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Terremoti - I terremoti del Tirreno

Ultimo Aggiornamento: 07/12/2018 08.55
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02/11/2017 07.52
 
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Il giorno 2 Novembre 2017, alle ore 00:12, scossa di terremoto nel Tirreno Meridionale. Di fronte a Napoli. Magnitudo 3.7 della scala Richter. Ipocentro a 465 km di profondità.

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anto_netti
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Terremoto di magnitudo 3.7 nel mar Tirreno al largo di Napoli: continua lo sprofondamento dell’antico oceano della Tetide


di Peppe Caridi

2 Novembre 2017

Una scossa di terremoto di magnitudo 3.7 si è verificata alle 00:12 di questa notte nel mar Tirreno meridionale, al largo della Campania. La scossa si è verificata a 464.5km di profondità, quindi non è stata avvertita dalla popolazione perchè le onde sismiche non hanno raggiunto la superficie della crosta terrestre. Questi terremoti profondi nel basso Tirreno sono provocati dallo sprofondamento dell’antico oceano della Tetide sotto il mantello terrestre. Nell’area è infatti attivo un processo di “subduzione” per cui un pezzo di litosfera, che comprende crosta e mantello (il relitto dell’antico oceano) sprofonda in verticale nel mantello e genera terremoti a grande profondità. Proprio questa profondità mitiga l’energia del sisma e lo fa avvertire molto meno rispetto a quelli di stessa magnitudo e ipocentro superficiale. Dal 2005 nell’area si sono verificati oltre 40 terremoti di magnitudo superiore a 3.5: di questi una decina sono stati di magnitudo superiore a 4. Il più intenso è stato l’evento magnitudo 5.7 registrato nel Mar Tirreno il 28 ottobre 2016, rilevato alla profondità di 470 chilometri.

www.meteoweb.eu/foto/terremoto-di-magnitudo-3-7-nel-mar-tirreno-al-largo-di-napoli-continua-lo-sprofondamento-dellantico-oceano-della-tetide/id/9...

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anto_netti
18/11/2017 12.28
 
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Nuovi vulcani scoperti nel mar Tirreno, l’esperto: “non ci aspettavamo questo scenario, rischi per gli tsunami provocati dallo sgranamento dei fianchi di queste strutture”

di Roberta Cuzzuculi

14 Novembre 2017

Ieri è stata annunciata la scoperta nel mar Tirreno, di nuovi vulcani sommersi che, insieme a quelli già noti, formano una catena di 15 vulcani sottomarini chiamata “Palinuro”. Questa catena è posizionata tra il più noto Marsili, le isole Eolie e la Calabria in un’area lunga 90 km e larga 20 che parte a sud della costa di Salerno e finisce a 30 km a est della costa di Sangineto. Gli studiosi l’hanno ribattezzata la catena del Palinuro e comprende in tutto 15 vulcani che rappresentano, nel loro insieme, una spaccatura della crosta terrestre dalla quale risalgono magmi provenienti dalle Isole Eolie, dal Tirreno centro-meridionale, e dall’area compresa tra la Puglia e la Calabria. Questi vulcani sono stati sicuramente attivi tra 300.000 e 800.000 anni fa, ma non si può escludere che siano stati attivi in tempi più recenti. Oggi sono caratterizzati da un’intensa attività idrotermale sottomarina in una zona di anomalia termica di circa 500°C sotto il fondo del mare. I dati fin qui raccolti mostrano che la dimensione dell’intera catena risulta maggiore non solo delle isole Eolie ma anche degli altri vulcani sottomarini del tirreno meridionale compreso il Marsili, considerato finora il vulcano più esteso d’Europa, il “gigante” sommerso che se dovesse risvegliarsi potrebbe scatenare uno tsunami che potrebbe coinvolgere persino Roma, Napoli e Palermo.

Oggi abbiamo approfondito la scoperta annunciata ieri, intervistando direttamente il coordinatore del gruppo di ricerca, dott. Guido Ventura, vulcanologo INGV e IAMC.

Dopo la notizia della scoperta di questi nuovi vulcani, la popolazione si chiede che tipo di rischi possono esserci per la pubblica sicurezza. Si tratta di strutture pericolose per l’incolumità delle persone che risiedono intorno al bacino tirrenico?

“La pericolosità legata alle eruzioni vulcaniche non c’è, perché si trovano a profondità variabili dagli 80 ai 1.000 metri sotto il livello del mare quindi anche in caso di eruzioni l’unica cosa che vedremmo è quella che chiamiamo ebollizione dell’acqua di mare che in realtà è solo la risalita di bolle di gas. C’è però una pericolosità legata invece alla instabilità dei fianchi di questi vulcani, perché come tutti i vulcani sottomarini possono diventare instabili e possono verificarsi delle frane sui fianchi. Queste frane possono in alcuni casi innescare degli tsunami. Nel record geologico dei vulcani che abbiamo studiato, comunque, queste evidenze di grosse frane sottomarine non ci sono“.

In cosa consiste l’attività idrotermale rilevata?

“Sono essenzialmente fenomeni di degassamento prevalentemente di gas cauti, che non sappiamo bene ancora da quale profondità vengono, ma possiamo dire che sono dei gas magmatici, quindi significa che sotto questi edifici vulcanici ci sia tuttora del magma attivo“.

Si potrebbe parlare di ipotesi di sfruttamento energetico?

“In linea di principio si, il problema però è tecnologico perché ci troviamo a profondità notevoli e non è facile impiantare delle centrali a mare a quelle profondità“.

Perché ieri dando la notizia avete parlato di “rivoluzione delle conoscenze geodinamiche del Tirreno”?

“Perché non ci aspettavamo che nel Tirreno ci fosse una spaccatura della crosta di queste dimensioni, perché stiamo parlando di circa 90 km di lunghezza e 20 km di larghezza quindi una grossa spaccatura dalla quale risalgono dei magmi dal profondo e che vanno a formare nuova crosta“.

Qual è stato il ruolo dell’INGV in questo studio?

“L’INGV è stato il coordinatore di questo studio insieme al consiglio nazionale delle ricerche, poi per studi più specifici ci siamo avvalsi anche dell’esperienza del GNS della nuova Zelanda“.

Che differenza c’è tra questi nuovi vulcani sommersi e il vicino Marsili?

“Il Marsili è un vulcano attivo a tutti gli effetti, questa è una ricerca che abbiamo fatto 4 anni fa però volumetricamente rispetto a quello che abbiamo scoperto oggi con la catena del Palinuro, risulta più piccolo. Per questi vulcani la pericolosità è legata essenzialmente allo sgranamento dei fianchi del vulcano che potrebbero scatenare, nei casi più gravi, degli tsunami“.


www.meteoweb.eu/foto/vulcani-tirreno-tsunami/id/1002031/#1

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anto_netti
[Modificato da anto_netti 18/11/2017 12.34]
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Dalla rivista online "Le Scienze"

13 Novembre 2017

CNR: Una famiglia di vulcani nel Mar Tirreno

Comunicato stampa - Scoperti nel Mar Tirreno 7 nuovi vulcani sommersi che, insieme a quelli già noti, formano una catena lunga 90 km. Ad arrivare a queste conclusioni, uno studio a firma Ingv, Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr e Geological and Nuclear Sciences (Nuova Zelanda), pubblicato su 'Nature Communications'

Roma, 13 novembre 2017 - Il Mar Tirreno meridionale svela una nuova catena di 15 vulcani sommersi, di cui 7 fino a ora sconosciuti, una struttura lineare, in direzione Est-Ovest, che misura circa 90 km in lunghezza e 20 km in larghezza. A dirlo uno studio, frutto del risultato di numerose campagne oceanografiche condotte negli ultimi anni da un team internazionale di vulcanologi, geofisici, e geologi marini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV e IAMC), dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IAMC-CNR) e del Geological and Nuclear Sciences (GNS), Nuova Zelanda.

Il lavoro ‘Volcanism in slab tear faults is larger than that in island-arcs and back-arcs’, pubblicato su Nature Communications, impatta sulle conoscenze del Mar Tirreno e apre nuove strade alla interpretazione del vulcanismo in zone di subduzione nel mondo (https://www.nature.com/articles/s41467-017-01626-w).
“Il Tirreno Meridionale è caratterizzato dalla presenza di numerosi vulcani, alcuni emersi, come le Eolie, altri sommersi, come il Marsili”, spiega Guido Ventura, vulcanologo INGV e IAMC e coordinatore del gruppo di ricerca. “Questa catena di vulcani recentemente individuata e descritta nello studio, si estende da circa 90 km a sud della costa di Salerno fino a 30 km a est della costa di Sangineto, in Calabria. La catena, definita del Palinuro, si estende in profondità da circa 3200 m a 80 m sotto il livello del mare. Questi vulcani rappresentano, nel loro insieme, un spaccatura della crosta terrestre dalla quale risalgono magmi provenienti dalle Isole Eolie, dal Tirreno centro-meridionale, e dall’area compresa tra la Puglia e la Calabria”.

I dati raccolti mostrano che la dimensione dell’intera catena vulcanica risulta maggiore non solo di quella delle Isole Eolie ma anche degli altri vulcani sottomarini del Tirreno meridionale, compreso
il Marsili.

“Inoltre molte di queste strutture vulcaniche presentano caratteristiche compatibili con l’apertura di micro-bacini oceanici dove si crea nuova crosta terrestre a seguito della risalita dei magmi lungo fratture”, aggiunge Salvatore Passaro, geologo marino dell’Iamc-Cnr. “Questi vulcani sono stati attivi sicuramente tra 300.000 e 800.000 anni fa, ma non è da escludere che siano stati attivi in tempi più recenti. Oggi sono caratterizzati da attività idrotermale sottomarina a si collocano in una zona di anomalia termica (circa 500°C a 1 km sotto il fondo del mare)”.

Durante le campagne oceanografiche sono stati raccolti dati batimetrici, magnetici, e gravimetrici; sono stati inoltre effettuati carotaggi e osservazioni dirette del fondale marino con il ROV (Remote Operating Vehicle), un veicolo sottomarino pilotato da una postazione remota.

“La ricerca è iniziata con l’analisi di ogni singolo edificio vulcanico, per poi concludersi con la modellazione dei dati geofisici e morfo-strutturali sull’intera struttura crostale”, aggiunge il ricercatore INGV Luca Cocchi, che ha curato insieme a Fabio Caratori Tontini del GNS la modellistica geofisica.
“Lo studio è ancora all’inizio. La conoscenza della storia eruttiva di questi vulcani è ancora parziale e necessita di ulteriori dati e ricerche oceanografiche”, conclude Ventura. “Nonostante ciò, i risultati fin qui raggiunti rivoluzionano in parte la geodinamica del Tirreno e delle zone di subduzione nel mondo, e aprono nuove strade non solo alla ricostruzione dell’evoluzione della crosta terrestre, ma anche alla interpretazione e significato geodinamico delle catene vulcaniche sottomarine attive e degli archi insulari”.


www.lescienze.it/lanci/2017/11/13/news/cnr_una_famiglia_di_vulcani_nel_mar_tirreno-3753242/?ref=nl-Le-Scienze_17...

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22/01/2018 13.18
 
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Il giorno 16 Gennaio 2018, alle ore 16:03, scossa di terremoto nel Tirreno Meridionale. Magnitudo 3.5 della scala Richter. Ipocentro a 7 km di profondità.

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16/02/2018 10.11
 
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Il giorno 15 Febbraio 2018, alle ore 20:16, scossa di terremoto a Ogliastro Cilento in provincia di Salerno. Sulla costa tirrenica. Magnitudo 3.1 della scala Richter. Ipocentro a 322 km di profondità.

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17/02/2018 10.07
 
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Il giorno 16 Febbraio 2018, alle ore 12:21, scossa di terremoto nel Tirreno Meridionale. Magnitudo 4.0 della Scala Richter. Ipocentro a 297 km di profondità.

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Terremoto al Sud, forte scossa nel Golfo di Policastro: continua a muoversi l’antico oceano della Tetide

Terremoto al Sud, forte scossa nel Golfo di Policastro: l'ipocentro profondo ha evitato danni, il sisma rientra nel movimento dell'antico oceano della Tetide

16 Febbraio 2018

di Peppe Caridi

Pochi minuti fa, alle 12:22 di stamattina, una scossa di terremoto di magnitudo 4.0 (dato INGV), ha colpito il Golfo di Policastro, al Sud Italia. La scossa s’è verificata a 297km di profondità, quindi non è stata avvertita dalla popolazione perchè la crosta terrestre è riuscita ad attutire le onde sismiche nel sottosuolo prima che arrivassero in superficie.

Nel basso Tirreno spesso si verificano terremoti così profondi, che in alcuni casi hanno magnitudo anche rilevante, addirittura nel 1938 ce n’è stato uno di magnitudo 7,1, uno dei più forti di sempre nella storia d’Italia. Questi terremoti si verificano in un’area chiamata “piano di Wadati-Benioff“, che definisce un piano inclinato dove la litosfera oceanica sprofonda sotto la litosfera continentale. Il nome deriva dagli scopritori, Hugo Benioff, del California Institute of Technology, e Kiyoo Wadati, dell’Agenzia Meteorologica Giapponese, due sismologi che riuscirono a identificare questi eventi prima ancora della teoria della tettonica a placche.

Al Sud Italia abbiamo infatti la placca ionica si inflette sotto la Calabria e scende verso nord-ovest, al di sotto del bacino tirrenico. L’antico oceano della Tetide quindi, (il Mar Ionio) si inflette sotto la Calabria e sprofonda sotto il Mar Tirreno dando luogo a un’attività sismica particolarmente profonda.

www.meteoweb.eu/foto/terremoto-golfo-di-policastro/id/10...

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09/03/2018 10.41
 
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Il giorno 7 Marzo 2018, alle ore 21:15, scossa di terremoto nel Tirreno Meridionale. Magnitudo 4.4 della scala Richter. Ipocentro a 379 km di profondità.

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24/04/2018 08.51
 
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Il giorno 23 Aprile 2018, alle ore 11:28, scossa di terremoto nel Tirreno Meridionale. Magnitudo 3.6 della scala Richter. Ipocentro a 33 km di profondità.

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08/10/2018 08.31
 
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Il giorno 4 ottobre 2018, alle ore 9:07, scossa di terremoto nel Tirreno Meridionale. Magnitudo 3.2 della scala Richter. Ipocentro a 356 km di profondità.

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24/10/2018 08.40
 
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Il giorno 18 Ottobre 2018, alle ore 20:34, scossa di terremoto nel Golfo di Policastro in provincia di Salerno. Magnitudo 3.1 della scala Richter. Ipocentro a 299 km di profondità.

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07/12/2018 08.55
 
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Il giorno 6 Dicembre 2018, alle ore 20:06, scossa di terremoto nel Tirreno Centrale di fronte alla Sardegna. Magnitudo 3.5 della scala Richter. Ipocentro a 48 km di profondità.

Il giorno 7 Dicembre 2018, alle ore 4:16, scossa di terremoto nel Tirreno Meridionale di fronte alla Campania e la Calabria. Magnitudo 3.4 della scala Richter. Ipocentro a 423 km di profondità.

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