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Ricerca su Giorgio Savoia

Last Update: 10/14/2009 9:38 AM
4/29/2009 11:24 PM
 
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salve a tutti. vorrei cortesemente chiedere ai fequentatori di questo sito dove posso reperire ulteriori informazioni (a parte i siti gavs.it e surfcity.kund.dalnet.se)su Giorgio Savoia, medaglia d'oro, abbattuto in Africa Settentrionale il 22/01/1943 e morto il 22/03/1943. premetto di non essere un esperta di storia: il mio interesse nasce dall'amicizia che lo legava a mio nonno. ringrazio chiunque vorrà aiutarmi.
4/30/2009 1:19 PM
 
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Ciao Rossella, hai già letto Ali Antiche 79 alle pagg.18,19 e 20? Se non lo hai ancora fatto clicca qui:

www.gavs.it/ali_antiche/AA79/79.pdf


Stasera vedo se riesco a trovare altro materiale a riguardo appena torno a casa.




Marco Gargari

4/30/2009 6:25 PM
 
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mille grazie per l'aiuto!
5/1/2009 11:56 AM
 
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Per ora non ho trovato nulla di nuovo, se non quello che hai già potuto leggere su AA79. Nel caso trovassi altro materiale ti farò sapere. Magari qualcun'altro nel frattempo aggiungerà altre informazioni in merito.



Marco Gargari

5/2/2009 9:35 PM
 
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5/2/2009 9:35 PM
 
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Cara Rossella,
davvero interessante la figura di Giorgio Savoia, un ufficiale abile e coraggioso, oltrechè piuttosto sobrio nel rivendicare abbattimenti, tanto che pur essendo stato a mio avviso uno dei cacciatori più validi della nostra aviazione e del 2° Stormo, non viene generalmente inserito nelle classifiche degli "assi" -graduatorie che dimostrano i loro limiti proprio quando dimenticano piloti come lui.
Riguardo a possibili informazioni aggiuntive sono andato a riguardare la pagina di "Biplane Fighter Aces", che ho un po' aiutato Håkan a scrivere assieme al mio caro amico Stefano Lazzaro. Noto che al tempo - forse male consigliati dalla motivazione della medaglia d'oro- avevamo equivocato le vere ragioni della morte di Savoia, descritte correttamente invece dal Generale Pesce, nel numero di "Ali Antiche".
Parimenti il sito non riporta che il 22 Gennaio 1943 due dei ventiquattro Kittyhawk IIA Australiani che attaccarono i nostri SM 79 e i sei Macchi del 13° Gruppo, non fecero ritorno. Si trattava della matricola FR318 pilotato dal Sgt. J. Stoneley che rientrò alla base a piedi dopo un atterraggio forzato riportando di essere stato colpito dal fuoco delle mitragliere di uno degli SM 79 (cosa possibile ma invero un po' dubbia in presenza di almeno tre rivendicazioni della caccia Italiana) e il FL325 pilotato dal Sgt. Alexander Willis che perdette la vita -a detta dei suoi commilitoni- dopo una collisione con un altro caccia australiano avvenuta durante la mischia. Si trattò davvero di uno scontro disperato e dai connotati quasi epici, coronato dal salvataggio di tutti e tre gli SM 79. Cosa più unica che rara vistà l'estrema vulnerabilità al fuoco nemico di queste macchine. Savoia a mio avviso, avrebbe meritato la medaglia d'oro anche senza doverla ottenere "alla memoria". Anche il meritatissimo passagio di grado a Capitano gli arrivò postumo.
Ecco la motivazione della medaglia: Comandante di Squadriglia di rara perizia e raro ardimento, sempre primo nel combattimento, nell'assalto e nella ricognizione lontana, conquistava gloria e vittorie al suo reparto, alla sua Arma, alla Patria.Durante una missione di scorta al velivolo del Generale Comandante la 5a Squadra, si scagliava contro una formazione nemica quattro volte superiore alle forze da lui comandate, scompigliandola e infliggendole, da solo e in collaborazione, durissime perdite, e liberava dal deliberato attacco dle nemico l'aereo del suo Generale, che raggiungeva incolume la destinazione. Nell'aspro combattimento veniva , dalla preponderanza del nemico, non già da una preponderanza di coraggio e di abilità, gravemente ferito ed abbattuto. Raccolto e portato in ospedale, conscio della prossima fine, pronunciava fiere parole di attaccamento al dovere e di fede assoluta nei destini della patria immortale. Spirava in seguito alle ferite riportate, con orgoglio dei prodi.
Cielo del Mediterraneo e dell'A.S., 11 giugno 1940 - 27 aprile 1942 - 10 luglio 1942 - 21 gennaio 1943.

L'altra decorazione di Giorgio Savoia,una medaglia d'argento, gli venne assegnata per la sua condotta durante le missioni di attacco al suolo che si erano svolte nell'estate del 1942 durante la conquista di Tobruk.

Il 22 Gennaio fu abbattuto un altro grande pilota, il Sergente Maggiore Rovero Abbarchi,che riuscì a salvarsi. Suo figlio Franco, ogni tanto frequenta questo forum e sarebbe bello se avesse qualcosa da aggiungere.
Ciao

Ludovico

5/2/2009 10:15 PM
 
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Di nuovo grazie per le informazioni!
6/3/2009 5:11 PM
 
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Allego un articolo che riguarda il Capitano Savoja. E’ pubblicato su: IL FOGLIO n° 17 – marzo 2004 nuova serie (56)
Trimestrale di informazione, arte, storia, economia della Biblioteca di Cucciago.)


GIORGIO SAVOJA
DA UN COLLOQUIO CON ANNA FEDERICA SAVOJA

di Elisabetta Andreis*

Giorgio Savoja fu appassionato di flotte alate fin da piccolo. Soleva costruire aeroplanini di carta “che spesso si trasformavano in idrovolanti… dentro il piatto di minestra del nonno Pietro”, come ricorda con affetto la sorella Federica.

“Appena aprì la scuola di volo a Cucciago, nel 1930, Giorgio si iscrisse e studiò con profonda dedizione. Lì ottenne il brevetto di livello A e B poi andò in un’altra scuola, vicino Modena, per conseguire anche quello di grado C”. Giorgio fu il pilota con brevetto civile più giovane d’Italia.

Giunto all’età della leva, entrò nell’aeronautica come Ufficiale di complemento e quindi, nel 1939, potè accedere alla Regia Accademia Aeronautica di Caserta. Nello stesso anno, poco dopo essere diventato Ufficiale a tutti gli effetti, fu inviato nell’Africa del Nord, dove rimase fino alla fine dei suoi giorni.

“In quegli anni, passò dalla Tripolitania anche un altro Ufficiale di complemento che veniva dalle parti di Cucciago, Valerio Fusaro. Per il breve periodo di permanenza, fu accolto con calore nella tenda di Giorgio, felice di ritrovare un pezzo di casa anche laggiù.”

Federica ricorda con vivida memoria le molte azioni di successo di Giorgio e degli altri Ufficiali, che in quel periodo tentavano di avvicinarsi all’Egitto. Ma le imprese non si fermavano al campo di combattimento. “Una volta Giorgio e i suoi fecero reclamo alla Fiat perché con la sabbia del deserto i motori dei velivoli non funzionavano a dovere: mio fratello fu chiamato a Torino, per dimostrare che l’aereo non dava la giusta resa”, ricorda ancora Federica. Facendo la dimostrazione in volo, l’aereo non resse e Giorgio si salvò solo grazie al paracadute. A quel punto, la casa automobilistica voleva tenerlo come collaudatore ma lui “volle tornare subito sul campo, in Africa”.

Le occasioni per venire in Italia non mancarono comunque, in quel periodo. Tra tutte, una che Federica ricorda con dolore. “Nell’estate 1942 Giorgio tornò perché nostra mamma Anita, sorella di Pietro Panzeri cui è intitolata la biblioteca di Cucciago, si era ammalata gravemente: morì il 4 settembre”. Anche in quell’ occasione, il valoroso resistette al desiderio di restare a casa per tornare a combattere con i suoi, con la sua dedizione e la sua abilità per le acrobazie in cielo.

Neanche un anno dopo l’Italia si trovava in gravi difficoltà. “Nel marzo 1943 le cose non si mettevano bene. Il Generale decise di tornare in Patria con tutti i beni da trasportare in Italia e il suo aereo potè decollare senza essere abbattuto proprio grazie agli ufficiali, che iniziarono ad attaccare distraendo il nemico”.

La sorte di Giorgio fu meno fortunata. “Aveva iniziato a combattere da solo, perché vide alcuni Inglesi che attaccavano le truppe di colore. Dopo lunghi minuti di resistenza, il suo aereo fu abbattuto”. Le truppe di colore gli furono tanto riconoscenti che lo portarono al più vicino posto di blocco tedesco senza prendergli né gli stivali né l’anello d’oro con lo stemma di famiglia, che aveva un notevole valore.

Il motorista di Giorgio andò a recuperarlo al posto di soccorso ma fece fatica a riconoscerlo, tanto era conciato al volto e al corpo, con la sabbia e il sangue dappertutto. In ogni modo gli mise sopra una coperta e lo adagiò nella carlinga del primo aereo tedesco che rientrava in Italia. Appena atterrato all’aeroporto siciliano di Castel Vetrano, però, iniziò un violentissimo bombardamento. “Tutti scappavano, mentre Giorgio rimaneva nella carlinga”, racconta Federica. Solo dopo qualche ora, venne un uomo che lo caricò sul treno diretto all’ospedale di Palermo.

Qui Giorgio fu trattato in modo molto professionale, anche se da subito i medici dichiararono che non c’era nulla da fare. Aveva pallottole dirompenti che gli avevano lacerato i muscoli e non poteva esserci speranza.

Nell’ospedale, Giorgio si trovò bene anche grazie alla crocerossina Bellotti, che veniva da Cermenate, un Paese vicino a Cucciago. Fino all’ultimo mio fratello le ha parlato dell’amore che nutriva verso quei luoghi e il profondo dolore per come i bombardamenti li avevano colpiti.

“Mia sorella ed io siamo arrivate a Palermo per recuperare la salma e abbiamo seguito il funerale dalla cappella di Sant’Orsola dell’aeronautica militare. Nel maggio del 1943 la salma è tornata a Cucciago, dove riposa tutt’ora nella cappella di famiglia”, chiude Federica.

Questa donna, che ora ha oltre 90 anni, si scusa di non ricordare con certezza le date delle decorazioni conseguite da Giorgio, le medaglie d’argento, la croce di ferro e la medaglia d’oro alla memoria, ma ci tiene a dimostrare, con questo racconto, la rettitudine e il comportamento valoroso di suo fratello, nonché “l’amore assoluto ed incondizionato per la sua bellissima Cucciago”.

*Giornalista dell’agenzia Reuters, Milano.


10/14/2009 9:38 AM
 
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a Rossella Cattaneo
Essendo stato citato come "persona informata sui fatti" nel suo intervento del 02/05/2009 da Ludovico Slongo,dopo tanto tempo mi sono
deciso a dire quello che mio padre Serg. magg. pilota Rovero Abbarchi,pluridecorato al VM, mi raccontava della morte del Ten. Savoia.
Il tenente fu mitragliato al suolo da un caccia neozelandese, infatti fu ritrovato a molti metri dal suo apparecchio e con evidenti tracce di proiettili intorno.
Credo che ciò che mi raccontava mio padre sia vero anche perchè egli era legato da sincera amicizia con il Tenete Savoia dato che era stato compagno di corso REX all'Accademia aeronautica di mio zio Loris Abbarchi, Capitano pilota bombardieri MA al VM.
Nell'azione bellica fu abbattuto anche mio padre, ma da "fuoco amico"
di un ufficiale che se la stava dando a gambe.

Franco Abbarchi
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