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[2] Scenario: L'isola delle nebbie

Last Update: 2/6/2004 11:02 AM
5/22/2003 8:40 PM
 
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Atto I: Quattro anni dopo

(21 a.c. – 6° Anno Augusteo – Mattina – 8.30)

E' una mattina di quattro anni dopo.
Il tempo é passato, Roma e l'impero sono diventate sempre più potenti: quello che rimaneva della repubblica é stato spazzato via da Ottaviano Augusto, il primo imperatore.
Tutto il potere é nelle sue mani che controlla, tramite i govenatori e via via un apparato burocratico immenso, tutto. I pretoriani vigilano ed al senato non rimane altro che approvare le leggi che Augusto vuole e provare in qualche modo a sopravvivere.
L'impero é eterno. La sua forza non é messa in discussione da nessuno, ne all'interno ne all'esterno: secoli se non millenni di prosperità sono davanti a questa immensa unione di popoli, culture, storie diverse.
Forse.
Delle figure si muovono velocemente nella fredda mattinata d'inverno, a Roma: le ville dei senatori sono tutte attorno a loro, ma una sola é la meta.
La casa di Caio Albertus, ex senatore di Roma, ormai ritirato a vita privata, dopo la tragica scomparsa del figlio adottivo, Ceaser Caio, quattro anni prima. Il fatto, a suo tempo, aveva causato un grande scalpore, e si vociferava di un complotto ordito dai pretoriani per poter togliere di mezzo un senatore in ottimi rapporti con l'imperatore. Una questione che di fatto indeboliva il potere dell'imperatore, visto succube dei senatori tramite Caio Albertus.
La spiegazione "ufficiale" del fatto fù di un errore di una guardia di palazzo: troppe domande e così poche risposte per spiegare quanto successo quel giorno..
Le stesse domande levate per far luce su quanto successo alla Centuria di Falco, inviata nei pressi di Cartagine, allo sperduto villaggio di Iniax, e massacrata, "ufficialmente" da dei predoni del deserto.
Inutile dire che non tutto é andato come si racconta nei palazzi di Roma e di tutto l'impero, per chi si può permettere di conoscere simili segreti.

Il tempo é buono: l'inverno non é particolarmente freddo, ed un timido sole sorge ad oriente illuminando dietro di voi tutta l'urbe ed i suoi stupendi palazzi, Roma, il cuore dell'impero.
Vi sembra di essere tornati ad una mattinata di quattro anni prima, quando vi siete incontrati per la prima volta: é molto tempo che non vi vedete, almeno tre anni, dopo che i senatori incaricati di scoprire la verità dalle vostre criptiche risposte, si arresero.
Ovviamente non potevate spiegare qualcosa che nemmeno voi ancora comprendete a pieno. Avete visto tutti il Muchardna scaricare una potenza inaudita contro quella mostruosità, avete visto la caverna crollare.
Poi il vuoto.
Vi siete trovati nel deserto, a vagare come dei folli in cerca d'acqua, finché una carovana non vi ha trovati e ricondotti a Cartagine.
Appena il governatore ha saputo della vostra fine, si é ucciso gettandosi dalla torre del suo palazzo.

vi siete divisi, cercando ognuno con i propri mezzi una risposta a quanto successo in quella città sotterranea, allo Shoggoth, agli stranieri dagli occhi azzurri.
Le rispose sembravano sempre evanescenti, sfuggenti, nascoste con abile mano da chi muove i fili di tutto, finché non siete stati raggiunti da una missivia del senatore Caio Albertus, che vi pregava di tornare a Roma, perché aveva quelle risposte.

I vostri incubi, ovviamente, non possono più aspettare: i servitori vi fanno accomodare, dicendo che il "senatore" (così viene ancora chiamato) arriverà entro breve.

Falco

Assieme al fidato Aracus, sei stato mandato per un paio di anni sotto il servizio di diverse centurie nel confine nord dell'impero. I barbari germani hanno presto imparato i vostri due nomi e a temervi.
Gran parte del vostro successo, però, é dovuto alla ex-lvce: questa straordinaria arma vi ha sempre avvertito di ogni pericolo, e questi anni sono passati senza nessun vero pericolo.
La tua arma é divenuta una ossessione.
Hai cercato delle risposte seguendo i consigli di Giusto, cercando l'orgine di questa magica lama, ma hai scoperto un mondo, quello dell'ignoto, talmente vasto che hai deciso di poterci perdere un'intera vita, senza giungere a nulla.
Aris oramai non ti rivolge più la parola, credendoti pazzo, ma anche lei un giorno ha avuto la prova del potere della spada! Senti molto la mancanza delle lunghe chiaccherate con la tua ex-donna, ma non puoi fare nulla.. anche tu un tempo eri così!
Tuo padre é morto dopo una lunga e terrificante malattia, che ha gettato un ombra sulla sua fine, come su quella di Kron, il tuo falco.
In alcuni momenti di pare di aver scorto in lontananza, oltre il potere della ex-lvce, pericoli senza nome che aspettano solo un tuo sbaglio per colpirti.
Hai ancora profondi e tormentati incubi su uomini dalla pelle chiara e dagli occhi azzurri, e su quanto é successo, sullo shoggoth e sulla scomparsa di Marco.
Ma perché ora davanti a te c'è quel pretoriano che credevi morto, assieme a tutti i tuoi uomini?
Ecco la domanda: perché tutto questo?

Giusto

Hai intravisto il potere degli antichi, lo hai stretto nelle tue mani.
Quale tesoro sono state per te quelle semplici pergamente! Quale grande potere ti hanno donato. Hanno tolto come un velo che esisteva davanti ai tuoi occhi, che ti nascondeva la verità, e che ti rendeva cieco davanti al potere degli antichi.
Sei scappato da Roma, aiutato da Helios e Tousil. Loro ti hanno visto, ti credono!
Ma questo non é bastato.
Sei rimasto come una pietra a fissare quel mostro, lo shoggoth, in quella caverna, in quella colonia atlantidea.
Ancora lo vedi, ancora senti la sua opprimente presenza vicino a te, mentre senti Aracus gridare a Caio di usare il muchardna, un arma di Mu, su quella creatura più antica di due imperi che sono ormai dimenticati.
Un raggio di speranza però é arrivato nel momento più opportuno: due anni fa stavi studiando dei tomi nella antica Atene, quando l'hai rivista.
Ereizal era lì, davanti a te, a parlarti.
Assieme a lei hai compreso le pergamene, lei ti ha aperto gli occhi: ti ci sono voluti quasi due anni, ma infine ci sei riuscito.
Il primo piccolo passo.
Ma lei ha visto in te qualcosa che tu non vedevi: il pericolo di cadere nell'abisso. Ti ha detto chiaramente di stare attento, che stavi per scivolare, per divenire un servitore degli antichi, cieco nella sua ricerca di potere.
Le sue parole ti hanno scosso, ovviamente, e non ti sei accorto che ancora una volta era scomparsa dalla tua vita, come un ombra, come se non fosse mai esistita veramente.
Stavi per recarti da Astrifone Argus, in cerca di risposte vere, quando il messaggio del "senatore" ti ha raggiunto.
Cosa si nasconde ancora una volta a Roma?

Aracus

Sei rimasto al fianco di Falco, sconvolto dalla rivelazione che si é presentata davanti ai tuoi occhi.
L'inutilità della razza umana, di Roma, dell'impero.
Hai passato anni a combattere furiosamente, schiacciato da questa convinzione.
Ma qualcosa di ha tenuto a galla, fuori dalla pazzia di quei momenti, in quella città. Ringrazi gli dei, se esistono veramente, di essere ancora vivo per vedere il miracolo ancora una volta.
La ex-lvce.
Contro lo strisciante, quattro anni fa a Roma, contro lo straniero, contro l'essere mostruoso, contro ogni minaccia dei barbari.
"COLPISCILA!"
Senti ancora la tua voce, di notte, che spezza il silenzio, che ti sveglia. Il tuo urlo é come una spada piantata nel fianco, che continua a sanguinare.
Ogni pericolo, vi ha avvertito di ogni pericolo..
Ma perché nessuno tranne te e Falco comprende il valore di questa arma? Le altre persone non vedono, non capiscono.. perché?
Tu senti ancora il dolore acuto e profondo che ti ha causato quello straniero dagli occhi azzurri, con la sua orrenda magia. Il tuo braccio destro si é ripreso in pieno, ma é divenuto più scuro, rispetto alla pigmentazione della tua pelle.
Tutta la tua vita sarebbe passata al servizio cieco di Falco, se non fosse per tuo fratello, Ator.
Lo trovasti in un villaggio a nord, vicino al confine, ucciso da un male senza nome ne cura: ti spiegò perché se ne andò, perché ti lasciò da solo.
Per permetterti di seguire te stesso e non ciecamente qualcuno sopra di te: non sei ancora libero da questa influenza, ma ti senti molto più sicuro di te stesso.
Hai compreso la tua vera essenza, e adesso, non cammini più dietro a Falco, ma al suo fianco, perché Ator, con la sua morte, ti ha reso un uomo, prima di un soldato di grande coraggio ed intelligenza.

Caio Valerio Massimo

Alla fine hai dovuto cambiare idea.
Come ti sembrano futili i discorsi con Falco, quanto lontano ti sembra quell'uomo!
Hai lasciato il tuo lavoro, la tua azienda alle mani capaci e giovani di Tito e Aristide, cercando un equilibrio nuovo dentro di te.
Sei divenuto un vagabondo in un impero senza fine.
Hai visto milioni di persone diverse, hai conosciuto la fame, la sofferenza, le battaglie in così tanti modi, che ti fa paura ricordarlo.
Hai visto dentro e fuori di te.
Ti sei visto più e più volte premere su quell'arma, il Muchardna che é al tuo fianco ben nascosto ai curiosi, contro quel mostro.
Volevi premere!
VOLEVI DISTRUGGERE QUELLA MOSTRUOSITA'!
Ma tu ERI LI, ed il tuo corpo IN UN ALTRO LUOGO.
Poi qualcosa ha reagito, ed il Muchardna ha distrutto la volta della città, seppelendovi vivi.
Dopo é stato un incubo, incubi con cui combatti ogni notte, in cui ti vedi ancora lì ad osservare il tuo corpo mentre rimane fermo, mentre Aracus continua ad urlare "COLPISCILA!", mentre Detamargus si agita come un neonato.
Hai imparato il funzionamento del Muchardna, il suo immenso potere, e lo tieni ben nascosto: l'impero ed i suoi abitanti hanno già abbastanza problemi, senza che conosca simili passati perduti.
Ma allora perché il "senatore" ti vuole vedere ancora una volta?

Marco Bellero

Lo hai visto chiaramente.
Hai visto scomparire gli altri in quella pozza di liquido oleoso.
Eri pronto a seguirli, quando é scomparsa, ed é apparso un incubo con ali da pipistrello, artigli grandi come un braccio umano, una coda da scorpione, e un volto senza lineamenti, come una pietra levigata.
Eppure vedevi, sentivi, il suo sorriso malvagio su di te e sugli altri soldati.
Il medaglione, ti ha protetto, per tua fortuna.
Mentre la tua mente vagava per mondi distanti e senza senso, ti ha condotto fino al mare, e di lì ad un villaggio di pescatori.
Quando la ragione tornò nel tuo corpo, scopristi che eri a Tarragona.
I tuoi capi, i pretoriani, erano furiosi.
Eri scomparso per due anni, creduto morto da tutti.
Però tu potevi confermare la folle storia dei tuoi compagni, creduti morti, ma ora vivi: la centuria massacrata, non scomparsa o uccisa da predoni, ma distrutta da un mostro senza volto.
Mai più mandare nemmeno un soldato ad Iniax!
L'imperatore in persona, quando gli raccontasti quanto successo, ti credette.
Diventasti famoso tra i pretoriani (e quindi segreto per ogni altri abitante dell'impero!) per essere un suo fidato consigliere, e scopristi che un mondo oscuro ed ignoto si addensava ai confini dell'impero.
Augusto lo sapeva, e lo sa tuttora.
Migliaia di popoli, migliaia di culture, migliaia di dei diversi.
Può Roma piegarsi a tutto questo? No, certo, gli dicesti.
Da quel giorno sei impegnato a trovare delle rispote per l'imperatore e per il futuro di roma, protetto da un medaglione sacro di Giove, di cui ora padroneggi il potere.
Il senatore Albertus, ancora una volta, incrocia la tua strada, così come quelli che una volta erano tuoi compagni: cosa sanno loro, che cosa é successo veramente quel giorno?
Loro possono darti delle risposte e tu, assieme a loro, trovare la risposta che l'imperatore vuole:
"Chi?"

[Modificato da Gornova 27/05/2003 18.07]

È vero che i Testimoni di Geova sono il gruppo meno istruito? Testimoni di Geova Online...21 pt.10/17/2019 10:48 PM by (SimonLeBon)
Personaggi random per situazioni random – nuova edizioneEFP9 pt.10/17/2019 11:14 PM by Lita_EFP
Caterina BalivoTELEGIORNALISTE FANS FORU...5 pt.10/17/2019 8:59 PM by docangelo
5/29/2003 8:58 AM
 
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Giusto
Dopo quattro anni Giusto si presenta diverso....la prima impressione è sempre quella, un ometto piccolo di statura ed abbastanza indifeso, ma il suo sguardo è cambiato.

Giusto ha avuto delle risposte, risposte che ha cercato, risposte per le quali spesso non si poteva formulare una domanda appropriata, ma ora tutto ciò non ha più importanza.
Le risposte Giusto le ha avute.....ed ora sa...ora ha cominciato a capire....


...ma capire ha avuto un suo prezzo, e Giusto ora sta pagando.....la realtà si sta sempre più confondendo con l'incubo, la commistione è tale per cui non è più tanto facile distinguere i due elementi.

Lo sguardo di Giusto è cambiato....adesso contiene una scintilla....la scintilla della follia.....

"Tornare dall'Achaia nell'Urbe per vedere dei fantasmi? Dunque è per questo che son stato condotto nuovamente in caput mundi?"
dice Giusto vedendo il pretoriano Bellero.
5/29/2003 11:01 AM
 
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The Last Larkman
Discepollo Imperiale
FALCO

Falco mantiene ancora il suo portamento orgoglioso e il suo passo è fiero come sempre.
Ma qualcosa è cambiato in lui, la determinazione che lo animava tempo addietro è scomparsa, lasciando posto ad un velo di pazzia.
L'animosità che lo caratterizzava è andata scemando e lo spazio lasciato libero è stato colmato dalla nuova, fredda consapevolezza di ciò che si nasconde, di quel mondo di cui pochi sanno e che invece tutti dovrebbero temere.

Falco ha affinato le sue arti della guerra e, insieme ad Aracus, ha conseguito parecchie importanti vittorie sui Barbari.
Ma la sete di conoscenza non si è esaurita.
Per anni Falco ha cercato informazioni su Ex-Lvce, ormai divenuta un'ossessione.
Ha tentato di comprendere, di sapere... Ma nulla! I misteri che nasconde sono troppo grandi per lui. La loro conoscenza porterebbe chiunque alla pazzia... Forse è Falco che inconsciamente non li vuole accettare, forse è quel briciolo di lucida consapevolezza che alberga nel suo cuore ad averlo salvato più volte dal cadere in quell'immenso baratro che è la conoscenza...

Quante notti insonni, quante volte Falco si è svegliato urlando nel cuore della notte, madido di sudore.
Il ricordo di quegli occhi di ghiaccio lo perseguita ancora. Falco pensava di averli sconfitti una volta per tutte, ma così non è stato. O meglio, quegli occhi ora non gli fanno più paura, ma lo scrutano continuamente, leggendo ogni suo minimo pensiero alla ricerca di qualche debolezza per poterlo colpire...
Aracus è sempre stato al suo fianco. E' cresciuto, ora non dipende più da lui. Tutto quello che hanno passato insieme ha rafforzato ancora di più l'amicizia che li lega.

Dopo la scomparsa della sua Centuria Falco ha passato un periodo di grande tristezza e di immensa depressione. Il senso di colpa continua a perseguitarlo, incessantemente. Quanti uomini che credevano in lui uccisi senza motivo alcuno, quante urla di vendetta nella sua testa. Urla di giovani soldati che chiedono perchè, che vogliono un motivo per la loro morte...
E sempre Aracus era lì, pronto a sostenere il suo amato Centurione.

...

Falco avanza con passo deciso per le vie di Roma seguito da Aracus, avvolti in scuri mantelli per non dare nell'occhio.
Ex-Lvce giace al fianco di Falco, la cui mano spesso corre all'elsa. La consapevolezza di avere la magica lama al suo fianco lo conforta e lo aiuta a scacciare quelle orribili visioni che spesso si stagliano lungo la via.

Una volta giunto a casa del Senatore Falco si rilassa, ma sa di non poter mai abbassare la guardia perchè quegli orrori non aspettano altro per poterlo consumare, per sottrargli quel poco di senno che gli resta.
Falco è consapevole di questo. Più volte Aracus l'ha sorpreso nel cuore della notte a vagare solo per le stanze della caserma.
Quante notti insonni passate davanti alla casa della sua amata Aris. Lei lo considera un pazzo, non può capire. Non vuole capire!

Ormai Falco ha perso tutto per colpa di Ex-Lvce, per colpa di ciò che conosce...
Non gli resta che il suo potere e la forte amicizia con quelli che come lui hanno sentito il gelido tocco della morte su di loro in quella caverna, quattro anni prima...

...

La vista del Pretoriano Marco mi fa sobbalzare e la mano corre nuovamente al pomo di Ex-Lvce, inconsciamente. Ormai è un riflesso automatico dovuto all'ossessione con cui controllo di averla appresso.
"Pretoriano Marco? Siete proprio voi? Com'è possibile, credevamo tutti foste morto..."

Poi la vista di Giusto mi riempe di gioia, facendomi dimenticare per un attimo i dubbi sul Pretoriano.
Giusto sembra sempre lo stesso, ma so che qualcosa in lui è cambiato. Qualcosa che non si può vedere, come è successo a me...
Abbraccio caldamente l'amico ritrovato.
"Giusto, quanto tempo! Come stai?"

Poi mi ricompongo.
"Sembra che manchi ancora qualcuno Senatore, vero?"

"La fantasia è più importante della conoscenza..."

[Modificato da lark 29/05/2003 11.04]

5/29/2003 7:00 PM
 
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Incubi. Li avevo lasciati dietro di me, in un lontano e sperduto paesino del sud Italia, ma è stato tutto inutile... la mia colpa mi perseguita e lo farà per tutta la mia vita. Non importa che io stia tentando di riscattarmi servendo fedelmente l'Imperatore, quell'immagine ricorrerà per sempre di fronte ai miei occhi: 3 colpi, 3 pugnalate, le lacrime, l'esilio, il rimorso. Però sono io che ho voluto così. Forse il fardello che porto mi aiuterà a sopportare meglio ben altre terribili immagini...

Ma questa riflessione ad occhi aperti dura solo il breve volgere di un attimo, la fredda brezza che stamani spira dai Colli mi riporta in breve alla realtà. Ho ricevuto ordine tassativo di recarmi a casa del ex senatore Caio Albertus, dopo quattro anni dalla mia precedente visita. Le alte sfere governative ritengono che la mia presenza sia indispensabile, e per quanto mi sforzi di scacciarlo, un pensiero sgradevole si affaccia di continuo nella mia testa. Improvvisamente un altro sogno ad occhi aperti che muta ben presto in un incubo. La grotta, la pozza riflessa, Falco, Caio, Aracus e Giusto che vi entrano, io sono attardato ed è lì che accade qualcosa. Quella... quella... COSA, un pipistrello forse? Uno scorpione? Temo che neppure gli Dei potrebbero dirlo con certezza.
E' un attimo. Mi guarda dal suo volto e la cosa terribile è che NON HA VOLTO, ma io sento ugualmente che qualcosa, un vortice di occhi sta penetrando nella mia anima e sta scavando fra i miei pensieri ed i miei ricordi. I miei ricordi... Clarissa! No! Dannata indovina, io non voglio dimenticare, i miei ricordi rappresentano quello che sono diventato, senza di essi sarei semplicemente una larva. Decido di provare a lottare per conservare i miei ricordi ma il terrore mi assale, finalmente posso capire con certezza quello che aveva provato Falco a Cartagine e mi rendo conto che le sue non erano fantasie o allucinazioni, come ipotizzava Caio. Poi più niente.

Buio. Freddo. Solitudine. Disperazione. Panico. Quanto dura tutto ciò? Almeno due anni, stando ai pescatori che mi hanno poi ritrovato alle propaggini del deserto, non lontano da una spiaggia, ma come ci sia arrivato resta un mistero. L'Imperatore crede alla mia storia e mi incarica di scoprire chi è celato dietro a queste mostruosità, missione alla quale ho dedicato gli ultimi due anni.

Torno al presente, sono inconsciamente giunto di fronte alla magione di Caio Albertus. Il pensiero sgradevole si riaffaccia: questo incontro non è estraneo alla mia missione. E sarà piacevole rivedere quelle persone con cui in fondo ho condiviso qualcosa di unico e terribile. D'altronde ormai la mia vita è consacrata allo studio di cose che non dovrebbero esistere ma che io ho realmente visto in quella caverna, e che stando alle voci hanno visto anche gli altri.

Come previsto, la mia apparizione suscita stupore. Mi inchino con educazione:
"Pretoriano Marco Bellero, in carne ed ossa per servirvi, come piaccia all'Imperatore. Credo proprio che avremo molte cose di cui parlare..."

5/31/2003 1:19 PM
 
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Dopo quattro anni torno a Roma.

Roma... quella che io un tempo credevo la capitale di un impero indistruttibile, un impero che adesso mi appare tremendamente vulnerabile, se rapportato alla potenza di quello che vidi in quella caverna.

Più e più volte ho provato a scacciare dalla mente quei ricordi, ma quando non sono gl'incubi, ci pensa il mio braccio a ricordare cio' che ho provato, e al solo pensiero rabbrividisco ancora adesso. Mi sono buttato in battaglie senza il minimo timore, conscio del fatto che nessuna ferita, e forse nemmeno la morte, mi avrebbero riservato un dolore più accecante di quello.

Queste esperienze mi hanno fatto maturare, ma niente e nessuno mi ha mai aiutato come Ator. Seppur fosse ridotto a poche ossa e camminasse a stento, nella sua voce si sentiva ancora il vigore di un tempo.

Ci eravamo accampati per la notte in un piccolo villaggio, ero intorno a uno dei fuochi con qualche membro della centuria; tutti si vantavano delle loro incredibili gesta compiute nella giornata di combattimenti, io me ne stavo lì, in mezzo alla gente ma in realtà da solo, senza pensare a nulla, lo sguardo verso il cielo. Poi sentii la sua voce alle mie spalle:"Aracus!". Trasalii riconoscendola immediatamente e voltandomi rimasi sconcertato di sentir provenire quella voce da un corpo così esile, che sembrava quasi ondeggiare alla leggera brezza del nord. Rimasi come incantato per qualche istante e poi scoppiai in un grido:"Ator! Fratello mio!" correndo ad abbracciarlo e sentendo con orrore la spigolosita delle sue ossa sul mio corpo.
Falco mi permise di rimanere con lui e di assentarmi dai combattimenti. Ma purtroppo Ator se ne andò dopo solo tre giorni, portato via da un male che lo aveva consumato poco a poco. Parlammo, parlammo davvero a lungo, e quando lo vidi spirare fra le mie braccia, non piansi. Grazie a lui in quei tre giorni, ero divento l'uomo che non ero riuscito a diventare nel resto della mia vita...

E adesso mi ritrovo a Roma, di nuovo chiamato insieme a Falco da Caio Albertus, così come quattro anni fa. Entrato nella casa, mi tolgo il mantello e lo porgo ad uno dei servitori. Dopo Falco abbraccio anch'io Giusto; è incredibile come le persone si possano legare stando insieme per così poco tempo, ma la nostra esperienza ci ha unito in modo particolare, e nonostante ci abbia tolto tanto, ci ha almeno regalato quest'amicizia profonda.
Poi il mio sguardo cade sull'altra persona presente nella stanza:"Pretoriano Bellero!" esclamo con stupore.
6/2/2003 8:29 PM
 
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Caio Valerio Massimo
Caio non è mai stato quello che si potrebbe definire uno “studioso” , tuttavia è portato a fini ragionamenti e nutre un vivo interesse per la filosofia stoica e per i misteri di vario genere. Tutto questo in teoria……Poi una volta venuto in contatto con quei “misteri” si è reso conto che certe cose farebbero meglio a restare sepolte, nascoste per sempre. Per questo dopo la sua traumatica esperienza vicino Carthago ha deciso che lo scopo della sua vecchiaia non sarà semplicemente scoprire misteri, ma se necessario, seppellirli per sempre…..

Non sperava più di ritrovare i suoi compagni di sventura, forse anche perché NON voleva trovarli! Ad essi erano legati ricordi tremendi e cose allucinanti che Caio tenta sempre di tenere lontane dalla sua mente….fintanto che è cosciente: di notte l’irrazionale e l’orrore prendono il sopravvento sulla volontà dell’uomo. Lui, ex-gladiatore, vincitori di decine di duelli, uomo che ha costruito la propria fortuna e la propria ricchezza da solo, non riesce a vincere la battaglia con la sua mente e gli incubi che in essa si nascondono.
Probabilmente questa chiamata è l’inizio di un nuovo incubo, o la fine di tutti gli incubi. Sicuramente Caio reputa che sia tempo sprecato cercare di convincere le oziose autorità del pericolo che l’impero corre COSTANTEMENTE. Un impero così effimero in confronto a ….no questo è un pensiero da tener lontano.



Stringo le braccia dei miei vecchi compagni. Improvvise nella mia memoria si riformano le loro voci, i loro volti, il loro modo di fare e di porsi. Li esamino bene, prendendomi tutto il tempo che mi serve. Per la prima volta da tantissimo tempo mi lascio sfuggire un sorriso e il mio volto impassibile accenna un moto di felicità!

Loro, solo loro mi possono comprendere, comprendere me ma anche il mio dolore.
Li saluto tutti e poi mi rendo conto di una cosa: è come se non ci fossimo mai lasciati!!

6/3/2003 3:31 PM
 
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I servitori della casa del senatore sono come li ricordavate: efficienti e veloci.
Avete tutto il tempo per conversare, dato che un servitore vi avverte che il senatore arriverà entro poco tempo.
Alcuni servitori sono però ancora sulla porta della villa del senatore, come in attesa di un altro ospite.
L'atmosfera é tranquilla, quasi come se una famiglia, che da lungo tempo non si vedeva, ora fosse nuovamente riunita.


[ovviamente é necessario che vi scambiate un paio di battute: Marco Bellero dovrebbe essere il primo, no?]
6/4/2003 12:52 PM
 
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Marco Bellero
"Posso comprendere lo stupore nel rivedermi dinnanzi a voi ed è certamente pari alla felicità che provo in questo momento nel potervi riabbracciare. Alcune notizie, incerte e frammentarie, mi avevano rassicurato circa la vostra sorte, ma il timore che le nere potenze dell’Ade vi avessero sopraffatti mi aveva comunque sempre accompagnato in questi anni, almeno finché non ho varcato la soglia di questa magione ed ho potuto udire le vostre voci”. “E’ tale la mia gioia in questo momento che anche le parole stentano ad essere pronunciate e le mani tremano come ad una qualunque donnicciola!”
L’espressione di Marco è raggiante come mai più gli era accaduto dai lontani tempi della fanciullezza. I suoi terribili ricordi per un attimo si sono dissolti come neve al sole, spazzati via dalla momentanea gioia.
“Sia pertanto lode al nostro nuovo incontro, compagni! Lode a te Giusto, sommo in sapienza ed erudizione… lode anche a te Caio, maestro del gladio e della pugna… e lode a te Aracus! Sul tuo volto leggo chiaramente i segni della tua completa maturazione, da fido scudiero a valente condottiero… e lode anche a te, Falco! In quella dannata spelonca ho capito cosa avevi provato in cuor tuo a Cartagine. Mi maledico per aver potuto dubitare di te e mille volte il tuo perdono non sarà mai sufficiente alla mia coscienza per placare il rimorso di aver messo in dubbio le parole del più grande centurione della storia di Roma eterna”. La faccia di Marco sembra essere tornata cupa come al solito… istintivamente una mano si porta in un attimo al collo, nel tentativo di stringere qualcosa febbrilmente.
“… ma adesso è giunto il momento in cui sappiate che cosa mi accadde quella volta, quattro anni or sono. Purtroppo quella scena mi accompagnerà per il resto dei miei giorni. Alla fine dello scontro con l’incappucciato ero dietro a tutti voi ed ero letteralmente paralizzato dalla paura, sebbene mai un pretoriano dovrebbe ammettere una tale vergogna. Tuttavia mi ero imposto di seguirvi a tutti i costi in quella pozza incredibile. Ad un tratto tutto cambia, la pozza non c’è più e voi con lei, sono solo! No, non ero solo…” il respiro di Marco si fa affannoso, una vena inizia a pulsare ossessivamente all’altezza della tempia “… era comparso QUALCOSA davanti a me. Non chiedetemene una descrizione, non mi è possibile fornirvela, ricordo vagamente che somigliava ad un pipistrello e ad uno scorpione, ma quell’essere NON AVEVA VOLTO! NE ERA PRIVO! ERA SENZA VOLTO E MI GUARDAVA!” Marco è chiaramente in preda al terrore, la faccia è paonazza, gli occhi stanno scrutando chissà quale mostruosità all’orizzonte e la vena sembra sul punto di scoppiare, al pari della mano che continua a stringere violentemente qualcosa al collo, sotto le vesti e l’armatura. Le sue urla si possono sentire in tutta la casa “MI GUARDAVA DENTRO, GRANDE GIOVE! QUEL VORTICE DI OCCHI TURBINAVA DENTRO DI ME E STRAPPAVA VIA LA COSA A ME PIU’ CARA, I MIEI RICORDI! HO LOTTATO, HO TENTATO DI RESISTERE, HO TENTATO…”
Silenzio. Marco tace improvvisamente, si ode soltanto il suo respiro convulso ed il battito velocissimo del suo cuore. Poi ricomincia a parlare con voce atona, quasi fosse una statua animata “E poi il buio. Ho vagato in chissà quali tenebre per due lunghi anni, privo di coscienza, fin quando sono ricomparso su una spiaggia non lontana da Tarragona e sono stato ricondotto in patria, al servizio dell’Imperatore…” a questa parola Marco sembra tornare in sé, e con enorme sforzo conclude il suo discorso “Questa è la mia triste storia, che sia vera oppure no non saprei dirvelo neppure io. L’unica cosa certa è che non vi ho traditi né mai avrei voluto abbandonarvi nel momento del pericolo. Permettetemi dunque di chiamarvi AMICI e di mettere nuovamente la mia spada e la mia anima al servizio vostro e della vostra causa, che poi è anche la mia, per la gloria dell’Imperatore e di Roma eterna.” Marco si lascia andare su una poltrona, esausto e con la fronte imperlata di sudore…

[Modificato da raiden il redentore 05/06/2003 9.31]

6/4/2003 4:58 PM
 
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Falco

Le parole del Pretoriano Marco sono molto toccanti e ora molte cose si spiegano...
Da sempre desideravo conoscere quale terribile potenza fosse stata in grado di sterminare i miei soldati a Cartagine.
Volevo sapere anche se in cuor mio conoscevo già la risposta...
Un velo di tristezza mi copre il volto e per un attimo osservo Aracus, al mio fianco.

Poi mi avvicino al Pretoriano e mi inginocchio al suo fianco, poggiandogli una mano sulla spalla.
"Pretoriano Marco, capisco il tuo dolore e la tua paura. Quella sensazione continua a perseguitare i miei sogni da anni ormai... "

"Non temere, però. Quegli incubi non possono nuocerti, devi solamente trovare dentro di te la forza di affrontarli e non di fuggirli..."

Quindi mi alzo e mi rivolgo agli altri.
"Ebbene, siamo tutti qui riuniti come un tempo. Il cuore è colmo di gioia nel rivedervi, ma ho come l'impressione che manchi ancora qualcuno all'appello..."

"Sbaglio forse?", dico rivolto ai due servitori.

"La fantasia è più importante della conoscenza..."

[Modificato da Gornova 05/06/2003 9.11]

6/5/2003 9:02 AM
 
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Giusto
Giusto ascolta con emozione le parole del pretoriano, ed in cuor suo comprende che l'orrore perso l'oblio di quei due anni ancora in parte si manifesta nel povero Marco.

<[mi avevano riferito di averlo trovato sulle sponde di Tarraco....]>

Egli non aggiunge niente alle parole di Marco ne' a quelle del centurione....<[tutti noi portiamo i segni di quell'esperienza, e per quanto ci si sforzi nessuno riuscirà a nasconderli...]>

Non avendo notato i servitori che aspettavano, Giusto è un po' sorpreso di sapere che arriverà qualcun'altro......e volge lo sguardo con curiosità verso l'ingresso.

6/5/2003 3:21 PM
 
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Resto in ascolto delle parole dei miei compagni, calmo e impassibile dopo la gioia iniziale. Cominciano in fatti a riaffiorare ricordi che solo alla luce del sole svaniscono, non sembrando reali, ma che, rievocati dai miei compagni minacciano di essere reali non più solo di notte.

Poi di improvviso come se tornassi solo allora alla realtà dico:

"Sono contento di riaverti tra noi Marco, spesso i viaggi della mente sono assai più lunghi di quelli del corpo."


6/6/2003 8:15 PM
 
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Mano a mano che sento il racconto del pretoriano, la rabbia si trasforma in compassione.

E io che pensavo fosse fuggito! Povero Marco! Forse ha passato cose peggiori persino delle nostre, se cio' è possibile...

"Pretoriano Bellero, sono triste nell'ascoltare la vostra tremenda avventura, ma comunque felice per avervi nuovamente fra noi!".
6/7/2003 10:12 AM
 
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I due servitori si guardano, sorridono a Falco, ed uno di loro dice:
"Centurio, penso sia arrivato"
Guardate tutti all'ingresso: effettivamente sentite dei passi all'interno del cortile della villa del senatore.
Quando lo vedete, é come vedere un vecchio amico, anche se di fatto siete stati assieme a lui solo pochi giorni.
Il sacerdote di Apollo, Romeo Detamargus, dice:
"Salve, compagni"
La sua pelle é ancora riarsa dal sole, i suoi occhi sono profondi come sempre, ma vedete, o meglio, sentite tutte le parole non dette.
Anche lui era la assieme a voi.
Vedete i suoi movimenti veloci, sicuri, mentre porge parte della sua veste al servitore, e si accomoda su una poltrona: assaggia un pò di uva, vi guarda, sorride e dice:
"Beh, che c'è?"
Poi il suo sguardo cade sul pretoriano: improvvisamente si fa più serio, e gelido dice:
"E tu, come osi essere qui dopo quello che ci hai FATTO?"
Per qualche istante, vedete un odio senza fine comparire negli occhi di Detamargus,ma é solo un attimo.
6/9/2003 10:54 AM
 
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FALCO

L'arrivo del Sacerdote è una piacevole sorpresa.
Lo saluto e quando si rivolge al Pretoriano Marco, le sue parole sono come uno schiocco di frusta.
Mi intrometto nel discorso per calmare le acque. Non voglio che il nostro "incontro" venga rovinato.

"Sacerdote, la prego di ascoltare prima quanto ha da dire il Pretoriano Bellero. Ha appena finito di raccontarci quanto gli accadde in quella caverna quella sera di quattro anni fa..."

"Sulle prime ero scettico, ma durante il suo racconto ho visto i suoi occhi. Ho visto in lui quello che ho visto in me e credo ci abbia raccontato la pura verità..."

Quindi mi rivolgo al Pretoriano.
"Pretoriano Marco, vuoi gentilmente raccontare anche al Sacerdote quanto ti accadde in quella caverna? Lo so, non è facile ricordare ancora "quello", ma ti prego. Anche lui deve sapere..."

Dopo di che lancio un'occhiata di assenso in direzione del Sacerdote.
6/9/2003 3:55 PM
 
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Alle parole di Falco faccio un cenno di assenso con la testa.
6/9/2003 8:17 PM
 
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Marco Bellero
Udendo le dure accuse del Sacerdote, Marco sembra riaversi dal torpore e dalla spossatezza e recuperare il controllo. Si alza di scatto dalla poltrona, i suoi occhi balenano la fiamma dell'orgoglio ed il suo tono non sembra promettere niente di buono.
"E voi, come osate rivolgervi a me in simili termini? In pratica voi mi state accusando di codardia, tradimento, vigliaccheria o chissà che cosa senza neanche avere l'intenzione di chiedermi una valida giustificazione? E, in nome di Cesare, che cosa mai avrei fatto?"
"Vorrei ricordarvi, Sacerdote, che avete di fronte un pretoriano che ha destinato la propria vita alla causa dell'Impero e del suo sommo rappresentante, Ottaviano Augusto erede di Cesare. Accusando colui che esegue personalmente le volontà dell'Imperatore voi osate mettere in dubbio la sua stessa persona... o forse il massimo depositario della fede del Dio Sole è in grado di giudicare i mortali senza neanche conoscerne i pensieri e le azioni?"
"Perdonate lo scatto, amici, ma mi rattrista molto il fatto che un vecchio conoscente, all'atto del nostro ritrovo, blateri accuse così prive di fondamento. E, se possibile, vorrei evitare di ripetere quel che ho detto in precedenza a voi... come avrete capito non sono ricordi piacevoli. Già mi è difficile le convivenza, senza doverne sopportare una ennesima rievocazione".

Un pensiero, tuttavia, affievolisce quasi subito lo sguardo orgoglioso di Marco: "Ma se avessi combinato veramente qualcosa in QUEI due anni... qualcosa che non riesco a ricordare?"

6/11/2003 10:12 PM
 
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Lo scatto d'ira di Detamargus ha spaventato i servitori, che si sono prudentemente allontanati dalla sala.
Detamargus pare intenzionato a non ascoltare le parole di Falco, e dice:
"Come... vi siete dimenticati che lui non era insieme a noi in quel.... in quell"
Vedete la follia riaffiorare nella mente di Detamargus.
Anche lui soffre, lo vedete chiaramente, ma osservate anche che i suoi occhi sono carichi di un odio senza nome e senza tempo: il bersaglio un istante é Falco, dopo é Aracus, poi é Marco, poi Caio.
Il sacerdote però si ricompone, e dopo alcuni istanti si controlla e dice:
"Va bene, Bellero.. se loro ti credono, lo farò anche io. Ma, ti avverto.."
E qui lo sguardo di Detamargus torna nuovamente minaccioso
"Scompari un'altra volta e sarà mia premura trovarti e farti pagare per un nuovo tradimento"
Detto questo Detamargus si siede, e approfitta dell'ospitalità della casa dell'ex-senatore Albertus, bevendo il suo ottimo vino.
6/12/2003 9:04 AM
 
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Giusto
Giusto decide di rilassarsi, sembra che Romeo Detamargus sia ancora in grado di distinguere il bene dal male.....per quanto ancora però, è incerto.....

"Non resta che aspettare il senatore signori..."

Dicendo questo Giusto imita il sacerdote e si accomoda, assaggiando del'uva e sorseggiando poco vino...

6/12/2003 2:11 PM
 
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Caio
Alle parole di Detamargus aggiungo:

"Sono concorde con voi, si può dare solo un'altra possibilità ad un traditore sospetto."

Intanto penso che se il suo tradimento dovesse essere effettivo potrebbe causarci gravi problemi in situazioni difficili.

Mangio anche io qualche primizia.
6/12/2003 2:15 PM
 
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Rimango un po' stupito della dura reazione di Detamargus. E' giustamente arrabbiato, ma non mi aspettavo da lui una tale e così violenta reazione.

Quando si è seduto, mi avvicino e saluto con affetto il sacerdote; porgendogli la mano, ripenso a quando lo vidi per la prima volta a Cartagine, al senso di inquietudine che mi avevano causato i suoi modi di fare, ma non posso non pensare alle calorose cure prestatemi in quella caverna. Se non ci fosse stato lui, avrei perso il braccio e per questo gli sarò eternamente grato.
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