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In viaggio verso Nord

Last Update: 10/20/2017 5:21 AM
10/20/2017 5:21 AM
 
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Signore della Guerra
Maestro di Intrighi e di Inganni
Ora io ti mando come pecora in mezzo ai lupi....

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Dopo il commiato tra i Lord del Nord, la colonna del Nord si era messa in marcia per lasciarsi Harrenhal alle spalle.
Le sue imponenti, maestose mura e torri, testimoni di un tempo ridotto in cenere e rovine dalla venuta dei draghi, erano state anche il luogo dove due su tre degli ultimi discendenti della stirpe del Drago avevano trovato la morte.
A pensarci, la cosa a Bethany appariva quasi ironica, sicuramente beffarda.
Cavalcava in sella al medesimo destriero di Lord Dustin, e questi, dopo ben poco che si erano messi in marcia, ebbe il gentile riguardo di dirle ad alta voce < Stringiti più forte, che diamine...non vorrai mica che muoia di freddo! > sollevando un coro di risate dei suoi uomini che gli andavano dietro tallonandolo praticamente.

Era dunque questo un Lord? Era così che erano in realtà i cosiddetti "nobili"? Forse sì. Certo, c'era stato un tempo, quando era bambina, che Bethany era convinta, a sentire le storie, che i Lord fossero come dei principi, che avessero una caratura morale superiore, che fossero gentili, coraggiosi, onorevoli. Che fossero nobili anche perchè erano migliori delle persone comuni.

Chiudendo gli occhi, Bethany fece come le venne ordinato, e cinse con le braccia il corpo di Lord Dustin al ventre, spingendosi in avanti per aderire alla sua schiena.
Non le interessava in quel momento di guardare all'indietro, di vedere quell'immane fortezza che si specchiava sull'Occhio degli Dèi farsi sempre più piccola e distante.
Teneva gli occhi chiusi e tornava indietro nel tempo.
Tornava a quando aveva qualche anno di meno e viveva in quella casa troppo piccola per sei persone ai limiti di quel villaggio troppo piccolo perché qualcuno potesse degnarlo di attenzione.
Inspirando le pareva di riuscire a sentire l'odore dei campi, di quel piatto di zuppa sempre uguale, giorno dopo giorno, sempre troppo calda, sempre troppo poca per riempirle la pancia.
Forse per questo era venuta su così esile. Per quello e perchè l'univo svago che si poteva avere in quel posto era quello di correre tra spighe di grano lasciandosi graffiare e solleticare i piedi, a inseguire grilli e uccelli, o nuotare nel torrente quando aveva piovuto abbastanza. Il che concedeva anche di lavarsi meglio. Ad occhi chiusi, diretta verso Nord, Bethany ricordava l'odore dell'acqua. Che non è vero che non ha odore, ce l'ha eccome, almeno secondo lei.

Era immersa in quei tempi così poveri che man mano che lei e le sue sorelle crescevano si erano fatti sempre più difficili, perchè le pance si erano fatte più grandi e difficili da riempire per chi era tanto povero.
E pensando a quello, ricordando, immersa nel passato, le venne in mente di quando vide salire sul carro la figlia di un fattore, che non poteva avere più di quattordici anni. Era diretta a Lord Harroway's Town. Avrebbe fatto la serva per un mercante. Era una ragazzina graziosa, le parve di ricordare. Non restò sorpresa quella volta. Da quelle parti, pensò, forse si facevano troppi figli. O troppe figlie.

Quel suo viaggio nel passato si spezzò quando Lord Dustin, tirando le redini del proprio cavallo, fermò il gruppo di Città delle Tombe.
Riaprì gli occhi, e non capiva il motivo di quell'ordine, specie perchè, davanti a loro, la colonna Stark proseguiva il proprio cammino.
Ma nessuno obbiettò e certamente non l'avrebbe fatto lei.
E se Lord Dustin l'avesse lasciata lì in mezzo al nulla per essere stata impertinente? Meglio non pensarci neanche. Si ricordò solamente di continuare a stargli molto stretta addosso.
In fondo sapeva che finchè lo scaldava andava tutto bene, e questo la rassicurava.

Lord Dustin mosse una mano a toccarle una gamba. Si irrigidì subito.
< Scendi. Ci fermiamo qui per un pò. > le disse semplicemente.
Bethany si morse un labbro. Voleva domandare perchè ma non aveva il coraggio di fare domande. Annuì semplicemente e smontò da cavallo.
Tutti fecero lo stesso, ma nessuno pensò di scaricare altro che del vino dal carro della tenda.
Chiaramente avrebbero bevuto.
Si misero in circolo, stapparono la botte e ci posero sopra una brocca. Ognuno di loro aveva un calice di legno duro. Dozzinale, ma pratico per viaggiare.

Lei era una serva, per cui non le ci volle certo molto a capire che doveva fare. Riempì la brocca e prese a fare il giro per versare da bere a tutti, naturalmente partendo dal Lord, a cui poi alla fine sostò alle spalle, in piedi, silenziosa.
E quanto poteva essere faticoso servire quel gruppetto di ubriaconi volgari. Fece innumerevoli giri, almeno fino a quando la piccola botte non fu vuotata.
Ascoltò i loro discorsi. Si divertivano a parlare dei compagni lasciati indietro.
< Ho sentito dire che Willem ha spaccato la faccia a un cuoco...> disse uno
< e io che è stato arrestato. Che scemo! > risate, prese in giro. Nessuno di loro badava minimamente a che fine potesse aver fatto o poteva fare.
Nemmeno il Lord ci badava. Si limitava ad annuire, bere e ridere.
Più lo osservava, più Bethany si convinceva che i risultati ottenuti al Grande Torneo dovevano essere stati una specie di miracolo. Aveva tutta l'aria di uno che neanche si rende conto di cosa fa.

Ad ogni modo, le venne permesso di appartarsi e lei ne approfittò subito, allontanandosi sì da loro, che in fondo le facevano anche un pò paura, ma andando a mettersi seduta contro lo stesso albero a cui era legato il cavallo di Lord William.
Aveva paura che potessero mollarla lì da qualche parte durante il viaggio. Non era affatto convinta che ad Harrenhal la volessero portare con loro, anzi. Aveva il forte dubbio che l'avessero fatto unicamente per salvare la faccia. E lei non aveva un soldo. Sarebbe stata perduta, alla mercé di chiunque. E l'idea la terrorizzava.
Ma era stanca, comunque, e si addormentò.
Non sapeva neanche lei per quanto dormì, ma si svegliò che era notte, e si sentì tirare la veste.
Aprì gli occhi e, vedendo tutti a cavallo tranne uno, con Lord Dustin che da in sella la fissava, balzò in piedi in un attimo.
< Io...scusatemi...mi sono addormentata...> farfugliò.
Tutti risero.
Possibile che riuscissero sempre a umiliarla in quel modo, apertamente, senza ritegno?
< E che volevi fare, parlare coi cavalli? Meglio dormire! > disse uno, e tutti risero, nessuno escluso.
Salì sul cavallo di Lord Dustine si strinse a lui con forza ancora prima che glielo dicesse.

Viaggiarono di notte, e Bethany non riuscì neanche a capire dove stessero andando, figurarsi dove fossero.
Ma non le interessava. Lei badava a tenere stretto il Lord, scaldarlo col proprio corpo, chiudere gli occhi e immergersi nel passato. Andava tutto bene, era questo che pensava. Era a cavallo, aveva il Lord tra le braccia e quindi non potevano abbandonarla.
Non c'era da preoccuparsi, in viaggio.

Andò nello stesso modo anche nei giorni successivi. Viaggiavano di notte e, nei rari momenti in cui apriva gli occhi, le sembrava che evitassero deliberatamente le strade più battute e perfino i fuochi di villaggi o forti.
Come facessero a orientarsi le sembrava un mistero, ma nessuno obbiettava, anzi, andavano avanti tranquillamente parlando di scopate e di risse, ridacchiando e sfottendosi.
Facevano così fino a mattina inoltrata e poi si fermavano nuovamente per bere, ubriacarsi, smaltire un poco la sbronza e ripartire, sempre di notte.
Ormai erano quattro giorni che viaggiavano in quel modo.
di Harrenhal non era rimasto che il ricordo di un posto che era da qualche parte, a sud.

A Bethany un pò dispacque.
Aveva sentito storie meravigliose sull'Altopiano, su Altgiardino e Vecchia Città, sui deserti del Dorne e le sue Oasi, sulle Terre della Tempesta e l'Isola degli Zaffiri. Tutti posti che non avrebbe mai visto. Lei andava a Nord. Dove nella sua mente non c'era altro che ghiaccio, neve e foreste. Ed era la migliore possibilità che avesse mai avuto in vita sua.
La cosa non potè farla sentire fallita, in qualche modo.

AL quinto giorno, cavalcarono molto più a lungo, fino a tardo pomeriggio, prima di fermarsi.
Si misero in cerchio al limitare di un piccolo bosco, l'unico presente in una distesa di campi coltivati.
Scaricarono non una, ma due piccole botti. Il lavoro sarebbe stato massacrante, Bethany già lo sapeva. Sicuramente le avrebbe fatto male la schiena, alla fine.
Nel buio della notte, non si vedeva nulla, tranne delle sagome.
Lord Dustin le passò il proprio boccale. < Bevi, è buono. > disse, ma dal tono non era un'ordine, quanto un invito.
Lei restò un pò spiazzata. Bere del vino?
Era sospettosa. Forse quella notte avrebbe dovuto concedere nuovamente le sue grazie?
Serviva a quello il vino? A renderla più mansueta, più obbediente?
Inspirò a fondo ma accettò il vino perchè, in fondo, era meglio affrontare la cosa da allegra che da lucida. Tanto non avrebbe potuto fare altro in ogni caso. Se lui l'avesse voluta, lei si sarebbe concessa. Anche se, a onor del vero, doveva riconoscere che, pur avendo poca esperienza, Lord Dustin non era mai stato violento con lei. E quando gli aveva chiesto di essere gentile, lo era stato. Non laveva obbligata a fare cose che la disgustassero né cose l'aveva mai forzata. Questo senza dimenticare comunque che non l'aveva certo corteggiata. Quando voleva, lo diceva. Punto e basta.
Così bevve. Ne fu felice. Non aveva mai bevuto più di qualche sorso di vino veramente molto scadente, e quello che aveva ora sulle labbra morbide era molto gradevole, non aveva mai sentito qualcosa del genere prima.
Gliene bastarono pochi sorsi per rilassarsi un poco, almeno per dimenticare per qualche momento la paura di essere abbandonata.
E fu in quei momenti che una delle ombre le domandò.
< Come sei diventata una serva? >

Col senno di poi, quello portato via dal vino, non avrebbe mai risposto nel modo che scelse, quello della sincerità. Invece la lingua fu più veloce della mente. E la domanda la riportò esattamente a dove si era interrotto il ricordo del tempo che fu.

< Beh, ecco...io... > le venne in mente una frase che per lei era indelebile. < ...ora ti mando come una pecora in mezzo ai lupi. >
La frase, per qualche motivo, fece calare il silenzio tra i presenti. Era chiaro che volevano saperne di più. E in fondo lei aveva sempre avuto voglia che qualcuno lo sapesse. Era stanca di aspettare l'occasione giusta, il momento dei suoi sogni per raccontare. Si accontentò di quello che poteva avere.

< Sono cresciuta in un villaggio che si chiama Little River. Non saprei neanche dire come ci si arriva. Ci sono uscita una volta sola, e non ci sono mai tornata. Ci sono sempre state più figlie che figli. I figli servono, le figlie sono una seccatura. Non hai una dote e sei troppo debole per lavorare la terra. Almeno io di certo. > iniziò a raccontare, pacatamente. Non c'era rancore, o tristezza nella sua voce, solo una serena accettazione del fato.
< Quattro figlie sono una maledizione. E quando crescono devono mangiare. Ma devo dire che non me la passavo male. Avevo anche un amico, un grillo. Lo chiamavo Tobia. Cioè in realtà era un grillo sempre diverso, ma era sempre Tobia. Ci giocavo a inseguirlo, ad acchiapparlo. Era svelto e questo mi ha reso svelta con le mani. Un giorno lo acchiappai proprio sulla riva del torrente, e non mi accorsi di un uomo che mi si parò davanti tutto a un tratto. Cercò di afferrarmi per i polsi, e io mi divincolai, ma nel farlo Tobia cadde nell'acqua e annegò. Mi dispiacque moltissimo. Per colpa mia Tobia era morto.Non ci sarebbe stato più un Tobia. Tornai a casa di gran fretta, ero triste. Mio padre era un brav'uomo. Era stato sempre buono con me. Cioè da piccola non tanto, come per tutte le mie sorelle, ma poi era stato buono. Gli raccontai di Tobia e non fece una piega. Sembrava non gli interessasse nulla. Mi alvò la veste mi controllò le gambe. Lo faceva ogni tanto. Poco dopo, quello stesso uomo giunse alla nostra casa. Pensai si fosse perso, perchè era un uomo che vestiva bene, cioè, non come un Lord, ma non era un contadino. Mi guardò da capo a piedi, un pò come si fa coi cavalli. Mio padre alle mie spalle, gli chiese se era stato di parola. L'uomo sorrise e rispose di sì. diede un sacchetto di monete a mio padre. E lui mi diede una spinta fuori dalla porta. E disse proprio quelle parole. " Ora io ti mando come pecora in mezzo ai lupi." Io non capivo, ero confusa. Quell'uomo, un piccolo mercante, mi afferrò e mi portò via con sè. Ero diventata una serva. Però non capivo mio padre. Avevo quattordici anni, e lo sapevano tutti che cosa aspetta una figlia, se si hanno troppe bocche da sfamare e si è deboli di braccia. Bastava dirlo. Invece aveva detto in quel modo. Ma poi capì cosa intendeva. Dormivo nelle stalla, ma una notte mi disse quell'uomo che sarei cresciuta. E...>
a quel punto del racconto, Lord Dustin le diede un colpetto leggero al braccio. < ...và avanti. > detto nel silenzio. Era chiaro cosa fosse successo a tutti, evidentemente.
Non vedere le loro facce tutto sommato fu un sollievo.
< Ecco...il resto è semplice. Ser Penthorne, il cavaliere al Torneo, ecco...lui aveva svolto un lavoro, e mi adocchiò. Una serva gli faceva comodo e prese me invece dei soldi. Il mercante non obbiettò. In realtà ci sperava, penso. Aveva appena acquistato una dodicenne. Io ne avevo già sedici. Per lui ero troppo grande. Non gli piacevano le ragazze troppo grandi. Lui le preferisce piccole. " I miei piccoli fiori rossi." Così ci chiamava. >
spiegò, e poi, per qualche motivo, Bethany sentì il bisogno di bere, di mettere fine a quel racconto.
Ma le ombre volevano sapere. Tutto. Una di esse la incalzò.
< E come mai ora vieni a Nord? >

Lei sospirò, stringendosi nelle spalle.
< Beh ecco...io...con Ser Penthorne non si mangiava tutti i giorni. > rise sommessamente < ...dipende da quanto conio aveva nella borsa. Se era abbastanza si mangaiva, se no, no. Per fortuna di rado è stato senza conio. E poi non mi piacciono i ferri. > ammise.
< I ferri? >
< Sì beh, non è mica...cioè...lo capisco eh, era anche giusto. Non si sa mai. > precisò subito, agitando le mani < Non si sa mai. Poteva sempre capitare che qualcuno provasse a portarmi via. O qualcuno tentare di derubarlo. O approfittarsi di me. E mica poteva stare sempre sveglio. Quindi, quando dormiva, mi legava al cavallo. O al letto, se l'avevamo. Così lui dormiva tranquillo e io ero al sicuro. Solo che non mi piaceva molto. Mangiare tutti i giorni e non avere i ferri mi piace. E poi un Lord avrà anche un letto per una serva, no? Mi pare un buon affare. > fu la semplice considerazione che fece, con tanto di un sorrisetto compiaciuto in faccia.

Era soddisfatta, sì. Lord Dustin avrebbe apprezzato la sua risposta, ne era convinta. Era stata brava, era stata sveglia.
Aveva fiutato l'affare e ora la aspettavano cibo tutti i giorni e un letto per dormire.

Ma nessuno le rispose lì, nel buio. Le ombre non ebbero complimenti per lei al riparo del bosco.
Aveva detto qualcosa di sbagliato?
Forse aveva osato troppo con l'immaginazione, o pretendeva troppo.
Certo, doveva essere così. Un letto per una serva, addirittura. Sì, forse aveva esagerato. Ma non era un problema, andava bene anche la stalla, la paglia. Mangiare tutti i giorni era già abbastanza. E poi non aveva detto certo tre pasti al giorno. Ne bastavano due. Anche uno. Sapeva regolarsi. Poteva...

< Bethany. > la richiamò da quei pensieri la voce di Lord Dustin. Era impaurita. Forse aveva detto qualcosa di sbagliato.
L'avrebbero abbandonata? Punita? Punita sarebbe stato meglio, sì.
Non ebbe il coraggio di voltarsi a cercare la sagoma del Lord. Troppa paura. E in quel momento stava maledicendo quel vino dal gusto gradevole.

< Non ci sono lupi qui. Solo uomini. > fu ciò che sentì invece.

Quelle parole la scossero, la scossero profondamente.
E allora capì. Comprese in un momento.

" Ora io ti mando come pecora in mezzo ai lupi "
Suo padre sapeva. Suo padre aveva sempre saputo.

Ora non più. Il nodo allo stomaco si sciolse.
Era al sicuro. Pur con tutti i loro difetti, era tra gli uomini.

Riprendendo il viaggio, chiudendo gli occhi, il piccolo villaggio era scomparso.

C'era il ghiaccio, c'era la neve, c'erano foreste intere.




[Edited by Lord Petyr 10/20/2017 5:22 AM]
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