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8 ½ (1963)

Last Update: 12/30/2008 9:05 PM
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12/30/2008 1:13 PM
 
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L'ho rivisto l'altra sera, e mi è venuta in mente una cosina da dire, così, giusto per mettere un po' in moto la discussione, e anche perchè non ho mai detto niente su sto film.
Ho pensato alla figura del padre, soprattutto quando gli appare nel sogno iniziale. Questo sogno sembra suggerire che Guido fosse stato avviato alla vita monastica, o per lo meno fosse stato indirizzato verso un'educazione cattolica per volere del padre. Lo spettro dell'educazione cattolica tornerà altre volte nel film, credo come l'emblema di quell'idea di fedeltà assoluta a qualcosa dal quale far dipendere interamente la propria vita, come dirà lo stesso Guido, anzi, di quella costrizione morale che per tutto il film sembrerà voler tenere Guido legato a terra e costringerlo ad una scelta (per tutto il film Guido sarà costantemente assillato da personaggi che gli chiederanno ossessivamente di dirgli qualcosa, di dargli spiegazioni, di agire, di prendere una decisione ecc., vedi il produttore, la moglie, Conocchia ecc.), si pensi ad esempio al cardinale decrepito che sarà soltanto capace di dirgli "chi non abita nella civitas dei sta nella civitas diaboli".

Comunque dicevo, il padre sembra essere la figura alla base dell'angoscia di Guido, o meglio, alla base del suo senso di colpa per l'incapacità di seguire la via della fedeltà totale a qualcosa, per l'incapacità di diventare adulto; nel sogno infatti, il padre chiede al produttore come si stia comportando il figlio, quasi come se chiedesse a un insegnante insidisfatto del suo rendimento scolastico; senza contare il fatto che quasi tutti i blocchi da cui è costituito il film, terminano con un flashback della sua infanzia, o in un caso con una fantasia infantiloide di regressione (nella fantasia dell'harem Guido immaginerà di essere circondato da figure femminili che lo accudiscano come fosse appunto un bambino, anzi, che gli faranno fare il bagno esattamente come si vede nel primo flashback, quello di "asa nisi masa") espressione del suo desiderio di tornare appunto alla condizione infantile, una condizione cioè svincolata da qualunque obbligo morale, da qualunque necessità di scelta.

Dunque, è come se il fantasma della figura paterna tornasse in tutte quelle figure che nel corso del film suscitano in Guido una sorta di timore reverenziale, oltre che un senso di colpa per l'incapacità di "scendere a terra", soprattutto le figure che incarnano l'autorità religiosa (ad esempio i sacerdoti che lui incontra nell'ascensore dell'albergo, o il cardinale incontrato nel bagno turco).
Ora, Guido però, per tutto il film sembra voler allontanare da sè questo "imperativo morale", e ciò secondo me trova anche espressione nel riferimento edipico presente nel sogno dei genitori, in cui lui seppellirà il padre subito prima di baciare la madre; dunque insomma, la volontà di liberarsi della costrizione morale sembra trovare espressione nella volontà di sbarazzarsi della figura paterna, alla base della sua angoscia.
Alla fine del film infatti, tale volontà sembrerà trovare espressione nella liberazione dal vincolo morale, dalla tensione alla "verticalità", laddove invece, l'accettazione del divenire, del dionisiaco, della orizzontalità, equivarrà alla scelta della figura materna, cioè della Terra, come dicevi tu alla fine del post; dunque, è come se alla base del film ci fosse quest'articolazione fra il Padre, emblema del vincolo morale, e la Madre, cioè il femminile, e quindi appunto la Terra, l'Anima, l'eterno divenire ecc.; Guido dunque, riesce a ricongiungersi col fantasma materno, e quindi a diventare finalmente adulto, solo dopo aver ucciso simbolicamente il Padre appunto, emblema di tutte quelle cose dette prima.
Tutto ciò per dire insomma che il fantasma edipico sembra essere alla base dell'articolazione simbolica del film.
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