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Chi l'ha visto - casi irrisolti

Last Update: 5/26/2021 2:39 PM
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PERUGIA - IL CASO DELLA 25ENNE TROVATA MORTA NEL BOSCO

Elisa restò un'ora al telefono con il 112

Il suo corpo senza vita è stato trovato vicino a un fiume nel bosco. Le sue telefonate prima di morire non sono servite a salvarle la vita. Emergono nuovi particolari dalle chiamate - in totale un'ora di comunicazione - tra Elisa Benedetti (la ragazza trovata priva di vita dopo un sabato sera all'insegna di alcool e forse droga) e i carabinieri del 112. La ragazza di Città di Castello, 25 anni, una volta finita impantanata nella boscaglia di Civitella Benazzone con la propria auto, durante la chiamata al personale del 112 ha raccontato "sono in mezzo ai rovi" e di essersi messa in cammino seguendo alcune luci per cercare di uscire dal bosco.

La ragazza avrebbe attraversato alberi e avrebbe provato a guadare il piccolo torrente della zona. Elisa Benedetti non avrebbe fatto cenno al fatto di essere inseguita nei boschi. Una ricostruzione che è compatibile con l'ipotesi di un decesso avvenuto per il freddo dopo che la ragazza sarebbe scivolata nel torrente. I motivi che avrebbero spinto Elisa Benedetti a recarsi inq quella zona impervia non trovano alcuna spiegazione ufficiale. Il luogo - secondo alcuni abitanti di Civitella Benazzone - è frequentato da coppiette e anche da spacciatori. Non si esclude che Elisa si sia recata in quel posto per un appuntamento.

Un testimone, cui la ragazza si era rivolta convinta di essersi persa, avrebbe riferito che la ragazza "gli avrebbe confermato che doveva andare proprio lì". Al vaglio degli inquirenti anche il suo passaggio in uno posteggio di una grande discoteca perugina prima del suo impantanarsi nella boscaglia. Si cerca di capire se in questo posto abbia incontrato o parlato con qualcuno. L’autopsia sul corpo della giovane verrà eseguita domani. Gli accertamenti, affidati alla dottoressa Annamaria Verdelli, dovranno stabilire se la ragazza è morta, come ipotizzato dagli inquirenti di freddo, oppure se vi siano state altre cause a provocare il decesso. Sempre domani, inoltre, verranno eseguiti gli esami tossicologici perchè, stando ad alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, la ragazza prima di morire avrebbe anche assunto sostanze stupefacenti oltre ad aver bevuto. E non è escluso che sul corpo di Elisa venga eseguita una visita ginecologica: quando ha telefonato ai Carabinieri, la notte tra sabato e domenica, la ragazza ha raccontato di essere stata violentata. Ipotesi, questa, alla quale gli inquirenti sembrano non credere anche in considerazione di come è stato trovato il cadavere.
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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2/2/2011 1:10 AM
 
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Re:
Sound72, 01/02/2011 15.32:

PERUGIA - IL CASO DELLA 25ENNE TROVATA MORTA NEL BOSCO

Elisa restò un'ora al telefono con il 112

Il suo corpo senza vita è stato trovato vicino a un fiume nel bosco. Le sue telefonate prima di morire non sono servite a salvarle la vita. Emergono nuovi particolari dalle chiamate - in totale un'ora di comunicazione - tra Elisa Benedetti (la ragazza trovata priva di vita dopo un sabato sera all'insegna di alcool e forse droga) e i carabinieri del 112. La ragazza di Città di Castello, 25 anni, una volta finita impantanata nella boscaglia di Civitella Benazzone con la propria auto, durante la chiamata al personale del 112 ha raccontato "sono in mezzo ai rovi" e di essersi messa in cammino seguendo alcune luci per cercare di uscire dal bosco.

La ragazza avrebbe attraversato alberi e avrebbe provato a guadare il piccolo torrente della zona. Elisa Benedetti non avrebbe fatto cenno al fatto di essere inseguita nei boschi. Una ricostruzione che è compatibile con l'ipotesi di un decesso avvenuto per il freddo dopo che la ragazza sarebbe scivolata nel torrente. I motivi che avrebbero spinto Elisa Benedetti a recarsi inq quella zona impervia non trovano alcuna spiegazione ufficiale. Il luogo - secondo alcuni abitanti di Civitella Benazzone - è frequentato da coppiette e anche da spacciatori. Non si esclude che Elisa si sia recata in quel posto per un appuntamento.

Un testimone, cui la ragazza si era rivolta convinta di essersi persa, avrebbe riferito che la ragazza "gli avrebbe confermato che doveva andare proprio lì". Al vaglio degli inquirenti anche il suo passaggio in uno posteggio di una grande discoteca perugina prima del suo impantanarsi nella boscaglia. Si cerca di capire se in questo posto abbia incontrato o parlato con qualcuno. L’autopsia sul corpo della giovane verrà eseguita domani. Gli accertamenti, affidati alla dottoressa Annamaria Verdelli, dovranno stabilire se la ragazza è morta, come ipotizzato dagli inquirenti di freddo, oppure se vi siano state altre cause a provocare il decesso. Sempre domani, inoltre, verranno eseguiti gli esami tossicologici perchè, stando ad alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, la ragazza prima di morire avrebbe anche assunto sostanze stupefacenti oltre ad aver bevuto. E non è escluso che sul corpo di Elisa venga eseguita una visita ginecologica: quando ha telefonato ai Carabinieri, la notte tra sabato e domenica, la ragazza ha raccontato di essere stata violentata. Ipotesi, questa, alla quale gli inquirenti sembrano non credere anche in considerazione di come è stato trovato il cadavere.




da un po' di anni a questa parte è abbastanza pericoloso per le ragazze studiare a perugia...

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Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.
(Samuel Beckett, Worstward Ho)
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2/2/2011 9:48 AM
 
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già..in questo caso poi..a maggior ragione è proprio il mistero di Casa del Diavolo..che fino all'altro ieri si conosceva solo per il Red Zone..
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2/8/2011 10:43 AM
 
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Re:
Sound72, 01/02/2011 15.32:

PERUGIA - IL CASO DELLA 25ENNE TROVATA MORTA NEL BOSCO

Elisa restò un'ora al telefono con il 112

Il suo corpo senza vita è stato trovato vicino a un fiume nel bosco. Le sue telefonate prima di morire non sono servite a salvarle la vita. Emergono nuovi particolari dalle chiamate - in totale un'ora di comunicazione - tra Elisa Benedetti (la ragazza trovata priva di vita dopo un sabato sera all'insegna di alcool e forse droga) e i carabinieri del 112. La ragazza di Città di Castello, 25 anni, una volta finita impantanata nella boscaglia di Civitella Benazzone con la propria auto, durante la chiamata al personale del 112 ha raccontato "sono in mezzo ai rovi" e di essersi messa in cammino seguendo alcune luci per cercare di uscire dal bosco.

La ragazza avrebbe attraversato alberi e avrebbe provato a guadare il piccolo torrente della zona. Elisa Benedetti non avrebbe fatto cenno al fatto di essere inseguita nei boschi. Una ricostruzione che è compatibile con l'ipotesi di un decesso avvenuto per il freddo dopo che la ragazza sarebbe scivolata nel torrente. I motivi che avrebbero spinto Elisa Benedetti a recarsi inq quella zona impervia non trovano alcuna spiegazione ufficiale. Il luogo - secondo alcuni abitanti di Civitella Benazzone - è frequentato da coppiette e anche da spacciatori. Non si esclude che Elisa si sia recata in quel posto per un appuntamento.

Un testimone, cui la ragazza si era rivolta convinta di essersi persa, avrebbe riferito che la ragazza "gli avrebbe confermato che doveva andare proprio lì". Al vaglio degli inquirenti anche il suo passaggio in uno posteggio di una grande discoteca perugina prima del suo impantanarsi nella boscaglia. Si cerca di capire se in questo posto abbia incontrato o parlato con qualcuno. L’autopsia sul corpo della giovane verrà eseguita domani. Gli accertamenti, affidati alla dottoressa Annamaria Verdelli, dovranno stabilire se la ragazza è morta, come ipotizzato dagli inquirenti di freddo, oppure se vi siano state altre cause a provocare il decesso. Sempre domani, inoltre, verranno eseguiti gli esami tossicologici perchè, stando ad alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, la ragazza prima di morire avrebbe anche assunto sostanze stupefacenti oltre ad aver bevuto. E non è escluso che sul corpo di Elisa venga eseguita una visita ginecologica: quando ha telefonato ai Carabinieri, la notte tra sabato e domenica, la ragazza ha raccontato di essere stata violentata. Ipotesi, questa, alla quale gli inquirenti sembrano non credere anche in considerazione di come è stato trovato il cadavere.




Caso Elisa, prima di chiamare il 112
era al telefono con il suo spacciatore



PERUGIA - Prima di chiamare il 112 Elisa Benedetti era al telefono con il suo spacciatore, nonchè conoscente, come testimoniano alcuni scatti di una vacanza in Tunisia presenti nei profili facebook, Ahmed Aouini, conosciuto nell'ambiente come «Marco». La chiamata tra i due avviene alle 00.19, ovvero dieci minuti prima che la ragazza iniziasse a chiamare il 112 dicendo di essere stata violentata e di essersi persa. I due, come emerge dalle cinque pagine di ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Simone Lillacci e Ahmed Aouini, si erano incontrati poco prima anche insieme a Vanessa Coltrioli. Le due ragazze avevano acquistato due dosi di eroina dai due spacciatori nella zona di Elce, il quartiere universitario di Perugia. «Emerge - scrive il gip Massimo Ricciarelli - che il giorno 29 gennaio la Benedetti si era recata a Milano con la Coltrioli e con un'altra ragazza, per far ritorno in serata». Le due si fermano poi a Città di Castello, dove vanno a trovare il padre di Elisa, per poi partire alla volta di Perugia.

«Nei piani delle due giovani - scrive ancora il giudice - vi era l'acquisto di eroina». Le ragazze, infatti, come il fidanzato di Elisa, Alex Pieraccini, secondo gli inquirenti si rifornivano da Simone Lillacci e Ahmed Aouini da almeno due anni. «Quella sera - si legge ancora nell'ordinanza- le due ragazze dapprima si fermano in zona Ponte Rio presso il distributore Ip e si recano nel bar a bere qualcosa di alcolico e successivamente si recavano all'appuntamento preso con Marco-Ahmed, fissato nel luogo di spaccio predetto in zona Elce ». «Di seguito - continua il giudice- le due ragazze sniffano ciascuna una striscia di droga preparata sopra la custodia di un cd». Poi si legge del lieve sinistro stradale occorso alle giovani e della scomparsa di Elisa, che verrà ritrovata cadavere il lunedì mattina.



fine del caso...
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2/24/2011 9:53 AM
 
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Il costume choc bimbi travestiti da Zio Michele

Michele Misseri, esposto in vetrina. L'uomo accusato insieme alla figlia Sabrina dell'omicidio di Sarah Scazzi è diventato una maschera di carnevale, nel rione Sanità a Napoli. Cappello da contadino, gilet e una corda in mano, tanto per inquadrare immediatamente il personaggio. E' l'ultima trovata, di pessimo gusto, del carnevale napoletano. Ad escogitarla, un commerciante di abbigliamento per bambini, Mario Mazza che vende anche altri discutibili abiti di carnevale tra cui la maschera di Totò Riina.Il vestito è già stato venduto.Il costume è indossato da un manichino con le fattezze di un bimbo di circa sei anni che stringe in mano la corda che ricorda la tragica morte di Sarah Scazzi.


forse fanno in tempo a fare pure quelle dello zio e del nipote.. [SM=g27993]
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2/26/2011 7:22 PM
 
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Yara, trovato il cadavere
In un campo incolto, a 10 km da Brembate. Testimone: Un'auto sul posto questa mattina


E' stato trovato nel pomeriggio il corpo di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre scorso da Brembate Sopra, nel Bergamasco. A scoprire il corpo della tredicenne nascosto tra la fitta vegetazione di un campo incolto sarebbe stato un uomo che si trovava nella zona per caso. L'uomo ha immediatamente chiamato gli investigatori, che hanno identificato Yara, con indosso i resti dei vestiti che aveva la sera della scomparsa.

CORPO VESTITO, FORSE ABBANDONATO LA SERA DELLA SCOMPARSA - Yara Gambirasio potrebbe essere stata abbandonata nel campo in cui oggi è stato ritrovato il cadavere, la stessa sera della scomparsa, il 26 novembre. Lo si apprende da fonti investigative, secondo le quali l'ipotesi sarebbe supportata dalle condizioni in cui è stato trovato il cadavere. Saranno comunque gli accertamenti scientifici che saranno eseguiti nei prossimi giorni a confermare o smentire questa possibilità. A scoprire il corpo della tredicenne nascosto tra la fitta vegetazione di un campo incolto, sempre secondo quanto si apprende, sarebbe stato un uomo che si trovava nella zona per caso e che non avrebbe alcun ruolo nella vicenda. L'uomo ha immediatamente chiamato gli investigatori, che hanno identificato Yara, con indosso i resti dei vestiti che aveva la sera della scomparsa.

IDENTIFICATA GRAZIE A VESTITI ED APPARECCHIO DENTI - E' stata identificata grazie ai vestiti e all'apparecchio per i denti Yara Gambirasio. Il corpo è infatti in avanzato stato di decomposizione e soltanto i vestiti - identici a quelli che Yara indossava la sera della scomparsa - hanno consentito l'identificazione. Nel punto in cui è stato ritrovato il corpo, un campo incolto molto vicino ad un fiume, sono presenti polizia, carabinieri e un medico legale.

CORPO NON LONTANO DA CENTRO COORDINAMENTO RICERCHE - Il corpo di Yara é stato trovato in un'area incolta che, per ironia della sorte, si trova a poche centinaia di metri da quello che era il centro di coordinamento delle ricerche della ragazza. Il luogo, nel comune di Chignolo, è al confine con il comune di Madone e a circa 300 metri dal Comando Polizia Locale dell'Isola Bergamasca che, dopo i primi giorni in cui i centri di coordinamento erano in due o tre posti diversi, era stato unificato presso il comando dei vigili che serve i comuni dell'Isola Bergamasca. Per quasi tre mesi forze dell'ordine e volontari della Protezione Civile hanno setacciato la provincia in cerca di Yara, perlustrando aree verdi, boscose, montuose, fiumi e rogge, mentre il corpo di Yara si trovava a poche centinaia di metri da loro.

CAMPO SI TROVA VICINO A CAPANNONI INDUSTRIALI - Il campo dove é stato trovato il corpo di Yara è stato isolato dalle forze dell'ordine e si trova in località Bedeschi a Chignolo d'Isola, al confine con il comune di Madone. La zona è industriale, ci sono molti capannoni, alcuni in costruzione, e il campo, molto esteso, si sviluppa proprio al termine degli edifici. La via di accesso è stata chiusa e molte persone, tra giornalisti e curiosi accorsi dal paese vicino, sono tenuti a distanza di oltre 200 metri dal campo.

ABITANTE, UN TESTIMONE HA VISTO UN'AUTO - ''Un ragazzo che era qui fino un'ora fa mi ha detto di avere visto un'auto, oggi pomeriggio, arrivare a velocita' sostenuta proprio in questa via, fermarsi e ripartire''. E' la testimonianza di un abitante della zona, un giovane trentenne, che riferisce quanto gli sarebbe stato detto da uno dei giovani che hanno ritrovato il cadavere e che si sarebbero trovati sul posto per fare aeromodellismo. Il trentenne ha riferito che quel giovane non ha saputo dire il colore dell'auto. Secondo alcune voci, che al momento non sono state verificate, un'auto abbandonata sarebbe stata ritrovata nella zona. Ma le voci che si rincorrono continuamente su questo ritrovamento sono diverse e non sempre concordi.

LA STORIA - Yara Gambirasio era scomparsa il 26 novembre, a Brembate Sopra (Bergamo). Erano più o meno le 18.40 quando la tredicenne, giovane promessa della ginnastica ritmica, è uscita dal palazzetto dello sport per tornare a casa. Da quel momento di lei si sono perse le tracce. Yara è scomparsa tra via Morlotti e via Rampinelli, lungo i 700 metri che portano dal centro sportivo alla sua abitazione.

Tre mesi dopo quella fredda sera d'autunno, gli interrogativi del primo giorno restano ancora senza risposta. Polizia e carabinieri hanno ascoltato centinaia di persone, scandagliato la vita di amici e familiari, perlustrato palmo a palmo decine di chilometri quadrati di terreni, dalla Val Brembana, alla zona dell'Isola, fino alla Bassa Bergamasca. Il fiuto dei cani ha portato al gigantesco cantiere di Mapello (Bergamo), ispezionato a fondo per circa due settimane, attorno al quale sono state fatte mille ipotesi.

Il caso sembrava chiuso già dopo una settimana, con l'arresto di un muratore marocchino, che poi si è rivelato estraneo alla vicenda.
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3/3/2011 1:54 PM
 
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Giustizia nel caos: confusi i reperti
di Cogne e Alberica Filo della Torre


I carabinieri del Racis hanno trovato un capello del piccolo Samuele nelle scatole dell'inchiesta sulla contessa.

C’è un filo sottile che unisce la morte del piccolo Samuele Lorenzi e quella della contessa Alberica Filo della Torre. Un capello. Non è un modo di dire, ma è l’elemento che lega i due casi giudiziari. Sì, perché il capello del bimbo, ucciso da Annamaria Franzoni, si trovava tra i reperti dell’inchiesta sull’omicidio della nobildonna.

A scoprirlo sono stati i carabinieri del Racis, che stanno svolgendo esami scientifici per tentare di risalire al responsabile del delitto della contessa. Esaminando uno degli elementi contenuti nei sei scatoloni di reperti, si sono trovati davanti a un risultato sconcertante: quel capello non era della donna o dell'ipotetico assassino, ma del bambino di tre anni ammazzato dalla madre nel letto di casa a Cogne. Come è possibile? A commettere l'errore potrebbero essere stati i consulenti della procura di Roma, che sono stati incaricati di svolgere accertamenti tecnici in entrambi i casi giudiziari. E dunque potrebbero aver mischiato i reperti, inserendoli in una scatola sbagliata. Insomma, i carabinieri, una volta insertiti i dati genetici del capello nella banca dati si sono trovati di fronte al sorprendente risultato. Che comunque, secondo quanto affermato anche dall'avvocato Giuseppe Marazzita, che assiste il marito della contessa Pietro Mattei, nell'inchiesta non cambia nulla. Anzi. «Un episodio che non fa altro che confermare i nostri dubbi sul lavoro di quei consulenti, accertamenti che abbiamo sempre contestato», ha dichiarato il penalista. Fatto sta che tra lo zoccolo usato per uccidere la nobildonna, il Rolex, le lenzuola che le hanno messo sul volto al momento dell'omicidio e la vestaglia che indossava la mattina del 10 luglio 1991, c'era il capello di Samuele. Ieri sera la trasmissione televisiva «Chi l'ha visto» ha dedicato una puntata a questa scoperta, per cercare di ricostruire, anche insieme a Marazzita, come possa essere accaduto un caso del genere, ripercorrendo le varie fasi dell'inchiesta della procura. Intanto il lavoro dei carabinieri non si è fermato.

I militari stanno infatti continuando a esaminare i reperti, a caccia di una traccia biologica che possa essere confrontata con quello dei due indagati: il filippino Winston Manuel e l'ex vicino di casa Roberto Iacono. Lo straniero nel corso degli anni ha sempre fornito il dna, a differenza invece dell'altro indagato. Le attuali tecniche scientifiche consentirebbero agli investigatori di ricavare il dna del responsabile della morte di Alberica Filo della Torre per poi confrontarlo con il codice genetico degli indagati. Se questi esami daranno esito negativo, entrambi saranno definitivamente scagionati dalle accuse. La contessa venne trovata senza vita da una delle domestiche nella sua camera da letto mentre nella villa i familiari stavano preparando una festa a bordo piscina. Ma nessuno si accorse di nulla. La donna venne stordita con alcuni colpi di zoccolo, poi strangolata e infine il killer gli mise sulla faccia un lenzuolo. Proprio quello che è ora all'esame dei carabinieri.

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3/3/2011 6:29 PM
 
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tra l'altro nel caso dell'olgiata rimase marginalmente coinvolta una mia zia, che era sposata con uno dei sospettati dell'omicidio all'epoca dei fatti [SM=g27991]
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3/8/2011 5:53 PM
 
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Ardeatina, in un campo trovato cadavere
senza testa né gambe




ROMA - Il tronco di un cadavere, apparentemente una donna, è stato trovato oggi dalla polizia in un campo nella zona Ardeatina, a Roma, all'altezza di via Porta Medaglia. Il cadavere non ha né la testa né le gambe ed è in avanzato stato di decomposizione: la morte risalirebbe a parecchi giorni fa. A dare l'allarme è stato un passante che ha chiamato il 113.

La zona del ritrovamento è nota perché frequentata da transessuali e da prostitute e gli investigatori non escludono l'ipotesi che il cadavere possa essere quello di una transessuale. Ciò che resta del cadavere si trova in un campo aperto, a un paio di metri dal ciglio della strada. La zona è contraddistinta da basse colline che si alternano a campi verdi.

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3/8/2011 11:48 PM
 
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da Vespa ultima versione del plastico di Avetrana..ora c'è anche il retro con la porticina di casa Misseri...
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3/9/2011 5:09 PM
 
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Re:
Sound72, 08/03/2011 17.53:

Ardeatina, in un campo trovato cadavere
senza testa né gambe




ROMA - Il tronco di un cadavere, apparentemente una donna, è stato trovato oggi dalla polizia in un campo nella zona Ardeatina, a Roma, all'altezza di via Porta Medaglia. Il cadavere non ha né la testa né le gambe ed è in avanzato stato di decomposizione: la morte risalirebbe a parecchi giorni fa. A dare l'allarme è stato un passante che ha chiamato il 113.

La zona del ritrovamento è nota perché frequentata da transessuali e da prostitute e gli investigatori non escludono l'ipotesi che il cadavere possa essere quello di una transessuale. Ciò che resta del cadavere si trova in un campo aperto, a un paio di metri dal ciglio della strada. La zona è contraddistinta da basse colline che si alternano a campi verdi.

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Rito satanico, corpo di donna senza testa né gambe


Sarebbe stata uccisa da un colpo di arma bianca (una coltellata) alla schiena la donna poi fatta a pezzi e trovata l'8 marzo in un terreno di via Porta Medaglia all'Ardeatina. Il decesso risalirebbe a tre-cinque giorni fa. Su quel corpo, decapitato e privato degli organi principali e degli arti inferiori con assoluta precisione (sarebbe stata sezionato con una sega elettrica), potrebbero aver infierito piu' persone nell'ambito di qualche rito. Il pm Francesco Caporale, magistrato di turno che ha svolto un sopralluogo, non esclude alcuna ipotesi. Tanto che, d'intesa con il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, ha dato una ampia delega agli uomini della squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi. Il fatto che i resti siano stati trovati a poca distanza da un guard-rail fa pensare che qualcuno possa aver visto o sentito qualcosa negli ultimi giorni.

CORPO MUTILATO, IPOTESI RITO SATANICO. Il corpo della donna era senza testa né gambe e con le braccia aperte, privo di alcuni organi interni. Il cadavere mutilato giaceva nel verde, tra le colline silenziose di Roma, nell'ardeatino. Ha tutte le caratteristiche di un omicidio frutto di un rituale, la scena di quell'orrore svelato in aperta campagna a Roma, dove sono stati trovati i resti di un corpo femminile proprio l'otto marzo, giorno della festa della donna.
Il cadavere è stato scoperto in un campo alla periferia della Capitale nei pressi di via Ardeatina, disteso in terra a un paio di metri dal ciglio della strada, in via di Porta Medaglia. Il proprietario del terreno che passava in motorino ha notato una sagoma: il corpo era sventrato e in avanzato stato di decomposizione. Senza testa e senza gambe, tagliato all'altezza del bacino, ma con le braccia aperte, un anello a un dito della mano destra e le unghie smaltate. Una sola mano aveva il palmo rivolto verso l'alto. Indosso aveva ancora i vestiti, una giacca nera e una maglietta chiara. Era in quel campo da non più di 48 ore, vicino a una piazzola di sosta, poco oltre il guard-rail.
Secondo gli investigatori, infatti, la donna è stata mutilata e uccisa altrove e successivamente portata nel campo, dove non ci sono evidenti tracce di sangue sull'erba nei pressi del corpo.

L'unica possibilità di identificare la vittima è nelle sue mani. La donna, infatti, potrebbe essere riconosciuta dalle impronte, se gia' schedata dalle forze dell'ordine. Inoltre, le mutilazioni, e il fatto che alcuni organi interni siano stati asportati, fanno pensare a un omicidio rituale.

Il luogo dove è stato trovato il cadavere è noto perché frequentato da transessuali e donne che si prostituiscono. Per questo inizialmente il padrone del campo dove e' stata trovata la donna aveva pensato a un transessuale che in passato aveva frequentato quei posti e non si vedeva da tempo. Ma il corpo e' di una donna, e la sua carnagione e' chiara, morta da alcuni giorni.

L'unica certezza e' che il cadavere e' stato scaricato e lasciato li' in fretta da qualcuno negli ultimi due giorni. In queste ore gli inquirenti stanno battendo tutte le piste, in particolare si indaga anche negli ambienti della prostituzione, visto che il ritrovamento potrebbe far ipotizzare a un omicidio esemplare per intimidire altre donne o trans negli ambienti della prostituzione.


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3/29/2011 6:09 PM
 
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Svolta nelle indagini di Yara. Caccia all'uomo ferito ai genitali


Le ricerche continuano negli ospedali di tutta Italia, ma finora hanno dato esito negativo. Carabinieri e polizia cercano lì l’assassino di Yara Gambirasio, una persona che avrebbe potuto farsi medicare in pronto soccorso in seguito a una colluttazione con la ragazza e che avrebbe dovuto riportare una ferita da morsi ai genitali. Le ricerche sono state diramate persino in Calabria. Dopo il ritrovamento del cadavere, il 26 febbraio scorso a Chignolo d'Isola (Bergamo), le ricerche negli ospedali sono proseguite, ma in un raggio di chilometri più ristretto, considerato il fatto che il corpo di Yara è stato trovato poco distante da Brembate Sopra, sempre in provincia di Bergamo.

SI CERCA IL KILLER- E’ stato cercato e ancora si cerca un uomo ferito. Si tenta di trovare traccia del suo passaggio negli ospedali della Bergamasca, della Lombardia, ma anche di tutta Italia visto che le indagini sono arrivate anche a un ospedale calabrese. Ma finora non è stato scoperto nessuno che si sia fatto medicare la sera del 26 novembre, quando Yara scomparve all’uscita della palestra di Brembate, o nei giorni immediatamente successivi.

Le verifiche erano scattate già all’indomani della sparizione e sono riprese dopo che, il 26 febbraio, il campo incolto di Chignolo d’Isola ha restituito il suo corpo martoriato, scarnificato. E’ vero che sotto le corte unghie della ginnnasta tredicenne è stato ritrovato solo terriccio e neppure il più piccolo lembo di pelle. E’ vero che i tamponi eseguiti dagli esperti del Ris di Parma hanno escluso la presenza di Dna sul corpo, mentre due profili genetici sono stati rintracciati su uno dei guanti riposti in una tasca del giubbino.

IL PARERE DELLO PSICOLOGO DEL TRIBUNALE -“Ci sono alcuni elementi della vicenda della ragazzina di Brembate Sopra – spiega a BergamoNews Mauro Grimoldi, presidente dell’Ordine degli psicologici della provincia di Milano e responsabile del gruppo degli psicologi che opera per conto del Tribunale di Brescia – che possono far pensare ad un tentativo di violenza sessuale ad opera di giovani. La disorganizzazione, il comportamento non lineare degli autori, la contraddittorietà delle ferite…”.

“Può essere suggestiva l’idea che Yara sia stata uccisa da ragazzi – continua Grimoldi - ma non c’è nulla che contrasti. Per esempio, negli adolescenti è difficile riscontrare un desiderio di morte nei confronti dell’altro. Raramente c’è cattiveria. Da quel che pare di capire da quanto trapela dalle indagini, chi ha portato via Yara non ha infierito. Non si ha ancora la prova di una chiara volontà di uccidere. E questo lascia ampi margini di dubbio”. La ragazzina vista tante volte al centro sportivo o in paese può diventare la vittima ideale di un branco. Successe, come ricorda BergamoNews, a Desirée Piovanelli, anche se in quel caso ci fu la guida determinante di un adulto, Giovanni Erra, di 36 anni, padre di un figlio di 8.
(affaritaliani.libero.it )


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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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3/30/2011 12:56 AM
 
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Delitto dell'Olgiata, 20 anni dopo
fermato il domestico filippino


Winston Manuel, domestico filippino, di 41 anni, è stato fermato per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre avvenuto il 10 luglio 1991 nella sua villa dell'Olgiata. Manuel Winston per lungo tempo è stato indagato per omicidio volontario assieme al vicino di casa della contessa, Roberto Iacono. La donna venne tramortita e strangolata all'età di 42 anni, durante i preparativi della festa per i 10 anni di matrimonio. La procura dovrà ora chiedere la convalida del fermo dell'ex domestico.

A inchiodare Winston sarebbe il risultato di un Dna maschile isolato dagli esperti della procura dopo la riapertura del fascicolo e ritenuto compatibile con quello del filippino che, all'epoca, faceva parte del personale di servizio della villa della contessa assassinata.

La svolta nelle indagini è arrivata dai nuovi esami sullo zoccolo con cui la nobildonna fu tramortita prima di essere strangolata, sul lenzuolo con cui le fu coperto il viso, sulla biancheria indossata da Alberica e su un fazzoletto di carta ritrovato nella camera. All'esame dei periti anche il Rolex d'oro che la donna portava al polso e che fu restituito al marito senza che nessuno pensasse di portarlo in laboratorio. L'assassino si dileguò con una collana e un anello ma lasciò l'orologio dov'era, particolare che ha spinto qualcuno a pensare a una rapina simulata.

All'attenzione degli inquirenti era finito anche un vecchio cellulare Motorola tacs degli anni '90 appartenuto alla contessa Filo della Torre. Il telefonino, lo scorso anno, venne consegnato al pm Francesca Loy da Emilia Parisi Halfon, la donna che ebbe una relazione con Pietro Mattei, il marito della vittima.

Il provvedimento di fermo è stato firmato dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal pm Maria Francesca Loy sulla base del "pericolo di fuga" e di una relazione svolta dagli esperti dell'arma che hanno analizzato in questi ultimi mesi i reperti che erano riferiti al delitto. Manuel era indagato sin dalla riapertura dell'inchiesta dopo l'esposto del marito della nobildonna, l'imprenditore Pietro Mattei.

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3/31/2011 11:20 AM
 
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Re:
chiefjoseph, 03/03/2011 18.29:

tra l'altro nel caso dell'olgiata rimase marginalmente coinvolta una mia zia, che era sposata con uno dei sospettati dell'omicidio all'epoca dei fatti [SM=g27991]




anche io ho conosciuto una coinvolta indirettamente in quel caso
[SM=g27991]
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4/1/2011 5:53 PM
 
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CARRAMBA !!! SINCERAMENTE NON ME L'ASPETTAVO pensavo che l'avessero messo in mezzo


ROMA - Ha confessato Manuel Winston Reves, il domestico filippino in carcere per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa all'Olgiata il 10 luglio 1991. L'ammissione delle sue responsabilità è avvenuta durante l'interrogatorio con il pm Francesca Loi a Regina Coeli. «Il nostro assistito - ha spiegato uno dei legali del domestico filippino Andrea Guidi - ha ammesso tutte le sue responsabilità».

Alla luce di questa confessione è stato emesso un nuovo provvedimento di custodia cautelare per omicidio volontario.

Dal mutismo alla confessione. Questa mattina il filippino si era avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di convalida del fermo di fronte al gip Francesco Patrone. L'uomo inzialmente non ha risposto alle domande del magistrato ma nel primo pomeriggio ha cambiato strategia confessando l'omicidio.

«Finalmente mi sono liberato di un peso che portavo dentro da vent'anni: sono stato io ad uccidere la contessa». È quanto ha detto Winston Manuel Reves durante l'interrogatorio con il pm Francesca Loy alla presenza del comandante della I sezione del nucleo investigativo dei carabinieri, tenente colonnello Bruno Bellini.

Il domestico dalla contessa per essere riassunto. Il domestico filippino quella mattina di 20 anni fa era tornato a casa della contessa per chiederle di essere riassunto ma davanti al rifiuto, l'uomo ha perso la testa uccidendo la donna. «Avevo bisogno di lavorare, lei mi disse no».

Chiedo scusa. «Chiedo scusa alla famiglia della contessa e all'Italia. Sono sinceramente pentito». Ha detto in lacrime il domestico filippino durante la confessione.

ecco un altro fenomeno.
Facile fa il pentito dopo che t'hanno beccato [SM=g7372]


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4/21/2011 2:24 PM
 
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Il mistero della donna ritrovata morta vicino Teramo: volto sfigurato, una svastica incisa sul collo e due siringhe conficcate nel corpo


Due siringhe conficcate nel corpo, il volto sfigurato e la gola squarciata. Sulla schiena una svastica incisa. È stato portato nella notte all’obitorio dell’ospedale di Teramo il corpo di Carmela Rea, detta Melania, 29 anni - originaria del Napoletano, ma residente a Folignano (Ascoli Piceno) - scomparsa il 18 aprile da Ascoli Piceno e trovata morta ieri in una zona boscosa di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo).

Per il momento le indagini vengono svolte dagli inquirenti teramani, in attesa che si riesca a chiarire se Carmela sia stata uccisa nel luogo in cui è stato trovato il corpo oppure altrove e poi trasportata in Abruzzo. In quest’ultimo caso la competenza territoriale è della Procura di Ascoli Piceno. Importante, anche a questo fine, sarà l’esito dell’autopsia che - secondo quanto si è appreso - sarà affidata oggi dal sostituto procuratore di Teramo Greta Aloisi.

Dall’esame si attendono elementi per stabilire la data e le cause della morte. Non si esclude che l’esame autoptico possa essere eseguito oggi stesso, al più tardi domani. L’incarico dovrebbe essere affidato - secondo indiscrezioni - ad un anatomopatolo marchigiano. La vittima ha la gola squarciata, lividi e segni di percosse sul resto del corpo, una svastica incisa sul collo e due siringhe conficcate: una al collo, l’altra al pube. Non ci sarebbero segni di violenza sessuale. Il cadavere è stato trovato dopo una telefonata anonima al 113 di Teramo, in un’area pic nic ad alcune centinaia di metri da un bivio della strada provinciale 53. Tutta l’area è stata delimitata dagli investigatori, impedendone l’accesso.

Le indagini sono condotte dal Comando operativo dei carabinieri di Teramo ai quali i loro colleghi ascolani - che collaborano fattivamente - hanno inviato copie della documentazione riguardante la scomparsa della giovane donna, avvenuta alle 15 di lunedì scorso. Carmela stava facendo una scampagnata sul pianoro di Colle San Marco, vicino ad Ascoli, assieme al marito - Salvatore Perolisi, caporalmaggiore dell’esercito in servizio presso il 235esimo Reggimento Piceno - e alla loro bambina di 18 mesi. Alle 15 si era allontanata dicendo che doveva andare in bagno, ma non è arrivata a un chiosco lì vicino. Dopo una ventina di minuti, il marito, non vedendola tornare aveva dato l’allarme ed erano cominciate le ricerche. Secondo i familiari, la vita di Carmela-Melania non aveva ombre. Da due anni aveva raggiunto il marito, anch’egli campano, a Folignano. Sembra che il sottufficiale dovesse trasferirsi tra pochi mesi nel Lazio.
[Edited by Sound72 4/21/2011 2:25 PM]
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4/21/2011 2:37 PM
 
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Everyone: il corpo di Carmela ritrovato nel giorno dell'anniversario della nascita di Hitler


ROMA - «Un atto di spietata barbarie che dovrebbe indirizzare le indagini delle autorità verso gli ambienti neonazisti più fanatici - dicono Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne - Il crimine sembra avere la matrice di un orrido culto della disumanità nazista e non è un caso che il corpo della povera Carmela sia stato trovato il 20 aprile, anniversario della nascita di Adolf Hitler. Da tempo il nostro gruppo, che fa parte dell'organizzazione United, impegnata a livello internazionale contro il riaffiorare del nazifascismo nel mondo, denuncia la crescita esponenziale dei gruppi di nostalgici del periodo delle camicie brune e nere, che predicano antisemitismo, odio per i Rom e i gay, violenza contro gli individui disagiati. Ma i neonazisti fanno del sadismo e della crudeltà un principio di comportamento, in antitesi con la 'pietas' che è alla base della civiltà dei diritti umani».

«Il Gruppo EveryOne, anche a nome di United, chiede al governo italiano di attivare ogni strumento di inchiesta per evitare che le atrocità che hanno condotto alla morte di Carmela Rea restino impunite, come avviene per tante tragedie che colpiscono gli individui più deboli, i cui perpetratori restano spesso a piede libero, pronti a colpire ancora».

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Il precedente: su quel colle mutilata e sepolta anche Rossella Goffo



ASCOLI - Fa paura adesso il colle dei misteri. Il San Marco, ad un tiro di schioppo della città, che somiglia tanto a Central Park, meta da sempre delle famigliole ascolane, degli studenti, degli innamorati. A gennaio il ritrovamento di Rossella Goffo, la funzionaria della prefettura di Ancona rinvenuta sotterrata al Bosco dell’Impero dai cani di due cacciatori. Lunedì la scomparsa misteriosa di Carmela Rea, la bella trentenne napoletana, che si è come volatilizzata dopo aver lasciato a giocare col padre, su una altalena, la figlioletta di diciotto mesi.

L’altro giallo, quello di Rossella Goffo, funzionaria della Prefettura di Ancona. Moglie e madre modello, in apparenza. Era misteriosamente scomparsa dal capoluogo marchigiano nel maggio di un anno fa. Svanita nel nulla fino a quando il disgelo ha fatto scoprire la fossa in cui erano sepolti i suoi miseri resti. Lassù, sul San Marco. Il caso non è stato ancora risolto, ma c’è una pista ormai consolidata. Per il delitto della Goffo è indagato un agente di polizia ascolano, Alvaro Binni, sposato e con figli, che con la donna aveva avuto un rapporto travagliato. Lei avrebbe tentato in ogni modo di averlo tutto per sè, allontanandolo dalla moglie, e il poliziotto - secondo gli investigatori - l’avrebbe uccisa. Gli indizi? Binni fu l’ultimo a vedere Rossella, i cellulari di lui e di lei segnalavano in tandem la zona dell’omicidio. Ma l’uomo si è sempre dichiarato innocente ed ha chiesto più volte attraverso il suo avvocato Nazario Agostini l’archiviazione dell’inchiesta a suo carico. La tesi di Agostini è il complotto, qualcuno avrebbe ucciso la donna per far ricadere la colpa su Binni. Al bosco dell’Impero ultimamente oltre a due falangi della donna sono usciti fuori anche tre bossoli di pistola calibro nove. Ma se anche non sono dell’omicida torna l’interrogativo: chi si diverte a sparare sul San Marco?

(messaggero.it )
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4/27/2011 10:02 AM
 
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"Così fu uccisa Simonetta Cesaroni"

ROMA

Un alibi inesistente, l’indole è quella di un uomo violento. Poi c’è Simonetta che apre la porta a qualcuno che conosce bene, con il quale è pronta ad avere un rapporto sessuale. Un quadro indiziario che riconduce a Raniero Busco, ex fidanzato della Cesaroni, ritenuto dai giudici della III Corte d’Assise di Roma responsabile dell’omicidio di via Poma.

Per quel delitto l’uomo deve scontare una condanna a 24 anni. Nelle motivazioni, un documento di 139 pagine, i giudici ricostruiscono gli elementi che hanno portato alla sentenza di primo grado. «È certo che la ragazza ebbe ad aprire ad una persona che conosceva - è scritto - e con la quale si stava accingendo ad avere un rapporto sessuale pienamente consenziente tanto che si era regolarmente spogliata. Questa persona non poteva che essere Raniero Busco (che al momento è libero in attesa del processo d’appello previsto per l’autunno prossimo, ndr) dal momento che non si era rinvenuta traccia di altre possibili storie con altri uomini».

Nelle pagine depositate oggi in cancelleria a Rebibbia, la Corte ripercorre la dinamica di quel drammatico pomeriggio d’agosto del 1990. «Durante i preliminari di un approccio sessuale consenziente - scrivono - la ragazza, ad un certo punto, per motivi riconducibili allo stato di tensione esistente tra i due, inaspettatamente si è rifiutata di proseguire il rapporto. Il rifiuto probabilmente accompagnato da parole sferzanti ha indotto l’assassino, come reazione a infliggerle un terribile morso al capezzolo». Per i giudici «la reazione della giovane anche solo verbale, a tale gesto, ha provocato l’ulteriore incremento della spinta aggressiva per cui il Busco l’ha dapprima atterrata e tramortita con un potente schiaffone all’emivolto e poi, scatenatasi ormai la violenza, colto da un’irrefrenabile furia omicida, le ha inferto 29 coltellate».

Nelle motivazioni si parla di «piena responsabilità» di Busco, a cominciare dalla «presenza del suo dna sul corpetto e sul reggiseno, in misura maggiore in corrispondenza del capezzolo sinistro della vittima e assenza di tracce genetiche di altre persone tranne che della vittima; contestualit… tra il morso al capezzolo sinistro e l’azione omicidiaria; appartenenza al Busco dell’impronta del morso». I giudici smontano anche gli alibi dell’ex fidanzato di Simonetta affermando che «non solo Busco ha contribuito alla preordinazione dei proprio falsi alibi ma in precedenza aveva cercato di indirizzare i sospetti contro alcuni suoi amici della comitiva Bar Portici» e in particolare dell’amico Simone Palombi. Nel provvedimento della III Corte viene citata anche la vicenda di Pietrino Vanacore, ex portiere dello stabile di via Poma e morto suicida nel marzo del 2010. Per i giudici è «plausibile» con una «coerenza interna» la ricostruzione fatta dalla Procura in merito al ruolo che avrebbe avuto Vanacore nelle ore successive al delitto. Una ricostruzione, però, che, secondo quanto si legge nelle motivazioni, «non può ritenersi pienamente provata» in quanto «sfornita di prova certa». Comunque, «la Corte pur esprimendo profondo rammarico per la triste vicenda umana del Vanacore non ritiene che la sua prematura scomparsa abbia posto fine a possibili sviluppi delle indagini e questo perch‚ appunto nel presente procedimento è stata accertata con pienezza probatoria la responsabilità del Busco».
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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4/28/2011 11:46 AM
 
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ieri alla fine del primo tempo di real-barca ho visto un pò di chi l'ha visto?..c'era in diretta il marito della donna uccisa nel bosco vicino Ascoli..Sinceramente dopo aver visto le lacrime di Misseri col cellulare in mano qua nn è piu' credibile nessuno..
La tv riesce a crearti il ragionevole dubbio pure sul pianto del marito di una donna massacrata a coltellate..
Poi visto che siamo tutti detective..devo dire che mi fa strano che la madre si allontani e tu nn l'accompagni perchè tua figlia piange perchè vuole continuare a stare sull'altalena..la prima telefonata la fai dopo quasi un'ora che è andata al bagno? un posto dove ci siete solo voi e basta poi?..boh!!!
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5/3/2011 4:21 PM
 
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Erba, Azouz revoca l'avvocato:
"Olindo e Rosa sono innocenti"


Il tunisino vuole l'annullamento degli ergastoli. Atteso il verdetto della Cassazione sulla vicenda

Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e papà del piccolo Youssef, due delle quattro vittime della strage di Erba, vorrebbe l’annullamento degli ergastoli inflitti a Olindo Romano e Rosa Bazzi e la riapertura del processo. A riferirlo è Roberto Tropenscovino, il legale di parte civile che stamattina si è visto revocare l’incarico dal tunisino a pochi minuti dall’udienza nella quale il giudice della prima sezione penale della Cassazione sono chiamati a discutere il ricorso presentato dai legali dei due coniugi ritenuti autori materiali della strage.
«Ieri sera - racconta l’avvocato in una pausa dell’udienza - Marzouk mi ha chiamato e stamattina ho parlato con lui per oltre un’ora: mi voleva imporre non solo di non chiedere gli ergastoli per Olindo e Rosa e il relativo risarcimento ma anche di chiedere la riapertura del processo. Gli ho spiegato che questo non era il contesto, che la richiesta era incompatibile con il mio ruolo, i miei principi e la mia dignità e che, se lui avesse insistito nel suo atteggiamento, avrei rinunciato all’incarico. Rinuncia che avrebbe dovuto essere formalmente revocata dallo stesso Marzouk», come poi è effettivamente avvenuto all’inizio dell’udienza.

Tropenscovino spiega che questo improvviso «cambiamento di rotta è avvenuto, non a mia totale insaputa, qualche settimana fa. Gli ho spiegato che io rispetto i suoi dubbi senza condividerli e, soprattutto, che mi auguro si tratti di dubbi genuini e non indotti. Personalmente auspico che la corte confermi definitivamente gli ergastoli per i coniugi Romano».

Intanto il padre e i fratelli di Raffaella Castagna sono venuti i in Cassazione per assistere all’ udienza sulla strage di Erba nella quale hanno perso oltre alla giovane donna anche la moglie e madre, Paola Galli, e il nipotino di due anni Youssef. Per ora Carlo Castagna e i figli, Giuseppe e Pietro, non hanno rilasciato dichiarazioni e dovrebbero ripartire stasera per rientrare ad Erba. Chiedono, ovviamente, la conferma delle condanne all’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi i coniugi accusati della strage avvenuta l’ 11 dicembre 2006 nel paese in provincia di Como. Venne uccisa anche una vicina di casa di Raffaella, la signora Valeria Cherubini mentre suo marito, Mario Frigerio, sopravvisse alle ferite diventando il principale testimone dell’accusa.

In Aula è presente Andrea Frigerio, figlio di Mario e Valeria. I Castagna e Andrea Frigerio, seduti nella parte destra dell’ Aula della Prima sezione penale, non hanno mai parlato con Azouz Marzouk, il marito di Raffaella e padre di Youssef, espulso dall’Italia dopo la condanna per droga. Il tunisino è seduto nella parte sinistra dell’Aula, probabilmente parteciperà a trasmissioni televisive dedicate alla vicenda di Erba.

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gira e rigira ce sta di mezzo pure lui
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