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Togliersi la vita è prerogativa di Dio o una libertà dell'uomo?

Last Update: 11/30/2007 11:59 AM
3/23/2006 11:56 PM
 
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Re: Re: Re: Re: E poi...

Scritto da: Regin 23/03/2006 23.28
C'è da chiedersi come si fa a tornare indietro, la cultura della morte ha esteso il suo dominio su tutto il mondo. L'Europa che avrebbe dovuto essere faro si sta spegnendo.



putroppo la maggiorparte della gente non sa di quello che succedere in altre parti del mondo. Ci chiamano pecoroni ignoranti, ma sono loro i primi che non vogliono che la gente sappia troppo. Perchè sarebbe vietato pubblicare immagini di un aborto? Perchè tante cose su questioni come aborto eutanasia ecc le ho apprese solo consultando il web?
Una volta chiesi ad una ragazza che era favorevolissima all'aborto se sapeva come veniva praticato: lei mi rispose di non saperlo di preciso e quando le chiesi se voleva che glielo spiegassi lei mi ha risposto :"no per carità! Mi fa impressione! Poi mi vengono gli incubi!"
Per qualche anno io ho abitato con un'infermiera che mi disse che prima delle vacanze estive gli aborti aumentavano di molto nella clinica dove lavorava. Della serie : "non abbandonare il cane prima di partire, ma il bimbo si".
E anche qui in Italia abbiamo la nostra personale autanasia x gli anziani : quando non li si vuole tra i piedi li si manda in una clinica dove li imbottiscono di medicine e li si abbandona al loro destino.

[Modificato da ==kyouki== 24/03/2006 0.17]

--Da qui parte la firma!--
Per un relativista 1+1=3 per valori molto grandi di 1
Che Dio ti raddoppi tutto quello che mi auguri ^_^
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3/24/2006 12:17 AM
 
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Re: Re: Re: Re: Re: E poi...

Scritto da: ==kyouki== 23/03/2006 23.56


putroppo la maggiorparte della gente non sa di quello che succedere in altre parti del mondo. Ci chiamano pecoroni ignoranti, ma sono loro i primi che non vogliono che la gente sappia troppo. Perchè sarebbe vietato pubblicare immagini di un aborto? Perchè tante cose su questioni come aborto eutanasia ecc le ho apprese solo consultando il web?


Nel web le notizie non vengono filtrate come nel resto dei mass media. Chiunque può scrivere e leggere, questo è molto positivo. I siti cattolici e i blog cattolici sono in numero molto alto e continuano a crescere (non ricordo quanti sono in Italia) è un buon modo di fare informazione e anche controinformazione.


Una volta chiesi ad una ragazza che era favorevolissima all'aborto se sapeva come veniva praticato: lei mi rispose di non saperlo di preciso e quando le chiesi se voleva che glielo spiegassi lei mi ha risposto :"no per carità! Mi fa impressione! Poi mi vengono gli incubi!"


Già meglio non sapere come avviene [SM=g27813]



Per qualche hanno io ho abitato con un'infermiera che mi disse che prima delle vacanze estive gli aborti aumentavano di molto nella clinica dove lavorava. Della serie : "non abbandonare il cane prima di partire, ma il bimbo si".


Ecco una notizia non molto conosciuta che si potrebbe fare girare, salvaguardando l'anonimato della persona.




E anche qui in Italia abbiamo la nostra personale autanasia x gli anziani : quando non li si vuole tra i piedi li si manda in una clinica dove li imbottiscono di medicine e li si abbandona al loro destino.



Finchè non si arriverà a sopprimerli subito perchè inutili [SM=g27825] .

Ci sono comunque molte famiglie che tengono in casa l'anziano anche con sacrifici.


9/28/2006 1:58 PM
 
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“Non si può uccidere, neanche per pietà”, afferma un filosofo del Diritto
Intervista al professor Mario Palmaro

ROMA, giovedì, 28 settembre 2006 (ZENIT.org).- Ha destato molto scalpore la lettera aperta, inviata mercoledì 21 settembre al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in cui Piergiorgio Welby (malato di distrofia muscolare progressiva), Co-Presidente dell’Associazione Luca Concioni, chiede di porre fine alla sua vita con quello che ha definito un “diritto all’eutanasia”.

Nella risposta, il Presidente della Repubblica ha auspicato un dibattito parlamentare. La vicenda ha suscitato una infinità di reazioni ed un dibattito tra contrari e favorevoli all’eutanasia.

Per cercare di fare il punto sulle implicazioni morali e legislative della vicenda, ZENIT ha intervistato il professor Mario Palmaro, docente di Filosofia del Diritto presso l’Università Europea di Roma e docente di Bioetica all’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorom”.

Il professor Mario Palmaro ha già trattato in maniera approfondita il tema, nel volume “Piccolo Manuale di Apologetica 2” – (Piemme 2006, pagg. 204, Euro 12,50).

La TV ha mostrato le immagini di un paziente in stato vegetativo persistente. Che senso ha vivere in quelle condizioni? Non è forse meglio morire che vivere così?

Palmaro: Queste parole dimostrano che il problema, nel dibattito sull’eutanasia, nasce da una domanda sbagliata. La questione non è: è meglio stare bene o stare male? essere sani o precipitare nel coma? Perché è ovvio che, messe le cose in questi termini, chiunque risponderà: molto meglio vivere nella pienezza delle proprie facoltà e funzioni. Ci mancherebbe. La vera domanda è un’altra: che cosa è lecito fare all’uomo di fronte a una malattia grave, a una menomazione, a un handicap, e a qualsiasi situazione di grave compromissione della salute? Si può uccidere per pietà? Questa è la domanda giusta.

D’accordo. Allora chiedo: perché non si dovrebbe sopprimere chi sta molto male, e magari desidera la morte?

Palmaro: Non si può uccidere mai una persona innocente, nemmeno se lei stessa lo desidera. Non c’è ragione al mondo che renda buona un’azione simile. Questo giudizio non dipende necessariamente da una concezione religiosa, ma è un elemento fondamentale della nostra civiltà giuridica. Gli esperti la chiamano “indisponibilità della vita”, e sta a indicare che non si può disporre a piacimento della vita dell’uomo. Non solo di quella altrui, ma perfino della propria.

E allora, come la mettiamo con il suicidio?

Palmaro: Il suicidio è un atto illecito, anche se l’ordinamento non lo punisce per ovvie ragioni. Togliersi la vita è un atto grave non solo sul piano morale, ma anche nella prospettiva giuridica. Infatti, la nostra vita è immersa in una rete di relazioni, e non possiamo dire che ucciderci è una faccenda che riguarda soltanto noi. Inoltre, togliersi la vita è un atto che comporta la negazione dell’essere. E’ l’affermazione che è meglio non vivere piuttosto che vivere. Imboccare questa strada significa contraddire un principio elementare dell’esistenza, secondo il quale tutto nell’uomo chiama alla vita, e normalmente si fa di tutto per salvare una vita, entro i limiti del lecito.

Del resto, mi chiedo: perché allora esiste nel codice penale di molti Stati il reato di “istigazione al suicidio”? Se il suicidio fosse un atto perfettamente lecito, consigliare qualcuno e perfino aiutarlo non sarebbe un male. Non esiste il reato di “istigazione all’elemosina”. Dunque, ammazzarsi non è una faccenda privata.

Ma, la libertà individuale dove va a finire con questo ragionamento?

Palmaro: Un uomo è in piedi sulla spallina di un ponte e sta per buttarsi giù. Intorno a lui poliziotti, infermieri, semplici cittadini tentano in tutti i modi di impedirglielo. E, se riescono, lo bloccano con la forza, contro la sua volontà. Perché lo fanno? Non dovrebbero rispettare la libera volontà di quell’uomo? Potrebbero per esempio verificare se ha dei buoni motivi per buttarsi giù. Potrebbero fargli firmare un modulo di consenso informato per “sgravarsi” da qualsiasi responsabilità. Perché non fanno nulla di tutto questo? E’ semplice: perché la vita è giuridicamente percepita come un valore intangibile, e la società tenta di impedire perfino il suicidio. Detto tutto questo, chiariamo un fatto: fra eutanasia e suicidio c’è una differenza molto importante, decisiva.

Qual è allora la differenza tra suicidio ed eutanasia?

Palmaro: Nel suicidio chi si uccide fa da sé. Dunque, non viene coinvolta una volontà terza. Invece, nell’atto eutanasico occorre necessariamente che una persona diversa dal sofferente – può trattarsi del medico, dell’infermiere, di un funzionario incaricato dallo Stato, di un parente, di un coniuge – compia uno o più atti idonei a provocare la morte di altro da sé. Sul piano giuridico c’è un salto di qualità drammatico, enorme: perché per legalizzare l’eutanasia, in qualsiasi forma, occorre autorizzare qualcuno a togliere la vita ad un altro uomo innocente, cioè che non sia in grado né voglia nuocere alla vita o all’incolumità di qualcuno.

Alcuni sostenitori estremi dell’eutanasia affermano che uccidere anche un innocente, può essere considerato un reato soltanto quando la vita di quell’innocente esprime una certa qualità

Palmaro: Certo. E non si tratta di un’idea nuova. A Sparta si gettavano i bambini deformi dal Taigeto; nell’antica Roma dalla rupe Tarpea. In tempi molto più recenti, l’idea che l’uomo possa essere eliminato quando è anormale, ritenuto infelice, indegno di continuare a esistere, è stata riproposta con forza dal nazismo. Nel 1939 Adolf Hitler mise in piedi, con la collaborazione del suo medico personale, il dottor Karl Brand, una organizzazione che fosse in grado di eliminare in segreto una serie di tedeschi di pura razza ariana, con problemi. Qui dunque il razzismo non centra nulla. Il discrimine è “la qualità della vita”: un neonato con gravi deformità, un bambino con problemi di salute, un malato di mente, un mutilato reduce della prima guerra mondiale. Per tutti costoro Hitler e i medici di sua fiducia avevano preparato un piano, denominato “Operazione T4”, per ucciderli senza conseguenze giudiziarie.

Gli attuali sostenitori dell’eutanasia rifiutano il riferimento al piano di eutanasia nazista.

Palmaro: Si sbagliano. So perfettamente che oggi i fautori dell’eutanasia non sono dei nazisti, e che anzi sono spesso dei convinti antifascisti. Ma l’esperienza ci insegna che per avere idee naziste non è necessario essere dei nazisti. Nel 1935, dunque qualche anno prima dell’iniziativa sciagurata di Hitler, in Gran Bretagna viene fondata la British Euthanasia Society. La promuovono alcuni intellettuali come Gorge Bernard Shaw e Bertrand Russel. Anime liberali che però avevano un tragico punto in comune con la follia nazista: ergersi a padroni della vita, e a giudici della qualità di vita necessaria per continuare a vivere e a considerare degna una persona di essere tutelata e rispettata. La lettera [scritta da Hitler al suo medico personale Karl Brandt, con la quale lo incaricava di reclutare medici di provata fede nazista disposti a realizzare il “Piano T4”, ndr] con cui in Germania si dà avvio all’orribile mattanza, porta la data del 1° settembre 1939, ovvero l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Resta però il fatto che nella Germania di Hitler la gente veniva uccisa senza il proprio consenso, o addirittura contro la volontà delle vittime.

Palmaro: E’ vero, nel “Piano T4” mancava il consenso degli interessati. Ma per quanto possa apparire inelegante, o politicamente scorretto, dobbiamo riconoscere che le ragioni di principio che muovevano Hitler e i suoi carnefici erano del tutto simili a quelle dei moderni fautori dell’eutanasia. Infatti, il percorso logico è il seguente: 1) ci sono persone che, secondo un nuovo criterio di vita umana, conducono un’esistenza priva di significato; 2) riteniamo che queste vite siano fonte di sofferenza per chi le conduce e per chi sta vicino a queste persone; 3) non abbiamo alcun sentimento di odio nei confronti di questi sofferenti, anzi li consideriamo meritevoli di stima e considerazione per quanto hanno finora fatto per la patria, o per la scienza, o per la democrazie; 4) non per odio ma per amore, per compassione vogliamo che queste persone siano finalmente liberate dal giogo di una vita biologica assurda; 5) per fare questo, lo Stato deve organizzarsi e garantire una via di uscita indolore. Fin qui, il punto di vista di Hitler, dei suoi giuristi, e dei medici che lo fiancheggiarono, e il punto di vista dei liberal radicali moderni non diverge affatto. Le due strade si separano quando alcuni nostri contemporanei – non tutti, per la verità – tirano in campo la questione del consenso, della richiesta del paziente.

La richiesta ed il consenso all’eutanasia, cambiano i termini della questione?

Palmaro: Innanzitutto, ci sono esempi recenti come il caso dell’Olanda, dove si è scoperto che ogni anno vengono “terminati” dei pazienti per i quali non vi è traccia del modulo di richiesta. E nessuno di loro, ovviamente, è tornato per lamentarsi del trattamento ricevuto. In secondo luogo, c’è il problema della definizione di questo consenso… scritto, orale, in preda al dolore, precedente, riferito da un parente. In terzo luogo, c’è il problema di tutti quei pazienti che non potranno più, o non potranno mai, a causa della loro patologia, esprimere una qualsiasi richiesta. Pensiamo a un handicappato grave fin dalla nascita; a un neonato; a un pazzo; a un comatoso che non abbia mai detto o scritto nulla sul tema.

In conclusione penso che il dolore si combatte con il sostegno umano, la carità e i farmaci, non con l’eutanasia. E che sia verissimo quanto ha detto il filosofo e scrittore Paul Claudel agli universitari di Parigi: “Io sono un rudere d’uomo, non so parlare più, non ci vedo più, non ci sento più, non cammino più. Però, nonostante la paralisi, riesco ancora a fare una cosa che mi dà l’idea di essere uomo: riesco ancora a mettermi in ginocchio”.


[certo, il tema è delicatissimo e quanto mai doloroso e difficile, ma sarebbe auspicabile assistere ad un dibattito, per usare anche in questo caso le parole di Papa Ratzi, "franco e sincero", per esempio sulla possibilità di redigere il c.d. testamento biologico ed entro quali limiti ... [SM=g27821] ]
10/27/2006 5:57 PM
 
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Dio solo può toglierci la vita! Il fatto che uno si sente male e ha deciso di farla finita, non è un comportamento da un vero cristiano cattolico. Chi è cristiano vede sempre la bontà di Dio anche quando apparentemente c'è solo male. Ma Dio non permette che il coltello dell'assassino trapassi una persona, così per divertimento! Dio lo permette perchè da qui nasca qualcos'altro di più buono. Conosco una persona che prima era atea, ma da quando i genitori si sono lasciati, si è pentita, è ritornata sulla retta via. Non bisogna uccidersi. Dio ci da la vita per usarla in modo libero, quindi anche per fare qualcosa di utile per l'altro. "Finchè c'è vita, c'è speranza", dice il proverbio: ed è vero! La nostra vita serve perchè un mondo che finisce qui su questa terra, non porta a nulla. La vita allora sì che è una fregatura. Ma non è così! Ecco quello che Dio ha annunciato e ci ha fatto vedere da Padre e da Maestro, la risurrezione. Basta quindi essere cristiani per vedere che il suicidio o l'eutanasia sono profondamente sbagliati, come dice la Chiesa e Benedetto XVI! La vigna del Signore ha bisogno degli operai: forniamo mani per lavorare questa vigna perchè esca un vino dolcissimo e buonissimo che sia la gioia del Signore!!! W Benedetto XVI W La Chiesa W La Santa Sede W!!!! [SM=x40801] [SM=x40790] [SM=x40791] [SM=x40794] [SM=x40792] [SM=x40793] [SM=x40799]
OREMUS PRO PONTIFICE NOSTRO BENEDICTO
EXTRA ECCLESIAM NULLUS OMNINO SALVATUR
IN HOC SIGNUM VINCES
IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM" E' QUANTO DI PIU' GIUSTO SI SIA FATTO IN QUESTI ANNI PER LA CHIESA CATTOLICA
"O glorioso S. Francesco, gettate uno sguardo sopra il Successore di Pietro, alla cui sede, vivendo, foste così devoto" (Pius PP. IX).
"Ma se fu sempre necessario, Venerabili Fratelli, ora specialmente, in mezzo a così grandi calamità della Chiesa e della società civile, in tanta cospirazione di avversari contro il cattolicesimo e questa Sede Apostolica, e fra così gran cumulo di errori, è assolutamente indispensabile che ricorriamo con fiducia al trono della grazia per ottenere misericordia e trovare benevolenza nell’aiuto opportuno". (Pius PP. IX, enclica Quanta Cura).
Tu es Petrus e super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversum eam. Et tibi dabo claves regni coelorum. Et quodcumque ligaveris super terram, erit legatum et in coelis; Et quodcumque solveris super terram, erit solutum et in coelis. (Mt 16, 18-19)
"Che ci sia una ed una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica noi siamo costretti a credere ed a professare, spingendoci a ciò la nostra fede, e noi questo crediamo fermamente e con semplicità professiamo, ed anche che non ci sia salvezza e remissione dei nostri peccati fuori di lei, come lo sposo proclama nel Cantico: "Unica è la mia colomba, la mia perfetta; unica alla madre sua, senza pari per la sua genitrice", che rappresenta un corpo mistico, il cui capo è Cristo, e il capo di Cristo è Dio, e in esso c'è "un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo". (...) Noi sappiamo dalle parole del Vangelo che in questa Chiesa e nel suo potere ci sono due spade, una spirituale, cioè, ed una temporale, perché, quando gli Apostoli dissero: "Ecco qui due spade" (che significa nella Chiesa, dato che erano gli Apostoli a parlare (il Signore non rispose che erano troppe, ma che erano sufficienti). E chi nega che la spada temporale appartenga a Pietro, ha malamente interpretato le parole del Signore, quando dice: "Rimetti la tua spada nel fodero". Quindi ambedue sono in potere della Chiesa, la spada spirituale e quella materiale; una invero deve essere impugnata per la Chiesa, l’altra dalla Chiesa; la seconda dal clero, la prima dalla mano di re o cavalieri, ma secondo il comando e la condiscendenza del clero, perché è necessario che una spada dipenda dall’altra e che l’autorità temporale sia soggetta a quella spirituale. Perché quando l’Apostolo dice: "Non c’è potere che non venga da Dio e quelli (poteri) che sono, sono disposti da Dio", essi non sarebbero disposti se una spada non fosse sottoposta all’altra, e, come inferiore, non fosse dall’altra ricondotta a nobilissime imprese. (...) Perciò se il potere terreno erra, sarà giudicato da quello spirituale; se il potere spirituale inferiore sbaglia, sarà giudicato dal superiore; ma se erra il supremo potere spirituale, questo potrà essere giudicato solamente da Dio e non dagli uomini. Quindi noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma". (Unam Sanctam, Bonifacius PP. VIII, 18 Novembre 1302).
"Bisogna dare battaglia, perchè Dio conceda vittoria" (S. Giovanna d'Arco)
11/22/2006 7:16 PM
 
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Espongo il mio parere a proposito del suicidio:
Il suicidio è l'estremo atto di dolore che una persona può commettere. Come si può definire un suicidio come giusto o sbagliato? Nessuno di noi, o di chi altro può esporre una idea sul suicidio di qualcuno, può sapere se la sua è una verità o no. Questo lo dico perchè nessuno conosce i sentimenti del suicida, in quento egli vive le situzioni della sua vita, dai dolori ai piaceri, attraverso il suo carattere, le sue esperienze, il suo modo di vivere. A parer mio nessuno può esprimere una verità su un suicida, solo lui potrebbe farlo. E non capisco perchè tutto questo debba essere condannato. Se Dio ci ha lasciato la libertà di toglierci la vita, probabilmente all'incontro nell'aldilà ci saranno chiarimenti, e penso che Dio, se veramente onnipotente, possa comprendere il Dolore di uno dei suoi figli, o no? Non credo che un suicida si tolga la vita per far male alle persone che gli sono accanto, ma solo per liberarsi di tutti i dolori.
Una domanda, Perchè?
12/14/2006 5:42 PM
 
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Re:

Scritto da: Defender Of Thoughts 22/11/2006 19.16
Espongo il mio parere a proposito del suicidio:
Il suicidio è l'estremo atto di dolore che una persona può commettere. Come si può definire un suicidio come giusto o sbagliato? Nessuno di noi, o di chi altro può esporre una idea sul suicidio di qualcuno, può sapere se la sua è una verità o no. Questo lo dico perchè nessuno conosce i sentimenti del suicida, in quento egli vive le situzioni della sua vita, dai dolori ai piaceri, attraverso il suo carattere, le sue esperienze, il suo modo di vivere. A parer mio nessuno può esprimere una verità su un suicida, solo lui potrebbe farlo. E non capisco perchè tutto questo debba essere condannato. Se Dio ci ha lasciato la libertà di toglierci la vita, probabilmente all'incontro nell'aldilà ci saranno chiarimenti, e penso che Dio, se veramente onnipotente, possa comprendere il Dolore di uno dei suoi figli, o no? Non credo che un suicida si tolga la vita per far male alle persone che gli sono accanto, ma solo per liberarsi di tutti i dolori.



Voglio risponderti, anche se un po' in ritardo poiché ultimamente non ho potuto essere molto presente nel forum e ho visto il tuo post solo oggi.
Sono d'accordo con quasi tutto che scrivi. Comunque ci sono persone che si tolgono la vita (o cercano solo di fare finta e poi invece moiono davvero) per castigare qualcuno a loro vicino, come per esempio può essere nel caso di tradimento (tipico cliché: l'uomo uccide la donna e amante di lei, la donna invece si dà la morte quando scopre di essere stata tradita). Tuttavia, come cattolica credente, trovo che il suicidio semplicemente non ha senso. Devo imparare ad accettare la mia croce, come mi insegna l'esempio di Gesù Cristo. Devo accettare la situazione nella quale mi trovo, ammettendo che sono colpevole di peccati e affidarmi a Dio e al suo aiuto, che può essere molto diverso di quello che io voglio da lui e che posso anche non riconoscere come tale. Dio non ha in mente per prima cosa il nostro benessere in questo mondo, ma vuole la nostra conversione, cioè che riconosciamo i nostri errore e accettiamo il fatto che il nostro vero benessere, la nostra vera felicità possiamo trovare solo in lui. La promessa di essere felice non riguarda questo mondo, ma quell'altro. Questo lo hanno capito anche tutti i martiri che per la loro fede si sono fatti torturare e uccidere. Gesù Cristo stesso è morto in modo violento pur essendo innocente, per insegnarci che non è in questo mondo, corrotto e pieno di mali a causa dei nostri peccati, che dobbiamo cercare la nostra felicità.
Il suicida cerca di sottrarsi da questa prova e di finire la propria sofferenza, cioè di scendere dalla croce. Un ateo si aspetta forse il nulla, la completa distruzione di se stesso con la morte. Ma cosa gli garantisce che la sua esistenza e sofferenza abbiano veramente fine con il suicidio? Questa è la mia domanda.
Dio è infinitamente buono, anche se, con il nostro concetto terreno di "buono" spesso non riusciamo a capire questa bontà e l'amore che ha per noi. Ma sono d'accordo: spetta unicamente a lui esprimere giudizi sulle sue creature.

[Modificato da rosa22253 14/12/2006 17.47]

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BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE!

"Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa"

Mt 16,18





La strada è lunga, ma non esiste che un mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino.
(don Tonino Bello)


ANDIAMO AVANTI!

12/14/2006 11:32 PM
 
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Re:

Scritto da: Defender Of Thoughts 22/11/2006 19.16
Espongo il mio parere a proposito del suicidio:
Se Dio ci ha lasciato la libertà di toglierci la vita, probabilmente all'incontro nell'aldilà ci saranno chiarimenti, e penso che Dio, se veramente onnipotente, possa comprendere il Dolore di uno dei suoi figli, o no?



Dove è scritta questa cosa? Non mi risulta che Dio lasci la possibilità di uccidersi. Anzi, mi pare che si promuova in tutti i sensi la vita. E' chiaro che tramite il libero arbitrio un uomo può fare del suo corpo quel che vuole ( altrimenti sarebbe un burattino, se fosse incapace di compiere un'azione per mezzo di una forza sovrannaturale...) il credente però crede che il suo corpo in realtà non gli appartenga, il corpo in cui viviamo è il Tempio in cui ogni domenica accogliamo Gesù...e noi, nella nostra Fede, non possiamo distruggere volontariamente quel tempio....proprio perchè non appartiene a noi.

12/17/2006 11:24 AM
 
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Scritto da: proRatzinger 27/10/2006 17.57
Dio solo può toglierci la vita! Il fatto che uno si sente male e ha deciso di farla finita, non è un comportamento da un vero cristiano cattolico. Chi è cristiano vede sempre la bontà di Dio anche quando apparentemente c'è solo male. Ma Dio non permette che il coltello dell'assassino trapassi una persona, così per divertimento! Dio lo permette perchè da qui nasca qualcos'altro di più buono. Conosco una persona che prima era atea, ma da quando i genitori si sono lasciati, si è pentita, è ritornata sulla retta via. Non bisogna uccidersi. Dio ci da la vita per usarla in modo libero, quindi anche per fare qualcosa di utile per l'altro. "Finchè c'è vita, c'è speranza", dice il proverbio: ed è vero! La nostra vita serve perchè un mondo che finisce qui su questa terra, non porta a nulla. La vita allora sì che è una fregatura. Ma non è così! Ecco quello che Dio ha annunciato e ci ha fatto vedere da Padre e da Maestro, la risurrezione. Basta quindi essere cristiani per vedere che il suicidio o l'eutanasia sono profondamente sbagliati, come dice la Chiesa e Benedetto XVI! La vigna del Signore ha bisogno degli operai: forniamo mani per lavorare questa vigna perchè esca un vino dolcissimo e buonissimo che sia la gioia del Signore!!! W Benedetto XVI W La Chiesa W La Santa Sede W!!!! [SM=x40801] [SM=x40790] [SM=x40791] [SM=x40794] [SM=x40792] [SM=x40793] [SM=x40799]




So bene che un cattolico vero non ricorerrebbe mai al suicidio, ma esistono anche persone che cattoliche non sono e non credono in nessun Dio (come Welby)... e allora a queste persone che si dice, che la loro vita appartiene a Dio? non ti sembra un controsenso? in Italia esiste la facoltà per un paziente di rifiutare un intervento chirurgico e di non sottoporsi alle cure (i Testimoni di Geova per esempio preferiscono morire pur di non fare le trasfusioni), lo so per esperienza di una persona a me molto cara che non ha voluto farsi operare e ha preferito morire a casa sua anziché in ospedale. nessuno ha detto niente, neanche il prete ha avuto da ridire. l'eutanasia in Italia esiste eccome solo che è "clandestina", si fa ma non si dice, lo so perché purtroppo ho parecchia esperienza in campo ospedaliero e sono gli stessi medici che quando si accorgono che non c'è più niente da fare decidono di non intervenire oltre. avevo fatto l'esempio di GP2: perché non è stato intubato e non gli è stato impedito di morire? magari sarebbe vissuto qualche mese in più, no? voi ragionate sempre in termini "lo dice il papa", "lo dice la chiesa", "Dio non vuole" ecc. ma io parlo per quelli che non credono in queste cose e che non ragionano in questi termini. e forse molti dei cattolici che parlano non sanno bene cosa significhi "vivere" in certe condizioni e voler morire per non soffrire più... e senza nessuna speranza di un aldilà, nessuna ricompensa per la sofferenza patita, mi spiego? a un ateo non gli puoi dire "soffri che poi sarai ricompensato", sono discorsi che non accetta. e allora che cosa gli dici? che deve soffrire... perché? [SM=g27833]
12/17/2006 1:50 PM
 
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è chiaro che qui si ragiona in larga parte dal punto di vista del credente, che rimette la propria vita nelle mani di Dio. Ma l'eutanasia è un tema troppo complesso per liquidarne l'attuabilità chiamando in causa solo il dissenso dei credenti e della chiesa. Non per niente, è una di quelle tematiche su cui anche i non cattolici sono molto divisi e molti di loro si dichiarano di fatto contrari. Perchè prendersela solo coi credenti? . Anche sull'accanimento terapeutico e sulle posizioni reali dei cittadini al riguardo ci sarebbe molto da dire visto che spesso se non si rianima un novantenne in condizioni precarie, ci sono parenti che ti chiedono conto di questo davanti al giudice. E non sempre chi si avvicina alla fine della vita è così desideroso di andarle incontro ma spesso è proprio in quel momento che scattano strani meccanismi per cui si manifesta un maggior attaccamento a quella vita stessa. Questo mi è stato detto anche da persone che da non malate, in piena facoltà, avrebbero per se stesse deciso diversamente e non sempre in corsia c'è qualcuno pronto a recepire i tuoi cambiamenti d'idea dell'ultima ora. Chiunque bazzica gli ospedali sa bene come purtroppo certe volte possa cambiare l'approccio al malato in base alla presenza di parentela o alla sua completa solitudine che spesso si trasforma in abbandono in un angolo. Vogliamo chiamarla eutanasia passiva? Ed è l’unica che ho realmente visto nelle corsie. Mi porta a chiedermi cosa ne sarebbe di queste persone di cui nessuno rivendica alcun diritto se fosse lecita l’eutanasia perché se la malasanità nei confronti della vita è spesso sotto gli occhi di tutti, non mi sentirei di ignorare il rischio di una possibile malasanità nei confronti della morte.
E' dell'assistenza dignitosa fino alla fine, del non abbandono del malato sofferente e dei suoi familiari che ci si dovrebbe preoccupare prima, pensando a rendere sempre e comunque più accettabile la vita, non ignorare questo e passare direttamente alla fase successiva del suicidio assistito quando la vita, per forza di cose, è diventata un inferno.. La mentalità della terapia del dolore, dell'assistenza vera ai malati incurabili, anziani e psichiatrici, del supporto alle loro famiglie sono tutte cose che in Italia difettano moltissimo ma questi argomenti, pressanti per i cittadini, non interessano nessun politico. I passi della scienza medica hanno portato ad un allungamento della vita ma non alla scomparsa della malattia, della vecchiaia e del decadimento che inevitabilmente le accompagna ma la soluzione a questo non può essere solo l'eutanasia. Come cittadina vorrei che ci si occupasse anche di colmare le lacune assistenziali rendendomi dolce la vita e, in conseguenza di questo, anche la morte.
Il caso Welby purtroppo sta diventando motivo di forte strumentalizzazione e proprio da parte di chi ne ha fatto il portabandiera dei propri valori. Bisognerebbe conoscere perfettamente i dettagli clinici per pronunciarsi perchè, di fatto, potrebbe rientrare in un caso di accanimento teapeutico e la sedazione controllata per attenuarne le sofferenze rientrare anch'essa nel lecito e non nel suicidio solo colmando qualche lacuna presente nella legislazione in atto che è giusto che sia emersa e che venga affrontata. Purtroppo, il suo caso è stato trasformato in un ricatto morale e politico per arrivare non tanto alla morte assistita ma alla morte indotta.
12/17/2006 6:40 PM
 
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Re:

Scritto da: emma3 17/12/2006 13.50
è chiaro che qui si ragiona in larga parte dal punto di vista del credente, che rimette la propria vita nelle mani di Dio. Ma l'eutanasia è un tema troppo complesso per liquidarne l'attuabilità chiamando in causa solo il dissenso dei credenti e della chiesa. Non per niente, è una di quelle tematiche su cui anche i non cattolici sono molto divisi e molti di loro si dichiarano di fatto contrari. Perchè prendersela solo coi credenti? . Anche sull'accanimento terapeutico e sulle posizioni reali dei cittadini al riguardo ci sarebbe molto da dire visto che spesso se non si rianima un novantenne in condizioni precarie, ci sono parenti che ti chiedono conto di questo davanti al giudice. E non sempre chi si avvicina alla fine della vita è così desideroso di andarle incontro ma spesso è proprio in quel momento che scattano strani meccanismi per cui si manifesta un maggior attaccamento a quella vita stessa. Questo mi è stato detto anche da persone che da non malate, in piena facoltà, avrebbero per se stesse deciso diversamente e non sempre in corsia c'è qualcuno pronto a recepire i tuoi cambiamenti d'idea dell'ultima ora. Chiunque bazzica gli ospedali sa bene come purtroppo certe volte possa cambiare l'approccio al malato in base alla presenza di parentela o alla sua completa solitudine che spesso si trasforma in abbandono in un angolo. Vogliamo chiamarla eutanasia passiva? Ed è l’unica che ho realmente visto nelle corsie. Mi porta a chiedermi cosa ne sarebbe di queste persone di cui nessuno rivendica alcun diritto se fosse lecita l’eutanasia perché se la malasanità nei confronti della vita è spesso sotto gli occhi di tutti, non mi sentirei di ignorare il rischio di una possibile malasanità nei confronti della morte.
E' dell'assistenza dignitosa fino alla fine, del non abbandono del malato sofferente e dei suoi familiari che ci si dovrebbe preoccupare prima, pensando a rendere sempre e comunque più accettabile la vita, non ignorare questo e passare direttamente alla fase successiva del suicidio assistito quando la vita, per forza di cose, è diventata un inferno.. La mentalità della terapia del dolore, dell'assistenza vera ai malati incurabili, anziani e psichiatrici, del supporto alle loro famiglie sono tutte cose che in Italia difettano moltissimo ma questi argomenti, pressanti per i cittadini, non interessano nessun politico. I passi della scienza medica hanno portato ad un allungamento della vita ma non alla scomparsa della malattia, della vecchiaia e del decadimento che inevitabilmente le accompagna ma la soluzione a questo non può essere solo l'eutanasia. Come cittadina vorrei che ci si occupasse anche di colmare le lacune assistenziali rendendomi dolce la vita e, in conseguenza di questo, anche la morte.
Il caso Welby purtroppo sta diventando motivo di forte strumentalizzazione e proprio da parte di chi ne ha fatto il portabandiera dei propri valori. Bisognerebbe conoscere perfettamente i dettagli clinici per pronunciarsi perchè, di fatto, potrebbe rientrare in un caso di accanimento teapeutico e la sedazione controllata per attenuarne le sofferenze rientrare anch'essa nel lecito e non nel suicidio solo colmando qualche lacuna presente nella legislazione in atto che è giusto che sia emersa e che venga affrontata. Purtroppo, il suo caso è stato trasformato in un ricatto morale e politico per arrivare non tanto alla morte assistita ma alla morte indotta.



CARA EMMA NON POSSO CHE CONDIVIDERE CIO' CHE HAI POSTATO OVVIAMENTE LA TUA ESPERIENZA VALE PIU' DI MILLE PAROLE!!!!!!!!!
GRAZIE [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27811]
12/17/2006 10:22 PM
 
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Re: Re:
Il "caso-Welby" è un complesso intreccio di medicina e giurisprudenza in cui Dio c'entra ben poco. Si ha la sensazione che giudici, medici e parlamentari stiano rimandando e "rimpallando" una decisione che non si sentono di prendere e non certo per motivi di fede. Gli amici radicali proclamano di voler staccare la spina se solo Welby lo chiedesse (!!) ma non fanno altro che organizzare veglie e digiuni alla faccia di una persona che soffre, che è sbattuta sulla prima pagina dei giornali e che, credo, avrebbe bisogno dell'affetto discreto ed affettuoso proprio degli amici.
Lui è perfettamente cosciente ma soffre e chiede di morire attraverso il distacco del respiratore. Un indù direbbe che lui ha il suo "karma" da espletare ma è ovvio che chi non crede in Dio non crede neanche al karma.
Che fare? Secondo me non c'è via di uscita, se non, banalmente, aiutare il malato a non soffrire.
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12/17/2006 10:32 PM
 
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Secondo me il corpo è una proprietà dell'individualità (o dell'anima se preferite) che ospita, quindi questa individualità potrebbe farne ciò che vuole, nel rispetto dell'integrità fisica degli altri. Se Welby ha deciso in coscienza di rifiutare una cura ha il diritto di farsi staccare la spina. Il che non vuol dire eutanasia. L'eutanasia è una pratica pericolosa perché potrebbe applicarsi anche ad individui non coscienti o non in grado di intendere e volere.
Un naufragio può rovinarti la giornata (Tucidide)

A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata
A Vivaldi l'uva passa che mi dà più calorie (F. Battiato)



(\__/)
(='.'=)Questo è un Bunny.Ho deciso di aiutarlo nella sua
(")_(") missione di conquista del mondo. COPIA E INCOLLA NELLA TUA FIRMA PER AIUTARLO NEL SUO INTENTO!!!!!!!!!!XDD

12/17/2006 10:37 PM
 
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Re:

Scritto da: -Kaname-chan 17/12/2006 22.32
Secondo me il corpo è una proprietà dell'individualità (o dell'anima se preferite) che ospita, quindi questa individualità potrebbe farne ciò che vuole, nel rispetto dell'integrità fisica degli altri. Se Welby ha deciso in coscienza di rifiutare una cura ha il diritto di farsi staccare la spina. Il che non vuol dire eutanasia. L'eutanasia è una pratica pericolosa perché potrebbe applicarsi anche ad individui non coscienti o non in grado di intendere e volere.



TI FACCIO SOLO UNA DOMANDA TU TI SENTIRESTI DI FARLO??????? PERCHE' SI FA PRESTO A PARLARE A PAROLE SI PUO' FARE TUTTO MA NON CREDO CHE LA PRATICA SIA COSI' FACILE!!!!!!!!!!!
12/17/2006 10:40 PM
 
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Intervista allo specialista Marco Maltoni (14 dicembre 2006)

«Da medico dico: su Welby sarebbe eutanasia»

di Francesca Lozito

Al confine tra la sedazione lecita e l’eutanasia: è questo il punto in cui oggi si trova la richiesta di porre fine alla vita di Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare progressiva, secondo Marco Maltoni, direttore dell’Unità di cure palliative dell’Ausl di Forlì. È un medico palliativista, conosce le procedure che si attuano in questi casi. È dubbioso, pur con il dovuto rispetto umano, sulla richiesta avanzata da Welby e dai suoi legali.

Dottor Maltoni, quello di Piergiorgio Welby è senza alcun dubbio un doloroso calvario. Si tratta di un caso comune per i medici che hanno a che fare con i malati terminali, oppure presenta aspetti che escono dall’ordinario?
«È una situazione non frequente che deriva da una malattia rara, della quale sono afflitte in Italia oggi circa seimila persone in fasi diverse. Quella di Welby è una fase avanzata, con una necessità di ventilazione assistita tramite tracheotomia. È evidente che la sofferenza di quest’uomo è a un grado estremo. Ma ci sono tante altre persone che stanno affermando, nelle stesse condizioni, la positività della vita. In Welby la gravità oggettiva della situazione si somma a una disperazione e a un’assenza di senso della vita. In più, le persone che gli stanno attorno fanno di lui una bandiera ideologica».

Tecnicamente, cosa succederebbe se il Tribunale di Roma si pronunciasse per il sì al distacco del respiratore che permette a Piergiorgio Welby di vivere?
«Innanzitutto ci vorrebbe qualcuno che esegue la manovra. Nell’immediato ci sarebbe una situazione di soffocamento e allora si dovrebbe sedarlo. Per evitare la sofferenza, la sedazione dovrebbe però precedere e non seguire la manovra di distacco. Ora, Welby chiede di essere sedato in modo massivo e improvviso, quindi chiede qualcosa di molto più simile all’eutanasia che alla sedazione terminale, che si somministra gradualmente anche per giorni, per alleviare il crescendo dei sintomi con l’avvicinarsi della morte. Morirebbe dunque perché non respirerebbe più, o per il massiccio utilizzo di farmaci?».

Se, come lei afferma, quella di Welby è una situazione così particolare, non le sembra che sia anche la meno indicata per suscitare un dibattito sulla possibilità di una legge pro-eutanasia?
«Pensare a una legislazione basata su questo caso singolo, in effetti, non mi pare giusto, per l’aspetto di emotività che esso ha scatenato. Quando si fa anche una piccola breccia in una questione come la qualità della vita, si sa dove si inizia, ma non si sa dove si va a finire».

La sedazione terminale è eticamente accettata dalla comunità scientifica?
«Innanzitutto va smitizzata la convinzione secondo la quale la sedazione ad alte dosi, quando il sintomo non si controlla in alcun modo, sia un’eutanasia indiretta perché provoca il decesso del paziente. C’è infatti una differenza di intenzioni: nella sedazione palliativa l’intento è alleviare il sintomo, nella manovra eutanasica è uccidere il paziente. A livello di procedura, nell’eutanasia c’è un farmaco iniettato in dose massiccia, mentre nella sedazione c’è un progressivo abbassamento di coscienza per far sentire al malato il minor dolore possibile. Questa sedazione va monitorata piano piano in base alla risposta del sintomo. Terzo, nell’eutanasia il risultato è la morte, nella sedazione il sollievo del sintomo del paziente. Anche il magistero della Chiesa, lo ricordo, dice che quando non c’è più niente da fare si può alleviare il dolore attraverso la sedazione».

Gli esponenti del Partito radicale, e in generale chi si riconosce nelle loro posizioni, sostengono che debba essere il malato a scegliere che cosa fare della sua vita. Lei cosa ne pensa?
«Credo che vadano spiegate bene luci e ombre del testamento biologico: esso può essere una protezione dall’accanimento terapeutico e può rimodulare il rapporto tra medico e paziente. Ma, per contro, chiediamoci: se passa troppo tempo tra la formulazione delle volontà e la loro attuazione, la medicina non potrebbe nel frattempo fare progressi? E, allora, queste volontà non potrebbero diventare imprecise? Quanto debbono essere vincolanti per il medico? A mio parere egli deve conservare la sua responsabilità professionale, ma non le nascondo che ci sono molti colleghi che non vedono l’ora di liberarsene. Il testamento biologico, poi, può essere un elemento di pressione gravissima sull’anziano fragile e in molti Paesi sta succedendo così. Il rischio è avere una visione contrattualistica della medicina per cui, in un tempo di mancanza di risorse, il malato più economico sembra essere il malato già morto».

Nel quadro che lei sta tracciando perderebbe importanza il progresso della medicina, soprattutto laddove ha consentito il controllo di alcune malattie che prima portavano alla morte molto più rapidamente.
«Sì, diventerebbe inutile quella medicina che si è sviluppata attorno ai pazienti cronici. Eppure sappiamo quanto valore c’è in una vita che si accompagna degnamente verso la sua conclusione. Lo sappiamo perché ognuno di voi vive o ha vissuto direttamente questa esperienza».

I bersagli di gran parte di questa campagna pro-eutanasia sembrano proprio essere i medici, accusati di disporre delle fasi finali della vita dei pazienti a propria discrezione. Perché?
«Non credo che sia così. Penso piuttosto che a risentire della campagna pro-eutanasia sarà la relazione medico-paziente. In passato essa era tutta sbilanciata a favore del paternalismo medico, ma oggi siamo all’opposto. È assurdo estremizzare il concetto di autonomia del paziente, che sappiamo essere inficiata gravemente da fattori interni quali la depressione, lo stato emotivo, l’ansia e l’angoscia di perdere la propria autonomia o di averla già persa, e fattori esterni quali il tipo di sguardo con cui il paziente viene guardato dalla propria famiglia o dai propri medici curanti. Fa perdere d’importanza il rapporto di cura con il medico, che non diventerebbe altro che un mero esecutore burocratico. Paradossalmente, allora, in futuro potremmo trovarci di fronte alla figura dell’"eutanasologo", che raccoglie la richiesta della cosiddetta autonomia del paziente. Che, in questa visione, è una monade estrapolata dalle relazioni umane».


12/18/2006 10:24 AM
 
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Re: Re:

Scritto da: euge65 17/12/2006 22.37


TI FACCIO SOLO UNA DOMANDA TU TI SENTIRESTI DI FARLO??????? PERCHE' SI FA PRESTO A PARLARE A PAROLE SI PUO' FARE TUTTO MA NON CREDO CHE LA PRATICA SIA COSI' FACILE!!!!!!!!!!!



No che non mi sentirei di suicidarmi e/o di staccare la spina a qualcuno, ma questo che significa?
Un naufragio può rovinarti la giornata (Tucidide)

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(='.'=)Questo è un Bunny.Ho deciso di aiutarlo nella sua
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12/18/2006 5:02 PM
 
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Re: Re:


Scritto da: euge65 17/12/2006 22.37


TI FACCIO SOLO UNA DOMANDA TU TI SENTIRESTI DI FARLO??????? PERCHE' SI FA PRESTO A PARLARE A PAROLE SI PUO' FARE TUTTO MA NON CREDO CHE LA PRATICA SIA COSI' FACILE!!!!!!!!!!!




Ti parlo del caso di una persona a me molto vicina che doveva operarsi per un brutto male e gli hanno detto che dopo l'intervento c'erano molte possibilità di danni permanenti al cervello: ebbene, ha deciso di non operarsi e di vivere quello che gli restava a casa sua, senza tubi, senza ventilatori e senza macchinari. forse con l'intervento sarebbe vissuto di più ma non ha voluto e nessun medico l'ha costretto a farlo. quindi secondo la morale cattolica questa persona si è suicidata? adesso brucia da qualche parte? parliamo di Giovanni Paolo II: perché a lui è stato (giustissimamente) concesso di morire, senza tenerlo in vita con i macchinari? perché non l'hanno intubato e tenuto per anni in stato vegetativo? potevano farlo... magari avremmo ancora lui come Papa, sebbene del tutto incosciente... ma lui poteva permettersi di dire "no" e l'ha fatto.
12/18/2006 5:24 PM
 
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Re: Re: Re:

Scritto da: Nikki72 18/12/2006 17.02




parliamo di Giovanni Paolo II: perché a lui è stato (giustissimamente) concesso di morire, senza tenerlo in vita con i macchinari? perché non l'hanno intubato e tenuto per anni in stato vegetativo? potevano farlo... magari avremmo ancora lui come Papa, sebbene del tutto incosciente... ma lui poteva permettersi di dire "no" e l'ha fatto.



Giovanni Paolo II ha chiesto di non essere intubato, è vero, ma non ha chiesto una sedazione mortale. Mi sembra che il vero problema del caso Welby, delicatissimo e tristissimo, sia proprio questo: lui chiede non solo di ottenere il distacco dal respiratore (che è un suo diritto), ma chiede anche di essere sedato con una dose di farmaci che non sia solo palliativa e che lo accompagni alla fine nel modo meno doloroso possibile, ma proprio una dose che lo porti subito alla morte. Indubbiamente ci sono dei vuoti legislativi da colmare, delle definizioni da precisare sui concetti di accanimento terapeutico, eutanasia attiva e passiva e che sono sempre difficilissime da dare anche perché la scienza medica si evolve continuamente e sempre si possono verificare situazioni nuove, diverse e non previste, però ci vuole attenzione prima di burocratizzare l'iniezione letale come diritto accessibile a richiesta di qualunque cittadino; ripeto, il caso Welby è delicatissimo e tristissimo, ma non si può nemmeno sbattere un pover'uomo morente su tutti i tg ogni santo giorno e poi sperare, come fanno i radicali, che sull'onda emotiva di un caso come questo il Parlamento legalizzi l'eutanasia dall'oggi al domani.
12/18/2006 7:07 PM
 
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non generalizziamo per favore. Rifiutare le cure in piena capacità di intendere e di volere è un diritto e rientra nell'accanimento terapeutico non nell'eutanasia (vedi caso di paziente che qualche anno fa rifiutò un intervento di amputazione ad un arto che avrebbe potuto salvarle la vita, vedi pazienti che rifiutano la chemioterapia o qualunque intervento chirurgico utile a prolungare la sopravvivenza, vedi anziani o neoplastici terminali che decidono di morire a casa, come GPII, tutte cose che accadono abitualmente e non sono certo illegali). Purtroppo, nel caso di Welby, nonostante fosse sua intenzione in caso di insufficienza respiratoria non essere ricoverato e intubato, per decisione della moglie ciò è avvenuto. Ora, il respiratore potrebbe essere staccato, il disagio respiratorio controllato e sedato sotto controllo medico. Ciò che si chiede non è il non agire, l'interruzione delle cure ma la sedazione immediata a dose massicce, letali che, in pratica corrisponderebbe per la legge italiana ad un suicidio assistito, senza scomodare la chiesa. Ci sono possibilità terapeutiche per lenire la sofferenza dovuta al distacco del respiratore e quella psicologica che Welby sta affrontando in questi giorni non le è inferiore, ma si è voluto a tutti i costi approfittare del caso eclatante per far passare il principio. Welby poteva dire no alle cure e può farlo anche adesso ma lui vuole dire si non al distacco della spina ma ad un'iniezione rapida e risolutiva, è diverso.
12/18/2006 9:26 PM
 
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Re: Re: Re:

Scritto da: -Kaname-chan 18/12/2006 10.24


No che non mi sentirei di suicidarmi e/o di staccare la spina a qualcuno, ma questo che significa?




SIGNIFICA ECCOME PERCHE' VUOL DIRE CHE UN CONTO E' SOSTENERE UNA TESI CHE TI FA SENTIRE A TUTTI I COSTI AL PASSO CON I TEMPI............ E DALL'ALTRA PARTE FORSE C'E' UNA COSA CHE SI CHIAMA COSCIENZA CHE TI IMPEDISCE DI ESSERE CINICA AL PUNTO TALE DA PROVOCARE CON LE TUE MANI LA FINE DI UNA VITA UMANA!!!!!!!!!!!!
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