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CENA IN DUE - racconto

Last Update: 1/31/2005 1:56 PM
1/31/2005 1:56 PM
 
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CENA IN DUE

Non possiedo grandi spalle da combattente, agili gambe e mani
protettive, ma solo un grande naso, al centro della faccia, buono
per annusare tutti gli orizzonti, e per seguirne la linea, da un
punto all'altro, senza neanche uno scarto. Mi fa terrore il volo
di una farfalla, perchè non riesco ad afferrarne la direzione
e il senso. Per tutto il resto, niente mi fa paura. Eppure,
non ho abbastanza energie per trasformare gli eventi, o
deviare il cammino dei giorni: la realtà mi precipita addosso,
come pioggia, e l'attimo che segue è quasi sempre uguale
all'attimo trascorso.
Potrei fare benissimo a meno dei miei occhi, perché non vedo quel
che vorrei aver visto, e forse non esiste. Potrei fare benissimo
a meno del mio cuore, perché io amo il fiorire delle rose di
maggio, ma il destino mi ha posto l'esistenza in luoghi dove
l'inverno è l'unica stagione fino all'estate, ed in inverno, ed in
estate, non esiste alcun maggio. Così rimango fermo, a sedere
sull'oggi, nell'attesa di un domani che ad ogni giro del sole è
uguale ad oggi, così che l'oggi è sempre uguale a ieri, e qualche
volta più triste. Probabilmente, in un oggi qualsiasi del domani,
mi accorgerò che il futuro, per così tanto tempo atteso con
dolore, è gia tutto passato. Nel dolore.”
A questo punto lei ha ripiegato il foglietto, e l'ha tenuto
con due dita per qualche attimo, appoggiandoselo ad un
sopracciglio, poi lo ha posato sul tavolo, a metà strada fra i
nostri due piatti, con un gesto perplesso della mano. Esitava, ma
mi ha chiesto il perché, mentre una lacrima le rigava il viso.
-Perché hai scritto queste parole? Cosa significano?-
Davvero, a volte penso che l'unico tratto di unione che dovrebbe
esistere tra lo scrittore e il lettore, è la parola stessa, nella
sua duplice ed unica natura: la parola scritta; la parola letta.
Così, abbiamo cominciato a mangiare in silenzio, il cameriere era
fin troppo gentile, la cucina lasciava un po’ a desiderare, ma il
caffè, non lo posso negare, fu un vero capolavoro e il conto molto onesto. Peccato per quell’atmosfera venutasi a creare tra noi due, così pensosa, così malinconica, così struggente. Ricordo: fu quella, poi, la notte che mi attaccò le piattole.




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