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LA FAVOLA DI CAPPUCCETTO VERDE

Last Update: 4/29/2019 12:57 PM
1/25/2006 3:21 AM
 
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Walko
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(5/9/02 20:17)
Reply LA FAVOLA DI CAPPUCCETTO VERDE
da " Libere parole"
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LA FAVOLA DI CAPPUCCETTO VERDE

(di Walko & Zublink)

C’era una volta una bambina brutta quanto pestifera che tutti chiamavano Cappuccetto Rosso, perché se c’era un mezzo casino in città lei ci si infilava dentro, tirava giù il cappuccio per non farsi riconoscere e cominciava a lanciare bottiglie molotov, quelle stesse che lei costruiva con cura nella sua stanzetta nei lunghi pomeriggi durante i quali avrebbe dovuto fare i compiti e studiare. A scuola non andava male: la sua insegnante, la “Maestrina dalla penna rossa”, l’aveva presa a benvolere siccome avevano le stesse idee politiche, così le dava sempre bei voti anche se non sapeva niente, tanto più che la maestra non sapeva molto più di lei. Bisogna dire che Cappuccetto Rosso era una bambina molto sveglia e molto precoce: aveva infatti avuto le prime mestruazioni all’età di quattro anni. Già dalla prima elementare Cappuccetto Rosso, che ora era in quarta, aveva iniziato una relazione con Franti, un ripetente che secondo le bambine era decisamente il più figo della classe, coi suoi capelli dritti ingelatati in mezzo alla testa, tutto rasato sulle tempie e sulla nuca, la sua rada peluria sul mento, i suoi tatuaggi sulle braccia, le spalle e tutta la schiena fino ai glutei che rappresentavano bisce, vermi, scarafaggi e giganteschi topi di fogna; Franti aveva 34 anni, vari precedenti penali, e prima di mettersi con Cappuccetto Rosso, che lui chiamava affettuosamente Kappy, aveva fallito tre matrimoni, ma ormai riteneva di avere infine trovato la storia della sua vita, anche perché era stato molto ben accettato dai genitori di lei, o per meglio dire: mentre il padre all’inizio aveva avanzato qualche perplessità, la madre lo aveva subito accolto con affetto e sincero entusiasmo, al punto di portarselo ripetutamente a letto e di combinare insieme a lui l’assassinio del marito, che difatti lo stesso Franti tolse di mezzo due anni prima infliggendogli una morte orrenda: con una scusa si fece accompagnare nel box auto, poi tirò giù la saracinesca, indossò una maschera a gas e cominciò a sparare a raffica le sue terrificanti scoregge, finché il malcapitato defunse per le mefitiche esalazioni; in questo modo non rimase una traccia, né impronte e la pratica venne archiviata come un caso di morte naturale.
Un giorno la madre di Kappy e Franti volevano starsene un po’ da soli a provare qualche nuova posizione del kamasutra, senza sentire le continue esplosioni provenienti dalla stanza della bambina indaffarata nei suoi esperimenti, quindi la madre la chiamò e le disse:
- Kappy, perché oggi non vai a trovare la nonna? Avrei bisogno che le portassi questo cestino di prugne.
- La nonna? Ma non è ancora schiattata quella vecchia?
- No, almeno non mi pare.
La bambina accettò di buon grado di fare la commissione, tanto più che era stufa di passare i pomeriggi a costruire esplosivi e pensò che magari tornando avrebbe potuto divertirsi un po’ incendiando il bosco. Per arrivare dalla nonna, infatti, bisognava attraversare il bosco.
- Stai attenta, Kappy, quando attraversi il bosco: ricordati che c’è il lupo cattivo.
Kappy, già sull’uscio di casa con il cestino di prugne in una mano e una tanica di benzina nell’altra, si voltò per rispondere:
- Ma vai a cagare te e il tuo lupo cattivo del piffero, son mica scema io!
La bimba non aveva tutti i torti: tutti infatti sapevano che nel bosco viveva un lupo in età avanzatissima, magro, spelacchiato e completamente sdentato, che da alcuni anni facendo di necessità virtù era diventato erbivoro. Semmai bisognava guardarsi dal cacciatore del bosco, che da anni cercava di ammazzare il povero lupo che passava il suo tempo a nascondersi e fuggire da quell’imbecille; per fortuna il cacciatore era imbranato e molto miope per cui lo aveva sempre mancato clamorosamente. Kappy doveva stare attenta, perché si sa che quando il cacciatore nel bosco trova una contadinella che l’era tanto bella graziosa e bella, le salta subito addosso e sebbene Cappuccetto Rosso oltre a non essere una contadinella non fosse nemmeno graziosa e bella, non c’era comunque da star tranquilli perché a quello lì, con la fame che aveva, andava bene tutto e Kappy non aveva alcuna intenzione di correre il rischio di restare incinta a nove anni.
Si inoltrò nel bosco, saltellando e canticchiando allegramente una canzonaccia da osteria, quando la sua attenzione fu attirata dal movimento di sette bambini che parevano alquanto indaffarati e piuttosto mesti. Si avvicinò a loro, constatando con sua grande meraviglia che quei sette bambini erano adulti e alcuni addirittura vecchi. Li interrogò e scoprì che erano i famosi sette nani, gli amici di Biancaneve: Berluscolo, Finolo, Bossolo, Rutellolo, Dalemolo, Bertinottolo e Prodolo; erano in effetti disperati per quanto era accaduto alla loro cara amica. Kappy chiese spiegazioni e Berluscolo fu lieto di dargliene:
- Biancaneve era così bella che la strega del bosco per invidia le ha fatto mangiare una mela avvelenata, che l’ha fatta dormire per molti anni…
- Ancora con questa storia? E che palle! La strega del bosco la conosco, è mia nonna, sto andando proprio da lei.
- Sì, ma non è finita qui. Un giorno il Principe Azzurro che la cercava da tanti anni, l’ha finalmente trovata e l’ha risvegliata…
- Con un bacio…
- No, non proprio. Siccome con il bacio non succedeva praticamente niente, alla fine se l’è… come dire?
- Scopata?
- Ecco, appunto. Biancaneve s’è risvegliata finalmente, ha dato un bacio al Principe e… questo si è trasformato…
- Ah ah ah! In un rospo?
- Magari! Si è trasformato in Al Bano! Passa tutto il tempo a cantare urlando a squarciagola e Biancaneve ha un udito così sensibile! Poi vorrebbe continuamente fare figli e Biancaneve non sa più cosa fare per evitarlo, ormai ha quasi finito il bromuro!
- Poverina! Che si può fare per aiutarla? Non avete preso in considerazione l’ipotesi di ammazzarlo?
- E’ la prima cosa che abbiamo pensato, però è incostituzionale. Ora cercheremo di trovare una soluzione, abbiamo fatto una “bicamerale” per cambiare la nostra Costituzione e introdurre la pena di morte, ma non riusciamo mai a trovare un accordo: quando votiamo siamo sempre tre a tre perché Bertinottolo se ne sta sempre per conto suo e vota contro tutte e due le mozioni!
- Secondo me ci sarebbe un’altra soluzione: basterebbe che Biancaneve per finta, ma deve recitare bene, in lacrime come se fosse disperata, gli confessasse che è sterile, che non potrà mai avere figli sempre a causa della famosa mela e che contro questo incantesimo non c’è rimedio.
I nani furono entusiasti di questa idea e si chiesero come mai non era venuta prima in mente a loro.
- Perché oltre che tappi siete pure scemi.
Sentenziò Kappy senza stare a perdersi in inutili diplomazie. Detto fatto, Biancaneve interruppe l’ex Principe intento a urlare una romanza e mise in atto la recita. Immediatamente Al Bano, travolto dalla delusione e dall’istinto di conservazione della specie, fece fagotto e se ne andò via di corsa, alla ricerca di una donna da inseminare. Per fortuna, commentò raggiante Biancaneve dopo avere ringraziato la bimba, nessuno gli aveva parlato della Bella Addormentata nel bosco, che era stata una lavorante della nonna di Kappy, che prima di andare in pensione faceva la sarta; pungendosi ad un filare la Bella era caduta in catalessi e dormiva a poca distanza dall’abitazione di Biancaneve da diversi anni.
- E se provassimo a svegliarla?
Buttò lì Cappuccetto Rosso. Biancaneve fu entusiasta della proposta e decise di andarci con lei, anche perché si era rotta le palle di starsene sempre lì con quei sette coglioni a parlare di politica, tanto è vero che svelò un segreto a Kappy:
- Secondo me non è stata la mela a farmi addormentare, ma i discorsi di questi sette nani del cavolo!
Partirono per la spedizione: avrebbero svegliato la Bella con ogni mezzo e poi sarebbero andate insieme da quella strega della nonna di Kappy: chissà che faccia avrebbe fatto ritrovandosi di fronte le due dormienti risvegliate! Magari le sarebbe venuto un coccolone! Da non perdere, pensò Kappy.
Partirono di lì e nello spazio di un’ora trovarono la Bella Addormentata, che era davvero un gran bel pezzo di gnocca e dormiva sopra ad un giaciglio d fiori nei suoi abiti succinti. Kappy ne fu sorpresa:
- Ma come mai una lavorante di sartoria andava in giro così, tutta bionda, con l’ombelico di fuori e una minigonna da infarto?
- Macché lavorante! Quella era una copertura: Bella faceva la squillo d’altissimo bordo, pagamento in dollari: cinque testoni a botta!
- Alla faccia!
- Per questo tua nonna l’ha addormentata, mica per invidia: per fregarle i soldi.
- Ecco perché la vecchia megera è ricca da far schifo! E non scuce una piotta, eh! Dobbiamo metterci d’accordo, svegliamo questa qui e giochiamo un tiro a mia nonna!
- E come facciamo a risvegliarla? Ci vorrebbe un contro-incantesimo.
- Ce l’ho io l’incantesimo.
Kappy si alzò il vestito, si infilò una mano nelle mutande e cominciò a frugarvi dentro. Biancaneve si stupì.
- Ma Kappy, ti sembra questo il momento?
- Che hai capito? Eccola qui, sapevo di averla! Cocaina purissima, l’ho fregata dal taschino della camicia ad un tipo in discoteca scambiandola con una bustina di borotalco. Una tirata di questa resuscita anche i morti. Voleva metterla nel caffè a mia nonna per vedere che effetto le faceva, ma adesso è più importante svegliare questa bella zoccola.
Detto fatto, la bimba svuotò il contenuto della bustina sulle narici della Bella e poi lo soffiò dentro con forza. Passò meno di un secondo e la Bella scattò a sedere con gli occhi spalancati.
- Porca troia! Mi sono punta un dito, datemi qualcosa per disinfettarmi! Ma… Dove mi trovo? Che ci faccio qui? Chi siete? Tu non sei Biancaneve?
- Sono proprio io.
- Batti ancora a Piazza Vetra o ti sei messa in appartamento anche tu?
Kappy scoppiò a ridere, mentre Biancaneve arrossiva vistosamente.
- Ho smesso, ora sto coi sette nani del bosco.
- Ah, fai la mantenuta. Ma non erano otto i nani del bosco?
- Sì, c’era anche Veltroniolo ma il mago Forattino gli ha fatto un incantesimo e lo ha trasformato in un baco da seta.
- Oh, poer nano.
Bella fu messa al corrente di tutto e l’idea di giocare un tiro alla vecchia e magari recuperare i suoi quattrini le piacque subito, quindi si unì alla compagnia in direzione della casa della strega malefica. Per strada incontrarono il Gatto con gli Stivali, che se la dormiva beatamente dopo pranzo. Infatti, furbo com’era, si era spacciato per un funzionario di Mediaset e aveva dato appuntamento per un pranzo di lavoro nel bosco a Topo Gigio, con la scusa di una proposta che voleva fargli relativa ad un suo ritorno alla grande in un programma pomeridiano su Canale 5, questa volta da protagonista assoluto, senza quel pirla di Mago Zurlì tra le scatole. Topo Gigio ci era cascato come una pera ed era andato all’appuntamento nel luogo stabilito: lì, ovviamente, il Gatto con gli Stivali se lo mangiò.
Aprì un occhio e appena vide la sua vecchia amica Cappuccetto Rosso la salutò calorosamente, ma non potè astenersi dal farle un appunto.
- Ma Kappy, vai ancora in giro rossa come si usava negli anni “70? Non è più di moda, bambina mia! Oggi come oggi, se vuoi stare al passo coi tempi, devi cambiare il rosso con il verde che va bene su tutto: se stai a sinistra sei ambientalista, se casomai decidessi di svoltare a destra sei leghista, comunque vada c’hai sempre il tuo bel riferimento. Il rosso non si usa più: a destra non se parla nemmeno, a sinistra tutt’al più puoi ritrovarti con il rosso antico, ormai strapassito e diventato bordeaux, oppure con il rosa pallido.
Kappy pensò che in fondo il vecchio Gatto, che in fatto di vestiario ci aveva sempre preso, aveva proprio ragione. Andò subito nell’emporio del bosco e si comprò un bel vestitino col cappuccio verde. Anche la commessa, mentendo spudoratamente, le disse che con quell’abito stava bene ed era molto bella.
- E d’ora in poi chiamatemi Cappuccetto Verde.
Disse alle amiche uscita dall’emporio. In quel momento una ragazza svoltando di corsa l’angolo dell’edificio investì in pieno Biancaneve e ruzzolarono in terra entrambe. Biancaneve stava già per prenderla a male parole, quando riconobbe nella ragazza una sua vecchia amica:
- Cenerentola! Ma sei proprio tu? Ah, quanto tempo è passato dall’ultima volta che ti ho vista?
- Bianca, amica mia! Ti sei ridestata quindi?
Biancaneve presentò l’amica a Cappuccetto Verde e alla Bella Risvegliata nel Bosco, ma l’allegria durò solo pochi attimi, perché Cenerentola tornò con la mente alle sue serie difficoltà, mettendone al corrente le amiche che notando la sua preoccupazione evidente le avevano chiesto che problemi avesse:
- Un mese fa davano una festa per il compleanno di quella faccia da scemo del Principe ereditario, hanno mandato l’invito anche a me e a quelle stronze delle mie sorelle. Io non avevo niente da mettermi perché quella bagascia della mia matrigna non mi da mai un soldo e poi avevo anche la gomma della bici bucata e insomma avevo tutte le scuse buone per non andarci, ché a me quelle feste lì mi fanno venire il latte alle ginocchia. E invece è andata a mettersi di mezzo la Fata dai Capelli Turchini…
- Ma non è la madrina di Pinocchio? Come la conosci?
- Sì, proprio lei. Ho avuto una storia con Pinocchio un annetto fa, durata poco, niente di serio, solo un po’ di sesso e anche lì… per carità, il ragazzo si impegnava, ma era così legnoso! Insomma, la Fatina si occupa da un po’ di me, essendo rimasta disoccupata…
- Come mai?
- Ah non l’avete saputo? Pinocchio è morto.
- Ma davvero? Poveretto, come è stato?
- Quel vecchio rincitrullito di suo padre, quel Geppetto, pieno di arteriosclerosi com’è, mentre Pinocchio dormiva sul divano davanti alla televisione, l’ha preso, l’ha infilato nella stufa a legna e ce l’ha chiuso dentro. Così è bruciato.
- Ma avevo sentito dire che si era sposato.
- Sì, con una vecchia cassapanca, ma Geppetto l’ha poi sfasciata e bruciata pure quella nella stufa. Ha fatto un inverno molto freddo quest’anno. Comunque sia, la Fata mi ha trasformato la tuta in un abito da sera. Ho fatto presente che ormai non potevo più andarci, le mie sorelle erano già uscite e io ero a piedi, allora lei ha preso una zucca e l’ha trasformata…
- In una carrozza trainata da sei cavalli!
- No, in una Fiat Panda bianca di seconda mano. Anche la Fata ha i suoi anni e più di tanto non può fare. E così alla festa ci son dovuta andare per forza, non avevo più scuse. Lì ho ballato un po’ con quel coglione di un Principe che aveva un alito misto aglio e cipolla, quasi letale, e mi pestava i piedi in continuazione, tanto che dopo il ballo mi son dovuta levare le scarpe per il dolore, mi erano pure strette. A un certo momento mi sono accorta che era quasi mezzanotte e la Fata mi aveva avvisato che a mezzanotte in punto sarebbe scaduto il tagliando della Panda, lì intorno c’è sempre polizia e rischiavo una multa e il sequestro, così mi sarebbe toccato di tornare a piedi, otto chilometri! Per evitare questa sciagura mi sono precipitata fuori, ho lasciato lì una scarpa nella fretta, ma infine sono tornata a casa appena in tempo. Ebbene, da quella sera quello sfigatone del Principe va in giro cercando la proprietaria della scarpa, l’ha già fatta provare a tutte e da qualche giorno mi da la caccia e ormai è convinto che la scarpa sia mia. Stavo appunto scappando dopo averlo visto arrivare da lontano con la scarpa in mano.
- Ma perché non ti fai riconoscere? Sposare un Principe vuol dire sistemarsi per tutta la vita.
- Ma figurati se quello sposa me! Vuole solo farsi qualche scopazzata, dopo mi darebbe un calcio in culo e sposerebbe una nobile come lui, magari racchia e ricca! Poi mi fa troppo schifo, se gli fanno un incantesimo e lo trasformano in un rospo ci guadagna!
- Il mio Principe era così bello, invece! Poi si è trasformato in Al Bano, che disdetta!
- Che sfiga! Ma io adesso che faccio, come me ne libero? Amiche mie, avete qualche idea?
Kappy si mise a pensare. L’unica soluzione era quella di trovare un piede della misura giusta.
- Ceneré, che numero porti di scarpe?
- Cinquantadue.
- All’anima delle fette! Potrei chiedere ad un mio zio pescatore di cercare di convincere il Principe che quella non è una scarpa, ma la sua canoa che non riusciva più a trovare da che la corrente del fiume gliel’aveva portata via.
- E’ talmente idiota che potrebbe anche cascarci.
Andarono al fiume, ma non risolsero niente. Cappuccetto Verde infatti cercò di spiegare la questione allo zio per poterne ottenere l’aiuto, ma all’ombra dell’ultimo sole s’era assopito il pescatore e aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso ebete, né ci fu verso di svegliarlo, tanto più che Kappy aveva usato tutta la coca per risvegliare Bella. Poi in fondo non era una grande idea. L’unica cosa da farsi era temporeggiare e nascondersi, così propose a Cenerentola di unirsi a loro e questa accettò. Tornarono a inoltrarsi nel bosco e videro in lontananza il lupo cattivo che era intento a brucare un po’ d’erba in compagnia di alcune pecore. Tirarono dritto verso la casa della nonna di Kappy, felici che del cacciatore non vi fosse nemmeno l’ombra in giro. Arrivarono verso sera, Kappy bussò alla porta con energia, senza ottenere altra risposta che un certo trambusto proveniente dalla casa. Entrarono, visto che la porta non era chiusa a chiave, ma in casa sembrava tutto in ordine: nella stanza c’era la nonna, tutta sotto le lenzuola tranne i piedi che spuntavano fuori. Kappy pensò che tutto sommato la scarpa di Cenerentola le sarebbe andata a pennello, quindi si avvicinò al letto, mentre le tre amiche si fermarono nella stanza d’ingresso.
- Nonna, ma che piedi grandi che hai!
- E’ per prendere meglio a calci in culo i testimoni di geova e i venditori ambulanti quando vengono qui a disturbare, nipotina…
- Ma… nonna, che vocione grande che hai!
- E’ per parlarti più chiaramente, nipotina…
Kappy cominciò a scoprire la nonna sollevando il lenzuolo partendo dal fondo.
- Nonna, ma che peli grandi che hai sulle gambe!
- E’ per ripararmi meglio nelle gelide notti d’inverno…
- Ma nonnaaa! Che pisello grande che hai!
- Eh? Ehm… è per… è per…
A quel punto la nonna uscì dall’armadio, avvolta in un asciugamano.
- Imbecille! Te l’avevo detto che era più logico che ti nascondessi tu nell’armadio! Basta con questa commedia: Kappy, ti presento Timoteo, il mio amante. L’ho conosciuto al circolo degli anziani qualche giorno fa ed è stato un colpo di fulmine. Tu naturalmente non venivi a trovarmi da anni! Giusto oggi arrivi! Che vuoi?
- Mi ha mandato mia madre, tua figlia, per vedere se per caso eri ancora viva…
- Tiè!
- E per portarti queste prugne…
- Le prugne? Ma se soffro di dissenteria cronica! Che vuole tua madre, farmi cagare l’anima? Tanto non le lascio il becco di un centesimo in eredità, ho già fatto testamento: la casa la lascio a Timoteo, tutti i miei soldi li lascio al pappagallo Nestore!
- Nestore! Nestore!
Ripetè a pappagallo il pappagallo, beccandosi una scarpata volante dalla vecchia, che riprese:
- Va bene, viva sono viva e pure in salute, diglielo a quella figlia di troia di tua madre! Le prugne lasciale pure qui che ci farò una marmellata da vendere a caro prezzo a qualche boccalone di città che viene qui a cercare cibi genuini. Dunque adesso ti puoi pure levare dalle chiappe.
- Volevo presentarti tre amiche…
Così dicendo tirò per un braccio la nonna nella stanza d’ingresso dove, appena la strega le vide, strabuzzò gli occhi e le cadde la dentiera sul pavimento.
- Che ci fanno queste due puttane in casa mia? Non stavano dormendo in eterno? E quella lì chi è?
Andatevene fuori dalle…
Ma non fece in tempo a dire “chiappe” stavolta, perché in quel momento la porta si spalancò e vi comparve sulla soglia un omone con un cappellaccio, occhiali spessi, una giacca mimetica senza maniche sopra ad una maglietta lercia, pantaloni mimetici infilati negli stivaloni e una doppietta spianata.
- Questa volta non mi scappi, lupaccio della malora!
E detto questo sparò due colpi in pieno petto a Cenerentola, che cadde riversa a terra in un lago di sangue, morta stecchita. Cappuccetto Verde trasecolò:
- Guarda cosa hai fatto, deficiente! Hai ammazzato Cenerentola!
- Come? Non era il lupo che si era mangiato la nonna?
- Sei tu che ti sei bevuto il cervello! Vedi a forza di farsi delle canne come ci si riduce?
- Va bhè, io la favola la sapevo così…
In quell’istante entrò come un forsennato il Principe Azzurro, provò la scarpa alla salma di Cenerentola e poi si mise a saltellare per tutta la casa urlando:
- E’ lei! E’ lei! L’ho trovata finalmente!
- Chist’è scemo proprio!
Disse la vecchia assestandogli a due mani un colpo con il manico della scopa dritto sulla testa, spaccandogliela in due. Seguì un fuggi fuggi generale.
La nonna si sbarazzò dei due cadaveri regalandoli a Timoteo, che di mestiere faceva il macellaio; questi lungo la strada fu sorpreso dai gendarmi con i morti nel sacco e, condannato per duplice omicidio, fu impiccato e fucilato contemporaneamente. Biancaneve e Bella fuggirono insieme e finirono poi a fare le Veline a “Striscia la notizia”, dove una sera in diretta furono fatte a pezzi con un’ascia dal Gabibbo improvvisamente uscito di testa. Il lupo cattivo trovò un dentista amante degli animali che gli risistemò la dentatura e tutto felice subito corse a casa della vecchia strega e se la mangiò, poi per togliersi la gran fame arretrata mangiò anche il Gatto con gli stivali, la Maestrina dalla penna rossa, i sette nani e infine morì di indigestione. Il cacciatore barattò la doppietta con una canna da pesca e cambiò hobby, andando a dormire a fianco dello zio pescatore così profondamente che non si accorsero della piena del fiume che li portò via, annegandoli. Cappuccetto Verde, senza nemmeno ricordarsi di incendiare il bosco, corse a casa e vi trovò sua madre e Franti nudi sul pavimento, annodati e incastrati, ormai agonizzanti, davanti al libretto del kamasutra aperto. Ne approfittò per lasciare Franti, la madre, la scuola e andarsene di casa per sempre. Mentre Franti e sua madre morivano soffocati, pensando al radioso futuro che la aspettava Cappuccetto Verde, appena giunta in città, attraversò la strada col semaforo rosso e fu travolta da centoquarantasette automobili inferocite, partite clacksonando e ringhiando appena scattato il verde, cosicché di lei rimase solo il cappuccio verde, ridiventato rosso di sangue.
E così tutti morirono felici e contenti.


Walko & Zublink









[Modificato da Cobite 13/02/2006 8.11]

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