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Cambogia, la leggenda dei corni a spirale

Last Update: 5/12/2008 6:12 PM
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5/12/2008 6:12 PM
 
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Cambogia, la leggenda dei corni a spirale

Da magazine.enel.it/

di Giuseppe Di Napoli



NEI CIRCOLI SCIENTIFICI, un misterioso animale che si aggirerebbe per i boschi della Cambogia è diventato una specie di yeti dell'Asia sud-orientale, facendo nascere molti interrogativi circa la propria identità. Battezzato dai cambogiani vor khting, questo animale ha acceso un forte dibattito fra gli studiosi, oltre che sulla sua identità, anche sulla sua reale esistenza. Pur essendo da sempre presente nelle leggende locali, sebbene sotto svariate forme – secondo alcuni, infatti, sarebbe simile a una capra di montagna, secondo altri un predatore capace di emettere ruggiti simili a quelli di un felino – di questa leggendaria creatura sono sempre stati trovati soltanto dei corni, dalla tipica forma contorta. Questi reperti, facilmente reperibili in tutto il territorio cambogiano, sono stati il punto di partenza delle polemiche che da circa dieci anni circondano questo animale dall’aspetto ancora sconosciuto. Fu allora, infatti, che due scienziati tedeschi, analizzando un campione di corni, conclusero che questi ultimi dovevano essere appartenuti a una specie sconosciuta che fu classificata col nome di Pseudobovis spiralis; ma fin da quel momento ci furono dubbi sull’attendibilità della conclusione.

Perciò, poco tempo dopo, dalla Società zoologica di Parigi, fu inviato sul posto Arnoult Seveau, il quale, a bordo di una motocicletta, girò, in compagnia di altri ricercatori, svariati villaggi della Cambogia, alla ricerca di materiale e testimonianze utili a chiarire il mistero dello strano animale. Dall’analisi di una dozzina di altri corni rinvenuti durante la spedizione, però, lo scienziato ottenne un sorprendente risultato: i corni erano di origine bovina, e dovevano la nuova forma a una sapiente lavorazione artigianale. Dal risultato dello studio, allora pubblicato sul giornale dell’Accademia francese di scienze, derivò un infuocatissimo dibattito che contrappose chi considerava i reperti cambogiani, attribuibili a una specie distinta, troppo presente nel folklore locale per essere soltanto frutto della fantasia, e chi invece vedeva il vor khting semplicemente come un mito generato dalla superstizione. Per spiegare, allora, la larghissima diffusione dei corni in tutto il territorio e inoltre le leggende sulla misteriosa creatura, fu ipotizzato che in passato l’animale fosse realmente esistito ma, essendo considerato dalla tradizione locale un ottimo medicamento contro i morsi di serpente, sarebbe stato sterminato, sopravvivendo soltanto nelle leggende, alimentate dai falsi corni prodotti per continuarne il commercio.

Hunter Weiler, naturalista attualmente sotto tiro dai sostenitori dell’assoluta infondatezza delle teorie sull’esistenza del vor khting, in quanto responsabile dell’ingresso ufficiale –avvenuto tre anni fa – della mitica specie nella “Lista rossa degli animali minacciati”, ha sottoposto un campione proveniente da alcuni corni conservati presso il Natural History Museum della University of Kansas, che secondo lo studioso sarebbero appartenuti realmente a un autentico esemplare di Pseudobovis spiralis, alla prova del Dna; ma anche in questo caso, il responso è stato deludente: solo pura e semplice origine bovina. Lo scienziato, però, forse perché sentitosi personalmente coinvolto dalla polemica, ha concluso che alla luce dei fatti attuali, l’esame non risolve il mistero, poiché in Asia, spesso, il bestiame bovino si incrocia naturalmente con specie selvatiche, e quindi i corni analizzati potrebbero essere appartenuti a un esemplare meticcio.Alla fine quindi, il caso rimane ancora irrisolto, facendo trionfare, paradossalmente, la leggenda sulla scienza.

"La vera bellezza non si percepisce con gli occhi, ma col cuore"


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