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I HAVE A DREAM

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11/25/2006 5:55 PM
 
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Follini: imbroglioni o imbrogliati? La verità è nel mezzo
Pisanu si congratulò con Silvio «vincitore»
Il Cavaliere: chiuse la porta e mi tese la mano

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Nei mesi che seguirono la sconfitta elettorale, a quanti si recarono a trovarlo, Silvio Berlusconi raccontò sempre lo stesso episodio, con le stesse parole, come avviene quando si ricevono le condoglianze per un lutto. Perché la perdita di Palazzo Chigi era stata dolorosa per il Cavaliere. Berlusconi non smetteva di rivedere e di citare la scena di quel pomeriggio inoltrato del 10 aprile, quando — a risultato ancora incerto — il titolare dell'Interno Beppe Pisanu varcò il portone di palazzo Grazioli. Sono in molti a rammentare la storia narrata dal Cavaliere, che inizia con la richiesta del ministro «di incontrarsi da solo con me per qualche momento»: «Entrò, chiuse la porta, accompagnò un sorriso con una pausa di silenzio, poi mi tese la mano e disse che voleva complimentarsi per la mia vittoria». «Voglio congratularmi con il vincitore delle elezioni», questa è la frase che ha ossessionato per lungo tempo il Cavaliere, e che fa parte dell'antologia di aneddoti legati al grande freddo post-elettorale tra l'ex premier e Pisanu. Ora quella frattura si è ricomposta, ma l'inchiesta di Enrico Deaglio sui presunti brogli nelle urne ha riportato alla luce fatti noti e descritti anche sui libri, insieme a dettagli che sembravano destinati a rimanere per sempre sotto la polvere del tempo. È noto per esempio che Pisanu, uscito dallo studio di Berlusconi, spiegò anche agli altri dirigenti di Forza Italia presenti a palazzo Grazioli i motivi della sua ottimistica previsione, basata su una proiezione del Viminale. Ma dopo la cocente delusione, quell'incontro fu vissuto male dal Cavaliere: «Non ho capito perché è rimasto qui a mangiare gelati, mentre al Viminale avvenivano certe anomalie». A dire il vero non lo capì nemmeno il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, che da democristiano a democristiano, consigliò a Pisanu di tornare al ministero: «Non sarebbe meglio se andassi a controllare, dato che c'è 'sto testa a testa?».
Sarà stata una premonizione, o forse faceva parte di quella cultura del sospetto che angustiava nelle stesse ore i leader del centrosinistra. Se «anomalie» ci sono state è tutto da vedere, ma è certo che sui brogli nessuno può lanciare la prima scheda. Claudio Velardi, ex consigliere politico di Massimo D'Alema, in un libro ha rivelato il suo «battesimo del fuoco» da giovane comunista addetto allo scrutinio elettorale: in quelle pagine descrive come venne istruito a tenere «uno spezzone di matita tra il medio e l'anulare», da usare «alla prima scheda bianca intercettata». E la Dc non fu da meno, se la memoria di Cesa non è fallace, perché «negli ultimi anni il partito arrivò persino a mandare alle sezioni un video in cui si spiegava come comportarsi al seggio». Gli anni durissimi della Prima Repubblica rivivono addolciti. E chissà come verranno ricordati nella Terza Repubblica questi giorni in cui il rigurgito di una polemica vecchia di sei mesi fa litigare ancora la politica. L'azzurro Angelino Alfano si dice «incredulo dinnanzi a questo gioco degli specchi»: «Si rinfaccia a Berlusconi di aver manipolato le schede bianche, quando fu proprio lui a contestare certe anomalie, chiedendo una verifica del voto». Alla magistratura toccherà far chiarezza, sebbene il leghista Roberto Calderoli preveda già il finale: «Basta vedere l'imbarazzo che c'è nell'Unione per capirlo. Finirà come finì nella passata legislatura la vicenda di Telekom Serbia. Allora fu un boomerang per noi, stavolta lo sarà per loro». Nel frattempo altri dettagli arricchiscono l'antologia del grande freddo che divise Berlusconi e Pisanu dopo le elezioni. Nessuno dei leader del Polo ha mai dimenticato il violento scontro tra l'ex premier e il suo ministro due giorni dopo il voto, quando un Cavaliere ormai disarcionato chiese al responsabile degli Interni «un atto amministrativo» per sanare «gli errori evidenti» commessi nell'applicazione della legge elettorale: «C'è la prova che abbiamo vinto le elezioni, invece tu fai vincere gli altri». Raccontano che nel momento in cui Berlusconi arrivò a insinuare il tradimento di Pisanu, persino uno come Calderoli preferì abbandonare la riunione. Tra il sospetto di esser stati imbrogliati e l'accusa di essere imbroglioni, forse ha ragione Marco Follini quando dice che «la verità sta nel mezzo»: è il risultato del 10 aprile

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2/6/2016 11:33 PM
 
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Sticazzi I HAVE a dream,p0i è andata così davverà,però i beoti del CSX la videro come un broglio del CDX.

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