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Creature Fatate: La Lavandaia al Guado

Last Update: 11/2/2009 9:43 PM
7/8/2007 3:20 AM
 
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Riporto questo pezzo tratto da "La Via delle Fate", di Hugh Mynne, che Ithilla aveva già trascritto. Spero ne nasca una discussione bellissima come quelle che riusciamo sempre a creare e alimentare! [SM=g27836]
La Lavandaia ai Guado è una figura estremamente affascinante e farò delle ricerche. Per ora ecco il pezzo! Buona lettura [SM=g27822]

"Nella tradizione feerica, la dea tenebra è nota come "la lavandaia al guado", uno degli aspetti della Morrigan ovvero "Grande Regina". E' lei quella che incontriamo al momento della morte fisica, quella che lava la nostra anima e la prepara alla rinascita.
E' un incontro ineluttabile. Ma possiamo cercare di incontrarla durante la nostra vita, in modo che il suo lavaggio tolga di mezzo consuete abitudini negative che ostacolano il nostro progresso.
(.....)
Nikolaj Tolstoj Nel romanzo "Merlino e il regno incantato" descrive così un incontro con lei:

"Mentre la nebbia si addensava tra noi, mi parve che sotto la superficie dell'acqua giacesse un mucchio di teste, tronchi e membra mutilati, dalle cui vene e dalle cui vie respiratorie aperte fluivano rivoli di sangue che arrossavano il fiume.
Fu il balenio di un istante, eppure mi chiedo se per caso non fosse ciò che la donna lavava sotto il mantello che offriva al nostro sguardo.
Poi la lavandaia al guado se ne andò, con ali da pipistrello, artigli da linee, e nera come un corrvo; e ci rendemmo conto che era uscita degli elfi in forma di una bella donna."

(.....)
La morte è necssaria come preludio a nuova vita; l'oscurità è indispensabile perchè il seme possa germinare nella ricca terra nera.ùSe è tutto luce eterna, quando possiamo sognare?
A colore che osano affrontarla, la lavandaia ha grandi doni da dispensare, non ultimo quello del valore sovrumano, da lei concesso ad antichi eroi come Cuchulain.
Se la guardiamo attentamente senza volgere lo sguardo, possiamo vedere ciò che essa è. le membra mutilate che lava sotto il mantello non sono il risultato della sua opera opera, bensì della follia e idiozia umane. La lavandaia non fa che mettere ordine nel caos, riciclando i resti con tenerezza e pietà.
L'incontro con la dea tenebra è pertanto l'incontro con i nostri scarti psichici, con la nostra "immondizia". Fronteggiandola ci mettiamo davanti al nostro sè-ombra, quella della tradizione feerica è noto come il Matto scuro ed è denominato Dalua.
(.....)
La "donna piangente" è la Lavandaia al guado, che spesso "si lamenta o piange" mentre si affatica nella sua tetra opera.
Sotto questo profilo, ha stretta parentela con la "banshee" gemente."



7/8/2007 10:48 AM
 
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non ci sono molti articoli su internet e quelli che ho trovato si rifanno alla via feerica... devo controllare qualche libro...

stavo pensando, però, all'ordine nel caos che la lavandaia mette mentre ripulisce con pietà i corpi mutilati...
tempo fa mi trovai a parlare con persone che seguivano la teoria del caos: caos come anagramma di caso sarebbe solo quello che noi umani, con la nostra visione limitata, vediamo dell'Ordine della Natura...
elevandosi sopra le strutture, eliminando i preconcetti e le restrizioni culturali, sarebbe possibile percepire un ordine cosmico che va oltre il nostro immaginario...
è un po' come se un cagnetto, con la sua vista bidimensionale e in bianco e nero, con il suo udito sopraffino, riuscisse a percepire il mondo in tre dimensioni e a colori...
La lavandaia al guado, secondo me, si colloca in una sfera molto più elevata di quella umana, tanto che le permette di essere al di sopra di un'ipotetica ragnatela di energie...
Lei vede ordine dove noi percepiamo solo tristezza e paura, affrontarla con serenità, estraendosi dal contesto umano, potrebbe permettere di eliminare le nostre DisArmonie...

bacini e ci penso un altro po', prima di lasciarmi andare alle congetture...




I come from the darkness and in the darkness rest.
My appearance is black, my spirit is white and red is my flow. 

With a hand I wound and with the other cure, my lips enchant and my eyes bind.
I am not good and am not bad, am not hatred and am not love. I live from always,
I was born yesterday and I will die tomorrow,

showing my light to who has the courage to catch up me ...
Do not follow me, you would not find I ...

Guess me in of you, in that dark place of the soul where the conscience shines without beliefs ...
I will so show myself at your side patiently smiling to your tender fears ...

[Modificato da Ithilla 08/07/2007 10.50]

7/8/2007 1:24 PM
 
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Nel senso che distaccarci un po' dal nostro caos interiore riusciremmo a lavarlo meglio perchè vediamo che sono macchie cancellabili con un pochino d'acqua e niente di più? Per me questo è certo, più che certo. Per comprendere la Lavandaia al Guado (che è incomprensibile per la mente umana così come tutto il resto) forse bisogna proprio porsi ad un livello diverso da quello in cui siamo immersi normalmente... distaccarcene tanto quanto basta per vedere le macchie e lavarle via.
Il lavaggio della Lavandaia è estremo, profondo, forse un pochino anche doloroso, ma serve per ritrovarsi.

Per il resto continuo a cercare qualcosina [SM=g27817]
Per ora ho trovato quest'immagine. Non mi piace particolarmente ma è l'unica che ho trovato. [SM=g27822]




7/8/2007 4:12 PM
 
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leggendo il libro si fa una specie di "corso breve per l'illuminazione", tramite la meditazione e l'uso di immagini...

forse non è lavabile con un po' acqua, ma con tanta compassione e lacrime, un fiume di lacrime...


7/8/2007 5:26 PM
 
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Un brano tratto dal dizionario delle dee e delle eroine di Patricia Monaghan.
Chiedo scusa se magari si ripeteranno cose già dette, ma è l’unica fonte che ho trovato sulle lavandaie al guado.

BEAN NIGHE
“ Una donna che muore di parto, dicono gli irlandesi e gli scozzesi, non dovrebbe lasciare il bucato a mezzo, altrimenti sarà obbligata a restare sulla terra come spirito, lavando panni fino al tempo della sua fine naturale.
Le lavandaie al guado sono forme di Banshee, che predicono una morte imminente quando sono visibili da occhi umani.
La bean nighe viene descritta come una donna minuta, vestita di verde, con piedi palmati rossi, una narice ed un dente.
Ha seni lunghissimi: se si riesce ad afferrarne uno e a succhiarlo, ogni desiderio verrà esaudito.
Come altri spiriti delle acque le bean nighe sono profetesse; se ne incontrate una , potete farle tre domande e lei vi risponderà. Tuttavia essa, a sua volta, vi farà tre domande e se nel risponderle mentirete le cose da quel momento inizieranno ad andarvi male."


7/8/2007 6:14 PM
 
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trovato qualcosina:

"La Bean Nighe, letteralmente "la lavandaia dei guadi" e' la versione scozzese della Bean Sidhe, altro nome della famosa "Banshee" irlandese.
Vaga nelle notti senza luna vicino ai fiumi dove lava gli abiti intrisi di sangue di coloro destinati a morire di li a poco.
Si dice che le Bean Nighe siano spiriti di donne morte mentre partorivano e che vaghino sino al giorno in cui sarebbero dovute morire conducendo una vita regolare.
Secondo alcune descrizioni la Bean Nighe possiede una narice, un grande dente che sporge abbondantemente, piedi palmati e grossi seni cadenti. Talvolta la si può vedere con l'aspetto di una piccola donna, piegata e anziana.

Un mortale che la avvicini senza farsi scorgere mentre sta lavando e succhi il suo seno può chiederle di esaudirgli un desiderio. ciò è possibile poichè essa crede si tratti di un figlio adottivo.
La lavandaia dei guadi è conosciuta anche con il nome generico di Ban nighechain (piccola lavandaia) o nigheag na h-ath (piccola lavandaia dei guadi).
Il fatto che le Banshee altre non fossero che gli spiriti delle donne morte di parto, sottolinea la connessione profonda fra le acque ed il grembo femminile, simbolo di vita e di morte allo stesso tempo.

Questi esseri fatati sono conosciuti sopratutto per essere annunciatrici di sorte avversa e si narra che per impedire che si verifichi la tragedia che annunciano, occorra vederla prima di essere visti, quindi afferrarla (operazione molto difficile). In questo modo la banshee rivelerà che cosa deve accadere ed a chi ed esaudirà tre desideri.

Il significato di Bean Sidhe (o dal gaelico Bean Si), è quello di "donna delle brughiere". Ne viene data anche un'altra descrizione che la farebbe apparire come una donna o anziana o giovane e bella, ma triste e con gli occhi arrossati di lacrime.
Loro madre e guida è Aine, che protegge i morti nel loro viaggio verso l'oltretomba e i "feti nel grembo materno".
Queste creature sono famose per i loro gemiti ed urli,chiamati "Keen", che attraversano la notte ed annunciano all'udente la morte di un prossimo. Appare o sola o in altri gruppi di banshee.
La presenza di banshee vicino alle abitazioni di malati gravi veniva ancora segnalata nell'Ottocento. Ai loro gemiti dovevano rispondere come un'eco quelli dei parenti addolorati: questa alternanza e sovrapposizione di voci si ritrova nella struttura dei lamenti funebri tradizionali."

Analogie tra le Panas e le Bean Sidhe (o Bean Nighe)
Scritto da Junfan
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altri articoli interessanti:

CelticPedia

dal tramonto all'alba



7/9/2007 1:08 AM
 
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Ecco..dovevo proprio citare le Panas della tradizione sarda!
Ithillina mi hai anticipata [SM=g27828]
Domani posto qualche pezzo dai miei libri! Se non ricordo male c'è un bel pò da scrivere.. [SM=g27817]
7/9/2007 10:40 AM
 
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La Lavandaia al guado è anche uno degli aspetti della Morrigan ovvero Badb, dea dell'acqua che si presenta nei panni di una vecchia che lava i panni e le armature insanguinate dei morti sul campo, e vederla è un brutto presagio perchè significa morte tra breve e quindi annuncia calamità.
La Morrigan viene anche spesso associata a Anu o Aine, che ne rappesenta l'altra faccia, quella solare ma legata al sole invernale, la luce del perido scuro. (ps OT: Anu ha una sorella gemella a sua volta legata al sole estivo, Grainnè).Questo secondo me ci fa intendere il duplice aspetto della lavandaia, legata alla morte ma anche ai doni e alla vita insita nell'oscurità.
Quindi la Lavandaia intesa come Badb è una sorta di divinità legata al destino, cioè al fato (da cui una teoria è che derivi il termine fata) e alla veggenza, poichè mostra il prossimo destino fatale. Le donne del Sidhe, tessitrici del fato, sono anche coloro che accolgono i morti nelle Terre della Giovinezza per guarirli.
Spesso hanno il dono della metamorfosi, e si manifestano come donne di magia e veggenza, come per l'appunto le Banshee di cui avete parlato.
La lavandaia spesso è una donna anziana perchè è associata all'ultima parte della vita, quella prossima alla morte, e il suo gesto di lavare indica una sorta di purificazione, come se il predestinato alla morte, vedendo la lavandaia lavare i suoi panni, fosse purificato e preparato mentalmente e interiormente per affrontare il passaggio imminente verso le Terre della Giovinezza.
Mi piace però moltissimo la teoria riportata da Violet che questo gesto di purificare può indicare il rimettere ordine nel caos portato dall'uomo con la morte indotta dalle guerre con la sua fame di dominio e la sua violenza, infatti spesso esse appaiono ai guerrieri prima di una battaglia.
Anche i corvi che passano sul campo di battaglia a banchettare sui corpi in un certo senso rappresentano questo ripulire, rimettere in ordine, riciclare i resti, oltre che la metamorfosi delle donne del Sidhe che passano a prendere le anime dei defunti.
Inoltre a mio avviso quanto riportato da Ithilla sulle Banshee e che danno doni a colui che si attacca al seno, mette in evidenza quell'aspetto luminoso e generoso insito in queste entità che sembrano così oscure e talvolta spaventose, e quindi il loro duplice aspetto Badb/Aine.

Un bacio e un sorriso per voi:
li affido su una foglia di quercia al vento di Avalon
profumato di mele, di gocce di lago, di salsedine
e di resina dei boschi incantati che salgono sulla verde collina fino al Tor



[Modificato da Niviene 09/07/2007 10.42]

7/9/2007 12:17 PM
 
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"Agli esseri notturni vanno ascritte anche le panas o pantamas, spiriti di donne morte di parto che durante la notte si recavano lungo i corsi d'acqua a sciacquare i panni dei loro bimbi usando per batterli, lo stinco di uno scheletro umano. Secondo la credenza popolare il loro spirito non trovava pace se non lavava ogni notte, per sette anni di seguito, i suoi indumenti insanguinati o quelli del proprio figlioletto.
La parola pana, come ha dimostrato V. Diòszegi, è un termine manciutunguso e significa anima-ombra.
Talvolta i familiari delle donne che morivano di parto lavavano per sette anni consecutivi un camicino o una fascia di neonato e la mettevano ad asciugare, credendo di alleviare in tal modo la pena della defunta anche perchè, se la pana veniva interrotta durante il suo lavoro, era costretta a ricominciare da capo, per altri sette anni, divenendo in tal modo uno spirito nocivo. Alle donne morte di parto si metteva perciò dentro la bara un pezzo di tela, un ago, un filo non annodato, un paio di forbici, un pettine e un ciuffo di capelli del marito, in modo che avessero l'occorrente per cucire gli indumenti del loro bimbo. In questa maniera, avendo un lavoro da eseguire, non sarebbero andate in giro durante la notte. Provvista di questi oggetti la pana avrebbe potuto rispondere alle compagne che la invitavano ad andare lungo i corsi d'acqua insieme a loro: "Non posso perchè sto cucendo; Non posso perchè sto pettinando mio marito".
L'uso di mettere oggetti nella sepoltura è denunciato da vari sinodi sardi che sempre hanno vietato simili pratiche. Ma la consuetudine doveva essere ben radicata. Gli oggetti avevano lo scopo di trattenere la defunta nella tomba, non solo per evitarle la pena di vagare sulla terra per sette anni, come generalmente si credeva, ma soprattutto perchè si aveva paura di questi spiriti che sarebbero andati a molestare le altre puerpere, gelose dei loro bambini ai quali avrebbero tentato di nuocere.
[...] A Orotelli, per liberare la pana dalla sua fatica si procedeva in modo diverso: quando una donna moriva di parto i familiari riscattavano la sua anima dal notturno vagare lungo i corsi d'acqua incaricando delle donne esperte (che non erano semplici lavandaie, ma persone esperte in certi rituali) di lavare la biancheria di nove puerpere che avevano felicemente dato alla luce il loro figlio. Naturalmente tale lavoro doveva essere portato a termine dalle stesse persone che lo avevano iniziato, così come il lavaggio doveva avvenire sempre presso lo stesso corso d'acqua.
Chi si offriva per questa operazione non doveva guardare l'acqua quando cominciava il suo lavoro, ma volgere le spalle al ruscello in modo da gettare il primo panno dietro di sè, tenendo gli occhi chiusi e senza proferire alcuna parola. Doveva insomma comportarsi come se lei stessa forse lo spirito della defunta.
Nelle case in cui queste donne prelevavano la biancheria sporca non dovevano accettare alcun compenso, neppure un bicchiere d'acqua. A dar loro le cose di cui avevano bisogno dovevano invece provvedere i familiari della puerpera morta che con questo incarico credevano che la defunta potesse trovare pace nell'oltretomba.
Tale rituale, pervenuto fino ai nostri giorni, rimanda a tempi antichissimi. La gestualità di chi eseguiva questo lavoro volgendo le spalle all'acqua, tenendo gli occhi chiusi e non parlando, rivela chiaramente che in quel momento la persona che lavava si sostituiva alla pana eseguendo in sua vece il lavoro. Gettare nell'acqua il primo indumento volgendo le spalle al ruscello significava lasciarsi alle spalle la vita precedente, non ricordare più il passato e pertanto allontanarsi per sempre dalla terra. Per la stessa ragione non si doveva accettare nessun compenso dalla puerpera viva per il servizio ricevuto. Questo tipo di lavoro non doveva essere sottoposto a mercificazione di alcun genere, non dovendo esservi alcuna relazione tra mla pana e la puerpera viva.
Il riscatto della pana dal suo crudele destino di lavandaia era praticato anche a Benetutti. Secondo quanto riferisce F. Alziator, bastava che due donne si recassero a lavare i suoi panni, ma queste dovevano percorrere in silenzio la strada che portava al ruscello e, sempre in silenzio, eseguire il lavaggio.
Ancora del XIII secolo certe frange del clero francese ritenevano impure le donne morte di parto, accogliendo la credenza popolare secondo cui il loro spirito era destinato a vagare nella notte e a divenire malefico e pertanto si tendeva a non dare loro una sepoltura cristiana. Ce lo dice chiaramente un antico sinodo di Liegi del 1287: "Se una donna muore di parto non le si neghi nessun diritto alla cristianità, ma sia portata in chiesa e sepolta nel cimitero...giacchè non dobbiamo trasformare in colpa la sua pena...".
Un sinodo di Ales e Terralba del 1566 più esplicito nella descrizione delle panas o pantamas: "Il rito superstizioso di ripulire (la casa) dagli spettri che i Sardi chiamano Pantamas...sia proibito ed estirpato...e per primo il superstiziosissimo rito che in sardo viene detto "de incresiari in domo", per cui la casa deve essere purificata dal sacerdote con una candela accessa e con la recitazione dell'evangelo e deve essere cosparsa di acqua benedetta. Di tale rito si abusa dovunque abbia partorito qualche donna, credendo alle Pantamas del parto, cioè a certi spettri nocivi che appaiono e vagano nella medesima casa e non si possono scacciare se non con quella purificazione, restando ivi per sempre e procurando grandi molestie ai familiari"
Da questi dovumenti sembrerebbe che panas-pantamas e cogas-sùrbiles rappresentino gli stessi spiriti che molestavano puerpere e neonati forse riconducibili alla mitica Lamia, regina della Libia, amata da Zeus, alla quale Hera fece morire tutti i figli. Secondo la mitologia greco-romana Lamia impazzì per il dolore e si moltiplicò in tanti spiriti che la notte vagavano penetrando nelle case e succhiando il sangue dei neonati. Ma mentre le panas sono ritenute spiriti di donne morte, le cogas-surbiles si credeva fossero spiriti di donne vive che temporaneamente abbandonavano il loro corpo per rientrarvi prima dell'alba."


Lo sciamanesimo in Sardegna, Dolores Turchi

Scylla...
Piccola stella immensa, figlia della Luce, figlia della Luna, dell'eternità.
Contate il biondo rame dei miei capelli,
perdetevi nelle pieghe della candida pelle
percorrete mille e mille volte
le curve dei miei seni e degl'esili fianchi.
Mentre tutto cambia, nell'immobilità della Natura,
non avrete ancora carpito il mio segreto.


Amministratrice di "L'Antica Magione di Scylla"

[Modificato da )O(ScYLLa)O( 09/07/2007 12.27]

11/2/2007 3:01 PM
 
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Riflettendo sulla Lavandaia ho avuto una piccola intuizione... essa lava e strofina in un fiume le vesti sporche di sangue. Ella lava via ciò che macchia per far tornare limpido il bianco. Penso che ella rappresenti una delle "trasmutatrici", ovvero coloro che puliscono per rendere pura la materia, che trasformano il profano in sacro, e che, comparendo a coloro che sono prossimi alla morte (come nell'immagine qui sopra), annunciano il Passaggio, la trasformazione.
Piccola intuizione che volevo condividere ma che ovviamente potrebbe essere sbagliata... [SM=g27822]



[Edited by stregaviolet )O( 11/2/2007 3:02 PM]


"Oltre ogni tempo e tuttavia nel cuore del tempo."
Haria

"Incappucciate e velate, con le trecce color notte, le Fate porteranno ciò che nessun profeta intuì."
Lord Dunsany

Il Tempio della Ninfa

11/2/2007 4:36 PM
 
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E'un'intuizione interessante Violetta, rendersi sacri lavando via le energie pesanti dall'anima.
Quando un'anima sta per rinascere si dice che prima passi attraverso le Acque del fiume Lete per dimenticare/lasciarsi alle spalle il passato, le macchie della vita precedente. E' un nuovo inizio, un tornare sacri, ogni volta la lotta credo sia mantenere la sacralità che otteniamo grazie alla Lavandaia, ripetendo i suoi gesti nel quotidiano.
Come mi hai detto l'altro giorno, pulire l'ambiente dove viviamo e le cose che ci appartengono, è un modo per purificare noi stessi.
Lavare il sangue è un atto fortemente simbolico, significa rimettere a nuovo, ricominciare, chiudere un ciclo e iniziarne un altro.
Prima dell'era degli assorbenti madri e figlie lavavano a mano le pezzuole dal sangue mestruale. E' una maniera di prendere coscienza della natura ciclica della donna e della vita.
L'atto di morire durante un parto veniva visto come un'interruzione prematura di un aspetto ciclico e per questo si cercava di scongiurare la "pena" per aver interrotto un ciclo a metà, dando allo spirito della defunta oggetti simbolici di cui prendersi cura così come in vita, curava il marito e il corredo per il nascituro.
Oppure si scongiurava la punizione dimostrando che, per 1 defunta, altre 9 sacralizzavano e onoravano il ciclo femminile con la buona riuscita del parto.
Considerare impura la donna che non riusciva a sopravvivere al parto significava ritenerla non all'altezza del ruolo di madre.
Lavando i panni del neonato, la madre avrebbe adempiuto al suo ruolo. Avrebbe lavato via la colpa di aver essersi "arresa" alla morte in vita e sarebbe quindi tornata "sacra" una volta terminato l'incarico.
Credo che tu abbia avuto un'intuizione più che appropriata Violetta! [SM=g27822]

[Edited by -Acqua- 11/2/2007 4:41 PM]




11/2/2007 4:46 PM
 
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Io penso sia tutt'altro che sbagliata..
Il gesto del lavare può essere inteso in infiniti modi, sia fisicamente che spiritualmente.
Lavare le vesti nel fiume può significare dar loro nuova vita, rinnovarle, riportandole allo stato di iniziale candore in attesa della rinascita. Inoltre il rosso del sangue è anche il colore della vita; lavare via il sangue potrebbe rappresentare la separazione dell'anima dal corpo, che per mezzo di questo rituale viene ripulita dalla sporcizia.
Questo può accadere non solo in prossimità della fine del corpo fisico, bensì durante determinati momenti di Passaggio e Trasformazione in cui abbandoniamo delle parti di noi, restituendole alle Acque..
Che ne pensate? [SM=g27819]

Scylla...
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11/2/2007 5:54 PM
 
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Penso che ciò che hai scritto Scylla sia stupendo...
Ed è anche bellissimo ciò che ha scritto Acqua, non sapevo di queste credenze riferite alla donna che moriva per il parto... [SM=g27821]



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11/2/2007 6:41 PM
 
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Bellissima riflessione Scylla, "restituire parti di noi alle acque" è una frase che mi ha fatto pensare tanto.. Qualcosa muore, lo lasci andare via con la corrente ed esci nuovamente che non sei più quella di prima, ma ti senti "diversa".. Ci vuole tempo per capire che non sei più nell'acqua ma che ne sei uscita rinnovata. Le parti che si dovevano staccare si sono staccate ed è tempo di un nuovo inizio.
Violetta le mie erano solo riflessioni sugli articoli citati da Scylla e Ithilla, sul fatto che morire di parto non fosse considerata una morte "naturale" ma "prematura", nulla di nuovo quindi [SM=g27817]
[SM=g27838]
Acqua




11/2/2007 7:43 PM
 
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...che non mi ricordavo più.... [SM=g27828]
che rimbambita che sono! [SM=g27828]
Come non detto tesorina... colpa del mio cervellino bacato! [SM=g27828]




"Oltre ogni tempo e tuttavia nel cuore del tempo."
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Il Tempio della Ninfa

12/6/2007 4:02 PM
 
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Apprendista
io ho trovato questo brano a riguardo:

Con l'aspetto di un grande corvo, la Morrigan profetizza la vittoria alle forze dell'Ulster, tenendo nascosta la terribile notizia ai guerrieri del Connacht.

La Dea Morrigan pronta ad entrare in guerra

Il grande eroe di questo conflitto è Cu Chulainn, il Mastino dell'Ulster. Per tutto questo ciclo epico, Cu Chulainn stesso viene braccato dall'astuta e seducente Morrigan, che lo aiuta ma che, infine, lo sconfigge: tenta di sedurlo, lui la rifiuta e lei lo attacca per vendicarsi. Lei lo inganna, riuscendo a fargli rompere il suo geis, il sacro voto: Cu Chulainn mangia la carne di un cane, suo omonimo. Indebolito, si reca in battaglia. Poco dopo, la Morrigan gli appare come la Lavandaia del Guado, intenta a lavare il sangue dalla tunica di lui, segno inequivocabile di morte imminente:



Stava lavando vesti imbrattate di sangue nella corrente gemendo e singhiozzando tutto il tempo. Mentre Cu Chulainn guardava lei sollevò la veste che stava lavando e lui si accorse che era la sua tunica. Dalla veste prese a sgorgare sangue e l'acqua divenne rossa. guardava lei sollevò la veste che stava lavando e lui si accorse che era la sua tunica. Dalla veste prese a sgorgare sangue e l'acqua divenne rossa.


...that I would be good...
12/6/2007 11:18 PM
 
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Che pezzo tetro, ma bellissimo Lunabee... mi interessa molto il brano, mi potresti dire da dove lo hai tratto? così mi leggo il pezzo intero... anzi, se fa parte dei cicli irlandesi magari ce l'ho pure sul mio librone!
Visto che stavo facendo delle ricerchine su di lei in questo periodo, per la verità un po' ad intermittenza, vi posto questo pezzo che io trovo molto interessante. purtroppo è in inglese... io ormai non ci faccio quasi (quasi...!!) più caso, il che da una parte è snervante, perchè tutti i materiali belli sono in inglese, dall'altra non è poi così male, perchè significa che a furia di leggere in inglese un po' ci sto facendo l'abitudine e capisco di più! [SM=g27835]

"Bean nighe was a Scottish Gaelic name for the Washer at the Ford. The Washer or Washerwoman can be found in almost every Celtic cultures. Bean nighe is just one of the different forms of the Irish banshee, a female wraith figure. In the Scottish Gaelic tradition, the washer is the harbinger of death.

According to the Scottish Gaelic tradition, the bean nighe was a woman who died at child birth. She was described as a woman dressed in green, but can be recognised by her webbed feet. The female figure that presaging death, but they were found at streams or lakes, washing bloodstained clothes of those who would die.

It was better for a person to see her first, before she sees that person. It was possible for a person to escape his or her doom, if the person was brave enough seized her breast and suck on it. The person was then protected because he or she would become a foster-child of this female wraith.

Earlier Irish and Welsh legends, the Washer at the Ford only bore superficial resemblance to the Scottish bean nighe. The earlier washing women in early Irish and Welsh traditions were goddesses, and bean nighe were probably derived from these figures. These antecedent of the bean nighe are the Irish goddess Morrigan and the Welsh goddess Modron.

In the Irish myth, Dagda met such woman washing at the ford of the River Unshin, near Glenn Etin on Samhain night. This lovely woman was beautiful. This was not presaging of Dagda's doom. Dagda slept with her, and she offered to aid him in the coming battle. Though the name of this woman was not given, she was most likely to be Morrigan, or Badb. Here, she foretold the defeat of the Fomorians. But that was not only the purpose of Morrigan. Morrigan represented the Sovereignty of Ireland. For Ireland to enjoy its wealth and fertility, it required a king to have sex with the Sovereignty Goddess (or Lady) of Ireland. For Ireland to renew its prosperity and the fertility of the land, Dagda was required to sleep with Morrigan each year on Samhain night. See Wedded to the Land in Celtic World.

In Welsh tradition, this washer was Modron, the great goddess and the mother of Mabon. She was no figure presaging the fate of a person. Modron was doomed to wash at Rhyd y Gyfarthfa or the "Ford of Barking", until a Christian break the curse she has being under, by sleeping with her and fathering a son. This Christian was the great king from the North, named Urien Rheged. Her son by this Christian was Owain, a hero known in the Arthurian legend as Yvain or Ywain."

Tratto da http://www.timelessmyths.com/celtic/faeries.html#Washer


La cosa interessante, che ci fa capire meglio i diversi aspetti della Lavandaia è proprio la sua collocazione geografica, la quale determina le sue differenze.
In Scozia ella è la Bean Nighe, della quale conosciamo le caratteristiche.
In Irlanda ella invece è associata e sovrapposta alla Banshee, la "Bean Sidhe". Qui ella ha sempre a che fare con il portare Messaggi di Morte, ma come ben sapete appare in modo diverso, non specificatamente vicina ai guadi ma svolazzante nelle vicinanze delle case dove una persona sta per morire. Mentre la Lavandaia non proferisce alcuna parola, la Banshee urla oppure "canta" tristemente, si lamenta in modo straziante.
Sempre in Irlanda la Lavandaia è uno degli aspetti della Morrigan, che può apparire in queste sembianze.
In Galles ella è sovrapposta a Modron, la Madre, la quale a sua volta è confusa e sovrapposta alla Morgana antica. Se vi ricordate quel pezzo delle Triadi dell'Ynis Prydain che ho riportato nella sezione della Letteratura Antica lì c'è proprio la parte originale sulla Modron, intenta a lavare e rilavare alla sponda del Guado dei Latrati, sino a che un Re cristiano non concepisca con lei un figlio.

La sua funzione comunque sembra sempre la stessa, ella è la Messaggera di Morte e Trasformazione, la Trasmutatrice attiva, la Pulitrice (come i corvi, che spesso la affiancano).
sembra che però, secondo le leggende, i cavalieri avrebbero potuto evitare la morte se fossero riusciti ad avvicinarsi alla Lavandaia prima che lei si fosse girata a guardarli, ad afferrare uno dei suoi lunghissimi seni e a succhiarlo.
E' un gesto molto particolare, forse potrebbe significare qualcosa.

Ho cercato molto su di lei ma non si dice nulla di più.

[Edited by stregaviolet )O( 12/6/2007 11:25 PM]


"Oltre ogni tempo e tuttavia nel cuore del tempo."
Haria

"Incappucciate e velate, con le trecce color notte, le Fate porteranno ciò che nessun profeta intuì."
Lord Dunsany

Il Tempio della Ninfa

12/7/2007 2:53 PM
 
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Certo! Il brano è riportato a questo indirizzo:

www.elfland.it/MORRIGAN.HTM

ed è riferito alla figura di Morrigan ed alle sue manifestazioni


...that I would be good...
12/14/2007 3:19 PM
 
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Una piccola immagine della Lavandaia




...per lasciare agli esseri umani la scelta di scomparire nel tempo dell'eternità o vivere nell'eternità del tempo.

Haria

10/31/2009 3:29 PM
 
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Visto che parallelamente stiamo studiando la figura della Banshee irlandese, "sorella" della Lavandaia al Guado scozzese, riporto un paio di cose sulla nostra Bean Nighe qui, così non si perdono:

Petra ha scritto:

"La versione scozzese della Banshee (Bean Sidhe) è la Bean Nighe, la Lavandaia dei Guadi. Si dice che le Bean Nighe siano gli spiriti delle donne morte di parto, condannate a lavare via il sangue dai sudari di coloro che stanno per morire, fino a quando la loro esistenza avrebbe avuto naturale termine.
La Lavandaia dei Guadi è anche conosciuta come Ban Nighechain (piccola lavandaia) o Nigheag nah-ath (piccola lavandaia dei guadi)."


[Edited by stregaviolet )O( 10/31/2009 3:34 PM]


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