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Candidatura Asphodel

Last Update: 5/31/2021 9:41 AM
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- non posso dire di aver partorito… ma se non lo faccio adesso non lo faccio più :'D


Nome: Asphodel, mezzelfo lvl5

Clan desiderato: Defunti

Genitore: Jehrome

Forma animale: Ocelotto

Motivo della candidatura: I Drakul rappresentano, al momento, la maggiore sfida in game e l’impennata più forte in quello che è l’arco narrativo che sto costruendo intorno ad Asphodel. Avere accesso alla razza mi consentirebbe di sovvertire il suo ordine esistenziale, pizzicando le corde più sensibili della sua psiche e obbligandola di fatto ad affrontare alcuni dei nodi che ha dentro. Il profilo Drakul, in questo senso, va legandosi meglio di altri alla struttura del personaggio, che per questioni di bg è inestricabilmente legato alla discussione dell’identità in quanto forma ibrida e priva di radici note, alla sopravvivenza e alla morte, per non parlare di tutto il costrutto relativo alla questione preda-predatore.
Asphodel è uno di quei personaggi che sperimenta e al contempo sopprime il suo impulso alla vita: eccessivamente vive e sopprime ogni passione, quasi fosse una bomba a orologeria sul punto di esplodere.
Affrontare la morte e una nuova vita – una non-vita, cioè – aprirebbe una serie di sviluppi che mi piacerebbe tremendamente descrivere perché metterebbero alla prova me oltre che lei. Perché? Oh, beh. Quando gioco ho letteralmente bisogno di scavare a fondo la psicologia dei miei personaggi. Se fossimo in un videogame si chiamerebbe Until Dawn. Molto lieta, sono lo psichiatra.


Cos’è per me un Drakul? Facile a dirsi: un non-morto. Ma cosa vuol dire? Cioè: non-morto è una definizione semplicistica ma realmente, per me, cos’è un Drakul? Vediamo…
Quello che io sento quando penso a un Drakul è mono no aware, una costante sensazione di perdita e partecipazione intensa – ma in certo modo passiva – dinanzi all’ineluttabile destino di tutto ciò che sulla terra scorre e trascorre.
È un doppelganger – divino e maledetto – dell’uomo: natura speculare, simile e diametralmente opposta. Se l’uomo si nutre di morti, il Drakul si nutre (con le dovute eccezioni) di vivi; l’uomo trae il proprio soffio dai cadaveri e il Drakul, cadavere, alimenta la propria vita traendola da altra vita.
È hamartia, la macchia tragica, l’averla addosso senza possibilità di scampo. È come il sangue sulle mani di Lady Macbeth.
Ma io, dopotutto, sono un essere umano, e per l’appunto associo sentimenti e concezioni umane a un essere che non è più umano, che è inserito in un sistema di percezioni inerenti a un’altra specie, percezioni che variano, qui, anche in relazione al clan di appartenenza.
Un Drakul, all’atto pratico, è dunque un essere altro che porta su di sé i segni invertiti di una vita passata. Potrebbe aver compiuto la scelta migliore della sua storia o l’errore fatale, derivato da un giudizio sbagliato e del quale ci si può eternamente pentire.
Per quel che a me interessa, poi, un Drakul è il riverbero di un essere vivente. Trovandomi a giocare con una Asphodel Drakul le farei probabilmente attraversare tutta una fase – lunga – di sperimentazione della nuova condizione esistenziale, che inevitabilmente verrebbe messa in rapporto con/declinata rispetto a la vita appena abbandonata.
Prima sentivo questo, provavo quest’altro, e ora non lo sento più. Ora sento questo, mi accendo per questo… e per questo non sento niente’ …o una cosa del genere. Esattamente come un infante sperimenta e mette alla prova il proprio corpo lei farebbe altrettanto con la nuova condizione, declinando la nuova identità sulla base di una differenza rispetto alla precedente vita. Per evitare la sindrome dell’arto fantasma, dovrebbe riconvertire tutto ciò che dell’umanità ricorda. Il Drakul è, per me, un giovane drakul – poiché non desidero uno switch-on, un cambio radicale che getti immediatamente nell’oblio ciò che prima lei era, ma un processo in divenire.


Background: Sarà molto dura, per me, riassumere il bg di Asphodel: da quella che era una traccia è scaturita, nel paio di mesi successivi all’iscrizione, una storia iper-dettagliata che ho raffinato e definito via via. Nel senso che sì, sono stata abbastanza maniacale. Cercherò dunque di presentare una versione stringata di quel romanzo che ho in testa. E sì, mi scuso in anticipo per ogni refuso, ripetizione e strafalcione: desidero tanto tanto postare sta candidatura ma non c’è una sera che non abbia il cervello semi-bruciato.


NELLE PUNTATE PRECEDENTI

Asphodel nasce in circostanze misteriose: non si sa, difatti, chi siano i suoi genitori. Fu trovata neonata in un bosco non troppo lontano da Ultima, fra le macerie di quella che doveva essere un’abitazione isolata. Intorno a lei nessuno, vivo o morto che fosse. Venne trovata e raccolta da Inoch, bucaniere e giocatore d'azzardo fuggito dalla città più vicina poiché braccato da un'ingente mole di debiti.
Asphodel non piangeva né si lamentava: il salvataggio fu frutto di una circostanza fortuita, dacché Inoch incappò nelle rovine. Da buon sciacallo cercava, fra le macerie, un ninnolo di valore… e tutto quel che trovò fu questa bambina che se ne stava buonissima, muta, a fissarlo. La prese d’istinto, sicuro di potersene servire in qualche modo – fece, cioè, una sorta di investimento – e tornato di nascosto in città la affidò a una prostituta di una piccola casa di malaffare – una delle ultime alleate fra le mura. Fu lei, Jamila, a chiamarla Asphodel anizché Cenere – nome datole da Inoch –, come gli unici fiori che crescono dove ci sono stati incendi. Se ne prese cura agendo più per interesse che per reale interessamento: fintanto che Inoch era in grado di pagarla come richiesto, Asphodel veniva trattata decentemente e incondizionatamente ignorata. La mezzelfa imparò a bastare a se stessa, aggirandosi fra le stanze della sua prima casa come un piccolo spettro, osservando tutto e allungando le mani là dove poteva, a sgraffignare le cose che desiderava senza chiedere permesso, come usano i bambini che considerano "mia" ogni cosa.

Dai furtarelli in casa a quelli fuori il salto fu breve. Compiuti i sette anni d'età Asphodel tornò sotto l'ala del padre adottivo. Le insegnò piccoli giochi di prestigio cominciò a renderla complice delle sue malefatte; sfruttando il suo essere minuta e silenziosa, fu mandata a intrufolarsi nelle altrui abitazioni come un piccolo ratto.
Un giorno, poi, decisero di andarsene raminghi e guadagnarsi da vivere elemosinando, rubacchiando ed esibendosi come artisti girovaghi. Delle riscossioni Asphodel vedeva ben poco: poteva accontentarsi di un po' di pane duro e carne secca, o di avere qualche cianfrusaglia per la sua collezione.

A quattordici anni era una ninfetta cresciuta. Ad allungare le mani su di lei, tesoretto, furono quelli che prima la guardavano soltanto danzare; Inoch, traendone profitto, dava il suo beneplacito.
Un giorno, tuttavia, attrasse le attenzioni di un non-comune-libraio: il suo nome era Adomas.
Adomas era gentile, infatuato e non ricambiato, ché le attenzioni di Asphodel erano tutte per le storie che lui le donava. La irretì raccontandole fiabe, insegnandole a leggere e scrivere. E lei, in cambio di baci senza valore, cominciò a chiedergli una collezione di meraviglie – i libri, appunto – sempre più vasta. Da quel momento le storie divennero la sua nuova ossessione: iniziò a inventarne mille e più, a scrivere di alter ego da incollarsi addosso ricostruendo, alla buona, un’identità irrimediabilmente frammentata.

A Inoch non piaceva il libraio, ché a furia di vezzi e vizi rischiava di portargli via la gazza ladra.
Quasi ci riuscì, nonostante le minacce subite: si seppe, difatti, che stava per diventare padre. Asphodel aveva diciassette anni ed era incinta di Adomas. Egli l'avrebbe volentieri sottratta alla vita di strada, ma Inoch non era d'accordo. Una sera d’estate il libraio venne rapito e condotto a un nascondiglio; torturato fino alla perdita di ogni dignità, fu costretto ad assistere a una violenza che mise Asphodel in pericolo di vita e pose fine alla creatura che portava in grembo, la quale fu strappata anzitempo dal suo ventre. Di quel feto, oggi, lei conserva solo le ceneri.
È da lì che ha iniziato a nascondere la sua femminilità, a fasciarsi il petto, a tenere legati i capelli e le orecchie nascoste, a negare l’identità di ‘Asphodel’ assumendone altre a iosa.

Una mattina di sultein fuggì via. Il primo intento era quello di tornare nel Brehorn ma finì per fermarsi a Dalen, là dove decise di sparire letteralmente. Nella Malfamata ha vissuto una vita di stenti e miseria abitando il quartiere povero della città; ha cambiato spesso pseudonimo, usando più di sovente il nome di Dandelion. Nel mese di mart, anno corrente, ha incontrato Zaran, il quale ha segnato un vero e proprio punto di svolta nella sua vita.


WHAT’S NEXT?

Dandelion, dopo anni di buio, esce allo scoperto.
Gli eventi che seguono sono storia più o meno nota; i legami intrecciati hanno in più modi intaccato la psiche della prima Asphodel, ma qui mi soffermerò solo su quelli che sono stati i suoi contatti con chi fa parte della razza.


E dunque: in principio vi fu Zukho.
Asphodel ha le idee estremamente confuse nei suoi riguardi ed è anche per questo che ne è attratta. Ha l’aspetto di un elfo, eppure è totalmente diverso da qualunque elfo abbia mai visto. È un ibrido, quindi? È simile, per natura, a ciò che lei è? Ma di che genere è? E se invece non è nient’altro che un elfo, perché mai avverte questa sorta di magnetico ascendente che la avvicina e la spinge a fuggire allarmata, a resistere e cedere?
Zukho è “caccia”, un grattacapo, un enigma e un chiodo. Lo cerca come una falena continua a cercare la luce ed è tormentata da tutta una serie di nebbie che non riesce a spiegarsi. Durante il matrimonio c’è stato un momento in cui Jehrome si è avvicinato a lei nello stesso modo in cui fece Zukho alla villa, propinandole un discorso che per Asphodel ha avuto l’eco di un qualcosa che aveva già sentito. E lì, avvertendo un incastro storto nel puzzle – gomblotto, pericolo! –, si è per un attimo ritratta all’avvicinamento dell’altro Drakul.
Asphodel ha una serie di punti e rimandi che non riesce a collegare a dovere, per quanto desideri farlo. È per questo che ha continuato e continua a cercarlo.


E poi c’è Jehrome.
Jehrome l’umano innanzitutto, il ragazzo dall’aria strafatta e bonaria al quale ha fregato un sacchetto di monete al ballo di Namsos. Se dapprima lo aveva snobbato, una volta capita l’antifona Asphodel ha provato a spillargli quanto più le è stato possibile. Ha iniziato col giovane una corrispondenza truffaldina attraverso la quale ha cercato di ottenere – talvolta riuscendoci – altri tesoretti.
Jehrome, da umano, le piace. Le piace perché la asseconda e perché, conoscendolo meglio, avverte in lui una sorta di energia caotica che rassomiglia alla confusione rapsodica della sua testa. La diverte – è luce – e finanche la sconvolge: una notte, a Heliriel, lo sente pronunciare il suo nome, il nome sepolto – Asphodel. Si è trattato di una svista da parte del novello Merlino, ma lì per lì ha lasciato il segno.
Jehrome, insomma, è una persona che si è insinuata nella vita di Asphodel in punta di piedi, senza che lei se ne accorgesse. E quando un giorno le ha detto “voglio rivedere il tramonto sul mare, ché da morto non lo potrò più fare” è rimasta interdetta. Non l’ha preso sul serio – e come avrebbe potuto? – ma nel dubbio ha provato a salvarlo. Lo ha fatto per non perdere la sua gallinella dalle uova d’oro e per dar seguito alla piacevole farsa fra loro. Jehrome tuttavia è sparito. E lei lo ha detestato.
Quando si è ripresentato Asphodel ha sperimentato per la prima volta il perturbante. Se la natura di Zukho – il suo essere un elfo non-elfo – l’ha affascinata sin da subito, rappresentando un mistero connotato da malìa, con Jehrome è stato diverso. L’ha visto e non lo ha più riconosciuto, non ha riconosciuto il suo Jehrome, una persona con la quale dopotutto aveva stabilito un legame, e ha rifiutato le sue nuove vestigia. La luce piena, difatti, si è convertita in un brillio contornato di buio, un lumino nella notte. Il punto, qui, non è ‘cosa sei mai?’ ma ‘cosa ne hai fatto di chi volevo tornasse?
Questo genere di leitmotiv – unito alla promessa di anelli e ninnoli – l’hanno condotta al giorno del matrimonio. La promessa di una rivelazione, di sapere dove fosse e cosa fosse successo alla persona che rivoleva indietro, l’ha indotta a compiere il salto nel buio.


…e qui concludo, almeno per il momento.
Se ci sono passaggi poco chiari chiedo venia – tarda è l’ora :’D – e sono pronta a offrire le opportune delucidazioni. Ora però passo*.

*e ansia
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12/9/2020 10:29 AM
 
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Innanzitutto, grazie per l'interesse alla razza.
Ho letto tutto, a breve arriverò con le domande! ;)





• Zukho Antiva • Limnaru • Pesce Rosso •
"Bene e Male dipendono dai punti di vista."


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12/10/2020 10:19 AM
 
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Eccomi qui,

allora la domanda più semplice con cui posso iniziare, anche se non lo è, come mai hai scelto la stirpe Defunti?
Cosa pensi che, in confronto alle altre, i Defunti diano in più al pg?

Quando parli di una Asphodel che sperimenta la sua nuova condizione, cosa intendi? Puoi farmi qualche esempio più concreto?

Parli di un cambiamento graduale, i Defunti però sono un estremo come lo sono gli Ibridi. Nel mezzo, i Viventi, sono effettivamente gli unici che hanno un approccio alla non-vita quasi più "soft". Come pensi di gestire questa questione "graduale" se le emozioni di Asphodel saranno sicuramente più intense e selvagge?

Per quanto riguarda il rapporto con Jehrome, non leggo - penso anche volutamente - l'evoluzione che porterà Jeh a rendere Figlia Asphodel. In questo caso ti chiedo intanto di scrivermi e riportarmi qui, tutte le role significative tra voi che possano costruire questa decisione.
Su cosa pensi che possa basarsi comunque? Jehrome è appena nato, pensi che sarà lento oppure già esiste una base?





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12/13/2020 3:02 PM
 
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Bueno, eccomi qui. yUy
Mi scuso per l'attesa e ringrazio per la pazienza: la vita fuori mi rende un po' una lumaca – fra Natale e Capodanno dovrei avere a disposizione più tempo <3



[...] come mai hai scelto la stirpe Defunti? Cosa pensi che, in confronto alle altre, i Defunti diano in più al pg?



Per rispondere alla domanda mi lascerò andare ad alcune considerazioni personali riguardo ai tre clan. Va da sé che sono da intendersi come declinate rispetto al personaggio che muovo, ché l’intento è quello – appunto – di spiegare perché la mia scelta ricada proprio sui Defunti.

E dunque: Ibridi. Gli dei che giocano a scacchi.
L’ibrido è il Drakul che più rassomiglia, nella mia ottica, all’imperturbabile divinità. Incarna il distaccamento totale dal mondo e dalla passione mortale, è la siderale immobilità di chi ha raggiunto la perfezione. In questo senso l’Ibrido rappresenta l’inumano per eccellenza, ravvicinato per quanto possibile all’idea del Dio.
Mi piace moltissimo questo clan, ma non lo vedo bene addosso a un personaggio come Asphodel. O meglio: non voglio vedercelo. Per quanto la mutazione in Ibrido costituisca un bel ribaltamento (Borghi docet), il cambiamento avverrebbe a opera di una sottrazione indesiderata.
Il gioco da Ibrido (imho) è un gioco estremamente tecnico e a tratti ascetico, concettualmente interessantissimo ma basato su una perdita che sul lungo termine temo potrebbe rivelarsi – per me player – meno stimolante. Ciò probabilmente deriva anche dal fatto che la metamorfosi in Drakul è qui intesa come un’evoluzione della natura/dell’indole di un personaggio, e una Asphodel Ibrido rappresenterebbe piuttosto una involuzione. Interessante anche questo, per carità, ma ripeto: nel breve termine, almeno per me.
Infine c’è da dire che una Asphodel Ibrido la immagino come totalmente negativa. Non sadica, ma di una crudeltà assoluta, di un impressionante egoismo. Questo tipo di gioco la allontanerebbe dalle Ombre ed è un’ipotesi che non voglio considerare.

Viventi. Alea iacta est.
Il Vivente rappresenta quanto di più simile resti all’essere umano. Basti pensare alla loro struttura gerarchica, alla concezione di una società basata sull’ordine temporale, al fatto che si siano adattati meglio degli altri all'ambiente – mi si passi l’interpretazione darwiniana –, tanto da essere in grado di camuffarsi con maggiore semplicità nel regno degli uomini – non hanno motivo, banalità, di rifiutare un invito a cena.
Il Vivente, fra i Drakul – prendiamola con le pinze –, è il politico e il filosofo. Meno selvaggio del Defunto, meno distaccato dell’Ibrido, è quello che meglio di altri può interrogarsi sulla propria condizione, ed è quello in cui è più vivido il riverbero della vita passata. Scoprendo la perdita al di là del guadagno potrebbe essere il Drakul più vicino alla nostalgia. È forse anche per questo motivo che tendono a non abbandonare “le buone vecchie abitudini”, ad avere mire di dominio e potere che vanno al là della conquista di un proprio territorio e della protezione di un branco, dell’accrescimento vanesio, introflesso e assoluto del proprio prestigio; le loro mire sono maggiormente estroflesse proprio perché più inseriti all’interno di una società nella quale non sono totalmente interpretabili come outsider. Proprio perché sono quelli più vicini al mondo mortale – è con un’immancabile vena romantica che interpreto i Viventi, si veda anche la possibilità di scegliere di bere solo sangue animale per motivi “etici” – sono quelli che forse hanno l’anima più in bilico fra la vita e la morte.
Molto bello. Ma non è questo che voglio per Asphodel.
Asphodel è già un’anima divisa. Non fra la vita/le emozioni perdute e la morte, ma fra tante piccole vite. È un’anima frammentata e senza radici, non voglio che si soffermi su quanto ha perduto o che rimanga a sguazzare nel mondo mortale come un essere in grado di camuffarsi a dovere. Asphodel ha vissuto una vita intera camuffandosi a dovere. Qui voglio che ci sia per lei una difficoltà maggiore. E voglio per lei il riscatto.


Veniamo, dunque, ai Defunti. Es.
I Defunti per Asphodel sono un’addizione… no: una moltiplicazione.
Il Defunto ha difatti un’indole che per eccesso si avvicina, trovo, all’impostazione di base del mio personaggio. Mutare in Defunto corrisponderebbe a un autentico scoppio, costituirebbe il riscatto dalla debolezza che Asphodel continua a negare e rifiutare, e dalla quale però si sente irrimediabilmente braccata. Creerebbe, per lei, il passaggio da preda a predatore nel senso più atavico del termine, lasciando alle spalle una fragilità emotiva che già oggi cerca di chiudere in un cantuccio, di non sentire.
Asphodel ha una mentalità pratica per forza di cose, dacché è cresciuta in un contesto che lascia ben poco spazio alla filosofia. Le immaginazioni, gli scritti, le creazioni, le fiabe e gli orrori grotteschi non sono per lei che una valvola di sfogo inconscia, una risposta istintiva alla pressione che esercita un Io frammentato e che non ha tempo di essere davvero scandagliato.
Ha un’indole smaccatamente votata alla conquista e al possesso egoistico, ad avere cose che siano sue e sue soltanto, e le è molto più semplice sviluppare legami – talvolta morbosi – con gli oggetti più che con le persone. Delle persone ha iniziato a curarsi soltanto a seguito dell’incontro con Zaran, Sharania ed Ersatz, che l’hanno sollevata dalla miseria… ma è un processo ancora in divenire, tant’è che spesso è messa in difficoltà da sentimenti che non sa come classificare né decodificare.
Quello che prova nei loro confronti – e nei confronti dei pochi altri cui s’è legata – è una sorta di viscerale e innominabile attaccamento – innominabile perché i nomi ‘definiscono’ le cose e lei, difatti, non saprebbe come procedere in tal senso. È come se facessero parte dei suoi possedimenti e, in senso più esteso, di un branco. Il senso di Famiglia – così è definito il gruppo delle Ombre – è stato declinato in tal modo, interpretato all’eccesso, con lo stesso attaccamento che lei usa avere con ciò che le appartiene – anche troppo seriamente a detta di qualcuno, lol – proprio perché lei, per quanto provi a rimanere in equilibrio, non ha mezze misure. Conosce solo il disinteresse, la spinta egoistica alla sopravvivenza, e la morbosità.
È per questo che vedo il clan dei Defunti come un’evoluzione di un germe che ha dentro, unito alla sensazione di riscatto che la farebbe passare da ratto, preda, a ocelotto, predatore. La perdita di un’emotività spiccatamente umana, che non sa come classificare, costituirebbe per lei un vantaggio ancor più dell’idea dell’immortalità.
Soprattutto ultimamente Asphodel ha spesso a che fare con tribolazioni che cerca ostinatamente di seppellire: in un mondo come il suo non c’è spazio per i sospiri, per l’affetto tradito, per il dolore. Nel mondo che lei è abituata a conoscere nessuno vuole nulla per nulla e tutto ciò che conta e la sopravvivenza. Se sapesse che un Drakul, al di là dell’immortalità, non sente più come un essere umano, chiederebbe di essere Drakul, poiché non fa altro che cercare, nella vita, di gettare cenere sulla voragine densa che ha dentro.



Quando parli di una Asphodel che sperimenta la sua nuova condizione, cosa intendi? Puoi farmi qualche esempio più concreto?
Parli di un cambiamento graduale, i Defunti però sono un estremo come lo sono gli Ibridi. Nel mezzo, i Viventi, sono effettivamente gli unici che hanno un approccio alla non-vita quasi più "soft". Come pensi di gestire questa questione "graduale" se le emozioni di Asphodel saranno sicuramente più intense e selvagge?



Accorpo le domande poiché l'una è conseguenza dell'altra, nella mia ottica.
Nonostante il cambiamento sia radicale, ché il Defunto rappresenta un estremo, è solo col tempo che Asphodel riuscirà a gestire tale cambiamento.
Prendiamo, ad esempio, il concetto di Fame. Asphodel ha sempre fame, e la fame fisica è una metafora, una conseguenza del fatto che è connotata da un’emotività carente, che non sa come assimilaredigerire. Il rapporto che ha col cibo è dunque morboso, quasi ossessivo – ninnoli e dolciumi amor de mi vida! – ed è una cosa, questa, che invariabilmente andrà gestita anche da non-morta.

Consideriamo il fatto che Jehrome appartiene a un Clan diverso. Le peculiarità dei Viventi differiscono da quelle dei Defunti, per cui le pulsioni di lei saranno differenti e talvolta in contrasto con quelle di lui… in tal senso, il rapporto col cibo non fa eccezione. Jehrome avrà da insegnarle come camuffarsi fra i mortali… ma potrà farlo solo fino a un certo punto perché lei non è in possesso delle skill più vantaggiose di lui. Asphodel potrebbe forzarsi a mangiare cibo comune – e ci proverà quasi sicuramente nonostante l’improvvisa mancata attrattiva, memore di una passione che aveva fino all’altro ieri e che si troverà a mutare di segno – scoprendo rovinosamente la sua incapacità nel farlo; dovrebbe imparare a gestire una pulsione più atavica nei confronti delle prede, rifiuterebbe d’istinto l’ipotesi di nutrirsi di animali. Sono tutti insegnamenti che la metterebbero in contraddizione col genitore che non conosce, viceversa, le peculiarità dell’altro Clan. Il rapporto con le proprie emozioni, dal disinteresse al picco di “mio, mio, mio!”, è un qualcosa che dovrà essere gestito al di là degli insegnamenti tecnici del padre, col quale non può condividere lo stesso livello di raziocinio. E come si impara, se faccio come dici ma non funziona? Faccio in altro modo, mi regolo in base al risultato. Testo, sperimento. Trovo il mio giusto approccio al mondo. Qui sta la gradualità dell’esperienza.
Quel che intendo è che svegliandosi non avrebbe idea di come procedere con tutti gli aspetti della non-vita (caccia, nutrizione, integrazione al contesto ecc.) come se fosse venuta al mondo col libretto di istruzioni, ma dovrebbe trovare un modo per gestire tutto il carico che si ritroverebbe addosso una volta mutata.
Il cambiamento graduale è da intendersi in relazione alla sperimentazione della propria nuova condizione. Nell'arco di una prima fase sarebbe molto più complesso per lei, giovane Drakul, governare gli istinti e gli eccessi di un clan più selvaggio come quello dei Defunti... ma in una certa misura va fatto, se vuole salvaguardarsi.

Va da sé che Asphodel inizierebbe a sentirsi come un Defunto sin da subito per quel che concerne l’emotività e la percezione fisica… tuttavia c’è un elemento da non sottovalutare: il cervello. Ti addormenti in un modo, muori, rinasci. Il cervello registra impulsi diversi e li decodifica in modo diverso, ma quel che resta è anche la memoria. La memoria del modo in cui il mondo era stato percepito fino al giorno prima e che si relaziona al modo in cui adesso, invece, è percepito. La gradualità dell’esperienza sta nell’accettazione della sua condizione, che inevitabilmente verrebbe vissuta con un interesse relativo alla scoperta delle differenze che intercorrono fra ciò che lei era e ciò che lei è, tra ciò che è suo Padre e ciò che invece è lei.
Il Defunto ha una mentalità pratica e un istinto spiccato in relazione a un’emotività relativa al suo branco, deve adattarsi a un contesto sociale che non deve essere messo a parte della sua natura. Asphodel non potrebbe mai svegliarsi e dare tutto ciò per scontato, dovrebbe imparare ad adattarsi, a gestire una serie di nuove pulsioni per poter “ri-vivere” nell’Aengard e rapportarsi, ad esempio, alle Ombre. Non metterebbe a parte le Ombre della natura del suo cambiamento – non è escluso che ne parli dopo lungo tempo ma non è neanche scontato che avvenga. È in questo senso che lo intendo un processo in divenire.



Per quanto riguarda il rapporto con Jehrome, non leggo - penso anche volutamente - l'evoluzione che porterà Jeh a rendere Figlia Asphodel. In questo caso ti chiedo intanto di scrivermi e riportarmi qui, tutte le role significative tra voi che possano costruire questa decisione.
Su cosa pensi che possa basarsi comunque? Jehrome è appena nato, pensi che sarà lento oppure già esiste una base?



Per quanto riguarda le role, ahimé, non credo di avere attualmente materiale realmente utile a disposizione (in caso non mancherò). Ho la role del matrimonio, che per Asph ha rappresentato il succitato salto nel buio e che per Jeh è stato il passo che l’ha portato ad avere una vena… ma in quanto all’idea di progenie credo si sia ancora “lontani”.

Ci tengo a precisare che da qui in avanti parlo assecondando una personale interpretazione degli eventi – non essendo io a gestire Jehrome e non potendo conoscerne a pieno la psicologia, le motivazioni e l’emotività, è naturale che le mie siano soltanto deduzioni, magari anche errate. Ma tant'è.

Jehrome ha voluto una sposa. Ha visto il Padre, Lars, e ha visto il Maestro, Izmailj. Ha colto l’esclusività del loro rapporto e ha desiderato egoisticamente un qualcosa di simile, di avere per sé e per sé soltanto una creatura che gli fosse devota, che fosse speciale, che sapesse di lui e per un po’ lo accompagnasse. Voleva, dunque, una sposa. E una sposa, in effetti – anche se per gioco –, ce l’aveva già: Asphodel.
Non è tuttavia una scelta scontata. Credo che Asphodel sia stata scelta da Jehrome come ‘sua’ perché al di là della farsa inscenata quand’era vivo lei significhi qualcosa di importante rispetto alla sua perdita. Ho spiato qualche giocata ((((((((vi spio tutti, deformazione professionale e malattia mentale, quella della lettura)))))))) e più di una volta ho notato come Jehrome registrasse col vago riverbero di una malinconia soffusa il fatto che prima provasse determinate emozioni. Il fatto che abbia perso le sue sfumature ha innescato forse un desiderio di recupero di quel genere di emotività, e in tal senso Asphodel è probabilmente quanto di più “colorato e vivido” ricordasse: esuberante, insolente, avida, caotica, lesta al capriccio, sfuggente e tuttavia sempre lì ad assecondarlo, a tentare di salvarlo con romanzetti scollacciati di quarta categoria. Non so se il tentato salvataggio abbia giocato una parte inconscia – più probabilmente è solo che Jeh ha un pessimo gusto in fatto di letteratura –, fatto sta che da quando è stato ricevuto Asmodelle è sempre stato con Jehrome, giocando una piccola parte nella sua “educazione” (per cercare di ignorare il richiamo del cuore in luoghi pubblici, inizialmente, il giovane Drakul si distraeva leggendo e rileggendo quanto scritto da Asphodel).

Per quanto riguarda un’evoluzione del rapporto fino alla procreazione, come accennato, non abbiamo ancora una base di cui parlare, ché non credo Jehrome la veda come più di una vena né lei ha chissà che pretese sull’immortalità. Per di più Asph non ha idea di come venga generato effettivamente un Drakul e non sa che Jehrome è in grado di farlo, per cui non si pone il problema di poter essere come lui. Il fatto che sia stato generato, del resto, non implica per forza di cose il fatto che sia in grado di generare a sua volta.
Potrebbe essere lei, certo, a chiedere successivamente di diventare sua figlia, in virtù della maggiore conoscenza della razza e degli ulteriori vantaggi che potrebbe trarne… ma non ne ho la certezza matematica.

Sapevo di volere un genitore giocante, questo era (è) il punto fermo alla base della mia candidatura. Il resto l’ho lasciato all’on seguendo lo sviluppo degli eventi così come si sono presentati e più volte ho avuto a che fare con plot-twist rispetto alle mie premeditazioni. Quindi ecco… ho una traccia in mente, che è appunto quella del far sì che sia lei a chiedere. Tuttavia è una scelta che va maturata e non so di preciso se/quando/in che modalità ciò avverrà.

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A un certo punto delle tue risposte parli di "anima". Pensi che un Drakul ce l'abbia? O che interpretazione daresti a questa definizione?

Ho compreso la questione della sperimentazione strettamente legata al rapporto con il Padre. Oltre a lui, ovviamente, vi è anche un Alfa a cui Asphodel dovrebbe riferirsi nel Clan. Visto che mi riguarda personalmente (xD) quale pensi che sia il rapporto che distinguerà Padre e Alfa? Anche nell'evoluzione e nel capire il suo Clan e le sue opzioni.

A questo proposito, a parte la differenza ben interpretata delle emozioni e approcci al mondo, cos'altro distingue i Defunti da tutti gli altri Clan?

Correggimi se sbaglio, da quel che capisco Asph non si aprirebbe subito sulla sua condizione a qualcuno di differente dai Drakul, ma considerando le Ombre già un "branco", pensi che li avvicinerà come vene o solo nella consapevolezza di cosa è?

Pensi che Asph sia un Drakul che possa ambire ad avere vene?

E raccontami anche della morbosità agli oggetti di cui parli, se pensi si possa applicare con il concetto possessivo che i Defunti hanno appunto con le loro "Prede".

Vorrei anche capire cosa succederebbe se Jehrome le ordinasse di concedergli una vena di Aph come cibo, come si comporterebbe, come reagirebbe e cosa farebbe.

Asph è diventata la "sposa" di Jehrome, pensi che il cambio ON da Sposa a Figlia possa generare qualcosa di diverso nel loro rapporto?









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12/24/2020 5:35 PM
 
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...eccomi qui, come un pacchetto sotto l'albero :3




parli di "anima". Pensi che un Drakul ce l'abbia? O che interpretazione daresti a questa definizione?



Sì, credo che ce l’abbia e che sia declinata in modi diversi in relazione ai tre Clan.
Credo anche che il concetto di “anima” in realtà sia vago e soggetto a interpretazioni del tutto personali, quindi proverò a spiegare in che senso, secondo me, i Drakul sono in possesso di un’anima – sebbene, in effetti, non vivano più.

Partiamo dal fatto che “anima” non è, nella mia concezione, un termine strettamente e necessariamente collegato a un essere vivente. Non è legato in esclusiva all’uomo né all’animale – si pensi ai benefici che la musica classica apporta alla crescita delle piante (lo so, fa un po’ Pomeriggio 5) o all’anima di un prodotto artistico (quante volte gli spettatori qui in sala hanno parlato dell’anima di un dipinto, detto “questo quadro sembra avere un’anima” e cose così… persino nell’architettura, talvolta, può sentirsi forte una risonanza di quel che definirei come anima – vivo a Roma e per forza di cose, sopra ogni altra struttura, penso all’occhio del Pantheon).

Ergo.
L’anima è in qui intesa come la scintilla che anima un qualcosa – sia esso inerte, di natura animale o vegetale. In un universo come LoM potremmo dire che la magia, in un certo senso e per gli esseri animati da essa, è una sfaccettatura dell’anima.

Ancora: l’anima di chi è in grado di elaborare un pensiero logico è costruita in base al modo in cui il corpo percepisce il mondo circostante.
Assecondo una concezione di tipo psicofisiologico quando dico che l’Io – la personalità dell’individuo e la sua anima del mondo – è definito dal modo in cui il corpo reagisce agli stimoli ambientali, sociali e culturali. In pratica: alla nascita, prima ancora dell’elaborazione di un pensiero complesso, a precedere la filosofia, c’è il corpo del neonato che esperisce e apprende da (il tono di chi gli parla intorno, il sostegno del genitore che lo tiene in braccio, lo stimolo dei cinque sensi che reagiscono all'ambiente). In base alla qualità dell’esperienza l’Io definisce il suo carattere… e in base al carattere definito l’Io suggerisce al corpo un modo adeguato di porsi nei confronti del mondo. Sono variabili personalissime, uniche… e questa è l’anima, per me. Questa è la scintilla.

Perché allora un Drakul non dovrebbe averne una? Perché è morto?
Non ha forse un modo tutto suo di guardare il mondo, un modo di percepirlo e reagire allo stesso, mutando il proprio carattere in relazione al Clan di appartenenza?
Si pensi all’Ibrido: l’Ibrido è l’infante a cui manca il sostegno affettivo della “madre”, il cui contatto – quando avviene – è misurato e calcolato, fors’anche egoisticamente interessato. Il distacco dell’Ibrido – l’anima del dio – deriva forse dall’assenza, dalla negazione, dall’interesse egoistico e introflesso che esclude il mondo – dacché all’esterno non ha avuto sostegno.
Si pensi al Vivente, che ha un rapporto col genitore più simile al legame comune Padre/Madre-Figlio/a nel regno mortale, e che pertanto replica lontanamente un ego simile a quello dell’uomo – sebbene, è chiaro, la diversa percezione fisica del contesto ne alteri e sovverta i valori.
Si veda il Defunto, infine, la cui anima appassionata si rivolge in esclusiva al branco, al possesso, alla presenza invadente del genitore che domina sulla prole, ai ruoli e al rigido rispetto dei limiti imposti (il non toccare Vene altrui ecc.). Ciò che è nella sua cerchia può animarlo, ciò che è fuori è disinteresse – e in virtù di questa concezione, così come gli altri, avrà la sua scintilla, la sua magia, la sua anima.




quale pensi che sia il rapporto che distinguerà Padre e Alfa? Anche nell'evoluzione e nel capire il suo Clan e le sue opzioni.



Jehrome diverrebbe il cardine della vita di Asphodel, probabilmente. Essendo lui ad averle concesso la vita eterna va da sé che sia la sua prima ossessione. Suo Padre, sì, e comunque suo compagno. Lo avvertirebbe come suo prima ancora si sentirsi sua, per quella possessività istintiva che connoterebbe la sua relazione col branco.
Essendo entrambi drakul giovani – chi più chi meno – li vedrei come una coppia di enfants terribles alla Scott e Zelda dei primi anni. C’è tutta una serie di cose che sarebbe tentata di provare con lui (probabilmente bizzarrie sulla caccia che enfatizzino l’aspetto ludico della cosa – Asph potrebbe essere, in una fase media, “bambina” col cibo, giocarci prima di arrivare a nutrirsi… e non è escluso che non cerchi di coinvolgere Jeh nelle sue scorribande).
Quello che avrebbe nei confronti del Padre è un debole, il debole che si ha per il genitore amato e per un compagno, anche se potrebbe non darlo troppo a vedere.

Nei confronti dell’Alpha il rapporto sarebbe diverso, è chiaro.
Immagino una più spiccata riverenza dovuta allo stato di subordinazione nei suoi confronti. E immagino anche una sorta di sete morbosa, di interesse e curiosità semi-ossessiva verso quel sapere che lui soltanto può rivelarle. Come accennato in precedenza, appartenendo a un Clan diverso ci sarebbero cose che suo Padre non potrebbe trasmetterle… e questo, in effetti, potrebbe essere frustrante per l’Asphodel della prima fase. È in tal senso che si rivolgerebbe e cercherebbe l’Alpha, come Maestro oltre che capobranco, dacché vorrebbe di assimilare il più possibile da chi ha uno stile di vita più vicino al suo.

In quanto a immaginazione, tuttavia, non posso spingermi oltre questa linea, ché tanto dipende dall’ON – e spesso mi sono ritrovata ad avere i piani scombussolati :’D
Diciamo che, per come stanno adesso le cose, questo è lo scenario più plausibile che possa immaginare.



cos'altro distingue i Defunti da tutti gli altri Clan?



Naturalmente il battito cardiaco. Se il battito dei Viventi è quello di un cuore “pigro” – lento e tuttavia costante – e quello degli Ibridi è invece fievole, quasi assente, il battito dei Defunti è incostante. E cioè: si tratta di un battito sporadico, a intervalli più lunghi di quelli di un Vivente, e tuttavia è in grado di accelerare in momenti di frenesia o forte emozione (se la vita di una Vena dovesse essere minacciata, ad esempio).

I Defunti, inoltre, bevono solo sangue mortale; rifiutano il sangue di un cadavere come io rifiuto un piatto di trippa (non me ne voglia chi la ama ma io me ce sento male :’D) ed è nocivo per loro come il glutine per me (lol). Non traggono alcun beneficio se bevono sangue animale. E tuttavia, pur non traendo alcun sostentamento e/o vantaggio dalle abitudini nutrizionali che contraddistinguono gli altri clan, sono quelli che nel trarre via la vita ai mortali (uomini, elfi, mezzelfi e tutta la sacra famiglia di razze “a termine” a seguire) traggono il maggior apporto nutritivo e un maggiore beneficio in relazione, da skill, a un punteggio mente della vittima.



Correggimi se sbaglio, da quel che capisco Asph non si aprirebbe subito sulla sua condizione a qualcuno di differente dai Drakul, ma considerando le Ombre già un "branco", pensi che li avvicinerà come vene o solo nella consapevolezza di cosa è?



Con il tempo, sì, potrebbe metterli a parte della cosa.
Non subito, ché avrebbe prima da comprendere sé stessa e la propria natura, come gestire le nuove pulsioni e come comportarsi con le Ombre dacché non è più la stessa Dandelion.

Asphodel sa di Akius, ne conosce la natura e ne comprenderebbe meglio, dopo la mutazione, il dilemma. Attraverserebbe tutta una fase di studio per cercare di capire se la nuova natura possa essere o meno accettata da quella specie di branco. Si accerterebbe una volta ancora di potersi fidare, ché sarebbe come una nuova partenza: conoscere e farsi conoscere.
Col tempo – e qui apro una parentesi variabile in base all’ON – potrebbe rivelare loro della sua condizione, proprio in virtù di un atto di fiducia.

Per quel che concerne le Vene… è una grossa, grossissima incognita. Ora come ora ti direi di no, nonostante tutto. E dico di “no” perché si tratta di uno step successivo all’eventuale rivelazione e non so, a quel punto, come potrebbero essersi modificati gli equilibri all’interno del gruppo. È una possibilità, sì, ma al momento molto molto sfumata. È possibile che siano specialissime prede e che abbia nei loro confronti un forte istinto possessivo… ma cedere il proprio sangue è altra cosa – e Asphodel sarebbe estremamente gelosa del suo sangue.



Pensi che Asph sia un Drakul che possa ambire ad avere vene?



Non solo.
Asph – a un certo punto dell’eternità = mi aspetto che passino ere geologiche lol :’D – procreerebbe.

Del resto è l’unico modo che ha per essere madre.
Il fatto che abbia conservato le ceneri di quella che sarebbe stata la sua progenie viva la dice lunga su quanto la cicatrice che porta addosso sia una ferita profonda e sanguinante, seppellita sotto strati e strati di distrazioni dal trauma che porta dentro.
Va da sé che prima di avere una sua progenie avrebbe delle Vene. E fra le Vene la progenie sarebbe l’eletto/a, l’amore puro e indissolubile che si può nutrire nei confronti di un figlio.



E raccontami anche della morbosità agli oggetti di cui parli, se pensi si possa applicare con il concetto possessivo che i Defunti hanno appunto con le loro "Prede".



Sì, può essere un buon parallelismo.
Gli oggetti, i feticci, le collezioni di Asphodel sono estremamente preziosi per lei. È su quelli che riversa la propria passione, i propri sentimenti, caricandoli di un’intensità emotivo-affettiva fuori dal comune.
È anche per questo, probabilmente, che chiede continuamente dei pegni a chi ama. È parte del suo modo di domandare, del suo modo di fare – “dimmi che mi ami”, “dimmi che sono importante”, “dimmi a quale tesoro assomiglio”. E guardando quegli oggetti lei guarda, invero, chi ama. In quello sguardo traduce il sentimento che prova, ché non saprebbe esplicarlo altrimenti. Ma questo, certo, vale per gli oggetti che riceve in dono.

Quelli che si accaparra, compra o rubacchia hanno un valore diverso: rappresentano uno specchio distorto.
Asphodel è cresciuta nella negazione dell’appoggio genitoriale, nell’assenza dell’affetto. Ha vissuto i primi anni di vita completamente da sola seppur circondata di gente: nessuno ha mai badato a lei. Nessuno ha dato valore alle sue conquiste – le prime parole, i primi passi, l’autosufficienza via via maggiore – ed ha inconsciamente assimilato il concetto di non essere niente. Di non valere niente. O di essere, da un certo punto in poi, un oggetto in mano altrui, senza volontà.
Inconsciamente, comunque, è una cosa che non accetta.
È per questo che tende a impossessarsi di ciò che attira il suo sguardo: è come se dicesse "io sono qui, questo è il mio valore, brillo come questa cosa, questa cosa è mia, Io sono Mia e questa cosa, come me, nelle mie mani, è libera".

Asphodel non cede le sue cose. È avida: non dona. Solo due volte ha provato a donare un qualcosa di suo – con Zaran e Jehrome – e solo una volta lo ha effettivamente fatto.
Allo stesso modo, per quel che concerne la possessività in senso stretto, il Defunto bada alle sue prede – e cioè si assicura che siano esclusivamente sue, facendo queste parte del suo territorio di caccia.
Da defunta Asphodel traslerebbe la morbosità dagli oggetti alle prede, probabilmente. Verrebbe a mancare il senso di valore mancato circa se stessa e non avrebbe, pertanto, l’istinto di accumulare oggetti. Le prede verrebbero a sostituire il ruolo delle cose che le appartengono.
Di pegni, però, continuerebbe a chiederne. Non rappresenterebbero nulla se non un’abitudine, un gioco reiterato e piacevole poiché collegato a individui che possono smuovere in lei qualche una sorta di emotività.



Vorrei anche capire cosa succederebbe se Jehrome le ordinasse di concedergli una vena di Aph come cibo, come si comporterebbe, come reagirebbe e cosa farebbe.



Esploderebbe.
Sarebbe, cioè, una situazione di estremo conflitto personale, paragonabile a una vera e propria frattura dell’Io, ché per quanto possa essere devota al Genitore avrebbe l’indole di base a spingerla verso una possessività sfrenata nei confronti della Vena.
Una cosa del genere potrebbe essere accettata più plausibilmente nel caso in cui ci fosse una motivazione concreta (una comprovata esigenza, lol) al di là della richiesta (es: Jeh è in pericolo di vita e il sangue della Vena in questione può salvarlo. In tal caso la priorità sarebbe la salvaguardia del Padre e non avrebbe esitazione, nonostante il fastidio della cosa, a cedere una sua Vena). Se si trattasse di un capriccio probabilmente sbraiterebbe e protesterebbe, cercherebbe di dissuaderlo e batterebbe il piede… ma cederebbe, infine, inevitabilmente. Essendo suo Padre l’influenza che esercita su di lei travalica l’indole che, ripetiamo, imparerebbe a dominare. E tuttavia non potrebbe che detestarlo all’ennesima potenza per averle chiesto – per averla costretta a cedere – una cosa del genere.



Asph è diventata la "sposa" di Jehrome, pensi che il cambio ON da Sposa a Figlia possa generare qualcosa di diverso nel loro rapporto?



Anche qui mi trovo a dover rispondere assecondando una visione parziale, determinata esclusivamente dall’ottica di Asphodel. Non è dunque escluso che le cose si sviluppino diversamente, ma tant’è.

Il cambio da sposa a Figlia è determinante in termini qualitativi.
E cioè: Asphodel, come detto, è basilarmente un Io destrutturato, che prova emozioni ma che non ha ricevuto gli strumenti adeguati per interpretarle, né si fida di quello che sente. Partendo da questo presupposto è evidente che si stia legando sempre di più a Jehrome, provando una sorta di tenerezza che è del tutto differente da quella riservata ad altri. Riesce anche a mandarla fuori dai gangheri, per carità, ma ha un chiaro debole per lui (il baluginio di quel che verrebbe dopo).
Ciò che prova è una sorta di innamoramento inconscio, latente, bloccato. Incapace di essere espresso a chiare lettere e gestito, ché si tratta di cosa nuova. E soprattutto questo sentimento ha colore. È vivo e vibrante, per quanto rinchiuso.
Quando dico che “ha colore”, poi, intendo dire che ha molte, moltissime sfumature. Tenui, accese, in pendant e in contrasto. Il passaggio dall’essere una sposa all’essere sposa e Figlia – una cosa che non esclude l’altra – lascerebbe intensa una sola tinta: il rosso.
E con ciò voglio dire che il “sentimento” di Asphodel si farebbe più forte, unitario, canalizzato, preponderante e invadente. La mutevolezza cederebbe il passo a un’emozione meno vibrante – inumana per l’appunto –, amplificata nel suo aspetto possessivo.

Non si sottovaluti una cosa: quella del genitore è una grandissima assenza nella vita di Asphodel. C’è stato – c’è – qualche punto di riferimento che può essere ricondotto alla valenza più o meno paterna… ma è diverso. Il genitore Drakul, generandola appunto, verrebbe a ricoprire un ruolo fino a ora rimasto vacante.
È quasi inevitabile che provi una sorta di amore assoluto nei confronti di un Padre – oltre che di uno sposo – che non soltanto l’ha voluta ma non l’ha abbandonata.


E con questo chiudo (giuro che non farò passare altri 10 giorni dalla prossima risp :’D). Mi scuso se qualcosa dovesse essere poco chiaro, ché sta risposta è il frutto delle serate romane in cui ero poco sotto il livello di estrema cottura e ora ho badato più che altro all'impaginazione yy
Tutto quel che c'è da chiarire cercherò di chiarirlo!


E ah, sì: Buon Natale <3
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Per quanto riguarda l’anima… i Drakul non ce l’hanno dal lato “spirituale” del termine. Il lato psicologico, invece, più personale, ha libera interpretazione.
Se a un Drakul viene “tolta l’anima” è sbagliato, poiché a conti fatti non ce l’hanno, difatti non possono resuscitare come tutti gli altri ma possono farlo attraverso escamotage che si concordano con me e la gestione. (Questo è solo un appunto che rivolgo in generale, perchè comunque l’interpretazione che hai dato io la trovo affine all’idea che ho con i Drakul.)

Per quanto riguarda il rapporto distinto tra Padre e Alfa, mi sta bene come esposto. Rende chiara la differenza che c’è da applicare, a prescindere dal carattere che ha il personaggio.

Per quanto riguarda invece le differenze dei Defunti con gli altri clan, sì. Il battito è quasi del tutto assente, torna ad esserci solo in alcuni momenti di estrema eccitazione, qualunque pendenza abbia - positiva o negativa.

Ok per tutto il resto.
Mi è piaciuta la risposta un po’ “trabocchetto” sul cedere una vena al Padre, visto che all’ordine non potrebbe rifiutarsi ma allo stesso tempo potrebbe odiarlo, perchè il legame non rovina la psiche del personaggio, piuttosto l’accentua.

Non entro nella psicologia di Asphodel che è solo tua personale, ma come discorso generale: i Drakul tendono a celarsi il più possibile perchè ne va della loro sopravvivenza e anche naturalezza, visto che sono i pg più esposti in campo. Sia per la ricerca del sangue, sia per la percezione magica costante e non solo, anche oscura, scoprirli li rende fonte di diffidenza e questo può rendere la loro “sopravvivenza” più difficile. C’è chi superficialmente non vi pensa, altri invece che tendono a tutelarlo. A ognuno le proprie conseguenze, insomma!


Comunque procedo:

- Come pensi che Asphodel Drakul si rapporti con gli altri suoi simili? Fammi proprio una differenza di Clan in Clan.
- Cosa pensi che Asphodel Drakul porterebbe di nuovo alla razza? In termini di gioco intendo. Anche a livello di clan Defunti.
- Innanzi a una preda con razza chiusa e mente alta (quindi bonus) e un’altra con mente bassa ma molto legata al personaggio, quale pensi che sia più apprezzabile da Asphodel? O attaccabile, diciamo.
- Ci sono diversi approcci, fisici, mentali e psicologici per ottenere il sangue di una vena. Siccome che i Defunti non scelgono vie “facili”, quale pensi che sia il migliore approccio di Asphodel, costretta ovviamente all’avvicinare persone viventi?
- Quali tipo di caratteristiche animali avrebbe, visto che mi mancano nella candidatura? xD





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Eccoci! <3


- Come pensi che Asphodel Drakul si rapporti con gli altri suoi simili? Fammi proprio una differenza di Clan in Clan.



Uhm, vediamo~
Viventi. Nascendo in un simile contesto proverebbe dapprima a emularne il modus vivendi. Si renderebbe presto conto, tuttavia, della differenza che intercorre fra lei e loro. Probabilmente reputerebbe deprimente e limitante (non superfluo né inefficace, ché riuscirebbe ad apprezzare in ogni caso la spiccata abilità che hanno nel confondersi fra i mortali) il nugolo di codici, etica ed etichetta che più li avvicina ai vivi. Se davvero Asphodel desidera l’eternità per liberarsi del peso che l’emotività mortale le mette addosso, è probabile che sia indotta a disprezzare la maggiore sensibilità dei Viventi, ritenendola una sdolcinatezza inutile, un fardello di cui può fare a meno. Non riuscirebbe a condividere, ad esempio, la scelta di nutrirsi esclusivamente di bestie: se incontrasse un Drakul dedito a tale pratica lo tratterebbe con sufficienza, ritenendolo più ipocrita che eticamente corretto.
Per amore e delizia del Padre – in virtù del legame – fingerebbe comunque, di quando in quando, di condividerne i modi e lo stile, salvo poi tornare sé stessa appena la farsa diventa tedio.

Defunti. Un branco è casa. Casa è familiarità. Un Drakul che fa parte del suo stesso Clan verrebbe accolto con maggiore naturalezza, dacché si tratta di trovarsi di fronte a un individuo che – in linea generale, escludendo componenti psicologiche e caratteriali – comprende meglio di altri, che meglio di altri può comprendere. I Defunti sono i Drakul che, alla fine dei conti, attrarrebbero maggiormente le sue attenzioni – Asphodel è egoista: il resto del mondo può incuriosirla ma il suo reale interesse è indirizzato a quel che più può avere a che fare con lei o a chi è come lei. Con i Defunti si sentirebbe naturalmente a suo agio e, svelando i misteri riflessi della loro indole, riuscirebbe meglio a comprendere sé stessa.

Ibridi, la grande grande incognita. Presumibilmente Asphodel ne sarebbe annoiata. Serberebbe nei loro confronti la stessa riverenza che si può avere nei confronti un alto grado ecclesiastico, ma più per pagliacciata che per reale deferenza.
Li riterrebbe inoltre troppo distanti dalla propria mentalità per potersene interessare davvero. Essendo quasi del tutto privi d’impulso vitale, così chiusi e astrusi, è difficile che riesca a trovare con loro un punto di contatto. Li apprezzerebbe, dunque, come si può apprezzare uno spettro che vive del suo riflesso o un buco nero: primigenio fascino e dimenticanza.
L’uso di bere sangue dai cadaveri sarebbe interpretato come una pratica abietta e parimenti una comodità noiosa. Tuttavia sarebbe attratta dalla capacità che hanno di mutare il loro aspetto esteriore; questo – unitamente ad alcune peculiarità caratteriali – potrebbe essere un elemento di contatto.



- Cosa pensi che Asphodel Drakul porterebbe di nuovo alla razza? In termini di gioco intendo. Anche a livello di clan Defunti.



Non so esporti un progetto preciso e me ne dolgo. Tieni anche conto del fatto che non sono più abituata a pensare a quali sono i miei punti di forza on-game – sto ancora levando la ruggine :'D – …ragionare in termini di vantaggio per la razza rispetto alla mia presenza (un'innovazione, nella mia ottica e nella migliore delle ipotesi, corrisponde a quello) è un qualcosa che mi lascia un po’ in imbarazzo.
Non so, dunque, se Asphodel può costituire una reale differenza nel gioco di razza. Quello che so è che probabilmente cercherei di alimentarlo, di sfruttare ogni spunto a disposizione o di lanciarne qualcuno.

C’è una cosa da considerare: scoprire di essere una cosa diversa da un Vivente aprirebbe in Asphodel tutta una serie di quesiti. “Quanti ce ne sono di quelli come noi? Di quante specie diverse? E come funzionano gli altri? È possibile rintracciare le radici della nostra genia? Individuare il momento in cui i sentieri dei primi Drakul si sono divisi portando alla nascita delle diverse stirpi? Individuato il principio della stirpe, è possibile comprenderne meglio la direzione?”
Quello dei Drakul è un universo che cercherebbe di sviscerare a dovere, pertanto è possibile che dopo la prima fase di formazione cerchi di venire in contatto con gli altri esponenti della specie per poterli meglio conoscere e studiare. In virtù di ciò è anche possibile che cerchi il modo di rendere la sua posizione nel mondo – del suo branco, del padre – più “sicura” o vantaggiosa.
Ma è un qualcosa di ancora molto vago e nebuloso, poiché distante nel tempo.

Per quel che riguarda il Clan, invece… Asphodel assumerebbe istintivamente il ruolo di Beta.
Condizionata dall’ascendente dell’Alfa e in assenza di concorrenti si vestirebbe naturalmente del grado di soldato, garante della sicurezza del suo branco. In tal senso veglierebbe su di esso più o meno severamente a seconda dei casi, intervenendo ogni qual volta ve ne fosse bisogno – per squilibri interni e/o minacce esterne –, cercando di alimentarne il benessere o la stabilità. Nei confronti degli affiliati sarebbe mossa da una curiosità istintiva: sarebbe inizialmente indotta a conoscerli più per naturale mania di controllo che per reale e incondizionato interessamento.


- Innanzi a una preda con razza chiusa e mente alta (quindi bonus) e un’altra con mente bassa ma molto legata al personaggio, quale pensi che sia più apprezzabile da Asphodel? O attaccabile, diciamo.



Dipende molto dalla situazione. In situazione di necessità estrema, se non vi fosse tempo per caccia e fronzoli correlati, Asphodel ricorrerebbe al sangue più semplice da ottenere. Un personaggio tanto legato a lei è in questo senso un’ottima riserva, una sicurezza a cui ricorrere con più facilità.
Di quando in quando, in virtù del legame col suddetto personaggio e conscia dell’effetto che l’atto può avere sulla preda potrebbe anche mettere da parte la caccia e scegliere un piacere più legato ai sentimentalismi.

In termini di apprezzabilità, però, va da sé che il sangue di un personaggio a razza chiusa e mente alta batta di gran lunga il primo soggetto ipotizzato. Dovendo scegliere fra i due opterebbe probabilmente per la raffinatezza, anche se – o forse proprio per questo – si tratta di una preda più difficile da conquistare.
Al di là dell’oggettività della cosa, poi, c’è un elemento che mi induce a questa risposta: il vissuto attuale di Asphodel.
Per gran parte della vita Asph è stata nutrita poco e malissimo. Ha iniziato ad assaporare delizie e manicaretti dal periodo Aquila Rossa e da allora non fa che cercare nuove prelibatezze. Adora il dolce più del salato – ché il dolce è “cosa da ricchi signori” – e sta passando via via dai sapori più semplici a quelli più complessi, continuando a desiderare avidamente di assaggiare pietanze sempre più raffinate.
È un tratto che manterrei, questo, con la non-vita. È chiaro dunque che se il sangue di un personaggio molto legato a lei con mente bassa può essere paragonato alla familiarità di una buona carbonara, quello di una preda a razza chiusa con mente alta è un Gualtiero Marchesi o un Iginio Massari. E Asphodel adora la ricercatezza, brama la raffinatezza del sapore. Potendo scegliere non avrebbe dubbi.


- Ci sono diversi approcci, fisici, mentali e psicologici per ottenere il sangue di una vena. Siccome che i Defunti non scelgono vie “facili”, quale pensi che sia il migliore approccio di Asphodel, costretta ovviamente all’avvicinare persone viventi?



Asphodel opterebbe per un approccio di tipo psicologico, probabilmente la divertirebbe di più. Come detto, soprattutto all’inizio tenderebbe a giocare col cibo. Ciò vuol dire che probabilmente cercherebbe di irretire la sua vittima mostrandosi indifesa o cercando di sedurla a seconda dei casi, inducendo la preda a cadere in trappola. Trucchetti come la sottomissione fisica o mentale sono delle scorciatoie che userebbe soltanto in situazioni di emergenza, esigenza estrema e in mancanza di una fonte sicura, se dovesse recuperare sangue senza tempo da perdere.



- Quali tipo di caratteristiche animali avrebbe, visto che mi mancano nella candidatura? xD



Giusto sorry :’
Avrebbe alcune striature tipiche della specie fra capo, collo e spalle. Dunque: occhi contornati dalle bande nere che proseguono dall’angolo laterale verso le orecchie, dalla caruncola lacrimale al naso e dalla palpebra superiore, a macchie verticali, lungo tutta la fronte; il collo presenterebbe le tipiche striature verticali escludendo la zona carotide, mentre appena al di sotto delle clavicole sarebbero orizzontali, estese per tutta la lunghezza dell’osso a cui corrispondono. Avrebbe, inoltre, gli occhi più simili a quelli di un ocelotto, con pupilla ovaleggiante.
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Ok ho compreso la sua psicologia e che tipo di Drakul sarebbe.
Per le caratteristiche animali, ok, anche se accorcerei la descrizione un pochino ahuahuha

Ora passo un po’ a delle domande tecniche:

- Innanzi tutto, che sensazione avrebbe Asphodel nel sentire Jerome? Si accorgerebbe della differenza di Stirpe e in che modo?
- Parlami dell’Abbraccio, come avviene?
- Parlami del “Luogo di Sepoltura” e della sua importanza.
- Quali sono le condizioni atmosferiche in cui un Drakul può uscire e in quale modo invece affronta quelle contrarie.
- Elencami i punti deboli del Drakul da difendere (anche quelli che sono a tuo parere)
- Elencami i punti forti del Drakul da sfruttare (anche quelli che sono a tuo parere)

Per ora mi fermo qui!





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Eccoci qui, sfrutto una pausa viaggio per rispondere~


- Innanzi tutto, che sensazione avrebbe Asphodel nel sentire Jerome? Si accorgerebbe della differenza di Stirpe e in che modo?


Sì, se ne accorgerebbe sin da subito. Inizialmente, tuttavia, cercherebbe di non badare alla cosa.
Avvertirebbe una sorta di straniamento dovuto dalla differente scia emessa da lui, ne percepirebbe il diverso ritmo cardiaco. Jehrome ha già accennato ad Asphodel il fatto che esistano diversi “tipi” di Drakul ma non sono stati avanzati chiarimenti riguardo alle Stirpi.
La diversa percezione del Genitore – a meno che non le venga chiarita da lui stesso – potrebbe nondimeno rientrare in una semplice differenza identitaria, del tipo “io sono io e tu sei tu, è per questo che siamo diversi – magari ognuno di noi lo è”.
In mancanza di un chiarimento esplicito in tal senso avvertirebbe la cosa come una nota stonata e nulla più.
Le cose, tuttavia, cambierebbero se si trovasse dinanzi a un altro Defunto o Vivente. In tal caso la somiglianza o differenza instillerebbero un più forte dubbio che cercherebbe sicuramente di sviscerare.



- Parlami dell’Abbraccio, come avviene?


Viene definito Abbraccio il rituale attraverso il quale un Drakul da vita alla sua progenie. Avviene in tre fasi distinte: sottrazione, addizione e rinascita.
Durante la prima fase, secondo casistica canonica, Drakul e mortale si recano presso il luogo prescelto per la sepoltura; in seguito il Drakul beve quasi interamente il sangue di quella che sarà la Progenie, ben badando alla sua frequenza cardiaca per potersi arrestare un momento prima che il cuore indebolito cessi di battere. Una volta fermatosi il Genitore ferisce sé stesso e fa dono del proprio sangue al mortale in modo tale che il figlio possa esserne rinvigorito e contaminato.
In seguito quest’ultimo viene sepolto dal Genitore, così che possa ritornare quasi immediatamente alla non-vita che lo aspetta.

A discapito del piacere derivato dallo scambio di sangue, l’ultima fase dell’Abbraccio è connotata da un dolore straziante, dacché gli organi interni del neo-Drakul avvizziscono e il cuore ha da plasmare se stesso in base a quella che sarà la stirpe di appartenenza.



- Parlami del “Luogo di Sepoltura” e della sua importanza.


Il Luogo di Sepoltura è, come detto, il posto in cui un mortale abbandona la propria vita. Va da sé che nel caso di un Drakul rappresenti anche la culla della sua rinascita, il ventre materno e un rifugio sicuro. È l’unico luogo in cui si ha facoltà di ritornare nel caso in cui si venisse irrimediabilmente feriti e ci si disgregasse in forma di nebbia (0pf).
La resurrezione avviene nell’arco di sette giorni attraverso i quali il Drakul inizia a riprendere le proprie spoglie tangibili; in questa fase è totalmente vulnerabile: se qualcuno dovesse attaccarlo con un fuoco magico non ci sarebbero possibilità di difesa né di scampo. Proprio in virtù di ciò è fondamentale che la tomba/culla resti per lo più ignota.

Se ne avesse motivo e desiderio, un Drakul può cambiare luogo di sepoltura pugnalando se stesso e seppellendosi da solo là dove ha scelto di confinarsi.



- Quali sono le condizioni atmosferiche in cui un Drakul può uscire e in quale modo invece affronta quelle contrarie.


Non c’è condizione atmosferica avversa al Drakul che esce di notte.

Per quanto riguarda il giorno, invece, abbiamo delle eccezioni.
Dando per scontato che soltanto un motivo buono – ottimo – possa spingere un Drakul all’esterno quand’è giorno, ci sono alcune condizioni atmosferiche che gli impediscono assolutamente di farlo. Una di queste – ed è quasi lapalissiano – è il sole a picco. Col sole a picco o con tempo variabile un Drakul non si muove, a meno che non sia questione di vita o di morte – e in tal caso si può ricorrere a proprio rischio e pericolo allo stratagemma del chiuso mobile, utilizzando ad esempio una diligenza. L’unico modo efficace per sfuggire all’indesiderata esposizione diurna è quello di precipitarsi sotto terra in forma di nebbia.
Se il cielo è totalmente coperto o piove, invece, il Drakul può spostarsi all’esterno anche di giorno, in forma materiale. Va da sé che non sarà la più piacevole delle compagnie in quanto stanco, irritato e spossato.



- Elencami i punti deboli del Drakul da difendere (anche quelli che sono a tuo parere)


Uno su tutti il cuore. Come detto, un colpo al cuore per un Drakul è fatale: è lì che si concentra l’impulso magico, è il fulcro della non vita e pertanto il maggior punto debole.
Naturalmente la luce intensa è insopportabile, ferisce i loro sensi e va per tanto evitata.
Sono percepibili come fonte di magia negativa, il che li espone più di altri al pericolo di un attacco.

Non sono da sottovalutare, poi, tutti quei dettagli che li rendono atipici agli occhi dei mortali, anche a quelli di chi non è in grado di percepire la loro scia. Il fatto che siano innaturalmente belli, il particolare brillio dell’occhio – rassomigliante a quello di una fiera a caccia nella notte –, la stessa temperatura corporea o tinta epidermica (bassa e pallida in modo impressionante, a meno che non ci si sia appena nutriti) sono elementi che di fatto li portano a spiccare fra la massa – e questo può essere per l’appunto un vantaggio come anche uno svantaggio, soprattutto per una razza che tende a nascondere la propria esistenza.

Non dimentichiamo poi le diverse abitudini di un Drakul: escludendo i Viventi – che in tal senso sono avvantaggiati – è più facile che un esponente di un altro Clan, in pubblico e in situazioni mondane, appaia come un outsider.



- Elencami i punti forti del Drakul da sfruttare (anche quelli che sono a tuo parere)


L’ho detto: quel che è uno svantaggio può essere indubbiamente usato a proprio favore. Una delle armi vincenti di un Drakul, a tal proposito, è il proprio carisma, l’ascendente che può esercitare su di un mortale. La scurovisione e la capacità di individuare esseri viventi nel raggio di 500 metri – grazie alla percezione del battito cardiaco – li rendono predatori formidabili, per non parlare della loro naturale immunità ai veleni.
Il fatto che dispongano di una forma animale, inoltre, può permettere loro di essere più discreti (per quanto la stessa forma animale appaia come atipica o distorta).
È un sicuro vantaggio la capacità che hanno di eliminare il ricordo dell’atto dalla memoria di una preda, per non parlare delle peculiarità di Clan precedentemente descritte.


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1/22/2021 10:13 PM
 
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Eccomi qui! Scusa il ritardo.
Allora:


"Col sole a picco o con tempo variabile un Drakul non si muove, a meno che non sia questione di vita o di morte – e in tal caso si può ricorrere a proprio rischio e pericolo allo stratagemma del chiuso mobile, utilizzando ad esempio una diligenza."



Ci tengo a dire che questa possibilità è davvero molto, molto rara. E anzi, se non si fa è meglio. xD

Per quanto riguarda i punti deboli, ne manca uno: la Magia, che per un Drakul nonostante sia la cosa che più cerca è anche la cosa che più potrebbe spaventarlo.

Quando poi citi di "carisma" e "ascendente", intendi che un Drakul lo abbia innato e che quindi sfruttabile o utilizzabile come "bonus", oppure qualcosa che comunque deve sapersi giocare per renderlo veritiero?


Proseguo con altre domande tecniche:

- Cosa succede se un Drakul viene portato a 0 punti salute da una magia?
- Se un Drakul venisse ferito a un braccio, cosa giocheresti e come?
- Cosa ha di differente il sangue Drakul da un sangue mortale? E intendo tutto, dalla struttura fisica a quella sensoriale.
- Nel caso in cui a un Drakul venga mozzata una mano, che cosa succederebbe e cosa potrebbe fare un Drakul?
- Il dolore per il Drakul esiste? In che modo? E il piacere?
- Mi elenchi le varie differenze tra le forme possibili del Drakul?

E per ora, fine. u.u





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1/29/2021 5:32 PM
 
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Eccomi! E ricevuto!
So, chiedo venia in anticipo per i refusi e gli accenti strani che seguiranno: uso un pc non mio e una tastiera aliena, sto arrabattandomi come posso :’D



Quando poi citi di "carisma" e "ascendente", intendi che un Drakul lo abbia innato e che quindi sfruttabile o utilizzabile come "bonus", oppure qualcosa che comunque deve sapersi giocare per renderlo veritiero?


Un po’ e un po’.
Un Drakul conserva l’aspetto che aveva quando era in vita, certo, ma è caratterizzato da una bellezza superiore rispetto a quella di cui era precedentemente dotato. È come se fosse, ecco, una versione migliore di se stesso.
Questo è sicuramente un vantaggio nel momento in cui si voglia attrarre l’attenzione di qualcuno: essi colpiscono indubbiamente l’occhio di chi li osserva… ma carisma e fascinazione dipendono per lo piú da un certo modo di fare – qui entra l’interpretazione.
È un’assunzione, questa, derivata anche dall’esperienza vissuta da Asphodel: l’aspetto dei Drakul ne ha pungolato immediatamente l’occhio ma è stato altro, direi, ad attrarla – un certo modo di fare, la sensazione di trovarsi davanti a un enigma che non era in grado di sciogliere.

Postilla: a prescindere da bonus e innate tenderei sempre a orientarmi sul modo in cui una peculiaritá viene giocata, è un aspetto che terrei molto a curare – sia per me stessa che per rendere piú gradevole l’esperienza generale. Sono sin troppo legata alla narrazione per pensare di poter glissare in virtú del possesso di una skill… e trovo anzi sia necessaria una buona interpretazione per poter arricchire le potenzialitá di un personaggio.




- Cosa succede se un Drakul viene portato a 0 punti salute da una magia?


Raggiunti i 0 pf un Drakul scompare alla vista dissipandosi in nebbia.
Ha la possibilitá di recuperare la propria forma corporea nell’arco di sette giorni recandosi al luogo dov’è stato sepolto, ma in quella fase è estremamente vulnerabile e un ulteriore colpo magico sarebbe in grado di decretarne la morte ultima, senza possibilitá di scampo.



- Se un Drakul venisse ferito a un braccio, cosa giocheresti e come?


La percezione sensoriale di un Drakul è fortemente ovattata, quindi in termini fisici non mi concentrerei sulla questione del dolore… quanto piú su quella dell’irritazione. A livello epidermico percepirebbe certamente fastidio nel punto colpito, ma immagino una Asphodel irritata, pungolata nell’orgoglio per essere stata colpita (fosse stata, appunto, ferita da qualcuno). In relazione anche alla linea di Clan scelta, la immagino come uno di quegli animali che, minacciati, si fanno rabbiosi contro la minaccia sopraggiunta.
La casistica che posso immaginare ha ovviamente un ampio spettro con le dovute variabili, ma in linea generale è questo che lei proverebbe e questo è quello che tendenzialmente giocherei.
Naturalmente, poi, in base all’entitá e al punto in cui è stata ferita proverebbe a ‘curarsi’ immediatamente: se si trattasse di un graffio in un punto raggiungibile dalla bocca lo rimarginerebbe grazie alle proprietá della saliva Drakul.



- Cosa ha di differente il sangue Drakul da un sangue mortale? E intendo tutto, dalla struttura fisica a quella sensoriale.


Parliamo di un sangue alterato, contaminato e difatti ricostituito dalla magia che ha il suo fulcro nel cuore, che da esso viene pompato e messo in circolo nel corpo intero. Il sangue sottratto, una volta assorbito, viene difatti riconvertito.
Esso differisce sostanzialmente dal sangue mortale in quanto notevolmente piú denso, quasi appiccicoso. Se assaggiato da un mortale provoca una rarefatta frenesia che induce alla dipendenza sul lungo termine, in quanto squisito al palato e irresistibile, desiderabile – l’effetto che avrebbe su di me una fonduta di cioccolato, in effetti, moltiplicato per cento. yuy



- Nel caso in cui a un Drakul venga mozzata una mano, che cosa succederebbe e cosa potrebbe fare un Drakul?


…si ritroverebbe senza una mano e con una copiosa emorragia in corso.
Immagino si incorra nel rischio dissanguamento, ma in tal caso la saliva non basterebbe a rimarginare una ferita di simile entitá. Quel che farei io sarebbe provare a tamponarla nel piú classico dei modi e stringere l’arto con un laccio, in modo da impedire al sangue di defluire il piú a lungo possibile.
Ovviamente la cosa piú ragionevole da fare dopo aver rattoppato il danno alla bekk’e meglio sarebbe quella di recarsi immantinente al luogo di sepoltura, cosí che l’arto mancante possa rigenerarsi.



- Il dolore per il Drakul esiste? In che modo? E il piacere?


Esistono l’estasi e la brama legate al sangue – soprattutto se si tratta di sangue contaminato da magia. Esse corrispondono a quanto di piú prossimo vi sia alla sensazione di godimento per un Drakul.
Per il resto, dolore e piacere non sono che riverberi sbiaditi delle sensazioni provate in vita. La sensibilitá tattile è in qualche modo intorpidita, gli stimoli piacevoli sono percepiti senza che vi sia un vero e proprio godimento, il dolore – come detto su – corrisponde piú che altro a un semplice fastidio.



- Mi elenchi le varie differenze tra le forme possibili del Drakul?


Un Drakul in forma Fisica, come accennato, mantiene inalterati i tratti pertinenti alla razza appena abbandonata. Nel caso di Asphodel parliamo, ad esempio, delle orecchie leggermente puntute caratteristiche dei mezzelfi. I capelli, adesso spesso scarmigliati, apparirebbero come piú curati, l’occhio vivo di un brillio particolare; la pelle, a meno che non si sia da poco nutrita, apparirebbe piú pallida e gelida al tatto. Ovviamente ogni funzione fisica pertinente alla mortalitá è inibita o assente del tutto: vedasi il battito cardiaco piú lento o la mancanza di liquido corporeo – a eccezione di sangue e saliva. I sensi le si acuirebbero, la vista verrebbe infastidita dalle fonti di luce troppo alta e sarebbe perfetta, invece, nell’oscuritá.
I canini sono retrattili e sul corpo sono presenti alcuni dei tratti animali caratteristici per ogni Drakul, i quali possono essere nascosti o mostrati in base alla sua volontá.
A meno che non indossi monili che ne inibiscano la percezione, un Drakul in forma fisica rappresenta una fonte di energia negativa ambulante.

La forma Animale è peculiare e si differenzia da Drakul in Drakul. Si tratta di una metamorfosi operata grazie alla magia, che permette al soggetto di trasformarsi in un unico animale di taglia media; la forma animale non puó essere cambiata. Un Drakul in forma animale non è percepibile magicamente ma serba un aspetto caratteristico che lo identifica come singolaritá della sua ‘specie’: ogni non morto in forma animale, a prescindere dalla pigmentazione della razza prescelta, presenta piumaggio, pelle o pelliccia di colore nero, mentre gli occhi sono completamente rossi.

In forma di Nebbia, va da sé, un Drakul abbatte la propria tangibilitá corpora. Puó dunque dissipare se stesso e quello che ha indosso in volute di fumo mobile rassomigliabili, per l’appunto, alla nebbia. Se sceglie di mutare in questo stato di notte è totalmente invisibile e libero di muoversi inosservato; di giorno, al contrario, viene visto e percepito appunto come un banco nebbioso. Con questa forma un Drakul puó attraversare la materia – pareti e oggetti – ma è sensibile alla magia, che invece puó danneggiarlo. A eccezione di una, le skill fisiche e mentali in questa forma sono inutilizzabili.
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2/2/2021 9:49 AM
 
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Raggiunti i 0 pf un Drakul scompare alla vista dissipandosi in nebbia.
Ha la possibilitá di recuperare la propria forma corporea nell’arco di sette giorni recandosi al luogo dov’è stato sepolto, ma in quella fase è estremamente vulnerabile e un ulteriore colpo magico sarebbe in grado di decretarne la morte ultima, senza possibilitá di scampo.



Nope. Da manuale è scritto: “Se giunge a 0 punti salute per danni MAGICI, il Drakul è sconfitto per sempre.” perciò se giunge a 0 punti salute per danni da magia, il Drakul è perso e non può ritornare al luogo di sepoltura. Morte ultima, appunto.

Il resto va bene. Anche se sulla forma animale ti sei scordata una cosa, vediamo se con le role la ritrovi ;)

Inizia a farmi qualche esempio d'azione:

- Asphodel Drakul durante una giornata di pieno sole. Come e dove la collocheresti (azioni a piacere) e in che modo.
- Asphodel Drakul che muta da Animale a Nebbia (azioni a piacere)
- Asphodel Drakul che usa sia questa skill:


Bere il Sangue Drakul


sia quest’altra:

Frenesia del Defunto Drakul
[Edited by °Zukho° 2/2/2021 9:50 AM]





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Allur... arriverò anche con la risposta, lo giuro, nel più breve tempo possibile yuy
Ho avuto qualche imprevisto OFF che dovrebbe risolversi entro breve, ma la cosa mi ha rallentata un po' y-y

Nel frattempo posto una role con Jeh – per la prima volta si accenna all'idea di essere trasformata.


Premessa: durante l'ultima assenza di Jeh, Asph ha iniziato a interrogarsi sulla natura del suo rapporto con lui e di quanto, effettivamente, possa essere sostituibile, vista la sua mortalità. Si chiede anche se quello che provi sia frutto di una specie di incanto o se si tratti di un legame autentico.
La giocata che segue ha rinnovato il vincolo con Jeh, fornendo ad Asph un'idea di quello che potrebbe succedere se davvero volesse legarsi a lui per sempre.

Rinnovo del vincolo 15/02/2021
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3/14/2021 7:11 PM
 
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...eccola. A metà, ma visto il tempo trascorso procederei a scaglioni. Il prima possibile arrivo anche con la seconda parte, intanto...



Anche se sulla forma animale ti sei scordata una cosa, vediamo se con le role la ritrovi ;)


Oui! La forma animale prescelta non sparisce mai del tutto dal Drakul, che ne conserva addosso alcuni tratti caratteristici. Può scegliere comunque se renderli o meno palesi.


- Asphodel Drakul durante una giornata di pieno sole. Come e dove la collocheresti (azioni a piacere) e in che modo.


[ Villa – Camera di Asphodel ] { Materiale – Innate } E la santa bestia intelligente degli dei ha detto: io sono una brava bestia di fronte a questo corpo di Margot; non di Asphodel: di Margot. – Se ne sta chiusa in camera sua, il fu ratto rosso. Al buio, immersa in un’atmosfera tanto densa che la direste subacquea. E cos’è che la rende tanto pesante? Dopotutto non è, quell’aria viziata, semplicemente aria? Non rassomiglia, quel buio, al banalissimo buio di una soffitta chiusa a chiave, con le imposte sigillate e il pulviscolo che danza lezioso sotto fasci di luce sporadica? Oh, no. Tale oscurità è carica, vedete, di un particolare tramestio. Di un nervosismo che corre sottopelle, represso e latente, che s’irradia dall’algido corpicino rannicchiato all’angolo opposto rispetto alla finestra, là nella sua vecchia camera da letto. Fatichereste a vederla, tanto è pesto il buio riprodotto: le tende chiuse, a oscurare il sole fuori dal suo regno, le ha volute pesanti, pesantissime, di velluto damascato – ‘così che non filtri il benché minimo bagliore a disturbare il sonno’.

[ Villa – Camera di Asphodel ] { Materiale – Innate } [ Niente concetti niente affetti niente organi niente nervi niente ossa niente vene ]. È un brusio continuo quello che attraversa la camera, come di un rosario sussurrato a memoria. Proviene dal corpo rannicchiato e schiacciato contro l’angolo, i cui occhi di brace se ne stanno fissi alle tende chiuse. Spalancati e immobili, come potessero oltrepassare il pesante drappo senza ferirsi. E quello che leggereste sul volto d’alabastro – ammesso che riusciate a coglierne i tratti affilati, nella densa oscurità – è un nervosismo trattenuto da una curiosità becera, la prima, fallace. [ Niente morte niente sonno niente sogni niente atti niente fatti ] continua la bestiola, in guardia contro una minaccia che si muove là fuori lenta, fino al tramonto. Veste dei suoi abiti da garzona, e tuttavia non la diresti la solita Dandelion. Se appoggiassi l’orecchio al suo petto sentiresti il suo battere sporadicamente, raramente – in modo tutt’altro che naturale. [ Niente vizio niente virtù niente onore niente peccato… ]

[ Villa – Camera di Asphodel ] { Materiale – Innate } [ Niente paura niente impressioni niente sentimenti e colpi ] varia, reitera [ e colpi, colpi, colpi, colpi ], i palmi a coprire le orecchie. A cosa si riferisca non è dato saperlo ma è possibile intuirlo: che sia il suono che ora la ossessiona? – Tum, Tu-tum, Tu-tum. – La preghiera, comunque, termina lì. Asphodel rompe la stasi, si leva eretta e cammina al buio, attraversando la stanza senza alcuna difficoltà. Badate bene: non è memoria né familiarità – non più solo quello. In quella notte artificiale, densa, pesante, vede perfettamente; la confidenza con la quale si muove è tutta dovuta alla vista più acuta. E qual è il prezzo da pagare se si penetra la notte?

[ Villa – Camera di Asphodel ] { Materiale – Innate } Guardate. Come detto attraversa la stanza, si avvicina a una delle tende. Se ne sta lì a titubare o ad attendere, non si capisce bene. Assottiglia le palpebre come a volersi preparare a un impatto, mentre la destra si leva a mezz’aria per agguantare il drappo che la separa e protegge dalla luce diurna. Se ne avesse bisogno trarrebbe un lungo respiro… invece, nel petto, è immobilità e tensione. [ Ricorderò… ] soffia via impercettibile, scosta la tenda. È solo un millimetro, ma tribola come colpita d’un tratto da mille spilli agli occhi. [ ..Ah!! ] geme alta, ferita da un fascio di luce che subito la induce a scattare, a richiudere la tenda per poi balzare all’indietro, ad appiattirsi contro la parete con le mani sulle palpebre bianche. – Ricorderò sempre la mia vita in terra, e che non bisogna attenersi al compatto e all’opaco di una molteplicità temerariamente assembrata.


- Asphodel Drakul che muta da Animale a Nebbia (azioni a piacere)


[ Dalen – Molo Basso ] { Animale – Innate } Eccola, dunque. Potesse presentarsi direbbe certo di chiamarsi Macavity. Ha l’aspetto di uno strano ocelotto dalle macchie ton sur ton. L’occhio vitreo, di un bel color rubino, è l’unico brillio sporadico dell’anima viva – o quasi – al Molo Basso. Sta passeggiando lungo la banchina, l’atipica gatta, vegliando i dintorni con sguardo attento. Se si muove tranquilla, sinuosa, è giustappunto perché ha preso confidenza con questa nuova maschera: ogni muscolo, ogni articolata dinamica del corpo nuovo si sposta con misurata naturalezza. Allora è vero: di ‘storto’ ha solo i colori. Cosa ci faccia lì, poi, è tutto un mistero. Un animale simile lo direste a caccia… e invece no: ha già qualcosa in bocca. Si tratta di un leprotto da poco senza vita, così preso per gioco. Giunta a un pontile svolta per raggiungerne il termine, appressandosi a una barchetta rossa senza nome, ormeggiata lì. Percorre il ponticello che la conduce a bordo e fa il giro esterno della cabina, muovendosi inquieta prima di arrestarsi dinanzi all’uscio che la condurrebbe sotto coperta. Levandosi su due zampe, userebbe le anteriori per spingere e quindi artigliare la porta, grattandola per un po’ prima di mettersi a sedere. Così, per protesta, soffia a bocca piena. Molla la preda in terra e comincia. Non ha davvero bisogno di girarsi e osservare i dintorni per comprendere che là non c’è nessuno: a battere lento – sporadicamente – è solo il suo cuore. Così, socchiudendo gli occhi ferini e perdendo nel vuoto lo sguardo, si concentra sul proprio corpo e le proprie dimensioni, anticipando con l’immaginazione il processo di metamorfosi che di lì a poco la vedrebbe mutare. Piano piano, quasi impercettibilmente e dopo qualche istante, l’involucro cresce. { Animale > Materiale }

[ Dalen – Molo Basso ] { Animale > Materiale – Innate } Da dov’è che parte, quel pizzicorio? Ve ne stupirete, forse, ma ogni volta da un punto diverso, e da lì principia la metamorfosi. Or ora ha la sensazione del brivido diffuso: un lenzuolo che viene sfilato da uno spettro, la pelle scoperta. Gradualmente accade: la pelliccia dell’ocelotto inizia a ritrarsi sotto l’epidermide, la coda a rimpicciolire come risucchiata dalla spina dorsale. Se le falangi alle anteriori si allungano affusolandosi, gli artigli tutti, invece, si ritraggono; assumono il lucido, impeccabile aspetto del vetro. Le spalle si schiudono, le gambe si allungano, lo zigomo si affila e le labbra si rimpolpano. A perforare le guance sino a sparire, furono le vibrisse. Gli orecchi invece restano appena a punta, ridimensionandosi e portandosi in asse mentre dal cranio spuntano, copiose, setose volute rosse. La vedreste bianca come porcellana, al termine del rito, rannicchiata in posizione fetale, se non vestisse gli abiti di una vedova. E badate: sono da donna! In velluto, a viziare una pelle insensibile.

[ Dalen – Molo Basso ] { Materiale – Innate } Se ne sta lì, accoccolata sulle assi di legno come una moglie riversa al funerale del marito. La confondereste con Penelope… e invece è Margot. Quando leva il volto immacolato non c’è traccia di dolore o di gioia, di rabbia o fastidio: ha la forza neutrale del dio. E se sorride a un certo punto, statene sicuri: non è che una smorfia. L’Imitatrice, dunque, riporta lo sguardo all’uscio chiuso. L’ampia gonna dell’abito funereo ha una tasca, e in quella rovista alla ricerca di una chiave che non trova. [ Mnh~ ] mugola appena infastidita – fosse viva avrebbe sospirato. Non si perde d’animo, però: il dono e la provocazione la lascerà di fuori, davanti alla porticina chiusa, dopo essersi assicurata di aver macchiato la superficie di rosso – il sangue del ventre ferito – quel tanto che basta a disegnare un cuoricino stilizzato. Il leprotto è certo malmesso, ma lei non vi bada. Solo, di nuovo, sorride alla sua opera d’arte. E se i sensi si allertano è solo perché a un certo punto lo avverte: tu-tum. Spera forse che non si avvicini più del dovuto, ed è per questo che, immobile, attende.

[ Dalen – Molo Basso ] { Materiale – Innate } …ma no, no. Lo sciocco si avvicina. E sbuffando appena si volta la rossa, indirizzando lo sguardo alla cardiaca fonte che via via le si appressa. Aggrotta le sopracciglia al ‘chi va là’, quando l’uomo con la lanterna sembra aver scorto un’ombra in movimento a bordo. Tace, Margot, e le labbra si stringono in una smorfia indispettita – di un’amante che sia stata interrotta all’apice del suo atto segreto, all’incriminante confessione. Per un attimo pensa addirittura di fermarsi a giocare, forse… e forse si potrebbe, sì… ma no. Non questa notte, ché è tutta dedita all’assente. Questa notte è per il dono e la provocazione, uno scherzino di dubbio gusto dalla bimba al suo paparino. Torna volgersi all’uscio, quindi, soffermandosi sul cuore. Mirando là piega le labbra verso l’alto come fosse un angioletto, e non chiude affatto gli occhi mentre prende a mandare la mente altrove. Il sorriso si spegne lento e il brivido che avverte stavolta, concentrandosi, è il frullio delle sue cellule in agitazione. L’immaginare e l’avvenire, l’involucro animato di magica non-vita che perde consistenza. { Materiale > Immateriale }

[ Dalen – Molo Basso ] { Immateriale – Innate }
Così accade che si disgreghi: il corpo perde di consistenza a partire dal basso e contornando via via l’ovale del volto, lasciando per ultimi gli occhi fissi – fissi – sul sangue che si rapprende alla porta. Sparisce, Margot, in volute di fumo, un istante prima che il lumino del curioso avventore si insinui col suo bagliore al limitare del pontile oltre la barca. L’uomo alza il braccio armato di lanterna e a bassa voce titubante domanda, di nuovo, ‘chi va là’. Ha presto, però, da ravvedersi: in effetti a bordo non c’è proprio nessuno… o almeno così sembra. Asphodel, capite, un corpo ch’è banco di nebbia, si è presto rincattucciata oltre la porta, sfilando sotto allo spiraglio ove soleva lasciare, un tempo, le sue lettere di biasimo. Quel che l’uomo troverebbe, si avventurasse oltre, è giustappunto un leprotto dal ventre divelto, abbandonato là da chissà che cagnaccio di strada. Della silente presenza che fluttua oltre l’uscio, ad ascoltarne il battito come si fa coi richiami e le ninna nanne, non ha il minimo sospetto.
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Puntata II – Speravo di concludere ma son cotta (se tutto va come deve riesco a chiudere il cerchio nel we yuy)



Bere il Sangue Drakul


[ Dalen – Ninfea Nera ] { Materiale – Innate } Se ne sta nuda, Asphodel en suite. Distesa, impudica e disinteressata, a rimirare Wedna che per lei fa una giravolta, due, tre. Osserva col riverbero di un lontano entusiasmo addosso – maschera – la fu ninfetta dal volto triste e dalla voce dolciastra. [ Io non ho fame, no. Ma mangia qualcosa, ché mi piace guardarti~ ] le ha detto qualche ora fa. Il menù, nemmeno ve lo dico, lo ha scelto la pallida strega. [ Secondo te cambia qualcosa..? ] avrà chiesto sovrappensiero scegliendo dalla carta. E l’avrà vista nutrirsi col piacere del veggente, l’avidità del voyeur. Con gli occhi fissi, inamovibili da lei, in qualche modo insistenti e lascivi. [ Ti piace~? ] le chiede sul dolce. – ‘Ti piaceva?’, riverbera la sua mente. E quella è stata solo la prima richiesta del despota che pagando – quanto sperpera il denaro, quel che fu una tanto avara accumulatrice! –, pretende. ‘Ora danza per me’, ‘Pizzicati le guance’, ‘Canta per me, segui questo ritmo’ – la manca che batte sulla coscia nuda nel suggerire la melodia cardiaca. E [ Truccami le labbra, le gote ] aggiunge infine, allungando la destra per averla più vicina. La bocca assume una piega invitante – tanto quanto lo è il corpo più roseo del suo, più vivo del suo…

[ Dalen – Ninfea Nera ] { Materiale – Innate } …che bene osserva mentre, ad averla tanto vicina, ha quasi un fremito. Ne avverte il calore del fianco sotto la destra, e se la pelle di Wedna – com’è malinconico quel risolino dovuto al solletico! – si fa tutta d’oca, la mano molesta insiste nell’accarezzarla. [ Che c’è~? ] le soffia suadente, premendo fra loro e schiudendo le labbra più rosse [ …mi hai fatta troppo bella~? ]. Avesse una consistenza, quel tono, sarebbe del ricco velluto che tanto adora. Fosse musica, la voce, si accorderebbe all’ipnotica ballata che certe dame cantano intorno al fuoco nelle notti di luna nuova. Se Wedna arrossisce, abbassa calcolatamente lo sguardo e con sapienza fa il suo mestiere, Asphodel coglie quel che le viene offerto su un piatto d’argento. [ …sì? Mi riscaldi tu~? ] rilancia maliziosa, le dita a risalire il fianco, a sfiorarle una clavicola e risalire il collo sottile, scostandone dolcemente una ciocca di capelli oltre l’orecchio. Con gli occhi l’aggancia e se le parla è solo per tenersela lì, a un centimetro dal corpo gelido, a distrarla da quel freddo che brucia e potrebbe indurla a ritrarsi. [ Dimmi~ ] – Specchio Specchio – [ …è davvero così bianca, la mia pelle? Mi faresti arrossire davvero~? ] e le offre una gota al bacio, agganciandola sottecchi con lo sguardo. { Sottomissione 1/2 }

[ Dalen – Ninfea Nera ] { Materiale – Innate } Qualcuno l’ha forse rimproverata sia da viva che da morta: con il cibo non si gioca. Asphodel, però, ha l’anima del bimbo. E se già tiene a bada la voracità dell’affamato non è che si possa pretendere troppo. Fosse stata calda di sangue mortale avrebbe sentito le budella ritorcersi e lo stomaco brontolare. Quel che prova adesso, invece… oh! Il cuore ha battuto alla cassa un po’ prima del solito. È la tensione del predatore che è pronto a stringere ma che ancora no, non si muove, osserva e attende, che gioca col topolino come fosse il suo nuovo amico. Il sorriso sulle labbra sporche di tintura è tutto teso nel pregustare un piacere anticipato dalla mente. [ …un pochino? E se ti bacio io, qui~? ] s’avvicina, ne assaggia le labbra e sente il corpo tendersi. L’indice destro percorre la mascella di Wedna prima di insinuarsi oltre il fianco, a premere sulla schiena nuda per indurla ad azzerare le distanze fra loro. L’occhio la cerca, la voce bracca l’orecchio. E il cuore dell’altra, che accelera i suoi battiti, offre al corpo freddo il riverbero della rovente tensione che le appartiene solo di riflesso. [ Si dice, sai, che chi ha la pelle bianca e nobili natali abbia il sangue di colore blu.. ] continua e la intorta, spostando la bocca coi suoi piccoli baci a dirigersi sulla guancia, fino all’orecchio, là dove infrange un sospiro calcolato ad arte – e il petto altrimenti inanimato s’alza e s’abbassa con più teatrale fremito. { Sottomissione 2/2 }

[ Dalen – Ninfea Nera ] { Materiale – Innate } Se Wedna le soffia una sciocchezza, confondendo sedotto e seduttore, Asphodel non può che ridacchiare con acuto calcolo. Schiude la bocca, le mordicchia il lobo e l’assaggia, scendendo con la lingua al collo che l’altra reclina da copione. Quasi la imita, nel mugolio successivo, sfiorandola coi canini estratti prima di mormorarle poche altre parole lì, all’altezza della giugulare. [ Tu non lo immagini, tesoro mio, ma sei una principessa… e vedi, vedi… io lo so~ vuoi sapere perché? ] – non ha bisogno d’altro: del brivido e del suo assenso. Le braccia sottili serrano la presa al corpo della vittima, così che non possa più sfuggirle. Nello stesso istante, quindi – ‘Sì, lo voglio’ –, affonda i canini nel collo proteso. Ancora un po’ rude, forse, troppo istintiva, fors’anche cattiva. Wedna prova a dibattersi al primo istante di dolore, certo, ma la drakul la tiene ben ferma, prolungando un momento l’istante in cui le lacera le carni. In seguito, abbandonando il morso per passare al più piacevole atto – a grandi sorsi, scuotendola di brama, ne sugge la vita –, si sente come cogliere da una passione, un piacere che trattiene a stento.

Asphodel usa: Bere il sangue Drakul

[ Dalen – Ninfea Nera ] { Materiale – Innate } Se non fa scempio di quelle carni, se si trattiene dall’omicidio, è solo perché si trova in un delicatissimo territorio, con una di quelle prede che, pur nell’oblio, godono di un occhio di riguardo. Eppure guardala, quella ch’era Biancaneve: la pelle candida le si colora di vita e quando stacca la bocca, richiudendo le ferite dei denti acuminati con la propria saliva, ha le labbra cremisi di sangue. Vorace lecca via il rimasuglio e tiene fra le braccia il corpo indebolito di Wedna, adagiandola sul letto placidamente e nondimeno senza cura. Ne carezza giusto la fronte, prima di lasciare la mente annebbiata e sopita. Uscirà… dalla finestra, come un ladruncolo, dopo essersi rivestita. – Se il cacciatore ne chiuse il cuore in uno scrigno, per la sua Regina, io chiudo per me stessa il tuo sangue nelle mie vene.



[Edited by Asphodel•Dandelion 3/17/2021 11:27 PM]
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3/19/2021 10:56 PM
 
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...puntata III. La situazione l'ho desunta da una quest passata, immaginando un'Asphodel drakul al posto dell'Asphodel mezzelfa.
(per il ritardo mi scuso ancora yuy)



Frenesia del Defunto Drakul


[ Dalen – Grotta a Nord ] { Materiale – Innate } What if? – E lì davanti a loro, l’obbrobrio. Sei metri azzurroverdastri con una pinna caudale a mezzaluna, l’epidermide bulbosa sormontata da tre occhi protetti da protuberanze ossee; circondata da quattro tentacoli, la creatura si trascina sulla terraferma rilasciando una sostanza viscida e cenerina, nauseabonda all’olfatto. Se Ersatz e Sharania mirano agli occhi, Akius ed Asphodel attirano i tentacoli. È a destra e manca che saetta la nostra, dunque, evitando e ferendo con la spada estratta i bracci porosi che tentano di afferrarla. L’occhio saetta fra quelli e le compagne, vagliando di quando in quando le loro posizioni. E se un tempo si sarebbe detta più analitica, lucida, tecnica… adesso è diverso. I sensi acuti sono come trascinati da un via via più primordiale istinto, un’onda che trascina il corpo nei suoi movimenti. Qui, signori, di ragione ce n’è poca. Il sangue nelle vene ha il fremito del bollore, corre tanto veloce da rilasciare come scariche d’adrenalina nel corpo che saetta. E se di questo potreste non avere sentore a occhio nudo, ve lo dico, non è lo stesso per ciò che accade in superficie. – Si annerisce, guarda, la pelle. { Trasformazione 1/2 }

[ Dalen – Grotta a Nord ] { Ibrida – Innate } Cosa accade, quindi, in superficie? La pupilla si restringe, verticalizza. I canini, mal trattenuti dall’istinto che le da alla testa, s’estraggono e rassomigliano più a quelli della fiera non viva che è. La pelle, poi, è come se si contaminasse di petrolio, tingendosi di nero intorno agli occhi e seguendo gli zigomi, striando il collo delle bande caratteristiche della sua forma animale. Ecco, dunque, come appare: non del tutto antropomorfa, non del tutto una bestia, il sangue che guida… la mente che cede. È lì che evita e graffia, cambiando di posizione con Akius e attendendo che siano i Mastri a ferire l’ultimo occhio di Polifemo. È allo scoccare del terzo dardo – quando Nessuno l’uccide – che la ragione, eccezion fatta per quel labile filo che lega coscienza e discernimento, s’inchina al predatore. Il mostro si inarca per il dolore della sua cecità, mostrando un ventre molle segnato da un’apertura – che sia ombelico o bocca non sapremmo dirvelo. { Trasformazione 2/2 }

Asphodel usa: Frenesia del Defunto Drakul

[ Dalen – Grotta a Nord ] { Ibrida – Innate } Ed è quando lo vede, l’occhio che guizza sul ventre molle, che non ha esitazione. Schiva ed aggira un tentacolo in scivolata; lesta si rialza, abbreviando le distanze che la separano dal punto debole con agilità impressionante, caricando frattanto la destra armata per affondare nelle carni viscide non appena si trovano a portata – un colpo dritto a montare dall’alto verso il basso, per pugnalare il mostro presso l’orifizio in spasmo. Dovesse centrare il colpo, affondata la lama corta, non esiterebbe a infierire ferocemente: l’intento che la guida – che lì l’ha condotta, all’attacco senza indugio – è quello di martoriare di colpi ritmici, lesti e istintivi, il ventre esposto. La furia che riversa nelle braccia, soprattutto a seguito del sanguinare altrui, è quella della bestia senza controllo: frenetica, assassina, come incapace a placarsi. Ed è schiusa, difatti, la bocca, in un vergo a metà fra il gemito e il ringhio. { Frenesia 1 }

[ Dalen – Grotta a Nord ] { Ibrida/Materiale – Innate } Colpisce, colpisce, colpisce. E più quello l’assorda col suo rantolo, più si contorce in spasmi, più lei continua. Coperta alle spalle dalla Famiglia, trascinata dalla frenesia che le stille di linfa vitale altrui, a sgorgare copiose, non fanno che alimentare, Asphodel sembra decisa a continuare come all’infinito. Eppure, eppure… arriva la fine, il mostro urla e s’abbandona senza vita. Così, come lui si placa, mentre l'anelito viene a mancare, la furia si sopisce via via. Ha un lieve ritardo, forse – che in questo What If l’istinto è prerogativa del gatto più del Mastro –, ma giunge infine. A richiamarla è la voce di Sharania alle sue spalle, l’intreccio saldo di quella vibrazione alla sua labile coscienza. La mano armata, dunque, si ferma a mezz’aria: non insiste. Trema appena, frattanto che il bollore del sangue si placa, l’occhio si schiarisce, la mente abbandona la sua nebbia. E quindi si volta verso le compagne, soffermandosi su Akius infine. I tratti esterni della sua bestialità abbandonano gradualmente la diafana epidermide mentre la pupilla torna a farsi tondeggiante. [ …andiamo via, sì ], concorda con la goblin. Per quella notte non avranno null’altro da fare là dentro, l’esplorazione continuerà la sera successiva.


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3/24/2021 9:36 AM
 
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Ok, l'unica correzione che devo farti è nella trasformazione animale o nebbia o materiale. Per evitare che ci mettiamo SEI turni a fare un passaggio dall'una all'altra, quelle sono da interpretare come concentrazione/trasformazione, ovvero che non serve concentrarsi e poi usare un'altra azione per trasformarsi, ma concentrarsi E trasformarsi... in questo modo in 3 turni riusciamo a fare il cambio e non rendere ostico un BONUS di razza.

Comunque detto ciò e dopo il tempo necessario alla valutazione, ritengo IDONEO il pg alla trasformazione in Drakul.

Segnami qui tutte le role di avvicinamento con il buon Jeh e appena il tempo è giunto, fammi contattare dal master per la trasformazione, se ha dubbi.

Congratulazioni ancora! ;)





• Zukho Antiva • Limnaru • Pesce Rosso •
"Bene e Male dipendono dai punti di vista."


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Prendo nota, sarà fatto e... Grazie, Grazie, Grazie! <3
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4/5/2021 11:17 AM
 
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