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Nostalghia (1983)

Last Update: 1/3/2009 3:23 PM
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Location: MILANO
1/3/2009 3:23 PM
 
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Aggiungo che in quella formula, come in altre citazioni del "pazzo" c'è una frattura totale che si crea fra l'ideale lirico e spiritualista di Tarkovskij e il mondo moderno arido freddo e abbandonato dallo spirito/dio (le famose carrellate su acquitrini pieni di oggetti corrotti e derelitti ne sono il simbolo, spesso accompagnate da suoni inquietanti e angoscianti).
La nostalgia verso la patria è quindi una vera e propria mancanza esistenziale di spirito, che la Russia simboleggia, dice Tarkovskij stesso in Scolpire il Tempo: "la nostalgia, per noi Russi, non è un sentimento leggero ma una malattia mortale che spinge a viaggiare, alla ricerca della propria patria perduta". La malattia mortale è quel nichilismo moderno che prosciuga il mondo, che considera Domenico un pazzo perchè per lui 1+1 fa sempre 1, contemporaneamente una professione di fede e un insulto alla fede nella matematica e nella scienza (Domenico è un ex-professore di scienze nella sceneggiatura) e nella tecnica che ha portato l'umanità "sulla soglia della catastrofe", un baratro dove la fede è follia (il poeta dice appunto parlando di Domenico: "Allora perché dicono lui è pazzo, non è pazzo, ha fede").

A questo punto italia o russia non fa più differenza, la patria è il ritorno a sè stessi, alla propria natura di spirito e corpo uniti, all'autenticità di essere presenti a sè stessi nell'esistenza. La casa, il cane, la moglie, tutto si può ritrovare portando una candela, con un gesto inutile, ma portato avanti con fede, portato avanti dallo spirito più che dal corpo, tanto che il corpo perisce nell'atto (un atto che nel mondo moderno è folle, suicida, che non ha motivo di essere per il corpo e per la scienza dell'anatomia, della fisica e della chimica), un 1+1=1, un chiedere una sigaretta anche se non si fuma (così dice Domenico), che però salva dall'inautenticità.

Gesti di "eroismo" interiore simili sono presenti in tutti i film di Tarkovskij, soprattutto ovviamente il sacrificio nel suo ultimo film, ma anche la scelta davanti al cuore della Zona in Stalker (non sapere), o più rozzamente nell'infanzia di Ivan (la missione) e in Andrej Rublev (la campana fatta senza conoscerne il segreto). Però è sempre un eroismo atipico, esistenziale, sisifeo, di una lotta già persa e che però non va abbandonata, e mi ricorda qui una cosa molto bella, nel film mai realizzato da Fellini, il Viaggio di G. Mastorna, il protagonista subisce una sorta di percorso nell'aldilà che culmina in un'analisi della sua esistenza da parte di esperti che ne decretano la riuscita solo grazie ad un gesto "eroico", stranamente eroico: aver fatto una linguaccia ad un cane mentre era intasato in macchina in un ingorgo. Un gesto senza senso, che la scienza non contempla che come errore o debolezza, eppure giustifica più di mille teoremi.

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