printprintFacebook
Telegiornaliste Fans Forum
TELEGIORNALISTE FANS FORUM - Forum ufficiale del settimanale Telegiornaliste
Buon compleanno a
New Thread
Reply
 
Facebook  

La presenza di Dio

Last Update: 9/18/2019 1:35 AM
Author
Vote | Print | Email Notification    
OFFLINE
Email User Profile
3/11/2011 10:19 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e

«Io sono il Signore, tuo Dio ... non avrai altri dèi di fronte a me»
(Dt 5,6-7)


“Mosè" - particolare - Michelangelo Buonarroti (1513-1515) - Basilica di San Pietro in Vincoli, Città del Vaticano-Roma

«Dio è “irrazionale”, non applica la rigida norma della giustizia.
L'uomo è irrazionale nell'odio, Dio è irrazionale nell'amore:
una punizione che si espande in quattro generazioni e
un favore che si estende fino alla millesima generazione»


Il Patto che dona
la libertà all'uomo

Gianfranco Ravasi

“Al terzo mese dall'uscita dall'Egitto, la terra della schiavitù, gli Israeliti arrivarono al deserto del Sinai e si accamparono davanti al monte. Dio pronunciò allora queste parole», Il monte, la solitudine del deserto, un popolo in marcia, una voce: è in questa cornice che il libro dell'Esodo traccia la storia dell'incontro inatteso tra Dio e l'uomo. Una linea verticale (Dio e il monte) e una orizzontale (il popolo e il deserto) si incrociano proprio nel cuore della religione. La Bibbia usa il linguaggio colorito del mondo orientale: il Signore-Re sta stipulando un trattato diplomatico col suo principe, l'uomo; Dio si lega a un impegno, è il dono della libertà che continuerà a offrire all'umanità, come un giorno l'ha offerto ad Israele «facendolo uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù» (Es 20,2). E il popolo risponde col Decalogo, le dieci grandi risposte al Dio alleato, vicino e non più relegato in cieli lontani e nebulosi, separati dalle nostre ore e dai nostri giorni. La prima parola che Israele vuole vivere nella sua esistenza è la base e il sostegno di tutte le altre nove. Tra poco ascolteremo questa “parola” nella formulazione precisa del libro dell'Esodo. Ma se vogliamo già intuirne il valore, immaginiamo una costellazione i cui sette astri siano altrettanti verbi luminosi disseminati nelle pagine della Bibbia: amare (Deut 6,5), ascoltare (Deut 6,4), aderire (Deut 10,22), ricordare (Deut 8,8-9) per cui l'apostasia sarà un "dimenticare", servire (Gios 24), temere (Deut 6,2.13), seguire il Signore, marciando con bui (Deut 6,14). Nella liturgia antica l'ebreo ascoltava un interrogativo. Anche noi siamo invitati ad ascoltarlo e a rispondere. «Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l'ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima?» (Deut 10,12).


La "prima Parola” - La prima, decisiva risposta dell'uomo a Dio è la fede ed è raccolta nel primo "'comandamento". Di esso la Bibbia offre tre formulazioni che sono come sfaccettature diverse d'una stessa pietra preziosa (Es 20,3-5).

La formulazione teologica: «Non avrai altri dèi di fronte a me». È la solenne dichiarazione del monoteismo. «Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo!» recita ancora l'ebreo credente.

La formulazione pastorale: «Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra". Israele è un popolo senza arti pittoriche o plastiche. Se vuoi cercare l'immagine più splendida e più somigliante a Dio sulla terra - dice la Bibbia - non devi ricorrere a una statua fredda o a un vitello d'oro, simbolo della forza e della fecondità (Es 32), devi invece guardare il volto di un uomo, del tuo fratello, perché «Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò» (Genesi 1,27).

La formulazione liturgica: «Non ti prostrerai davanti agli Ìdoli, né li servirai». “Prostrarsi” è l'atto orientale dell'adorazione. Come nel giorno glorioso dell'ingresso nella Palestina, la terra della libertà, Israele deve sempre ripetere la sua professione di fede: «Noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio!» (Gios 24,18). Ora Israele sta identificando la fisionomia del volto di Dio. La Bibbia la disegna con due tratti espressi col pittoresco linguaggio orientale (Es 20,5-6).

La “Gelosia” di Dio: «Io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso». Dio è intransigente ed esclusivo, non tollera che la sua "eredità" più preziosa, l'uomo, gli sia alienata e passi sotto altri padroni. Dice ancora la Bibbia: «Il Signore tuo Dio è fuoco divoratore, un Dio geloso» (Deut 4,24). Ma c'è anche una sfumatura di tenerezza in questa frase: Osea, un profeta dal matrimonio in crisi, la intuirà e la annunzierà. Israele è una sposa che ha abbandonato suo marito. Ma il Signore tradito continua ad attenderla presso il focolare abbandonato. Il suo dolore non offusca la speranza del ritorno: «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò ancora al suo cuore» (Osea 2,16). Un'altra linea della fisionomia di Dio si rivela nel suo atteggiamento nei confronti del peccato, realtà che si snoda attorno a due poli, la mia responsabilità personale e l'influsso che il mio male esercita ramificandosi nella società. Ascoltiamo la dichiarazione di Dio: «Io punisco la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, ma dimostro il mio favore fino a mille generazioni per quelli che mi amano». Dio è “irrazionale”, non applica la rigida norma della giustizia. L'uomo è irrazionale nell'odio, Dio è irrazionale nell'amore: una punizione che si espande in quattro generazioni, un favore che si estende fino alla millesima generazione.


Un dittico esemplare di oscurità e di luce - A questo punto si pone un interrogativo molto semplice: questa prima "parola" antica, dispersa all'orizzonte di almeno tre millenni trascorsi sulla scena di questo pianeta, che significato ha per noi, oggi? È solo una pagina polverosa d'archivio o un messaggio adatto anche alla giornata che abbiamo appena iniziata? Cerchiamo di immaginare un dittico, cioè due tavole dipinte raccolte in unità da una cerniera. La prima ha tinte fosche, è la scena del rifiuto, del dio falso.

Il primo comandamento è un atto di accusa contro la moderna idolatria i cui feticci si chiamano potere, denaro, lavoro disumano, sesso, sfruttamento. Dio ci ricorda che questi "re-feticci" che adoriamo sono vuoto, nulla, cose che durano come la scia d'una nave nel mare o come nuvola che si dissolve al calore del sole (Sapienza 5,10-14).

Il primo comandamento è un atto d'accusa contro l'indifferenza in cui vive la società del benessere: Dio non è combattuto o cancellato, ma semplicemente dimenticato e ignorato. È il trionfo d'un ateismo comodo che rifiuta i grandi orizzonti, che fa abbandonare l'ansia della ricerca, l'inquietudine della coscienza per curvarsi solo su interessi limitati, per affidarsi solo a piccole e pallide lampade anziché lasciarsi guidare dallo sfolgorare del sole, come diceva S. Agostino.

Il primo comandamento è un atto d'accusa contro le immagini errate di Dio che noi ci costruiamo. Ridotto a un oggetto che possiamo manipolare secondo i nostri interessi, Dio è diventato, come scriveva Bonhöffer (un credente martire nei campi di concentramento nazisti) un “tappabuchi” o una Medusa che cambia secondo la nostra volontà. E invece, «io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, non il Dio dei morti, ma dei vivi!» (Matt 22,32). La scena di luce è tutta riassunta nella preghiera di Mosè: «Mostrami il tuo volto, o Signore!» (Es 33,18).

Il primo comandamento è un invito alla conoscenza di Dio. Il "conoscere" nella Bibbia è il verbo dell'amore sponsale: una conoscenza, quindi, fatta di intelligenza, di volontà, di passione, di sentimento e di azione. Non basta conoscere Dio, bisogna riconoscerlo, cioè amarlo. Magari anche attraverso un lungo itinerario di ricerca: anche per Israele Dio è una luce che si svela lentamente Fino alla pienezza del Cristo, “stella del mattino” (Apocalisse 2,28).

Il primo comandamento è anche un invito alla coerenza gioiosa nella vita. Perciò il culto e la fedeltà che si danno a Dio non devono essere simili alla tassa versata con amarezza al fisco di Cesare (Matt 22,21)

Il primo comandamento è un invito a scoprire dietro l'aspetto fragile e persino odioso del prossimo il profilo di Dio. Dobbiamo amare l'uomo, “immagine di Dio” e luogo dell'incontro vivo con Dio. Infatti, il Signore stesso ha così confessato al suo popolo: «Quando Israele era giovinetto io l'ho amato, io gli insegnavo a camminare tenendolo per mano, avevo cura di lui, ero per lui come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi inchinavo su di lui per dargli da mangiare» (Osea 11,1.3-4).



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

Gioco di associazione di parole Ipercaforum42 pt.9/22/2019 6:49 PM by Dom Pérignon
Giorgia Cardinaletti38 pt.9/22/2019 3:28 PM by Sir_Anthony
Emanuela Bonchino35 pt.9/22/2019 3:33 PM by Monica.Io
OFFLINE
Email User Profile
3/12/2011 12:57 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Padre e padrone
Gianfranco Ravasi

Credo che sia meglio educare i figli facendo leva sulla comprensione e sull'indulgenza piuttosto che sul timore del castigo. Il dovere di un padre è abituare il figlio ad agire bene, spontaneamente, più che per timore degli altri. In ciò differisce il padre dal padrone.

Un sopruso dietro l'altro è la trama della vita del ragazzo sardo Gavino, in perenne umiliazione sotto il tallone di un padre padrone fino allo scontro finale che permetterà al giovane di spezzare quelle catene.
Sono molti, credo, i lettori che avranno riconosciuto in questa sintesi la vicenda del libro di Gavino Ledda, scrittore autodidatta, e il successivo intenso film dei fratelli Taviani, col titolo appunto di Padre padrone (1977). Eppure era già nel II secolo a. C. che il commediografo latino Terenzio ammoniva i genitori a educare i figli non col terrore della punizione, bensì con la convinzione e la testimonianza dei valori.

Il suo brano sopra citato può essere commentato con le parole di san Paolo agli Efesini: «Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore- Ma voi, padri, non esasperate i vostri figli, bensì fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore» (6, 1.4). Ecco, l'equilibrio - spesso arduo da conquistare - sta proprio qui, evitando due eccessi.
Il primo è quello dell'esasperazione, dell'eccesso di correzione, dell'autoritarismo o, peggio, della violenza in famiglia, soprattutto da parte del padre padrone. E non bisogna evocare costumi remoti e orientali per scoprire quanto questa prevaricazione vergognosa inquini e persino insanguini anche le nostre famiglie occidentali. C'è, però, un altro estremo da evitare: l'Apostolo, infatti, esorta a non esasperare i figli, ma anche a farli «crescere nella disciplina» (la paideia greca). Ai nostri giorni quanti genitori imboccano la via del permissivismo comodo a loro e ai figli, stupendosi poi quando si ottengono esiti drammatici.

In sintesi - come scriveva il poeta tedesco dell'Ottocento Wilhelm Busch - «non è difficile diventare padre; essere un padre, questo è difficile!».



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/12/2011 1:19 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

L'adulazione
Gianfranco Ravasi

Vedo un individuo circondato e seguito; ma occupa una posizione importante. Ne vedo un altro che tutti cercano di avvicinare; ma è in ascesa. Ecco uno abbracciato e coccolato persino dai politici; ma è ricco. Un altro è guardato con curiosità e additato da tutti; ma è colto ed eloquente. Ne scopro uno che nessuno dimentica di salutare; eppure è cattivo. Io vorrei, invece, un uomo che sia buono - e nient'altro - ma che sia ricercato da tutti!

Amara è questa rilevazione che il grande moralista francese Jean de La Bruyère registra nella sua celebre opera I caratteri (1688). Sei una persona di successo, sei in carriera, sei ricco, sei un conduttore televisivo, sei una canaglia ma furbo?
Ebbene, non ti mancherà mai il corteo degli ammiratori, pronti a stenderti davanti la passatoia rossa, a esaltare come virtù anche i tuoi vizi, a sperare in un tuo gesto d'attenzione. Sei un onesto ma poveraccio? Sta certo, avrai come compagna solo la tua coscienza e, al massimo, chi ti ama veramente. Mai, però, una folla plaudente celebrerà il tuo rigore morale.

Purtroppo questa è una legge costante e, allora, mano alla manovella dell'adulazione, ai grani d'incenso, alle lodi improbabili perché, se è vero che la piaggeria è il cibo degli stupidi ma potenti, è anche vero che risulta sempre gustosissimo. Persino Goethe, nelle sue Massime e riflessioni, si rassegnava ad affermare che «chi non ha doti deve imparare ad adulare se vuole cavarsela nel mondo».
Siamo indenni da questo difetto miserabile, solo se siamo pronti a cercare l'amicizia anche della persona semplice ma integra, solo se abbiamo dignità, solo se non mettiamo le nostre risorse umane al servizio del successo a ogni costo, solo se non abbiamo come unico metro di giudizio il nostro interesse, solo se scegliamo di lodare esclusivamente il giusto, il vero, il bene.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/12/2011 2:05 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Un'unica lingua paterna
Gianfranco Ravasi

Nessun uomo è un'isola, completo in sé. Ciascuno di noi fa parte di un continente, un pezzo di terraferma.

«Ci sono persone che parlano un momento prima di pensare». Ebbene, oggi è domenica: proviamo a ribaltare questo aforisma del moralista francese La Bruyère, autore da noi citato anche ieri.
Prima di parlare, creiamo uno spazio di silenzio e di riflessione e in quest'oasi lasciamo echeggiare le parole, per altro celebri, che sopra sono state trascritte. A proporle è un grande poeta inglese, John Donne, vissuto tra il Cinque e il Seicento, in una raccolta significativamente intitolata Devozioni.

È una meditazione spirituale sul mistero dell'uomo, «l'unico essere animale per il quale il suo stesso esistere è un problema da risolvere», come ha detto un filosofo, Erich Fromm. Ora, l'umanità è stata creata - è la Genesi (1, 27) a dircelo - come immagine divina proprio perché è maschio e femmina, cioè votata a una relazione interpersonale, a un incontro fecondo e, perciò, capace di imitare il Creatore attraverso la generazione.
Ma c'è di più. Noi apparteniamo a un orizzonte genetico comune, l'«umanità» appunto, che è il nostro «continente» di cui siamo una porzione. Invano abbiamo eretto le frontiere delle razze, delle classi, delle divisioni: noi rimaniamo tutti figli di Adamo, deboli e gloriosi al tempo stesso, capaci di infamie e di eroismi.
Ed è per questo che dobbiamo combattere la grande tentazione di isolarci, perché da soli non bastiamo a noi stessi. L'autismo spirituale e culturale è un dramma peggiore di quello psicologico e guarirlo è un'impresa ardua.

Ritorniamo, allora, a guardarci negli occhi, a estrarre non la spada del duello ma la voce del dialogo, dato che tutti abbiamo una lingua paterna comune, quella dell'unico Creatore, iscritta nelle nostre anime e coscienze.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/12/2011 2:54 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e

«Giunto sul luogo, disse loro:
"Pregate, per non entrare in tentazione"»

(Lc 22, 40)


“Orazione nell'orto" - Giovanni Bellini (1461) - National Gallery, Londra

«Gesù, tu hai voluto provare fino all’ultimo la ripugnanza
per la volontà del Padre, contraria alle tue attese.
Anche noi sentiamo talora questa ripugnanza.
Fa che non ci spaventiamo di questa
resistenza che sentiamo nascere dentro
»


La Via Crucis

Carlo Maria Martini

Gesù nell'orto degli ulivi - Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate". Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu". Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: "Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Marco 14,32-38).

Gesù, noi vorremmo seguirti sulla via della croce. Vogliamo entrare con te nell’orto degli ulivi, nel podere chiamato Getsèmani, per unire la nostra preghiera alla tua. Ma, come per i discepoli, ci è tanto difficile! Per essi c’è la stanchezza del giorno precedente, c’è il silenzio cupo della notte con gli oscuri presagi che lo accompagnano. Noi, soprattutto quando vogliamo vegliare un po’ più a lungo con Te, veniamo oppressi dai fantasmi che si agitano nei nostri cuori e che ci rendono la preghiera un peso.
Sentiamo una gran voglia di fuggire, di darci per vinti e di abbandonarci a distrazioni che ci tolgano da questo incubo. Non riusciamo a condividere il tuo spavento e la tua angoscia e soprattutto non riusciamo a sintonizzarci con la tua preghiera. Anche le tue parole sulla tentazione che incombe sono ricevute da noi con lo spirito ottuso e incapace di capire. Il sonno appesantisce le nostre membra e chiude il nostro cuore. Intanto Gesù, viene coinvolto in tutto il suo essere dalla grande e decisiva preghiera: Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile, allontana da me questo calice! Però, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi.

Gesù, tu hai voluto provare fino all’ultimo la ripugnanza per la volontà del Padre, contraria alle tue attese. Anche noi sentiamo talora questa ripugnanza. Tu hai accettato di essere oppresso da una tristezza mortale. Può capitare, in certi momenti della nostra vita, di giungere fino a questo punto. Fa che non ci spaventiamo di questa resistenza che sentiamo nascere dentro. Fa che non ci arrendiamo né pensiamo che in tali frangenti è giocoforza arrendersi. È necessario stringere i denti e soprattutto confidare nella potenza dello Spirito che opera in noi. Possiamo sempre essere vittoriosi, per la forza di colui che ci ha salvati.

Gesù deposto nel sepolcro - Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro (Marco 15,42-46).

Gesù che nel buio sulla terra e nel buio del sepolcro, hai chiesto a Dio perché ti aveva abbandonato, e nel buio del sepolcro rimani in attesa della risurrezione, facci intravedere che non c’è abisso fra cui non sia possibile invocare Dio. Ricordaci che le nostre prove fisiche, spirituali e morali sono parte del tuo venerdì Santo e che tu le vivi con noi e le superi in noi. Tu che lacerato e straziato dal dolore, hai elevato un alto grido prima di morire, accogli il nostro grido, concedici di giungere all’ultimo giorno della nostra esistenza terrena con la volontà di consegnare nelle mani del Padre il nostro spirito, la nostra vita e la nostra morte. Signore della croce, aiutaci a riconquistare ogni giorno la legge del morire a noi stessi per vivere il primato assoluto di Dio, di te e del tuo Vangelo.

Il sabato santo è vissuto dai discepoli nella paura e nel timore del peggio. Il futuro sembra riservare loro sconfitte e umiliazioni crescenti. Il loro maestro è nella tomba. Maria vive una attesa fiduciosa e paziente, ella sa che le promesse di Dio si avverranno. Anche nel sabato del tempo in cui noi ci troviamo a vivere è necessario riscoprire l’importanza dell’attesa, gettare luce sul compito che ci aspetta e che ci è reso possibile dal dono dello spirito del risorto.

Signore, nel tuo dono d’amore, in te riconosciamo il verbo di Dio fatto uomo. Noi abbiamo compreso la verità, la bellezza, la forza della fede, che tu offri a ciascuno di noi e a tutti quelli della famiglia umana della società intera a cui apparteniamo, rimani con noi per sempre.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/12/2011 3:40 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Donne e uomini
Gianfranco Ravasi

È una delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole.
Se c'è un genere che mi è estraneo, è il genere maschile. Lo trovo troppo determinato, tradizionalista, triste, fedele alle abitudini, perduto in automatismi, in credenze sulle quali non s'interroga mai. La scrittrice inglese George Eliot (1819-1880), che aveva assunto questo pseudonimo maschile, annotava: «Certo che le donne sono stupide. Dio onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini!».
Ebbene, sulla scia di questa provocazione ironica ho voluto accostare due considerazioni antitetiche, eppure entrambe dotate di una loro verità. Da un lato, c'è la prima frase, desunta da quel romanzo originalissimo che è La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo.

Che la donna sia spesso capace di sorprendere e di spiazzare il suo interlocutore maschile è un'esperienza abbastanza frequente e non necessariamente negativa. Si pensi che in Cina c'è un villaggio, Pumei, ove le donne usano una lingua solo femminile, il nushu, incomprensibile ai maschi e tramandato dalle madri alle figlie. D'altro lato, però, è anche fondata la seconda frase della scrittrice Alice Ceresa (1923-2001) che bolla la noiosa pedanteria maschile. Certo, anche questo aspetto può avere un risvolto positivo nella determinazione, nella fermezza, ma può irrigidirsi nell'automatismo, nell'abitudine, perdendo la freschezza della ricerca, della sorpresa, della domanda di senso.

Tutto questo ci conduce alla specularità dei due sessi, entrambi limitati e criticabili, ma necessari per l'armonia e la vita dell'umanità. Stupidità e grandezza sono ugualmente ripartite perché siamo sempre in presenza di creature e non di divinità.

Eppure, come insegna la Bibbia (Genesi 1, 27), l'immagine divina nella creatura umana è proprio nella dualità sessuale, nel suo profilo originale e creativo.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/12/2011 4:41 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Vivere appartato
Gianfranco Ravasi

Per nascere scrittore, bisogna imparare ad amare la rinuncia, la sofferenza, le umiliazioni. Soprattutto bisogna imparare a vivere appartato.

Anche a me giungono spesso testi inediti, che grondano speranze destinate a rivelarsi illusioni. Infatti, soprattutto per quanto riguarda la poesia, molti sono convinti che sia solo un'improvvisazione simile a una folgore, mentre in verità essa è come un distillare miele da una candida e casta cera, per usare un'immagine di un poeta autentico come Clemente Rebora.
Molti credono che scrivere sia come indossare un cappotto e non strappare qualcosa dall'anima con fatica, impegno, tormento.

A tutti gli aspiranti scrittori - e sono una legione, come ben sanno le case editrici - dedico questa nota di un autore provocatorio come è stato l'americano Henry Miller, morto in California nel 1980. Ma questa considerazione, desunta dalla sua opera autobiografica Nexus (1960), vale un po' per ogni professione e per una vera formazione personale.

Quattro sono le tappe di questo ideale itinerario dello spirito. La rinuncia, innanzitutto, alle distrazioni, alle banalità, alla superficialità, alle illusioni. C'è poi la sofferenza che comporta la fatica dell'addestramento, dell'ascesi, della ricerca. Si parano poi davanti a noi le umiliazioni: lo scacco, l'insuccesso sono spesso in agguato ed è facile lasciarsi tentare dallo sconforto, accasciandosi ai bordi della strada della vita. Infine, ecco la tappa decisiva: il paziente e silenzioso appartarsi nella riflessione, lontano dal rumore, dalle chiacchiere, dalla mondanità, dalla luce sfacciata dei riflettori.
Al pittore El Greco chiesero un giorno perché egli dipingesse sempre in una camera in penombra.

Rispose: «Se sapeste quale luce sfolgorante è dentro di me!».



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/12/2011 11:26 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e

«Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto»

(Mt 4, 10)


"La tentazione di Cristo sul monte" - Duccio di Buoninsegna (1308-1311) - Frik Collection, New York

L’azione ordinaria e straordinaria del Maligno.
La parola a Don Giuseppe Tagliareni, che lancia l’allarme:
«Satana sempre più forte a causa del maggior numero

di peccati compiuti dall’umanità»



da "Portatore di luce"
a "Principe delle tenebre"

di Matteo Orlando

“Il maleficio è un male fatto per mezzo del demonio, invocato apposta da un operatore dell’occulto (mago o megera) mediante un rito. Satana scimmiotta così quello che fa Dio mediante i Suoi Sacerdoti e i Suoi Sacramenti per il bene dei Suoi figli; il demonio fa lo stesso, ma in negativo, con i suoi falsi sacerdoti (maghi) e falsi sacramenti (fatture, talismani, amuleti, etc.). Dio dà benedizioni e Satana maledizion". Padre Giuseppe Tagliareni, classe 1943, laureato in Medicina a Palermo nel 1968, ordinato sacerdote nel 1976 a Torino, parroco a Calamonaci (Arcidiocesi di Agrigento) dal 1996 ad oggi, da un ventennio è impegnato - attraverso l'Opera della Divina Consolazione (odc.altervista.org) da lui fondata nel 1983 a Sciacca (AG) - nella cura pastorale delle persone oppresse da causa malefica e quindi, in ultima analisi, dall’influsso diretto o indiretto del demonio, anche per quelle situazioni di invidie e gelosie umane che possono causare dei mali malefici se durano da anni (come nel caso di mali agli occhi e alla testa, impedimenti nello studio e negli esami, impedimenti nel matrimonio e nell’avere figli, rovine economiche, incidenti a catena, disturbi che sembrano malattie senza esserlo, etc). Al Padre abbiamo posto alcune domande su satana, gli esorcismi e i mali malefici.

Padre Tagliareni, Chi è Satana? Come immaginarlo?
“Satana è il diavolo, il capo dei demoni, l’angelo ribelle a Dio che trascinò nella sua ribellione altri angeli, che furono tramutati in demoni. Essi si oppongono a Cristo e a Dio. Sono invidiosi dell’uomo e ordiscono per la sua rovina. Solo Dio li può debellare. San Michele, capo degli angeli fedeli, ha vinto Satana ma con l’aiuto di Dio. La guerra tra angeli buoni e angeli cattivi continua sulla terra e così sarà fino alla fine del mondo. Il demonio vuol prendere il dominio completo sugli uomini per farsi il suo regno, in opposizione al Regno di Gesù Cristo, Dio fatto uomo. Gli angeli sono puri spiriti (senza corpo), perciò non si possono rivestire di immagini, se non per nostro comodo. Essi sono dotati di pensiero intuitivo e grande potenza sul creato, ben più di un genio umano; essi ci superano immensamente, ma non possono fare tutto ciò che vogliono, perché Dio mette dei limiti e difende la nostra libertà”.

Esiste dialogo tra Dio e Satana?
“Non lo sappiamo. Di certo Satana urla e bestemmia continuamente Dio. Nella Bibbia, dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio maledisse il serpente (diavolo) e lo condannò a strisciare e ad essere calpestato dal tallone del Figlio della Donna (la Madonna). Nel libro di Giobbe pure vi è un dialogo tra Dio e Satana, ma è figurativo. Nei Vangeli si vede Gesù che a volte interroga i demoni e poi li caccia, ma non dialoga con loro”.

Non potrebbe Dio bloccare l’azione di Satana? Non potrebbe bloccare l’opera degli stregoni e dei maghi?
“Certo che può e alla fine lo fa sempre. Ma Dio dà anche a Satana la libertà di agire, di tentare, ma sempre entro certi limiti. Così pure, stregoni e maghi possono fare i loro riti e magie, che hanno effetti limitati anche se pericolosi. La stessa cosa vale per un mafioso o per uno spacciatore: Dio permette loro di agire e anche di fare il male, ma fino ad un certo punto. In ogni caso vale la regola generale: Dio permette un male solo per ricavarne un maggior bene. Bisogna sapere che molti si riavvicinano a Dio e alla Chiesa dopo essere stati scottati dalla magia e dall’azione diabolica su di loro”.

Molti non credono nel demonio e pensano che tutto sia spiegabile con teorie psicologiche o psico-analitiche. Che ne dice?
“Ognuno può credere quello che vuole. Bisogna però vedere se le sue teorie tengono e se riesce a liberare coloro che sono oppressi da disturbi malefici. Con l’esorcismo ci si riesce, anche se faticosamente. Nei casi di vera ‘possessione’, la psicologia e la psicanalisi non possono fare nulla. Ci si trova davanti una entità sconosciuta e terribile che prende il posto della persona e domina il suo corpo ora più ora meno, facendogli fare cose inspiegabili con le leggi naturali. L’esistenza del demonio è rivelata da Dio stesso e Gesù lo combatté sempre e diede ai suoi discepoli il comando di cacciare i demoni”.

Il demonio può localizzarsi in un uomo, in una sua parte, in un luogo? E può coabitare con lo Spirito Santo?
“Con la permissione di Dio si può ‘localizzare’ e allora dà segni della sua presenza malefica che rimane invisibile, segni che sono diversi ma che superano la ‘normalità’. Il libro di Giobbe descrive bene quello che il demonio può fare: disgrazie, infestazioni, morie di animali, tempeste, incursioni di briganti, morti improvvise, malattie incurabili, etc. Egli non può coabitare con lo Spirito Santo che è Dio, come le tenebre non possono resistere se c’è luce. Tuttavia, se Dio lo permette, anche una persona santa può essere temporaneamente posseduta nel corpo, mentre Dio abita nel cuore e nell’anima di questa persona. Ciò è permesso per un disegno meraviglioso di Dio, che si avvale anche di Satana”.

Che relazione c'è tra libertà e tentazioni e poi tra libertà e possessione diabolica?
“La libertà è una dote che il Creatore ha dato all’uomo e nessuno può togliere, anche se il suo esercizio è spesso condizionato da molti fattori. Nella tentazione è dato a Satana il tempo di mettere alla prova la nostra libertà di aderire a Dio o al peccato. La tentazione può essere molto forte, ma Dio non permette che siamo tentati oltre le nostre forze e ci dà sempre la via d’uscita, se lo vogliamo. La possessione invece, viene addosso come una malattia, senza che uno l’abbia voluto o desiderato; di solito la libertà non è tolta del tutto. Durante l’esorcismo, se c’è vera possessione emerge il demonio dentro il corpo della persona. Egli allora può anche bestemmiare e dimenarsi, sputare e dare calci o morsi; ma la persona non ricorda nulla di quanto avviene durante l’esorcismo e non è responsabile di quanto dice con la sua bocca o fa con le sue mani: un altro opera in lei”.

Gesù liberò da Satana?
“Sì, ma la vittoria di Cristo Capo deve passare alle sue membra, che sono i cristiani e poi nel mondo intero, dove purtroppo regna Satana. La lotta, iniziata alle origini dell’umanità dunque, continua ad ogni generazione, fino alla fine del mondo. Però con Gesù in noi, abbiamo la vittoria sicura; così con la Madonna che intercede per noi: Satana non la può sopportare, perché è la creatura “tutta Santa”, la più amata da Dio e lo strumento della Sua incarnazione tra gli uomini. Su chi è devoto della Madonna, Satana non ha potere”.

La Madonna, nelle sue apparizioni, parla spesso di Satana. Si può dire che egli oggi sia più forte che nel passato?
“Sì, non perché sia cambiato, ma perché gli uomini oggi peccano molto di più che nel passato. E’ il numero di peccati che dà potere a Satana. Oggi poi, questi sono enormemente aumentati per mezzo della televisione e di internet che entrano in tutte le case e spengono la preghiera e il dialogo tra gli sposi. Molte persone non frequentano più né la Chiesa né i Sacramenti e così cadono sotto il potere del Maligno. Basti vedere gli aborti, i divorzi, l’abuso di alcol, la droga, i delitti che si fanno e gli scandali che si diffondono in pochi minuti per il mondo intero, mentre il bene non fa notizia”.

Che cosa dice, riguardo agli esorcismi, la Chiesa Cattolica?
“Dice che il Divin Salvatore ha lasciato alla sua Chiesa il potere di cacciare i demoni e vuole che così si faccia, come faceva Lui stesso. D’altra parte, poiché si tratta di un ministero difficile, il Diritto Canonico prescrive che il Vescovo dia questo incarico a Sacerdoti particolarmente preparati, forti nella fede e integri di costumi, anche se di per sé chiunque nel nome di Gesù può fare esorcismi, anche un laico. In oriente spesso questo ministero è affidato ai monaci, anche se non son preti. In famiglia o in seno a gruppi di preghiera, anche un laico può benedire nel nome del Signore ma non fare esorcismi né interrogare il demonio. Deve poi evitare di imporre le mani ad alcuno. Se nelle preghiere succedono fatti strani, è necessario avvisare il sacerdote responsabile e, se è il caso, anche il Vescovo, perché sia consultato un esorcista. Altra cosa è la preghiera d’intercessione per le persone oppresse, che è sempre utile e può ben affiancare l’opera di un esorcista”.

Quanti sono gli esorcisti oggi operativi in Sicilia?
“Pochi e non sono sufficienti al bisogno. Per volontà dei Vescovi di Sicilia, fra' Benigno Palilla, esorcista che si è formato con padre Matteo La Grua di Palermo, tiene un Corso per sacerdoti esorcisti già da alcuni anni. Nella diocesi di Agrigento non c'è ancora nessun esorcista ufficiale”.

Cos'è esattamente l'Esorcismo?
“E' un sacramentale, una particolare forma di Benedizione che la Chiesa fa su una persona che si ritiene oppressa dal maligno. Si tratta di particolari preghiere e gesti che l'Esorcista fa per espellere il diavolo che ha preso possesso del corpo della persona. Nel Vangelo si riportano diversi esorcismi di Gesù: di fronte a lui i demoni si manifestavano, urlavano, straziando la persona posseduta e poi al suo comando scappavano via, liberando l'ossesso. Nel Nome di Gesù la Chiesa da due mila anni fa lo stesso”.

Perché Dio permette la possessione?
“Dio permette al demonio non solo di tentare ma a volte anche di vessare e opprimere l'uomo, di procurare sventure, malattie e disastri, come fu per Giobbe. Ma Dio gli fissa limiti invalicabili. Ciò è permesso per un bene maggiore delle anime, per dare gloria a Dio e per mostrare che Satana c'è ed è pericoloso. Bisogna aggiungere che i casi veri di possessione sono pochi ma non rari. La pratica esorcistica parla di qualche decina di persone su mille che ritengono di avere Satana addosso. La maggioranza ha solo disturbi minori che non richiedono l’esorcismo, ma altri Sacramentali”.

Come si fa l'Esorcismo?
“Prima di tutto ci vuole l'assenso della persona interessata e l'assistenza di suoi familiari e di collaboratori dell'Esorcista, tra cui anche medici e psichiatri. Una volta che si è certi della diagnosi di possessione, si fa l'esorcismo seguendo l'apposito Rito prescritto dalla Chiesa. Le preghiere si possono prolungare anche per ore. Quasi subito Satana si manifesta con urla, bestemmie, atti di violenza, sputi; egli non sopporta le preghiere, l'acqua benedetta, la stola, la mano o il soffio del sacerdote, la croce, le reliquie dei Santi, la Bibbia; a volte fa il gradasso e si fa beffe dell'Esorcista. Ma egli sa che ha partita persa: prima o poi dovrà uscire e andarsene. Purtroppo spesso ritorna e quindi il "lavoro" dovrà continuare ed essere sostenuto da molta preghiera, da S. Messe, dall'avvicinamento a Dio di tutti i familiari, da vera conversione”.

Ricorda qualche particolare interessante?
“Si, tanti. Il demonio non dice mai il nome di Gesù e di Maria, neanche se costretto. Risponde: Non posso!. Se si insiste, dice: Quello, Quella. Una volta, l'esorcista chiese: Chi è Quello? Forse Quello che ha le piaghe alle mani e ai piedi?. Il demonio rispose piagnucolando: Io gliele ho fatte! E Lui dona la Vita!. In un altro esorcismo, fu fatta la stessa domanda riguardante la Madonna, che egli chiamava Quella. Il sacerdote chiese: Chi è "Quella?. Rispose: Quella che vuole tutti in Cielo.

Ci sono esorcisti più forti ed esorcisti più deboli, o l'uno vale l'altro?
“Ci sono sempre delle differenze tra gli uomini e questo vale anche nel campo degli esorcisti. Chi libera è sempre Gesù e la liberazione spesso non si sa quando avverrà. Molti Santi sono stati ottimi esorcisti, come San Benedetto, San Francesco d’Assisi, San Domenico, Santa Caterina da Siena, San Pio da Pietrelcina, etc. Negli esorcismi si ha maggiore efficacia invocando certi Santi e usando certe reliquie, che il demonio non sopporta”.

Che valore protettivo ha portare al collo immagini sacre? Sono molto in uso medaglie, crocifissi, scapolari…
“Queste cose proteggono dal male, perché portano una Benedizione. Tuttavia bisogna osservare due cose: che non sono talismani e che non sono assoluti. E cioè, ci vuole sempre la fede e la pratica della vita cristiana (preghiera, S. Messa, etc.)”.

E' vero che il miglior esorcismo è la confessione?
“Sì, se si vuole togliere potere al demonio su di noi. Il suo potere infatti, è legato al peccato; e i peccati si tolgono con la Confessione. No, se si vuole usare la Confessione a posto dell’Esorcismo, quando c’è una possessione. In questo caso ci vogliono tutt’e due”.

Che differenza c'è tra un mago e un esorcista?
“Il mago ha dei poteri concessi dal demonio; l’esorcista ha poteri dati da Dio con l’ordinazione o col Battesimo. Il mago accredita se stesso per guadagnarci col suo “lavoro” e fa pagare salato i suoi servizi; l’esorcista non ci guadagna nulla sul piano economico: gli esorcismi non si pagano, anche se a volte durano più ore, mesi e anni. Gesù ha detto agli Apostoli: ‘Gratuitamente avete ricevuto; gratuitamente date’. Chi ci guadagna è l’anima e i parenti, che si avvicinano tutti a Dio e ne vedono la potenza”.

Il fatto di non trovare esorcisti o esorcisti validi spinge ad andare dai maghi. È peccato? E se si viene davvero guariti? È peccato andare da cartomanti?
“La Chiesa condanna il ricorso ai maghi, perché essi lavorano con poteri occulti dati dal demonio, il quale non va certo contro se stesso. Furbamente egli il male non lo toglie del tutto, ma lo cambia e lo rende più forte. La Bibbia proibisce di consultare simili operatori e anche chi invoca gli spiriti, chi fa opere di magia e stregoneria, chi pretende di predire il futuro, chi fa sacrifici umani (come nelle sètte sataniche): sono cose abominevoli che attirano i fulmini di Dio su chi li fa. Chi si mette col ‘maledetto’ (Satana) avrà parte delle sue maledizioni”.

Quali sono i sintomi che fanno pensare agli esorcisti di un intervento di Satana?
“Sono tanti, ma bisogna credere sempre che si possa trattare di disturbi patologici, tranne che non si dimostri il contrario. Per questo è utile fare delle diagnosi mediche e psichiatriche. Molti disturbi però si evidenziano durante gli esorcismi. Ne citiamo alcuni: parlare o capire lingue straniere mai studiate, conoscere cose occulte, sviluppare una forza superiore di molto alla propria costituzione fisica, avversione al sacro (ai Santi, alle reliquie, all’acqua benedetta, alle preghiere dell’esorcista, alla santa Comunione, alla Messa, alla stola del sacerdote e alla sua mano o al soffio sulla faccia, alla croce e al Crocifisso, etc.). Le persone possedute soffrono moltissimo: vengono bloccate nei loro movimenti, tormentate nei pensieri, impedite di pregare, di uscire a volontà, di lavorare serenamente; a volte sono vessate nel corpo con dolori e striature di sangue, graffi, incisioni, sonno malefico o al contrario insonnia invincibile, rifiuto del cibo o al contrario bulimia infrenabile. Questi e altri sono i disturbi più frequenti; ma bisogna saper fare una diagnosi precisa, anche con l’aiuto di una equipe di specialisti che lavorano insieme con l’esorcista. Non bisogna veder il demonio dappertutto, ma neanche chiudere gli occhi!”.

Quali sono i principali ostacoli che incontra un esorcista?
“Tanti: la mancanza di fede e di costanza, l’insufficiente preghiera di lui e delle persone coinvolte; la passività, per cui si attende quasi la bacchetta magica nelle mani dell’esorcista e non ci si impegna a cambiare vita. Altri ostacoli sono impedimenti di vario genere che Satana mette per non fare arrivare dall’esorcista, per esempio: incidenti di macchina, febbri strane, sonno malefico, etc. Un forte ostacolo è l’incredulità dei preti sull’azione del demonio e la riluttanza dei Vescovi a nominare esorcisti per la propria diocesi. Molti di loro credono di fare bene ad essere increduli, a non vedere il demonio dappertutto, a mandare le persone dallo psicologo o dallo psichiatra e pensano che parlare oggi di possessioni e di malefici fa ritornare al Medio-Evo. Ma purtroppo, non risulta che il demonio sia andato in pensione! … E quando non si crede alla sua presenza, gli si fa un gran piacere perché può “lavorare” indisturbato. E’ molto interessante leggere un libro di un grande esorcista recentemente scomparso: padre Pellegrino Ernetti, ‘La catechesi di Satana’, in cui il demonio è costretto a rivelare tante cosette interessanti, che a lui piacciono o dispiacciono”.

Aiutare un indemoniato comporta danni come, ad esempio, le vendette di Satana?
“No. Siamo protetti dai nostri santi Angeli custodi e dalla Madonna. Nessuna paura. D’altro canto bisogna pregare e usare Sacramenti e Sacramentali”.

Gli esorcisti interrogano il demonio e ne ottengono risposte. Ma se il demonio è il principe della menzogna, che cosa di utile si può ottenere ad interrogarlo?
“Se l’esorcista interroga il demonio, lo fa non per vana curiosità ma per possederne il nome e umiliarlo col nome di Gesù. Egli non resiste a questo nome e non gli va affatto di dirlo. Non lo dice mai. Piuttosto, dice: “Quello”. Il demonio è costretto a glorificare Gesù, anche se lo odia mortalmente. C’è una forza che lo fa parlare per dare gloria a Dio e far crescere ancor più nella fede l’esorcista stesso e quelli che l’assistono”.

Sono colpiti dai disturbi satanici più uomini o donne? Più giovani o vecchi?
“Non ci sono statistiche certe, anche perché per molti anni dopo il Concilio Vaticano II (1962-65) la Demonologia è stata messa in soffitta. Solo di recente le cose stanno lentamente cambiando. In Italia ci sono ormai parecchi esorcisti, ma non in numero sufficiente; in Spagna ce ne sono cinque; in Portogallo uno; in Germania nessuno. Ma le possessioni non mancano mai, tanto più quanto meno ci si avvicina a Dio e si pecca. Più colpite sembrano le donne e gli adulti”.

Perché Dio permette che un bambino innocente possa già nascere con disturbi malefici, o addirittura con una possessione diabolica?
“C’è sempre un disegno divino nelle cose, specialmente nella sofferenza di un innocente. D’altro canto, il più innocente e sofferente è Gesù Cristo crocifisso. Ma con la sua croce Egli ha redento il mondo. Si può dire che se chi soffre è colpevole, la sua sofferenza serve soprattutto a lui per purificarsi ed espiare i suoi peccati; se chi soffre è un innocente, la sua sofferenza serve per altri e a lui sarà dato un grande premio da Dio”.




Fonte -



[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/13/2011 11:18 AM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Il conformista
Gianfranco Ravasi

Un uomo non può permettersi di avere delle idee che potrebbero compromettere il modo in cui si guadagna il pane. Se vuole prosperare deve seguire la maggioranza. Altrimenti subirà danni alla sua posizione sociale e ai guadagni negli affari- Conformarci è nella nostra natura.

È una forza alla quale pochi riescono a resistere- Solo ai morti è permesso dire la verità. La sua ironia era tagliente e spesso amara e le righe che abbiamo proposto ne sono una prova folgorante. Come lo è questo terribile aforisma che osiamo trascrivere con esitazione, proprio sulle pagine di un quotidiano: «I giornalisti onesti ci sono. Solo che costano di più».
Il pessimismo dello scrittore americano ottocentesco Mark Twain, l'autore delle Avventure di Tom Sawyer, è comunque una sferzata benefica contro la sonnolenza dei luoghi comuni, contro la deriva dell'opinione dominante, contro la banalità di un'esistenza comoda e superficiale, contro l'adulazione servile per interesse personale. Ecco, infatti, nel passo sopra citato la denuncia di quel conformismo a cui si piega il capo per non avere fastidi e soprattutto per ottenere vantaggi egoistici.

Vorrei lasciare ancora la parola a Twain: «Non facciamo altro che sentire, e l'abbiamo confuso col pensare. E da questo nasce un risultato che consideriamo una benedizione: il suo nome è Opinione Pubblica. Risolve tutto. Alcuni credono che sia la voce di Dio». Lo scrittore non conosceva ovviamente la televisione e internet e si accaniva contro la stampa, ma se fosse qui oggi aggiornerebbe certe sue staffilate contro gli attuali comunicatori di massa.
C'è, al riguardo, un'altra sua frase implacabile, ma sacrosanta, soprattutto nell'odierno circo mediatico: «Esistono leggi per proteggere la libertà di stampa, ma nessuna che faccia qualcosa per proteggere le persone dalla stampa».

E continuava: «Una bugia detta bene è immortale».



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/13/2011 2:47 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Il peso delle lacrime
Gianfranco Ravasi

Nel giorno del giudizio / verranno pesate solo le lacrime.

Sono stato tante volte in Egitto e devo confessare di essere stato sempre affascinato dalle pitture parietali con le scene del giudizio del defunto, giunto davanti al dio arbitro del suo destino.
Una bilancia raccoglieva su un piatto l'anima del morto, mentre sull'altro piatto era posata una piuma. Solo l'anima lieve come quella piuma, cioè libera da colpe, sarebbe stata ammessa nell'eternità beata.
Era la cosiddetta "psicostasia", la pesatura delle anime.

Lo scrittore pessimista franco-rumeno Emil Cioran (1911-1995) immagina un'altra pesatura per il giorno del giudizio, quella delle lacrime. È sostanzialmente un'idea biblica perché l'antico salmista ebreo cantava: «Le mie lacrime, o Dio, nell'otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tuo libro?» (Salmo 56,9). Dio è raffigurato come un pastore che avanza nel deserto tenendo sulle spalle un otre, «il pozzo portatile» come lo chiamano i beduini, con la riserva d'acqua che permette di sopravvivere prima di raggiungere l'oasi.

È, quindi, uno scrigno di vita, prezioso e custodito con cura. Ebbene, il Signore nel suo otre raccoglie le nostre lacrime, spesso ignorate dagli altri e ignote ai più. Esse non cadono nella polvere del deserto della storia, dissolvendosi nel nulla. C'è Dio che le depone nel suo otre conservandole come fossero perle.
Ad attenderci non c'è, dunque, l'assurdo; né una divinità implacabile pronta a pesare solo le nostre colpe. Siamo lontani dall'amaro scetticismo del poeta greco Eschilo che, di fronte all'insonne respiro di dolore che sale dalla terra al cielo, s'interrogava: «Io grido in alto le mie infinite sofferenze, dal profondo dell'ombra chi mi ascolterà?» (Persiani v. 635).

Quel silenzio è squarciato dal Dio che pesa le lacrime per trasformarle in luce.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/14/2011 4:50 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e

«Egli proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente,
è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova
»
(Eb 2, 18)


“Le tentazioni di Sant'Antonio abate" - Bernardo Parentino (1494) - Palazzo Doria Panphilj, Roma

Cristo Gesù «avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo;
ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe
insegnato a vincere, quando sei tentato»


In Cristo siamo stati tentati
e in lui abbiamo vinto il diavolo

Sant'Agostino, vescovo d'Ippona

«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 60, 1). Chi è colui che parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva bene se si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore è angosciato» (Sal 60, 2).
Dunque non si tratta già di un solo individuo: ma, in tanto sembra uno, in quanto uno solo è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai confini della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al Figlio stesso: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra» (Sal 2, 8).

Dunque, è questo possesso di Cristo, quest'eredità di Cristo, questo corpo di Cristo, quest'unica Chiesa di Cristo, quest'unità, che noi tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra.
E che cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t'invoco». Cioè, quanto ho gridato a te, l'ho gridato dai confini della terra: ossia da ogni luogo.

Ma, perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia. Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande gloria, ma in mezzo a grandi prove.
Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.

Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.

Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

[Edited by Bestion. 3/14/2011 4:51 PM]
OFFLINE
Email User Profile
3/14/2011 5:48 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Gli dèi nel fuoco
Gianfranco Ravasi

Si racconta che dei pellegrini si fossero recati in visita a Eraclito, e avendolo trovato intento ad accendere il fuoco ne fossero rimasti delusi.

Avrebbero preferito vedere il grande saggio occupato in operazioni meno usuali, ma Eraclito indicò il fuoco e si rivolse loro con queste parole: «Anche lì abitano gli dèi».Leggo sempre con interesse e ammirazione quanto scrive Roberto Carifi, poeta e filosofo pistoiese. Da un suo bel libretto, essenziale e intenso come sono i suoi versi, intitolato In difesa della filosofia (ed.
Le Lettere), cito questo apologo sul celebre filosofo greco Eraclito di Efeso (VI-V sec. a.C.). La lezione è evidente: a chi si attendeva sofisticate speculazioni sul logos (ed Eraclito anche ad esse si dedicherà), il filosofo oppone il segreto e la profondità nascosta in ogni realtà, anche nella più semplice e quotidiana.

Ciò che vale per il pensiero e la ricerca filosofica, in questo caso, vale anche per la fede e per la vita spirituale. La divinità non si offre solo nelle grandi epifanie, per altro rare e fugaci, ma si cela soprattutto nella realtà a noi disponibile, si adatta al tempo e allo spazio per essere a noi vicina a svelarsi. «Interroga la vecchia terra ed essa ti risponderà col pane e col vino», scriveva Paul Claudel nel suo dramma Annunzio a Maria.

E il pane e il vino nel cristianesimo diventano la presenza stessa di Cristo, il Figlio di Dio che si offre in alimento di vita eterna e che in tal modo resta con noi sino alla fine dei tempi.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/14/2011 10:41 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Memoria e noia
Gianfranco Ravasi

Perché dobbiamo avere abbastanza memoria da ricordare fin nei minimi particolari quello che ci è capitato, e non ne abbiamo abbastanza per ricordare quante volte lo abbiamo raccontato alla stessa persona?
Di solito è una prerogativa degli anziani, quella di ricordare nei minimi particolari eventi e atti di mezzo secolo prima e di dimenticare che te li hanno raccontati già decine di volte, forse proprio il giorno prima.

Un po' tutti abbiamo un parente o un conoscente che sentiamo con terrore iniziare un racconto della guerra a cui egli ha partecipato: sappiamo già quello che ci narrerà ma siamo del tutto impotenti a fermarlo.
In realtà il nostro io ci fa un po' tutti - giovani e anziani - cadere nel vezzo o nel vizio di infliggere agli altri storie personali trite e ritrite.Implacabile come sempre, ce lo ricorda il moralista francese La Rochefoucauld (1613-1680) in una delle sue Massime, quella sopra citata.

Spandere noia attorno a sé può essere un difetto costituzionale di certe persone. Ma spesso alla radice c'è proprio quell'inconsapevole desiderio di mettere se stessi al centro di tutto: ciò che abbiamo fatto, pensato, provato noi riteniamo che debba interessare tutti perché originale, creativo, piacevole. Ricordo un film divertente di Alessandro Blasetti, apparso nel 1965 e intitolato Io, io, io- e gli altri, un'ironica denuncia dell'egoismo che alla fine rende ridicoli o patetici senza accorgersene.

Annoiare gli altri col racconto delle nostre gesta è appunto uno dei sintomi di questo morbo spirituale.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/15/2011 1:18 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Al centro del cuore
Gianfranco Ravasi

O Cristo glorioso/ la cui fronte è di neve, gli occhi di fuoco,/ i piedi più scintillanti dell'oro in fusione./ Tu, le cui mani imprigionano le stelle; tu sei il primo e l'ultimo,/ il vivente, il morto e il risorto;/ tu che raccogli nella tua esuberante unità/ tutte le forze, tutti gli stati;/ sei colui che il mio essere invocava/ con un'aspirazione vasta quanto l'universo./ Tu sei veramente il mio Signore e il mio Dio!/ Racchiudimi in te, Signore!/ Sino al centro del tuo cuore, attraimi!

Era il 6 agosto 1923, festa della Trasfigurazione di Cristo. Uno scienziato, il gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), si trovava per uno scavo sull'altopiano desertico e desolato di Ordos, nella Mongolia cinese. Desiderava ardentemente celebrare la Messa ma non aveva con sé né pane né vino.
Ecco, allora, la sua Messa sul mondo, una specie di inno cosmico dal quale abbiamo tratto alcuni versi. «Tutti noi siamo irrevocabilmente immersi» in Dio; anche la materia non cade fuori dalle mani del Creatore.

Alludendo alla raffigurazione del Cristo dell'Apocalisse, Teilhard de Chardin sente che l'essere non è come un caos confuso o un mosaico disperso, bensì una totalità tesa verso un centro. L'uomo ne è consapevole e per questo chiede a Cristo di attrarlo a sé, coinvolgendo anche tutta la creazione che, come scriveva Paolo, «attende con impazienza- e nutre speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Romani 8, 19-21).

Che ci sia oggi, per tutti noi, un'oasi di contemplazione e di silenzio nel deserto del tempo.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/15/2011 1:58 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e
Seconda giornata di esercizi spirituali quaresimali in Vaticano
L'intervista al teologo, padre Léthel



“Gaudio dei Santi" Predella della pala di Fiesole - Beato Angelico (1424-1425) - National Gallery, Londra

« I Santi sono i grandi testimoni della santità della Chiesa e
dunque, attraverso la loro testimonianza, la loro riflessione,
la loro esperienza, risplende la luce di Cristo »



La luce di Cristo
nel cuore della Chiesa

Amedeo Lomonaco

Benedetto XVI e la Curia Romana sono impegnati oggi nella seconda giornata di esercizi spirituali della Quaresima. Una giornata caratterizzata da temi mariani, ma non solo, in rapporto a Giovanni Paolo II. Il titolo della prima delle tre riflessioni proposte dal predicatore – il carmelitano scalzo padre François-Marie Léthel – recita così “La grande scienza dei santi” (S. Luigi Maria de Monfort) in Cielo come in Terra: Scientia beata, scientia fidei, scientia amoris (dalla Fides et Ratio alla Novo Millennio Ineunte). La seconda meditazione riguarderà il Totus Tuus cristocentrico e mariano di Karol Wojtyła, come filo conduttore di tutta la sua vita (Gv 19, 25-27 e Lettera ai Religiosi e alle Religiose delle Famiglie Monfortane dell’8 dicembre 2003), mentre La terza meditazione tratterà dello splendore della carità, della fede e della speranza vissute da Giovanni Paolo II con Maria Santissima. Durante la settimana di esercizi spirituali, che termineranno sabato prossimo, sono sospese tutte le udienze del Papa, compresa l'udienza generale del mercoledì.

Amedeo Lomonaco ha chiesto a padre Léthel con quale spirito si sia preparato per questi esercizi spirituali:
R. - Mi sono immerso nella preghiera, ho detto di sì. Il grande avvenimento era la Beatificazione di Giovanni Paolo II, e dunque dovevo impostare questo corso di esercizi come una preparazione spirituale alla Beatificazione di Giovanni Paolo II. Per me, dunque, questa è una missione, una cosa che viene da Dio. Mi sento molto piccolo dinanzi a questo, ma mi affido al Signore ed anche alla Madonna.

D. – Perché ha scelto come tema degli esercizi “La luce di Cristo nel cuore della Chiesa, Giovanni Paolo II e la teologia dei Santi”?
R. - Da tanti anni studio i Santi. Questo tema della santità è da sempre stato al centro di tutta la mia ricerca teologica. I Santi sono i grandi testimoni della santità della Chiesa e dunque, attraverso la loro testimonianza, la loro riflessione, la loro esperienza, risplende la luce di Cristo. Giovanni Paolo II è il Papa della santità e la sua Beatificazione è il riconoscimento ufficiale della sua santità. E’ il Papa che ha proclamato più Santi e Beati. E’ il Pontefice che ha presentato i Santi non solo come esempi di perfezione cristiana, ma anche come teologi nel senso più alto, come conoscitori di Dio. Li ha presentati come portatori, nel mondo di oggi, di questa luce di Cristo.

D. - Come si svilupperanno le sue meditazioni?
R. - Già la Tipografia vaticana ha preparato, per i partecipanti, un libretto molto bello ed ha messo sulla copertina un dipinto del Beato Angelico, che rappresenta il girotondo dei Santi. I Santi del cielo si danno la mano l’un l’altro. Per me quest’immagine è l’icona di questi esercizi. Si parte quindi da Giovanni Paolo II: è lui che, nella grazia della sua Beatificazione, guida questo girotondo e dà immediatamente la mano ai due Santi più legati a lui. Innanzitutto a San Luigi Maria Grignion di Montfort, che ha ispirato il suo “Totus Tuus”. Subito dopo dà la mano a Santa Teresa di Lisieux, che Giovanni Paolo II aveva proclamato “Dottore”, esperta della scienza dell’amore. Santa Teresa di Lisieux dà la mano ai due grandi Dottori della scienza della fede, che sono Anselmo e Tommaso, che Giovanni Paolo II citava nella “Fides et Ratio”. Ho voluto anche integrare con due Sante della fine del Medioevo: Santa Caterina da Siena e Santa Giovanna d’Arco che hanno vissuto un momento molto drammatico per il mondo e per la Chiesa. C’erano allora tanti problemi, tante ferite. Ci saranno poi due laiche: la venerabile Concita Armida de Cabrera, una grande mistica, e la Beata Chiara Luce Badano, morta nel 1990, che è anche la prima Beata del Movimento dei Focolari. Finiremo con la Festa di San Giuseppe, il 19 marzo. L’ultima meditazione è proprio dedicata a San Giuseppe, il patrono del Battesimo del Papa. Il girotondo si concluderà con lui.

D. - Quanto è importante questa sua esperienza per la comunità dei Carmelitani scalzi?
R. - Questa scelta del Papa di certo mi ha toccato personalmente, ma è stata anche motivo di grande gioia per i miei confratelli. E’ dunque una cosa che viviamo in comunità. Tutto l’Ordine del Carmelo, le Carmelitane, pregano per il Papa ma anche per il predicatore carmelitano. E’ una cosa che coinvolge veramente tutta la famiglia carmelitana.

D. - Coinvolge tutta la famiglia carmelitana e coinvolge tutta la comunità di fedeli. Cosa augura ai fedeli per questa Quaresima 2011?
R. - Auguro di prendere una più viva coscienza della loro vocazione alla santità. Troppe volte i fedeli pensano che i Santi siano un po’ come gli extraterrestri, cioè persone senza difetti, mentre invece non è così. I Santi erano persone come noi, con i loro limiti, le proprie ferite, avevano commesso anche loro dei peccati, ma ad un certo punto hanno deciso di seguire Gesù fino in fondo. Questo è ciò che auguro a tutto il popolo di Dio, per prepararsi anche a questo grande avvenimento che sarà davvero un qualcosa di grande per tutti: la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Ci si deve preparare prendendo più coscienza della vocazione personale alla santità e facendo dei passi avanti nella preghiera, nella vita cristiana, nella carità verso gli altri.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/15/2011 2:28 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Continuo a cercare
Gianfranco Ravasi

Mentre il sole tramonta/ io continuo a cercare,/ senza nessuno intorno./ Continuo a cercare,/ ma ancora non ho trovato la mia strada./ Dimmi ora, dimmi, dimmi,/ dove posso trovare un po' di tranquillità./ Dimmelo, dimmelo, dimmelo/ e io ti seguirò/ subito-/ Una fede ristoratrice/ io continuo a cercare./ Ma ancora non ho trovato/ la mia strada-

Qualche mese fa a Roma, dopo un mio intervento nella basilica di S. Giovanni in Laterano, mi si è accostata una signora e mi ha consegnato un libretto di poesie in inglese (con traduzione italiana a fronte).
Erano di suo figlio, Chris Cappell, nato a Roma nel 1975, vissuto in America, collaboratore della cantante Mina, morto nel 1998 per una rara forma di intolleranza alimentare. Il libretto, edito dal Messaggero di Padova, s'intitola Lasciami correre via: l'ho letto in questi giorni e ho ritrovato le lotte, le sfide, le tenerezze, le passioni e soprattutto la ricerca dei giovani di oggi e di sempre.

Tra i versi spontanei e semplici di quella raccolta ne ho scelto alcuni da proporre a tutti, anche a quanti di noi non sono più giovani. «Continuo a cercare», I keep Searching, scrive Chris con la Maiuscola sul «cercare» in inglese, consapevole che è la realtà più preziosa della vita. Troppe volte, infatti, ci si accomoda nella pianura, avvolti nella nebbiolina dell'afa, intontiti dal cibo e dalle cose e non si ha più voglia di salire verso l'alto, l'aria pura, la luce trasparente, il silenzio denso.

«Lasciami correre via/ dove posso essere me stesso/ dove posso trovare la mia strada». Tutti abbiamo bisogno di cercare per trovare.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/15/2011 2:48 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!


QUARESIMA: tempo di C o n v e r s i o n e
Terza giornata di esercizi spirituali quaresimali in Vaticano,
dalle meditazioni del teologo padre Léthel





Da San Luigi Maria de Monfort
a Santa Teresa di Lisieux

Redazione

La spiritualità mariana del Monfort e quella cristocentrica di Santa Teresa di Liesieux. Sono imperniate attorno a questi due giganti della fede cristiana le meditazioni che padre Francois-Marie Lethél propone oggi a Benedetto XVI e alla Curia Romana, nella terza giornata di esercizi spirituali quaresimali in Vaticano.

La prima riflessione odierna del religioso carmelitano scalzo si basa sulla dottrina di San Luigi Maria de Monfort, sintetizzata nel Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine e riassunta nel Segreto di Maria.
La seconda meditazione è dedicata alla celebre “Storia di un’anima” e agli altri scritti di Santa Teresa di Lisieux, Patrona delle Missioni, proclamata da Giovanni Paolo II Dottore della Chiesa come “esperta della scientia amoris”.
La terza meditazione è collegata alla precedente e ha per titolo “Il cristocentrismo di Teresa: nel Nome di Gesù e nell’Amore di Gesù sono abbracciati tutti i Misteri di Dio e dell’Uomo”.



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/15/2011 5:07 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!

Il fine
Gianfranco Ravasi

Parla poco, odi assai et pensa al fine di quel che fai.Vivere significa sempre lanciarsi in avanti, verso qualcosa di superiore, verso la perfezione, lanciarsi e cercare di arrivarci.

Due spunti di riflessione dalla genesi molto diversa ma dalla finalità abbastanza coincidente. La prima frase è scritta su una parete della sala capitolare dell-Abbazia di Chiaravalle di Fiastra (Macerata) e mi è stata segnalata da un lettore di Pesaro.
La seconda è, invece, desunta dal celebre romanzo Il dottor Zivago di Boris Pasternak.

L-accento cade proprio sul fine della vita: ci preoccupiamo spesso della fine della nostra esistenza, timorosi di vederla avanzare troppo in fretta, ma non ci interroghiamo più di tanto sul fine di tutto l-agire, il pensare, l-amare e il detestare che compone il flusso dei nostri giorni.E- per questo che si "tira a campare" senza fremiti o ideali; è per questo che ci si accomoda nell-abitudine e nella banalità senza mai «lanciarsi in avanti, verso la perfezione», come suggerisce lo scrittore russo. Cristo è arrivato al punto di proporci di essere «perfetti come il Padre che è nei cieli».

Noi, invece, ci accontentiamo di rasentare la terra, accettando solo piccole mete e talvolta rifuggendo anche da esse per ridurci a un grigiore senza bagliori. Riscopriamo allora, da un lato, la forza della grazia divina che può sommuovere anche un essere inerte e, d-altro lato, la vitalità della nostra volontà che ci spinge a levarci in piedi e a «lanciarci in avanti».



Fonte -


[SM=x44645] [SM=x44599]

OFFLINE
Email User Profile
3/15/2011 5:36 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!






[SM=x44645] [SM=x44599]


OFFLINE
Email User Profile
3/15/2011 5:37 PM
 
Quote

... ecco perchè c'è ancora bisogno di santi e di preti!






[SM=x44645] [SM=x44599]

[Edited by Bestion. 3/15/2011 5:40 PM]
New Thread
Reply

Home Forum | Album | Users | Search | Log In | Register | Admin
Create your free community and forum! Register to FreeForumZone
FreeForumZone [v.5.0.0] - Leggendo la pagina si accettano regolamento e privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 7:19 PM. : Printable | Mobile
Copyright © 2000-2019 FFZ srl - www.freeforumzone.com

forum ufficiale del settimanale Telegiornaliste Telegiornaliste: settimanale di critica televisiva e attualità