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LA BIBBIA GIUSTIFICA L'OSTRACISMO PRATICATO DALLA WT ?

Last Update: 8/6/2022 10:57 PM
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8/6/2022 10:02 PM
 
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I tdg sono obbligati dalla loro organizzazione a praticare un ostracismo ferreo nei confronti dei loro ex consociati che arriva a rendere molto dura la vita di essi spingendoli perfino al suicidio, soprattutto qualora tale ostracismo viene attuato dagli stessi familiari e consanguinei.
La wt tenta di giustificare tale comportamento adducendo alcuni versetti biblici interpretati in maniera da far sembrare come un dovere verso Dio, quello di trattare da nemici e di arrivare ad odiare coloro che per qualsiasi motivo vengono disassociati o si dissociano dalla loro organizzazione.
Vediamo quali sono i versetti in questione e in che modo vengono interpretati dalla wt per spingere i loro associati ad essere inflessibili nell'osservanza dell'ostracismo.
[Edited by Credente 8/6/2022 10:03 PM]
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8/6/2022 10:08 PM
 
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Al seguente link abbiamo già affrontato questa tematica citando tante pubblicazioni della wt e ricostruendo tante situazioni aberranti che vengono provocate dalla pratica dell'ostracismo:

https://credenti.freeforumzone.com/d/10688393/LA-DISUMANA-PRATICA-DELL-OSTRACISMO-VERSO-GLI-EX-TDG/discussione.aspx

In questa sezione invece ci occupiamo unicamente di analizzare i versetti che la wt usa per giustificare tale pratica.

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8/6/2022 10:14 PM
 
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Vediamo innanzitutto come si comportava la Chiesa di Cristo verso i peccatori e coloro che non vivevano il cristianesimo cosi com'era stato loro insegnato. Basta leggere 2 Tessalonicesi capitolo 3 e troverete tutta la risposta. Viene detto:
"Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perché si vergogni;
non trattatelo però come un nemico, ma ammonitelo come un fratello … La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi. " Sì! L'amore cristiano trionfa sul peccato. Cristo era con tutti. La Chiesa, pur essendo ferma nel sostenere la dottrina di Cristo, non avrebbe mai abbandonato i suoi figli. Provvedendo amorevole giuda con ammonimenti per ricondurli sulla retta via.

Perché i leader della setta incoraggiano l'Emarginazione Coercitiva? Facendo divieto assoluto di leggere e ascoltare le testimonianze dei fuoriusciti? Una delle ragioni, di evitarli totalmente, è che parlando o discutendo con loro, gli adepti, potrebbero aprire gli occhi sulla realtà delle cose, come le false predizioni riguardo la fine del mondo e le false dottrine apostate che rinnegano Cristo e la salvezza celeste. Divenendo finalmente liberi dalla morsa della setta e il suo totalitario controllo.

Veniamo ora ai versetti usati dalla wt

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8/6/2022 10:18 PM
 
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INTERPRETAZIONE INGANNEVOLE di 1 Cor. 5,9-11,
 


Il  versetto chiave che viene usata dai TdG per disassociare il "peccatore consapevole""impenitente" a motivo di violazione dei principi morali cristiani, tra cui anche un dissenso verso qualche dottrina della wt.

«Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl'idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi» - 1 Corinzi 5, 9-13 9.

Questa scrittura è fondamentale nel trattare il tema della disassociazione, giacché viene usata dalla WTS proprio come testimonianza della necessità di una salvaguardia della purezza della congregazione, e come prova che l'allontanamento del peccatore è un mezzo per aiutarlo a ristabilirsi spiritualmente. In effetti la p arte che ho messo in grassetto parrebbe essere inequivocabile e non dare spazio ad altre possibili interpretazioni. Non si può nemmeno mangiare con i peccatori. Non si potrebbe essere più espliciti nel dire che vanno evitati!

In realtà, siccome era consuetudine per i cristiani del primo secolo partecipare all'eucarestia (e questo già si nota anche dai primi documenti cristiani, quali la Didachè di fine primo secolo), volendo significare con l'adesione alla mensa eucaristica di essere tutti un tutt'uno col corpo e col sangue di Cristo (la Chiesa infatti è il "corpo mistico di Cristo"), questo passo paolino sta ad indicare l'esclusione dal sacramento della comunione; in sostanza la persona peccatrice non avrebbe più dovuto accostarsi al banchetto eucaristico (l'agape fraterna) in quanto non ne era più degno. Il versetto andrà dunque inteso come un'esclusione da tutti i sacramenti ecclesiali finché la persona non si sia ristabilita (per la Chiesa il ristabilimento avviene attraverso il sacramento della confessione, che consiste nella penitenza del singolo raccolta da un sacerdote).

Questo è il funzionamento standard ancora oggi di una scomunica cattolica. Chi si trova in stato di peccato mortale infatti non ha il diritto di prendere la comunione, tanto più se il sacerdote è al corrente della sua situazione non dovrebbe dargliela (non a caso l'invito fatto è quello di confessarsi per mettersi a posto con Dio).

Il trasgressore della comunità dei Corinzi invece oltre che un peccatore era anche un sobillatore e si gloriava delle sue azioni, tant'è che tutta la chiesa locale dei Corinzi era talmente pervasa dalla sua corruzione da arrivare a vantarsi di avere un peccatore di questo tipo dentro le sue fila. Se infatti leggiamo i primi versi del capitolo 5 dei Corinzi, troviamo scritto:

«Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani; al punto che uno si tiene la moglie di suo padre! E voi siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio, perché colui che ha commesso quell'azione fosse tolto di mezzo a voi!»

Quel "si ode" detto da Paolo sta ad indicare che la notizia del peccato di questo cristiano era diffusa in lungo e in largo per tutto il territorio, il che significa che il peccato non era nascosto ma dichiarato alla luce del sole. Inoltre Paolo prosegue dicendo "voi siete gonfi" ad indicare che i Corinzi erano fieri di avere una persona del genere dentro le loro fila, mostrandosi perciò che il livello di corruzione era pressoché totale, ed il peccato ben visibile e dichiarato dell'impenitente aveva ormai resa marcia tutta la comunità locale.

Ed ecco che a mali estremi si ricorse ad estremi rimedi. Essendo davvero un pericolo per la salvaguardia spirituale degli altri, Paolo fece togliere di mezzo questo peccatore dalla comunità attraverso una scomunica pubblica, di modo che gli altri potessero sapere che non era più un cristiano.

Ancora oggi la Chiesa Cattolica, in momenti di severa pericolosità per il gregge scomunica platealmente le persone (solitamente dei prelati, ma a volte succede anche con i laici) prendendo estremi rimedi secondo l'estrema necessità. Chi subisce questa scomunica pubblica però non subisce l'emarginazione e l'isolamento perché non è questo ciò che il vangelo di Cristo ha insegnato.

La Chiesa quindi sistema la questione dei Corinzi nell'ambito della particolare necessità contingente in cui la cosa si è venuta a verificare, e decide che tipo di durezza adottare a seconda delle circostanze. Va da sé che la scomunica comporta l'esclusione del peccatore dalla vita sacramentale e non dagli affetti dei propri amici o parenti.

Fin qui l'esame sulla disassociazione per violazione dei principi morali cristiani. Adesso passiamo al peccato di apostasia, che per i TdG coinvolge sia i disassociati per apostasia che i dissociati volontari che se ne sono liberamente andati per dissenso dottrinale. Passeremo quindi in esame la scrittura di 2 Giovanni dove si parla dell'anticristo fino ad arrivare a quelle relative a Imeneo, Fileto ed Alessandro, concernenti le divisioni nella chiesa, per poi arrivare infine a mettere in risalto un particolare del capitolo 11 di 1 Corinzi sempre sulle divisioni.



Il principale versetto che viene applicato erroneamente e incoraggia l’ostracismo è: 1°Corinti 5:9-11:

“ Nella mia lettera vi scrissi di cessar di mischiarvi in compagnia di fornicatori, non [volendo dire] interamente con i fornicatori di questo mondo o con gli avidi e i rapaci o gli idolatri. Altrimenti, dovreste effettivamente uscire dal mondo. Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”.

Questo versetto non si applica ai disassociati, perché il versetto 11 afferma di: “cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello”.

Il disassociato NON è più un FRATELLO e quindi non può chiamarsi tale, di conseguenza questa scrittura non si applica a loro, ma bensì a quelli che praticano i peccati suddetti, ma che per varie ragioni si trovano ancora DENTRO la congregazione.

L’apostolo Paolo più avanti (versetto 13), consigliò di compiere l’azione di rimuovere quest’uomo, perchè evidentemente ancora non era stato fatto, dicendo: ”rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”.

Compiere questa azione non avrebbe senso se si trattava di un disassociato perchè questo oramai GIA’ era stato rimosso! Quindi occorre concludere che questa azione verso di lui ancora non era stata compiuta! Che dire poi del versetto 12 che dice: “Non giudicate voi quelli di DENTRO?” Questa persona era ancora DENTRO quando Paolo diede questo comando, quindi era evidente che non era ancora stato rimosso! Paolo voleva dire che se noi veniamo a conoscenza che un fratello pratica il peccato, non ci assoceremo intimamente con lui, ma lo considereremo un falso fratello .Sia il “mischiarci” che il “mangiare”, implicano avere rapporti stretti e intimi, ma non vieta di avere i normali rapporti che si hanno con le persone di altro credo o non credenti. (Galati 2:4-5; 3°Giovanni 9-10).

Ordunque Paolo parla di chi “definendosi o chiamandosi Fratello” si mostrava fornicatore, avido, idolatra,ecc…

. Il comportamento indicato da Paolo avrebbe anche senso nei confronti di tali persone affinché una buona volta DECIDANO da che parte stare e di mostrarsi coerenti.

Peccato che tale comportamento venga anche tenuto nei confronti di chi da questa religione ne sia uscito volontariamente perché magari semplicemente non ci credeva più, Senza per altro aver neppure COMMESSO I PECCATI descritti da Paolo..

Lascia basiti come l’organizzazione riesca a far accettare delle interpretazioni e delle decisioni così ERRONEE E DEVASTANTI, senza che nessuno possa obiettare.

Completiamo dunque il discorso sulla disassociazione per apostasia e la dissociazione volontaria per dissenso dottrinale verso gli insegnamenti della WTS! Per questa casistica i TdG citano la seconda lettera di Giovanni, nella quale si legge:

«9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie».

Da questo passo i TdG si sentono autorizzati quindi a emarginare anche il disassociato per apostasia o il dissociato - che ovviamente se ne va per dissenso dottrinale e quindi tecnicamente rispetto al geovismo è "apostata" - in quanto a tali persone bisogna anche togliere il saluto. Non solo i TdG arrivano a questa conclusione ma estendono il concetto qui espresso collegandolo alla scrittura di 1 Corinzi capitolo 5 - esaminata precedentemente in questo stesso studio - per far comprendere come l'emarginazione o la "morte sociale" per l'ex sia un principio cristiano.

Già abbiamo spiegato abbondantemente il provvedimento disciplinare di Paolo ai Corinzi nacque per un caso di estrema necessità, contingente a quella specifica situazione, giacché vi era un rischio di disfacimento totale dell'intero tessuto connettivo della chiesa locale: i cristiani odierni dovrebbero dunque adottare simili misure estreme valutando caso per caso e solo in situazioni gravi foriere di pubblico scandalo che mettano a repentaglio la sopravvivenza della comunità.

Proprio per dimostrare che i sofismi illogici geovisti non hanno alcuno spazio, ammettiamo per puro amore del ragionamento che la Scrittura di 1 Corinzi indichi proprio quello che vogliono dire loro. È corretto prendere un verso di 2 Giovanni e collegarlo con 1 Corinzi? Siamo certi che si sta parlando in entrambi i libri di uno stesso gruppo omogeneo di persone? Per la WTS la cosa è certa: essere in dissenso con le sue dottrine teologiche parrebbe uguale ad uccidere, rubare e commettere adulterio! Non c'è alcuna differenza.

In realtà, già solo usando la logica, capiamo che non è affatto la stessa cosa, in quanto una persona può benissimo essere in disaccordo con le dottrine WTS ed essere al tempo stesso una persona integerrima e ligia ai principi morali cristiani. Il "peccato" di apostasia è quindi diverso dal peccato morale, in quanto non ha nulla a che vedere con la propria relazione con Dio, con l'onestà del proprio cuore e del proprio comportamento personale, ma ha attinenza solo per questioni relative a dissidi concettuali su temi teologico-dottrinali, ad esempio: Gesù Cristo è Dio? I giusti vivranno sulla terra o in cielo? 144000 è un numero simbolico o letterale? ecc.

Si tratta quindi di due gruppi non omogenei. I peccatori morali di 1 Corinzi non hanno nulla a che vedere con i peccatori dissidenti ideologici della seconda lettera di Giovanni. Perciò il collegamento fra i due versi operato dalla WTS è del tutto arbitrario e privo di fondamento.

 


[Edited by Credente 8/6/2022 10:36 PM]
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8/6/2022 10:20 PM
 
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Matteo 18:15-18:



«Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 17 Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano».



Chiunque sia stato TdG sa che questi passi vengono utilizzati dalla congregazione quando esistono delle discordie fra fratelli che non sono assimilabili a peccati gravi - per quei tipi di peccati esiste infatti un'altra scrittura nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo 5, dove si parla dell'espulsione di un peccatore impenitente di cui era risaputo che commetteva immoralità, passo che tratteremo in seguito.


Qui per la Watch Tower Society (WTS) lo scopo consiste nel mostrare che nel caso in cui un individuo non ascolta la Congregazione (Chiesa), allora costui dev'essere trattato come un pagano o un pubblicano.


Il ragionamento della WTS è il seguente: Gesù in questo versetto dice che se una persona è ribelle nella comunità religiosa, e non vuole ravvedersi di fronte alla congregazione, dopo che la questione è stata affrontata anche di fronte a testimoni, tale persona deve essere trattata come un pagano.


Come venivano visti i pagani ai tempi di Gesù dalla società ebraica? Costoro erano considerati degli 'am ha-aretz ("popolo della terra") e venivano evitati. Gli ebrei infatti si inchinavano alla volontà dell'unico vero Dio, Yhwh e non si sedevano né stavano insieme a queste persone che adoravano gli idoli. Stando quindi alla volontà di Gesù, anche noi cristiani dobbiamo evitare la compagnia di questi ribelli che vengono espulsi dalla congregazione, poiché sono come dei pagani.


Fin qui il ragionamento geovista. Dov'è l'inghippo in questa successione logica? Semplicemente nel fatto cheGesù non seguiva le indicazioni dei maestri farisei cui si appoggiava la tradizione ebraica ma bensì stava insieme ai pagani e ai pubblicani, mangiando e stando a tavola con loro. Nessuno dimenticherà infatti che una delle accuse principali che venivano mosse verso il Cristo era proprio che stava insieme ai peccatori, dalla qual cosa si deduce che non seguiva le consuetudini del proprio popolo in questo frangente.


A questo punto i TdG obiettano che però Cristo stava con i peccatori perché costoro non avevano ancora avuto l'accurata conoscenza della verità, cosa diversa rispetto a chi la ha avuta come cristiano, essendosi battezzato, e poi ha deliberatamente compiuto il peccato. Questa osservazione è cavillosa, perché sebbene la responsabilità del peccatore cristiano sia superiore rispetto a quella di uno che non conosce il cristianesimo, l'uomo tuttavia non è affatto perfetto ed è incline a compiere il male. Recuperarlo con l'esilio e l'emarginazione non è un buon metodo perché invece di colpirlo sui suoi bisogni spirituali lo si colpisce negli affetti, operando in lui un vero e proprio ricatto morale. Diverso invece se gli si negano i privilegi spirituali, o, nella fattispecie della Chiesa, i sacramenti liturgici che sono simboli della comunione con Cristo. Su questo punto comunque arriveremo con calma più avanti.


Intanto mi preme osservare che Gesù non seguiva molte usanze farisaiche che a suo avviso, oltre a non essere presenti nell'Antico Testamento, finivano per annullarlo: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini!".


La discriminazione degli 'ammei ha-aretz, cioè delle persone senza istruzione rabbinica e dei pagani, era qualcosa che non proveniva certo dalla Legge Mosaica ma dall'alterazione di tali precetti della Legge secondo la legalistica regola farisaica.


Si può anche osservare che Cristo era stato mandato a predicare il suo messaggio di speranza proprio al "popolo dalla dura cervice", gli Ebrei, i quali nonostante possedessero la Legge di Mosè emanata da Dio spesso non la seguivano, commettendo peccato. Se perciò i princìpi cristiani avessero davvero previsto l'allontanamento totale di chi non ascoltava Dio pur essendo già venuto a conoscenza dei suoi precetti,quale occasione migliore ci sarebbe stata per lo stesso Gesù di predicare dunque ai Gentili, evitando i suoi stessi compatriotti che avevano rigettato la Legge di Dio (la Legge di Mosè), pur conoscendola?


Cristo non ha invece seguito l'itinerario mentale suggerito dai TdG:per prima cosa Cristo parlò infatti proprio con gli Ebrei e solo in seguito, alla sua morte, il cristianesimo ha aperto le sue frontiere alle popolazioni pagane. Quindi i contatti con i "peccatori consapevoli" (così d'ora in avanti chiamerò coloro che peccano dopo aver avuto conoscenza della verità) Gesù li aveva senza problemi.


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8/6/2022 10:41 PM
 
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TOGLIERE IL SALUTO: ERRATA INTERPRETAZIONE di 2 Gv 1,10-11

2 Gv 1,10-11 10 "Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; 11 poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse."

Se si analizza bene il testo di 2 Gv 1,10-11 troviamo che il termine originale usato (kairein) non si riferisce al semplice saluto, ovvero al semplice e brevissimo "buongiorno", "buonasera", bensì al RALLEGRARSI con l'eretico; infatti l'apostolo, riguardo all'effettivo errante, scrive di non fare saluti di RALLEGRAMENTI con lui.
Inoltre occorre ricordare che un saluto, tra gli ebrei al tempo in cui Giovanni scriveva, poteva durare a lungo perchè ci si attardava nelle felicitazioni reciproche, e proprio per tale motivo Gesù stesso raccomandava di non salutare nessuno lungo la via, perdendo tempo prezioso e non certo per mancanza di rispetto o di stima (Luca 10,4).
E' evidente che non ci si può rallegrare nè felicitarsi con chi è nell'errore, ed è questo precisamente che l'autore intende raccomandare ai suoi discepoli cristiani. Ed è proprio questo che va fatto nei confronti dei tdg, i quali purtroppo sono stati sviati dalla wt. Un saluto verso di loro ma senza rallegrarsi per la loro scelta fuorviante, serve a dire: ti considero, so quale scelta sbagliata hai fatta, ma rispetto la tua libertà.
Mentre essi, nei confronti di chi esce dalle loro file, applicano un principio che non è secondo la retta interpretazione biblica ma secondo il tornaconto della wt che li vuole tenere schiavi.






E SE SALUTATE SOLTANTO I VOSTRI FRATELLI, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? (Matteo 5,47)

AI tdg viene insegnato che non devono neppure salutare chi fuoriesce, mentre Gesù ha detto chiaramente che non bisogna escludere nessuno. E si tenga presente che al tempo di Gesù i saluti erano arricchiti da molti convenevoli. Ora ammesso che non si voglia fare tante moine, tuttavia non è secondo l'insegnamento di Gesù quello di considerare COME MORTI e con DISPREZZO, coloro che facevano parte della propria cerchia e che si incontrano per via,

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8/6/2022 10:44 PM
 
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Che significa NON MESCOLATEVI:

1Corinzi 5,9 Vi ho scritto nella lettera precedente di non mescolarvi con gli impudichi.


Questo versetto viene citato da tdg a vari livelli, come incitamento a non avere alcun contatto con gli ex tdg. Ma molti di loro non conoscono quanto riportato nella torre di guardia del 1975 1/15 pag 50-57.
In particolare la stessa rivista spiega cosa debba intendersi a riguardo, e scrive:

CHE COSA COMPORTA L’ASSOCIAZIONE SPIRITUALE

8. (a) Che cosa significa l’espressione greca resa ‘mischiarsi in compagnia di’, usata dall’apostolo Paolo in I Corinti 5:9, 11? (b) Che cosa vuol dire avere “associazione” con qualcuno? (c) Abbiamo forse associazione con i trasgressori se li esortiamo al pentimento?
Il non ‘mischiarsi in compagnia’ di qualcuno, o il trattarlo come “un uomo delle nazioni”, non ci impedisce dunque d’essere gentili, cortesi, premurosi e benigni....
La stessa tg rilevava che il NON MISCHIARSI, non equivale al non avere alcuna vicinanza o rapporto ma di non essere in sintonia di intenti malvagi, non il semplice saluto o rispetto dovuto ad un essere umano. Arrivava a dire di "essere gentili, cortesi, premurosi e benigni". Purtroppo quelle linee del 1975 sono state del tutto accantonate come se non fossero mai state scritte, e rimpiazzate da nuovi e ben più pesanti intendimenti riguardo all'ostracismo da praticare.

Analizziamo 1Corinzi 5,9

Vi ho scritto nella mia epistola di non immischiarvi con i fornicatori.

Questo versetto viene citato da tdg a vari livelli, come incitamento a non avere alcun contatto con gli ex tdg. Ma molti di loro non conoscono quanto riportato nella torre di guardia del 1975 1/15 pag 50-57.
In particolare la stess rivista spiega cosa debba intendersi a riguardo, e scrive:

CHE COSA COMPORTA L’ASSOCIAZIONE SPIRITUALE

8. (a) Che cosa significa l’espressione greca resa ‘mischiarsi in compagnia di’, usata dall’apostolo Paolo in I Corinti 5:9, 11? (b) Che cosa vuol dire avere “associazione” con qualcuno? (c) Abbiamo forse associazione con i trasgressori se li esortiamo al pentimento?

8 L’espressione greca usata da Paolo per ‘mischiarsi in compagnia di’ è il verbo syn·a·na·miʹgny·mi, che vuol dire “mischiare o unire insieme”. Il basilare verbo impiegato (miʹgny·mi) si trova in Matteo 27:34 per descrivere il miscuglio di vino e fiele e in Luca 13:1 per descrivere che Pilato aveva mischiato sangue ai sacrifici. Indica dunque una vera fusione o mescolanza, un’unione per ottenere una combinazione o composto. Che ci ‘mischiamo in compagnia’ d’altri vuol dire che esiste fra noi un’associazione. Il termine italiano “associare” ha il senso di “far socio, compagno. Mettere insieme, unire. . . . Accompagnare”. Il termine “associazione” significa “unione, compagnia, formata per un intento comune, o interesse”. (Vocabolario della lingua italiana di N. Zingarelli, VIII Edizione) Chi si associa con qualcuno lo accetta, dunque, come uno che è sul suo stesso piano, avendone le vedute e interessandosene, condividendole con un’attitudine aperta e favorevole. Avere associazione spirituale con un altro vuol dire, in effetti, intrattenersi piacevolmente con lui su argomenti spirituali. ...


E qualche rigo più sopra aveva concluso testualmente come segue:
Il non ‘mischiarsi in compagnia’ di qualcuno, o il trattarlo come “un uomo delle nazioni”, non ci impedisce dunque d’essere gentili, cortesi, premurosi e benigni.

------------------------------------------------
Quindi gli stessi dirigenti danno indicazioni in questa specifica rivista, affinchè chi non si comporta in maniera corretta secondo il loro punto di vista, non devono comunque essere trattati come inesistenti, ma semplicemente che non bisogna condividerne i comportamenti e le vedute, con atti di associazione indebita.
COntrariamente ad altri loro articoli, in quella sopra citata hanno comunque offerto una risposta per come bisogna interpretare il versetto di Paolo che viene mal interpretato e mal applicato da molti di loro.


E bene dunque distinguere la disassociazione (scritturale) con l'ostracismo (non scritturale).
La lettera che l’apostolo Paolo mandò alla chiesa di Corinti, interessava i componenti della Chiesa (o congregazione), non i disassociati, ecco perché usò la frase: “vi è tra di voi” (1 Corinti 5:1). L’immoralità c’era fra loro, cioè nella chiesa di Corinti. E’ bene, però approfondire la scrittura, essa consiglia di non MISCHIARCI con le persone in seguito descritte. Cosa significa mischiare? Consultando l’interlineare si nota che il termine mischiare viene tradotto dal greco sunanamignumi…… il cui significato è: MISCELARE INSIEME – FREQUENTARE QUALCUNO, ESSERE INTIMO CON QUALCUNO, ma siccome la scrittura dice “di NON MISCHIARCI”, significa che con costui non si deve tenere rapporti stretti e intimi, ma nulla impedisce di avere rapporti comuni e occasionali.
Il termine sunanamignumi lo ritroviamo di nuovo in 2°Tessalonicesi 3:14 dove viene detto nella parte evidenziata: “E se qualcuno non ubbidisce a ciò che diciamo in questa lettera, notatelo, e non abbiate relazione con lui, affinché si vergogni”.
Quando Paolo dice “non abbiate relazione con lui”, significa che il cristiano avrebbe dovuto troncare qualsiasi rapporto con lui? No! perché continuando a leggere nel versetto dice: “Però non consideratelo un nemico, ma ammonitelo come un fratello”.
Qui si capisce benissimo che il termine greco sunanamignumi non implica troncare ogni rapporto con il fratello, ma implica solo l’avere relazioni molto strette e intime, altrimenti come si avrebbe potuto ammonirlo come un fratello? Il termine greco sunanamignumi aveva la mira di evitare che un fratello avesse un'interazione intima e continua con il trasgressore. Evitare questo tipo di coesistenza, però non significava avere una rottura completa di tutti i contatti con la persona come fanno i Tdg, ma solo di evitare di avere un associazione stretta e intima, simile a una miscelazione come dice la scrittura.
Si tratta quindi di una distorsione nella interpretazione del testo biblico facendogli dire ciò che serve al proprio tornaconto.

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8/6/2022 10:46 PM
 
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Analizziamo ora Matteo 10,34:

Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. 35. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera. 36. E i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua.

Cristo ha prospettato una possibile contrarietà da parte dei propri familiari per preparare e predisporre i propri seguaci a continuare a seguirlo, quando ciò si fosse verificato .
Ma comprendiamo bene:
Chi aderisce a Cristo in questo caso, si prepara A SUBIRE la riprovazione perfino dei suoi familiari che non credono in Lui, NON A FAR SUBIRE AI FAMILIARI, le conseguenze della propria adesione a Cristo.
E men che meno a privarli del suo affetto, del suo sostegno e dell'amore verso di loro.
Semmai si rende pronto a PATIRE l'emarginazione da parte loro, ma giammai ad INFLIGGERE loro la crudele e disumana punizione dell'emarginazione e dell'odio instillato nella mente degli adepti dalla wt e che prende nome di ostracismo.
Molto significativo a riguardo, il verso di Mt 10,36 che riporta: "E i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua." Chi sono infatti i NEMICI ? Sono coloro che la wt istiga ad esserlo, nei confronti di chi osa dissociarsi o viene disassociato. Certamente i NEMICI degli altri componenti della famiglia non sono coloro che hanno lasciato la wt, perchè essi vorrebbero continuare a mantenere inalterati gli affetti ed ogni altra cosa in amicizia e amore vicendevole. Ecco quindi che questi versetti di Matteo dicono ben altro rispetto a ciò che gli vorrebbe far dire la wt

-------
In concreto, Vi sono tanti tdg che ad un certo punto, si rendono conto di aver professato delle dottrine ingannevoli, ed intendono convertirsi a Cristo, lasciando una organizzazione anticristiana .
Ebbene costoro SUBIRANNO l'ostracismo, ma certo non la daranno a chi continua a rimanere seguace della wt.
Quindi il versetto citato di Matteo 10,34 si applica al fatto che i veri credenti in Cristo, non ostracizzano, ma semmai devono prepararsi purtroppo a patire l'ostracismo.
Ma la wt ha ribaltato la retta comprensione volgendola a proprio favore non a favore degli adepti, i quali applicandola come essa OBBLIGA A FARE, possono esercitare un potente freno nelle uscite, e una potente calamita a far rientrare i fuoriusciti.

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8/6/2022 10:48 PM
 
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Vi è un altro versetto che la wt utilizza per mantenere stretti a sè gli adepti, come se essa stessa fosse Cristo e quindi prioritaria perfino rispetto agli affetti familiari più stretti.

Matteo 10,37 riporta
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
di cui troviamo in parallelo Luca 14:26: «Se alcuno... non odia suo padre e sua madre... non può essere mio discepolo».

In sostanza la wt fa credere che "geova" comandi di odiare i familiari che abbandonano l'organizzazione, come se l'organizzazione fosse da parificare a Dio stesso.
Ancora una volta capovolge gli elementi in gioco. Infatti
1) Innanzitutto la wt non è Cristo e neppure la rappresenta.
2) Gesù non aveva detto che bisogna infliggere l'ostracismo ad un familiare nel caso questo non desidera più far parte della chiesa, ma semmai di rimanerGli fedeli subordinando l'amore dei familiari a quello verso di Lui, ma senza rigettare il comandamento di onorare i genitori o di sostentare i figli.

3) il risultato deve essere quello di non farsi togliere da nessuno la propria fede in Cristo, ma non di indurre alcuno a professare una fede che egli non vuole professare, oltretutto sotto ricatto, togliendogli ogni comunicazione.

4) Il termine "odiare" usato da Gesù in Luca 14,26 significa "amare di meno" e non "nutrire odio o avversione" il che sarebbe in contraddizione rispetto a quanto insegnato costantemente in tutta la sua predicazione.

L'odiare la propria vita infatti sarebbe una sfida al sesto Comandamento; ma questo ci dà la chiave del vero senso del verbo odiare in questo passo.
Tale è pure il significato di questa parola relativamente a tutti gli altri oggetti delle nostre affezioni. «Oltre la prova di Matteo 10:37 che la parola odiare significa "amar meno", ne abbiamo un'altra in Matteo 6:24, dove quel vocabolo è usato nello stesso senso. Così pure, quando leggiamo in Romani 9:13: "Io ho amato Giacobbe e odiato Esaù", questo vuol dire: Ho amato Giacobbe più di Esaù. Che tale interpretazione della parola "odiare" non sia arbitraria. ma conforme all'indole dell'idioma ebraico, appare da quanto è detto in Genesi 29:30-31, dove l'espressione "Lea era odiata", viene spiegata col dire che Giacobbe "amò Rachele più che Lea"»

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8/6/2022 10:57 PM
 
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Per una analisi storica, critica, dottrinale della tematica OSTRACISMO, vedere alla seguente sezione:

https://credenti.freeforumzone.com/d/10688393/LA-DISUMANA-PRATICA-DELL-OSTRACISMO-VERSO-GLI-EX-TDG/discussione.aspx
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Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una TORRE, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un NOME...Gen 11,4
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