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Adesso basta!

Last Update: 12/10/2005 5:55 PM
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So che andrò clamorosamente in rotta di collisione con molti amici e compagni: penso a Kate, con cui spesso ho parlato e discusso intorno a questo argomento partendo da posizioni diverse ma conciliabili (lei si potrebbe definire ultra-tollerante e per la piena accoglienza, io tollerante e per l'accoglienza, senza "ultra" e senza "piena", e con qualche riserva).

Ma alla fine mi sono stancato. Ho detto tante volte che l'Islam ha molte facce, che non va confuso il popolo musulmano con la minoranza fanatica che proclama la "guerra santa" permanente, ho persino cercato di capire le ragioni di questo fanatismo, che purtroppo non è poi così minoritario, è inutile che stiamo a raccontarcela: se non è già maggioritario si avvia a diventarlo. Ho cercato di capirne le ragioni delle loro azioni e dei loro progetti, pur non condividendone l'impianto, ma cercando almeno di trovare una giustificazione nella miseria e nell'oppressione in cui vivono.

Ebbene, non l'ho trovata. Nessuna giustificazione, perché non c'è nulla al mondo che giustifica l'imbecillità. Molti popoli hanno vissuto in condizioni anche peggiori degli arabi, penso ai popoli della Russia e di Cuba, per citare solo due esempi diversi tra loro come lo sono una secolare potenza europea ed una minuscola isola caraibica: nella Russia zarista del 1917 esisteva ancora il servaggio della gleba, nella Cuba del dittatore Batista il popolo era ridotto in totale schiavitù, alla mercè fisica dei potenti dell'isola e persino dei turisti stranieri che erano costretti a servire in tutto, compreso l'obbligo di sottostare a qualunque desiderio sessuale dei turisti stessi. Ma i popoli della Russia e di Cuba non si sono rivolti al fanatismo religioso, anzi: i preti ortodossi, cattolici e protestanti che tentavano di instillare nei popoli la rassegnazione e lo spirito di sacrificio (a tutto vantaggio dei potenti) hanno generalmente ricevuto come risposta il disprezzo; i popoli della Russia e di Cuba, per riscattarsi e liberarsi dall'oppressione, dall'ingiustizia e dalla fame, hanno fatto la rivoluzione contro i potenti che li schiacciavano, li hanno rovesciati ed annientati. Per quanto poi i regimi venutisi ad imporre non si può dire costuiscano il sistema migliore possibile e molti errori e anche crimini siano poi stati compiuti in nome di quelle rivoluzioni, quei due popoli hanno rispetto a prima migliorato di gran lunga le loro condizioni di vita.
Il popolo dei vari Paesi arabi, invece, aggrappandosi ed inneggiando alla religione, non fa che sostenere i vari potenti locali, che sono nello stesso tempo governanti e capi spirituali. Se il popolo arabo vive nella miseria, non lo deve come si dice spesso con un luogo comune "all'occidente sfruttatore", ma prima di tutto ai governanti arabi, perché l'occidente il petrolio non lo ruba di notte e non lo succhia via con prepotenza, ma lo paga ai vari sceicchi, raìs e pascià che sono gli uomini più ricchi al mondo, mentre il popolo vive nella miseria. Quando in un Paese arabo il potente di turno, come fu lo scià dell'Iran, è un laico che impone la sua dittatura senza ammantarla della superstizione religiosa islamica, la rivoluzione che avviene non libera affatto dall'oppressione, ma sostituisce il padrone laico con un ben peggiore manipolo di dittatori religiosi, e difatti nell'Iran passato dallo scià agli ayatollah, come nell'Afghanistan passato dal socialismo ai talebani, le condizioni di vita del popolo sono peggiorate nettamente.
Il motivo per cui mi sono opposto fin dall'inizio alla guerra contro l'Iraq è proprio questo: perché l'Iraq, come la Libia, l'Egitto e altri Paesi della zona, non era un centro di potere del fanatismo musulmano, ma era governato per quanto malissimo (non più degli altri Paesi arabi e africani) da un regime sostanzialmente laico; solo recentemente Saddam si è messo a fare il religioso, proprio per ottenere un appoggio dal mondo islamico combattente che peraltro non glielo ha dato: ha aspettato che gli americani lo buttassero a mare e solo dopo, cioè adesso, è intervenuto militarmente con la finalità di mandare via gli occidentali ed imporre in Iraq un regime islamico. Per lo stesso motivo considero il ritiro in questo momento nulla più che una sconfitta della cultura e del pensiero laico occidentale, identica a quella che avvenne in Afghanistan quando si ritirarono i Sovietici lasciando tutto il potere ai talebani (con l'occidente capitalista così miope da appoggiare questi ultimi al punto di finanziare e di fatto "creare" bin-Laden e Al Quaeda). Il punto è che in Iraq non si doveva andare, che si è andati per gli interessi personali di Bush in materia petrolifera e per colpa dei governanti europei che hanno fatto a gara per dimostrare chi era il suo più fedele leccapiedi, come Blair, Aznar e Berlusconi (ma Prodi o Rutelli avrebbero fatto lo stesso, non dubitate). L'alternativa al ritiro è restare lì non si sa bene perché, visto che non si difende alcunché (a parte i pozzi di petrolio, ché non vadano arrosto), non si arretra e non si avanza, e si fornisce anche gratis una scusa ai terroristi islamici di proseguire la loro "guerra santa" passando per vittime, invasi, resistenti. Spiace che nel fronte pacifista ci sia chi dà fiato a queste posizioni, anche se con giri di parole e inutili continue professioni di anti-saddamismo, che come è noto con l'islamismo combattente c'entra come il brasato a colazione. Finirà che, con o senza egida ONU, alla fine gli occidentali se ne andranno lasciando a Baghdad un governo vagamente compromissorio (sciiti, sunniti e curdi insieme) che molto presto cadrà sotto i colpi della jihad lasciando spazio a un governo teocratico islamico, cosicché l'Iraq sarà finalmente quel centro di armamento e addestramento dei terroristi di allah, come non era mai stato prima nonostante le infinite palle raccontate da Cia, Pentagono, Bush, Blair e così via.

Io dico che dopo l'Afghanistan, dove il lavoro peraltro è stato lasciato lì a metà perché urgeva l'operazione Iraq, avrebbe avuto senso proseguire in un'azione di disinfestazione mirata, ovunque dove si annida il cancro del fanatismo islamico armato, compresi Siria, Iran, Yemen, Sudan, Cecenia (in appoggio alla Russia, lasciata molto sola nel caso), i centri e le basi in Arabia Saudita, Libano e Algeria, e ovunque ne restasse traccia.
Non si tratta di "portare la democrazia e il benessere" a chicchessia: ogni Paese al suo interno è libero di scegliere il proprio "regolamento", nessuno è investito di particolari missioni millenaristiche o cose simili. Il fanatismo islamico armato è un cancro che minaccia l'umanità intera, al di là delle frontiere, dei diversi sistemi e delle differenti culture: può colpire, e vuole colpire indifferentemente gli USA come la Cina, l'Egitto come la Francia, il Brasile come l'Australia: tutto ciò che è "infedele". Nel criminale assalto dell'altro giorno in Arabia Saudita, dove sono state massacrate molte persone fra cui un cuoco italiano, un lavoratore e non un militare, il manipolo di deficenti assassini non urlava "libertà, riscatto, uguaglianza, fraternità", ma solo e semplicemente "morte agli infedeli".

Io non tollero che l'infezione di un fanatismo religioso possa ammorbare, insanguinare o anche solo recare disturbo alla normale vita ed attività di una comunità civilmente evoluta: i cattolici non lo fanno e per questo li ammetto, come i vari protestanti e i buddisti. Ma gli islamici non li sopporto più. Ci sono islamici moderati, non fanatici? Escano allo scoperto e collaborino a condannare, stanare e annientare i fanatici. Non mi risulta lo abbiano mai fatto. Anzi, tra i terroristi kamikaze si sono spesso trovati musulmani che tutti credevano moderati e pacifici, che parlavano di fratellanza e tolleranza, fra questi anche donne e laureati o studenti in occidente.

Era rimasta sospesa da tempo una domanda che mi aveva posto Kate: se ero favorevole o contrario all'edificazione di moschee in Italia. Ebbene: NO, sono contrarissimo. Anzi: sarei favorevole all'abbattimento di tutte le moschee edificate in Italia e in tutta Europa, e allo sgombero e alla chiusura definitiva di tutti i vari centri, comunità, scuole e clubs islamici, con la contemporanea espulsione senza possibilità di rientro di tutti gli adepti (compresi gli italiani tipo Smith: cha vadano alla Mecca o a Medina o dove cavolo gli pare, purché se ne vadano dai luoghi dove si procede a disinfestare e disinfettare).

Scusate lo sfogo.

W a l k o

31/05/2004 11.17



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