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Donadoni indagato per usura da rivistaonline.com

Last Update: 6/4/2005 11:26 AM
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Donadoni indagato per usura
di Riccardo Castagneri
foto internet
03/06/2005
Roberto Donadoni, attualmente allenatore del Livorno Calcio, già bandiera del Milan e della nazionale italiana, è indagato dalla Procura della Repubblica di Milano. Il sostituto procuratore, dottoressa Laura Pedio, gli contesta il reato di usura, articolo 644 del codice penale. Il procedimento venne iscritto nel registro notizie della procura alla fine del 2003, ma solo ora qualcosa è trapelato dagli uffici giudiziari. Ecco i fatti di una vicenda complessa, che ancora presenta lati oscuri e soprattutto è incomprensibile il riserbo mediatico che l'accompagna.

Nell'ottobre 2002, ad una società torinese, la Ready srl, venne proposto l'acquisto della totalità delle azioni di 'Santa Marta alla Porta spa' che consistevano nella proprietà di un prestigioso palazzo prospiciente piazza Affari.
Quest'operazione fu consigliata dall'agente immobiliare Oriana Cerri, che assicurava la vendita dell'immobile in tempi brevissimi, ovviamente con un notevole margine di profitto. Supportava queste affermazioni con montagne di carte che documentavano l'interesse di importanti realtà finanziarie nei confronti del palazzo di via Santa Maria della Porta 1.
Il costo dell'investimento si quantificava in 15 miliardi di lire, pagati dalla Ready, con un assegno di 2,3 miliardi di Lire ed i rimanenti 12,7, attraverso un finanziamento acceso presso la banca d'affari "Meliorbanca spa".
Somma erogata nell'arco di mezz'ora, cosa che stupisce la signora Luisa Caprotti, amministratore della Ready, che al giudice confidò "Non richiesero particolari garanzie, se non l'ipoteca dell'immobile a loro favore. Pensare che noi avevamo avuto difficoltà ad ottenere un fido bancario di 50 milioni di Lire".

Tutti i potenziali acquirenti, interessati all'acquisto dell'immobile, nel frattempo si defilano, la vendita si presenta difficile e la Ready ha problemi nel far fronte alle rate del finanziamento contratto. Da qui il consiglio della signora Cerri sulla possibilità di reperire liquidità attraverso una persona disposta ad acquistare un appartamento dello stabile ed eventualmente a restituirlo qualora l'occasione di una vendita in blocco si fosse ripresentata.
Il soggetto è Roberto Donadoni.
Negli ultimi giorni del 2002 Donadoni formula una proposta irrevocabile di acquisto, attraverso un'altra agenzia immobiliare, la Gesim, la cui titolare Maria Severina Galbiati è indagata nell'ambito della stessa inchiesta. A questa proposta è allegato un assegno di 258.228,45 euro, della banca ROLO 1473.
La Ready è praticamente costretta ad accettare, e tutta l'operazione viene perfezionata nello studio del commercialista di Donadoni, Ezio Simonelli, già membro del consiglio d'amministrazione della banca Nazionale dell'Agricoltura e attualmente sindaco dalla banca Popolare di Milano e consigliere d'amministrazione della Banca Akros professionista di fiducia di esponenti di primissimo piano del mondo del calcio milanese. Presenti a questo incontro, oltre all'ex calciatore, il suo legale l'avvocato Roberto Tropenscovino, con studio a Lecco e che risulterebbe già radiato dal suo ordine professionale, Oriana Cerri e Maria Severina Galbiati. Il contratto preliminare è concluso con il saldo di 154.937,07 euro. L'accordo è che il rogito notarile debba essere stipulato entro il 31 dicembre 2003.

A questo punto accade un fatto strano. Luisa Caprotti, nel marzo 2003, ricevette una telefonata da parte dell'avvocato Roberto Tropenscovino, che la invitava a far fronte agli impegni assunti restituendo al suo assistito la somma "prestatale".
Immediatamente la Ready inviava a Roberto Donadoni un telegramma per convincerlo a formalizzare la vendita, ovvero ad acquistare effettivamente l'appartamento. Questa richiesta non venne accettata e, sempre nel marzo 2003, Ezio Simonelli, redigeva la risoluzione consensuale del preliminare di vendita, annullando così qualsiasi atto precedente.
Ma nel momento in cui si provvedeva alla restituzione di 413.162,52 euro, Donadoni sosteneva che avrebbe tratto un maggior ricavo dalla vendita dell'immobile ad un terzo soggetto, disposto ad acquistarlo alla cifra di 599.162,52 euro. Pertanto esigeva dalla Ready una differenza pari a 186.000 euro. Questo assegno venne preteso senza data e senza il nome del beneficiario.
In questo fatto gli inquirenti rilevano due anomalie.
Perché Donadoni rifiutò di acquistare la proprietà immobiliare, avendo la possibilità, pochi giorni prima di concludere un affare vantaggioso?
Perché, dietro precisa richiesta, al momento non esibì alcuna documentazione che comprovasse questa nuova trattativa?
Al secondo quesito si cercò maldestramente di ovviare. Fu presentato un compromesso nel quale potenziale acquirente risultava una certa Marina Centonze. Ma il documento risulta datato giugno 2003, e la signora Centonze avrebbe versato una caparra di 2000 euro a fronte di un totale di quasi 600.000.
Anche questo non convinse i giudici.

Dagli atti della Procura risulta che Marina Centonze abbia dichiarato "Non so di preciso di cosa si tratti, io ho firmato un foglio in bianco". Ma c'è di più. Donadoni rifiutò di consegnare alla Ready l'accordo di risoluzione del contratto, affermando che lo avrebbe fatto ad incasso avvenuto di quanto dovutogli. Pertanto, pur essendogli stata restituita l'intera somma oltre al mancato utile, ufficialmente risultava ancora essere il potenziale proprietario dell'appartamento.
Purtroppo per la Ready, le difficoltà di vendita persistevano, e l'ex calciatore, tramite i suoi professionisti minacciava di incassare il titolo di 413.162,52 euro. Luisa Caprotti, terrorizzata da eventuali protesti, consegnò al dottor Simonelli, in cambio dell'assegno di 186.000 euro, 50.000 euro in contanti e compilò tredici assegni da 10.000 euro ciascuno, ed uno a saldo di 6.000. Anche questi naturalmente senza data e senza beneficiario.
I titoli venivano versati in banca e negoziati anche a distanza di un solo giorno l'uno dall'altro. La piega che la vicenda stava prendendo, impose un'ulteriore riunione nello studio del dottor Simonelli, alla quale Luisa Caprotti si presentò accompagnata da un funzionario della Polizia di Stato. In quest'occasione, l'immancabile avvocato Tropenscovino intervenne telefonicamente, asserendo che il suo cliente sarebbe stato disposto ad accettare, a condizione che gli venissero riconosciuti altri 40.000 euro. Così avvenne, altri quattro assegni da 10.000 euro.

Scatta l'inchiesta, Roberto Donadoni viene iscritto nel registro degli indagati, è assistito da due nuovi legali, in quanto Roberto Tropenscovino si defila.
Uno dei titolari della Ready riceve una telefonata minatoria "… cammina adesso, perché quando questa storia sarà finita ti spezzeremo le gambe". Anche questo episodio è oggetto di denuncia nei confronti di ignoti. Dai tabulati la telefonata risulta partita da una cabina pubblica di Lecco.
Al pm Pedio, Donadoni ha reso deposizioni contraddittorie. Prima afferma che avrebbe acquistato l'appartamento per regalarlo alla fidanzata. Poi cambia versione, asserendo che l'operazione doveva essere puramente speculativa. Alle domande risponde con un serie di "non so" e "non ricordo". Al quesito "Per quale motivo ha preteso ulteriori somme di denaro?" replica "Erano spese per l'istruttoria di un mutuo bancario finalizzato all'acquisto dell'immobile".
Ma nessuna documentazione in proposito è mai stata esibita.

Per l'allenatore del Livorno è ipotizzato il reato di usura con l'aggravante dell'associazione, per aver preteso interessi pari al 54% annuo.
La pena massima prevede nove anni di reclusione.
Il Gip del Tribunale di Milano, Giovanna Verga, ha emesso in data 18 aprile 2005 un'ordinanza, con la quale chiede al pubblico ministero di accertare le movimentazioni bancarie di Donadoni e le tracce dell'esistenza di una richiesta di mutuo. Tutto per comprendere se Roberto Donadoni fosse davvero intenzionato all'acquisto dell'immobile e non invece a concedere un prestito con fini illeciti. Anche perché, fa notare il Gip 'contrariamente a qualsiasi prassi, ha erogato l'intera somma prima di formalizzare l'acquisto con il rogito notarile'. La decisione sul proscioglimento o sul rinvio a giudizio avverrà entro il 18 luglio di quest'anno.

www.rivistaonline.com
6/4/2005 11:26 AM
 
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Calma e gesso. Una notizia così è un pugno nello stomaco.
La cifra in questione è esigua (per acquistare il mio appartamento spesi molto di più); si tratta di un operazione finanziaria assolutamente lecita che non è stata gestita direttamente da Donadoni; il reato di usura oggi è configurabile in mille modi e un giorno, inconsapevoli, potrebbe caderci chiunque, anche solo comprando e vendendo uno scooter; non possiamo onestamente attribuire a Donadoni l'appellativo di usuraio, così come lo immaginiamo, in quanto ogni passaggio dell'operazione è avvenuta alla luce del sole; lo stesso Donadoni può essere stato mal consigliato nell'affare da chi avrebbe voluto trarre il massimo profitto dalla vicenda. In pratica l'iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta per questo motivo, da quanto si evince: "tutto per comprendere se Roberto Donadoni fosse davvero intenzionato all'acquisto dell'immobile e non invece a concedere un prestito con fini illeciti. Anche perché, fa notare il Gip 'contrariamente a qualsiasi prassi, ha erogato l'intera somma prima di formalizzare"
Quindi direi di non fare un gran polverone, come è uso in questi casi, e, ribadisco, in queste situazioni può cadere chiunque in quanto le operazioni commerciali spesso hanno dei rischi legali non gestibili per competenza dai diretti interessati.
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