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nuovo articolo: I TESTIMONI DI GEOVA E GLI ABUSI SUI MINORI

Last Update: 7/26/2018 5:55 PM
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6/24/2018 11:54 PM
 
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ABUSI SUI MINORI: COME VENGONO SANZIONATI I TRASGRESSORI

I testimoni di Geova seguono una procedura particolareggiata e rigorosa nel sanzionare i rei di abusi sessuali su minori in seno alla propria confessione di fede, nella consapevolezza che


Quelli che sono stati molestati sessualmente spesso lottano per anni per superare il conseguente trauma emotivo. Perciò chi molesta dei bambini è soggetto a severa disciplina e restrizioni da parte della congregazione – Torre di Guardia 1/1/97 pag. 29.



Abbiamo dunque un altro motivo per il quale si parla tanto di abusi nella letteratura WT pubblica e privata, ovvero perché ciò faccia sperabilmente da deterrente e da freno inibitore. I Testimoni sono noti per la loro ortodossia morale, per un rigore che non si lascia condizionare in alcun modo dall’evoluzione dei costumi sociali. Fino ad un secolo fa sarebbe stato impensabile che la Chiesa Anglicana, per esempio, tollerasse il sesso prematrimoniale o i rapporti gay. Eppure oggi (fra gli anglicani, come in altre confessioni che si definiscono cristiane) avviene proprio questo. Atteggiamenti un tempo condannati come antiscritturali sono oggi largamente diffusi e accettati. Nessun fenomeno del genere è riscontrabile fra i testimoni di Geova, che, a costo di apparire retrogradi, applicano coerentemente il medesimo codice morale sin dalla loro nascita. Essi sono anche noti per la severità con cui trattano i peccatori impenitenti, ai quali è precluso ogni contatto sociale non necessario con i fedeli.

È illogico supporre che l’Organizzazione badasse ad espellere ladri, adulteri inveterati o spacciatori di sostanze allucinogene e pensasse invece di proteggere i pedofili, come se avesse qualche bizzarro interesse a tenerseli stretti. Va anche rilevato che fra i testimoni di Geova coloro che prendono la direttiva, gli anziani, sono nella maggioranza dei casi sposati e hanno dei figli, e che essi hanno la responsabilità di giudicare (se necessario fino al provvedimento estremo dell’espulsione) i peccatori che operano all’interno della propria congregazione. Le congregazioni sono piccole comunità di testimoni di Geova, generalmente in numero non superiore al centinaio. Per quale motivo gli anziani dovrebbero lasciare che gli abusatori agiscano indisturbati, col rischio di esporre al pericolo anche i loro stessi figli?

Ecco perché ‘non’ avviene in alcun modo che gli abusi siano celati, minimizzati o tollerati, e che all’opposto siano sanzionati con tutti gli strumenti che le Scritture mettono a disposizione. Quando si è in presenza di un peccato grave attestato dalla confessione spontanea del trasgressore, dalla testimonianza oculare di almeno due persone o da altre prove incontrovertibili, gli anziani provvedono a formare un comitato giudiziario che ha l’obiettivo di verificare il grado di pentimento dell’accusato. Se quest’ultimo è ritenuto sufficiente, il comitato si conclude con una riprensione privata (alla presenza del solo trasgressore), o davanti agli astanti (alla presenza dei conservi che egli può aver offeso con la propria condotta), o nei casi più gravi e passibili di turbare la pace della congregazione, con una riprensione pubblica: viene annunciato che l’individuo è stato ripreso da un comitato giudiziario [69] . Ed è senza dubbio il caso delle molestie sui minori:


“Mentre vi sono molte situazioni nelle quali sarebbe saggio annunciare la riprensione alla congregazione, due di queste sono state specificamente menzionate alla Scuola di Ministero del regno: […] (2) Se la trasgressione ha coinvolto molestie sessuali ad un bambino, l’annuncio di riprensione servirebbe per proteggere la congregazione, indicando che, per quanto riguarda il trasgressore pentito, non va tutto bene” - circolare 15/02/2002 a tutti i corpi degli anziani. [70]




“Nel caso in cui la trasgressione commessa potrebbe rientrare tra gli abusi sessuali su minori, annunciare la riprensione del trasgressore pentito servirà a proteggere la congregazione.” - Pascete il gregge di Dio 5:20.



Quale ulteriore monito per il molestatore e la congregazione, una riprensione giudiziaria può essere seguita, a distanza di qualche tempo, da un discorso pubblico [71] . Gli anziani possono inoltre informare in privato i genitori della situazione:


“Se la filiale stabilisce che un individuo è da considerare un “predatore”, i genitori che hanno figli minorenni dovranno essere avvertiti del pericolo, in modo che possano prendere le misure necessarie per proteggere i propri figli. In casi del genere, e solo dopo aver ricevuto direttive e istruzioni dal Reparto Servizio, due anziani saranno incaricati di fare visita ai genitori con figli minorenni per metterli in guardia”. - circolare 1/10/2012 a tutti i corpi degli anziani § 13.




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NOTE IN CALCE

[69] Pascete il gregge di Dio 7:18 - 7:34.

[70] Citazione originale: “While there are many situations in which it would be wise to announce the reproof to the congregation, two were specifically mentioned at the Kingdom Ministry School: […] (2) If the offense involved the sexual molestation of a child, an announced reproof would serve to protect the congregation, indicating that not all is well with the repentant wrongdoer.”

[71] Pascete il gregge di Dio 5:23.


[Edited by EverLastingLife 6/29/2018 11:27 PM]

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POZIONI APPROVATE IN ATTESA DI COMPRARE GLI INGREDIENTILegacy of Magic - Forum d...gli7/11/2019 9:04 PM by Amaia00
Una parola sui riti di inizioViva Gesù e Mariasui6/22/2019 1:48 PM
gli avvenimenti di Dicembre che mi hanno impressionato di piùIpercaforumgli7/12/2019 9:42 PM by pliskiss
6/24/2018 11:55 PM
 
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Laddove non si ravvisano segni di pentimento, la sanzione massima prevista è quella della disassociazione: al trasgressore, ormai un ex-testimone di Geova, viene precluso ogni contatto non necessario con i membri della confessione di fede. Come già osservato, questa misura costituisce nella sua severità un baluardo difficilmente aggirabile da parte del trasgressore, che di fatto si vede tagliare i ponti con le sue potenziali vittime [72] .

Una forma di disciplina intermedia è la segnatura (2 Tessalonicesi 3:14): essa scatta quando un individuo, pur non incorrendo in un peccato grave (molestie o peggio), mette in atto comportamenti giudicati rischiosi [73] ; ad esempio, essendo noto come ex-molestatore di minori, laddove ignorasse l’esplicita ammonizione di non accompagnarsi ai bambini. La segnatura costituisce un avvertimento per la congregazione di non coinvolgere l’individuo nelle proprie iniziative di svago (es. inviti a pranzo), mentre non influisce sulle attività spirituali e sui normali rapporti sociali. Quando si informa la congregazione che c’è stata una segnatura, contrariamente ad una disassociazione o ad una riprensione, il nome dell’individuo non viene fatto ma - di nuovo - gli anziani, se appropriato e dietro indicazioni della filiale locale, possono avvertire i genitori del potenziale pericolo esistente nella congregazione.

Si noti che tutte queste misure non perdono efficacia se il molestatore o l’ex-molestatore dovesse decidere di cambiare congregazione, dato che gli anziani della congregazione di origine menzionano il problema per iscritto a quelli della nuova.


La nostra politica è sempre quella di inviare una lettera di presentazione, quando un proclamatore si sposta in un'altra congregazione. È imperativo che ciò avvenga quando uno che è noto per essere stato un molestatore di bambini si trasferisce. Il segretario dovrebbe scrivere per conto degli anziani al corpo di anziani della nuova congregazione e illustrare la situazione personale del proclamatore e che cosa hanno fatto gli anziani nella vecchia congregazione per aiutarlo. Qualsiasi necessaria precauzione deve essere fornita al corpo degli anziani della nuova congregazione. - circolare 14/03/1997 a tutti i corpi degli anziani. [74]




Quando un individuo conosciuto come molestatore di bambini si trasferisce in un’altra congregazione, il comitato di servizio della congregazione di origine dovrebbe inviare una lettera di presentazione descrivendo in maniera esauriente i suoi precedenti e la sua situazione attuale. Eventuali lettere della filiale riguardanti il molestatore non dovrebbero essere fotocopiate né inviate alla nuova congregazione. Tuttavia la nuova congregazione dovrebbe essere chiaramente informata di eventuali restrizioni imposte dalla filiale. Si dovrebbe inviare alla filiale una copia della lettera di presentazione. - Pascete il gregge di Dio 12:20



Se il pedofilo si trasferisce, dunque, la sua malsana reputazione lo segue a ruota. Gli anziani della vecchia congregazione scriveranno una lettera a quelli della nuova informandoli della situazione; si noti che ciò vale indipendentemente dal fatto che l'individuo noto come molestatore sia disassociato o meno. Le direttive impongono agli di scrivere una lettera alla congregazione di trasferimento persino se il pedofilo è detenuto e viene spostato da un carcere a un secondo carcere che si trova nel territorio della nuova congregazione [75] , malgrado in queste condizioni sia evidentemente impossibilitato a far danni.

La documentazione che riguarda gli abusi merita un rilievo a parte. Che si tratti di disassociazione o di riprensione giudiziaria, o anche in presenza di accuse dubbie o non dimostrabili, ogni relazione o lettera sul caso viene custodita in busta chiusa negli archivi della congregazione, a tempo indeterminato e anche se l’individuo viene riassociato [76] . Questa ulteriore misura cautelare non si applica di norma a trasgressioni diverse dagli abusi sui minori.



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NOTE IN CALCE


[72] L’accusato, se ritiene che la decisione di disassociarlo non sia giusta, può appellarsi ed ottenere che il suo caso sia esaminato da un secondo comitato; se il secondo comitato conferma la sentenza del primo, può ulteriormente appellarsi scrivendo direttamente alla filiale dei testimoni di Geova del proprio paese (circolare 26/6/14 a tutti i corpi degli anziani, pag.1).

[73] Pascete il gregge di Dio 12:1 - 12:3.

[74] Citazione originale: “It would be appropriate for elders to give kindly cautions to any who are doing things that may be a temptation or a cause for concern to others in the congregation.… our policy is always to send a letter of introduction when a publisher moves to another congregation. It is imperative that this be done when one who is known to have been a child molester moves. The secretary should write on behalf of the elders to the new congregation's body of elders and outline this publisher's background and what the elders in the old congregation have been doing to assist him. Any needed cautions should be provided to the new congregation's body of elders.”

[75] Circolare del 1/10/2012 a tutti i corpi degli anziani, § 16.

[76] Circolare del 1/9/2017 a tutti i corpi degli anziani, pagina 5 punto 20.
[Edited by EverLastingLife 6/29/2018 11:32 PM]

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6/25/2018 12:01 AM
 
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Vincoli nell’assegnazione di incarichi di responsabilità. Lo sdegno che accompagna i mesti episodi di cronaca sugli abusi perpetrati da ecclesiastici della cristianità è aggravato dal fatto che i responsabili spesso rimangano al loro posto, continuando ad esercitare le proprie funzioni spirituali e morali, oppure che ciò sia stato tollerato per un tempo troppo lungo prima della loro destituzione, dando quindi la possibilità agli abusatori di persistere nei loro aberranti vizi privati. Che si può dire della prassi interna dei testimoni di Geova? Ecco un succinto schema che lo indica:

- un testimone di Geova con incarichi di responsabilità (nominato) colpevole di abusi viene immediatamente rimosso dai propri privilegi di servizio;
- in presenza di un’accusa comprovata di molestie su minori, con rarissime e motivate eccezioni [77] a nessun testimone viene mai affidata (o ri-affidata) alcuna mansione di responsabilità nella congregazione, nemmeno di minima entità, per il resto dei suoi giorni.

Così si pronunciano le pubblicazioni:


È vero che non tutti quelli che hanno molestato bambini commetteranno di nuovo il peccato, ma molti sì. E la congregazione non può leggere il cuore per sapere chi potrebbe molestare di nuovo i bambini e chi no. (Geremia 17:9) Quindi nel caso di adulti battezzati che hanno molestato bambini si applica con particolare vigore il consiglio che l’apostolo Paolo diede a Timoteo: “Non porre mai le mani affrettatamente su nessun uomo; e non partecipare ai peccati altrui”. (1 Timoteo 5:22) Al fine di proteggere i nostri bambini, un uomo conosciuto come uno che un tempo molestava i bambini non è idoneo per occupare un incarico di responsabilità nella congregazione. Non può nemmeno fare il pioniere né svolgere alcun altro servizio speciale a tempo pieno […] I bambini bene educati imparano a ubbidire ai genitori, agli anziani e ad altri adulti e a onorarli. (Efesini 6:1, 2; 1 Timoteo 5:1, 2; Ebrei 13:7) Se una di queste persone che sono simbolo di autorità abusasse dell’innocente fiducia di un bambino seducendolo o costringendolo a sottostare ad atti sessuali si macchierebbe di una vergognosa perversione. - Torre di Guardia 1/1/97 pag. 29.




I testimoni di Geova aborriscono ogni forma di malvagità, inclusi gli abusi sui minori. Non condoniamo le azioni di coloro che sfruttano i bambini per questo terribile crimine e tali persone sono disassociate (scomunicate) dalla congregazione. Un noto molestatore di bambini non è qualificato per la nomina come anziano della chiesa o per qualsiasi altra posizione di responsabilità in alcuna congregazione dei testimoni di Geova. - comunicato stampa del 02/01/2001. [78]




I Testimoni di Geova condannano le molestie su minori, e non tollerano tali azioni all'interno della loro fratellanza. Se vi sono prove sufficienti che qualcuno ha approfittato dei bambini in questo modo, può essere disassociato (scomunicato). Ad un ex molestatore di bambini sinceramente pentito può essere consentito di rimanere un membro della confessione di fede, ma è messo in guardia con decisione dal ritrovarsi da solo con i bambini a meno che non sia presente anche uno dei genitori o un altro adulto responsabile. Inoltre, come protezione per i nostri figli, gli ex molestatori di bambini non sono ammessi a ricevere incarichi di responsabilità nella nostra religione. - comunicato stampa del 07/08/2001. [79]




Cosa si intende per ‘incarichi di responsabilità’ da non affidare agli ex molestatori? La definizione è limitata all’essere anziani di congregazione (pastori spirituali)? Risponde la seguente direttiva scritta:


Non gli si deve concedere alcuna specifica responsabilità che potrebbe essere interpretata come un incarico assegnato, anche se alcune di tali assegnazioni potrebbero essere considerate di minore entità. Non deve essere utilizzato per gestire le registrazioni, la letteratura, le riviste, gli abbonamenti o i territori. Non dovrebbe essere nemmeno usato come usciere, microfonista, addetto alle apparecchiature audio, rappresentare la congregazione in preghiera, o per leggere gli ‘Annunci’ dell’adunanza di servizio. Non sarà utilizzato come lettore allo studio di libro di congregazione di studio o dello studio Torre di Guardia, né per condurre un’adunanza per il servizio di campo. Sarebbe opportuno non tenere uno studio di libro in casa sua. E non sarebbe qualificato per essere pioniere ausiliario o regolare. - lettera standard inviata nel 2000 ai corpi degli anziani che riferivano che un membro della propria congregazione si era reso reo di abusi. [80]





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NOTE IN CALCE

[77] Un esempio a proposito delle possibili eccezioni alla regola: ‘Tutti i fattori vanno esaminati con attenzione. Supponiamo ad esempio che molto tempo fa un ragazzo di 16 anni avesse avuto rapporti sessuali con una ragazza di 15 anni consenziente. In dipendenza della giurisdizione dello stato USA in cui viveva quando è accaduto, gli anziani potrebbero essere stati tenuti per legge a segnalare il fatto come un caso di abuso su minore. Ora supponiamo che siano passati 20 anni. Le leggi sulle denunce degli abusi potrebbero essere cambiate; l'uomo potrebbe avere addirittura sposato quella stessa ragazza! Entrambi potrebbero condurre adesso una vita esemplare ed essere persone rispettate. In casi rari come questo, l'uomo potrebbe essere nominato ad una posizione di responsabilità nella congregazione’. - Jehovah’s Witnesses Office of Public Information, Position on Child Molestation, 2003 (traduzione tdgonline).

[78] Citazione originale: “Jehovah's Witnesses abhor all forms of wickedness including child abuse. We do not condone the actions of those who exploit children by this terrible crime and such persons are disfellowshipped (excommunicated) from the congregation. A known child molester does not qualify for appointment as a church elder or for any other position of responsibility in any congregation of Jehovah's Witnesses.”

[79] Citazione originale: “Jehovahs Witnesses condemn child molestation, and they do not tolerate such activity within their membership. If there is sufficient evidence that someone has exploited children in this way, he may be disfellowshipped (excommunicated). A sincerely repentant former child molester may be allowed to remain a member of the faith, but he is strongly warned against being alone with children unless one of the parents or another responsible adult is also present. Moreover, as a protection to our children, former child molesters are not permitted to receive positions of responsibility in our religion”.

[80] Citazione originale: “you should not extend to him any specific responsibility that could be construed as an assigned duty, even though some assignments might be considered minor. He should not be used to handle accounts, literature, magazines, subscriptions, or territories. Nor would he be used as an attendant, microphone handler, to operate sound equipment, to represent the congregation in prayer, or to present "Announcements" on the Service Meeting. He would not be used as the reader at the Congregation Book Study or Watchtower Study, nor to conduct a meeting for field service. It would be advisable not to have a book study in his home. And, he would not qualify to auxiliary or regular pioneer.” Si veda anche la circolare del 24/05/2002 a tutti i corpi degli anziani negli USA, e quella del 10/10/2002 a tutti i corpi degli anziani in Australia.


[Edited by EverLastingLife 6/29/2018 11:35 PM]

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6/25/2018 12:02 AM
 
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Qualcuno potrebbe chiedersi perché negare ad un ex-pedofilo anche il mero privilegio di fare il tecnico audio o di servire come pioniere ausiliario [81] , dal momento che tali incarichi non contemplano di certo mansioni di controllo o tutela nei confronti di altri. Oltre al principio dell’esemplarità cristiana, vi è implicato il fatto che, fra i testimoni di Geova, chi riceve incarichi di servizio in congregazione, ancorché secondari, è tenuto in conto di persona degna di stima e fiducia da parte di adulti e bambini. Si tratta insomma di un sovrappiù di prudenza che smitizza definitivamente l’idea di una gestione ‘allegra’ degli incarichi teocratici, e ciò è confermato da un ulteriore particolare: la Sede centrale dispone di riconsiderare anche la posizione di proclamatori con incarichi di responsabilità che si sono resi rei di abusi molti anni prima di riceverli, o addirittura prima di ricevere il battesimo. Il protocollo è rigorosissimo e può persino stupire per il suo meticoloso livello di attenzione.


È possibile che alcuni che sono stati colpevoli di molestie su minori hanno servito, o stanno attualmente servendo, come anziani, servitori di ministero, o pionieri regolari o speciali. Altri possono essere stati colpevoli di molestie su minori prima di essere battezzati […] il corpo degli anziani dovrebbe discutere la questione e inviare alla Società una relazione su chi sta servendo o in precedenza ha servito in un incarico nella vostra congregazione conferito dalla Società e che è noto per essere stato colpevole di molestie su minori in passato. Nella vostra relazione vi preghiamo di rispondere alle seguenti domande: Quanto tempo fa ha commesso il peccato? Qual era la sua età al momento? Qual era l'età della sua vittima? Si trattato di un episodio isolato o di una pratica? Se era una pratica, in che misura lo è stata? Come è considerato nella comunità e da parte delle autorità? Si è persa ogni memoria (del fatto) nella comunità? I membri della congregazione sono a conoscenza di ciò che è accaduto? Come lo considerano essi e le sue vittime? È mai stato disassociato, ripreso, consigliato o il suo caso è stato preso in esame in qualsiasi altra maniera? Se si è spostato in un'altra congregazione, vi preghiamo di individuare la congregazione in cui si è trasferito. Tale congregazione è stata avvertita della sua passata condotta di molestie su minori, e, in caso affermativo, quando? - circolare 14/03/1997 a tutti i corpi degli anziani. [82]




I rapporti indicano che alcuni anziani pensano che tale direttiva non si applica se la persona ha abusato sessualmente di un bambino prima del battesimo. Tuttavia gli anziani dovrebbero scrivere alla filiale anche in una situazione del genere. Questo è vero anche se ciò è accaduto molti anni fa. Se un qualsiasi corpo degli anziani non ha ancora riferito una tale questione, dovrebbe farlo immediatamente. - circolare 20/07/1998 a tutti i corpi degli anziani. [83]



Il controllo sugli individui rei di abusi sui minori è dunque pressoché totale. Ed è mediamente superiore a quello che la legge esercita sui predatori sessuali con i mezzi che ha a disposizione. Una volta che un predatore sessuale abbia scontato l’eventuale pena detentiva, infatti, tornerà a vivere nella società senza alcuna supervisione e non v’è garanzia che i minori e i genitori con cui entrerà in contatto sappiano dei suoi trascorsi. Le congregazioni dei testimoni di Geova sono invece piccole comunità, nelle quali è impensabile che le tendenze di un individuo che è stato disciplinato per pedofilia rimangano sconosciute alla maggioranza. I provvedimenti della disassociazione, della riprensione pubblica e dell’interdizione perpetua dagli incarichi teocratici, anche i più banali (specie se attuata nei riguardi di un cristiano che nel passato aveva una posizione di responsabilità), costituiscono di per sé un chiaro avvertimento ed un promemoria per i membri della congregazione.

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NOTE IN CALCE

[81] Un pioniere ausiliario è un proclamatore che dedica almeno 50 ore all’opera di proselitismo. Questa nomina di norma viene assegnata per un solo mese. Un pioniere regolare dedica al proselitismo in media 70 ore al mese, e questo incarico viene invece conferito a tempo indeterminato.

[82] Citazione originale: “It may be possible that some who were guilty of child molestation were or are now serving as elders, ministerial servants, or regular or special pioneers. Others may have been guilty of child molestation before they were baptized. … the body of elders should discuss this matter and give the Society a report on anyone who is currently serving or who formerly served in a Society-appointed position in your congregation who is known to have been guilty of child molestation in the past. In your report please answer the following questions: How long ago did he commit the sin? What was his age at the time? What was the age of his victim(s)? Was it a one-time occurrence or a practice? If it was a practice, to what extent? How is he viewed in the community and by the authorities? Has he lived down any notoriety in the community? Are members of the congregation aware of what took place? How do they and/or his victim(s) view him? Has he ever been disfellowshipped, reproved, counseled, or otherwise dealt with? If he has moved to another congregation, please identify the congregation to which he has moved. Was that congregation advised of his past conduct of child molestation, and, if so, when?”

[83] Citazione originale: “Reports indicate that some elders think this direction does not apply if before his baptism the person sexually abused a child. However, even in such a situation, the elders should write the branch office. This is true even if what occurred was many years ago. If any body of elders has not yet reported such a matter, they should immediately do so”.


[Edited by EverLastingLife 6/29/2018 11:37 PM]

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6/25/2018 12:13 AM
 
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CONCLUSIONE

Riassumiamo in forma schematica gli aspetti principali della questione, abbinando a ciascuna critica la relativa confutazione. A titolo di esempio viene indicato anche un unico riferimento documentale a supporto di ciascun punto.






Perché abbiamo scritto questo lungo articolo? Anzitutto per la sua missione dichiarata, che è di sfatare la definizione di ‘paradiso per pedofili’ con cui certi detrattori si provano ad etichettare i testimoni di Geova, e ci pare di averlo fatto con evidenze abbondanti e documentate. Un’altra ragione è che la questione, che pure, come ripetiamo, non avremmo mai voluto affrontare, ritrae egregiamente il modo di ‘informare’ dei vari soggetti ideologicamente schierati contro i testimoni di Geova, e in particolare dei fuoriusciti. Una strategia molto comune della letteratura sensazionalistica (e di questa è fatto il 90% delle prolusioni apostate, specie nell’era di Internet) consiste nel puntare tutto o quasi sull’effetto delle parole nude e crude, e poco o nulla sull’eventuale fondamento delle notizie: si confida che il fruitore medio non chiederà mai dei riscontri reali di quello che legge, né tantomeno farà indagini personali per verificarlo; e, d’altra parte, la richiesta di una prova documentale di fatti raccapriccianti viene scambiata per indizio sicuro di ‘apologia delle sette’. Una storia orribile non ha bisogno di essere verificata, ‘deve essere vera’ per forza. Nulla di più efficace dello scandalismo per scatenare facili reazioni emotive nella pubblica opinione, ma, altrettanto ovviamente, nulla di più lontano dall’ informazione seria e degna di qualunque credito.

A chi ci segue non resta che una domanda, tanto semplice nella formulazione, quanto impegnativa nel suo franco appello al senso di responsabilità e all’onestà intellettuale: sono disposto a credere ai vaniloqui senza riscontro di quelli che cercano di screditare la religione dei testimoni di Geova, ma non a ciò che dicono i fatti e la documentazione ufficiale? Riteniamo di aver reso un buon servizio alla verità presentando ampi spunti di riflessione nel merito. Se poi questa dissertazione fosse anche servita ad annichilire la vostra fiducia nei riguardi dei fuoriusciti dissidenti, ebbene: sappiate che “s’è” fatto apposta.
[Edited by EverLastingLife 6/25/2018 1:09 AM]

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APPENDICE A
La montatura mediatica dell’”australian-gate”


Se non avete mai sentito parlare del 'caso degli abusi fra i testimoni di Geova in Australia' bando ai complessi, siete in buona compagnia: 60 milioni di italiani. Se ne è discusso a partire dal 2015 soprattutto nei siti di news, e, ovviamente, se ne è straparlato nei forum dei fuoriusciti.

In estrema sintesi, si tratta di 'mille casi di pedofilia fra i testimoni di Geova’ che sarebbero avvenuti nel giro di sessantacinque anni (1950-2015). La sede australiana dei testimoni di Geova ha messo a disposizione la documentazione esistente su tale migliaio di casi [84], e questo è stato il punto di partenza per una “Royal Commission” che ha preso in esami i fatti così documentati [85] . I lavori della Commissione (istituita nel 2014 e composta da tre magistrati, un politico, uno psichiatra ed un ex commissario di polizia), che avevano ricevuto in input centinaia di migliaia di segnalazioni provenienti sia da varie istituzioni (quali la divisione australiana di Save the Children) che da privati cittadini, sono iniziati nel 2015 e si sono conclusi due anni più tardi. Nelle more si sono tenute audizioni sia pubbliche che private con i responsabili dei vari enti oggetto di indagine; per i testimoni di Geova ha deposto fra gli altri - in un intervento ammirevole per compostezza, dignità e spirito di collaborazione - Geoffrey Jackson, membro del Corpo Direttivo, che è di nazionalità australiana. Vi sono state dichiarazioni da parte di fuoriusciti e detrattori, a lavori in corso, secondo le quali i responsabili australiani dei testimoni di Geova avrebbero nascosto o distrutto prove degli abusi commessi, e inoltre che nessuno di questi casi sarebbe stato mai denunciato alla polizia [86] .

Fumo negli occhi. Anzitutto è necessario ribadire che è stata proprio la sede australiana dei testimoni di Geova a parlare per prima di ‘mille casi’ e a fornirne i relativi documenti, collaborando da subito in qualità di parte attiva del procedimento; ergo, le chiose di puntuale infantilismo quali ‘ecatombe di abusi venuti a galla’, ‘scoperto il lato oscuro della WT’, ‘scoperchiamento del vaso di Pandora’ e quant’altro, e i puntuali gridolini di finto scandalo che le accompagnavano, risultano - specie col senno di poi - del tutto fuorvianti.

Qualcuno potrebbe subito domandare a proposito delle omesse denunce alle forze dell'ordine se in Australia, contrariamente a quanto sappiamo degli USA, dell'Italia e di altre democrazie occidentali, sussiste il famoso obbligo di denuncia da parte degli anziani (cosa che indirizzerebbe senz'altro il procedimento in una direzione obbligata). La risposta dipende dallo stato di pertinenza - l’Australia è infatti una configurazione di sei stati - ma nell’economia del discorso costituisce quasi un dettaglio irrilevante. Una tipica metodologia della cultura del sospetto è quella di 'strillare' notizie di indagini in corso (o appena iniziate) a carico di qualcuno, accusato di un crimine piuttosto che di un altro, ben sapendo che il pubblico percepisce mediamente le accuse come dati di fatto: sentire dire 'il politico X è indagato per corruzione' fa lo stesso effetto di sentir dire 'il politico X è stato condannato per corruzione', anche se la differenza è sostanziale.

Lo stesso è avvenuto qui: a lavori appena iniziati gli ex-testimoni di Geova dissidenti già ne parlavano come se si trattasse di un processo già concluso in tutti i suoi gradi e con una sentenza di condanna. Purtroppo per loro quello che si è tenuto in Australia non è neppure un processo giudiziario. Lo scopo della commissione australiana era non di processare chicchessia, ma di individuare le necessarie contromisure per fronteggiare il problema abusi, ovvero per prevenirli o intervenire una volta che fossero emersi. Al termine dei lavori, la Commissione ha elaborato delle raccomandazioni per il governo, che questi avrebbe poi dovuto tradurre, compatibilmente con la Costituzione australiana e le leggi già in essere, in provvedimenti legislativi e normativi.

Si è poi assistito ad un altro ‘gioco delle tre carte’ operato da fuoriusciti & altri detrattori, consistente nel lasciar credere che la Commissione Australiana fosse un provvedimento ad personam contro i testimoni di Geova, e nel nascondere invece che il suo raggio d’azione coprisse almeno una quarantina di enti ed organizzazioni, religiose e non [87] . In particolare, la Commissione ha preso in esame una decina abbondante fra diocesi cattoliche, scuole e associazioni minori d’ispirazione cattolica (tra cui i Salesiani ed i Missionari del Sacro Cuore), diocesi e scuole protestanti, scuole ebraiche, alcune sedi dell’Esercito della Salvezza, l’Associazione Cristiana dei Giovani, i Pentecostali, enti laici (quali gli Scouts ed una comunità dedita alle pratiche Yoga), le Forze Armate Australiane, accademie musicali e di ballo, varie associazioni mediche e sportive e addirittura, triste ironia del caso, alcune associazioni intitolate proprio alla protezione dei bambini. Una base di dati di dimensioni enormi, dei quali i testimoni di Geova non erano che un singolo elemento, e come vedremo, uno dei meno significanti dell’insieme di partenza rispetto alla rilevanza del fenomeno abusi.



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NOTE IN CALCE


[84] Public hearing into the Jehovah's Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia ltd - Case study 54, articolo 31. Da notare che in quasi la metà dei casi (492 su 1006), la Commissione aveva riscontrato che non esistevano sufficienti elementi per riferire i presunti abusi alla polizia, oppure che la polizia - a lavori della Commissione iniziati - era stata già messa al corrente dei fatti (art. 32).

[85] Si veda il sito ufficiale della Commissione: www.childabuseroyalcommission.gov.au/ . Una buona sintesi dell’operato della Royal Commission si trova anche su Wikipedia: en.wikipedia.org/wiki/Royal_Commission_into_Institutional_Responses_to_Child_Sexu... .

[86] Su questo punto, i rappresentanti legali della sede australiana della WT hanno ribattuto che in ben 383 casi dei 1006 presentati vi era stato in realtà un coinvolgimento della polizia o altri organi di sorveglianza. La Royal Commission non ha mai contraddetto tale dichiarazione, ma non he ha tenuto conto perché a suo dire non era possibile chiarire quale parte avesse avuto l’Organizzazione in tali casi nell’interessamento delle autorità. - The response of the Jehovah’s Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia Ltd to allegations of child sexual abuse, Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, 10/2016, § 6.3.

[87] www.childabuseroyalcommission.gov.au/case-studies .

[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 1:38 PM]

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Analisi statistica dell’ “australian-gate”. Dato che nel seguito faremo abbondantemente ricorso alla statistica, è necessaria una premessa. Come è stato osservato, ‘statistica e morale non sono gemelle siamesi’. La solidarietà non fa calcoli, non si misura in vite danneggiate o distrutte: anche se ci fosse un solo caso di abusi su minori perpetrato da testimoni di Geova, anziché mille, da un punto di vista etico non farebbe differenza alcuna. Ma dal punto di vista dello studio dei fenomeni la differenza sussiste eccome, ed è necessario rimarcarla. I numeri esistono proprio per dare un’idea delle grandezze in gioco, e, per lo stesso motivo per cui non mettiamo sullo stesso piano di gravità un omicidio involontario con un attentato terroristico che causa centinaia di vittime, così non si possono onestamente ignorare le corrette dimensioni di una realtà che solo un’attenta disamina dei dati disponibili, di cifre, percentuali e proporzioni, è in grado di descrivere.

E dunque: quanto è 'grave' il problema che sembra essere venuto fuori fra i testimoni di Geova australiani? Si può ingenuamente credere che i mille (e passa) abusi rappresentino una enormità, senza considerare che proprio questi numeri ritraggono al contrario un fenomeno statisticamente insignificante. Anche prendendo per buoni questi numeri senza passarli al setaccio, si tratterebbe difatti di una media di 15 casi di abusatori di minori all'anno. Una ratio irrilevante, atteso che dal 1950 ad oggi si sono avvicendati nel 'continente dei canguri', considerando il tasso di crescita e quelli di mortalità e di abbandono, centinaia di migliaia di testimoni di Geova.

Ma c’è di più: parlare di ‘1006 casi di molestatori testimoni di Geova’ è gravemente errato. Fra gli atti della Commissione è stata messa a disposizione e diffusa via Internet una tabella nei quali ciascun evento era classificato secondo diverse variabili, tra le quali:

- sesso dell’abusatore e della/e vittima/e, ed età della/e vittima/e
- numero delle vittime di ciascun abusatore
- ruolo dell’abusatore nell’Organizzazione
- rimozione dagli incarichi di responsabilità, e se, e quante volte, l’accusato fosse stato eventualmente nominato di nuovo
- discrimine rispetto al contesto familiare (ovvero se si trattasse di abusi perpetrati da un familiare della vittima o meno)
- anno dell’abuso, e anno in cui si è scoperto
- ammissione o meno dell’accusato
- la ‘regola dei due testimoni’ ha impedito la formazione di un comitato giudiziario?
- è stato formato un comitato giudiziario?
- se (e quante volte) l’accusato è stato: 1) ripreso; 2) disassociato; 3) riassociato
- se l’accusato ha ricevuto una effettiva condanna per abusi

Parrà strano che, con una tale “manna dal cielo”, cioè questa sorta di meticolosa classificazione della turpitudine, i fuoriusciti non si siano sbizzarriti con i numeri tirando fuori le conclusioni più barocche. Il motivo è presto detto: proprio ragionando sui contenuti di questa tabella, anche chi non è particolarmente avvezzo a fare calcoli scoprirebbe una verità molto meno grave di quella che si lascia immaginare riempendosi la bocca con i ‘1006 casi di abusi sessuali su minori in Australia’.

I 1006 casi erano accomunati dalla circostanza per cui nessun testimone di Geova aveva richiesto l’intervento delle autorità, o almeno così sostengono i fuoriusciti. Apprendiamo però dalla discriminante Abuse type, “Familial” o “Non-Familial”, che quasi la metà degli abusi (464 su 1006) si erano verificati in ambito familiare. Come spiegato in precedenza, ciò costituisce un disincentivo, forte quanto naturale, all’eventualità di una denuncia. Altra variabile cui la definizione di ‘1006 casi di abusi non denunciati’ non rende giustizia è quella dell’età della vittima: non si fa distinzione infatti fra ‘bambini’ e ‘minorenni’, omettendo di sottolineare, come ci dice la tabella, che almeno 45 abusi siano avvenuti su vittime nella fascia 15-18 anni. È questo non un tentativo di sminuire il problema, ma una precisazione banalmente indotta dalla natura delle cose. Molestare una diciassettenne è certamente cosa grave ed è un reato, ma non è lo stesso che molestare una bambina di otto o nove anni: la ripugnanza ha i suoi diversi gradi di espressione. La repulsione per un genere di “attenzioni” non richieste né desiderate rimane fuori di discussione; non altrettanto si può dire di quella legata all’età anagrafica di chi ne è oggetto. Questo è purtroppo confermato dalle tendenze dei giovani in fatto di esperienze sessuali. È noto come il sesso venga scoperto ad una età sempre più precoce e di solito ben prima di diventare maggiorenni. Secondo una recente stima, in Australia le ragazze hanno mediamente il primo rapporto consenziente addirittura prima di aver compiuto i 16 anni [88] . In subordine merita attenzione anche il fatto che la tabella suddivida le vittime per fascia di età, ma nulla dice sull’età dei molestatori (o supposti tali): altra questione niente affatto secondaria, che probabilmente ha fatto finire nel calderone “qualche dozzina” di evenienze in cui le molestie sarebbero state operate anch’esse da parte di minorenni. È risaputo per esempio come alcuni giovani si concedano reciprocamente le prime esperienze erotiche già alle scuole medie, e quindi il caso prospettato è malauguratamente tutt’altro che raro.

La tabella indica anche l’anno in cui il primo abuso fu commesso. Escludendo i 379 casi in cui questo dato non è disponibile, nei rimangono 627. Risulta che in 150 di questi gli episodi si verificarono entro il 1980, e di questi 150, 64 entro il 1970. Diversi abusi furono commessi negli anni ’50, e uno addirittura (evidentemente chiamato fuori dall’intervallo di 65 anni per la sua unicità) nel 1938. Ne viene fuori un’altra riflessione del tutto naturale: si possono mettere insieme fatti avvenuti cinquanta o sessant'anni con episodi recenti? Il codice etico non è invariato, tutt'altro: oggi giudichiamo, giustamente, gli abusi su minori un’aberrazione assoluta; negli anni '50 o ‘60 questo dramma suscitava la medesima esecrazione? Il grado di consapevolezza era verosimilmente diverso: anziani, abusatori, le stesse vittime e le rispettive famiglie percepivano l'abuso in modo differente da oggi. Questa osservazione non è limitata ai testimoni di Geova, ma riguarda la società in generale: come osservato in precedenza, la giusta ripugnanza per gli abusi sui minori anche nei paesi evoluti è un fenomeno relativamente recente, così come lo sono implicazioni penali e denunce. Ecco al riguardo il parere di una esperta, riferito peraltro ad epoche posteriori agli anni 1960:


“Non credo che 18 o 20 anni fa sapessimo molto sull'esistenza dei pedofili o su cosa fossero esattamente. Non era considerato un reato criminale. Nemmeno la società in generale metteva in guardia alcuno contro un tale comportamento, al fine di prendere le dovute precauzioni contro un crimine vile. Abbiamo commesso l'errore di non dargli peso [...] 18 o 20 anni fa le persone non avevano la minima idea che tali comportamenti potessero nuocere emotivamente ai bambini. I genitori non conoscevano la serietà del problema e gli effetti che avrebbe provocato nel lungo periodo. […] I risultati che emergevano da questi studi non venivano resi noti al pubblico. Apparivano solo alcuni articoli su pochi giornali. Ma si era molto lontani dall'essere avvertiti o istruiti in proposito. […] A scuola non è stata promossa alcuna campagna di istruzione” - Dr. Gail Bethea-Jackson, specializzata in psicologia dei bambini e adolescenziale, stress e depressione post-traumatica [89] .





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NOTE IN CALCE

[88] www.voglioviverecosi.com/eta-del-primo-rapporto-sessuale-nel-mond... .

[89] I Testimoni di Geova e la tutela dei bambini, dal sito CristianiTestimonidiGeova.net; articolo del 16/02/2006 (traduzione affinata da tdgonline).


[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 4:32 PM]

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A ulteriore chiarimento, si consideri che il set degli oltre 1000 ‘abusi’ non fa distinzioni di merito fra abuso e abuso. Non dimentichiamo che molto spesso, verosimilmente nella maggioranza dei casi, non si parla di stupri o comunque di atti sessuali veri e propri o completi, ma di molestie. Una molestia sessuale non contempla necessariamente un contatto fisico più meno violento: può anche consistere in proposte oscene. o nel mostrare ad un bambino del materiale pornografico. E dunque, da capo, è del tutto plausibile che una ‘molestia’ del genere, in tempi nei quali non si aveva una sufficiente consapevolezza di questo odioso crimine, destasse meno raccapriccio di quanto non avvenga oggi.

Il fattore tempo cela inoltre un’altra insidia non accessoria, ovviamente bypassata alla grande nelle perlocuzioni dei detrattori, e che rischia invece di ridimensionare alquanto la questione. Gli abusi in parola possono essere avvenuti sia prima che dopo il battesimo. Non si dimentichi infatti che la WT prescrive di tenere memoria nei rapporti scritti (come quelli consegnati alla Commissione Australiana) anche di abusi addebitati al fedele precedentemente alla conversione, ad esempio nella loro qualità di pregiudizio al conferimento di incarichi di responsabilità. Ebbene, secondo la memoria difensiva della Betel Australiana, “in almeno 200 circostanze i casi di molestie riguarderebbero fatti commessi da persone prima del loro battesimo” [90]. Alcune di esse riguardavano persino individui detenuti in prigione per scontare condanne per molestie, e che avevano conosciuto i testimoni di Geova durante il periodo di detenzione, per convertirsi solo in seguito. Il tasso di disassociazione di individui riconosciuti colpevoli di abusi in Australia è comunque molto elevato: dei 563 casi in cui si è ritenuto ci fossero le basi per un comitato giudiziario, ben 394 [91] (il 70%) si erano conclusi con un provvedimento espulsivo.

Le conclusioni più sorprendenti risultano però dal dato ‘ruolo dell’abusatore nell’Organizzazione’: se cioè l’accusato avesse, nel momento in cui si verificò l’abuso, degli incarichi di responsabilità, e di che genere. Parametro anch’esso tutt'altro che irrilevante, che disegna un ventaglio di possibilità fra le quali è necessario discriminare. Questa è la suddivisione che emerge dai dati disponibili:




Come si vede, abbiamo suddiviso le righe in due tipologie, la ‘verde’ che comprende i testimoni di Geova con incarichi di responsabilità, e quella bianca che comprende tutti gli altri. La prima classe di abusatori include servitori di ministero, anziani, sorveglianti viaggianti e pionieri [92] . Anche all’interno della tipologia ‘bianca’ occorre una distinzione rigorosa, in quanto in 89 casi il responsabile non era neppure un testimone di Geova (questa categoria può includere ad esempio interessati che frequentavano le adunanze all’epoca dei fatti, o familiari non credenti di testimoni di Geova), e in 24 il “ruolo” dell’abusatore non è noto [93] .

Nel seguito le tipologie sono distinte in zone separate. Cominciamo col mettere in evidenza la categoria della quale abbiamo parlato per ultima:



Il totale degli abusatori che erano sicuramente testimoni di Geova nel periodo di osservazione diminuisce da 1006 a 893 (=1006-113), portando la media a meno di 14 casi l’anno. Di questi restanti 893 individui fanno parte dunque i soli testimoni di Geova, con o senza incarichi di responsabilità:




Si sarà capito dove vogliamo ‘andare a parare’: sono di interesse tutti i casi di fedeli australiani coinvolti in abusi su minori, in quest’arco di 65 anni, oppure solo quelli di tdG che rivestivano incarichi di responsabilità al momento in cui gli abusi furono perpetrati? Un buon indizio è costituito dal criterio seguito dai media (tanto cari ai fuoriusciti) nel divulgare i fatti di questo genere, per i quali i singoli fedeli senza mansioni di comando non hanno particolare rilevanza. Quando si legge su un giornale che un uomo è stato incriminato per aver abusato su un minore, non c’è ragione di indicarne la professione di fede; non leggiamo cioè ‘buddista accusato di pedofilia’ oppure ‘mormone trovato in possesso di materiale pedopornografico’, dato che l’eventuale distinguo non ha rilevanza e risulta anzi a rischio di veicolare un messaggio discriminatorio; mentre non suona strano che i titoli dei giornali menzionino espressamente sacerdoti (cattolici, per esempio) accusati o riconosciuti colpevoli di crimini del genere. Di nuovo, la differenza è data dalla circostanza per cui il soggetto ricopre una responsabilità pastorale e dagli oneri che questa si porta dietro, primo di tutti il rapporto di fiducia che si viene necessariamente ad instaurare fra pastore e comune affiliato [94] . In tale ottica solo la categoria ‘verde’ merita di essere messa in risalto, ed essa ci dice che in ben 65 anni di attività, appena 116 testimoni di Geova australiani [95] impiegati a vario titolo come responsabili nelle congregazioni sono stati giudicati rei di abusi sessuali su minori.

Nel seguente grafico ‘a torta’ si può notare come la percentuale dei testimoni di Geova con ruoli di autorità, sul totale degli accusati di abusi su minori, fosse solo il 10% circa del totale. La stragrande maggioranza degli abusi erano stati commessi da fedeli senza ruoli di autorità.





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NOTE IN CALCE

[90] I testimoni di Geova e i casi di pedofilia non denunciati, Corriere.it, articolo del 23/5/2016. Nel prosieguo dell’articolo non terremo conto di questo fattore, che pure è tutt’altro che trascurabile, supponendo per semplicità che tutti gli abusi sarebbero stati perpetrati a valle dell’adesione al gruppo.

[91] Questo dato è stato ricavato dalla tabella allegata agli atti. Secondo le stime della Commissione, il numero era ancora più elevato: 401 (The response of the Jehovah’s Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia Ltd to allegations of child sexual abuse, Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, 10/2016, § 6.1).

[92] È discutibile che un pioniere (regolare o speciale) rientri fra i ‘nominati’ dei testimoni di Geova, se con tale definizione si intende una persona cui viene affidata una posizione di autorità su altri proclamatori. Tuttavia nel nostro computo prenderemo per buona questa ipotesi.

[93] Altra ipotesi non rigorosa è l’aver incluso i ‘proclamatori non battezzati’ fra i testimoni di Geova, dato che secondo la dottrina sono Testimoni di Geova solo i fedeli che hanno ricevuto il battesimo (Torre di Guardia 1/4/2006 pag. 23 § 11) e dunque gli 89 “non” battezzati dovrebbero essere esclusi dal novero. Dal momento che nelle statistiche di adesione al gruppo della WT i proclamatori sono però compresi nei totali complessivi indipendentemente dal battesimo, per coerenza abbiamo preferito fare anche questa assunzione.

[94] I fuoriusciti sostengono che questo argomento non sarebbe applicabile ai testimoni di Geova, fra i quali non esiste una distinzione fra clero e laicato: tutti gli aderenti a questo movimento si considerano ‘ministri’ della Buona Notizia. In realtà è proprio questa obiezione a essere ingenua e artificiosa, un sofisma teso a fare ‘fumo’ bruciando legna bagnata. Ai fini del coinvolgimento di un adulto in questi crimini, da un punto di vista giuridico, non conta infatti la definizione biblica del ruolo di ‘ministro’, ma unicamente il suo eventuale contenuto di autorità sugli altri fedeli, e in particolare se un ‘ministro’ possa, entro certi limiti e in determinate circostanze, agire da tutore di un minore. Cosa che può appunto dirsi degli anziani di congregazione, ma non certo dei proclamatori semplici.

[95] I 116 casi di nominati implicati in abusi su minori si riducono ulteriormente a 80 se ci si limita alla fascia di età 0-15 anni delle vittime. Secondo i documenti della Commissione, inoltre, il dato di partenza era ancora più basso (108). - The response of the Jehovah’s Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia Ltd to allegations of child sexual abuse, Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, 10/2016, § 6.1.

[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 4:42 PM]

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Inutile dire che l’ammontare di 116 TdG australiani con incarichi di responsabilità che si suppongono implicati in abusi è di una pochezza ai limiti dell’inverosimile. Se restringiamo il campo di osservazione agli ultimi 10 anni dei complessivi 65, viene fuori addirittura che appena due anziani (sì, avete letto bene: due) avrebbero molestato dei minori. Come indicato da Rodney Spinks, portavoce della filiale australiana dei testimoni di Geova, in Australia, nello stesso periodo, hanno servito come anziani di congregazione 8.507 individui [96] . Abbiamo dunque un anziano accusato di abusi su oltre 4.000; in proporzione:

percentuale di anziani di congregazione coinvolti in molestie sessuali nel decennio 2005-2015:

0,024%


E cioè “una iota” insignificante. Per fare un confronto fra ruoli pastorali assimilabili si consideri che, come riferito dal periodico cattolico L’Avvenire, la Commissione Australiana ha rilevato che il 7% degli esponenti della Chiesa si sarebbe macchiato di tale reato, e per la precisione oltre il 2% (il 30% di 7) era costituito da sacerdoti [97] . Abbiamo dunque, in fatto di abusi perpetrati da ministri con analogo ruolo di responsabilità, una sproporzione colossale: il numero di sacerdoti accusati di atti di pedofilia è 100 volte superiore a quello degli anziani [98] . Risultati che ci piacerebbe definire ‘brillanti’ se non fosse per l’urticante tema cui fanno riferimento, ma che si devono sia allo scrupolo con il quale i corpi degli anziani e i sorveglianti viaggianti riguardano la questione quando si tratta di attribuire una nuova nomina, sia alla severità delle sanzioni.




In una squallida classifica della perversione fra ecclesiastici, i testimoni di Geova sarebbero certamente agli ultimissimi posti. La commissione trovò che in otto casi di associazioni religiose (tutte di derivazione cattolica) il tasso di molestatori fra i religiosi era superiore al 3%, in quattro dei quali superiore al 20%, e in uno (l’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, i famosi Fatebenefratelli) addirittura al 40% [99] .

Altra scoperta da ‘salto sulla sedia’ è come la “famigerata” regola dei due testimoni abbia un’incidenza molto modesta sull’iter giudiziario a carico dei predatori sessuali. La colonna “Did 2-Witness Rule prevent any case from progression to judicial committee?” (= la regola dei due testimoni ha impedito che si procedesse ad un comitato giudiziario?) della tabella totalizza, oltre ad un centinaio di casi in cui la risposta non è disponibile, solo 125 ‘sì’ e 791 ‘no’. Come dire che in poco meno dell’80% dei casi di osservazione, e nell’86% di quelli in cui esiste una risposta alla domanda, la tanto contestata norma non ha precluso la formazione di un comitato giudiziario.




Si dirà che ciò potrebbe dipendere, banalmente, dal fatto che testimoni degli abusi (e quindi i minori abusati) fossero più di uno, o che l’accusato avesse ammesso gli abusi, ma neppure questo è vero: abbiamo infatti, sui 791 casi di cui sopra, ben 423 di abusi su singoli bambini (oltre la metà) e 162 di mancata confessione da parte del trasgressore.


E veniamo ora alle statistiche sulle sanzioni disciplinari, un aspetto fondamentale della questione. Abbiamo già detto che 116 testimoni di Geova fra i presunti abusatori avevano incarichi di responsabilità. Che ne è stato di tali incarichi? Escludendo 7 casi in cui il dato non è disponibile, questo totale si porta a 109. Di questi, 82 si sono conclusi con una rimozione, nella maggioranza dei casi seguita da disassociazione, 3 con una disassociazione diretta, e in altri 9 non si è potuto procedere per la mancanza di due testimoni dei presunti abusi. Abbiamo dunque:




Nell’intervallo di osservazione di 65 anni, appena 15 testimoni di Geova australiani con mansioni di responsabilità avrebbero conservato il proprio ruolo malgrado le accuse di molestie su minori. Anche questa è, statisticamente parlando, una nullità: uno ogni quattro anni. Entrando nel merito dei singoli casi si trovano poi facilmente altri distinguo: solo 7 degli accusati erano anziani (il “massimo grado gerarchico” in una congregazione); inoltre, se si esclude un singolo caso avvenuto nel 2002, i fatti contestati erano molto datati rispetto ai lavori della commissione (mediamente addirittura di trent’anni).

Facciamo notare per finire che, degli 85 tdG responsabili espulsi e/o rimossi dai propri incarichi, appena 6 sono stati successivamente reintegrati nel proprio ruolo di anziano o servitore di ministero.

E dunque, riepilogando:
• una mescolanza di ‘abusi su minori’ che possono riguardare tanto bambini in età d’asilo, quanto ragazze cui mancano pochi giorni per fare 18 anni;
• 200 abusi commessi prima della conversione ai testimoni di Geova;
• un quarto degli eventi verificatisi almeno quarant’anni fa;
• tre quarti dei comitati giudiziari risolti con una sentenza di disassociazione;
• solo un centinaio dei colpevoli erano investiti di mansioni di responsabilità;
• di questi solo 7 erano anziani, e appena 2 nel decennio 2005-2015, il che risulta in una proporzione sacerdoti cattolici - anziani abusatori di 100 a 1;
• solo in 15 casi non vi sarebbe stata una rimozione;
• solo 6 degli ex-nominati hanno ricevuto un nuovo incarico dopo la rimozione;
• in meno del 10% dei casi la regola dei due testimoni ha precluso la gestione giudiziaria del presunto abuso.

E in ultimo, non si dimentichi che stiamo parlando di un periodo di osservazione lunghissimo (65 anni).

Ma il meglio, come nei migliori pranzi, arriva alla fine. Incontriamo l’ultima colonna ‘convicted for CSA’, che quantifica il numero di abusatori che hanno effettivamente ricevuto una condanna penale. Non dimentichiamo che si parla di oltre 1000 casi, e ci aspettiamo ovviamente che tutti o quasi siano stati condannati. E invece usando i filtri di Excel scopriamo che i condannati sono appena 161: 161 condanne su 1000 accuse di abusi, e non è nemmeno specificato se si tratti di condanne appellabili o definitive. Naturalmente i motivi di questa incredibile sproporzione possono essere diverse, e non tutti favorevoli al nostro ragionamento. Si tratta di reati caduti in prescrizione? Di processi ancora in corso? Di fatti di cui si è dimostrata l’insussistenza nelle aule di tribunale? Di fatti che non costituiscono reato? Di reati che non è stato possibile provare neppure in sede penale, e per questo motivo, o per altri, terminati con una formula assolutoria? Di pene non comminabili, ad esempio perché anche l’abusatore era minorenne? Si possono fare le più varie speculazioni, ma anche così, ci sembra che di tutta la baraonda che si è cercato di produrre rimanga davvero troppo poco.



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NOTE IN CALCE


[96] The Australian Royal Commission’s Facts In Evidence—Jehovah’s Witnesses, seconda parte, pag. 15653 sgg.

[97] Australia. «Migliaia di abusi in istituti cattolici». L'arcivescovo: straziante. L’Avvenire, articolo del 6/2/2017. Secondo un avvocato della Commissione, “Le denunce erano sistematicamente ignorate e i bambini venivano puniti. Le accuse non sono state indagate. I preti e i frati sono stati trasferiti. Le parrocchie e le comunità dove sono stati mandati non sapevano nulla del loro passato. I documenti non erano conservati o venivano addirittura distrutti. Ha prevalso il silenzio e la volontà di coprire i fatti”. La Chiesa Cattolica è, senza possibile paragone, l’organizzazione che risulta dare la peggiore immagine di sé in esito ai lavori della Commissione Australiana. Con riferimento ad esempio alla diocesi di Ballarat, si è parlato di uso di “linguaggio eufemistico ed ellittico” per mascherare la realtà, di distruzione di documenti compromettenti, di decine di suicidi e di “fallimento catastrofico” rispetto ad una gestione efficaci del problema degli abusi, che “ha provocato sofferenze e danni spesso irreparabili ai bambini, alle loro famiglie e in generale alla comunità. Questi problemi avrebbero potuto essere evitati se la Chiesa avesse agito nell'interesse dei bambini piuttosto che nel proprio”. (Report into Catholic Church authorities in Ballarat released, dal citato sito ufficiale della Royal Commission; en.wikipedia.org/wiki/Royal_Commission_into_Institutional_Responses_to_Child_Sexual_Abuse#Catholic_Church_authorities_in_... ).

[98] Anche se gli intervalli temporali di osservazione sono diversi (il punto di partenza è il 1950 per i cattolici, il 2005 per i testimoni di Geova), il rapporto è corretto: si ricordi che stiamo confrontando percentuali, che non cambiano sul lungo periodo, e non valori cumulativi.

[99] Child abuse: 7% of Australian Catholic priests alleged to be involved, articolo on-line del sito della BBC News (6/2/2017).
[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 4:49 PM]

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Le conclusioni della Commissione
. Il 15/12/2017 la Royal Commission pubblicava le proprie conclusioni, le quali, come detto in premessa, non avevano alcun valore di diffida o di obbligo legale, ma costituivano semplicemente raccomandazioni per le procedure interne delle varie organizzazioni prese in esame. Le conclusioni erano state determinate sulla base dell’analisi del modus operandi istituito dal Corpo Direttivo in materia di abusi sui minori (comitati giudiziari, regola del doppio testimone, sanzioni a carico dei trasgressori etc.), della ‘consulenza’ di un avvocato, qualificato come ‘esperto’ di abusi fra i Testimoni di Geova per averci avuto a che fare in una sola causa, risalente al 2001 [100] , e della testimonianza di due vittime in tutto per tutto, indicate nei lavori con le sole iniziali, BCB e BCG. Al tempo dell’insediamento della Commissione BCB era divenuta una inattiva critica, e BCG era una ex-testimone di Geova dissociatasi spontaneamente [101] . Il numero incredibilmente esiguo di queste ultime due testimonianze e la natura specifica dei soggetti coinvolti non può che dare adito a perplessità, ma mai quanto il tempo trascorso dai relativi abusi, che era addirittura di 27 e 33 anni addietro rispetto all’inizio dei lavori della Commissione: un lasso di tempo enorme, nel quale ovviamente (oltre alle inevitabili ripercussioni sulla memoria storica) tante cose erano cambiate, dal punto di vista giuridico, etico e della gestione interna del problema [102] .

Ad ogni modo, per i testimoni di Geova le raccomandazioni si riducevano allo striminzito elenco riportato di seguito [103] :

1) No longer shun child victims of sexual abuse.
2) Abandon its application of the two-witness rule in cases involving complaints of sexual abuse.
3) Revise its policies so women are involved in processes related to the investigation and determination of allegations of child sexual abuse.


Tre punti in tutto (contro i 21 riservati alla Chiesa Cattolica), e cioè nell’ordine: non ostracizzare le giovani vittime di abusi; abbandonare l’applicazione della regola dei due testimoni nei casi di abusi; coinvolgere anche le donne nei procedimenti di investigazione e accertamento delle accuse.

Anzitutto rileviamo - e non è un inciso di poco conto - che ‘grande assente’ fra gli esiti della Commissione è la questione delle denunce alle autorità, della quale si era molto parlato durante i lavori [104] , ma di cui sembra scomparsa ogni traccia al momento di tirare le somme. Si riaffermava quindi (e ne è l’ennesima prova) che non è mai esistito alcuno scoraggiamento, né tanto meno alcuna censura, della decisione di portare in tribunale un altro testimone di Geova per il reato di molestie. Altresì molte delle lacune che si era ritenuto di riscontrare all’apertura immediata, oppure nel corso, dei lavori della Commissione, erano state depennate dalle conclusioni. Esse includevano ad esempio l'informare pubblicamente la congregazione che è stato commesso un atto di pedofilia durante il relativo annuncio di riprensione o di disassociazione, l'istituire un comitato giudiziario anche nell’ipotesi di un unico testimone di abusi, e l'indicazione di stipulare un’assicurazione volta a coprire le eventuali richieste di risarcimento da parte delle vittime (che voleva essere, dunque, una cautela anche per l’Organizzazione).



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NOTE IN CALCE

[100] Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse - Submissions on behalf of Watchtower Bible and Tract Society of Australia & Others, 9/11/2015, §§ 9.366, 9.367.

[101] Report of Case Study no. 29 - The response of the Jehovah’s Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia Ltd to allegations of child sexual abuse, Commonwealth of Australia 2016, ottobre 2016, pag. 11, 49.

[102] I legali dell’Organizzazione trovarono, nelle testimonianze rese alla Commissione da BCB e BCG e nell’uso che ne aveva fatto la Commissione stessa, una quantità davvero incredibile di contraddizioni ed errori (Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse - Submissions on behalf of Watchtower Bible and Tract Society of Australia & Others, 9/11/2015, cap.9 parti 3-5).

[103] Recommendations from the Royal Commission, articolo del Daily Mail, versione elettronica, del 15/12/2017.

[104] In dozzine di punti della documentazione prodotta dalla Commissione si ripete che ‘non rientra nella policy dell’Organizzazione’ che gli anziani dei testimoni di Geova denuncino gli abusi su minori di cui sono a conoscenza, a meno che non fossero tenuti per legge a farlo. Osservazione non esente da una nota implicita di biasimo, che appare però incongrua. È fatale che ci si chieda come mai, invece di suggerire (velatamente) agli enti religiosi che si dovrebbe sporgere denuncia anche nell’assenza di un obbligo di legge, la Commissione non indirizzi i suoi sforzi proprio verso le autorità governative perché le leggi siano cambiate.


[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 4:53 PM]

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Veniamo ora ad un rapido esame delle tre raccomandazioni, iniziando dalla terza: le donne testimoni di Geova sono invero già coinvolte per definizione nelle procedure giudiziarie, se ad esempio vittime o testimoni degli abusi, se raccolgono confidenze relative ad abusi fatti o subiti e dunque viene chiesto loro di collaborare coi comitati giudiziari, o per altre ragioni; con tale raccomandazione tuttavia la Commissione mirava alla possibilità di introdurre delle donne come parte attiva dei comitati, ovvero nel ruolo di giudici. Questo ruolo, essendo connaturato a quello di anziano di congregazione, secondo la Parola di Dio spetta solo agli uomini (1 Corinti 14:34; 1 Timoteo 2:12). Si può pensare ciò che si vuole di tale posizione, ma è arduo sfuggire alla logica della risposta ufficiale dei portavoce della Società:


“Nessuna prova empirica o credibile, che indichi che una decisione presa unicamente da uomini fosse o sia necessariamente problematica, è stata prodotta davanti alla Commissione. Giudici di sesso maschile (molti dei quali potrebbero essere padri) determinano la colpevolezza o l’innocenza degli imputati in tutto il mondo. Nessuna prova empirica che indichi che gli uomini non sarebbero intellettualmente o emotivamente predisposti per determinare la colpevolezza o l’innocenza di qualche individuo accusato di abusi su bambini è stata presentata alla Commissione. Nessuna prova empirica che indichi che le donne sarebbero necessariamente meglio dotate per farlo, sul piano intellettuale o quello emotivo, è stata presentata alla Commissione. In assenza dell’una o dell’altra prova, la scelta del sesso delle persone coinvolte in un processo decisionale è parte della libera professione religiosa, il che significa che una persona ha il diritto di credere e di agire in armonia con le proprie credenze, anche se tali credenze prevedono che degli anziani (uomini) di congregazione determinino la colpevolezza di un peccatore”. [105]



Quanto alla possibile anomalia eccepita dalla Commissione secondo cui una vittima di sesso femminile potrebbe provare un comprensibile disagio nel fare menzione degli abusi subiti ad un gruppo di anziani (uomini), Geoffrey Jackson, membro del corpo direttivo, ha specificato che le confidenze della vittima possono essere raccolte da due donne, che a loro volta le riporteranno agli anziani [106].

La prima raccomandazione richiede un chiarimento preliminare: quello che i detrattori chiamano ‘ostracismo’ è il rifiuto di intrattenere rapporti sociali non indispensabili con ex-Testimoni che hanno deliberatamente abbandonato la propria fede. Nella propria risposta ufficiale alla Commissione, la filiale australiana chiedeva non per caso: che relazione dovrebbe avere ciò con la prevenzione degli abusi sessuali? In che modo una limitazione all’ “ostracismo” verso gli ex-testimoni di Geova potrebbe ridurre l’incidenza delle molestie sui minori? [107]

In verità la raccomandazione non parla di ostracismo in generale: fa riferimento specifico alle vittime degli abusi. Ma anche ciò appare senza senso. I testimoni di Geova infatti non hanno mai ‘ostracizzato le vittime di abusi sessuali’. Qualcuno che è fatto oggetto di molestie non può essere disassociato, per la banale ragione che si tratta di una vittima e non di un colpevole, e l’idea di aggiungere al danno degli abusi la beffa della sanzione disciplinare ha del grottesco. Rimane l’alternativa della dissociazione volontaria da parte del diretto interessato, ed è questo il senso da attribuire alla ‘raccomandazione’; nel documento Opening Address by Senior Counsel Assisting si legge infatti (art. 35) che “l’Organizzazione ha mancato di affrontare la pratica, particolarmente devastante, di ostracizzare le vittime che si dissociano dall’organizzazione a causa del loro abuso” (corsivo nostro) [108] . E questo ci porta al terzo nonsense di fila. Perché una vittima di abusi dovrebbe scegliere di dissociarsi? Perché non d’accordo con la prassi del gruppo? Perché convinta che continuare a frequentare la congregazione costituirebbe un pericolo per la propria persona? In entrambi i casi essa potrebbe banalmente smettere di sostenere le attività del gruppo, divenendo ‘inattivo’, come ancora riportato durante le audizioni della Royal Commission [109]. Nel secondo dei due casi basterebbe, in alternativa, cambiare congregazione. Non si capisce poi in quale oscuro modo la dissociazione della vittima dovrebbe indurre un eventuale abusatore a desistere dai propri intenti, né a cosa servirebbe, ai fini della prevenzione degli abusi, che al dissociato sia permesso di avere rapporti sociali non necessari con i propri ex-confratelli.

Questa sequela di paradossi si spiega con la politica che la Commissione ha voluto seguire nei propri studi, ed è quella di fare ricorso - fra l’altro - a testimonianze di fuoriusciti dissidenti [110] . Uno scenario che può giustificare una “raccomandazione” del genere, se mai, è il seguente: una vittima di abusi divenuta adulta, in polemica con l’Organizzazione perché il suo presunto molestatore non sarebbe stato sanzionato, decide di dissociarsi (e magari di esporre il proprio caso ai mezzi d’informazione e/o di sporgere denuncia). Si noti come questo richiamo della Commissione alla presunta ‘amoralità’ del provvedimento espulsivo presenti un banale errore logico, consistente nell’invertirne la causa con l’effetto: tende infatti a presentare l “ostracismo” come un accidente, il risultato di una sanzione ingiusta, quando è invece la conseguenza di un gesto deliberato.



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NOTE IN CALCE

[105] Citazione originale: “No empirical or credible evidence, suggesting that a decision being made only by men was, or is, necessarily problematic, was placed before the Commission. Male judges (many of whom may be fathers) determine the guilt or innocence of defendants all over the world. No empirical evidence suggesting that men are not intellectually or emotionally equipped to determine the guilt or innocence of someone accused of child abuse was presented to the Commission. No empirical evidence suggesting that women are necessarily better equipped either intellectually or emotionally to do so was presented to the Commission. In the absence of evidence one way or the other, the choice of the gender of the persons involved in the decision-making process is an aspect of the free exercise of religion, which means that a person is entitled to believe and act in accordance with their beliefs, even if those beliefs mean that congregation elders (men) determine a sinner’s guilt." - Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse - Submissions on behalf of Watchtower Bible and Tract Society of Australia & Others, 9/11/2015, § 3.23.

[106] Citazione originale: “Mr Jackson said that, if elders cannot talk to a victim because to do so might traumatise the victim too much, two women close to the victim may take the victim’s testimony and convey it to the investigating elders”. - The response of the Jehovah’s Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia Ltd to allegations of child sexual abuse, Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, 10/2016, § 7.4.

[107] Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse - Submissions on behalf of Watchtower Bible and Tract Society of Australia & Others, 9/11/2015, §§ 7.2, 7.7.

[108] Citazione originale: “The organisation has failed to address the particularly devastating practice of shunning survivors who dissociate from the organisation because of their abuse”.

[109] The response of the Jehovah’s Witnesses and Watchtower Bible and Tract Society of Australia Ltd to allegations of child sexual abuse, Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, 10/2016, § 7.7.

[110] Metodo a dir poco discutibile, dato che i former members sono, come si è osservato in precedenza (si veda la nota 2), la più scadente delle fonti di informazione. Molte conclusioni della Commissione apparivano comunque viziate da pregiudizio, approssimazione o scarsa comprensione dei termini, con esiti che talora sfiorano l’umorismo involontario. Alcuni esempi: il riferimento ad Atti 5:29 (‘dobbiamo ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini’), citato durante un’audizione a proposito della neutralità cristiana in tempi di guerra, era stato additato come prova di un presunto ‘divieto di riferire gli abusi alle autorità’ (ibid., §§ 9.6 - 9.8); un passo del libro Pascete il Gregge di Dio, in cui si diceva che non è consentito, durante i comitati giudiziari, portare dei conoscenti per dare ‘sostegno morale’, era stato erroneamente applicato alle vittime degli abusi, mentre si riferiva ai trasgressori (§ 9.243); durante le audizioni si sostenne che i comitati giudiziari ‘incentivano le confessioni’ degli accusati offrendo in cambio una sorta di riduzione della pena, la riprensione invece della disassociazione (§ 9.339).

[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 4:59 PM]

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Ma è la seconda raccomandazione, nella quale si propone di eliminare la regola dei due testimoni quando si verificano abusi, a rappresentare il definitivo trionfo morale per i testimoni di Geova. Ricordiamo che la regola ha relazione esclusiva con la disassociazione, alla quale fa da ostacolo nei casi che si suppongono non sufficientemente sicuri. Che è come dire che la commissione riconosce il diritto dei tdG a 'ostracizzare' i disassociati e anzi consiglia di farlo anche quando il testimone dei fatti criminosi è uno solo.

La WT ha peraltro comunicato la propria non disponibilità ad accogliere questo cambiamento [111] . Ecco cosa ha risposto a proposito della regola dei due testimoni:


“I chiari requisiti espressi nelle Scritture per stabilire il peccato non sono materia che possa essere ‘rivisitata’ o ‘abbandonata’ dai testimoni di Geova […] La libera professione della religione tutelata dall’articolo 116 della Costituzione implica che una persona è libera di possedere un credo religioso e di agire sulla base di tale credo nelle questioni che riguardano il peccato senza interferenze da parte delle autorità secolari. Travalicherebbe la sfera di competenza della Commissione il pretendere da un membro di una fede religiosa di ‘rivisitare’ o ‘abbandonare’ le sue credenze per aderire all’idea di qualcun altro di che cosa rappresenti una decisione ‘sicura’.” [112]



Sono state invece prese in carico certe indicazioni di minor rilievo, come quella di realizzare un documento consuntivo delle procedure e delle linee guida da seguire nella gestione del problema degli abusi. Il documento, pubblico, dal titolo Jehovah’s Witnesses’ Scripturally Based Position on Child Protection, è stato emesso sul sito istituzionale nel maggio del 2018. Non v’era nulla di nuovo nei suoi contenuti; la sua unica, vera novità consisteva appunto nel ricapitolare in un luogo solo una serie di informazioni che erano in precedenza reperibili in vari punti della letteratura ufficiale del gruppo.

Anche la Chiesa Cattolica australiana, cui erano state comunicate fra le altre le raccomandazioni di rivedere l’obbligo del celibato per i sacerdoti e di non applicare il segreto pontificio ai casi di abusi, ha immediatamente escluso ogni possibilità di metterle in atto [113] .


Le ‘nostre’ conclusioni. È chiaro come il caso australiano, portato con troppa facilità a esempio di atteggiamento reticente e di favoreggiamento dell’abominevole delitto di cui siamo qui costretti a dissertare, dimostri tutto il contrario: un fenomeno statisticamente irrisorio, duri provvedimenti sanzionatori e l’impressione di una gestione controllata e fin troppo rigida. A questo punto non ci resta che invocare i più banali cliché, lasciandone la scelta al lettore: dalle tempeste nei bicchieri d’acqua, alle montagne in dolce attesa di topolini, passando per lo shakespeariano “molto rumore per nulla”. Ma forse il miglior parallelo, e ci si perdonerà un riferimento sin troppo facile all’Australia, viene fuori chiamando in causa il proverbiale effetto boomerang.



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NOTE IN CALCE

[111] 9NEWS, Child abuse inquiry wants lasting changes, articolo del 15/12/2017.

[112] Citazione originale: “The evidential requirements laid down in Scripture for establishing sin are not matters that can be “revisited” or “abandoned” by Jehovah’s Witnesses; Moreover, the free exercise of religion protected by s.116 of the Constitution means that a person is free to hold a religious belief and is free to act upon that religious belief in respect of matters of sin without interference from the secular authorities. It would be beyond the scope of the Terms of Reference of the Commission to require a member of a religious faith to “revisit” or “abandon” their beliefs in order to satisfy another person’s idea of what constitutes a “safe” decision.” - Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse - Submissions on behalf of Watchtower Bible and Tract Society of Australia & Others, 9/11/2015, §§ 9.223, 9.224.

[113] The Guardian, Catholic church dismisses key recommendations from landmark inquiry into child abuse, edizione on-line del 15/12/2017


[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 5:01 PM]

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APPENDICE B
Il caso Candace Conti



La vicenda della statunitense Candace Conti [114] e del suo molestatore Jonathan Kendrick merita un’analisi specifica dal momento che rappresenta, fino alla data di ultimazione di questo articolo, verosimilmente il più noto caso di abusi sessuali verificatisi nella comunità dei testimoni di Geova, sebbene non il più eclatante dal punto di vista della quantificazione dell’indennizzo. Kendrick era stato precedentemente rimosso dai suoi incarichi (era servitore di ministero) per aver molestato una figliastra con l’accarezzamento dei seni. Non appena informati del fatto, gli anziani della congregazione locale avevano detto chiaramente sia alla ragazza che alla madre che essi avevano pieno diritto di denunciare Kendrick, cosa che non sarebbe avvenuta che diversi anni dopo.

Di lì a qualche anno, Kendrick si era separato dalla moglie, aveva cambiato congregazione e aveva conosciuto la Conti. Secondo il racconto della giovane, mai confermato da Kendrick [115], quest'ultimo avrebbe abusato di lei diverse volte dal 1993 in poi, quando lei aveva 9-10 anni, approfittando degli appuntamenti presi per l’opera di predicazione (nella versione della Conti, Kendrick si allontanava di nascosto dal gruppo portando la Conti con sé a casa di lui, ove sarebbero avvenute le molestie). Diciotto anni più tardi (2011) la Conti, che non si è mai battezzata come Testimone, ha ritenuto di citare in giudizio, oltre a Kendrick, anche la congregazione - North Fremont - cui si associava quest'ultimo e la stessa WT. In buona sostanza, l’accusa consisteva nel fatto che l’Organizzazione non avesse informato né la congregazione né i genitori della Conti del passato da molestatore di Kendrick. Si supponeva inoltre che gli anziani della nuova congregazione non avessero vigilato adeguatamente sulla condotta del molestatore recidivo, permettendo indirettamente che costui avesse dei contatti con la giovane vittima.

Immagini di Candace Conti e dell’accusato, Jonathan Kendrick [116] .




La WT aveva perso in primo grado il processo (2012), con una sentenza che la obbligava al versamento di 28 milioni di dollari, una cifra da capogiro, a titolo di risarcimento. Il 40% della cifra era determinata a carico della WT e della congregazione di cui faceva parte Kendrick, e la restante parte a carico di quest’ultimo. Quanto questa condanna, poi - come vedremo - drasticamente ridotta in appello, fosse condizionata da pregiudizi e qualunquismo, si può ben evincere dalle dichiarazioni rese alla stampa da Rick Simons, avvocato della querelante: secondo Simons, ‘il punto chiave nel caso Conti è costituito dalle direttive scritte della Watchtower, che dava istruzioni a tutti gli anziani nelle congregazioni dei testimoni di Geova degli USA di mantenere segreti i racconti di abusi sessuali fra i testimoni di Geova per evitare processi giudiziari’. Simons sostenne che il caso Conti ‘affronta direttamente le disposizioni di tenere il riserbo su questioni di segretezza, adottate nel 1989 e tuttora vigenti’.

Se si volesse sintetizzare adeguatamente l’ “esatto contrario della verità” in merito alla gestione degli abusi da parte dei testimoni di Geova, nessuno riuscirebbe a fare meglio di Simons e del suo capolavoro di disinformazione. E si tratta di una precisazione assolutamente necessaria, dato che dopo il primo grado di giudizio si è proclamato da più parti - incluse fonti d’informazione mediamente credibili - che la WT sarebbe stata condannata per le proprie politiche finalizzate a evitare la denuncia dei crimini sessuali per meschine ragioni di propaganda. Affermazione non solo non confermata dalle direttive ufficiali, ma, come ampiamente documentato nell’articolo principale, da esse contraddetta.

Invero, le asserzioni di Simons si basavano su una lettura ingannevole di una circolare, datata 1° luglio 1989, l’unica citata nella sentenza di prima grado, indirizzata a tutti i corpi degli anziani degli USA e facilmente reperibile sui forum di fuoriusciti dissidenti. Nella lettera i corpi degli anziani erano ammoniti di non rivelare a nessuno questioni confidenziali inerenti singoli membri delle congregazioni per non incorrere in noie legali (e d’altro genere). Il senso di tali istruzioni è talmente banale da non richiedere particolari approfondimenti; facciamo comunque un veloce esempio. Un fedele del gruppo si reca dagli anziani sostenendo di aver subito una frode da un conservo cristiano. Gli anziani riescono a convincerlo a desistere dal proposito di un’azione legale, facendogli magari anche notare l’inconsistenza dei suoi presupposti. Si supponga che, dopo detta conversazione, uno degli anziani del corpo riveli incautamente a terzi tale accusa (infondata) di frode: ciò potrebbe dare all’accusato le basi per procedere a sua volta, legalmente, per calunnia nei riguardi del proprio accusatore. Questo semplice scenario permette di afferrare compiutamente lo spirito della circolare.

Non v’era d’altro canto in questa lettera alcuna indicazione di tenere consapevolmente le autorità all’oscuro dei casi di molestie sessuali o di dissuadere le vittime degli abusi da denunce, cosa che, lo ripetiamo, sarebbe stata in palese contrasto con altre indicazioni diramate sia prima che dopo il 1989. È anche degno di nota che la circolare non riguardasse direttamente i casi di abusi su minori, citati solo in un paragrafo talmente breve (su un totale di ben 6 pagine) che lo riportiamo per intero di seguito: “Molti Stati hanno leggi inerenti le segnalazioni di abusi su bambini. Quando gli anziani ricevono segnalazioni di abusi fisici o sessuali su di un bambino, devono contattare immediatamente l'Ufficio Legale della Società. Le vittime di tali abusi devono essere protetti da ulteriori danni” [117].

Continuiamo ora con l’esame della sentenza di primo grado. La WT rifiutò la possibilità (offerta dal giudice, e accettata anche dalla Conti) di rinunciare ai successivi gradi di giudizio in cambio di un risarcimento di entità complessivamente inferiore, e presentò appello. Nel 2015 il nuovo processo si conclude con una sentenza molto più mite: la WT viene riconosciuta colpevole del danno di negligenza, ossia di non aver vigilato sulla condotta di Kendrick, ma assolta dall'accusa di aver coperto gli abusi. Il risarcimento danni a carico della WT inoltre precipita da 28 a 2,8 milioni di dollari: un vero e proprio crollo verticale (90%) [118].



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NOTE IN CALCE


[114] I dettagli sia sul procedimento di primo grado che su quello d’appello si possono leggere nel resoconto di quest’ultimo: Court of Appeal of the State of California , 1st Appellate District, Division three - Candace Conti v. Watchtower Bible & Tract Society of New York, inc., 13/4/2015. Esso è scaricabile dal seguente sito: www.courts.ca.gov/opinions/archive/A136641.PDF . I riferimenti alla sentenza indicati nel seguito sono relativi a quest’ultima versione. La traduzione è opera di tdgonline.

[115] Il padre, la madre della Conti, tre anziani di congregazione e tre altri membri della medesima testimoniarono a processo di non aver mai assistito a comportamenti inappropriati da parte di Kendrick. Ad esempio non l’avevano mai vista abbracciare la bambina, farla sedere sulle sue ginocchia, uscire da soli dalla Sala del Regno o per l’opera di proselitismo, che erano fra le dichiarazioni rilasciate dalla Conti in sede processuale. La sentenza cita il nome di una sola persona che avrebbe confermato tali atteggiamenti, Carolyn Martinez. La stessa Conti aveva fornito testimonianze frammentarie e contraddittorie sul proprio vissuto. Comunque, alcuni consulenti in psicologia e psichiatria nominati come periti nel processo erano giunti alla conclusione che gli abusi fossero effettivamente avvenuti e che i resoconti non sempre coerenti della Conti fossero un riflesso dei disordini mentali conseguenti agli abusi stessi. - ibid., pagg.8, 9.

[116] bishop-accountability.org ; mercurynews.com .

[117] Citazione originale: “Many states have child abuse reporting laws. When elders receive reports of physical or sexual abuse of a child, they should contact the Society's Legal Department immediately. Victims of such abuse need to be protected from further danger”.

[118] La sentenza azzerò l’imputazione per cui la WT avesse mancato di avvertire i genitori della Conti e la congregazione che Kendrick aveva molestato la propria figliastra. Questa imputazione di rilevanza penale, ritenuta insussistente per via del segreto confessionale, era stata sanzionata in primo grado con risarcimento di 21 milioni di dollari. Rimaneva invece il risarcimento dei danni conseguenti alla negligenza, quantificati in 7 milioni, dei quali solo il 40% (2.8 milioni) a carico dell’Organizzazione. La quota parte a carico di Kendrick (4.2 milioni) era del tutto simbolica, dato che il condannato non aveva ovviamente i mezzi economici per sostenerla.
[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 5:11 PM]

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6/25/2018 12:38 AM
 
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Sarà interessante prendere nota di alcuni passaggi della sentenza d’appello, che riassume anche gran parte delle risultanze della precedente. Ad esempio, l’accusa di negligenza sopravvisse ad entrambi i gradi di giudizio malgrado gli anziani deponessero davanti alla Corte che a Kendrick era stato esplicitamente vietato di mostrare affetto ai bambini, di prenderli in braccio, di partecipare alla testimonianza di casa in casa o di lavorare nella Sala del Regno insieme a loro [119]. Monica Applewhite, assistente sociale ed esperta di abusi sull’infanzia, oltre ad encomiare i criteri di riservatezza seguiti dall’Organizzazione nel gestire le informazioni di natura personale, in primo grado aveva detto che Kendrick non era mai stato messo in una posizione che gli consentisse di stare da solo con dei bambini, che gli anziani avevano esercitato sull’individuo la dovuta sorveglianza, e che le politiche seguite negli anni ‘90 dall’Organizzazione per difendere i minori dagli abusi erano mediamente superiori a quelle generalmente adottate e considerate adeguate [120] .

La Corte d’appello rigettò inoltre le pretese dei legali della Conti che gli anziani dovessero avvertire la congregazione delle supposte tendenze di Kendrick citando, nelle motivazioni, ben 7 sentenze di avviso contrario [121] . Affermò che “l’imposizione di un obbligo di avvertire [la congregazione] avrebbe conseguenze sociali dannose. Scoraggerebbe i trasgressori dal ricercare un intervento potenzialmente benefico, e contravverrebbe alla politica pubblica contro la divulgazione delle informazioni raccolte in confessione. Nessuna colpa può essere attribuita agli imputati per avere aderito a tale politica” [122] . Per le medesime ragioni, la Corte concluse che gli anziani non avevano alcun dovere, da un punto di vista giuridico, di vigilare sulla condotta di Kendrick, supposto che non l’avessero fatto [123] .

L’unico punto nel quale la Corte d’Appello trovò la WT e la congregazione di Fremont colpevoli di negligenza fu la circostanza secondo cui a Kendrick fosse concesso di accompagnare la giovane proclamatrice nell’opera di proselitismo, la quale, nelle narrazioni della Conti, sarebbe stata teatro della maggioranza delle molestie. È da rilevare che questa conclusione fu raggiunta malgrado il fatto che gli anziani testimoniassero sotto giuramento che i bambini, ove mai partecipassero al servizio di campo, non erano mai abbinati con adulti diversi dai propri genitori. In più punti la sentenza riconosceva comunque che la negligenza era in ultima analisi da attribuire al corpo degli anziani della congregazione di Fremont, che non aveva attuato le esplicite disposizioni scritte comunicate dalla sede centrale [124] . Ciononostante, la WT fu ugualmente condannata su questo punto perché ‘non aveva imposto’ alla congregazione di Fremont o allo stesso Kendrick la propria politica di limitazione del servizio di campo nei confronti di un abusatore.

Si dirà che un indennizzo da 2,8 milioni di dollari rappresenti pur sempre una cifra ragguardevole, ma ciò porterebbe ad una nuova delusione. La WT infatti si è appellata anche contro questa seconda sentenza, ed ha poi rinunciato all'appello quando è stato raggiunto (in data 23/6/15) un accordo extra giudiziale con la Conti sul risarcimento; risarcimento del quale non è stata mai resa nota l’entità, ma ovviamente inferiore a quanto stabilito anche dalla sentenza di secondo grado [125].

La vicenda, per l’inevitabile effetto ‘bolla di sapone’ prodotto alla sua conclusione naturale, è stata letta dai più come una sonora sconfitta per i denigratori dei testimoni di Geova. Cosa rimane, in definitiva, del tanto sbandierato affaire Conti? La presa d’atto dell’esistenza di un problema di abusi sessuali anche fra i testimoni di Geova, che ricorda la famosa scoperta dell’acqua calda, dato che ciò non è mai stato negato da alcuno; un problema di negligenza nella gestione di un individuo reo di pedofilia, negligenza la quale, essendo ben chiare le direttive dalla WT, è stata sostanzialmente imputata alla congregazione locale; la conferma del fatto che non esiste un obbligo teorico di rendere noti alle autorità i casi di abusi sessuali, obbligo cui questa sentenza ha strappato via la sponda legale offerta in primo grado.


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NOTE IN CALCE



[119] Ibid., pag. 7.

[120] Ibid., pag.10.

[121] Ibid., pag. 12, 13.

[122] Ibid., pag. 15.

[123] Ibid., pag.18, 19.

[124] Ibid., pag. 22, 23, 25.

[125] appellatecases.courtinfo.ca.gov/search/case/dockets.cfm?dist=0&doc_id=2109889&doc_no=...


[Edited by EverLastingLife 6/25/2018 12:44 AM]

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6/25/2018 12:44 AM
 
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Un salasso per la WT? Il caso Conti ci permette di fare una riflessione di natura finanziaria. Le (rare) cause legali che si concludono, nell’ultimo grado di giudizio, con una sconfitta per la WT e l’imposizione di un risarcimento economico a favore delle vittime di abusi sessuali incidono forse in una misura che può dirsi significativa per le finanze dell’Organizzazione dei testimoni di Geova? O addirittura, la WT rischia la ‘bancarotta’ (come si legge in certe nevrasteniche esposizioni) per tale motivo?

Smonteremo questa pretesa con una confutazione che potrà sembrare cinica: ma - intendiamoci - non più cinica della pretesa stessa, che nasconde la solita puerile smania di vedere “annientato il nemico”. La solidità di una struttura organizzata è in larga misura funzione della relativa potenza economica: privatela del suo denaro, e la distruggerete.

Trattasi comunque di una pia illusione, che una fredda, ‘cinica’ appunto, analisi dei numeri in gioco destituisce senza pietà d’ogni fondamento. Come testimoniato da uno degli atti depositati per l’appello, il solo complesso di Patterson (USA, al tempo sede del Corpo Direttivo) aveva, nel 2012, un valore commerciale di 162 milioni di dollari [126] : prendendo a riferimento i 2.8 milioni della sentenza d’appello, ce ne sarebbe abbastanza per pagare più di 57 “casi Conti”. A completamento del quadro aggiungiamo che la WT possiede dozzine di filiali in tutto il mondo, migliaia di Sale del Regno e dei congressi, e un numero incalcolabile di proprietà d’altro genere (che includono, ed è solo un esempio, appartamenti donati dietro testamento da testimoni di Geova deceduti senza eredi naturali). E si tenga presente che si sta parlando solo ed unicamente del comparto immobiliare.

Un altro dato che contribuisce a demolire (se fosse ancora necessario) l’illusione è quello, pubblicato nell’ Annuario dei testimoni di Geova, sulla spesa annuale destinata ad un altro dei suoi segmenti di attività, il mantenimento dei ministri a tempo pieno (pionieri speciali, missionari, sorveglianti viaggianti e altri), che è dell’ordine delle centinaia di milioni di euro annuali. Ad esempio nell’anno della sentenza di primo grado (2012) era stata di 184 milioni di euro, e in quello della sentenza d’appello (2015) di 236 milioni di euro [127]. Parliamo dunque, in definitiva, di un patrimonio plurimiliardario (in dollari), in proporzione al quale un risarcimento di 2.8 milioni appare risibile, e paragonabile ad una multa da 10 euro inflitta a qualcuno che percepisca uno stipendio da quattro o cinquemila euro al mese.



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NOTE IN CALCE

[126] Church Defendants' Reply in Support of Motion to Subsitute or Reduce Bond on Appeal, 8/11/2012.

[127] Annuario dei testimoni di Geova 2013, pag. 178; Annuario dei testimoni di Geova 2016, pag.176.
[Edited by EverLastingLife 7/4/2018 9:40 AM]

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6/25/2018 12:46 AM
 
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APPENDICE C
Compendio di casi legali



I nostri sforzi hanno mirato fin qui a dare risalto alle disposizioni ufficiali e alla relativa documentazione a sostegno, che evidentemente contano molto più della specificità degli episodi. Il problema vero infatti non è se il testimone di Geova di turno sia effettivamente un pedofilo o un molestatore, ma se le norme emanate dalla dirigenza del gruppo palesino delle negligenze che possano in qualsiasi modo favorire tali atti scellerati, o contribuire a nasconderli.

Naturalmente è legittimo che non ci si voglia limitare all’enunciazione teorica della questione, prescindendo del tutto dalle sue dimensioni reali, dimensioni che le notizie di cronaca concorrono a quantificare. A leggere le pagine del web gestite dai fuoriusciti critici dei testimoni di Geova, si direbbe in effetti che questo gruppo sia afflitto da una ‘ecatombe’ di abusi sessuali e di relative vicende giudiziarie. Si tratta ovviamente di un effetto voluto e facilmente raggiungibile limitandosi ad aprire una discussione in un forum, o scrivendo un parere in un blog, ogni volta che fra le news dei motori di ricerca salta fuori una ‘vicenda di abusi’, con inevitabile seguito di commenti ‘inorriditi’ all’insegna di un abominio tanto giustificato quanto convenzionale nelle forme. Quando sente di notizie come queste, il lettore medio si limita a prenderne atto con (comprensibile) repulsione e la (meno comprensibile) tendenza a creare un’associazione di idee fra il movimento religioso ed il fatto, ricavandone inavvertitamente il preconcetto per cui le molestie sui minori sarebbero una sorta di elemento caratterizzante dei testimoni di Geova. Ed è, inutile dirlo, precisamente quanto i detrattori vogliono ottenere. Pochi sono disposti a inquadrare questi eventi nel loro esatto contesto statistico, osservando ad esempio che, per un singolo caso di testimone di Geova abusatore, ve ne sono decine di migliaia di altri che nulla hanno a che fare con tale abietto crimine.

E non è tutto, perché, come già osservato a proposito del caso australiano, moltissime variabili concorrono a prendere le misure corrette del fenomeno, e il modo con cui i detrattori pretenderebbero di effigiarlo (ovvero enumerando acriticamente le notizie di cronaca che vi fanno riferimento) è certo il più insensato e il meno rigoroso che si potrebbe immaginare. Ad esempio si trascura, come se fosse un dettaglio di poco conto, che spesse volte la cronaca riporta episodi che si verificano sì, “in qualche senso”, nella comunità dei testimoni, ma i cui responsabili non sono, né sono mai stati, affiliati di questa religione. Ugualmente includere nel novero episodi di abusi non ancora dimostrati, o addirittura semplici sospetti, come quelli cui non di rado fanno riferimento gli articoli di giornale nelle prime fasi delle indagini, è fuorviante (oltre che eticamente inaccettabile).

Restringiamo dunque i termini del ragionamento ai soli casi di accuse provate di abusi e i cui colpevoli sono testimoni di Geova battezzati. Queste eventualità si concludono naturalmente con una sistematica condanna degli imputati, il che non costituisce un elemento di particolare rilievo; diversa è invece, come ripetiamo, l’eventualità che anche l’organizzazione dei testimoni di Geova sia riconosciuta colpevole e a sua volta condannata. Si tratta di eventualità molto frequenti? Quante cause di abusi sessuali scaturiscono in una ‘vittoria contro la Società Torre di Guardia’, e quante invece in una vittoria, formale e/o sostanziale, di quest’ultima? Sarete forse sorpresi di riscontrare che mentre il primo insieme è assai ristretto e verosimilmente (a tutt’oggi) può essere contato sulle dita di due mani, nella grande maggioranza dei casi si ricade nel secondo, del quale proponiamo di seguito una breve antologia con poche parole di dettaglio.


Affari Long, Meyers, Beal et al., Decorso, Welch/Nicole D/Tabitha H. , Kara L., West et al., Gutierez et al., Tim W., Grafmyer, A.B./G.G./S.H./N.H. et al.. Quello indicato è un sottoinsieme di un elenco (più lungo in origine) di casi accomunati dalla circostanza di essere stati patrocinati dalla medesima ditta americana di consulenza legale specializzata in abusi su bambini, la tuttora operativa Love & Norris con sede a Fort Worth nel Texas, e dibattuti in varie aule giudiziarie statunitensi a partire dagli anni ’90. Tutti questi si sono conclusi, per quanto riguarda il ruolo della WT, con un nulla di fatto. Nei casi Long, Meyers, Beal et al. e Decorso le accuse sono state ritirate su consiglio degli stessi avvocati, per il rischio di sconfitta o di un risarcimento troppo basso e superato dalle spese legali. Tutti gli altri sono stati archiviati con la formula dismissed with prejudice, una sentenza di archiviazione che per sovrammercato interdice ai querelanti la possibilità di presentare appello [127]. Fra le motivazioni che possono indurre un magistrato statunitense ad un verdetto dismissed with prejudice vi sono quelle per cui l’attore abbia mostrato malafede, cercando di fuorviare la Corte, o abbia persistito nel presentare argomentazioni futili e inconsistenti.

Affare Amy B. / Kelley (1992-2004). Imputati in questo procedimento giudiziario erano la WT, due congregazioni del Texas e soprattutto Larry Kelley, accusato di abusi verso la minore indicata nei resoconti come Amy B.. La lettura degli atti processuali rivela una imbarazzante approssimazione e una esposizione grossolana, quando non umoristica, della prassi dei testimoni di Geova. Vi si legge ad esempio che Kelley avrebbe ricevuto dalla congregazione l’incarico di allestire uno spettacolo di burattini (!), e che gli anziani avrebbero affidato - chissà perché - ad Amy B., che allora aveva appena otto anni, la responsabilità di prendersi cura della moglie disabile di Kelley. Ad ogni modo, nel 2004 il giudice Pirtle ha stralciato la WT dal processo, concludendo che, nelle circostanze in parola, nessun obbligo legale di sorveglianza del trasgressore poteva essere addossato all’organizzazione. Il processo dunque avrebbe dovuto proseguire a carico esclusivamente del supposto abusatore (che ha sempre negato ogni accusa) e delle due congregazioni, ma non è noto se ciò sia effettivamente avvenuto; secondo alcune voci, i querelanti, con l’uscita di scena della WT e dunque della fonte potenziale di un cospicuo risarcimento economico, avrebbero rinunciato a portare avanti le proprie ragioni [128].

Affare Rees / Baker (1998-1999). Una volta divenuto maggiorenne, Bryan Rees, americano del Maine, aveva intentato causa contro Larry Baker, testimone di Geova, per numerosi episodi di molestie (ammessi dal reo) verificatisi fra il 1989 ed il 1992 e vi aveva altresì coinvolto la WT, sostenendo che gli anziani, in ottemperanza a non meglio precisate direttive, avevano omesso di avvertirlo che Baker si era già macchiato in precedenza di abusi, mettendolo così in condizione di reiterarli. Rees ha vinto la causa contro Baker vedendosi riconoscere un risarcimento di 1.2 milioni di dollari (verosimilmente solo teorico), ma al contempo il tribunale del Maine ha archiviato la posizione della WT, giudicata non colpevole di quanto si era tentato di addebitarle [129].



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NOTE IN CALCE


[127] Jehovah’s Witnesses Child Abuse Policy - Exposing the Myths - ______vs. Watchtower.

[128] ibid.

[129] ibid.


[Edited by EverLastingLife 7/1/2018 5:17 PM]

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6/25/2018 12:48 AM
 
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Affare Boer / Palmer (2002-2003). Va sotto questo nome una delle più sonore batoste per gli oppositori dei testimoni di Geova che la cronaca abbia mai registrato, con esiti degni di una commedia degli equivoci. La canadese Vicky Boer aveva denunciato gli anziani della sua congregazione e la WT per negligenza nella gestione degli abusi ricevuti da parte di suo padre quando lei era minorenne, chiedendo attraverso i suoi avvocati una cifra di 700.000 dollari. La WT propose una risoluzione bonaria della lite sulla base di una cifra di 50.000 dollari, ma la Boer rifiutò e decise di portare avanti la causa. Il risultato fu che la Corte le assegnò un risibile risarcimento di 5.000 dollari per danni conseguenti alla negligenza di un singolo anziano, con l’esplicita motivazione che costui non aveva seguito la politica ufficiale dell’Organizzazione (della quale quindi indirettamente si affermava la correttezza), e ricusò ogni responsabilità della WT. Non solo, ma stabilì che la Boer stessa avrebbe dovuto a sua volta erogare una somma (comprensiva dell’onorario del proprio avvocato e delle spese legali sostenute dalla WT) di ben 142.000 dollari! Più ancora che il rocambolesco finale, tuttavia, sono assolutamente da sottolineare e ricordare molti passaggi delle motivazioni della sentenza. Fra le altre cose, fu verbalizzato che la politica dell’Organizzazione in Canada era di denunciare senza meno gli abusi; che gli anziani avevano mostrato comprensione e solidarietà nel trattare la Boer, accogliendo il suo racconto senza alcuno scetticismo; che, lungi del cercare di coprire la vicenda, avevano esortato al di là di ogni dubbio sia la vittima che l’abusatore a recarsi dalla Children's Aid Society, un ente per la difesa dei minori approvato dal governo canadese; che la posizione ufficiale dell’Organizzazione è che i ‘tre passi’ di Matteo capitolo 18 (che richiedono fra l’altro di affrontare faccia a faccia il trasgressore) non si applicano agli abusi sessuali. Ogni pretesa della supposta violazione del rapporto di fiducia fra la donna e gli anziani fu sconfessata. Fu affermato che gli anziani avevano esplicitamente incoraggiato la Boer a rivolgersi ad uno psicologo, consiglio che fu proprio la ragazza a non voler applicare. La Corte definì ‘convincenti’, ‘onesti’ e ‘sinceri’ gli anziani di congregazione chiamati a deporre sul caso, laddove i resoconti della Boer erano spesso incoerenti e confusionari. Infine, il giudice rifiutò di prendere in esame le consulenze di due ex-testimoni di Geova presentati dalla querelante come ‘esperti’ di prassi dei Testimoni in materia di molestie, James Penton e Barbara Anderson (due ‘pionieri’ dell’apostasia riveriti come guru dai fuoriusciti dissidenti), qualificando le asserzioni di quest’ultima per ‘dicerie’: come dire, il colpo di grazia [130] .

Affare Rodriguez / Beliz (2002-2003). A motivo di vari episodi di molestie ai danni di una bambina, il responsabile Manuel Beliz dello stato USA di Washington è stato sottoposto a sanzioni sia dalla congregazione (disassociato) che dalle autorità secolari (denunciato e condannato a 11 anni di carcere). Alcuni familiari della vittima, dopo che la condanna contro Beliz era stata già emessa, hanno pensato bene di querelare la congregazione di Othello e la WT. I Rodriguez sostenevano infatti di essere stati minacciati a loro volta di disassociazione se avessero provato a trascinare Beliz in tribunale. Questa circostanza, essendo del tutto sprovvista sia di testimonianze dirette che di base documentale, non è mai stata provata in sede di dibattito. Le accuse a carico della WT si sono sciolte come neve al sole ed il 17 settembre del 2003 il caso è stato archiviato [131].

Affare Berry / Poisson / Berry (2002-2005). Una causa tutta in famiglia, nella quale Paul Berry era accusato di abusi nei riguardi di una figlia e di una figliastra, entrambe minorenni. La moglie, Sara Poisson, da disassociata aveva querelato gli anziani della congregazione (Wilton, nel New Hampshre) perché costoro non avrebbero denunciato l’abusatore, e avrebbero anzi dissuaso lei dal fare lo stesso. La Poisson ha perso sonoramente la causa fino all’ultimo grado di giudizio, con sentenza del 15 luglio 2005, in cui era stabilito: che gli anziani non avevano alcun obbligo di denuncia; che non esisteva alcuna ‘relazione fiduciaria’ (nel senso giuridico del termine) fra gli anziani e la vittima; che non si poteva addebitare agli anziani alcuna negligenza secondo il principio (stabilito in diritto processuale) che ‘assente un dovere, non c’è negligenza’; che né essi né la WT aveva in alcun modo favorito gli abusi consumatisi fra le pareti domestiche. Trionfo su tutta la linea [132].

Affare Conti / Kendrick (2011-2015). Il “ben noto” caso ‘Candace Conti’, nel quale un astronomico risarcimento di 28 milioni di dollari (sentenza di primo grado) è precipitato prima ad un decimo di tale somma (appello), e poi ad un importo ancora più basso, stabilito in via extragiudiziale, e che gli avvocati della parte lesa non hanno mai reso noto. Benché sia fra i pochissimi casi nei quali una parziale condanna della WT abbia avuto effettivamente luogo, la causa merita una menzione perché in essa si è affermato chiaramente il diritto all’esercizio del segreto confessionale da parte dei testimoni di Geova. Si veda un’analisi di dettaglio di questo caso nell’appendice B.

Affare Lopez / Campos (2012-2018). Gonzalo Campos, un testimone di Geova Californiano, ha abusato di diversi minori a partire dal 1982. Fra le sue vittime, al centro di una causa iniziata nel 2012, vi era Jose Lopez. In primo grado la società WT è stata condannata al pagamento di 13 milioni e mezzo di dollari per ‘non aver protetto Lopez’ dal suo molestatore (che era stato successivamente nominato anziano, e poi disassociato) e per una presunta mancanza collaborazione con la Corte, consistente nel supposto rifiuto di consegnare la documentazione conservata nei propri archivi. Per questo successo parziale, la causa “Lopez vs WT” viene spesso additata dai fuoriusciti come una delle più eclatanti a carico della WT, ma essi (guarda caso) trascurano di solito di narrarne la seconda parte: la WT ha infatti presentato appello, e la Corte d’Appello ha completamente azzerato la sanzione pecuniaria, concedendo la possibilità di produrre la documentazione richiesta. Prima che ciò potesse avvenire, la WT e l’avvocato di Lopez decisero di porre fine alla lite concordando il versamento di una somma a titolo di risarcimento. Il difensore di Jose Lopez, sollecitato dalla stampa, non ha mai voluto svelare l’entità dell’indennizzo risolutivo [133].

Se Andreotti aveva qualche ragione nel dire che a pensar male ci s’indovina, è impossibile non sospettare che, quando si parla di abusi, molto più che qualche “nobile” ideale come il trionfo della moralità, sia la speranza di un tornaconto economico ai danni della WT la motivazione ultima dei vari tentativi di trascinarla in tribunale. Ma - come si è visto - più che di speranza di solito si tratta di miraggio.



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NOTE IN CALCE


[130] Vicky Boer Decision Text, Ontario Superior Court of Justice, court file no: 9K-CV-154117 del 26-06-2003; Woman who won $5,000 in a sex abuse suit against church must pay legal costs, Religion News Blog, articolo del 30/09/2003.

[131] Jehovah’s Witnesses Child Abuse Policy - Exposing the Myths - ______vs. Watchtower.

[132] The Supreme Court of New Hampshire, Hillsborough-southern judicial district, No. 2003-779, Holly Berry & a. v
v. Watchtower Bible and Tract Society of New york, Inc.
& a, 15/7/2005.

[133] San Diego Reader, Jehovah's Witnesses to settle sex-abuse case, articolo on-line del 12/1/2018.


[Edited by EverLastingLife 7/5/2018 11:44 AM]

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6/25/2018 8:31 AM
 
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Re:
EverLastingLife, 25/06/2018 00.48:

è impossibile non sospettare che, quando si parla di abusi, molto più che qualche “nobile” ideale come il trionfo della moralità, sia la speranza di un tornaconto economico ai danni della WT la motivazione ultima dei vari tentativi di trascinarla in tribunale.




E' molto più che un sospetto, ELL.

Ringraziandoti per il magnifico lavoro che hai fatto, è del tutto evidente che ai nostri detrattori non frega assolutamente nulla degli eventuali minori abusati.


Per restare sul web, quello dei presunti abusi è solo un pretesto per fare sciacallaggio internettiano da quattro soldi (oltre ovviamente al tornaconto economico di cui parli nei tentativi di portare in Tribunale la WTS)


[Edited by Aquila-58 6/25/2018 8:31 AM]
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"Perciò, siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno; 2 ma abbiamo rinunciato alle cose subdole di cui c’è da vergognarsi, non camminando con astuzia, né adulterando la parola di Dio, ma rendendo la verità manifesta, raccomandandoci ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio" (2 Cor. 4:1-2)

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Re: Re:
Aquila-58, 25/06/2018 08.31:




E' molto più che un sospetto, ELL.

Ringraziandoti per il magnifico lavoro che hai fatto, è del tutto evidente che ai nostri detrattori non frega assolutamente nulla degli eventuali minori abusati.


Per restare sul web, quello dei presunti abusi è solo un pretesto per fare sciacallaggio internettiano da quattro soldi (oltre ovviamente al tornaconto economico di cui parli nei tentativi di portare in Tribunale la WTS)





Nell'appendice C ho riportato alcuni casi dibattuti in tribunale nei quali la WT era imputata di negligenza o reati simili verso gli abusatori.

Invito a rileggere il più clamoroso, la sentenza Boer:


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Affare Boer / Palmer (2002-2003). Va sotto questo nome una delle più sonore batoste per gli oppositori dei testimoni di Geova che la cronaca abbia mai registrato, con esiti degni di una commedia degli equivoci. La canadese Vicky Boer aveva denunciato gli anziani della sua congregazione e la WT per negligenza nella gestione degli abusi ricevuti da parte di suo padre quando lei era minorenne, chiedendo attraverso i suoi avvocati una cifra di 700.000 dollari. La WT propose una risoluzione bonaria della lite sulla base di una cifra di 50.000 dollari, ma la Boer rifiutò e decise di portare avanti la causa. Il risultato fu che la Corte le assegnò un risibile risarcimento di 5.000 dollari per danni conseguenti alla negligenza di un singolo anziano, con l’esplicita motivazione che costui non aveva seguito la politica ufficiale dell’Organizzazione (della quale quindi indirettamente si affermava la correttezza), e ricusò ogni responsabilità della WT. Non solo, ma stabilì che la Boer stessa avrebbe dovuto a sua volta erogare una somma (comprensiva dell’onorario del proprio avvocato e delle spese legali sostenute dalla WT) di ben 142.000 dollari! Più ancora che il rocambolesco finale, tuttavia, sono assolutamente da sottolineare e ricordare molti passaggi delle motivazioni della sentenza. Fra le altre cose, fu verbalizzato che la politica dell’Organizzazione in Canada era di denunciare senza meno gli abusi; che gli anziani avevano mostrato comprensione e solidarietà nel trattare la Boer, accogliendo il suo racconto senza alcuno scetticismo; che, lungi del cercare di coprire la vicenda, avevano esortato al di là di ogni dubbio sia la vittima che l’abusatore a recarsi dalla Children's Aid Society, un ente per la difesa dei minori approvato dal governo canadese; che la posizione ufficiale dell’Organizzazione è che i ‘tre passi’ di Matteo capitolo 18 (che richiedono fra l’altro di affrontare faccia a faccia il trasgressore) non si applicano agli abusi sessuali. Ogni pretesa della supposta violazione del rapporto di fiducia fra la donna e gli anziani fu sconfessata. Fu affermato che gli anziani avevano esplicitamente incoraggiato la Boer a rivolgersi ad uno psicologo, consiglio che fu proprio la ragazza a non voler applicare. La Corte definì ‘convincenti’, ‘onesti’ e ‘sinceri’ gli anziani di congregazione chiamati a deporre sul caso, laddove i resoconti della Boer erano spesso incoerenti e confusionari. Infine, il giudice rifiutò di prendere in esame le consulenze di due ex-testimoni di Geova presentati dalla querelante come ‘esperti’ di prassi dei Testimoni in materia di molestie, James Penton e Barbara Anderson (due ‘pionieri’ dell’apostasia riveriti come guru dai fuoriusciti dissidenti), qualificando le asserzioni di quest’ultima come ‘dicerie’: come dire, il colpo di grazia.

[Edited by EverLastingLife 6/25/2018 9:21 AM]

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6/25/2018 11:20 AM
 
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Grazie ELL, articolo molto utile e denso di contenuti.

Mi chiedo se alla luce di questi e altri dati non sia ormai possibile realizzare uno studio comparativo del problema rispetto ad altri contesti, non tanto per fare una gara a chi è migliore o peggiore però le cifre degli ordini religiosi cattolici sono spaventose, cifre alle quali visto il trattamento riservato ai TdG andrebbero sommati i crimini dei laici per banali ragioni di par condicio. D'altronde Monsignor Sigalini qualche tempo fa lo aveva detto chiaro e tondo, non solo non sono tenuti a denunciare i sacerdoti pedofili ma nemmeno i reati sessuali dei laici. Nel video che linko di seguito ammette che di fronte alle rimostranze di madri cattoliche segnalanti mariti violentatori la reazione del clero NON è quella di denunciare.

“... allora dovrei denunciare anche questi? ...”

youtu.be/oEzc5ckU0Xw?t=114

Il trambusto mediatico che si è fatto ultimamente sui testimoni di Geova è abbastanza ingiustificato tanto più nella convizione che uno studio comparativo ne dimostrerebbe il concreto stato di salute morale.

Questo ovviamente non significa che sia tutto rose e fiori, anche quando ero un credente praticante non ho mai concepito la congregazione come una parentesi di perfezione tra le pieghe di un mondo corrotto, tutti gli uomini sono peccatori, ma a questo punto credo che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio fenomeno di panico morale (link).

Solo un appunto alla tua valida ricerca. La Commissione australiana a mio parere si è dimostrata gravemente affetta da pregiudizio e sia il tono che i contenuti dei diversi report manifestano un atteggiamento per lo più ostile, questo importante dettaglio non intacca la validità dei tuoi contenuti ma a mio parere andrebbe chiarito in ragione di una forma di trasparenza nei confronti del lettore che potrebbe in qualche modo trovarsi spiazzato di fronte a certe asserzioni (perlomeno questo è quello che avrei fatto io).

Altra informazione che non ricordo di aver letto è la seguente:


31. In Case Study 29, Watchtower Australia produced 5,000 documents comprising, among other things, case files relating to 1,006 alleged perpetrators of child sexual abuse dating back to 1950. Officers at the Royal Commission reviewed these case files and as a result the Royal Commission referred information in relation to 514 alleged perpetrators to police in accordance with its power under 6P(1) of the Royal Commissions Act 1902.
32. Of the remaining 492 alleged perpetrators identified in the case files, officers at the Royal Commission determined that there was either insufficient evidence in the case files to warrant referring matters to police or that the matters had already come to the attention of police.



www.childabuseroyalcommission.gov.au/downloadfile.ashx?guid=10908a67-70c5-4103-94cc-dac096fdb585&type=openingaddresspdf&filename=case-study-54,-march-2017,-sydney-opening-address&fileexten...

Tanto per ridurre di quasi il 50% il problema.
Grazie ancora
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