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Arte

Last Update: 4/19/2019 1:41 PM
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7/29/2011 10:15 AM
 
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Re:
giove(R), 29/07/2011 09.56:

gliel'ha regalata Leonardo coglioni!
casomai richedete altra roba, quella che ci hanno rubato, ma la Gioconda è in Francia per un atto Volontario del suo creatore.




me sta pure sul cazzo la Gioconda, piuttosto rijamose tutto il resto , je svotamo metà louvre [SM=g11491]
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8/10/2011 10:49 AM
 
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Colosseo, assenza totale di vigilanza
un luna park dove si può far tutto


Viaggio nell'anfiteatro dopo l'allarme bomba. Si può entrare
indisturbati nei cantieri chiusi. Turisti si arrampicano sui ruderi



ROMA - Nell’area fitness si può restare in forma, saltellando su e giù sopra i ruderi. Le regole sono poche e ben collaudate: si calpesta la storia salendo sopra i resti di un capitello, ci si mette in posa, si grida «viva Nerone» e si scatta la foto.


Nell’area ristoro, praticamente ovunque, si bevono succhi di frutta, si addentano panini e si lasciano cartacce alla base di qualche colonna. Viene un po’ di sonno e ci si sdraia, completamente.

E la sigaretta? Quella ci vuole: si fuma e si trasforma uno dei tanti fori scavati da secoli di storia in un posacenere. Se ci assale la noia, c’è sempre la prova labirinto: si entra dentro un cantiere recintato e incustodito, si scruta l’orizzonte e poi si esce. Nell’area relax scatta l’opera d’arte dello scarabocchio: si graffia il cuore del gigante disarmato con una chiave e si lascia la scritta: «II a.c., 100 leoni abbattuti».

Nel parco giochi chiamato Colosseo si può fare tutto, anche abbandonare una bottiglia o un barattolo dentro un’intercapedine o una delle fosse scavate dal tempo. Gli unici divieti che non possono essere aggirati sono quelli imposti ai diversamente abili e ai papà con passeggini: perché gli ascensori non funzionano.

I barbari sono passati al Colosseo anche ieri, il giorno dopo l’allarme bomba. Ore 14, inizia il tour dentro il Colosseo: è sufficiente confondersi tra i turisti per osservare i mille divieti non rispettati e non riuscire a trovare neanche un vigilante. Nessun controllo neanche davanti all’area dove domenica è stato ritrovato quel barattolo con fili elettrici fatto esplodere dagli artificieri. A vigilare sulla piccola galleria, poco distante dalla biglietteria, ieri non c’era neanche Antonio Mastromarino, il volontario della Protezione civile che si è accorto di quello strano oggetto e ha dato l’allarme. Antonio e i suoi colleghi infatti sorvegliano il Colosseo solo la domenica.
La fossa, profonda, dove qualcuno ha abbandonato chissà quando quel barattolo pieno di acqua ragia con due fili elettrici collegati a una batteria, viene stuzzicata da due bambini che hanno inventato un nuovo gioco: vince chi si sporge di più dal cancello che dovrebbe proteggere l’area e chi tocca per primo con un ombrellino il fondo della fossa.

Alle 15, mentre nelle stanze della politica infuocano la polemiche su come assicurare la sicurezza del Colosseo, i barbari l’hanno già conquistato. L’eco delle parole, tante, di chi amministra i beni culturali della Capitale, vengono polverizzate dalle risate di Luisa, di Trento, che si sente un po’ buffa mentre mima un gladiatore sopra l’ennesimo capitello oltraggiato.

Non c’è proprio nessuno a vigilare dentro l’Anfiteatro. Nessuno che impedisca a Manuela, di Madrid, di salire e scendere dai ruderi perché le foto, tante, scattate da un’amica non la soddisfano. Nessuno che dica a Mary, di Londra, di smetterla di accarezzare quella che i panelli della mostra su Nerone definiscono «testa virile dell’ultimo quarto del II secolo». Nessuno che ci impedisca di entrare, più volte, nel cantiere al piano terra o che ci riprenda mentre infiliamo una bottiglietta di plastica dentro a uno dei tanti fori delle colonne del primo anello.

Nessuna parola di rimprovero neanche per Peter, che è venuto dalle Montagne Rocciose dello Utah per compiere una delle missioni più fastidiose: inchinarsi, raccogliere e mettere nello zaino un pezzo di travertino scambiato per un souvenir.

Alle 15.30 le cubiste del Colosseo sono sempre là. I fumatori accaniti anche. Il maxischermo trasmette film su Nerone: tra i protagonisti c’è anche Pippo Franco. Qualche papà prova a trasportare il passeggino sulle scale ripide che portano al primo anello e nessuno lo aiuta. Le guide turistiche usano anche un centurione (quelli che «una foto 10 euro, altrimenti smamma») come un burattino per mostrare come si uccidevano i leoni. Una mamma non resiste: solleva il figlioletto e lo posiziona sul capitello, il piccolo quasi precipita, ma poi si riprende e mostra per la foto ricordo la magliettina con la scritta «I love Rome».

E che succede se verso le 16 se si prova a bussare agli uffici della Sovrintendenza? La porta, non chiusa, mostrerà un unico addetto un po’ sudato che risponderà: «Ci sono solo io, gli altri sono andati via alle 14». Uscendo si notano tre monumenti contemporanei: in una nicchia, al sole, sono state lasciate tre bombole contenenti elio: «Gas compresso - si legge sull’etichetta - se surriscaldato può esplodere».


ilmessaggero.it
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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9/5/2011 5:20 PM
 
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Addio a Vann Nath, testimone degli orrori di Pol Pot


I suoi dipinti, naif ma dettagliati, crudi eppure terribilmente veri, hanno contribuito a lasciar filtrare nella coscienza del mondo che cosa fosse successo tra il 1975 e il 1979 in Cambogia. Vann Nath era uno dei quattordici sopravvissuti della prigione (o meglio: centro per interrogatori e torture) S-21 a Tuol Sleng, Phnom Penh, e aveva raccontato la sua ordalia attraverso olii che restituivano solo un'infinitesima parte dell'orrore creato da Pol Pot e dai suoi Khmer Rossi.

INCALZARE GLI AGUZZINI Vann Nath, da tempo malato, è morto oggi, aveva 65 anni e portava il ruolo di testimone iscritto nella sua stessa carne. Le immagini che aveva creato, insieme con i resoconti affidati alle sue parole, portavano l'odissea di un popolo massacrato fuori dai grandi disegni della geopolitica e la facevano diventare un'esperienza vicina alla sensibilità anche di chi vi si accostasse senza sapere, senza immaginare, magari anche senza volere. Le responsabilità di pol Pot, quelle delle potenze che lo sostennero - la Cina ma anche gli Stati Uniti, in modi e tempi diversi - nelle sue parole restavano sullo sfondo: contava di più ricordare e cercare di capire. Nel magistrale deocumentario di Rithy Panh su S-21, Vann Nath è lì a incalzare i suoi antichi aguzzini, a chiedere perché, ma senza odio, solo sondando l'abisso di male che fu e che avrebbe voluto irietibile.

PITTORE Era stato un pittore di manifesti per il cinema, poi risucchiato nella paranoica rete di delazioni e arresti dei Khmer Rossi. Si era salvato perché appunto sapeva dipingere e poteva tornare utile per la propaganda, quando alla fine del suo potere Pol Pot decise di abbozzare un inizio di culto della personalità invece di rimanere nascosto dietro la fosca cortina d'invisibilità dell'Angkar, l'Organizzazione. E' un paradosso doloroso che Vann Nath sia scomparso proprio mentre sono alla sbarra i quattro leader superstiti dei Khmer rossi - un capo di Stato, Khieu Samphan, due ministri, Ieng Sary e la moglie Ieng Thirith e l'ideologo, il Fratello Numero Due Nuon Chea - ed è in attesa del verdetto d'appello il capo dei torturatori, Duch, condannato l'anmno scorso. Adesso il tribunale misto cambogiano-internazionale per la Cambogia è impantanato in dispute procedurali, si discute se gli imputati siano in grado, per l'età avanzata e le malattie, di sostenere il processo. la morte di Vann Nath, il Testimone per eccellenza, ammonisce tutti: occorre fare presto oppure la giustizia si tramuterà nella sua beffarda parodia.

MEMORIA E GIUSTIZIA Vann Nath aveva scelto di non costituirsi parte civile. "Aveva deciso così - ricorda Youk Chhang, direttore del Documentation Center of Cambodia - perché riteneva che il suo dovere fosse di offrire una testimonianza alle generazioni fdi cambogiani dopo la sua, perché imparassero. Questo rifletteva una concezione della giustizia che si concentra sul futuro dell'umanità, piuttosto che su momentanei desideri di rivalsa, vendetta o contrappasso".

corriere.it
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11/17/2011 4:25 PM
 
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Filippino Lippi e Sandro Botticelli
05 ottobre 2011 - 15 gennaio 2012
Roma, SCUDERIE del QUIRINALE

Nato a Prato verso il 1457 dalla relazione clandestina di Fra Filippo Lippi con la monaca Lucrezia Buti, Filippo, chiamato Filippino per distinguerlo dal padre, pittore dei più famosi e apprezzati del suo tempo, divenne a sua volta un artista di primissimo livello, cui il Vasari riserva parole di elogio per il "tanto ingegno" e la "vaghissima e copiosa invenzione".

Fin dalle sue prime prove giovanili, attribuite dal grande storico dell'arte Bernard Berenson ad un fantomatico "Amico di Sandro", le sue guizzanti figurine colpiscono per una grazia malinconica, un'inquietudine capricciosa che le differenziano dallo stile del Botticelli.

Di quest'ultimo non fu un semplice garzone di bottega ma un collaboratore alla pari, per divenirne poi un rivale temibile nell'ultimo decennio del quattrocento, apprezzato dai Medici e dai loro sostenitori come i seguaci del Savonarola e i repubblicani.



Si spiega così perché sia stato chiamato proprio Filippino a completare gli affreschi della cappella Brancacci al Carmine, opera di Masolino e Masaccio, pittori venerati, ammirati e studiati da tutti gli artisti allora e nei secoli a venire, oppure gli siano state affidate importanti commissioni disattese da Leonardo come la Pala degli Otto in Palazzo Vecchio (1486) e l'Adorazione dei Magi di San Donato a Scopeto (1496), entrambe oggi agli Uffizi, o, ancora la commissione nel 1498 più prestigiosa della Repubblica, la Pala della Signoria per la Sala del Maggior Consiglio repubblicano cui, però, non avrebbe dato seguito per i molti impegni e il sopravvenire della morte nel 1504. Filippino seppe, dunque, essere artista eclettico e versatile più di ogni altro, con commissioni a Firenze e nel suo territorio, ma anche a Lucca, a Genova, a Bologna e a Pavia.

Fu inoltre particolarmente innovativo nel campo decorativo e delle arti applicate, come attestano gli affreschi della Cappella Carafa nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma e della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze, cicli pittorici in cui la sua fantasia sbrigliata e capricciosa emerge sicura, tanto da farne un maestro di grande modernità.
In tempi recenti il livello qualitativo e l'eccellenza davvero non comune della sua produzione artistica comincia ad essere ritenuta superiore a quella di molte opere ascritte al Botticelli.
La mostra monografica delle Scuderie del Quirinale, Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400 vuole presentare al pubblico i circa trentaquattro anni di attività del maestro, proficui come pochi altri, per quantità e qualità di opere: dalle tavole agli affreschi, ai raffinati disegni su carte colorate, veri e propri capolavori a se stanti. Opere celebri e preziosissime che giungono per l'occasione, come consuetudine per le grandi mostre delle Scuderie del Quirinale, dai più importanti musei di tutto il mondo e da poche, superbe, collezioni private. Grazie, infine, alla fondamentale collaborazione del Polo museale fiorentino, del Fondo Edifici di Culto e grazie al contributo generoso di associazioni private come "Friends of Florence", la mostra offre un'occasione unica per vedere riuniti i capolavori del maestro toscano proprio a Roma dove Filippino ha studiato le antichità e lasciato il ciclo affrescato della cappella Carafa, ripercorrendone la vicenda umana e artistica e offrendo la possibilità irripetibile di confronti con alcune opere del grande Botticelli, maestro, amico e infine rivale.

[Edited by Sound72 11/17/2011 4:28 PM]
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11/17/2011 4:25 PM
 
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Piet Mondrian, "L’armonia perfetta"dall’8 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012 - Roma, Complesso del Vittoriano di Roma



Grande retrospettiva che, attraverso circa 70 olii e disegni del pittore olandese e oltre 40 opere di artisti che influenzano la sua evoluzione, ripercorre l’intero cammino artistico di uno dei più importanti Maestri del XX secolo valorizzando la sua coerenza nel perseguire l’obiettivo di un’arte astratta.

L’esposizione presenta capolavori in gran parte concessi eccezionalmente dal Gemeentemuseum dell’Aia e vanta la collaborazione e il supporto di grandi istituzioni museali come il Denver Art Museum, il Philadelphia Art Museum, la National Gallery of Canada di Ottawa, il National Museum of Modern Art di Kyoto. La mostra “Piet Mondrian.

L’armonia perfetta” è a cura di Benno Tempel, Direttore del Gemeentemuseum dell’Aia, e si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da Hans Janssen, Gemeentemuseum, L’Aia, Franz W. Kaiser, Gemeentemuseum, L’Aia, Michael White, Università di York. Nei Paesi Bassi del primo Novecento, Piet Mondrian (Amersfoort, 7 marzo 1872 – New York, 31 gennaio 1944) era un paesaggista di successo. Ma era curioso, ossessionato dall'idea di progresso, e riteneva di avere una missione personale – elementi che si riscontrano anche in Kandinskij e che, da Charles Baudelaire in poi, possono essere considerati come caratteristici della modernità.

Negli anni a cavallo tra i due secoli, gli artisti d'avanguardia non si accontentavano più di un'arte deputata a rappresentare l'aspetto esteriore della realtà e ricercavano una verità più profonda, oltre l'esteriorità. Affascinato dalla corrente cubista, Mondrian continuò a lavorare sulle possibilità di strutturazione per riduzione, già contenute nel Cubismo, fino alla pittura astratta e, alcuni anni più tardi, inaugurò quello che definì “Neoplasticismo”. Come in Kandinskij, agli elementi espressivi della pittura – linea, colore e forma o superficie – veniva attribuito un valore proprio, che non rimandava a qualcos'altro. In più, Mondrian ridusse tali elementi all'essenziale: soltanto linee rette, verticali e orizzontali, mai diagonali; soltanto colori primari – nessun colore composto, come in natura – e i non-colori nero, bianco e grigio. Ne derivò una delle fasi più affascinanti della storia dell'arte moderna: il gioco di Mondrian con le linee orizzontali e verticali e la ricerca della composizione ideale.

La mostra Nei Paesi Bassi del primo Novecento Piet Mondrian (Amesfoort, 1872 – New York, 1944) è un paesaggista di successo. Il passaggio dalla prima maniera naturalistica alla ricerca simbolista avviene con il trasferimento nel 1908 a Domburg in Zelanda e con l’incontro di J. Toorop. Il simbolismo conduce Mondrian a semplificare l’ossatura dell’immagine e, allo stesso tempo, a usare un colore vivo, talora steso a zonature, talora accostato secondo la tecnica divisionista e fauve.

Negli anni a cavallo tra i due secoli, gli artisti d’avanguardia non si accontentano più di un’arte deputata a rappresentare l’aspetto esteriore della realtà, e ricercano una verità più profonda, oltre l’esteriorità. Mondrian crede di poterla trovare nella teosofia di Madame Blavatsky e Rudolf Steiner – dottrina in bilico tra filosofia, religione e scienza. Come sottolinea Benno Tempel “La teosofia parte, tra le altre cose, dalle forze che agiscono tra uomo e donna, che anche Mondrian raffigura nella sua opera.

Forse l’osservatore non lo percepisce immediatamente ma, sapendo che l’elemento femminile è reso dalla orizzontale e il maschile dalla verticale, risulta chiaro che Mondrian attribuisce un ruolo importante a questi elementi sin dall’inizio della sua parabola artistica, prima nelle sue figurazioni, poi nelle composizioni astratte… Per Mondrian è infatti importante soprattutto la relazione tra l’orizzontale (femminile) e il verticale (maschile). La ricerca di questa armonia universale mantiene una posizione centrale nell’intero arco della sua produzione. Nella teosofia è importante l’evoluzione dell’uomo, che, da creatura inferiore, materiale, si eleva a una superiore condizione spirituale. Un processo che Mondrian esprime con particolare chiarezza.”

Nel 1911 Toorop e Mondrian organizzano una mostra d’arte moderna ad Amsterdam, e le loro opere vengono esposte tra quelle di Cézanne, Picasso e Braque. Per Mondrian è una rivelazione. E’ la prima volta che vede dei quadri cubisti. Senza pensarci due volte, abbandona la posizione sicura raggiunta nei Paesi Bassi e va a Parigi. Qui la sua evoluzione conosce una fase decisiva. Passando per un breve intermezzo cubista, nel 1914 Mondrian compone i suoi primi quadri astratti. Negli anni parigini la scomposizione della forma organica si attua in composizioni sempre più rigorose nelle quali la superficie è divisa in piccole zone con una sempre più evidente riduzione delle diagonali e delle linee curve. Ma rispetto alla sintassi cubista, la struttura formale dei suoi quadri è ridotta al piano e l’articolazione spaziale viene sin d’ora affidata al colore, dapprima sfumato in tonalità rosa, grigio, azzurro, marrone chiaro, poi con zonature più marcate di blu, rossi e verdi con le quali Mondrian vuole giungere all’essenza formale del soggetto.

“Mondrian fece proprio il Cubismo, ponendo l’accento sulla forza analitica di questo nuovo modo di dipingere, con il quale si poteva scomporre la forma esteriore degli oggetti, dispiegarla sul piano, eliminare la tradizionale illusione di profondità e strutturare l’intera superficie della tela. Mondrian continuò a lavorare sulle possibilità di strutturazione per riduzione, già contenute nel cubismo, fino alla pittura astratta.” (B. Tempel). Dopo il suo rientro in Olanda, dove rimane dal 1914 al 1919, la ricerca di Mondrian si sviluppa verso il rigore astrattista e la totale elementarizzazione delle linee e dei colori. Fonda la rivista d’arte olandese “De Stijl”, uscita per la prima volta nel 1917, e il Neoplasticismo con Theo van Doesburg. Benno Tempel sottolinea che “De Stijl” è stato più di un semplice periodico. Gli artisti che vi scrivono vogliono creare con la loro arte una società nuova. Aspirano a un’opera d’arte totale, in cui pittura, scultura, grafica e architettura formano un insieme unico. Inoltre, credono che non vi sia gerarchia tra le varie forme d’arte.

Questa idea modernissima, che ha esercitato una profonda influenza sull’arte moderna, li porta a occuparsi anche di pubblicità e fotografia. Per questi artisti l’individualismo, nell’arte come nella vita, è causa di ogni rovina e deviazione dal giusto; è necessario opporre a esso la serena chiarezza dello spirito, che sola può creare l’equilibrio tra l’universale e l’individuale.

Come è scritto nella II Prefazione di “De Stijl” nel 1919 “l’artista è maturato per opporsi alla dominazione dell’individuale nelle arti plastiche e cioè alla forma e al colore naturali, alle emozioni” e così “L’arte nuova ha messo in luce il contenuto della nuova coscienza del tempo: proporzioni bilanciate tra l’universale e l’individuale” (Primo Manifesto della rivista “De Stijl”, 1918). Il Neoplasticismo si propone di trovare una nuova forma di espressione plastica, non soggettiva ma valida per tutti, “nella astrazione di tutte le forme e di tutti i colori primari nettamente definiti” (P. Mondrian). Sempre Mondrian nel 1914 scrive: “Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, per esprimere una bellezza generale con una somma coscienza.

La Natura (o ciò che vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emotivo che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose... Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e create con armonia e ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vera.” Per Mondrian, dunque, la vita è pura attività interiore. Di qui la necessità di eliminare in arte la presenza del mondo oggettivo: distruggendo l’oggetto nell’arte si avvicina sempre di più l’arte alla verità della coscienza interiore.

E’ indispensabile abolire tutti i modi in cui più facilmente può manifestarsi il dato soggettivo, passionale, sentimentale, individualistico. La retta verticale e orizzontale devono essere l’unica misura consentita al Neoplasticismo. Finita la guerra, Mondrian torna a Parigi dal 1919 al 1938 dove il clima artistico è completamente cambiato. L’artista porta avanti la sua ricerca e pur sembrando universali, le sue opere recano una cifra talmente personale che le composizioni neoplasticiste in rosso, blu e giallo diventano dei veri e propri classici.

“Agli elementi espressivi della pittura – linea, colore e forma o superficie – veniva attribuito un valore proprio, che non rimandava a qualcos’altro. In più, Mondrian li ridusse all’essenziale: soltanto linee rette, verticali e orizzontali, mai diagonali; soltanto colori primari – nessun colore composto, come in natura – e i non-colori nero, bianco e grigio. Ne derivò una delle fasi più affascinanti della storia dell’arte moderna: il gioco di Mondrian con le linee orizzontali e verticali e la ricerca della composizione ideale.” (B. Tempel).

L’opera d’arte non doveva rappresentare alcunché ma costituire un momento di contatto tra l’uomo e l’universo tendente al superamento di ogni naturalismo o accidentalità in funzione di una restaurazione dell’armonia, dell’immobilità e della quiete perdute. Nel mondo futuro di Mondrian, come scrive lui stesso, l’uomo non sarà “nulla in sé, non sarà che parte del tutto, ed è allora che, avendo perduta la vanità della sua piccola e meschina individualità, sarà felice in questo Eden che avrà creato”.

Il misticismo di Mondrian è di natura mentale anzichè emotiva; in Mondrian l’ascetismo tende a superare il fluttuare delle passioni, i turbamenti, mediante un processo di liberazione dagli stimoli individuali. Il modo con cui Mondrian giunge all’astrattismo puro è un modo graduale: egli toglie progressivamente all’oggetto tutte le sue note individuanti, le sue particolarità, sino a ridurlo a scheletro, a stilizzazione, a linea. Con la minaccia della Germania nazista, Mondrian decide nel 1938 di trasferirsi a Londra e nel 1940 a New York dove vive la sua ultima stagione felice nell’incontro con un mondo nuovo: la patria del jazz lo ispira, la folla e il dinamismo della metropoli portano un rinnovamento nella sua arte.

romart.it
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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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3/26/2012 5:38 PM
 
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Un quadro ipnotico e le vite precedenti: uno psicologo indaga
La strana storia di "Michael's gate" dell'artista Hypnos in mostra a Roma


Roma (TMNews) Un quadro e l'ipnosi: la storia del dipinto "Michael's gate" dell'artista Gilberto Di Benedetto, in arte Hypnos, è quantomeno singolare e pare affondi addirittura in una esperienza ai confini del paranormale. Quale che sia la verità, e in ambito artistico in fondo conta solo quella rappresentata dall'opera, intorno al quadro si muovono storie di ipnosi e di vite precedenti che ora saranno indagate anche da uno psicologo esperto del tema, Stefano Benemeglio, in un appuntamento a Roma nella galleria Art Today il prossimo 13 aprile. Per provare a indagare nei meandri dei misteri dell'arte e soprattutto dell'effetto che questa produce su chi la osserva.

video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/il-mistero-del-quadro-ipnotico-in-mostra-a-roma/912...
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Re:
Sound72, 26/03/2012 17.38:

Un quadro ipnotico e le vite precedenti: uno psicologo indaga
La strana storia di "Michael's gate" dell'artista Hypnos in mostra a Roma


Roma (TMNews) Un quadro e l'ipnosi: la storia del dipinto "Michael's gate" dell'artista Gilberto Di Benedetto, in arte Hypnos, è quantomeno singolare e pare affondi addirittura in una esperienza ai confini del paranormale. Quale che sia la verità, e in ambito artistico in fondo conta solo quella rappresentata dall'opera, intorno al quadro si muovono storie di ipnosi e di vite precedenti che ora saranno indagate anche da uno psicologo esperto del tema, Stefano Benemeglio, in un appuntamento a Roma nella galleria Art Today il prossimo 13 aprile. Per provare a indagare nei meandri dei misteri dell'arte e soprattutto dell'effetto che questa produce su chi la osserva.

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se andiamo da Brico prendiamo una tela e te lo faccio io, e ci metto anche un pò di blu in omaggio (cit.) [SM=g7554]
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Record mondiale per L'urlo di Munch
venduto all'asta per 120 milioni di dollari


ROMA - Asta record a New York per una delle versioni de L'urlo del pittore norvegese Edvard Munch: il quadro, dipinto nel 1895, è stato venduto per 119,9 milioni di dollari in un'asta organizzata da Sotheby's. Si tratta della cifra più elevata che sia stata mai pagata per un quadro in un'asta. L'ultimo record era stato segnato due anni fa dal quadro di Pablo Picasso del 1932 Nude, Green Leaves and Bust, venduto per 106,5 milioni di dollari.

L'urlo di Munch era partito da una base d'asta di 40 milioni di dollari. La trattativa di vendita è durata appena 12 minuti, salendo a volte di oltre 10 milioni al minuto. Il nome del compratore è ignoto: in asta era rappresentato da Charlie Moffet, uno specialista che spesso compra per conto di compratori americani.

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3/5/2013 6:22 PM
 
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Luca Tesconi, dai Giochi Olimpici al flash sui dolori della mente


Luca non è solo il primo italiano che ha conquistato una medaglia alle Olimpiadi di Londra 2012 (argento nel tiro a segno, gara di pistola 10 m), ma anche un artista. E la sua mostra è "un viaggio negli stati della mente" perché tratta di pazzia e demenza.

Un atleta, l'arte e una mostra molto particolare. Luca Tesconi non è solo il primo italiano che ha conquistato una medaglia alle Olimpiadi di Londra (argento nel tiro a segno, gara di pistola 10 m. aria compressa), ma anche un artista a 360 gradi dedito in particolare alla fotografia. Sabato si inaugura nella sua Pietrasanta la prima mostra personale, ospitata dal 9 al 31 marzo a Palazzo Panichi, in collaborazione con la Gestalt Gallery.

Si chiama Non Luogo e affronta un argomento decisamente forte: quello che Tesconi definisce "un viaggio negli stati della mente" perché tratta di pazzia, demenza, di quelli che una volta venivano chiamati manicomi e sono stati chiusi dalle legge 180, la Basaglia che ha affidato la cura dei malati psichiatrici alle strutture territoriali. Tesconi è andato in giro a fotografare sei di queste strutture ormai dismesse, "che in certi casi la natura si sta già riprendendo", in Toscana, Lazio, Emilia e Lombardia, ripercorrendo la solitudine "di un mondo scomparso che però ancora c'è".

All'interno di questi che lui chiama "non luoghi della mente, e da qui il nome della mostra", ha girato per ore, anche al buio, trovando, e immortalando con la macchina fotografica, "tracce di solitudine, del male di vivere e di disperazione, espresse attraverso scritte, disegni, schizzi di sangue e graffi sui muri. Le pareti di certe stanze raccontano storie terrificanti".

Voleva farlo da tempo, "perché ho sempre sognato di esplorare questi luoghi: fin da bambino sono rimasto colpito dai racconti di mio padre, rappresentante di psico-farmaci del manicomio di Maggiano. Poi quando mi è stata regalata la mia prima macchina fotografica e dopo aver letto i libri di Mario Tobino (scrittore e direttore dell'ospedale psichiatrico di Lucca ndr), o altri come 'Marta che aspetta l'albà, non ho avuto più dubbi".

"Papà mi raccontava - dice ancora il vice-campione olimpico della pistola - di queste grandi sale e di porte blindate, dei mille controlli che bisognava fare, dei medici in giro con il carrello dei farmaci e i malati in fila con gli occhi sbarrati, e a lui sembrava che ad alcuni avessero spento il cervello. Mi ha detto che qualcuno chiedeva una sigaretta e la finiva con una tirata, e che i malati considerati più pericolosi lui non li vedeva mai: erano sempre legati al letto". "Cosa mi è rimasto dentro ripercorrendo questo luoghi di sofferenza? Le porte blindate con quegli spioncini da dieci centimetri - racconta - che erano l'unico contatto con l'esterno, e le sbarre alle finestre. E poi le lettere che i malati spedivano e che non venivano mai recapitate, come quelle di uno scultore delle mie parti fatto rinchiudere dal padre benché sano, dopo un violento litigio perché il vecchio, anche lui scultore, era dedito all'arte sacra e il figlio a uno stile futurista o 'alla Modigliani'.

Da una di queste strutture non è più uscito: il mio prossimo lavoro sarà dedicato proprio a lui, che si chiamava Palla e passava il tempo a scrivere e a disegnare momenti di vita e scene degli altri ricoverati".

Nel frattempo l'argento di Londra continuerà a fare anche il tiratore, perché sul podio olimpico vorrebbe risalirci a Rio 2016. In inglese 'to shoot' può voler dire sia 'fotografare' che 'sparare' e questa è un po' la vita del carabiniere Tesconi: impugna la pistola o la macchina fotografica e fissa un obiettivo, dettaglio del paesaggio o bersaglio che sia. Poi non gli rimane che sparare o scattare, e i risultati sono comunque eccellenti.

www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2013/03/04/Tesconi-spara-il-flash-ecco-dolore-ex-manicomi-_8345...

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“La curva sud ci ha dato una lezione, si può anche perdere, si possono anche subire amare sconfitte, ma con quegli striscioni che hanno esposto ci hanno fatto capire che nei momenti sfavorevoli bisogna aumentare le energie. Loro ci danno la fede noi gli dobbiamo dare il carattere”. Dino Viola
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4/16/2015 6:29 PM
 
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Dagli arabeschi inutili di Ljajic ai preziosismi di Matisse..


www.scuderiequirinale.it/categorie/mostra-matisse-arabesque


On y va [SM=x2478842]
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4/15/2019 9:04 PM
 
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Disastro a Notre-Dame [SM=g27992]
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4/15/2019 10:10 PM
 
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😥
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4/16/2019 10:34 AM
 
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Il tetto trecentesco è andato in fumo ma a quanto sembra la struttura in pietra ha retto. La guglia era ottocentesca come la maggior parte delle vetrate se non mi sbaglio

Puó sembrare strano dirlo ma che le cattedrali vadano a fuoco è un fatto abbastanza normale nella storia: difficile ce ne sia una uguale alla prima versione. Incendi, tormente, rivoluzioni, insomma sono cose che capitano soprattutto alla strutture in legno. La cosa "positiva" è che adesso ci sono mezzi tecnologici e anche digitali per ricostruirle abbastanza in fretta e con materiali piú resistenti. Certo la foresta sotto il tetto era spettacolare, mi ci portarono durante un convegno a Parigi (medievisti poco lavoro ma sempre gran bei posti) e piange il cuore pensare che non ci sia piú ma come dicevo anche questa a modo suo è storia.
[Edited by jandileida23 4/16/2019 10:36 AM]
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4/16/2019 10:37 AM
 
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L'unica cosa veramente grave è che non si fosse fatta prevenzione, forse finire così per l'incuria è peggio che per un attentato

Poi comunque storia antica si, ma come dice Jan già rattoppata più volte, si rifarà e via...certo abbastanza impressionante e triste come evento [SM=g27992]
......
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4/16/2019 11:51 AM
 
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Re:
ShearerWHC, 16/04/2019 10.37:

L'unica cosa veramente grave è che non si fosse fatta prevenzione, forse finire così per l'incuria è peggio che per un attentato

[SM=g27992]




Quel che mi ha lasciato un po' interdetto è stata la falla nella prevenzione. Poi magari la certezza che sia stata una falla con precise responsabilità individuali e istituzionali non c'è.

Non mi sorprende la violenza con cui divampa il fuoco in un luogo simile per di piu' imbustato con materiali anche infiammabili per lavori di restauro, ma l'esserne colti di sorpresa, il dover subire una roba del genere nel 2019. Mi lascia un pò spiazzato, nel mio penso che in un posto del genere il sistema anti-incendio si attivi al minimo puzzo di bruciato. Che ci potesse e dovesse essere un margine di intervento. Poi se quel margine non esiste e una volta iniziato divampa e basta..però non so i boschi della California della Grecia o i cinema de trenta anni fa co moquette e seggiole di legno dove se poteva fuma' e le uscite di sicurezza erano pure chiuse col lucchetto.

Certo, all'inizio della settimana santa, a fine chiusura visite, prende fuoco così.

Sarà che ultimamente ho visto la fiction de Il nome della Rosa, ma pareva davvero uno scenario da medioevo gotico. Come nella saga su Kingsbridge di Ken Follett. Impressionante "Notre Drame".
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4/16/2019 1:13 PM
 
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Ma il tetto era tutto in legno, tanta differenza con il XIV secolo non c'era. Poi sentivo che anche la merda dei piccioni facilita il fuoco. Lí una volta che parte l'incendio penso ce sia poco da fa, se non la pioggia salvifica davvero tipo umberto eco. La differenza è che stavolta hanno salvato praticamente quasi tutta la struttura in pietra mentre fosse capitato 500 anni fa sarebbe cascato giú tutto.
[Edited by jandileida23 4/16/2019 1:16 PM]
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4/17/2019 11:18 AM
 
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io ho pensato: ma pensa se fosse bruciata San Pietro in Vincoli, o San Giovanni, o l'Ara Pacis, ecc. ecc.

Nel mondo sarebbe uno solo il grido:
Toda la culpa es de la Raggi
All die schuld von Raggi
Toute la faute de la Raggi
Tudo culpa da Raggi
Suǒyǒu guāngxiàn Raggi
Tha coire ann air a h-uile coire às na Raggi (il gaelico si sa è complicato..)
Raggen erru gutzia (gaelico batte basco 8 a 0).

tIH Hoch pIch, forse persino i Klingon ce l'avrebbero fatta na scappata.

Vero che nessun monumento o quasi è sopravvissuto intatto nei secoli (a volte millenni). Però si sa come sarebbe andata:
"non è mai stato PEGGIO di..."
"sta cosa è la PIU'GRAVE di..."
"non si era MAI VIDTO che....".

Detto che ormai me ne fotto abbastanza, mi mancavano pochi scatti, qualche ulteriore avvenimento, per convincermi che non c'è nulla per cui sbattersi a sto mondo.
E' tutto inutile. Fesso io che mi ci sono appassionato.
Ho capito che è inutile appassionarsi a qualunque cosa che prevede vi sia "la gente".

Si salva forse lo 0,000000000000000000000000000000000001% per il resto è un deserto che quello dei Gobi sta in una paletta da mare.

Dopo aver visto gente che dava del ladro a chi non ha rubato...
del "siete come E PURE PEGGIO di.."....
Mi mancava l'ultimo tassello: discutere con altri elettori 5 Stelle, nei loro Gruppi, e constatare (che per chi non dorme da piedi equivale a : veder materializzare il dubbio d sempre NUTRITO) che, così come il comunismo cozza con la natura umana, che è individualista, e quindi (il comunismo) va bene per le termiti, le formiche, i virus, le api...
lo stesso vale per il "5stellismo" (nell'accezione originaria di Grillo e Casaleggio G.R.).
Del resto nessuno dorme da piedi e aveva notato da subito che erano grillini molti di nostra conoscenza che SAPEVAMO BENE che non facevano scontrini, non dichiaravano lavori, o affitti, mettevano duemila corna ai mogli e compagni, passavano davanti alla Posta....

Non è che si dormisse da piedi. Si ..provava a confidare in un sistema di regole.
E ne sono ancora convinto. Danesi e Svedesi se li lasci "liberi" si acchittano il 2-2 di Euro 2000... o no?
non sono santi, insomma, E' IL SISTEMA DI REGOLE e LA SUA A-P-P-L-I-C-A-Z-I-O-N-E.....

Poi, come detto, in occasione del caso Salvini-autorizzazione a procedere, mi sono ritrovato nei gruppi 5 Stelle a dire: "due pesi e due misure, perché?".
Risposta che le racchiude tutte: "perché sennò cade il Governo e non ci fanno più tornare, e noi stiamo facendo un sacco di cose (nota mia: che però non pagano. Alla gente come visto non fotte una sega di Redditi di Citt. di lotta al precariato, di restituzione di soldi, di taglio stipendi, di espulsioni di chi sbaglia, di Anti-Corruzione....
Si.. je piace dirselo tra se, e nei discorsi con gli amici per farsi belli, magari. Un mondo pulito, l'onestà, i valori....

poi però i tuoi nemicio ti danno del PEGGIO DELL?ARTRI pure se rubi una (buccia di) mela.
E "i tuoi" che gridavano "onestà", ora fanno i calcoli, "perché se processano Slavini cade il Governo e chissà quando ricapita, lo facciamo per il paese".

Avoglia io a dire: "e sti cazzi che cade il Governo, TU RESTI LO STESSO. OGGI perdi, ma la coerenza TE L RTIROVI DOMANI! Pazienza se torni a fare opposizione per 5-10 anni, tu TORNERI perché la coerenza dei valori pagherà.".

Niente. Erano dei piddini, o dei berluscones, uguali.
E quindi... chissà che avrebbero detto, che analisi, summe, simposi, EPOCALI sui MALI DEL MONDO portati dai 5 Stelle, ecc.

Ma, appunto, in fondo, ammazza ammazza so tutti na razza.

E ve lo dice no "uno stronzo", ma "il più stronzo", che fosse successo a Roma sta cosa..........................
[Edited by giove(R) 4/17/2019 11:27 AM]


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4/17/2019 11:41 AM
 
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Altro spunto.

nostra Signora grazie. Lei come il figlio che "si offre", se stessa e le sue sofferenze, per "salvare le nostre anime".
E' infatti già partita la corsa alle donazioni (c'è l'SMS da 3 euro? chiedo..), i conti correnti di "QUESTEQUELLO" (Mentana il Giusto lo ha aperto anche stavolta?) e insomma tutti i Buoni Uomini e le Buone Donne del mondo (vedasi Putin, che è accorso subito), grazie a Nostra Signora hanno la (ciclica) occasione, dopo una vita a rubare, tradire, mentire, 'opportunizzare', speculare, per dirsi: "oh come sono bbbuono!".
[Edited by giove(R) 4/17/2019 11:41 AM]


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4/19/2019 1:41 PM
 
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"Comunque per chi se lo fosse già dimenticato volevo ricordare che secondo Sgarbi "con il rogo di Notre Dame non abbiamo perso niente perchè non c'era niente di valore inestimabile".
E, sviluppando questa geniale intuizione, aggiungo che con l'incendio di Castefusano pochi anni fa non abbiamo perso niente perchè erano solo pini mediterranei, mica sequoie e cedri.
O se preferite, con le Torri Gemelle non abbiamo perso nulla perchè ci sono grattacieli più belli e poi siamo già 6 miliardi di persone.
Se affonda una petroliera al largo di Bari non importa perchè in fondo il nostro mare più bello sta in Sardegna.
Ti infibulano? Nessun dramma, c'è sempre il culo.

Fate quest'esercizio e anche voi vi sentirete "intelligenti come Sgarbi". Perchè il cervello è un muscolo e l'intelligenza va allenata."



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