Senza Padroni Quindi Romanisti
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Guerre

Last Update: 11/30/2017 1:32 PM
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5/2/2011 4:41 PM
 
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ma soprattutto.. come se fa a seppelli' un cadavere in mare???
[SM=g8909]
[Edited by gianpaolo77 5/2/2011 4:41 PM]
Personaggi random per situazioni random – nuova edizioneEFP9 pt.10/17/2019 11:14 PM by Lita_EFP
Ciao a tutti!Honda Dominator6 pt.10/18/2019 10:46 AM by paolino-76
Marzia RoncacciTELEGIORNALISTE FANS FORU...5 pt.10/18/2019 11:16 AM by docangelo
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5/2/2011 9:03 PM
 
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Ai tempi antichi le salme di quelli che morivano es. durante una spedizione in nave venivano chiuse in un sacco e poi buttate in mare per motivi igienici.Insomma,si butta il cadavere in mare.
[SM=g10770]
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Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che delle sardine stanno per essere gettate in mare (Cantona)
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5/2/2011 9:12 PM
 
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da quando ho aperto sto topic per la fine della guerra in iraq.è successo de tutto..corea, egitto,tunisia, libia, siria..ucciso bin laden... [SM=g9598]
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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5/3/2011 11:43 AM
 
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Bin Laden: Praga scettica su morte: "Moderna favola per adulti"



3 mag. (TMNews) - Uno dei più stretti collaboratori del presidente della Repubblica ceca, Vaclav Klaus, ha messo in dubbio la versione fornita dagli americani sulla cattura e l'uccisione di Osama Bin Laden. A parlare è stato il Petr Hájek, vice capo nel Castello di Praga della cancelleria presidenziale, il quale ha dichiarato che l'intera storia dello sceicco del terrore non è altro che una "finzione mediatica". Hajek da tempo sostiene che i fatti dell'11 settembre 2001 e l'attacco alle torri gemelle siano da addebitare ai servizi segreti statunitensi e commentando ieri la notizia dell'uccisione di Osma Bin Laden ha detto: "La sua figura, così come è nata in circostanze singolari, quasi mistiche, allo stesso modo è morta". Paragonando tutta la vicenda a una "moderna favola per adulti", il consulente di Klaus ha citato il film statunitense Sesso e Potere, che affronta il tema della manipolazione della opinione pubblica attraverso i media. "E' la verità, c'era in tv", ha detto.
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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5/5/2011 4:06 PM
 
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11 Settembre: ritrovato esplosivo nelle Torri, ora e' ufficiale
Ora è ufficiale. Tracce di esplosivi di nano-termite sono stati raccolti dai detriti del WTC poco dopo il loro crollo dell'11/9/2001. Alla Brigham Young University, il professore di fisica, il dottor Steven Jones, ha fatto la scoperta dell'esplosivo insieme ad un team internazionale di nove scienziati.
Grazie quindi alle prove di laboratorio più estese, gli scienziati hanno concluso che i campioni analizzati, hanno mostrato che si tratta di esplosivi nano-termite, generalmente usati per scopi militari.
Dopo un rigoroso processo di peer-review, il loro documento è stato pubblicato nella Bentham Chemical Physics Journal, una delle riviste più accreditate negli USA e che ha approvato alcuni Premi Nobel, essendo rispettata all'interno della comunità scientifica. Primo autore dello studio è Dr. Niels Harrit di 37 anni, professore di chimica all'Università di Copenaghen in Danimarca e un esperto di nano-chimica, che dice: "Il conto ufficiale messo avanti dal NIST viola le leggi fondamentali della fisica."
Il Governo ora sa delle prove che confermano la presenza di Esplosivo Nano-Termite, utilizzati per far cadere tutte le Torri del WTC l'11 / 9.


il documento originale si trova qui

italian.irib.ir/notizie/mondo/item/89983-11-settembre-ritrovato-esplosivo-nelle-torri-ora-e-u...


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guarda caso esce pochi giorni dopo l'uccisione del presunto colpevole [SM=g11491]
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5/10/2011 10:32 AM
 
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Libia, bombe sul palazzo di Gheddafi

TRIPOLI
Cinque esplosioni, riconducibili ad un possibile attacco missilistico Nato contro il compound di Muammar Gheddafi, sono state udite a Tripoli. Lo riferiscono testimoni dell’agenzia Reuters.
Un giornalista dell’Afp ha intanto riferito che alcuni velivoli hanno condotto nella notte una serie di violenti attacchi aerei sulla capitale libica, poche ore dopo che altri testimoni avevano riferito di due esplosioni nei pressi delle sedi dei media di Stato libici. Secondo funzionari libici quattro bambini sarebbero rimasti feriti nell’attacco.
Intanto al fronte si combatte. I ribelli sono avanzati di una quindicina di km a ovest di Misurata, erigendo barricate e avvicinandosi a Zliten, una città di 200.000 abitanti a 40 km da Tripoli. I rivoltosi hanno raggiunto ieri Zreik, dopo aver preso due giorni fa la località di Bourgueya, da dove le forze pro-Gheddafi sono fuggite lasciando dietro munizioni e provviste. «Dopo il bombardamento notturno della Nato, noi abbiamo inviato un gruppo di 70 uomini a esplorare il terreno e a scovare i franchi tiratori - ha detto un portavoce dei ribelli, Haitham al-Lebeidi, a proposito della presa di Bourgueya -. Ma i soldati e i miliziani lealisti sono fuggiti senza fare resistenza e ci hanno sparato da lontano con le armi pesanti».
Secondo l'Onu sono 750mila i profughi cusati dal conflitto. Di questi, «5mila sono ancora ammassati al confine con l’Egitto», ha riferito il vicesegretario generale per gli aiuti umanitari dell’Onu Valerie Amos, aggiungendo che il collasso delle infrastrutture e la carenza di moneta e benzina stanno causando seri problemi alla popolazione. Le Nazioni Unite hanno lanciato anche l'allarme cibo: l'est del Paese ne ha abbastanza per andare avanti soltanto per altri due mesi, mentre l’Ovest ha scorte per tre mesi. La stima è stata indicata da Valerie Amos, responsabile Onu per gli affari umanitari, al Consiglio di Sicurezza. «I prossimi due-tre mesi saranno critici per la Libia - ha detto l’alta funzionaria - ed è importante che le attività umanitarie restino separate da quelle militari, e che vengano stanziati fondi: al momento, abbiamo raccolto 144 milioni di dollari, pari al 46% di quanto avevamo richiesto nel nostro appello».
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mi sa che mi sono perso qualche altra risoluzione Onu negli ultimi 2 mesi perchè sta missione sta a diventà un altro Iraq..
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6/6/2011 5:43 PM
 
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Diecimila volte Libia


La Nato continua a bombardare con ritmo preciso. Ma non è una guerra lampo.




Il governo ha altri problemi, ma colpisce che non si senta più parlare un gran che della Guerra di Libia. Non solo del fatto che non c'è una data per la sua conclusione, come chiesto dalla Lega e concesso dal Pdl. E nemmeno che non è finita in due-tre settimane come diceva il ministro Frattini.
Non fa più notizia e basta. Da noi e altrove.

Eppure la Nato continua a colpire con metodo e ritmo meccanico. In queste ore, se i miei conti sono esatti, l'Alleanza compirà la sua missione numero diecimila (10.000) sulla Libia da fine marzo. Quelle che hanno scaricato bombe sui fan di Gheddafi sono circa quattromila.

Ogni giorno arriva un comunicato come questo pubblicato qui sotto. Puntuale sintesi di un conflitto che resta nei radar dei generali. Ma che è uscito da quelli dell'opinione pubblica. Almeno sino al prossimo errore, o massacro o altro.

C'era qualcuno che credeva nelle guerre lampo?


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06 Jun. 2011

Operational Media Update for 5 June 2011
NATO and Libya

Issued on 06 Jun. 2011

Mission

NATO took control of all military operations for Libya under United Nations Security Council Resolutions 1970 & 1973 on 31 March 2011. The aim of Operation UNIFIED PROTECTOR is to protect civilians and civilian-populated areas under attack or threat of attack.

The mission consists of three elements: an arms embargo, a no-fly-zone and actions to protect civilians from attack or the threat of attack.

Over the past 24 hours, NATO has conducted the following activities associated with Operation UNIFIED PROTECTOR:


Air Operations

Since the beginning of the NATO operation (31 March 2011, 08.00GMT) a total of 9917 sorties, including 3752 strike sorties*, have been conducted.

Sorties conducted 05 JUNE: 139

Strike sorties conducted 05 JUNE: 58

*Strike sorties are intended to identify and engage appropriate targets, but do not necessarily deploy munitions each time.



Key Hits

05 JUNE: In Tripoli: 1 Command & Control Facility. In the vicinity of Tripoli: 2 Command & Control Facilities, 1 Surface-To-Air Missile Storage Facility, 1 Ground Forces Compound, 1 Air Defence Forces Compound, 4 Surface-To-Air Missile Launchers, 1 Radar. In the vicinity of Brega: 3 Military Vehicles. In the vicinity of Misurata: 1 Armoured Fighting Vehicle.



Arms Embargo Activities

A total of 18 ships under NATO command are actively patrolling the Central Mediterranean.

23 Vessels were hailed on 05 JUNE to determine destination and cargo. 2 boardings (no denials) were conducted.

A total of 1191 vessels have been hailed. 74 boardings and 8 denials have been conducted since the beginning of arms embargo operations

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6/13/2011 4:53 PM
 
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e Gheddafi intanto se fa una partita a scacchi..

[Edited by Sound72 6/13/2011 4:54 PM]
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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6/13/2011 9:36 PM
 
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Il Libano ora ha un governo a maggioranza hezbollah e in Siria c'è l'ombra di Al-Qaeda

Mentre la Siria precipita nella guerra civile, il Libano riesce finalmente a dotarsi di un governo con una maggioranza Hezbollah filo-siriana.
E lo fa nel momento in cui il destino del presidente siriano Assad sembra sempre più segnato.
E mentre sugli scontri interni al Paese si proietta minacciosa l'ombra di Al-Qaeda.
Sembra che le cose stiano cambiando, in Medio Oriente, ma la situazione è sempre di stallo. La Siria di Bashar al Assad continua a sgretolarsi, mentre il vicino Libano sta recuperando stabilità.

È di oggi l'annuncio del nuovo governo: una maggioranza di Hezbollah, che con l'alleanza di Michel Aoun, leader cristiano maronita, sostiene il primo ministro Najib Mikati. Al governo ci sono anche anche altre forze, cioè i sostenitori di Michel Sleimane, presidente della Repubblica, e del capo druso Walid Joumblatt. All'opposizione, Saad Hariri, ex-primo ministro, crollato il 12 gennaio scorso proprio su iniziativa di Hezbollah.

«È un governo che guarda alla Siria con grande favore», spiega Antonino Pellitteri, professore di orientalistica all'Università di Palermo, «vogliono seppellire le antiche controversie. Amici della Siria e del governo siriano. E sono molto preoccupati per quello che sta accadendo».

Il riferimento non è, in generale, alle rivolte che da mesi stanno indebolendo Bashar al Assad, ma al ritrovamento dei 120 soldati uccisi a Jisr al Shughur, al confine con la Turchia. «Un fatto preoccupante. Per il numero, per la modalità. Per la crudeltà. Nessun movimento avrebbe fatto una cosa del genere. È opera di terroristi, forse di Al Qaeda». Non si tratta di una ritorsione del governo nei confronti di soldati passati con gli insorti? «No, non è possibile. Qui si tratta di terroristi. Magari sono passati attraverso l'Iraq».

Il quadro diventa più complesso: anche la Turchia, di fronte ai disordini, è preoccupata. Il presidente rieletto Recep Tayyip Erdogan ha espresso toni più duri con Bashar al Assad, ma mostra di mantenere la prudenza «Sente di avere più autorevolezza, grazie alla riconferma. Il rapporto con la Siria, per lui, è il rapporto con tutto il mondo arabo», spiega Pellitteri.

Se da un lato Erdogan mostra il pugno e condanna la repressione operata dal regime, dall'altro Ankara cerca di tenere lontano dalla stampa i quasi settemila profughi che dal nord della Siria hanno attraversato il confine, ospitati nei campi di Yayladagi e Alkinazu, come racconta il quotidiano israeliano Haaretz. In questo modo, non possono raccontare le violenze subite in Siria.

Che continuano. Secondo i siti dei manifestanti su Facebook, il presidente avrebbe inviato carri armati diretti a Est, a Der Azzur e el Bukamal, dove sarebbero sorte altre proteste. Un fronte che si apre in ogni direzione, e che rende tutto più caotico. Secondo gli attivisti, i soldati obbediscono solo perché il regime li terrebbe all'oscuro della reale situazione del Paese, e dell'identità delle persone che combattono. Una battaglia che passa anche attraverso la confusione delle informazioni, tale che anche un blog fasullo come quello di Amina, la lesbica attivista che sfidava il potere, ha potuto sembrare credibile.
Intanto, la Casa Bianca ribadisce la necessità della transizione, e anche la Lega Araba, con le parole di Amr Moussa, sostiene che ormai il livello non sia più accettabile. E tutto fa credere che, comunque, il destino del presidente Assad sia già scritto.
Secondo un ufficiale della difesa israeliano, ormai è questione di pochi mesi, meno di un anno. Le proteste, all'interno del Paese, stanno assumendo una forma più concreta. I Comitati di Coordinamento Locale, che organizzano le manifestazioni, hanno emesso il loro primo documento programmatico: per la transizione verso un nuovo governo, più democratico.
«Ma tutti questi attori devono stare attenti. Occorre una chiara posizione contro il terrorismo», aggiunge Pellitteri, «altrimenti gli attentati finiranno per aiutare Assad». E, di conseguenza, l'instabilità.


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6/23/2011 2:26 PM
 
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Rais: 'Battaglia proseguira' fino all'aldila''
Messaggio audio di Gheddafi contro la Nato: 'Io con le spalle al muro, ma non temo la morte'



TRIPOLI - In un messaggio audio trasmesso dalla tv libica ieri sera, il leader libico, Muammar Gheddafi, ha affermato di essere "con le spalle al muro", ma di non temere la morte e che la battaglia contro l'Occidente "crociato" proseguirà "fino nell'aldilà".

"Noi resisteremo e la battaglia proseguirà fino nell'aldilà, finchévoi non sarete spacciati. Ma noi non saremo finiti", ha affermato Gheddafi, rendendo omaggio al suo stretto collaboratore Khaled el Hamedi, che nel recente bombardamento della Nato a Sorman, lunedì scorso, ha perso la moglie e altri membri della sua famiglia. "Non saranno più accordi fra noi dopo che avete ucciso i nostri bambini e i nostri nipoti - ha detto il rais - Noi siamo con le spalle al muro. Voi potete fare marcia indietro". "Noi non abbiamo paura - ha ancora aggiunto Gheddafi - Non cerchiamo di restare in vita o a metterci in salvo".
Gheddafi ha accusato i Paesi della Nato di omicidio e minacciato ritorsioni, dopo i due recenti raid - a Tripoli e a Sorman, 70 km a ovest della capitale - in cui hanno perso la vita numerosi civili.

FRATTINI APRE A STOP UMANITARIO RAID, GELO ALLEATI
di Marina Perna
L'Italia si dice pronta ad appoggiare l'ipotesi di uno stop "umanitario immediato delle ostilità" in Libia, con la creazione di corridoi che consentano di portare aiuti alla popolazione. Ma l'idea - avanzata dal ministro degli esteri, Franco Frattini, in un'audizione alle Camere - non piace agli alleati, primi tra tutti Gb e Francia che non tardano a dirsi contrari ad una pausa delle operazioni militari, rilanciando invece la necessità di intensificare i raid. Raid che - ribadisce anche la Nato - andranno avanti. Ma se le parole del responsabile della Farnesina vengono lette - in un primo momento - come una nuova possibile 'incrinatura' tra i ranghi degli alleati nella missione in Libia, la diplomazia italiana scende in campo a spiegare che nulla è cambiato nella posizione di Roma "determinata e pienamente impegnata ad andare avanti nella missione". Quella espressa da Frattini - spiega il portavoce del ministero degli Esteri, Maurizio Massari - non è una "proposta specifica" e tantomeno "é una proposta italiana". Si tratta di una "ipotesi di lavoro", un'idea emersa in un incontro di qualche giorno fa tra le quattro organizzazioni internazionali - Onu, Ua, Lega Araba e Ue - che se fosse formalizzata e si traducesse in un "appello", l'Italia "prenderebbe in esame con interesse, pronta a discuterne, considerando che la protezione dei civili è un obiettivo chiave della missione". Si tratterebbe in ogni caso di corridoi umanitari "selettivi" per operazioni di assistenza umanitaria in alcune aree specifiche, come Misurata, le Montagne dell'ovest e le zone isolate "dove la situazione umanitaria è drammatica" spiega Frattini ribadendo che in ogni caso non potrebbe essere messa in discussione la missione della Nato sulla base del mandato delle risoluzioni Onu. Perché l'obiettivo è e resta quello della soluzione politica incentrata sulle due linee "invalicabili": l'uscita di scena di Gheddafi ed un paese unito ed indivisibile. A quasi 100 giorni dall'avvio della missione internazionale la situazione in Libia resta in stallo e a Roma - alle prese anche con spinose questioni di politica interna sulla partecipazione alla missione - qualche tentennamento inizia comunque a mostrarlo. Come lascia intendere il ministro della Difesa Ignazio La Russa: la Nato si è impegnata di 3 mesi in 3 mesi e noi "abbiamo appena rinnovato l'impegno fino a settembre" ma se per quella data il dopo-Rais non sarà cosa fatta "potremmo mettere in discussione il nostro modo di partecipazione". Anche perché - dice - "stiamo offrendo dall'inizio le nostre basi: siamo in credito verso tutti gli altri partecipanti". "Le operazioni in Libia continueranno", ribadisce intanto dalla Nato il segretario generale dell'Alleanza, Anders Fogh Rasmussen tentando di smorzare ogni polemica (non c'é nessun riferimento alle dichiarazioni di Frattini, tiene a precisare il portavoce) anche perché - scende in campo il generale canadese Charles Bouchard, capo della missione in Libia - un 'cessate il fuoco' permetterebbe a Muammar Gheddafi di riarmarsi. Frattini torna intanto a fare una "precisa raccomandazione" alla Nato "sulla drammatica vicenda degli errori che colpiscono i civili". E le sue preoccupazioni vendono "condivise completamente" dicono fonti dell'Alleanza rimarcando la necessità "di ridurre al minimo le vittime civili". "Mi rammarico profondamente della perdita di tutte le vite umane", torna a dire anche Rasmussen. E mentre dalla Libia arrivano nuove notizie di defezioni tra le file del regime di Gheddafi - con militari dell'esercito regolare che vanno verso la Tunisia - Berlino annuncia indagini sui crimini contro l'umanità commessi dalle forze del Rais, preparandosi a portare prove alla Corte penale internazionale dell'Aja. E Pechino apre agli insorti di Bengasi: "importante forza politica", ha detto il ministro degli esteri cinese Yang Jiechi ricevendo Mahmud Jibril, responsabile della diplomazia del Comitato Nazionale di TRansizione libico (Cnt).

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Frattini meno parlas meglio è...ma la politica Onu con intervento Nato si sta rivelando del tutto fallimentare ...ad oggi si tratta di un intervento militare per fermare una guerra civile che in 3 mesi ha portato solo morte..
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8/4/2011 2:02 PM
 
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sempre a proposito di La Russa...

ieri..

Missile libico sfiora nave italiana

La Russa: non eravamo noi l'obiettivo

Ma l'obiettivo era la nave italiana? «È totalmente da escludere», ha risposto il ministro della Difesa La Russa, che ha parlato di «un fatto episodico»: valutazioni - secondo quanto si apprende - condivise «in pieno» alla Farnesina, dove si considera l'episodio come gesto di frustrazione di un regime in chiara difficoltà. Il ministro (secondo cui «anche un bambino non commetterebbe con nessun tipo di arma un errore di due chilometri») ha quindi invitato a «non creare allarmismi» perché quello che a suo dire era un razzo «è caduto lontanissimo dalle coste italiane, ma vicino alla costa di Misurata» e quindi è «fuorviante» fare paragoni con i missili lanciati contro Lampedusa da Gheddafi nel 1986.

oggi...


Libia: il missile era contro la nave italiana


Il portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, ha rivendicato il lancio di ieri del missile contro la nave italiana Bersagliere, al largo delle coste libiche. Il portavoce del governo ha riferito ai cronisti presenti a Tripoli che il missile è stato lanciato da truppe fedeli a Muammar Gheddafi ed era diretto a colpire la Bersagliere.

«Abbiamo sorprendenti capacità che non abbiamo ritenuto necessario usare - ha detto Mussa - Il nostro esercito è ancora molto forte. Non abbiamo ancora usato la nostra vera potenza militare». Il portavoce ha poi negato che le capacità militari delle forze pro-Gheddafi siano ridotte al 20%, liquidando le stime della Nato con una battuta: «Se fosse veramente al 20% cosa sarei a fare qui?».

«Prendo atto di quello che dice il governo libico ma in ogni caso le loro parole appaiono, in tutta evidenza, mera propaganda». Lo dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, replicando alle affermazioni del portavoce del governo libico, Moussa Ibrahim.

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adesso fagliene tirà un altro de missile.. [SM=g10633]
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9/1/2011 12:07 PM
 
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Caccia a Gheddafi (che per ora beffa tutti)

Muammar Gheddafi si nasconde ancora a Tripoli, forse a Sirte oppure nella base sotterranea nel deserto di Sebha. O forse è fuggito in Sudan, in Zimbabwe, probabilmente in Ciad, Algeria, Tunisia Niger, Burkina Faso, in Sudafrica o in Venezuela, addirittura in Aspromonte.
Dalla caduta di Tripoli (che però è ancora in parte sotto il controllo dei lealisti) sulla sorte del raìs sono circolate voci di ogni tipo, indiscrezioni provenienti dagli ambienti dell'intelligence, rivelazioni degli insorti, ammissioni di ex uomini chiave del regime. Rivelatesi finora tutte infondate se non veri e propri depistaggi utili a coprire la fuga dell'irriducibile Colonnello che secondo quanto riferito odal suo portavoce, Ibrahim Moussa, sarebbe pronto a trattare la resa e la transizione e avrebbe incaricato il figlio Saadi dei negoziati. Ma dove può essersi nascosto Gheddafi? I ribelli libici non hanno informazioni su dove si trovino il colonnello Muammar Gheddafi e i suoi figli come ha ammesso Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), durante una conferenza stampa a Bengasi.

sta in Aspromonte...

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10/20/2011 2:37 PM
 
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edition.cnn.com/

dead?
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10/20/2011 6:09 PM
 
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dalle foto sembra abbastanza morto...
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4/2/2012 5:25 PM
 
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Falklands, 30 anni fa la guerra che continua a dividere


BUENOES AIRES – Era una mattina fresca di autunno, Buenos Aires si svegliava, come sempre, con i bollettini radio della dittatura militare, che questa volta avevano una notizia davvero importante.
Trent’anni fa l’Argentina aveva occupato le isole Malvinas, l’arcipelago al largo delle coste della Terra del Fuoco, da più di un secolo dominate dal Regno Unito. Non era stata affatto un’impresa: a Port Stanley, ribattezzato subito Puerto Argentino, c’era solo un piccolo gruppo di poliziotti che si arresero immediatamente e furono arrestati, il governatore ci mise mezza giornata a comunicare quanto successo a Londra.
Il mondo veniva così a conoscenza di quel sperduto drappello di isole, le Falklands. Per i britannici e per due mesi una nuova guerra avrebbe occupato tutti i notiziari. Il regime argentino aveva architettato il piano come una forma per riconquistare la fiducia della popolazione, in un paese stremato dalla crisi economica dopo sei anni di feroce dittatura.
La Piazza di Maggio era piena di gente entusiasta alle parole del generale Leopoldo Galtieri, comandante della Junta Militar. “Lo deve sapere tutto il mondo. Oggi un popolo orgoglioso come il nostro ha alzato la testa e si è ripreso ciò che gli appartiene. Se vogliono venire a combattere che lo facciano pure, li affronteremo in battaglia”.
Galtieri, in realtà, era terrorizzato all’idea della guerra, cosciente dell’enorme differenza fra il potenziale argentino e quello di Londra. Per questo tutti gli sforzi furono diretti all’azione diplomatica, soprattutto per cercare di convincere gli Stati Uniti, che avevano appoggiato il golpe, a schierarsi a favore di Buenos Aires.

La guerra del 1982 - Nulla di più sbagliato. Washington non poteva dimenticare la storica alleanza con la Gran Bretagna. A Londra Margaret Tatcher capì subito che una guerra sarebbe stata la soluzione ideale per ritrovare il feeling perduto con l’opinione pubblica e mettere in secondo piano le proteste dei minatori e dei sindacati per i tagli sociali pesanti del governo conservatore.
Fu la guerra, con il lungo viaggio delle navi inglesi verso le isole, le battaglia cielo-aria con i coraggiosi piloti argentini che cercavano di tener lontani gli incrociatori nemici. Ci fu anche il bombardamento della nave argentina Generale Belgrano mentre si trovava fuori dall’area del conflitto, un crimine di guerra che causò la morte di trecento soldati.
Cinquantadue giorni di conflitto, mille morti fra le due parti e alla fine la resa incondizionata firmata il 14 giugno, proprio nel mezzo del mondiale di calcio in Spagna.

Nuova tensione tra Londra e Buenos Aires - La nazionale guidata da Diego Armando Maradona era campione del mondo in carica, ma fu bloccata dall’Italia di Bearzot. Quattro anni più tardi Diego si vendicherà a modo suo, sotto il sole dello Stadio Azteca, con “la mano de Dios” e poi con il gol più bello del mondo.
Le relazioni fra Londra e Buenos Aires, oggi, sono tornate ad essere difficili. Il governo della presidente argentina Cristina Kirchner ha lanciato una grande offensiva diplomatica guadagnandosi l’appoggio di tutti i paesi sudamericani; il Brasile e l’Uruguay si rifiutano di far entrare nei loro porti le navi britanniche dirette verso le isole. Il premier inglese David Cameron ha dovuto spiegare in parlamento che da parte britannica non c’è nessuna intenzione di negoziare. “La gente che vive sulle isole vuole continuare a far parte del nostro paese, sono gli argentini ad essere, oggi, dei colonialisti”. Orgoglio nazionale, sentimento popolare, ma anche considerazioni economiche.

Alla ricerca del petrolio - Al largo della Falklands-Malvinas si pesca molto, sulle isole c’è una discreta attività turistica, ma soprattutto si cerca da tempo il petrolio, con due piattaforme off-shore pronte a scavare nella profondità dell’Oceano Atlantico. In Argentina il sentimento malvinero è ancora fortissimo. Anche se nessuno si sognerebbe nemmeno lontanamente una nuova guerra, la popolazione appoggia gli sforzi diplomatici del governo. Sforzi che sono avallati anche da artisti britannici come il cantante Morrisey (ex Smiths) e Roger Waters (ex Pink Floyd) che sono passati recentemente in tour a Buenos Aires.
Il futbol, manco a dirlo, accompagna da sempre questo reclamo; non c’è curva argentina dove non si canti almeno una volta per partita il celebre “chi non salta è un inglese”. Dieguito, oggi a Dubai e con voglia di tornare a risolvere i suoi problemi con il fisco italiano, appoggia. Sua figlia Dalma lo sa bene, al mettere sul suo profilo Facebook una foto dove indossa una maglietta inglese ha subito scritto; “me la devo togliere subito, altrimenti papà si arrabbia come una bestia”. Due settimane fa si è corsa la tradizionale maratona delle isole Falklands.
A vincerla è stata Pedro Caceres, reduce di guerra argentino, sorretto da una squadra composta da ex commilitoni. Non ha potuto sventolare la bandiera argentina, proibita tassativamente sulle isole, ma la soddisfazione di essersi lasciato alle spalle atleti di vent’anni più giovani non gliele toglie nessuno. “L’anno prossimo gli inglesi chiameranno a correre per loro dei maratoneti keniani pur di vincerla!"

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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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4/6/2012 9:42 AM
 
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Bosnia, a Sarajevo 11mila sedie vuote per ricordare le vittime dell'assedio

Venti anni fa l'inizio della guerra civile


A venti anni dalla guerra in Bosnia, Sarajevo ricorda le vittime del sanguinoso assedio alla città. Per commemorare i morti, le autorità cittadine hanno organizzato un concerto davanti a 11.541 sedie rosse vuote, l'esatto numero delle vittime dell'attacco alla capitale bosniaca da parte delle forze serbobosniache e dell'esercito jugoslavo.
Le sedie rosse sono state raccolte in 825 file lungo la principale arteria della città il Viale Maresciallo Tito. Tra il 1992 e il 1995 la popolazione di Sarajevo visse costantemente esposta al fuoco dei cecchini, ai bombardamenti, agli attentati, tagliata fuori dai rifornimenti di generi alimentari, medicinali, acqua ed elettricità, completamente dipendente dagli aiuti umanitari internazionali. Oltre ai circa 11mila morti, l'assedio provocò decine di migliaia di feriti, e distruzioni.
La guerra civile a Sarajevo scoppiò dopo la proclamazione di indipendenza, il 3 marzo 1992. Il 5 aprile i cecchini aprirono il fuoco contro una folla di circa 50mila persone che si era riunita davanti al parlamento per manifestare a favore della pace. La città fu circondata dalle forze serbe che si posizionarono sulle colline circostanti. A partire dal mese di maggio di quell'anno iniziò il blocco di sarajevo che fu tagliata fuori dal mondo esterno.
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11mila solo a Sarajevo..in tutta la Bosnia arrivarono a 100mila..
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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3/12/2013 4:49 PM
 
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La "guerra mondiale" di Siria


Si può parlare di "guerra mondiale di Siria" per l'elevato numero delle nazioni impegnate nel conflitto.

Oggi la Siria non è più da considerare un unico stato.
Una parte è controllata dal regime di Bashar Assad, l'altra parte è controllata direttamente o indirettamente dal movimento rivoluzionario siriano.
Il territorio controllato dal movimento rivoluzionario è a sua volta diviso, questo perché i rivoltosi non fanno parte di un unico gruppo, ma sono più organizzazioni, ognuna con i propri progetti, con le proprie ideologie, e soprattutto ognuno con i propri finanziatori.

La guerra in Siria può essere vista come una guerra mondiale in quanto, anche se si combatte in uno spazio ristretto, le forze impegnate sono molte, e provengono da quasi tutti i continenti. Dall'Europa vengono Francia ed Inghilterra.
Dall'America gli Stati Uniti, che malgrado non sono intervenuti in modo massiccio, guardano interessati al conflitto, soprattutto guardano i movimenti della grande nemica silenziosa degli Usa, la Cina, e sono pronti ad agire.
Dall'Asia troviamo gran parte dei paesi arabi, Israele, Iran e Russia.

Ognuna di queste nazioni gioca in Siria una guerra con interessi che vanno al di là delle rivendicazioni di libertà della popolazione siriana.
Schierati con Assad troviamo l'Iran e la Russia.
L'Iran sente l'intervento europeo e statunitense in Siria come un attacco diretto contro di se, e cerca di difendere le posizioni che vigevano prima dello scoppio del conflitto.
La Russia ha conservato, dopo la caduta dell'Urss, solo una base militare, e questa si trova in Siria, quindi deve difendere la sua posizione nella regione.
L'Arabia Saudita, nemica principale dell'Iran, appoggia alcuni dei gruppi rivoltosi contro il regime, lo stesso fanno Libano, Qatar, Turchia e Giordania.
Israele è già intervenuta, ma potrebbe farlo in modo molto più massiccio, perché teme le forze islamiche e popolari attive nel conflitto, forze da sempre ostili ad Israele.
Analizzare ciò che sta succedendo in Siria significa analizzare la situazione politica mondiale, il conflitto infatti mostra un riassunto di rapporti e tensioni fra le grandi potenze internazionali.

Un conflitto analogo avvenne tra il 1936 e il 1939 in Spagna con la rivoluzione spagnola.
In quel caso in uno scontro tra nazionalisti contro repubblicani, intervennero quelle forze internazionali che sarebbero state le protagoniste della seconda guerra mondiale.
L'Italia fascista, la Germania nazista, l'Unione sovietica, Francia e Gran Bretagna.

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Quello che sta succedendo da mesi ad Aleppo nell'indifferenza generale è incredibile.
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10/4/2013 4:26 PM
 
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E' morto il generale Giap,
eroe dell'indipendenza vietnamita



Aveva 102 anni. La notizia riferita da una fonte dell'esercito. Liberò il Vietnam dal dominio coloniale francese e guidò l'esercito contro gli Stati Uniti e Sud-Vietnam


E' morto il generale Giap, eroe dell'indipendenza vietnamita
Il generale vietnamita Vo Nguyen Giap, morto a 102 anni (ansa)
ROMA - E' morto all'età di 102 anni il generale Vo Nguyen Giap, l'eroe dell'indipendenza vietnamita che sconfisse gli eserciti francesi e statunitensi grazie alla tattica della guerriglia. Lo ha riferito all'agenzia di stampa France Presse una fonte dell'esercito. L

Vo Nguyen Giap, noto come "generale Giap", eroe militare e stratega, comandò le forze Viet Minh di Ho Chi Minh per liberare il suo paese dal dominio coloniale francese e l'esercito popolare vietnamita (Pavn) del Vietnam del nord contro le forze statunitensi e sudvietnamite nella guerra che durò dal 1960 al 1975.

"Posso confermare che il generale Giap è morto alle 18.08", ha indicato un responsabile del governo sotto condizione di anonimato. In Italia erano le 13.08. Giap è stato artefice delle vittorie contro la Francia e gli Stati Uniti. Era nato il 25 agosto 1911 a An Ka e dopo la riunificazione prestò servizio come ministro della Difesa e come vice-primo ministro vietnamita.

La vita. Giap era nato in una famiglia di contadini in una regione povera del Vietnam centrale. Suo padre riuscì a guadagnare abbastanza per mandare i figli a scuola, dove Giap lesse per la prima volta gli opuscoli di Ho Chi Minh. Negli anni '30 si iscrisse al Partito comunista indocinese, e nel 1940 Minh gli affido' l'organizzazione dei Viet Minh, un esercito di guerriglieri che liberarono il paese dall'occupazione francese. Successivamente divenne generale del Pavn del Vietnam del nord e combattè contro gli Stati Uniti e il Vietnam del sud. Alla riunificazione del Vietnam, fu nominato ministro della Difesa e poi vice Primo ministro. Giap era favorevole a un comunismo non dittatoriale ed ebbe un ruolo nella deposizione di Pol Pot, leader della Cambogia. Fu anche uno scrittore autobiografico: la sua ultima opera uscita in Italia è stata 'Masse armate ed esercito regolare'

E' morto il generale Vaught, anche lui in Vietnam. Ieri è morto a 86 anni un altro protagonista della guerra in Vietnam. il generale Usa James B.Vaught. Nel 1968 ebbe un ruolo centrale nella liberazione della città di Hué in Vietnam. Vaught è conosciuto anche per essere stato al comando, nel 1980, del fallito tentativo di liberare i 53 ostaggi americani in Iran.
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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11/22/2017 9:13 AM
 
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Re:
Sound72, 06/04/2012 09.42:

Bosnia, a Sarajevo 11mila sedie vuote per ricordare le vittime dell'assedio

Venti anni fa l'inizio della guerra civile


A venti anni dalla guerra in Bosnia, Sarajevo ricorda le vittime del sanguinoso assedio alla città. Per commemorare i morti, le autorità cittadine hanno organizzato un concerto davanti a 11.541 sedie rosse vuote, l'esatto numero delle vittime dell'attacco alla capitale bosniaca da parte delle forze serbobosniache e dell'esercito jugoslavo.
Le sedie rosse sono state raccolte in 825 file lungo la principale arteria della città il Viale Maresciallo Tito. Tra il 1992 e il 1995 la popolazione di Sarajevo visse costantemente esposta al fuoco dei cecchini, ai bombardamenti, agli attentati, tagliata fuori dai rifornimenti di generi alimentari, medicinali, acqua ed elettricità, completamente dipendente dagli aiuti umanitari internazionali. Oltre ai circa 11mila morti, l'assedio provocò decine di migliaia di feriti, e distruzioni.
La guerra civile a Sarajevo scoppiò dopo la proclamazione di indipendenza, il 3 marzo 1992. Il 5 aprile i cecchini aprirono il fuoco contro una folla di circa 50mila persone che si era riunita davanti al parlamento per manifestare a favore della pace. La città fu circondata dalle forze serbe che si posizionarono sulle colline circostanti. A partire dal mese di maggio di quell'anno iniziò il blocco di sarajevo che fu tagliata fuori dal mondo esterno.
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11mila solo a Sarajevo..in tutta la Bosnia arrivarono a 100mila..



Sto leggendo delle dispense sul crollo della Jugoslavia e le guerre degli anni'90.
Storia allucinante con la corresponsabilità dell'ONU e l'intervento tardivo della NATO.
La Bosnia è stata veramente qualcosa di disumano. Amici e fratelli che si ripudiano, si ammazzano, si odiano, si coalizzano contro il terzo amico e poi si ammazzano di nuovo. Bombe ai mercati, genocidi, pulizie etniche, esecuzioni, torture.
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11/22/2017 11:54 AM
 
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io proprio ieri sera invece stavo vedendo quei documentari sulla II guerra e dicevano che i Giapponesi in manciuria facevano cose che i nazisti in confronto erano le suore carmelitane scalze

per mettere a punto le armi batteriologiche sperimentavano sui contadini cinesi e per vedere gli effetti e gli sviluppi delle malattie li sezionavano... Vivi senza anestesia [SM=g27993]

per assurdo baffetto che pur se da lontano aveva partecipato alla prima guerra e aveva visto in azione i gas ,aveva remore ad usrae le armi non convenzionali
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