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La presenza di Dio

Last Update: 10/9/2019 6:49 AM
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3/26/2011 5:17 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e
«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno»
(Lc 23, 34a)


“Gesù Cristo incoronato di spine" - Annibale Carracci (1598) - Pinacoteca Nazionale, Bologna

Lo ritengono un trasgressore della legge, un presuntuoso
che si fa Dio, lo stimano un seduttore del popolo.
«Ma io ho nascosto da loro il mio volto,
non riconobbero la mia maestà»


La carità fraterna deve conformarsi
all'esempio di Cristo

Sant'Aelredo

Non c'è niente che ci spinga ad amare i nemici, cosa in cui consiste la perfezione dell'amore fraterno, quanto la dolce considerazione di quella ammirabile pazienza per cui egli, «il più bello tra i figli dell'uomo» (Sal 44, 3) offrì il suo bel viso agli sputi dei malvagi. Lasciò velare dai malfattori quegli occhi, al cui cenno ogni cosa ubbidisce. Espose i suoi fianchi ai flagelli. Sottopose il capo, che fa tremare i Principati e le Potestà, alle punte acuminate delle spine. Abbandonò se stesso all'obbrobrio e agli insulti. Infine sopportò pazientemente la croce, i chiodi, la lancia, il fiele e l'aceto, lui in tutto dolce, mite e clemente.
Alla fine fu condotto via come una pecora al macello, e come un agnello se ne stette silenzioso davanti al tosatore e non aprì bocca (cfr. Is 53, 7).

Chi al sentire quella voce meravigliosa piena di dolcezza, piena di carità, piena di inalterabile pacatezza: «Padre, perdonali» non abbraccerebbe subito i suoi nemici con tutto l'affetto? «Padre», dice, «perdonali» (Lc 23, 34). Che cosa si poteva aggiungere di dolcezza, di carità ad una siffatta preghiera? Tuttavia egli aggiunse qualcosa. Gli sembrò poco pregare, volle anche scusare. «Padre, disse, perdonali, perché non sanno quello che fanno». E invero sono grandi peccatori, ma poveri conoscitori. Perciò: «Padre, perdonali». Lo crocifiggono, ma non sanno chi crocifiggono, perché se l'avessero conosciuto, giammai avrebbero crocifisso il Signore della gloria (cfr. 1 Cor 2, 8); perciò «Padre, perdonali». Lo ritengono un trasgressore della legge, un presuntuoso che si fa Dio, lo stimano un seduttore del popolo.
«Ma io ho nascosto da loro il mio volto, non riconobbero la mia maestà». Perciò: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».

Se l'uomo vuole amare se stesso di amore autentico non si lasci corrompere da nessun piacere della carne. Per non soccombere alla concupiscenza della carne, rivolga ogni suo affetto alla dolcezza del pane eucaristico. Inoltre per riposare più perfettamente e soavemente nella gioia della carità fraterna, abbracci di vero amore anche i nemici.
Perché questo fuoco divino non intiepidisca di fronte alle ingiustizie, guardi sempre con gli occhi della mente la pazienza e la pacatezza del suo amato Signore e Salvatore.



Fonte -


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Marzia Roncacci42 pt.10/15/2019 11:43 AM by docangelo
Mariarosa Aurelio 23 pt.10/15/2019 9:05 AM by pluvio19
Gioco di associazione di parole Ipercaforum20 pt.10/15/2019 7:41 AM by rufusexc
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3/27/2011 3:20 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e





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3/28/2011 6:30 PM
 
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Re: ... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!
Bestion., 26/03/2011 17.17:




La carità fraterna deve conformarsi
all'esempio di Cristo

Sant'Aelredo






su dai due arancine [SM=x44599] [SM=x44598] [SM=x44600]
mah!!! bestion tu che sembri dell'ambiente [SM=x44600] ma tutti questi migranti li vogliamo accogliere nei conventi/seminari/case parrocchiali et ecc... [SM=x44603] [SM=x44600] [SM=x44600]cosi' tanto per riempirli [SM=x44600] [SM=x44599] sembra che da servi siete diventati i padroni [SM=x44605] [SM=x44606] [SM=x44607] aspetta un po!!!!!!! [SM=x44607] [SM=x44607] [SM=x44607] non e' che il famoso detto del famosissimo beato [SM=x44601] "aprite le porte a cristo" [SM=x44607] non voglia dire fatevi preti & sole?????? [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44603] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602] [SM=x44602]

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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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3/29/2011 10:59 AM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Tre vite
Gianfranco Ravasi

L'attenzione del mondo: bisogna realmente attirare su di sé l'attenzione del mondo per cominciare ad esistere?... Tutti vivono almeno tre vite: una reale, una immaginaria e una non percepita.

«Stanotte, ritrovandomi improvvisamente a occhi aperti con tutte quelle ansie che svaporano al mattino, ho acceso la luce schermata sul comodino, ho aperto un libro di Bernhard e con la matita ho cominciato a sottolineare qua e là qualche parola, qualche frase smozzicata-».
Sto leggendo anch'io a notte fonda, come spesso mi capita: ho tra le mani Il posto delle cornacchie, un libro di un amico scrittore che anche i nostri lettori ben conoscono perché a più riprese ha occupato questo spazio sul giornale, Ferruccio Parazzoli.

E tra le frasi dell'aspro autore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989), che egli sottolinea con la matita, scelgo due riflessioni acide ma vere. Per molti si è veramente vivi solo quando si appare, quando si hanno i riflettori puntati su di sé, quando l'attenzione degli altri ci gratifica di un qualche interesse.
Soltanto così si spiega quel triste denudarsi intimo che avviene in certi programmi televisivi per dimostrare a sé e agli altri di esistere e di essere importanti, senza badare a quale prezzo.

Ma andiamo avanti con Bernhard e la sua considerazione sulle tre vite. Sì, c'è l'esistenza reale, registrata anche dai documenti o dai nostri ricordi. C'è, però, un'altra vita fatta di fantasticherie, di castelli in aria, di chimere e miraggi: è anch'essa necessaria, purché non debordi cancellando la prima e rendendoci persone alienate e paranoiche. Purtroppo è la terza vita che sfugge a molti ed è quella interiore, profonda, spirituale.

Veleggiamo sulla superficie degli eventi o ci astraiamo nel sogno, ma non scaviamo nell'anima, nella coscienza, nel recesso segreto del cuore.



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3/29/2011 2:03 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


«Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua
di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.»

(Gen 11, 9)


“Torre di Babele" - Brueghel (1563) - Kunsthistorisches Museum, Vienna

Il male narciso:
distruggo e mi realizzo

Giancarlo Ricci

«L’uomo ama creare e aprirsi nuove strade – scrive Dostoevskji – ma allora perché egli ama così appassionatamente anche la distruzione e il caos?» Curiosa domanda e di grande attualità. La troviamo come esergo al libro L’eros della distruzione (Il Melangolo, pagine 142, 16 ) scritto dal filosofo Silvano Petrosino e da Sergio Ubbiali, teologo, saggista, docente di Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Il libro raccoglie i due contributi tenuti nell’ambito di un Seminario sul male e viene presentato oggi pomeriggio a Milano presso l’Università Cattolica da Gianfranco Dalmasso e Giuseppe Noberasco (sede di via Nirone, ore 14,45).

Abbiamo incontrato Petrosino, filosofo, docente di Filosofia morale alla Cattolica di Milano e di Piacenza, noto come uno dei più importanti studiosi del pensiero di Derrida e di Lévinas. Di recente ha pubblicato La scena umana. Grazie a Derrida e Lévinas (Jaca Book) in cui ripercorre criticamente il compiacimento con cui la modernità ha celebrato l’"era delle fini", della morte di Dio, della verità, del soggetto.

Per quale via la sua riflessione si sofferma sul paradosso enunciato da Dostosvskij quando dice che l’uomo ama tremendamente il male e la sofferenza?
«Per me il problema del male s’inserisce in una problematica più ampia che è il soggetto umano. È il tentativo di una riflessione sull’umano che non sia un’immagine caricaturale dell’umano. La banalizzazione del male si attua con la sua riduzione a un gesto di follia o di debolezza. Talvolta, anche nel mondo cattolico, si afferma un’idea un po’ intellettualistica: si commetterebbe il male per stanchezza o per distrazione. Il male invece è una possibilità data al soggetto, è una scelta del soggetto. Questo, per molti aspetti è inquietante, però è fondamentale. Kant si chiede quale uomo farebbe del male a se stesso. Del resto mi sembrerebbe una concezione ingenua affermare che l’uomo a volte fa il male, ma in realtà cerca il bene».

La modernità è lacerata, assediata da un’idea di male assoluto…
«Certo il male assoluto è una forma di male spaventoso come l’Olocausto o il Gulag. Intravedo tuttavia il pericolo di un’enfatizzazione del male assoluto: da una parte si ipostatizza il male assoluto, dall’altra si mette in ombra il soggetto. Questo comporta il rischio di una cancellazione della soggettività. Più che all’esistenza effettiva di un male assoluto direi, come afferma Jankelevitch, che ci sono i malvagi, ci sono coloro che compiono il male: sono uomini. La scommessa è che il male possa diventare un’opportunità per il soggetto umano. E costantemente dobbiamo chiederci: che cosa cerca il soggetto facendo il male, perché sceglie di distruggere? Qui è importante notare che il male s’intreccia in modo inquietante col tema della giustizia: il soggetto distrugge per rincominciare tutto da capo, per non avere più un debito originario, quel debito che Gesù interpreterà invece come dono. Il soggetto distrugge per imporsi all’origine di se stesso. Nel mio lavoro La scena umana distinguo l’inizio dall’origine, non sono la stessa cosa. Il distruggere umano, quel distruggere "di fronte al quale persino gli animali feroci recedono inorriditi", come dice Lacan, non è nient’altro che un tentativo di risolvere l’origine nell’inizio».

Ma questo non significa escludere l’altro, comportarsi come se non esistesse?
«Certo! Infatti intorno a una soggettività narcisistica si raccoglie sempre una scena di distruzione. L’io è un’organizzazione passionale, affermava Lacan. Anche Gesù vive come organizzazione passionale, ma questa si struttura come dono, riguarda il debito. In effetti l’io è sempre un’organizzazione passionale, che si organizza o nella forma del distruttore nei confronti dell’altro, oppure, come nel caso di Gesù, nella forma del dono, in definitiva dell’amore».

Spesso i media propongono il male come qualcosa di necessario quasi per dire che dobbiamo essere sospettosi dell’altro…
«Significa allora che i media, che sono fatti da uomini, perseguono la passione per il distruggere. Direi che ciò accade, in un certo senso, perché il distruggere appare come una strada più facile rispetto all’accogliere. Chi non accoglie distrugge! È come un bambino che vede il castello di sabbia di un altro bambino: glielo distruggo. Ma domani potrà sorgere sempre un castello più bello. Posso distruggere anche quello… ma allora il male non avrà mai fine. Con il male non si scherza, ha una forza di attrazione. I media a volte sembrano scherzare con il male: mostrano questo o quest’altro, la morte, gli omicidi… Cercano di essere neutrali ma in realtà è pericolosissimo. È un’ubriacatura, non ti fermi più, devi proseguire, devi arrivare fino al punto più alto. È un po’ come accade con la torre di Babele: arrivati in cima, gli uomini provavano nausea a guardare giù. Non ci si accorge che le vertigini le provi nei confronti dell’uomo, ancor prima che nei confronti di Dio. Allora ti diventa insopportabile l’altro e quindi lo distruggi».




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3/29/2011 2:14 PM
 
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Labbra chiuse
Gianfranco Ravasi

L'importanza del conservare le labbra chiuse, che si toccano l'un l'altro, ci è insegnato anche dalla sillaba sacra indiana om.

L'ultima lettera di questa sillaba richiede che le labbra si chiudano a salvaguardare ciò che non è ancora manifestato. Il silenzio di Maria non è assenza di parole, ma riserva di parole ed eventi futuri non ancora manifestati.
Maria porta in sé il mistero del non ancora accaduto. Nei Vangeli Maria parla solo sei volte e - tranne nel caso del Magnificat - si tratta di frasi brevissime, mozziconi di parole. È la settima la sua maggiore dichiarazione, cioè quella custodita nel suo silenzio. Ce lo ricorda una filosofa e psico-analista belga, Luce Irigaray, con queste righe che mettono in scena l'annunciazione di Maria, affidata a due sue frasi simili a un soffio: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?... Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola!».

Il resto è silenzio ed è in quello spazio tacito che si colloca lo spirito generatore. Come scrive ancora Irigaray, «partorire un bambino divino significa portare alla luce una nuova epoca della storia dell'umanità». Dobbiamo, allora, imparare la grammatica del silenzio, una lingua difficile, tipica della fede: "mistica" e "mistero" derivano, infatti, dal verbo greco myein che, per essere pronunciato, costringe a chiudere le labbra - come accade per la sillaba sacra indiana om - e che significa appunto «tacere». Il silenzio è la lingua ultima degli innamorati veri che raggiungono l'apice della loro eloquenza quando tacciono e si guardano negli occhi. La contemplazione silenziosa è anche l'anima della spiritualità alta.

Chiudiamo, perciò, più spesso le labbra, impedendo un flusso vano di chiacchiere per salvaguardare la ricchezza che è in noi e che non dev'essere svelata in modo sguaiato e scomposto.



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3/29/2011 2:48 PM
 
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perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti e di sole???????
Bestion., 26/03/2011 17.17:


QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e





[SM=x44599] mah!!! bestion tu che sei informatissimo e leggi molto il "addavenire" [SM=x44600] sai quando il grande.........beato [SM=x44600] [SM=x44599] [SM=x44598] nel suo debutto in societa' con la famosa frase "se sbaglio correggetemi" [SM=x44613] [SM=x44613] ti risulta che qualcuno l'abbia corretto??????????? [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606]

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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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3/29/2011 3:19 PM
 
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Il credente e l'ateo
Gianfranco Ravasi

Il credente: Io sono un credente, signore, afflitto dal dubbio che Dio non esista.
L'ateo: Io, peggio. Sono un ateo, signore, afflitto dal dubbio che Dio, invece, esista realmente. E' terribile.

Ormai è dimenticato, ma Achille Campanile (1900-1977) ebbe a suo tempo successo per il suo umorismo paradossale. Dalle sue Tragedie in due battute ho tratto questo dialogo tra un credente e un ateo: alla fine, molto più coinvolto nella questione dell'esistenza di Dio è l'ateo, sia pure per l'implicito sospetto dell'inesorabile giudizio divino.
Prendo spunto da questo mini-dialogo per un esame di coscienza. Oggi è domenica e, se dovessimo scavare in fondo all'anima di molti cristiani, non sarebbe azzardato ipotizzare che per non pochi di loro Dio è una presenza da sfondo, quasi come un arredo dell'anima. E' là, relegato nel suo mondo sacro; lo si interpella in caso di grave necessità; gli si versa il tributo d'una Messa domenicale e di qualche preghiera; lo si rispetta per quel sano timore istillato dai genitori fin dall'infanzia.

La fede autentica, però, come ci insegna la Bibbia è ben altro. Diciamolo pure: è qualcosa persino di drammatico, è una pace raggiunta però attraverso la lotta, come ci insegna Abramo che sale il monte Moria o Giacobbe che combatte nella notte lungo il fiume Jabbok. Cristo è venuto a scuotere le coscienze, a portare il fuoco e la spada. Ai suoi discepoli ha chiesto di essere sale e luce, di vigilare nella notte, di donarsi in totalità e senza calcoli.

E' la tiepidezza il grande rischio, come ammonisce l'Apocalisse alla comunità cristiana di Laodicea (3, 14-19).



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3/30/2011 11:44 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Delitti veri e immaginari
Gianfranco Ravasi

Non di rado le ragioni per cui ci si astiene dai delitti sono più vergognose e più segrete dei delitti stessi.

Erba, Garlasco, Novi Ligure-: sono cittadine che conosco e che ho attraversato più di una volta; eppure a me, come penso a voi che mi leggete, sono ormai connotate per i loro clamorosi ed efferati delitti.
Oggi vorrei porre l'attenzione proprio su questa realtà così tragicamente umana, il crimine, e lo faccio con una frase di quella raccolta interessante di appunti che è il Tel quel («Tal quale») dello scrittore francese Paul Valéry (1871-1945).

Ora, non è solo la psicanalisi ad averci insegnato che esistono delitti fatti col pensiero e, per fortuna, mai messi in azione. Sappiamo, infatti, per esperienza comune che qualche volta ci ha lambito il cervello o la fantasia il desiderio di colpire una persona che detestiamo.
La tentazione di cullarci in queste immaginazioni perverse - anche se talora può essere un benefico sostituto dell'atto malvagio - è però rischiosa perché diventa un secernere il fiele dell'odio. Deve, allora, essere tenuto sempre vigile un senso di colpa anche per questi pensieri «vergognosi e segreti» perché - per usare l'espressione di un altro scrittore francese, Georges Bernanos - essi sono «come una sorta di mulinello che attira inesorabilmente verso il suo centro e del quale nessuno può essere sempre certo della forza o dell'esito».

Una volta ci si ricordava di confessare i peccati che si commettevano in «pensieri, parole, opere e omissioni». Ebbene, sorvegliare fantasticherie, emozioni, orientamenti, pulsioni è una scelta necessaria prima che quel «mulinello» - anche solo per inerzia o in un atto inconsapevole - ci trituri la volontà e ci travolga.

Similmente la purificazione del pensiero e dell'intenzione è decisiva per il controllo delle azioni.



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3/31/2011 2:02 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Pensare prima di parlare
Gianfranco Ravasi

Non c'è da fidarsi di quello che dice la gente, spesso se le inventa le cose, dice quello che le passa per la mente senza pensarci. Pensare prima di parlare e invece succede il contrario.

«Non avere un pensiero e saperlo esprimere: è questo che fa di uno un giornalista». Certo, era esagerato Karl Kraus, il caustico autore austriaco dei Detti e contraddetti (1909), ma in qualcosa indovinava. E la sua "verità" non colpiva solo i giornalisti, che - continuava - spesso «hanno con la vita e la verità all'incirca lo stesso rapporto che le cartomanti hanno con la metafisica», ma soprattutto il chiacchiericcio vano e vacuo di molti.
Basta solo salire su un treno e sorbirsi le conversazioni fluviali che i passeggeri affidano ai loro cellulari. Aveva ragione, allora, lo scrittore Luigi Malerba quando - nella nostra citazione da Salto mortale (1968) - registrava un'atmosfera diffusa, quella del parlare col cervello scollegato, emettendo un profluvio di banalità, di stupidità e persino di vere e proprie falsità. Un antico letterato orientale, vissuto nel IX secolo nell'attuale Iraq, di nome Ibn al-Mu'tazz, ricordava che il sapiente esprime le sue idee con accuratezza e col minor numero di parole.

Ora, invece, a partire dalla televisione, una logorrea incessante e indefessa si rovescia nelle orecchie degli ascoltatori, miscelando verità e inganno, sostanza e apparenza in una marmellata appiccicosa e fortemente speziata, destinata a palati ormai deformati da un eccesso continuo. Diventa, così, urgente una purificazione del nostro sguardo dalle troppe brutture e bruttezze e una liberazione del nostro orecchio dalle ortiche del vaniloquio, del cicaleccio inconsistente, del brusio permanente.

Sì, bisogna avere il coraggio di creare qualche volta - almeno di domenica - un'oasi di silenzio, introducendo una sorta di dieta dell'anima e della mente, perché abbia spazio la riflessione, il pensiero, il raccoglimento.



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3/31/2011 2:54 PM
 
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perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti e di sole ??????
Bestion., 31/03/2011 14.02:



Pensare prima di parlare
Gianfranco Ravasi






[SM=x44599] secondo me' uno gli parlava e uno gli ha anche fatto vedere [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44598]
ne sai qualcosa bestion??????? [SM=x44600] [SM=x44600] [SM=x44600]

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Liberaci dalla paura
Gianfranco Ravasi

Dobbiamo essere liberi dalla paura. Non è il potere che corrompe, ma la paura. Il timore di perdere il potere corrompe chi lo detiene e la paura del castigo da parte del potere corrompe chi ne è soggetto.

È una donna fragile a vedersi, con un volto dagli occhi che ti trafiggono: è Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, costretta al carcere per anni e ora agli arresti domiciliari dal regime militare birmano, pur essendo la figlia dell'eroe dell'indipendenza di quel Paese. Ho raccolto queste sue parole sulla paura perché sono quasi il programma della sua lotta per la libertà. Non c'è bisogno di moltiplicare i commenti attorno a una verità così lampante.

La paura, infatti, è la radice di tante vergogne che si commettono. Ed è per questo che il grande Montaigne, nei suoi Saggi, non esitava a confessare: «La paura è la cosa di cui ho più paura». La paura di perdere una carica ti vota all'adulazione, all'inganno, all'umiliazione. La paura di perdere un affetto ti spinge alla gelosia e ad atti meschini. La paura di perdere il predominio sugli altri ti rende implacabile e fin crudele.

La paura di perdere la fama ti fa vanitoso e fatuo. Potremmo andare avanti a lungo in questa litania di debolezze e miserie; perciò è giusto invocare Dio affinché ci liberi da ogni paura e viltà e ci renda coraggiosi e sereni. Detto questo, però, vorrei distinguere la paura da un'altra realtà che usiamo di solito come sinonimo: il timore. Spesso, infatti, si crede di essere audaci perché non si ha più rispetto dell'altro e si diventa, così, arroganti, insolenti, impertinenti. Se la paura può essere un difetto, il timore è una virtù. Per questo motivo nella Bibbia si legge:

«Il timore del Signore è principio di sapienza» (Proverbi 1,7).



Fonte -


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3/31/2011 9:29 PM
 
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Re: ... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!
Bestion., 31/03/2011 17.28:





«Il timore del Signore è principio di sapienza» (Proverbi 1,7).






eppur qualcuno disse se non me lo sono sognato [SM=x44602] [SM=x44602] "di chi potrei aver paura" [SM=x44613] [SM=x44613] [SM=x44613] non ricordo che beato lo disse [SM=x44600] [SM=x44601] [SM=x44598]
su dai [SM=x44597] che tanto avete lo pirito [SM=x44600]


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4/1/2011 2:50 PM
 
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perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti e di sole?????
[SM=x44613] come canzoncina secondo me' e' meglio "canzone del maggio"di de andre' canzone forse di sinistra forse antisemita mah!!!
per me' [SM=x44599] [SM=x44600] molto clericale [SM=x44600]

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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


L'unico libro
Gianfranco Ravasi

Ho avuto tre educatori: la strada, la scuola, la Bibbia. Alla fine è la Bibbia quella che ha contato di più. E' l'unico libro che dovremmo possedere.

Duke Ellington (1879-1974) è figura mitica del jazz americano, venuto dalla strada della nativa Washington, formatosi poi a una scuola che intrecciava elementi differenti della cultura musicale afro-americana e approdato anche ai Sacred Concerts.
Sì, perché, come egli spiegava nella citazione che oggi ho proposto, la Bibbia era stata la stella polare della sua umanità e creatività. Ho voluto introdurre questo tema perché domani - quando il giornale non uscirà - si celebrerà la memoria di san Girolamo, il grande traduttore e interprete delle S. Scritture.

Forse si può dire con una certa sicurezza che tutti i nostri lettori posseggono una Bibbia. Ma questo non è ancora sufficiente, perché si sa bene che in certi negozi di mobili vendono anche qualche metro lineare di libri come arredo. La Bibbia non deve ridursi a un nobile soprammobile, ma dev'essere letta e approfondita, giorno per giorno. E' da mezzo secolo che convivo con la Bibbia; eppure devo confessare che, leggendo gli studi dei miei colleghi, scopro ogni volta una nuova sfumatura, un aspetto inatteso, una dimensione nascosta.
Ma anche questo non basta. La Bibbia spesso si autodefinisce con immagini "offensive": spada, fuoco, luce, acqua, martello e così via.

Essa, cioè, deve incidere nella vita, deve inquietare le coscienze spente, deve dirigere le nostre scelte. Solo così essa «conta di più» per noi.



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4/1/2011 4:06 PM
 
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... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


Sul crinale
Gianfranco Ravasi

Alcuni amano soprattutto con la testa: devono sapere tutto dell'altro e parlano in continuazione per essere sicuri di ragionare nello stesso modo e provare le stesse emozioni. Il loro amore passa attraverso le parole. Altri amano soprattutto col cuore: hanno quasi paura di dire troppo. Temono di poter scoprire che l'amore è l'unica cosa che hanno in comune.

L'editrice milanese Iperborea ci ha fatto conoscere uno scrittore svedese di alta qualità come Björn Larsson, navigatore e viaggiatore, ora docente di letteratura francese in patria. Il suo ultimo romanzo L'occhio del male sarebbe da leggere come antidoto a ogni tentazione di fanatismo, razzismo o fondamentalismo. Da una delle sue pagine estraggo questa considerazione sull'amore «di testa» e «di cuore».
La descrizione delle due forme è così chiara da non aver bisogno di commento. Vorrei solo fare due osservazioni complementari tra loro.

L'amore è un canale di conoscenza diverso da quello della ragione e per questo in esso non si deve «dimostrare» tutto, «spiegare» ogni cosa. Mauriac , scrittore francese, ironicamente osservava che, quando due amanti «si spiegano», è perché stanno lasciandosi. C'è, dunque, un'intimità che nasce dall'intuizione; c'è una comprensione che si alimenta col silenzio. Tuttavia - e questa è l'altra riflessione - la parola è necessaria. Non si può lasciar tutto all'implicito, col rischio che lentamente quel silenzio diventi mutismo e distacco.

Allora, come dicevano gli antichi greci, il sapiente è colui che sta sul crinale: in amore egli s'affida al cuore ma non disprezza la testa.



Fonte -


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4/2/2011 5:11 PM
 
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QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e





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4/2/2011 9:36 PM
 
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speriamo in buone dosi di fosforo [SM=x44599] [SM=x44598] [SM=x44606] [SM=x44606] [SM=x44606]

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non bisogna avere paura di un Popolo che non ha Potere ma di chi detiene il Potere di Quel Popolo
anche perché la MORTE non accetta una lira
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