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell'albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l'inferno non sarebbe stato spogliato.

È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell'inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l'universo.

La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e subito lo glorificherà » (Gv 13,31-32).

E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12,28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: «Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.



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9/15/2011 5:32 PM
 
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Bestion., 15/09/2011 16.44:


14 settembre
Esaltazione della Santa Croce



La croce è gloria
ed esaltazione di Cristo





[SM=x44599] [SM=x44600] [SM=x44613] ma hai parlato con il nazzareno??? [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613]
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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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9/15/2011 6:20 PM
 
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14 settembre
Esaltazione della Santa Croce




Un pugno di polvere
Gianfranco Ravasi

Sii un perseguitato, ma non un persecutore. Sii un crocifisso, ma non un crocifissore. Sii un oltraggiato, ma non un offensore. Sii un calunniato, ma non un calunniatore.

Come non può essere fermata una fonte ricca di acqua con un pugno di polvere, così non può essere vinta la misericordia del Creatore dal male delle creature. Rimase vescovo di Ninive, la celebre capitale assira (ora aggregata alla città di Mosul in Irak), per soli cinque mesi, Ma il suo animo anelava alla pace silenziosa dell'eremo. E così Isacco di Ninive (VII sec.) si ritirò nella solitudine del deserto persiano.

Abbiamo attinto ai suoi scritti in lingua siriaca per illuminare questa giornata dedicata dalla liturgia alla croce di Cristo. Le sue sono parole intense e purtroppo smentite dalle scelte più comuni delle persone e della società. Si preferisce, infatti, prevaricare sugli altri, anticiparne le mosse per prevalere, scagliare la freccia della calunnia prima ancora che l'altro apra bocca.

La figura isaiana del Servo del Signore che «maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca, come agnello condotto al macello» (53, 7) è ben lontana da una concezione che vede l'attacco preventivo come modello di ogni relazione. Ma nei versi di Efrem siro è suggestiva anche un'altra idea. Il male del mondo non è né maggiore né più forte rispetto alla misericordia di Dio. L'immagine è incisiva: quando hai di fronte una sorgente vivace e gorgogliante, un pugno di polvere la può offuscare per un istante ma non riesce né a bloccarla né a corromperla.

Continuava s. Efrem: «Come un pugno di sabbia che cade nel grande oceano, così sono i peccati degli uomini di carne in confronto all'amore di Dio».



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9/15/2011 6:47 PM
 
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[SM=x44599] [SM=x44600] "si si e basta" [SM=x44600] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44607] mi sorge un dubbio!!! [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] da qualche parte ho sentito [SM=x44613] "nuova ed eterna alleanza" [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] perche' ha rotto quella precedente???? [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606]
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9/15/2011 7:42 PM
 
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[SM=x44606] [SM=x44606] pagani pubblicani infinito definito [SM=x44599] [SM=x44600] bestion bisogna saper leggere tra le righe [SM=x44603] [SM=x44600] li dove uno diceva [SM=x44613] [SM=x44613] (mi pare) "porgi l'altra guancia...." e' sotto inteso anche "e mo ci hai preso gusto" [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603]
[SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606] non trovi bestion?????[SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613]
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9/15/2011 10:59 PM
 
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[SM=x44599] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] bestion [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] mah!!!!!! ce la fate a pagare le tasse????????????? a illo [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598]



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9/16/2011 9:13 AM
 
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[SM=g48586] [SM=g48586] [SM=g48586] [SM=g48586] [SM=g48586] [SM=g48586] [SM=g48586]
....poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!
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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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9/16/2011 11:54 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
(Salmo 22, 2)





«Questo Salmo ci ha portati sul Golgota,
ai piedi della croce di Gesù, per rivivere
la sua passione e condividere la gioia
feconda della risurrezione»


... bisognava che il Cristo patisse

Benedetto XVI

Oggi vorrei affrontare un Salmo dalle forti implicazioni cristologiche, che continuamente affiora nei racconti della passione di Gesù, con la sua duplice dimensione di umiliazione e di gloria, di morte e di vita. È il Salmo 22, secondo la tradizione ebraica, 21 secondo la tradizione greco-latina, una preghiera accorata e toccante, di una densità umana e una ricchezza teologica che ne fanno uno tra i Salmi più pregati e studiati di tutto il Salterio. Si tratta di una lunga composizione poetica, e noi ci soffermeremo in particolare sulla sua prima parte, incentrata sul lamento, per approfondire alcune dimensioni significative della preghiera di supplica a Dio.

Questo Salmo presenta la figura di un innocente perseguitato e circondato da avversari che ne vogliono la morte; ed egli ricorre a Dio in un lamento doloroso che, nella certezza della fede, si apre misteriosamente alla lode. Nella sua preghiera, la realtà angosciante del presente e la memoria consolante del passato si alternano, in una sofferta presa di coscienza della propria situazione disperata che però non vuole rinunciare alla speranza. Il suo grido iniziale è un appello rivolto a un Dio che appare lontano, che non risponde e sembra averlo abbandonato:

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido.
Mio Dio, grido di giorno e non rispondi;
di notte, e non c’è tregua per me» (vv. 2-3).

Dio tace, e questo silenzio lacera l’animo dell’orante, che incessantemente chiama, ma senza trovare risposta. I giorni e le notti si succedono, in una ricerca instancabile di una parola, di un aiuto che non viene; Dio sembra così distante, così dimentico, così assente. La preghiera chiede ascolto e risposta, sollecita un contatto, cerca una relazione che possa donare conforto e salvezza. Ma se Dio non risponde, il grido di aiuto si perde nel vuoto e la solitudine diventa insostenibile. Eppure, l’orante del nostro Salmo per ben tre volte, nel suo grido, chiama il Signore "mio" Dio, in un estremo atto di fiducia e di fede. Nonostante ogni apparenza, il Salmista non può credere che il legame con il Signore si sia interrotto totalmente; e mentre chiede il perché di un presunto abbandono incomprensibile, afferma che il "suo" Dio non lo può abbandonare.

Come è noto, il grido iniziale del Salmo, «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», è riportato dai Vangeli di Matteo e di Marco come il grido lanciato da Gesù morente sulla croce (cfr Mt 27,46; Mc 15,34). Esso esprime tutta la desolazione del Messia, Figlio di Dio, che sta affrontando il dramma della morte, una realtà totalmente contrapposta al Signore della vita. Abbandonato da quasi tutti i suoi, tradito e rinnegato da discepoli, attorniato da chi lo insulta, Gesù è sotto il peso schiacciante di una missione che deve passare per l’umiliazione e l’annichilimento. Perciò grida al Padre, e la sua sofferenza assume le parole dolenti del Salmo. Ma il suo non è un grido disperato, come non lo era quello del Salmista, che nella sua supplica percorre un cammino tormentato sfociando però infine in una prospettiva di lode, nella fiducia della vittoria divina. E poiché nell’uso ebraico citare l’inizio di un Salmo implicava un riferimento all’intero poema, la preghiera straziante di Gesù, pur mantenendo la sua carica di indicibile sofferenza, si apre alla certezza della gloria. «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?», dirà il Risorto ai discepoli di Emmaus (Lc 24,26). Nella sua passione, in obbedienza al Padre, il Signore Gesù attraversa l’abbandono e la morte per giungere alla vita e donarla a tutti i credenti.

A questo grido iniziale di supplica, nel nostro Salmo 22, fa seguito, in doloroso contrasto, il ricordo del passato:

«In te confidarono i nostri padri,
confidarono e tu li liberasti;
a te gridarono e furono salvati,
in te confidarono e non rimasero delusi» (vv. 5-6).

Quel Dio che oggi al Salmista appare così lontano, è però il Signore misericordioso che Israele ha sempre sperimentato nella sua storia. Il popolo a cui l’orante appartiene è stato oggetto dell’amore di Dio e può testimoniarne la sua fedeltà. A cominciare dai Patriarchi, e poi in Egitto e nel lungo peregrinare nel deserto, nella permanenza nella terra promessa a contatto con popolazioni aggressive e nemiche, fino al buio dell’esilio, tutta la storia biblica è stata una storia di grida di aiuto da parte del popolo e di risposte salvifiche da parte di Dio. E il Salmista fa riferimento all’incrollabile fede dei suoi padri, che "confidarono" - per tre volte questa parola viene ripetuta - senza mai rimanere delusi. Ora tuttavia, sembra che questa catena di invocazioni fiduciose e risposte divine si sia interrotta; la situazione del Salmista sembra smentire tutta la storia della salvezza, rendendo ancor più dolorosa la realtà presente.

Ma Dio non può smentirsi, ed ecco allora che la preghiera torna a descrivere la situazione penosa dell’orante, per indurre il Signore ad avere pietà e intervenire, come aveva sempre fatto in passato. Il Salmista si definisce «verme e non un uomo, rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente» (v. 7), viene schernito, dileggiato (cfr v. 8) e ferito proprio nella fede: «Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama» (v. 9), dicono. Sotto i colpi beffardi dell’ironia e dello spregio, sembra quasi che il perseguitato perda i propri connotati umani, come il Servo sofferente tratteggiato nel Libro di Isaia (cfr Is 52,14; 53,2b-3). E come il giusto oppresso del Libro della Sapienza (cfr 2,12-20), come Gesù sul Calvario (cfr Mt 27,39-43), il Salmista vede messo in questione il suo rapporto con il suo Signore, nella sottolineatura crudele e sarcastica di ciò che lo sta facendo soffrire: il silenzio di Dio, la sua apparente assenza. Eppure Dio è stato presente nell’esistenza dell’orante con una vicinanza e una tenerezza incontestabili. Il Salmista lo ricorda al Signore: «Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai affidato al seno di mia madre. Al mio nascere, a te fui consegnato» (vv. 10-11a). Il Signore è il Dio della vita, che fa nascere e accoglie il neonato e se ne prende cura con affetto di padre. E se prima si era fatta memoria della fedeltà di Dio nella storia del popolo, ora l’orante rievoca la propria storia personale di rapporto con il Signore, risalendo al momento particolarmente significativo dell’inizio della sua vita. E lì, nonostante la desolazione del presente, il Salmista riconosce una vicinanza e un amore divini così radicali da poter ora esclamare, in una confessione piena di fede e generatrice di speranza: «dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio» (v. 11b).

Il lamento diventa ora supplica accorata: «Non stare lontano da me, perché l’angoscia è vicina e non c’è chi mi aiuti» (v. 12). L’unica vicinanza che il Salmista percepisce e che lo spaventa è quella dei nemici. E’ dunque necessario che Dio si faccia vicino e soccorra, perché i nemici circondano l’orante, lo accerchiano, e sono come tori poderosi, come leoni che spalancano le fauci per ruggire e sbranare (cfr vv. 13-14). L’angoscia altera la percezione del pericolo, ingrandendolo. Gli avversari appaiono invincibili, sono diventati animali feroci e pericolosissimi, mentre il Salmista è come un piccolo verme, impotente, senza difesa alcuna. Ma queste immagini usate nel Salmo servono anche a dire che quando l’uomo diventa brutale e aggredisce il fratello, qualcosa di animalesco prende il sopravvento in lui, sembra perdere ogni sembianza umana; la violenza ha sempre in sé qualcosa di bestiale e solo l’intervento salvifico di Dio può restituire l’uomo alla sua umanità. Ora, per il Salmista, oggetto di tanta feroce aggressione, sembra non esserci più scampo, e la morte inizia ad impossessarsi di lui: «Io sono come acqua versata, sono slogate tutte le mie ossa […] arido come un coccio è il mio vigore, la mia lingua si è incollata al palato […] si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte» (vv. 15.16.19). Con immagini drammatiche, che ritroviamo nei racconti della passione di Cristo, si descrive il disfacimento del corpo del condannato, l’arsura insopportabile che tormenta il morente e che trova eco nella richiesta di Gesù «Ho sete» (cfr Gv 19,28), per giungere al gesto definitivo degli aguzzini che, come i soldati sotto la croce, si spartiscono le vesti della vittima, considerata già morta (cfr Mt 27,35; Mc 15,24; Lc 23,34; Gv 19,23-24).

Ecco allora, impellente, di nuovo la richiesta di soccorso: «Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto […] Salvami» (vv. 20.22a). È questo un grido che dischiude i cieli, perché proclama una fede, una certezza che va al di là di ogni dubbio, di ogni buio e di ogni desolazione. E il lamento si trasforma, lascia il posto alla lode nell’accoglienza della salvezza: «Tu mi hai risposto. Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea» (vv. 22c-23). Così, il Salmo si apre al rendimento di grazie, al grande inno finale che coinvolge tutto il popolo, i fedeli del Signore, l’assemblea liturgica, le generazioni future (cfr vv. 24-32). Il Signore è accorso in aiuto, ha salvato il povero e gli ha mostrato il suo volto di misericordia. Morte e vita si sono incrociate in un mistero inseparabile, e la vita ha trionfato, il Dio della salvezza si è mostrato Signore incontrastato, che tutti i confini della terra celebreranno e davanti al quale tutte le famiglie dei popoli si prostreranno. È la vittoria della fede, che può trasformare la morte in dono della vita, l’abisso del dolore in fonte di speranza.

Fratelli e sorelle carissimi, questo Salmo ci ha portati sul Golgota, ai piedi della croce di Gesù, per rivivere la sua passione e condividere la gioia feconda della risurrezione. Lasciamoci dunque invadere dalla luce del mistero pasquale anche nell'apparente assenza di Dio, anche nel silenzio di Dio, e, come i discepoli di Emmaus, impariamo a discernere la vera realtà al di là delle apparenze, riconoscendo il cammino dell’esaltazione proprio nell’umiliazione, e il pieno manifestarsi della vita nella morte, nella croce. Così, riponendo tutta la nostra fiducia e la nostra speranza in Dio Padre, in ogni angoscia Lo potremo pregare anche noi con fede, e il nostro grido di aiuto si trasformerà in canto di lode. Grazie.



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9/16/2011 8:24 PM
 
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Bestion., 16/09/2011 11.54:


«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
(Salmo 22, 2)




[SM=x44611] [SM=x44611] sempre con sti perche??? [SM=x44599] anche a me piacerebbe sapere subito[SM=x44598] [SM=x44598] [SM=x44598] un paio di perche'? [SM=x44600] siii ubbidiente bestion rimani con il "perche' c'e' scritto" [SM=x44605] [SM=x44598] [SM=x44599] [SM=x44599] potresti cambiare le tue idee [SM=x44603] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602]
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!






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