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Da Porta Pia all'Altopiano di Asiago

Last Update: 2/2/2020 6:00 PM
9/20/2019 11:10 AM
 
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Un caro saluto a tutti voi.

Il 20 settembre 1870 i Bersaglieri entrarono in Roma passando per la breccia di Porta Pia.
Già i Bersaglieri . . . ma chi aprì la breccia?
Non certo i Bersaglieri.
A tale compito fu destinata la 5^ batteria, comandata dal capitano Giacomo Segre, che venne schierata a non più di 1000 metri di distanza dalle Mura, nell’area su cui sorge attualmente Villa Torlonia. L’unità, alle ore 5 e 20 iniziò un fuoco particolarmente preciso ed efficace ed alle 9 e 30 circa la breccia era già praticata per un’ampiezza di circa 30 metri alla destra della Porta Pia.
Per la perizia dimostrata verrà decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “per la splendida direzione data al fuoco della sua batteria”

Bello direte ma che c’entra con la Grande Guerra?

C’entra perché il Capitano Giacomo Segre era il padre di quello che diventerà il Generale Roberto Segre.
Il Generale Roberto Segre prese parte alla 1a Guerra Mondiale e si distinse per le sue particolari capacità di ideazione circa il più efficace impiego dell’Arma di artiglieria.
In particolare, in occasione della battaglia d’arresto del giugno del 1918, in qualità di Comandante dell’artiglieria della 6^ Armata che operava sull’Altopiano d’Asiago, si fece portatore della tesi secondo la quale sarebbe stato opportuno anticipare l’inizio del fuoco di contropreparazione delle nostre artiglierie, precedendo addirittura l’inizio del fuoco di preparazione austro-ungarico, del quale si conosceva orientativamente l’ora d’inizio.
Tale procedura non venne attuata su tutta la fronte d’attacco da parte dei Comandi italiani che temevano un eccessivo ed inutile consumo di munizionamento, nel caso di una errata valutazione dell’ora di inizio del fuoco nemico, ma i dati ricavati successivamente dall’interrogatorio dei prigionieri e, soprattutto, dalla Relazione Ufficiale del Comando Supremo austriaco, dimostrarono che i maggiori danni al nemico furono indubbiamente arrecati dalle artiglierie della 6^ Armata, che precedettero il fuoco avversario di ben 5 ore.
Le elevate perdite complessive denunciate dal nemico; la sorpresa realizzata; l’impossibilità di far affluire le riserve per le implacabili azioni di interdizione e di sbarramento; le difficoltà incontrate dalle fanterie nel lanciarsi all’attacco, a causa delle perdite subite, portarono a concludere che l’offensiva nemica fu effettivamente infranta in partenza e ciò è da attribuirsi all’azione di contropreparazione anticipata voluta dal Segre.

Due grandi uomini, due grandi Artiglieri.




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"nessuno muore del tutto finchè ne sia conservato il ricordo"

Jorge Luis Borges
9/20/2019 12:51 PM
 
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Davvero interessante.
Grazie.
9/27/2019 9:46 AM
 
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Rischiando di andare fuori tema (l'argomento attiene il Risorgimento e non la Grande Guerra...) aggiungo due notizie:
1) Fu il generale Cadorna (Raffaele, padre di Luigi) in persona a decidere che la prima batteria ad aprire il fuoco contro le mura di Roma doveva essere quella del capitano Segre (la 5a del 9° reggimento) npon solo perchè il capitano era bravissimo nei calcoli di tiro (all'epoca si facevano con carta e penna, ricordiamolo...) ma soprattuto perchè era ebreo e quindi, non aveva particolari scrupoli morali a sparare contro la città Santa dei cattolici.
2) Il comandante della "brigata" (oggi diremmo "gruppo") in cui era inquadrata la 5a batteria di Segre era il maggiore Luigi Pelloux. Da lì partirà al sua brillante carriera politica che lo porterà, nel 1898, a diventare Presidente del Consiglio.

11/8/2019 6:55 PM
 
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Che lo si voglia o no, è sempre tutto collegato. In epoche passate le carriere militari si tramandavano di padre in figlio e queste ne sono testimonianza. Se uno era figlio di contadini finiva a fare il contadino, se uno era figlio di militari la carriera militare nel 90% dei casi era il suo futuro.
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11/12/2019 10:58 PM
 
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Scusate ma mi avete provocato :-)
Sto studiando le vicende di Roberto Segre perché si intrecciano con la storia dell'istituto di matematica applicata dove lavoravo. Quindi se mi alzate la palla non riesco ad esimermi dal raccontare tutta la storia mettendo in mostra tutta la mia logorrea.

Poi ho il difetto di essere un pignolino. Quindi per prima cosa tengo a precisare che Segre comandava l'artiglieria della 6ª armata (ex Comando degli Altipiani) durante la battaglia del Solstizio e non durante quella d'arresto. Alla fine del 1917 era in servizio alla 3ª armata o in congedo per malattia (dovrei controllare le date).

La sua storia è molto, articolata e con molti aspetti sottaciuti dalla maggior parte dei trattati storici. È opinione corrente che la battaglia del solstizio si sia svolta solo tra Grappa-Montello-Piave. Questo fu effettivamente il settore in cui durò più a lungo e vennero mietute quasi tutte le vittime. In realtà bisognava contrastare un violento attacco "dall'Astico al mare" le cui le direttrici principali puntavano a sfondare sul basso corso del Piave e sugli Altipiani, delimitati dall'Astico e dal Brenta. Questi sfondamenti avrebbero permesso agli AU di prendere il nostro esercito in una morsa.
Le prime direttive del Comando Supremo erano che le nostre artiglierie avrebbero dovuto rispondere al fuoco di preparazione degli AU solo dopo mezzora dal suo inizio. Solo Segre si oppose a questa impostazione e con lunghe discussioni ottenne che tutte le armate iniziassero subito la "contropreparazione" e che i singoli comandanti d'armata potessero decidere di anticiparla basandosi sulle informazioni estremamente dettagliate che avevamo circa l'attacco austriaco. A questo punto, Segre dovette convincere Montuori (comandante della 6ª armata) ad autorizzare l'anticipo. Non senza fatica ebbe solo un'autorizzazione verbale: se va male sarà tutta colpa tua, io negherò di averti autorizzato!
La "contropreparazione anticipata" di Segre ebbe un effetto dirompente. Le truppe AU vennero scompaginate prima che si disseminassero sul fronte d'attacco e si avvicinassero alle nostre. La grande offensiva sugli Altipiani venne completamente arrestata nel giro di una giornata e con pochissime perdite. Non solo, Segre fu in grado di spostare alcune batterie che operavano nella Val Brenta in modo che intervenissero a difesa del Grappa.
Più in generale, l'aver bloccato subito una delle direttrici principali dell'attacco nemico permise al comando supremo di spostare molte riserve a sostegno degli altri settori.
Nei giorni immediatamente seguenti la battaglia, Segre venne promosso a generale di brigata.
Un ruolo abbastanza significativo nella vicenda ebbe anche la collaborazione tra Segre e Mauro Picone. Quest'ultimo era un giovane matematico e con l'aiuto di Segre riusci a completare il calcolo di accurate tavole di tiro per l'artiglieria pesante in montagna. Segre, infatti, gli permise di chiamare presso l'ufficio tiro dell'armata altri matematici che erano sparsi sul fronte. Da un lato si venne a creare un prototipo dell'istituto che Picone fonderà nel dopoguerra e che può essere considerato il primo istituto di "applied and computational mathematics" del mondo. Dall'altro, la disponibilità di queste tavole fu importante quando, nella notte del 15 giugno, le nostre batterie aprirono il fuoco di sorpresa, da posizioni assunte poche ore prima, senza poter fare tiri di aggiustamento, per non svelare la propria posizione, ma con la necessità di essere molto precisi da subito.

Segre era uscito dalla guerra come grande eroe. Come mai solo molto raramente lo troviamo citato nei libri di storia?

Le cose si complicarono nel dopoguerra, quando venne nominato capo plenipotenziario della delegazione italiana inviata a Vienna per vigilare sull'applicazione dell'armistizio.
Anche qui si dimostrò molto attivo e indipendente, forse troppo.
Curò il rientro delle opere d'arte trafugate nel Friuli dopo Caporetto, distribuì cibo alla popolazione, si interpose nelle dispute tra Austria e i nuovi stati nati dalla dissoluzione dell'impero, ... In pratica suscitò gelosie e timori (forse fondati, non lo so!) per un generale poco ligio alla disciplina verso le alte gerarchie. Quando i socialisti montarono un caso sul comportamento truffaldino tenuto a Vienna da alcuni ufficiali italiani, che peraltro non dipendevano da Segre, tutti i nemici di Segre sollevarono un putiferio. In breve egli venne richiamato in Italia, sollevato dall'incarico e incarcerato.
Dopo un lungo processo venne completamente assolto da ogni accusa. Anzi si sollevarono pesanti dubbi su come il gen. Meomartini aveva condotto le indagini. Però, ormai il giocattolo si era rotto e Segre restò sistematicamente escluso da ogni prospettiva di carriera sia militare che civile. Anche dalle ricostruzioni storiche. Una specie di damnatio memoriae.
Come riferimenti posso citare:
* A. Zarcone: "Il generale Roberto Segre. Come una granata spezzata nel tempo", Ufficio storico dello Stato maggiore dell'esercito, Roma, 2014
* P. Pozzato: "Polemiche tra vincitori: le ragioni nascoste di un successo", in "La battaglia del solstizio: Atti del Convegno internazionale La battaglia del solstizio", Vittorio Veneto 28-29 ottobre 2008, Gaspari, Udine, 2009
Il volume di Zarcone è incentrato sulla vicenda viennese; l'articolo di Pozzato racconta la violenta polemica tra Giardino e Segre, scoppiata negli anni 30 per attribuirsi il merito della vittoria.
Io sto preparando un articolo sulla collaborazione tra Picone e Segre per le tavole di tiro.



2/2/2020 6:00 PM
 
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Leggo solo adesso. Molto interessante, grazie del contributo
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