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Aggiornamenti sul lavoro del Papa

Last Update: 4/15/2019 12:14 AM
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Tre fondatori saranno canonizzati il 23 ottobre
Celebrato il Concistoro pubblico che ha stabilito la data

di Inma Álvarez


CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 21 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Luigi Guanella, Guido Maria Conforti e la spagnola Bonifacia Rodríguez de Castro saranno canonizzati il 23 ottobre prossimo.

Lo ha reso noto la Santa Sede dopo la celebrazione, questo lunedì, del Concistoro ordinario pubblico, presieduto dal Papa, in cui è stata decisa la data dell'iscrizione nell'albo dei santi.

Al Concistoro hanno partecipato 47 Cardinali, tra cui il decano del Collegio, Angelo Sodano, e il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

I tre futuri santi sono contemporanei tra loro, avendo vissuto tra la metà del XIX secolo e gli inizi del XX, e sono fondatori di altrettante Congregazioni religiose dedicate all'evangelizzazione e all'azione sociale.

Guido Maria Conforti (1865-1931) è stato Arcivescovo di Parma e ha fondato la Pia Società di San Francesco Saverio per le missioni estere (Missionari Saveriani).

Luigi Guanella (1842-1915), sacerdote, ha fondato due Congregazioni, entrambe in aiuto degli emarginati durante la rivoluzione industriale: i Servi della Carità e le Figlie di Santa Maria della Provvidenza.

Bonifacia Rodríguez de Castro (1837-1905) ha fondato la Congregazione delle Serve di San Giuseppe, per la promozione sociale e cristiana delle operaie.

Cambio di titolo

Un altro dei temi trattati durante il Concistoro è stato il passaggio di vari Cardinali dall'ordine diaconale a quello presbiterale, una promozione che viene concessa ai Cardinali diaconi da più di 10 anni che lo richiedono.

Nel titolo di Cardinale ci sono tre ordini, da quello di minore a quello di maggiore importanza: diacono, presbitero e Vescovo. Quello di Vescovo è riservato a coloro ai quali il Papa assegna una Diocesi suburbicaria, e ai Patriarchi orientali creati Cardinali.

Quando non ci sono sedi presbiterali vacanti (perché non è morto il titolare), il Papa può elevare il titolo diaconale a presbiterale pro hac vice (“per questa volta”), con il titolare vivente.

In questo Concistoro, Papa Benedetto XVI ha elevato vari Cardinali diaconi al rango di presbiteri, mantenendo loro la sede che avevano, che è stata elevata pro hac vice al rango di presbiterale.

Si tratta dei Cardinali Agostino Cacciavillan (protodiacono dei Ss. Angeli Custodi), Sergio Sebastiani (diacono di S. Eustachio), Zenon Grocholewski (diacono di S. Nicola in Carcere), Jorge María Mejía (diacono di S. Girolamo della Carità), Roberto Tucci (diacono di S. Ignazio di Loyola).

E' stato elevato al rango di presbitero anche il Cardinale Walter Kasper, finora diacono di Ognissanti in Via Appia Nuova. La richiesta è stata presentata a suo nome dal Segretario del Collegio Cardinalizio, monsignor Manuel Monteiro de Castro, visto che l'interessato era fuori Roma.

Tutti sono stati elevati al rango di Cardinali presbiteri, mantenendo il titolo che avevano, che è passato pro hac vice a essere presbiterale.

Dall'altro lato, il Cardinale Jean-Louis Tauran, già diacono di S. Apollinare alle Terme Neroniane-Alessandrine, è diventato protodiacono (il diacono più anziano), occupando il posto del Cardinale Cacciavillan.

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2/22/2011 3:37 PM
 
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RINUNCE E NOMINE





NOMINA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI QUÉBEC (CANADA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Arcivescovo metropolita di Québec (Canada), S.E. Mons. Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X., finora Vescovo titolare di Ilta e Ausiliare di Québec (Canada).

S.E. Mons. Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X.

S. E. Mons. Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X, è nato il 27 luglio 1957 a Saint-Hilaire de Dorset, nell’arcidiocesi di Québec, ed ha compiuto i suoi studi secondari e superiori presso la Trinty Hig School e al Saint- Anselme College di Manchester, New Hampshire. In seguito ha svolto la sua formazione teologica presso l’Università di Laval, ottenendo il baccalaureato in Teologia e una "maîtrise ès art". Nel 1975 è stato accolto presso l’Institut Séculier Pie X emettendo i voti perpetui nel 1982.

Nel 1982 è diventato Segretario Generale dell’Istituto e, dal 1985, Consigliere del Consiglio Generale. Dal 1985 al 1987 ha assunto l’incarico di Direttore Generale della Maison du Renouveau, centro di formazione cristiana e spirituale del suddetto Istituto secolare.

È stato ordinato sacerdote l’8 ottobre 1988 presso la parrocchia Notre-Dame-de-la-Recouvrance.

Dal 1990 al 2000 ha svolto la sua missione in Colombia, dove ha aperto nuove case per l’ Istituto stesso. Dal 2001 al 2004 è stato Direttore Generale dell’Istituto, incarico rinnovato per un quinquennio a partire dal 2005.

È stato nominato Vescovo titolare di Ilta e Ausiliare di Québec il 7 aprile 2009 ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 24 maggio.



RINUNCIA DEL VESCOVO DI AMOS (CANADA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Amos (Canada) presentata da S.E. Mon. Eugéne Tremblay in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Amos S.E. Mons. Gilles Lemay, finora Vescovo titolare di Eguga e Ausiliare di Québec (Canada).

S.E. Mons. Gilles Lemay

S. E. Mons. Gilles Lemay è nato il 24 febbraio 1948 a Sainte-Emmélie, Leclercville. Ha svolto gli studi teologici presso la Facoltà dell’Università di Laval, ottenendo una Licenza in Teologia.

È stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1972.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: dal 1972 al 1982 è stato Vicario della Parrocchia Saint-Eugène de Vanier; nel 1982 ha svolto l’incarico di Segretario per la regione pastorale Lotbinière/Bois-Francs; nel 1984 membro dell’équipe dei preti dell’arcidiocesi di Québec in missione in Paraguay - diocesi di Asunción - per divenire poi Superiore della medesima équipe nel 1989 e, contemporaneamente, parroco della parrocchia della Vergine del Rosario de Luque in Paraguay.

Nel 1999, rientrato nell’arcidiocesi di Québec, è stato nominato parroco a Saint-Étienne de Lauzon, St-Nicolas et Très-Saint.Rédempteur.

L’11 febbraio 2005 è stato nominato Vescovo titolare di Eguga e Ausiliare di Québec. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 10 aprile.



NOMINA DEL VESCOVO COADIUTORE DI PALMERSTON NORTH (NUOVA ZELANDA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore della diocesi di Palmerston North (Nuova Zelanda) il Rev.do Mons. Charles Drennan, del clero di Christchurch, Cancelliere della medesima diocesi e Amministratore della Cattedrale di Christchurch.

Rev.do Mons. Charles Drennan

Il Rev.do Mons. Charles Drennan, è nato il 23 agosto 1960 a Christchurch. Ha compiuto gli studi secondari al Christ’s College di Christchurch e gli studi di universitari all’University of Canterbury e al Christchurch Teacher’s College. Dopo aver esercitato la professione di insegnante è entrato nel Seminario Holy Cross, allora a Mosgiel. È stato poi inviato a Roma per gli studi superiori.

È stato ordinato sacerdote il 14 giugno 1996.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1996-1997: Vicario parrocchiale in Our Lady of the Assumption Parish, Hoon Hay, per 6 mesi; 1997-1999: Vicario Parrocchiale a St. Joseph’s Parish, Timaru North; 1999-2001: Studi per la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Urbaniana; nel 2002: Professore al Good Shepherd College e formatore al Seminario Holy Cross, Auckland, per nove mesi; 2002-2009: Minutante nella Prima Sezione della Segreteria di Stato.

Dal 2010 è Amministratore della Cattedrale di Christchurch, Parroco della St. Anne’s Parish, Cancelliere della diocesi di Christ Church, e Membro del Consiglio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale


NOMINA DI AUSILIARI PER L’ARCIDIOCESI DI MALINES-BRUXELLES (BELGIO)

Il Santo Padre ha nominato Vescovi Ausiliari dell’arcidiocesi di Malines-Bruxelles (Belgio):

il Reverendo Jean Kockerols, del clero di Malines-Bruxelles, finora Decano di Bruxelles-Sud, assegnandogli la sede titolare vescovile di Ieper;

il Reverendo Can. Jean-Luc Hudsyn, del clero di Malines-Bruxelles, finora Vicario Episcopale per il Brabante Vallone, assegnandogli la sede titolare vescovile di Apt;

il Reverendo Can. Léon Lemmens, del clero di Hasselt, finora Officiale della Congregazione per le Chiese Orientali, assegnandogli la sede titolare di Municipa.

Rev.do Jean Kockerols

Il Rev.do Jean Kockerols è nato il 13 agosto 1958 a Brecht, allora arcidiocesi di Malines, oggi diocesi di Anversa. Ha compiuto gli studi superiori in diritto civile, esercitando per un periodo la professione di avvocato. Poi si è dedicato come volontario alle comunità dell’Arche di Jean Vanier. Entrato in Seminario, ha cominciato la sua formazione filosofica e teologica nel Seminario Maggiore di Bruxelles, continuando poi a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, ottenendo il Dottorato in Teologia. Ha molti titoli accademici: licenza in diritto civile, licenza in diritto marittimo, baccalaureato in diritto canonico, baccalaureato in filosofia, diploma in cooperazione e sviluppo.

È stato ordinato sacerdote il 18 settembre 1993, per l’arcidiocesi di Malines-Bruxelles.

Ha ricoperto poi i seguenti incarichi: Vicario nella parrocchia Notre-Dame du Sacré-Coeur e poi Parroco di Saint-Pierre a Woluwé (1995-2001). Dal 2001 è Fondatore e Direttore del Centro di Studi Pastorali a Bruxelles, dove è stato anche Professore di teologia. Nello stesso tempo, dal 2004, è Parroco e Responsabile della pastorale francofona nella parrocchia di Saint-Pierre a Uccle (Bruxelles-Sud), dal 2007, Decano di Bruxelles-Sud, Parroco delle parrocchie Saint-Marc e Saint-Paul a Uccle e Corresponsabile della pastorale francofona nelle parrocchie del Précieux sang e Notre-Dame de la Consolation a Uccle.

Inoltre, è stato Direttore dell’Ecole de la foi, Formatore al Seminario diocesano di Limelette, Commissario Apostolico incaricato degli affari economici e patrimoniali delle Suore dell’Eucaristia. È autore del libro "L’Esprit à la Croix. La dernière onction de Jésus" e pubblica regolarmente articoli nella rivista diocesana Pastoralia e nelle riviste di spiritualità, specialmente nel quadro dell’Ecole de la Foi.



Rev.do Can. Jean-Luc Hudsyn

Il Rev.do Can. Jean-Luc Hudsyn è nato il 26 febbraio 1947 a Uccle, a Buxelles. Ha compiuto studi di filosofia e di teologia presso il Seminario Maggiore di Bruxelles. Possiede il titolo accademico di "candidat" in filosofia e lettere (storia moderna) ed una licenza in teologia, ambedue conseguiti all’Università Cattolica di Louvain-la-Neuve.

È stato ordinato sacerdote il 24 giugno 1972, per l’arcidiocesi di Malines-Bruxelles.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Bruxelles, Cappellano degli studenti a Bruxelles (1972-1985). Dal 1985, è Responsabile del servizio della formazione cristiana nel Vicariato del Brabante Vallone; contemporaneamente, dal 1988, è Adjoint del Vescovo ausiliare per il Brabante Vallone. Inoltre, dal 1991, Corresponsabile diocesano della preparazione al diaconato permanente, e dal 1997, Corresponsabile dell’accompagnamento dei diaconi nel Vicariato del Brabante Vallone; dal 1° giugno 2010 è Vicario episcopale per il Brabante Vallone.

Fa anche parte della direzione della Radio cattolica RCF come amministratore della società, e del Comitato di redazione della rivista diocesana Pastoralia, in cui ha pubblicato numerosi articoli. Inoltre, è membro della direzione del Centro di Studi Pastorali.

Dal 1992 è Canonico titolare.



Rev.do Can. Léon Lemmens

Il Rev.do Can. Léon Lemmens è nato il 16 marzo 1954 a Boorsem, allora diocesi di Liegi, oggi diocesi di Hasselt. Dopo gli studi secondari al Seminario minore a Sint-Truiden (diocesi di Hasselt), ha compiuto gli studi di filosofia e di teologia al Seminario maggiore diocesano, ottenendo il grado di baccalaureato in teologia all’Università Cattolica di Leuven. Dopo l’ordinazione, ha completato la sua formazione a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, ottenendo la Licenza in Teologia morale, e poi il Dottorato.

È stato ordinato sacerdote il 10 luglio 1977, per la diocesi di Hasselt.

Ha ricoperto poi i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Genk (1981-1984); Professore al Seminario di Hasselt (1984-2004), di cui è stato Rettore dal 1997 al 2004; contemporaneamente dal 1998 al 2004, è stato Vicario generale. È stato anche membro della Commissione interdiocesana per la liturgia (1986-1997), Responsabile nazionale per la pastorale delle vocazioni (1990-1995), Responsabile per l’organizzazione dell’incontro del Papa con i giovani a Bruxelles (1994-1995), Vicario episcopale per la formazione permanente, i media e la cultura (1995-1998). Dal 2004 al 2005 è stato Rettore del Collegio Rumeno a Roma.

Dal 2005, è Officiale alla Congregazione per le Chiese Orientali, dove è responsabile del settore "Formazione e Studi" e Segretario della riunione Opere Aiuto Chiesa Orientali (ROACO). Ha pubblicato alcuni libri e numerosi articoli, principalmente in fiammingo, in varie riviste cattoliche, soprattutto di carattere liturgico.

Dal 1996 è Canonico titolare.



NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN GRECIA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Grecia S.E. Mons. Edward Joseph Adams, Arcivescovo titolare di Scala, finora Nunzio Apostolico nelle Filippine.



NOMINA DEL SEGRETARIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI

Il Papa ha nominato Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti S.E. Mons. Joseph Kalathiparambil, finora Vescovo di Calicut (India).

S.E. Mons. Joseph Kalathiparambil

S.E. Mons. Joseph Kalathiparambil è nato il 6 ottobre 1952 a Vaduthala (Kerala), nell'arcidiocesi di Verapoly (India).

Ha compiuto i suoi studi di filosofia al Seminario Maggiore di San Paolo a Trichinpoly e quelli di Teologia al Pontificio Seminario Maggiore di San Giuseppe ad Alwaye. Si è laureato in Diritto Canonico alla Pontificia Università Urbaniana.

È stato ordinato sacerdote il 13 marzo 1978.

Dopo aver esercitato il ministero di vice-parroco della cattedrale di S. Francesco Saverio a Verapoly, nel 1980 si è recato a Roma come studente e - conseguito nel 1984 il dottorato - ha svolto, fino al 1989, l’incarico di Vice-Rettore al Pontificio Collegio San Paolo.

Rientrato nell'arcidiocesi di Verapoly, ha ricoperto dapprima l'incarico di Cancelliere, quindi, dal 1998 al 2002, quello di Vicario Generale.

Il 27 marzo 2002 è stato nominato Vescovo della diocesi di Calicut (India). Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 19 maggio successivo.






RINUNCE E NOMINE (CONTINUAZIONE)

RINUNCIA E SUCCESSIONE DEL VESCOVO DI SAN LUIS (ARGENTINA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di San Luis (Argentina), presentata da S.E. Mons. Jorge Luis Lona, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Pedro Daniel Martínez, finora Vescovo Coadiutore della medesima diocesi.















MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA QUARESIMA 2011



Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011 sul tema: "Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti" (cfr Col 2,12):


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

"Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti" (cfr Col 2,12)

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno. Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).

1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, "divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo", è iniziata per noi "l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo" (Omelia nella Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010). San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza "gli stessi sentimenti di Cristo Gesù" (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.

L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che "io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti" (Fil 3,10-11). Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.

Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare "più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale" (Cost. Sacrosanctum Concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.

2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico - che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui.

La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione dell’uomo su questa terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 25). E’ un deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta "contro i dominatori di questo mondo tenebroso" (Ef 6,12), nel quale il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.

Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, "in disparte, su un alto monte" (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo" (v. 5). E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore.

La domanda di Gesù alla Samaritana: "Dammi da bere" (Gv 4,7), che viene proposta nella liturgia della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’ "acqua che zampilla per la vita eterna" (v. 14): è il dono dello Spirito Santo, che fa dei cristiani "veri adoratori" in grado di pregare il Padre "in spirito e verità" (v. 23). Solo quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo quest’acqua, donataci dal Figlio, irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta, "finché non riposa in Dio", secondo le celebri parole di sant’Agostino.

La "domenica del cieco nato" presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di noi: "Tu, credi nel Figlio dell’uomo?". "Credo, Signore!" (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi voce di ogni credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le oscurità della vita e porta l’uomo a vivere da "figlio della luce".

Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: "Io sono la risurrezione e la vita… Credi questo?" (Gv 11,25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo" (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia. Privo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza.

Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo rinati "dall’acqua e dallo Spirito Santo", e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere suoi discepoli.

3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la "terra", che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La Croce di Cristo, la "parola della Croce" manifesta la potenza salvifica di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro "io", per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31).

Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: "Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni…". Conosciamo il giudizio del Signore: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita…" (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia.

In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che "le sue parole non passeranno" (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui "che nessuno potrà toglierci" (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.

In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è "farsi conformi alla morte di Cristo" (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.

Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna.

Dal Vaticano, 4 novembre 2010

BENEDICTUS PP XVI

2/23/2011 1:13 AM
 
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Il Papa: in Quaresima, riscoprire il valore del Battesimo
Messaggio del Pontefice per la Quaresima 2011

di Roberta Sciamplicotti


CITTA' DEL VATICANO, martedì, 22 febbraio 2011 (ZENIT.org).- La Quaresima è un'occasione preziosa per riscoprire il senso e il valore del Battesimo, ricorda Papa Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Quaresima 2011, reso pubblico dalla Santa Sede questo martedì.

Nel testo, sul tema “Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12), il Pontefice invita a vivere il periodo quaresimale in un “cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore”.

“Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo”, osserva, sottolineando che il fatto che nella maggior parte dei casi questo sacramento sia ricevuto da bambini “mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze”.

“La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, viene comunicata all’uomo gratuitamente”.

Il Pontefice spiega che “un nesso particolare” lega il Battesimo alla Quaresima “come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva”.

In questo sacramento, infatti, “si realizza quel grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti”.

“Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana”.

Via di virtù

“Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo”, prosegue il Papa, “ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la 'terra', che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo”.

Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, “espressioni dell’impegno di conversione”, la Quaresima educa infatti “a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo”.

Il digiuno acquista per il cristiano “un significato profondamente religioso”: “rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro 'io', per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli”.

“Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo”.

Allo stesso modo, si impara a resistere “alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita”.

“La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione”.

“Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro?”.

La pratica dell’elemosina è dunque “un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia”.

Ascolto della Parola

“Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico - che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio?”, chiede il Papa nel suo Messaggio.

Per questo, ricorda, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima la Chiesa “guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore”, facendo “ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana”: “per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui”.

Meditando e interiorizzando la Parola di Dio per viverla quotidianamente, si impara “una forma preziosa e insostituibile di preghiera”, “perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo”.

La preghiera permette anche di acquisire “una nuova concezione del tempo”.

Quest'ultimo, infatti, senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza “scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro”, mentre nella preghiera si trova “tempo per Dio”, “per entrare in quell’intima comunione con Lui che nessuno potrà toglierci e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna”.

In sintesi, constata Benedetto XVI, l’itinerario quaresimale consiste nel “farsi conformi alla morte di Cristo” per attuare “una conversione profonda della nostra vita”: “lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo”.

“Il periodo quaresimale – conclude – è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo”.



2/23/2011 3:38 PM
 
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Dolore del Papa per le vittime del terremoto in Nuova Zelanda
300 persone sono ancora sotto le macerie, informa Fides



CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 23 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI, attraverso un telegramma inviato dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, a monsignor Barry Philip Jones, Vescovo di Christchurch, ha espresso la sua vicinanza alle vittime del terremoto che ha colpito questo lunedì la Nuova Zelanda.

Il Papa, afferma il messaggio, “ha appreso con tristezza dell'improvvisa devastazione e perdita di vite nella città di Christchurch a causa del recente terremoto”.

Per questo, “desidera esprimere la sua vicinanza spirituale a chiunque sia stato coinvolto, e invia le proprie condoglianze a tutti coloro che piangono la perdita dei propri cari”.

Il Pontefice assicura anche agli abitanti di Christchurch e della Nuova Zelanda le sue “preghiere per tutti coloro che stanno lavorando urgentemente per salvare e assistere quanti sono ancora intrappolati e i feriti, e per quanti lavorano per ripristinare i servizi minimi”.

Il messaggio si conclude con l'auspicio del Papa che “Dio effonda le sue benedizioni di coraggio e di forza” sulla popolazione.

Anche la Conferenza Episcopale Australiana, attraverso il suo presidente, monsignor Philip Wilson, Arcivescovo di Adelaide, ha espresso le proprie condoglianze al Vescovo di Christchurch per l'accaduto.

“Con profondo rammarico i Vescovi australiani e tutti i cattolici di questa Nazione assistono ai tragici eventi che hanno colpito la popolazione di Christchurch”, afferma il messaggio, riportato dall'agenzia vaticana Fides.

“La vicinanza geografica dei nostri Paesi e la solidarietà che condividiamo in momenti come questi ci portano a provare un grande dolore verso le sofferenze di queste persone”, aggiunge monsignor Wilson.

Il terremoto, il peggiore che abbia colpito il Paese negli ultimi 80 anni, ha avuto un'intensità di 6,3 gradi della scala Richter. Christchurch è stata devastata. Le due Cattedrali, quella cattolica e quella anglicana, sono state parzialmente distrutte.

Secondo Fides, che cita il direttore neozelandese delle Pontificie Opere Missionarie, padre Paul Shannahan, 300 persone si trovano ancora sotto le macerie, “la maggior parte turisti”.

“Tanta paura per una classe di studenti giapponesi che si trovavano in una scuola di lingua inglese. Fino ad ora sono stati recuperati 75 corpi, compresi quelli delle persone che si trovavano nella Cattedrale anglicana crollata”, ha reso noto Shannahan.


2/23/2011 3:40 PM
 
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RINUNCE E NOMINE

RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI BRASÍLIA (BRASILE)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare dell’arcidiocesi di Brasília presentata da S.E. Mons. Francisco de Paula Victor, in conformità ai canoni 411 e 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.










TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LE VITTIME DEL TERREMOTO A CHRISTCHURCH (NUOVA ZELANDA)

Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime del sisma che in questi giorni ha nuovamente colpito la città di Christchurch in Nuova Zelanda, inviato dal Santo Padre Benedetto XVI, tramite il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, al Vescovo S.E. Mons. Barry Philip Jones:


TELEGRAMMA DEL SANTO PADRE

THE RIGHT REVEREND BARRY JONES
BISHOP OF CHRISTCHURCH

THE HOLY FATHER WAS SADDENED TO LEARN OF THE SUDDEN DEVASTATION AND LOSS OF LIFE IN THE CITY OF CHRISTCHURCH DUE TO THE RECENT EARTHQUAKE. HE WISHES TO EXPRESS HIS SPIRITUAL CLOSENESS TO EVERYONE WHO HAS BEEN AFFECTED, AND SENDS HIS CONDOLENCES TO THE FAMILIES OF ALL WHO MOURN THE LOSS OF LOVED ONES. COMMENDING THE DECEASED TO THE MERCIFUL LOVE OF GOD, HIS HOLINESS ASSURES THE PEOPLE OF THE CITY AND THE NATION OF HIS PRAYERS FOR ALL THOSE WHO ARE WORKING URGENTLY TO RESCUE AND ASSIST THE TRAPPED AND THE INJURED, AS WELL AS FOR THOSE LABOURING TO RESTORE ESSENTIAL SERVICES. UPON ALL THE PEOPLE OF NEW ZEALAND, THE HOLY FATHER WILLINGLY INVOKES ALMIGHTY GOD’S BLESSINGS OF COURAGE AND STRENGTH.

CARDINAL TARCISIO BERTONE
SECRETARY OF STATE


















BENEDIZIONE DELLA STATUA DI SAN MARONE

Prima di raggiungere l’Aula Paolo VI per l’Udienza Generale di questa mattina, il Santo Padre si è fermato in Via delle Fondamenta per benedire la statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna della Basilica di San Pietro.

Alla cerimonia di benedizione hanno assistito tra gli altri - con il Cardinale Tarcisio Bertone, SDB, Segretario di Stato - S.B. il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti; S.E. il Signor Michel Sleiman, Presidente del Libano, con un gruppo di Ministri libanesi di tutte le confessioni. Era presente anche lo scultore spagnolo Marco Augusto Dueñas, autore dell’opera scolpita da un blocco di marmo di Carrara.















L’UDIENZA GENERALE



L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI, dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla figura di San Roberto Bellarmino, della Compagnia di Gesù, Cardinale, Vescovo e Dottore della Chiesa (1542-1621).
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

San Roberto Bellarmino, del quale desidero parlarvi oggi, ci porta con la memoria al tempo della dolorosa scissione della cristianità occidentale, quando una grave crisi politica e religiosa provocò il distacco di intere Nazioni dalla Sede Apostolica.

Nato il 4 ottobre 1542 a Montepulciano, presso Siena, era nipote, per parte di madre, del Papa Marcello II. Ebbe un’eccellente formazione umanistica prima di entrare nella Compagnia di Gesù il 20 settembre 1560. Gli studi di filosofia e teologia, che compì tra il Collegio Romano, Padova e Lovanio, incentrati su san Tommaso e i Padri della Chiesa, furono decisivi per il suo orientamento teologico. Ordinato sacerdote il 25 marzo 1570, fu per alcuni anni professore di teologia a Lovanio. Successivamente, chiamato a Roma come professore al Collegio Romano, gli fu affidata la cattedra di "Apologetica"; nel decennio in cui ricoprì tale incarico (1576 – 1586) elaborò un corso di lezioni che confluirono poi nelle Controversiae, opera divenuta subito celebre per la chiarezza e la ricchezza di contenuti e per il taglio prevalentemente storico. Si era concluso da poco il Concilio di Trento e per la Chiesa Cattolica era necessario rinsaldare e confermare la propria identità anche rispetto alla Riforma protestante. L’azione del Bellarmino si inserì in questo contesto. Dal 1588 al 1594 fu prima padre spirituale degli studenti gesuiti del Collegio Romano, tra i quali incontrò e diresse san Luigi Gonzaga, e poi superiore religioso. Il Papa Clemente VIII lo nominò teologo pontificio, consultore del Sant’Uffizio e rettore del Collegio dei Penitenzieri della Basilica di san Pietro. Al biennio 1597 – 1598 risale il suo catechismo, Dottrina cristiana breve, che fu il suo lavoro più popolare.

Il 3 marzo 1599 fu creato cardinale dal Papa Clemente VIII e, il 18 marzo 1602, fu nominato arcivescovo di Capua. Ricevette l’ordinazione episcopale il 21 aprile dello stesso anno. Nei tre anni in cui fu vescovo diocesano, si distinse per lo zelo di predicatore nella sua cattedrale, per la visita che realizzava settimanalmente alle parrocchie, per i tre Sinodi diocesani e un Concilio provinciale cui diede vita. Dopo aver partecipato ai conclavi che elessero Papi Leone XI e Paolo V, fu richiamato a Roma, dove fu membro delle Congregazioni del Sant’Uffizio, dell’Indice, dei Riti, dei Vescovi e della Propagazione della Fede. Ebbe anche incarichi diplomatici, presso la Repubblica di Venezia e l’Inghilterra, a difesa dei diritti della Sede Apostolica. Nei suoi ultimi anni compose vari libri di spiritualità, nei quali condensò il frutto dei suoi esercizi spirituali annuali. Dalla lettura di essi il popolo cristiano trae ancora oggi grande edificazione. Morì a Roma il 17 settembre 1621. Il Papa Pio XI lo beatificò nel 1923, lo canonizzò nel 1930 e lo proclamò Dottore della Chiesa nel 1931.

San Roberto Bellarmino svolse un ruolo importante nella Chiesa degli ultimi decenni del secolo XVI e dei primi del secolo successivo. Le sue Controversiae costituirono un punto di riferimento, ancora valido, per l’ecclesiologia cattolica sulle questioni circa la Rivelazione, la natura della Chiesa, i Sacramenti e l’antropologia teologica. In esse appare accentuato l’aspetto istituzionale della Chiesa, a motivo degli errori che allora circolavano su tali questioni. Tuttavia Bellarmino chiarì anche gli aspetti invisibili della Chiesa come Corpo Mistico e li illustrò con l’analogia del corpo e dell’anima, al fine di descrivere il rapporto tra le ricchezze interiori della Chiesa e gli aspetti esteriori che la rendono percepibile. In questa monumentale opera, che tenta di sistematizzare le varie controversie teologiche dell’epoca, egli evita ogni taglio polemico e aggressivo nei confronti delle idee della Riforma, ma utilizzando gli argomenti della ragione e della Tradizione della Chiesa, illustra in modo chiaro ed efficace la dottrina cattolica.

Tuttavia, la sua eredità sta nel modo in cui concepì il suo lavoro. I gravosi uffici di governo non gli impedirono, infatti, di tendere quotidianamente verso la santità con la fedeltà alle esigenze del proprio stato di religioso, sacerdote e vescovo. Da questa fedeltà discende il suo impegno nella predicazione. Essendo, come sacerdote e vescovo, innanzitutto un pastore d’anime, sentì il dovere di predicare assiduamente. Sono centinaia i sermones – le omelie – tenuti nelle Fiandre, a Roma, a Napoli e a Capua in occasione delle celebrazioni liturgiche. Non meno abbondanti sono le sue expositiones e le explanationes ai parroci, alle religiose, agli studenti del Collegio Romano, che hanno spesso per oggetto la sacra Scrittura, specialmente le Lettere di san Paolo. La sua predicazione e le sue catechesi presentano quel medesimo carattere di essenzialità che aveva appreso dall’educazione ignaziana, tutta rivolta a concentrare le forze dell’anima sul Signore Gesù intensamente conosciuto, amato e imitato.

Negli scritti di quest’uomo di governo si avverte in modo molto chiaro, pur nella riservatezza dietro la quale cela i suoi sentimenti, il primato che egli assegna agli insegnamenti di Cristo. San Bellarmino offre così un modello di preghiera, anima di ogni attività: una preghiera che ascolta la Parola del Signore, che è appagata nel contemplarne la grandezza, che non si ripiega su se stessa, ma è lieta di abbandonarsi a Dio. Un segno distintivo della spiritualità del Bellarmino è la percezione viva e personale dell’immensa bontà di Dio, per cui il nostro Santo si sentiva veramente figlio amato da Dio ed era fonte di grande gioia il raccogliersi, con serenità e semplicità, in preghiera, in contemplazione di Dio. Nel suo libro De ascensione mentis in Deum - Elevazione della mente a Dio - composto sullo schema dell’Itinerarium di san Bonaventura, esclama: «O anima, il tuo esemplare è Dio, bellezza infinita, luce senza ombre, splendore che supera quello della luna e del sole. Alza gli occhi a Dio nel quale si trovano gli archetipi di tutte le cose, e dal quale, come da una fonte di infinita fecondità, deriva questa varietà quasi infinita delle cose. Pertanto devi concludere: chi trova Dio trova ogni cosa, chi perde Dio perde ogni cosa».

In questo testo si sente l’eco della celebre contemplatio ad amorem obtineundum – contemplazione per ottenere l’amore - degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola. Il Bellarmino, che vive nella fastosa e spesso malsana società dell’ultimo Cinquecento e del primo Seicento, da questa contemplazione ricava applicazioni pratiche e vi proietta la situazione della Chiesa del suo tempo con vivace afflato pastorale. Nel libro De arte bene moriendi – l’arte di morire bene - ad esempio, indica come norma sicura del buon vivere, e anche del buon morire, il meditare spesso e seriamente che si dovrà rendere conto a Dio delle proprie azioni e del proprio modo di vivere, e cercare di non accumulare ricchezze in questa terra, ma di vivere semplicemente e con carità in modo da accumulare beni in Cielo. Nel libro De gemitu columbae - Il gemito della colomba, dove la colomba rappresenta la Chiesa - richiama con forza clero e fedeli tutti ad una riforma personale e concreta della propria vita seguendo quello che insegnano la Scrittura e i Santi, tra i quali cita in particolare san Gregorio Nazianzeno, san Giovanni Crisostomo, san Girolamo e sant’Agostino, oltre ai grandi Fondatori di Ordini religiosi quali san Benedetto, san Domenico e san Francesco. Il Bellarmino insegna con grande chiarezza e con l’esempio della propria vita che non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore.

Agli Esercizi spirituali di sant’Ignazio, il Bellarmino attingeva consigli per comunicare in modo profondo, anche ai più semplici, le bellezze dei misteri della fede. Egli scrive: "Se hai saggezza, comprendi che sei creato per la gloria di Dio e per la tua eterna salvezza. Questo è il tuo fine, questo il centro della tua anima, questo il tesoro del tuo cuore. Perciò stima vero bene per te ciò che ti conduce al tuo fine, vero male ciò che te lo fa mancare. Avvenimenti prosperi o avversi, ricchezze e povertà, salute e malattia, onori e oltraggi, vita e morte, il sapiente non deve né cercarli, né fuggirli per se stesso. Ma sono buoni e desiderabili solo se contribuiscono alla gloria di Dio e alla tua felicità eterna, sono cattivi e da fuggire se la ostacolano" (De ascensione mentis in Deum, grad. 1).

Queste, ovviamente, non sono parole passate di moda, ma parole da meditare a lungo oggi da noi per orientare il nostro cammino su questa terra. Ci ricordano che il fine della nostra vita è il Signore, il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, nel quale Egli continua a chiamarci e a prometterci la comunione con Lui. Ci ricordano l’importanza di confidare nel Signore, di spenderci in una vita fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e ogni azione della nostra vita, sempre protesi all’unione con Lui. Grazie.



SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers frères et sœurs, Saint Robert Bellarmin, né en 1542 près de Sienne et mort à Rome en 1621, a joué un rôle important dans l'Église à une époque marquée par une grave crise politique et religieuse. Après le Concile de Trente, il était devenu nécessaire pour l'Église catholique de renforcer et de confirmer son identité face à la Réforme protestante. Cet éminent Jésuite fut d’abord professeur au Collège romain où il élabora son œuvre intitulée « Les Controverses », célèbre pour la clarté et la richesse de son contenu, puis son Catéchisme, qui fut son œuvre la plus célèbre. Par la suite il fut créé Cardinal et Archevêque de Capoue où il se distingua notamment par son talent de prédicateur et ses visites dans les paroisses. Comme prêtre et évêque, il fut avant tout un pasteur. Ses prédications et ses catéchèses invitent à concentrer toutes les forces de l’âme sur le Seigneur Jésus intensément connu, aimé et imité. Robert Bellarmin nous offre un modèle de prière qui doit être écoute et contemplation de la parole de Dieu. Il eut une perception très vive de l’immense bonté de Dieu dont il se sentait un fils aimé. Pour Robert Bellarmin, il ne peut y avoir de vraie réforme de l'Église sans d’abord notre réforme personnelle et la conversion de notre cœur.

Je vous accueille avec joie, chers pèlerins francophones. Je salue en particulier les séminaristes de Nantes et les novices de la Fraternité monastique des Frères de Saint-Jean, ainsi que les nombreux jeunes lycéens et servants d’autel ! Puissiez-vous comprendre toujours mieux que le but de notre vie est le Seigneur Jésus qui nous appelle à la communion avec lui ! Bon pèlerinage à tous ! Que Dieu vous bénisse !


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Our catechesis today deals with Saint Robert Bellarmine, the great Jesuit theologian and Doctor of the Church. In the period following the Council of Trent, Saint Robert taught theology, first at Louvain and then in the Roman College. His most famous work, the Controversiae, sought to address the issues raised by Protestant theology from a serene historical and theological perspective, while his most popular work remained his brief catechism of Christian doctrine. He also served as spiritual father to the Jesuit students of the Roman College, including Saint Aloysius Gonzaga. Saint Robert was created Cardinal by Pope Clement VIII, and made Archbishop of Capua, where he spent three years in preaching and pastoral activity before being recalled to Rome and the service of the Holy See. In his later years, he composed a number of works of spirituality which reflect his deep Ignatian formation, with its stress on meditation on the mysteries of Christ and the loving imitation of the Lord. May the example of Saint Robert Bellarmine inspire us to integrate our work and our pursuit of Christian holiness, to grow in closeness to God through prayer, and to contribute to the Church’s renewal through our own inner conversion to the Lord and the truth of his word.

A new and powerful earthquake, even more devastating than the one last September, has struck the city of Christchurch, in New Zealand, causing considerable loss of life and the disappearance of many people, to say nothing of the damage to buildings. At this time, my thoughts turn especially to the people there who are being severely tested by this tragedy. Let us ask God to relieve their suffering and to support all who are involved in the rescue operations. I also ask you to join me in praying for all who have lost their lives.

Finally, I would like to greet the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s Audience, especially those from England, Ireland, Sweden, Japan and the United States. I also thank the choirs for their praise of God in song. Upon you and your families I cordially invoke God’s abundant blessings.


○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Heute möchte ich über den heiligen Robert Bellarmin sprechen, der in der Zeit der schmerzlichen Spaltung der abendländischen Christenheit gelebt und gewirkt hat. Robert Bellarmin wurde 1542 in Montepulciano in der Toskana geboren. 1560 trat er in die Gesellschaft Jesu ein und wurde Professor für Apologetik am Collegium Romanum. Kurz nach dem Abschluß des Konzils von Trient trugen seine Vorlesungen, die in den vier Bänden der Kontroversen veröffentlicht wurden, wesentlich dazu bei, daß die Identität der katholischen Kirche neu gestärkt und gefestigt wurde. Durch Vernunftargumente, durch Verweis auf die Tradition der Kirche und unter Vermeidung jeder Polemik gegenüber den Ideen der Reformation legte Bellarmin die katholische Lehre dar. Die Kontroversen beschreiben vor dem Hintergrund jener Probleme von damals die Gestalt der Kirche: Er betont sehr stark ihren sichtbaren Aspekt als Institution, aber auch ihre unsichtbare, innere Seite und vergleicht das Verhältnis von Institution und Inwendigkeit der Kirche mit dem Verhältnis der Seele zum Leib – die inneren Reichtümer der Kirche werden durch ihre äußere Gestalt sichtbar gemacht. Robert Bellarmin hatte als päpstlicher Theologe und später als Kardinal, als Mitglied verschiedener Kongregationen und als Gesandter des Apostolischen Stuhles hohe Aufgaben in der Kirche inne. Aber das Eigentliche seines Lebens war doch immer, daß er nach Christus, nach der Gemeinschaft mit dem lebendigen Gott suchte, heilig zu sein suchte. Aus seiner Treue und seiner pastoralen Liebe sind Hunderte von Predigten und pastoralen Vorträgen entstanden, in denen er als geistlicher Sohn des heiligen Ignatius die Hörer zum Wesentlichen hinführte: zur Ausrichtung der ganzen Kräfte der Seele auf Jesus Christus. Ihn zu erkennen, zu lieben und nachzuahmen ist sein Ziel. Als sichere Richtschnur für ein gutes Leben und Sterben riet er, oft und ernsthaft daran zu denken, daß wir Gott über unser Leben Rechenschaft abzulegen haben; nicht Reichtümer auf Erden anzuhäufen, sondern daß wir durch Einfachheit und Liebe Reichtümer im Himmel schaffen sollten. Und so geht es ihm letztlich darum, ein Mensch zu sein, der sich von der Liebe Gottes umfangen und getragen weiß.

Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger, heute besonders Bischof Ludwig Schwarz mit den Dechanten aus der Diözese Linz. Die Heiligen sind Menschen, die ein ganz normales Leben, ein anspruchsvolles Berufsleben wie der heilige Bellarmin gelebt haben, aber darin inwendig bei Gott geblieben sind und von daher auch das Berufliche besser bewältigt haben. So sollten wir vom heiligen Robert Bellarmin dies lernen: den inneren Kontakt mit Gott, mit Christus zu halten und so von ihm langsam geformt und erleuchtet zu werden. Er sagt ausdrücklich: Jede Reform der Kirche beginnt mit der Reform meiner selbst. Nur wenn ich mich reformieren lasse, trage ich auch wirklich zur Erneuerung der Kirche bei. Der Herr schenke uns allen dazu seine Gnaden.


○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Quisiera hablaros hoy de san Roberto Belarmino, figura destacada en las últimas décadas del siglo dieciséis y las primeras del siguiente, una época difícil en la que naciones enteras se separaron de la Sede Apostólica. De excelente formación humana, entró en la Compañía de Jesús. Estudió en Roma, Pádua y Lovaina. Fue nombrado cardenal y obispo de Capua, desempeñando después las más altas responsabilidades al servicio del Papa. Tras el Concilio de Trento, la Iglesia tenía que reafirmar y ahondar su propia identidad, y la primera gran obra de nuestro Santo fue sobre las Controversias, una referencia también hoy para la doctrina católica. Aunque acentúa el aspecto institucional de la Iglesia, no ignora su dimensión espiritual y su riqueza interior. Más tarde plasmó esto de manera más popular en su catecismo Doctrina cristiana breve. Pero lo que animaba sus muchas actividades y responsabilidades de gobierno era la meta principal: la santidad de vida, según esa espiritualidad esencial propia del carisma Ignaciano. La contemplación de la bondad de Dios lleva a entregarse gozosamente a Él e inspira formas de conducta y apostolado. San Roberto muestra así que la verdadera reforma de la Iglesia pasa por una reforma personal del corazón. Canonizado por el Papa Pío X, fue proclamado Doctor de la Iglesia por Pío XI.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a las Aliadas Carmelitas Descalzas y a los demás grupos procedentes de España, Méjico, Chile y otros países de América latina. Que la enseñanza y el testimonio de vida de san Roberto Belarmino, ilumine también nuestro camino hacia Dios en la Iglesia. Muchas Gracias.


○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs,

«Fomos criados para a glória de Deus e para a salvação eterna: este é o nosso fim. Se o alcançarmos, seremos felizes; se dele nos afastamos, seremos infelizes. Por isso, devemos considerar como verdadeiramente bom o que nos conduz ao nosso fim, e como verdadeiramente mau o que dele nos afasta»: assim escreve São Roberto Belarmino, bispo e doutor da Igreja. O Concílio de Trento terminara há pouco, e a Igreja Católica precisava de ver confirmada e consolidada a sua identidade face à Reforma protestante. A acção do nosso Santo insere-se neste contexto, tendo servido fiel e valorosamente a Igreja ao longo dos últimos decénios do século XVI e primeiros do século XVII. Na sua obra O Gemido da Pomba – «pomba» aqui é a Igreja –, chama vigorosamente o clero e os fiéis a uma reforma pessoal e concreta da própria vida. Com grande clareza e com o exemplo da vida, ensina que não pode haver verdadeira reforma da Igreja, se primeiro não houver a nossa reforma pessoal e a conversão do coração.

Amados peregrinos de língua portuguesa, a todos saúdo cordialmente, desejando que este nosso encontro dê frutos de renovação interior, que consolidem a concórdia nas famílias e comunidades cristãs, a bem da justiça e da paz no mundo. Como penhor de graça e paz divina, para vós e vossos queridos, de bom grado vos concedo a Bênção Apostólica.



SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


○ Saluto in lingua polacca

Serdecznie witam polskich pielgrzymów. Robert Belarmin nauczał, że celem naszego życia jest komunia z Bogiem, który objawił się w Jezusie Chrystusie. Aby ją osiągnąć, trzeba pokładać ufność w Panu, być wiernym Ewangelii i przyjmować z wiarą codzienne sytuacje, odczytując na modlitwie ich najgłębszy sens. Takie jest powołanie i zadanie każdego z nas wierzących. Niech Boże błogosławieństwo wspiera was na drogach świętości. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Do un cordiale benvenuto ai pellegrini polacchi. Roberto Bellarmino ci insegna che il fine della nostra vita è la comunione con Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. Per raggiungerla bisogna confidare nel Signore, essere fedeli al Vangelo e accettare con la fede ogni quotidiana circostanza, leggendo nella preghiera il loro più profondo significato. Questa è la vocazione e il compito di ognuno di noi credenti. La benedizione di Dio vi sostenga sulle vie della santità. Sia lodato Gesù Cristo.]


○ Saluto in lingua ceca

Srdečně vítám studenty Gymnázia Vodňany a Strakonice! Milovaní, přeji vám, aby vaše studium bylo vždy oživeno úsilím o dosažení opravdových duchovních hodnot. K tomu uděluji apoštolské požehnání vám i vašim nejdražším! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto agli studenti delle Scuole Superiori di Vodňany e Strakonice. Carissimi, vi auguro che il vostro studio sia sempre animato dall'impegno a favore di autentici valori spirituali . Con questi voti imparto la Benedizione Apostolica a voi e ai vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua slovacca

S láskou vítam slovenských pútnikov, osobitne z farnosti svätej Rodiny z Bratislavy - Petržalky. Bratia a sestry, včera sme slávili sviatok Katedry svätého Petra, apoštola. Ďakujem vám za modlitby, ktorými sprevádzate moju službu Petrovho Nástupcu a zo srdca žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Con affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti dalla Parrocchia della Santa Famiglia di Bratislava-Petržalka. Fratelli e sorelle, ieri abbiamo celebrato la festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Vi ringrazio per le vostre preghiere con le quali accompagnate il mio servizio di Successore di Pietro e cordialmente benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli venuti con la "Fiaccola benedettina", che nei prossimi giorni giungerà a Londra per una celebrazione ecumenica; essi sono accompagnati dall’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, Mons. Renato Boccardo, e dall’Abate di Montecassino, Dom Pietro Vittorelli. Cari amici, mentre vi ringrazio per l’odierna visita, faccio voti che la tradizionale iniziativa contribuisca a ravvivare la luce della fede, specialmente in Europa e sia portatrice di concordia e di riconciliazione. Saluto con affetto i rappresentanti della Comunità Montana e del Parco del Matese e i redattori del periodico "Clarus", accompagnati dal loro Vescovo Mons. Valentino Di Cerbo, e volentieri invoco su ciascuno la continua assistenza del Signore, perché possano portare nella società il fermento dei valori cristiani, per contribuire così al progresso civile e morale del territorio, venendo incontro ai veri bisogni spirituali e materiali dei loro concittadini. Saluto poi i fedeli delle parrocchia di S. Policarpo in Roma e quelli di Maria Santissima del Rosario di Pompei, in Salerno, che ricordano il 50° anniversario di fondazione delle rispettive comunità ed auguro loro di condurre un’esistenza cristiana che sia sempre generosa testimonianza di fede.

Rivolgo, infine, un affettuoso pensiero ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi celebriamo la memoria liturgica di San Policarpo. Il suo esempio di fedeltà a Cristo susciti in voi, cari giovani, propositi di coraggiosa testimonianza evangelica. Aiuti voi, cari malati, ad offrire le quotidiane sofferenze, perché nel mondo si diffonda la civiltà dell’amore. Sostenga voi, cari sposi novelli, nell’impegno di porre a fondamento della vostra famiglia l’intima unione con Dio.












COMUNICATO DELLA PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA

Accogliendo l’invito dell’Associazione Nazionale tra le Famiglie Italiane dei Martiri caduti per la libertà della Patria (A.N.F.I.M.), il Santo Padre si recherà in visita privata al Sacrario delle Fosse Ardeatine, nel 67° anniversario dell’eccidio, domenica 27 marzo 2011, alle ore 10.

2/24/2011 1:05 AM
 
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Benedetto XVI: non c’è riforma della Chiesa senza conversione
All’Udienza generale nella catechesi su san Roberto Bellarmino



ROMA, mercoledì, 23 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Non c’è riforma della Chiesa senza conversione personale. Lo ha detto questo mercoledì Benedetto XVI durante l’Udienza generale dedicata alla figura di san Roberto Bellarmino, Dottore della Chiesa, vissuto tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento.

Rivolgendosi ai fedeli riuniti nell’Aula Paolo VI, il Pontefice ha tratteggiato la figura di questo Cardinale gesuita, che fu un grande pastore d’anime e che attraverso i suoi numerosi scritti svolse un ruolo determinante nella Chiesa del dopo Concilio di Trento per rispondere alla Riforma protestante.

“Egli – ha detto il Papa – evita ogni taglio polemico e aggressivo nei confronti delle idee della Riforma, ma utilizzando gli argomenti della ragione e della Tradizione della Chiesa, illustra in modo chiaro ed efficace la dottrina cattolica”.

Questo perché dalla contemplazione di Dio e dal “primato che egli assegna agli insegnamenti del Signore”, Bellarmino riusciva a ricavare “applicazioni pratiche” proiettandovi “la situazione della Chiesa del suo tempo con vivace afflato pastorale”. Costante fu infatti il suo sforzo “di tendere quotidianamente verso la santità con la fedeltà alle esigenze del proprio stato di religioso, sacerdote e Vescovo”.

San Bellarmino fu dunque un modello di preghiera, “una preghiera che ascolta la Parola del Signore”, che “non si ripiega su stessa, ma è lieta di abbandonarsi a Dio”.

Per questo, nelle sue opere il santo invitava i cristiani a “vivere semplicemente e con carità in modo da accumulare beni in Cielo”.

E allo stesso tempo richiamava anche il clero e i fedeli ad una riforma personale della propria vita, perché “non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore”.

San Bellarmino, ha poi concluso il Papa, ci ricorda ancora oggi “l’importanza di confidare nel Signore, di spenderci in una vita fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e ogni azione della nostra vita, sempre protesi all’unione con Lui”.












Il Papa benedice una statua di san Marone
Collocata in una nicchia esterna della Basilica Vaticana



ROMA, mercoledì, 23 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Questo mercoledì prima di raggiungere l’Aula Paolo VI per l'Udienza generale, il Santo Padre ha benedetto la statua di san Marone, collocata in una nicchia esterna della Basilica di San Pietro.

Vissuto tra il IV e il V secolo come eremita sulle montagne del Tauro, nei pressi di Cirro, un'antica città della Siria settentrionale, san Marone si guadagnò la fama di taumaturgo e godè di una grande reputazione come direttore spirituale.


Per il suo stile di vita ascetico e le guarigioni fisiche e spirituali attirò presto al suo eremo molti seguaci, che costituirono il primo nucleo della Chiesa Maronita, comunità sui iuris in seno alla Chiesa Cattolica - da sempre in comunione con Roma anche se mantiene una liturgia e un calendario propri - presente in Libano, Siria, Egitto, Terra Santa e nei Paesi della diaspora.

La statua, alta oltre cinque metri e di 20 tonnellate di peso, è stata commissionata dalla Chiesa cattolica maronita in occasione del giubileo – inaugurato il 14 febbraio 2010 – per i 1600 anni dalla morte di san Marone ed è opera dello scultore spagnolo Marco Augusto Dueñas, che l’ha ricavata da un unico blocco di marmo di Carrara.

L'opera raffigura il santo nell’atto di offrire al mondo una piccola chiesa di stile maronita, posta nell’incavo della mano sinistra. San Marone indossa una lunga stola che riporta scritte in siriaco e sostiene con la mano destra un pastorale.

Presenti alla cerimonia il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca d'Antiochia dei Maroniti, il Presidente del Libano, Michel Suleiman, con la consorte – che giovedì 24 febbraio verranno ricevuti in Vaticano dal Santo Padre –, un gruppo di ministri libanesi di tutte le confessioni, oltre ai Cardinali Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Ignace Moussa i Daoud, Prefetto emerito della stessa Congregazione, e Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.












Il Pontefice benedice “la fiaccola benedettina”
All’inizio dell'annuale pellegrinaggio che si concluderà il 21 marzo



ROMA, mercoledì, 23 febbraio 2011 (ZENIT.org).- All’Udienza generale di mercoledì, il Santo Padre ha benedetto “la fiaccola benedettina”, all’inizio del suo annuale pellegrinaggio, che quest’anno si svolgerà in terra britannica e si concluderà il 21 marzo - festa di san Benedetto, Patrono principale d’Europa - nei luoghi di nascita e di morte del santo: Norcia e Montecassino.

La fiaccola giungerà quindi a Londra, dove sarà accesa nell’Abbazia di Westminster, il prossimo 2 marzo, nel corso di una celebrazione ecumenica.

Al termine della catechesi odierna il Papa ha salutato la delegazione di Norcia e Montecassino, che accompagnerà il simbolo benedettino nella missione di pace e fratellanza nella capitale del Regno Unito, guidata dall’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, e dall’Abate di Montecassino, dom Pietro Vittorelli.

“Cari amici – ha auspicato –, mentre vi ringrazio per l’odierna visita, faccio voti che la tradizionale iniziativa contribuisca a ravvivare la luce della fede, specialmente in Europa e sia portatrice di concordia e di riconciliazione”.

L'iniziativa della fiaccola è nata nel 1964, quando Papa Paolo VI ha proclamato san Benedetto da Norcia Patrono d'Europa.

Lo scorso anno il pellegrinaggio è iniziato a Colonia (Germania). In precedenza, la fiaccola ha anche viaggiato alla volta di New York per portare un messaggio di speranza dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001.



11/1/2011 6:39 PM
 
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Buone vacanze a tutti quanti, a chi è già partito e chi s'appresta a farlo.
Ci rivediamo a settembre per gli aggiornamenti! [SM=x40790]

Non condivido le tue idee, ma darei la vita per vederti sperculeggiare quando le esporrai.
4/15/2019 12:14 AM
 
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Re:
+PetaloNero+, 22/02/2011 15.37:

RINUNCE E NOMINE





NOMINA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI QUÉBEC (CANADA)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Arcivescovo metropolita di Québec (Canada), S.E. Mons. Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X., finora Vescovo titolare di Ilta e Ausiliare di Québec (Canada).

S.E. Mons. Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X.

S. E. Mons. Gérald Cyprien Lacroix, I.S.P.X, è nato il 27 luglio 1957 a Saint-Hilaire de Dorset, nell’arcidiocesi di Québec, ed ha compiuto i suoi studi secondari e superiori presso la Trinty Hig School e al Saint- Anselme College di Manchester, New Hampshire. In seguito ha svolto la sua formazione teologica presso l’Università di Laval, ottenendo il baccalaureato in Teologia e una "maîtrise ès art". Nel 1975 è stato accolto presso l’Institut Séculier Pie X emettendo i voti perpetui nel 1982.

Nel 1982 è diventato Segretario Generale dell’Istituto e, dal 1985, Consigliere del Consiglio Generale. Dal 1985 al 1987 ha assunto l’incarico di Direttore Generale della Maison du Renouveau, centro di formazione cristiana e spirituale del suddetto Istituto secolare.

È stato ordinato sacerdote l’8 ottobre 1988 presso la parrocchia Notre-Dame-de-la-Recouvrance.

Dal 1990 al 2000 ha svolto la sua missione in Colombia, dove ha aperto nuove case per l’ Istituto stesso. Dal 2001 al 2004 è stato Direttore Generale dell’Istituto, incarico rinnovato per un quinquennio a partire dal 2005.

È stato nominato Vescovo titolare di Ilta e Ausiliare di Québec il 7 aprile 2009 ed ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 24 maggio.



RINUNCIA DEL VESCOVO DI AMOS (CANADA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Amos (Canada) presentata da S.E. Mon. Eugéne Tremblay in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo di Amos S.E. Mons. Gilles Lemay, finora Vescovo titolare di Eguga e Ausiliare di Québec (Canada).

S.E. Mons. Gilles Lemay

S. E. Mons. Gilles Lemay è nato il 24 febbraio 1948 a Sainte-Emmélie, Leclercville. Ha svolto gli studi teologici presso la Facoltà dell’Università di Laval, ottenendo una Licenza in Teologia.

È stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1972.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: dal 1972 al 1982 è stato Vicario della Parrocchia Saint-Eugène de Vanier; nel 1982 ha svolto l’incarico di Segretario per la regione pastorale Lotbinière/Bois-Francs; nel 1984 membro dell’équipe dei preti dell’arcidiocesi di Québec in missione in Paraguay - diocesi di Asunción - per divenire poi Superiore della medesima équipe nel 1989 e, contemporaneamente, parroco della parrocchia della Vergine del Rosario de Luque in Paraguay.

Nel 1999, rientrato nell’arcidiocesi di Québec, è stato nominato parroco a Saint-Étienne de Lauzon, St-Nicolas et Très-Saint.Rédempteur.

L’11 febbraio 2005 è stato nominato Vescovo titolare di Eguga e Ausiliare di Québec. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 10 aprile.



NOMINA DEL VESCOVO COADIUTORE DI PALMERSTON NORTH (NUOVA ZELANDA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo Coadiutore della diocesi di Palmerston North (Nuova Zelanda) il Rev.do Mons. Charles Drennan, del clero di Christchurch, Cancelliere della medesima diocesi e Amministratore della Cattedrale di Christchurch.

Rev.do Mons. Charles Drennan

Il Rev.do Mons. Charles Drennan, è nato il 23 agosto 1960 a Christchurch. Ha compiuto gli studi secondari al Christ’s College di Christchurch e gli studi di universitari all’University of Canterbury e al Christchurch Teacher’s College. Dopo aver esercitato la professione di insegnante è entrato nel Seminario Holy Cross, allora a Mosgiel. È stato poi inviato a Roma per gli studi superiori.

È stato ordinato sacerdote il 14 giugno 1996.

Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: 1996-1997: Vicario parrocchiale in Our Lady of the Assumption Parish, Hoon Hay, per 6 mesi; 1997-1999: Vicario Parrocchiale a St. Joseph’s Parish, Timaru North; 1999-2001: Studi per la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Urbaniana; nel 2002: Professore al Good Shepherd College e formatore al Seminario Holy Cross, Auckland, per nove mesi; 2002-2009: Minutante nella Prima Sezione della Segreteria di Stato.

Dal 2010 è Amministratore della Cattedrale di Christchurch, Parroco della St. Anne’s Parish, Cancelliere della diocesi di Christ Church, e Membro del Consiglio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale


NOMINA DI AUSILIARI PER L’ARCIDIOCESI DI MALINES-BRUXELLES (BELGIO)

Il Santo Padre ha nominato Vescovi Ausiliari dell’arcidiocesi di Malines-Bruxelles (Belgio):

il Reverendo Jean Kockerols, del clero di Malines-Bruxelles, finora Decano di Bruxelles-Sud, assegnandogli la sede titolare vescovile di Ieper;

il Reverendo Can. Jean-Luc Hudsyn, del clero di Malines-Bruxelles, finora Vicario Episcopale per il Brabante Vallone, assegnandogli la sede titolare vescovile di Apt;

il Reverendo Can. Léon Lemmens, del clero di Hasselt, finora Officiale della Congregazione per le Chiese Orientali, assegnandogli la sede titolare di Municipa.

Rev.do Jean Kockerols

Il Rev.do Jean Kockerols è nato il 13 agosto 1958 a Brecht, allora arcidiocesi di Malines, oggi diocesi di Anversa. Ha compiuto gli studi superiori in diritto civile, esercitando per un periodo la professione di avvocato. Poi si è dedicato come volontario alle comunità dell’Arche di Jean Vanier. Entrato in Seminario, ha cominciato la sua formazione filosofica e teologica nel Seminario Maggiore di Bruxelles, continuando poi a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, ottenendo il Dottorato in Teologia. Ha molti titoli accademici: licenza in diritto civile, licenza in diritto marittimo, baccalaureato in diritto canonico, baccalaureato in filosofia, diploma in cooperazione e sviluppo.

È stato ordinato sacerdote il 18 settembre 1993, per l’arcidiocesi di Malines-Bruxelles.

Ha ricoperto poi i seguenti incarichi: Vicario nella parrocchia Notre-Dame du Sacré-Coeur e poi Parroco di Saint-Pierre a Woluwé (1995-2001). Dal 2001 è Fondatore e Direttore del Centro di Studi Pastorali a Bruxelles, dove è stato anche Professore di teologia. Nello stesso tempo, dal 2004, è Parroco e Responsabile della pastorale francofona nella parrocchia di Saint-Pierre a Uccle (Bruxelles-Sud), dal 2007, Decano di Bruxelles-Sud, Parroco delle parrocchie Saint-Marc e Saint-Paul a Uccle e Corresponsabile della pastorale francofona nelle parrocchie del Précieux sang e Notre-Dame de la Consolation a Uccle.

Inoltre, è stato Direttore dell’Ecole de la foi, Formatore al Seminario diocesano di Limelette, Commissario Apostolico incaricato degli affari economici e patrimoniali delle Suore dell’Eucaristia. È autore del libro "L’Esprit à la Croix. La dernière onction de Jésus" e pubblica regolarmente articoli nella rivista diocesana Pastoralia e nelle riviste di spiritualità, specialmente nel quadro dell’Ecole de la Foi.



Rev.do Can. Jean-Luc Hudsyn

Il Rev.do Can. Jean-Luc Hudsyn è nato il 26 febbraio 1947 a Uccle, a Buxelles. Ha compiuto studi di filosofia e di teologia presso il Seminario Maggiore di Bruxelles. Possiede il titolo accademico di "candidat" in filosofia e lettere (storia moderna) ed una licenza in teologia, ambedue conseguiti all’Università Cattolica di Louvain-la-Neuve.

È stato ordinato sacerdote il 24 giugno 1972, per l’arcidiocesi di Malines-Bruxelles.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Bruxelles, Cappellano degli studenti a Bruxelles (1972-1985). Dal 1985, è Responsabile del servizio della formazione cristiana nel Vicariato del Brabante Vallone; contemporaneamente, dal 1988, è Adjoint del Vescovo ausiliare per il Brabante Vallone. Inoltre, dal 1991, Corresponsabile diocesano della preparazione al diaconato permanente, e dal 1997, Corresponsabile dell’accompagnamento dei diaconi nel Vicariato del Brabante Vallone; dal 1° giugno 2010 è Vicario episcopale per il Brabante Vallone.

Fa anche parte della direzione della Radio cattolica RCF come amministratore della società, e del Comitato di redazione della rivista diocesana Pastoralia, in cui ha pubblicato numerosi articoli. Inoltre, è membro della direzione del Centro di Studi Pastorali.

Dal 1992 è Canonico titolare.



Rev.do Can. Léon Lemmens

Il Rev.do Can. Léon Lemmens è nato il 16 marzo 1954 a Boorsem, allora diocesi di Liegi, oggi diocesi di Hasselt. Dopo gli studi secondari al Seminario minore a Sint-Truiden (diocesi di Hasselt), ha compiuto gli studi di filosofia e di teologia al Seminario maggiore diocesano, ottenendo il grado di baccalaureato in teologia all’Università Cattolica di Leuven. Dopo l’ordinazione, ha completato la sua formazione a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, ottenendo la Licenza in Teologia morale, e poi il Dottorato.

È stato ordinato sacerdote il 10 luglio 1977, per la diocesi di Hasselt.

Ha ricoperto poi i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Genk (1981-1984); Professore al Seminario di Hasselt (1984-2004), di cui è stato Rettore dal 1997 al 2004; contemporaneamente dal 1998 al 2004, è stato Vicario generale. È stato anche membro della Commissione interdiocesana per la liturgia (1986-1997), Responsabile nazionale per la pastorale delle vocazioni (1990-1995), Responsabile per l’organizzazione dell’incontro del Papa con i giovani a Bruxelles (1994-1995), Vicario episcopale per la formazione permanente, i media e la cultura (1995-1998). Dal 2004 al 2005 è stato Rettore del Collegio Rumeno a Roma.

Dal 2005, è Officiale alla Congregazione per le Chiese Orientali, dove è responsabile del settore "Formazione e Studi" e Segretario della riunione Opere Aiuto Chiesa Orientali (ROACO). Ha pubblicato alcuni libri e numerosi articoli, principalmente in fiammingo, in varie riviste cattoliche, soprattutto di carattere liturgico.

Dal 1996 è Canonico titolare.



NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN GRECIA

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Grecia S.E. Mons. Edward Joseph Adams, Arcivescovo titolare di Scala, finora Nunzio Apostolico nelle Filippine.



NOMINA DEL SEGRETARIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI

Il Papa ha nominato Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti S.E. Mons. Joseph Kalathiparambil, finora Vescovo di Calicut (India).

S.E. Mons. Joseph Kalathiparambil

S.E. Mons. Joseph Kalathiparambil è nato il 6 ottobre 1952 a Vaduthala (Kerala), nell'arcidiocesi di Verapoly (India).

Ha compiuto i suoi studi di filosofia al Seminario Maggiore di San Paolo a Trichinpoly e quelli di Teologia al Pontificio Seminario Maggiore di San Giuseppe ad Alwaye. Si è laureato in Diritto Canonico alla Pontificia Università Urbaniana.

È stato ordinato sacerdote il 13 marzo 1978.

Dopo aver esercitato il ministero di vice-parroco della cattedrale di S. Francesco Saverio a Verapoly, nel 1980 si è recato a Roma come studente e - conseguito nel 1984 il dottorato - ha svolto, fino al 1989, l’incarico di Vice-Rettore al Pontificio Collegio San Paolo.

Rientrato nell'arcidiocesi di Verapoly, ha ricoperto dapprima l'incarico di Cancelliere, quindi, dal 1998 al 2002, quello di Vicario Generale.

Il 27 marzo 2002 è stato nominato Vescovo della diocesi di Calicut (India). Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 19 maggio successivo.






RINUNCE E NOMINE (CONTINUAZIONE)

RINUNCIA E SUCCESSIONE DEL VESCOVO DI SAN LUIS (ARGENTINA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di San Luis (Argentina), presentata da S.E. Mons. Jorge Luis Lona, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Gli succede S.E. Mons. Pedro Daniel Martínez, finora Vescovo Coadiutore della medesima diocesi.















MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA QUARESIMA 2011



Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011 sul tema: "Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti" (cfr Col 2,12):


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

"Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti" (cfr Col 2,12)

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno. Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).

1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, "divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo", è iniziata per noi "l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo" (Omelia nella Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010). San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza "gli stessi sentimenti di Cristo Gesù" (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.

L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che "io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti" (Fil 3,10-11). Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.

Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare "più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale" (Cost. Sacrosanctum Concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.

2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico - che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui.

La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione dell’uomo su questa terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 25). E’ un deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta "contro i dominatori di questo mondo tenebroso" (Ef 6,12), nel quale il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.

Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, "in disparte, su un alto monte" (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo" (v. 5). E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore.

La domanda di Gesù alla Samaritana: "Dammi da bere" (Gv 4,7), che viene proposta nella liturgia della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’ "acqua che zampilla per la vita eterna" (v. 14): è il dono dello Spirito Santo, che fa dei cristiani "veri adoratori" in grado di pregare il Padre "in spirito e verità" (v. 23). Solo quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo quest’acqua, donataci dal Figlio, irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta, "finché non riposa in Dio", secondo le celebri parole di sant’Agostino.

La "domenica del cieco nato" presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di noi: "Tu, credi nel Figlio dell’uomo?". "Credo, Signore!" (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi voce di ogni credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le oscurità della vita e porta l’uomo a vivere da "figlio della luce".

Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: "Io sono la risurrezione e la vita… Credi questo?" (Gv 11,25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo" (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia. Privo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza.

Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo rinati "dall’acqua e dallo Spirito Santo", e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere suoi discepoli.

3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la "terra", che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La Croce di Cristo, la "parola della Croce" manifesta la potenza salvifica di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro "io", per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31).

Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: "Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni…". Conosciamo il giudizio del Signore: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita…" (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia.

In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che "le sue parole non passeranno" (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui "che nessuno potrà toglierci" (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.

In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è "farsi conformi alla morte di Cristo" (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.

Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna.

Dal Vaticano, 4 novembre 2010

BENEDICTUS PP XVI




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