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I Clowns (1971)

Last Update: 1/7/2009 12:00 AM
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Location: MILANO
1/7/2009 12:00 AM
 
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I CLOWNS



Sicuramente non il suo miglior film, però è passato in tv domenica notte e visto che ero sveglio non l'ho perso!

Per la prima volta nella sua carriera Fellini scende dal piedistallo del cinema per lavorare per la televisione, per fare una cosa leggera, senza capitali in ballo, senza attori famosi, senza una storia... dal 1970 in poi sarà sempre più spesso così che realizzerà i suoi film!

In questo filmetto infatti c'è tanto, c'è tutta una concezione del clown che va ben al di là del far ridere i bambini, c'è la nascita di una nuova poetica come già detto, il primo caso di documentario che si mischia a finzione, il primo affondo nel mistero del cinema coll'inserimento del regista stesso nel film, di un cameraman ripreso da un cameraman, in una falsificazione della falsificazione.

I Clown erano stati già 8 anni prima la chiusura trionfale di otto e mezzo, i portatori di un vento nuovo che rigenerava la creatività del regista protagonista, e ora sono simbolo di un vero e proprio ideale di cui Fellini parla peraltro molto diffusamente nel suo libro "Fare un Film", o meglio colle sue stesse parole "ambasciatori della sua vocazione". Sul palcoscenico del circo che è metafora della vita (infatti le stranezze del circo sono solo specchio distorto delle stranezze della vita che bisogna saper cogliere, e molte macchiette riminensi che saranno poi riprese in Amarcord infatti sono già presenti qui all'inizio del ricordo) duettano Clown Bianchi (l'ordine, la spinta verso l'alto) e Augusti (l'istinto, la spinta verso il basso), apollineo e dionisiaco, senex e puer, superio e es. Tutto il finto documentario è infatti incentrato su una certa malinconia esistenziale amarcordesca in cui vecchi clowns ricordano il passato, fino al finale che la porta al compimento: la morte del Clown messa in scena (la morte si rappresenta soltanto, non si vive, eppure è quanto ci fa vivere davvero nella bellezza della malinconia), il silenzio trionfa per lunghi secondi dopo la baraonda mentre un clown sballonzola in cielo fra nastri colorati. Ma è solo il silenzio ad uccidere, appena un altro clown tenta timidamente un richiamo con la tromba ecco che arriva risposta dall'altra parte del tendone, la melodia si completa mentre le due metà escono di scena.

“Il film finisce così: le due figure si vengono incontro
e se ne vanno insieme. Perchè commuove tanto una situazione simile? Perchè le due figure incarnano un mito che è in fondo a ciascuno di noi: la riconciliazione dei contrari, l’unicità dell’essere”
(da "Fare un film").

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"La vita è una festa... viviamola insieme"
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