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Un saluto

Last Update: 2/4/2005 4:27 PM
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2/4/2005 4:21 PM
 
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Potrei incominciare dalla morte di Nino Manfredi, anche se non so dire se sia giusto o sbagliato, e in fondo non ha importanza, usare questo dolore mio personale, privato e collettivo come valido pretesto introduttivo per un discorso diverso, ma se mi è venuta questa "ispirazione" significa che senza dubbio esiste un'attinenza e dunque inizio da qui: anche Nino Manfredi se ne è andato, e viene da chiedersi se, come qualcuno ha detto, fosse lui proprio l'ultimo, l'ultimo testimone di un'epoca comunque già finita, chiusa da troppi cambiamenti spesso repentini, qualche volta anche troppo.

Non identifico un decennio o una generazione, ma un "periodo" che può comprendersi tra il dopo-guerra e i primi anni ottanta, diciamo come parlassi di un albero lungo un quarantennio, allungato da qualche propaggine in forma di radice all'indietro (dagli anni di guerra) e di qualche ramo in avanti (fino alla fine del comunismo sovietico e della prima repubblica) che porta infine a coprire un cinquantennio e ad abbracciare all'incirca tre pseudo-generazioni di adulti, restando al parallelo con il mondo del cinema italiano: i padri (Totò, De Sica, Eduardo e Peppino De Filippo, Fabrizi, Cervi, Macario, Taranto), i figli (Sordi, Manfredi, Mastroianni, Gassmann, Tognazzi, Volontè, Rascel, Bramieri) e i nipoti (nella cui categoria, lasciando da parte le immagini esemplifictive degli attori, inserisco tutti quelli che sono nati fra il 1946 ed all'incirca il 1965 o poco oltre, cioè i quarantenni di oggi, mentre i trentenni e ventenni d'oggi sono già nipoti e pronipoti ed appartengono già al "periodo" successivo, cioè a questo che stiamo vivendo).

Ecco: spariti ormai da qualche tempo i "nonni", ho come l'impressione che con l'addio di Manfredi siamo orami rimasti fisicamente senza "padri". Peraltro si tratta di padri, non parlo solo di attori e volti comunque noti, già messi culturalmente e spiritualmente da parte, sebbene con tutti gli onori e il rispetto formali che si esibiscono specialmente quando viene a turno per ognuno di questi protagonisti del passato il momento di incasellarne la figurina in un album dei ricordi, subito riposto fra la polvere dove giace fra un'uguale occasione e l'altra, finché l'album è pieno e allora si svolge l'ultima cerimonia, si rende onore insieme all'ultimo illustre trapassato e ad un intero album che si chiude per sempre e viene riposto nella polvere sotto ad un album nuovo.
Ho l'impressione che questi padri già da qualche tempo fossero rimasti in circolazione come sopravvissuti di un'epoca già archiviata, ma vado oltre: la mia impressione arriva a suggerirmi che questo stesso destino abbia abbracciato i figli, quelli che non si sono adeguati ai nuovi tempi, quelli rimasti fedeli ad una linea tracciata dai nonni, perseguita dai padri e ormai uscita dal percorso attivo della cultura, della società e dell'esistenza, come un binario morto che ancora si allunga come per inerzia verso il suo definitivo capolinea.

A questi figli, ed io sono fra questi, rimangono solo il ricordo e il rimpianto di un tempo vissuto, passato ed irripetibile; non rimane invece più nemmeno il dovere della testimonianza, perché certi valori e certe idee oggi non possono essere accettate e a volte neppure recepite.
I figli che lasciamo non sono nostri figli, perché non sono nipoti dei nostri padri, ma sono già figli dei tempi nuovi e padri dei figli che li seguiranno sulle nuove strade segnate da quel qualcosa di oscuro che ha preso il predominio su tutto e, alleato con l'ineluttabile trascorrere del tempo, ci ha resi o vigliacchi sconfitti, inseriti e pienamente omologati o inutili ed ignoti eroi pieni di orgoglio quanto incapaci di difendere, di coltivare e di trasmettere l'eredità ricevuta.
Non c'è nulla di peggio che andarsene con l'orgoglio di non avere tradito un discorso che nessuno più vuole ascoltare, accompagnato con il senso di colpa che permane per non aver portato a termine una rivoluzione già incominciata, senza essersi resi conto in tempo che una nuova rivoluzione era in atto e si è compiuta infine nel segno della totale discontinuità con le idee e i valori di fondo a cui si è rimasti aggrappati, a cui si è voluto giustamente rimanere aggrappati, senza avere la forza e la scaltrezza necessarie per mantenerli vivi ed imporli.

Così, tutto quello che oggi vedo, ascolto e mi attraversa non mi convince, non mi piace, mi fa rabbia, mi dà angoscia, mentre mi rendo conto ogni giorno di più che la mia opinione non conta, per quanto condivisa da qualche superstite solitario; mi rendo conto che ogni mio intervento impegnativo ed ogni mia parola seria nascono e si esprimono assolutamente nella solitudine, in un secolo e in un mondo che non hanno più nessun rispetto per l'individuo e non lo tengono in alcun conto, al di là del suo ruolo di "consumatore", che comunque si può individuare unicamente attraverso indagini di massa, perché il pensiero ed il gusto singoli ed individuali non interessano a più a nessuno.
Dunque mi trovo ancora a parlare e scrivere "in pubblico" con la consapevolezza che le mie parole verranno ignorate o nella migliore delle ipotesi giudicate in base a schemi e preconcetti, ma proprio trattandosi di un pensiero e di parole che sfuggono a qualsiasi base concettuale pregressa, che rappresentano solo l'urlo pessimista, isolato e solitario di qualcuno che dimostra di non rispettare regole minime di correttezza, di pacifiche convivenza e convenienza, di autocensura e di diplomatico equilibrio, tutto quello che penso e che dico non sarà mai in grado di smuovere una sola coscienza, di far sorgere un dubbio, di sfuggire al più noncurante, indifferente e perciò letale di ogni possibile oblio.

Ma allora, ha un senso continuare a pensare e a parlare in pubblico? Far sopravvivere un dovere di testimonianza che, come ho già detto, non ha più motivo d'essere? Evidentemente no, non ha più alcun senso, e sinceramente non ne ho più nemmeno voglia; questo certamente non è da oggi, ma di oggi è questa conclusione e da oggi hanno vigore le sue conseguenze pratiche, prima fra tutte la scelta del silenzio, che se non altro mi consentirà di dedicare ad altro una discreta porzione di tempo libero, fino ad oggi sottratta per esempio allo studio, alla ricerca e all'approfondimento intorno a materie e temi che mi sono particolarmente cari, ma soprattutto, dopo questo ultimo sforzo, mi libererà dal peso di testimoniare e proporre, a chi nemmeno interessa, insieme alle rovine di un'epoca la mia opinione, la mia profonda delusione, il mio dolore e, infine, la mia stessa presenza.

Questo è il mio ultimo intervento su di un Forum pubblico.

Saluto tutti gli amici.
Chi volesse leggere le mie cose artistiche, le uniche attraverso le quali continuerò ad esprimermi, sa dove trovarle, sempre abbastanza aggiornate.
Chi volesse continuare il dialogo potrà farlo in privato mediante il mio idirizzo email: silbar59@libero.it .

Ciao a tutti.


Walko
05/06/2004 15.01

freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=2517319




[Edited by Cobite 1/27/2009 6:15 PM]
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2/4/2005 4:25 PM
 
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Sono costretto a venir meno alla "consegna del silenzio" che mi sono imposto, perché non rispondere sarebbe maleducato e in questo caso anche ingiusto.
La situazione ha confermato un altro dei motivi che mi hanno spinto alla scelta di uscire dal circuito web, di cui non avevo parlato: la facilità a crearsi equivoci nei dialoghi di un forum. Infatti non ho mai inteso manifestare un senso di solitudine "tutto mio" che avrei avvertito all'interno delle Comunità alle cui attività ho partecipato in questi ultimi tre anni: è ovvio che non sento il peso della solitudine tra voi, tra di noi. Il punto è che, forse sbagliando e in questo frangente probabilmente andando anche contro le opinioni di molti, io vi sento affini. Mi spiego meglio: vi percepisco come quei "pochi sopravvissuti" di cui io stesso faccio parte, che ancora vogliono dire qualcosa, scrivono e leggono poesie, si emozionano, si estraniano dal grigiore della consuetudine, credono in qualcosa e lo manifestano, lo difendono. Tutto questo però non mi diminuisce il senso di solitudine e in certi momenti mi fa pensare ad un ghetto, ad una riserva nella quale ci si ritaglia un angolo di compagnia, di agio e di serenità, ma che diventa pur sempre, inconsapevolmente o meno, una forma di autoghettizzazione. Inoltre, l'atmosfera che viene a crearsi, di partecipazione e condivisione, di discussione e confronto, di interscambio fuori da ogni materialità e mercantilismo, assolutamente gratuito, disinteressato, sincero, emozionale, spirituale, è certamente qualcosa di bello, ma purtroppo anche di fuorviante, perché poi il mondo e la realtà fuori da questa "isola incantata" sono del tutto differenti.
Ma c'è un altro motivo per cui avverto quella solitudine di cui parlo: nei Forum cui partecipo non si arriva comunque a superare la ventina di persone, in alcuni poco di più, in altri meno. Curiosando per il web ho visto forum di pura stupidità e accentuata volgarità, forum interamente dedicati a una marca automobilistica e di abbigliamento, a programmi televisivi insulsi quanto falsi, a veline, modelle, bellone e belloni palestrati; ho visto forum dove si parla di calcio peggio che al "processo" di Biscardi fra insulti, minacce e offese gratuite e spesso pesantissime, forum dove si parla di politica allo stesso modo e con l'aggravante del pregiudizio (mi riferivo a questo nel "saluto" che apre il topic) per cui qualunque cosa un po' diversa o fuori dal coro della banalità qualcuno possa dire, subito viene accolto con acido sospetto, gli si chiede da che parte sta o peggio ancora gli si appiccica un'etichetta accusandolo nel contempo di non essere ortodosso o addirittura di essere un "cavallo di Troia" all'interno del proprio o dell'altrui schieramento; ho visto persone demolite, fatte a pezzi in questo modo. Ebbene, tutti questi forum sono frequentati da decine e decine di persone, ho visto più di settanta utenti on line, il numero degli interventi entro ogni forum raggiungono le cinque cifre. Non si tratta di fare paragoni improponibili, né di lamentarsi per motivi di audience: si tratta semplicemente di un'ulteriore constatazione del decadimento civile e culturale che stiamo attraversando e davanti al quale non vedo rimedi, perché ogni possibile intervento sarebbe destinato a cadere nel vuoto, e allora non trovo altra ribellione a tutto questo se non il ritiro, il silenzio, l'assenza.


Sil

_

W a l k o
07/06/2004 9.30


freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=2517319




La mente può voler guardare sempre avanti ma, credimi, il cuore ha un occhio che guarda indietro. (cobite)

[Edited by Cobite 1/27/2009 6:16 PM]
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2/4/2005 4:27 PM
 
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A volte le motivazioni si cercano, si ingigantiscono, si drammatizzano, anche per trovare un senso preciso e una consolazione prima di tutto per se stessi.
Magari poi si tratta solo di un momento di grande stanchezza, di un periodo nel quale si avverte la sensazione o la paura di non farcela, di non essere più all'altezza, di giorni di buio fitto e di nero pessimismo alimentato dall'accavallarsi di problemi di vario genere, a cominciare dagli scherzi da prete che fa la salute. Il tutto accompagnato dai propri gravi e incurabili limiti caratteriali: contrariamente a quanto pensa l'amico Poetasenzanome (a cui continuo voler bene come a pochi anche se lui continua a non capirmi, o forse anche per questo), non cerco i riflettori, la fama, il successo. Al contrario! Tendo sempre a nascondermi, a scomparire: quando vanno in scena le commedie che scrivo con Edgardo (che quasi sempre le recita anche), è lui a sostenere tutta la parte pubblica: presentazione, promozione, conferenza stampa e interviste. Io non ci sono, non compaio, non vado nemmeno a teatro a vedere le rappresentazioni, le guardo poi su cassetta. Ritengo di avere fatto la mia parte, quando cantavo e suonavo in pubblico sino all'ottobre del 1986, finché sentivo che anche la mia presenza fisica in scena aveva un senso; da quel momento ho chiuso con la musica e ho definitivamente spento le luci della ribalta, dedicandomi solo a scrivere e scrivendo con molti pseudonimi (Johnson, Verberator, Goticus, Cesar Walko, Nanni Valle, Vittorio Salvemini, Arnaldo Di Curzio, Carlos Campanal, Fra' Tazio da Sora, Il Sottocuoco, ecc., alcuni ripresi per scherzo anche in web) e firmando infine con nome e cognome per motivi di carattere puramente legale e burocratico.
Quando sono approdato sul pianeta web, per un certo tempo non ho avvertito la mia presenza come pubblica, sentendomi invece come all'interno di un ristretto circolo virtuale, pur composto da persone reali. Ho dovuto poi ricredermi col tempo, riuscendo comunque a ritagliarmi una "nicchia" molto simile a quella già usata per l'attività teatrale, dove c'erano le idee, le parole, persino i dialoghi diretti, addirittura la mia foto, ma non io, non la mia presenza fisica diretta. Questo mi ha anche creato qualche problema, in una Comunità web che ad un certo punto ha optato per gli incontri e i raduni come attività di decisiva importanza per la Comunità stessa, sottraendomi ai quali mi sono fatalmente posto in una posizione marginale, da alcuno considerata polemica o comunque distante, equivocando sul mio atteggiamento.
Tutto questo preciso, non per rispondere a Luigi, ma per chiarire quella che è una delle parti senz'altro più controverse e discutibili, ma purtroppo per me anche più irrinunciabili e irriducibili, del mio carattere: la riservatezza personale accompagnata dal desiderio di non lasciare tracce dietro di me, tranne le cose che ho scritto, che possono tranquillamente rimanere alla mercé del mondo, ma senza di me, senza la persona che ha scritto e la sua vita vissuta, le sue scelte, le su gioie, le sue abitudini, le sue miserie, le sue vergogne, ché sono solo cose sue e tali devono restare, compreso il progressivo distacco e il venir meno dell'interesse per "le cose del mondo", quando qualcosa di più grande e più urgente prende il sopravvento su tutto il resto e allora si finisce con l'arrendersi e il ritornare nei ranghi, anche se non per scelta ma per costrizione, magari cercando una consolazione nel fatto che "tanto tutto questo non interessa a nessuno".
Mettiamola così: mi prendo un periodo di licenza non precisamente determinato.



_

W a l k o
08/06/2004 9.30

freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=2517319



La mente può voler guardare sempre avanti ma, credimi, il cuore ha un occhio che guarda indietro. (cobite)

[Edited by Cobite 1/27/2009 6:16 PM]
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