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Gustave, il serial killer del Tanganika

Last Update: 5/2/2007 11:32 AM
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5/1/2007 1:07 PM
 
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Tutti a caccia di Gustave, il serial killer del Tanganika


E' un coccodrillo del Nilo, misura sette metri e pesa una tonnellata. Chi lo vuole morto e chi vuole studiarlo

23 dicembre 2004

Erano le quattro del pomeriggio e faceva veramente caldo a Murembwe quel sabato 27 marzo. Deve averlo pensato, almeno per un momento Idelphonse Ndikumana, giovanotto burundese di 28 anni, mentre si toglieva i vestiti prima di scivolare nelle acque azzurre del Tanganika, che in quel tratto a sud della città di Rumonge è limpido, tanto da vederne il fondo. Un paesaggio mozzafiato lo specchio d'acqua che divide il Burundi dal Congo. Niente a che vedere con il giallo delle le acque torbide e paludose della riviera di Rusizi, buone solo ad accogliere i coccodrilli e quei pochi ippopotami rimasti in Burundi. Quello che Idelphonse non avrebbe potuto immaginare è che in quel luogo in apparenza ameno, si sarebbe di lì a poco, imbattuto nel suo assassino. Anche Idelphonse, infatti, sarebbe entrato a far parte della lunga lista delle vittime di Gustave, il mostro del Tanganika. Come tutti i veri serial killer, Gustave, per uccidere segue un rituale. Aspetta paziente e osserva, senza destare il minimo sospetto. Al momento giusto compare dal nulla, afferra le sue vittime, le annega nelle acque del lago e le fa letteralmente a pezzi. Non sceglie a caso. Scarta le prede veloci, la sua mole non gli consente di rincorrerle. Attacca soprattutto natanti, meglio se bambini, e pescatori.

Alla sua età deve accontentarsi. Ha ormai passato la sessantina. A differenza delle sue vittime camperà ancora a lungo: un coccodrillo del Nilo vive infatti anche fino a ottant'anni. E Gustave non è un coccodrillo qualunque. E' gigantesco. E' tre volte più grande di un normale coccodrillo della sua specie. Misura tra i sei e i sette metri e pesa una tonnellata circa. La leggenda vuole che abbia mangiato almeno 300 persone e un ippopotamo adulto. Per prenderlo è stato tentato di tutto, ma inutilmente. C'è chi ha fatto della caccia a Gustave lo scopo della sua vita. Patrice Faye, erpetologo francese di 51 anni trapiantato a Bujumbura, capitale del Burundi, lo segue dal 1998. «Per tanto tempo i morti nel Tanganika sono stati attribuiti alla situazione del Burundi (paese instabile dall'indipendenza, che attualmente tenta di uscire da dieci anni di guerra civile, n. d. r.). Poi ho cominciato a fare delle inchieste, raccogliere testimonianze, finché non l'ho scoperto».


E per ora si deve accontentare di questo Patrice, perché in questi anni le ha provate tutte per catturare Gustave e studiarlo, ma è stato sempre beffato. Il 16 novembre di quest'anno è arrivata a Bujumbura un'equipe del National Geographics con l'idea di catturare Gustave e sparargli un sensore nella coda da collegare ad un satellite, in modo da seguirne i movimenti. Così Patrice Faye e la Dr. ssa Alison Lesile, biologa sudafricana, si sono lanciati nell'impresa seguiti dalle telecamere. Quella di novembre non è stata la prima spedizione. Anche gli altri tentativi di catturare Gustave sono stati, è proprio il caso di dirlo, un buco nell'acqua. Per la precisione, un buco di 10 metri per 1,5 di diametro della profondità di 2 metri. Queste sono infatti le misure della gabbia posizionata nella riserva naturale di Rusizi a 15km da Bujumbura, nord del lago Tanganika. Gustave non ha mangiato la foglia. Essendo abituato a ben altro, ha beffato per l'ennesima volta Mr. Crocodile Dundee dalla "r" moscia ed anche l'equipe del National Geographics, arrivata in Burundi con la convinzione di sborsare un po' di soldi e avere la meglio su Gustave. Sono rientrati a casa a mani vuote. «Torneranno appena riavvisteremo Gustave» afferma convinto Patrice Faye, seduto ai tavoli del Cercle Nautique di Bujumbura, sulle rive del lago Tanganika all'ora del tramonto. «Anche Paris Match è in lista d'attesa per la prossima comparsa di Gustave». Aspetta e spera. «In questo momento non è qui» (...meno male, n. d. r.) «si trova a Nord, è stato avvistato lì dagli elicotteri del contingente sudafricano di stanza in Burundi con la missione dell'Onu. Almeno tre piloti mi hanno detto di aver visto un coccodrillo enorme». Patrice non sembra aver paura di Gustave. Non solo è un esperto di coccodrilli, ma se li tiene pure in casa, insieme a cobra, vipere soffianti, pitoni. Talvolta cura i coccodrilli feriti o i piccoli senza madre, che poi rimette nel lago. Gustave non lo sa, ma Patrice è probabilmente il migliore amico che si ritrova a Bujumbura. «Uccidere Gustave è fuori discussione» ripete più volte l'erpetologo. «All'inizio anch'io come tutti qui pensavo di abbatterlo. Quando un animale diventa pericoloso purtroppo si è costretti a farlo.


Ma Gustave è un fenomeno unico e va studiato. Io col tempo mi ci sono affezionato, anche se so che se lui potesse mi mangerebbe». In realtà Gustave raramente divora le sue prede. Molti corpi sono stati ritrovati con poche parti mancanti, più spesso la parte inferiore del corpo. «Quando un coccodrillo è giovane mangia per la crescita, ma i grandi, come lo è adesso Gustave, no. Una volta raggiunta la giusta temperatura può restare anche sei mesi senza mangiare. Si tratta di animali a sangue freddo, come i serpenti. Quello che ancora non mi spiego», continua Patrice, «è perché Gustave uccida di più al sud. Lì fa delle carneficine.


Una spiegazione potrebbe essere che impiega molte energie per arrivarci e ha quindi bisogno di magiare. Io sono convinto che quello sia il suo territorio di origine. Ma queste sono solo le mie teorie». Una cosa certa è che Gustave sia un coccodrillo eccezionale, «E' stato ferito molte volte, è pieno di cicatrici ed è incredibile che sia sopravvissuto alla guerra, al bracconaggio ed abbia raggiunto dimensioni eccezionali in questa situazione». «So che se un giorno lo catturerò sarà la fine di qualcosa. In realtà quello che mi interessa è corrergli dietro. Se lo prendo sarà una vittoria a metà». «Ma per ora non mi hai ancora preso», starà pensando Gustave che se la ride, mentre le grandi produzioni buttano a mare, pardon, nel lago, i loro soldi. A differenza di altri africani Gustave si è preso la sua rivincita e si è conquistato ammiratori in tutto il mondo. «Non sono pazzo», conclude Patrice, «in fondo ognuno ha il suo Gustave da qualche parte, n'est-ce pas?»

Fonte: www.liberazione.it/

GUSTAVE è MORTO

Gustave addio - 29 luglio 2005
Il coccodrillo mangiatore di uomini ucciso e mangiato
Sabatine Volpe

Sembrava invincibile.

Il suo nome era ormai leggenda lungo la costa lacustre che divide il Burundi dalla Repubblica democratica del Congo (Rdc). Gustave, il Mostro del lago Tanganika era noto per essere un feroce mangiatore di uomini. Almeno 300 persone avrebbero trovato la morte tra le sue fauci. Qualcuno fortunato ci ha rimesso una gamba, altri si ritrovano con un moncherino. Il più grande coccodrillo del bacino del Nilo è stato messo nel sacco. «Per la precisione in quelche sacchetto da frigo e servito nei ristoranti alla moda di Bujumbura», capitale del Burundi, ha deplorato Alphonse Fofo, consigliere dell'Istituto per l'Ambiente e la conservazione della nature (Inecn), che mercoledì ha diffuso la notizia, triste solo per alcuni. Gustave è stato ucciso a circa un chilometro dal Ponte della Concordia, nella zona di Gatumba (15 km dalla capitale).
Il delta della Ruzizi, la zona paludosa a nord del lago Tanganika, oltre ai coccodrilli e gli ippopotami è dimora dei ribelli delle Fnl (Forze di liberazione nazionale) e di balordi armati. Pare che gli abitanti di Gatumba, zona molto povera in cui Gustave ha fatto molte vittime, abbiano apprezzato quanto i ricchi frequentatori dei ristoranti di Bujumbura la "viande de croco", venduta a 2500 franchi burundesi (due dollari) al chilo.

Con quella mole impressionante (4 metri per una tonnellata), Gustave era sopravvissuto ad 11 anni di guerra civile. Il suo mito aveva attirato a Bujumbura equipes del National Geographics e della Bbc. Il defunto coccodrillo è stato inconsapevole protaginista del film "Le Monstre du Lac Tanganika".

Guerra e bracconaggio hanno devastato l'ambiente e la fauna nella Regione dei Grandi Laghi. Ed anche Gustave è morto come da copione.

Fonte: liberazione.it

"La vera bellezza non si percepisce con gli occhi, ma col cuore"


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5/2/2007 11:32 AM
 
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Io sono tra quelli che trovano triste questa notizia... uccidetemi, ma è così... [SM=x1169446] mi dispiace. Mi rendo conto delle vittime che ha fatto...ma era straordinario!



Spuntarono le prime stelle. Non sapeva che si chiamava Rigel, ma la vide. E sapeva che presto sarebbero spuntate tutte e che ci sarebbero stati tutti i suoi amici lontani. "Anche il pesce è mio amico"disse ad alta voce. "Non ho mai visto e mai sentito parlare di un pesce simile. Ma devo ucciderlo. Sono contento che non dobbiamo cercare di uccidere le stelle". Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di uccidere la luna, pensò. La luna scappa. Ma pensa se ogni giorno uno dovesse cercare di uccidere il sole...siamo nati fortunati, pensò. Poi gli dispiacque che il grosso pesce non avesse nulla da mangiare e il dispiacere non indebolì mai la decisione di ucciderlo. A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c'è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità.
Non capisco queste cose, pensò. Ma è una fortuna che non dobbiamo cercare di uccidere il sole o la luna o le stelle.

Basta già vivere sul mare e uccidere i nostri veri fratelli.
E. Hemingway, "Il vecchio e il mare"



Quando brillava il vespero vermiglio,
e il cipresso parea oro, oro fino,
la madre disse al piccoletto figlio:
"Così fatto è lassù tutto un giardino".
Il bimbo dorme e sogna i rami d'oro,
gli alberi d'oro, le foreste d'oro,
mentre il cipresso nella notte nera
scagliasi al vento, piange alla bufera
Giovanni Pascoli



Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando, rossi di frutti, li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti...
e un sogno fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un Dio ma nemmeno per gioco,
perchè i ciliegi tornassero in fiore,
perchè i ciliegi tornassero in fiore
F. de Andrè

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