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La Vecia Barbantana

Last Update: 9/6/2018 11:32 PM
9/6/2018 11:32 PM
 
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Buonasera Sorelle! E' da tantissimo tempo che nessuna di noi scrive sul forum, ma so anche che siamo in tante a passare ancora da queste pagine... Per questo motivo ho deciso di condividere con voi una ricerca alla quale ho lavorato nell'ultimo periodo, presa dalla nostalgia per la persona che me ne parlò per la prima volta. Spero che vi possa far piacere ^_^

Il ricordo di questo nome mi risuona nella testa da tempi immemori. "Quella donna è brutta come la Vecia Barbantana!", "Se ti comporti male viene la Vecia Barbantana a prenderti!". Mia nonna aveva origini venete (del resto è nata proprio al confine tra Ferrara e Rovigo da genitori veneti DOC!) e parlava uno strano dialetto che mescolava ferrarese, rodigino e veneziano. Ma quando mi parlava della Vecia Barbantana era chiaro che si trattasse di un retaggio culturale veneto perchè, vi dirò, a Ferrara di questa signora non s'è mai sentito parlare se non da qualche "straniero" (passatemi la virgolettatura [SM=g27824] )

Con il tempo, appassionandomi di leggende e folklore locali, non ho potuto esimermi dal cercare maggiori informazioni su questa figura che avrebbe dovuto terrorizzare noi bambini ma alla quale, in realtà, ho sempre pensato come ad una vecchia signora, un po' bruttarella ma nulla più. Ed ho scoperto che le sue origini sono ben diverse da quelle attribuitele in tempi più recenti.

La Vecia Barbantana è conosciuta in Veneto come una strega molto cattiva, molto brutta e con una discreta gobba sul groppone. Vestita costantemente di nero, s'aggirerebbe di paese in paese alla ricerca di bambini incustoditi al fine di catturarli e mangiarseli. Che ci riesca o meno, una cosa è certa: non sempre pecca di furbizia. Di seguito trovate una favola molto conosciuta sia in Veneto che in Emilia Romagna (in questa seconda regione con alcune varianti: la Vecia è una strega senza nome e il protagonista si chiama Pirinpinpin.)

Pieréto e la Vecia Barbantana
C’era una volta un bambino di nome Pieréto. Un giorno durante una passeggiata vide un bel pero carico di frutti maturi, e pensò tra se: "Adesso mi arrampico sull'albero e mi faccio una scorpacciata di pere", e così fece.
In quel mentre passava di là una vecchia di brutto aspetto: era la Vecia Barbantàna, una strega cattiva che rapiva i bimbi, li metteva nel sacco e poi se lì mangiava.
La strega si fermò proprio sotto l'albero e chiese a Pieréto di buttargli giù una pera.
Ma Pieréto, che aveva sentito parlare di questa vecchia, le rispose: "No, perché tu sei la Vècia Barbantàna e mi metterai nel sacco". Siccome la vecchia insisteva, Pieréto cedette e le buttò giù un peréto. Ma non appena si mosse, perse I'equilibrio, scivolò e cadde giù dall'albero.
Povero Pieréto! La vecchia non esitò: lo prese e lo ficcò subito dentro al suo sacco per mangiarselo a casa in tutta calma.
Cammina, cammina, quando fu a metà strada, la strega avvertì un certo mal di pancia, così appoggiò il sacco ad una siepe e se ne andò nel campo di granoturco a fare i suoi bisogni.
Pieréto, che si rese conto dell'occasione, preso il coltello dalla tasca, tagliò un po' il sacco da un lato e si liberò. Poi lesto lesto andò a cercare alcune grosse pietre e le infilò dentro al sacco, affinché la vecchia non si accorgesse di nulla. Appena tornata, la strega raccolse il sacco e proseguì per la sua strada, senza notare la differenza.
Raggiunta la sua casa, accese subito un fuoco e preparò un bel pentolone grande pieno di acqua, perché aveva un certo languorino e voleva mangiarsi Pieréto.
Quando l'acqua fu bollente, prese il sacco e lo svuotò dentro la pentola. Così le pietre, cadendo di peso dentro l'acqua, schizzarono gocce bollenti sulla strega, scottandola tutta.
Nel frattempo Pieréto era scappato a casa e aveva raccontato l'accaduto. E quando arrivò la notizia che la strega era morta, tutti si misero a fare festa.

(www.scuolafaunistica.it)

Per saperne di più su di lei, però, occorre cercare nel libro "Fole Lilole": qui lo scrittore Dino Coltro racconta che a Roverchiara (VR) molti anni fa, per evitare che i bambini si avvicinassero troppo alle rive delle fiume, si usasse dir loro che in quei luoghi, per la precisione in una tana nascosta sotto l'argine Roverchiaretta, vivesse la Vecia Barbantana, conosciuta anche con il nome di "Dona Selvatica" o, addirittura "Bestia" poichè, oltre a gridare costantemente ed emettere suoni nient'affatto gradevoli, pareva esser per metà donna e per metà serpente. Custode, quindi, delle acque, come le sue "colleghe" anguane, non amava esser distrubata e, quando ciò accadeva, non si faceva scrupoli a divorare le proprie vittime. Di esse manteneva solamente le ossa che soleva poi piantare nel terreno: da esse nascevano gli arbusti di sanguinello.

Questo discorso sulle ossa, sulle urla e sul luogo in cui vivrebbe la Vecia mi hanno immediatamente portato alla mente la figura della Loba!

"C'è una vecchia che vive in un luogo nascosto che tutti conoscono ma pochi hanno visto. Come nelle favole dell'Europa Orientale, pare in attesa di chi si è perduto, di vagabondi e cercatori.
E' circospetta, spesso pelosa, sempre grassa, e desidera evitare la compagnia. Emette suoni più animaleschi che umani.
Dicono che viva tra putride scarpate di granito nel territorio indiano di Tarahumara. Dicono sia sepolta alla periferia di Phoenix, vicino a un pozzo. Dicono che è stata vista in viaggio verso il Monte Alban su un carro bruciato, con il finestrino posteriore aperto. Sta accanto alla strada poco distante da El Paso, dicono; cavalca impugnando un fucile da caccia insieme ai coltivatori verso Morelia, Messico; l'hanno vista avviarsi al mercato di Oaxaca con strane fascine sulle spalle. Ha molti nomi: La Huersera, La Donna delle Ossa; La Trapera, La Raccoglitrice, La Loba, La Lupa.
L'unica occupazione della Lupa è la raccolta delle ossa. Notoriamente raccoglie e conserva in particolare quelle che corrono il pericolo di andare perdute per il mondo."

(Da "Donne che corrono coi lupi", Clarissa Pinkola Estés)

La Vecia Barbantana, pertanto, altro non sarebbe che il retaggio nostrano di quella Donna Selvaggia che cerca di salvare tutti coloro che si perdono, al fine di donar loro nuova vita.

Nelle zone montane e pedemontane del Veneto, sempre con il nome di Vecia Barbantana, si indica un'altro tipo di figura femminile, conosciuta anche come Redosega (da Erodiade, dea lunare), Vecia Marantega (da Mater Antiqua), Vecia Cuca o Donaza. Protettrice delle filatrici, la si poteva incotrare sempre con un fuso tra le mani, quello sul quale soleva avvolgere il filo delle vite atrui, esattamente come la Parca Lachesi. In quanto connessa alla divinità femminile lunare (motivo per cui le sue vesti sono nere), si dice che fosse proprio durante le notti del periodo natalizio che solesse scendere giù per i caminetti in modo da raggiunger le case altrui, recando "in dono" carbone, cenere e.. indovinate un po'? Ossa.
Per evitare di ricevere una sua poco gradita visita gli abitanti della casa bagnavano la catena del focolare con dell'acqua benedetta.

Nel libro "Revine Lago, misteri, storie e leggende" di Lucio Tarzariol leggiamo inoltre che, nel trevigiano, la Redosega era solita passare dinnanzi alle case altrui, dopo il tramonto del 5 gennaio, per vedere se vi fosse qualche donna intenta ai lavori quali cucito, maglia, uncinetto o semplice filatura della lana: non voleva, in alcun modo, che questo accadesse! Proprio per questo motivo, se una malcapitata veniva sorpresa in simili lavori, nottetempo la Vecia avrebbe provveduto a tagliarle tutti i capelli. Questo gesto non ricorda anche a voi il taglio del filo di Atropo?

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Dream on... dream until the dream comes true...

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