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Il duce inaugura CARBONIA

Last Update: 12/28/2009 8:43 PM
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Filmato storico dell'inaugurazione della mia città

solo 12 mesi per fare una città che vista dall'alto
appariva a forma di B.M. (Benito Mussolini).

...50 anni dopo Berlusconi costruisce Milano 2.....








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Re: Filmato storico dell'inaugurazione della mia città
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Non ci capisco nulla di politica...pero' mi domando
come si poteva costruire un'intera città in un anno!

Non c'era la crisi?
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8/4/2009 6:56 PM
 
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Re:
lunapiena74, 19/05/2009 23.00:

Non ci capisco nulla di politica...pero' mi domando
come si poteva costruire un'intera città in un anno!

Non c'era la crisi?
[SM=x1863076]




la città aveva grosse miniere di carbone con cui ovviamnete combatteva la crisi.. sono andato a sbirciare la storia di Carbonia..davvero interessante, anche lo sciopero bianco fatto dalla CGIL contro le misure restrittive e disumane prese dalla carbonsarda (in quel tempo gestita da ebrei trentini)..

it.wikipedia.org/wiki/Carbonia

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Re: Re:
Giolau, 04/08/2009 18.56:




la città aveva grosse miniere di carbone con cui ovviamnete combatteva la crisi.. sono andato a sbirciare la storia di Carbonia..davvero interessante, anche lo sciopero bianco fatto dalla CGIL contro le misure restrittive e disumane prese dalla carbonsarda (in quel tempo gestita da ebrei trentini)..

it.wikipedia.org/wiki/Carbonia





Grande Giolau!!!

Benvenuto!

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il valore aggiunto che mancava!

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Re: Filmato storico dell'inaugurazione della mia città
harrypotter79, 18/05/2009 23.43:


solo 12 mesi per fare una città che vista dall'alto
appariva a forma di B.M. (Benito Mussolini).

...50 anni dopo Berlusconi costruisce Milano 2.....








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Bella Harry Potter questo filmato di Carbonia e le sue miniere...
ma la Sardegna e i suoi abitanti, compresi i miei due nonni che lavoravano nella miniera di Ingurtosu e sono morti con la silicosi al 100% cosa hanno potuto guadagnare da queste miniere?...
forse un centinaio di posti di lavoro e il territorio rovinato dall'inquinamento ambientale creato per la produzione di oro, zinco, argento, piombo e rame.
La storia oggi si ripete dopo 50 anni , ieri Carbonia oggi Furtei...
insomma come al solito ...
sfruttati..
depredati...
maltrattati...
inquinati...
derisi.....
con il nostro presidente alla regione Sardegna Capellacci e Berlusconi che costruisce Milano 2, e continua a invadere la Sardegna
con scorie nucleari, basi Nato, immondizia, petrolchimiche, inceneritori.

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A foras sos colonialistas! [SM=x1856218]
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Come eravamo !!!!!!



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Chi siamo oggi !!!!!!!


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Mortalità più elevata, in Sardegna aree a grave rischio
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
21/04/2006 10.29.00



E’ un dato di fatto: in alcune aree della Sardegna si sta peggio che nel resto dell’Italia. In generale, ci si ammala di più di malattie respiratorie e dell’apparato digerente. In particolare, gli uomini sono più colpiti da tumori del polmone, del fegato e del sangue. Malattie che sono in gran parte causate dall’inquinamento ambientale e dalle esposizioni professionali. Non a caso, le aree dove si sta peggio sono quelle industriali (a Nord, Porto Torres; a Sud, Portoscuso e Sarroch), e quelle minerarie di Arbus e di Iglesias. Ma non solo: anche alla Maddalena si registra un eccesso di linfomi.

La denuncia è contenuta nel Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna (pubblicato come supplemento al numero 1 del 2006 di Epidemiologia & Prevenzione), un’ampia ricerca voluta dall’Assessorato alla Sanità della Regione Sardegna.

In tutto sono 18 le aree considerate a rischio (suddivise in industriali, minerarie, militari e urbane) che sono state analizzate nel Rapporto, per un totale di 71 comuni e circa 850.000 abitanti, ossia poco più della metà della popolazione della Sardegna. «Per la prima volta dopo lustri di inerzia la Regione compie uno studio completo, il più completo possibile in base ai dati statistici disponibili» afferma l’assessore alla sanità Nerina Dirindin.

La ricerca è stata condotta da un gruppo di medici, statistici ed epidemiologi delle Università di Udine, Torino e Firenze, con il coordinamento di Annibale Biggeri, epidemiologo e statistico medico dell’Università di Firenze. I finanziamenti sono giunti dall’Unione europea nell’ambito dell’attività di assistenza tecnica agli Osservatori epidemiologici delle regioni meridionali, fornita da ESA (Epidemiologia per lo Sviluppo e l’Ambiente, associazione temporanea d’impresa tra Azienda sanitaria di Grugliasco, Piemonte, ARPA Piemonte, Azienda sanitaria città di Milano, Università di Firenze e Azienda sanitaria Roma E).

"Per oltre un anno il nostro lavoro è consistito nel radunare e confrontare dati già esistenti, ma che non erano mai stati messi l’uno di fianco all’altro", dice l’epidemiologo dell’Università di Torino Benedetto Terracini, uno degli autori dello studio. "I dati Istat relativi al ventennio 1981-2001 ci hanno dato le informazioni sulla mortalità nell’intera regione e nelle aree considerate, mentre dalle schede di dimissioni ospedaliere del periodo 2001-2003 abbiamo ricavato i dati sui ricoveri. Da questi dati grezzi siamo partiti per arrivare a costruire una fotografia della realtà di salute delle 18 aree considerate".

Le regioni meridionali hanno perso il vantaggio di cui godevano in termini di mortalità rispetto alle regioni del centro-nord. Anzi ormai Campania, Sicilia e Sardegna sono allineate con Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Lombardia. L’Italia si è uniformata. "Confrontando i dati della Sardegna con quelli italiani è emersa una maggiore presenza di malattie infettive (+23 per cento negli uomini; +12 per cento nelle donne), respiratorie (+22 per cento e +15 per cento) e dell’apparato digerente (+26 per cento e +9 per cento). Resta ancora un residuo vantaggio per quanto riguarda le malattie circolatorie ed alcuni tumori", spiega Annibale Biggeri. "Ma informazioni più indicative sono state ottenute dal paragone tra le 18 aree considerate e il resto della regione".

La mortalità per malattie respiratorie era significativamente in eccesso negli uomini a Portoscuso (sono stati osservati 205 casi rispetto a 125 attesi) e a San Gavino (69/47). Morti per pneumoconiosi (termine che raggruppa malattie come l’asbestosi, dovuta all’inalazione di particelle di amianto, e la silicosi, causata dall’inalazione di particelle di silice) sono state rilevate sporadicamente, tranne a Portoscuso, dove l’eccesso era marcato (osservati/attesi 117/30).
I rischi di morte per cancro polmonare negli uomini mostravano allontanamenti dai valori attesi nelle aree di Portoscuso e Sarroch (entrambe con eccessi del 24 per cento). A Porto Torres, la mortalità era in eccesso nei due generi per tutte le cause (del 4 per cento negli uomini e del 9 per cento nelle donne), per le malattie respiratorie (8 e 28 per cento), per malattie dell’apparato digerente (13 e 21 per cento), per tutti i tumori (ancora 4 e 9 per cento). Anche la mortalità per tumori del fegato era in eccesso nei due sessi (18 e 21 per cento), osservazione confermata dai tassi di incidenza del Registro tumori locale.
Tra le aree industriali, a Porto Torres è stato osservato l’eccesso più consistente di morti per tumori del sistema linfoemopoietico sia negli uomini (osservati/attesi 99/84) sia nelle donne (73/68).

"Tutte le statistiche sono state ottenute al netto del contributo portato dalle differenze socioeconomiche", dice Corrado Lagazio, biostatistico dell’Università di Udine. "Ma è da notare che le aree industriali tra il 1991 e il 2001 hanno perso il vantaggio che avevano sulla base degli indicatori di deprivazione materiale" precisa Dolores Catelan, statistica del gruppo di ricerca dell’Università di Firenze.

Nonostante una generale tendenza alla riduzione dell’eccesso di mortalità per malattie respiratorie non tumorali, intorno al 2000 entrambe le aree minerarie della Sardegna mostrano ancora eccessi significativi negli uomini (osservati/attesi 119/86 a Iglesias e 156/63 ad Arbus). In anni recenti, i morti per pneumoconiosi sono stati in media 20 all’anno ad Arbus e 10 a Iglesias. Anche il cancro polmonare negli uomini era aumentato nelle due aree (72/56 ad Arbus e 108/72 a Iglesias).

Eccessi significativi di morti e ricoveri ospedalieri per linfoma non Hodgkin sono stati osservati nelle aree militari de La Maddalena (mortalità 1981-2001, negli uomini, 17 osservati contro 6,3 attesi, nelle donne 8/5,6). Nell’area di Salto di Quirra, nel 1997-2001 le morti per mieloma (negli uomini 5/2,3) e per leucemie erano aumentate nei due sessi (complessivamente osservati/attesi 20/13,3, statisticamente non significativo).

Le aree urbane in Sardegna mostrano buoni valori degli indicatori socioeconomici considerati. Il profilo di salute a Cagliari e Sassari è quello tipico delle città del mondo occidentale. La mortalità per tumori del colon-retto, del polmone, della mammella e della cervice uterina è relativamente alta rispetto alla media regionale.

Due siti nazionali oggetto di bonifica, finanziamenti importanti per opere di risanamento ambientale, testimoniano la gravità dell’inquinamento dell’ambiente nei due più importanti poli industriali sardi. Riqualificazione da un lato, tutela delle opportunità di sviluppo che ancora l’industria offre all’isola, dall’altro. Ma oggi al tavolo delle negoziazioni siede un nuovo interlocutore: la salute, o forse si dovrebbe dire la malattia. "Pur con i limiti di una indagine epidemiologica basata sui certificati di causa di morte e sulle schede di dimissione ospedaliera", illustra Catelan, "sono emerse indicazioni di danni subiti dalle popolazioni residenti nelle aree a forte pressione ambientale". Il contesto in molti casi parla da sé: eccessi di mortalità e ricoveri coerenti negli uomini e nelle donne suggeriscono il ruolo di fattori ambientali, "come documentato nel rapporto quando viene esaminata la letteratura epidemiologica e gli studi pregressi, e come quando si riportano le campagne svolte in passato sulle esposizioni della popolazione a sostanze tossiche e cancerogene", spiega Roberta Pirastu dell’Università La Sapienza di Roma. In altri casi è l’ambiente di lavoro, dove si registrano eccessi nei soli uomini ed in relazione alla presenza di lavorazioni che possono comportare il contatto con sostanze nocive o al lavoro nelle miniere.

"Questo studio è un buon punto di partenza: da qui si può procedere sia per via amministrativa sia per via giudiziaria, ma la mia esperienza sconsiglia di affidare tutte le speranze alla magistratura" osserva Felice Casson, il magistrato che ha sostenuto l’accusa al processo di Porto Marghera e che ha partecipato a questo studio in qualità di consulente. "Serve la concertazione tra istituzioni, imprese e, soprattutto, serve una stagione di verità che ci liberi dalle bugie o dai silenzi del passato. Non è facile, ma ora la Sardegna ha gli strumenti per farlo".

Fonte: Ufficio stampa Università di Firenze e Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica CSPO 2006.
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E allora ??????


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Procurade e moderare

Procurad'e moderare
Barones, sa tirannia
Chi si no pro vida mia
Torrades a pés in terra

Decrarada est giaj sa gherra
Contra de sa prepotentzia
Incomintzat sa passentzia
In su populu a mancare

Mirade ch'est pesende
Contra de bois su fogu
Mirade chi no est jogu
Chi sa cosa andat 'e veras

Mirade chi sas aeras
Minetan su temporale
Zente cunsizzada male
Iscurtade sa boghe mia

Custa, populos, est s'ora
D'estirpare sos abusos
A terra sos malos usos
A terra su dispotismu

Gherra, gherra a s'egoismu
E gherra a sos oppressores
Custos tirannos minores
Est pretzisu umiliare


Francesco Ignazio Mannu - 1794


La storia dell'inno di protesta

Appassionato inno contro la prepotenza feudale dei proprietari terrieri. Questo canto di protesta popolare è stato composto alla fine del 1700 da Francesco Ignazio Mannu, Cavaliere e Magistrato (nato a Ozieri il 18 maggio 1758 e morto a Cagliari nel 1839). Brano scritto in seguito ai drammatici eventi vissuti dal popolo sardo dopo i fatti del 28 aprile 1794, giorno in cui iniziò la rivolta guidata da Giovanni Maria Angioj. Può essere annoverato tra i canti popolari più antichi d'Europa. L'opera è articolata in 47 ottave logudoresi e 375 versi che evidenziano la forte identità del popolo sardo e la sua propensione alla ricerca della democrazia e della giustizia anche attraverso la lotta al potere ingiustificato dei feudatari. Questo inno "Su patriotu sardu a sos feudatàrios", meglio conosciuta come "Procurade 'e moderare", è stata pubblicata per la prima volta in Corsica nel 1794, esprime la volontà di riscatto della Nazione Sarda.

Alcuni l'anno definita "La Marsigliese Sarda", forse per il suo interno vigore, una forza e un richiamo appassionato al popolo sardo nella condanna senza appello per chi aveva sfruttato e soggiogato le persone. Questo brano, a cui è difficile rimanere indifferenti, non solo risveglia le coscienze sul lato emotivo delle persone ma può anche essere considerato un alto esempio della letteratura isolana, per la dignità espressiva e per le sue idee. L'ideologia illuministica che possiamo trovare alla base di "Procurade 'e moderade" si innesta nel nazionalismo proto-romantico; un forte legame con lo spirito dell'indipendenza delle colonie d'America, con la Rivoluzione Francese e con i Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Questo inno non è alieno dal forte slancio e dalla tempesta di Sturm und Drang tedesco ma ne condivide l'anelito; la fede e la ragione sono nell'inno in armonia sinergica per contrastare "l'ancien régime" e il suo feudalesimo, un appello per il Risorgimento nazionale sardo contro lo straniero piemontese.

Lingua Sarda - Procurade e Moderare Barone sa tirannia 1794 di Francesco Ignazio Mannu

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E vogliamo parlare di sequesti in sardegna...finiti con il suicidio di Lombardini
L'ultimo sequestro in sardegna...quello di Silvia Melis è coinciso con la morte del giudice Lombardini....come mai?????

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SEQUESTRI: LA ZONA GRIGIA E IL GIUDICE LOMBARDINI. DA UN LIBRO ALTRE VERITA'

di Pier Giorgio Pinna



Martedi 11 agosto 1998. Ore 19.50. Cagliari, palazzo di giustizia. Afa orrpimente. Clima carico di tensione. All'improvviso, nei corridoi semideserti, uno sparo: Luigi Lombardini si uccide nel suo studio, un colpo di pistola in bocca. Morte dai risvolti sconcertanti, emblematici. Chiude un'epoca. Fa traboccare veleni. Cancella misteri. Pietra tombale sulla più inquietante stagione di rapimenti, spazza via tanti - troppi - interrogativi.

Prima del suicidio, cinque ore di interrogatorio: il pool di palermo impegnato in forse nel tentativo d'illuminare coni d'ombra nel sequestro di Silvia Melis. Colloquio chiesto non al giudice-collega, ma all'imputato Lombardini, ex stratega della lotta ai rapitori, accusato di ruoli ambigui sia nelle trattative per la liberazione della commercialista di Tortolì sia nelle fasi successive al rilascio. La sua fine segna la fine dell'inchiesta. Non sarà mai fatta luce, soprattutto, sulla rete parallela che lo Sceriffo della Barbagia potrebbe aver organizzato con la connivenza di pezzi importanti ma non autorizzati dello Stato.

I NUOVI RETROSCENA

Ora la casa editrice Condaghes manda in libreria un'opera che svela altri retroscena. S'intitola "La zona grigia". L'autore, Giampaolo Cassitta, è il direttore dell'area pedagogica per adulti del carcere di Alghero. Racconta la storia di Agostino Mallocci, allevatore e custode di cave a Sinnai. Cinquantacinque anni, ventiquattro di galera, da novembre 2003 in 2affidamento sociale". Tutto dopo la condanna per il rapimento dell'ingegnere della Ferrari Giancarlo Bussi, avvenuto il 4 ottobre 1978 sulla costa di Villasimius. Blitz messo a segno da un commando dell'Anonima: tre banditi armati e mascherati. Scena del sequestro, la villa di proprietà del generale dell'areonautica Piero Piccio, cognato del rapito. L'ostaggio, a 47 anni, non tornerà più a casa dalla moglie e dai figli nonostante il versamento del riscatto.

E' un periodo trementdo, in Italia, sui fronti della criminalità e dell'eversione. A Roma le Br sequestrano e uccidono Aldo Moro, gli attentati "al cuore dello Stato" diventano sempre più numerosi. Nell'isola i rapimenti si succedono a ritmo impressionante. I banditi lavorano alle catene di montaggio di un'industria dal fatturato in crescita. Lo stesso anno del raid a Villasimius nelle prigioni del Supramonte finiscono altri sette ostaggi. Quello successivo, il 79, sarà l'anno più nero: diciannove rapiti. Tra loro, il cantuaotre Fabrizio De Andrè e la sua compagna, Dori Ghezzi.

FUORILEGGE E VITTIME

In quest'atmosfera di piombo si consumano tante tragedie. Comprese quelle legate al caso Bussi. Dramma per l'ingegnere di Maranello e i suoi familiari. Che si trovano di fronte Luigi Lombardini come investigatore. Spiega Cassitta : "La vicenda di mallocci è una delle tante sporche storie dove gli uomini, per uno strano scherzo del destino, si trovano nel luogo sbagliato in un giorno sbagliato, senza riuscire a sapere e spiegare perchè".

L'affaire Bussi, del resto, è di per sè circondato da enigmi. L'autore nel racconto-inchiesta ne mette in luce parecchi. Vediamoli. Non s'individuano i basisti. Ci sono personaggi che nei capitoli giudiziari entrano ed escono di scena con tempismo perfetto. Emissari che fanno improbabili ricostruzioni degli incontri con i banditi. Uomini dalla condotta adamantina trasformati in spietati fuorilegge sebbene tutto - proprio tutto, persino corretti rapporti di collaborazione con i carabinieri - lasci pensare l'esatto contrario. E ancora: interogatori discutibili, confessioni a corrente alternata, ritrattazioni. "Giochi di verità contrapposte " li definisce Cassitta .

PALESTRE BLINDATE

Al dibattimento di primo grado, cominciato nell'ottobre del 1982, le cose per Mallocci si mettono subito male. La sua posizione s'inserisce nel maxi-processo celebrato nell'aula-bunker di Monte Mixi, a Cagliari: 93 imputati, un'ampia rosa di sequestri da rievocare, centinai di testimoni, l'ordinanza di rinvio a giudizio firmata da Lombardini che supera le mille pagine. "Altre verità" emergono solo in parte, mescolate ad aree d'ombra. Saltano fuori pressioni sui familiari di alcuni arrestati. Qualche detenuto denuncia percosse e maltrattamenti. Alla fine, almeno per mallocci, arriva la prima condanna. le decisioni delle corti di secondo e terzo grado non lo aiuteranno: sono sentenze che rappresentano l'inizio di un lungo viaggio nelle carceri di mezza Sardegna. E che - scrive ancora l'autore - trasformeranno questo recluso anonimo in un tristu che janna de presone, uomo solo e triste come la porta di un penitenziario.

Ma sullo sfond, aggiunge a più riprese Cassitta, emerge già allora la zona grigia. La stessa dove si muovono a loro agio solo alcuni investigatori che si vantano di una specializzazione nella battaglia contro l'Anonima.

L'autore, stile asciutto e incalzante che ricorda i programmi tv del giallista Carlo Lucarelli, la circoscrive alla perfezione. E descrive Lombardini come un "giudice istruttore duro". Sia nell'azione di contrasto alla criminalità negli anni settanta:"Ottiene risultati. E' quello che conta. Quello che lo Stato vuole" Sia nelle fasi successive: " Magistrato Sceriffo schiacciato dagli eventi, dal nuovo corso, dal modo diverso di condurre le indagini. Non riuscirà ad essere il giudice unico per tutti i sequestri in Sardegna. Vagherà dentro colori non definiti e non definibili. Un non colore soprattutto: nè rosso nè nero, ma grigio" .

QUESITI INQUIETANTI

"Chi era in realtà Lombardini?" si chiede in ultima analisi Cassitta. E perchè vantava in certi ambienti crediti così consistenti? Per quali ragioni poteva arrestare e successivamente scarcerare persone che si rivelavano poi de tutto estranee ai fatti? Domande rimaste senza risposta anche nel libro. rebus privi di soluzione da una data precisa: quella maledetta sera dell'11 agosto 1998, quando Lombardini mette fine alla sua vita con uno sparo carico di simbolismi. Ma gli stessi interrogativi, almeno sotto il propfilo temporale, si prestano a un'osservazione fredda, neutrale. Il rapimento di Silvia Melis, otto anni fa, è l'ultimo sequestro portato a termine in Sardegna. E' un'assurda beffa del destino? Il frutto del ripiegamento tattico della criminalità verso fonti di reddito più lucrose e con minori rischi? Oppure da allora è successo qualcosa? Qualcosa d'impalpabile: magari maturato, dopo quella revolverata in bocca, in una zona di confine dal colore incerto.

Piergiorgio Pinna
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Ciaooooooo [SM=g1855874]

Scusate se m intrometto,nella vostra discussione ma ho una domandina che mi tormenta.

Capisco che la Sardegna è bellissima, ma il fatto che non volete gli inceneritori, non volete le centrali e questo no e l altro neanche....penso...ma le altre regioni sono le più coglione????


Come fate con l immondizia?

grassie della risposta [SM=x1856221]
[Edited by passeggina 8/26/2009 8:26 PM]
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Re:
[SM=g1855903]
passeggina, 26/08/2009 20.25:

Ciaooooooo [SM=g1855874]

Scusate se m intrometto,nella vostra discussione ma ho una domandina che mi tormenta.

Capisco che la Sardegna è bellissima, ma il fatto che non volete gli inceneritori, non volete le centrali e questo no e l altro neanche....penso...ma le altre regioni sono le più coglione????


Come fate con l immondizia?

grassie della risposta [SM=x1856221]



Ciao passeggina
..il problema non sono gli inceneritori ma la spazzatura che ci arriva con le navi dal continente e che viene smaltita nella zona industriale del Medio campidano all'insaputa della popolazione
che continua ad ammalarsi di cancro.
L'immondizia del continente noi non la vogliamo.

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E la vostra spazzatura,dove la mandate???

[SM=g1855874]
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Re:
passeggina, 27/08/2009 16.38:

E la vostra spazzatura,dove la mandate???

[SM=g1855874]




La mia isola si colloca ai primi posti della classifica nazionale nella capacità di raccolta differenziata: sui 1.081 Comuni più virtuosi d’Italia, l’isola occupa il sesto posto nella classifica nazionale, con 31 amministrazioni comunali che hanno abbondantemente superato la soglia del 40% di raccolta differenziata in ambito urbano.
I Comuni che praticano la raccolta differenziata in Sardegna sono 320 su 377.
La Provincia più virtuosa naturalmente in questo processo è la mia zona cioè il Medio Campidano, che si è attestata sul 59,1% di rifiuti differenziati raccolti. Seguono con il 42,8% l’Ogliastra, con il 37,5% Oristano, con il 27,7% Nuoro, con il 27,6% Cagliari, con il 25,5% Olbia Tempio, con il 20,2% Carbonia Iglesias e con il 19,8 % Sassari.

Noi la nostra spazzatura la ricicliamo , quella dell’ Italia abbassiamo le bende negli occhi e facciamo finta di non vederla Ajò!

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Per non dimenticare la storia
Nel 1861, con l'unificazione del regno, la Sardegna divenne "italiana".
L'unità politica non portò sostanziali cambiamenti: la Sardegna era in forte ritardo rispetto alle altre regioni italiane, anche alle più povere; in più c'era l'handicap del mare, i trasporti marittimi erano insufficienti e costosi.
Le comunità rurali e le fasce di popolazione più povere furono ulteriormente danneggiate dalle scelte del governo nazionale relative ai terreni ademprivili.
Questi terreni, sfruttati da contadini e pastori per far legna e raccogliere ghiande, furono concessi ad imprese per lo sfruttamento delle risorse del bosco.


I motti di "Su Connottu"
La decisione portò ad alcune sollevazioni, tra cui quella detta di "Su Connottu", a Nuoro nel 1868, dove i rivoltosi chiedevano di ritornare "al conosciuto", vale a dire alla tradizione e quindi all'utilizzo comune di tali terreni.


La crisi agraria
Il malumore diffuso crebbe ulteriormente per la grave crisi agraria del periodo e per gli effetti della politica economica protezionistica attuata dal governo italiano: la Francia rispose con una sua politica di protezione e regioni come la Sardegna, che esportavano con profitto olio, vino e altri prodotti alimentari, furono duramente colpite dalla restrizione.
Per di più la crisi causata da questa guerra economica con la Francia portò molti produttori ad abbandonare le nuove colture specializzate, dirette all'esportazione, per tornare alla produzione cerealicola che bloccò il processo di modernizzazione dell'agricoltura sarda.
Questa crisi determinò un ulteriore peggioramento della vita delle popolazioni rurali, costrette spesso a ricorrere agli usurai per cercare di far fronte alle proprie necessità.


Il banditismo
A tutto questo è sicuramente ricollegabile l'aumento del banditismo e della criminalità nelle campagne. Molti banditi diventarono leggendari, suscitando, tra le popolazioni rurali, paura mista ad ammirazione. In realtà dietro molte di queste violenze non c'era solo il bandito solitario, che agiva per salvarsi dalla fame e dalla miseria, ma c'erano vere e proprie imprese criminali, organizzate e finanziate da persone benestanti che le utilizzavano per arricchirsi ulteriormente.
La reazione dello stato fu repressiva e persino le popolazioni ne fecero le spese con rappresaglie e arresti che si susseguirono per molti anni. Il conflitto culturale tra le popolazioni rurali e lo stato si fece più acuto. I contadini e i pastori non furono mai solidali con il governo e continuarono a piangere i loro latitanti, celebrati nei canti come eroici "giganti".


Le miniere
In questo quadro di crisi economica e sociale, il settore più sviluppato dell'economia sarda fu quello minerario. L'attività delle miniere sarde conobbe uno sviluppo impetuoso favorito dalla ricchezza dei giacimenti: il complesso minerario dell'Iglesiente rappresentò, per decine di anni, l'unico vero centro industriale della Sardegna, con più di 15000 operai (gli impianti, visitabili, sono oggi abbandonati e grazie alle belle strutture ottocentesche e alla natura circostante emanano un fascino particolarissimo).
Iglesias, Montevecchio, Buggerru erano i centri che esercitavano una notevole attrazione sulle popolazioni delle zone circostanti, soprattutto quando la disoccupazione agricola raggiunse livelli elevatissimi; le miniere rappresentarono un modo per sfuggire alla fame anche se le condizioni di lavoro dei minatori erano terribili e i salari molto bassi.


Nasce il movimento operaio
I minatori, privi almeno inizialmente di una coscienza politica, venivano letteralmente sfruttati; negli ultimi anni del 1800 però maturarono dal punto di vista organizzativo: questa crescita politico-sindacale fu merito di Giuseppe Cavallera e Alcibiade Battelli, sindacalisti, che riuscirono ad incidere fortemente sui minatori i quali divennero maggiormente coscienti del loro status di operai e dei loro diritti.
Gli scioperi aumentarono e, tra questi, il più clamoroso fu quello di Buggerru, che costò la vita a tre minatori: l'eccidio suscitò una reazione indignata in Italia e sfociò nel primo sciopero generale di tutto il movimento operaio italiano.
Oltre gli scioperi, causa di un malessere diffuso, furono anche i moti popolari che si svilupparono a Cagliari e provincia dando luogo ad assalti e distruzioni di cantine sociali, municipi e stazioni ferroviarie, che provocarono morti e feriti.
La risonanza dei moti fu tale che il governo italiano prese ad interessarsi più stabilmente della Sardegna, ma i risultati, di fronte alle urgenti necessità isolane, furono anche questa volta modesti.


La prima guerra mondiale
Nel 1915 iniziò per l'Italia la Prima Guerra Mondiale e anche la Sardegna, pur avendo moltissimi problemi, diede il suo contributo di vite e di mezzi. La maggior parte dei soldati sardi, per il 95% contadini e pastori, fu arruolata nella "Brigata Sassari" che nel corso della guerra ebbe modo di distinguersi in molte imprese.
La guerra non fece altro che peggiorare una situazione generale già grave, soprattutto dal punto di vista economico. L'orgoglio e la cooperazione formatisi in trincea portarono molti reduci a costituire una nuova organizzazione, quella degli ex-combattenti. Il movimento riuscì a diffondere il suo programma e i propri obiettivi di lotta (terra a chi lavora), raggiungendo un notevole successo.


Il Partito Sardo d'Azione
Nel 1921, il movimento dei combattenti si trasformò in Partito Sardo d'Azione che diventò il nuovo punto di riferimento per molti Sardi.
Emilio Lussu, già ufficiale in guerra e più avanti figura di primo piano dell'antifascismo militante, fu tra i suoi fondatori.


Il dopoguerra
Nel corso degli anni 1919-22, la situazione politica nazionale fu sconvolta da una serie di eventi importanti: la nascita del Partito Popolare Cattolico; la formazione del Partito Comunista d'Italia, lo sviluppo del movimento operaio e delle organizzazioni dei lavoratori e lo sviluppo del movimento fascista con l'azione violenta delle sue "squadre".
Antonio Gramsci, intellettuale sardo nato a Ales (OR), fu tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, strenuo difensore delle idee comuniste, morì in carcere prigioniero dei fascisti.
Anche la Sardegna fu investita da questi processi ed anche nell'isola entrarono in azione le squadre fasciste.


La Sardegna fascista
Con l'ascesa al governo di Mussolini, le squadre si moltiplicarono, e la loro azione violenta si fece più intensa, con scontri e spedizioni punitive contro avversari socialisti, popolari e sardisti.
Con le leggi "Fascistissime", volute da Mussolini per abbattere le opposizioni, scomparvero tutti i partiti e con loro le libertà politiche e civili, ma soprattutto il sogno di una Sardegna autonoma. Nonostante le opere di trasformazione, come le bonifiche, e la creazione di nuovi centri (Fertilia nella Nurra e Mussolinia oggi Arborea, nell'oristanese) attuati durante il fascismo, il mondo rurale sardo si trovò nelle condizioni iniziali.
Più incisivo fu l'intervento nel settore minerario: fu incoraggiato lo sviluppo delle miniere dell'iglesiente e lo sfruttamento delle risorse di carbone nel Sulcis, dove nel 1938, fu creata la nuova città di Carbonia.
Anche la massiccia propaganda attuata dal regime per unificare la nazione sotto il profilo culturale funzionò, in Sardegna, solo in parte: le culture locali non furono soffocate, così come la lingua sarda, i costumi e gli usi tradizionali, che il fascismo avrebbe voluto abolire.
L'organizzazione fascista dello stato fu accolta con indifferenza dal mondo rurale sardo, che espresse un consenso molto limitato al regime: soltanto la borghesia e il mondo urbano espressero nell'Isola un'adesione ampia. Anche la Sardegna in ogni modo sperimentò le conseguenze della politica totalitaria del regime: controllo sulla stampa, sulla scuola e su ogni manifestazione della vita pubblica.
Ogni opposizione era soffocata con arresti e condanne al confino. Un vero e proprio antifascismo militante si espresse da parte dei Sardi soprattutto all'estero, tra le file di numerosi emigranti: in Francia, Tunisia, America del Sud.
Molti sardi ad esempio, militarono come volontari nelle Brigate Internazionali, contro l'esercito franchista, durante la Guerra di Spagna (1936-39).


La seconda guerra mondiale
Nel 1940 iniziò per l'Italia (e per la Sardegna) la Seconda Guerra Mondiale. L'Isola subì subito le conseguenze economiche del conflitto: l'insularità e il controllo del mare da parte dei nemici limitò la possibilità di commercio e la Sardegna fu costretta a contare soltanto sulle sue modeste risorse. Dolorosa e pesante fu anche la partenza di migliaia di giovani, inviati a combattere, a morire o ad affrontare la prigionia.
Dal 1943 anche la Sardegna conobbe gli orrori della guerra e Cagliari fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati. La caduta del fascismo (1943) e l'armistizio liberarono l'Isola dalle truppe tedesche prima della fine della guerra. In quegli anni la direzione, politica, amministrativa e militare fu affidata ad un alto commissario affiancato da una consulta.



I minatori di Bugerru

La nascita della miniera di Malfidano fu il risultato della contesa, in una causa civile, che alla fine dell’800 vide contrapporsi concretamente due Proprietà ma giuridicamente, due ordinamenti giuridici diversi.

Per l’ordinamento vigente in Toscana i proprietari dei terreni avevano titolo anche sul sottosuolo della loro proprietà potendo in tal modo procedere allo sfruttamento delle sue risorse minerarie.

Per il Regno Sabaudo, con la legge mineraria del 1840 e del 1859, che, come dice Quintino Sella nel suo libro, è una riforma della legge del 1840, il sottosuolo è proprietà demaniale dello Stato che può così rilasciare permessi di scavo e concessioni per lo sfruttamento dei minerali eventualmente esistenti a chi ne facesse richiesta avendone i mezzi.

Nell'800 la famiglia Modigliani proprietaria dei terreni, quindi, ebbe un contenzioso in una causa civile con la Società Mineraria Malfidano che scoprì un ricco giacimento dopo aver avuto nel 1865 le autorizzazioni alla ricerca di minerali di piombo.

La Famiglia Modigliani non riuscì nell’intento di rilevare la miniera.Con l'attività mineraria nacque il Borgo dei Minatori a cui si diede il nome di Buggerru.

Qui iniziarono dal 1870 i trasporti del minerale per mezzo di chiatte che facevano rotta per Carloforte.

Nella Montagna di Malfidano ed in quelle vicine si iniziò a scavare fino a scoprire il ricco giacimento o "ammasso" di Caitas che si stimò dovesse garantire il lavoro per oltre un secolo.

Per il trattamento dei minerali vennero costruite tre laverie: una sorse nel 1870 e fu denominata Buggerru; una seconda , la laveria Lamarmora fu operante nel 1886; il terzo impianto, denominato Malfidano, fu anche il maggiore dei tre, venne realizzato nel 1890 davanti al porto e rimase per anni all'avanguardia finendo di operare solo nel 1979.

A Buggerru ci fu la prima grande repressione degli scioperi dei minatori: nei primi anni del 900 ed esattamente nel settembre del 1904 tre minatori in sciopero furono uccisi dall'esercito.

Sin dagli anni quaranta la miniera vide l’inizio di una crisi finanziaria che gettarono le basi per la sua chiusura.

[Edited by Shardana@ 12/25/2009 10:58 PM]
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e per restare in tema di miniere sarde ......
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