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Citazioni in cerca d’autore (Oscar edition)!

Last Update: 11/4/2019 11:24 AM
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Giudice*****
4/6/2019 9:44 AM
 
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Caspita, non credevo di leggere le nomination così presto né di ricevere tante candidature, vista la qualità delle storie in gara, grazie! Appartengo alla categoria che ha sforato quel "2-3 righe" di motivazione per le nomination. Meno male che sei stata stretta perché te lo aspettavi, Rosmary, altrimenti avrei scritto ancora di più :D

Comunque io ho azzeccato solo le autrici di "Fuori rotta" e "Ad occhi chiusi", cioè July e Mary. Con loro vado a colpo sicuro sia perché le conosco come autrici, sia perché basta guardare l'impaginazione per riconoscerle subito! Cloe, non ho azzecato la tua flash, nonostante abbia letto tanto di te .-. Credevo che la Jily fosse sicuramente tua, perché si respira un'atmosfera molto potteriana che mi ha ricordato le tue storie. Ho toppato alla grande, tant'è che credevo che inzaghina avesse scritto "Di mediocrità e orgoglio" .-. Comunque complimenti, ragazze! S.Elric, credevo avessi scritto "Il falò", anche con te ho toppato :D
A sorpresa ho indovinato blackjessamine, di cui ho letto di recente una OS (se no avrei toppato sicuro pure qua!), e mystery_koopa. Mystery, è da quando ho visto i giudizi di MaryLondon che mi sono appuntata di leggere la tua "Languida ombra", è proprio il titolo particolare ad attirarmi e ad avermi fatto pensare che "Frammenti di crimine" fosse la tua! P.s sapevo mi avresti "beccata" perché hai letto la mia OS con Ariana, che è un po' la mamma della mia flash :D Bravi a chi l'ha indovinata e grazie dei complimenti, Mary!
Ecco il link: Il canto tra le rovine
Tempo permettendo proverò a passare dalle vostre storie, purtroppo per ora è già tanto se sono riuscita a pubblicare .-.
Adesso aspetterò i giudizi di Rosmary (consolati, a te aggiungono soltanto una "e" al nickname, il mio lo storpiano in tutti i modi possibili e immaginabili ahah!).





Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita
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Giudice****
4/6/2019 9:57 AM
 
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Re:
_ Freya Crescent _, 06/04/2019 09.44:

e mystery_koopa. Mystery, è da quando ho visto i giudizi di MaryLondon che mi sono appuntata di leggere la tua "Languida ombra", è proprio il titolo particolare ad attirarmi e ad avermi fatto pensare che "Frammenti di crimine" fosse la tua! P.s sapevo mi avresti "beccata" perché hai letto la mia OS con Ariana, che è un po' la mamma della mia flash :D




Grazie Freya!
Mi fa molto piacere eche il titolo ti abbia indirizzata, perchè ci lavoro sempre tantissimo :)
Quale OS? Quella che secondo me è la migliore HP che abbia mai letto? 💕😉😉

Un saluto a tutte!

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Giudice*****
4/6/2019 10:20 AM
 
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Addirittura? .-. Ahahah ti ringrazio tanto!





Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita
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Giudice*****
4/6/2019 12:39 PM
 
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Aggiunti i due link!

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Giudice*****
4/7/2019 6:31 PM
 
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Post: 731
Giudice*****
4/7/2019 7:32 PM
 
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Re: Re:
mystery_koopa, 04/04/2019 22.23:




...Forse per la mia spiccata predilezione per il dark? :)




Forse... O forse è che io e il toto autori viaggiamo su due binari diversi: la storia che credevo di amicadeilibri è in realtà di inzaghina! XD

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Post: 2,613
Giudice*****
4/7/2019 11:23 PM
 
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Re:
S.Elric_, 07/04/2019 18.31:

https://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3832228&i=1

Eccola!

💓




Aggiunta!

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Giudice*****
4/23/2019 5:23 PM
 
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DISCORSO PRE-RISULTATI


Cari partecipanti, eccoci arrivati all'ultimissima fase del contest!
Ho ultimato le valutazioni, devo però rileggerle e controllare i punteggi ancora una volta, verosimilmente entro dopodomani al massimo pubblicherò la classifica. Nel frattempo, anticipo il consueto discorso pre-risultati che vi chiedo la cortesia di leggere.

Questo contest è stato molto impegnativo, le storie iscritte sono tutte meritevoli, gestire le nomination è stato meno semplice di quanto credessi, ma è anche stato molto stimolante. In particolare, vi ringrazio ancora una volta di aver regalato dei racconti alle mie citazioni e di aver preso parte con tanto entusiasmo a questo concorso interattivo.

Non mi stancherò mai di sottolineare che le valutazioni che leggerete non sono altro che opinioni su un vostro scritto, né più né meno, e naturalmente sono frutto delle mie competenze, conoscenze e punti di vista. Ciò nonostante, come sempre ho cercato di essere quanto più oggettiva possibile, motivando le mie opinioni e cercando di proporvi delle critiche costruttive e spunti di riflessione.
Un contest è soprattutto un'occasione di confronto, spero dunque che le mie valutazioni vi soddisfino in tal senso.
Riguardo ai punteggi, vi invito a soffermarvi sul commento e non sul numero: i numeri servono solo ai fini della classifica, ma per il resto sono fini a se stessi. Anticipo comunque che i punteggi totali sono tutti alti, il che sottolinea ancora una volta la qualità delle storie in gara.

Vi illustro brevemente il criterio di valutazione:

Grammatica: come da bando, ho dato peso a ogni dettaglio; il punteggio in questo parametro è frutto di un mero calcolo matematico. Ho cercato di distinguere sviste grammaticali da scelte stilistiche, riportando le seconde nel parametro successivo.
Stile e lessico: ho valutato la struttura stilistica nella sua interezza (coerenza e coesione del testo, gestione del ritmo e della struttura scelta, punteggiatura, rapporto discorso diretto e indiretto, inserimento di eventuali marcatori e via dicendo), il registro lessicale e gli usi linguistici. In questo parametro, come in ogni mio concorso, ho spaziato molto.
Titolo: ho valutato se fosse coerente al testo, al genere e all'atmosfera della storia; se riuscisse a identificarla e ad attrarre lettori interessati.
Utilizzo del prompt: ho valutato quanto fosse importante ai fini della storia (e, laddove necessario, della caratterizzazione del protagonista), se fosse il pilastro fondante della trama, se il suo significato fosse stato rispettato o tradito lungo l'intero testo.
Caratterizzazione e IC dei personaggi: ho valutato il grado di IC, lo spessore e la coerenza della caratterizzazione dei personaggi nella vostra cornice narrativa.

Come sempre, ogni storia è stata valutata in maniera indipendente dalle altre, ciò significa che non sono state messe a confronto ai fini della classifica e dei punteggi: sono convinta che ogni singolo racconto sia un mondo a sé, quindi trovo corretto valutarlo esclusivamente nella sua singolarità.

Assegnare l'Oscar ad honorem – menzione speciale Rosmary non è stato semplice. Alla fine ho scelto la storia che mi ha intrigata un po' di più rispetto alle altre.

Ricordo che i premi in palio sono 2 recensioni a mia scelta per il primo classificato e 1 recensione a mia scelta per il secondo e il terzo classificato.
I vincitori di uno o più Oscar vincono invece la possibilità di una segnalazione per le storie scelte del sito – nonostante mi sia riservata la possibilità di scegliere, i vincitori potranno suggerirmi dei titoli tra le loro pubblicazioni da prendere in considerazione.
Lascio la valutazione come recensione alla storia in gara a tutti, salvo richiesta contraria.
Il vincitore che non risponde alla valutazione entro 15 giorni dalla pubblicazione della classifica perde i premi vinti (quindi, recensioni e possibilità di segnalazione per le scelte).

Spero di risentirvi tutti a seguito della pubblicazione dei risultati. In caso di dubbi sulle valutazioni, sarò più che disponibile a spiegarvi.

Grazie di essere giunti sin qui, ci risentiamo per la classifica!

[Edited by Rosmary 4/23/2019 5:26 PM]

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Post: 1,044
4/23/2019 9:26 PM
 
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Ciao Rosmary!

Che bella notizia, non vedo l'ora di leggere i giudizi! *_* Grazie, come sempre, per l'attenzione ai dettagli e la cura che metti in ogni tuo contest. E' sempre un piacere partecipare.

A presto,

July


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Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:19 AM
 
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Nei post che seguono pubblicherò le valutazioni e gli Oscar, vi chiedo la cortesia di non inserire risposte sino a quando non avrò pubblicato l'ultimo messaggio riassuntivo di classifica e premi.
Mi scuso nel caso in cui ci siano spazi assurdi tra un capoverso e l'altro, ma l'HTML come al solito mi dà qualche problema.
Vi invito nuovamente, qualora non l'aveste già fatto, a leggere il discorso pre-risultati!




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Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:21 AM
 
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Quattordicesima classificata Il lupo di SakuraKurotsuki con 30.25/45

Grammatica: 9.25/10
Perfetta, solo poche sviste:

non aveva ancora voglio di unirsi”: -0.05;
“voglia” anziché “voglio”, un refuso.

Alice sbattè le palpebre”: -0.50; la forma corretta è “sbatté”, con l’accento acuto. Generalmente detraggo un punto per la grafia errata dei verbi, ma in questo caso credo sia stata una semplice svista.

- Ti avevo detto”: -0.20; il trattino da utilizzare per aprire e chiudere i dialoghi è quello lungo (), non il breve (-). Per trasparenza devo segnalare che da bando ho vietato l’utilizzo dei trattini per i dialoghi (a causa del contaparole), ma ho accettato comunque la tua storia perché è presente una sola battuta di dialogo.

Stile e lessico: 6/10
Iniziando dallo stile,hai scelto di narrare al passato e in terza persona, la sensazione che si ha leggendo è quella di un narratore esterno, ma non onnisciente, che segue con il proprio sguardo indagatore la protagonista; trovo sia un’impostazione interessante, perché il lettore sembra scrutare assieme al narratore un momento privato di Alice. Hai una grande capacità descrittiva, sei davvero molto brava nel rendere vivide le immagini che compongono la tua narrazione: mi è parso di vederla, Alice col capo reclinato all’indietro; così come mi è parso di vedere James e Sirius mollemente seduti in Sala Comune. Non è da tutti riuscire a descrivere con tale precisione e minuzia di particolari le azioni e gli atteggiamenti dei personaggi, non posso che farti i complimenti da questo punto di vista! Purtroppo, però, malgrado la tua indubbia bravura, la comprensione delle dinamiche che compongono la trama risulta ostica. Ho letto più volte la tua storia, ma non sono riuscita a capire cosa realmente accada: la mia sensazione è che il testo si articoli in due momenti, uno onirico – corrispondente alla prima parte, dove Alice è dinanzi allo specchio – e uno reale, corrispondente alla seconda parte, dove Alice è in Sala Comune. Il problema è che la struttura stilistica non fa differenza tra i due momenti, motivo per cui è difficile rintracciare la reale dinamica della trama. Cito estratti del testo per spiegarti meglio il mio punto di vista:

• “Alice gettò un’occhiata alla porta del dormitorio. [...] schiuse leggermente le labbra carnose e socchiuse gli occhi scuri, reclinando la testa di pochi centimetri”: questo è il primo capoverso del testo, dalla cui lettura si deduce che Alice sia sola in dormitorio e compia le azioni descritte. In questa prima fase della storia il lettore non ha dubbi sul fatto che l’azione descritta stia avvenendo nella realtà (e nel presente) del racconto. Fin qui, quindi, il testo è chiaro (e dà già prova della tua abilità descrittiva, tra l’altro!).


• “Un paio di occhi grigi ricambiavano il suo sguardo da dietro la tenda purpurea di uno dei baldacchini, circondati da una peluria nera e folta. Alice sbattè le palpebre un paio di volte; quando guardò di nuovo nello specchio, quello che vide le confermò di non essere sola”: qui ntroduci un secondo personaggio; sia la coppia scelta che il riferimento agli “occhi grigi” lasciano intendere che debba trattarsi di Sirius. Tuttavia, la frase “circondati da una peluria nera e folta” riferita agli occhi fa ipotizzare che si tratti di Sirius trasformato in cane – sarebbe singolare associare una descrizione simile al contorno di occhi umani –; a riguardo il problema che sorge è di coerenza: perché Sirius avrebbe rischiato di aggirarsi nei dormitori Grifondoro trasformato in cane? Il punto di domanda fa rivalutare l’espressione, ed è stato inevitabile domandarmi se non abbia interpretato male l’ingresso in scena del secondo personaggio.

• “Come scossa dal vento, si levò appena e lei vide un paio di occhi come i suoi, una frangetta sudata e spettinata – ma scura come la sua, e delle labbra che erano le sue gemelle sfiorare la spalla nuda di qualcuno voltato di spalle”: questo periodo, a mio parere, manca di chiarezza. Non è chiaro cosa accada, chi sia il “qualcuno voltato di spalle”. Si passa dall’ingresso in scena di un altro personaggio a un movimento che scuote la tenda del baldacchino e conduce a questo periodo. Da un lato sembra suggerire che Alice abbia solo immaginato gli occhi grigi, perché il riflesso nelle specchio sembra essere il proprio (“occhi come i suoi, una frangetta sudata e spettinata”), poi però, in riferimento alla frangetta, si leggema scura come la sua(informazione introdotta dalla lineetta non chiusa, che crea un rapporto di interdipendenza tra le due frasi), dove non è chiaro quali siano di elementi contrapposti (c’è un “ma”, quindi deve esserci un elemento dato un altro che si contrappone ad esso; la sola soluzione possibile è che la “frangetta” non appartenga ad Alice, ma sia solo scura come quella di Alice). Vi è poi il riferimento già citato al “qualcuno voltato di spalle” che dà l’impressione che Alice sia in compagnia di qualcuno. A questa espressione segue il capoverso successivo che si apre con “Alice aprì gli occhi”, che svela al lettore che la protagonista si era appisolata in Sala Comune durante i festeggiamenti. Considerata la tua capacità descrittiva, la mia idea è che in questo punto tu abbia voluto utilizzare uno stile sfumato, allusivo, che lasciasse molto all’immaginazione del lettore; il problema a mio parere è che più che un testo allusivo, la sensazione data è quella di un testo poco chiaro, che disorienta il lettore, il che è un gran peccato.

• “Il sapore della sua pelle era ancora impresso sulle sue labbra”: questa è la frase conclusiva, che è di certo di grande impatto. A sua volta, però, rafforza i dubbi espressi in precedenza: il sapore che Alice percepisce sulle labbra è un indizio che la prima parte del racconto non sia da intendersi come un sogno, oppure che Alice è così innamorata da riuscire ad assaporare anche un sapore solo immaginato o sognato? Il testo, purtroppo, da questo punto di vista è muto, ed è possibile solo ipotizzare. Nel mio caso, sono propensa a credere che la frase vada interpretata seguendo la seconda ipotesi, ma potrei essere in errore.

Qualora la mia interpretazione sia giusta, cioè che l’intenzione sia stata quella di dividere la trama in momento onirico (prima parte) e momento reale (seconda parte), il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è quello di utilizzare escamotage stilistici per segnalare il passaggio da un momento narrativo all’altro – come ad esempio allineamenti del testo diversi, simboli divisori eccetera –, cercando sempre di badare alla chiarezza espositiva anche laddove si vuole ricorrere a sfumature e sottintesi. Sono più che sicura che l’idea alla base di questa storia abbia grande potenziale, proprio come la tua scrittura, ma che sia rimasta in parte inespressa, forse a causa del limite di parole (è possibile!).

Arrivando al lessico, fai uso di un vocabolario in grado di arricchire la narrazione e le descrizioni che la compongono. Da questo punto di vista trovo sia stata molto brava, perché il lessico è coerente alla cornice narrativa, non banale e mai inesatto. Ti consiglio solo, soprattutto in un testo breve, di evitare ripetizioni laddove non abbiano un significato specifico (mi riferisco a “mezz’aria” in “Tese la mano a mezz’aria e la bacchetta volò nella sua mano senza che lei emettesse un suono. Un vortice cristallino comparve a mezz’aria” e a “stesso” in “incontrò il suo stesso sguardo. Si lasciò scivolare sulle spalle la vestaglia dello stesso colore”). Qui “sorseggiava distrattamente quella che aveva tutta l’aria di essere del Whisky Incendiario” ti consiglierei di esplicitare “bevanda” oppure scegliere il genere maschile per “quella”, dato che si riferisce a “Whisky Incendiario”. Ad di là di questi piccolissimi dettagli, comunque, ribadisco che il lessico è ottimo!

Concludendo, quindi, trovo che la struttura stilistica abbia un po’ penalizzato la comprensione della dinamica del testo e della trama. Malgrado questo, comunque, nei momenti che esulano da questo discorso si evince, lo ripeto, la tua grande capacità descrittiva e la tua dimestichezza con la lingua italiana – evidenziata anche dal lessico corretto e coerente. Facendo la media dei pro e dei contro ho assegnato 6/10 in questo parametro, spero di essere riuscita a spiegarti il mio punto di vista.

Titolo: 2/5

Il lupo, un titolo breve, incisivo, enigmatico. È sicuramente quel tipo di titolo che evoca un racconto dalle tinte cupe, forse drammatiche. In fondo, il lupo, soprattutto nel mondo di Harry Potter, è associato alla notte e al buio, a qualcosa che si muove nell’oscurità. Da questo punto di vista, trovo che sia un titolo coerente all’atmosfera della tua storia, così “onirica” e incentrata su un desiderio che deve rimanere nascosto, che può esistere solo (credo) nell’immaginazione della protagonista. Purtroppo, a parte questo elemento, trovo che il titolo non rispecchi il contenuto della storia: a fine lettura è difficile capire chi sia il lupo – o cosa il lupo rappresenti all’interno del racconto –; potrebbe essere un riferimento a Sirius, ma lui si trasforma in un cane, il che fa scartare questa ipotesi. Mi dispiace assegnare 2/5 in questo parametro, ma non sono riuscita a capire in che modo il titolo richiami il contenuto della storia – è probabile che a me sfugga qualche sfumatura, ma per quanto abbia riletto la storia non sono riuscita a intravedere il riferimento al titolo.

Utilizzo del prompt: 8/10

Hai scelto la citazione “Amava impazzendo, perdendo ogni pudore, perdendo persino se stessa”, inserendola a inizio storia, una scelta che ho apprezzato molto, perché ha da subito indirizzato il lettore verso un racconto incentrato su una passione senza freni. Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 8/10 è legato al fatto che non si riesce a capire dove finisca il sogno e inizi la realtà né se questo amore/attrazione esista fuori dall’immaginazione di Alice; inoltre, la scelta di narrare un unico momento in maniera sfocata ha fatto sì che il prompt risultasse sì presente, ma in maniera altrettanto sfocata. Al di là di questo, però, trovo che l’immagine di lei dinanzi a uno specchio completamente persa nella contemplazione immaginaria dell’oggetto del suo desiderio riesca a evocare bene quel “amava impazzendo” che le fa perdere “ogni pudore” e “persino se stessa”. Nel caso in cui abbia bene interpretato il testo, l’elemento “ogni pudore” risuonerebbe come una condanna quando la protagonista si ritrova in Sala Comune, destata dal suo sogno peccaminoso. Peccato che non sia chiaro se nella dimensione onirica (o comunque nella prima parte del testo, qualora abbia male interpretato la dinamica) abbia vissuto un amplesso con Sirius, perché come sfumatura andrebbe a rafforzare la presenza del prompt nel tessuto narrativo del testo. In conclusione, trovo che la citazione sia stata interpretata bene e utilizzata per ricreare una situazione intrigante e non banale. Per questa ragione, malgrado gli elementi a mio parere meno convincenti, il punteggio resta comunque alto. 8/10!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 5/10

Valutare questo parametro non è stato semplice, perché è quello che risente di più del discorso fatto in “Stile e lessico” circa la poca chiarezza di alcuni punti del testo.

Iniziando da Sirius, mi spiace dire di non essere riuscita a rintracciare una sua caratterizzazione nel testo, fatta eccezione per l’immagine in conclusione che lo ritrae prima con James e poi con una ragazza sconosciuta; l’aspetto positivo è che questa immagine rispecchia pienamente l’immagine del Sirius della Rowling. Per il resto, non sono riuscita a capire se Sirius e Alice abbiano una relazione o meno: la mia idea – che si basa sempre sull’ipotesi della trama divisa in sogno e realtà – è che Sirius non solo non abbia una relazione con lei, ma ignori anche i sentimenti nutriti da Alice nei suoi riguardi. Di contro, nel caso in cui abbia interpretato male il testo e Alice non abbia sognato nella prima parte della storia (anche se mi sembra improbabile visto quanto segue la frase “Aprì gli occhi”), allora i due condividono un rapporto, ma il testo non dà elementi per capire se sia un rapporto solo fisico, una relazione, un incontro sporadico e via dicendo; quindi, anche in questo caso, è difficile rintracciare una caratterizzazione di Sirius in relazione alla coppia.
Arrivando ad
Alice, indiscussa protagonista del racconto, anche lei a mio parere appare sfocata. La sua caratterizzazione è incentrata sull’attrazione (o amore) che prova per Sirius, quindi risulta essere “un personaggio in funzione di un altro”; non ha una sua singolarità, perché il momento descritto la ritrae come una ragazza vinta dall’attrazione o dall’amore, al punto tale da perdersi completamente in questo sogno (o ricordo o esperienza) e perdere contatto con la realtà. Di certo, ciò che prova per Sirius è un primo tassello di conoscenza e caratterizzazione del personaggio, peccato che la rappresentazione del personaggio di Alice sia solo in questo, fattore che la rende un po’ debole come protagonista. Forse l’hai immaginata come personaggio complesso e quindi difficile da sintetizzare in sole cinquecento parole, perché le basi per sviluppare una protagonista intrigante ci sono davvero tutte!

Per quanto riguarda il punteggio, non è superiore a 5/10 per le perplessità espresse, mentre non è inferiore al punteggio assegnato sia per i pregi ravvisati nelle caratterizzazioni di Sirius e Alice (l’immagine del primo in chiusura; l’attrazione della seconda), sia per l’ottima caratterizzazione dei Grifondoro (e di James Potter) durante i festeggiamenti per la vittoria. Sono davvero convinta che con più parole a disposizione e una struttura stilistica più definita questa storia sarebbe stata ancora più bella.


Totale: 30.25/45


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Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:21 AM
 
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Tredicesima classificata L’azzurro del tuo mondo di Claire roxy con 30.6/45

Grammatica: 9.1/10

Molto buona, c’è solo qualche svista che ti riporto:

Ciao Mirtilla!”: -0.20; manca la virgola dopo “Ciao”.
e tu che, di fronte a quel sorriso e a quel viso roseo e pieno di curiosità racconteresti,”: -0.50; la virgola dopo “che” separa il soggetto “tu” dal verbo “racconteresti”. Va quindi o inserita una virgola anche dopo “curiosità” o omessa la virgola dopo “che”.
o come....”: -0.20; i puntini di sospensione sono tre.


Stile e lessico: 6/10

Quello della tua storia è uno
stile molto particolare nella sua apparente semplicità, perché hai scelto di narrare attraverso una seconda persona apparente. Il tuo narratore non narra, per quanto possa apparire paradossale questa affermazione, ma parla al personaggio – l’intera storia sembra infatti essere un monologo rivolto alla protagonista del racconto. La percezione è data sia dalla presenza di un registro linguistico d’uso che rimarca l’oralità, sia dalla struttura stessa del testo, la quale si articola in interrogative, affermazioni e riflessioni. È tutto cristallizzato in una dimensione spazio-temporale indefinita dove un narratore dialogando con il suo personaggio ne esplora gli stati d’animo. Sempre in relazione alla riproduzione di un linguaggio affine all’oralità, ho trovato decisamente coerente l’uso di vari modi e tempi verbali: il testo è narrato al presente, ma non manca il ricorso al passato (in due soli punti, di cui parlerò dopo) né l’uso di diversi infiniti e ipotetiche; l’ho trovata una scelta azzardata, perché districarsi tra modi e tempi verbali senza cadere in errore non è mai semplice, ma tu sei stata decisamente all’altezza di una tale complessità, districandoti tra un infinito, un condizionale e un congiuntivo, davvero brava!
Forse, l’utilizzo della prima persona o di un discorso indiretto libero tramite terza persona narrante avrebbe creato maggiore empatia tra il lettore e il personaggio protagonista, perché la sensazione data da questo tipo di narrazione sarebbe stata quella di entrare in contatto diretto col personaggio, mentre la seconda persona apparente crea una piccola barriera dovuta alla presenza di un terzo elemento – il narratore, per l’appunto. Al di là di questo parere, la seconda persona apparente è gestita con coerenza lungo l’intero testo, non vi sono slittamenti del punto di vista né della finalità della narrazione. La punteggiatura utilizzata per dare un certo ritmo alle frasi è a sua volta coerente in un contesto stilistico come questo, perché asseconda la necessità che ha questo narratore di replicare l’oralità e di apparire partecipe delle vicissitudini del personaggio – a riguardo, ho notato che hai utilizzato in più occasioni “,e” come pausa per rallentare il ritmo e creare cesure nel testo, l’ho trovato un elemento caratterizzante che hai saputo inserire molto bene. Ho notato poi che hai fatto uso del corsivo per evidenziare un’espressione in una sola occasione (“lo rivedi”), quella che allude al basilisco e quindi alla morte della protagonista, è stata una scelta sicuramente d’impatto ed efficace al fine della messa in evidenza del passaggio. Tuttavia, ho riscontrato la presenza di alcune espressioni o scelte stilistiche meno efficaci, che hanno inciso un po’ sulla scorrevolezza o chiarezza del testo – infatti, in alcuni punti il testo risulta un po’ criptico e questo impedisce al lettore di cogliere tutte le sfumature di significato del racconto, il che è un vero peccato, perché alcune di queste espressioni un po’ criptiche a mio avviso tentano di esprimere immagini veramente molto belle e caratterizzanti. Per chiarezza, ti riporto le espressioni a cui mi riferisco:

• “Intrappolati in un cantuccio dall'odore sgradevole per l'eternità e nessuno che venga a salutare, "Ciao Mirtilla! Come va, Mirtilla?", e tu che [...]”: in questo punto, l’espressione in grassetto è segnalata come discorso diretto (le virgolette alte), ma inserita come parte integrante del discorso indiretto. Nell’insieme, l’intero periodo appare poco coeso e quindi poco efficace. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è quello di distinguere sempre in qualche modo i piani della narrazione, così da mettere ognuno di essi in evidenza. In questo caso, ad esempio, la frase in grassetto poteva essere racchiusa tra lineette, oppure retta da un verbo come “dire” in grado di creare coesione (ad esempio: “che venga a salutare, a dirti “Ciao Mirtilla! Come va, Mirtilla?”, e tu che”).


• “Ma forse è proprio quello che desideravi”: questa frase è, secondo la mia interpretazione della storia, il punto di svolta della narrazione, perché qui si passa dai “lamenti” della protagonista al suo modo di affrontare l’eternità. Che sia un passaggio importante credo tu l’abbia segnalato decisamente bene facendo ricorso all’imperfetto in un testo narrato al presente, nonché utilizzando “quello” anziché “questo” (in teoria più coerente al tempo presente) per avvisare il lettore che il referente non è quanto detto nella frase precedente, ma più in generale il modo di “vivere” della tua protagonista. Insomma, la frase è costruita e inserita benissimo, trovo però che se l’avessi messa in evidenza isolandola in un capoverso (o attraverso qualsiasi altro marcatore, come il corsivo o un allineamento al centro o a destra), avrebbe catalizzato ancora di più l’attenzione del lettore. Già così è evidente che sia un punto importante della narrazione, marcarla visivamente ne avrebbe sottolineato il significato, avvisando il lettore di soffermarsi su di essa.

• “Il tempo scorre lento quando non puoi dormire, e soprattutto se sei nello stesso posto da secoli”: non ti ho segnalato questa situazione in “Grammatica” perché l’ho considerata una scelta stilistica legata alla questione dell’oralità detta in precedenza. Il problema qui è che questo periodo risulta costruito in modo inefficace, perché con la congiunzione “e” coordina due frasi che di fatto sono una principale e una subordinata. In questo caso o si inserisce un elemento di ripresa del soggetto dopo “e” (per creare coesione sintattica), oppure si rinuncia alla congiunzione, tenendo solo la virgola. Ad esempio, quindi: “[…] dormire, e lo fa [in questo caso, sono il clitico e il verbo a riprendere “il tempo”] soprattutto eccetera” oppure “[…] dormire, soprattutto eccetera”. Personalmente, credo che omettere la “e” e tenere solo la virgola non intacchi il ritmo che hai voluto dare al periodo e non ne altera il significato. Ad ogni modo, i miei sono solo esempi per chiarire ciò che intendo dire!

• “È un modo come l'altro per ignorare la situazione, e dopotutto era una delle tue specialità”: questo è l’altro caso in cui ricorri al tempo passato, il che porta a chiedersi se la frase si riferisca al tempo in cui Mirtilla era viva oppure ne parli in generale. Trovo che questa sia poco chiara come espressione, sia per la questione legata al tempo verbale sia perché, anche qui, coordinare quella che sembra essere una subordinata con “e” lascia intendere che la frase possa avere una sua indipendenza e quindi un significato che vada oltre ciò che la precede (“ignorare la situazione”).

 
• “Anche perché, se chiudessi la bocca, cosa faresti? Osservare le pareti [...]”: per coerenza sintattica, i verbi che seguono l’ipotetica (come ad esempio “Osservare”) dovrebbero essere al condizionale, perché salvo “lo rivedi” sono tutti retti da “se chiudessi”, quindi sintatticamente è come se facessero parte del periodo ipotetico. Ovviamente, non si tratta di un errore il tuo, perché l’uso marcato dell’infinito è una palese scelta stilistica. Il mio consiglio a riguardo, se vorrai accettarlo, è quello di cercare sempre di fare andare di pari passo la coesione sintattica e le scelte stilistiche, perché quando la prima è un po’ più debole il lettore è portato a stranirsi alla prima lettura, il che è un peccato perché rischia di perdere sfumature di significato – e quanto a significato questo punto della tua storia è molto forte e importante.

• “Allora meglio sognare a occhi aperti, dipingere una vita passata del tuo colore preferito piuttosto che fissare il vuoto”: il significato della frase in grassetto risulta inespresso, l’espressione è infatti abbastanza criptica. Rileggendo più volte e mettendo in relazione questo punto con il titolo, ho dedotto che il colore preferito sia l’azzurro e che l’azzurro sia sinonimo di acqua, quindi lacrime e quindi lamento. Di conseguenza, ho letto in questo passaggio la volontà di Mirtilla di dare voce ai propri lamenti e di riempire le proprie giornate con “un niente che è tutto” (citando Montale!), pur di non rivivere gli ultimi attimi di vita. Però questa mia interpretazione è convincente fino a un certo punto, perché c’è quel “una vita passata” che non è chiaro a cosa si riferisca, perché dà l’idea di una vita che si sia già svolta, quindi la “vita vera” della Mirtilla in carne e ossa: se così fosse, allora, l’intera espressione vorrebbe dire che Mirtilla “dipinge”, quindi inventa, “una vita passata del tuo colore preferito”, un passato migliore di quello che ha vissuto. La conclusione, poi, che cita “la voce” che “esprime” può adattarsi a entrambe le interpretazioni. Insomma, è un passaggio della storia ostico, e io potrei non averlo capito affatto.

Arrivando al lessico, mi spiace dire di averlo trovato un po’ disomogeneo. Di base, anche il registro linguistico replica l’oralità, alle volte ricorrendo anche a ripetizioni di concetti (“sei irritante e piagnucolona, lo dicono tutti. E a te viene da lacrimare […] tra un lamento e una lagna”) che, in un testo molto breve come il tuo, vanno sempre gestiti con parsimonia, perché il rischio è quello di comunicare una sola sfumatura del personaggio. Replicando l’oralità, non mancano né espressioni né termini colloquiali (“quello che ti capita”, “piagnucolona”), il che va benissimo nel contesto stilistico-lessicale del tuo racconto. Ci sono però momenti dove il lessico diventa più ricercato e lì subentra la disomogeneità, perché viene a mancare la coerenza interna al registro linguistico. Ad esempio:

• “[…] in cui è nato un nuovo ecosistema, o il tubo del secondo gabinetto, quello che s'incrocia con il sistema dell'Aula di Pozioni (hai percepito odori che i Babbani non possono nemmeno figurarsi), o come.... Ecco, hai dimenticato il punto a cui volevi arrivare, persa nei tuoi lamenti”: il termine “ecosistema” fa parte di un vocabolario specialistico, quindi fuori contesto in questo caso; “percepire” è la variante più ricercata di “sentire”; “figurare” è a sua volta una variante più ricercata di un verbo come “immaginare”. Un consiglio a parte per “Aula”: essendo nome comune, ti consiglio l’utilizzo dell’iniziale minuscola, mentre è coerente la maiuscola per “Pozioni” che fa da “nome proprio” della materia.

Concludendo, la struttura stilistico-lessicale della tua storia è particolare, perché appunto c’è questa volontà di replicare l’oralità attraverso una seconda persona apparente. A penalizzare in alcuni punti l’efficacia del racconto sono quelle scelte stilistiche e lessicali messe in evidenza, che rendono meno immediato e scorrevole il testo, il che è un peccato perché credo che alcune sfumature della narrazione siano rimaste inespresse. Ad ogni modo, nel complesso la storia riesce a comunicare l’idea del personaggio, e riesce a replicare quell’oralità che collabora a creare una certa empatia tra lettore e narratore. Facendo quindi la media delle situazioni messe in evidenza, ho assegnato 6/10 in questo parametro.

Titolo: 2.5/5

Valutare questo titolo non è stato semplice. A primo impatto, L’azzurro del tuo mondo mi è parso del tutto slegato dal testo, poi rileggendo la storia credo di aver colto il riferimento (ma potrei aver sbagliato!). Immagino che il titolo sia riferito a questo passaggio della storia: “Allora meglio sognare a occhi aperti, dipingere una vita passata del tuo colore preferito piuttosto che fissare il vuoto”, dove si cita un colore che è il preferito della protagonista, un colore con cui la protagonista “dipinge”. Il fatto che questa sia anche una delle espressioni più criptiche (come spiegato nel parametro precedente) non aiuta a palesare tutte le sfumature del titolo e la sua coesione con la storia. Ho tuttavia optato per 2.5/5 sia perché il riferimento c’è, seppure non sia immediato, sia perché credo sia un titolo in grado di attrarre lettori, a suo modo originale. Di contro, non ho potuto assegnare un punteggio superiore perché il legame con la storia è solo suggerito, e a fine lettura si ha la sensazione di non aver compreso del tutto cosa celi il colore azzurro, né perché sia così importante da essere presente nel titolo, quindi in una posizione di rilievo.

Utilizzo del prompt: 6/10

I sognatori hanno quella capacità tutta loro di creare la vita persino agli Inferi” è un prompt che descrivi senza citarlo direttamente in conclusione, dove la tua Mirtilla giudica la sua non-morte un inferno che lei riuscirà a rendere vivibile e accettabile. Il concetto in linea generale, quindi, in questa conclusione c’è: Mirtilla ha una capacità tutta sua di sopravvivere al suo personale inferno. Lungo il breve testo al lettore viene presentato questo inferno, questa situazione difficile che la protagonista è costretta a vivere e rivivere per l’eternità. Purtroppo, ciò che manca è il “come” la protagonista riesca o riuscirà a creare la vita agli Inferi, ossia a rendere vivibile e accettabile la sua condizione. Il testo sembra suggerire che lo farà attraverso i lamenti, ma ciò che dice al di là delle singole interpretazioni è “lo fai apparire ricco di smorte sfumature e di tutta quella vita che la tua voce può ancora esprimere”, dove è complesso capire cosa si intenda per “smorte sfumature” (è una sinestesia, questo è certo, ma cosa intenda temo di non essere riuscita a capirlo, perché “smorte” è un aggettivo dalla connotazione negativa, mentre il contesto del periodo suggerisce una positività). Anche in questo caso credo che a penalizzare l’insieme siano state quelle espressioni un po’ criptiche dette in “Stile”, perché sono certa che rendendo più esplicite le immagini anche il significato complessivo della storia ne avrebbe giovato. Facendo la media dei pro e contro spiegati ho assegnato 6/10 in questo parametro. Sei stata comunque brava, perché il prompt non era affatto semplice!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 7/10

L’unico personaggio della tua storia è
Mirtilla, con i suoi patemi e il suo modo di affrontare la sua non-vita da fantasma. Ho trovato molto IC il ritratto che ne fai di lei attraverso il racconto. È esattamente come la Mirtilla dei libri: incatenata a un’eternità che le suggerisce lamenti, timorosa di ricordare gli ultimi istanti della sua vita, schiacciata dalla sensazione di essere incompresa. Malgrado la leggerezza della tua narrazione, la frustrazione della protagonista emerge, e lo fa attraverso quel narratore che si rivolge a lei sottolineando quanto sia difficile non abbandonarsi alle lacrime e ai lamenti, tacere la propria inquietudine. Anche il desiderio di essere avvicinata da studenti – coetanei – realmente interessati a conoscerla è in linea con la controparte cartacea. Il motivo per cui non ho assegnato più di 7/10 in questo parametro è il fatto che il personaggio risulta sfuggente nella conclusione: il passaggio legato al colore, all’azzurro e ai propositi della protagonista è poco chiaro, quindi anche la caratterizzazione risulta meno chiara. È come se sfuggisse l’ultimo tassello della caratterizzazione per comprendere del tutto la tua Mirtilla, il che è un vero peccato dato che di base hai inquadrato molto bene il personaggio. Ad ogni modo, proprio perché l’IC c’è e il personaggio è stato ben rappresentato, malgrado l’appunto fatto, il punteggio resta decisamente alto!


Totale: 30.6/45


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4/24/2019 2:21 AM
 
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Dodicesima classificata L'odio è il piacere più duraturo di amicadeilibri con 31.25/45

Grammatica: 8.75/10

Buona, c’è solo qualche svista:
capelli reduci di una notte movimentata”: -0.20; “da” anziché “di”.
Accanto lei un uomo dal petto scolpito, i capelli reduci di una notte movimentata e il portamento algido seppur appena destato dal sonno”: -1; c’è un problema di sintassi, perché stando alla costruzione del periodo “destato dal sonno” è riferito a portamento, non a “un uomo”, quindi il periodo va riorganizzato in maniera tale da rendere “un uomo” il referente.

signora Lextrange”: -0.05; “Lestrange” anziché “Lextrange”, un refuso.

Stile e lessico: 6.5/10
Iniziando dall’aspetto stilistico, hai scelto di narrare in terza persona e al presente, affidando la narrazione a un narratore onnisciente, che racconta i tuoi due protagonisti al lettore. La struttura del tuo testo è molto lineare, non ricorri a escamotage stilistici di messa in evidenza per marcare espressioni o momenti, né abbondi con il discorso diretto – solo in due occasioni dai voce ai tuoi personaggi, e in entrambi i casi il discorso diretto serve a snellire quello indiretto; a riguardo ho trovato dunque che discorso indiretto e diretto fossero bene amalgamati, seppure non sia evidente quale dei due personaggi dica “Crucio.” (ho immaginato fosse Bellatrix, ma dato il contesto narrativo potrebbe trattarsi anche di Rodolphus, ti consiglio di esplicitare il soggetto). Restando in tema di “soggetto dubbio”, ti segnalo due situazioni:

«“Una sorpresa per te.” // La signora Lextrange non attende un latte caldo sul suo letto a baldacchino, con un sorriso eccitato corre nei sotterranei. Carne fresca per lei»: qui è intuibile dal contesto che a pronunciare la frase sia Rodolphus, ma non è certo, e il lettore potrà avere la certezza di avere interpretato bene o male solo quando arriva alla frase in grassetto – dove è chiaro che “la sorpresa” sia per Bellatrix. Prima di arrivare a quella frase, si potrebbe interpretare così: lei pronuncia la frase per poi correre verso la sorpresa da mostrare a Rodolphus. Approfitto di aver citato questo estratto di testo per soffermarmi anche sull’uso di “un” dinanzi a “latte”: dato che il latte si misura in litri e non enumerandolo, è più indicato utilizzare “del” oppure mutare l’espressione in “una tazza di latte”, ad esempio. Il contesto lessicale del tuo testo è abbastanza ricercato, quindi un’espressione quasi colloquiale come “un latte caldo” risulta poco coerente.


• “Un sorriso inquietante, le pupille nere dilatate per la rabbia e per una strana, crudele, felicità. Un bacio sensuale, una promessa di altre perversioni”: non è chiaro se la descrizione si riferisca a Bellatrix o a Rodolphus. Entrambi posseggono le caratteristiche citate, quindi potrebbe trattarsi di entrambi. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è quello di esplicitare sempre il soggetto quando non è desumibile dal contesto in maniera inequivocabile. Un soggetto incerto impedisce al lettore di comprendere le sfumature del testo e la scena che ha dinanzi, il che è un vero peccato.

Soffermandomi ora sulla struttura sintattica, ho notato che il testo da questo punto di vista sembra essere diviso in due, cioè non è omogeneo. Il racconto si apre con uno stile sintattico particolare (“Capelli corvini che risaltano la pelle diafana, palpebre appesantite dal sonno, labbra piene e vermiglie dischiuse, una figura dolce solo all’apparenza”), dove spicca la descrizione fisica di un personaggio attraverso brevi frasi coordinate rette da sostantivi e complementi più che da verbi; e sino a un certo punto procede così, con questa sintassi segmentata, mai ripetitiva, nominale, che rincorre la ricercatezza. Arrivati però a “Una coppia strana sono quei due” il tono stilistico della narrazione cambia: le frasi rette da verbi abbondano rispetto alle nominali, la sintassi in alcuni punti diventa colloquiale, si ricorre a quella che sembra essere la tecnica a elenco (che gioca sulla ripetizione). A causa di questo slittamento stilistico si ha l’impressione di leggere due racconti diversi, il che è un peccato perché il testo ne risente nella sua interezza – oltretutto, presi singolarmente, entrambi gli stili sono gestiti piuttosto bene, il che prova la tua bravura nella scrittura, questo indipendentemente dalla valutazione della storia in sé! Per chiarezza, ti riporto esempi delle situazioni citate come “cambio di stile”:

• “Pura perversione, quei due”: questa è una frase marcata tipica dell’oralità, perché sposti il soggetto a fine frase e ometti il verbo. Inserisci poi una pausa che, a sua volta, sottolinea ancora di più il legame con il linguaggio orale. È una frase costruita bene, ma a mio parere non è coerente dal punto di vista sintattico con la prima metà della storia.


• “Nulla ferisce più dell’odio, ed è l’odio il più grande talento della signora Lestrange. Nulla spinge un uomo più in là dell’ambizione, nulla porta a grandi risultati se non la ragione. Lui, freddo e calcolatore, soddisfa la sete di emozioni di lei”: qui c’è la tecnica “a elenco” (il “Nulla” ripetuto) e l’abbondanza di frasi rette da verbi.

La brevità del tuo racconto ha fatto sì che queste situazioni risultassero più evidenti. Di certo scrivi bene, hai una grande proprietà di linguaggio e riesci a creare immagini molto belle ed evocative (ad esempio: “le pupille nere dilatate per la rabbia e per una strana, crudele, felicità”); malgrado le situazioni messe in evidenza, il testo risulta fluido alla lettura e riesce a proporre al lettore una fotografia istantanea dei tuoi protagonisti. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è da un lato quello di immedesimarti nel lettore e cercare di rendere palesi quei soggetti che potrebbero essere confusi, dall’altro quello di restare fedele all’impostazione stilistica scelta a inizio storia. Il tuo breve racconto è, lo ripeto, scritto bene e ha delle immagini che restano impresse nonostante tu non le metta in evidenza con nessun escamotage stilistico come ad esempio il corsivo (questa è bravura!), quindi ti invito davvero a leggere questo mio commento come un parere su un tuo scritto che spera di essere costruttivo, ma che in nessun modo mette in discussione la qualità della tua scrittura, perché sei bravissima.

Arrivando al lessico, hai scelto un registro linguistico medio, che rispetti lungo l’intero arco della storia. Le tue scelte lessicali non sono scontate, anzi le ho trovate particolari e mai eccessive (nel senso che non usi termini desueti o arcaici per far sembrare il lessico ricercato, hai saputo scegliere!): ad esempio, “capelli corvini” e “pelle diafana” in luogo di varianti come “capelli scuri” e “pelle chiara” sono scelte lessicali in grado di caratterizzare il testo, arricchirne le sfumature e abbellirlo con una ricercatezza linguistica equilibrata e coerente a se stessa. Sei stata davvero molto brava! L’unico termine che ho trovato fuori contesto è “sposini” (il vezzeggiativo è un po’ troppo colloquiale, a mio parere, nella cornice lessicale della tua storia). Per il resto, non ho proprio nessun appunto da fare, se non i complimenti per il tuo ricco vocabolario.

Concludendo, dovendo assegnare un punteggio ho optato per 6.5/10, in modo tale da premiare comunque la qualità della tua scrittura senza trascurare le situazioni a mio parere meno efficaci messe in evidenza. Spero di essere riuscita a chiarirti le mie perplessità.

Titolo: 5/5

L’odio è il piacere più duraturo
non è un titolo scontato, anzi. Definire l’odio un piacere è di per sé un ossimoro interessante, che dà l’idea di un racconto dalle tinte cupe e le tematiche forti. Un’aspettativa che non viene tradita, perché il tuo racconto tratta di un amore corrotto dall’odio e dal piacere scaturito da azioni spregevoli: i tuoi protagonisti sono malvagi, vivono di odio. È anche un titolo a suo modo originale, quindi in grado di identificare la tua storia tra le altre, forse manca di musicalità – è una frase poco armoniosa, a causa credo dei suoni duri “odio/duraturo” –, ma questo è un mio parere. Dal punto di vista oggettivo, il tuo titolo è coerente al contenuto del racconto e al suo genere, oltre a riprodurre anche quell’alone di freddezza caratteristico del tuo narratore onnisciente. Sei stata molto brava nella scelta, 5/5!


Utilizzo del prompt: 6/10

Hai scelto il prompt “Nulla ferisce più dell’odio, ed era l’odio il suo più grande talento”, presente fisicamente nel testo, riferito a Bellatrix. Ho riletto più volte la tua storia ai fini della valutazione, il motivo per cui ho assegnato 6/10 in questo parametro è che se da un lato la citazione è presente, dall’altro non è purtroppo stata sviluppata. Di certo il tuo racconto è strutturato sull’idea di una vita animata dall’odio, da sentimenti negativi – e di certo l’associare il prompt a Bellatrix ha dato risalto alla sua importanza nel contesto della narrazione. Tuttavia, il racconto non approfondisce il concetto suggerito dal prompt: il testo mostra due personaggi animati da sentimenti negativi, ma in che modo questo li ferisca o abbia ferito coloro che li circondano non è dato saperlo (Bellatrix – o Rodolphus – crucia qualcuno, ma non sappiamo chi, non conosciamo retroscena, quindi è un momento fine a se stesso); anche il concetto “era l’odio il suo più grande talento” viene detto ma non mostrato. Inoltre, i due personaggi – e Bellatrix in particolare – sembrano essere più condizionati dalla follia che dall’odio, follia intesa come assenza di raziocinio (mentre il prompt suggeriva una lucida consapevolezza). La tua storia è un’istantanea che “dice” ma non “mostra”, e questo ha penalizzato un po’ lo sviluppo del prompt: la citazione è presente in superficie, ma il suo significato resta sullo sfondo lungo la narrazione.

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 5/10

Anche in questo parametro sono stata molto indecisa sul punteggio da assegnare, premetto che mi spiace non avere assegnato più della metà del punteggio, ma credo che le caratterizzazioni dei due personaggi siano poco efficaci. Cerco di spiegarti il mio punto di vista.

A mio parere, il problema maggiore delle caratterizzazioni di Bellatrix e Rodolphus è il fatto di non essere state differenziate; per questo motivo tratterò i due personaggi insieme. La storia si compone di due personaggi, ma è impossibile capire chi sia lui e chi sia lei, perché sono caratterizzati con le stesse sfumature – come se fossero un unico personaggio. Questa caratteristica rende entrambe le caratterizzazioni “impersonali”, cioè impedisce al lettore di conoscere l’uno e l’altra, il che è un vero peccato, perché dagli elementi canon citati è evidente quanto tu conosca Bellatrix e Rodolphus. Anche la scelta di “dire” e non “mostrare” ha reso meno incisive le caratterizzazioni, ad esempio quando scrivi “Nulla spinge un uomo più in là dell’ambizione, nulla porta a grandi risultati se non la ragione. Lui, freddo e calcolatore, soddisfa la sete di emozioni di lei” ci suggerisci una differenza tra i due (lui razionale, lei emotiva – ed entrambi ambiziosi), ma non vediamo queste sfumature nel contesto della narrazione, lì vediamo due “coniugi folli” che torturano qualcuno per festeggiare l’anniversario – e in questo non c’è nulla di razionale né di ambizioso. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è quello di mostrare i personaggi anziché spiegarli al lettore: ad esempio, non dire “è razionale”, ma mostrarlo razionale. Questo aiuta sia a sviluppare più a fondo i personaggi, sia a creare empatia tra loro e il lettore, facendolo entrare in contatto con le sensazioni e i modi d’essere dei personaggi che popolano i tuoi racconti. Passando ai pregi, è sicuramente IC il fatto che siano Mangiamorte convinti, spietati, e che quindi condividano idee e valori, fattore che li ha portati a stringere una solida intesa. Differentemente da te, ad esempio, io non credo che il loro matrimonio sia stato combinato, ma ho condiviso la tua scelta di sottolineare come nonostante questo loro formino una coppia solida e affine. Di Bellatrix si intravede quella follia post Azkaban che siamo abituati ad associare a questo personaggio (follia che poi si estende anche a Rodolphus, suo complice).
Questo insieme è il motivo per cui il punteggio non è inferiore a 5/10 e anche ciò che mi fa affermare che c’erano davvero tutti i presupposti per sviluppare caratterizzazioni singole e approfondire di più i tuoi protagonisti – che già risultano interessanti in questa istantanea, immagino dunque che con un maggiore sviluppo sarebbero stati fantastici!


Totale: 31.25/45


[Edited by Rosmary 4/24/2019 2:23 AM]

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4/24/2019 2:24 AM
 
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Undicesima classificata Profumo di rose di S.Elric con 31.45/45

Grammatica: 7.95/10

La grammatica è buona, ho ravvisato solo alcune sviste:

eppure s’erano trovati lo stesso e incuranti di tutto continuavano a baciarsi in segreto”: -1; “avevano continuato” anziché “continuavano”, perché le frasi rette da “s’erano trovati” e “continuavano” sono tra loro coordinate, di conseguenza il tempo verbale deve essere lo stesso.
quel gioco di labbra e carne durò per settimane”: -1; “era durato” anziché “durò”, perché il tempo del periodo è il trapassato prossimo.
morire - morire”: -0.05; ti è sfuggito un trattino breve in luogo di quello lungo.


Stile e lessico: 6.5/10

Ho riletto diverse volte la tua storia per valutare questo parametro e sono stata a lungo indecisa sul punteggio da assegnare, cercherò di spiegarti il mio punto di vista.
Iniziando dal lessico, fai uso di un registro linguistico medio, che in alcuni punti crea immagini evocative (ad esempio, usi l’espressione “dito accusatore verso quel macabro disegno nero per descrivere il Marchio Nero). La differenza tra dialogato e discorso indiretto si avverte poco, complice il fatto che i momenti dialogati sono pochi e brevi, quindi non hai necessità di differenziare i piani linguistici. Sei stata brava nel non cadere in ripetizioni, né in termini scorretti. Gli unici due piccoli appunti lessicali riguardano la scelta del termine “schifato”, che trovo inadatto al registro del tuo testo perché più colloquiale, e dell’uso di “suoi” anziché “propri” in “Lesse negli occhi di Regulus l’abbandono che vedeva riflesso ogni sera nei suoi” (utilizzare la variante “propri” azzera qualsiasi possibilità di fraintendimento circa il referente del possessivo). Per il resto, come già detto, il lessico è perfetto!

Passando allo
stile, la mia impressione è stata quella di avere dinanzi una struttura molto interessante che non è riuscita a esprimersi del tutto. Scrivi in terza persona e al passato, scegliendo in apparenza l’associazione imperfetto-trapassato prossimo per dare l’idea di un passato in continuo divenire – tecnica molto funzionale a un tipo di racconto come il tuo, che sceglie di non collocarsi in una dimensione spazio-temporale specifica.
La sensazione è che il narratore sia esterno e onnisciente, tuttavia vi sono momenti in cui pare che il punto di vista slitti verso l’uno o l’altro personaggio, e ciò accade in alcune sequenze in corsivo introdotte dalla lineetta: a riguardo, trovo che un problema sia il fatto che non vi è coerenza nel ricorso al mix “lineetta-corsivo”, perché non è un insieme che va ad identificare uno specifico momento della narrazione, ma ne identifica diversi e questo rende meno efficace il ricorso all’escamotage stilistico (sia perché non si identifica con un momento specifico, sia perché il lettore non sa come interpretare queste informazioni marcate). Ricorro al testo per spiegarmi meglio:

• “Si erano scontrati per la prima volta in un gelido giorno di febbraio – alle scale piace cambiare.// Lui non l’aveva mai vista – oppure sì? Era la puzza di cane bagnato di suo fratello quella che emanava?”: le due espressioni in grassetto sono identiche dal punto di vista stilistico, entrambe in corsivo e introdotte dalla lineetta in aggiunta alla frase principale. Tuttavia, non sono sullo stesso piano a livello di significato e punto di vista: la prima di fatto non aggiunge nulla né alla trama né alla caratterizzazione, e lo strano uso del presente sembra sottolineare che la voce narrante è sempre quella del narratore esterno; la seconda, di contro, è molto significativa, perché esprime il pensiero di uno dei personaggi (Regulus), potrebbe addirittura essere letta come un discorso indiretto libero, va da sé quindi che il punto di vista qui passi dal narratore esterno a quello interno. Il problema è che due espressioni così diverse, per punto di vista e significato, sono presentate al lettore con la stessa tecnica stilistica, che dal punto di vista formale le equipara. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è quello di associare sempre “intento” e “tecnica stilistica”, soprattutto quando si ricorre a costruzioni così marcate di messa in evidenza; altrimenti si incorre nella possibilità di mettere tutto sullo stesso piano.


Con riferimento al solo uso della lineetta, invece, trovo che il testo ecceda nel suo utilizzo. Il discorso è simile a quello fatto in precedenza: ricorri in varie occasioni ad aggiunte tramite lineetta, ma non tutte hanno lo stesso impatto sul testo, il che confonde circa l’importanza di queste frasi messe in evidenza tramite questa tecnica stilistica. Ricorro sempre al testo per chiarire il mio punto di vista:

• “Regulus non chiese nemmeno scusa, non la aiutò a raccogliere i libri – si girò appena e la vide china sui fogli: capelli rossi, occhi verdi. // Lily lo sfiorò con lo sguardo e a Regulus quegli occhi fecero male, più degli incubi notturni, più delle urla della madre, più degli insulti del fratello – la sincerità lascia sempre il segno, ti marchia più del fuoco”: la situazione è simile alla precedente. Anche qui, l’espressione evidenziata anche dal corsivo presenta lo strano uso del tempo presente (lo definisco “strano” perché la tua storia è narrata al passato) e sembra essere una considerazione del narratore esterno. La prima espressione, diversamente, non è in corsivo, tuttavia non vi sono elementi per credere che il punto di vista sia slittato verso il narratore interno, né per capire per quale ragione la frase “si girò appena e la vide china sui fogli: capelli rossi, occhi verdi” necessiti della messa in evidenza tramite lineetta; il fatto che non sia in corsivo sembra suggerire che sia su un piano di importanza inferiore rispetto alle altre rette dalla stessa sintassi, ma per quale ragione il testo non lo spiega. La questione è dunque simile a quella detta per il punto precedente: non è chiaro cosa il testo voglia comunicare con questi escamotage stilistici.

Chiusa questa parentesi, mi soffermo su quell’aspetto che mi ha lasciata più titubante, ossia l’utilizzo dei verbi. Non ti ho segnalato le situazioni che ti farò notare ora in “Grammatica” perché ho ritenuto che riguardassero la struttura stilistica (mentre le due citate nel parametro precedente, pur volendo interpretare la tua scelta, non potevano avere altra spiegazione che quella di sviste). Come anticipato, il testo è narrato all’imperfetto e al trapassato prossimo (è questo il tempo principale), tuttavia vi sono sia momenti in cui scrivi al presente e momenti in cui scrivi al passato remoto. Per quanto riguarda il presente, ho interpretato quello espressioni come considerazioni generali del narratore esterno – e se non fosse stato per il discorso fatto in precedenza sull’utilizzo non chiaro dell’escamotage stilistico “lineetta-corsivo/non corsivo”, non mi avrebbe affatto stranita l’uso che ne fai, che di per sé non è errato. Per quanto riguarda il passato remoto, invece, a mio parere risulta poco coerente nel tuo contesto narrativo:

• “Lei lo riconobbe subito – occhi spenti, divisa verde e sguardo truce, schifato: Black fino al midollo.[…] Lesse negli occhi di Regulus l’abbandono che vedeva riflesso ogni sera nei suoi”: questo blocco è narrato al passato remoto, pur facendo parte del primo paragrafo di testo che si apre al trapassato prossimo (“Si erano scontrati”). La domanda è per quale ragione il tempo verbale cambi il corso d’opera. Se non avessi voluto fare un distinguo tra grammatica e stile, avrei dovuto considerare i tempi verbali di questo intero blocco di testo errati, però ho voluto fare un ragionamento diverso: la mia impressione è che in questo punto della narrazione tu abbia voluto “spostarti nel tempo” e “attualizzare” il tempo del racconto, dando al lettore l’idea di leggere dei momenti nel momento in cui essi si svolgono. Nel caso sia stato questo il tuo intento, la struttura stilistica temo sia inefficace, perché è necessario separare questo momento della narrazione dagli altri, così da segnalare al lettore il passaggio da un tempo all’altro. Nel caso in cui il tuo intento non sia stato questo e ci troviamo sempre nello stesso tempo di narrazione, allora i verbi al passato remoto sono errati.

• “Si era spento in un giorno qualunque, in un luogo qualunque. E mentre annegava solitario nell’oblio, si fece inverno. E finalmente, dopo anni, mentre moriva riconobbe il suo odore: // profumo di rose”: anche qui c’è il ricorso improvviso al passato remoto (“si fece” che dovrebbe essere “si era fatto”), però in questo caso credo che a essere poco efficace sia la costruzione del periodo, perché prima narri la morte del personaggio (Si era spento in un giorno qualunque, in un luogo qualunque. E mentre annegava solitario nell’oblio, si fece inverno”), poi torni indietro nel tempo e narri la sensazione provata da Regulus mentre moriva (“E finalmente, dopo anni, mentre moriva riconobbe il suo odore: profumo di rose”). Credo che a dare l’impressione di mancata consequenzialità sia la frase “E mentre annegava solitario nell’oblio, si fece inverno” che dà l’idea di azione conclusa, quando invece l’apice emotivo del racconto non è stato ancora raggiunto (“profumo di rose”). Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è di riorganizzare l’espressione seguendo la consequenzialità degli eventi e chiarendo quel tempo verbale in apparenza estraneo.

A parte la questione dell’uso della lineetta, la punteggiatura è utilizzata bene, i tuoi periodi sono articolati, non semplici da gestire, eppure a livello di ritmo il testo non presenta problemi. In particolare, ho molto apprezzato la scelta di concludere un capoverso con i punti di sospensione in occasione di “gli esami erano vicini, la guerra alle porte…”, perché riesci a comunicare efficacemente la sensazione di sospensione, di continuo divenire, in cui sono incastrati i personaggi; quella sospensione a fine frase comunica ansia, aspettativa, attesa. Anche la scelta di allineare l’intero testo al centro è singolare, ho immaginato fosse da attribuire a una scelta di impaginazione più che stilistica, ma di certo è in grado di caratterizzare il tuo racconto. La suddivisione in blocchi, in ultimo, segnalata dall’interlinea marcata usata come elemento divisore, è funzionale al testo e riesce a creare piccole unità narrative che insieme vanno a comporre il puzzle della tua trama.

Concludendo, mi riallaccio a ciò che ho scritto inizialmente per ribadire quanto sia stato complicato assegnare un punteggio in questo parametro. Il racconto è scritto bene, nell’insieme ha un ritmo coerente a se stesso e la lettura è scorrevole; il lessico – salvo quelle piccolissime note – è ottimo. Il problema è stato dato dalla gestione dei tempi verbali e degli escamotage stilistici di messa in evidenza, che a mio parere eccedono un po’ e non hanno una loro coerenza interna. Come avevo anticipato, l’impressione generale è che le indubbie qualità della tua struttura stilistica siano rimaste in parte inespresse. Facendo una media dei pro e contro spiegati ho scelto di assegnare 6.5/10 in questo parametro, spero comunque di essere riuscita a spiegarti le mie perplessità.

Titolo: 2.5/5

Profumo di rose è un titolo oggettivamente bello, perché associa due termini che richiamano immagini positive, che ispirano bellezza: il profumo e, ovviamente, le rose. Il profumo delle rose stesso è associato a una fragranza gradevole. In più, la rosa è il fiore iconico dell’amore e di tutte le sue sfumature, quindi ha sempre ragione d’essere nel contesto di una storia che tratta l’amore, la passione e i sentimenti. Le immagini di bellezza evocate dal titolo immagino possano attrarre lettori, nella gran parte dei casi anche interessati a leggere una storia a tema amoroso. Tuttavia, malgrado i pregi detti, il punteggio non è superiore a 2.5/5 perché non trovo una coesione tra titolo e contenuto del racconto: salvo il riferimento finale (dove scopriamo che Lily profuma di rose), non c’è nessun legame tra il concetto ispirato dal titolo e il testo – né il profumo né il fiore sono elementi della trama, c’è sì quel riferimento iniziale che citi nelle note alla “puzza di cane bagnato”, ma il concetto è lasciato lì senza essere approfondito, inoltre in quel punto si cita una puzza e non un profumo, quindi il legame è difficile da notare senza una nota esterna. A ciò aggiungo che quella narrata è una storia d’amore dalle tinte drammatiche, mentre il titolo a primo impatto ne evoca una dalle tinte meno cupe. Mi dispiace, e probabilmente è stato un mio limite, ma arrivata a fine lettura non sono riuscita a cogliere il legame tra titolo e testo, per questo motivo, facendo una media dei pro e contro espressi, ho optato per la metà del punteggio totale.

Utilizzo del prompt: 8.5/10
Hai scelto il prompt “Erano destinati a perdersi, e non lo capivano. Erano stati destinati a non trovarsi, e s’erano trovati lo stesso”, inserendolo anche fisicamente nel testo, seppure un segmento alla volta. Ho apprezzato il modo in cui hai amalgamato le mie e le tue parole, non c’è forzatura, sembrano anzi espressioni nate per il tuo racconto; da questo punto di vista, quindi, trovo abbia fatto un ottimo lavoro! Per il resto, è innegabile che per strutturare la trama ti sia ispirata al concetto suggerito dalla citazione: un amore destinato a finire, persino a non nascere. I tuoi Lily e Regulus sembrano “trovarsi per non trovarsi mai”, come se ogni passo dell’una verso l’altro fosse un passo indietro e non in avanti. Ciò che a mio parere indebolisce un po’ l’utilizzo del prompt è la poca caratterizzazione della coppia in quanto tale: si ha la sensazione, come detto, che siano stati destinati a non trovarsi e malgrado tutto si ritrovino insieme, ma manca l’altro pezzo del puzzle, vale a dire cosa realmente provino l’una per l’altro, cosa li leghi intimamente, in quale modo siano andati contro un fato contrario, come questo sfidare il destino abbia condizionato le loro vite. A parte questa sfumatura, che incide più sulla caratterizzazione che sull’utilizzo del prompt, i pregi già detti ci sono ed è innegabile che ti sia ispirata alla citazione per scrivere la storia (la coppia stessa è “destinata a perdersi” a priori visti gli schieramenti opposti sul campo di battaglia), motivo per cui malgrado la perplessità espresse ho ritenuto giusto assegnare comunque un punteggio alto: 8.5/10!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 6/10

Gli unici personaggi della tua storia sono
Lily e Regulus, ambedue protagonisti in egual misura, siamo infatti in presenza di un narratore esterno e onnisciente, che non si identifica mai con l’uno o l’altro personaggio.
È mia abitudine valutare singolarmente ogni personaggio, nel tuo caso trovo però che le caratterizzazioni si intreccino e abbiamo gli stessi pregi e difetti, per cui farò un unico discorso per entrambi. Sia Lily che Regulus, nelle loro caratteristiche generali, sono coerenti alle controparti cartacee e quindi IC: lui, come scrivi, è un Black fatto e finito, il giovane Serpeverde che si ritrova a essere un Mangiamorte troppo presto e che pagherà questa sua ingenuità con la vita; lei è la Grifondoro che cerca del buono in tutti (“Tu sei diverso da questo”), intimamente ferita dai pregiudizi legati al sangue, tormentata dall’astio di Petunia (mi è parso di leggerlo tra le righe come uno di quei tormenti che l’avvicina a Regulus). Le sorti di entrambi, poi, restano coerenti alla saga: lui perde la vita da Mangiamorte, lei sposa James. La caratterizzazione si indebolisce, a mio parere, quando si affronta la nascita e l’evoluzione del sentimento che li unisce: nelle note mi hai scritto che è stata tua intenzione non definire il rapporto nel tempo – è una tecnica che apprezzo –, il problema è che il rapporto tra i due non è definito affatto. Leggendo, è possibile immaginare che i due si siano sentiti affini a causa delle vicende familiari e si siano avvicinati, ma resta un’ipotesi a cui è impossibile associarne altre. Sappiamo che Lily tradisce James con Regulus, ma è impossibile capire come viva il tradimento, finanche perché scelga di sposare James nonostante provi un sentimento forte per Regulus, dal quale torna ogni volta. Quando si confrontano e Lily cerca di convincerlo di essere una persona migliore, lei non sembra essere una donna legata a un altro, ma una donna libera e pronta a vivere la storia d’amore con Regulus alla luce del sole. Dal lato di Regulus, abbiamo qualche elemento in più per comprenderlo: lui è un Mangiamorte, è legato solo a lei, ma sa che per una “sanguesporco” e un Mangiamorte non c’è futuro. Verso la conclusione, in relazione a Regulus, scrivi che “L’aveva incontrata per salvarla, l’aveva incontrata per morire”, un’espressione molto bella, il cui significato resta però inespresso: perché salvarla e perché morire? Il testo purtroppo è muto dinanzi a queste domande.
Concludendo, trovo che la caratterizzazione della coppia sia rimasta in parte inespressa, che i due protagonisti siano ritratti solo in superficie e restino oscure molte delle loro scelte e del legame che hanno condiviso. Mi rendo conto che la coppia non fosse semplice, sono certa che con più parole a disposizione avresti saputo approfondire ogni sfumatura, ma purtroppo leggendo la mia impressione è stata quella di sbirciare un’immagine senza avere il tempo di comprenderla del tutto. Facendo una media dei pro e dei contro espressi ho optato per 6/10 in questo parametro.

Totale: 31.45/45



OFFLINE
Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:25 AM
 
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Decima classificata Frammenti di crimine di mystery_koopa con 31.5/45

Grammatica: 7/10

La grammatica è buona, ho ravvisato solo qualche svista legata ai tempi verbali che credo sia dovuta a una semplice confusione tra uso del trapassato prossimo e uso del passato remoto (nel parametro seguente approfondirò meglio questo aspetto):
ma Blaise aveva sempre curato ogni dettaglio, alla ricerca della perfezione, e l’aveva notato al primo sguardo”: -1; “notò” anziché “aveva notato”. A seguito della modifica, dal punto di vista sintattico va inserito un “che” dopo “Blaise” (e aggiunta una virgola prima del “che” per creare l’inciso) così da non coordinare due tempi verbali diversi; il trapassato prossimo di “aveva curato”, infatti, ai fini del significato è corretto.
si era alzato da tavolo”: -1; “alzò” anziché “era alzato”.
Quando le bocche dei due coniugi si staccarono, l’espressione della donna era ritornata: -1; “ritornò” anziché “era ritornata”. In alternativa, per rendere la relazione di anteriorità tra “si staccarono” ed “era ritornata” è necessario introdurre un avverbio che supporti il trapassato prossimo, ad esempio “era già ritornata”.

Stile e lessico: 7/10
Iniziando dal lessico, l’ho trovato interessante. L’impressione che ho avuto è che ti sia impegnato affinché il registro risultasse medio-alto, sensazione dovuta alla scelta di termini poco usuali come ad esempio “commensali”. Che sia stato guidato dall’istinto o da un’intenzione specifica, il risultato comunque è degno di nota: il registro stilistico è adatto al tema del racconto, omogeneo e nessun termine è utilizzato nella maniera sbagliata. Quindi, da questo punto di vista, sei stato molto bravo! La veste lessicale del testo dimostra che hai un vocabolario ampio, o che comunque ti impegni al file di ampliarlo. Le uniche scelte che non ho condiviso sono quelle relative all’uso di “esso” in varie flessioni: in generale, “esso” è un pronome poco utilizzato nella narrativa contemporanea, e dà al testo un sapore arcaico, che dovrebbe essere supportato da un registro a sua volta arcaizzante (nella frase “Esso stesso era assordante” sostituire il pronome con “il silenzio” gioverebbe al testo sia perché ricorda al lettore il soggetto, sia perché sostituisce “esso”); nel caso in cui lo utilizzi al femminile riferito alla signora Zabini, oltre alla questione del residuo arcaico, c’è la questione del pronome femminile riferito a persona, che è “ella” e non “essa” (quest’ultimo è riferito a cose o animali, e solo in casi rari e particolari a persone), a riguardo il mio consiglio è di utilizzare “lei”, perché “ella/egli” sono varianti desuete – non ti ho riportato questo secondo appunto in “Grammatica” perché l’ho reputata una scelta stilistica.

A parte questo appunto, come già detto, il lessico è ottimo e resta coerente a se stesso lungo l’intero testo! Arrivando allo stile, hai scelto una struttura molto “narrata”, nel senso che la tua scrittura racconta dei fatti già avvenuti, e lo fa in maniera molto descrittiva. Lo spazio dedicato ai dialoghi è nullo, hai scelto di affidarti completamente al discorso indiretto, alla terza persona e al tempo passato. Nel complesso, il testo risulta godibile e c’è coesione tra i tre momenti della narrazione: incipit, fulcro, ed explicit (rispettivamente, il presente del racconto che apre la storia, il ricordo del crimine cui Blaise ha assistito, l’epilogo che ritrae il giovane protagonista nel giorno seguente al fatto delittuoso). Non so se in questa occasione fosse nelle tue intenzioni dividere il testo in tre momenti (ricordo che in occasione di Languida ombra si era trattato di uno schema inconsapevole!), ma l’impressione è che qui abbia scelto di articolare il racconto in tre blocchi. Molto calibrato è invece l’utilizzo del corsivo, che ricorre laddove è utile, in genere per spostare l’attenzione sul punto di vista di un personaggio (come nel caso di “banale”, ad esempio, dove emerge il punto di vista della signora Zabini). Ottima anche la gestione della punteggiatura: non sono una estimatrice dei puntini di sospensione a chiusura di periodo – o addirittura di paragrafo –, ma nel caso di “Era più semplice e ugualmente letale, rispetto a un banale Avada Kedavra…” li ho trovati bene inseriti e decisamente utili a rallentare il ritmo sino a sospenderlo, dando l’idea non di una conclusione, ma di una continuazione – una sorta di avvertimento: la mantide religiosa non si fermerà –, dove forma e contenuto vanno di pari passo. Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 7/10, a parte il dettaglio sul lessico, è legato a due fattori (l’incipit e la gestione dei tempi verbali), che sono tra loro connessi. A questo punto, spero non ti annoierai perché mi dilungherò un po’ nella spiegazione del mio punto di vista, ma vista la qualità della tua scrittura ci tengo a essere quanto più chiara possibile!

Partendo dai tempi verbali, in “Grammatica” ti ho riportato alcune sviste, qui vorrei ampliare il discorso. A una prima lettura, con riferimento al blocco centrale del racconto, avevo reputato inesatti i verbi al passato remoto e di conseguenza esatti quelli al trapassato prossimo, questo perché in genere il passato remoto descrive le sequenze narrative della trama principale, che nel tuo caso è la cornice (Blaise che ricorda il trauma vissuto); tuttavia, mi sembrava strano che potessi essere incappato in così tante sviste. Tu scrivi bene, errori di grammatica non ne fai e hai una notevole proprietà di linguaggio, da qui la mia titubanza. Come detto, però, nei testi di narrativa il passato remoto descrive le sequenze narrative della trama principale (lo chiamo “il presente del racconto”), nel tuo caso – stando alla struttura stilistica e al protagonista designato – la trama principale, come detto, è quella che vede Blaise ricordare una sera di tempo prima, difatti il racconto si apre con il passato remoto (“vide”). Di conseguenza, il corpo del testo che si colloca nel passato del racconto andava narrato utilizzando il trapassato prossimo anziché il passato remoto; e in effetti momenti al trapassato prossimo ci sono, sono quelli che ti ho indicato come inesatti in “Grammatica”, questo perché è o l’una o l’altra: cioè, o si considera che il tempo principale sia il passato remoto oppure il trapassato, io dopo aver riletto più volte la storia ho ipotizzato che la tua intenzione fosse quella di narrare al passato remoto (ecco perché ti ho riportato il trapassato come svista nel parametro precedente). Questa “confusione” di tempi verbali, che oscilla tra trapassato prossimo e passato remoto, ci porta all’altro fattore, cioè l’incipit.

• “Blaise aveva dieci anni quando vide la Morte per la prima volta, e scoprì che essa aveva il volto di sua madre; quando si rese conto che, prima di allora, non aveva mai compreso cosa significasse essere in gabbia. // Il prigioniero, però, non era lui”: il problema di questo incipit è che dà l’impressione di collocarsi in un tempo molto posteriore rispetto al crimine commesso dalla signora Zabini e raccontato in seguito. Tuttavia, la conclusione che segue l’asterisco e il passato remoto del fulcro del racconto danno l’impressione che, in realtà, l’incipit sia da considerarsi o atemporale o collocato in quel “giorno seguente” con cui si apre la conclusione del racconto. Le strade sono due (sempre che tu voglia accettare i miei consigli!): o si inserisce un elemento che isoli l’incipit, rendendo a sé stante, oppure si narra al trapassato prossimo il “passato del racconto” (ossia la vicenda del patrigno di Blaise). Nel primo caso, un elemento divisorio può essere il corsivo seguito da un asterisco (omettendo poi quello che anticipa la conclusione), ad esempio, oppure l’allineamento al centro associato sempre a un asterisco, e così via – la sola interlinea, purtroppo, è un marcatore un po’ debole in questo caso. Al di là di questo dettaglio, la frase “quando […] gabbia” ha una sintassi poco efficace: il “quando” iniziale dà l’impressione di incompiutezza, perché arrivati a “essere in gabbia” ci si aspetterebbe l’azione del personaggio, ossia “quando si rese conto che non aveva capito cosa voleva dire essere in gabbia pensò/disse/fece questo”. Il fatto che il “quando” sia preceduto da un punto e virgola, che è una pausa abbastanza forte, rende difficile considerare la frase come accessoria della precedente. Io credo che il senso dell’intero periodo sia questo: “Quando Blaise vide la Morte per la prima volta si rese conto di non aver mai compreso cosa significasse essere in gabbia”; senso che però resta purtroppo inespresso, soprattutto a una prima lettura, a causa della sintassi del periodo. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è di riorganizzare la sintassi basandoti sul significato che vuoi abbia questa espressione – anche perché essendo quella di apertura è bene che il suo significato arrivi al lettore alla primissima lettura.

In conclusione, quindi, la tua è una struttura stilistica buona, le incertezze sono pochissime e risolvibili con una rilettura in più! In occasione dell’altro contest mi dicesti di essere molto giovane, quindi non considerare i punti messi in evidenza come “problemi”, ma solo come piccole sviste in cui incappiamo tutti (soprattutto quando si tratta di gestire i piani temporali della narrazione!). Hai scelto una trama complessa per le tue cinquecento parole, e una veste stilistica non semplice. Sei stato di certo all’altezza, difatti il punteggio assegnato resta decisamente alto! Insomma, concludendo per davvero (mi dilungo sempre troppo!), lessico e stile sono buoni, il testo risulta godibile, vi sono quei punti meno efficaci spiegati.

Titolo: 5/5
Frammenti di crimine è un titolo più che adatto al tuo racconto, che ruota attorno a quelli che sono effettivamente dei frammenti di un crimine commesso. Il lettore non sa quali dinamiche abbiano fatto arrivare i personaggi a tanto, non sa cosa accadrà dopo né cosa è accaduto prima, tutto ciò che intravede sono frammenti di una tragedia causata da una donna crudele, che nel suo ridere estasiata si dimostra folle e senza cuore. A parte questo evidente pregio, è anche un titolo in grado di anticipare l’atmosfera e la tematica del racconto, senza tuttavia svelare dettagli della trama – in tal senso risulta anche intrigante, perché suggerisce senza svelare; è quindi un chiaro invito al lettore a immergersi nella lettura. In ultimo, lo trovo anche originale e credo possa identificare la tua storia tra le altre, non essendo un’associazione di parole di uso così comune. Concludendo, non ho proprio nessun appunto da farti in questo parametro, sei stato bravissimo: 5/5!

Utilizzo del prompt: 6.5/10
Il prompt da te scelto, “Prima d’allora, non aveva mai compreso cosa significasse essere in gabbia”, è di certo un tassello su cui si costruisce la storia; lo citi testualmente nell’incipit e ne riprendi il significato in conclusione, con il richiamo alla “carceriera”. Pur attribuendo a Blaise la riflessione suggerita dalla citazione, non risulta essere lui il personaggio in gabbia, più che altro è spettatore non pagante della tragedia del patrigno – personaggio, quest’ultimo, prigioniero in vita e, ancora più tristemente, in morte. Il prompt è sicuramente presente nella riflessione condotta da Blaise, che dinanzi alla sorte del patrigno comprende cosa voglia dire sul serio essere in gabbia: dapprima l’inganno della donna amata, poi la morte occultata. Una gabbia dei sensi che diventa una gabbia eterna. Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 6.5/10 è che, riflessione di Blaise a parte, il prompt non risulta essere l’elemento su cui si struttura la trama, difatti risulta anche difficile identificare in Blaise il protagonista – sembra più che altro una storia corale. Il nucleo della trama è il crimine commesso dalla signora Zabini, è lì che si soffermano i pensieri di Blaise ed è lì che anche il lettore sofferma gran parte della sua attenzione, perché tutto ruota attorno a questo inganno. Il prompt, in questo contesto, risulta essere un tassello, una riflessione che fa da cornice ma non da cuore del racconto. Di certo non era una citazione semplice da mettere in scena, e sei stato bravo a renderla in qualche modo rilevante nonostante la trama si focalizzi su altro, è per questo che il punteggio resta comunque soddisfacente!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 6/10
Ho riletto diverse volte la tua storia, perché sono stata molto titubante sul punteggio da assegnare in questo parametro. Ti anticipo che, a mio parere, il problema di questa storia non è l’assenza di una buona caratterizzazione, ma l’assenza di spazio per sviluppare una caratterizzazione del protagonista adeguata a questo tipo di trama. A seguito di ciò che ti spiegherò ho convenuto che assegnare 6/10 fosse l’alternativa più equa nella media di pro e contro.

Il tuo protagonista è
Blaise, lo è “da bando del contest”, ma lo è un po’ meno se analizziamo la trama in sé, che sembra essere più una narrazione corale – dove a nessun personaggio è affidato il ruolo di protagonista assoluto –, che una narrazione incentrata prevalentemente su un personaggio specifico. Il tuo Blaise, infatti, è lo spettatore di una vicenda di cui sappiamo molto poco. Dalla riflessione condotta sull’essere in gabbia possiamo intuire che inorridisca dinanzi all’agire della madre, ma il suo assistere inerme e il fatto che guardi poi “distrattamente” il pavimento sotto cui è stato nascosto il corpo del patrigno lasciano intuire un atteggiamento diverso: non di rifiuto ma di indifferenza. Probabilmente, avendo a disposizione più parole avresti potuto approfondire di più la caratterizzazione di Blaise, così da chiarire al lettore se sia inorridito o indifferente, e da lì definire meglio questo protagonista che fatica ad assumere un ruolo di primo piano; inoltre, il tuo Blaise ha dieci anni quando assiste a quell’orrendo spettacolo, fattore non da poco, che però non viene sviluppato nello spazio del racconto. La mia impressione, forse sbagliata!, è che tu non abbia pensato a Blaise come vero e proprio protagonista, ma come personaggio a cui affidare il prompt (e quindi la cornice del racconto). Di certo, ad avere un peso nella resa della caratterizzazione è anche il tipo di trama, che fa un po’ fatica a esprimersi completamente in sole cinquecento parole, unito al fatto che avevi tre personaggi da caratterizzare partendo da zero o quasi. Un’impresa non facile! Del Blaise della Rowling, comunque, il tuo Blaise ha l’alone di indifferenza; inoltre ne hai rispettato la biografia che lo ritrae figlio di una “vedova nera”.

Passando alla
signora Zabini, è forse il personaggio più protagonista tra i tre presenti, perché è anche quella con la caratterizzazione più marcata e approfondita: la sua risata estasiata, la premeditazione, l’assoluta freddezza con cui agisce restituiscono un personaggio crudele e folle, del tutto estraneo a sentimenti positivi come l’umanità, la bontà e l’empatia. Un personaggio sopra le righe, che non ha remore nel commettere crimini: lo ha già fatto, lo rifarà – lo sa Blaise e lo sa anche il lettore, una consapevolezza terribile. Hai sfruttato anche molto bene i pochissimi elementi che abbiamo a disposizione su di lei, che dalla Rowling viene in effetti descritta come una mantide religiosa: i mariti scomparsi nel nulla, il patrimonio arricchitosi di matrimonio in matrimonio, quell’unico figlio cui badare. La visione “noir” che proponi di lei è inquietante e convincente, in linea con le notizie che abbiamo dall’opera originale; anche l’elemento del veleno è contestualizzato bene, arricchisce l’immagine di un personaggio privo di scrupoli ma assolutamente vigile nel suo agire. Trovo sia il personaggio più riuscito del racconto, il che è un grande complimento visto che, come detto in precedenza, è anche il reale pilastro della narrazione.

Arrivando al
patrigno, di lui non è ravvisabile una vera e propria caratterizzazione, ciò che sappiamo è che appare inconsapevole sino alla fine della crudeltà della propria sposa. Da questo possiamo dedurre che peccasse in ingenuità, ma potrebbe anche darsi che le doti seduttive e persuasive della signora Zabini fossero tali da inibire anche l’istinto dell’uomo più arguto – il che è probabile dato quanto ci dice la Rowling a proposito di questa donna! Tuttavia, nel contesto della trama la caratterizzazione di questo personaggio è trascurabile, essendo un “tramite” per mostrare la crudeltà della donna e lo stato riflessivo di Blaise, che vivendo la tragedia del patrigno sembra acquisire un’importante consapevolezza sulla vita. Trovo sia quindi un personaggio bene inserito, che ricopre bene il ruolo che gli spetta.

Concludendo, quindi, nonostante abbia apprezzato davvero molto la caratterizzazione della madre di Blaise, sia perché coerente al canon sia perché coerente a se stessa e ben sviluppata nell’arco del racconto, non ho potuto non dare maggiore peso alla sfuggevolezza del personaggio che da bando avrebbe dovuto essere protagonista, cioè Blaise. Fuori da contest, trovo che la caratterizzazione di Blaise dovesse comunque essere un po’ più definita, ma la storia e i personaggi che la compongono nel complesso sono convincenti, anche perché agli occhi del lettore immagino che sia la signora Zabini ad assumere il ruolo privilegiato di protagonista – e lei è sicuramente un personaggio ben caratterizzato. Come anticipato, mettendo in relazione pro e contro ho convenuto che, seppure a malincuore, assegnare 6/10 fosse la scelta più equa. Ribadisco, comunque, che la valutazione è strettamente legata alle richieste del contest – se non avessi dovuto considerare Blaise protagonista, il punteggio sarebbe stato più alto.


Totale: 31.5/45



Nona classificata
Le ragioni di Peter di udeis con 33/45


Grammatica: 8/10

La grammatica è buona, ho ravvisato solo qualche svista:

“–n’è quasi convinto, in realtà -che”; “-lo spaventavano-”; “chiaro-”: -1 (0.20x5); il trattino corretto è quello lungo (–) e deve essere preceduto e seguito da uno spazio se segue o precede una parola. Ad esempio, la forma corretta è “– n’è quasi convinto, in realtà – che”.
Li avrebbe presi uno per uno, lui, Sirius, Remus e avrebbero pagato per James”: -1; qui c’è un problema di sintassi. La frase “li avrebbe presi uno per uno” è coordinata a “avrebbero pagato per James”, difatti c’è la congiunzione “e”; in questo contesto, “lui, Sirius, Remus” è un’incidentale, ma la punteggiatura così inserita contraddice questa natura della frase, perché l’assenza di pausa dopo “Remus” la coordina impropriamente a “e avrebbero pagato per James”. Le soluzioni sintattiche sono due: o l’inciso viene racchiuso tra lineette o parentesi (consiglio le prime) oppure si inserisce una virgola dopo “Remus” tesa a segnalare la chiusura dell’inciso. Se invece il tuo obiettivo era proprio quello di coordinare “lui, Sirius, Remus” a “e avrebbero pagato per James” allora il periodo va riorganizzato, spostando la congiunzione dopo “uno per uno” e creando due segmenti coordinati: “li avrebbero presi uno per uno” [e] “lui, Sirius, Remus avrebbero pagato per James”. La scelta dipende dall’intenzione che vuoi abbia questa espressione.

Stile e lessico: 7/10

Lo stile di questa storia è particolare, ho avuto l’impressione che alternasse tra discorso indiretto e discorso indiretto libero, un insieme che ha reso il testo dinamico e in grado di creare empatia con il lettore. Non mancano, infatti, scelte sintattiche che ricalcano l’oralità, come la dislocazione per marcare delle espressioni così come si fa nel parlato. Anche la punteggiatura filtra in talune occasioni questo ritmo, riuscendo a creare coesione tra narrazione pura e pensieri indiretti del protagonista – che, tra l’altro, non smette mai di essere il punto di vista privilegiato del racconto. La scelta di narrare in terza persona e al presente è indovinata: la terza persona consente l’oscillazione tra indiretto e indiretto libero; il presente attualizza tutto e il lettore ha la sensazione di seguire un tumulto interiore in diretta, il che rende ancora più forti a livello emotivo i momenti in cui a emergere sono i pensieri del protagonista – leggere il tuo testo dà proprio l’impressione di trovarsi nella testa di Peter, è coinvolgente. La suddivisione dei momenti tramite la divisione in paragrafi del testo facilita il passaggio da una riflessione all’altra, e aiuta quindi il lettore a seguire i pensieri del personaggio. Buono, quindi, anche questo escamotage stilistico. Assieme ai pregi descritti, ho però ravvisato anche dei momenti meno efficaci della struttura stilistica, te li riporto:

• “Se James si fosse trovato sull’orlo di un precipizio, sarebbe saltato dall’altra parte senza esitare, poi sarebbe tornato indietro per aiutarti ad attraversare”: questa è la frase di apertura del racconto, e qui utilizzi la seconda persona narrante (“aiutarti”) anziché la terza. Il lettore, che subito dopo legge “A quel punto Peter” o crede che Peter non sia il protagonista (e quindi che la seconda persona si riferisca a un altro personaggio) o è stranito dal passaggio da un tipo di narrazione all’altra. Nonostante abbia letto la storia più volte, ammetto di non aver capito se si sia trattata di una svista o se la tua intenzione fosse un’altra, magari di riprodurre anche qui una sorta di discorso indiretto libero. In ogni caso, a mio avviso è un’espressione inefficace, perché all’interno di uno stesso testo non si può passare da una persona narrante all’altra (a meno che non si introducano pensieri diretti del personaggio); il fatto che questa situazione apra il racconto, poi, rischia di fare incespicare il lettore nel proseguire della lettura, perché si aspetterebbe un tipo di narrazione e invece ne trova un’altra.

• “A quel punto Peter sarebbe saltato, anche se gli fosse sembrato impossibile: la paura di perdere la stima che Ramoso, chissà come, riponeva in lui era molto più grande di quella di cadere nel burrone”: in questo caso c’è la variazione dei tempi verbali (dal presente al passato) e il discorso è identico al precedente. Siamo dinanzi al primo periodo della storia, che sembra essere scritta in seconda persona e al passato, mentre invece il periodo successivo e tutti quelli che seguono sono al tempo presente (e in terza persona). Non ti ho segnalato la situazione in “Grammatica” perché credo si sia trattata di una scelta stilistica, purtroppo inefficace. Il tempo della narrazione è necessariamente uno, a meno che non si scriva un flusso di coscienza in prima persona (che segue le esigenze dell’oralità e la frammentaria incoerenza dei pensieri). Se la tua intenzione era quella di porre questa espressione e la precedente in una dimensione spazio-temporale esterna al resto della narrazione, allora sarebbe stato utile isolarla “fisicamente” dal testo (e non con una interlinea, che utilizzi già per separare i paragrafi). Nel complesso, l’impressione che dà leggere “Peter s’infila eccetera” è che in quel punto inizi un’altra fase della storia, completamente slegata dall’incipit iniziale; il problema è che siamo sempre nello stesso blocco-paragrafo, quindi dal punto di vista sintattico-stilistico non c’è un passaggio da una fase a un’altra.


• “Mentre James è ancora in volo, ma si pensa già dall’altra parte, Codaliscia sente di essersi schiantato da un pezzo”: l’espressione in grassetto non è chiarissima, il che rende ostico comprendere il pieno significato del periodo, il che è un gran peccato. Immagino qui tu riprenda la metafora iniziale, quella del salto nel vuoto: James è ancora in volo, forse è anche già arrivato a destinazione, mentre Peter si è schiantato al suolo. È una metafora bella, perché carica di significato e pilastro della tua narrazione, ma inserita in quel punto del racconto in maniera così “sussurrata” risulta criptica, perché va a riprendere in maniera implicita un’immagine inserita a inizio storia. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è di rendere più chiara la frase “ma si pensa già dall’altra parte” inserendo magari un riferimento esplicito al precipizio (ad esempio “ma si pensa già dall’altra parte del precipizio”). In ultimo, visto che il testo oscilla tra discorso indiretto e indiretto libero, “si pensa” potrebbe essere inteso anche in senso colloquiale: quindi, “James pensa se stesso” anziché – come credo sia – “ma si pensa che James sia”; per aggirare il possibile equivoco, potrebbe essere funzionale un “forse” che sostituisca “si pensa”. I miei ovviamente sono solo esempi per spiegarti al meglio il mio punto di vista!

Arrivando al lessico, l’ho trovato coerente alla struttura stilistica scelta, in grado di oscillare assieme a essa tra discorso diretto e indiretto libero, adeguando il registro linguistico al momento della narrazione (abbiamo quindi un testo che cita espressioni di registro diverso come “chissà come” e “torce le viscere” senza risultare disomogeneo). Nel complesso, comunque, il registro non presenta grosse oscillazioni, è livellato su un lessico d’uso, un registro medio che culla il lettore. Trovo che tu l’abbia gestito molto bene, ho solo due piccoli dettagli da farti notare: l’uso della d eufonica (“ed ha”) che nell’italiano contemporaneo è considerato desueto a meno che non seguano due vocali identiche, per cui il mio consiglio è di utilizzarla solo in un contesto di ricercatezza lessicale (ad ogni modo, non essendoci regole ferree a riguardo, questo dettaglio non ha inciso sul punteggio, te lo riporto solo per completezza di valutazione); il termine “squittente” usato come aggettivo riferito alla “mediazione” quindi alle parole di Peter; ho colto il riferimento alla trasformazione in topo (nello stesso periodo abbiamo gli artigli e le zanne di Remus e Sirius), però il participio presente di “squittire” non è molto diffuso, e questo a mio parere lo rende “fuori contesto” in una cornice lessicale come la tua, che si fonda su un registro medio.
A parte queste due situazioni, come detto, trovo il lessico adatto alla struttura stilistica del testo, coerente e bene utilizzato.

Concludendo, quindi, valutando i pro e contro descritti ho optato per 7/10, un punteggio comunque alto perché nel complesso il testo è sicuramente godibile!

Titolo: 5/5

Le ragioni di Peter
è un titolo più che adatto alla tua storia: esterna l’idea che ne ha guidato la stesura, anticipa il fulcro della narrazione e il suo protagonista. È inoltre in grado di anticipare il genere introspettivo del racconto (a riguardo, ho notato che tu hai scelto il genere “angst”, ma a mio parere questa storia è soprattutto un’introspezione più che una narrazione densa di angoscia), perché quel “Le ragioni” suggerisce al lettore che si relazionerà con un testo che tenta di indagare l’animo del suo protagonista. Poi, al di là dell’indiscutibile coesione tra titolo e testo, credo sia un titolo originale, perché originale è la tematica: in pochi si soffermano su Peter, e pochissimi tentano di comprendere i motivi che hanno guidato le sue scelte. In ultimo, trovo anche indovinata la scelta di inserire il nome del protagonista nel titolo: chiunque sia interessato a questo personaggio non potrà fare altro che leggere la tua storia. Insomma, un titolo semplice, sì, ma efficace e coerente. Bravissima, 5/5!


Utilizzo del prompt: 8/10

Senza saperlo, hai scelto una delle citazioni che mi piaceva di più (spero di non sembrarti autocelebrativa dicendo questo!). “
Non dobbiamo per forza lottare, possiamo anche arrenderci e vivere da vinti” è una frase amara, a suo modo cinica, inaccettabile, perché pone in evidenza una possibilità sporca: arrendersi. Non potevi scegliere personaggio più adatto a inscenare questo concetto, perché Peter a suo modo è un arreso, uno che smette di lottare e vive da servo (da vinto), perché una vita da servo gli sembra comunque migliore di una da eroe caduto o perennemente in bilico sull’orlo di un precipizio. Sei stata molto brava nel racchiudere il significato del prompt nell’introspezione che fai del tuo protagonista: nonostante il prompt non sia citato testualmente, nei ragionamenti di Peter, e nella sua stanchezza, arrendevolezza e codardia, è presente l’immagine di chi si arrende e sceglie di vivere da vinto. Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 8/10 è legato alla parte conclusiva del testo, quella dove Peter arriva a maturare la consapevolezza suggerita sin dalle prime righe: a un certo punto, scrivi “proverà a trattare con il diavolo in persona pur di salvarli”, un proposito che è tutto fuorché sinonimo di resa, anzi esprime l’esatto opposto, vale a dire la volontà di continuare a lottare a ogni costo. In questo punto, quindi, ho ravvisato una contraddizione del prompt, oltre che un momento di disorientamento del personaggio (ma questo punto lo approfondisco nel parametro seguente). Essendo un punto importante del racconto – è nei pressi della conclusione – non ho potuto non darvi un peso, tuttavia non ho voluto detrarre più di due punti dal totale visto che nel complesso il prompt è sicuramente presente e ben sviluppato.


Caratterizzazione e IC dei personaggi: 5/10

L’unico personaggio del tuo racconto è Peter, ma attraverso le sue riflessioni incrociamo anche i personaggi di James, Sirius e Remus, tutti caratterizzati al meglio; ho apprezzato anche il riferimento ai sospetti reciproci di Remus e Sirius, che “sfoderano zanne e artigli, ferendosi a vicenda”, un’immagine che descrive in maniera efficace il clima di quegli anni e il motivo che ha portato Sirius a mentire a Remus sul Custode Segreto e, di contro, Remus a credere senza remore al tradimento di Sirius. Tornando al protagonista, le relazioni intessute con i tre malandrini, e in particolare con James, riescono a fare emergere quel rapporto impari tra Peter e i tre: James soprattutto è la luce, il faro, il modello da invidiare ed emulare, e lo è prima ancora di essere un amico. Collegato a questo, è molto forte il senso di inadeguatezza, insicurezza e terrore che attanaglia il protagonista invischiato in una guerra a cui crede di non sopravvivere – usando una metafora del tuo testo, non è più tempo di saltare dall’altra parte di un precipizio. Peter, lungo quasi l’intero racconto, è il Peter cui siamo abituati: quello che ha tradito i suoi amici pur di salvare la propria vita, quello terrorizzato all’idea di combattere Voldemort, quello che guarda al coraggio di James e inizia a pensare che la sua sia follia e che a causa di questa follia pagheranno tutti loro.
Il motivo per cui, malgrado questi pregi, il punteggio non è superiore a 5/10 è che la conclusione del racconto – momento quindi topico, perché racchiude la ragione finale della scelta di Peter – ritrae un Peter Minus OOC. Ho letto le tue note a riguardo, ma purtroppo i libri non lasciano spazio a interpretazioni: Peter non ha tradito per difendere i suoi amici (“Alla fine, il Signore Oscuro trionferà e, anche se Silente lo nega, Peter non riesce a farsi ingannare dalla retorica quando la realtà gli parla così chiaramente; teme che, questa volta, tocchi a lui aiutare Black, Lupin e Potter ad attraversare il precipizio nella giusta direzione. Non importa, però, cosa dovrà sacrificare, non importa chi dovrà uccidere, non importano nemmeno gli ideali infantili e ostinati degli altri Malandrini: proverà a trattare con il diavolo in persona pur di salvarli”), ha tradito per salvare la propria vita, e in nessun momento della saga nega questo proposito. Peter consegna i Potter a Voldemort, quindi è la causa della morte di James, inscena la propria morte per incolpare Sirius del tradimento, quindi è la causa della reclusione a vita di Sirius, alla fine del terzo volume si ricongiunge a Voldemort e lo aiuta a rinascere, quindi è la causa del ritorno di Voldemort e della seconda guerra magica. So che la tua storia si ferma nel momento in cui, un anno prima della morte di James, Peter decide di diventare la spia di Voldemort, ma anche all’epoca non è credibile che l’abbia fatto per salvare in qualche modo gli amici, perché è lui a condannarli tutti. Mi dispiace assegnare questo punteggio, ma basandomi sulla saga non ho elementi per considerare IC la tua interpretazione. Nelle note fai riferimento a Piton, immagino ti sia riferita al momento in cui capisce che la Profezia riguarda Harry, ma non sono assimilabili come situazioni: Piton ha un atteggiamento inequivocabile, si espone per salvare Lily, perché chiede a Voldemort di risparmiarla. Peter, diversamente, consegna James, il suo migliore amico, a Voldemort – se fosse passato al lato oscuro per salvarli, non avrebbe confessato a Voldemort di essere lui il Custode Segreto, visto che tutti credevano fosse Sirius. È brutta l’immagine di sette anni di amicizia gettati via, concordo con te, ma temo che nel caso di Peter la saga ci suggerisca proprio questo. Non mi dilungo ancora, sono stata prolissa perché ci tenevo a motivarti il punteggio, spero comunque di essere riuscita a spiegarti le mie perplessità.

Totale: 33/45


OFFLINE
Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:25 AM
 
Quote

Ottava classificata Il falò di Bri.88 con 33.2/45

Grammatica: 8.2/10
Buona, c’è solo qualche piccola svista:

[...] là dove discutemmo, urlammo, scoppiammo, come solo i giovani sono in grado di fare. La lucida chioma di Evan mi distrasse dall’inveire ancora”: -1; il passato remoto del verbo “distrarre” nel contesto è inesatto perché la sintassi del periodo è organizzata in maniera inefficace. Dato che la frase “La lucida […] ancora” è retta da “là dove”, è necessario creare coesione inserendo un elemento che faccia da connettivo, ad esempio una ripetizione di “dove” che preceda “La lucida” (cosicché il passato remoto “distrasse” vada ad accordarsi con gli altri verbi del periodo). In alternativa, si può sostituire il passato remoto con l’imperfetto preceduto da “che”, così da dare l’idea di pensiero in movimento (“che mi distraeva”).
cui bastava”: -0.05; è sfuggito uno spazio in più.
così…impuro”: -0.20; tra i puntini di sospensione e la parola che segue è necessario uno spazio.
se non”: -0.05; è sfuggito uno spazio in più.
M’ama, Evan Rosier ed io non voglio”: -0.50; è necessario inserire una virgola dopo “Evan Rosier”, perché è necessario chiudere l’inciso (la frase principale è “M’ama ed io non voglio”).

Stile e lessico: 6/10

Partendo dallo
stile, hai scelto di narrare al passato e in prima persona, affidando la narrazione a Dorcas. Hai suddiviso, anche visivamente, il testo in due parti: il presente del racconto allineato a sinistra e i ricordi della protagonista (i sogni) allineati a destra; dal punto di vista strutturale, è una scelta indovinata, perché segnali al lettore il passaggio da un piano temporale all’altro senza che possa confonderli. Anche i tempi verbali si adattano a questa struttura: il presente è il tempo principale, mentre i ricordi sono narrati al passato remoto (salvo quel “Torno” del “sogno numero uno”); a mio parere, il passato remoto appesantisce un po’ il registro linguistico della protagonista – dato che narra in prima persona –, mentre tempi meno “remoti” (come il trapassato remoto) avrebbero forse reso più immediati e fluidi quei momenti della narrazione.
L’impressione che ho avuto è che la struttura stilistico-lessicale volesse tendere a una ricercatezza sintattico-linguistica che purtroppo risulta essere poco efficace in alcuni passaggi, facendo risultare il testo o disomogeneo o un po’ macchinoso. Cito un passaggio del testo a scopo esemplificativo per spiegarti il mio punto di vista:

• “Con gli occhi suoi nel mio profondo, fanali di fuoco terribili, non m’attardo ad avere paura. Eppure altri occhi si posano sui miei tremori: sguardo di sottobosco che m’acquieta, nonostante restituirlo non mi è concesso. Sibilo un ansito e mi concedo di socchiudere le palpebre un po’, giusto il tempo di agganciare il ricordo di noi, che non m’importa se il mio aguzzino vuole debellare l’aria dalla mia scomoda presenza”: questo è il periodo che apre il racconto, quindi il primo impatto che il lettore ha con la tua storia; a mio parere è poco efficace per due ragioni che spiego di seguito.


Prima di avventurarsi nella lettura, il lettore non può sapere chi siano i personaggi e la voce narrante, ma purtroppo l’incipit (che dovrebbe essere chiarificatore) non è illuminante in tal senso. La storia si apre con l’espressione “Con gli occhi suoi eccetera” e la prima domanda a sorgere è di chi siano questi occhi; continua con “Eppure altri occhi si posano sui miei tremori”, espressione che fa sorgere un secondo dubbio, ossia di chi siano questi altri occhi; la costruzione del periodo, a mio parere, è inefficace sul piano della comunicazione perché il lettore non sa né chi narra né chi siano i due personaggi che fissano il personaggio-voce narrante (e non lo saprà sino alla fine dei flashback, utili a capire che la voce narrante sia Dorcas, ma non chi siano i personaggi che la circondano nel presente del racconto).
Passando dal piano comunicativo a quello sintattico, c’è qui la questione della “ricercatezza tradita” cui accennavo prima: la prima frase in grassetto ha una struttura sintattica ricercata e fortemente marcata (l’inversione possessivo-sostantivo – “gli occhi suoi” –, l’inciso che veicola una metafora molto espressiva – “fanali di fuoco terribili” –, l’elisione di “mi” in “m’attardo”, l’inversione principale-subordinata – “Con gli occhi suoi […], non m’attardo”), un insieme che riproduce una sintassi quasi fine ottocentesca; di contro, la seconda frase in grassetto è retta da un che polivalente caratteristico dell’italiano colloquiale, difatti introdurre la frase “non m’importa eccetera” con “che” e non con una congiunzione più appropriata riproduce la sintassi del parlato – una costruzione sintattica di questo tipo, tesa a riprodurre l’oralità, non è coerente alla veste sintattica del periodo che la precede: si passa da una costruzione ricercata a una colloquiale. In questo senso trovo che vi siano elementi disomogenei a livello sintattico.
In ultimo, ti segnalo l’assenza di spazio bianco tra l’incipit allineato a sinistra e il primo ricordo allineato a destra (immagino sia stata una distrazione!).
Essendo il capoverso di apertura del racconto, è anche il momento dove si nota di più questa disomogeneità. In realtà, trovo che il testo nella sua interezza vada ad alti e bassi, passando da forme che riproducono la sintassi dell’oralità (“Di pregare non sono mai stata capace”) a forme che riproducono una sintassi tipicamente letteraria (“M’ama, Evan Rosier ed io non voglio”). Tornando ai flashback, come anticipato, li ho trovati bene inseriti e funzionali alla trama, per gusto personale (ma questo non ha inciso sulla valutazione) avrei omesso le enumerazione dei sogni, limitandomi a porre in evidenza solo le frasi di apertura (il prompt) che essendo in terza persona sono un chiaro segnale di “introduzione di un momento estemporaneo” per il lettore. Però, appunto, è proprio un parere personale, perché la struttura funziona e lo schema ha una sua coerenza interna! Passando alla punteggiatura, l’ho trovata bene utilizzata, soprattutto perché la sfrutti per dare un certo ritmo al testo, riuscendo quindi a creare pause laddove vuoi che si soffermi l’attenzione di chi legge. Ci sono solo due occasioni in cui, a mio parere, la pausa è poco efficace:

• “Si avventa su di me e gli altri credono che sia l’odio verso colei che ha ucciso suo zio, a muoverlo”: la virgola che precede “a muoverlo” isola il complemento e dal punto di vista strettamente grammaticale è inesatta, ma l’ho reputata una scelta stilistica utile a creare una pausa. Credo però che isolare “a muoverlo” più che porre l’attenzione dell’espressione, dia l’idea di periodo tronco alla prima lettura. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è quello di omettere la virgola.

Ma che colpa abbiamo, se non quella di aver continuato ad amarci, senza provare pietà per noi stessi?”: il discorso è simile al precedente (salvo l’appunto sulla grammatica). È un periodo che ha già una prima pausa dopo “abbiamo”, inserirne un’altra dopo “amarci” a mio parere indebolisce l’impatto emotivo dell’espressione conclusiva, perché obbliga il lettore a fare una pausa.


Il corsivo, in ultimo, è utilizzato con parsimonia, ma ricorre sempre laddove è necessario una messa in evidenza. A riguardo, credo che solo in “Ma il loro Oscuro Signore” il corsivo sia evitabile, perché in seguito lo utilizzi per marcare “suo” in riferimento al solo Evan, quindi non porrei sullo stesso piano il generale (“loro”) con il particolare (“suo”).

Arrivando al lessico, fai uso di un registro linguistico ricercato che talvolta a mio avviso eccede proprio in ricercatezza, considerando la prima voce narrante – la quale implica che il racconto è narrato così come il personaggio pensa e si esprime. Facendo un esempio, “sguardo di sottobosco” è una scelta lessicale insolita per una prima persona narrante, è un’immagine evocativa, molto bella, ma risulta difficile immaginarla espressa da un personaggio; idem per un’espressione come “lucida chioma”. Ti segnalo poi quei pochi termini a mio parere poco adatti al contesto: “agganciare”, che riferito a un ricordo da rievocare non è la variante più ricercata (e quindi coerente alla veste lessicale del tuo racconto); “compiuto” in “Il tempo in cui bastava nascondermi con il mio grande amore era ormai compiuto”, che nel contesto della frase non è il termine più corretto, perché il verbo “compiere” indica più che altro il portare a compimento un’azione, mentre qui è inteso nel senso di “tempo che appartiene al passato, che non c’è più”; “sinuosa” in “Quella voce sinuosa mi riporta alla realtà”, perché l’aggettivo “sinuoso” indica qualcosa di curvilineo, che non procede dritto, flessuoso al massimo, quindi non è adatto a descrivere una voce (che può essere sibillina, carezzevole, melliflua eccetera, ma non sinuosa).
A parte questi elementi messi in evidenza, per il resto il lessico è coerente a se stesso, e trovo che rapportato a una terza o seconda persona narrante non avrebbe dato neanche l’impressione di eccedere in alcuni punti.

Concludendo questo lunghissimo discorso, credo che non hai scelto una struttura stilistico-lessicale semplice e malgrado questo sei stata comunque in grado di scrivere un racconto che, nell’insieme, ha una sua coerenza di sviluppo e risulta sicuramente piacevole alla lettura. La mia è un’analisi “al dettaglio”, perché sono andata ad analizzare ogni aspetto ed espressione del racconto, e spero di essere riuscita a spiegarti le mie perplessità. Trovo che con una maggiore omogeneità il testo sarebbe potuto essere ancora più fluido e godibile. Facendo la media dei pro e dei contro espressi ho scelto di assegnare 6/10 in questo parametro, perché nonostante le situazioni riportate trovo che nel complesso il testo sia degno di nota!

Titolo: 2/5

Per la tua storia hai scelto un titolo a mio parere particolare, Il falò non è esattamente quel tipo di titolo che immagineresti associato a un racconto che tratta di un amore infelice. In tal senso, quindi, è a suo modo originale, seppure trovo che non riesca a racchiudere né il pathos protagonista del racconto né la tematica in sé. Tuttavia, non è slegato del tutto dal testo: l’incendio conclusivo che coinvolge la povera Dorcas è un richiamo al titolo, che immagino vada interpretato come un “falò fisico ed emotivo”, perché ad andare in fiamme è sia la protagonista che il suo amore, quest’ultimo “bruciante e vivo” sino alla fine. I motivi per cui non ho assegnato un punteggio superiore a 2/5 sono due. Il primo è legato a quanto già detto sull’incapacità del titolo di anticipare e racchiudere la tematica e il genere del racconto. Il secondo è legato a una questione che mi rendo conto essere un po’ più soggettiva: per quanto mi sia sforzata, non sono riuscita a non trovare un po’ “indelicato” un titolo come Il falò associato a un racconto che si conclude con la morte della protagonista causata da un incendio – sembra quasi vi sia un intento parodico, mentre la tua storia è drammatica; l’impressione è data dal fatto che il termine “falò”, da solo, in genere viene usato per richiamare immagini positive (i falò in spiaggia, ad esempio) o in riferimento a oggetti. È probabile che io non sia stata in grado di cogliere le giuste sfumature del titolo scelto, cosa che mi spiace, ma per le perplessità espresse ho ritenuto di dover assegnare 2/5 in questo parametro.

Utilizzo del prompt: 10/10

Il prompt scelto è “Erano destinati a perdersi, e non lo capivano. Erano stati destinati a non trovarsi, e s’erano trovati lo stesso”, su cui è strutturata l’intera narrazione. Lo inserisci fisicamente nel testo, seppure un segmento alla volta, e lasci che il significato dell’espressione faccia da filo conduttore della trama. I tuoi personaggi sono destinati a perdersi – lei addirittura morirà –, ma non lo capiscono e continuano a cercarsi; sono stati destinati a non trovarsi – combattono l’uno contro l’altra, lei è responsabile della morte dello zio di Evan, lui ha giurato fedeltà all’uomo che uccide Dorcas –, eppure si trovano lo stesso, persino nel momento più tragico della loro storia e dell’esistenza di Dorcas: la morte di lei. Ripercorrere stralci del loro passato insieme attraverso i flashback che tu etichetti “sogni” hai fatto sì che il prompt risultasse ancora più vissuto, perché li vediamo viversi e allontanarsi e perdersi. Dal punto di vista della struttura, poi, isolare le singole frasi della citazione per scandire momenti salienti, sino a concludere l’intero racconto, ha messo in evidenza il prompt, sottolineandole l’importanza ai fini del significato della storia. Ottimo lavoro, 10/10!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 7/10

I personaggi del tuo racconto sono Dorcas, protagonista indiscussa, ed Evan, ciò nonostante anche Voldemort fa una piccola comparsa.
Partendo dal personaggio più marginale, ho trovato IC la crudeltà che Voldemort usa nei confronti della povera Dorcas, seppure trovo che il modo di esprimersi sia un po’ troppo basico e colloquiale per caratterizzare al meglio la personalità di questo personaggio, che nei libri generalmente è sibillino quando si esprime.
Passando a Evan, ti anticipo che la sua caratterizzazione è il motivo per cui il punteggio non è superiore a 7/10. Complice anche la prima persona narrante affidata a Dorcas, Evan fatica a ricoprire il ruolo di coprotagonista. Sino alla fine resta un personaggio sfocato, di cui sappiamo abbastanza, ma non tutto: non lo conosciamo nella sua totalità. Immaginiamo che sia innamorato di Dorcas, ma quanto valga per lui questo sentimento resta un mistero: da un lato tenta di scagliarsi su di lei per salvarla, dall’altro non smentisce i compagni che fraintendono il suo gesto e assiste inerme alla sua morte. Letta così, senza la possibilità di conoscere il personaggio a tutto tondo, l’impressione è che lui la ami, ma non abbastanza da esporsi per lei. Fuori dalla coppia, il tuo Evan Rosier è coerente alla sua breve apparizione cartacea: è un Mangiamorte convinto, spietato, che sceglie Voldemort sino alla fine (fa ciò che può per convincere lei a tradire l’Ordine, a non prendere parte ai conflitti, ma l’abbandona al suo destino quando si trovano schierati contro). Concludendo su di lui, quindi, la caratterizzazione è buona, ma incompleta, perché manca un tassello importante, ossia cosa realmente lui provi per lei. Tu narri una grande storia d’amore, quindi stride che lui alla fine la lasci morire.
Arrivando a Dorcas, è di certo una protagonista a tutto tondo e in grado di sostenere il ruolo di primo piano che le hai affidato. La conosciamo nel momento peggiore, quando è ormai condannata a morte, eppure riusciamo lo stesso a percepire la sua forza d’animo, l’ardore della Fenice, l’amore che nutre per Evan – così forte, così totale, da giustificare persino il fatto che lui non la salvi, da trarre un sospiro di sollievo quando gli altri Mangiamorte fraintendono l’impeto di Evan. La tua Dorcas è sia una guerriera che una donna innamorata, che negli ultimi istanti di vita rivolge i propri pensieri all’Ordine e a Evan, le sue ragioni di vita. Ho trovato coerente al momento narrato anche la paura provata in presenza di Voldemort, solo una sciocca non ne avrebbe avuta e dai libri possiamo immaginare che la Meadowes fosse tutto fuorché sciocca (come riporti nelle note, è stata uccisa da Voldemort in persona, doveva dunque essere un elemento importante della resistenza). Non ho proprio nessun appunto da fare su Dorcas, trovo che l’abbia caratterizzata benissimo e a tutto tondo!
Valutando i pro e contro spiegati ho optato per 7/10 in questo parametro, dunque complimenti!

Totale: 33.2/45


Settima classificata Resistenze che si sgretolano (al profumo di cannella) di inzaghina.EFP con 36.3/45

Grammatica: 8.8/10
La grammatica è ottima, solo due sviste:

Si”: -0.20; la grafia corretta per il monosillabo affermativo è “sì”, accentata.

poteva affermare”: -1; “poté” anziché “poteva”, perché il verbo si riferisce all’azione compiuta della trama principale.


Stile e lessico: 8/10

Lo
stile del tuo racconto è caratterizzato da un ritmo incalzante, vivace, che mostra più che raccontare. Non è esagerato dire che la storia stia tutta o quasi nelle parti dialogate, che abbondano considerando la brevità del testo. Ho trovato questa scelta coerente al genere e al contenuto della storia, perché le ha dato una grande dinamicità e freschezza.
Un’altra scelta stilistica che ho trovato indovinata – e che mi ha ricordato i flashback presenti in La condanna dei sopravvissuti – è la suddivisione del testo in quattro blocchi spazio-temporali, che oltre a ritrarre momenti riescono a far progredire la trama nonostante le poche parole a disposizione; a riguardo, trovo indovinata la scelta di inserire un elemento divisore come l’asterisco, perché segnali al lettore il passaggio da un momento all’altro senza che possano esservi fraintendimenti. L’unico elemento relativo alla suddivisione in blocchi che ho trovato meno efficace è l’incipit degli ultimi due blocchi, ti riporto l’estratto del testo per spiegarmi:

• “Quando, qualche giorno prima dell’uscita a Hogsmeade, la sua migliore amica constatò che James aveva mantenuto la promessa, Lily ribatté che aveva tempo per infrangerla, seguendola in Sala Grande”: il “Quando” iniziale è un connettivo e in quanto tale segnala un rapporto di concatenazione con il periodo che lo precede (in questo caso, si riferisce alla conclusione del blocco precedente), il che indebolisce l’indipendenza del terzo momento rispetto agli altri due: più che un salto spazio-temporale in avanti, la sensazione è di essere ancora nel secondo momento. Affinché l’incipit risulti incisivo, è necessario non introdurlo con un connettivo e iniziare con il nuovo riferimento temporale (quindi: “Qualche giorno prima eccetera”). Inoltre, sempre il “Quando” indebolisce anche l’esattezza dei tempi verbali, perché stando alla sintassi del periodo ci troviamo nel “passato del racconto”: “quando, qualche giorno prima dell’uscita a Hogsmeade (quindi non oggi), la sua amica [aveva constatato] che James aveva mantenuto la promessa, Lily [aveva ribattuto] che aveva tempo per infrangerla”.
Approfitto del fatto di aver citato ora questo periodo per soffermarmi anche sull’espressione “Lily ribatté che aveva tempo per infrangerla, seguendola in Sala Grande”: in primo luogo, ti consiglio di rendere più esplicito di quale “promessa” si tratti, perché la promessa di James è citata solo nel primo blocco, ora siamo nel terzo, il lettore potrebbe non cogliere subito il riferimento; in secondo luogo, trovo che “seguendola in Sala Grande” possa generare confusione, perché hai appena utilizzato il pronome “la” in riferimento alla promessa, mentre ora utilizzi lo stesso schema per riferirti all’amica.

• “Ritornando alla torre di Grifondoro dopo la ronda, il venerdì successivo, Lily percepì il profumo presente nell’Amortentia il giorno precedente”: questo è l’incipit del quarto blocco, il discorso è lo stesso del punto precedente. Qui, anziché un connettivo, abbiamo un verbo al gerundio, modo verbale indefinito e quindi inadatto a reggere l’apertura di un paragrafo indipendente. Anche qui sarebbe stata più efficace un’inversione: “Il venerdì successivo, ritornando alla torre eccetera”. Ti consiglio poi di sostituire “presente” con un’espressione più chiarificatrice come “che aveva sentito”, per esplicitare il nesso tra la propria percezione e la pozione – “presente” dà più l’idea di un ingrediente “presente” nella pozione piuttosto che di una sensazione vissuta.

Completando il discorso sullo stile, ho trovato coerente all’intenzione del racconto la scelta di utilizzare la terza persona narrante e il tempo passato, così come ho condiviso la focalizzazione interna fissa (Lily), perché facilita l’empatia tra storia e lettore – elemento che trovo vincente quando ci si relaziona con il genere sentimentale. Coerentemente alla scelta del punto di vista, anche il corsivo ricorre solo per identificarsi con il personaggio su cui è focalizzata la narrazione: i pensieri espliciti di Lily e quel “finalmente” che pare a sua volta riprodurre un pensiero di Lily – una sorta di discorso indiretto libero. A parte i punti messi in evidenza prima, ho solo due situazioni da segnalarti, che a mio avviso sono poco efficaci:

• “Il commento di James l’avrebbe fatta infuriare solo poche settimane prima, ma era innegabile che l’atmosfera fuori da Hogwarts fosse in netto peggioramento. Gli angoli della sua bocca si sollevarono in un lieve sorriso, subito ricambiato dal ragazzo, prima che s’alzasse per andare a recuperare il necessario, com’era ormai consueto che facesse”: il fatto che tutto sia narrato dal punto di vista di Lily, fa sì che la frase in grassetto sembra riferirsi a lei, mentre invece ad “alzarsi” è James. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è quello di esplicitare il soggetto (“subito ricambiato dal ragazzo” è infatti un inciso, non adatto a fare da soggetto sottinteso).

• “Quel pensiero inaspettato la stupì, così come il battito accelerato del suo cuore, quando il medesimo sorriso venne rivolto a lei, mentre James si risedeva al suo fianco”: anche qui il consiglio è di marcare di più la ripresa di un elemento (in questo caso, “il sorriso” che colonizza i pensieri di Lily), sostituendo “medesimo” con un’espressione come “proprio quel”. Inoltre, dato che fai uso di un registro linguistico medio-basso che in alcune occasioni tende a riprodurre un linguaggio d’uso, “medesimo” è anche la variante meno adatta alla veste lessicale del racconto.

Arrivando al lessico, l’ho trovato decisamente appropriato alla struttura stilistica del racconto! Inoltre, trovo che le parti dialogate siano caratterizzanti, che quindi riescano a riprodurre sia il linguaggio di due adolescenti, sia a caratterizzare l’uno e l’altro. Come anticipato, fai uso di un registro medio-basso che talvolta tende a riprodurre il linguaggio d’uso, il che è appunto coerente al testo e alla sua struttura. Gli unici elementi che ho trovato fuori contesto sono le elisioni “d’ingredienti” (qui, poi, dovrebbe essere “degli” e non “di”) e “gl’illuminava”, perché mentre nel dialogato riproducono l’oralità, nel discorso indiretto sembrano strizzare l’occhio a una veste lessicale arcaizzante; ti segnalo poi l’uso della d eufonica (“ed un”) per lo stesso discorso già affrontato in occasione del contest Non è tempo per noi; in ultimo va modificata la grafia di “9”, in narrativa i numeri si scrivono in lettere, non in cifre. Per il resto, non ho nessun appunto da farti!

Concludendo, quindi, trovo che stile e lessico siano gestiti bene, coerenti a se stessi e al tipo di racconto che hai scelto di scrivere; il motivo per cui il punteggio non è superiore a 8/10 è legato alle situazioni meno efficaci messe in evidenza, ma a parte quello sei stata molto brava. Complimenti!

Titolo: 5/5

Resistenze che si sgretolano (al profumo di cannella)
è un titolo molto personale, in grado di attirare l’attenzione e rappresentare il tuo racconto. È un titolo che esprime romanticismo, dolcezza, che sa di primo amore. Quel “profumo di cannella” richiama indubbiamente la sfera sentimentale, perché c’è un profumo, una spezia, delle “resistenze che si sgretolano” inermi. Anche dal punto di vista linguistico è un titolo interessante, sia per la frase sospesa che per la parentesi – quest’ultima rende l’insieme più intrigante, è come se il profumo di cannella fosse un segreto da svelare a pochi, da custodire tra parentesi. Come anticipato, trovo vi sia grande coerenza tra titolo e contenuto del racconto, quindi anche da questo punto di vista hai fatto un ottimo lavoro. Non ho proprio nessun appunto da farti in questo parametro, perché hai scelto una presentazione personale, coerente e originale per il tuo racconto. 5/5!


Utilizzo del prompt: 6/10

Hai scelto il prompt Un sentimento è una strana creatura: ti stravolge, t’assilla e solo infine si rende conoscibile”. Non è presente testualmente, ma si percepisce la lenta scoperta di Lily, che avanza a tentoni nell’universo sconosciuto dell’amore – solo alla fine del racconto, infatti, la tua protagonista capisce di nutrire un sentimento molto forte per James, e lo capisce grazie all’inaspettato aiuto di una pozione. Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 6/10 è che trovo manchi una parte del prompt, quella riferita a “stravolge e assilla”: la tua Lily avanza a tentoni, è vero, ma dai suoi piccoli passi si intravedono la ritrosia, la voglia di comprendere l’altro, l’interesse che sta maturando in silenzio, non ravvisiamo lo stravolgimento dovuto a un sentimento inconsapevole e di conseguenza neanche il turbamento legato a questo pensiero costante, da cui non si riesce a fuggire e a cui non si riesce a dare un nome. Il prompt suggeriva un racconto dalle tinte emotive un po’ più forti, mentre la tua storia è molto dolce e si concentra quindi sull’aspetto più dolce della citazione, quello legato alla scoperta del sentimento.
Concludendo, quindi, nel complesso il prompt è presente,ma trovo che non sia sviluppato pienamente, per questa ragione ho optato per il 6/10 in questo parametro.


Caratterizzazione e IC dei personaggi: 8.5/10

Gli unici personaggi della tua storia sono Lily e James. Iniziando da
James, trovo che tu sia riuscita a caratterizzarlo benissimo. Le parti dialogate che lo ritraggono hanno quella verve tipica del personaggio della Rowling: sicuro di sé, sarcastico, positivo. James è una luce abbagliante da cui Lily, malgrado tutto, non riesce a fuggire. Sei riuscita a riprodurre quel carisma che contraddistingue la sua controparte cartacea sia nelle poche apparizioni in cui lo vediamo, sia nei ricordi di chi lo ha conosciuto. Sono riuscita a immaginarlo, il capitano Potter con un sorriso sornione in viso che osserva la Evans in attesa che capitoli. Ho trovato questa caratterizzazione perfetta: IC e coerente a quanto dichiarato dalla Rowling circa l’atteggiamento di James durante il settimo anno di scuola.

Arrivando a
Lily, protagonista e punto di vista su cui si articola la narrazione, anche qui ho ravvisato una buona caratterizzazione. Complice il punto di vista, di Lily conosciamo anche i pensieri, le sensazioni, riusciamo a conoscerla più da vicino. E devo dire che il ritratto restituito dal tuo racconto è coerente alla Lily della Rowling: studentessa diligente, pronta a ricredersi sui propri pregiudizi, attenta a ciò che la circonda. Molto tenero il momento in cui riflette sul mancato invito di James, momento in cui emergono i diciassette anni del personaggio e quei tipici drammi adolescenziali. Il motivo per cui non ho assegnato un punteggio superiore a 8.5/10 è legato alla conclusione del racconto e alla improvvisa dichiarazione di Lily: lungo l’intero arco narrativo la vediamo titubante, riflessiva, bene attenta a non esternare i propri pensieri a James, mentre nelle battute conclusive arriva a confessare a James che il suo profumo è il profumo della propria Amortentia (nel mondo di Harry Potter, è quasi una dichiarazione d’amore!); mi è parso un passaggio un po’ sbrigativo, che indebolisce la caratterizzazione del personaggio perché non ne approfondisce realmente le emozioni e sensazioni, si passa da “non m’ha chiesto d’uscire” a “Hai vinto ogni mia resistenza, James...” da un momento all’altro. Se ad esempio Lily si fosse limitata a riflettere tra sé e sé su quell’odore e sulle resistenze infrante, esternando a James solo la voglia di uscire con lui, a mio parere, la caratterizzazione del personaggio non ne avrebbe risentito. Questa è l’unica perplessità relativa alla caratterizzazione, per il resto ribadisco che sei stata bravissima con questi due personaggi, dunque 8.5/10 più che meritato!


Totale: 36.3/45


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Giudice*****
4/24/2019 2:26 AM
 
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Sesta classificata La scelta del cuore di Carme93 con 36.8/45

Grammatica: 9.3/10
Ottima, c’è solo qualche svista:

Un Remus bambino aveva temuto di non conoscere mai l’amicizia, ma, grazie ad Albus Silente era accaduto”: -0.50; la virgola dopo “ma” divide la congiunzione dall’elemento grammaticale che ne giustifica la presenza, cioè “era accaduto” (la frase intera è “ma era accaduto”). Le soluzioni sono due: o si omette la virgola o si aggiunge una seconda virgola dopo “Silente”, creando l’inciso “grazie ad Albus Silente”.
all’infinito Remus”: -0.20; manca la virgola prima di “Remus”.

Stile e lessico: 7/10

Partendo dall’
aspetto stilistico, è una storia che si lascia leggere con semplicità: tempo passato, terza persona narrante, sintassi lineare, suddivisione in paragrafi. È una lettura immediata, che dice tutto ciò che ha da dire senza ricorrere a escamotage stilistici particolari – sono difatti assenti sia tecniche di marcatura che figure retoriche. L’unico momento in cui il testo cede il passo a un’immagine evocativa e a suo modo metaforica è quando descrivi il rumore prodotto dalla caduta del libro, perché quel “tonfo cupo e sordo” sembra provenire direttamente dal cuore di Remus – l’ho trovato un momento molto espressivo del testo.
È un racconto, poi, che si snoda tra presente e ricordi rivissuti: il tuo protagonista è immobile e rannicchiato su un divano logoro, eppure i ricordi che rivive sono i più disparati; ho trovato molto interessante contrapporre l’immobilità fisica del personaggio alla dinamicità dei suoi pensieri, è una tecnica che ti ha permesso di oscillare tra passato e presente senza ricorrere ai flashback e senza tralasciare la contestualizzazione dell’attualità del racconto – inoltre, trovo sia un’immagine di grande impatto: il protagonista rivive una vita piena e vissuta, in piena contrapposizione alla staticità e aridità in cui si obbliga a brancolare nel presente. Alla linearità del testo contribuisce anche l’uso della punteggiatura, sempre attento agli usi suggeriti dalla grammatica e alla moderazione: non c’è mai un eccesso (se non, forse, in due occasioni in cui le virgole rallentano un po’ il ritmo), il segno d’interpunzione privilegiato è la virgola, e il ricorso ai due punti ti consente di snellire sintatticamente periodi altrimenti più complessi. È quindi un’ottima gestione, coerente alla struttura stilistica scelta.
L’aspetto che ho trovato meno convincente della struttura stilistica è la gestione di alcuni passaggi presente-passato e l’assenza di marcatori in grado di porre in evidenza i due momenti di snodo della narrazione dal punto di vista emotivo. Il tuo è un testo lineare e di gradevole lettura, ma tutti i momenti della narrazione sono posti sullo stesso piano, il che è un tratto stilistico più adatto a testi corposi che a testi brevi, i quali devono colpire l’emotività e l’attenzione del lettore in pochissimo spazio. Per chiarezza, ti riporto i punti a cui mi riferisco:

• “Erano felici e si sentivano padroni di quel loro piccolo mondo. Erano ragazzi e si sentivano invincibili, tanto da credere che avrebbero vinto la guerra”: in questo punto, stiamo ancora rivivendo i ricordi del protagonista, siamo quindi nel passato del racconto. In coerenza a questo balzo temporale, il tempo verbale avrebbe dovuto essere il trapassato prossimo (come accade in precedenza) e non l’imperfetto. Ho ipotizzato che tu avessi voluto attualizzare il racconto a questa altezza, e da lì l’uso dell’imperfetto; se così fosse, sarebbe però necessario inserire un riferimento temporale, come un avverbio (ad esempio, “allora era felice eccetera”). In mancanza di un avverbio di tempo, la gestione dei tempi verbali qui è inesatta. Non ti ho riportato l’appunto in “Grammatica” perché credo di aver bene interpretato la tua intenzione, e che quindi sia stata una svista stilistica.

• “E, invece, si erano sbagliati”: questo è uno dei due momenti di snodo dal punto di vista emotivo. Non a caso isoli questa frase preferendo il punto fermo a qualsiasi segno di punteggiatura debole. In questo punto, il lettore tocca con mano “la rottura” di Remus, il motivo della sua grande disillusione, l’inizio dei giorni bui (come rimarchi subito dopo, elencando la triste sorte dei tre malandrini); per tale ragione, mettere in evidenza questa frase attraverso una tecnica stilistica avrebbe potuto sia scandire il “tempo emotivo” del racconto che focalizzare l’attenzione del lettore su questa frase. Le tecniche per marcare un’espressione sono diverse, quelle più coerenti al tuo testo credo siano o il corsivo o l’isolare in un capoverso la frase. Circa la punteggiatura, poi, credo che le virgole utili a isolare “invece” rallentino un po’ troppo il ritmo, quando questa frase dovrebbe arrivare dritta al lettore, tutta d’un fiato nella sua drammaticità.


• “Remus ora voleva avere freddo”: idem come sopra. A mio avviso è questo il secondo momento di snodo dal punto di vista emotivo, perché a fronte di un Remus che desidera il gelo – perché erroneamente convinto di meritarlo –, c’è una ventata d’aria calda che sta per abbattersi su di lui. Anche in questo caso, stesso discorso sulla possibilità di messa in evidenza attraverso un escamotage stilistico.

Non era più un ricordo felice. Al pensiero di essere rimasto solo, il gelo dentro di lui si estendeva fino a paralizzarlo, ma mai del tutto”: con la frase iniziale, sembra che il racconto torni all’attualità, c’è però un problema di coesione dovuto al numero del verbo: è singolare anziché plurale, il che stranisce perché dal punto di vista grammaticale sembra riprendere i malandrini/gli schiamazzi, tutti soggetti al plurale. Per quanto riguarda l’altro verbo, “estendeva”, l’imperfetto dà la sensazione di stato in continuo divenire – cioè una sensazione nata nel passato e proseguita nel presente –, tuttavia “Al pensiero di essere rimasto solo” dà l’idea di un riferimento temporale preciso (complice anche il ritorno al presente del racconto), come dire che “in quel momento, ripensando al fatto di essere rimasto solo, il gelo si estese”, che richiede quindi il passato remoto per “estendeva”. Subentra a questo punto quel “ma mai del tutto” che al contrario è coerente al tempo imperfetto, perché a sua volta dà un’idea di continuità ed estensione temporale. Anche in questo caso non ti ho riportato la situazione in “Grammatica” perché si tratta di una questione stilistica: il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è di rivedere questa espressione in maniera coerente alla tua intenzione, quindi o cambiando il riferimento temporale iniziale, o usando il passato remoto e sostituendo, ad esempio, “mai” con “non”.

A parte queste situazioni, come già detto, lo stile è coerente a se stesso, ben gestito e in grado di rendere la lettura scorrevole. A mio avviso, la conclusione è un po’ debole dal punto di vista emotivo, perché il lettore non ha il tempo di familiarizzare con l’arrivo di Tonks che il racconto si chiude. Situazione sicuramente dovuta al limite di parole, credo però che se i momenti fossero stati più bilanciati (quindi “gelo” e “calore”, diciamo così), la conclusione ne avrebbe giovato: la gioia di Remus nell’abbandonarsi tra le braccia di Tonks è “tiepida” a causa di quel gelo tanto ben sviluppato dall’inizio del racconto sino al rigo precedente.

Passando al lessico, in coerenza alla linearità stilistica, fai uso di un registro medio-basso, alle volte quasi d’uso. Una scelta lessicale, la tua, che crea immediata empatia tra lettore e testo, perché il primo si trova dinanzi un registro con cui ha familiarità e che non fatica ad associare a immagini. Nel complesso, il lessico è usato e gestito bene, ho rintracciato solo alcune situazioni meno efficaci, te le segnalo così da spiegarti il mio parere.
La prima è l’uso di “baluginò”, “rammentando”, “consono” ed “egli” che, essendo varianti più ricercate di “balenare” (molto usato in narrativa), “ricordare”, “adatto” e “lui”, appartengo a un registro diverso da quello scelto, quindi in quei punti creano disomogeneità. Nel caso di “egli”, poi, va detto che, a meno che non si ricerchi una veste stilistico-lessicale arcaica per il proprio testo, è sempre da scartare, essendo ormai reputato desueto (non a caso è più comune ritrovarlo in testi scientifici – ad esempio giuridici – più rigidi dal punto di vista lessicale e grammaticale, che non in testi di narrativa contemporanea).
La seconda è relativa a due ripetizioni, una testuale e l’altra di significato: l’uso ripetuto dell’espressione “giovane Tonks” a pochissima distanza l’una dall’altra; la ripetizione di significato in “da emarginata, da reietta”, dove accosti due termini sinonimici – le ripetizioni, sia pure così sporadiche, quando non sono inserite a scopo espressivo assumono rilevanza in presenza di un numero di parole da rispettare, perché di fatto “rubano spazio”.
In ultimo, ti segnalo una contraddizione a livello di significato qui: “occhi vacui e mesti”. Per definizione degli occhi “vacui” non possono essere altro che tali, essendo “vacuo” sinonimo di “vuoto” (“occhi vacui” sono occhi assenti, privi di qualsiasi emozione), quindi associare questi due aggettivi crea una contraddizione e impedisce al lettore di comprendere lo stato d’animo di Remus: se sia alienato da tutto e tutti (vacui) o più semplicemente amareggiato (mesti).

Concludendo, al di là delle situazioni a mio parere meno efficaci messe in evidenza, stile e lessico del testo sono molto buoni. È evidente che tu sappia narrare: il racconto è di immediata lettura, si lascia letteralmente leggere. Facendo la media dei pro e contro ho assegnato 7/10 in questo parametro, per cui non posso che farti i complimenti!

Titolo: 3.5/5

La scelta del cuore è un titolo romantico, che evoca sensazioni positive nel lettore. Un titolo di certo adatto al tuo racconto, dove ci imbattiamo prima nella malinconia e poi nel sentimento più puro, quello capace di vincere persino i fantasmi del tuo cupo protagonista. Da questo punto di vista, quindi, è un ottimo titolo, perché anticipa la tematica del racconto, l’atmosfera sentimentale e il risvolto positivo che – ci scommetto – ruberà a ogni lettore un sorriso. Ciò che manca a questo titolo è la personalità, nel senso che si tratta purtroppo di un’espressione abbastanza comune e quindi non in grado di identificare il tuo racconto tra tutti gli altri, il che è un vero peccato. Il fatto che si tratti di un’espressione diffusa rende il titolo anche meno intrigante, perché il lettore potrebbe erroneamente credere di essere dinanzi a un tipo di storia già letto, quando invece il tuo racconto propone un’introspezione interessante e per nulla scontata del personaggio protagonista, cornice entro cui “la scelta del cuore” è un vero e proprio atto di coraggio, è un’esigenza, è la salvezza dal buio. Valutando gli aspetti positivi e quelli meno efficaci, ho assegnato 3.5/5 in questo parametro; il punteggio resta comunque alto perché è innegabile il legame tra titolo e storia.

Utilizzo del prompt: 7/10

Hai scelto il prompt “Non puoi dimenticare chi sia la tua felicità. Puoi fingere di non saperlo, ma lei prenderà a bussare lo stesso alla tua porta” e lo hai letteralmente messo in scena nella parte conclusiva del racconto. Il personaggio di Tonks incarna la felicità di Remus, e la vediamo bussare realmente alla sua porta e ricordargli quanto sia inutile continuare a fuggirle, perché lei busserà e lui aprirà – ogni volta. Devo ammettere che il modo in cui hai rappresentato la mia citazione mi è piaciuto molto, ma imponendomi di essere oggettiva ho dovuto convenire che questa fotografia di un attimo di felicità sia un po’ indebolita da ciò che la precede. La prima parte del racconto, se non gran parte, si concentra sull’intima solitudine di Remus e su quanto sia nostalgico nei confronti di un tempo andato fatto di amicizie che si credevano eterne e giornate spensierate. In questo contesto, Tonks è un particolare tra gli altri, a una lettura superficiale sembra addirittura essere “l’altra” rispetto ai malandrini. Ricade qui, insomma, il discorso fatto in stile sulla conclusione: il fatto che nel racconto la figura di Tonks sia una tra le altre rende meno incisiva la messa in scena finale del prompt, perché sembra essere strizzato tutto lì. Per questa ragione, ho reputato che 7/10 fosse il punteggio più equo: da un lato rispecchia i pregi messi in evidenza, dall’altro bada alla struttura del testo che ha un po’ indebolito la resa del prompt. Sei stata comunque molto brava!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 10/10

Partendo dai personaggi accennati indirettamente, e quindi dai
Malandrini, trovo che dai ricordi del protagonista emergano caratterizzazioni coerenti e credibili: si percepiscono la compattezza del gruppo, il bene reciproco, la fiducia, e di contro si toccano con mano il tradimento, la fine, il dolore della solitudine. Non sei caduta nel tranello di omettere Peter, come invece accade spesso, il che ha accresciuto la qualità della caratterizzazione sia del gruppo di amici in sé che, indirettamente, di Remus – a riguardo, notevole che Remus nell’elencare le sparizioni metta al primo posto “il traditore”, il solo che volontariamente, ma in effetti per primo, ha abbandonato gli amici.
Passando a Tonks, la vediamo descritta attraverso gli occhi di Remus all’inizio e la incontriamo alla fine. Anche la sua caratterizzazione è riuscita, e lo è anche la resa dell’amore che lega i due personaggi. Tonks è quella dei libri: coraggiosa, determinata e innamorata. Le parole che pronuncia non faccio fatica a inserirle nell’opera originale, perché in effetti è così che andata: lui fuggiva, lei continuava a bussare alla sua porta. Sei stata davvero molto brava, soprattutto perché l’hai caratterizzata in pochissime righe.
Arrivando finalmente a
Remus, protagonista indiscusso del racconto, non posso fare altro che complimentarmi. Nelle tue righe ho rivisto il Remus della Rowling, per nulla spoglio di quell’alone di oscurità che il destino gli ha cucito addosso (gli occhi vacui, una stanza vuota, lui perso in se stesso). Le sue emozioni sono credibili, arrivano forti e chiare al lettore, e sono inoltre coerenti alla controparte cartacea. Nelle tue righe hai fotografato un momento di grande vuoto per Remus: lui che sente di essere solo, che crede di non meritare l’amore di nessuno, che allontana Tonks anche a costo di ferirla perché crede sia l’unico modo di proteggerla. E lui che, alla fine, è costretto ad arrendersi ai suoi stessi sentimenti, a trovare riparo in quella ragazza giovane e vitale che gli ha rubato il cuore e gli ha donato il proprio. Non mi dilungo oltre perché credo che il mio pensiero sia chiaro: il tuo protagonista è il Remus della Rowling, non ho trovato nessuna sbavatura in questa caratterizzazione.
10/10!

Totale: 36.8/45


Quinta classificata Presenza di spirito di blackjessamine con 38/45

Grammatica: 10/10

Perfetta!

Stile e lessico: 8/10

Dal punto di vista stilistico hai strutturato la storia come se fosse un monologo della voce narrante nonché protagonista, a tratti si ha la sensazione di avere dinanzi una pagina di diario ricopiata per bene. È un flusso che sembra essere rivolto a qualcuno, non a se stessa, e per tale ragione non riesco a identificarlo come un flusso di coscienza. Differentemente da un flusso di coscienza, infatti, i pensieri espressi dal personaggio risultano molto razionali e bene organizzati: la sintassi è lineare, la struttura in capoversi segnala una suddivisione logica dei momenti, le pause inserite non sono tese a riprodurre il ritmo caotico dei pensieri, ma si accordano alla necessità di chiarezza e linearità. Non vi sono momenti sospesi né pensieri espressi e rimangiati, anche nel momento in cui la voce narrante annuncia di aver divagato lo fa con estrema razionalità, e con un ritmo ancora una volta “stabile”:

• “Ma sto divagando: è facile perdere il filo del discorso, quando non si hanno più abbastanza dita per tenere il conto degli anni trascorsi con un cervello d'adolescente. // Solitudine e troppi pensieri, dicevo”: i due punti introducono una spiegazione, e infatti la voce narrante mette immediatamente in chiaro il motivo per cui ha divagato, tornando sul binario prestabilito già nel capoverso successivo. Se al posto dei due punti vi fossero stati i puntini di sospensione, ad esempio, il ritmo avrebbe subito un rallentamento utile a dare l’impressione di un narratore che incespica nei propri pensieri e tenta di riordinarli.

Questa sua struttura ibrida ha fatto sì che il testo risultasse poco spontaneo, malgrado il tempo presente e la prima voce narrante che non agisce ma riflette. Poco spontaneo perché la linearità stilistica, in questo caso, fa apparire il flusso “costruito”, come se la prima persona fosse apparente o, appunto, si stesse raccontando a qualcuno – come se volesse lasciare ai posteri una memoria di sé. La mia impressione è che questa struttura stilistica dovesse completarsi della terza persona narrante (seconda al massimo), ma non della prima, così da rendere coerente la linearità e razionalità della narrazione (e le espressioni esclamative, che abbondano nell’incipit, sarebbero state un discorso indiretto libero bene amalgamato all’insieme). In sé per sé, cioè fuori dal discorso legato al narratore interno, il testo è strutturato più che bene: i capoversi sono concatenati tra loro e ognuno di essi ha ragione di essere isolato rispetto agli altri; la punteggiatura non è mai errata, ed è anzi molto omogenea e utilizzata allo scopo di rendere i periodi più lineari possibile – difatti i pochi più complessi sono organizzati tramite i due punti –; la suddivisione in paragrafi distingue i momenti della riflessione e aiuta visivamente il lettore a proseguire nella lettura; l’unico blocco allineato a destra, in ultimo, dove introduci anche la lineetta per rendere gli incisi più lapidari, riesce a porre benissimo in evidenza i ricordi rievocati tramite ripresa diretta (tra l’altro, ottimo anche l’utilizzo del corsivo in questo frangente).
Quanto all’uso del corsivo, anche in questo caso è un utilizzo molto razionale e parsimonioso, ne fai ricorso – salvo nel caso dei tre capoversi allineati a destra – quando vuoi focalizzare l’attenzione del lettore su un determinato termine; anche in questo caso, però, l’impressione è che non sia la voce narrante ad sentire dentro di sì la necessità di marcare quei termini, ma che debba farlo in funzione di un terzo (cioè il lettore/ascoltatore).
Menzione a parte per la conclusione in due capoversi (e i passaggi “
Diventando donna. // Diventando altro” caratterizzati dall’essere capoversi più che brevi retti dal gerundio, quindi lapidari, tesi a rallentare il ritmo e a spezzare la sintassi), che reputo il momento più emotivo della storia, l’unico in cui si scorge “l’anima” della persona narrante, il suo riflettere su se stessa. Un passaggio che comunque ha il pregio, va sottolineato, di valorizzare l’intero testo, perché essendo quello conclusivo ha anche un maggiore impatto sul lettore.

Passando al lessico, il discorso della chiarezza e della linearità si ripete. Fai uso di un registro medio, che non riesce a replicare l’oralità né la caotica espressività di emozioni e pensieri – la quale soppianta la necessità di ricorrere a un linguaggio d’uso quando si scrive in prima persona, perché il piano comunicativo è un altro –, ciò malgrado la presenza di alcune esclamazioni che si rifanno al piano orale della lingua. Anche in questo caso, la scelta lessicale è in sé per sé ottima: niente ripetizioni, nessun termine utilizzato male, nessuno slittamento immotivato del registro. Il problema sorge in funzione della prima persona narrante che, in questo caso, è il fantasma di un’adolescente (quindi dal punto di vista emotivo e cognitivo bloccato a quell’età) che sappiamo non brillare per ragionamenti astratti complessi. Ad esempio:

Prima e dopo possono essere un modo accettabile di suddividere il pensiero, ma ora è completamente insensato, è una caratterizzazione così ingenua!”: un’espressione come “suddividere il pensiero” (che tra l’altro fa riferimento a un ragionamento di ispirazione quasi filosofica) o un termine come “caratterizzazione” sono lontani dal linguaggio con cui potrebbe esprimersi un’adolescente come Mirtilla, e sono a loro volta lontani da una cornice narrativa che, in apparenza, si presenta come un flusso di coscienza, perché sono termini più “ragionati”. Con riguardo a “caratterizzazione”, invece, non è chiarissimo in che senso sia usato il termine.


Concludendo, quindi, dal mio punto di vista il tratto meno efficace della struttura stilistico-lessicale del testo risiede nel suo essere poco coerente al genere di racconto cui sembra appartenere. Stando alla prima persona narrante, alle sole riflessioni, alla presenza di esclamative e al contesto vago entro cui è calato il tutto, dovrebbe di fatto trattarsi di un flusso di coscienza, ma per i motivi spiegati faccio fatica a identificarlo come tale.
Nonostante questo dettaglio, però, la qualità della struttura è ottima, il testo non manca di coesione interna, è godibile e non c’è una sola svista (a riguardo, per completezza preciso che una situazione come questa “Ora lo so che quella libertà non me la tolse nessuno”, dove manca la virgola dopo “lo so” secondo le regole della dislocazione, non l’ho considerata errore perché l’ho interpretata come scelta stilistica per rendere fluida la frase). Facendo la media dei pro e contro, quindi, ho scelto di assegnare 8/10 in questo parametro.

Titolo: 2/5

Ho letto più volte la tua storia anche allo scopo di valutare questo parametro.
Presenza di spirito è un titolo che temo di non essere riuscita a inquadrare, non del tutto almeno. L’ho interpretato come un gioco di parole che da un lato rievoca lo stato di Mirtilla, il suo essere un fantasma (e quindi “la presenza di uno spirito”), e che dall’altro gioca con l’amara ironia della protagonista, che nella prima parte afferma di non essere spiritosa dopo la riflessione sull’essere duri a morire. Al di là di questa mia interpretazione, però, non sono riuscita a rintracciare un legame tra titolo e contenuto della storia. Anzi, il tono del titolo – vuoi perché la presenza di spirito evoca contesti rilassati e sorridenti – è fuorviante rispetto al tono della storia, che malgrado l’amara e involontaria ironia iniziale (neanche troppo marcata, tra l’altro) affronta una tematica drammatica come il sentirsi in gabbia. Il motivo per cui il punteggio non è inferiore a 2/5 è sia per l’interpretazione data, che presuppone un legame con il contenuto della storia, sia perché a suo modo credo possa essere un titolo in grado di attrarre lettori – fattore fondamentale.


Utilizzo del prompt: 10/10

Hai scelto il prompt “Prima d'allora, non aveva mai compreso cosa significasse essere in gabbia”, inserendolo anche nel testo della storia. Non è un prompt semplice, perché esige un pregresso, un “allora” (il tuo “ora”) cui s’arriva a seguito di un qualcosa di forte dal punto di vista emotivo. Trovo che tu sia stata bravissima in questo parametro, perché la storia risulta essere stata strutturata sulla citazione scelta sin dalla prima riga: le riflessioni della protagonista non fanno altro che osservare e raccontare una gabbia – i muri –, che è stata psicologica prima ancora che fisica. La tua protagonista lo comprende in effetti troppo tardi, quando non può porvi rimedio, cosa significasse realmente essere in gabbia: oltre l’insicurezza, c’è il purgatorio cui è condannata, c’è il limbo senza tempo, dove le lancette sono immobili e non vanno né indietro né avanti. Una consapevolezza molto amara, coerente a quanto suggeriva la citazione. Non ho proprio nessun appunto da farti in questo parametro, trovo che il prompt sia presente dall’inizio alla fine, e al cui significato si ispiri la morale dell’intero racconto. 10/10!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 8/10

Il solo personaggio della tua storia è Mirtilla. In questo caso preferisco iniziare dal motivo per cui il punteggio non è superiore a 8/10: il discorso affrontato in “Stile e lessico” si ripercuote, purtroppo, anche in questo parametro. La tua storia è narrata in prima persona, quindi voce narrante e personaggio si identificano, e la caratterizzazione del personaggio passa attraverso le sue stesse parole. Il modo in cui Mirtilla si esprime e ragiona, nonostante le diverse esclamazioni iniziali, ritrae un personaggio molto razionale, in grado di ragionare per astrazioni quasi filosofiche (ad esempio: “quando la libertà – di azione e di pensiero – era totale”) e poco incline all’autocommiserazione – anzi, le riflessioni sono così lucide da mettere da parte qualsiasi forma di pietismo. Questo ritratto è poco in linea con il personaggio dei libri, che è sempre apparso molto emotivo, infantile nei ragionamenti e proteso all’autocommiserazione (Harry, ad esempio, riflette sul fatto che nessun fantasma di Hogwarts è suscettibile quanto Mirtilla quando si parla della morte) –; sono sfumature, queste, che per i motivi detti restano in disparte. Arrivando ai pregi e al motivo per cui il punteggio non è inferiore a 8/10, trovo che la caratterizzazione sia comunque riuscita, malgrado la linearità e la razionalità della voce narrante ne abbia offuscato alcune sfumature. La biografia che emerge è quella di Mirtilla, così come sono coerenti al personaggio le riflessioni sull’insicurezza che l’ha perseguitata in vita; a riguardo, sono molto significativi e bene inseriti gli amari ricordi delle prese in giro ai suoi danni. Anche il dettaglio del nome mi è piaciuto molto, perché oltre a essere plausibile dà un tocco quasi decadente alla tragica morte di Mirtilla: tutto ciò che ha in comune con la sua omonima di carta è l’infelicità. Molto rappresentativa del personaggio è anche la frase conclusiva, che sottolinea come questa giovanissima vittima sia spoglia di colpe, eppure è condannata ugualmente a un’eternità di nulla – l’ha condannata la viltà di andare avanti (seppure, stando ai libri, è stato il desiderio di perseguitare la compagna di scuola a non farla andare avanti; però ho interpretato questa tua piccola licenza come un voler andare oltre le apparenze e attribuire la sua scelta a una paura più radicata).
Concludendo, leggendo la storia è impossibile dire che Mirtilla non sia IC e che la caratterizzazione non tocchi i punti salienti della sua vita (così come della morte, come i riferimenti al tempo che non scorre e costringe alle più assurde riflessioni), a mancare sono quelle sfumature di cui ti ho parlato. Il punteggio, comunque, resta alto, quindi brava!

Totale: 38/45


OFFLINE
Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:26 AM
 
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Quarta classificata a pari merito Le spire del serpente di Liberty_Fede con 41.5/45

Grammatica: 9.5/10

Perfetta, salvo una svista:

eppure, quando era nelle sue vicinanze – a portata di un respiro, come in quel momento – poteva giurare” -0.50; va inserita una virgola prima di “poteva giurare”, perché è una frase legata a “eppure” (“eppure poteva giurare eccetera”), mentre “quando era […] momento –” rappresenta un inciso aperto ma non chiuso (all’interno del quale, tra l’altro, è inserito un secondo inciso tra lineette; forse è stato questo a farti sfuggire la seconda virgola).


Stile e lessico: 9/10

Iniziando dallo
stile, hai scritto un testo intricato, complesso, ricco di sfumature e sottintesi; un testo che si nutre e si alimenta di un sotto-testo che abbraccia il non-detto e arricchisce la trama. È una struttura stilistica molto sofisticata e di complicata gestione, ma tu sei stata decisamente all’altezza (ma la cosa non mi stupisce!).
Visivamente, il tratto che colpisce di più è l’insolito allineamento a destra dell’intera storia, a eccezione delle tre parentesi intrise di significato. L’ho trovata una scelta coraggiosa, ma estremamente giusta per la tua storia: coraggiosa perché hai scelto un allineamento inusuale, con cui il lettore non ha dimestichezza; giusta perché tramite questo escamotage hai comunicato efficacemente che il vero cuore del racconto è tutto nel non-detto, in quelle tre parentesi a contenuto metaforico che sintetizzano l’intero rapporto tra i due protagonisti – e con esso tutto il contenuto della tua storia. Infatti, il serpente che circuisce, avvelena e soffoca la sua preda è, in ultima analisi, la trama e il significato del racconto. È uno stile, poi, che procede per eccessi, così come “in eccesso” è l’amore di Pansy per Draco, la sua dipendenza da lui. Quando parlo di eccessi mi riferisco all’uso di una sintassi complessa – con quei periodi lunghi e articolati – e del corsivo in abbondanza. Il corsivo, in particolare, ricorre in tutti gli incisi introdotti dalla lineetta e in tutti i dialoghi, eppure riesce ad apparire bene inserito e calibrato, non si ha la sensazione di un “troppo”, perché ogni punto messo in evidenza ha ragione di esserlo.
La simmetria dei paragrafi è un elemento che ho apprezzato, perché fissa dei punti di riferimento in una struttura stilistica molto intricata. La scansione temporale è affidata alle parentesi allineate a sinistra. I dialoghi e gli incisi chiarificatori sono marcati dal corsivo. Persino la lineetta, inserita quasi sempre a fine capoverso, crea coesione interna tra i vari periodi, perché finiscono tutti alla stessa maniera (salvo il primo, che però fa da cornice introduttiva). Quanto alla punteggiatura, come sempre nei tuoi testi è utilizzata con valenza di ritmo e scansione dei momenti. Hai spaziato tra vari segni di interpunzione reggendo periodi complessi senza cadere in errori grammaticali e imprimendo al testo il ritmo prescelto. Nel caso specifico, la storia procede lenta, a spezzoni – un ritmo che riesce a dilatare un testo di appena cinquecento parole dando l’impressione di contarne molte di più.
Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 9/10 è legato a tre situazioni che ho trovato meno efficaci rispetto alle altre del testo, te li riporto:

• “Era il suo tormento: ovunque si girasse c’era lui, chiedendole gli appunti di Trasfigurazione, discutendo con Daphne a pochi metri da lei, camminando casualmente nella sua direzione; facendole bollire il sangue con una sola parola e infestando di notte i suoi sogni come il più molesto dei ghoul”: in questo caso, il punto e virgola dopo “direzione” rallenta un ritmo già lento di suo (perché è un elenco ricco e retto da verbi al gerundio) e si configura come un’interruzione dell’elenco che stranisce. Forse hai optato per una pausa più lunga della virgola per “dare respiro” al periodo o alleggerirne la complessità, ma in questo caso è proprio la virgola il segno di interpunzione migliore (e la tua sintassi può sostenerla).

• “quella stretta innocente soppiantava la sua presenza finalmente consapevole dei propri sentimenti.” e “un’esistenza glorificata dalla sua ignoranza”: in entrambi i casi, non è chiarissimo il referente del possessivo messo in grassetto, il che crea un problema di comprensione del significato dei periodi. Nel primo caso, la presenza di “propri” riferito ai sentimenti di Pansy (essendo suo il punto di vista interno della narrazione, la flessione “propri” è sua) lascerebbe intuire che “sua presenza” sia riferito a Draco (quindi: la presenza di Draco); ma il significato dell’intero periodo non sembra andare in questa direzione, sembra anzi suggerire che la “presenza” sia quella di Pansy (perché la “stretta innocente” è quella di Draco e Astoria). Nel secondo caso, credo che “sua ignoranza” sia riferito all’amore che Pansy sa ormai di provare nei confronti di Draco, ma l’espressione è troppo criptica, e soprattutto “sua” dà l’idea che il referente sia un terzo e non la protagonista. Ho l’impressione che in entrambi i casi a essere penalizzante sia stato il limite di parole, che ti ha costretta a essere meno esplicativa come lo sei stata negli incisi precedenti – ma la mia potrebbe essere un’impressione errata, sarai tu a dirmelo!

«Avrei voluto continuare a non capire.» // «Anch’io.»: questo dialogo, senza le note d’autore, è un po’ muto, nel senso che non è così chiaro chi dica cosa tra Pansy e Draco. Entrambi, a fine storia e per motivi diversi, sono a pezzi, quindi entrambi avrebbero avuto interesse a “continuare a non capire”, difatti la risposta a un’affermazione tanto amara è “anch’io”. Complice della poca chiarezza di questo dialogo conclusivo è anche la questione legata all’inciso che la precede: chiarito “sua ignoranza”, diventa anche più semplice decifrare il dialogo. Il tuo è un testo, come già detto, strutturato in maniera molto complessa, quindi è ancora più importante che le espressioni che lo compongono non si prestino a fraintendimenti.

Arrivando al lessico, hai fatto uso di un registro medio-alto, non ricercato ma espressivo, sempre volto a inscenare metafore – come quelle delle parentesi e del titolo, che sono bellissime –, a descrivere immagini, a tracciare gli stati d’animo e le sensazioni dei personaggi (ad esempio, quando scrivi che “Pansy sentiva il tambureggiare impetuoso del suo cuore”, la scelta di termini come “tambureggiare” e “impetuoso” – oltre a dare vita a un’iperbole – è espressiva, perché è possibile sentirlo, e percepirne anche l’affanno, questo cuore che batte all’impazzata, più forte di una percussione). Anche le ripetizioni sono inserite a dovere, una su tutte è quella di “immobile”, che imprime nella mente del lettore l’immagine di questa protagonista cristallizzata in un tempo e in uno spazio che ha radici nel suo cuore.

Concludendo, ho trovato lessico e stile di questa storia veramente degni di nota, in particolare reputo la struttura stilistica un vero e proprio esperimento, un azzardo che hai saputo giostrare, creando una trama fatta di testo e sotto-testo, dove questa terza persona narrante che colloca tutto in un passato già vissuto racconta senza raccontarlo davvero il dramma di un amore senza futuro – di un serpente che non può amare la sua preda, e allora la stritola senza neanche averlo voluto.
Per i detti pregi e per la difficoltà di gestione di questo stile, ho reputato giusto assegnare 9/10 in questo parametro, purtroppo le situazioni messe in evidenza mi hanno impedito di assegnare un punteggio maggiore. Però, bravissima!

Titolo: 5/5

Le spire del serpente
è un titolo affascinante, perché si rifà a un archetipo ben radicato nella nostra cultura e molto sfruttato in ambito letterario: il serpente che tenta, che induce a peccare, che non lascia scampo e abbandona la preda quando ormai è consapevole della realtà che vive. Un serpente che si identifica perfettamente nel Draco della tua storia, che incarna un predatore a tratti persino inconsapevole – come se stritolasse non per volontà, ma perché è la sua natura –, che avvelena lentamente e senza che la preda se ne avveda, abbandonandola proprio quando lei avrebbe più bisogno di lui, perché ha capito cosa prova. Tuttavia, il titolo non si ferma alla parola “serpente”, che è anzi un complemento e non il soggetto grammaticale dell’unità nominale, il nucleo è infatti “le spire”, quindi gli avvolgimenti che il serpente crea con il suo corpo e con i quali immobilizza la preda – proprio quelle spire che metaforicamente strizzano Pansy. Trovo quindi che sia un titolo più che coerente alla tua storia, a suo modo enigmatico (perché manca la parte verbale, quindi il lettore, finché non legge il testo, non sa cosa facciano queste spire di serpente), in grado di attrarre l’attenzione dei lettori, anticipare l’atmosfera del racconto e identificare la tua storia tra le altre. 5/5 più che meritato!


Utilizzo del prompt: 10/10

Hai scelto il prompt “Un sentimento è una strana creatura: ti stravolge, ti assilla e solo infine si rende conoscibile” e sei stata in grado di metterlo in scena senza citarlo letteralmente. Le tre fasi cronologiche in cui si articola la tua storia corrispondono rispettivamente al sentimento che stravolge, assilla e alla fine si rende conoscibile. A lettura ultimata, si ha proprio la sensazione di avere letto di una “strana creatura”, qualcosa di enigmatico, sfuggevole, mai compreso sino in fondo, qualcosa che schiavizza l’esistenza della tua protagonista, intrappolata nelle spire di un amore che capisce di provare quando è troppo tardi. E la vediamo spossata, la tua Pansy, poi assillata, infine denudata e sofferente. Sei stata molto brava in questo parametro e non ho proprio nessun appunto da farti. Ho letto e riletto la tua storia per scrivere la valutazione, ma la prima impressione non è mai cambiata: il racconto è tutto ispirato al prompt, sulla base del quale l’hai strutturato e snodato. 10/10!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 8/10

Inizio dall’unica, nonché piccola, nota dolente di questo parametro: Draco. Ciò che sfugge di quello che è a tutti gli effetti il quasi coprotagonista è cosa realmente abbia provato e provasse, alla fine del racconto, per Pansy. Ho letto le tue note d’autore, ma nel valutare le storie mi attengo soprattutto a quanto viene espresso nello spazio del racconto; e nello spazio del racconto i sentimenti di Draco – complice anche il punto di vista di Pansy – restano un po’ sullo sfondo. Nelle prime due fasi c’è un interesse nei confronti della ragazza, ma non è così chiaro se questo interesse sia un sentimento o un’attrazione superficiale. Nell’ultima fase, invece, abbiamo un Draco provato dalla guerra che preferisce un’estranea come Astoria a Pansy, e anche qui sfugge se Draco sia innamorato di Pansy (ma scelga comunque Astoria) o se la rifiuti perché, al di là di tutto, per lei non prova nulla. La sensazione che ho avuto leggendo la flashfic è che lui abbia sempre nutrito un sentimento per Pansy, un sentimento contrastante fatto di alti e bassi, che si è poi spento quando la guerra ha spezzato Draco. Al di là di questo appunto, comunque, ho trovato il tuo Draco molto IC e quindi coerente alla controparte cartacea. Paradossalmente, questa difficoltà di inquadrare i suoi reali sentimenti ha anche un lato positivo, perché rispecchia l’indole riservata e in apparenza insensibile del personaggio, che non si lascia mai andare all’emotività se non in momenti di grande tensione. Abbiamo poi, nella fase adolescenziale, il Draco superbo, in cerca di attenzioni, compiaciuto nel constatare quanto Pansy penda dalle sue labbra. Infine, nella fase post guerra, lo vediamo a pezzi, incapace di fare i conti con il passato, esattamente come la Rowling lo descrive in quell’ultima scena a fine battaglia, stretto tra i suoi genitori con aria spaurita e persa. La caratterizzazione di Draco, quindi, è veramente ottima, resta solo un po’ enigmatica circa la natura dei sentimenti provati per Pansy.
Facendo un piccolissimo accenno a una altrettanto appena accennata
Astoria, ho trovato giusto il suo inserimento, il fatto che Draco sia attratto da lei soprattutto perché estranea a tutte quelle vicissitudini che hanno caratterizzato la sua vita dall’ascesa di Voldemort in poi (tra l’altro, anche io ho sempre immaginato che sia stato questo il motivo per cui si è avvicinato a lei). Vista attraverso questa lente, Astoria appare “innocente” e drammaticamente giusta – considerando il punto di vista di Pansy – per risvegliare Draco dall’apatia.

Passando a
Pansy, la tua protagonista, ne hai di certo dato un’interpretazione inedita: il sabato dedito allo studio, il sottile fastidio nel capire quanto sia succube di Draco, l’inconsapevolezza di essere innamorata di lui e non banalmente attratta. La tua è una Pansy che, coerentemente a quel poco che sappiamo dalla saga, pecca di superficialità nel rapportarsi col mondo e persino con se stessa, perché è palese che non si soffermi davvero sui propri sentimenti né su quelli di Draco, al punto tale che comprende di esserne innamorata a distanza di anni, quando ormai è troppo tardi – e la gelosia è tutto ciò che le resta. Così come la sua controparte cartacea, questa Pansy che non riconosce l’amore è però succube delle spire di Draco, è sempre disponibile per lui, pronta ad assecondarlo, a seguirlo, a cedere ai suoi baci quando lui lo desidera. Inoltre, ne hai approfondito molto bene l’introspezione, perché il lettore è in grado di seguire e capire tutti i suoi tumulti interiori, dai dubbi alle certezze, soffrendo con lei quando, in conclusione, non le resta che un’amara consapevolezza e la solitudine. È una caratterizzazione profonda, in grado di fare entrare il lettore in empatia con la protagonista.

Valutando quindi i pro e contro descritti, ho optato per 8/10 in questo parametro. Le caratterizzazioni sono ottime, peccato per quel piccolo dettaglio!

Totale: 41.5/45



Quarta classificata a pari merito
Di mediocrità e orgoglio di cloe sullivan con 41.5/45


Grammatica: 10/10
Perfetta!

Stile e lessico: 8/10

Valutare lo stile di questa storia non è stato semplice, perché sin dalla prima lettura mi ha comunicato una sorta di incompiutezza, nonostante il racconto sia pulito e scorra lineare. La mia sensazione, conoscendoti come autrice, è che i tempi obbligati del contest ti abbiano impedito di limare un’ultima volta il testo. Fatta questa premessa, passo alla valutazione vera e propria! Hai scelto di narrare al passato e in terza persona, con un narratore che rispecchia in maniera inequivocabile il punto di vista del protagonista; l’ho trovata una scelta indovinata, perché crea immediata empatia tra lettore e personaggio, conducendo il primo nella vita del secondo. Anche la struttura in unità narrative – i paragrafi – è funzionale: grazie a questo escamotage riesci a mostrare momenti di vita del protagonista distanti gli uni dagli altri nel tempo, il che ti ha consentito di sviluppare una linea temporale corposa in poche parole.
Non hai indugiato in una sintassi particolarmente complessa, la stessa lineetta è utilizzata come pausa utile a segnalare gli incisi e a rendere più ordinati i periodi. Riguardo alla sintassi, ti segnalo qui che non ho reputato errori grammaticali situazioni come “
Era inebriante, essere libero” (dove la virgola è di troppo dal punto di vista strettamente grammaticale) perché le ho reputate evidenti scelte stilistiche, riuscite a mio avviso, dato che costringono il lettore a una pausa “innaturale” al fine di catalizzarne l’attenzione sull’espressione in questione.
Interessante anche l’onomatopea e l’unico discorso diretto del testo allineati a destra, scelta che segnala uno stacco visivo e “sensoriale”: leggendo, ho avuto proprio l’impressione che quei suoni fossero esterni ed estranei al personaggio protagonista, come se Percy nel relazionarsi con loro si percepisse “fuori da sé” – una sorta di eco proveniente da lontano.
La linearità e l’immediatezza del testo si rispecchia anche nel parsimonioso utilizzo del corsivo o di qualsiasi altro elemento stilistico volto a marcare delle espressioni, devo però sottolineare che scegliere di scrivere in corsivo “
Si sbagliava”, espressione tra l’altro isolata in un capoverso, costituisce un grande segnale sul piano significativo del racconto: è lì che inizia la svolta interiore del protagonista.
Tornando ai paragrafi, ho notato che tutti, eccetto il primo, ripetono il nome “Percy”: a mio parere, se l’anafora fosse stata presente lungo l’intero testo, il suo impatto stilistico sarebbe stato ancora più marcato e rappresentativo – quella del nome del protagonista a inizio unità narrativa è difatti una ripresa interessante. I capoversi dei singoli paragrafi trovo siano invece ben gestiti, il loro abbondare rallenta il ritmo del testo e dilata il tempo narrativo. Solo in un’occasione, a mio avviso, i capoversi non sono gestiti nel modo più efficace, ti riporto l’espressione cui mi riferisco:

• “Libero dall’obbligo di tenere alto l’onore di una famiglia senza degne ambizioni, libero dallo stigma della povertà, libero dalla gabbia di mediocrità che l’aveva intrappolato per vent’anni. // Libero di inseguire i propri sogni, come Bill e Charlie prima di lui, ma Percy non avrebbe sprecato un curriculum da Caposcuola per darsi all’avventura, non avrebbe abbandonato il suo Paese”: la ripetizione della parola “libero” crea coesione e conferisce al periodo una struttura a elenco; il problema sorge laddove il quarto “libero” apre un nuovo capoverso, il quale è sua volta strutturato in maniera differente rispetto al precedente, perché laddove ci si aspetterebbe un’ulteriore ripresa, si incontra un “ma” che spezza il ritmo. A mio parere, se questo periodo non fosse stato diviso in due capoversi, la sua struttura interna sarebbe stata più efficace e coerente: dall’elenco iniziato con il primo “libero” si sarebbe arrivati al “ma” conclusivo del periodo. Egualmente efficace, conservando i due capoversi, sarebbe stata la scelta di introdurre il secondo all’altezza del “ma”, mettendo così maggiormente in evidenza anche il significato della frase che regge.


Ti segnalo poi una minuzia:

• “Percy scartò il pacco con mani tremanti e gli occhi velati di lacrime”: dato che “occhi” è preceduto da articolo, per coerenza anche “mani” dovrebbe essere preceduto dall’articolo determinativo; o in alternativa nessuno dei due termini dovrebbe avere l’articolo.


Soffermandomi ora sulla conclusione, mi spiace dire che dal punto di vista stilistico trovo sia il momento meno efficace del racconto:

• “Cos’avrebbe pagato per ritornare in quella prigione d’amore, ora che – stretto nella morsa del regime – aveva compreso davvero cosa significasse essere in gabbia…”: concludere utilizzando i tre puntini di sospensione è sempre un azzardo, perché rappresentano l’incompiutezza e la sospensione. Tuttavia, se inseriti in una cornice stilistica coerente al loro utilizzo, possono essere una buona scelta; purtroppo non credo sia questo il caso. Come detto, trovo che il testo sia strutturato in maniera lineare, immediata, che non si rifugia in escamotage stilistici e narra con una limpidezza invidiabile fatti ed emozioni; in coerenza a questa struttura, credo che una conclusione altrettanto secca e compiuta rappresentasse la scelta più adatta. L’espressione in sé è bella e comunica efficacemente il senso di prigionia provato dal protagonista, ma proprio perché non siamo in un limbo di indecisione, ma nel momento di massima presa di coscienza, trovo che un punto fermo avrebbe dato una sfumatura diversa e più definitiva all’intero racconto.


Arrivando al lessico, hai scelto un registro linguistico che richiama l’italiano quotidiano. Il tuo è un lessico che definirei schietto e senza fronzoli, e trovo che sia assolutamente coerente allo stile narrativo scelto. Ti conosco come autrice e so che non hai difficoltà alcuna nell’utilizzare un vocabolario più ricercato, il che mi fa apprezzare ancora di più la scelta di non eccedere e di restare fedele all’idea di linearità e immediatezza. Leggendo la storia, anche dal solo lessico si percepisce “quotidianità” e si ha l’impressione di essere proprio lì, accanto a Percy, e di seguire i suoi ragionamenti e le sue emozioni – e tutti i suoi errori. Le ripetizioni presenti sono tutte volute e ben distribuite, non si ha mai la sensazione di avere dinanzi un testo ripetitivo. Una nota di merito va alla scelta degli aggettivi, li ho trovati tutti molto giusti e comunicativi ( mi riferisco ad esempio ad aggettivi come “sprezzante” e “confortevole”).

Concludendo, trovo che stile e lessico di questa storia siano molto buoni, il testo è piacevole, scorrevole e nessun momento della narrazione appare confuso o incerto. La mia premessa iniziale è dovuta al fatto che conoscendoti come autrice so che sarebbero potuti essere anche migliori, ma la considerazione in sé non ha minimamente inciso sulla valutazione! Sono stata molto indecisa sul punteggio da assegnarti, alla fine ho optato per 8/10 facendo una media dei pro e contro, dove ha avuto un peso maggiore la considerazione fatta sulla conclusione. Al di là comunque delle mie considerazioni “al dettaglio”, trovo che tu sia stata molto brava!

Titolo: 3.5/5
Per il tuo racconto hai scelto il titolo
Di mediocrità e orgoglio, annunciando subito al lettore due caratteristiche chiave per comprendere il tuo protagonista: mediocre nella comprensione della realtà che lo circonda, orgoglioso per tornare sui propri passi e accettare a voce alta di aver commesso degli errori. Da questo punto di vista, quindi, è un buon titolo, perché riesce a inquadrare il personaggio, per di più ricorrendo a sostantivi anziché aggettivi, quindi dando al titolo l’alone di universalità che altrimenti non avrebbe avuto. I titoli strutturati con preposizione-coppia di sostantivi si trovano spesso associati a commedie o comunque a storie con sfumature più leggere della tua; tuttavia, trovo che la tua storia – grazie allo stile utilizzato – riesca a trattare una tematica drammatica con un tono schietto, diretto, che non indugia in espressioni tese a sottolineare la drammaticità degli eventi né ad amplificare l’impatto emotivo del contenuto narrato, il che mi porta a sostenere che il titolo scelto non tradisca del tutto il genere del racconto. Di contro, però, non credo sia un titolo incisivo e in grado di far comprendere al lettore che leggerà sì di un personaggio mediocre e orgoglioso, ma soprattutto di un personaggio in gabbia – tematica che immagino essere più attrattiva del concetto generico evocato dal titolo.
Concludendo, il titolo scelto è un buon titolo, ma credo non renda giustizia sino in fondo alla storia, motivo per cui ho optato per 3.5/5 in questo parametro.


Utilizzo del prompt: 10/10

Hai scelto il prompt “
Prima d’allora, non aveva mai compreso cosa significasse essere in gabbia”, inserendola in maniera leggermente rivisitata come frase conclusiva del racconto. Ti anticipo, come avrai già notato dal punteggio, che ho trovato l’utilizzo della citazione perfetto. Sia la trama che l’introspezione del personaggio sono strutturate sul concetto evocato dal prompt, richiamato a inizio racconto per contrapposizione e palesato in conclusione. La storia si apre infatti col protagonista che si reputa libero – certo che la gabbia sia sempre stata la famiglia – e si affaccia alle nuove esperienze che lo attendono; lungo l’arco narrativo, però, Percy scopre di essere stato beffato dal destino – o, meglio, dalla sua stessa ambizione –, perché si ritrova vittima delle proprie scelte e del proprio cinismo ostentato, dei “no” che si è obbligato a dire e delle apparenze anteposte ai sentimenti. Percy è letteralmente in gabbia: vuole tornare indietro, ma non ha il coraggio di farlo; dovrebbe allora andare avanti, ma non vuole né può essere un attore del regime di Voldemort. Il tuo Percy, lo si percepisce benissimo, non sa come uscire dal suo personale labirinto, consapevolezza che lo conduce all’ultima e risolutiva presa di coscienza: prima d’allora – quando lamentava lo status e il caos della propria famiglia – credeva di essere vittima di una prigione in realtà inesistente. È una storia perfetta per questo prompt, e trovo lo sia anche il personaggio abbinato. Come già detto, non ho proprio nessun appunto da farti, sei stata molto brava nello sviluppo della citazione scelta, che risulta essere il pilastro portante dell’intero racconto. 10/10!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 10/10
L’unico personaggio della tua storia è Percy, seppure non manchino riferimenti agli altri membri della famiglia Weasley, inseriti al fine di rendere completa la caratterizzazione del protagonista. Percy tra i Weasley è quello meno simpatico, ma è anche quello più complesso da inquadrare: la sua cinica ambizione lo rende un componente “atipico” della famiglia, ciò nonostante alla fine della saga si conferma essere “uno dei buoni”. Trovo che tu sia riuscita, nei limiti delle cinquecento parole a disposizione, a ritrarre Percy in maniera fedele alla controparte cartacea. Il tuo racconto segue le tappe dell’evoluzione del personaggio: dapprima lo vediamo arrogante, spocchioso, lusingato dall’ambizione; ne intravediamo poi i primi vacillamenti e sensi di colpa; in ultimo, lo ritroviamo solo e con un maglione di Molly indosso, imprigionato nelle proprie scelte, vittima di quell’ambizione che avrebbe dovuto condurlo sulla vetta e invece l’ha condannato alla solitudine. Attraverso il tuo testo, molto diretto e poco incline a mostrare le riflessioni propriamente intese, si riesce a percepire il vissuto del protagonista e la lotta che conduce dentro di sé. Sei stata poi molto attenta a ripercorrere dal punto di vista di Percy i momenti della saga che conosciamo, e ho trovato credibile ogni tua rivisitazione: dalla delusione scaturita dalla lettera della madre sino al Natale solitario durante il regime di Voldemort. Soffermandomi sulla conclusione, ho trovato molto credibile lo stato d’animo descritto; sappiamo che Percy raggiungerà la famiglia a Hogwarts col capo cosparso di cenere, dunque l’immagine di lui rannicchiato su un divano è tristemente realistica. Bellissima, infine, la contrapposizione tra inizio e fine del racconto: Percy, inebriato di libertà, arriva a percepirsi in gabbia, una gabbia costruita da se stesso. Non ho proprio nessun appunto da farti in questo parametro, il tuo è proprio il Percy Weasley della Rowling, Anche qui, 10/10!

Totale: 41.5/45


OFFLINE
Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:27 AM
 
Quote

Terza classificata Il canto tra le rovine di _ Freya Crescent _ con 42.85/45

Grammatica: 9.85/10
Perfetta, solo tre refusi:

Le sfiori le guance con grazie feroce”: -0.05; “grazia”.
Siete due inconscienti!”: -0.05; “incoscienti”.
Ti porterò via da qui, prima che”: -0.05; ti è sfuggito uno spazio in più dopo la virgola.

Stile e lessico: 10/10

Uno
stile molto particolare, quello scelto per questa storia, e quindi non semplice da valutare, perché questa struttura stilistica è interamente fondata sulle pause. In questo racconto non c’è nessun elemento testuale, per quanto rilevante possa essere, indispensabile quanto le pause – pause e sospensioni, che dilatano il tempo del racconto, sospendono e spezzano il ritmo, costringono il lettore a relazionarsi con il non-detto, con le parole non scritte e fagocitate dalla pausa muta. La mia impressione è che gran parte della trama e delle sensazioni suscitate da essa siano proprio nella narrazione sospesa, nel silenzio di una lineetta cui non segue nulla se non uno spazio vuoto. Hai letteralmente troncato frasi e giocato con la grammatica, dimostrando tra l’altro una grande padronanza della lingua italiana, perché non si ha mai la sensazione di leggere un testo scoordinato o sgrammaticato, bensì un testo sofisticato (un aggettivo che non credo di utilizzare per la prima volta nella descrizione del tuo stile) che sembra ricreare attraverso lo stile la mente spezzata della protagonista femminile, Ariana.
Tuttavia, non ti sei limitata alle pause, hai utilizzato anche altri escamotage stilistici: l’uso parsimonioso del corsivo, che riesce a porre in evidenza espressioni o parole significative; la suddivisione del tempo in paragrafi (unità narrative e temporali: il racconto evolve e prosegue nel tempo di paragrafo in paragrafo; ottima la scelta di segnalare visivamente il passaggio da un momento all’altro attraverso gli asterischi allineati al centro); le espressioni allineate al centro per segnalare il loro appartenere a un tempo diverso rispetto al presente del racconto, è così per i dialoghi ed è così per la frase conclusiva, che allude a un futuro non ancora venuto.
Soffermandomi un istante sulla frase conclusiva, non posso che farti i complimenti: è “definitiva” così come è definitivo il proposito di Gellert, e riesce a chiudere un racconto particolarissimo dal punto di vista stilistico con coerenza – in altre parole, è all’altezza della cornice in cui è inserita.
Ottima la scelta di narrare al presente e in seconda persona: il presente ha alleggerito l’impatto lettore-stile, perché è il tempo dell’immediatezza e quello più familiare; la seconda persona ha creato empatia tra il lettore e il personaggio (Gellert), aiutando il primo ad avanzare nei meandri di un testo che esige attenzione e tempo per essere compreso sino in fondo. Andando più nello specifico, ti riporto estratti del testo:

• “Ariana ha gli occhi indifesi di chi il mondo l'ha visto”: questa frase presenta una sintassi marcata, l’ho riportata solo per una questione di trasparenza. Non ho ritenuto errore la costruzione senza pause di referente+pronome di ripresa (“il mondo” e “lo”) perché la tua è stata una chiara scelta stilistica: inserire pause in questa frase non sarebbe stato affatto funzionale, soprattutto considerando il fattore stile-pause.

«"Siete due inconscienti!" // Aberforth non capisce — non l'ha mai capita. Lei — // "La stai trascurando per seguire quel folle, Albus! È tua sorella, maledizione!"»: tramite questa espressione a titolo di esempio, affronto il discorso del rapporto tra discorso diretto e indiretto. Sei riuscita a rendere coeso il testo anche in questi momenti senza rinunciare alla sospensione tramite “lineetta sospesa” (chiamiamola così!), il che non era affatto semplice, il rischio era quello di creare confusione ed essere poco efficace. In questa sequenza assistiamo a un dialogo caratterizzante tra i personaggi, entro cui si incastra il punto di vista interno della narrazione (Gellert) con quel verbo “ha” in corsivo a sottintendere che l’attenzione non va posta su Ariana incompresa, ma su Aberforth che non l’ha capita – il soggetto è lui anche ai fini del significato (ecco a cosa mi riferivo quando ho elogiato l’uso del corsivo). Contemporaneamente, incontriamo anche la lineetta sospesa, che segue “Lei” e tronca l’espressione: la frase così spezzata sembra rispecchiarsi in Ariana stessa, la sorella che Aberforth non riesce a comprendere sino in fondo (lui che aggredendo Albus dimostra di non capire il male che divora Ariana); solo una pausa che dà sul nulla – una sospensione – poteva riprodurre questo piccolo spaccato di mondo in un testo che ha l’esigenza di restare entro le cinquecento parole.

• “Non — c'è tempo. // Per colpa tua. // Ti porterò via da qui, prima che — // Fletti il polso verso di lei, in un doloroso gesto d'addio. // Limpida. Rimani — // Sempre”: arriviamo alle sospensioni, alle pause su cui si fonda l’intero tessuto stilistico. Non è stato per nulla semplice valutarle, questa volta hai voluto mettermi in difficoltà! Scherzi a parte, come ho già accennato, queste lineette sospese troncano il testo, lo obbligano al silenzio e obbligano il lettore a colmarlo, a raccattare informazioni tra una riga e l’altra. Vi sono poi le lineette che operano una vera e propria cesura, nel senso che spezzano la sintassi, creando a loro volta oltre che una sospensione anche uno strappo sintattico: è il caso di “Non – c’è tempo” che riproduce tramite la sintassi il fatto che il tempo manchi, manchi al punto da venire meno mentre il narratore lo afferma – “non [pausa, manca tempo e respiro] c’è tempo [in corsivo, come a sottintendere lo sforzo di essere riusciti a dirlo, a colmare il silenzio]. Anche i capoversi, di cui non ho ancora parlato, sono molto significativi, perché supportano lo stile frammentato, inoltre ogni espressione isolata in un capoverso ha la sua rilevanza ai fini del significato. Insomma, non hai sprecato né una parola né un silenzio.

Arrivando al lessico, anche qui ho rilevato una particolarità. Di certo fai uso di un registro medio, ma non vai alla ricerca di un lessico particolarmente pieno o espressivo – nonostante vi siano alcune espressioni di sicuro impatto –, perché a rendere ogni singolo termine vivido e ricco di sfumature è la stessa struttura stilistica. Prendendo ad esempio la sequenza riportata sopra, un termine come “Sempre” non è certo particolare, eppure lo isoli in un capoverso e riesci a conferirgli una grande forza espressiva: è l’impalcatura che lo sostiene a fare questo; è il fatto di essere solo, di seguire la lineetta sospesa, di essere in corsivo, di significare ai fini del testo una promessa eterna, cementata con la morte stessa di Ariana.

Non mi dilungo oltre, anche perché credo e spero di essere riuscita a motivare il punteggio e a porre in evidenza tutti i tratti caratterizzanti la struttura stilistico-lessicale del racconto. Non posso che farti i complimenti, 10/10!

Titolo: 5/5

Il canto tra le rovine, un titolo che si rivela essere un presagio. Ha il pregio di calamitare l’attenzione, perché evoca immagini nitide che hanno il sapore di un mondo che va in pezzi, di una battaglia estenuante, di una gioia raccattata tra lacrime e fanghiglia. Il fatto che sia associato a un personaggio come Gellert Grindelwald, poi, lo rende persino solenne. Trovo che si adatti molto bene sia all’atmosfera che al contenuto del tuo racconto: ne richiama l’atmosfera cupa, che oscilla tra la decadenza e la rivalsa; e ne richiama il contenuto nell’anticipare le rovine che Gellert seminerà nel mondo e il canto di vittoria che intende far echeggiare in ogni dove – un canto in onore di Ariana, della sua breve vita andata a rotoli, in rovina. È indubbiamente un titolo suggestivo e per nulla scontato, in grado quindi di identificare la tua storia tra le altre, di presentarla in maniera personale al lettore. Non ho nessun appunto da farti, trovo assolutamente perfetta la tua scelta. 5/5!

Utilizzo del prompt: 8/10

Hai scelto uno dei prompt a mio avviso più complicati: “In un mondo fitto di ipocrisia, avere gli occhi limpidi era la più grande delle condanne”, citazione inserita testualmente a inizio storia in maniera perfetta, le mie parole diventano tue in quel punto. Quello che non potevi sapere scegliendo questo prompt è che nella mia mente avevo associato questa citazione proprio ad Ariana, quindi potrai immaginare quanto mi abbia fatto scoprire la tua associazione! Ho riletto diverse volte il racconto per valutare questo parametro, sono stata molto indecisa sul punteggio da assegnare. Alla fine ho optato per 8/10 perché trovo che il racconto più che dare risalto all’ipocrisia del mondo, dia risalto alla sua oscurità nel senso più ampio del termine (“Ariana ha gli occhi indifesi di chi il mondo l'ha visto in tutta la sua atroce nudità e n'è stato trafitto. Il mondo è sporco. Il mondo è sconcio e marcio e putrido perché nessuno l'ha mai purificato. Ha violato lei, che era innocente”); un concetto molto significativo su cui riflettere e affrontato benissimo nell’arco narrativo da te costruito, ma più ampio e generale del concetto di ipocrisia protagonista del prompt. Per questa ragione ho ritenuto corretto non andare oltre l’8/10. Di contro, il punteggio non è inferiore a quello assegnato perché, al di là della questione ora detta, il prompt è comunque uno dei pilastri fondanti della riflessione che regge la trama della storia; in particolare, questi “occhi limpidi” di Ariana sono onnipresenti dall’inizio alla fine, e sono loro a muovere Gellert nel suo spregiudicato obiettivo – loro e il loro essere stati violati, loro e il loro essere stati “la più grande delle condanne” per una bambina che si approcciava al mondo con tutta l’ingenuità e la bontà che il destino le aveva dato in dono. Quanto al “mondo fitto di ipocrisia”, l’ho intravisto in Albus che chiede a Gellert di mentire ad Aberforth – rischiando così di rendere più complicata e pericolosa la condizione di Ariana, ignorata dal fratello che trascorre più tempo con lei –, in Gellert che convince se stesso che sia giusto vendicare Ariana – come se la devastazione potesse rendere giustizia a quegli “occhi azzurri, limpidi” –, e persino in Aberforth, figura seminascosta nella trama e incapace di guardare la sorella per ciò che è. Badando invece all’impatto complessivo della trama, come detto in precedenza, trovo che il marciume del mondo descritto fagociti il concetto di ipocrisia, di suo più specifico e relativo alla sfera dell’inganno. Concludendo, spero di esserti riuscita a spiegare la mia perplessità, ma nel complesso non posso che farti i complimenti, perché sei stata bravissima e infatti il punteggio resta alto!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 10/10

I personaggi del tuo racconto sono tra i più complessi della saga: Gellert, indiscusso protagonista, Ariana, coprotagonista pur nella sua apparente assenza, Albus e Aberforth.
Prima di soffermarmi sui personaggi propriamente intesi, vorrei fare un accenno al mondo. Non è un personaggio, verissimo, ma è “un’entità” che pesa come un macigno sui tuoi protagonisti, che condiziona le scelte (Gellert) e il destino (Ariana). Un mondo putrido, marcio, che aggredisce un’innocente perché colpevole di essere diversa (sì, Portami mia si sente, decisamente) e che alimenta l’odio di chi è già colpevole di non essere in pace con se stesso. È una fotografia lucida quanto devastante, questo mondo che ci proponi. Trovo che sia il “personaggio” più forte della trama, quello che muove tutti gli altri personaggi, e trovo anche che sia riuscita a caratterizzarlo benissimo, riuscendo a non banalizzare la descrizione della negatività.
Passando ora ai veri personaggi (perdona la digressione, sai che io e la sintesi non siamo grandi amiche!), Aberforth e Albus sono entrambi bene accennati: il primo è una presenza-assenza, che però non fatica a farsi sentire nei dialoghi tra i due maghi eletti; il secondo è invece un personaggio a tutto tondo, che interagisce e aiuta il lettore a comprendere ancora meglio i propositi di Gellert. Trovo che Albus sia in linea con la sua controparte giovane e piena di speranze accennata nella saga: è ambizioso, pende dalle labbra di Gellert, è preoccupato che suo fratello possa scoprire cos’ha in mente, e vuole salvare Ariana.
Arrivando a lei,
Ariana, sei riuscita nell’impresa quasi impossibile di renderla una degna coprotagonista di Gellert. Ariana non agisce nello spazio della tua storia, al lettore è concesso conoscerla attraverso lo sguardo e le idee di lui, perché non la incontra mai. Mi è piaciuta molto questa tua scelta, perché riesce a cogliere un elemento fondante della caratterizzazione di questo personaggio: il suo essere vissuta in balia degli altri. Il momento, il solo, in cui la vediamo agire è quello della sua morte – e lo sappiamo bene dalla saga, che Ariana era viva solo quando il suo stesso potere la sovrastava. Trovo molto intrigante la teoria secondo cui sarebbe una Obscuriale; non mi sono interessata molto alla saga cinematografica a dire il vero, quindi non so se questa teoria sia stata confermata o meno, ma concordo con te che sia convincente – spiegherebbe molte cose, come la morte di Kendra e la necessità di nascondere Ariana al mondo. Sempre in tema di IC, trovo che l’immagine di Ariana restituita dalla tua storia sia coerente a quanto emerge dal settimo volume della saga: è innocente, limpida, incapace di comprendere il male sino alla fine. Non sappiamo se provasse qualcosa per Gellert, ma sappiamo che gli sorride, che di lui si fida (“Ariana racchiude milioni di storie mai lette. Ti sorride e le schiude in una tacita promessa. I suoi occhi tornano limpidi, e gli enigmi diventano un libro aperto”), che lo considera parte della sua vita, e in tutta onestà non credo vi sia altro modo se non questo di fare interagire – volendo essere coerenti al canon – Ariana con l’amore. Lei conosce e riconosce Gellert, nonostante gli incubi le divorino i pensieri, e questo non può che essere interpretato come un sentimento nutrito nei suoi riguardi.

Ed eccoci a Gellert, il protagonista assoluto. Sei riuscita a renderlo addirittura “romantico” senza snaturarlo: il suo proposito di disseminare un canto tra le rovine per vendicare il male fatto ad Ariana immagino possa essere ritenuto romantico se associato a un personaggio mosso da ideali di conquista e distruzione, da un’ambizione smodata che sappiamo non si fermerà neanche in memoria del legame con Albus – Albus che sarà costretto a combattere per fermarlo. Il tuo Gellert è il Gellert della Rowling visto sotto una nuova luce; hai infatti incastrato l’amore che nella tua storia nutre per Ariana nella biografia canon. Anche il tuo Gellert agirà in nome del “bene superiore” e vorrà affermare la supremazia dei maghi sui babbani, proprio come la sua controparte cartacea, ma il tuo Gellert ha una motivazione diversa: vuole giustizia per lei. Sei anche riuscita a creare un retroscena per la morte di Ariana più interessante di quello (non) descritto nella saga (non voglio apparire esagerata, ma tra una motivazione pressante come quella del tuo Gellert e il “caso senza nome” del settimo volume, preferisco di gran lunga la prima alternativa). Tra le tue righe Grindelwald è Grindelwald, ma è anche innamorato – della purezza di Ariana, dei suoi occhi limpidi senza colpe, della sua magia inespressa –, e proprio perché resta Grindelwald anziché vivere di quell’amore provato, lo tramuta in odio nei confronti del mondo intero. Non ho proprio nessun appunto da farti in questo parametro, trovo sia stata bravissima. 10/10.

Totale: 42.85/45


Seconda classificata Fuori rotta di JulyChan con 44/45

Grammatica: 10/10
Perfetta!


Stile e lessico: 10/10

Valutare lo
stile di questa storia non è stato semplice, perché mi ha ricordato quello che alle volte utilizzo, il che mi ha fatta entrare subito in empatia con il tuo testo. Ho dunque dovuto prenderne le distanze affinché potessi leggerlo con tutta l’oggettività di cui sono capace. Spero di esserci riuscita, perché di fatto non ho trovato nessun elemento inefficace o fuori posto dal punto di vista stilistico-lessicale. Hai scelto di strutturare la storia in cinque paragrafi, la cui particolarità è quella di riuscire a essere autonomi e al contempo consequenziali: ognuno dei momenti narrati riesce a stare in piedi sulle proprie gambe, eppure il testo risulta coeso e assolutamente concatenato; un traguardo non da poco! I cinque paragrafi sono separati visivamente sia dai tre asterischi centrati che dalle frasi conclusive a loro volta allineate al centro. Soffermandomi su queste ultime, trovo siano un elemento di grande originalità e impatto, perché lette l’una dopo l’altra riescono a riassumere – attraverso una metafora – la tensione interiore della protagonista: studia la mappa, affidati alla bussola, niente scorciatoie, non allontanarti dal sentiero, non perderti, cinque regole in grado di sondare i tormenti di Rose e di creare un climax emozionale; si passa infatti dal momento in cui inizia l’esplorazione (la mappa e la bussola) sino a mostrare l’esplorazione vera e propria e tutti i suoi rischi (non perderti).

Una grande particolarità di questo testo è il ritmo. Complici i tanti capoversi di cui si compone, la sintassi secca e lineare e la suddivisione in paragrafi, il lettore incontra più di una pausa lungo la lettura, il che rende il ritmo abbastanza lento e dilata il tempo interno ed esterno del racconto (da un lato, si ha la sensazione di leggere una vicenda che si svolge in un tempo piuttosto lungo; dall’altro, si ha la sensazione di leggere un testo che vada oltre le cinquecento parole).
Un’altra particolarità della struttura, legata alla scelta di narrare attraverso quelle che sono a tutti gli effetti piccole unità narrative (i paragrafi), è il fatto che il racconto pare non avere una conclusione: concludi infatti l’intera storia usando la stessa tecnica stilistica utilizzata per concludere i singoli paragrafi (la “regola”), il che dà l’impressione di una non-fine della storia, come se a essersi conclusa fosse solo la quinta unità narrativa e non l’intero racconto. L’ho trovata una scelta coraggiosa, ma coerente allo stile scelto: è giusto che il tuo racconto resti sospeso in un limbo, che dia la sensazione di avere ancora molto da dire, perché in tal modo la struttura stilistica riesce a inscenare lo stato d’animo della protagonista – nonché punto di vista interno della narrazione –, sospesa nei propri tormenti, spaurita, decisa solo a imporsi un ennesimo monito. Concludere la storia in altro modo, in maniera più “canonica”, ne avrebbe tradito lo spirito, a mio avviso.
Arrivando alla veste più superficiale, hai scelto la seconda persona e il tempo presente, ripercorrendo il solo punto di vista di Rose. A riguardo, ho trovato coerente alla focalizzazione interna la presenza di domande retoriche tese a riprodurre i dubbi della protagonista (“Da quando sei così spavalda e le parole ti scivolano dalle labbra prima che tu possa fermarle?)”: il narratore non sa nulla che Rose non sappia. Diversamente dal tuo solito, non vi è una sintassi complessa né marcata, anzi è tutto molto lineare: la narrazione è fluida, semplice solo in apparenza, e preserva un escamotage come il corsivo per le sole “regole”.
Anche la punteggiatura risponde a questa esigenza di linearità, al punto tale che ricorri al punto e virgola per snellire la sintassi. Un ottimo equilibrio! In ultimo, discorso diretto e indiretto si incastrano alla perfezione; inolt
re, nonostante nessuna battuta sia introdotta o seguita da verba dicendi, non è mai dubbio quale personaggio parli, quindi anche in questo hai fatto un ottimo lavoro.


Arrivando al lessico, al pari della sintassi è lineare, semplice, arriva al lettore senza se né ma, il registro è medio-basso, ma non cade mai nel colloquiale né incespica nelle ripetizioni. I personaggi si esprimono in maniera verosimile e ogni termine riesce a comunicare efficacemente il concetto o l’immagine voluti. Anche dal punto di vista lessicale, la metafora dell’esplorazione è stata condotta benissimo: le parole scelte sono quelle adatte a evocare quel mondo specifico (“bussola”, “mappa”, “rotta” – personalmente, ho immaginato un’esplorazione in mare!), senza mai tradirlo. Insomma, non ho proprio nessun appunto da farti!

Concludendo, immagino sia evidente il motivo per cui ho assegnato 10/10 in questo parametro. Il tuo è un testo in apparenza semplice, ma a mio avviso frutto di una struttura ben definita, che resta fedele a se stessa dall’inizio alla fine. Bravissima!

Titolo: 5/5

Fuori rotta
è un titolo che, a mio avviso, cattura l’attenzione, perché rimanda a un concetto intrigante, cioè quello di avere imboccato la strada sbagliata, di essere fuori dai binari, di aver commesso un errore. È un titolo breve, che si lascia leggere tutto d’un fiato, in un paio di secondi, spingendo il lettore a volerne di più, a voler contestualizzare questa sentenza, capire se si riferisca a un personaggio, a un contesto, a chissà cosa insomma. Inoltre, ha in sé un alone di angoscia e aspettativa che ritroviamo nella trama del racconto, tutto incentrato sulla lotta di Rose con la propria bussola – angoscia – e sul desiderio di James di vedere Rose imboccare la strada sbagliata – aspettativa. Il fatto che il racconto si concluda con la messa a nudo dei sentimenti di Rose, e quindi con la consapevolezza che la protagonista sia fuori rotta, chiude perfettamente il cerchio aperto dal titolo. Il monito finale è più che altro simbolo di ostinazione, ma anche di sconfitta – lei s’era ripromessa di non perdersi, proprio come avrebbe fatto una brava esploratrice, ma non è bastato. Trovo quindi che il titolo sia perfetto per questa storia: ne anticipa l’atmosfera, è intrigante ed è coerente al contenuto del testo. 5/5.


Utilizzo del prompt: 10/10

Hai scelto il prompt “Le strade percorribili sono tante e diverse, eppure riusciva sempre a imboccare quella sbagliata” e su questo concetto hai costruito l’intera storia, a partire dal titolo – quel fuori rotta impietoso che suggerisce l’abbandono della “retta via” e la caduta nel baratro dell’inganno. Non inserisci mai fisicamente l’intera citazione, ma non sono assenti rimandi testuali inseriti più che bene nel tessuto narrativo, come ad esempio il dialogo che apre la storia. Trovo che tu sia stata bravissima nel relazionarti con la mia citazione, perché hai estrapolato il concetto che la ispirava e su quello hai costruito l’intera trama e persino le caratterizzazioni dei tuoi personaggi; entrambi, infatti, imboccano la strada sbagliata: James di sua spontanea volontà, Rose perché trascinata da lui e dal proprio istinto. Leggendo, mi è parso proprio di avere dinanzi un labirinto di insidie ed emozioni contrastanti, tanti sbocchi per tirarsene fuori e un’unica strada senza uscita; e mi è parso di vederli, il tuo James che la imbocca al solo scopo di attirare Rose nella propria trappola e la tua Rose che ne resta prigioniera. Anche le frasi conclusive dei paragrafi sono ispirate al prompt, e descrivono tutto il tormento di Rose che, malgrado gli sforzi, imbocca la strada sbagliata (e resta vittima del tortuoso gioco di James, tutto votato a distruggere la bussola della cugina) – “Quinta regola: non perderti”, ma ormai è troppo tardi per la povera Rose. Non ho proprio nessun appunto da farti in questo parametro, il prompt si percepisce in ogni sfumatura della trama e dei personaggi che la vivono. 10/10!

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 9/10

I soli personaggi della tua storia sono Rose e James. Il fatto di aver scelto personaggi della nuova generazione ha sicuramente reso più complesso caratterizzarli in sole cinquecento parole, dopotutto non avevi nessun riferimento che potesse farti da base, ma tu sei stata all’altezza della sfida e sei riuscita a creare dal nulla due caratterizzazioni convincenti e intriganti.
Iniziando da James, l’ho trovato un coprotagonista fantastico. Il punto di vista interno è quello di Rose, quindi tutto ciò che sappiamo di James è strettamente legato alla percezione di lei, eppure l’affascinante Potter si sente dall’inizio alla fine – e lì, invischiato nella trama a reclamare attenzione e spazio, e sa come prendersi l’una e l’altro. Quasi lungo l’intero arco narrativo, James sembra essere un ragazzo innamorato o infatuato che tenta di avvicinare l’oggetto dei propri desideri. Lo vediamo cercare, scrutare, provocare Rose con quella “solita aria sardonica” di chi sa che prima o poi riuscirà nel proprio intento. Alla fine, però, a rivoluzionare l’immagine di James è “l’eco impietosa della sua risata”, che scaraventa su Rose la consapevolezza di essere stata un’illusa. Il ritratto che restituiscono le tue righe è quello di un James Sirius Potter sicuro di sé, spregiudicato, malizioso, cinico, persino arrogante nella maniera in cui pretende l’attenzione della cugina – un personaggio che o si ama o si odia, ma che di certo è vivo tra le pieghe del tuo racconto. C’è solo un aspetto che rende incompleta questa caratterizzazione (ed è il motivo per cui il punteggio non è superiore a 9/10), ossia il motivo per cui sceglie di comportarsi in quel modo con Rose. A fine lettura, ho avuto la sensazione che mi sfuggisse un ultimo tassello per comprendere del tutto James: è attratto sul serio da Rose e la deride perché trova assurdo che lei, anziché provare una semplice attrazione, si è innamorata? Oppure il suo era solo uno scherzo o un modo di ingannare il tempo? Il testo è muto da questo punto di vista, si può solo ipotizzare – la mia ipotesi, ad esempio, lo vede semplicemente attratto e troppo cinico per capire i sentimenti di Rose. Se il testo fosse riuscito a colmare anche questo dubbio, la caratterizzazione di James sarebbe stata perfetta.
Arrivando a Rose, la protagonista, ho trovato la sua caratterizzazione perfetta. Rose è una ragazza come tante altre, spaventata all’idea di muovere i passi nella direzione sbagliata e tormentata dalla consapevolezza di essere prossima ad allontanarsi dalla strada maestra. È quasi tenero il fatto che giorno dopo giorno Rose rivolga a se stessa dei moniti, che tenti di aggrapparsi alla bussola e alla mappa, di seguire l’una e l’altra pur di non perdersi, di non cedere alle lusinghe delle scorciatoie né alla curiosità ispirata da sentieri mai battuti. Non sappiamo molto di lei, così come di James, ma sappiamo come vive il disagio con se stessa, quanto sia determinata nel tentare di perseguire i buoni propositi, quanto sia razionale nel mettere ordine in quel caos che sono i suoi sentimenti – e quanto sia sensibile alle lusinghe del baratro non appena James le si avvicina. Credo che tu sia stata molto brava non solo nel ritrarre in maniera coerente un’età adolescenziale, ma anche nel dare spessore alla tua protagonista: non è una semplice ragazza innamorata, è una ragazza che lotta con i propri sentimenti e tenta invano di difendersi da una delusione – probabilmente sa quanto sia cinico e spregiudicato suo cugino, sa che nel migliore dei casi dovrà accontentarsi di avere il suo corpo e non anche il suo cuore. La tua Rose è “lucidamente innamorata”, e lo è al punto tale che nel momento peggiore – quando il diario è tra le mani di James –, anziché piangere o abbattersi, suggerisce a se stessa la quinta regola: Non perderti. Una splendida protagonista, ho voglia di leggere ancora di lei!
Per i motivi spiegati, dunque, il punteggio è 9/10.


Totale: 44/45


OFFLINE
Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 2:27 AM
 
Quote

Prima classificata Ad occhi chiusi di Mary Black con 44.5/45

Grammatica: 10/10
Perfetta!


Stile e lessico: 9.5/10
In genere il tuo
stile è pieno, emotivo, alle volte l’ho definito “espressionistico” riferendomi alle sue tinte forti e di grande impatto. Questa volta, invece, l’ho trovato affilato, più tendente all’atticismo che all’asianesimo – giusto per azzardare qualche definizione! –, una dimensione a te più estranea, ma in cui sei riuscita a esprimerti benissimo. Senza rinunciare a una complessità sintattica in cui era a dir poco semplice incespicare, hai strutturato l’intero testo con uno stile senza fronzoli, diretto, che persino nel ricorrere alle metafore non rinuncia alla chiarezza espressiva: racconti la storia di due peccatori senza concedere pietà né a loro né ai lettori.
I paragrafi in cui si articola il testo non si differenziano solo in base all’allineamento a destra o a sinistra, ma soprattutto in base al punto di vista della narrazione, che tra l’altro è sempre interno: la focalizzazione è su Sirius nei paragrafi a sinistra e su Lily nei paragrafi a destra; la scelta di variare punto di vista ha conferito al testo una dinamicità sul piano del significato, perché risultano conoscibili i sentimenti e i pensieri di entrambi i protagonisti. Questa è stata di certo una scelta azzardata, il rischio di creare confusione era reale, ma tu sei riuscita a gestirla benissimo, segnalando anche visivamente – con l’escamotage dell’allineamento del testo – il passaggio da una focalizzazione all’altra. A riguardo, ma solo per amore di simmetria, ti consiglierei di modificare l’espressione “Lei sospira il suo nome, e Sirius la costringe a voltarsi di scatto” in modo tale che anche questa inizi col nome del personaggio-punto di vista del paragrafo (come avviene in tutte le altre occasioni). Ad ogni modo, questa piccola mancanza non penalizza in alcun modo la comprensione del paragrafo.
Sempre in riferimento al punto di vista, la scelta di narrare in terza persona e al presente è stata felice, perché ha reso il passaggio da una focalizzazione all’altra fluido. Inoltre, il tempo presente è particolarmente indicato per un racconto come il tuo incentrato sulla frenesia di un momento, dà un ritmo in ascesa, in cui l’aspettativa aumenta di parola in parola. Passando al ritmo del racconto, l’ho trovato particolare: da un lato non rinunci a periodi complessi – che rallentano il ritmo –, dall’altro hai scelto di utilizzare quasi solo la virgola, che tra le pause è la meno forte; l’altro segno di interpunzione più presente è la lineetta, che introduce gli incisi pregni di significato. Nell’insieme, la sensazione è quella di avere dinanzi un testo di più di cinquecento parole, che però avanza svelto, come se la narrazione dovesse consumarsi in breve al pari dell’amplesso vissuto dai protagonisti.

• “Lily profuma di casa – è una consapevolezza che lo annienta, ma Sirius non è mai stato capace di scappare dalla verità, e ogni volta che James la tocca lui ride, ride con una ferocia tale che quasi non si riconosce”: questo è un chiaro esempio di quanto affermato a proposito di sintassi e ritmo. L’espressione in corsivo è complessa dal punto di vista sintattico, e rinuncia consapevolmente a pause più lunghe come il punto e virgola (a precedere “e ogni volta”) per consentire al periodo di scorrere rapido, senza intoppi. Non è semplice riuscire a gestire periodi simili. Questo è anche un esempio di utilizzo del corsivo, cui ricorri ogni volta che hai bisogno di sottolineare il “sentire” dei protagonisti; un utilizzo coerente lungo l’intero testo e in grado di porre in evidenza le sfumature della trama.


Anche i dialoghi sono bene inseriti nel tessuto narrativo: non sono scossoni, ma sono le naturali appendici del discorso indiretto. Lodevole la conclusione, nonché a sua volta azzardata: concludi la storia con una battuta di discorso diretto che avrebbe potuto dare l’impressione di incompiutezza, invece – complice l’importanza di quel «“Ne sei sicuro?”» nel contesto della trama – la sensazione comunicata è l’esatto contrario, vale a dire compiutezza, inesorabilità, fine per dei protagonisti senza possibilità di redenzione.
Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 9.5/10 è legato a un’unica espressione:

• “Lily lo guarda, dopo. // Non sa nemmeno come sia potuto accadere, non a lei, non a loro. Ricorda il giorno peggiore della sua vita, quando Sirius ha iniziato ad osservarla nello stesso modo – il terrore e l’atroce sollievo, il suo cuore ch’esplodeva di gioia mentre marciva”: a mio avviso, il significato della frase in grassetto resta un po’ oscuro, perché non è desumibile in maniera inequivocabile dal contesto cosa debba intendersi per “osservarla nello stesso modo”; è da intendersi come “nello stesso modo in cui la guarda ora” o “nello stesso modo in cui lei, che lo desiderava, lo guardava”? È probabile che nessuna di queste due ipotesi sia corretta, sarai tu a dirmelo! Credo sia un passaggio importante, perché si riferisce a quando è iniziato tutto, e trovo sia un peccato che il suo significato non sia immediato (è probabile che in questo punto il limite di cinquecento parole abbia avuto un piccolo peso).

Arrivando al lessico, come sempre fai uso di un registro medio-alto, seppure questa volta – ricollegandomi al discorso fatto all’inizio sullo stile – abbia prediletto un vocabolario più quotidiano e meno ricercato, puntando sull’immediatezza lessicale. In questo ho rintracciato una grande coerenza tra struttura stilistica e lessicale del racconto. Non mancano comunque momenti più espressivi, bene amalgamati nell’insieme (è il caso ad esempio di “felicità randagia” o “marciva”). La metafora del tramonto ad occhi chiusi, ripetuta in due occasioni, è inserita bene e, come già dicevo, abbastanza cristallina da non tradire l’impostazione più basica del testo.

Concludendo, quindi, non posso che farti i complimenti. A mio parere hai utilizzato uno stile e un lessico in parte diverso dal tuo solito, e sei riuscita a gestirlo benissimo. Per tale ragione, il punteggio non può che essere alto: 9.5/10.


Titolo: 5/5

Ad occhi chiusi è un titolo su cui ho riflettuto parecchio. In apparenza, mi sembrava incapace di racchiudere l’emotività del tuo racconto, ma poi ho convenuto che l’amarezza suggerita dall’espressione “ad occhi chiusi” è proprio la sensazione più pressante che aleggia tra le tue righe. È un titolo incapace di comunicare positività, che suggerisce una situazione di buio e di alienazione – un presagio di negatività. E questo insieme è esattamente ciò che ritroviamo nella tua storia: l’amarezza di una resa, di un peccato troppo grande per essere guardato, di un tramonto che non dà sollievo. La metafora degli occhi chiusi – che rappresenta il marcio del rapporto tra i due protagonisti – è ripresa anche all’interno testo, collegata a un tramonto che può essere ammirato solo a occhi chiusi, ossia che non può essere visto, probabilmente perché la bellezza della luce brucia le anime di peccatori penitenti ma recidivi. Trovo quindi che sia un titolo in grado di anticipare l’atmosfera del racconto, intrigante e coerente al contenuto della storia. Volendo evitare un titolo dai toni “espressionistici” (confido tu capisca cosa intendo), la scelta non poteva che ricadere su un’espressione in apparenza muta, ma in grado di schiudere un mondo fatto di amarezze. 5/5!

Utilizzo del prompt: 10/10
Hai scelto uno dei prompt più amari tra quelli proposti: “Non dobbiamo per forza lottare, possiamo anche arrenderci e vivere da vinti”. Ho gradito il suo inserimento a inizio storia, assume le sembianze di un monito teso ad avvertire i lettori che la tua non è affatto una storia di buoni sentimenti. All’interno del testo vero e proprio, il prompt non compare testualmente, ma il suo significato è il chiaro pilastro portante della trama e della caratterizzazione dei personaggi (inoltre, non mancano riprese di alcune espressioni del prompt). La relazione stessa che intercorre tra Lily e Sirius – e di cui narri un unico momento – è la conseguenza di quell’essersi arresi, del “vivere da vinti”, perché ad un certo punto delle loro vite non hanno avuto più la forza di lottare. Nonostante le poche parole a disposizione, complice il tipo di trama, sei riuscita anche a mostrare le conseguenze di una scelta del genere: tormento, senso di colpa, occhi chiusi. Non c’è pietà per i due arresi del tuo racconto, non concedi loro neanche l’idea di consolazione: «“Abbiamo smesso di lottare, Sirius. Ci siamo arresi.” // “Non abbiamo perso, però.” // “Ne sei sicuro?”», una conclusione amarissima, definitiva, che non lascia adito a fraintendimenti; quella di Lily è una domanda retorica ed entrambi ne sono consapevoli. Trovo che tu sia stata bravissima in questo parametro, il concetto espresso dal prompt è l’unico filo conduttore del racconto, al punto tale che il concetto astratto supera persino – quanto a impatto emotivo – il tradimento in sé. 10/10.

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 10/10
Questa è una storia amara, sporca, brutta. Non c’è un brandello di felicità, un istante di sollievo, persino il tramonto è sfocato da palpebre serrare e iridi troppo sensibili. Di conseguenza, anche i tuoi personaggi sono amari, sporchi, brutti, personaggi che chiamano a loro giudizi, che fanno a pezzi la morale – due traditori.
C’è
Lily, protagonista assieme a Sirius, che marcisce a causa dei propri desideri, privata di quell’alone di lucente perfezione che la saga le ha addossato. Ciò nonostante, non ho trovato la sua caratterizzazione incoerente, anzi: il fatto che lei non riesca a godere delle attenzioni di Sirius – della passione ricambiata – e che accusi lui e se stessa di essere spregevoli e di essersi arresi a una sconfitta che è soprattutto morale evoca la Lily cartacea, di cui sappiamo poco e quel poco la ritrae come un personaggio di sani principi – eppure è lei che, offesa, mette fine a un’amicizia durata anni, ed è sempre lei che da un anno all’altro si innamora perdutamente di colui che detestava. No, Lily Evans non è mai stata perfetta, quindi non fatico a immaginarla preda di un sentimento sbagliato e schiava dei sensi di colpa. Hai messo in scena un istinto irresistibile che approfitta di un momento di debolezza – la guerra, la paura, l’adrenalina – per insinuarsi nel quotidiano di chi di lì in avanti riuscirà a vivere solo ad occhi chiusi, perché il tramonto acceca e i brividi puoi sentirli solo sotto pelle. Narri un unico momento tra i due, ma è estremamente caratterizzante. La tua Lily non è innamorata di Sirius, ma ne è attratta come la falena dalla fiamma, e a un certo punto della sua vita – quando ha scorto il desiderio pulsante anche in lui – non ha saputo resistere. Di lì in avanti, Lily appare schiava di una routine che la costringe a non aprirgli la porta, a non andargli incontro, a cacciarlo quando è tutto finito, perché il desiderio sporca più del tradimento consumato. Trovo che la tua Lily abbia una caratterizzazione solida, convincente e decisamente realistica.

E poi c’è
Sirius, il più amaro, sporco, brutto tra i due. Una stella che anziché brillare annerisce tutto. Lui è ferocemente IC, perché vive di istinto, sragiona, impazzisce al pensiero di aver tradito James – al punto tale che non riesce a guardare né se stesso né lei, che si illude di non aver perso arrendendosi («“Non abbiamo perso, però.”»), che ride feroce quando James sfiora Lily e gli ricorda di essere una pessima persona. Caratterizzare Sirius in una Sirius/Lily è sempre complicato, perché da un lato c’è il “Sirius non tradirebbe mai James”, mentre dall’altro c’è il “Sirius non ragiona, agisce”, e l’equilibrio allora non può che essere nel mezzo che tu sei riuscita a ricreare: Sirius in bilico su un dirupo, schiavo delle sue stesse emozioni e passioni, schiavo delle ombre che lo perseguitano e lo portano sempre a fare un passo nella direzione sbagliata. Il fatto che anche lui, al pari di Lily, viva malissimo questa sorta di relazione è coerente all’equilibrio di cui ti parlavo e riesce a ritrarre Sirius nel momento in cui cede alla sua più grande debolezza: l’istinto. Anche Sirius, dunque, al pari di Lily risulta essere un personaggio realistico, credibile e dotato di una solida caratterizzazione.
Dubito che qualche lettore a fine storia abbia potuto amare i tuoi personaggi, perché sono incredibilmente “negativi”: detestano loro stessi e invitano gli spettatori non paganti a fare altrettanto. Due caratterizzazioni a mio avviso riuscitissime, “spregiudicate” e coerenti al tipo di storia. 10/10!

Totale: 44.5/45


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4/24/2019 2:28 AM
 
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OSCAR

Vincitrice dell’Oscar alla miglior flashfic
Il canto tra le rovine di _ Freya Crescent _ con 6 nomination

Vincitrice dell’Oscar al miglior protagonista singolo
Di mediocrità e orgoglio di cloe sullivan con 9 nomination

Vincitrice dell’Oscar alla miglior coppia
Ad occhi chiusi di Mary Black con 3 nomination*

Vincitrice dell’Oscar alla migliore veste stilistica
Il canto tra le rovine di _ Freya Crescent _ con 7 nomination

Vincitrice dell’Oscar alla migliore ispirazione
Fuori rotta di JulyChan con 5 nomination

Vincitrice dell’Oscar alla migliore presentazione
Il canto tra le rovine di _ Freya Crescent _ con 4 nomination

Vincitrice dell’Oscar ad honorem – menzione speciale Rosmary
Il canto tra le rovine di _ Freya Crescent _



*Anche Il canto tra le rovine di _ Freya Crescent _ ha totalizzato 3 nomination (da parte di S.Elric, Liberty_Fede e blackjessamine); entrambe le storie hanno totalizzato 10/10 in “Caratterizzazione e IC dei personaggi”; a parità di condizioni, ho dunque scelto di assegnare l’Oscar alla storia Ad occhi chiusi perché tratta il rapporto di coppia in maniera più vivida, facendo della relazione tra i due protagonisti il solo fulcro della narrazione.

Le storie vincitrici hanno vinto grazie alle nomination dei seguenti partecipanti:


Oscar alla miglior flashfic a Il canto tra le rovine: JulyChan, S.Elric, cloe sullivan, Mary Black, Carme93 e Claire roxy

Oscar al miglior protagonista singolo a Di mediocrità e orgoglio: JulyChan, udeis, mystery_koopa, Liberty_Fede, _ Freya Crescent _, blackjessamine, Carme93, Claire roxy e inzaghina.EFP

Oscar alla miglior coppia a Ad occhi chiusi: JulyChan, cloe sullivan e Claire roxy

Oscar alla migliore veste stilistica a Il canto tra le rovine: JulyChan, udeis, SakuraKurotsuki, Mary Black, blackjessamine, Carme93 e Bri.88

Oscar alla migliore ispirazione a Fuori rotta: mystery_koopa, S.Elric, Liberty_Fede, blackjessamine e Bri.88

Oscar alla migliore presentazione a Il canto tra le rovine: mystery_koopa, S.Elric, Liberty_Fede e inzaghina.EFP


Di seguito rendo note le nomination di ogni partecipante (complete di spiegazioni laddove arrivate)


JulyChan
Oscar alla miglior flashfic: Il canto tra le rovine
Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Oscar alla miglior coppia: Ad occhi chiusi
Oscar alla migliore veste stilistica: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore ispirazione: Le spire del serpente
Oscar alla migliore presentazione: Ad occhi chiusi

udeis
Oscar alla miglior flashfic: Frammenti di un crimine
Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Oscar alla miglior coppia: Il falò
Oscar alla migliore veste stilistica: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore ispirazione: Le spire del serpente
Oscar alla migliore presentazione: Presenza di spirito

mystery_koopa
Oscar alla miglior flashfic: Il falò
Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Oscar alla miglior coppia: Le spire del serpente
Oscar alla migliore veste stilistica: Il falò
Oscar alla migliore ispirazione: Fuori rotta
Oscar alla migliore presentazione: Il canto tra le rovine

amicadeilibri
Oscar alla miglior flashfic: Frammenti di crimine
Oscar al miglior protagonista singolo: Presenza di spirito
Oscar alla miglior coppia: La scelta del cuore
Oscar alla migliore veste stilistica: Frammenti di crimine
Oscar alla migliore ispirazione: Frammenti di crimine
Oscar alla migliore presentazione: Profumo di rose

S.Elric
Oscar alla miglior flashfic: Il canto tra le rovine
Oscar al miglior protagonista singolo: Presenza di spirito
Oscar alla miglior coppia: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore veste stilistica: Fuori rotta
Oscar alla migliore ispirazione: Fuori rotta
Oscar alla migliore presentazione: Il canto tra le rovine (vorrei solo dire che questo premio l'ho assegnato per primo, leggendo solo i titoli e nulla più, ma alla fine è stata anche la drabble che mi è piaciuta di più xD).

Liberty_Fede
Oscar alla miglior flashfic: Fuori rotta
Sebbene in singoli parametri per me non superi gli altri lavori, nel complesso è la flash migliore: la coppia è ben delineata, se ne comprende lo sviluppo progressivo; lo stile è scorrevole e pulito e la scelta della seconda persona come voce narrante non stanca anche grazie ai numerosi dialoghi; il prompt è stato sfruttato pienamente ed è ripreso indirettamente anche dal titolo, semplice e appropriato. Nel complesso una storia piacevole da leggere, in cui il climax ascendente delle "regole" e quello discendente della perdizione di Rose si contrastano appassionando il lettore

Oscar al miglior protagonista: Di mediocrità e orgoglio
Il Percy di questa flash mi ha entusiasmato: non ha una caratterizzazione particolarmente originale, ma è dettagliata e segue con attenzione l'evoluzione del suo personaggio nel corso degli eventi, permettendo al lettore una facile immedesimazione (ottimo risultato, considerando che è un personaggio verso cui raramente si empatizza)

Oscar alla miglior coppia: Il canto tra le rovine
Coppia difficile da trattare, visti i personaggi, ma credo che qui il loro rapporto sia stato reso magistralmente: l'ossessione di Gellert di purificare il mondo è alimentata dalla vicenda di Ariana, è rapito dalla sua purezza eterna (che cerca in ogni modo di preservare), dalla sua mente infantile in un corpo che nonostante tutto continua a crescere; la scelta di mostrare segni di affezione anche da parte di Ariana, che gli sorride e gli permette di conoscere i suoi demoni, è ciò che mi ha spinto a considerarla la migliore relazione: sarebbe stato semplice lasciare Ariana fuori, farle subire i sentimenti di Gellert, invece c'è una corrispondenza che illustra l'immagine di coppia

Oscar alla miglior veste stilistica: Ad occhi chiusi
Si tratta di uno stile per me particolarmente familiare e non può non piacermi, l'uso del tratteggio permette un'immersione nelle sensazioni e nei pensieri reconditi dei personaggi e rende chiara l'analisi introspettiva; la separazione grafica dei punti di vista aumenta le possibilità di comprendere le azioni dei protagonisti e di restare coinvolti nella vicenda

Oscar alla miglior ispirazione: Fuori rotta
Il prompt è stato sfruttato in ogni sua possibilità: c'è lo smarrimento fisico, così come quello emotivo/sentimentale, si sottolinea perfettamente la contrapposizione tra tutte le strade percorribili (a cui Rose cerca di attenersi) e quella sbagliata su cui finisce nonostante i suoi sforzi

Oscar alla miglior presentazione: Il canto tra le rovine
Evocativo, il titolo rende dolorosamente poetico l'obiettivo di Gellert: il mondo da lui sottomesso e distrutto è una dedica alla purissima bambina che sarebbe potuta essere il simbolo della sua grande battaglia

SakuraKurotsuki
Oscar alla miglior flashfic: Frammenti di crimine
Oscar al miglior protagonista singolo: Presenza di spirito
Oscar alla miglior coppia: L'odio è il piacere più duraturo
Oscar alla migliore veste stilistica: Il falò
Oscar alla migliore ispirazione: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore presentazione: Le spire del serpente

cloe sullivan
Oscar alla miglior flashfic: Il canto tra le rovine
Oscar al miglior protagonista singolo: L’azzurro del tuo mondo
Oscar alla miglior coppia: Ad occhi chiusi
Oscar alla migliore veste stilistica: Ad occhi chiusi
Oscar alla migliore ispirazione: Il falò
Oscar alla migliore presentazione: Fuori rotta

_ Freya Crescent _
Oscar alla miglior flashfic: Fuori rotta
Mentre leggevo avevo un'impressione neutra, arrivata alla fine mi sono ricreduta, ed è arrivata la sorpresa. Adoro i colpi di scena. La gestione dell'intreccio, qui, è riuscita a ingannarmi esattamente come James ha ingannato Rose. Mi sono persa assieme a lei. Coinvolgimento al top!

Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Ho visto l'autentico Percy Weasley, in questa flash. L'autrice/ore è riuscita/o a mettere in luce la sua vera natura in maniera disarmante.

Oscar alla miglior coppia: Resistenze che si sgretolano (al profumo di cannella)
Nonostante i cliché, nonostante la Jily per cui non impazzisco. Ho deciso di premiarla proprio perché è riuscita a farmi apprezzare la suddetta coppia. La flash sembra strappata dai libri, mi ha fatto credere al cento per cento alla Jily!

Oscar alla migliore veste stilistica: Ad occhi chiusi
Stile immersivo che si serve di pennellate vivide per trascinare il lettore con sé, assieme ai protagonisti. Descrizioni estremamente incisive, nitide.

Oscar alla migliore ispirazione: Le spire del serpente
Prompt ambivalente, riguardante da un lato i sentimenti di Pansy e dall'altro la presenza vera e propria di una "strana creatura" capace d'innescarli. L'ho sentito per tutta la flash.

Oscar alla migliore presentazione: L'azzurro del tuo mondo
È un biglietto da visita evocativo. L'azzurro, mi fa pensare al cielo, al mare, alla libertà e a spazi sconfinati. Associato a "mondo" è stato in grado di ricreare diversi scenari nella mia mente. Se fosse il titolo di un libro in vetrina, mi fermerei a dargli un'occhiata.

Mary Black
Oscar alla miglior flashfic: Il canto tra le rovine
Oscar al miglior protagonista singolo: Le ragioni di Peter
Oscar alla miglior coppia: Fuori rotta
Oscar alla migliore veste stilistica: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore ispirazione: Le spire del serpente
Oscar alla migliore presentazione: Fuori rotta

blackjessamine
Oscar alla miglior flashfic: Fuori rotta
Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Oscar alla miglior coppia: Il canto tra le rovine
Oscar alla miglior veste stilistica: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore ispirazione: Fuori rotta
Oscar alla migliore presentazione: L'azzurro del tuo mondo

Carme93
Oscar alla miglior flashfic: Il canto tra le rovine
Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Oscar alla miglior coppia: Resistenze che si sgretolano (al profumo di cannella)
Oscar alla migliore veste stilistica: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore ispirazione: Le spire del serpente
Oscar alla migliore presentazione: Frammenti di crimine

Claire roxy
Oscar alla miglior flashfic: Il canto delle rovine
Perché non è la migliore dedicata a una coppia, non ha il miglior stile o il miglior utilizzo di prompt, non ha il miglior titolo, ma riesce a combinare il meglio di tutte queste categorie, e facendolo apparire un missing moment.

Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Perché tratteggiare tutto l'arco narrativo di un personaggio in una flash è un'abilità da ammirare, ma farlo in modo così accurato e sentimentale è eccezionale.

Oscar alla miglior coppia: Ad occhi chiusi
Perché dipinge personaggi IC in una situazione plausibile con sentimenti terribilmente verosimili, e in un modo che tiene avvinghiato il lettore.

Oscar alla migliore veste stilistica: Le spire del serpente
Perché col suo uso del lessico, della sua veste grafica e del suo serpente scritto fra parentesi e minuscolo ha davvero creato un'atmosfera speciale.

Oscar alla migliore ispirazione: Di mediocrità e orgoglio
Perché la flash è tenuta insieme da false e vere prigioni, ma senza essere ripetitiva e/o esagerare.

Oscar alla migliore presentazione: Presenza di spirito
Perché, in qualunque modo sia interpretata la parola "spirito", il titolo ha senso e descrive bene la storia. In più, l'ho trovato originale.

Bri.88
Oscar alla miglior flashfic: Presenza di spirito
Oscar al miglior protagonista singolo: Presenza di spirito
Oscar alla miglior coppia: Fuori rotta
Oscar alla migliore veste stilistica: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore ispirazione: Fuori rotta
Oscar alla migliore presentazione: Fuori rotta

inzaghina.EFP
Oscar alla miglior flashfic: Fuori rotta
Oscar al miglior protagonista singolo: Di mediocrità e orgoglio
Oscar alla miglior coppia: La scelta del cuore
Oscar alla migliore veste stilistica: Presenza di spirito
Oscar alla migliore ispirazione: Il falò
Oscar alla migliore presentazione: Il canto tra le rovine

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4/24/2019 2:32 AM
 
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Classifica

Prima classificata Ad occhi chiusi di Mary Black con 44.5/45
Seconda classificata Fuori rotta di JulyChan con 44/45
Terza classificata Il canto tra le rovine di _ Freya Crescent _ con 42.85/45
Quarta classificata a pari merito Di mediocrità e orgoglio di cloe sullivan con 41.5/45
Quarta classificata a pari merito Le spire del serpente di Liberty_Fede con 41.5/45
Quinta classificata Presenza di spirito di blackjessamine con 38/45
Sesta classificata La scelta del cuore di Carme93 con 36.8/45
Settima classificata Resistenze che si sgretolano (al profumo di cannella) di inzaghina.EFP con 36.3/45
Ottava classificata Il falò di Bri.88 con 33.2/45
Nona classificata Le ragioni di Peter di udeis con 33/45
Decima classificata Frammenti di crimine di mystery_koopa con 31.5/45
Undicesima classificata Profumo di rose di S.Elric con 31.45/45
Dodicesima classificata L'odio è il piacere più duraturo di amicadeilibri con 31.25/45
Tredicesima classificata L’azzurro del tuo mondo di Claire roxy con 30.6/45
Quattordicesima classificata Il lupo di SakuraKurotsuki con 30.25/45



Spettano, dunque:
2/2 recensioni premio a Mary Black: Mezza falce di luna e Specchi
1/1 recensione premio a JulyChan: Lullabies
1/1 recensione premio a _ Freya Crescent _: Inni di sangue
La valutazione come recensione alla storia in gara per tutti i partecipanti, salvo richiesta contraria:

Spetta la possibilità di una segnalazione per le storie scelte del sito a:
_ Freya Crescent _: Portami via
Mary Black: L’assassino che amava le rose
JulyChan: La strada non presa
cloe sullivan Corroso dal fato


È finalmente tutto, la pubblicazione di classifica e premi mi è parsa infinita! Spero che abbiate trovato la valutazione interessante e costruttiva, io ho dedicato la massima attenzione a ogni singolo componimento, leggervi è stato un piacere.
Grazie di aver partecipato, avete scritto storie fantastiche! A voi la parola!
[Edited by Rosmary 6/14/2019 4:49 PM]

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4/24/2019 4:42 AM
 
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Re:

Prima classificata Ad occhi chiusi di Mary Black con 44.5/45

Grammatica: 10/10
Perfetta!


Stile e lessico: 9.5/10
In genere il tuo
stile è pieno, emotivo, alle volte l’ho definito “espressionistico” riferendomi alle sue tinte forti e di grande impatto. Questa volta, invece, l’ho trovato affilato, più tendente all’atticismo che all’asianesimo – giusto per azzardare qualche definizione! –, una dimensione a te più estranea, ma in cui sei riuscita a esprimerti benissimo. Senza rinunciare a una complessità sintattica in cui era a dir poco semplice incespicare, hai strutturato l’intero testo con uno stile senza fronzoli, diretto, che persino nel ricorrere alle metafore non rinuncia alla chiarezza espressiva: racconti la storia di due peccatori senza concedere pietà né a loro né ai lettori.
I paragrafi in cui si articola il testo non si differenziano solo in base all’allineamento a destra o a sinistra, ma soprattutto in base al punto di vista della narrazione, che tra l’altro è sempre interno: la focalizzazione è su Sirius nei paragrafi a sinistra e su Lily nei paragrafi a destra; la scelta di variare punto di vista ha conferito al testo una dinamicità sul piano del significato, perché risultano conoscibili i sentimenti e i pensieri di entrambi i protagonisti. Questa è stata di certo una scelta azzardata, il rischio di creare confusione era reale, ma tu sei riuscita a gestirla benissimo, segnalando anche visivamente – con l’escamotage dell’allineamento del testo – il passaggio da una focalizzazione all’altra. A riguardo, ma solo per amore di simmetria, ti consiglierei di modificare l’espressione “Lei sospira il suo nome, e Sirius la costringe a voltarsi di scatto” in modo tale che anche questa inizi col nome del personaggio-punto di vista del paragrafo (come avviene in tutte le altre occasioni). Ad ogni modo, questa piccola mancanza non penalizza in alcun modo la comprensione del paragrafo.
Sempre in riferimento al punto di vista, la scelta di narrare in terza persona e al presente è stata felice, perché ha reso il passaggio da una focalizzazione all’altra fluido. Inoltre, il tempo presente è particolarmente indicato per un racconto come il tuo incentrato sulla frenesia di un momento, dà un ritmo in ascesa, in cui l’aspettativa aumenta di parola in parola. Passando al ritmo del racconto, l’ho trovato particolare: da un lato non rinunci a periodi complessi – che rallentano il ritmo –, dall’altro hai scelto di utilizzare quasi solo la virgola, che tra le pause è la meno forte; l’altro segno di interpunzione più presente è la lineetta, che introduce gli incisi pregni di significato. Nell’insieme, la sensazione è quella di avere dinanzi un testo di più di cinquecento parole, che però avanza svelto, come se la narrazione dovesse consumarsi in breve al pari dell’amplesso vissuto dai protagonisti.

• “Lily profuma di casa – è una consapevolezza che lo annienta, ma Sirius non è mai stato capace di scappare dalla verità, e ogni volta che James la tocca lui ride, ride con una ferocia tale che quasi non si riconosce”: questo è un chiaro esempio di quanto affermato a proposito di sintassi e ritmo. L’espressione in corsivo è complessa dal punto di vista sintattico, e rinuncia consapevolmente a pause più lunghe come il punto e virgola (a precedere “e ogni volta”) per consentire al periodo di scorrere rapido, senza intoppi. Non è semplice riuscire a gestire periodi simili. Questo è anche un esempio di utilizzo del corsivo, cui ricorri ogni volta che hai bisogno di sottolineare il “sentire” dei protagonisti; un utilizzo coerente lungo l’intero testo e in grado di porre in evidenza le sfumature della trama.


Anche i dialoghi sono bene inseriti nel tessuto narrativo: non sono scossoni, ma sono le naturali appendici del discorso indiretto. Lodevole la conclusione, nonché a sua volta azzardata: concludi la storia con una battuta di discorso diretto che avrebbe potuto dare l’impressione di incompiutezza, invece – complice l’importanza di quel «“Ne sei sicuro?”» nel contesto della trama – la sensazione comunicata è l’esatto contrario, vale a dire compiutezza, inesorabilità, fine per dei protagonisti senza possibilità di redenzione.
Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 9.5/10 è legato a un’unica espressione:

• “Lily lo guarda, dopo. // Non sa nemmeno come sia potuto accadere, non a lei, non a loro. Ricorda il giorno peggiore della sua vita, quando Sirius ha iniziato ad osservarla nello stesso modo – il terrore e l’atroce sollievo, il suo cuore ch’esplodeva di gioia mentre marciva”: a mio avviso, il significato della frase in grassetto resta un po’ oscuro, perché non è desumibile in maniera inequivocabile dal contesto cosa debba intendersi per “osservarla nello stesso modo”; è da intendersi come “nello stesso modo in cui la guarda ora” o “nello stesso modo in cui lei, che lo desiderava, lo guardava”? È probabile che nessuna di queste due ipotesi sia corretta, sarai tu a dirmelo! Credo sia un passaggio importante, perché si riferisce a quando è iniziato tutto, e trovo sia un peccato che il suo significato non sia immediato (è probabile che in questo punto il limite di cinquecento parole abbia avuto un piccolo peso).

Arrivando al lessico, come sempre fai uso di un registro medio-alto, seppure questa volta – ricollegandomi al discorso fatto all’inizio sullo stile – abbia prediletto un vocabolario più quotidiano e meno ricercato, puntando sull’immediatezza lessicale. In questo ho rintracciato una grande coerenza tra struttura stilistica e lessicale del racconto. Non mancano comunque momenti più espressivi, bene amalgamati nell’insieme (è il caso ad esempio di “felicità randagia” o “marciva”). La metafora del tramonto ad occhi chiusi, ripetuta in due occasioni, è inserita bene e, come già dicevo, abbastanza cristallina da non tradire l’impostazione più basica del testo.

Concludendo, quindi, non posso che farti i complimenti. A mio parere hai utilizzato uno stile e un lessico in parte diverso dal tuo solito, e sei riuscita a gestirlo benissimo. Per tale ragione, il punteggio non può che essere alto: 9.5/10.


Titolo: 5/5

Ad occhi chiusi è un titolo su cui ho riflettuto parecchio. In apparenza, mi sembrava incapace di racchiudere l’emotività del tuo racconto, ma poi ho convenuto che l’amarezza suggerita dall’espressione “ad occhi chiusi” è proprio la sensazione più pressante che aleggia tra le tue righe. È un titolo incapace di comunicare positività, che suggerisce una situazione di buio e di alienazione – un presagio di negatività. E questo insieme è esattamente ciò che ritroviamo nella tua storia: l’amarezza di una resa, di un peccato troppo grande per essere guardato, di un tramonto che non dà sollievo. La metafora degli occhi chiusi – che rappresenta il marcio del rapporto tra i due protagonisti – è ripresa anche all’interno testo, collegata a un tramonto che può essere ammirato solo a occhi chiusi, ossia che non può essere visto, probabilmente perché la bellezza della luce brucia le anime di peccatori penitenti ma recidivi. Trovo quindi che sia un titolo in grado di anticipare l’atmosfera del racconto, intrigante e coerente al contenuto della storia. Volendo evitare un titolo dai toni “espressionistici” (confido tu capisca cosa intendo), la scelta non poteva che ricadere su un’espressione in apparenza muta, ma in grado di schiudere un mondo fatto di amarezze. 5/5!

Utilizzo del prompt: 10/10

Hai scelto uno dei prompt più amari tra quelli proposti: “Non dobbiamo per forza lottare, possiamo anche arrenderci e vivere da vinti”. Ho gradito il suo inserimento a inizio storia, assume le sembianze di un monito teso ad avvertire i lettori che la tua non è affatto una storia di buoni sentimenti. All’interno del testo vero e proprio, il prompt non compare testualmente, ma il suo significato è il chiaro pilastro portante della trama e della caratterizzazione dei personaggi (inoltre, non mancano riprese di alcune espressioni del prompt). La relazione stessa che intercorre tra Lily e Sirius – e di cui narri un unico momento – è la conseguenza di quell’essersi arresi, del “vivere da vinti”, perché ad un certo punto delle loro vite non hanno avuto più la forza di lottare. Nonostante le poche parole a disposizione, complice il tipo di trama, sei riuscita anche a mostrare le conseguenze di una scelta del genere: tormento, senso di colpa, occhi chiusi. Non c’è pietà per i due arresi del tuo racconto, non concedi loro neanche l’idea di consolazione: «“Abbiamo smesso di lottare, Sirius. Ci siamo arresi.” // “Non abbiamo perso, però.” // “Ne sei sicuro?”», una conclusione amarissima, definitiva, che non lascia adito a fraintendimenti; quella di Lily è una domanda retorica ed entrambi ne sono consapevoli. Trovo che tu sia stata bravissima in questo parametro, il concetto espresso dal prompt è l’unico filo conduttore del racconto, al punto tale che il concetto astratto supera persino – quanto a impatto emotivo – il tradimento in sé. 10/10.

Caratterizzazione e IC dei personaggi: 10/10

Questa è una storia amara, sporca, brutta. Non c’è un brandello di felicità, un istante di sollievo, persino il tramonto è sfocato da palpebre serrare e iridi troppo sensibili. Di conseguenza, anche i tuoi personaggi sono amari, sporchi, brutti, personaggi che chiamano a loro giudizi, che fanno a pezzi la morale – due traditori.
C’è
Lily, protagonista assieme a Sirius, che marcisce a causa dei propri desideri, privata di quell’alone di lucente perfezione che la saga le ha addossato. Ciò nonostante, non ho trovato la sua caratterizzazione incoerente, anzi: il fatto che lei non riesca a godere delle attenzioni di Sirius – della passione ricambiata – e che accusi lui e se stessa di essere spregevoli e di essersi arresi a una sconfitta che è soprattutto morale evoca la Lily cartacea, di cui sappiamo poco e quel poco la ritrae come un personaggio di sani principi – eppure è lei che, offesa, mette fine a un’amicizia durata anni, ed è sempre lei che da un anno all’altro si innamora perdutamente di colui che detestava. No, Lily Evans non è mai stata perfetta, quindi non fatico a immaginarla preda di un sentimento sbagliato e schiava dei sensi di colpa. Hai messo in scena un istinto irresistibile che approfitta di un momento di debolezza – la guerra, la paura, l’adrenalina – per insinuarsi nel quotidiano di chi di lì in avanti riuscirà a vivere solo ad occhi chiusi, perché il tramonto acceca e i brividi puoi sentirli solo sotto pelle. Narri un unico momento tra i due, ma è estremamente caratterizzante. La tua Lily non è innamorata di Sirius, ma ne è attratta come la falena dalla fiamma, e a un certo punto della sua vita – quando ha scorto il desiderio pulsante anche in lui – non ha saputo resistere. Di lì in avanti, Lily appare schiava di una routine che la costringe a non aprirgli la porta, a non andargli incontro, a cacciarlo quando è tutto finito, perché il desiderio sporca più del tradimento consumato. Trovo che la tua Lily abbia una caratterizzazione solida, convincente e decisamente realistica.

E poi c’è
Sirius, il più amaro, sporco, brutto tra i due. Una stella che anziché brillare annerisce tutto. Lui è ferocemente IC, perché vive di istinto, sragiona, impazzisce al pensiero di aver tradito James – al punto tale che non riesce a guardare né se stesso né lei, che si illude di non aver perso arrendendosi («“Non abbiamo perso, però.”»), che ride feroce quando James sfiora Lily e gli ricorda di essere una pessima persona. Caratterizzare Sirius in una Sirius/Lily è sempre complicato, perché da un lato c’è il “Sirius non tradirebbe mai James”, mentre dall’altro c’è il “Sirius non ragiona, agisce”, e l’equilibrio allora non può che essere nel mezzo che tu sei riuscita a ricreare: Sirius in bilico su un dirupo, schiavo delle sue stesse emozioni e passioni, schiavo delle ombre che lo perseguitano e lo portano sempre a fare un passo nella direzione sbagliata. Il fatto che anche lui, al pari di Lily, viva malissimo questa sorta di relazione è coerente all’equilibrio di cui ti parlavo e riesce a ritrarre Sirius nel momento in cui cede alla sua più grande debolezza: l’istinto. Anche Sirius, dunque, al pari di Lily risulta essere un personaggio realistico, credibile e dotato di una solida caratterizzazione.
Dubito che qualche lettore a fine storia abbia potuto amare i tuoi personaggi, perché sono incredibilmente “negativi”: detestano loro stessi e invitano gli spettatori non paganti a fare altrettanto. Due caratterizzazioni a mio avviso riuscitissime, “spregiudicate” e coerenti al tipo di storia. 10/10!

Totale: 44.5/45





Io te lo dico, sto facendo le fusa da circa un'ora, da quando ho letto i risultati xD Non mi aspettavo minimamente questo risultato! Sia perché questa era la terza storia che scrivevo per questo contest, sia perché ne ho stilata metà in treno e l'altra metà mentre chiacchieravo distrattamente con un'amica, ma soprattutto perché c'erano talmente tante storie meravigliose che non ero nemmeno sicura di stare sul podio stavolta! Per tutti questi motivi - e per il punteggio quasi pieno, che con te è già un onore di per sé! - sono felicissima del primo posto! *.*
Sono davvero contenta che la storia ti sia piaciuta! Per il titolo temevo anche io fosse troppo semplice a una prima lettura. In un primo momento avevo pensato a "Un tramonto a occhi chiusi", ma mi sembrava troppo lungo e fuorviante, perché troppo "romantico"... quindi alla fine l'ho mutilato, e pare che abbia fatto bene xD
Per quel che riguarda il prompt, sono davvero soddisfatta che tu abbia gradito! Non era semplice da mettere in scena e devo dire che la storia era più lunga all'inizio e, tagliando qua e là per stare nelle 500 parole, avevo paura che certi riferimenti si perdessero (che è poi quello che è successo nello stile, ma ci arrivo fra un minuto). Questa frase mi è piaciuta fin da subito (anche se all'inizio ero stata sedotta da quella sui sognatori!), ma non l'ho trovata semplice da sviluppare... bisogna dire che i tuoi prompt sono sempre complessi xD
Mi hai fatta morire nella caratterizzazione con "dubito che qualche lettore a fine storia abbia potuto amare i tuoi personaggi", sto scoppiando di soddisfazione! Effettivamente ho voluto calcare su quanto questa relazione sembrasse atroce persino agli stessi innamorati! A questo proposito, in realtà avevo immaginato anche Lily innamorata, ma devo ammettere che, quando c'è Sirius in una storia, tendo a concentrarmi di più su di lui perché lo trovo più interessante - e anche perché lo trovo più controverso: tradire in amicizia mi è sempre sembrato più grave che tradire in amore -, quindi non mi sorprende che l'innamoramento di lei sia passato più come desiderio! In realtà, la distinzione era più che altro sullo sfondo, nel senso che, secondo me, per convincere una persona fondamentalmente corretta come Lily a tradire ci vuole l'amore e non il sesso, ma in ogni caso sono dettagli! Ammetto che nella versione non tagliata c'erano vari riferimenti a James, e al fatto che la guerra lo spegne del tutto, ed è per questo che lei inizia a guardare Sirius (tanto per renderla ancora un po' più spregevole, non è mai abbastanza per me!), ma, dato che avevo già dovuto scartare la mia bellissima Gellert/Ariana per la presenza ingombrante di Albus, ho preferito togliere quasi tutti i riferimenti a James, onde evitare di far diventare la storia un triangolo e farmi squalificare xD
Per quanto riguarda lo stile, allora! Per il fatto che qua "Lei sospira il suo nome, e Sirius la costringe a voltarsi di scatto./Lily profuma di casa", non avevo messo il Lily iniziale, era per non ripetermi con quello sotto. Potrei invertirli, però: ci ragionerò su, ma grazie del suggerimento!
Per questa frase invece: Lily lo guarda, dopo. // Non sa nemmeno come sia potuto accadere, non a lei, non a loro. Ricorda il giorno peggiore della sua vita, quando Sirius ha iniziato ad osservarla nello stesso modo – il terrore e l’atroce sollievo, il suo cuore ch’esplodeva di gioia mentre marciva”, temevo si perdesse qualcosa. All'inizio, la parte su com'era cominciata la loro relazione era molto più lunga, ma ho dovuto tagliare. Volevo togliere anche questa frase, ma essendo una coppia così controversa volevo dare uno straccio di spiegazione anche per com'era nata la loro relazione, quindi ce l'ho lasciata. L'interpretazione giusta è la seconda che hai ipotizzato, quindi "ad osservarla nello stesso modo" era una perifrasi - molto libera - di "ricambiarla". Ho scelto l'espressione "osservarla nello stesso modo" perché per tutto il testo l'attrazione tra di loro è tutta veicolata dagli sguardi (occhi chiusi, non guardarsi negli occhi, ecc), ma mi rendo conto che buttata lì così possa creare qualche dubbio ed essere fraintesa, soprattutto perché tutto il resto è di una chiarezza quasi spietata, come mi hai fatto notare tu! Sono molto contenta anche che tu abbia notato che lo stile è volutamente senza fronzoli: non volevo lasciare scampo a nessuno stavolta. Questa storia è un massacro xD
Ti ringrazio quindi per il giudizio stupendo, sono felicissima! E' sempre un piacere partecipare ai tuoi contest: sento le mie storie apprezzate e capite fino in fondo *.* Vorrei ovviamente il giudizio come recensione!
Per quanto riguarda le recensioni premio fai tu! Per la segnalazione per le scelte, immagino sarà un po' più complicato (mi hai già segnalato metà profilo!), ma lascio a te! Tanto solitamente siamo concordi su queste cose xD
Ci tengo inoltre a fare i complimenti a Liberty, Freya e July, le vostre sono le mie storie preferite (come si può intuire dalle nomination, e vi avevo anche riconosciute tutte fin da subito xD)! Passerò a recensirle quanto prima - e, con calma, passerò a recensire anche tutte le altre!
Sono felicissima anche per l'Oscar alla Miglior Coppia: con una coppia così difficile (non solo a livello di canon, ma perché nei contest interattivi di solito i tradimenti vengono bastonati dalle partecipanti più romantiche xD) la soddisfazione è doppia! Ringrazio July, cloe e Claire per avermi votata!
Ringrazio inoltre Freya, cloe e Liberty per la nomination in stile: scrivete tutte e tre benissimo, quindi fuseggio anche qua xD E July per quella in presentazione, inaspettata!



Mary Black
Oscar alla miglior flashfic: Il canto tra le rovine
Oscar al miglior protagonista singolo: Le ragioni di Peter
Oscar alla miglior coppia: Fuori rotta
Oscar alla migliore veste stilistica: Il canto tra le rovine
Oscar alla migliore ispirazione: Le spire del serpente
Oscar alla migliore presentazione: Fuori rotta



Passo a lasciarvi due parole anche sulle mie nomination!
Sulla miglior flash non ho avuto dubbi fin dall'inizio: Freya, a parte il lavoro sulla coppia che già di per sé ho trovato notevole, lo stile mi ha lasciata senza fiato! Sperimentale, ardito, sofisticato: DA PAURA! Se Rosmary non ti avesse dato 10 mi sarei preoccupata per la sua sanità mentale! xD Ho trovato però originale e, per certi versi, sperimentale anche lo stile di Liberty, per cui ci tengo a farle i miei complimenti!
Per quanto riguarda la miglior coppia, non ho avuto dubbi: July senza dubbio! Adoro la James Sirius/Rose e tu le hai reso assolutamente giustizia (e l'hai anche giustiziata, con quel finale, disgraziata)! Tua anche la miglior presentazione, un titolo incisivo e tagliente che mi è piaciuto subito!
Per quanto riguarda la miglior ispirazione, ero indecisa se assegnarlo a July o a Liberty, ma ho scelto Liberty perché personalmente trovo il suo prompt più difficile da sviluppare, perché il fatto che il sentimento si renda conoscibile soltanto alla fine presuppone che la persona che lo prova resti ignara per la maggior parte del tempo, ed è complesso rendere questa situazione in maniera soddisfacente! Bravissima anche July, però!
Per quanto riguarda udeis, la tua storia non era la migliore, secondo me, con il personaggio singolo (qualitativamente ho preferito quella di cloe), ma ha un che che mi ha catturata e affascinata per tutta la lettura, per cui ho voluto assegnarti la nomination lo stesso!

Ancora grazie e vogliamo la seconda edizione, miao (tu sai perché miagolo, Rosmary!)

Mary


[Edited by Mary Black 4/24/2019 5:28 AM]

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Giudice****
4/24/2019 10:01 AM
 
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Ciao Rosmary!
Grazie mille per il giudizio approfondito, che vorrei ricevere come recensione. A parte questo, però, non posso sicuramente negare di esserci rimasto male, non per i punteggi o il giudizio in sè, ma proprio per il modo in cui la storia è uscita fuori ed è stata poi percepita.

Per quanto riguarda la grammatica mi vergogno tantissimo di me stesso, ho fatto degli errori stupidi oltre che molto gravi e sei stata anche troppo buona, meritavo anche di meno se non la squalifica.
Lo stile... l'hai visto anche tu, ci ho provato a fare qualcosa di più ma mi è uscito pure peggio. Oltre agli errori verbali (per i quali mi hai giustamente penalizzato anche qui, devo dire che la consecutio temporum di questa storia non l'avevo capita bene nemmeno io, ma volevo assolutamente consegnare... ne riparlerò), ho capito anche le tue spiegazioni successive, con le quali concordo totalmente. Probabilmente sì, si tratta di sviste e lo riconosco, ma... ci siamo capiti, ecco.
La citazione e i personaggi seguono lo stesso discorso che avevo interrotto prima: volevo assolutamente partecipare a un contest su un fandom che conosco e frequento poco e su cui non avevo idee, ma proprio per niente. Sì, nell'assegnare gli Oscar mi sono anche divertito, ma non credo ne sia valsa la pena: se una persona qualsiasi consegnasse in un mio contest una storia lontana da ciò che è la richiesta e appena appena aderente al bando giusto per non essere squalificata, credo che cercherei un modo per squalificarla lo stesso, in pratica...
In ogni caso mi è passata la voglia di partecipare ai contest di questa sezione HP. Non per la tua valutazione, non fraintendermi, è stata fatta benissimo e ha criticato giustamente la storia dove c'era da farlo, ma mettendone anche in risalto le parti migliori (grazie per l punteggio pieno del titolo, sai ce ci tengo molto!), ma anche vedendo la classifica generale e le nominations mi sono un po' reso conto che forse sono soltanto io a perderci se scrivo su un fandom che non mi piace poi nemmeno così tanto solo per ricevere una valutazione completa ed esauriente come in giro ce ne sono poche (e questo è sicuramente un merito tuo e delle altre organizzatrici). Poi magari al prossimo contest sarò ancora qui, non so. Di sicuro non sto recriminando nulla, volevo solo esprimere il mio parere.

Grazie per la valutazione e alla prossima, Rosmary, e complimenti a tutte, in particolar modo alle vincitrici di podio e oscar (che poi sono le stesse XD).
mystery_koopa

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4/24/2019 10:21 AM
 
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Re:
RosmaryEFP, 24/04/2019 02.25:


Nona classificata
Le ragioni di Peter di udeis con 33/45


Grammatica: 8/10

La grammatica è buona, ho ravvisato solo qualche svista:

“–n’è quasi convinto, in realtà -che”; “-lo spaventavano-”; “chiaro-”: -1 (0.20x5); il trattino corretto è quello lungo (–) e deve essere preceduto e seguito da uno spazio se segue o precede una parola. Ad esempio, la forma corretta è “– n’è quasi convinto, in realtà – che”.
Li avrebbe presi uno per uno, lui, Sirius, Remus e avrebbero pagato per James”: -1; qui c’è un problema di sintassi. La frase “li avrebbe presi uno per uno” è coordinata a “avrebbero pagato per James”, difatti c’è la congiunzione “e”; in questo contesto, “lui, Sirius, Remus” è un’incidentale, ma la punteggiatura così inserita contraddice questa natura della frase, perché l’assenza di pausa dopo “Remus” la coordina impropriamente a “e avrebbero pagato per James”. Le soluzioni sintattiche sono due: o l’inciso viene racchiuso tra lineette o parentesi (consiglio le prime) oppure si inserisce una virgola dopo “Remus” tesa a segnalare la chiusura dell’inciso. Se invece il tuo obiettivo era proprio quello di coordinare “lui, Sirius, Remus” a “e avrebbero pagato per James” allora il periodo va riorganizzato, spostando la congiunzione dopo “uno per uno” e creando due segmenti coordinati: “li avrebbero presi uno per uno” [e] “lui, Sirius, Remus avrebbero pagato per James”. La scelta dipende dall’intenzione che vuoi abbia questa espressione.

Stile e lessico: 7/10

Lo stile di questa storia è particolare, ho avuto l’impressione che alternasse tra discorso indiretto e discorso indiretto libero, un insieme che ha reso il testo dinamico e in grado di creare empatia con il lettore. Non mancano, infatti, scelte sintattiche che ricalcano l’oralità, come la dislocazione per marcare delle espressioni così come si fa nel parlato. Anche la punteggiatura filtra in talune occasioni questo ritmo, riuscendo a creare coesione tra narrazione pura e pensieri indiretti del protagonista – che, tra l’altro, non smette mai di essere il punto di vista privilegiato del racconto. La scelta di narrare in terza persona e al presente è indovinata: la terza persona consente l’oscillazione tra indiretto e indiretto libero; il presente attualizza tutto e il lettore ha la sensazione di seguire un tumulto interiore in diretta, il che rende ancora più forti a livello emotivo i momenti in cui a emergere sono i pensieri del protagonista – leggere il tuo testo dà proprio l’impressione di trovarsi nella testa di Peter, è coinvolgente. La suddivisione dei momenti tramite la divisione in paragrafi del testo facilita il passaggio da una riflessione all’altra, e aiuta quindi il lettore a seguire i pensieri del personaggio. Buono, quindi, anche questo escamotage stilistico. Assieme ai pregi descritti, ho però ravvisato anche dei momenti meno efficaci della struttura stilistica, te li riporto:

• “Se James si fosse trovato sull’orlo di un precipizio, sarebbe saltato dall’altra parte senza esitare, poi sarebbe tornato indietro per aiutarti ad attraversare”: questa è la frase di apertura del racconto, e qui utilizzi la seconda persona narrante (“aiutarti”) anziché la terza. Il lettore, che subito dopo legge “A quel punto Peter” o crede che Peter non sia il protagonista (e quindi che la seconda persona si riferisca a un altro personaggio) o è stranito dal passaggio da un tipo di narrazione all’altra. Nonostante abbia letto la storia più volte, ammetto di non aver capito se si sia trattata di una svista o se la tua intenzione fosse un’altra, magari di riprodurre anche qui una sorta di discorso indiretto libero. In ogni caso, a mio avviso è un’espressione inefficace, perché all’interno di uno stesso testo non si può passare da una persona narrante all’altra (a meno che non si introducano pensieri diretti del personaggio); il fatto che questa situazione apra il racconto, poi, rischia di fare incespicare il lettore nel proseguire della lettura, perché si aspetterebbe un tipo di narrazione e invece ne trova un’altra.

• “A quel punto Peter sarebbe saltato, anche se gli fosse sembrato impossibile: la paura di perdere la stima che Ramoso, chissà come, riponeva in lui era molto più grande di quella di cadere nel burrone”: in questo caso c’è la variazione dei tempi verbali (dal presente al passato) e il discorso è identico al precedente. Siamo dinanzi al primo periodo della storia, che sembra essere scritta in seconda persona e al passato, mentre invece il periodo successivo e tutti quelli che seguono sono al tempo presente (e in terza persona). Non ti ho segnalato la situazione in “Grammatica” perché credo si sia trattata di una scelta stilistica, purtroppo inefficace. Il tempo della narrazione è necessariamente uno, a meno che non si scriva un flusso di coscienza in prima persona (che segue le esigenze dell’oralità e la frammentaria incoerenza dei pensieri). Se la tua intenzione era quella di porre questa espressione e la precedente in una dimensione spazio-temporale esterna al resto della narrazione, allora sarebbe stato utile isolarla “fisicamente” dal testo (e non con una interlinea, che utilizzi già per separare i paragrafi). Nel complesso, l’impressione che dà leggere “Peter s’infila eccetera” è che in quel punto inizi un’altra fase della storia, completamente slegata dall’incipit iniziale; il problema è che siamo sempre nello stesso blocco-paragrafo, quindi dal punto di vista sintattico-stilistico non c’è un passaggio da una fase a un’altra.


• “Mentre James è ancora in volo, ma si pensa già dall’altra parte, Codaliscia sente di essersi schiantato da un pezzo”: l’espressione in grassetto non è chiarissima, il che rende ostico comprendere il pieno significato del periodo, il che è un gran peccato. Immagino qui tu riprenda la metafora iniziale, quella del salto nel vuoto: James è ancora in volo, forse è anche già arrivato a destinazione, mentre Peter si è schiantato al suolo. È una metafora bella, perché carica di significato e pilastro della tua narrazione, ma inserita in quel punto del racconto in maniera così “sussurrata” risulta criptica, perché va a riprendere in maniera implicita un’immagine inserita a inizio storia. Il mio consiglio, se vorrai accettarlo, è di rendere più chiara la frase “ma si pensa già dall’altra parte” inserendo magari un riferimento esplicito al precipizio (ad esempio “ma si pensa già dall’altra parte del precipizio”). In ultimo, visto che il testo oscilla tra discorso indiretto e indiretto libero, “si pensa” potrebbe essere inteso anche in senso colloquiale: quindi, “James pensa se stesso” anziché – come credo sia – “ma si pensa che James sia”; per aggirare il possibile equivoco, potrebbe essere funzionale un “forse” che sostituisca “si pensa”. I miei ovviamente sono solo esempi per spiegarti al meglio il mio punto di vista!

Arrivando al lessico, l’ho trovato coerente alla struttura stilistica scelta, in grado di oscillare assieme a essa tra discorso diretto e indiretto libero, adeguando il registro linguistico al momento della narrazione (abbiamo quindi un testo che cita espressioni di registro diverso come “chissà come” e “torce le viscere” senza risultare disomogeneo). Nel complesso, comunque, il registro non presenta grosse oscillazioni, è livellato su un lessico d’uso, un registro medio che culla il lettore. Trovo che tu l’abbia gestito molto bene, ho solo due piccoli dettagli da farti notare: l’uso della d eufonica (“ed ha”) che nell’italiano contemporaneo è considerato desueto a meno che non seguano due vocali identiche, per cui il mio consiglio è di utilizzarla solo in un contesto di ricercatezza lessicale (ad ogni modo, non essendoci regole ferree a riguardo, questo dettaglio non ha inciso sul punteggio, te lo riporto solo per completezza di valutazione); il termine “squittente” usato come aggettivo riferito alla “mediazione” quindi alle parole di Peter; ho colto il riferimento alla trasformazione in topo (nello stesso periodo abbiamo gli artigli e le zanne di Remus e Sirius), però il participio presente di “squittire” non è molto diffuso, e questo a mio parere lo rende “fuori contesto” in una cornice lessicale come la tua, che si fonda su un registro medio.
A parte queste due situazioni, come detto, trovo il lessico adatto alla struttura stilistica del testo, coerente e bene utilizzato.

Concludendo, quindi, valutando i pro e contro descritti ho optato per 7/10, un punteggio comunque alto perché nel complesso il testo è sicuramente godibile!

Titolo: 5/5

Le ragioni di Peter
è un titolo più che adatto alla tua storia: esterna l’idea che ne ha guidato la stesura, anticipa il fulcro della narrazione e il suo protagonista. È inoltre in grado di anticipare il genere introspettivo del racconto (a riguardo, ho notato che tu hai scelto il genere “angst”, ma a mio parere questa storia è soprattutto un’introspezione più che una narrazione densa di angoscia), perché quel “Le ragioni” suggerisce al lettore che si relazionerà con un testo che tenta di indagare l’animo del suo protagonista. Poi, al di là dell’indiscutibile coesione tra titolo e testo, credo sia un titolo originale, perché originale è la tematica: in pochi si soffermano su Peter, e pochissimi tentano di comprendere i motivi che hanno guidato le sue scelte. In ultimo, trovo anche indovinata la scelta di inserire il nome del protagonista nel titolo: chiunque sia interessato a questo personaggio non potrà fare altro che leggere la tua storia. Insomma, un titolo semplice, sì, ma efficace e coerente. Bravissima, 5/5!


Utilizzo del prompt: 8/10

Senza saperlo, hai scelto una delle citazioni che mi piaceva di più (spero di non sembrarti autocelebrativa dicendo questo!). “
Non dobbiamo per forza lottare, possiamo anche arrenderci e vivere da vinti” è una frase amara, a suo modo cinica, inaccettabile, perché pone in evidenza una possibilità sporca: arrendersi. Non potevi scegliere personaggio più adatto a inscenare questo concetto, perché Peter a suo modo è un arreso, uno che smette di lottare e vive da servo (da vinto), perché una vita da servo gli sembra comunque migliore di una da eroe caduto o perennemente in bilico sull’orlo di un precipizio. Sei stata molto brava nel racchiudere il significato del prompt nell’introspezione che fai del tuo protagonista: nonostante il prompt non sia citato testualmente, nei ragionamenti di Peter, e nella sua stanchezza, arrendevolezza e codardia, è presente l’immagine di chi si arrende e sceglie di vivere da vinto. Il motivo per cui il punteggio non è superiore a 8/10 è legato alla parte conclusiva del testo, quella dove Peter arriva a maturare la consapevolezza suggerita sin dalle prime righe: a un certo punto, scrivi “proverà a trattare con il diavolo in persona pur di salvarli”, un proposito che è tutto fuorché sinonimo di resa, anzi esprime l’esatto opposto, vale a dire la volontà di continuare a lottare a ogni costo. In questo punto, quindi, ho ravvisato una contraddizione del prompt, oltre che un momento di disorientamento del personaggio (ma questo punto lo approfondisco nel parametro seguente). Essendo un punto importante del racconto – è nei pressi della conclusione – non ho potuto non darvi un peso, tuttavia non ho voluto detrarre più di due punti dal totale visto che nel complesso il prompt è sicuramente presente e ben sviluppato.


Caratterizzazione e IC dei personaggi: 5/10

L’unico personaggio del tuo racconto è Peter, ma attraverso le sue riflessioni incrociamo anche i personaggi di James, Sirius e Remus, tutti caratterizzati al meglio; ho apprezzato anche il riferimento ai sospetti reciproci di Remus e Sirius, che “sfoderano zanne e artigli, ferendosi a vicenda”, un’immagine che descrive in maniera efficace il clima di quegli anni e il motivo che ha portato Sirius a mentire a Remus sul Custode Segreto e, di contro, Remus a credere senza remore al tradimento di Sirius. Tornando al protagonista, le relazioni intessute con i tre malandrini, e in particolare con James, riescono a fare emergere quel rapporto impari tra Peter e i tre: James soprattutto è la luce, il faro, il modello da invidiare ed emulare, e lo è prima ancora di essere un amico. Collegato a questo, è molto forte il senso di inadeguatezza, insicurezza e terrore che attanaglia il protagonista invischiato in una guerra a cui crede di non sopravvivere – usando una metafora del tuo testo, non è più tempo di saltare dall’altra parte di un precipizio. Peter, lungo quasi l’intero racconto, è il Peter cui siamo abituati: quello che ha tradito i suoi amici pur di salvare la propria vita, quello terrorizzato all’idea di combattere Voldemort, quello che guarda al coraggio di James e inizia a pensare che la sua sia follia e che a causa di questa follia pagheranno tutti loro.
Il motivo per cui, malgrado questi pregi, il punteggio non è superiore a 5/10 è che la conclusione del racconto – momento quindi topico, perché racchiude la ragione finale della scelta di Peter – ritrae un Peter Minus OOC. Ho letto le tue note a riguardo, ma purtroppo i libri non lasciano spazio a interpretazioni: Peter non ha tradito per difendere i suoi amici (“Alla fine, il Signore Oscuro trionferà e, anche se Silente lo nega, Peter non riesce a farsi ingannare dalla retorica quando la realtà gli parla così chiaramente; teme che, questa volta, tocchi a lui aiutare Black, Lupin e Potter ad attraversare il precipizio nella giusta direzione. Non importa, però, cosa dovrà sacrificare, non importa chi dovrà uccidere, non importano nemmeno gli ideali infantili e ostinati degli altri Malandrini: proverà a trattare con il diavolo in persona pur di salvarli”), ha tradito per salvare la propria vita, e in nessun momento della saga nega questo proposito. Peter consegna i Potter a Voldemort, quindi è la causa della morte di James, inscena la propria morte per incolpare Sirius del tradimento, quindi è la causa della reclusione a vita di Sirius, alla fine del terzo volume si ricongiunge a Voldemort e lo aiuta a rinascere, quindi è la causa del ritorno di Voldemort e della seconda guerra magica. So che la tua storia si ferma nel momento in cui, un anno prima della morte di James, Peter decide di diventare la spia di Voldemort, ma anche all’epoca non è credibile che l’abbia fatto per salvare in qualche modo gli amici, perché è lui a condannarli tutti. Mi dispiace assegnare questo punteggio, ma basandomi sulla saga non ho elementi per considerare IC la tua interpretazione. Nelle note fai riferimento a Piton, immagino ti sia riferita al momento in cui capisce che la Profezia riguarda Harry, ma non sono assimilabili come situazioni: Piton ha un atteggiamento inequivocabile, si espone per salvare Lily, perché chiede a Voldemort di risparmiarla. Peter, diversamente, consegna James, il suo migliore amico, a Voldemort – se fosse passato al lato oscuro per salvarli, non avrebbe confessato a Voldemort di essere lui il Custode Segreto, visto che tutti credevano fosse Sirius. È brutta l’immagine di sette anni di amicizia gettati via, concordo con te, ma temo che nel caso di Peter la saga ci suggerisca proprio questo. Non mi dilungo ancora, sono stata prolissa perché ci tenevo a motivarti il punteggio, spero comunque di essere riuscita a spiegarti le mie perplessità.

Totale: 33/45





Grazie mille per il tuo commento così dettagliato, mi fa davvero piacere l'attenzione che dedichi al testo di tutte le storie. Passo a spiegare alcune cose, partendo dall'IC del personaggio. Quello che avevo immaginato era un Peter che tradiva sì, per salvarsi la vita, ma che, in un certo senso, giustificava tra sè e sè la scelta, ipotizzando che una volta dall'altra parte potesse in qualche modo aiutare i suoi amici se le condizioni fossero state favorevoli. Niente di più che un'ipotesi, una debole giustificazione per stare a posto con la coscienza qualcosa del tipo: "non è che oggi non esco con Tizio perchè lo odio, ma piove e io sto anche un po' male". Doveva anche essere una specie di ribaltamento dei ruoli: da debole seguace dell'Ordine, rinasceva come un potente seguace dell'Oscuro Signore e riusciva a prendere il posto di James, guidandoli tutti, scegliendo per il meglio. Infatti all'inizio anche per il titolo mi ero ispirata a questa idea (si chiamava come "In memoria di James" che ora è diventato il titolo della raccolta😅).
Poi, rileggendo, mi sono accorta che hai ragione: mi sono fatta prendere la mano, perchè per me sette anni di amicizia sarebbero difficili da dimenticare e quindi ci ho messo del mio andando OC. Anche perchè  continuo a pensare che Peter, in tutta questa storia, non sia stato solo una persona che godeva della luce riflessa degli altri Malandrini, ma anche un vero amico, a modo suo. Solo che la guerra ha fatto degenerare il tutto. Forse avrebbe aiutato mettere i verbi al condizionale, in effetti, piuttosto che all'indicativo, per rendere meglio quello che pensavo nella parte in cui Peter decide di "trattare con il diavolo in persona". In ogni caso più ci penso più l'aver sbagliato la caratterizzazione di Peter proprio sul finale è una cosa che mi dà fastidio: mi sarebbe piaciuto rendergli maggior giustizia.

Comunque, ti dirò, questa storia è stato un parto: avevo poco tempo per scrivere e non riuscivo proprio a stare nelle 500 parole e il personaggio mi sfuggiva di mano e non riuscivo a descriverlo anche se, a grandi linee, l'idea l'avevo ben chiara in mente. Insomma - non ci credo nemmeno io a quello che sto per dire, io che di base scrivo solo flash fic - mi ci sarebbe voluta un One-Shot, probabilmente. Alla fine ho mandato la storia perchè se la riscrivevo un'altra volta non ero sicura di riuscire a stare di nuovo nelle 500 parole, a posteriori forse avrei dovuto rileggerla ancora e meglio. Sono molto contenta di aver trattato il personaggio, però, appena ho letto il prompt ho avuto proprio un colpo di fulmine e non poteva che essere Peter con quel prompt, anche se di lui non avevo mai scritto prima.

Ti ringrazio moltissimo per le correzioni grammaticali, la cosa del trattino non la sapevo per questo l'ho trattato come un normale segno di interpunzione. A proposito cosa intendi per trattino lungo? Sulla mia tastiera c'è questo - o quello basso.

"Li avrebbe presi uno per uno lui, Sirius e Remus e avrebbero pagato per James" L'idea era che Peter si riferisse, in entrambe le frasi, solo ai Malandrini che avrebbero pagato per le scelte sconsiderate del loro "capo" scrivere "Li avrebbe presi uno per uno e lui Sirius e Remus avrebbero Pagato per James" mi dà l'impressione che prima si possa riferire ai membri dell'Ordine di cui, in quel momento, gli interessa molto poco. Quindi non saprei davvero bene come renderla. Detto ciò scritta com'è manca di sicuro una virgola.

La metafora del salto e i maledetti tempi verbali: non posso che dire: "mi dispiace". Come ho detto questa storia ha una nascita travagliate e avendo cambiato mille volte la struttura quella metafora è cambiata mille volte insieme alla storia e alla fine qualche pezzo l'ho perso. James che torna indietro per aiutarti ad attraversare è il modo in cui Peter vede James, ma volevo che suonasse come una specie di verità inconfutabile. Insomma, la seconda persona era là proprio perchè la immaginavo proprio come se fosse Peter stesso a dirlo. A parte staccare la frase dal resto hai qualche altro suggerimento per renderla al meglio? 

"James è ancora in volo ma si pensa già dall'altra parte"
qui è usato in senso colloquiale ossia è proprio James a pensarsi dall'altra parte o, secondo Peter, a comportarsi come se lo fosse. In ogni caso come avevi intuito l'intento era riprendere la metafora iniziale e dare conto della differenza di atteggiamento tra Ramoso e Codaliscia.

Ti ringrazio ancora moltissimo per il tuo giudizio: davvero sono felice che qualcuno mi faccia vedere i miei errori così da poter migliorare. Complimenti anche per il contest: mi sono divertita moltissiomo e le storie dei partecipanti sono state tutte molto belle (e ora che le nomination sono state rivelate posso passare a recensirle senza aver paura di tradire involontariamente il segreto).

Grazie Mary per la nomination.
[Edited by udeis 4/24/2019 10:47 AM]
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Giudice*****
4/24/2019 11:15 AM
 
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Re:
Wow!
Che bello svegliarsi e trovare i risultati!
Innanzitutto, ti ringrazio come sempre per l'attenzione e la precisione nei giudizi: i tuoi contest ormai sono una garanzia, ma fa sempre un piacere immenso trovare un parere così accurato e ragionato su un proprio scritto.
Sono contentissima di questo risultato: come sai, le storie brevi non sono proprio il mio forte, ma questa volta credo di essere riuscita a trovare un mio equilibrio, quindi alla consegna ero abbastanza soddisfatta (o per lo meno, sentivo di aver scritto una cosa che mi rispecchiasse, che scorresse fluida, non forzata), dunque mi ha fatto piacere non aver ricevuto una stroncatura totale XD. Ma soprattutto, trovo tutti i tuoi appunti perfettamente a fuoco e utilissimi, degli ottimi spunti di riflessione per evidenziare quello che c'è di più debole nella storia.
Hai perfettamente ragione sulla poca coerenza fra la forma e il contenuto. Mi sono immaginata Mirtilla come un personaggio che passa fin troppo tempo a parlare da sola e a riflettere ad alta voce, e questa avrebbe voluto essere un po' una summa dei suoi pensieri e delle sue riflessioni sulla sua condizione, ma si perde un po' di spontaneità. Sicuramente la terza persona avrebbe risolto un po' questo problema. In realtà, credo che "l'inghippo" stia un po' nel fatto che ho abbozzato la struttura della storia mentre abbozzavo anche varie prove per il contest sui personaggi da indovinare, e quindi ero entrata un po' nella forma mentis di "personaggio che presenta sé stesso", e non mi sono resa conto di aver influenzato un po' le due cose.
Anche sul lessico trovo le tue critiche perfettamente centrate: inizialmente la storia stava andando un po' in una direzione diversa, molto più riflessiva e centrata su che cosa significasse essere un fantasma, non avere più una normale percezione delle cose, ma poi, appunto, mi sono resa conto di essere OOC per quanto riguarda il pensiero di Mirtilla, e mi sono corretta. La parte iniziale è però rimasta quasi invariata, perché mi serviva come "appiglio" per entrare nel vivo della storia, ma rileggendola ora, a mente fredda e a distanza di tempo, mi rendo conto che è comunque un po' sopra le righe e poco in linea con il pensare del personaggio.
Sul titolo stavolta ero convintissima, ma, ahimé, ormai ho perso la speranza di azzeccarne uno XD. Voleva essere un gioco di parole che richiamasse un po' l'atmosfera non completamente tragica, giocando sull'espressione che indica appunto senso dell'umorismo e sul contrasto con il carattere di Mirtilla, che tutto è tranne che allegro. Inoltre, Mirtilla è più o meno letteralmente la presenza di uno spirito. E, al tempo stesso, la "presenza" mi sembrava richiamare un po' l'eterno presente in cui uno spirito si muove. Mi sa che però tutto questo è un po' troppo contorto ed è rimasto nella mia testa... ma a me il titolo continua a piacere XD
Sono d'accordo anche con tutto quello che dici sulla caratterizzazione: la parte iniziale fa un po' perdere la bussola, ma sono contenta che in line generale tu abbia ritrovato Mirtilla: non avendo mai scritto di lei, ero comunque un po' titubante. Non ricordavo che lei dicesse esplicitamente di essere rimasta come fantasma proprio per tormentare Olive Hornby (che inizialmente avrei comunque voluto cercare di inserire qui, ma poi non ce l'ho fatta), ma, ecco, mi sembra un po' un'esagerazione: magari è parte della spiegazione, ed è qualcosa che racconta a Harry, ma sotto sotto credo ci fossero anche altre motivazioni...

Ti ringrazio di nuovo tanto, questo è un tipo di contest che a me piace moltissimo, mi ha dato l'occasione di leggere storie davvero di qualità.
E grazie di nuovo per il giudizio: so quanto impegno ci voglia per scrivere qualcosa di così approfondito, quindi, complimenti!

EDIT: ovviamente mi farebbe piacere ricevere il giudizio come recensione alla storia :)
[Edited by blackjessamine 4/24/2019 11:16 AM]
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Post: 115
4/24/2019 11:55 AM
 
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Mi sono resa conto di non averlo specificato, ma anche a me farebbe piacere ricevere il giudizio come recensione della storia.
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Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 12:47 PM
 
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Re: Re:
Mary Black, 24/04/2019 04.42:

Io te lo dico, sto facendo le fusa da circa un'ora, da quando ho letto i risultati xD Non mi aspettavo minimamente questo risultato! Sia perché questa era la terza storia che scrivevo per questo contest, sia perché ne ho stilata metà in treno e l'altra metà mentre chiacchieravo distrattamente con un'amica, ma soprattutto perché c'erano talmente tante storie meravigliose che non ero nemmeno sicura di stare sul podio stavolta! Per tutti questi motivi - e per il punteggio quasi pieno, che con te è già un onore di per sé! - sono felicissima del primo posto! *.*



Ciao, Mary!
Scusa se non tquoto l'intero messaggio, è per snellire. Mi fa piacere leggerti così soddisfatta! Avevo immaginato che quella situazione evidenziata in Stile fosse stata una conseguenza del limite di cinquecento parole. Quanto a Lily, l'ho dunque percepita anche peggiore di quanto in realtà sia! Sarebbe stato interessante leggere tutti i retroscena che hai dovuto omettere (per ora mi accontento di leggere le altre due storie ispirate a questo contest!).
Passerò al più presto per le recensioni premio (e vedrò un po' come orientarmi per la segnalazione).
Alla prossima!

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Giudice*****
4/24/2019 12:53 PM
 
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Re:
mystery_koopa, 24/04/2019 10.01:

Ciao Rosmary!
Grazie mille per il giudizio approfondito, che vorrei ricevere come recensione. A parte questo, però, non posso sicuramente negare di esserci rimasto male, non per i punteggi o il giudizio in sè, ma proprio per il modo in cui la storia è uscita fuori ed è stata poi percepita.

Per quanto riguarda la grammatica mi vergogno tantissimo di me stesso, ho fatto degli errori stupidi oltre che molto gravi e sei stata anche troppo buona, meritavo anche di meno se non la squalifica.
Lo stile... l'hai visto anche tu, ci ho provato a fare qualcosa di più ma mi è uscito pure peggio. Oltre agli errori verbali (per i quali mi hai giustamente penalizzato anche qui, devo dire che la consecutio temporum di questa storia non l'avevo capita bene nemmeno io, ma volevo assolutamente consegnare... ne riparlerò), ho capito anche le tue spiegazioni successive, con le quali concordo totalmente. Probabilmente sì, si tratta di sviste e lo riconosco, ma... ci siamo capiti, ecco.
La citazione e i personaggi seguono lo stesso discorso che avevo interrotto prima: volevo assolutamente partecipare a un contest su un fandom che conosco e frequento poco e su cui non avevo idee, ma proprio per niente. Sì, nell'assegnare gli Oscar mi sono anche divertito, ma non credo ne sia valsa la pena: se una persona qualsiasi consegnasse in un mio contest una storia lontana da ciò che è la richiesta e appena appena aderente al bando giusto per non essere squalificata, credo che cercherei un modo per squalificarla lo stesso, in pratica...
In ogni caso mi è passata la voglia di partecipare ai contest di questa sezione HP. Non per la tua valutazione, non fraintendermi, è stata fatta benissimo e ha criticato giustamente la storia dove c'era da farlo, ma mettendone anche in risalto le parti migliori (grazie per l punteggio pieno del titolo, sai ce ci tengo molto!), ma anche vedendo la classifica generale e le nominations mi sono un po' reso conto che forse sono soltanto io a perderci se scrivo su un fandom che non mi piace poi nemmeno così tanto solo per ricevere una valutazione completa ed esauriente come in giro ce ne sono poche (e questo è sicuramente un merito tuo e delle altre organizzatrici). Poi magari al prossimo contest sarò ancora qui, non so. Di sicuro non sto recriminando nulla, volevo solo esprimere il mio parere.

Grazie per la valutazione e alla prossima, Rosmary, e complimenti a tutte, in particolar modo alle vincitrici di podio e oscar (che poi sono le stesse XD).
mystery_koopa



Ciao, mystery!
Mi dispiace che ci sia rimasto male, davvero, e credo di aver capito il ragionamento fatto sui concorsi – da organizzatrice di contest mi spiace avere un bravo autore in meno (è ovvio!), ma capisco la voglia di dedicarsi a fandom più apprezzati e conosciuti.
Voglio però spendere qualche parola sul discorso della consecutio e dello stile: ci sono tipologie di narrazione oggettivamente più complesse di altre, e ti assicuro che a quasi tutti (e io sono tra questi) succede alle volte di incappare in delle sviste prima di prendere completa dimestichezza con queste strutture. La tua storia non era assolutamente da squalifica (neanche per i personaggi o il prompt, altrimenti mio malgrado avrei dovuto ricorrervi, come purtroppo ho dovuto fare con un'altra storia). Come ho già avuto modo di notare nell'altro contest, hai una grande padronanza della lingua e sai narrare, di conseguenza possiedi le basi perfette per acquisire sempre più dimestichezza con qualsiasi tipo di situazione stilistica.
Riguardo ai personaggi, dal tuo profilo mi è parso di capire che tra i fandom che prediligi vi sono anche le storie originali; a mio avviso questo è emerso in positivo nella caratterizzazione dei personaggi: ad esempio, la complessità della madre di Blaise è frutto di una penna che sa come strutturare un personaggio partendo da zero. E questo valore aggiunto, fuori dal contesto di questo concorso amatoriale (che alla fine è fine a se stesso), è un grandissimo pregio; con questo intendo dire che, fandom o meno, le caratteristiche di un bravo autore trovano sempre il modo di esprimersi.
Passerò al più presto per lasciarti la valutazione come recensione, grazie di aver partecipato e di questo feedback, alla prossima!

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Post: 2,613
Giudice*****
4/24/2019 1:12 PM
 
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udeis, 24/04/2019 10.21:

Grazie mille per il tuo commento così dettagliato, mi fa davvero piacere l'attenzione che dedichi al testo di tutte le storie. Passo a spiegare alcune cose, partendo dall'IC del personaggio.



Ciao, udeis!
Scusa se anche nel tuo caso non quoto l'intero messaggio, è sempre per snellire e anche per rispondere ai tuoi dubbi.
Circa la caratterizzazione, peccato che le cinquecento parole siano risultate poche per esprimere al meglio la tua idea su Peter, perché la trovo molto intrigante e credibile!


Ti ringrazio moltissimo per le correzioni grammaticali, la cosa del trattino non la sapevo per questo l'ho trattato come un normale segno di interpunzione. A proposito cosa intendi per trattino lungo? Sulla mia tastiera c'è questo - o quello basso.



Sulla tastiera non c'è il trattino lungo (o lineetta), va inserito ricorrendo ai "Simboli" dei programmi di scrittura. Qui (è una pagina dell'enciclopedia Treccani) puoi trovare tutte le informazioni utili per distinguere l'utilizzo di – (trattino lungo) dall'utilizzo di - (trattino breve, quello presente sulla tastiera).


"Li avrebbe presi uno per uno lui, Sirius e Remus e avrebbero pagato per James" L'idea era che Peter si riferisse, in entrambe le frasi, solo ai Malandrini che avrebbero pagato per le scelte sconsiderate del loro "capo" scrivere "Li avrebbe presi uno per uno e lui Sirius e Remus avrebbero Pagato per James" mi dà l'impressione che prima si possa riferire ai membri dell'Ordine di cui, in quel momento, gli interessa molto poco. Quindi non saprei davvero bene come renderla. Detto ciò scritta com'è manca di sicuro una virgola.



Ti consiglierei allora di rigirarla così: Li avrebbe presi uno per uno – e lui, Sirius e Remus avrebbero pagato per James, però è solo un'idea!


La metafora del salto e i maledetti tempi verbali: non posso che dire: "mi dispiace". Come ho detto questa storia ha una nascita travagliate e avendo cambiato mille volte la struttura quella metafora è cambiata mille volte insieme alla storia e alla fine qualche pezzo l'ho perso. James che torna indietro per aiutarti ad attraversare è il modo in cui Peter vede James, ma volevo che suonasse come una specie di verità inconfutabile. Insomma, la seconda persona era là proprio perchè la immaginavo proprio come se fosse Peter stesso a dirlo. A parte staccare la frase dal resto hai qualche altro suggerimento per renderla al meglio?



Purtroppo no, volendo conservare la seconda persona. Isolarla visivamente (con un allineamento al centro, ad esempio) credo sia l'unico modo per segnalare al lettore l'eccezionalità dell'espressione.


Ti ringrazio ancora moltissimo per il tuo giudizio: davvero sono felice che qualcuno mi faccia vedere i miei errori così da poter migliorare. Complimenti anche per il contest: mi sono divertita moltissiomo e le storie dei partecipanti sono state tutte molto belle (e ora che le nomination sono state rivelate posso passare a recensirle senza aver paura di tradire involontariamente il segreto).



Grazie a te della partecipazione e di questo feedback! Passerò al più presto a lasciarti la valutazione come rencesione, alla prossima!
[Edited by Rosmary 4/24/2019 1:14 PM]

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