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Il «datagate» dei Testimoni di Geova.

Ultimo Aggiornamento: 07/08/2018 00.12
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11/07/2018 10.40
 
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Corte Ue: rispettino la privacy
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito oggi che «l'attività di predicazione porta a porta dei membri della comunità dei testimoni di Geova non rientra tra le eccezioni previste dal diritto dell'Unione in materia di protezione dei dati personali». In altre parole, i predicatori della comunità devono rispettare le norme Ue in materia di protezione dei dati personali (disciplinate dalla direttiva 46 del 1995) perché i suoi membri entrerebbero in possesso di informazioni sensibili dei cittadini, dall’orientamento religioso all’indirizzo di casa.

La sentenza risponde alla domanda di pronuncia pregiudiziale (l’interpretazione di una questione giuridica ai sensi del diritto Ue) avanzata dalla Corte ammistrativa suprema della Finlandia, per accertare se i membri della comunità religiosa fossero - o meno - soggetti alle regole europee in materia. La controversia risale al 2013, quando la Commissione finlandese per la protezione dei dati (istituzione analoga al nostro Garante per la privacy) ha vietato alla comunità locale dei Testimoni di Geova di raccogliere e trattare dati personali durante la propria attività di predicazione porta a porta.

Le origini delle causa: «Ci mappano»
I testimoni di Geova sono un’organizzazione religiosa internazionale, con sede negli Stati Uniti e circa 8 milioni di seguaci in tutto il mondo (250mila solo in Italia, stando al portale ufficiale del gruppo).
Ma in che maniera avrebbero accesso a informazioni sensibili sui cittadini che interpellano con la propria predicazione porta a porta? Nella sua sentenza, la Corte spiega che i predicatori «prendono appunti sulle visite effettuate a persone che né essi, né la comunità conoscono» . I dati in questione, si legge, «possono comprendere il nome e l'indirizzo delle persone contattate porta a porta e informazioni sul loro credo religioso e sulla loro situazione familiare». Le informazioni sono raccolte sotto forma di promemoria, in vista di una visita successiva, «senza che le persone interessate vi abbiano acconsentito o ne siano state informate». Il “database” costruito così permetterebbe alla comunità dei testimoni di Geova di organizzare e coordinare l’attività di predicazione porta a porta, «predisponendo mappe sulla cui base sarebbe realizzata una ripartizione in zone tra i membri predicatori» e «tenendo schedari sui predicatori e sul numero di pubblicazioni della comunità diffuse da questi ultimi». I cittadini che respingono i predicatori alla porta finiscono invece «in un elenco delle persone che hanno espresso la volontà di non ricevere più visite da parte dei membri predicatori; i dati personali che figurano in tale elenco sarebbero utilizzati dai membri della comunità».

A chi si applica il Regolamento sulla protezione dei dati?
La tre conclusioni della sentenza
Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale della Corte Paolo Mengozzi fissa tre principi: a) l’attività di predicazione porta a porta dei membri della comunità non è esente dalle regole Ue, b) si può considerare «archivio» l’insieme dei dati raccolti dai predicatori e c) il diritto Ue consente di considerare anche una comunità religiosa come responsabile del trattamento di dati personali. Nell’ordine, l’attività di raccolta dati viene sottoposta alla direttiva Ue perché «non costituisce un'attività esclusivamente personale o domestica», come sosteneva la comunità finlandese dei Testimoni di Geova. Si può parlare di «archivio» perché, pur in assenza di un processo di automatizzazione, la comunità acqusisce un «insieme di dati personali raccolti nell'ambito di un'attività di predicazione porta a porta e contenente nomi, indirizzi e altre informazioni riguardanti le persone contattate porta a porta», a loro volta «strutturati secondo criteri specifici che consentono, in pratica, di recuperarli facilmente per un successivo impiego». Infine, una comunità religiosa «può essere considerata responsabile del trattamento anche qualora essa non abbia direttamente accesso ai dati personali rilevati dai suoi membri». In altre parole, anche se la comunità non incarica nessuno formalmente, basta che si «eserciti un'influenza effettiva sull'attività di raccolta e di trattamento dei dati personali» per essere giudicati responsabili del trattamento.

Fonte: www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-07-10/il-datagate-testimoni-geova-corte-ue-rispettino-privacy-145817.shtml?uuid=...
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11/07/2018 11.17
 
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In parole povere per un povero sciocco ?
Cosa è cambiato ? [SM=g2037509]
Non ci ho capito nulla
11/07/2018 12.38
 
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Non cambia niente a mio avviso perchè è già molto che non c'è piu il foglietto delle note 'di casa in casa'
Se il padrone di casa è assente mi devo ricordare che, ad es, al 4to piano porta a dx devo tornare per cercare di contattarlo.. certo ci vuole una qual certa buona memoria ma si è in due e così è piu facile.
se invece parlo con la persona e propongo di tornare per parlare di un argomento e lui accetta è come se avessi il consenso del padrone di casa, mi prendo un appunto del tipo 4to piano porta dx tornare per parlare di questo&quello.

non penso che cambi molto da come facciamo ora...
staremo a vedere se ci consigliano diversamente.
11/07/2018 12.56
 
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[SM=g7364] finalmente [SM=g7364]
Prendere le note per me era un incubo.
Tra le note che perdevo e quelle che non riuscivo a rileggere mi sono tolto un grande problema [SM=g8930]

Da domani niente piu note [SM=g27990]
Fino ad oggi le ho continuate a prendere solo perche mi tartassavano che volevano le note quando mandavo qualcuno sui miei territori [SM=g8930]
11/07/2018 13.00
 
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Re:
Da quanto leggo, le note devono restare personali e non passate ad altri in congregazione.

Simon
11/07/2018 13.02
 
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11/07/2018 13.05
 
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Giandujotta.50, 11/07/2018 13.02:

Antony, ma in questi ultimo mi anni ti sei un po distratto? [SM=g27987]




[SM=x1408428]
[Modificato da Anthony.Sidra 11/07/2018 13.20]
13/07/2018 11.11
 
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Re:
Giandujotta.50, 11/07/2018 12.38:

Non cambia niente a mio avviso perchè è già molto che non c'è piu il foglietto delle note 'di casa in casa'


[SM=g2037509] Personalmente non ne sono così sicuro. Rileggendo meglio la sentenza e le motivazioni finali credo che in Europa cambieranno un po' di cose circa la predicazione.

In sostanza non è il modo con cui raccogliamo dati personali, ma il fatto stesso che li raccogliamo.

Riporto l'ultima frase dell'articolo: Infine, una comunità religiosa «può essere considerata responsabile del trattamento anche qualora essa non abbia direttamente accesso ai dati personali rilevati dai suoi membri». In altre parole, anche se la comunità non incarica nessuno formalmente, basta che si «eserciti un'influenza effettiva sull'attività di raccolta e di trattamento dei dati personali» per essere giudicati responsabili del trattamento.

Almeno, così ho capito io. Lascio volentieri la parola a qualcuno più esperto in materia.
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13/07/2018 11.52
 
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Immagino che a questo punto l'onere del “ricontatto” debba essere spostato in larga misura sul territorio stesso e non più sul proclamatore, l'impraticità del ricordare a memoria i nominativi di chi ha mostrato un certo grado di interesse può a questo punto essere risolta attraverso meccanismi di autorizzazione del genere più vario anche ovviamente con l'ausilio dell'informatica.

Ci sono però secondo me diverse ragioni per le quali questa decisione potrebbe essere incostituzionale e vedersi ribaltata in sede giudiziaria anche in ambito europeo. Appurato infatti che i “dati personali” raccolti non vengono collezionati in alcun archivio centrale ma finiscono unicamente in un quaderno degli appunti ad esclusivo uso privato viene messa in discussione la libertà individuale di quello che si può o non si può scrivere sul proprio “diario”, peggio ancora se questa limitazione avviene solo per i membri di una particolare religione.

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«Ogni istinto è assetato di dominio, e come tale cerca di filosofare» FRIEDRICH NIETZSCHE, Al di là del bene e del male
13/07/2018 12.00
 
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Re: Re:
(SimonLeBon), 11/07/2018 13.00:

Da quanto leggo, le note devono restare personali e non passate ad altri in congregazione.

Simon




In sostanza è tutto qui. Condivido.

Scrivere per conto proprio che Tizio abita a Via Manzoni 115 non è reato: se metto il mio nome fuori la porta accetto la responsabilità che chiunque lo legga, e se vuole pure scriverlo sono fatti suoi. Purché costui non passi questa informazione a qualcun altro.

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13/07/2018 12.12
 
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Re: Re: Re:
EverLastingLife, 13/07/2018 12.00:




In sostanza è tutto qui. Condivido.

Scrivere per conto proprio che Tizio abita a Via Manzoni 115 non è reato: se metto il mio nome fuori la porta accetto la responsabilità che chiunque lo legga, e se vuole pure scriverlo sono fatti suoi. Purché costui non passi questa informazione a qualcun altro.




E invece no purtroppo, la predicazione porta a porta secondo questa decisione non è considerata un'attività svolta a titolo personale bensì di tipo istituzionale, la confessione religiosa è cioè responsabile dei dati raccolti anche se questi non vengono condivisi con nessuno diverso dal singolo soggetto che li appunta. Potrei sbagliarmi ovviamente però il senso della sentenza e la sua a mio parere incostituzionalità risiedono proprio nel fatto che predicare non è considerata un'attività svolta a titolo personale. Ribadisco, opinione mia.

«In today’s judgment, the Court of Justice considers, first of all, that door-to-door preaching by members of the Jehovah’s Witnesses Community is not covered by the exceptions laid down by EU Law on the protection of personal data. In particular, that activity is not a purely personal or household activity to which that law does not apply. The fact that door-to-door preaching is protected by the fundamental right of freedom of conscience and religion enshrined in Article 10(1) of the Charter of Fundamental Rights of the European Union, does not confer an exclusively personal or household character on that activity because it extends beyond the private sphere of a member of a religious community who is a preacher.»

fonte:

curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2018-07/cp1801...
[Modificato da kierkegaard1 13/07/2018 12.15]

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«Ogni istinto è assetato di dominio, e come tale cerca di filosofare» FRIEDRICH NIETZSCHE, Al di là del bene e del male
13/07/2018 12.20
 
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Qui in italiano il testo integrale della sentenza:

curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d2dc30dd69fb95f0039e46a598d8968a01bdb870.e34KaxiLc3qMb40Rch0SaxyOa3v0?text=&docid=203822&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&ci...
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13/07/2018 12.32
 
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Qui il comunicato stampa in italiano

curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2018-07/cp1801...

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«Ogni istinto è assetato di dominio, e come tale cerca di filosofare» FRIEDRICH NIETZSCHE, Al di là del bene e del male
13/07/2018 12.41
 
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Re: Re: Re: Re:
kierkegaard1, 13/07/2018 12.12:




E invece no purtroppo, la predicazione porta a porta secondo questa decisione non è considerata un'attività svolta a titolo personale bensì di tipo istituzionale, la confessione religiosa è cioè responsabile dei dati raccolti anche se questi non vengono condivisi con nessuno diverso dal singolo soggetto che li appunta. Potrei sbagliarmi ovviamente però il senso della sentenza e la sua a mio parere incostituzionalità risiedono proprio nel fatto che predicare non è considerata un'attività svolta a titolo personale. Ribadisco, opinione mia.

«In today’s judgment, the Court of Justice considers, first of all, that door-to-door preaching by members of the Jehovah’s Witnesses Community is not covered by the exceptions laid down by EU Law on the protection of personal data. In particular, that activity is not a purely personal or household activity to which that law does not apply. The fact that door-to-door preaching is protected by the fundamental right of freedom of conscience and religion enshrined in Article 10(1) of the Charter of Fundamental Rights of the European Union, does not confer an exclusively personal or household character on that activity because it extends beyond the private sphere of a member of a religious community who is a preacher.»

fonte:

curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2018-07/cp1801...



Neanch'io sono un avvocato, quindi potrei sbagliare. Esprimo solo quella che mi pare un'ovvietà.

Se mi chiamo Mario Rossi e scrivo il mio nome fuori al palazzo in cui abito, gli altri sono autorizzati a leggerlo?



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13/07/2018 13.09
 
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Sfondi una porta aperta, il problema è che il distinguo tra attività svolta titolo a personale (autorizzazione del trattamento dei dati esente) e attività di tipo istituzionale (religiosa in questo caso, autorizzazione del trattamento dati non esente) è descritta a chiare lettere.

Ti dirò di più, a questo punto una delle conseguenze è che il rapporto di servizio potrebbe diventare “obbligatorio” a norma di legge! Perché se ogni attività religiosa dei semplici membri fosse per natura “istituzionale” saremmo di fronte alla follia più smodata, quindi le attività religiose istituzionali vanno separate da quelle non istituzionali anche per una forma di tutela della congregazione stessa che potrebbe vedersi ritenuta responsabile per comportamenti dei membri avvenuti in ambito “istituzionale”.

Non ha senso? Certo che non ce l'ha
[Modificato da kierkegaard1 13/07/2018 13.10]

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«Ogni istinto è assetato di dominio, e come tale cerca di filosofare» FRIEDRICH NIETZSCHE, Al di là del bene e del male
13/07/2018 14.18
 
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Re: Re: Re:
EverLastingLife, 13/07/2018 12.00:




In sostanza è tutto qui. Condivido.

Scrivere per conto proprio che Tizio abita a Via Manzoni 115 non è reato: se metto il mio nome fuori la porta accetto la responsabilità che chiunque lo legga, e se vuole pure scriverlo sono fatti suoi. Purché costui non passi questa informazione a qualcun altro.




Eh no

Chiunque può leggerlo ma non sei autorizzato a scriverlo=raccogliere DATI.

Lo puoi fare SOLO con il consenso SCRITTO (e non a parole che potrebbe rimangiarsi) e FIRMATO del padrone di casa

Tu pensa che ad esempio un postino può essere condannato se ti deve recapitare ad esempio una raccomandata o simili di atti giudiziari o pagamenti o altro ancora se lo lascia FUORI dalla tua cassetta delle lettere perchè chiunque può vedere il tuo nome e capire che tu hai un atto giudiziario o cosa vuoi tu.
E' denunciabile.
[Modificato da giusyforever 13/07/2018 14.20]
13/07/2018 14.28
 
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Re: Re: Re: Re:
giusyforever, 13/07/2018 14.18:




Eh no

Chiunque può leggerlo ma non sei autorizzato a scriverlo=raccogliere DATI.

Lo puoi fare SOLO con il consenso SCRITTO (e non a parole che potrebbe rimangiarsi) e FIRMATO del padrone di casa

Tu pensa che ad esempio un postino può essere condannato se ti deve recapitare ad esempio una raccomandata o simili di atti giudiziari o pagamenti o altro ancora se lo lascia FUORI dalla tua cassetta delle lettere perchè chiunque può vedere il tuo nome e capire che tu hai un atto giudiziario o cosa vuoi tu.
E' denunciabile.



Non siamo avvocati, come ripeto quello che sto dicendo è opinabile.

Che differenza c'è fra leggere e scrivere, se sono sempre io l'attore? L'importante è non passare "pizzini" a terzi. Se esistesse un diritto alla riservatezza di quel dato (un cognome e una residenza), non potrei nemmeno leggerlo (corollario => Mario Rossi non dovrebbe mettere fuori al palazzo il proprio nome).


[Modificato da EverLastingLife 13/07/2018 14.30]

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13/07/2018 14.30
 
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Re: Re: Re: Re:
giusyforever, 13/07/2018 14.18:




un postino può essere condannato se ti deve recapitare ad esempio una raccomandata o simili di atti giudiziari o pagamenti o altro ancora se lo lascia FUORI dalla tua cassetta delle lettere perchè chiunque può vedere il tuo nome e capire che tu hai un atto giudiziario o cosa vuoi tu.
E' denunciabile.




Vero, ma perché in questo caso gli estranei verrebbero a sapere che ho ricevuto un atto giudiziario che è evidentemente una informazione riservata. Non che io abito là, questo lo sanno già. Come ripeto, se affiggo una targa col mio nome fuori casa mia, diventa di dominio pubblico e ne sono consapevole.
[Modificato da EverLastingLife 13/07/2018 14.31]

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13/07/2018 15.13
 
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No attenzione, non stiamo semplicemente parlando di raccogliere nominativi esposti in piena vista su un campanello MA di associare quei nomi a dati personali di qualche tipo. È logico che l'elenco telefonico è utilizzabile da chiunque! Il punto non è tanto l'elenco di nomi e indirizzi quanto l'esistenza di una lista informata da elementi quali il credo religioso, l'argomento di interesse, quale giorno preferirebbe essere rivisitato etc.etc.
Comunque sia nessuno qui me compreso mi pare abbia titoli per fare asserzioni definitive, aspettiamo e vediamo.

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13/07/2018 15.22
 
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Re:
kierkegaard1, 13/07/2018 15.13:

No attenzione, non stiamo semplicemente parlando di raccogliere nominativi esposti in piena vista su un campanello MA di associare quei nomi a dati personali di qualche tipo. È logico che l'elenco telefonico è utilizzabile da chiunque! Il punto non è tanto l'elenco di nomi e indirizzi quanto l'esistenza di una lista informata da elementi quali il credo religioso, l'argomento di interesse, quale giorno preferirebbe essere rivisitato etc.etc.



Così ha più senso. Si potrebbe scrivere ad esempio "Mario Rossi, via Manzoni 15" ma non "Mario Rossi, via Manzoni 15, cattolico, 35 anni, vedovo da poco".

Comunque dubito anche di questo, alla fin fine qualunque informazione raccolta a titolo personale, se non diffusa ad altri, non vedo proprio come possa configurare la violazione della privacy. Se cioè Mario Rossi mi racconta di essere rimasto vedovo da poco, lo sento con le mie orecchie: lecito; me lo scrivo su un pezzo di carta che non consegno a nessuno: illecito?


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