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Febbraio 2019

Last Update: 2/28/2019 9:03 PM
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Giovedì 21 febbraio 2019 - VI Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Dio si volge alla preghiera del misero e non disprezza la sua supplica questo si scriva per la generazione futura e un popolo nuovo darà lode al Signore.»
Salmo 101 (102)


Come vivere questa Parola?

Questi versetti del salmo 102 (102), salmo responsoriale della liturgia odierna sono un aiuto forte alla nostra fede chiamata a diventare fiducia in Dio. Chiaramente il rinnovarsi del nostro cuore in apertura di speranza è promessa di continuo rinnovamento nella lode a Dio dei giorni e delle generazioni che verranno.
Signore anche qui tu mi fai nuova in cuore pur che venga ricordando questa Parola di Dio a incoraggiamento continuo dentro le mie giornate.

La voce di un anonimo
“Per chi vive da vero cristiano la Parola di Dio pregata e vissuta ogni giorno illumina quello che siamo e compiamo in continuo atto d’amore che rende nuovo il cuore e la vita.”

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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Venerdì 22 febbraio 2019 – CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO – Festa

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Salmo Responsoriale


«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla…
Rinfranca l'anima mia, mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.»


Sal 22 (23)


Come vivere questa Parola?
Nella raccolta dei salmi certamente questo è uno dei più conosciuti. Ci è famigliare e ci aiuta a lasciarci guidare su strade dove giustizia verità amore e bellezza di giorni vissuti col Signore illuminano e aprono sempre barchi alla speranza, in qualsiasi condizione fisio psico spirituale ci troviamo.

Signore aiutami a memorizzare al meno qualche versetto del salmo e a lasciarmi guidare da te che parli nella bibbia nella voce del Papa che ora siede sulla cattedra di Pietro, e parla anche nella mia coscienza incoraggiandomi ad accogliere il tuo amore e a viverlo nei confronti dei miei fratelli e sorelle.

La voce di Papa Francesco

“Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore.”



Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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2/22/2019 10:27 AM
 
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Sabato 23 febbraio 2019 - VI Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO


«Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall'invisibile ha preso origine il mondo visibile.»


Eb 11,1-7


Come vivere questa Parola?

Infondi forza questa parola che mette bene a fuoco l’identità della fede. Sì, tutti noi abbiamo bisogno di respirare quella fiducia che è espressione di speranza. Questo testo ci aiuta a intendere quanto fede e speranza siano sorelle gemelle che restano vive e operanti alimentando continuamente la carità.
In questa breve pericope che abbiamo scelto dal bellissimo brano della prima lettura della liturgia odierna, ci spiega molto bene quanto la vera vita dell’uomo può essere un sereno cammino nella luce proprio perché la fede in un Dio che ci ama, la speranza che ne è la diretta conseguenza danno insieme vita a ciò che rinnova continuamente il nostro essere una presenza positiva nel mondo in cui viviamo.

Signore aiutaci ad alimentare e ad approfondire sempre più la nostra fede in modo che diventi respiro di speranza e dunque fiducia di poterci impegnare ogni giorno in ciò che più conta è vivere l’amore.

La voce di un filosofo esistenzialista del nostro tempo

Dal punto di vista cristiano l’amore è atto d’amore. L’amore di Cristo non era solo un fatto interiore ma atto di amore in cui si riassumeva l’intera sua vita.
Soren Kier kergaard



Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA
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2/22/2019 10:29 AM
 
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Domenica 24 febbraio 2019 - VII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro.
E come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro»


Lc 6,27-31


Come vivere questa Parola?

Siamo al cuore del messaggio evangelico, siamo di fronte alle parole che ogni uomo da sempre ha desiderato udire ma che nessuno aveva mai avuto la forza e il coraggio di pronunciare, prima di Gesù. Sono parole intrise di una potenza che sa di divino, è la legge definitiva che mai sarà equiparata e superata, è la leva che solleva il mondo da tutta la sua greve pesantezza e che lo ribalta completamente, sovvertendo la scala dei valori. L’umanità dovrà d’ora in poi confrontarsi con queste parole, non potrà ignorarle. La loro pregnanza e il loro valore assoluto risiedono nell’intrinseca veracità, nell’attendibilità di chi le ha proferite: l’uomo Gesù le ha sottoscritte con la sua vita. Egli ha dimostrato di essere dalla parte della verità, e chi accetta Lui deve accettare anche tutte le sue parole. Il mistero celato nelle profondità di Dio, la sapienza occulta per la quale si sono messi in moto tanti progetti di ricerca, l’elisir d’immortalità che ha acceso di passione morbosa tanti sapienti e pensatori, è racchiuso e mirabilmente presentato da Gesù in questa speciale rivelazione riservata a “voi che ascoltate”. Tra i tanti esami che magari abbiamo dovuto affrontare nella nostra vita, il confronto con queste parole del Signore è il più duro, il più decisivo: ne va della nostra vita, e della vita degli altri. Non della mia vita a discapito di quella degli altri, ma della mia vita e di quella degli altri insieme.

Molte decisioni e comportamenti della nostra vita sono dettati dell’emozione del momento, dal vantaggio momentaneo che posso ricavare da una certa scelta. Oggi voglio provare a fermarmi e a fare un serio esame di coscienza delle mie scelte recenti, per vedere se rispondono a una logica di opportunismo o se sono conformi a quella morale superiore, “eccessiva”, che il Signore mi chiede, e che è in sintonia con le esigenze vere della mia coscienza.

La voce di un politico
Quando Abramo Lincoln conduceva la sua campagna per la presidenza, uno dei più accaniti nemici era un uomo di nome Stanton … Cionostante Lincoln fu eletto Presidente degli Stati Uniti … Venne il giorno in cui dovette scegliere un uomo per coprire la carica più importante fra tutte, quella di “Segretario della guerra”. Potete immaginare chi scelse per ricoprire questo posto? Proprio Stanton! … Così Stanton divenne “Segretario della guerra” di Abramo Lincoln e rese incalcolabili servigi alla nazione ed al Presidente. Non molti anni dopo, Lincoln fu assassinato. Molti elogi furono pronunziati su di lui. Ma di tutte le grandi cose dette intorno ad Abramo Lincoln, le parole di Stanton rimangono fra le maggiori. Stando presso la salma dell’uomo che una volta egli odiava, Stanton, nel discorso funebre che gli fu affidato, si riferì a lui come ad uno degli uomini più grandi che fosse mai vissuto, e disse: “Egli ora appartiene alla storia”. Se Lincoln avesse odiato Stanton, entrambi sarebbero scesi nella tomba come acerrimi nemici. Ma, col potere dell’amore, Lincoln trasformò un nemico in un amico
Martin Luther King.

Commento di Don Enrico Emili
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2/25/2019 2:34 PM
 
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Lunedi 25 febbraio 2019 - VII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». […] Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». […] Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».”

Mc 9,14-29


Come vivere questa Parola?

Appartenere alla cerchia di Gesù non garantisce in automatico l’esaudimento di ogni richiesta: i discepoli sono inermi di fronte al caso di un sordomuto straziato da uno spirito immondo. Spesso, per tanti frequentatori occasionali, andare da “quelli di Gesù”, avvicinarsi cioè alla Chiesa, è lo stesso che rivolgersi ad un’agenzia di servizi da cui aspettarsi precetti, miracoli, sollievo dalle proprie pene. Gesù prende le distanze da questa banalizzazione del suo messaggio: la differenza la fa LA FEDE, e non tutti sanno cos’è la fede. Anche nell’esercizio ministeriale della Chiesa esiste il pericolo di perdersi in ragionamenti che tagliano fuori Gesù da ogni considerazione, esiste un procedere che non è sostenuto dalla consapevolezza interiore, si emettono parole tuonanti che si spengono nell’inconsistenza e si disperdono come frecce scagliate a vuoto, si agisce in nome di uno conosciuto da lontano. Siamo tanto chiacchieroni e poco uomini, quando ci atteggiamo a religiosi che discutono, ragionano, programmano, ratificano, stilano progetti ed emanano norme: c’è tutto un muoversi, un agitarsi, un raggomitolarsi, un perdersi dietro al nulla, un inconcludente raggomitolarsi su se stessi … Occorre chiedersi se veramente procediamo dando retta solo a noi stessi. Occorre chiedersi se conosciamo veramente Colui di cui ci diciamo discepoli. Occorre chiedere e attendere in un silenzio carico di preghiera che la parola sia pronunciata da Colui davanti a cui si inchinano le potenze del cielo e quelle della terra.
E’ molto più semplice indossare i panni di chi dà ordini, che mettersi nella disposizione di chi accetta di ricevere la verità. Il Signore mi educa ponendomi di fronte alla verità di me stesso. Oggi non voglio avvilirmi scoprendo i miei limiti e i miei difetti, quando persone o situazioni evidenzieranno questi lati deboli. Ne trarrò invece l’occasione di rinnovare la mia alleanza con Gesù, che mi vuole uomo fino in fondo e non ripetitore di verità astratte e sganciate dalla vita.

La voce la voce di un Padre
“È testimone adeguato di sé stesso colui che non è conosciuto se non tramite se stesso” Ilario di Poitiers.

Commento di don Enrico Emili
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2/25/2019 2:36 PM
 
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Martedì 26 febbraio2019 - VII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».”

Mc 9,30-37


Come vivere questa Parola?

Gesù trascorre per le strade della Galilea, e i suoi discepoli vivono questa peregrinazione come un corteo trionfale accarezzando nel loro intimo l’allettante prospettiva di spartirsi un potere. Essere un seguace del noto maestro di Nazareth in quel momento doveva dare un certo orgoglio. Ma se anche l’andar dietro a Gesù diventa pretesto per coltivare manie di grandezza, espropriare l’altro per occupare abusivamente un posto importante, godersi i diritti d’autore di un sapere esoterico, si finisce con l’autoproclamarsi esclusi dal Regno e ricadere nel mondo. Gesù coglie la sua Chiesa in un inerte ripiegamento su sé stessa, la vede girare a vuoto mentre si lascia prendere dai confronti, dalle critiche, dalle mormorazioni, dai lambiccati ragionamenti che escludono dall’urgenza della vita e fanno della polemica sterile un’impellenza che vivacizza il quotidiano. Il Signore insegna e profetizza sulla propria vita, e senza rassegnarsi perché sa che un giorno anche loro capiranno, decide di parlare con l’eloquenza di un gesto: prende un bambino, lo mette in mezzo, lo addita ad esempio, utilizza il linguaggio non verbale di un caldo abbraccio e lascia che sia un infante a proferire il magistero più alto, lascia che un anonimo terzo attiri gli sguardi e l’attenzione di tutti, perché si ritrovi la direzione giusta, e come è per i bambini il presente sia uno sbocciare di vita aperto alla speranza.
Nelle nostre conversazioni, forse anche per mancanza di argomenti, finiamo spesso col parlare degli altri, magari in termini di critica o di pettegolezzo. Il mio impegno vuole essere oggi quello di collegare la bocca con il cuore, prima di proferire parola, cercare il vero punto d’incontro con l’altro, ricordare di avere di fronte una persona con una dignità come la mia, volere il suo vero bene, al di là degli argomenti e delle disparità di vedute.

La voce di un PADRE
“Quanto più si abbatte il muro della cupidigia, tanto più si estende il regno della carità” Sant’Agostino.

Commento di don Enrico Emili
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2/26/2019 8:42 PM
 
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Mercoledì 27 febbraio 2019 - VII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».”

Mc 9,38-40


Come vivere questa Parola?

Il vero cristiano non fa del proprio credo una setta o una conventicola di fanatici. È disposto anzi a credere che la verità può germinare spontaneamente anche in chi sta al di là, in chi vive un’esistenza lontana dalle proprie concezioni. Ricordiamo che lo Spirito di verità suscita barlumi della sua potenza anche fra i pagani, come accadde al centurione Cornelio (At 10), e che i Padri parlano di “semi del Verbo” diffusi in tutte le culture e in tutte le epoche. Se il mio occhio è puro, tutto sarà nella luce, e sarà più facile vedere il bene anche nelle iniziative degli altri: non sarò geloso dell’“erba più verde” del mio vicino. Se il mio cuore è abitato dall’amore, sarò indulgente ed accogliente soprattutto nei confronti di chi non porta acqua al mio mulino. I discepoli ancora sono estranei al vero “segreto messianico”, e non sono ancora a loro agio nella città nuova del Regno: scelgono la scorciatoia dello stare arroccati nelle proprie convinzioni, sulla difensiva, e se un altro più carismatico lo considerano un nemico. C’è bisogno di lasciarsi educare da Gesù, perché lo “spirito di corpo” si trasfiguri in vera accoglienza.
Mi chiedo oggi con estrema onestà quante persone posso annoverare tra i miei nemici. Interpello il mio cuore e riconosco la fatica di accettare questi fratelli, di ammetterli nella mia benevolenza. Ricordo chi ero, com’ero poco amabile e forse detestabile anch’io, nella mia lontananza da Dio, e di quanto il Signore sia stato indulgente e buono anche nei miei confronti. È Lui che fa crescere, che misteriosamente e silenziosamente scava nell’intimo trasformandoci col suo Spirito, facendo di noi e di chi ci sta accanto creature nuove.

La voce di un Padre
“La predicazione della verità brilla ovunque e illumina tutti gli uomini che vogliono giungere alla conoscenza della verità”
Ireneo di Lione.


Commento di don Enrico Emili
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2/28/2019 9:03 PM
 
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Giovedì 28 febbraio 2019 - VII Settimana del Tempo Ordinario - Anno Dispari

DALLA PAROLA DEL GIORNO


"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. […] Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri»."


Mc 9,41-50


Come vivere questa Parola?

Per noi che ci sentiamo avanzati nel cammino di fede, che diciamo di conoscere a fondo Gesù, che siamo capaci di profonde esegesi bibliche e di digressioni teologiche, è facile vederci intralciare la strada dai “piccoli”. Anche quando ci porgono un bicchiere d’acqua, ci atteggiamo da spavaldi, li scansiamo con cipiglio e li disprezziamo, pensando di avere cose più importanti da fare. Di qui allo scandalo il passo è breve: la mano si alza per colpire, il piede per calpestare, l’occhio giudica dall’alto in basso con cinismo e fredda razionalità. Gesù ci chiama oggi a vigilare soprattutto nei confronti di coloro che ci vengono affidati, ricordandoci che esiste una complementarità costituzionale tra il lavoro di potatura che riusciamo a fare dentro di noi e la crescita della carità verso il prossimo. “Carità” è amore concreto, amore che si manifesta all’esterno, è la capacità più matura della mia persona quando sa rendere salata la vita dandosi da mangiare agli altri, perché io sia saporito quando l’affamato reclama qualcosa di me.

Non è raro che la mia vita cristiana viaggi su livelli di idealità. Oggi voglio essere più critico e più oggettivo nel valutare i miei comportamenti. È facile essere gentili ed ossequiosi verso quelli che ammiro e considero “grandi”, ma verso i “piccoli” devo fare più attenzione: verificherò il tenore della mia spiritualità proprio laddove mi trovo nella condizione di fare qualcosa per gli altri, quando l’altro mi chiede di essere adulto, e ricorderò che “si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35).

La voce di San Francesco di Sales
“Dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.”



Commento di don Enrico Emili
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